lunedì 11 febbraio 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FRA CAVALLI E COCCODRILLI

La casa editrice Nord-Sud, che in Italia traduceva i libri della Nord-Sud Verlag, ora di proprietà del gruppo Salani, riprende a produrre illustrati con una certa frequenza; lasciati, per il momento, l’orso musone e il topino dagli occhi sfavillanti, incontriamo un inquietante coccodrillo che s’insinua fra le pagine de Il Brutto anatroccolo, interrompendo la lettura della fiaba di Andersen: eccolo che sgranocchia avidamente qualche lettera per passare poi a parole intere. Per fortuna l’anatroccolo della fiaba è un furbone e riesce a far uscire di scena l’ospite non invitato attraverso un buco nella pagina: il coccodrillo ben pasciuto esce dal libro, ma ora dove si sarà nascosto?


Come si vede, Attenti al coccodrillo! Aprire con cura, di Nicola O’Byrne e Nick Bromley è un illustrato divertente, adatto anche ai più piccoli, e sfrutta un espediente già utilizzato, da Il libro che aveva un buco per arrivare, quanto a rosicchiamenti di pagine stampate, a L’Incredibile bimbo mangia libri, proposto recentemente da Zoolibri in versione pop up. Oppure quanto a personaggi che escono dalle pagine per combinare guai, Attenti ai lupi nelle fiabe, di Lauren Child, tutti titoli dal sicuro successo, creatori di risate, magari con una punta di inquietudine per i più piccoli, e se uscisse davvero?...
Nonostante la ripetizione di un meccanismo già sperimentato, l’illustrato di cui parliamo non perde freschezza e si presta a divertenti letture ad alta voce.


Possono gli stecchi di legno dei ghiaccioli avere una seconda e vita, alquanto movimentata?
Rusell Hoban e Quentin Blake pensano proprio di sì ed ecco che ci propongono una storia piuttosto surreale in cui una bambina raccoglie e colleziona gli stecchi dei ghiaccioli, senza sapere che sta per coinvolgerli in una tumultuosa avventura. Infatti, i bastoncini possono trasformarsi in quello che vogliono e, per esaudire il desiderio della loro salvatrice, si trasformano in un cavallo magico. Nottetempo partono alla ricerca di un tesoro e lo rubano agli inevitabili pirati; e così la famiglia di Rosy, la nostra intraprendente e fantasiosa protagonista, non dovrà più temere di diventare povera. Quindi, mamme siete avvertite: non sabotate le improbabili collezioni dei vostri bambini, potrebbero sempre risultare utili.

Eleonora

“Attenti al coccodrillo! Aprire con cura”, N. O’Byrne e N. Bromley, Nord-Sud Edizioni 2013
“Libro che aveva un buco”, H.J. Olivier, Motta junior 2000
“L’incredibile bimbo”, O. Jeffers, Zoolibri 2009 e 2011
“Attenti ai lupi nelle fiabe”, L. Child, Lapis 2007
“Il cavallo magico”, R. Hoban e Q. Blake, Nord-Sud Edizioni 2013



sabato 9 febbraio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CUORE IN FESTA


DUE CHE SI AMANO, Jürg Schubiger, Wolf Erlbruch
edizioni e/o 2013

POESIA PER TUTTI

Ho il cuore in festa per un nuovo libro di Wolf Erlbruch, spero anche voi.

Che cos'è l'amore
"L'amore ha un potere smisurato.
Dentro di me qualcosa ha scatenato
che è cresciuto e poi scoppiato
come un fuoco d'artificio colorato,
uno spettacolo incantato.
Ma l'amore è anche dolce e delicato".
"Sì, è così che l'avevo immaginato".



Questa è la prima di diciannove poesie sull'amore. Poesie con la rima baciata, con la rima alternata, incatenata e incrociata. Poesie che sono dialoghi, che sono monologhi, colti quasi di sorpresa: pensieri ad alta voce.
Poesie che parlano di amori diversi, come quello tra l'alce e il gufo, o di amori timidi come è quello tra leprotto e leprotta, o di amori difficili come quello tra le due oche chiuse in un palazzo, o magari inaspettati, come quello della rana che saltella dalla gioia perché un rospo ha bussato alla sua porta. Ma questo sentimento è fatto anche di solitudine piena di struggimento, di attesa e trepidazione per un amore che ancora non c'è. Ma l'amore è anche qualcosa che finisce (e allora sono guai) e tra il parlare d'amore e il parlare di baci il passo è breve ed infatti sono tutti lì che si baciano: foche e orsi, cani e pesci, topi e lumache. Gli animali di Erlbruch.


