sabato 10 dicembre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Ah, Scoiattolo! Che libro, che libro!
Il cane è andato via ma i pensieri di Odaer sono sempre lì. D'altronde fino a che dalla sua matita non uscirà la giusta bellezza a cui aspira, dubito che vorrà darsi per vinto.
Infatti anche con la sua amica Etra la discussione che era cominciata con il cane prosegue.
A onor del vero nel frattempo la mente fervida di Odaer ha creato qualcosa di effimero e bellissimo allo stesso tempo, ovvero la libellula. Nonostante sia veloce come il colibrì non è ancora così tanto bella quanto lui vorrebbe.




Ah, che brutta faccenda è l'insoddisfazione. Anche Etra, che al contrario del cane, conosce a fondo Odaer, non può non dirgli che forse un po' di umiltà non guasterebbe di fronte alla bellezza del creato.
Che delusione, quando anche chi ti è così vicino non riesce a capire la necessità di perseguire a ogni costo un sogno...
Cara Etra, non è abbassando la linea del salto e non è avvicinando il traguardo che si diventa campioni!! La grande forza di Odaer sta proprio nell'ostinata, quasi caparbia, volontà di andare avanti.
Sai cosa scriveva Gioconda Belli in un suo libro da grandi? 1


Ora che ho vissuto la mia vita fino a questo punto posso affermare che non c’è niente di donchisciottesco né di romantico nel voler cambiare il mondo.
È possibile.
È il mestiere al quale l’umanità si è dedicata da sempre.
Non concepisco una vita migliore di quella vissuta con entusiasmo, dedicata alle utopie, al rifiuto ostinato dell’inevitabilità del caos e dello sconforto.
Il nostro mondo, ricco di potenzialità, è e sarà il risultato dello sforzo che noi, i suoi abitanti, gli consacreremo.


Povero Odaer! Ormai è rimasto da solo: tutti lo considerano un superbo, lo deridono e lo criticano. Anche il vento gli sussurra che la bellezza è fragile: lui spazza via petali e foglie, il vulcano brucia tutto ciò che ha intorno alla sua bocca ardente. Tutto vero, pensa Odaer, ma la bellezza è nonostante tutto. La bellezza, come il sogno, ogni giorno rinasce dalle sue stesse spoglie.
La bellezza, e questo lo dice anche quel famoso architetto ligure che con il bello ha un dialogo serrato, non si può spiegare. Nell'istante stesso che cerchi di raccontarla, lei si sbriciola in mille frammenti...
E proprio a proposito di frammenti, caro Scoiattolo, penso al sogno che fa Odaer. Quel sogno in cui sogna il nonno che soffia su un arcobaleno che si frantuma in mille particelle colorate che si alzano in volo tutte assieme. Ecco, sono forse i frammenti di un arcobaleno, sono forse loro ciò che resta della bellezza andata in pezzi? O sono essi stessi rimasugli di una bellezza appena svanita?
Sia come sia, Odaer si sveglia di soprassalto, al momento giusto per percepire un fruscio di ali così veloci che né l'occhio né l'orecchio riescono a distinguere. È un uccello. Non ti svelo quale, ma lo avrai già capito, se hai saputo leggere il presagio... Un uccello che succhia il nettare come un'ape, e la cui ombra sull'acqua diventa di colori iridescenti con la luce del crepuscolo.




Gli ingredienti ci sono tutti: da un sogno che arriva dal suo passato, e da un'ombra che nel presente gli colpisce lo sguardo, Odaer riesce finalmente a impastare la sua creazione...

Ma questo è affar tuo Scoiattolo!

Nel frattempo, vado a sfogliarmi i libri che parlano di Dürer, che mi hai messo addosso una tale frenesia...






