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mercoledì 21 gennaio 2026

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

(PICCOLI) EROI IN CAMMINO


La vicina di casa” è il secondo titolo di Kęstutis Kasparavičius, apparso recentemente in Italia per i tipi di Iperborea. Lo stesso editore nel 2023 aveva pubblicato il suo “Storia a strisce”. Negli anni passati erano transitati sul territorio nazionale altri due titoli che ora sono introvabili (2010, edizioni Comma 22). 
Autore di testi ma anche illustratore, in Lituania è molto noto e prolifico avendo illustrato una sessantina di libri e avendone scritto una quindicina. 
Selezionato più volte per la Mostra degli Illustratori alla Bologna Children’s Book Fair, ha ottenuto nel 1994 il premio «Illustratore dell’Anno» dell’UNICEF e nel 2003 l’«Award for Excellence». 
In effetti le illustrazioni richiamano presto l’attenzione e già le copertine catturano lo sguardo trattenendolo intorno all’infinità di dettagli con cui l’artista sceglie ogni volta di rappresentare scene e personaggi. Tanti particolari, dunque, con i quali iperrealisticamente Kasparavičius racconta storie abbastanza irreali. Si tratta di animali (ma forse dei peluche, viste le loro pose quasi sempre statiche) trattati come umani: stanno su due zampe, sono vestiti di tutto punto con tanto di occhiali, borsette e cappelli e bijou. Anche gli ambienti sono dettagliati minuziosamente: il selciato di strade e marciapiedi, la mattonatura dei palazzi, gli infissi di porte e finestre, le screpolature degli intonaci, le decorazioni di vasi e suppellettili, servizi da tè e relativi manicaretti. Eccetera eccetera. 


Di Rosinello, il coniglio tutto bianco col nasino rosa, protagonista di questa storia, sappiamo già da subito che ha una gran paura dei serpenti. In verità mai ne ha visti con gli occhi suoi, ma la paura -come si sa- si attacca spesso a ciò che non si conosce. Si dà il caso che al piano di sotto sia arrivata una nuova vicina e Rosinello, che è un coniglietto davvero ben educato, bussa alla sua porta per fare la sua conoscenza quando una voce dall’interno sibila: “Mi dispiace ma in questo momento non sono quasi più in casa”. 
Non essere quasi più da qualche parte. Ma che significherà mai? 
La nuova vicina è uscita dalla finestra del suo appartamento ed è così lunga, ma così lunga che la parte finale del suo corpo è ancora in casa mentre il resto ha già girato l’angolo: Rosinello non potrà far altro che mettersi in cammino e percorrere la vicina in tutta la sua lunghissima lunghezza. Una storia che dura tutta la distanza tra una coda e una testa, potremmo dire. 


Il bello è che, mentre seguiamo il coniglietto impegnato nella sua ricerca, noi non possiamo far altro che attardarci ad un incrocio per sbirciare i passeggeri accomodati nel bus, oppure alzare lo sguardo e riconoscere il signor alce dietro la finestra. Ci sperdiamo nelle architetture, strade e cortili, su diversi piani di profondità. E andiamo avanti, curiosi e determinati proprio come Rosinello. E poi si sa, ogni domanda ti mette in cammino e, anche se il coniglietto avrà solo girato in tondo, tornerà a casa con una paura in meno e una vicina in più. 