E parafrasando Dalla si potrebbe canticchiare, dopo aver letto questo breve libro: ...E si farà l'amore ognuno con chi gli va...Ed è questa la novità!
Se nelle parole tanta apertura forse non si coglie appieno ed immediatamente, nelle immagini invece l'inno agli amori, da intendere nella loro pluralità, è forte e chiaro.
Le coppie -tutte rigorosamente composte da appartenti al mondo animale, anche se alcuni indossano grembiuli o giacche a quadri- sono per la maggior parte di animali tra loro di gran lunga diversi. Talvolta addirittura nemici in natura come per esempio volpe e oca o i già citati orso polare e foca. Talvolta anche dichiaratamente dello stesso genere. E bravo Erlbruch, di nuovo a raccontare la profondità della nostra anima, con la leggerezza che lo qualifica.
Direi che se da un lato la poesia tocca le molte sfaccettature che il tema offre, dall'altro Erlbruch fa decollare letteralmente i testi che assumono -visti accanto alle illustrazioni- valori e significati di inaspettata profondità.
Questo è uno degli obiettivi primari che ogni albo illustrato deve prefiggersi.
Sebbene lo schema dell'impaginazione sia tra i più classici e consueti: tavola sulla pagina a sinistra e testo su quella di destra, ciò nonostante il dialogo tra immagine e parola è fortissimo. Gli esiti sono inaspettati, emozionanti, sempre di grande raffinatezza.


Talmente tanto inscindibili e compenetrati gli uni nelle altre che resta difficile ad un lettore anche esperto lo stabilire con certezza se sia nato prima il testo o l'immagine.
I testi di Jürg Schubiger, purtroppo in Italia non tanto pubblicato quanto meriterebbe, si caratterizzano per la loro visione stupita ed ingenua del mondo, molto vicina al modo di intendere la realtà che di solito hanno i più piccoli. Ne ritrovo alcuni aspetti -che già in passato mi avevano colpito quando avevo letto Storie delle creazione- in alcune poesie in particolare:

COSI
"C'era una volta un coso, un coniglietto,
che trovò vicino a un coso, un cavolfiore,
una cosa, una coniglietta dal bel musetto.
Lei era felice, a lui batteva il cuore.
Poi non ricordo più cos'è successo
però aveva a che fare con il coso, l'amore...."


Non sembra anche a voi di sentir la voce di un ragazzino?


Carla



Noterella al margine: tanto di cappello alla traduttrice. 
Altra noterella al margine: non è un post, men che meno un libro, di circostanza per la data fatidica del 14 febbraio che si avvicina, anche se l'editore non ha perso l'occasione e ha aggiunto la fascetta che augura Buon san Valentino...(ignore, ignore ignore)











venerdì 8 febbraio 2013

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


ALTROVE

Prima di entrare nel merito dei romanzi che vorrei proporvi, devo fare una premessa. C’è un ambito, nella letteratura per ragazzi, che sta acquistando sempre maggiore attenzione, anche da parte degli editori: si tratta della narrativa per la fascia d’età fra i quattordici e i sedici anni, la fascia d’età dei teenager. La proposta fin qui si è essenzialmente identificata con la cosiddetta narrativa ‘di genere’ soprattutto fantasy, gotico-romantico, romanzi d’amore. Da qualche anno a questa parte si sono affacciati editori, come Feltrinelli, San Paolo, Salani, Rizzoli, con proposte diverse e spesso esplicitamente rivolte a questo segmento di mercato, pessimo termine, ma efficace; libri di difficile collocazione in libreria e in biblioteca, perché non sono per adulti, ma nemmeno per ragazzi in senso stretto, non appartengono ad alcun genere definito. Qui vi parlerò di due romanzi che appartengono a questa categoria, ovvero indirizzati a ragazzi con più di quattordici anni; le storie che raccontano sono accomunate dal riferimento ad un altrove, contiguo al nostro mondo, specchio deformato dei nostri lati peggiori.


Il primo, Il pianeta di Standish di Sally Gardner, racconta di un luogo, molto simile alla Terra, in cui dominano gli alieni, dall’aspetto di afidi verdi, il cui potere è esercitato attraverso dei collaboratori umani: chi non si piega viene confinato nella zona sette, priva di tutto e nei fatti ultimo passaggio prima di essere deportati e uccisi. Qui vive Standish, con il nonno e con la famiglia di Hector, il suo unico amico; lui è un diverso, ha le iridi di colori differenti, non sa scrivere nonostante abbia quindici anni, ma ha una grande memoria e altrettanto coraggio. Ovviamente c’è una parte del pianeta che non è assoggettato e per piegarlo, la Madrepatria mette in scena un finto allunaggio per accreditare la propria potenza. Smascherare questo inganno è l’unico modo per fermare l’avanzata degli occupanti e sarà la missione d Standish e del Nonno. Come si può ben vedere ci sono molti richiami alla storia del novecento, all’universo concentrazionario: il rifiuto del diverso, l’isolamento e la segregazione, la miseria, il controllo del comportamento delle masse, l’eliminazione fisica degli oppositori. Inutile dire che gli scherani della Madrepatria, le spie che devono scovare i dissidenti, vestono lunghi cappotti di pelle nera e portano occhiali scuri, potrebbero essere delle SS o del Kgb, l’immagine è quella. Tematiche molto presenti, e ancor più angosciose, nella sf del secondo dopoguerra. I fantasmi del nostro recente passato agitano ancora, e con ragione, i pensieri dei più accorti, perché ciò che è stato può ritornare.