Carissima Formica...
Vedi perché ti scrivo?
Tu, con la tua attenzione alle parole, porti sempre nuova luce sulle immagini che io non mi stanco mai di guardare.
Ho letto e riletto il frammento di Gioconda Belli, soprattutto il punto in cui parla del rifiuto ostinato del caos.
Sai, è come se queste parole descrivessero le illustrazioni di Erlbruch.
Non vi è angolo in cui si possa posare l’occhio senza trovarvi piccoli particolari che presto si accordano con tutto il contesto, diventando grandi simboli.
Nulla è lasciato al caso: le macchie di inchiostro, i cubi, le carte numerate, il continuo cambiamento di tecniche, i timbri stampati qua e là. Non sono forse questi tutti muti segni del pensiero dell’illustratore, che è un po’ anche il pensiero di Odaer...in fondo, sono o non sono colleghi?






E non pensare, Formichina, che gli animali che si incontrano nelle figure facciano eccezione! No, no! C’è la Scimmia che rappresenta la distinzione dell’uomo tra gli altri esseri viventi, c’è il Pipistrello, ossia il misuratore dell’oscurità per eccellenza. Ci sono il Cane ed il Serpente di cui ti ho già parlato. Tutti loro formano un codice segreto, un alfabeto simbolico estremamente puntuale che Erlbruch usa con discrezione quasi volesse integrare nella sostanza dell’immagine tutto quello che Gioconda Belli sottintende nel racconto a parole.
Ecco allora ancora la Capra per la stolida visione delle cose della montagna, e la Tigre. La Tigre istintiva e maestosa che aspetta diligentemente seduta dietro le sbarre di bambù, così come forse l’irriducibile Odaer sta aspettando l’arrivo di qualche idea con cui perseguire ostinatamente la realizzazione del suo Sogno.





Già perché se c’e qualcosa che l’aspetto esteriore non racconta di Odaer, questa è la sua ostinazione. Che poi è po’ simile a quella della mano di Erlbruch, che sembra disposta a tutto purché ogni gesto abbia una valenza ben precisa nella tessitura dell’immagine.
Prendi i fiori e la frutta..hai visto come il tratto si fa preciso, quasi da botanico?
Prendi le pelurie, ad esempio quella del cane , di cui sembra di poter sentire la consistenza sotto le mani o i capelli di alcuni disegnatori, che sebbene radi (o forse proprio per quello) vengono tratteggiati uno per uno...
Prendi le stoffe degli abiti! Guarda con quale dovizia di particolari e con quale spontaneità si susseguono instancabili le righe di diverso colore, le pennellate batuffolose, i quadretti leziosi, i fiorellini, i melanges più ruvidi, gli scozzesi eleganti, i rombi più eccentrici...
Tutta questa varietà sembra voler suggerire il lavoro nascosto che si cela dietro ogni forma compiuta e che anche attraverso la trama più fitta (a chi è capace di guardare attentamente) si svela. 


Già, cara amica mia, se da un lato Odaer ha compreso che il sogno dà una direzione ai milioni e milioni di piccoli passi che compongono il cammino verso la sua realizzazione, dall'altra credo che Erlbruch sappia che la Visione conferisce direzione ai milioni e milioni di piccoli tratti, di minuscoli gesti e impercettibili variazioni che compongono un disegno.
Anzi, sono proprio loro che lo rendono vibrante eppure immobile...

Proprio come il colibrì ...





Scoiattolo

P.S. Mi sembra di ricordare la storia di due vecchini che sognavano di
scegliere tra milioni e milioni di gatti quello più adatto. È buffo perché loro fecero fare al caso gran parte del lavoro...2










