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lunedì 18 gennaio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A DISTANZA RAVVICINATA
 
Jip e Jannecke. Amici per sempre,  
Annie G.M. Schmidt, Fiep Westendorp (trad. Valentina Freschi)
Lupoguido 2020


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni)


"Dall’altro lato del buco c’è una bambina. Ha la stessa età di Jip. 'Come ti chiami?' le chiede. 'Janneke' dice la bambina. 'Abito qui.' 'Ieri non abitavi ancora qui' osserva Jip. 'Oggi sì' risponde Janneke. 'Vieni a giocare con me?' 'Passo dal buco' dice Jip, e ci infila per prima cosa la testa. E poi un braccio. E poi l’altro braccio. E poi rimane incastrato. Janneke lo tira per un braccio. E poi per l’altro braccio. Ma non serve a niente, Jip è incastrato. Allora Jip inizia a piangere. E a strillare. A quel punto esce in giardino il papà di Jip. E il papà di Janneke esce nell’altro giardino. E assieme aiutano Jip a tornare indietro. 'Ecco' dice il papà di Jip, 'adesso hai una vicina. Per giocare con lei, devi uscire dalla porta di casa e rientrare da quella di Janneke'. E così Jip e Janneke giocano assieme, un giorno nel giardino di Jip, il giorno dopo in quello di Janneke. "


Si potrebbe riassumere così: il gioco è fatto. Da oggi in poi questi due bambinetti che sono vicini di casa, con solo una siepe che divide i loro giardini, non smetteranno di passare il loro tempo assieme. Condivideranno il gioco, il cibo, le uscite in città. Diventano fin da subito un punto di riferimento reciproco, per cui quando qualcosa ostacola il loro vedersi quotidiano, per esempio la febbre di Janneke, chiacchierano assieme attraverso il vetro chiuso della finestra, oppure attraverso la cornetta del telefono. 
 

Non sempre vanno d'accordo sui giochi da fare, ma a parte una molletta per il bucato che pizzica il naso, un trasloco inaspettato nella casa di bambole e un cannocchiale 'sparito', per il resto del tempo fanno squadra; come per esempio quando dei bambini più grandi nascondono le scarpe di Janneke sull'albero o quando leggono la storia del gigante spaventoso. Si aiutano anche di fronte al cibo, mangiando l'una i panini avanzati dall'altro, seppure con qualche conseguenza, sbucciando una valanga di mele o decorando ad arte la torta per gli ospiti della cena.
Ma la cosa più bella che capita loro è quella di essere fraterni.


Fraterni.
Su questo libro di brevi racconti è già stato detto e scritto molto. Numerosi e variegati ragionamenti sono stati fatti su quanto Jip e Janneke diano di loro un'immagine di autenticità, seppur sempre e solo narrativa. Il loro presentarsi a noi, attraverso dialoghi e azioni, ce li fa riconoscere come bambini 'veri' e come tali li apprezziamo.
Visto il contesto culturale e gli anni in cui le due figurine nere sono 'nate', 1953 in Olanda, il fatto non costituisce esattamente una novità per chi si occupa di queste questioni. Infatti è cosa nota che nell'immediato dopoguerra parta una vera e propria crociata, per l'Europa dobbiamo guardare al Nord, per l'altra parte del mondo, dobbiamo guardare agli Stati Uniti, guidata spesso e volentieri da magnifiche donne che si fanno paladine di un cambiamento culturale che ha come obiettivo il riscatto dell'infanzia. Quindi, anche in ambito letterario viene data loro la patente di autenticità e dignità, sia che facciano o dicano cose che fanno e dicono i bambini, quelli in carne e ossa, sia che sollevino cavalli o cerchino la poesia sotto il letto.
In una mappa più generale, si potrebbero fissare come punti di riferimento i seguenti nomi, in rigoroso ordine alfabetico: Krauss, Lepman, Lindgren, Montessori, Nordstrom, Schmidt, Wise Brown.
Detto questo, per una volta lascerei qui in ombra chi è in luce, Jip e Janneke, per mettere invece in luce chi è in ombra, i loro genitori.
Parlo dell'aspetto fraterno che attraversa i racconti della Schmidt, ovvero torno al lato fraterno di questa amicizia.
 

