martedì 3 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN CERCA DI SE'

IL PINGUINO VERDE, Valentina Muzzi
Sinnos editrice, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)




Leggeva e leggeva così capitò
che una notte d'inverno s'illuminò.
Stava leggendo di una terra lontana
della quale il principe una volta era rana.
Pensò a se stesso con la corona
e seduto comodo su una poltrona.
L'idea gli sembrò davvero geniale:
perché rimanere un pinguino normale?



Il pinguino lettore così decise di partire. E tirandosi dietro un carrettino che conteneva un libro, si incamminò. 



Durante il viaggio si rese conto che con il suo abito nero d'ordinanza non si sarebbe sentito a suo agio, quindi acquistò un bell'abito verde fatto di squame.
Allo stagno il verde è il colore migliore ed è per questo che le rane fin da subito lo accolsero a zampe aperte. Diventare verde come loro non era stato così difficile, ma saper saltare come fa una rana era impresa insormontabile. Quindi al povero pinguino in cerca di nuova identità non restò che...
voi che avreste fatto al suo posto?
La decisione presa dal pinguino -giusta o sbagliata che sia- è portatrice di una grande verità: viaggiare cambia.
Tutti noi sappiamo bene che tra partenza e arrivo attraversiamo un mondo che lascia inevitabilmente traccia di sé in noi, a patto che noi si sia viaggiatori attenti e sensibili.
E così il viaggiatore alla fine del viaggio sarà diverso dal viaggiatore che era in partenza.
Questo succede al pinguino in cerca di identità. Essere un buon lettore, essere curioso, essere intraprendente, quindi lasciarsi dietro abiti in cui non si ritrova più, perseguire un sogno, sperimentare nuove situazioni, mettersi alla prova, saper dialogare con gli altri, saper riconoscere i propri limiti, sapersi accettare per quello che si è, ma nello stesso tempo essere capace di cambiare...quante cose per un solo pinguino in viaggio!

Carla

lunedì 2 aprile 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A SERA LA TATA MI FA IMBARCARE

NELLA TERRA DEI SOGNI, Robert Louis Stevenson, Simona Mulazzani
Rizzoli, 2012

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

L'album delle figure d'inverno

L'estate muore, l'inverno è arrivato...
ditini a spilli, il mattino è gelato, 
passeri e corvi dalle ali scure
e i miei libri con le figure.

Ora che l'acqua è diventata sasso
io e la tata abbiamo lento il passo
mentre i ruscelli delle acque pure
scorrono nei libri con le figure.

Tutte le cose belle sono qui accanto
riempiono gli occhi come per incanto, 
pecore e pastori, alberi e armature
nei miei libri con le figure.


Dodici tra le poesie che Stevenson scrisse in uno dei momenti più faticosi della sua esistenza. Sono il contenuto di questo bel libro.
Convalescente in Costa Azzurra, Stevenson, al quale era stato prescritto silenzio e riposo assoluto, dovette trascorrere diverso tempo al buio per un'oftalmia e con il braccio destro immobilizzato per le forti emorragie cui andava soggetto. In queste condizioni tutt'altro che propizie e felici scrisse alcune tra le più toccanti poesie sull'infanzia, sulla sua infanzia e le dedicò alla sua adorata Cummy, la tata-infermiera che gli fu accanto quando era piccolo.
I componimenti che presero il nome di Child's Garden of Verses (Il giardino dei versi), pubblicati nel 1885, sono uno dei più significativi omaggi all'infanzia, intesa come Età d'oro: età della spensieratezza, del gioco, della felicità e dell'immaginazione e del sogno.
La dozzina di rime scelte per comporre questo albo illustrato di grande respiro e di grandi dimensioni ci porta verso i tre principali terreni dove florida cresce l'immaginazione dei bambini.


Ci porta in quel preciso momento della giornata di un bambino segnato dal suo andare a letto. Andare a dormire per un bambino è un delicato passaggio, è un piccolo salto nel vuoto, nel buio, è anche un affacciarsi su un mondo fatto di sogno e fantasie.


