domenica 13 agosto 2017

ECCEZION FATTA!

  BLOG IN PAUSA
qualche giorno di silenzio ci farà bene...





Le tre principesse pallide
(MaríA JOsé Martín Francés, Carole Hénaff, Kalandraka 2016)

venerdì 11 agosto 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QWERK!

Principessa Criceta. Carlotta l'invincibile, Ursula Vernon 
(trad. Sara Marconi)
Il Castoro 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Fino ai miei dodici anni niente può toccarmi! La maledizione ha bisogno che io arrivi viva ai dodici anni, o non funzionerebbe!' 'Mmh...'
'Sono invincibile! Yeeehh!' 'Mi pare l'abbia presa bene.'
La Principessa Carlotta festeggiò la sua nuova libertà saltando nel fossato dalla torre più alta del regno. Sopravvisse a tre tuffi e a una panciata: la maledizione doveva davvero mantenerla in vita fino al suo dodicesimo compleanno."

Al compimento dei suoi dieci anni Carlotta, che di fare la principessa standard non ne ha mai avuto troppa voglia, apprende dai suoi genitori che sulla sua testa pende un maleficio scagliatole dalla terribile Rattilde, la solita fata-madrina cattiva, non invitata alla festa di battesimo: al compimento dei suoi dodici anni la Principessa Carlotta si pungerà su una ruota da criceto e cadrà in un sonno eterno con tutta la corte, a meno che un principe non la baci.
Questa condanna avrebbe messo di cattivo umore chiunque, ma non Carlotta che della circostanza sa vederne il lato positivo: due anni allo scadere dell'ultimatum, durante i quali lei può fare mille diverse cose, e possibilmente tutte pericolose. Tanto non può morire, visto che deve arrivare viva e vegeta al fatico dodicesimo compleanno.
Settecentotrenta giorni di 'vita spericolata', ecco quello che l'aspetta. In tal modo Carlotta si gode due anni di esistenza irripetibili, fortifica il suo carattere e allena il suo coraggio.
Il fatidico dodicesimo compleanno è in arrivo: Rattilde non vuole perdersi lo spettacolo che, tuttavia, colpo di scena dopo colpo di scena, si delinea ben diverso da quello programmato. 


I rovi crescono, il castello cade addormentato, ma Carlotta è ancora lì che scorrazza in cerca di un principe baciatore. Qualcosa nei piani di Rattilde deve essere andato storto...

Primo titolo di una serie, Carlotta l'invincibile, è un libro che fa ridere. Parecchio.
Impastato con la fiaba della Bella Addormentata, da questa prende immediatamente la giusta distanza e va verso la parodia. Non persone ma criceti, ratti, idre e quaglie sono i protagonisti di questo esilarante racconto di rivincita sul destino.


La criceta Carlotta è una principessa piuttosto originale: volitiva, amante dell'avventura e della matematica, curiosa, poco incline al cerimoniale e alle convenzioni, sebbene non perda mai il suo diadema. I suoi regali genitori mostrano anche loro lati inaspettati del carattere: il re pare preoccupato esclusivamente dell'impatto che potrebbero avere i rovi sui muri di cinta del castello, mentre la madre cerca di trovarle un principe adatto ben prima dello scadere dell'incantesimo. 


Il divertimento assoluto arriva però con i comprimari, ovvero la quaglia da equitazione, Alfredo, che per tutto il libro dice solo QWERK; l'idra da compagnia del principe Sandro, Testolinda (un'idra di origine longobarda? e brava Sara Marconi!) la Megera della Desolazione Degradata, che parrebbe un cameo concesso dalla strega di Hansel e Gretel, mentre invece si rivela una utile consigliera, oltreché una straordinaria pasticcera e infine il Gattorco che, contro ogni maldicenza, si nutre di tofu gusto-persona, che non è affatto cattivo di sapore.