Il quid che rende fraterna un'amicizia sta nell'intimità che tra amici si può decidere di condividere, ovvero quella spartizione di spazi e tempi quotidiani che -giocoforza- in una famiglia avviene tra fratelli, da cui l'aggettivo.
In questa prospettiva, nelle storie di Jip e Janneke, un ruolo dirimente lo giocano proprio i protagonisti adulti, e in particolare i rispettivi genitori che, programmaticamente, la Westendorp ha deciso di non rappresentare. Unica eccezione la fa per il dottore e per il signor Dekker.
Pur non disegnati, la presenza delle due mamme e dei papà si percepisce molto nelle parole della Schmidt: quei genitori, così come ce li racconta, hanno il grande merito di mettere alcune regole utili, ma anche di assecondare e nutrire, fornendo loro tutte le occasioni possibili, quella che gli adulti conoscono come la normale insaziabilità dei bambini a frequentarsi.
Fosse per loro, i bambini, non verrebbe mai il momento di smettere di stare con il proprio amico o amica: non verrebbe mai l'ora di cena, non verrebbe mai l'ora di lavarsi i denti, l'ora di dormire, a meno che cena, bagno e letto non fossero condivisi, anche quelli, con i propri amici.
Con la mia psicologia d'accatto mi verrebbe da dire che la ricerca da parte dei bambini di qualcuno come loro con cui condividere le giornate nasca anche dalla necessità di spartire, nelle salite come nelle discese, il carico emotivo del crescere: in sintesi in due è meglio che da soli.
Chi non ha sentito supplicare un bambino, dopo otto ore di scuola assieme, di poter rimanere a giocare con il proprio compagno di banco (i più furbi supplicano già direttamente per una cena o un pigiama party condivisi)?
 
 
Si vuole alludere a questa fame qui.
I genitori di Jip e Janneke concepiti dalla Schmidt questa roba la conoscono e riconoscono e si impegnano a nutrirla. 
 

E, semplicemente facendolo, portano il loro fondamentale contributo a che questi due amici diventino, giorno dopo giorno, fraterni. Creano il terreno ideale perché questa loro amicizia radichi per bene, affinché le loro sicurezze aumentino, le loro individualità si determinino: li fanno dormire assieme, li spediscono alle feste assieme, li fanno visitare dal dottore assieme, li portano a fare compere assieme, li fanno cucinare e cenare assieme. 
 

Se così è, diventa necessario non tralasciare il fatto che la bellezza letteraria di questi due bambini sta anche nella condizione ideale in cui si trovano immersi.
Una sorta di attenta supervisione a distanza ravvicinata che fa intervenire questi adulti illuminati solo - la differenza la fa questo 'solo' - quando la circostanza lo richieda: quando è utile mostrare la strada di casa, quando occorre una fasciatura ben fatta, quando è necessario salvare un gatto e un cane da incipienti sevizie, quando bisogna trovare un modo per sedare la rabbia, quando diventa fondamentale un secondo vassoio, quando c'è da smascherare un ladro o finanziare un giro di giostra in più.
Meditate, genitori, meditate.
 
Carla
 


Noterella al margine. Anche del successo editoriale di queste storie, prima apparse a puntate su uno dei più importanti quotidiani olandesi dell'epoca, l'Het Parool, quindi lette da legioni di bambini sotto forma di libri con le figure in bianco e nero e poi colorate, è stato detto abbastanza. A me non resta che la scultura di Ton Koops che li ritrae sul lungocanale di Zaltbommel, la città natale di Fiep Westendorp.

domenica 11 dicembre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Cara Formica...
Non ho saputo tenere a freno la mia curiosità e non posso aspettare per scriverti.
Odaer è finalmente riuscito a realizzare il suo sogno di bellezza.
Nessuna regola della Creazione è stata violata. “È un fiore che vola!”, dice Asum. “È un piccolo uccello", dice Rotnip.
È una farfalla, ti dico io. Eccola lì, che vola e palpita, incerta e vibrante, ondeggia nell’aria, con la dignitosa fiducia della vita appena nata. E fremendo, palpitando, ignara della sua bellezza e della sua fragilità, batte le ali per abbandonare la testa di Odaer e andare a sfarfallare in cima al suo antennino.
Hai ragione: le cose belle sono fragili, e a volte possono sembrare anche effimere e inutili, ma per Odaer la sua farfalla è tutto.
Anche lui freme e palpita.
Hai visto quanto movimento c’è nel libro? I corpi di Erlbruch sono davvero buffi, così molli, quasi senza ossa, completamente snodabili e privi di rigidità. 