Ma ci porta anche nel momento del gioco dove un bambino inventa amici immaginari, dialoga con la propria ombra, dall'alto di un ciliegio decide di dominare il mondo e, tra le pieghe del copriletto, inventa battaglie di soldatini.
Ed in ultimo ci porta nel mondo dei libri. I libri di avventura, che diventano 'sceneggiatura' di un ultimo gioco dietro il divano, tra belve assetate. Oppure i libri con le figure, che letti con la tata nelle lunghe giornate dell'inverno, riempiono gli occhi e la testa di tutte le cose belle.

 
Un grande libro con le figure. Grandi pagine piene di colori, che accolgono così tante cose al loro interno, che lo sguardo viene risucchiato. Io sono d'istinto attratta dalle illustrazioni di Simona Mulazzani. Non so dirvi perché, ma mi piace come costruisce gli spazi, mi piace il colore pastoso, mi piace certa ingenuità che ricorda alcuni naives e serialità di alcune forme, mi piace la luminosità, i suoi animali e i suoi bambini, con gli occhi grandi.


Tante volte ho pensato ad alcune di queste poesie come a ideale introduzione al mio strano lavoro: lettrice pubblica e, modestamente, mediatrice di immaginari. La tata Cummy si è conquistata una così importante parte del cuore di Stevenson proprio grazie al suo ruolo di narratrice durante la sua infanzia e di generatrice di molti sogni e di fervida immaginazione. Leggere a bambini e ragazzi è un'esperienza molto paricolare e, umanamente, assai coinvolgente. Mettere un libro nelle mani di un bambino e mostrargli gli innumerevoli mondi nascosti al suo interno è proprio un bel mestiere.

Carla

venerdì 30 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL DIFFICILE MESTIERE

IL MIO AMICO TARTATTA', Béatrice Fontanel, Marc Boutavant
La Nuova Frontiera Junior, 2012

NARRATIVA PER MEDI (dai 6 anni)

"Arrivò a scuola all'inizio dell'anno con dei capelli selvaggi da non credere. Si capiva che aveva cercato di appiattirli con l'acqua, ma il risultato erano tante ciocche tutte incollate che si raddrizzavano di continuo. Solo a guardarlo, io e i gli altri compagni dovevamo trattenerci per non scoppiare a ridere."

Il suo problema non sono solo i capelli selvaggi, ma anche il suo balbettare davanti a certe sillabe particolarmente difficili per lui: sulle Ta, sulle Ba, sulle Po, sulle Do. Il nuovo bambino in questa scuoletta francese è una vittima predestinata. Tutti lo prendono in giro sulla balbuzie, gli affibbiano subito un soprannome -Tartattà- e a lui diventano rosse le orecchie e la faccia si copre di macchie grandi come continenti. E' timido, goffo e impacciato. Persino la maestra lo maltratta, mandandolo dal direttore ingiustamente. Ma proprio in quell'occasione Basilio Tamburo, per tutti ormai Tartattà, trova un' insperata piccola mano tesa...
Sebbene, la cattiva sorte continui ad accanirsi contro di lui (un corso di teatro pieno di sillabe 'scivolose') e sebbene il nascondersi nel bagno non sia la soluzione migliore, Tartattà ora non è più solo. E, soprattutto, dalla cima di un tetto della scuola le cose si vedono con la giusta distanza...

In un microcosmo di una classe elementare di una scuola francese si ambienta questa piccola storia così autentica ed esemplare allo stesso tempo. Le mille difficoltà a farsi accettare, le molte paure di sembrare diverso, le tante insicurezze quotidiane sono -a ben vedere- non solo del piccolo Tartattà, ma patrimonio comune.
Chi non ricorda della propria infanzia certe paure, certi pudori e certe timidezze: io per esempio sono stata chiamata per cinque lunghissimi anni con un cognome sbagliato dall'omino dell'autobus che mi riportava da scuola a casa. Ma non glielo ho mai detto. Mi rifiutavo di fare pipì a scuola perché c'era un buco nella parete devisoria con il bagno dei maschi e così alla fine delle otto ore camminavo con le gambe incrociate per riuscire a trattenerla. Mia madre mi faceva l'orlo ai pantaloni troppo corto e tutti mi sfottevano per questo. A casa mia si diceva 'ma va, che roba!' perché dal nord arrivavamo e anche per questo a Roma venivo presa in giro. Speravo sempre che i miei compagni non notassero troppo i capelli bianchi del mio papà quando veniva, di rado, a prendermi a scuola. Ma invece lo notavano, eccome. Mi inventavo i fidanzati e mi scrivevo da sola appassionate lettere d'amore che puntualmente venivano smascherate.
Ecco, anche di questo è fatta l'infanzia.
Béatrice Fontanel racconta e Marc Boutavant illustra il difficile mestiere di fare il bambino.
Questo pare essere il primo titolo per l'Italia di una serie che, almeno in Francia, conta già almeno quattro puntate.
Marc Boutavant, per suo conto, ci aveva già introdotto nel piccolo ma frenetico universo dei bambini attraverso una fortunata (?) serie di fumetti che avevano come protagionista principale Ariol. Magnifici ed esilaranti.

