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mercoledì 8 aprile 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

L’ECO LONTANA DI UNA DOMANDA


Prendete uno degli scrittori per ragazzi oggi più apprezzati in Italia e un mistero tra i più noti, materia di centinaia di scritti e di numerose trasposizioni cinematografiche. A questo aggiungete il desiderio di quello scrittore di cimentarsi con un genere finora non sperimentato nella sua forma canonica, ma solo lambito in alcuni suoi aspetti. Otterrete le premesse di questo romanzo scritto da Davide Morosinotto e appena pubblicato da Mondadori: Il mistero di Kaspar Hauser
Morosinotto è un collaudato autore di romanzi di ambientazione storica, le sue ricostruzioni sono sempre frutto di lunghe e dettagliate ricerche e anche in questo caso ha attinto a numerose fonti, si è recato in loco, ossia a Norimberga (la prima edizione del romanzo è tedesca) e qui ha incontrato e consultato persone che hanno contribuito a comprendere in che modo questa storia sia entrata a far parte della cultura nazionale. 
Kaspar Hauser è un uomo giovane che, nel maggio del 1828, completamente smarrito e disorientato, viene trovato nella principale piazza di Norimberga in possesso di due lettere dai contenuti contraddittori. Stando a quanto riportato e a quel poco che il giovane riesce a riferire, sarebbe stato solo in quel momento liberato dopo aver trascorso la sua intera esistenza in una cella, senza mai incontrare altro uomo e senza mai uscire. Il suo aguzzino, prima di liberarsi di lui, gli avrebbe insegnato a scrivere il suo nome e quelle poche parole che è in grado di pronunciare. 
Il mistero che circonda questo personaggio è molto fitto, qualcuno ipotizza che si tratti un uomo segregato da chi voleva prendere il suo legittimo posto di successore al trono, qualcun altro sostiene che si tratti semplicemente di un malato di mente o addirittura di un impostore. 
Kaspar viene minacciato di morte e per scoprire chi attenti alla sua vita viene convocato un noto medico italiano, Grimaldi, conosciuto soprattutto per le sue abilità di investigatore. L’uomo viaggia in compagnia della sua giovane figlia, Greta, che narra in prima persona l’intera vicenda. Loro e un gruppo di non secondari personaggi costituiscono il contributo originale di Morosinotto alla storia di Kaspar. 
Certo, la materia prima era affascinante e molto ricca, ma occorreva che tutto avesse anche un percorso lineare, un punto di vista privilegiato che conferisse senso ad un groviglio di situazioni che sarebbe stato difficile dipanare. Morosinotto, come uno scultore, rimodella la storia secondo lo schema del giallo classico, tanto da potervi riconoscere i tradizionali aspetti: 
 • Un delitto e/o una minaccia di delitto. 
 • Un investigatore che si muove osservando, raccogliendo indizi e che raggiunge, per mezzo del pensiero logico, la soluzione del caso. 
 • Un più o meno nutrito numero di sospettati, ognuno dei quali dotato di una sorta di alibi. 
 • Uno scenario circoscritto all’interno del quale tutti si muovono. 
Eppure in questa griglia che non presenta sbavature di sorta e che finisce per soddisfare la curiosità del lettore, una domanda riecheggia, ossia chi sia veramente Kaspar Hauser; Morosinotto non offre risposta, poiché l’unicità di quella storia ha interrogato tutti, allora come nei tempi successivi, sulla natura umana nel complesso: che cos’è l’uomo se viene privato dell’esperienza sociale, se non incontra da subito un viso nel quale rispecchiarsi e riconoscersi? La sorte originale di Kaspar viene rispettata, ma a quella vita Morosinotto ne ha associate altre, che hanno rappresentato il ponte con il nostro presente. In particolare, di Greta e della sua relazione con il padre, Morosinotto non rinuncia a descrivere dettagli che possano connotarla come fanciulla del diciannovesimo secolo, eppure nella sensibilità di cui è dotata per alcuni aspetti dell’animo umano sembra di scorgere un segno dei nostri tempi e qualcosa che può accostarla a un'adolescente di oggi. Greta dimostra da subito una grande perspicacia, una notevole abilità di osservatrice e al contempo una grande discrezione che oltre a essere qualità richiesta alle signorine per bene dell’epoca, è una sorta di sipario dietro cui nascondersi e agire inosservata. Pegno che paga lei, donna del diciannovesimo secolo, e obbligo che uno scrittore deve assolvere se vuole che il suo caso venga praticamente condotto e poi svelato da una giovane fanciulla, anziché da un attempato e serioso investigatore. 
Rispetto ad altre prove di Morosinotto, si percepisce in questa una maggiore fatica a restare nei vincoli che la vicenda storica impone. In diverse altre occasioni la scrittura e l’invenzione narrativa non sembravano patire i dettami del periodo di riferimento: mai dimenticati o sottovalutati, non risultavano però nemmeno stringenti e in qualche modo limitativi. A cospetto di una vicenda reale così imponente, il contributo inventivo qui appare in alcuni casi timoroso e privo di autentico slancio. 
Dobbiamo probabilmente accettare che questa sia stata una prova allo scopo di testare il genere, per poi guadagnare audacia in un'esperienza successiva. Francamente è quello che mi auguro. 

