giovedì 19 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A PASSI DA GIGANTE

UNA STORIA GIGANTE, Candy Gourlay
Rizzoli, 2012

NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"Ok, ecco come stanno le cose tra me e il basket: sarò anche piccola, ma sono veloce...e non sbaglio mai un canestro.
Non. Sbaglio. Mai. E' una specie di rapporto peso-forza-equilibrio. Non sbaglio mai, tutto qui. Tiro ed è un canestro pulito, con la palla che non sfiora nemmeno il cerchio. Gancio. Tiro in sospensione. Finta di virata e tiro in sospensione. Tiro in sottomano.Tiro sottocanestro. Dalla linea del tiro libero. E anche da lontano. Nei tiri da tre punti. Va sempre dentro. Ciuff. Ciuff. Ciuff."

Questa è Andi. Tredici anni, un vero talento nel basket, di madre filippina e padre inglese, lei, come tutti gli altri, è in attesa dell'arrivo di Bernardo, fratello maggiore che da sempre vive nelle Filippine e che finalmente ora può ricongiungersi a loro. L'arrivo di Bernardo, tanto desiderato, porta un bello scompiglio in famiglia, soprattutto perché il ragazzo è alto 2 metri e mezzo. Ma non solo.
La convivenza tra fratelli al principio è un po' rocambolesca, grazie alle molte goffate che vengono fatte da entrambe le parti, ma con il passare del tempo Andi e suo fratello trovano un terreno comune di incontro. Questo succede quando Andi decide di scoprire veramente chi è suo fratello e smette di trattarlo come una scomoda presenza molto ingombrante. Bernardo è un fiume in piena nel raccontare i suoi ultimi 16 anni ma solo così riesce a farsi finalmente amare per quello che è.

Un romanzo pieno di cose. Dall'inizio un po' difficoltoso, si scioglie man mano fino a catturarti nell'intreccio delle molteplici situazioni che, come nella vita reale, si accavallano con il passare del tempo. Raccontato dall'alternarsi di due voci: quella di Andi e quella di Bernardo, ha molti spunti di interesse per un lettore. Prima fra tutte la costruzione dal nulla di una vita quotidiana del tutto nuova, in questo senso è intrigante l'idea di un figlio rimasto nelle Filippine cui è stato negato per 16 anni, tutta la sua vita, il permesso di soggiorno in Gran Bretagna. Sono esilaranti, teneri, commoventi, ironici i tentativi di trovare un modus vivendi che tenga conto delle esigenze e delle sensibilità di ognuno.
Il secondo elemento interessante è il confronto continuo tra due adolescenze: una nelle Filippine e una a Londra, e in secondo piano, ma altrettanto ben raccontata, la vita quotidiana in due zone del mondo tra loro così differenti.
Il terzo punto di forza sta nel racconto autentico di una grande passione, il basket. Condiviso, per lo meno per certi aspetti, dai due fratelli, il campo di gioco diventa, come spesso accade, terreno ideale di crescita.
Ultimo, ma non ultimo, aspetto che rende Una storia gigante un libro piuttosto particolare sta nel suo risvolto un po' fiabesco, quasi magico, che pianta le sue radici nelle Filippine, ma i cui esiti sono tutti londinesi. In tale prospettiva, per Bernardo, essere così alto forse non dipende solo dal mal funzionamento di una ghiandola endocrina, ma da una sorta di predestinazione, di magia legata ad una visione del mondo molto immaginifica.
Così il romanzo va avanti a passi da gigante, verso un finale che risulta piuttosto complicato fino all'ultimo, salvo poi dipanarsi in una serie di colpi di fortuna, forse non proprio tutti verosimili, ma che tanto confortano il lettore, soprattutto se si suppone ancora così giovane.

Carla

mercoledì 18 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TI STAVO ASPETTANDO...

L'ISOLA, Marije Tolman e Ronald Tolman
Lemniscaat, Il Castello 2012

ILLUSTRATI

Scendere da una nuvola con una scaletta di corda e atterrare in un'isola piena di pulcinelle di mare, non è da tutti. Infatti è un pacifico orso bianco il protagonista di questa prodezza e dell'intera storia. Nuotando tra pellicani a fior d'acqua, tartarughe marine, delfini, meduse e grandi onde come quella ben più famosa di Hokusai, l'orso si avventura verso una seconda isola, questa volta non solida come la precedente, ma piuttosto leggera, quasi aerea. Sembra, visto da lontano, il profilo di una palafitta su cui si è adagiato il sole. Su questa seconda e strana isola sono di passaggio vari altri animali: una famiglia di scoiattoli, un lento bradipo, un pavone e un cormorano. In basso in basso si distingue un armadillo il cui sguardo si perde nel guardare verso l'orizzonte. L'orso arriva, la percorre, preceduto da un dodo e una sottile e instabile pedana e quindi se ne allontana nuovamente alla volta di un'altro strano approdo. Un'isola su cui è costruita una sottile quanto instabile pedana affiancata da una sorta di relitto di una enorme foglia di banano. Qui l'orso sempre sorridente incontra un gruppo di cicogne e un rinoceronte. 