Carla

mercoledì 28 marzo 2012

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


SE EU FOSSE UM LIBRO, José Jorge Letria, André Letria
Pato-Lógico 2012


Se eu fosse um libro,
Nao gostava de saber logo no principio
como é que a historia vai acabar.

Se fossi un libro
non mi piacerebbe sapere fin dall'inizio
come va a finire la storia*

Se eu fosse um libro,
gostava de tornar livre e indomavel
o leitor que me escolhesse.

Se fossi un libro
mi piacerebbe rendere libero e indomabile
il lettore che mi scegliesse*

Se eu fosse um libro,
gostava de ouvris alguem dizer:
"Este libro mudou a minha vida"

Se fossi un libro
mi piacerebbe sentir dire a qualcuno:
"Questo libro mi ha cambiato la vita"*

ILLUSTRATO PER MEDI E GRANDI (dai 7 anni)

Ventotto diverse aspirazioni di un libro dalla copertina nera e dalle molte pagine bianche...
Abbandonato su una panchina sogna di diventare il tuo libro, e di venire via con te. Con una palma che gli cresce sul piatto di copertina sogna di esserti compagno su un'isola deserta. Con un manico di valigia sulla costa può farti da guida a Roma e a New York. Sigillato da una cerniera che ne attraversa i tagli sa essere custode discreto dei tuoi segreti di lettore.
In questo e in molto altro può trasformarsi un libro.
Un gioco sottile, raffinato tra immagine e testo dove l'immagine è ancora più poetica delle stesse parole.
Un libro fatto di tanti piccoli stupori che si generano con il girare delle pagine.
Ogni volta quel grande libro nero diventa qualcosa d'altro: lampione, scopa, cavallo, aeroplano.


Non a caso, Se eu fosse um libro segna l'inizio di una nuova avventura: una piccola casa editrice portoghese indipendente si fa conoscere al mondo attraverso questo piccolo ma impellente inno alla lettura. E' un omaggio dichiarato e appassionato da parte di chi i libri li ama, li inventa, li costruisce e infine li mette in giro.

 
E' una vera e propria dichiarazione di intenti iniziale e come tale porta in sé la domanda: e tu sarai dalla mia parte?
E' un libro senza una storia ma con tante potenziali storie al suo interno.
E' un libro che sa essere al contempo molto personale, intimo, ma anche collettivo. Un libro che può diventare il centro di una discussione su significati e valori di libri e lettura. Valori e significati che purtroppo vanno ribaditi ben più spesso di quanto si pensi e che non vanno dati troppo per acquisiti.
Un libro da utilizzare come passpartout per introdurre bambini e ragazzi ad una lettura, oppure per farli parlare delle loro esperienze di lettura, per farli riflettere sul senso che assume l'atto di leggere un libro.
Se in molte delle sale da congresso della Fiera di Bologna l'editoria digitale si è dimostrata incombente e pericolosamente gigantesca, piccoli libri a forma di libro, eroici nel loro essere minuscoli come questo, fanno la parte di Davide, piccolo ma coraggioso ragazzetto/libretto, di fronte all'enorme Golia.
Sembra proprio essere un libro-bandiera che sventola davanti a tutti il suo simbolo di appartenenza, appartenenza a un popolo, a una tribù, a un clan, sempre più sparuto...di tenaci lettori.