Anche “Storia a strisce” è una storia in cammino.
“Se per caso ci perdiamo, cerca delle strisce”, così dice mamma zebra alla piccola Zebrina. Ma al mercato i banchetti sono tanti e pieni di ghiottonerie (che poi, per una zebra si tratta di cavolfiori, verze, cavoli cappucci bianchi e rossi, e consimili) e la piccola zebra puntualmente si perderà. 
Ligia alle raccomandazioni, si incamminerà alla ricerca di strisce che però troverà più o meno dappertutto ma… la cravatta a strisce della tigre non è la sua mamma, e nemmeno le strisce pedonali...tanto meno i tasti di una fisarmonica. È così che Zebrina, seguendo le strisce, si ritroverà ad andare - anche lei in cammino - per strade, giardini, spiagge, perfino in fondo al mare. Ogni volta ponendo la sua domanda “Scusi, lei è una zebra?” oppure “Ha visto per caso delle strisce?”
Come è prevedibile, le strisce materne saranno ritrovate in fondo alla storia e noi insieme a Zebrina avremo scoperto che non bastano delle strisce per fare una mamma.


Due belle storie dal testo ben più corposo rispetto allo standard di un albo illustrato che potranno certamente essere proposte a bambini e bambine fra i 3 e i 5 anni. Volendo ci si potrà anche inoltrare in una piccola caccia al tesoro alla ricerca di tutti i personaggi che attraversano entrambe le storie. 

Patrizia 

 “La vicina di casa”, Kęstutis Kasparavičius, (traduzione Adriano Cerri), Iperborea 2026
"Una storia a strisce",  Kęstutis Kasparavičius,  (traduzione Adriano Cerri), Iperborea 2023

mercoledì 10 luglio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

QUEL PUZZLE FATTO DI MILIARDI DI PEZZI


Rimanere sul sentiero. Note naturalistiche per escursionisti felici. Nel titolo è già il senso completo di questo libro. Non ci racconta semplicemente il paesaggio montano con la sua varietà vegetale e animale (o meglio, non solo), ma ci invita ad andare, ci racconta come fare. Incarna il senso dell’intera collana PiNO, ossia Piccoli Naturalisti Osservatori. 
Ai bambini, in generale al lettore, si chiede di mettere sotto braccio il libro, ma poi gli si dice esplicitamente di andare, di prendere la via, di seguire i suggerimenti di chi ha lunga esperienza di quei luoghi. 
E sul sentiero si rimane. Il verbo scelto non è casuale, implica una condizione volutamente stabile, la negazione di una corsa, di un procedere con fretta. Il sostare al margine, la scelta di un punto di vista che non soltanto strategicamente si rivela indispensabile per riuscire a osservare gli animali, ma che in sé contiene la radice di una scelta molto più ampia, che racconta di un percorso condotto mai in modo invasivo, ma estremamente rispettoso, di un approccio che ritiene ogni esperienza come base di apprendimento scientifico e umano. 


Se si resta, si riesce a osservare, a disegnare, si accetta pacificamente di aspettare. E si scopre che non solo in questo modo si impara molto di più sugli animali, ma si impara dagli animali, perché loro quei luoghi li abitano da sempre. Noi siamo gli ospiti, noi quelli che dobbiamo discretamente e umilmente cercare di avvicinarli. E così l’orso diventa un compagno di viaggio, capace di insegnare l’importanza del tempo e del mangiare sano (deve essere infatti in grado di selezionare accuratamente il cibo che gli garantisca le calorie utili ad affrontare il lungo letargo). 
Il libro è scritto in prima persona e parla direttamente al lettore. È un libro di divulgazione che si propone come un resoconto di viaggio, ma non di uno in particolare, bensì è il frutto di una sintesi di tanti di questi viaggi, in cui l’autrice ha raccolto molte informazioni che sono servite ai suoi studi e che adesso mette in parte a disposizione dei ragazzi curiosi di conoscere la natura dei sentieri boschivi di montagna.