Sulla groppa di quest'ultimo si avventura versa la terza isola. Anche questa ricorda per tipologia l'instabile costruzione precedente. L'abitante solitario è un procione violinista che sembra aspettarlo da sempre.
L'ultima immagine che li vede insieme vale l'intero libro.
E' un viaggio, un continuo incrocio di traiettorie, una ricerca e alla fine un incontro. 


Questo libro racconta questo e lo fa con le sole immagini.
Marije Tolman e suo padre Ronald vinsero con un libro non troppo distante da questo, La casa sull'albero, il Bologna Ragazzi Award due anni fa. Anche quello era un silent book e anche quello raccontava con una grande poesia di solitudini e di incontri, di arrivi, di partenze.
Ne L'isola pervade ogni cosa un senso di sospensione, di equilibrio precario, di vuoto e di pieno, di solitudine e di compagnia che si alternano. E tutto ruota intorno al grande significato che l'isola rappresenta nel nostro immaginario.
Io che sono una grande appassionata di isole penso che da un'isola è difficile andarsene, che lei è capace di tenerti con sé, ti cattura. Mi piace pensare, in armonia con la Tolman, che l'isola sia un punto di arrivo, un luogo di attese, un punto di approdo in cui fermarsi a guardare l'orizzonte lontano, aspettando con i piedi nell'acqua che qualcuno a qualcosa finalmente compaia...

Carla

martedì 17 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CAMILLO E L'UMANITÀ

CAMILLO È IL PIÙ FORTE DI TUTTI, Ole Könnecke
Beisler, 2012

ILLUSTRATO PER PICCOLI (dai 4 anni)

"-Io sono più forte di te, dice Camillo.
-Ah, ah, ah, ride Luca,
-Non ci credi? Guarda come sollevo questo masso gigante!
-Il tuo masso mi fa un baffo! Guarda il mio!
-Non mi importa, tanto sono più forte io!"


Io, Camillo lo conosco da tanto tempo, dal 2004 ovvero da quando era ancora e solo Anton. E lo ho amato a dismisura fin dal primo minuto.
Intendo dire, per chi non conoscesse bene la sua evoluzione, che io le storie di Camillo le leggevo ancora in tedesco quando, per l'appunto, il suo nome era Anton. Anton e basta. Camillo è arrivato dopo grazie a Ulrike Beisler che lo ha portato in Italia.


Camillo è un bambino dai capelli rossi, che indossa sempre una camicia bianca e delle braghe arancioni e un inconfondibile cappello da cowboy (tranne quando indossa un turbante, in Camillo e il turbante magico, Beisler 2006).
Camillo è piccolo e deve ancora prendere bene le misure del mondo, ma Camillo è anche gigantesco nella sua capacità di rappresentare l'intera umanità.
Non a caso il suo primo libro che lo vede alle prese con le ragazze (Camillo e le bambine, Beisler 2005), io l'ho spesso letto a ragazzini dei primi anni delle medie, periodo in cui notoriamente le asperità tra i due sessi sono acutissime. Il suo atteggiamento, in quella brevissima vicenda ambientata in un parco giochi, è talmente emblematico che può benissimo essere capito e apprezzato anche da ragazzini di 11 o 12 anni. Sono certa che ogni maschio -grande o piccolo non fa differenza- si è sentito almeno una volta un po' come Camillo in quel giardinetto, alle prese con due bambinette che lo ignoravano. Camillo non si confronta solo con l'altro sesso, ma deve misurarsi anche con gli altri suoi coetanei maschi. E in particolare la sua bestia nera è tal Luca. Già in Camillo e le bambine, Luca si era presentato con un cappello, macchinina, paletta e secchiello 5 volte più grandi a mettere a repentaglio la sua recentissima conquista.



Nell'ultimo libro che li vede addirittura protagonisti alla pari i due si sfidano apertamente. Camillo, per l'occasione, sfoggia un cappello con la piuma e ingaggia una vera e propria guerra di sbruffonate con Luca e il suo elmo, sfidando il suo avversario ad un continuo rilancio a suon di punti esclamativi. 



