I CANI TI CAMBIANO LA VITA
Emons Raga 2026
NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)
"Accanto a ogni buca spuntava un'elegante collinetta di terra e tra una buca e l'altra giacevano abbandonate le ortensie, le rose e tutte le piante che la mamma aveva piantato col sudore della fronte.
Le spostava sempre, perché a ogni primavera aveva una nuova idea per il giardino.
Ero scalzo davanti all'ingresso e sapevo che vedendo il prato, papà si sarebbe trasformato in uno tsunami unito a una tromba d'aria.
Mi veniva da piangere.
'Cane cattivo, maleducato! Come sei stupido... E adesso come facciamo a convincere papà a tenerti? Hai distrutto metà giardino. Che hai fatto? Hai scavato tutta la notte? Stupido che non sei altro'.
Non stavo esagerando."
Eppure con un'idea geniale di sua madre, che al suo giardino tiene, ma ancora di più vuole avere quel cane, Ruspa - un nome una missione - resterà e dormirà nella cuccia più costosa del mondo.
In sintesi, lo scenario di partenza è questo: una madre e un figlio, Kosma, anzi due, con il fratellino Lucek, questo nuovo arrivato, lo vogliono sopra ogni cosa e un padre che invece dei cani riesce a vedere solo i difetti e le controindicazioni.
Questa allegra e variegata famigliola vive in una casa che confina con un bosco, quello da cui Ruspa ha fatto capolino una mattina, che va attraversato ogni volta per arrivare in città.
La famiglia si è trasferita in questa nuova casa da poco. Loro, per gli abitanti del posto, sono 'i cittadini' perché appunto da lì arrivano.
Attraverso il cane e i primi guai in cui si va a cacciare, la loro rete di conoscenze si amplia rapidamente. La prima a entrare in contatto con loro è la burbera veterinaria Lidka, dalla quale Kosma ogni sabato pomeriggio presta assistenza volontaria. Ma a seguire, arriverà il signor Sbyszek , con il suo porcellino d'India, poi Sandra, con sua madre Nina e il suo fratellino silezioso Leszek,- solo Ruspa sa farlo ridere e parlare... E poi le gemelle con i loro cavalli di legno e poi la guida forestale e sua figlia.
Questa è la storia corale di un piccolo gruppo di persone che, per un motivo o per un altro, grazie a un cane diventa una vera e propria comunità.
Nonostante compaia nel titolo, Ruspa non è il protagonista assoluto di questo romanzo che arriva dalla Polonia ed è il romanzo d'esordio di una psicologa infantile, ma è certamente la spoletta che tiene il filo che dà origine a tutta la trama.
Ossia Ruspa, come succede nella vita vera, è un vettore importante per mettere in contatto persone che altrimenti, per scelta personale, forse non si conoscerebbero mai.
Se hai un cane, è piuttosto consueto che dopo un po' il tuo cerchio di conoscenze si allarghi. E succede senza fare grande sforzo. Con naturalezza, ti cambiano la vita.
La bellezza di questa storia sta proprio in questo: nell'essere un intreccio fitto fitto di fatti che si vanno a incastrare l'uno nell'altro con la perfezione di un puzzle. Personaggi di vario tipo che spariscono dalla ribalta per poi ricomparire al momento giusto, contesti su cui si spengono i riflettori per un po' per poi tornare in evidenza pagine e pagine dopo. Tutti raccontati dalla voce di Kosma, ragazzino di otto anni che fatica a star seduto per troppo tempo su una stessa sedia...
E tutto il suo racconto si tiene assieme con una bella coerenza narrativa e un'interessante galleria di personaggi, alcuni davvero imperdibili. Per esempio la madre di Kosma, sorta di alter ego dell'autrice, donna piena di buon senso e dispensatrice di utili consigli. O il padre che, pieno di ironia, fa sempre tanto ridere, in questa sua 'crociata' contro Ruspa e la sua irruenza.
L'altra grande bellezza, che diventa anche spunto di riflessione per chi non volesse solo restare in superficie seguendo il mero succedersi degli eventi, sta proprio nel senso ultimo che ha ogni costruzione di una comunità. In qualche modo qui ciascuno si trova a essere, quasi suo malgrado, insomma senza troppo rifletterci a tavolino, a essere importante per l'altro.
Ognuno dei personaggi, con il suo agire in relazione con gli altri, assume senso e valore. Che poi dovrebbe essere la norma quando si decide di comporre qualcosa insieme ad altre persone...
Qui l'obiettivo di uno diventa magicamente anche l'obiettivo di molti. Ognuno, a modo suo, contribuisce alla realizzazione dell'altro.
Anche se non tutti quelli che entrano in scena hanno un ruolo da protagonista, ciò nonostante la loro presenza diventa essenziale.
Se non altro a creare questo curioso fenomeno del cliffhanger...
Carla

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