Carla

*per gentile concessione dell'editore, traduzione di Valeria Lalli.

martedì 27 marzo 2012

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


PAPIERSCHIFF AHOI!, Jorge Luján, Julia Friese
Bajazzoverlag 2009


ILLUSTRATO PER PICCOLI, MEDI, GRANDI (dai 5 anni)

Una barchetta di carta la possono fare tutti
 

ma salirci sopra e salpare, è un'altra cosa
poco importa se piove
o se le rocce degli scogli svettano
e le onde si scatenano selvagge
io raggiungerò il tuo approdo, suonando forte la sirena
e tu non crederai ai tuoi occhi

Promesso. Lo giuro.
Contro o in favore di vento io navigherò.
Nell'uragano o in bonaccia io remerò.


Piena d'acqua e molle, la mia barca ti incrocerà


e potremo finalmente abbracciarci e sarà bellissimo
vedrai...


Non è una novità, va detto. Pubblicato nel 2008 dall'emerito FCE (Fondo de Cultura Economica) messicano, Il barco de papel è stato pubblicato l'anno successivo dall'altrettanto emerita casa editrice svizzera Bajazzo.
La scelta di segnalarlo è dettata da un motivo principale e dal relativo rammarico.
E' un libro ad alto contenuto poetico. Una bella poesia di Jorge Luján è il testo del libro su cui Julia Friese ha trasformato in un albo illustrato.
La barchetta di carta ha navigato dalle coste del Messico per approdare fin sulle montagne della Svizzera. Ma lì si è fermata. Nonostante nei disegni di Julia Friese soffi spesso un gran vento, questo libro non è riuscito a varcare le Alpi. E qui parte il rammarico.
Il rammarico nel constatare la paura che da noi genera pubblicare la poesia. Filastrocche tante, ma poesie pochine.
In Italia si contano sulla punta delle dita di una mano le case editrici che pubblicano con una certa costanza testi poetici per bambini e ragazzi. Penso, rigorosamente in ordine alfabetico, a quanto erano belli i libri della collana di Einaudi I pesci d'argento, ora quasi del tutto sparita...penso a Lapis, Motta junior con la recentissima collana Il suono della conchiglia (curata da Teresa Porcella con intelligenza e amore), che ha già 2 titoli all'attivo e altri 2 in arrivo, a Orecchio acerbo,Topipittori. E penso a quanto bello era il libro Una sera d'inverno con un'altra poesia di Lujan, illustrato in modo toccante da Mandana Sadat e pubblicato ancora nel 2007 da Bohem Press.
Intorno il vuoto.
Che dire?

Carla

Noterella al margine. Il testo che leggete è una mia goffa traduzione. Abbiatene pietà.


sabato 24 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PENSIERO DIVERGENTE

NEI GUAI, Oliver Jeffers
Zoolibri, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Questa storia ebbe inizio quando l'aquilone di Leo finì tra i rami d'un albero.
Leo provò a tirare e a farlo oscillare.
Ma quello rimase bloccato.
I veri guai cominciarono quando Leo lanciò la sua scarpa preferita per liberare l'aquilone e anche quella rimase incastrata tra i rami! Leo lanciò l'altra scarpa preferita."

Beh, avrete intuito che anche la seconda scarpa rimase appiccicata lassù. Così come il gatto, la bici dell'amico, la porta di casa, per un totale di ventotto corpi più o meno inanimati, il più voluminoso dei quali è una balena passata nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Il povero Leo sta tentando di tirare di nuovo a terra il suo aquilone appiccicato lassù e tutto quello che trova, in un sempre più esilarante crescendo, può rivelarsi utile. Ma quello stupido albero tiene tutto per sé...persino il titolo di questo divertente libro, nuovo nuovo.