Beccati questa macchina in testa! dice Luca e Camillo è subito lì pronto a replicare così: Ah, sì? E tu, questa cassaforte in fronte! 


Così vola in aria di tutto: tronchi, pianoforti, grancasse, mazze, pistole, tigri e leoni e temibili draghi, fatti a spezzatino da ineffabili spade. La loro guerra, che è del tutto immaginata, li vede schierati su opposti fronti, ma il pericolo rappresentato da un cagnetto autentico li fa riavvicinare con lo scopo di consorziarsi contro il temibile pericolo. La tregua tra i due dura tuttavia pochi secondi, perché anche appollaiati sul ramo dell'albero, lontani dal feroce cagnetto, continuano a sfidarsi...a chi farà la merenda più grande.


Così come nella storia con le bambine, altrattanto qui Camillo rappresenta al meglio l'intera umanità maschile sempre pronta a dimostrare la propria dominanza. Camillo e Luca equivalgono a due ragazzi che si sfidano per chi ha la bici più accessiorata, o a due uomini che primeggiano per chi ha la macchina più veloce.Non sono più due bambinetti che sbruffoneggiano, sono due campioni di umanità... maschile!

Carla

per chi se li fosse persi, colmare subito la lacuna:
Ole Könnecke, Camillo e le bambine, Beisler 2005
Ole Könnecke, Camillo e il turbante magico, Beisler 2006
Ole Könnecke, Camillo ha un segreto. Il libro fai da te, Beisler 2007
Ole Könnecke, Camillo e il regalo di Natale, Beisler 2008









lunedì 16 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MARA, CLARA, LALLA, LELLA, GINA, PINA ED ERNESTINA

LE LAVANDAIE SCATENATE, John Yeoman, Quentin Blake
Cult Jeunesse, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"C'erano una volta sette lavandaie. Ogni santo giorno (ogni giorno e per tutti i giorni dell'anno) se ne andavano giù al fiume, cariche di panni sporchi sulla testa. I loro nomi erano Mara, Clara, Lalla, Lella, Gina, Pina ed Ernestina. Ed erano tutte molto, molto amiche."




Le lavandaie sono un po' come le lavatrici: non si fermano mai e fanno sempre lo stesso movimento. Bagnare, insaponare, strofinare, sciacquare, strizzare e, in più rispetto alle loro omologhe meccaniche, devono anche stendere!

Un ben duro lavoro, che richiede grande forza nelle braccia ma anche una grande forza di volontà a dover ogni giorno fare i conti con calzini repellenti e tovaglie impiastricciate. Nel loro caso poi, la fatica è anche maggiorata dal fatto di essere alle dipendenze di un avido ometto che le strizza (è proprio il caso di dirlo!) fino all'ultima goccia di sudore.
Un giorno però, mi pare fosse proprio un giovedì, tutte assieme, come sempre, decisero che il vaso (o dovrei dire il mastello) era colmo. Presero la porta e se ne andarono, non prima di aver sepolto il signor Ubaldo Manichestrette sotto il mucchio di panni puzzolenti e di aver preso in prestito il carretto guidato da Lisandra, la capra. Un'altra femmina, l'ottava. Il risultato della loro allegra e rumorosa fuga verso la libertà fu un bel po' di fango sugli abitanti del villaggio, la liberazione di tutti gli animali chiusi nei recinti e un bel repulisti sugli alberi da frutto dei contadini e nelle botteghe dei cappellai... e a notte fonda un bello scampanio dal campanile della chiesa.


Tanto divertimento non lo avevano mai provato e quindi decisero che quella vita scapestrata poteva anche continuare. E continuò. Le lavandaie scatenate seminarono il terrore nella campagne fino al momento che sette robusti taglialegna decisero di fermarle con la loro stessa arma, il terrore. Ma, si sa, a una lavandaia non la si fa...