Si parte dalla preparazione dello zaino: perché sia chiaro che ogni attenta osservazione non può essere improvvisata e che ogni dono che riusciamo a cogliere della natura dobbiamo essere in grado di osservarlo e custodirlo al meglio. Non deve mancare l’abbigliamento idoneo, una borraccia, un po’ di cibo e una serie di attrezzi che consentono l’osservazione più attenta: binocolo, bussola, lente di ingrandimento. Ma insieme a questi, anche un quaderno e dei colori, perché si impara osservando, certo fotografando, ma si riesce ad arrivare tra le pieghe più strette di piante e corpi animali se si decide di disegnarli. 
Il disegno dal vivo costringe allo stesso tempo a una visione d’insieme e a una dettagliata, si parte da uno schema, quello dell’ingombro complessivo e si scende a riprendere ogni dettaglio: la forma del muso, la lunghezza della zampa e ancora, lo schema geometrico per disegnare una farfalla in volo o un imbuto rovesciato per disegnare un fiore. E pensate quanto si possa imparare dal disegno delle ossa, dai crani dei vari animali, quanto utile possa essere seguire la forma di ogni differente bocca e il contorno di corna e zanne. Ogni forma ritrova la sua precisa ragione d’essere e si svela come il risultato straordinario di migliaia di anni di evoluzione! 
Non è un manuale per disegnatori, ma per osservatori attenti e curiosi. 


Non dobbiamo avere l’ambizione di realizzare delle opere d’arte, ma quella di riportare su un quaderno un resoconto visivo. Così anche semplicemente elencare la varietà di verdi o di colori in generale, alla quale assistiamo nelle differenti stagioni, può essere occasione preziosa per posare lo sguardo sul paesaggio in maniera meno frettolosa. 
A corredo dei testi, nelle pagine troviamo numerose fotografie e disegni, spesso combinati tra loro, come appunti in un taccuino di viaggio in cui incolliamo delle foto e ci annotiamo sopra scritte e disegni, come fossero entrambi delle note a margine. E la scelta grafica supporta ancora una volta - come anche nell’altro titolo della collana, illustrato e scritto da Elisabetta Mitrovic In riva al mare - l’idea che questo libro sia un compagno di viaggio, ma soprattutto invita il lettore a produrne uno proprio! 
“Tutti gli animali, compresi gli uomini, fanno parte di quel puzzle fatto di miliardi di pezzi che è la natura, nostra prima e vera casa. Ogni pezzo necessita degli altri perché si crei quell’equilibrio delicato e indispensabile che ci permette di vivere. L'ho imparato camminando con i miei compagni di viaggio.” 

Teodosia 

"Rimanere sul sentiero. Note naturalistiche per escursionisti felici",  Elisabetta Tosoni, Elisabetta Mitrovic,  Topipittori 2024

lunedì 27 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GERMOGLIANO PENSIERI NELLA TESTA 

Poesie del camminare, Carlo Marconi, Serena Viola 
Lapis edizioni 2022 


 POESIA 

"Non correre, rallenta, dai, aspetta! 
Ti spiace pedalare un po’ più piano? 
Mi dici che non c’è nessuna fretta 
e intanto sono qua e tu sei lontano. 
È vero che rimango sempre indietro 
però più di così non posso fare, 
ci provo ma non riesco a starti dietro: 
a passo d’uomo io non ci so andare! 
Facciamo che ritorni qui vicino 
e ripartiamo a passo di bambino?" 

Andare a passo d'uomo è una delle cose che si fanno, andando.


Un'altra sensazione che ci si lascia dietro quando si va in giro a piedi, è non sentire la noia. Quando si sta fermi, magari chiusi in casa, allora sì che il tempo non scorre mai, ma se solo si varca la porta, le cose da vedere e da fare ti si parano davanti e la testa può partire.
Di sicuro può rinfrescarsi, soprattutto nei giorni in cui il tempo fa le bizze, con vento e il cielo cupo, ma se non si è da soli e c'è qualcuno con cui condividere i passi, magari dandosi la mano, è tutto molto meglio. 


Ma il camminare, che poi diventa correre, nasconde dei pericoli, ma anche degli incontri. 


Si può prendere la strada conosciuta o andare su una via sbagliata, tornare indietro alle volte non si può, ma di certo c'è il fatto che chi un giorno ci ha messo in cantiere ci ha regalato il futuro di ciò che le nostre mani costruiranno e anche tutti passi che i piedi poi faranno. 