Non credo ci sia alcun male se l'impianto generale è un po' prevedibile con la sconfitta dei cattivi e la vittoria dei buoni, con i codardi che diventano coraggiosi, con il finale che resta aperto per lasciare spazio ai due titoli successivi, ma credo che ci sia un gran bene nel modo come la Vernon scrive e illustra i suoi libri.


Il ricorso a due linguaggi diversi tra loro, la prosa e il fumetto, e la loro compenetrazione puntuale è un godimento assoluto per il lettore. Non è esattamente una novità la commistione di questi due codici espressivi, tuttavia la Vernon li alterna senza mai creare cesure tra i due e senza mai cedere alla didascalia di uno nei confronti dell'altro. Nulla che è detto nel fumetto ripete o chiarisce ciò che è scritto nel testo e viceversa. Si tratta di un unico flusso narrativo a due voci.
Questo genera una vivacità di lettura, un continuo richiamo alla curiosità e all'attenzione del lettore che in tal modo non cade mai nella routine del leggere sovrappensiero.
In questo genere di libri, gioco-forza, l'illustrazione - a piena pagina, a piccole o grandi vignette con il ballon, mi pare mutuata dal fumetto, su cui riconosco la mia grande ignoranza. E quindi mi taccio, salvo riscontrare una sorprendente somiglianza tra la Vernon e la criceta: entrambe rotonde e sornione.



Carla

mercoledì 9 agosto 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SECONDA PROVA


Ho letto, con colpevole ritardo, il secondo romanzo di Holly Goldberg Sloan, Il mondo da quaggiù. Sicuramente influenzata dall'ottima impressione ricevuta dal precedente romanzo, Il mondo fino a 7, avevo grandi aspettative nei confronti di un'autrice che considero fra le più interessanti, nel panorama contemporaneo.
Ma ancora una volta si è affermata la regola della seconda prova: ovvero un paragone con la precedente che mette in luce soprattutto i limiti.
Ma andiamo con ordine: Il mondo da quaggiù, tradotto da Loredana Baldinucci per i tipi di Mondadori, racconta le vicende di Julia durante un'estate speciale che la fa diventare davvero grande. Julia è una ragazzina un po' bassa, ma lei non se ne fa un problema; il suo vero problema è l'essere rimasta a casa mentre le amiche sono in vacanza, proprio quando il suo adorato cane, Ramon, muore. E' un lutto difficile da affrontare e forse per questo la mamma la iscrive insieme al fratello ai provini di uno spettacolo teatrale, organizzato dall'università. Dovrebbe recitare come comparsa, uno dei Mastichini, ne 'Il Mago di Oz', messo in scena da un regista affermato, sulla falsa riga del film interpretato da Judy Garland.
Julia non sa ballare, né cantare, ma viene presa lo stesso; comincia per lei un'avventura che le consente di conoscere il mondo del teatro; conosce tanti altri bambini, scelti per lo stesso ruolo, ma anche degli attori nani, dei veri professionisti, fra cui Olive, con cui lega immediatamente. Lo spettacolo diventa il centro della sua vita e la porta a fare conoscenza con la vicina di casa, la signora Chung, che si scopre essere stata ballerina, costumista, scenografa. Nonostante la sua età non giovanissima, viene coinvolta anche lei nell'impresa. L'estate passa così, con le prove quotidiane e l'inevitabile altalena di stati d'animo, esaltazione, entusiasmo e delusioni. Il contatto con persone più grandi le fa capire con maggiore chiarezza le motivazioni degli adulti e, soprattutto, quanto sia importante la determinazione nel raggiungere i propri obiettivi.
Lo stile della Holly Goldberg è, come nel romanzo precedente, leggero, fluido, senza battute d'arresto, convincente nel raccontare la normalità dal punto di vista di chi è un po' più in basso. Ma il personaggio di Julia non ha la stessa forza, la stessa incisività di Willow, la protagonista del Il mondo fino a 7; così, nello stesso modo, il mondo descritto qui sembra avere l'atmosfera fatata di una favola, confondendosi con i personaggi fantastici del Mago di Oz. Tutti meravigliosamente onesti, al massimo combattuti nei sentimenti nei confronti di questa o quella attrice. Tutti rigorosamente dalla parte della protagonista, impegnata a rendere memorabile quell'estate.
Non basta la capacità di costruire un romanzo come un oliato meccanismo; qui mi sembra manchi quel pizzico di realismo, di cattiveria, necessari a dare una credibile rappresentazione della realtà. Questo non significa che si tratti di un romanzo mediocre; semplicemente non così incisivo come il precedente. Anzi, prevedo che avrà un discreto successo, proprio per il messaggio rassicurante che dà.