Un’ambientazione così cupa è alleggerita dalla dimensione quasi infantile del protagonista, che con il suo amico Hector, nella miseria più totale, si costruisce un’astronave di latta, con il sogno di poter fuggire. Standish è un bel personaggio, che commuove con la sua ingenuità e che conforta per il suo coraggio. Riuscirà, infatti, anche se a costo della vita, a smascherare il plateale inganno dell’allunaggio, strumento di propaganda globale, ridando speranza a quella parte di mondo che non si è ancora assoggettata.



In Terrestre, di Jean-Caude Mourlevat, l’altrove è un mondo parallelo, comunicante col nostro attraverso una sorta di strada che non tutti vedono. Nel mondo parallelo gli umani sono asettici, detestano tutto ciò che è legato alla vita, dal concepimento ‘impuro’ all’alimentazione, al semplice atto di respirare. In quel mondo, tutto è sintetico, pulito e soprattutto privo di emozioni; ma alcuni gerarchi amano rapire le donne umane e tenerle con sé, ovviamente drogate, fino a che non partoriscono; i figli di queste unioni, gli ibridi, sono i soldati che devono compiere le incursioni nella nostra terra per rapire altre fanciulle giovani e belle.
La protagonista, Anne Collodi, il nome non è l’unico riferimento alle fiabe, riceve la richiesta d’aiuto da parte della sorella, ovviamente rapita nell’altro mondo. Trova il passaggio per l’altrove e cerca disperatamente di rintracciarla. Impara a respirare impercettibilmente e a passare quasi inosservata. Ma questo non basta: è necessario capire dov’è la prigioniera. Quindi Anne chiede aiuto prima ad un incauto anziano scrittore, che pagherà caro il suo coinvolgimento in questa avventura, poi a Bran, un ibrido che ha partecipato alla cattura di Gabrielle, ma che si è innamorato della giovane sorella.
Molti passaggi al di là e al di qua del confine, sfiorando più volte la morte, consentiranno di salvare Gabrielle e così Anne e Bran convoleranno giuste nozze. Ma il passaggio con l’altro mondo non si è chiuso…
Di mondi paralleli, di quarte dimensioni, di viaggi nel tempo che mettono in contatto mondi diversi è piena la letteratura fantastica o la sf e qui non troviamo niente di particolarmente originale, se non una versione moderna della fiaba di Barbablù. Non originale anche l’immaginare il mondo ‘altro’ come sterile e perfetto, contrapposto alla meravigliosa imperfezione non solo del nostro mondo, ma anche di noi stessi, fragili e potenti nei nostri sentimenti; ma chi non conosce il Signor Spock di Star Trek, il confronto fra il freddo vulcaniano e il passionale terrestre? La morale, piuttosto prevedibile, è che è meglio restare sporchi ed emotivamente fragili, piuttosto che precipitare in un universo privo di qualsiasi sorpresa e di qualsiasi emozione. L’intreccio, l’avventura riescono a sostenere la lunghezza della narrazione, anche se ci sono sfilacciature e uscite di scena un po’ troppo repentine: il personaggio con cui si apre la storia, il vecchio scrittore annoiato che decide di aiutare Anne e che racconta in prima persona la prima parte della storia viene velocemente ‘defenestrato’ senza una vera necessità narrativa. Mi sembra, in sostanza, un’occasione mancata di allargare ulteriormente gli orizzonti della narrativa per i più giovani.

Eleonora



“Il Pianeta di Stardish”, S. Gardner, Feltrinelli kids 2013
“Terrestre”, J.C. Mourlevat, Rizzoli 2012


giovedì 7 febbraio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DOVE SIETE TUTTI?!

IL MOSTRO CHE SI SENTIVA SOLO; Chris Judge
Isbn Edizioni 2012



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Sono creature molto tranquille , che vivono tutte sole in cima alle montagne o nascoste in mezzo ai boschi. Ciò che amano fare di più e prendersi cura dei loro giardini rigogliosi...bere tè caldo...leggere un buon libro...passeggiare nella neve...stare sotto la pioggia...preparare le torte... e, naturalmente, mangiarsele."

Se le cose stanno così anche io sono un mostro. E come il mostro del libro talvolta mi sento sola (e mi piace molto sentirmici).
Il mostro della storia, invece, spinto dal desiderio di sconfiggere la solitudine va a cercare gli altri suoi simili. Attraversa boschi, fiumi, cascate, grotte, catene montuose e nuota su tutti i mari. Gioca con i delfini e, camminando sul fondo, viene intrappolato anche in una vongolona. Arrivato sulla riva ricomincia a camminare e cammina fino ad una città dove semina il terrore e poi la curiosità. Tutti gli abitanti cominciano a volergli bene, lui -in cambio- coltiva il parco come fosse il suo giardino. Ma la solitudine non lo abbandona. E anche un po' di nostalgia di casa. L'unica cosa da fare è tornare indietro sui suoi passi. E così fa.
Giunto a casa, la sorpresa è grande!


