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mercoledì 5 agosto 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

QUESTO LIBRO È MIO E LO GESTISCO IO 


Ancora una volta Stefania Camilli – direttrice editoriale di Vànvere edizioni – tira fuori una chicca dal passato. Pubblicato per la prima volta a Parigi da Delpire éditeur nel 1967, poi in Italia da Il Saggiatore nel 1969, Cowboy è un libro che si fa subito notare. Intanto perché è grande: 44 centimetri di altezza per 30 di larghezza. Poi per il titolo che occupa tutto lo spazio della copertina: caratteri cubitali in giallo, arancione e blu carta da zucchero; elegantissima. Se cerchi il nome dell’autore dei testi o delle immagini, non lo trovi manco nel colophon. 
E quindi lo apri e il frontespizio ti conferma che sì, è proprio uno strano libro: si chiama AttiBum e ti parla dandoti del tu. 


Allora cominciamo. 
La storia: la voce è quella di Tornado Jack che è un cowboy, e si presenta. “My name is Jack. Tornado Jack” e già siamo in uno stile epico. “È così che mi chiamano tutti e ne sono fiero, perché corro come il vento. L’importante, per noi, è riuscire a farsi un nome. E non è mica facile, sapete? Ma quando ci riesci, allora il West è tuo”. 
Subito ti sembra di rivedere il personaggio di un film western, seduto in un saloon mezzo ubriaco a vantarsi di improbabili e solitarie avventure. Ma ci vuole poco a verificare che con il prototipo del pistolero solitario (criminale, sceriffo o cacciatore di taglie che sia) il nostro cowboy non c’entra proprio nulla e ancor meno c’entra con l’eterna guerra contro gli indiani. Tutto quello che ci viene in mente pensando agli innumerevoli film sul Far West che ci scorrono puntuali davanti agli occhi, con il nostro cowboy non c’entra proprio niente. Tornado Jack è un cowboy vero, un guardiano di bestiame, uno che raduna le mandrie per trasferirle da un capo all’altro del Vecchio West. E qui capisci che tutto il cinema che abbiamo visto ci ha propinato cowboy inesistenti, dal baraccone del teatro itinerante di Buffalo Bill al cinema degli spaghetti western. Il vero cowboy lo abbiamo tra queste pagine. Ci racconta del suo lavoro, delle sue giornate, delle mandrie, dei tornei, di quella volta che spostarono quella mandria di cinquemila capi e Jim la Iena, ladro di bestiame, li attaccò. Racconta del senso di libertà di una vita in territori sterminati in sella a cavalli veloci e affezionati. 
E poi le illustrazioni. Bellissime incisioni su legno realizzate da Frederic Sackrider Remington, artista americano di fine ‘800, considerato uno dei cantori del Far West e apprezzato anche da Fabrizio De André che scelse uno dei suoi dipinti per la copertina de L’indiano
Scene vivide che celebrano una natura maestosa, un mondo selvaggio e sterminato attraversato da uomini a cavallo, carovane e bufali.


Come ci viene detto nel frontespizio, con le illustrazioni possiamo farci ciò che vogliamo. Ed ecco allora qualche istruzione in più: 
“Cosa ci vuole per divertirsi con AttiBum? Occhi e mani, matite colorate, forbici, acquarelli, pennarelli, ma soprattutto la voglia di usare i colori come più ti piace (e se sbagli non importa…perché sbagliando s’impara). Noi abbiamo colorato la prima illustrazione per mostrarti come si fa. Tu puoi copiarla, puoi seguire i consigli che ti diamo nel testo scritto in piccolo, ma puoi anche fare l’esatto contrario e andrà bene lo stesso, perché l’importante è che tu usi i colori seguendo la tua ispirazione”. 
Dunque massima libertà oppure, se si vuole, si possono seguire le brevi note alle illustrazioni dove, come in un copione teatrale, le didascalie descrivono le atmosfere: 

 “Il paesaggio è aperto e profondo, sotto l’immensità di un cielo che l’alba tinge di rosa. Le montagne in lontananza sembrano quasi azzurre, sullo sfondo di una pianura gialla e bruna. In primo piano, l’acqua forma piccoli gorghi fangosi, dal colore rossastro. Bisogna far risaltare il grembiule di cuoio del cowboy, e i cavalli dovrebbero avere colori diversi: dal bianco al marrone e al nero.” 
“Quando ho scoperto questo libro, mi è sembrato di incontrare il mio editore gemello. Cowboy sembra essere fatto apposta per il catalogo di Vànvere!” mi dice Stefania Camilli mostrandomi Cowboy nel suo affollatissimo stand della Fiera di Bologna. 
In effetti, nel catalogo di Vànvere i grandi formati non mancano e diversi sono i titoli che possono trasformarsi o anche disfarsi tra le mani di chi li acquista. Si pensi ai grandi formati di Guido Scarabottolo, dal Manifesto segreto a Viva il mondo!, tutti pensati per essere ritagliati e ricostruiti a piacimento, o anche a Il mondo di Gabri di Gabriella Giandelli, dove puoi vestire una bambolina con le più diverse mise da ritagliare. 
Insomma, trattasi di un diverso concetto di autorialità. 
Gli AttiBum di Delpire éditeur - così come quelli poi pubblicati da Il Saggiatore - furono diversi, forse una decina scarsa, e davvero speriamo che Vànvere possa riproporceli tutti. 