Eleonora

“Il monda da quaggiù”, H. Golberg Sloan, trad. di L. Baldinucci, copertina di C. Bazzoni, Mondadori 2017




lunedì 7 agosto 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI SENTE ODORE DI OCEANO
A M e a F, che -come me- sono in cerca di acqua vera e balene di sogno e che -come me- hanno apprezzato questo libro anche quando era solo coreano.

Il segreto della fontana blu, Kyung-Sik Choi
Terre di Mezzo 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Le previsioni dicono che questa
sarà un'estate strana. La più strana di sempre.
Il tempo sarà incostante e fuori dall'ordinario.

In mezzo ai palazzi c'è una fontana
a cui nessuno presta attenzione.
È come se un getto d'acqua fosse sul punto
di zampillare da un momento all'altro,
eppure non succede mai."

Non è l'unico fatto strano: nelle giornate di pioggia intorno a quella vecchia fontana dal perimetro sconnesso, dimenticata tra i palazzi qualcuno sente odore di oceano, nonostante l'oceano sia molto lontano.


Quel giorno c'è aria di temporale. Il cielo si oscura e sotto i piedi del bambino che spesso sta seduto sulla vasca della fontana all'improvviso il terreno si crepa per esplodere come un vulcano. Una balena, enorme, esce da terreno; il suo sfiatatoio è la fontana e il bambino con il suo cane si trovano a cavallo del cetaceo che salta, come le balene sanno fare, nel cielo per poi rituffarsi in un mare blu profondo. 


Il bambino e il cane sono con lei, zampa nella mano e mano nella pinna, circondati da sola acqua. Quando la balena riemerge in superficie, il bambino e il cane notano che gli sfiatatoi delle altre balene sopraggiunte sono fontane. A ogni balena, una fontana diversa che zampilla acqua come non mai, a voler soddisfare l'arsura di sempre.
Tra gli spruzzi multicolori il bambino e il suo cane giocano, fino a riatterrare in un mondo reale, ai bordi della vecchia fontana.
Ha cominciato a piovere.
Una pioggia vera che bagna cane e bambino di ritorno a casa, ma quella stella marina che si intravede sotto la maglietta?