Un mostro tutto nero, con i suoi occhi gialli, un po' ispido e alto come un abete, che spicca per contrasto su un fondo sempre molto colorato. Un mostro che non fa paura ma che ispira tenerezza. Un mostro decisamente caparbio che attraversa mezzo mondo per trovare qualche amico. Nonostante il cliché sia piuttosto trito, è divertente per un piccolo seguire la silhouette del mostro che va per monti su e giù e per mari, su e giù. E a loro piacerà molto anche la specularità tra viaggio di andata e viaggio di ritorno.
Per essere il suo esordio letterario, il giovane Chris Judge, autore irlandese, ha già dimostrato di avere un certo talento. Come disegnatore comunica con i suoi lettori bambini attraverso un segno molto leggibile, attraverso un gusto per il colore e per una capacità di movimentare la pagina che sembra ispirarsi alle varie tipologie di impaginazione del fumetto.
Non certo un titolo indimenticabile, nonostante il prestigioso premio vinto in Irlanda, ma certamente un libro che ai piccoli piacerà per la sua semplicità e per la sua immediatezza e -ultimo ma non ultimo- per la movimentata storia che racconta, che a socchiudere gli occhi, sembra proprio lo scenario di un video gioco entro cui i nostro mostro si aggira sicuro di sè e con passo fermo.

Carla

martedì 5 febbraio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA CLASSE NON È ACQUA!

FLORA E IL FENICOTTERO, Molly Idle
Gallucci, 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

Per sorte questo libro lo ho avuto tra le mani, o meglio ne ho visto le immagini scorrere su uno schermo I-pad, l'anno passato a Bologna. Ero allo stand di Chronicle Books e traducevo un dialogo tra due editori di lingue avverse.
Il libro mi colpì per tutto quel rosa e quel poco di giallo. Io non amo il rosa e detesto il giallo: rosa la copertina, rosa le illustrazioni all'interno, gialli i risguardi e la cuffia di Flora. Eppure nonostante tutto questo rosa e giallo che mi ferisce l'occhio, trovo questo libro grazioso. 


Senza parole, ma pieno di sguardi. Unici protagonisti di questa storia di danza sono una bambina cicciottella, Flora, e un fenicottero, piuttosto longilineo.
I due si incontrano, o forse sarebbe più corretto dire che la bambina  'aggancia' il fenicottero con uno sguardo. Lei, arrivata dal nulla, con costume da bagno rosa cuffia gialla e pinne marroni lo affianca e cerca di imitarne i gesti eleganti. Lui è leggero, lei è goffa. Lui è flessuoso, lei si accortoccia. 

Lui si avvolge nelle sue stesse ali, lei capitombola per terra. Non basta imitare i gesti di un ballerino per potersi considerare ballerini! La stoffa non è acqua, cara Flora. Ma questa bambina impacciata è simpatica sia a noi che ridiamo delle sue goffate nel libro, ma soprattutto è simpatica al fenicottero che decide di insegnarle a ballare. 


Tra un demi plie e un rond de jambe il fenicottero riesce a 'liberare' la ballerina che si nasconde in lei e allora insieme attraversano da sinistra a destra e da destra a sinistra le pagine del libro, eseguendo sempre più funanbolici e rocamboleschi arabesques, fino ad arrivare ad un liberatorio e divertentissimo tuffo 'a bomba' nell'acqua. Non propriamente elegante, ma liberatorio di certo!
La insolita coppia di ballerini, nell'ultima pagina ha riacquistato l'aplombe che la danza richiede e come due veri professionisti si accomiatano tra loro e da noi spettatori con un elegantissimo inchino.

Costruito attraverso la lettura di dettagli impercettibili che però hanno la forza di costruire i due personaggi, così opposti fra loro: l'uno campione di eleganza,l'altra campionessa di giocosità. Accostati, nella loro diversità, danno un senso ulteriore alla storia, che ne guadagna in spessore narrativo.
Costruito sugli sguardi sognanti, o pieni di gratitudine e di soddisfazione tra ballerino e ballerina, con le pagine ad aletta che ne celano il guardarsi di sottecchi, o il socchiudere gli occhi nell'atto di slanciarsi nel salto, costruito sulla morbidezza del tratto di una curva, questo libro non presenta spigoli (persino le alette sono stondate): tutto è morbidamente tondeggiante, eccezion fatta per le filiformi e affusolate zampe del fenicottero.
Propedeutico non solo alla danza, ma anche, e forse di più, al sorriso.


Carla

lunedì 4 febbraio 2013

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

SULLE ZAMPE DELL’UTOPIA

Si può sopravvivere credendo ad un sogno, anzi credendoci tanto da trasformarlo in realtà?
Ci sono due libri che lo sostengono fortemente.