1 Gioconda Belli, Il paese sotto la pelle (trad. M. D'Amico), E/O 2002
2 Wanda Gàg, Milioni di gatti, Elliot 2016

venerdì 9 dicembre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Scoiattolo! Scoiattolo musicista!
Devo proprio darti ragione: questo libro, nelle sue illustrazioni ha una sua musica interna, un suo ritmo che si espande e poi ti entra dentro, in profondità.
E secondo questo ritmo, la storia va avanti e diventa sempre più interessante.
Ti ricordi? Avevamo lasciato Odaer a rimuginare sul suo progetto. Il posto migliore per farlo, il suo pensatoio, è sempre lì sulla riva dello stagno, dove l'acqua sciaborda, gli insetti ronzano, e forse la rana gracida.
Quella mattina, però, al suo arrivo Odaer trova il suo solito posto già occupato.
C'è un cane sdraiato che riposa. "Questo è il mio posto, per favore lasciami sedere." E il cane, che è creatura accomodante e mansueta, glielo cede volentieri e va a sdraiarsi poco più in là.
I cani son così: si modellano su ciò che la vita gli porta in regalo. La loro massima aspettativa è il quieto vivere. Forse, dal giorno che sono entrati a servizio dell'uomo, hanno attaccato al chiodo ogni orgoglio e hanno deciso che accontentarsi sarebbe stata la strategia vincente che li avrebbe portati lontano.
Santo cielo! Se leggi quel che si dicono quei due in queste pagine del libro salta subito alle orecchie quanto diverse e distanti siano queste due creature!
Odaer in costante tensione è sempre in cerca del meglio, mentre il cane si accontenta di ciò che ha, mettendo da parte sogni e aspirazioni.
A ben vedere, nota il pacifico cane, a nessuno pare importare nulla di ciò che tu vorresti creare, obietta. E allora non è forse meglio credere in quell'adagio che dice più o meno così, vivi e lascia vivere...?



Oh, no, caro caro scoiattolo, guarda quanto poco lui conosca l'animo di Odaer! Il desiderio di Odaer ha ben poco a che spartire con l'opportunismo; al contrario il suo sogno di portare più bellezza in questo mondo arriva direttamente dal suo grande senso di responsabilità, che ora più che mai gli grava sulle spalle.
Come ogni creatura giovane e idealista, Odaer si crede Atlante ed è convinto che siano solo le sue spalle a sorreggere il peso della Terra.
Beh, io non so dire se sia solo una convinzione o se davvero ci sia del vero in questo suo pensiero. Ma una cosa la so per certa: a Gioconda Belli glielo ho sentito dire più volte che a ogni essere umano compete una porzione di responsabilità nella tensione per migliorare il mondo.
Ed eccoci qua. Dietro il pensiero di Odaer che si sente Custode dei propri sogni, dei propri progetti, si nasconde un punto chiave della poetica di Gioconda.
Guarda qui, scoiattolino incredulo, e stupisci: portatori di sogni e farfalle sono di nuovo insieme in questi versi.


Los portadores de sueños
En todas las profecías
está escrita la destrucción del mundo.
Todas las profecías cuentan
que el hombre creará su propia destrucción.
Pero los siglos y la vida
que siempre se renueva
engendraron también una generación
de amadores y soñadores;
hombres y mujeres que no soñaron
con la destrucción del mundo,
sino con la construcción del mundo
de las mariposas y los ruiseñores.


Esercitati con lo spagnolo! Non ti farà male da semplice Scoiattolo del bosco trasformarti per un giorno in Scoiattolo del mondo.
Non è forse un miglioramento anche questo?


Formica (poliglotta)



p.s. Tu che spesso ricorri a Dürer per spiegare le molte cose insolite dei disegni di Wolf Erlbruch avrai di certo notato che uno dei suoi libri più importanti, L'anatra, la morte e il tulipano, porta in sé il titolo di un'incisione di Dürer che si intitola Il cavaliere, la morte e il diavolo, vero? Secondo te, è un caso?






Oh, cara Formica,
non che non lo è un caso! Ma oggi Dürer, ti prego, lasciamolo dov'è.
Discutiamo di cani, invece. Sono contento che tu mi abbia parlato del cane... 
Come giustamente hai sottolineato, il dialogo che hanno quei due è un punto nodale dell’evoluzione di Odaer: il suo proposito utopico sembra quasi sconfitto dall’essenzialità canina, ma è proprio da quella che Odaer troverà nuova ispirazione e legittimazione.
Ma andiamo con ordine e seguimi nel mio ragionamento (eh eh...se tu sei pedante io son prolisso...).
Torniamo indietro a guardare Odaer sconvolto dalla creatura aberrante a cui ha dato vita. Il pipistrello gli vola sulla testa ad ali spiegate, e lui si precipita fuori dal riquadro dell’illustrazione facendo cadere rovinosamente uno sgabello ritratto, proprio nel momento in cui sta per toccare terra. Ma soprattutto: nemmeno una linea retta!