Il piccolo Leo, nella determinazione per risolvere il suo problema, mi pare rappresenti molto bene la bambinità: la mancanza di un qualche senso di razionalità, il gusto per l'assurdo, la passione per i 'crescendo', la propensione verso l'esagerazione, la spensieratezza nel godere del risultato, sono sono alcuni caratteri tipici del bambino-pensiero che in questo libro convergono.
In tale prospettiva questo libro si può leggere come un gioco a chi la spara (sull'albero) più grossa. Un gracile bambinetto, dalle gambe secche, esasperato dai continui fallimenti per riavere il suo aquilone, intuisce che la giusta pratica per riavere indietro il suo giocattolo è quella di smuoverlo con altri corpi contundenti. La sua logica è ferrea e poiché sa che è la strategia vincente, persiste. Ma tra realtà e fantasia, si sa, la linea di demarcazione è sottile e se ci si distrae per un attimo ecco che l'assurdo prende il sopravvento.


Un adulto avrebbe diligentemente preso una scala, la avrebbe appoggiata all'albero e in quattro e quattr'otto avrebbe recuperato l'aquilone...ma che gusto c'è nel fare le cose così diligentemente?
Non è forse mille volte più divertente sfidare il buon senso, la sorte tentando una via traversa? E non è forse così, attraverso il pensiero divergente, che le grandi intuizioni di scienza e letteratura hanno avuto origine, generando grandi scoperte e grandi capolavori?
Leo, sei un genio!



Carla

Noterelle al margine:
1) Esempio illustre di scrittore che ci ha abituato a saper varcare 'allegramente' il limite del pensiero logico, e che per questo così bene ha raccontato i bambini ai bambini, è Rodari: i pezzi persi da Giovanni nella Passeggiata di un distratto, ne sono uno dei manifesti. 
Jeffers, come già in altri titoli precedenti  (L’Incredibile bimbo mangia-libri, Zoolibri 2009), proprio in questa direzione va raccontando.
2) Bravi a Zoolibri per la scelta del titolo, ma Stuck!, portatore di un'onomatopea ineguagliabile, è irraggiungibile in italiano.

giovedì 22 marzo 2012

ECCEZION FATTA....


IL LIBRO CHE VERRA'

Una delle cose più emozionanti di questa rutilante fiera è stata la mostra MASTER IN MOSTRA, ovvero una ricca panoramica delle opere dei giovani illustratori che hanno frequentato il Master in illustrazione che si tiene ogni anno a Macerata, organizzato con tanta competenza e altrettanta gioia da Ars in fabula.
Al Teatro Testoni Ragazzi di Bologna, un teatro che è già di suo bellissimo, accogliente e pieno di curiosi oggetti appesi alle pareti, spiccano le numerose tavole, che un giorno forse saranno libro.
Fin dal manifesto, di Gabriel Pacheco, si annuncia qualcosa di speciale: un'immagine di forte carattere evocativo, una bambina che con le braccia indietro, il naso all'insù e gli occhi chiusi, nell'inquadratura di una luminosa finestra, sembra voler spiccare il volo, o farsi avvolgere della luce, circordata da pagine bianche sul pavimento, sparse.


Le tavole esposte meritano una visita da parte di chi per tutti questi giorni ha 'incamerato' illustrazioni già diventate pagine. In questo, è una occasione avere la fortuna di vedere cosa c'è prima che la pagina di un foglio di dimensioni, di peso, di lucentezza diverse ne diventi il supporto ideale.
Purtroppo sono ancora rare le case editrici che considerano le tavole per l'illustrazione vere opere d'arte tout court e offrono loro un'opportunità di 'mettersi in mostra', di essere ammirate dal pubblico, una volta diventate illustrazioni di un libro.
Questa attenzione, fortunatamente, la si riscontra anche altrove. Nell'ambito della fiera stessa è possibile vedere tavole di illustratori appartenenti a uno stesso paese, quest'anno il Portogallo. E più in generale nella Mostra degli illustratori. Ma ancora nelle tante piccole ma ricche esposizioni che in questi giorni pullulano a Bologna, per lo più organizzate da Hamelin. Ma in questo caso si tratta di tavole che hanno già visto segnato il loro destino: sono tutte entrate in un libro e sulla pagina si sono già fermate.
Ma le tavole di MASTER IN MOSTRA hanno qualcosa di più. E quella posa sognante della bambina nel manifesto ce la racconta tutta: sono tutte portatrici di un'incertezza, di una palpitazione, di una vaghezza, di un interrogativo, di un chissà, di un sogno...
...di diventare libro.