Il primo, Quindici giorni senza testa, di Dave Cousins, è esplicitamente un libro per ragazzi, ma per ragazzi ‘grandi, direi sopra i tredici anni.
Racconta con affettuoso disincanto l’incredibile corsa contro il tempo di Laurence, che cerca di salvare la propria traballante famiglia, costituita da un fratello più piccolo che crede di essere un cane e da una madre alcolizzata. Costei di punto in bianco, travolta dall’ennesimo fallimento, se ne va, lasciando i figli da soli e senza il becco di un quattrino.
Laurence cerca di mandare avanti il menage familiare e, nello stesso tempo, partecipa, sotto mentite spoglie, ad un quiz radiofonico. In palio, una splendida vacanza con la quale il ragazzo spera di ridare speranza e futuro alla propria famiglia. Intanto è necessario che nessuno sappia che mamma se ne è andata, quindi Laurence compie uscite ben studiate, vestito da donna, per ingannare l’occhiuta vicina di casa, già pronta a chiamare i servizi sociali. E poi bisogna riuscire a mettere qualcosa sotto i denti, continuare ad andare a scuola come se niente fosse, mentre la speranza di rivedere la mamma si affievolisce. Ma la determinazione a vincere la famosa vacanza è talmente grande da spingerlo non solo a continuare le interminabili puntate del quiz, ma anche a svolgere una faticosa e pericolosa indagine sulle tracce etiliche della madre. Questo romanzo, pur nel giusto happy end, non risparmia nulla al giovane lettore, nel descrivere il baratro in cui può sprofondare un’alcolizzata, così come non rende rosea la ‘vacanza’ dei due fratelli abbandonati, con una casa sempre più sporca, con i soldi che finiscono, con Jay/Scooby Doo che cerca sempre più frequentemente la mamma.
Per fortuna ci sono gli amici e le imprevedibili amiche; per fortuna c’è la speranza incrollabile, il desiderio insopprimibile, l’utopia che le cose si possano cambiare, anche se con fatica e con dolore.


‘Senza magia la vita non è niente. Senza utopia, vince il cinismo’.
Questa è la filosofia del secondo libro che vi propongo, di Marc Michel-Amadry, Due zebre sulla trentesima strada. Libro sicuramente per adulti, ma con un forte accento favolistico: fa ruotare le vicende personali dei diversi personaggi intorno allo zoo di Gaza e al suo coraggioso direttore Mahmoud Barghouti, che per far felici i bambini dipinge a strisce bianche e nere due asini, dopo che le zebre dello zoo erano passate a miglior vita a causa della fame. Questa pazzesca idea, della felicità dei bambini in un luogo privato di tutto, diventa il perno della vita di un fotografo, di uno scrittore, di un’artista, di una dj berlinese. La missione diventerà far sì che Gaza abbia un vero zoo, Barghouti partirà per New York e le vite dei diversi personaggi, come in un meccanismo ben oliato, si concentreranno tutte intorno al sogno di un oscuro direttore di zoo.
Senza poter credere nella possibilità di cambiare il mondo, le asprezze della vita reale, le solitudini, le crudeltà diventano insopportabili.
Come si comprende, questa piccola storia suggerisce al mondo adulto quella capacità di guardar oltre che sembra aver perduto da tempo.

Eleonora


“Quindici giorni senza testa”, D. Cousins, San Paolo Edizioni 2013
“Due zebre sulla trentesima strada”, M. Michel-Amadry, Elliot, 2012



domenica 3 febbraio 2013

CANNOLI SALATI
Ancora qualche strascico delle preparazioni ed esperimenti legati ai pranzi di natale, e un'altra ricetta che sta a cavallo tra il mondo dolce e quello salato. Il pregio di questa idea è che il cannolo ripieno di creme salate si presta ad accompagnare aperitivi, essere antipasto di pranzi impegnativi, o componente di quelle cene, che mi piacciono molto, in cui tutto è sul tavolo e ognuno prende quello che vuole. Inoltre, una volta che ci si è organizzati, è abbastanza veloce e facile da preparare. La ricetta originale l'ho trovata nel già citato libro 'In cucina – appunti e ricette – un anno con i migliori food blog italiani' ed. Arsenale, a cui aggiungo il risultato delle mie prove. 