Assieme alle mani, che sono consistenti e disegnate con tratti sintetici e svelti, non rinunciano a essere espressivi fino all’ultima falangetta.
Ad esempio guarda come braccia e gambe di Odaer siano disponibili a diramarsi in tutte le direzioni così come lui è stato disponibile a ogni cambiamento di rotta necessario per il suo progetto? Sai cosa mi ricorda? Mi ricorda un neurone che allunga le sinapsi per svilupparsi ed evolversi... 
E Odaer è stato davvero capace di evolversi per la sua farfalla, ed ora è arrivato il momento di mostrarla a tutti quanti!
Odaer fa grandi progetti: vuole chiedere un Laboratorio solo per lui e per i suoi amici. E mentre loro si chiudono lì  a disegnare farfalle, Odaer convince la Grade Custode a convocare in udienza tutti i Disegnatori Maggiori, che arrivano e sono davvero una moltitudine: ci sono Disegnatori di Grandi Animali e i Disegnatori della Vita Marina, i Disegnatori di Cani e quelli di Gatti, i Disegnatori degli Alberi e le Disegnatrici dei Fiori, i Disegnatori di Metalli e le Disegnatrici di Mondi e di Astri. E sono così importanti che occupano tutta la pagina, come se oltre loro non ci fosse spazio per niente altro.


Non c'è da stupirsi se Odaer e i suoi compagni siano nervosi.
In effetti, anche se si sono tanto preparati stanno per compiere un salto nel vuoto.


Ed è proprio così che ce li mostra Erlbruch, mentre con le grandi casse piene di meravigliose farfalle percorrono un tappeto che sembra un pericoloso trampolino.
Formica, io a stare in alto ci sono abituato, eppure questa immagine mi dà il capogiro: vanno, sorridenti e fiduciosi, sì, contro il procedere naturale della scrittura, vanno contro il procedere della pagina, contro il procedere della storia.
Questo è il movimento del nuovo che chiede l’approvazione a ciò che è già codificato.
È il movimento del bambino che prima di fare un passo si gira e cerca lo sguardo della madre.
Già, Formica ... forse la Creazione procede come il camminare...se un piede vuole alzarsi dal terreno per portarsi avanti l’altro deve rimanere fermamente piantato al suo posto...
Ma ora basta, non voglio toglierti il piacere , non voglio svelati il finale...
Piuttosto, come mio solito, invitarti ad alzare lo sguardo dalle parole che ami tanto e guardare, guardare, guardare....


Scoiattolo


Ps. A volte la libreria mi restituisce libri che non sapevo di avere...figurati che ne ho trovato uno dove un buffo animale con un lungo naso viene esortato a fare il suo primo passo fuori casa proprio quando vede un milione di farfalle...1




Caro Scoiattolo
 arriva il gran finale e tu mi chiedi di alzare lo sguardo. A me non viene tanto naturale: io sono una formica, e le formiche lavorano sodo e guardano sempre davanti a loro. Non possono far troppo girare gli occhi in qui e in là perché distrarsi non è nella loro indole....
Il gran finale ora vola variopinto nel cielo, ma è anche radicato nel profondo buio della nostra anima.
E a tal proposito, una cosa l'ho chiara in testa: Odaer è stato capace di essere allo stesso tempo caparbio come una formica e visionario come uno scoiattolo che fa concerti.
A dirla tutta, è stato un caparbio visionario. Ha saputo tenere la testa bassa sul foglio e la testa tra le nuvole per immaginare.
Tutto sta convergendo verso il gran finale: le finestre del Salone delle Udienze sono state chiuse, una enorme quantità di farfalle vola in alto, costruendo attraverso il diverso colore delle loro ali, un arcobaleno.
Quello stesso arcobaleno che è stato proprio il nonno di Odaer a creare per la prima volta.
Come lui, anche il giovane nipote ha dato vita a qualcosa di effimero, ma dalla forma audace, dai colori indimenticabili.
E questo è la prova provata che noi siamo il frutto di ciò che altri sono stati prima di noi...
Per tutti coloro che sono riuniti in quel salone, vedere i cieli del mondo pieni di quelle farfalle meravigliose è una gioia per gli occhi e per l'anima.
Anche Odaer è felice, ma lui - al contrario di altri - sa quanta fatica tutto questo è costato.
I sogni sono materia leggera, realizzarli è lavoro pesante. 


E per non dimenticare mai il suo sforzo e per avere sempre a mente che il raggiungimento della bellezza costa fatica decide che ogni nuovo esemplare di meravigliosa farfalla nascerà da una larva bruttina.
Una cosa di certo Odaer la ha imparata: inseguire i propri sogni richiede impegno e perseveranza. Talvolta essere 'inguaribili' sognatori porta alla solitudine e talvolta arriva l'incomprensione degli altri. Ma sta alla costanza di ciascuno, alla fiducia che ciascuno ripone in sé stesso, superare tutto questo per arrivare a vedere realizzato il progetto tanto sognato.
E noi, caro Scoiattolo, noi cosa ci portiamo a casa dopo questo fitto dialogare, dopo aver guardato a fondo ogni figura di questo vecchio libro?
Che Erlbruch ama Dürer e ama le donne come le ama Gioconda Belli; che la sapienza dei vecchi si riverbera sull'utopia dei giovani, che la vita va vissuta intensamente, che anche le cose piccole e fugaci possono portare grande e duratura letizia.
Ma soprattutto che nella vita bisogna crederci!