Addirittura Erlbruch fa sparire l’elemento verticale del piano ortogonale, sicché guarda con quale facilità il pavimento e il tavolo possono essere trasformati dall’occhio in colline o piramidi.
Che movimento, che confusione, che mancanza di punti di riferimento e che rumore proviene da questa silenziosa illustrazione...
Poi comincia il dialogo con il cane: sembra un quadretto idilliaco e pacifico, ma osserva su che piano inclinato stanno a filosofeggiare Odaer e il cane.. chiunque si sia mai seduto su un prato scosceso sa che non è un luogo di puro rilassamento; bisogna puntellarsi bene con i gomiti, e anche riposizionarsi frequentemente perché sull’erba si tende a scivolare inesorabilmente verso il basso, ed è questa la tensione che fa vibrare anche Odaer. La sua pulsione alla creazione, la sua inquietudine, vengono evidenziate nella loro apparente insensatezza dal placido sapersi accontentare del cane.
Ma poi il cane dice qualcosa ancora.
Dice che quando lui sogna un osso di notte e poi continua a sognarlo di giorno, in genere, lo trova.
E si dichiara convinto che anche Odaer otterrà ciò che vuole.

Proprio in questo momento Erlbruch decide di illustrare una cosa apparentemente insignificante, ossia l’uscita di scena del cane.



Essa è posta come un suggello, o, come la donna sull’albero, come una dichiarazione poetica. La creazione scevra da rischi si può avere nel rispetto della propria natura. La fedeltà al sogno, a se stessi, incarnata dal cane e la tentazione della misurazione e creazione, rappresentate dal serpente, camminano insieme verso destra, pronte ad attraversare la fatidica linea di metà pagina.
Ed eccoci arrivati a dove ti volevo portare, cara paziente Formica. Che cosa ne sarà del sogno di Odaer non te lo voglio ancora svelare, ma guarda com’è il laboratorio degli insetti adesso. Guarda quante linee rette, quanti rettangoli e quanti souvenir che provengono dalla riva dello stagno in cui è avvenuto l’importante dialogo. E guarda Odaer, come è sereno di fronte alla sua nuova sperimentazione e ben piazzato sul suo nuovo sgabello che, sono quasi certo, non cadrà più...

Tu mi hai lasciato con una struggente poesia, ma dimmi Formica, non è incredibile quanto possano essere poetiche anche delle semplici linee?


Scoiattolo


[continua]






giovedì 8 dicembre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)


Caro Scoiattolo, 
che silenzio! Ti sei intimidito con i miei discorsi di maschi e femmine?
Il tuo silenzio però potrebbe essere anche presagio di cose interessanti che stai pensando...Sì, deve essere certamente così.
Sai che anche Odaer, scappato temporaneamente dal laboratorio degli Insetti, cerca la propria concentrazione nella solitudine? Così fan tutti, ah ah ah! Te lo scrivo perché mentre ti scrivo sto proprio ascoltando il bellissimo Così fan tutte di Mozart. Ti stuzzico, perché anche se non sei bravo a disegnare, so per certo che con la musica non ti batte nessuno....
Chissà se Odaer, dove si è rifugiato, in riva allo stagno dove è sempre estate, trova la sua concentrazione anche ascoltando i suoni della natura, che in fondo sono un po' una musica? Chissà?
Di certo, il posto in cui lui si mette a rimuginare sul suo progetto, conta.
Certo che conta!
Io penso, come Gioconda Belli, che il contenitore in qualche misura influisca sul contenuto. E non a caso nella sua narrazione mette
Disegnatori dei grandi animali della zone fredde in mezzo alla neve e al ghiaccio per meglio capire cosa significhi avere sempre gelate orecchie e code.