Giacomo Garelli

Carla
Leggere cose dietro ai nomi: la Fabbrica delle favole che organizza il master, è  un nome che fa riferimento al fatto che è un corso di illustrazione, ma io lo leggo anche come allusivo a quel senso di sospensione e attesa da parte di chi lo frequenta, che con il 'favoloso' ha molto a che fare. 
Se andate a vedere nel dettaglio, l'offerta formativa dei master e dei corsi organizzati da Ars in Fabula-La fabbrica delle favole vi renderete subito conto del livello di qualità. Rapidamente scorrete i nomi dei docenti: c'è da restare a bocca aperta e ogni anno che passa pare proprio che all'ottimo si aggiunga l'ottimo.

domenica 18 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA FIABA SIAMO NOI

I MUSICANTI DI BREMA, Jakob e Wihelm Grimm
Orecchio Acerbo, 2012

 ILLUSTRATI PR MEDI (dai 7 anni)

"L'asino, accortosi che tirava una brutta aria, se la svignò e prese la via per Brema, progettando di entrare nella banda cittadina. Cammina cammina, si imbatté in un cane da caccia steso sulla strada, che ansimava come se fosse stremato per la corsa. 'Ehi, perché ansimi così, Can-da-presa? chiese l'asino."



Can-da-presa e Pelogrigio sono due dei quattro protagonisti della bella fiaba dei Grimm. Tra le fiabe più conosciute dei Grimm, I Musicanti di Brema è forse una delle mie preferite, insieme al Pifferaio di Hamelin. La ragione credo risieda nel fatto che entrambe lasciano fuori fanciulle bizzose o principi sfortunati, ma soprattutto perché in entrambe io colgo un forte senso di rivincita nei confronti dell'ingiustizia.

 
Il fatto che questi quattro animali che hanno servito con impegno i loro padroni per una vita e adesso sono sull'orlo di essere fatti fuori perché inutili, è proprio un gran sopruso. 


Impossibile non schierarsi al loro fianco e seguirli nel loro percorso verso la libertà e verso il riscatto contro il destino avverso.
Il risveglio dell'orgoglio e nel contempo la volontà di coltivare un sogno, sono temi importanti da trasmettere ai più piccoli. Ribellarsi a un'ingiustizia, avere un obiettivo da raggiungere, conquistare la libertà, dare un senso a un'esistenza sono tutti i grandi argomenti che si nascondono dietro alla vicenda dei Musicanti di Brema.
A questi si aggiunge un altro grande nocciolo di senso, che a un bambino non potrà sfuggire: quello che essere un gruppo a volte fa la differenza. Ognuno di noi, ma soprattutto i piccoli, come i più deboli, conosce bene l'importanza di non sentirsi solo lungo il cammino. E' bello e confortante sapere che stai marciando con altri al tuo fianco e che con loro condividi, non solo la strada, ma anche il punto di arrivo.
Animali tra loro molto diversi, accomunati da un obiettivo comune, sanno essere vincenti nel loro stare assieme.
E così possono fare anche gli uomini.
La versione dei Musicanti di Brema pubblicata da Orecchio acerbo e così ben illustrata da Claudia Palmarucci sembra dire che tra i quattro animali e le categorie più deboli di una società il passo è davvero breve.
Claudia Palmarucci legge l'intera vicenda come una grande rivincita del mondo dei diseredati, nei confronti di chi ha il denaro e il potere. Quattro contadini, con la camicia di flanella o la maglia, uniti e determinati dal bisogno, fanno fuori un gruppo di avidi e dentati ricchi benvestiti, lupi o iene, banchieri o imprenditori, che gozzovigliano al sicuro dietro i vetri di una villa. 

 
E' la rivincita dei poveri, dei lavoratori, dei braccianti che, come nel celebre Quarto Stato, in rivolta, in sciopero marciano compatti. E se Pellizza da Volpedo mette una donna in prima fila con in braccio un bambino in piena luce, Claudia Palmarucci e Orecchio acerbo è proprio a quel bambino che paiono rivolgersi per dirgli "Ehi, guarda, che la fiaba siamo noi!" 