Storiellina dal forte sapore revanscista, di certo femminista e molto divertente in cui si dimostra che essere donne è fichissimo, che la coscienza va sempre tenuta sveglia, che al mondo non si deve essere sfruttati, che la libertà è un bene per tutti, che l'unione fa la forza e -last but not least- che è in tutta libertà che si può decidere di mettere su famiglia. Scritta e illustrata alla fine degli anni Settanta da una coppia di affiatati amici che veleggiano entrambi intorno agli ottanta anni. Mattacchioni e monelli, hanno imperversato e, fortunatamente per noi, ancora imperversano nel mondo dei libri per ragazzini. Su Quentin Blake avrei un monte di cose da dire, ma mi limito a ricordare che dobbiamo essenzialmente a lui la costruzione di gran parte del nostro immaginario di lettori di libri per ragazzi. Suo è il GGG che elogia le doti del cetrionzolo, sua Matilde sprofondata in poltrona, suo il coccodrillo che finge di essere un'altalena di legno, sua la casa sull'albero di Aglaia e potrei continuare fino a domani. Con la sua faccia rotonda e mite da omino tranquillo, Quentin Blake è davvero un gigante. E in questo libro lo dimostra una volta in più, nel suo raccontare attraverso il disegno una storia ancora ulteriore rispetto a quella scritta da Yeoman, con una vivacità di pensiero, un gusto per l'ironia, un'allegria movimentata che si rivela più che mai contagiosa. Impossibile restare imperturbati, chiedetelo alla mucca che le vede passare! Provare per credere.

Carla

sabato 14 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BELLI SONO I CASTELLI

C'ERA , LASSU' AL CASTELLO, Roberto Piumini, Gianni De Conno
Carthusia, 2012

NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Belli sono i castelli, e bellissimo quello d'Avio. Ma qualche volta, anzi spesso, i castelli erano abitati da uomini avidi, crudeli e prepotenti, che con forza d'armi e leggi ingiuste sfruttavano, tormentavano e derubavano la gente. Ai contadini prendevano frutti e frumenti, ai pastori caci e agnelli, ai boscaioli legna e carbone, e alle ragazze l'onore."

Il castello di Sabbionara, altrimenti detto il castello di Avio, lo si vede bene dall'autostrada, la A22, quella che va al Brennero. Arroccato, bianco e robusto, con la sua cinta e il suo mastio che spicca sul verde dei boschi del Trentino che lo circondano. E' bellissimo.
Le sei leggende e una ballata che compongono questo libro arrivan di lì.
Leggende, quasi fiabe, che si raccontano intorno ad Avio, alle pendici del monte Baldo, dove governarono i Castelbarco (nel testo, diventati i Castelbaldo, probabilmente perché non ci fanno una gran bella figura...) e dove ancora oggi si trova questo castello, che nel Medioevo gli appartenne.
Posto a difesa di quella zona di confine, in corrispondenza di un importante valico, passaggio di pellegrini, viaggiatori (noi compresi), mercanti e soldati, il castello e il borgo sottostante sono stati teatro di narrazioni di storie di dame e cavalieri, piuttosto che di pastori e di streghe.
Così, il bibliotecario di Avio e Carthusia hanno pensato fosse giusto non perderne la memoria e le hanno affidate a Roberto Piumini e a Gianni De Conno perché ne facessero un libro. Un bel libro.

Il castello stesso è protagonista muto di una delle sei leggende, Il vitello d'oro, in cui si racconta dell'avarizia e del sospetto che corrose l'animo di Brandone, signore del luogo. La generosità invece distingue il carattere del pastore che accolse nella caverna, dove teneva al riparo dal temporale le sue pecore, il gregge di un pastore sconosciuto e misterioso, o quello della principessa longobarda Teodolinda che sacrificò la sua dote per la salvezza di due bambini. Orgoglio e fede alla parola data sono le due parole chiave per definire il carattere della principessa, protagonista de La prigioniera muta. Rinchiusa senza colpa da un marito geloso e possessivo, Bercione, lei decise di non parlare più fino al giorno in cui fosse stata riconosciuta la sua innocenza. Neanche il pastore Matteo che con affetto e dedizione se ne curò riuscì ad addolcirne il proposito, salvo poi ottenere da lei, ormai riconosciuta la sua onestà, la desiderata ricompensa amorosa. L'amore, quello autentico e voluto, è anche il protagonista dell'ultima leggenda, quella de Le lettere d'amore. Mariana, che non voleva ancora trovare uno sposo, nonostante le insistenze del vecchio padre, decise così di stabilire come condizione per il matrimonio quella di mettere alla prova i pretendenti nell'indovinare alla cieca le lettere del suo nome, dipinte tra tante altre, sulle pareti di una sala del castello. Ironia della sorte, fu un cieco a indovinarle, a dire il vero spinto da un amore nascente più che dalla fortuna.
Gianni De Conno conferma per i bei testi elaborati da Piumini la stessa atmosfera quasi irreale, fiabesca e nebbiosa che ci porta in un mondo leggendario, scuro e silenzioso entro cui le figure sembrano cristallizzate nei loro gesti significativi.