Lo stagno, dove è sempre estate e dove il cielo è sempre azzurro, è il luogo ideale per immaginare il volo di creature che sembrino fiori...




Come avevi intuito Odaer non molla, nonostante L'Anziana Custode della Sapienza gli racconti che gli insetti sono molto utili come messaggeri degli alberi e dei fiori. Lei stessa ha appena creato la panciuta, pelosa e pungente ape.
Ecco, è qui il punto: secondo Odaer creare qualcosa che sia utile e non sia anche bello esteticamente (a me personalmente le api piacciono. Forse perché son formica?) non ha senso.
Per lui la bellezza è imprescindibile e forse pensa che essa vada di concerto con l'unicità. E cosa c'è di più unico che qualcosa di mai pensato prima, qualcosa che tiene insieme cose tra loro altrimenti diverse?
La ragione della sua ostinazione alberga nell'utopia e nel sogno e l'idea di coniugare il Regno Vegetale con quello Animale non lo abbandona. E non importa se l'Anziana Custode afferma che nella ricerca del disegno perfetto potrebbe celarsi un mostro. E non importa se ancora lei, nel sentirlo dire con forza "ma io voglio creare qualcosa di bello", lo mette sull'avviso che il percorso verso la bellezza è costellato di ostacoli e molti si sono smarriti, cammin facendo. Tutto questo non sembra toccare Odaer, il quale persevera nell'inseguire il suo sogno.
Ed eccoci di nuovo in un dialogo che potrebbe essere tra una madre, una madre sapiente che ha l'esperienza dalla sua parte, e un figlio, un giovane che pretende il diritto di avere un suo sogno, progetto unico e personale, da costruire nel corso della propria vita. E se anche questo porterà all'errore, alla caduta e allo smarrimento, ne sarà comunque valsa la pena.
Giovane e sognatore lui, Anziana e saggia, lei. Sì, saggia è la Anziana Custode della Sapienza, nel guardarlo con tenerezza e nel chiudere il loro dialogo con un affettuoso e rispettoso "Fa' attenzione!".


Non le resta altro che fare un passo indietro e uscire di scena.

E io faccio lo stesso con te: faccio un passo da formica ed esco di scena e, guardandoti con affetto, non posso che sussurarti, Fa' attenzione, scoiattolo. Fa' attenzione.

Formica






Cara Formica,
come mi conosci bene e come sai interpretare bene i miei silenzi...
Sai, giustamente parlavi del femminile...in effetti l’enorme potere creativo delle donne di Gioconda mi aveva un po’ intimidito. 
Allora sono andato a guardare le donne di Erlbruch.
Che donne! Sono abbondanti, teneramente in carne, ma non per questo prive di grazia e di amore per se stesse. Hanno vestiti morbidi, sguardi gentili ma, soprattutto, sono sempre lì a fare qualcosa. E' un po' come se Erlbruch costruisse nelle sue illustrazioni un 'antimodello' femminile che non aderisce neanche un po' allo stereotipo attuale di bellezza e soprattutto lo ritrae sempre come soggetto, ovvero rappresentazione vivente dell'azione che compie.
In questa prospettiva c’è una illustrazione che mi ha particolarmente colpito: quella della donna che mangia una mela seduta su un ramo. 
La didascalia recita “La maggior parte dei disegnatori non davano importanza agli insetti “ , ma quello che racconta è molto di più. Infatti, oltre all’evidente fastidio che la donna prova nel vedere un insetto che le si avvicina, vediamo una signora che deliberatamente è salita sull’albero per mangiarsi in solitudine la sua mela. E di questa mela dispone a piacimento perché la sbuccia con un coltellino (guarda le mani con quale grazia, ma anche con quale competenza si esprimono) scartando ciò che non vuole mangiare da ciò che, invece, desidera.
Apparentemente è un gesto semplice, ma qui diventa un simbolo.
Questa immagine è una vera e propria dichiarazione poetica dell’idea che Erlbruch ha del femminile, e ti dirò di più, che in un suo altro libro1 Erlbruch quella donna la fa addirittura volare via! Insomma un vero e proprio inno all’indipendenza femminile.


