domenica 1 gennaio 2012


LE CHINULIDDE E IL PIACERE DI CUCINARE INSIEME

Quello che sto per raccontarvi è accaduto sabato 10 dicembre 2011. Da quel giorno sono stata presa da una crisi acuta di pigrizia che mi ha impedito di scrivere qualsiasi cosa e solo oggi, grazie a Carla che ogni tanto mi scuote con sms che sono un misto di affetto, minaccia e richiamo all’ordine, riesco a licenziare questo post.
Il 10 dicembre ho provato quanto sia piacevole, appagante e divertente cucinare in più persone. Grazie a Beatrice che ha messo a disposizione la sua spaziosa cucina ad Anguillara e a Cristina che ci ha dispensato i suoi insegnamenti, in quattro abbiamo preparato 247 chinulidde.
Intanto, che cosa sono le chinulidde? Sono dolci che si preparano in Calabria nel periodo di Natale per poterli offrire a chi verrà a far visita durante le feste. Per questo motivo se ne preparano molti così da non rimanere sguarniti. La parola significa ripienette e viene dall’aggettivo chinu (pieno). Si conservano a lungo: Cristina ci ha raccontato che una volta gli ultimi dolcetti sono stati portati al mare l’estate successiva, ed erano ancora buoni.

Cristina è arrivata con il ripieno preparato il giorno precedente. Era composto da:
6 barattoli da 250 gr di marmellata (si possono utilizzare marmellate varie di consistenza densa: arance, prugne, fragole ecc.)
750 gr di mandorle sbucciate
1 kg di gherigli di noci
1 kg di uvetta ammollata e strizzata
3 cucchiai di miele
2 cucchiai di cannella in polvere
3 cucchiai di mosto cotto (facoltativo)

Per ottenerlo Cristina a fatto addensare la marmellata sul fuoco e poi ha unito gli altri ingredienti quando era ancora calda.

Il dieci dicembre alle ore 14.30 abbiamo iniziato la preparazione della pasta mettendo in una pentola:
1 litro di olio extravergine di oliva
1 litro di vermut (tipo Martini bianco)
Il tutto è stato portato quasi a ebollizione. In base al lessico familiare di Cristina bisogna spegnere il fuoco quando il composto fa le spingulidde, gli spillini, cioè quando iniziano a formarsi proprio quei piccoli spilli di bollicine che partono dal fondo della pentola.
A quel punto, abbiamo versato in un grande contenitore di metallo 3 kg di farina tipo 00 e vi abbiamo unito il liquido sino a ottenere una pasta morbida che non si attacca alle dita. In verità abbiamo aggiunto la farina a poco a poco e ci siamo rese conto che ne erano necessari tre chili solo alla fine perché la capacità di assorbimento è differente in base al tipo di farina e al tipo di olio.
Abbiamo messo anche due cucchiai di sale e due cucchiai di cannella macinata al momento.
Nota a margine dell’impasto: Angela e io eravamo addette a impastare con due cucchiai di legno la farina e il liquido inebriate dai fumi del vermut mentre Cristina controllava ogni tanto la consistenza del tutto.

Ognuna seduta a un lato del tavolo abbiamo steso con il mattarello la pasta ritagliata poi con una grande tazza a mo’ di tagliapasta.


Una volta messa una cucchiaiata di ripieno, abbiamo piegato in due il tondo e l’abbiamo sigillato come si vede nella foto.
Beatrice si è occupata della cottura: ogni vassoio di chinulidde è rimasto per 25 minuti circa nel forno a 180 °C.
Ovviamente per terminare quella grande quantità di ripieno abbiamo impastato altri tre chili di farina con olio e vermut e alle 18.30 siamo arrivate al risultato di quasi 250 dolcetti!


Tra una chiacchiera e l’altra le ore sono volate, nella rilassatezza del gesto ripetitivo i racconti di vita sono scivolati creando un clima di confidenza e amicizia.
Questo è il mio augurio per il 2012: cercate di cucinare in compagnia; fa bene all’anima.

Lulli

sabato 31 dicembre 2011

TUTTO E' BENE QUEL CHE FINISCE BENE!