Al suo primo libro, Kyung-Sik Choi, sa già maneggiare con destrezza i fondamentali dell'albo illustrato.
Provo a metterli in sequenza disordinata.
Primo: il tema. Si tratta di una delle innumerevoli declinazioni che questo animale ha nella letteratura tout court. Da Giona a Simbad, passando per Melville, e non solo in ambito occidentale, ma anche e di più in molte altre culture e letterature, dalla Polinesia alla Lapponia.
Se mi limito agli esempi illustrati più recenti e interessanti a mio avviso, non posso non citare La balena della tempesta, La balenottera azzurra, Se vuoi vedere una balena, Ein Garten für den Wal. E in particolare mi pare interessante, tema nel tema, l'occhio della balena (Come? Cosa? o La piscina) che sa sempre guardare con tenerezza e curiosità il lettore, quasi a voler smentire la propria imponenza. Qui, come altrove, la balena accompagna i piccoli attraverso mondi per loro inarrivabili, il mare profondo, ed è essa stessa personificazione della meraviglia, sorta di 'guida' dal mondo della superficie a quello della profondità.
Immensa e fragile, silenziosa e sonora, affettuosa e minacciosa, misteriosa ed epica, anche in questo caso la balena non si sottrae e incarna il potere dell'immaginazione di quel bambino.
Secondo: la storia. Utilizza uno schema narrativo molto conosciuto, secondo cui la sospensione del racconto fantastico prende l'avvio da una situazione molto concreta per poi distaccarsene e quindi ritornarci, con coupe de théâtre finale, a smentita di quanto si è creduto fino a quel momento.
La vecchia fontana in città è la partenza per il protagonista, la balena e il suo viaggio sott'acqua e in cielo sono il suo sogno, il ritorno tra i palazzi è il punto di attracco finale. La pioggia che comincia a cadere non fa che confermare il fatto che sia stato tutto frutto dell'immaginazione di quel bambino. Tuttavia la stella marina rimette, giustamente, tutto in discussione. Come è corretto che sia: i nostri viaggi immaginari lasciano traccia di sé. Alcuni fatti lo attestano: il pavimento crepato intorno alla fontana, le gocce blu del mare, e la stella
Terzo: la forma. Un disegno a china che sul bianco e nero imperante del volume ammette la presenza quasi solo di un altro colore: il blu del mare, dell'altrove, dell'immaginario, dell'invenzione. Ai prismi squadrati, solidi fatti a retino, si contrappone il liquido blu oppure un vapore di pulviscolo colorato (ma quanto ricorda Peter Sís?).


Laureatosi nel 2000 a Yonsei, in ingegneria dell'architettura, Kyung-Sik Choi costruisce con un senso della profondità e della prospettiva, memori della sua formazione e competenza in fatto di spazialità. L'idea stessa che una fontana possa essere 'sfiatatoio' di balene sotterranee potrebbe nascere da una sensibilità per gli oggetti architettonici di una città, in senso più generale.A questo si aggiunge un consapevole uso dell'inquadratura, sempre diversa e originale.


La costruzione del testo, espressione formale tanto quanto il disegno, si limita a poche frasi che sono disposte sulla pagina come fossero versi. In un lingua vicina al parlato (a chi il merito della traduzione?) si fa cenno a un particolare su cui poi non si insiste, salvo poi tornarci nella chiusa finale, che ha il pregio di riannodarsi alla perfezione per chiudere il cerchio e lasciare un che di sospeso e non detto. Al centro della storia, dove la libertà di interpretazione è sovrana, la parola si sottrae.
Se tiro le conclusioni direi che siamo di fronte a un altro buon libro pubblicato da Terre di Mezzo.

Carla

venerdì 4 agosto 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


 A CHE PUNTO SIAMO

Nel corso di questo primo semestre del 2017 ho spesso sottolineato come nell’ambito della produzione editoriale no-fiction ci fossero aspetti positivi e negativi.
Intanto, i cambiamenti: negli ultimi anni abbiamo visto un profondo mutamento dei libri di divulgazione e dei libri ‘da fare’, cambiamenti caratterizzati da un maggior peso della cura grafica del libro e dal ruolo dell’illustrazione.
Esempi caratterizzanti sono stati i libri di Duprat e della coppia polacca Mizielinski, con libri che hanno sensibilmente mutato l’approccio ai libri di divulgazione. Il fatto che questi libri avessero un importante apparato iconografico e che l’immagine assumesse un ruolo centrale non significa che si trattasse di libri semplici. Al contrario, il contenuto di Il libro delle terre immaginate o di Sottoterra/Sottacqua è consistente e articolato. Dunque questi mutamenti non vedono una maggiore semplicità del contenuto, ma l’uso dell’immagine come veicolo di concetti e nozioni anche difficili.
Nello stesso tempo, le collane PiPPO e PiNO, di Topipittori, ad esempio, hanno portato nell’ambito dei libri ‘da fare’, a scopo didattico e non, la raffinatezza e la qualità editoriale propri dell’albo illustrato.
Mentre resiste, ma in misura molto ridotta rispetto al passato, l’illustrazione fotografica nel libro di divulgazione, con la anglosassone Dorling & Kindersley, come sempre all’avanguardia, si sono fatte strada altre tendenze, miranti a mescolare i linguaggi dell’albo illustrato a quelli del libro informativo, non sempre con risultati esaltanti.