Solo uomo molto consapevole del proprio ruolo creativo può immaginare donne così.
In questo senso, mi ha molto colpito come Erlbruch suggerisca costantemente la sua presenza di disegnatore. Da una parte egli si manifesta con una continua sovrapposizione di tecniche, come se fosse sempre in movimento. La mano che disegna, che abbandona la matita per afferrare il pennello, che poi viene lasciato per far posto a una forbice o a un taglierino che recide una immagine da incollare sul disegno. Tutto questo lascia quasi una traccia sonora, su cui si innestano i timbri che appaiono qui e là, o le macchie di inchiostro, che se talvolta sono opera delle distrazioni dei Disegnatori, altre volte sembrano il frutto di un movimento accidentale del Disegnatore (qui sto pensando ad Erlbruch, lo avevi capito vero, Formichina pedante?)
Dall’altra, egli sembra connettersi con un universo che sta oltre, un po’ come Odaer, che è dotato di quel buffo cappellino che sembra quasi una antenna. Con l’apparizione di cubi e sfere, Erlbruch ricorda l’inganno cognitivo a cui il disegnatore è chiamato a far fronte nel momento in cui traghetta la tridimensionalità sul foglio.
Quando colloquia segretamente con Dürer, che è stato uno dei primi a elaborare un metodo per copiare la realtà sul foglio2, o quando gioca nelle illustrazioni con la costruzione di prospettive incomplete, Erlbruch sembra volerci sempre ricordare che il disegno è una specie di illusione con cui l’occhio e l’immaginazione giocano molto volentieri.


Albrecht Dürer, Der Zeichner des liegenden Weibes, illustrazione da Underweysung der Messung mit dem Zirckel und Richtscheyt, Norimberga 1538

Quando mi hai parlato di musica, ho pensato che in queste illustrazioni c'è la stessa struttura che, modestamente, noi musicisti ritroviamo quando suoniamo. Provo a spiegarti.
Erlbruch affianca a una narrazione “melodica“ e orizzontale della storia una sorta di “armonizzazione” , ossia una narrazione verticale che avviene in ogni illustrazione, una specie di gioco delle scatole cinesi in cui siamo direttamente coinvolti. Noi, che guardiamo dal mondo reale l’operato di un illustratore che disegna un Disegnatore che con i suoi disegni crea ciò che deve stare nel mondo reale...
Non ti fa girare la testa?
Cara Formica, come sempre adesso vorrei che tu fossi qui, per potermi dire subito cosa ne pensi...
Scrivimi presto


Scoiattolo


P.S. Ma lo sai che ho scoperto che anche Erlbruch ha disegnato un libro dove un uomo grande e grosso crea il mondo?3


[continua]









  1. Wolf Erlbruch, La Signora Meier e il merlo, Edizioni E/O 2003

  1. Albrecht Dürer, Underweysung der Messung mit dem Zirckel und Richtscheyt, Nurnberg 1538

  1. 3 Bart Moeyaert, Wolf Erlbruch, La creazione, Edizioni E/O 2005

mercoledì 7 dicembre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)


Cara Formica,
è davvero tanto che non ci scriviamo, ma oggi credo di aver trovato un libro di cui ti devo assolutamente parlare: si intitola “La fabbrica delle farfalle”, lo ha scritto Gioconda Belli, e lo ha illustrato Wolf Erlbruch.1



Il protagonista di questa storia si chiama Odaer, ed è un ragazzo simpatico ed allampanato che è uno dei Disegnatori di Tutte le Cose. Ma i disegnatori qui non sono dei disegnatori qualsiasi: ciò che disegnano diventa parte del creato. Quindi devono sottostare a regole molto precise, non confondere mai il Regno delle Piante con il Regno degli Animali.
Eppure, nonostante questo, Odaer ha un sogno proibito: mescolare i regni e disegnare un uccello che sia bello come un fiore. Per inseguire il suo sogno Odaer lavora di nascosto, nella notte. Ma la sua indisciplina viene notata e così la Anziana Custode della Sapienza, è costretta a intervenire.