Da qui riesco a trovare la giusta distanza per poter guardare indietro.

alessandro gottardo merry christmas 2
da una finestra della casa ligure in cui mi trovo





















E' stato un anno in cui ho faticato, mi sono spesso emozionata, ho fatto alcune cose intelligenti, ho vissuto momenti complicati, ho avuto un po' paura, sono stata talvolta intraprendente, talaltra incerta, mi sono spesso sorpresa, ho vissuto momenti vivaci, spesso mi sono agitata, sono stata molte volte contenta, altre malinconica, ho conosciuto belle persone e anche qualche tonto, sono stata capace di essere vicina vicina e lontana lontana...
poteva andarmi peggio e, piuttosto soddisfatta, mi incammino verso il prossimo.

A voi auguro la stessa serenità che può dare a un cane una palla rossa, nuova...

 Carla

venerdì 30 dicembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL SIGNOR GAMBALUNGA E IL BAMBINO DI UNA VOLTA

IL GIOCO DEL TEMPO, Alfredo Stoppa, Chiara Carrer
La Margherita 2011

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

Gira, rigira, vira a destra, devia a sinistra.
Saltella soffiato dal vento.
Sbatte le ali. Precipita!
No...risale, rincorre il sole. Uno sbuffo, una capriola, scende in picchiata?
Si schianta! No, riprende quota e punta dritto...sul mio naso.
SCRACH!



Ecco, un aeroplanino di carta è appena planato sul naso di un signore alto alto che, come un pacco postale, si è fatto 'spedire' in un rumoroso centro commerciale. Sta lì, seduto su una panca, e osserva ciò che gli accade intorno: negozi pieni di oggetti colorati e di luci abbacinanti, altoparlanti stonati che gracchiano messaggi per vendere e tanta gente che, frastornata, brulica nei corridoi e riempie ogni angolo vuoto.
Ma cosa ci fa un aeroplanino di carta in un posto così? E' stato lanciato da un bambino di una volta.
L'atterraggio di fortuna sul naso del signor gambalunga li fa incontrare: un signore di oggi e un bambino di ieri. Ma forse si potrebbe dire meglio che l'incontro è tra l'oggi di quel signore e il suo ieri di bambino. Ed ecco allora che un gioco che si faceva una volta appare in un luogo (non luogo) della contemporaneità.
Il breve racconto di Stoppa altalena con grande delicatezza tra oggi e ieri, tra ricordi e attualità.
Chi ha cinquant'anni da raccontare non fatica a riconoscersi nel bambino di una volta, così anche lui si ricorderà dei gelati mangiati solo la domenica come premio, si ricorderà dei giochi fatti in cortile, dei pomeriggi di noia, o delle battaglie a soldatini. Ma riconoscerà altrettanto bene il panorama 'umano' che l'uomo dalle gambe lunghe lunghe ha intorno a sé nel grande centro commerciale: anziani condotti in pullmann portati a 'comprare' come se fossero a una gita fuoriporta, bambini urlanti che corrono all'impazzata zigzagando tra le gambe di adulti attenti solo alle vetrine, babbi e mamme che stipano con eguale cura bambini, pacchi e sacchetti nelle auto parcheggiate chissadove...
Alfredo Stoppa è maestro nel raccontare il proprio passato. E' un grande affabulatore e narratore di quel passato, di quel passato che è lì, appena dietro l'angolo. Lo fa spesso e volentieri nei suoi libri e la fa con grande garbo. Ma è altrettanto bravo a raccontare certo presente, a coglierne i caratteri, i ritmi e soprattutto a verificarne la sua distanza. Ai piccoli Stoppa sa raccontare con indubbie capacità evocative un mondo che non c'è più, un mondo che loro non hanno mai visto ma del quale lui si sente testimone fedele ed affettuoso. E così racconta e loro lo stanno a sentire incantati. Io li ho visti seduti in un prato a Villa Borghese, durante la Tribù dei lettori, ascoltarlo con il naso per aria (perchè lui è davvero un signor Gambalunga) rapiti dai suoi racconti di un mondo lontano, avvolto spesso nella nebbia di una provincia tranquilla che si distende ai piedi delle Alpi.
Un mondo che sa di ricordi è anche quello raffigurato da Chiara Carrer che, con grande sensibilità e talento, in perfetta sintonia con il tema del libro, attinge al suo inesauribile patrimonio di 'carte di quaderni di una volta' per costruire con giustapposizioni sempre molto equilibrate un tessuto di fondali urbani in cui far agire in primo piano movimentate quanto colorate donne truccate, mamme alla guida di carrelli, signore e signori giovani e vecchi, alcune ritratte stanche su panchine, giovani commesse in pausa sigaretta.
Case a righe, case a quadretti, case rosa di carta millimetrata o gialline ricavate da fogli di estinti quaderni da computisteria, tutte rigorosamente ingiallite dal tempo su cui risaltano decine di finestrine a croce, strade pullulanti di mille macchinine fatte a matita danno il senso di una grande città. Il grande ipermercato è raffigurato con voluta simmetria, quasi fosse un tempio greco classico, davanti al quale le automobili appaiono disposte secondo un ordine perfetto.