Tanto sono ispirate ed evocative le parole di Piumini e le tavole di De Conno, tanto artificiose sono le soluzioni grafiche del libro, con titoli svolazzanti e composizioni o accostamenti di figure, inutilmente arditi.

Carla

venerdì 13 aprile 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TRE AQUILONI


Tre illustrati dell’editore Kite, di uguale formato, ma molto diversi fra loro: cominciamo da Il mio migliore amico, della giapponese Satoe Tone, storia semplice di un coniglio che, chissà perché vive in una mela; un giorno trova un uovo in un prato e se lo porta a casa; diventano amici, dividendo giochi e passeggiate, finché un giorno…arriva mamma chioccia e si riprende l’uovo. 


Coniglio è inconsolabile, ma alla fine ritroverà il suo amico, anche se molto cambiato. Storia piccina dai toni delicati, illustrata in punta di colore, adatto anche a bambini di quattro/cinque anni. 
Si cambia completamente registro con Nell’aria, di Giulia Belloni e Giovanna Ranaldi: due giovani, lontani forse da tempo, separati da qualcosa più forte di loro; la ragazza guarda fuori dalla finestra il volo libero delle rondini e immagina di essere libera anche lei. Il pensiero supera gli ostacoli, le difficoltà le prigioni che rinchiudono i sentimenti. Discorso difficile e forse troppo lontano dal sentire dei bambini; belle le suggestive illustrazioni.


Più comprensibile dai bambini, ma sicuramente non per piccolissimi, Nuovo arrivo in città di Lucie Mullerova: protagonisti Gogo e Pascal, un cavallino e un gatto, che un giorno vedono arrivare in città Leo, leone sfortunato: la città non lo vuole, gli vieta di dormire nel parco, di suonare la tromba, di pescare nel fiume (vi ricorda qualcosa?). Al povero Leo non resta che sopravvivere frugando nei cassonetti; ma Gogo e Pascal non sono indifferenti e si industriano per trovare a Leo un’occupazione che gli consenta di avere un posto in quella comunità parecchio ostile nei confronti di chi viene da fuori. Tutto finisce nel migliore dei modi e così dev’essere in un libro per bambini. 


E’ davvero apprezzabile che, senza troppa retorica, l’autrice riesca a raccontare l’atmosfera che si respira in tante nostre città, anche se non vogliamo ammetterlo. Chi è dentro e chi è fuori, chi può essere accettato e chi no, e la trama dei divieti che dietro all’esigenza dell’ordine nasconde un ben radicato razzismo, un’idea di comunità chiusa in se stessa, che esclude chiunque non si adegui alle sue ‘regole’. 


Eleonora

Il mio migliore amico”, S.Tone, Kite edizioni 2012
Lettura consigliata a partire dai quattro anni
Nell’aria”, G.Belloni e G. Ranaldi, Kite edizioni 2012
Lettura consigliata dagli otto anni
Nuovo arrivo in città”, L. Mullerova, Kite edizioni 2012
Lettura consigliata dai sei anni


mercoledì 11 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BAMBINI DA PANE E OLIO

I DISEGNI ARRABBIATI, Italo Calvino
Mondadori, 2012

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)


"Quando Lodolinda comincia un disegno con una linea riccioluta e tondeggiante, non si sa mai se sta per disegnare una nuvoletta, un pecorella o un cavolfiore.
Un pomeriggio i genitori di Lodolinda escono e lasciano la bambina sola in casa insieme al figlio di certi loro amici, un bambino che si chiama Federico."

Lo avrete capito, a Lodolinda piace molto disegnare, ma è altrettanto vero che Federico non le è simpatico. Così quel pomeriggio ingaggia con lui una vera e propria guerra disegnata: ognuno sul proprio foglio, Federico e Lodolinda combattono a suon di tori inferociti contro tigri ruggenti, serpenti boa contro avvoltoi in picchiata, indiani, cowboy .Ogni volta è il disegno di uno dei due a intimorire e a sconfiggere l'altro, finché accade che sia il disegno a prendere il sopravvento sugli stessi disegnatori ai quali per salvarsi non resta che allearsi su uno stesso foglio. Ma l'armonia dura poco. Nuovi disegni, nuove battaglie tra paracadute, buchi nei paracadute, gatti, cani ed elicotteri...E la morale qual è dopo un intero pomeriggio passato assieme? 'Con te non si può giocare'. AH!