Per prima cosa bisogna occuparsi dei cannoli, che possono essere fatti anche in altro momento e anche congelati. Il che vuol dire che se l'idea vi piace potete produrne un po', raccoglierli in pacchettini di stagnola o sacchetti di plastica a gruppi di 5 o 6, metterli nel freezer ed averli pronti per essere riempiti, al bisogno.
L'aspetto più impegnativo di questa ricetta è che per fare i cannoli bisogna avere i ferri adatti che potete trovare abbastanza facilmente nei negozi di casalinghi, ma sono abbastanza costosi, e secondo me, della misura sbagliata per questo tipo di preparazione. I miei hanno un diametro di 28 mm (l'alternativa era acquistare quelli molto, troppo, più sottili) e il risultato è un cannolo troppo grosso. Infatti ogni volta che li ho messi in tavola i miei ospiti li hanno tagliati in due, cosa che hanno fatto anche perché ne avevo preparati con ripieni diversi, e ognuno voleva assaggiarli.
Ma non è solo la dimensione della 'porzione' a farmi dire che sarebbero meglio un po' più piccoli, c'è anche l'aspetto legato alla facilità di riempimento. Se l'interno è grande, è sì vero che è più facile infilare la crema, ma questa molto più facilmente scivolerà fuori dal lato opposto. Per rimediare a questo mi sono munita anche di qualche ferro a imbuto, questa volta un po' troppo piccolo (ma non ne ho trovato altri). Il prodotto è interessante anche se sono più difficili da sfilare una volta pronti.
Tutto questo per dire che se avete buoni rapporti con un fabbro, la cosa più semplice è farvi tagliare dei tubi, rigorosamente in acciaio inox, direi diametro 24 mm e lunghezza 10 cm. Almeno una dozzina.
Dopo questo lungo preambolo veniamo alla loro preparazione che in realtà è semplicissima.
Prendete 1 rotolo di pasta sfoglia già pronta (a meno che non vogliate cimentarvi nel preparare anche quella), srotolatela e tagliate delle strisce da circa 3 cm che avvolgerete a spirale sui tubi, precedentemente e accuratamente imburrati (non contate sull'untuosità della pasta stessa, non è sufficiente a permettervi di sfilarli una volta cotti, provare per credere). Una volta raggiunta la lunghezza del cannolo desiderata, tagliate l'avanzo di striscia, da ogni striscia dovrebbero venirvene due, e fissate bene il lembo finale, altrimenti cuocendo il cannolo si apre.

Aggiungo un'osservazione. Se tenete la sfoglia con lo spessore che ha quando la srotolate avrete dei cannoli molto gonfi. Potete, se preferite, tagliare delle strisce più strette e spianarle un po' con il mattarello prima di montarle. Questo li renderà più sottili, un po' più fragili, ma da una sfoglia ne ricaverete di più.
Adagiateli su una teglia foderata con carta da forno e cuocete a 200° per 10/15 minuti: devono essere dorati.
Lasciateli raffreddare per qualche minuto e delicatamente sfilateli dai tubi.


Tutto qui, il resto sta nella qualità dei ripieni, di cui vi do alcuni spunti di partenza, ma che ovviamente può spaziare ampiamente. Tutto ciò che produce una crema morbida, ma tendenzialmente solida può andare bene. Non ci ho ancora provato, ma non escluderei che si possa anche partire da una sfoglia dolce, abbinandole creme dai sapori decisi.
(le quantità sotto elencate dovrebbero bastare per circa 5/6 cannoli, ma dipende molto dalle dimensioni del cannoli e da quanto li volete riempire)
Crema di zucchine e menta
  • 1 zucchina media
  • 100 gr di formaggio spalmabile (se caprino il tutto avrà una nota più acida, ottima se piace)
  • un ciuffetto di foglie di menta
  • sale e olio
Tagliate la zucchina a fettine sottili e fatela passare in padella con un po' d'olio e qualche foglia di menta sminuzzata, per una decina di minuti. Salate e lasciate raffreddare un po'.
Frullatela insieme al formaggio, ancora qualche fogliolina di menta e un altro po' d'olio.

Crema di radicchio e gorgonzola
  • 1 cespo piccolo di radicchio
  • 70/80 gr di gorgonzola
  • sale e olio
Tagliare il gorgonzola a pezzettini molto piccoli e unirli al radicchio. 
Se il radicchio sarà ancora caldo il gorgonzola si scioglierà rapidamente formando una crema molto (troppo) fluida, ottima, ma che non si rapprenderà più neanche se la mettete in frigo, e quindi non resterà mai nel cannolo. Se invece il radicchio è troppo freddo i pezzettini resteranno interi, quindi la bravura, o prove empiriche vi diranno quando è il momento di unire gli ingredienti.

Crema di porri e formaggi
  • ½ porro
  • 40 gr di formaggio spalmabile
  • 40 gr di gorgonzola o altro formaggio saporito
  • sale e olio
Tagliare il porro a fettine sottili e fatelo rosolare a fuoco basso in padella con olio e sale senza farlo scurire (se necessario aggiungete un po' d'acqua o del vino bianco). Lasciare raffreddare quasi completamente e frullatelo insieme ai formaggi.
Una volta riempiti i cannoli, in frigorifero durano qualche giorno.
L'ideale è servirli tiepidi.

Gabriella


venerdì 1 febbraio 2013

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)

UNA CANDELINA ACCESA

Premessa

Se me lo permettono accenderò una candelina e leggerò finché non si è consumata...Sabato in libreria (Roma, Scuola e cultura) ho organizzato una Ramosiade, ovvero una maratona di lettura su tutti i libri di Ramos che son riuscita a raccattare in giro: in Italia un po' e un altro po' Oltralpe, ovviamente.
Questo, più degli altri già amatissimi, merita un post.