E poi ci sono loro (o forse dovrei dire lui), ritratti a pastello: il bambino di una volta e il signore alto alto che con tenerezza e un bel po' di nostalgia si scambiano uno sguardo...

Carla

mercoledì 28 dicembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA PUBBLICITA' CHE INCANTA

MANIFESTI, Bruno Tognolini, Gek Tessaro
Franco Cosimo Panini, 2011

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

Manifesto per l'infanzia.
Il cielo suona il vento,
balla le onde del mare
nessuno è troppo grande per giocare.

Nessuno è troppo grande per giocare: questo è il pensiero che anima tutti coloro che con i bambini hanno a che fare, Tognolini e Tessaro in prima linea, evidentemente.
E allora, grandi o piccoli che siamo, giochiamo. Giochiamo con la pubblicità.
La pubblicità - quella di buona fattura intendo - se non fosse fatta soprattutto per vendere, sarebbe un pozzo inesauribile di piccole e bellissime storie, cui attingere; se di qualità, essa si compone di tre principali ingredienti: un soggetto, una buona idea e delle belle immagini per raccontarlo.
Il fatto è che quasi tutta pubblicità è soprattutto un grande 'gioco economico' utile a pochi e come tale va considerato. Sta all'intelligenza di ognuno l'esserne consapevole.
Le regole del gioco, tuttavia, si possono anche sovvertire. E la pubblicità può diventare un gioco utile a tutti.
Bruno Tognolini e Gek Tessaro, in qualità di 'creativi' dell'Agenzia di Pubblicità Incantata, si sono messi all'opera e hanno intrapreso una nuova quanto insolita campagna pubblicitaria. Basta con le 'reclame' di automobili che in silenzio attraversano grandi foreste, o di gomme americane che piacciono ai cacciatori di alci o di biscotti perfetti da sgranocchiare nella giungla. I due hanno ben pensato che di auto, di gomme e di biscotti se ne vendono e se ne comprano fin troppi. Così la loro campagna pubblicitaria si occupa di quello che davvero ha valore a questo mondo: correre, gli alberi, il silenzio. Tutti soggetti che passano fin troppo inosservati. Chi, la sera, dopo essersi tolto le scarpe, dà un'occhiatina ai propri piedi ed è contento di averli lì, di averli al proprio servizio, di poterli utilizzare? Ecco che diventa necessario pubblicizzare i piedi, ovvero un Manifesto a loro dedicato: I piedi sono in gamba, le gambe sono i[n] piedi e togliti le scarpe tu, se non ci credi (la storia della N scappata ve la racconta qui Tognolini stesso).
A chi è che verrebbe in mente di reclamizzare un bel silenzio? Forse a quella mamma perplessa e dagli occhi sgranati, così come l'ha disegnata Tessaro in pochi tratti, che guarda il suo bambino urlante e disperato. E allora nel manifesto dedicato al silenzio Tognolini scrive una rima tra le più poetiche ed evocative di tutto il libro:

Nella conchiglia si sente il mare,
nella patata la terra russare
Nella pietrina silenzio perfetto
Giulio, stai zitto.