Formica


"L’importante, me ne rendo conto ora, non è vedere tutti i propri sogni realizzati, ma continuare ostinatamente a sognarli."2



1 Edward van de Vendel, Carll Cneut, Un milione di farfalle (trad. S. De Waal), Adelphi 2007 
2 Gioconda Belli, Il paese sotto la pelle (trad. M. D'Amico), Edizioni E/O 2002 


sabato 10 dicembre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Ah, Scoiattolo! Che libro, che libro!
Il cane è andato via ma i pensieri di Odaer sono sempre lì. D'altronde fino a che dalla sua matita non uscirà la giusta bellezza a cui aspira, dubito che vorrà darsi per vinto.
Infatti anche con la sua amica Etra la discussione che era cominciata con il cane prosegue.
A onor del vero nel frattempo la mente fervida di Odaer ha creato qualcosa di effimero e bellissimo allo stesso tempo, ovvero la libellula. Nonostante sia veloce come il colibrì non è ancora così tanto bella quanto lui vorrebbe.




Ah, che brutta faccenda è l'insoddisfazione. Anche Etra, che al contrario del cane, conosce a fondo Odaer, non può non dirgli che forse un po' di umiltà non guasterebbe di fronte alla bellezza del creato.
Che delusione, quando anche chi ti è così vicino non riesce a capire la necessità di perseguire a ogni costo un sogno...
Cara Etra, non è abbassando la linea del salto e non è avvicinando il traguardo che si diventa campioni!! La grande forza di Odaer sta proprio nell'ostinata, quasi caparbia, volontà di andare avanti.
Sai cosa scriveva Gioconda Belli in un suo libro da grandi? 1


Ora che ho vissuto la mia vita fino a questo punto posso affermare che non c’è niente di donchisciottesco né di romantico nel voler cambiare il mondo.
È possibile.
È il mestiere al quale l’umanità si è dedicata da sempre.
Non concepisco una vita migliore di quella vissuta con entusiasmo, dedicata alle utopie, al rifiuto ostinato dell’inevitabilità del caos e dello sconforto.
Il nostro mondo, ricco di potenzialità, è e sarà il risultato dello sforzo che noi, i suoi abitanti, gli consacreremo.


Povero Odaer! Ormai è rimasto da solo: tutti lo considerano un superbo, lo deridono e lo criticano. Anche il vento gli sussurra che la bellezza è fragile: lui spazza via petali e foglie, il vulcano brucia tutto ciò che ha intorno alla sua bocca ardente. Tutto vero, pensa Odaer, ma la bellezza è nonostante tutto. La bellezza, come il sogno, ogni giorno rinasce dalle sue stesse spoglie.
La bellezza, e questo lo dice anche quel famoso architetto ligure che con il bello ha un dialogo serrato, non si può spiegare. Nell'istante stesso che cerchi di raccontarla, lei si sbriciola in mille frammenti...
E proprio a proposito di frammenti, caro Scoiattolo, penso al sogno che fa Odaer. Quel sogno in cui sogna il nonno che soffia su un arcobaleno che si frantuma in mille particelle colorate che si alzano in volo tutte assieme. Ecco, sono forse i frammenti di un arcobaleno, sono forse loro ciò che resta della bellezza andata in pezzi? O sono essi stessi rimasugli di una bellezza appena svanita?
Sia come sia, Odaer si sveglia di soprassalto, al momento giusto per percepire un fruscio di ali così veloci che né l'occhio né l'orecchio riescono a distinguere. È un uccello. Non ti svelo quale, ma lo avrai già capito, se hai saputo leggere il presagio... Un uccello che succhia il nettare come un'ape, e la cui ombra sull'acqua diventa di colori iridescenti con la luce del crepuscolo.




Gli ingredienti ci sono tutti: da un sogno che arriva dal suo passato, e da un'ombra che nel presente gli colpisce lo sguardo, Odaer riesce finalmente a impastare la sua creazione...

Ma questo è affar tuo Scoiattolo!

Nel frattempo, vado a sfogliarmi i libri che parlano di Dürer, che mi hai messo addosso una tale frenesia...






Carissima Formica...
Vedi perché ti scrivo?
Tu, con la tua attenzione alle parole, porti sempre nuova luce sulle immagini che io non mi stanco mai di guardare.
Ho letto e riletto il frammento di Gioconda Belli, soprattutto il punto in cui parla del rifiuto ostinato del caos.
Sai, è come se queste parole descrivessero le illustrazioni di Erlbruch.
Non vi è angolo in cui si possa posare l’occhio senza trovarvi piccoli particolari che presto si accordano con tutto il contesto, diventando grandi simboli.
Nulla è lasciato al caso: le macchie di inchiostro, i cubi, le carte numerate, il continuo cambiamento di tecniche, i timbri stampati qua e là. Non sono forse questi tutti muti segni del pensiero dell’illustratore, che è un po’ anche il pensiero di Odaer...in fondo, sono o non sono colleghi?