Se, quindi, appare evidente un ripensamento del libro che non racconta storie o che nel farlo parla anche d’altro, si sono evidenziate anche delle criticità. Intanto, la selettività degli argomenti trattati, che rendono scarsa o nulla la produzione in alcuni ambiti o escludono lettori e lettrici della fascia d’età delle medie, per i quali la produzione è molto ridotta. Scandalosa la scarsità dei titoli in ambito storico, o la scomparsa di argomenti molto richiesti. In secondo luogo, ho trovato sconcertante la presenza di errori, e non solo di refusi, in libri che provengono da editori importanti, che dovrebbero essere in grado di garantire la qualità dei propri libri. E’ una questione di onestà intellettuale, non si possono propinare a bambini/e e ragazzi/e dei testi inesatti, facendo conto sul fatto che non sono in grado di cogliere immediatamente le differenze. I bambini non vanno mai presi in giro, proponendogli versioni 'aggiustate' di aspetti della realtà, né tanto meno rimasticature di teorie più o meno antiche. Che dire della teoria dei quattro elementi, ancor viva da Empedocle fino alla sapienza alchemica, che ogni tanto risorge nei progetti di qualche maestra?
Il primo requisito di un buon libro di divulgazione è che il suo contenuto sia corretto, espresso con un linguaggio chiaro e comprensibile, che vengano definiti concetti e parole chiave, che non si diano per acquisite nozioni, che magari ad alcuni possono risultare oscure. Il secondo requisito, che non si sostituisce al primo, è la leggibilità, l’approccio visivo che aiuta a comprendere intuitivamente i concetti più difficili; la vivacità di un testo che non annoi, la capacità di incrementare la spontanea tendenza dei più piccoli a guardare al mondo con mente aperta. Il terzo, l'aggiornamento necessario rispetto ai contenuti, l'evidenza anche dei lati oscuri, o contraddittori, di quello che ancora non si sa.

Infine, la solita nota dolente, che riguarda un po’ tutti noi, insegnanti, bibliotecari, librai: il ritardo culturale con cui guardiamo al settore dei libri no fiction, ritardo che limita anche la nostra produzione editoriale. Basterebbe osservare la differenza fra l’editoria anglosassone e la nostra per capire quanta strada ci sia ancora da fare. Ma se poi, anche di fronte al poco che abbiamo, pensiamo che questi testi vengano dopo, che non hanno la stessa rilevanza dei testi di narrativa o degli albi, è evidente che faticheremo a raggiungere quella ricchezza di proposte che è necessaria per dare risposte adeguate ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze che continuano imperterriti a farsi e farci domande.

Eleonora



mercoledì 2 agosto 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

DIRITTO DI NAVIGAZIONE

Il papà e i suoi dieci bambini,
Rosso non vuole fare il bagno, Il compleanno di Rosa,
Bénédicte Guettier (trad. Tommaso Gurrieri)
Edizioni Clichy, 2017



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"C'era una volta un papà che aveva dieci bambini.
Ogni mattina preparava dieci colazioni.
Metteva dieci mutande, dieci magliette, venti calzini, dieci pantaloni e venti scarpine."


La sera, quello stesso papà, dopo aver dato loro la cena, aver raccontato una storia, aver dispensato il bacio a ciascuno, di nascosto costruisce una barca. Quando i bambini la vedono si stupiscono assai e, secondo me, pensano che sarebbe molto bello navigare tutti assieme. Il papà però vuole fare un viaggio per mare da solo, così con molta tranquillità affida i suoi 10 bambini alla nonna. Salpa su quella barca che sembra di carta, si riposa, poi pesca e alla fine si addormenta. Ed è così stanco che dorme per 10 giorni interi. Al suo risveglio, forse ancora insonnolito, comincia a preparare la colazione...10 colazioni. Fa rotta verso casa e arriva proprio nel momento giusto per la colazione e, secondo me, per salvare la nonna da frattura certa del femore. Tutti e 10 i suoi bambini salgono a bordo per mangiare e per navigare con lui... E la nonna è salva.