Sai Formica cosa ti dico? A me piacerebbe tantissimo saper disegnare: nella foresta vedo degli scorci così belli che vorrei copiarli, e a volte quando leggo mi piacerebbe prendere un foglio ed essere capace di ridisegnare le illustrazioni che qualche altro ha creato. E in gran segreto ti confesso che ci sono notti senza luna, quando nessuno mi vede, che sento addirittura il desiderio di afferrare la matita e disegnare delle immagini che vedo solo io, dentro di me, nella mia fantasia.

Certo l’occhio, lo sguardo, il vedere sono uno degli strumenti del disegnatore, si che egli voglia copiare la realtà, sia che egli voglia portare alla luce una sua visione interiore. Ecco allora che l’atto del disegnare coincide con l’atto del guardare, quasi che la vera pupilla sia la punta della matita, o il pennello, o il dito, e il tratto è il movimento dello sguardo, sua prolunga ed estensione verso la carta...
Prova, Formica, a scorrere le figure di questo libro e a guardare gli occhi dei Disegnatori... Sembrano occhi miopi, piccoli, piccolissimi.
Eppure ognuno ha il suo preciso colore espresso da un minuscolo e preciso gesto in punta di matita.


Quelli di Odaer poi sono coperti da grossi occhiali dalle lenti spesse che deformano o correggono la visione. Sembra che questi occhi non siano tanto interessati alla misurazione del mondo fuori, quanto piuttosto concentrati su quello interno, dove giace, ancora irrealizzata, l’immagine che è il sogno di creazione di Odaer e che tanto lo fa penare.
È come se la bellezza si infilasse nell’animo attraverso gli occhi e poi spingesse nuovamente in fuori, per uscire di nuovo attraverso la matita, sotto forma di immagine nuova, interiorizzata, ri-creata.
Forse è per questo che nella prima illustrazione l'Anziana Custode della Sapienza è affiancata da una scimmia. Messa lì ai suoi piedi, mi ricorda una famosa incisione di Dürer, che chiamano Maria e il Cercopiteco, dove la scimmia ... dicono rappresenti la radice animale che l’uomo supera attraverso la sua tensione verso la creazione.


Albrecht Dürer, Madonna con la scimmia incisione 1498, coll. privata

E ti dico che secondo me Odaer non si farà fermare dalla Custode...il suo desiderio di mescolare le specie per dare vita a qualcosa di mai visto è troppo profondo, troppo vero, e sono certa che Wolf Erlbruch ne sa qualcosa...
Guarda cosa ho scovato...



  




















Non è incredibile quanto si somigliano questi due?
Adesso ti lascio, voglio imparare ad afferrare una matita con le mie zampette. Mi esercito cinque minuti al giorno...
Scrivimi presto...


Scoiattolo


P.S. In effetti senza gli occhi è più complicato disegnare, ma mi sono ricordato di un racconto dove un cieco riesce a vedere una cattedrale solo appoggiando la sua mano su quella di un disegnatore in azione.2





Ah, caro scoiattolo!
Che bello ricevere di nuovo tue notizie...Mi sei mancato tanto.
E più non sentivo niente da parte tua e più mi mancavi.
Che strana faccenda è la nostalgia.
Mi parli di Gioconda Belli? Io la conosco bene e conosco bene anche il libro di cui mi parli. Sai, è stato il suo primo libro pensato anche per lettori e lettrici giovani giovani. Lei, di solito scrive libri per grandi. Ma noi, a ben vedere se non altro per dimensioni, possiamo rientrare nella categoria dei piccoli, non credi?
E meno male!
Piccoli e grandi. Beh, se ci pensi, Odaer e gli altri Disegnatori possono essere un po' 'i piccoli' di questa storia, soprattutto se guardi la loro irrequitezza nei confronti della Anziana Custode della Sapienza, che sembra un po' la 'mamma' di tutti loro. Una mamma un po' severa, cui è necessario forse disobbedire.
Dico severa perché, se non ricordo male, in nome dell'armonia e della semplicità, dopo aver messo in guardia il gruppo dei Disegnatori dal non cercare di creare 'cose proibite', ovvero ibridi che vedano mescolati in un unico essere il Regno Animale con quello Vegetale, li mette in castigo nel laboratorio degli insetti. 'Un vecchio laboratorio polveroso' scrive Gioconda.