 

Carla

Noterella a margine: proprio come asino, cane, gatto, e gallo partiamo per B...rema, no per B...ologna. Io faccio l'asino perché son da soma e un po' zuccona, il cane sarà la fedele eleonora, a gisella tocca il gatto (ha gli occhi grandi e verdi come i gatti) e il gallo non può essere che lui, il gran paolo, in mezzo a tutte donne.
Non temete, vi aggiorneremo quasi in tempo reale dalla grande Bologna Children's Book Fair.

venerdì 16 marzo 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


LA STORIA, LE STORIE



Di solito funziona poco, raccontare la Storia, gli avvenimenti che hanno segnato generazioni, attraverso racconti d’occasione: il fine pedagogico travalica il senso narrativo. Sembrava essere proprio il caso di La stella nel pugno di Robert Sharenow, collana Freeway della Piemme, uscito in concomitanza con la Giornata della Memoria. Devo dire che il libro racconta una bella storia, basata su un episodio realmente accaduto: il pugile tedesco Max Schmeling prima sconfisse e poi fu sonoramente battuto dal pugile americano Joe Lewis, afroamericano. Questa sconfitta gli costò l’emarginazione nel regime nazista. Schmeling protesse e aiutò a fuggire due fratellini ebrei e su questo episodio viene costruita la chiave di tutto il romanzo; fin qui l’aspetto storico, ma il protagonista vero è il personaggio d’invenzione, il giovane ebreo Karl Stern, costretto a crescere nella Germania che diventava sempre più prona all’ideologia del Terzo Reich. Un ragazzino gracile, figlio di un mercante d’arte, oggetto fin da subito dello scherno e delle angherie dei bulli in camicia bruna. Un amico del padre è proprio il pugile più famoso di tutta la Germania e, dopo un pestaggio subito da Karl, promette di insegnargli la boxe. E così sarà: Karl, nell’atmosfera sempre più cupa di una Germania ormai integralmente nazista e dedita alla persecuzione sistematica degli ebrei, diventa un giovane campione, nascondendo la propria condizione grazie all’aspetto quasi ariano, fino a che il gioco si rompe e la violenza sterminatrice del nazismo cancella ogni speranza di affrancamento. Solo l’amicizia di Schmeling metterà in salvo Karl e la sorellina su una nave diretta negli Stati Uniti. L’America, d’altra parte, per Karl è un mito, patria di pugili di tutte le razze (velo pietoso sulla segregazione razziale) e di supereroi protagonisti dei suoi amati fumetti. La storia tiene, anche se con qualche stanchezza nel finale, e ha i suoi momenti migliori nel descrivere la difficile crescita di Karl, la sua volontà di affrancamento attraverso lo sport, in un mondo adulto per lo più indifferente o ostile, con poche eccezioni. Intenso e delicato il rapporto fra Karl e la sorella più piccola, con la quale imbastisce una storia a fumetti in cui loro due si rappresentano come un uccellino (Spatz) e un topolino (Winzig), personaggi di una storia di Otto Berg. Ben descritti anche i personaggi secondari, dai frequentatori del club pugilistico, alla coraggiosa Contessa, un omosessuale amico del padre. Certo, il fine è dichiarato, dimostrare che anche nei tempi più bui la solidarietà umana è l’unico collante che impedisce di cadere nel totale imbarbarimento. E forse c’è anche una certa ingenuità nel racconto, ma la storia comunque appassiona, rende in modo efficace la mutazione che un regime totalitario induce nella coscienza della maggioranza degli individui.