Da Cappuccetto rosso e la sua scorciatoia, a Dante che sbaglia strada, dalle impronte che si lasciano sulla spiaggia e che l'anno prossimo forse saranno ancora lì a ricordare, ai primi passi di uno che fino a ieri gattonava. 
Ventotto poesie che 'passeggiano' intorno al camminare, con alcune digressioni aeree dedicate al camminare in cielo delle rondini, e altre acquatiche dedicate al camminare delle acque, all'andare veloce di un ruscello. Dai passi veloci sotto gli occhi di tutti di chi corre i cento metri e quelli veloci ma discreti di chi fa la staffetta partigiana.


Tra queste ventotto, però, ce n'è una che più delle altre colpisce per essere illuminante su cosa significhi mettere su uno stesso foglio bianco, delle parole e un disegno. 
Il titolo, Cappuccetto Rosso, porta verso un luogo conosciuto e le parole se ascoltate con un filo di distrazione ci guidano nella falsa direzione. Perché a ben vedere, loro si permettono di essere vaghe, incerte e sfuggenti nel portarti da tutt'altra parte, nel confonderti i pensieri, ma ormai la cosa è fatta e ci sei caduto.
Una poesia per voce di lupo, un bel maschile ce lo conferma, il contesto è quello che tutti conoscono e riconoscono, siamo nel bosco, l'incontro è con una bambina dal cesto in mano che dice di chiamarsi Cappuccetto rosso... E alla fine compare pure la merenda. 
Eppure tutto va in una direzione ben diversa ed è il disegno, con quelle sue belle macchie di colore, che ci guida e ci lascia lì a stupirci. 
E ci sposta il pensiero di quel tanto che è sufficiente per far arrivare lo stupore. 

Passeggio in mezzo al bosco senza fretta 
da solo, senza dare confidenza; 
a un tratto c’è qualcuno che fischietta: 
mi fermo ad osservare con prudenza. 
È una bambina con un cesto in mano 
ed una bella giacchettina addosso, 
sorride e si avvicina piano piano, 
poi dice: SONO CAPPUCCETTO ROSSO. 
Sapete com’è andata la faccenda... 
io che volevo solo far merenda! 

Tutto sembra partire da qui, anche nell'immaginario visivo che ha costruito Serena
Viola.
Così come nel disegno c'è un'ambivalenza di fondo, nello stesso modo accede nei versi di Carlo Marconi che gioca sul doppio senso della parola passi - imprescindibile in un libro di poesia che intorno al camminare gironzola - costruisce versi che devi leggere e poi rileggere per trovarne il senso. Significato che è lì, ma va scovato... 
Se muovi passi calma passi pace
E mai fu più corretto il verso finale di questa stessa poesia che in realtà a tutt'altro allude ma che ciò nonostante a una lettura diversa mi piace plasmare: 
germogliano i pensieri nella testa

Non è forse questo il senso del buon leggere e del buon scrivere? Far germogliare pensiero?
E che dire del buon illustrare che Serena Viola mette sulla pagina con i suoi pennelli e le sue matite, tra chine, acquerello e acrilico? Tutto il bene possibile. 
Capace di dare un senso a qualcosa che solo distrattamente lo si potrebbe percepire come semplice macchia di colore. 
Qualcosa che nel nostro sguardo è in continuo divenire.
Accorda i suoi strumenti a un sentire comune che è quello poetico. 
I sensi sono i primi a percepirlo. 


Si esprime anche lei per ellissi, per prospettive inaspettate, per accenni che lasciano dietro di sé grandi spazi di interpretazione. 
E in tutto questo grande gioco emotivo di parole e colori, a volersi fermare con lo sguardo, si coglieranno, intellegibili, le orme di un percorso fatto fin qui. 


Bello, davvero! 

Carla