Fa sussultare vedere sugli scaffali di una libreria un nuovo titolo di Calvino. Pensavo che tutto quello che ha scritto fosse ormai di dominio dei suoi lettori, e invece questa storiellina estratta dal Corriere dei Piccoli del 1977 era sfuggita.
Un racconto che ha il sapore di tempi andati.
Bambini che vengono lasciati soli a casa per un intero pomeriggio, bambini che per giocare usano tutto il tempo solo le matite colorate, bambini che combattono con indiani e cowboys, bambini che scelgono se vedere la televisione a colori o in bianco e nero e magari fanno merenda con pane e olio...
Questi bambini esistono ancora? Sì, ma sono bambini rari e speciali. Sono bambini che magari hanno la fortuna di vivere ai 'confini dell'impero', ovvero in zone marginali rispetto alle grandi città superstimolanti, o magari hanno la fortuna di avere genitori che vogliono per loro un ritmo diverso, lontano dalla frenesia di riempire con qualcos'altro, per horror vacui, ogni singolo momento della loro giornata: palestra, chitarra, catechismo, compiti, centro commerciale, corso di decoupage, filmetto in tv della serie...
I bambini che racconta Calvino sono quei rari e speciali esemplari che sanno organizzarsi da soli il loro tempo, che attingono a piene mani dal loro immaginario perché hanno poco o niente tra le mani. Ragazzini che sanno metter su un mercato con due foglie di carrubo, un vecchio giornalino e uno scatolone come banco. Sono quei bambini che passano pomeriggi a raccogliere pinoli per poi romperli con un sasso giusto e mangiarseli con la polverina nera sulle dita. Sono quei bambini cui è concesso di annoiarsi e non si spaventano per questo. Anzi, sanno bene che è proprio dalla noia che germogliano le idee migliori.


Bambini così potrebbero essere figli di Marcovaldo. Ah, bei tempi!

Carla

Noterella a margine: Accanto al nome di Calvino dovevano mettere un illustratore che costituisse una certezza. E Giulia Orecchia risponde al caso. Sebbene il tutto sia già ampiamente visto: i due personaggi sono presi dal suo repertorio tradizionale, la gamma cromatica è quella consueta (almeno negli ultimi libri), tuttavia lo spazio in cui li inserisce è sapientemente e volutamente disordinato, per assecondare il ritmo del racconto e per sottolineare l'aspetto ludico del disegno. Giulia Orecchia è un po' come la terza 'bambina' coinvolta in questo gioco, accanto a Lodolinda e Federico. Mischia tecniche diverse, ingrandisce o ripicciolisce, dà pennellate veloci e volutamente imprecise e muove sulla pagina i personaggi in un continuo crescendo. Anche se non è poco non non riesco a trovare niente di più.

domenica 8 aprile 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

ALBERI: RAGIONE E SENTIMENTO

Vi propongo un curioso percorso che parla di alberi, in varie forme; di libri dedicati agli alberi non ce ne sono moltissimi, non hanno il ghigno feroce dei T.Rex,non hanno lo sguardo tenero dei cuccioli. 


Eppure…per parlare di alberi partirei da un libro del 2010, direi quasi ignorato dal pubblico: si tratta de Le Isole del Tempo, libro di, pensate un po’, paleobotanica, ovvero concernente le piante preistoriche, illustrato con grande cura da Riccardo Merlo; una ricostruzione puntigliosa del mondo preistorico tanto frequentato dai bambini, dal punto di vista delle piante. Un libro raffinato e inusuale, che ne racconta con grande semplictà e precisione, l’evoluzione. 


Altrettanto raffinato Alberi, di Pia Valentinis e Mauro Evangelista : una rassegna, insieme didascalica e poetica, delle specie arboree nostrane, affiancate da spiegazioni e poesie: cosi si susseguono ulivi, meli, ciliegi (e qui una digressione sulla cultura giapponese), querce, olmi, con il loro carico di foglie, di fiori e di racconti. 


Cultura contadina ed emozioni, spiegazioni scientifiche e poesie prese dalla cultura europea. Compagni di vita, fonte di ricchezza, irrinunciabile presenza del nostro paesaggio; maestosi, lineari, tormentati e attorcigliati, simboli muti, amati e detestati. 


Non so se vi capita mai di assistere alla potatura degli alberi di un parco o di un viale cittadini: i miserabili tronconi che ne risultano sembrano testimoniare più che altro il fastidio, cui va posto rimedio, che provoca la presenza di tanti rami, di tante foglie; che importanza fa, se in estate sentiremo più caldo, tanto c’è l’aria condizionata, la nostra vita è concepibile solo se inscatolata, dentro una macchina o dentro una casa. Per non parlare di potature e abbattimenti criminali di alberature secolari. E’ come se non fossimo in grado di vedere,o se non lo volessimo fare, questa vita che cresce nonostante noi, in qualche modo incastonata nella struttura urbana,come se la comunità cui apparteniamo non considerasse quella vita un valore.
E invece, eccoli, questi monumenti viventi alla pazienza, alla lenta costruzione, che vivono e crescono ignorandoci , alimentando, proteggendo, ospitando miriadi di animali grandi e piccoli, di cui spesso ignoriamo l’esistenza. 