Manifesti è il frutto di un'idea intelligente che va diffusa e incentivata. Ed è per questo che, sfogliandolo, ho subito immaginato quanto sarebbe utile questo libro nelle mani di un insegnante volenteroso di fronte a una classe di bambini intraprendenti. I manifesti si moltiplicherebbero a grande velocità. Ogni bambino avrebbe un suo soggetto preferito da reclamizzare: da Giovanni, il mio miglior amico alla Tenerina al cioccolato che fa sempre la mia mamma. Ed il mondo tornerebbe ad essere degli uomini o non degli oggetti...

Carla

Noterella al margine: questo libro è un esaustivo repertorio della produzione di Gek Tessaro: si passa dal tratto veloce di un pennino a china nera, 


al coloratissimo collage a strappo, 


passando per il pennello o agli oli dai colori pastosi. Meno felice (anche se comprensibile la scelta legata all'iconografia dei manifesti pubblicitari) è il repertorio di font tipografici utilizzati.
Carla

sabato 24 dicembre 2011

E' NATALE!

C'è chi sta ancora lavorando, c'è chi sta ancora correndo, c'è chi lotta con carta e nastrini, c'è chi è in cucina da stamattina alle 7, c'è chi diteggia su una tastiera....ma se ci fosse qualcuno che, volando sopra questo blog (e questa casa), dall'alto desse una sbirciatina attraverso la finestra, vedrebbe un albero profumatissimo 


perché adornato solo da biscotti allo zenzero e da piccoli cachi autoctoni


e un buon cane che, beato, aspetta la sua nuova palla (rossa)...


Un natale sereno a tutti voi, da tutte noi

Carla e co.

giovedì 22 dicembre 2011

IMMAGINANIMALI


IMMAGINANIMALI XI - Nulla è quello che sembra



Ecco a voi, il penultimo esemplare: ama gli spazi aperti e la compagnia, pur avendo un'idole chiusa.

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mercoledì 21 dicembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI STELLE E DI PECORELLE

IL VIAGGIO DI UNA STELLA. SOGNO DEL TIPOGRAFO STANCO LA NOTTE DI NATALE,
Giovanna Zoboli, Marina Del Cinque
Topipittori, 2011

ILLUSTRATI



Sopra una foresta fatta di T spuntò una stella che proseguì il suo viaggio, brillando su montagne e valli, passando sul l'acqua del mare, attraversando deserti e foreste. La stella si fermò su una palma, vide mercanti intenti a giocare a tresette, passò sopra un campo di battaglia irto di frecce di indiani.
Tutti, nel mondo, notarono il suo passaggio e tutti ne parlarono in mille lingue diverse. Ma poi la stella si fermò sul tetto di una capanna ad U. 
 

E lì, da ogni angolo del mondo, giunsero greggi belanti, guidate da inquieti pastori. Ma come vedete (se cliccate sull'immagine), due piccoli, due pecorelle rimasero indietro....



una di queste due pecorelle, io lo so, si è perduta
perché c'è un libro (un altro) che mi racconta la sua storia

a pagina uno c'è una pecorella che perde il gregge e segue una stella...

 a pagina due scende la sera, la pecorella diventa nera.

a pagina tre la notte è scura, la pecorella ha tanta paura.

Poverina, con gli occhi sbarrati ,vedendo la luna si tranquillizza un po' e cerca un posto dove riposare, ma nel buio quattro fiammelle che paiono proprio occhi di lupo si avvicinano: una mamma lupo con il suo piccolino - un vero lupo, ma ancora bambino.
Forse è la fine di questa storiella e anche della povera pecorella.
Ma la lupa è una mamma (come lo fu l'orsa che allevò Atalanta) e così le parlò:
"Ti sarò mamma, casa e sentiero, ti darò sogni di erba e trifoglio, sonno di latte, letto di figlia"

E così il cielo si illuminò non con una sola stella vagante ma con migliaia di sue sorelle. 
 
Fra zampe di lupa guarda una stella il lupo bambino e la pecorella.

Ecco, finalmente sono riuscita a raccontarvi il senso che do al 24 dicembre. Come al solito, attraverso libri.
Se siete capaci di togliere tutto quello che nel tempo si è appiccicato al Natale, se riuscite a togliere la lettura simbolico-religiosa che porta con sé, forse - come me - riuscirete a vedere sullo sfondo la storia di un bambino (mi raccomando, tipografo stanco, tieni bassa questa b) che nasce e una madre che lo accoglie e lo tiene con sé. 
E se così è il Natale potrebbe essere la festa dell'accoglienza.
Capirete da voi che il passo tra un bambino e una pecorella perduta, tra una signora e una lupa è davvero breve...