Tema analogo, e più vicino a noi storicamente, ne Il ragazzo di Berlino, romanzo di quel Dowswell che già aveva firmato Ausländer. Qui siamo a Berlino est negli anni ’70, il protagonista è un giovane, Alex, attratto da quel poco che sa del mondo al di là del muro e soprattutto dalla musica che riesce ad ascoltare di straforo. Su di lui e sulla sua famiglia incombe la Stasi, la famigerata polizia politica della Germania di Honecker. La storia del protagonista e della sorella, della sua fidanzata, si intreccia con quella dell’oscuro ed inquietante persecutore, un nazista che si è fortunosamente riciclato nella Stasi , appropriandosi dell’identità di un altro. Alla fine Alex e la sua famiglia riusciranno a scappare e a liberarsi dai ricatti e dalle violenze della polizia segreta, conquistandosi la speranza di una vita normale. La storia ha un ritmo incalzante, da spy story, i cattivi sono davvero cattivi e anche le comparse non scherzano, ma i riferimenti storici (compresi quelli alla Banda Baader -Meinhof) sono lontani dalle cognizioni dei ragazzi di 13/14 anni; è un libro che richiede un lungo antefatto di spiegazione storica, magari anche un po’ più articolato di quanto non si intenda nel libro. L’accenno alla Rote Armme Fraktion è troppo superficiale, così come lo è la rassicurante divisione fra buoni e cattivi. Forse è un libro troppo complicato per un ragazzino delle medie e troppo poco per chi, quattro o cinque anni dopo, ha gli strumenti e le nozioni storiche per comprenderlo a pieno.

Eleonora

La stella nel pugno”, R. Sharenow, Piemme 2012
Il ragazzo di Berlino”, P. Dowswell, Feltrinelli 2012


giovedì 15 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MARGHERITA SI ATTACCA DOVE VUOLE

IO NON SONO COME GLI ALTRI, Janik Coat
La Margherita Edizioni, 2012

ILLUSTRATO PER PICCOLI (dai 4 anni)

i rinoceronti sono aggressivi Gianluigi è pacifico
gli elefanti sono goffi Dario si muove con grazia ed eleganza
i piranha sono carnivori Orazio è vegetariano
le patelle si attaccano alle rocce Margherita si attacca dove vuole

 
Un libro quadrato, dalla copertina cartonata, pagine di carta pesante, colori tenui, pieni e opachi, testo corrente in basso, i disegni inconfondibili di Janik Coat. Di questo si compone l'essenziale libro con cui discutere con i bambini di diversità, autodeterminazione ed identità.
Ogni pagina di sinistra è dedicata ad un animale e alla sua caratteristica peculiare che lo distingue.
Le pecore vivono in gruppo, i porcospini pungono, i bradipi sono pigri, i pipistrelli dormono a testa in giù. Tanto gli animali che sono in repertorio che le loro peculiarità sono patrimonio di tutti. Meno scontato è invece il soggetto della pagina di destra, dove all'animale inteso in senso generico se ne sostituisce uno in senso specifico. Alla pecora, o si potrebbe dire alla pecoritudine, si contrappone quella unica pecora, identificata addirittura per nome: Penelope. Così si chiama Filippo quell'unico pipistrello che ha deciso di dormire in punta di piedi o risponde al nome di Ruggero, il bradipo che si è arrampicato sulla Tour Eiffel.
Semplice, lineare ed efficace. Come semplici, lineari ed efficaci sono i disegni di Janik Coat. Una quasi invisibile linea di contorno, tagliente per quanto sottile appare, segna i profili di questi animali stilizzati e astratti, sebbene riconoscibilissimi perché colti sempre nella loro essenza.

Un libro da sfogliare che lascia molto spazio alla lettura condivisa e ragionata. Con un bambino lo si può utilizzare per fargli riconoscere l'animale, per fargli identificare la peculiarità e successivamente per 'spiazzarlo' informandolo che al mondo c'è una pecora, la famosa Penelope, che non vive in gregge, lei ha scelto un'altra strada per essere felice.


Le pagine di sinistra sono tutte di conferma, rassicuranti, raffigurano la norma, quelle di destra sono tutte inaspettate, stupefacenti, raffigurano l'eccezione. In questo percorso di alternanza il libro si dipana e il bambino impara, come una filastrocca di nomi comuni e nomi propri che si susseguono, che il mondo è popolato di singoli individui che hanno la libertà di poter scegliere per sé un destino diverso da quello assegnatogli. Impara altresì che ogni individuo fa caso a sé e che a lui spetta la scelta se omologarsi o se intraprendere un percorso nuovo. Se fin da piccoli i bambini vengono educati alla diversità forse da adulti apprezzeranno la libertà di poter essere se stessi, nella propria unicità. E così facendo, saranno in grado di garantirlo anche agli altri, si spera.

Carla