Ce lo ha raccontato, sinteticamente, il libro Un albero è… di Marina e Fabrizio Barbero, oppure, in modo divertente e giocoso,  



Saremo Alberi di un altro Mauro Evangelista, scomparso prematuramente nel 2010: descrivere e disegnare gli alberi con un pezzo di corda, un percorso visivo e tattile contemporaneamente.


A raccontare la difesa di un albero pensa Gary Crew in Memorial, illustrato da Shaun Tan: un ragazzino cerca di impedire il taglio di un albero secolare che, guarda caso, ‘e’ un pericolo per il traffico, dicono. Sta sollevando l’asfalto. Ricopre le auto di semi’ e così via. La vita sporca, impiccia, vorremmo piante che non devono essere innaffiate, cani robot che non fanno la cacca, bambini che non strillano in mezzo alla strada. Per fortuna, almeno finora, l’incredibile insieme di viventi che si è evoluto sul nostro pianeta, anche a costo di estinzioni e ripopolazioni, riesce a resistere all’ansia distruttiva, qualche volta anche inconsapevole, che le nostre comunità riescono ad esprimere. 
 

Ho titolato ragione e sentimento proprio per questo, perché possiamo guardare alla vita, cercando di capirne i molteplici aspetti e la storia, le ragioni di esistenze tanto disparate; e possiamo guardarla animate da stupore (quello filosofico di Platone e Aristotele) per l’incredibile bellezza e molteplicità che abbiamo la fortuna di poter ammirare. Questo stupore e questa ammirazione, così come la curiosità di comprendere, esaminare e catalogare, lasciamola fiorire, è il caso di dire, nei nostri bambini.


Eleonora

Alberi”, P. Valentinis  e M. Evangelista, Rizzoli 2012
Un albero è…” M e F. Barbero, B edizioni design 2007
Memorial”, G. Crew e S. Tan, Elliot 2011
Isole del tempo. Avventure nel mondo verde preistorico”, M. Mazzanti, G. Bosi, R. Merlo, Editoriale Scienza 2010
Saremo alberi”, M. Evangelista, Artebambini 2011

venerdì 6 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI COLOMBA IN COLOMBA: C'E' POSTO PER TUTTI!

Da non credere, si è già alla vigilia di pasqua. E la pasqua chiama da un lato grandi dosi di cioccolato racchiudenti oggettini di paccottiglia e dall'altro grandi porzioni di colomba ed eccoci quindi a discuterne, di colombe

PERCHE' FU SCELTA LA COLOMBA, Isaac Bashevis Singer, Eric Carle
Mondadori, 2012

ILLUSTRATO PER MEDI (dai 6 anni)


"l leone ruggì: 'Io sono il più forte tra tutti gli animali, quindi non c'è dubbio che devo essere salvato.' L'elefante barrì: 'Io sono il più grosso. Ho la proboscide più lunga, le orecchie più grandi e i piedi più pesanti'. [...] 'Io appartengo alla stessa famiglia della tigre' miagolò il gatto facendo le fusa. 'E io sono il cugino dell'elefante' squittì il topo."

Così inizia una ridda di voci diverse, ciascuna tesa a ribadire la propria supremazia rispetto agli altri e ad affermare il proprio diritto ad avere un posto sull'arca. Si è propalata la notizia che saranno chiamati solo i migliori...
Noè l'ha appena terminata, sotto consiglio divino, per accogliere sé, famiglia e animali: i restanti abitanti della Terra saranno sommersi e peggio per loro e buona pasqua ai salvati.
Ora il problema è tutto qui: chi avrà il permesso di salire? Come ho già detto, tra gli animali si è sparsa la voce che solo i migliori avranno accesso all'interno della grande pancia dell'arca. 