APRÈS LE TRAVAIL, Mario Ramos
Pastel-L'ecole de loisir, 2009



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)


Dopo il lavoro, Cibola, la gallina prepara per i suoi piccoli pulcini una deliziosa torta di mele. Cibola fa la hostess sugli aerei.
 

Dopo il lavoro, Guglielmo, l'ippopotamo si fa un bel bagno e non pensa più a niente. Guglielmo è insegnante diplomato di danza classica al Conservatorio.


Dopo il lavoro, Gerardo, il ghepardo, corre al parco per restare in forma. Gerardo consegna le pizze.

Venti personaggi, maschi e femmine tra giraffe, gorilla e topini, e venti lavori o professioni, che restano sullo sfondo per lasciare posto al meritato tempo libero di ciascuno di loro. Lo schema del libro è presto detto. Animale ritratto nel suo tempo di non lavoro nella tavola di destra e, a sinistra, un breve testo di due o tre righe che raccontano l'immagine correlata.
Ma è un libro bellissimo. Pieno di spunti.
Come al solito l'ironia di Ramos si insinua nelle pieghe del disegno e nelle pieghe del testo. Fa ridere un ippopotamo che fa l'insegnante di danza (come all'epoca fecero ridere gli ippopotami di Fantasia di Disney e forse proprio da lì arriva Guglielmo) e anche che una gallina faccia la hostess, lei che 'in natura' non ha mai decollato. E fa ridere che il ghepardo faccia di mestiere, vista l'innata velocità, i fattorino delle pizze. Quindi Ramos gioca con le caratteristiche di ogni animale e le amplifica o le mette in contraddizione con il mestiere. Ma gioca anche molto con il testo, si diceva. Crea rime interne, Félicien le chien, Pascal le cheval, Pistache la vache...ironizza con eleganza, come per esempio nel caso di Bill il gorilla che dipinge solo banane e che dopo il lavoro dipinge ad olio che è molto più difficile della pittura ad acqua...Ma sa essere anche amaro, come per esempio, nel confronti di chi non smette mai di lavorare per sempre più guadagnare o nei confronti di chi il lavoro non lo ha perché è stato licenziato, come è il caso di Sacha le chat che, come un pensionato precoce, siede a capo chino sulla panchina di un parco e tira le mollichine di pane agli uccellini.



Ramos ci ha educato ad un tipo di libro che fa tanto ridere, ma che, a ben vedere, mette sul tappeto anche grandi temi, grandi questioni. Penso al diritto di essere piccoli dei piccoli (Nuno il piccolo re, Babalibri 2008) o l'autodeterminazione e consapevolezza di sé (Il lupo che voleva essere una pecora, Babalibri 2008) per non parlare di Il segreto di Lu (Babalibri 2006) e Il fuoco a scuola (Babalibri 2012) -pensati per bambini un po' più grandi, con un testo più lungo e complesso. Anche la più conosciuta saga del lupo che ha iniziato con Sono io il più forte! (Babalibri, 2002) ci racconta con umorismo certe idiosincrasie, certi tic propri di noi umani. La sua grande arte ci ha abituato al capovolgimento dei ruoli, al colpo di teatro nell'ultima pagina, al chiamare il lettore dentro al libro con irresistibili sistemi che giocano sulla serialità: mi viene in mente Mamma! (Babalibri, 2001) con un'unica parola che si ripete e si amplifica pagina dopo pagina. Lo schema è lo stesso di Sono io il più forte! o Sono io il più bello! e anche di questo libro francese.
Impossibile resistere per bambini e adulti mediatori di lettura e non cadere nella trappola della galleria di animali diversi, o nella galleria delle quantità, o in quella dei personaggi interlocutori del protagonista.
So già che con i bambini sabato giocherò sul riconoscimento dell'animale, sulla caratteristica fisica che lo distingue, ragionerò con loro sul tipo di attività lavorativa che potrebbe fare ciascuna bestia e so già che non ci basterà una sola lettura, ma che lo leggeremo e lo rileggeremo e poi ancora...
Questo succede con i libri di Mario Ramos.



Carla

Noterella al margine. La generosità e la grandezza di un autore le si vedono nei dettagli. In Après le travail, la carrellata di personaggi ritratti in ozio non ha doppioni: la copertina, la quarta di copertina e il frontespizio sono disegni a sé che non hanno un corrispettivo all'interno del libro stesso. Cercheremo di trovare anche a loro un bel nome e un mestiere che gli si addica.

mercoledì 30 gennaio 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CUCU’



Nel panorama dei libri per i più piccoli, dove impazza la maialina d’oro Peppa Pig, su cui si scrivono articoli illuminati, vorrei segnalare due titoli privi di fama mediatica mondiale: Mamma, dove sei? e Cucciolo mio, dove sei? entrambi di Mack per l’editore olandese Clavis. La caratteristica principale di questi libri è di utilizzare contemporaneamente immagini fotografiche e disegni. 