E non pensare, Formichina, che gli animali che si incontrano nelle figure facciano eccezione! No, no! C’è la Scimmia che rappresenta la distinzione dell’uomo tra gli altri esseri viventi, c’è il Pipistrello, ossia il misuratore dell’oscurità per eccellenza. Ci sono il Cane ed il Serpente di cui ti ho già parlato. Tutti loro formano un codice segreto, un alfabeto simbolico estremamente puntuale che Erlbruch usa con discrezione quasi volesse integrare nella sostanza dell’immagine tutto quello che Gioconda Belli sottintende nel racconto a parole.
Ecco allora ancora la Capra per la stolida visione delle cose della montagna, e la Tigre. La Tigre istintiva e maestosa che aspetta diligentemente seduta dietro le sbarre di bambù, così come forse l’irriducibile Odaer sta aspettando l’arrivo di qualche idea con cui perseguire ostinatamente la realizzazione del suo Sogno.





Già perché se c’e qualcosa che l’aspetto esteriore non racconta di Odaer, questa è la sua ostinazione. Che poi è po’ simile a quella della mano di Erlbruch, che sembra disposta a tutto purché ogni gesto abbia una valenza ben precisa nella tessitura dell’immagine.
Prendi i fiori e la frutta..hai visto come il tratto si fa preciso, quasi da botanico?
Prendi le pelurie, ad esempio quella del cane , di cui sembra di poter sentire la consistenza sotto le mani o i capelli di alcuni disegnatori, che sebbene radi (o forse proprio per quello) vengono tratteggiati uno per uno...
Prendi le stoffe degli abiti! Guarda con quale dovizia di particolari e con quale spontaneità si susseguono instancabili le righe di diverso colore, le pennellate batuffolose, i quadretti leziosi, i fiorellini, i melanges più ruvidi, gli scozzesi eleganti, i rombi più eccentrici...
Tutta questa varietà sembra voler suggerire il lavoro nascosto che si cela dietro ogni forma compiuta e che anche attraverso la trama più fitta (a chi è capace di guardare attentamente) si svela. 


Già, cara amica mia, se da un lato Odaer ha compreso che il sogno dà una direzione ai milioni e milioni di piccoli passi che compongono il cammino verso la sua realizzazione, dall'altra credo che Erlbruch sappia che la Visione conferisce direzione ai milioni e milioni di piccoli tratti, di minuscoli gesti e impercettibili variazioni che compongono un disegno.
Anzi, sono proprio loro che lo rendono vibrante eppure immobile...

Proprio come il colibrì ...





Scoiattolo

P.S. Mi sembra di ricordare la storia di due vecchini che sognavano di
scegliere tra milioni e milioni di gatti quello più adatto. È buffo perché loro fecero fare al caso gran parte del lavoro...2










1 Gioconda Belli, Il paese sotto la pelle (trad. M. D'Amico), E/O 2002
2 Wanda Gàg, Milioni di gatti, Elliot 2016

venerdì 9 dicembre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Scoiattolo! Scoiattolo musicista!
Devo proprio darti ragione: questo libro, nelle sue illustrazioni ha una sua musica interna, un suo ritmo che si espande e poi ti entra dentro, in profondità.
E secondo questo ritmo, la storia va avanti e diventa sempre più interessante.
Ti ricordi? Avevamo lasciato Odaer a rimuginare sul suo progetto. Il posto migliore per farlo, il suo pensatoio, è sempre lì sulla riva dello stagno, dove l'acqua sciaborda, gli insetti ronzano, e forse la rana gracida.
Quella mattina, però, al suo arrivo Odaer trova il suo solito posto già occupato.
C'è un cane sdraiato che riposa. "Questo è il mio posto, per favore lasciami sedere." E il cane, che è creatura accomodante e mansueta, glielo cede volentieri e va a sdraiarsi poco più in là.
I cani son così: si modellano su ciò che la vita gli porta in regalo. La loro massima aspettativa è il quieto vivere. Forse, dal giorno che sono entrati a servizio dell'uomo, hanno attaccato al chiodo ogni orgoglio e hanno deciso che accontentarsi sarebbe stata la strategia vincente che li avrebbe portati lontano.
Santo cielo! Se leggi quel che si dicono quei due in queste pagine del libro salta subito alle orecchie quanto diverse e distanti siano queste due creature!
Odaer in costante tensione è sempre in cerca del meglio, mentre il cane si accontenta di ciò che ha, mettendo da parte sogni e aspirazioni.
A ben vedere, nota il pacifico cane, a nessuno pare importare nulla di ciò che tu vorresti creare, obietta. E allora non è forse meglio credere in quell'adagio che dice più o meno così, vivi e lascia vivere...?