Leone, elefante, volpe, asino, puzzola, orso scimmia, gatto e così via, 31  animali hanno un loro punto di forza che li rende unici e li rende migliori rispetto agli altri. Chi di loro vanta abilità quasi uniche oppure si bea di parentele altolocate, tutti comunque dicono e sostengono di essere i migliori, in altre parole, quelli da salvare. Ma Noè che è uomo saggio, sa il fatto suo. Mentre tutti gli animali gli si fanno intorno e cercano di convincerlo con un petulante 'scegli me, scegli me' lui nota la silenziosa colomba...
Come ci hanno raccontato che andarono le cose, lo sappiamo, ma del perché fu scelta la colomba come animale da mandare in avanscoperta, lo apprendiamo solo ora.

I libri di Carle mi incantano (non tutti tutti, ma la stragrande maggioranza). Pur essendo in qualche modo sempre uguali a se stessi, sanno essere ogni volta sorprendenti per due principali ragioni: la potenza dei colori e delle forme, la sempre rinnovata sapienza nel raccontare il mondo animale.
Carle è sempre stato un enorme illustratore ma anche un eccellente divulgatore. Nei suoi libri di animali (e sono la quasi totalità) ogni volta è in grado di 'passare' al bambino lettore con estrema naturalezza una serie di importanti informazioni scientifiche sull'animale illustrato che, quindi, attraverso la narrazione o il gioco, diventano patrimonio scientifico, suo nuovo sapere.
Anche in questo libro che si ispira al biblico Diluvio universale, mi pare che il punto di forza non stia tanto nell'auspicata pace e armonia che dovrebbe regnare sulla terra (fatto di certo desiderabile massimamente), ma nella straordinaria carrellata di animali che Singer e Carle ci presentano e nella loro dettagliata descrizione.
Spero sapranno perdonarmi i più ortodossi, ma io questo libro lo utilizzerò in questa prospettiva e non in altra. D'altronde, c'è posto per tutti!!
A tal proposito vorrei segnalarvi due begli altri titoli che con l'arca e con i problemi di convivenza al suo interno hanno molto a che fare:

Hulrich Hub, L'arca parte alle otto, Rizzoli 2010 
Massimo Caccia, C'è posto per tutti, Topipittori 2011 
(cui ho rubato il titolo per darne uno a questo post prefestivo)

Prendetelo come se fosse la mia sorpresa  dentro il vostro uovo...  
(e questa non sarà paccottiglia!)
Carla


mercoledì 4 aprile 2012


UN ALBERO IN TERRAZZO

Penso che avere un terrazzo sia uno dei grandi piaceri della vita. In questi primi giorni di primavera è bello trascorrevi la domenica pomeriggio svuotando vecchi vasi, aggiungendo nutrimento nelle piante che in questo periodo mettono fuori rami e foglie nuove, ricoprendo di terra semi di pomodori, belle di notte e ipomee.
Avere qualche piccolo albero in terrazzo è un vero lusso.
Oggi ho finalmente raccolto i bergamotti: 19 palline gialle per 1220 gr di peso.




Ho pensato di trasformare in marmellata questi agrumi troppo amari per farne delle spremute.
Ho lavato i frutti e con un coltello affilato li ho pelati a vivo senza lasciare alcuna pellicina bianca. Ho eliminato i semi e li ho fatti a pezzetti.
Al temine dell’operazione, lunga e un po’ noiosa, ho nuovamente pesato la polpa: erano 600 gr.
Dopo aver aggiunto 700 gr di zucchero, ho messo il tutto in una pentola di acciaio.
Ho fatto cuocere per 20 minuti dall’ebollizione, dopodiché ho spento il fuoco e ho fatto intiepidire.
Ho quindi passato al setaccio il composto perché comunque le pellicine interne mi parevano piuttosto spesse. Ho rimesso sul fuoco per un’ora circa fino a quando la marmellata era pronta (anzi si è pure un po’ caramellata perché nel frattempo entravo e uscivo dal terrazzo). La maniera per capire il giusto punto di cottura è sempre la stessa: occorre far scivolare su un piattino, precedentemente raffreddato, una goccia di marmellata: se rimane compatta senza scorrere lungo le pareti la marmellata è pronta.
Dopo aver fatto bollire in pentola per dieci minuti due vasetti di vetro li ho riempiti con il fluido bollente, li ho sigillati e fotografati:



All’assaggio il sapore della preparazione è lievemente amaro e profumatissimo. Secondo me è la marmellata di bergamotto è adatta per essere addolcita con la ricotta la mattina a colazione (la mia destinazione preferita), o con formaggi grassi.

Lulli

Nota a margine:
La soddisfazione di vedere quei due vasetti nei quali sono andati a finire un anno di annaffiature, un anno di lupini spezzati messi come concime, un’estate di lotta contro la cocciniglia con bastoncini imbevuti di alcol mi riempie di felicità (in effetti ci vuole poco...).