Teodosia 

Il mistero di Kaspar Hauser di Davide Morosinotto, Mondadori 2026 

domenica 7 settembre 2014


I WAFFEL(n) nei cuori

Ormai mesi fa recensivo un libro che con i Waffeln aveva molto a che fare (Cuori di waffel) e in quel contesto ne promettevo la ricetta. Poi le cose hanno preso strade impreviste e solo ora posso tornarci, per mantenere la promessa fatta allora.
I waffel(n) hanno molto a che fare con i cuori e sono una specialità di origine tedesca, ma ne esistono varie versioni, una anche americana: il nome non cambia, ma la pronuncia sì.
Io, naturalmente, me ne sono nutrita in Germania e in Germania ho comprato la imprescindibile macchinetta elettrica per cuocerli. All'epoca introvabile in Italia e lungi dall'esserci di Amazon & co. 
Ora con 20 euro e due giorni di attesa la potrete avere sulla porta di casa...

Ingredienti
(per una decina di cialde)
160 gr di burro
50 gr di zucchero
50 gr di zucchero a velo
2 uova
400 gr di farina 00
1/2 cucchiaino di lievito in polvere
1/2 l abbondante di latte

per la copertura
3 cucchiaini di zucchero
3 cucchiaini di cannella


Amalgamare e far diventare una crema il burro a temperatura ambiente con gli zuccheri e le 2 uova. Quando è ben montato aggiungere, alternando, la farina (già mescolata con il lievito) e il latte.
Otterrete una polentina piuttosto soda (molto più di quella delle crepes) che, con un capiente mestolo, verserete sulla piastra bollente e leggermente unta, fino a coprirla interamente con un sottile strato. Chiudete il coperchio della piastra e lasciate cuocere finché il waffel non si colora e spande il suo inconfondibile profumino.
Quando è cotto, mettetelo su un piatto e spolveratelo con zucchero e cannella.


Va da sé che potrete ricoprirlo anche di marmellata, di crema di nocciole o anche mangiarlo 'puro'.