Oh, no, caro caro scoiattolo, guarda quanto poco lui conosca l'animo di Odaer! Il desiderio di Odaer ha ben poco a che spartire con l'opportunismo; al contrario il suo sogno di portare più bellezza in questo mondo arriva direttamente dal suo grande senso di responsabilità, che ora più che mai gli grava sulle spalle.
Come ogni creatura giovane e idealista, Odaer si crede Atlante ed è convinto che siano solo le sue spalle a sorreggere il peso della Terra.
Beh, io non so dire se sia solo una convinzione o se davvero ci sia del vero in questo suo pensiero. Ma una cosa la so per certa: a Gioconda Belli glielo ho sentito dire più volte che a ogni essere umano compete una porzione di responsabilità nella tensione per migliorare il mondo.
Ed eccoci qua. Dietro il pensiero di Odaer che si sente Custode dei propri sogni, dei propri progetti, si nasconde un punto chiave della poetica di Gioconda.
Guarda qui, scoiattolino incredulo, e stupisci: portatori di sogni e farfalle sono di nuovo insieme in questi versi.


Los portadores de sueños
En todas las profecías
está escrita la destrucción del mundo.
Todas las profecías cuentan
que el hombre creará su propia destrucción.
Pero los siglos y la vida
que siempre se renueva
engendraron también una generación
de amadores y soñadores;
hombres y mujeres que no soñaron
con la destrucción del mundo,
sino con la construcción del mundo
de las mariposas y los ruiseñores.


Esercitati con lo spagnolo! Non ti farà male da semplice Scoiattolo del bosco trasformarti per un giorno in Scoiattolo del mondo.
Non è forse un miglioramento anche questo?


Formica (poliglotta)



p.s. Tu che spesso ricorri a Dürer per spiegare le molte cose insolite dei disegni di Wolf Erlbruch avrai di certo notato che uno dei suoi libri più importanti, L'anatra, la morte e il tulipano, porta in sé il titolo di un'incisione di Dürer che si intitola Il cavaliere, la morte e il diavolo, vero? Secondo te, è un caso?






Oh, cara Formica,
non che non lo è un caso! Ma oggi Dürer, ti prego, lasciamolo dov'è.
Discutiamo di cani, invece. Sono contento che tu mi abbia parlato del cane... 
Come giustamente hai sottolineato, il dialogo che hanno quei due è un punto nodale dell’evoluzione di Odaer: il suo proposito utopico sembra quasi sconfitto dall’essenzialità canina, ma è proprio da quella che Odaer troverà nuova ispirazione e legittimazione.
Ma andiamo con ordine e seguimi nel mio ragionamento (eh eh...se tu sei pedante io son prolisso...).
Torniamo indietro a guardare Odaer sconvolto dalla creatura aberrante a cui ha dato vita. Il pipistrello gli vola sulla testa ad ali spiegate, e lui si precipita fuori dal riquadro dell’illustrazione facendo cadere rovinosamente uno sgabello ritratto, proprio nel momento in cui sta per toccare terra. Ma soprattutto: nemmeno una linea retta!




Addirittura Erlbruch fa sparire l’elemento verticale del piano ortogonale, sicché guarda con quale facilità il pavimento e il tavolo possono essere trasformati dall’occhio in colline o piramidi.
Che movimento, che confusione, che mancanza di punti di riferimento e che rumore proviene da questa silenziosa illustrazione...
Poi comincia il dialogo con il cane: sembra un quadretto idilliaco e pacifico, ma osserva su che piano inclinato stanno a filosofeggiare Odaer e il cane.. chiunque si sia mai seduto su un prato scosceso sa che non è un luogo di puro rilassamento; bisogna puntellarsi bene con i gomiti, e anche riposizionarsi frequentemente perché sull’erba si tende a scivolare inesorabilmente verso il basso, ed è questa la tensione che fa vibrare anche Odaer. La sua pulsione alla creazione, la sua inquietudine, vengono evidenziate nella loro apparente insensatezza dal placido sapersi accontentare del cane.
Ma poi il cane dice qualcosa ancora.
Dice che quando lui sogna un osso di notte e poi continua a sognarlo di giorno, in genere, lo trova.
E si dichiara convinto che anche Odaer otterrà ciò che vuole.

Proprio in questo momento Erlbruch decide di illustrare una cosa apparentemente insignificante, ossia l’uscita di scena del cane.