Era il 2003 e con un titolo lievemente diverso (ma che suonava meglio) usciva questo libro. Lievemente diversa anche la copertina, ma il dirompente contenuto è rimasto pressoché identico, nella sua meravigliosa 'cattiveria', anche se nella prima edizione il viaggio doveva durare 10 mesi e non solo 10 giorni (pazienza e largo al politically correct). Come accadde per Urlo di mamma, suo coetaneo, questo libro arrivato da Oltralpe mostra comunque una certa disinvoltura di rapporti tra genitori e figli. Troppa disinvoltura perché al tempo molti non apprezzarono l'assenza programmatica della mamma (ad Harvard a fare il suo PHD? oppure morta? oppure sfinita dalle 10 maternità e fuggita con la vicina di casa?), e molti altri non apprezzarono il fatto che quel padre la barca la costruisca per sé (anche se poi cede alla nostalgia dei suoi bambini e torna e li carica tutti). Per non parlare dei 10 mesi di navigazione...

Naturalmente il libro fu invece apprezzatissimo dai piccoli lettori e le copie in biblioteca si consumavano nell'essere sfogliate e risfogliate. Nei loro occhi quei colori sgargianti diventavano indelebili. Quei dieci marmocchi dalle tutine tutte differenti, ma sostanzialmente identici nei visi tondi, sormontati dal unico grande ricciolo, sono una entità unica. L'azzurro che avvolge la navigazione in solitario è una festa. Il tratto nero, grosso e impreciso, una sigla cercata dalla Guettier.
L'altro elemento che cattura l'attenzione di bambini e bambine sta nella pervicace precisione del testo nel ripercorrere tutte le fasi della giornata di quel papà, senza mai dimenticare di enumerare in dettaglio ogni passaggio.


Lo confermo a distanza di 15 anni: continua a essere un bel libro, divertente, adattissimo alla lettura ad alta voce, grazie anche al tipo di illustrazione così particolare e leggebile a 10 metri di distanza.
Come spesso accade nei libri così ben progettati, nel disegno si nota tutta una serie di dettagli che nel testo non sono raccontati, ma che hanno la funzione di dare 'profondità di campo' alla narrazione. Penso alla figura della nonna che è letteralmente a un passo dal farsi parecchio male. Penso all'espressività del padre, alla sua barba sempre un po' lunga. Penso ai colori della bandiera della barca o alla coperta.
Ecco, riguardo ai colori, c'è una coerenza interna necessaria perché, dico un'ovvietà, ogni bambino o bambina andrà a controllare, pagina dopo pagina, che tutti e dieci i marmocchi siano rappresentati e presenti. Fa parte del grande gioco.


E sono molto contenta nel constatare che a ciascuno dei 10 bambini con i loro 10 colori la Guettier abbia dedicato singoli libri. 


I primi due usciti sono Il compleanno di Rosa e Rosso non vuole fare il bagno raccontano belle storie che hanno il pregio di dare carattere ai singoli protagonisti. In quest'ultimo la pazienza del padre viene messa nuovamente a dura prova, cosa che genera immediatamente la ricomparsa di una barchetta, come quella che un giorno lo portò lontano per un po'. Anche in questi libretti più piccoli per formato, che, si può sperare, saranno dieci, continua a mancare la mamma (ma noi nel frattempo ci siamo un po' emancipati?) e anche la nonna pare essersela filata!

Carla

NOTERELLA AL MARGINE
Un applauso a scena aperta per la scelta del colore anice, capitato in sorte a uno dei dieci marmocchi. Chissà se scalfirà la definizione di verde acido? Io me lo auguro. Gioisco anche per l'assenza del fucsia (e di tutte le sue storpiature, fuschia, fuschian eccetera) e di tutti gli altri stereotipi cromatici che mi perseguitano.