In questo caso si tratta di libri dedicati ai piccolissimi, a partire dai diciotto mesi. Si tratta di associare l’immagine grande, che riproduce in un caso la mamma animale e nell’altro i cuccioli, in forma fotografica, con l’immagine del corrispettivo familiare disegnato sulla finestrella. 

Aprendo quest’ultima c’è la conferma di avere trovato la risposta giusta.
La cosa in sé è molto utilizzata, esistono anche i giochi di memoria o delle famiglie basati su questo meccanismo; il passaggio ulteriore è dato dall’associazione fra un’immagine realistica, la foto, e un’immagine più astratta, il disegno, impegnando così il bambino in un processo di astrazione appena più complesso.
Ben vengano le piccole idee intelligenti a costruire piccoli argini alla stupidità e alla stereotipia.



Eleonora


“Mamma, dove sei?”, Mack, Clavis 2013
“Cucciolo mio, dove sei?”, Mack, Clavis 2013






lunedì 28 gennaio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PICCOLO GRANDE LIBRO

APRI QUESTO PICCOLO LIBRO, Jesse Klausmeier, Suzy Lee
Corraini, 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Apri questo...Piccolo Libro Rosso e leggi la storia di Coccinella, che apre un...PICCOLO LIBRO VERDE e leggi la storia di Rana, che apre un...Piccolo Libro Arancione e leggi la storia di Coniglio, che apre..."

Avete capito il gioco? Qualcuno vi sta portando in una storia che è dentro un'altra storia e in un libro che ne ha tanti più piccoli al suo interno: una storia dentro l'altra, un libro dentro l'altro.


Una coccinella che legge di una rana che legge di un coniglio che legge di un' orsa che legge di una donna gigante blu. E ogni volta il libro diventa più piccolo. Ed è per questo che il dito della donna gigante non riesce ad aprirne le pagine. Ma i suoi quattro amici la aiutano e, seduti comodamente sul palmo della sua mano gigante blu, le leggono ad alta voce la storia contenuta nel suo libro Arcobaleno. Finita la storia i quattro amici chiudono il libro, salutano la donna gigante e poi, seguendo l'ordine inverso, ciascuno di loro va a chiudere la pagina del proprio libro e tu, lettore, che sei l'ultimo della fila devi chiudere il piccolo libro rosso...ma non perdere il vizio e vai ad aprirne subito un altro, magari di nuovo questo per ricominciare la piccola tiritera.

Quattro animali e una donna gigante, cinque colori che li accompagnano e li distinguono; animali sempre più grandi e pagine sempre più piccole che si aprono a sorpresa, nascoste fino all'ultimo dalla pagina precedente di formato maggiore.
Che meraviglia!


Una così nitida semplicità è frutto di un lungo processo di 'purificazione' nei confronti del superfluo. Questo libro, per contenuti e per forma, è così bello e così 'perfetto' perché il meccanismo che lo muove è stato messo a punto dalle autrici attraverso un gran lavoro di eliminazione di qualsiasi tortuosità. Ma senza mai cadere nella banalizzazione, anzi, ogni volta, alzando il tiro e solleticando l'acume del lettore.
Per intenderci: coccinella-rosso, rana-verde sono indizi che ci portano ad associare il colore all'animale, ma allora perché le due coppie successive sono coniglio-arancione orsa-giallo? La risposta la trovate nella copertina dei due libretti: il primo con un pattern di carote e il secondo a cellette di alveare. Tutto chiaro?
Una trama sottile e potente che ci racconta, come fosse una filastrocca, quasi uno scioglilingua, una bella amicizia tra piccolissimi, piccoli, medi, grandi e grandissimi e un bel'inno alla pratica del leggere (magari anche insieme).
Fuori da ogni retorica. I personaggi, fin dalla copertina, sono tutti ritratti con un libro in mano, ad eccezione della paginina centrale, quella dei saluti, Suzy Lee li disegna sempre nell'atto di leggere o nell'atto di tener il libro con sé e questo, nelle sedici pagine che lo compongono, capita ben più di quaranta volte.
In questo senso la pagina finale è una vera e propria apoteosi della lettura.
Ai cinque lettori inziali, per contagio, se ne sono aggiunti un bel po'.


Un libro costruito su un'idea geniale, perfetto nel suo design, pieno di colori, pieno di dettagli e riferimenti da scoprire, pieno di suggerimenti e aperture verso nuovi spunti immaginativi.
Un libro sorprendente sotto molti aspetti: primo fra tutti una Suzy Lee coloratissima rispetto al consueto. Ancora una volta il suo grande talento si esprime al meglio e in Apri questo libro si potenzia al fianco della giovane esordiente e già molto talentuosa Jesse Klausmeier che questo libro se lo porta nel cuore già dall'età di cinque anni.
Un oggetto, un albo illustrato, di grande piacevolezza per gli occhi e per la mente.
Ogni bambino dovrebbe averlo.

Carla

Noterella al margine. Ringrazio -a nome dell'intera categoria- Jesse Klausmeier per aver voluto un'orsa e non il suo ormai logoro omologo maschio!