Essa è posta come un suggello, o, come la donna sull’albero, come una dichiarazione poetica. La creazione scevra da rischi si può avere nel rispetto della propria natura. La fedeltà al sogno, a se stessi, incarnata dal cane e la tentazione della misurazione e creazione, rappresentate dal serpente, camminano insieme verso destra, pronte ad attraversare la fatidica linea di metà pagina.
Ed eccoci arrivati a dove ti volevo portare, cara paziente Formica. Che cosa ne sarà del sogno di Odaer non te lo voglio ancora svelare, ma guarda com’è il laboratorio degli insetti adesso. Guarda quante linee rette, quanti rettangoli e quanti souvenir che provengono dalla riva dello stagno in cui è avvenuto l’importante dialogo. E guarda Odaer, come è sereno di fronte alla sua nuova sperimentazione e ben piazzato sul suo nuovo sgabello che, sono quasi certo, non cadrà più...

Tu mi hai lasciato con una struggente poesia, ma dimmi Formica, non è incredibile quanto possano essere poetiche anche delle semplici linee?


Scoiattolo


[continua]






giovedì 8 dicembre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)


Caro Scoiattolo, 
che silenzio! Ti sei intimidito con i miei discorsi di maschi e femmine?
Il tuo silenzio però potrebbe essere anche presagio di cose interessanti che stai pensando...Sì, deve essere certamente così.
Sai che anche Odaer, scappato temporaneamente dal laboratorio degli Insetti, cerca la propria concentrazione nella solitudine? Così fan tutti, ah ah ah! Te lo scrivo perché mentre ti scrivo sto proprio ascoltando il bellissimo Così fan tutte di Mozart. Ti stuzzico, perché anche se non sei bravo a disegnare, so per certo che con la musica non ti batte nessuno....
Chissà se Odaer, dove si è rifugiato, in riva allo stagno dove è sempre estate, trova la sua concentrazione anche ascoltando i suoni della natura, che in fondo sono un po' una musica? Chissà?
Di certo, il posto in cui lui si mette a rimuginare sul suo progetto, conta.
Certo che conta!
Io penso, come Gioconda Belli, che il contenitore in qualche misura influisca sul contenuto. E non a caso nella sua narrazione mette
Disegnatori dei grandi animali della zone fredde in mezzo alla neve e al ghiaccio per meglio capire cosa significhi avere sempre gelate orecchie e code.



Lo stagno, dove è sempre estate e dove il cielo è sempre azzurro, è il luogo ideale per immaginare il volo di creature che sembrino fiori...




Come avevi intuito Odaer non molla, nonostante L'Anziana Custode della Sapienza gli racconti che gli insetti sono molto utili come messaggeri degli alberi e dei fiori. Lei stessa ha appena creato la panciuta, pelosa e pungente ape.
Ecco, è qui il punto: secondo Odaer creare qualcosa che sia utile e non sia anche bello esteticamente (a me personalmente le api piacciono. Forse perché son formica?) non ha senso.
Per lui la bellezza è imprescindibile e forse pensa che essa vada di concerto con l'unicità. E cosa c'è di più unico che qualcosa di mai pensato prima, qualcosa che tiene insieme cose tra loro altrimenti diverse?
La ragione della sua ostinazione alberga nell'utopia e nel sogno e l'idea di coniugare il Regno Vegetale con quello Animale non lo abbandona. E non importa se l'Anziana Custode afferma che nella ricerca del disegno perfetto potrebbe celarsi un mostro. E non importa se ancora lei, nel sentirlo dire con forza "ma io voglio creare qualcosa di bello", lo mette sull'avviso che il percorso verso la bellezza è costellato di ostacoli e molti si sono smarriti, cammin facendo. Tutto questo non sembra toccare Odaer, il quale persevera nell'inseguire il suo sogno.
Ed eccoci di nuovo in un dialogo che potrebbe essere tra una madre, una madre sapiente che ha l'esperienza dalla sua parte, e un figlio, un giovane che pretende il diritto di avere un suo sogno, progetto unico e personale, da costruire nel corso della propria vita. E se anche questo porterà all'errore, alla caduta e allo smarrimento, ne sarà comunque valsa la pena.
Giovane e sognatore lui, Anziana e saggia, lei. Sì, saggia è la Anziana Custode della Sapienza, nel guardarlo con tenerezza e nel chiudere il loro dialogo con un affettuoso e rispettoso "Fa' attenzione!".


Non le resta altro che fare un passo indietro e uscire di scena.

E io faccio lo stesso con te: faccio un passo da formica ed esco di scena e, guardandoti con affetto, non posso che sussurarti, Fa' attenzione, scoiattolo. Fa' attenzione.