Patrizia

 “Cowboy”, trad. a cura della redazione, Vànvere edizioni 2026 


lunedì 12 giugno 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI PALO IN FRASCA

Fammi una domanda!
Antje Damm (trad. Francesca Pamina Ros),  
Il Leone Verde Piccoli 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Chi è il tuo migliore amico? Chi è la tua migliore amica? 
Quale avventura vorresti vivere almeno una volta nella vita? 
A cosa credi? 
Che cosa doneresti a un senzatetto? 
Dove non vorresti mai trovarti? 
Che cosa hai usato in modo diverso rispetto al solito?" 

Queste sono le prime sette domande di questo libro che ne contiene altre 111. 
Costruito in stretto dialogo tra una domanda e una immagine che la affianca con assoluta regolarità sulla destra, il libro chiama i propri lettori a un dialogo bello serrato che può esaurirsi in una unica sequenza oppure può essere 'centellinato' nel corso del giorno, dei giorni. 


La portata delle domande è varissima: dalla semplice questione quotidiana, alla domanda filosofica, dalla domanda che implica un ricordo e una memoria, alla domanda che scava nell'intimità di ciascuno. 
E, cosa encomiabile, senza nessuna gerarchia interna. 
Ufficialmente non ha una sua trama, se non quella che ciascun lettore crea per sé. Come a dire che ogni bambino o bambina con le proprie risposte, creerà la propria copia individuale del libro. 


Un po' di storia di questo piccolo grande libro che per anni è mancato e invece adesso c'è. Di nuovo.
Evviva. 
Tralasciando il lato affettivo che nello specifico è molto forte, occorre ricordare che fu pubblicato in Germania nel 2002 e uscì in Italia con Nuove Edizioni Romane nel 2005, grazie alla sapientissima Gabriella Armando che di un libro del genere intuì immediatamente la portata. 
Lo fece tradurre e lo pubblicò con la sua bella copertina rossa su cui campeggia un ragazzino o una ragazzina, guance rosse e mani in tasca, in perfetto stile Antje Damm.
 
Una sequenza di questioni, vivaci e volutamente in disordine, che guardano in molte direzioni: dal quotidiano al metafisico, dall'alto al basso, con la medesima capacità di saltare di palo in frasca che hanno i bambini quando ragionano. Qualcosa che ha anche fare con il pensiero divergente e con la creatività.
Nel 2012 sparita la casa editrice, lentamente smettono di circolare tutti i bei libri del catalogo. 
Compreso questo. Chi ne aveva copia, l'avrà conservata ancora più gelosamente. 
Poi Antje Damm si riaffaccia nelle librerie italiane con un libro che ha una impostazione simile a Fammi una domanda!. Al punto esclamativo si sostituisce il punto interrogativo e abbiamo Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura
Anche in questo caso: un formato quasi quadrato, una domanda una immagine. Anche in questo caso alle fotografie, si alternano disegni realizzati con tecniche diverse. Anche in questo caso il libro ha il preciso scopo di creare un dialogo con il proprio lettore, bambino o adulto che sia. Metterlo davanti a questioni personali, come anche planetarie. Interrogarlo sulle proprie abitudini, sui propri pensieri, ma anche metterlo un po' in difficoltà rispetto alla crisi seria che il pianeta sta attraversando. 
Anche in questo caso le domande arrivano come sparate da un lanciapalle per allenare i tennisti: ossia vanno in direzioni molto diverse, come diversa è la loro potenza. Alte, basse, raso terra, tese, pallonetti. 
Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura, forse complice il tema più specifico, forse complice il momento complicato del pianeta, però non ha implicato di default la ripubblicazione di Fammi una domanda!, ma ne ha forse favorito un percorso carsico, facendolo riemergere forte anche della ripubblicazione in Germania per festeggiarne il ventennale, dopo ancora qualche anno, con un altro editore. 
Evviva. 

Cambiata, di poco, la copertina. Cambiate alcune foto, cambiata la formulazione di qualche domanda, complice anche una diversa traduzione e una limatura ulteriore da parte di Antje Damm, aggiunti qui e lì nuovi quesiti. 
D'altronde sono passati vent'anni e l'immaginario collettivo e la percezione che i piccoli hanno della realtà circostante è certo diversa. Come diversi sono i loro strumenti per analizzarla. 
Resta invariato il grande pregio di un libro così. 
Evviva. 
Un libro che ha la capacità di muoversi sulla superficie ma anche di andare ben in fondo, che ha il talento di saper parlare una lingua che tutti possono capire. Un libro che sa farci guardare lontano, vicino, indietro e avanti. 