Carla


venerdì 16 marzo 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


LA STORIA, LE STORIE



Di solito funziona poco, raccontare la Storia, gli avvenimenti che hanno segnato generazioni, attraverso racconti d’occasione: il fine pedagogico travalica il senso narrativo. Sembrava essere proprio il caso di La stella nel pugno di Robert Sharenow, collana Freeway della Piemme, uscito in concomitanza con la Giornata della Memoria. Devo dire che il libro racconta una bella storia, basata su un episodio realmente accaduto: il pugile tedesco Max Schmeling prima sconfisse e poi fu sonoramente battuto dal pugile americano Joe Lewis, afroamericano. Questa sconfitta gli costò l’emarginazione nel regime nazista. Schmeling protesse e aiutò a fuggire due fratellini ebrei e su questo episodio viene costruita la chiave di tutto il romanzo; fin qui l’aspetto storico, ma il protagonista vero è il personaggio d’invenzione, il giovane ebreo Karl Stern, costretto a crescere nella Germania che diventava sempre più prona all’ideologia del Terzo Reich. Un ragazzino gracile, figlio di un mercante d’arte, oggetto fin da subito dello scherno e delle angherie dei bulli in camicia bruna. Un amico del padre è proprio il pugile più famoso di tutta la Germania e, dopo un pestaggio subito da Karl, promette di insegnargli la boxe. E così sarà: Karl, nell’atmosfera sempre più cupa di una Germania ormai integralmente nazista e dedita alla persecuzione sistematica degli ebrei, diventa un giovane campione, nascondendo la propria condizione grazie all’aspetto quasi ariano, fino a che il gioco si rompe e la violenza sterminatrice del nazismo cancella ogni speranza di affrancamento. Solo l’amicizia di Schmeling metterà in salvo Karl e la sorellina su una nave diretta negli Stati Uniti. L’America, d’altra parte, per Karl è un mito, patria di pugili di tutte le razze (velo pietoso sulla segregazione razziale) e di supereroi protagonisti dei suoi amati fumetti. La storia tiene, anche se con qualche stanchezza nel finale, e ha i suoi momenti migliori nel descrivere la difficile crescita di Karl, la sua volontà di affrancamento attraverso lo sport, in un mondo adulto per lo più indifferente o ostile, con poche eccezioni. Intenso e delicato il rapporto fra Karl e la sorella più piccola, con la quale imbastisce una storia a fumetti in cui loro due si rappresentano come un uccellino (Spatz) e un topolino (Winzig), personaggi di una storia di Otto Berg. Ben descritti anche i personaggi secondari, dai frequentatori del club pugilistico, alla coraggiosa Contessa, un omosessuale amico del padre. Certo, il fine è dichiarato, dimostrare che anche nei tempi più bui la solidarietà umana è l’unico collante che impedisce di cadere nel totale imbarbarimento. E forse c’è anche una certa ingenuità nel racconto, ma la storia comunque appassiona, rende in modo efficace la mutazione che un regime totalitario induce nella coscienza della maggioranza degli individui.



Tema analogo, e più vicino a noi storicamente, ne Il ragazzo di Berlino, romanzo di quel Dowswell che già aveva firmato Ausländer. Qui siamo a Berlino est negli anni ’70, il protagonista è un giovane, Alex, attratto da quel poco che sa del mondo al di là del muro e soprattutto dalla musica che riesce ad ascoltare di straforo. Su di lui e sulla sua famiglia incombe la Stasi, la famigerata polizia politica della Germania di Honecker. La storia del protagonista e della sorella, della sua fidanzata, si intreccia con quella dell’oscuro ed inquietante persecutore, un nazista che si è fortunosamente riciclato nella Stasi , appropriandosi dell’identità di un altro. Alla fine Alex e la sua famiglia riusciranno a scappare e a liberarsi dai ricatti e dalle violenze della polizia segreta, conquistandosi la speranza di una vita normale. La storia ha un ritmo incalzante, da spy story, i cattivi sono davvero cattivi e anche le comparse non scherzano, ma i riferimenti storici (compresi quelli alla Banda Baader -Meinhof) sono lontani dalle cognizioni dei ragazzi di 13/14 anni; è un libro che richiede un lungo antefatto di spiegazione storica, magari anche un po’ più articolato di quanto non si intenda nel libro. L’accenno alla Rote Armme Fraktion è troppo superficiale, così come lo è la rassicurante divisione fra buoni e cattivi. Forse è un libro troppo complicato per un ragazzino delle medie e troppo poco per chi, quattro o cinque anni dopo, ha gli strumenti e le nozioni storiche per comprenderlo a pieno.

Eleonora

La stella nel pugno”, R. Sharenow, Piemme 2012
Il ragazzo di Berlino”, P. Dowswell, Feltrinelli 2012


lunedì 17 ottobre 2011

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


LA DONNA DEL MARE 

WENN ICH GROSS BIN, WERDE ICH SEEHUND, Nikolaus Heidelbach
Beltz&Gelberg, 2011

ILLUSTRATI PER MEDI (dagli 8 anni)