Formica






Cara Formica,
come mi conosci bene e come sai interpretare bene i miei silenzi...
Sai, giustamente parlavi del femminile...in effetti l’enorme potere creativo delle donne di Gioconda mi aveva un po’ intimidito. 
Allora sono andato a guardare le donne di Erlbruch.
Che donne! Sono abbondanti, teneramente in carne, ma non per questo prive di grazia e di amore per se stesse. Hanno vestiti morbidi, sguardi gentili ma, soprattutto, sono sempre lì a fare qualcosa. E' un po' come se Erlbruch costruisse nelle sue illustrazioni un 'antimodello' femminile che non aderisce neanche un po' allo stereotipo attuale di bellezza e soprattutto lo ritrae sempre come soggetto, ovvero rappresentazione vivente dell'azione che compie.
In questa prospettiva c’è una illustrazione che mi ha particolarmente colpito: quella della donna che mangia una mela seduta su un ramo. 
La didascalia recita “La maggior parte dei disegnatori non davano importanza agli insetti “ , ma quello che racconta è molto di più. Infatti, oltre all’evidente fastidio che la donna prova nel vedere un insetto che le si avvicina, vediamo una signora che deliberatamente è salita sull’albero per mangiarsi in solitudine la sua mela. E di questa mela dispone a piacimento perché la sbuccia con un coltellino (guarda le mani con quale grazia, ma anche con quale competenza si esprimono) scartando ciò che non vuole mangiare da ciò che, invece, desidera.
Apparentemente è un gesto semplice, ma qui diventa un simbolo.
Questa immagine è una vera e propria dichiarazione poetica dell’idea che Erlbruch ha del femminile, e ti dirò di più, che in un suo altro libro1 Erlbruch quella donna la fa addirittura volare via! Insomma un vero e proprio inno all’indipendenza femminile.


Solo uomo molto consapevole del proprio ruolo creativo può immaginare donne così.
In questo senso, mi ha molto colpito come Erlbruch suggerisca costantemente la sua presenza di disegnatore. Da una parte egli si manifesta con una continua sovrapposizione di tecniche, come se fosse sempre in movimento. La mano che disegna, che abbandona la matita per afferrare il pennello, che poi viene lasciato per far posto a una forbice o a un taglierino che recide una immagine da incollare sul disegno. Tutto questo lascia quasi una traccia sonora, su cui si innestano i timbri che appaiono qui e là, o le macchie di inchiostro, che se talvolta sono opera delle distrazioni dei Disegnatori, altre volte sembrano il frutto di un movimento accidentale del Disegnatore (qui sto pensando ad Erlbruch, lo avevi capito vero, Formichina pedante?)
Dall’altra, egli sembra connettersi con un universo che sta oltre, un po’ come Odaer, che è dotato di quel buffo cappellino che sembra quasi una antenna. Con l’apparizione di cubi e sfere, Erlbruch ricorda l’inganno cognitivo a cui il disegnatore è chiamato a far fronte nel momento in cui traghetta la tridimensionalità sul foglio.
Quando colloquia segretamente con Dürer, che è stato uno dei primi a elaborare un metodo per copiare la realtà sul foglio2, o quando gioca nelle illustrazioni con la costruzione di prospettive incomplete, Erlbruch sembra volerci sempre ricordare che il disegno è una specie di illusione con cui l’occhio e l’immaginazione giocano molto volentieri.


Albrecht Dürer, Der Zeichner des liegenden Weibes, illustrazione da Underweysung der Messung mit dem Zirckel und Richtscheyt, Norimberga 1538

Quando mi hai parlato di musica, ho pensato che in queste illustrazioni c'è la stessa struttura che, modestamente, noi musicisti ritroviamo quando suoniamo. Provo a spiegarti.
Erlbruch affianca a una narrazione “melodica“ e orizzontale della storia una sorta di “armonizzazione” , ossia una narrazione verticale che avviene in ogni illustrazione, una specie di gioco delle scatole cinesi in cui siamo direttamente coinvolti. Noi, che guardiamo dal mondo reale l’operato di un illustratore che disegna un Disegnatore che con i suoi disegni crea ciò che deve stare nel mondo reale...
Non ti fa girare la testa?
Cara Formica, come sempre adesso vorrei che tu fossi qui, per potermi dire subito cosa ne pensi...
Scrivimi presto


Scoiattolo


P.S. Ma lo sai che ho scoperto che anche Erlbruch ha disegnato un libro dove un uomo grande e grosso crea il mondo?3


[continua]









  1. Wolf Erlbruch, La Signora Meier e il merlo, Edizioni E/O 2003

  1. Albrecht Dürer, Underweysung der Messung mit dem Zirckel und Richtscheyt, Nurnberg 1538

  1. 3 Bart Moeyaert, Wolf Erlbruch, La creazione, Edizioni E/O 2005