Un libro intelligente e attento nella formulazione delle domande, anche sulla base dell'esperienza fatta su quelle della prima edizione. Per capirci: sulla medesima immagine di una piccolina che dipinge su un grande foglio nella prima edizione si leggeva Con che cosa ti piace disegnare? domanda che effettivamente si spegne in un attimo ora la stessa immagine è in relazione a una questione ben più complessa e diventa: Che cosa hai fatto per rendere il mondo un posto migliore? Senza contare che la relazione tra immagine e testo assume tutt'altro spessore. Perde di immediatezza ma guadagna in profondità. 
Altre piccole raffinatezze riguardano, per fare un esempio, il fatto che i papà cucinino, cosa nel 2002 non si dava per scontata e che adesso è data per assodata. O i lavori in casa a cui collaborano anche i piccoli. O le bambine ritratte sulla domanda sul ridere, o la domanda doppia riguardo al farsi bello o bella. 
Cambia il posto preferito per giocare e cambia cosa saper fare meglio di un grande... 


Sembrano sottigliezze, ma nascondono un loro preciso significato. 
Non in ognuna delle 118 domande, ma abbastanza di frequente capita anche quella rinnovata meraviglia che nasce quando immagine e testo si mettono in una relazione che non è didascalica: c'è un quid da esplorare. 


Un valore in più che Antje Damm mette sulla pagina. 
Evviva. 
Come dovrebbe essere in ogni buon libro illustrato: lo spazio 'vuoto' tra figura e parola permette al lettore di infilarcisi e di stare. 
Provare per credere.

Carla

venerdì 21 febbraio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


VOLTA PAGINA!

Aiuto, arriva il lupo! Ramadier & Bourgeau
Babalibri 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

Il lupo si avvicina... Presto! Volta la pagina per liberartene!
Si avvicina...Presto! Volta la pagina!

Il lupo lentamente ma inesorabilmente si sta avvicinando. Da piccolo che era, all'uscita di un bosco, con passo marziale si avvicina sempre di più. Ormai è diventato grande nella pagina e non è più al margine, ma al centro della pagina. 


Al piccolo lettore conviene ascoltare la voce fuori campo che dà utilissimi consigli. Inclinando il libro verso destra, il lupo probabilmente scivolerà verso il margine della pagina e poi, perso l'equilibrio, cadrà. Teniamo il libro inclinato e per lui non ci sarà scampo...Come nella migliore tradizione di moltissimi cartoni animati il lupo scivola sì nel burrone, ma quel ramo secco sporgente dalla scarpata è per lui un ottimo appiglio. Perbacco! Il lupo è ancora lì attaccato. Così viene naturale scuotere il libro per intero in modo da rendergli instabile l'appiglio. Non basterà. Possiamo dunque capovolgerlo. Ma quel lupo ne sa una più del diavolo...
Come sempre di fronte a una bella storia che finisce, si ha voglia di ricominciare...



Questo bel cartonato, dagli angoli smussati, ci sembra un libro adattissimo per lettori anche molto piccoli. Finalmente un libro anche per loro. Degli stessi autori di Ecco un uovo! (altro libro consigliabile per quella fascia di età), Cédric Ramadier e Vincent Bourgeau, questo libro spopolerà nel nostro corso di formazione che abbiamo avviato con giovani mamme di nido. Sempre alla ricerca di bei libri da condividere con il loro bambino, saranno contente delle pagine cartonate, degli angoli stondati, del disegno facile ma non banale, dell'uso di colori attrattivi, del gioco interno da fare con il proprio interlocutore, del brivido di terrore che lo percorre...
Siamo appena riusciti a convincere con tanta fatica i nostri piccolissimi ascoltatori che ciò che è raffigurato sulla pagina di un libro, non è la cosa in sé, pertanto non è effettivamente afferrabile. Gli abbiamo spiegato con pazienza che è solo una sua raffigurazione. E ora arriva questo libro che smonta tutto!
E non vale!
Come furono già due capolavori come Un libro, di Hervé Tullet (Franco Cosimo Panini 2010) e Siamo in un libro! di Mo Willems (Il Castoro, 2013), o gli attuali I libro cane di Lorenzo Clerici (Minibombo, 2013) e Il libro gatto di Silvia Borando (Minibombo, 2013), anche quest'ultimo libro Babalibri va nella direzione contraria al nostro insegnamento.
L'oggetto raffigurato nel libro si muove nella pagina, dialoga in qualche modo con il lettore: lo chiama dentro, coinvolgendolo nella ricerca della soluzione al problema.

Ma per una cosa la 'disinsegnata' ce n'è un'altra 'insegnata': per conoscere le storie bisogna voltar pagina, andare avanti.Sembra banale, ma non lo è affatto: è un grande insegnamento sempre utile.
Così il piccolo ascoltatore alla fine penserà tra sé, parafrasando Calvino:"Lo dicevo io che le storie sono vere!"


Carla