Lettere in gioco, Antonio Rubio, Óscar Villán (trad. Marta Bono)
Kalandraka 2026
ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 3 anni)
"La D si è mascherata da anguria dimezzata.
La E cammina piano piano, ma arriverà lontano.
La F che sa aggiustare è una chiave tuttofare.
La G contorsionista è il lombrico equilibrista.
Se l'H vuol ballare vi dovete avvicinare..."
Dalla A alla zeta, si passa per 26 lettere di un alfabeto più internazionale del nostro di sole 21.
Per ciascuna di queste c'è un testo che non supera le 2 righe.
Un testo breve, in rima che allude a qualcosa di molto più grande della lettera in sé e del disegno che la rappresenta.
A parte la A iniziale e qualche altra lettera sparsa che più che una rima sembrano essere assonanze, dalla B della farfalla le rime cantano a meraviglia.
Se si prende la D la cosa che succede è che della lettera viene ovviamente studiata la forma, quindi viene individuato un soggetto che di quel profilo si serva per rappresentare se stesso: in questo caso una fetta di anguria. Gioco semplice e tutto sommato neanche troppo nuovo, ma se si prosegue nelle pagine successive la cosa si complica nella E.
Il testo e il disegno sono legati in modo indissolubile per poter capire: il disegno sfrutta sempre la forma della lettera, ma non si dichiara come l'anguria precedente, ma rilancia il gioco nel campo del piccolissimo lettore che deve indovinare di cosa si tratti...
E ancora.
La F allude a un oggetto non proprio scontato e conosciuto per un bimbetto piccolo, che forse della chiave ha un'idea diversa da quella di un "pappagallo" da idraulico, per la precisione una Stillson giratubi. Magicamente lo si invita ad ampliare il suo bagaglio di conoscenze e il suo lessico.
La G torna a proporre la relazione vista con la lettera D: di nuovo un oggetto riconoscibile, anche se di ambito differente.
Con la H il livello di complessità si alza ulteriormente: a leggere solo il testo non si arriva da nessuna parte, ma mettendolo in relazione con il disegno tutto diventa molto più chiaro.
Il plusvalore rispetto alla E sta in quella sfera emotiva che nella E misteriosa era sopita.
Dunque in questo piccolo cartonato quadrato, che consta di tredici pagine rigide e solide (se si escludono copertina e controcopertina), con angoli stondati e ventisei fustelle, ossia ventisei finestrelle che mostrano sul dorso la letterona in nero e poi, se alzate, svelano il mistero del disegno e sul dorso accolgono due righe in rima, ecco in tutto questo sono contenute diverse belle idee.
La prima è il testo. Non è mai banale e fortunatamente conta su una traduzione ricca nel vocabolario usato: niente diminutivi o vezzeggiativi per cercare rime facili, ma al contrario termini di un lessico raffinato. Si leggono parole come innevata, disinvolta, indosso, rigorosa...
Che di questi tempi è merce rara.
Beh, evviva!
Altra bellezza sta nel fatto che il testo si organizza come se fosse una sorta di aforisma - in spagnolo su tre righe, in italiano solo due - qualcosa di molto simile alle greguerías di autori come Ramón Gómez de la Serna - a cui si deve il nome di questo genere di composizione.
Nel libro che Media Vaca gli ha dedicato si legge per esempio :"Russare è sorbire rumorosamente una zuppa di sogni", oppure - "Il viaggio più economico lo fa il dito correndo sulla mappa".
Oppure, per essere ancora più in tema, "La Z è un sette che assiste alla messa"..
Ecco cose così.
Insomma, Antonio Rubio, poeta e maestro elementare, in questo piccolo libro crea, un po' come aveva fatto Ramón Gómez de la Serna, un magnifico cortocircuito tra umorismo e metafora, tra pensiero e realtà e crea, pagina dopo pagina, belle associazioni libere, spesso un po' surreali, che puntualmente Óscar Villán traduce in figura.
Quindi, alla fine, Lettere in gioco, oltre a essere un abecedario parecchio musicale (esiste anche il memo per giocare nel senso più letterale del termine), è soprattutto un abecedario insolito: imprevedibile, divertente, colto, stimolante per orecchie e occhi, che si allenano in tal modo a pensare e a guardare secondo punti di vista originali.
Che di questi tempi è merce rara!
Carla





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