Carla


Noterella al margine. Come criterio per stabilire se la libreria dove vi servite fa per voi, verificate se ha questo libro: 

NINNA NANNA PER UNA PECORELLA, Eleonora Bellini, Massimo Caccia, 
Topipittori, 2009. 

Se non lo possiedono, dovete cambiare libreria: non vi merita.
Bel post sulla storia de Il viaggio di una stella.

IMMAGINANIMALI


IMMAGINANIMALI X - Nulla è quello che sembra



Ecco a voi cari lettori pigri e timidi il decimo bestiolino. Luminoso, nel biancore dei ghiacci...




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martedì 20 dicembre 2011

FAMMI UNA DOMANDA!


ANCORA ARTE

Questo è un anno particolarmente generoso per quanto riguarda i libri sull’arte dedicati ai bambini. Spesso in forma giocosa, propongono interessanti carrellate, come abbiamo già visto, dedicate all’arte in generale o più specificamente alla pittura.

Franco Cosimo Panini ci propone dei libri interessanti sull’argomento: il primo è per i patiti della Gioconda: un intero libro per guardare da tutte le angolazioni possibili uno dei quadri più famosi del mondo, con inserti e suggestioni grafiche di diverso tipo, il giovane lettore viene invogliato a guardare da vicino i particolari, a confrontare diversi ritratti, a immaginare Leonardo e i suoi tempi; l’autrice spagnola, Patricia Geis, non si risparmia nel produrre un’invenzione dietro l’altra, la più bella, direi, è il quadro scomposto in tanti quadrati, sul cui retro si spiegano particolari e segreti di un quadro misterioso e allusivo. Come si vede dal video contenuto nella pagina che il sito dell’editore dedica a questo libro, non c’è aspetto che sia trattato in modo pedante o eccessivamente didascalico, con un’eccellente qualità delle riproduzioni.


Ma se dobbiamo giocare, giochiamo per davvero!! Questo deve essere stato il pensiero che ha ispirato chi si è dedicato a A B C D’Arte, sempre dello stesso editore: nei quadri proposti si nascondono - furbissime - alcune lettere dell’alfabeto e sta all’occhiuto bambino individuarle; alla fine del libro le soluzioni e qualche nota storica sui dipinti. Come mi è già capitato di sottolineare, al di là del fascino della selezione e della qualità delle riproduzioni, questo tipo di libri svolgono una funzione essenziale: costituire un primo vaccino all’invasione della bruttezza, allo strapotere degli stereotipi estetici che per i bimbi passa soprattutto attraverso la serialità televisiva ed emuli cartacei; quindi ben vengano le belle immagini, ben vengano i giochi che mettono in contatto con i diversi tipi di bellezza, che rompano la monotonia visiva cui sono esposti i bambini.

Se poi ci vogliamo proprio divertire, ecco Riempiamo questo libro d’arte di Marion Deuchars tradotto dall’edizione inglese da Magazzini Salani: Un po’ manuale di disegno, un po’ libro gioco, invita a scarabocchiare completando, trasformando, ‘digerendo’ i dipinti di grandi maestri, da Picasso a Matisse, da Pollock a Klee. Cosa c’è di più stimolante che provare a riprodurre l sorriso della Gioconda? Questo libro reinventa il fortunato filone dei libri-scarabocchi, mirabilmente iniziato da Taro Gomi; e la sua è stata un’invenzione feconda, che ha positivamente rivoluzionato il concetto dei libri da colorare, tanto feconda da essere stata ripresa da diversi editori, con soluzioni originali, come quella di cui ho appena parlato.

Eleonora


“A B C D’Arte”, Franco Cosimo Panini 2011.
“Monna Lisa”, P. Geis, Franco Cosimo Panini 2011.
“Riempiamo questo libro d’arte”, M. Deuchars, Magazzini Salani 2011.
Per saperne di più:

domenica 18 dicembre 2011

IMMAGINANIMALI


IMMAGINANIMALI IX - Nulla è quello che sembra



Ecco a voi il nono curioso esemplare, 'smisuratamente' lento.




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