mercoledì 14 ottobre 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

TOPO METAFISICO [parte seconda]

Pio Pelosi, il topino collezionista di La camera delle Meraviglie, non si limita a raccogliere, catalogare e mettere in mostra oggetti. Uno degli elementi cardine di questa sua passione - anzi direi, ragione di vita - sta nell’incontro con gli avventori del museo. La schiera di oggetti in mostra porta naturalmente a porsi delle domande a cui Pio non vede l’ora di rispondere o quantomeno di cercare di rispondere. Così facendo, Ruzzier riesce a raccontare magnificamente quale sia il museo ideale: quello che spinge verso le domande, che accende le riflessioni, che apre alla curiosità. La collezione di Pio non pretende di raccontare qualcosa di definito, ma vuole mettere in dialogo le parti. 


Pio decide di esporre nella propria camera degli elementi che hanno delle caratteristiche che li accomuna: sono strani, sono stati trovati, sono stati abbandonati o scartati o semplicemente sono caduti, sono loose parts se vogliamo riprendere un termine coniato dall’architetto Simon Nicholson nel 1971 e riformulato da Monica Guerra: “[I loose parts sono] frammenti di mondo tornati all’attenzione e con ciò ricondotti alla vita, spesso a una nuova, inedita, imprevedibile vita”. Il topino non sa dove stia portando questa sua ricerca, sa che lì sta bene, che gli è in qualche modo utile, ma Ruzzier narra anche molto bene come basti poco a far oscillare le certezze e come in realtà le relazioni che nascono grazie alle cose possano, altrettanto facilmente, mettere in crisi il senso della vita stessa di Pio.  


Ogni illustrazione che compone La camera delle Meraviglie è incorniciata, quasi stessimo assistendo a narrazione raccontata da un contastorie. Le illustrazioni, come abbiamo visto, aprono a molteplici significati ma hanno anche una struttura portante a sé stante: potremmo dedurre il senso della storia anche solo scorrendo le illustrazioni. Questa scelta invita il lettore a separarsi dalla storia, a osservarla dalla distanza, in questo modo è possibile rileggere la storia di Pio come una sorta di parabola. E se il personaggio di Pio fosse una metafora per il lavoro artistico? Se questo andare per il mondo cercando oggetti, materiali, loose parts, rappresentasse una modalità creativa? In fondo molti artisti fanno esattamente come Pio: raccolgono suggestioni dalla vita, le esplorano, le espongono lasciandole al giudizio degli altri, giudizio che fa nascere domande ma che può anche pesare: quel sasso è brutto - dicono a Pio - buttalo via! 


Pio si sente sopraffatto dalle critiche, il suo mondo esteriore ed interiore crolla, svuota la camera e si sente svuotato, non ci sono più confini tra fuori e dentro, ma effettivamente nel mondo di Pio confini non ve n'erano mai stati. Come ricominciare a vivere dunque? Ripartendo. Uscendo di nuovo per le strade, pesando tra le mani un nuovo sasso che tanto ricordava il primo, ma soprattutto ricollocando la pietra tra gli scaffali, oggetto motore tra le altre future piccole cose raccolte. La camera delle meraviglie ha due finestre, una è semicircolare mentre l’altra, sul lato opposto, è una portafinestra chiusa che dà sulle colline. Solo nell’ultima tavola, quando il sasso è riposizionato, la porta è socchiusa: un invito del mondo a ripartire.  E così l’artista Pio ricomincia, con nuova consapevolezza: qualcosa lo guida, il mondo sicuramente, perché il mondo consente sempre di trovare qualcosa di speciale che nessuno aveva notato. Nessuno tranne il topino artista e cercatore Pio Pelosi. 

Valentina 

 La camera delle meraviglie, di Sergio Ruzzier, Topipittori 2026

Nessun commento:

Posta un commento