Nelle isole del Nord Atlantico, le Fær Øer o le Shetland, potete scegliere liberamente, comunque in mezzo a quel mare gelido tra Scozia, Islanda e Norvegia, lì nasce il mito della donna foca. In quell'angolo del mondo, dove le case hanno il tetto fatto di erba verde, si racconta che in alcune notti dell'anno il popolo del mare, ed in particolare le foche, vengano a danzare sulla terraferma, dopo essersi liberate della propria pelliccia.
In una notte come questa, un uomo, vide queste fanciulle danzare e di una si innamorò all'istante. Le sottrasse la pelle che avrebbe dovuto riavvolgerla, impedendole così di poter tornare con le altre nel suo elemento naturale: il mare. La donna andò con l'uomo e con lui visse ed ebbe dei figli, ma quando, dopo tanto tempo, ritrovò nascosta la sua pelle di foca, la indossò nuovamente e, seguendo un richiamo interiore, riprese il mare, il suo destino originario, lasciando nella solitudine marito e figli che non la rividero più.
Una leggenda struggente con molti aspetti misteriosi, che mi ha sempre molto colpito, i cui echi si ritrovano in Ibsen, ne La donna del mare o in Andersen, nella Sirenetta.
La lessi per la prima volta in un libro bellissimo (naturalmente fuori edizione da anni: Storie di meraviglia, scelte da Berlie Doherty e tradotte da Roberto Piumini, Edizioni EL, 2000) che ho letteralmente spremuto fino all'ultima goccia nelle mie letture con i ragazzi. L'ho reincontrata anni dopo, in un libretto bellissimo ma di difficile reperimento, scritto da Roberto Denti, La moglie antilope la moglie foca, Africa '70 , 1996 (oggi fortunatamente ripubblicato con titolo e veste grafica diversi, L'antilope e la foca, Mondadori 2008). E adesso ne ho una versione straordinaria di Nikolaus Heidelbach.
E questo lo devo ad Eleonora che conosce molto bene i miei gusti in fatto di libri e sa quanto i suoi libri mi piacciano, mi colpiscano, mi turbino. Così, gironzolando nelle librerie parigine, vedendo questo libro nuovo nuovo di Heidelbach, me lo ha segnalato. Ad un suo primo e frettoloso sguardo sembrava una piccola storia di un bambino che ama il mare. Ma Heidelbach non scrive mai storie piccole. Non poteva essere. Dietro la quotidianità di un bambino gran nuotatore, si celava il mito della Selkie, la donna foca di Kalsoy.
Ecco: ancora una volta un grandissimo libro di Heidelbach.
Attraverso una storia fatta con cose di tutti i giorni: una mamma affettuosa e malinconica, un papà pescatore e un bambino con una grande passione per il mare, Heidelbach costruisce, con la sua consueto gusto per il mistero, un grande libro in cui si ragiona intorno al significato del destino che ogni uomo ha per sé, si ragiona sull'identità, sulla duplicità, si ragiona sulla malinconia ed il distacco. Chi lo conosce e lo apprezza, sa che Heidelbach è un raffinato indagatore dell'umanità. Riesce a rintracciarne i valori archetipici, riesce a coglierne e a sintetizzarne i più profondi e basilari caratteri, e lo fa sempre attraverso un'immagine, sebbene per certi versi misteriosa, altrettanto emblematica, 'cristallizzata', bloccata nel disegno di un istante che è al contempo unico, irripetibile ma anche universale.
A me pare chiaro, ma se a qualcuno ho confuso le idee, cerco di chiarirgliele con quest'immagine


Un bambino in braccio al suo papà: c'è la loro tristezza per essere rimasti soli, ma c'è anche in questo stesso abbraccio il Dolore e la Solitudine di tutta l'umanità.

E ora, però, vi metto alla prova:
E' un bambino di spalle che guarda il mare con una conchiglie e alghe tra mani e costume o una persona che è di fronte a una scelta e aspetta?


E' una roccia sulla spiaggia con due pesci abbandonati sulla sommità o è una bella metafora che racchiude l'intero racconto?


Evidente, no?

Carla 

dello stesso autore pubblicati in Italia:
Che cosa fanno le bambine?, Donzelli 2010
Che cosa fanno i bambini?, Donzelli 2011 
e per chi volesse approfondire l'argomento consiglio il catalogo sulla mostra a lui dedicata (a cura di Hamelin, Bologna) Quasi solo. Disegni per tutti. Nikolaus Heidelbach, Compositori 2011