Gli insetti, protesta Odaer, non sono belli. E chi ha detto che non possano esserlo! rilancia l'Anziana, sfidandoli a creare nuove forme di vita, rispettando quell'unica rigida regola: non mischiare.
Chi ha l'immaginazione con sé, non si perde d'animo e trasforma una punizione in una opportunità. Nonostante tristezza e malumore, l'inventiva non si spegne. I giovani Disegnatori immaginano insetti che cantino più forte degli uccelli, i grilli, oppure che saltino come canguri, le cavallette, o ancora che assomiglino alle tartarughe ma siano rossi con i pallini, le coccinelle...
Ah, ora che ci penso, la prima Formica arriva da lì. Sono orgogliosa di essere uscita dalla mente indomabile di Odaer.
Odaer non si rassegna: il suo sogno cova tra la polvere di quei tavoli.
Sai cosa penso? che al processo creativo non puoi mettere le briglie. Lo sa bene Gioconda Belli che intorno a questo tema ha scritto tanto. Un bel romanzo3 in cui racconta come devono essere stati i primi tempi di Adamo ed Eva. In fondo i pochi versetti della Bibbia non raccontano granché e Gioconda Belli immagina, immagina, immagina e lo fa mescolando, lei sì che può, la realtà alla magia. Non è forse il 'realismo magico' una delle cifre distintive della narrativa del Latino America?
E sai scoiattolo caro che è uscito, nuovo nuovo, un altro suo bell'albo illustrato4 che di nuovo di Creazione parla? Sarà un caso?


Senti Scoiattolo, te lo devo proprio dire, non resisto. In qualità di esponente femminile di questo duo epistolare, mi preme farti notare quanto segue: hai visto che tipa è la Anziana Custode della Sapienza? E' una signora bella tosta, che sa governare con autorevolezza un intero mondo nuovo nuovo. Insolito, no? In questa storia non è un uomo che governa tutto, ma una donna, anzi potrei dire bene, un donnone. Anche questo, sai, non è un caso e ha molto a che fare con la poetica di Gioconda Belli. Io credo dipenda dal fatto che Gioconda abbia a lungo militato nel movimento femminista, ma anche - e soprattutto - dal fatto che lei, in quanto donna, sa molto bene quanto il compito di generare nuova vita abbia a che fare con l'universo femminile.
Ti scrivo qui un pezzo di una sua poesia e siccome sono buona te la traduco:


E Dio mi fece donna,
con capelli lunghi,
occhi,
naso e bocca di donna.
Con curve
e pieghe
e dolci avvallamenti
e mi ha scavato dentro,
mi ha reso fabbrica di esseri umani.5


Creare però non è roba che si improvvisa...più di un mese per fare uno scoiattolo e altrettanto per fare una formica.
Odaer la sa bene ed è per questo che si isola per trovare la giusta concentrazione....
E ora tu, scoiattolo maschio un po' distratto, prova a concentrarti su quel che ti ho appena scritto...
Domani fammi sapere che ne pensi.

Formica


[continua]


1 Gioconda Belli, Wolf Erlbruch, La Fabbrica delle Farfalle (trad. Margherita D'Amico), E/O1997

2 Raymond Carver, Cattedrale (trad. R. Duranti), Einaudi 2011

3 Gioconda Belli, L'infinito nel palmo della mano (trad. T. Gibilisco), Feltrinelli 2009

4 Gioconda Belli, Alicia Baladan, Cuando floreció la risa, Libros del zorro rojo 2016

5 Gioconda Belli, El ojo de la mujer, Visor Libros 2007