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venerdì 4 dicembre 2015

ECCEZION FATTA!


CHE COS'È UN BAMBINO?

Le mie riflessioni espresse durante la tavola rotonda svoltasi a Più libri più liberi il 4 dicembre alle ore 16.30, organizzata dalle Biblioteche di Roma.
 
Penso, in tutta onestà, che cercare sia meglio di trovare.
E per questo, d'istinto, vado verso i libri che fanno domande perché penso che le risposte possano essere molte e vadano trovate altrove.
Ecco, Che cos'è un bambino? è un libro che mi porta sempre altrove.
E ora accade di nuovo.

Ci sono bambini di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le forme.
I bambini che decidono di non crescere,
non cresceranno mai.
Avranno un mistero dentro di sé.

I bambini e le bambine hanno un mistero dentro di sé che li rende altro da noi adulti. Che li rende incomprensibili, distanti, irraggiungibili.

Nikolaus Heidelbach, Cosa fanno i bambini? Donzelli 2011
Nikolaus Heidelbach, Cosa fanno le bambine? Donzelli 2012

Penso ai bambini nei libri di Heidelbach, libri così poco amati dagli adulti, forse perché in essi la loro presenza è programmaticamente esclusa.
I bambini di Heidelbach agiscono in un mondo rarefatto, cristallizzato per meglio cogliere l'essenza del loro essere, il loro passaggio nel mondo, visto come un disabitato palcoscenico di teatro. 

Nikolaus Heidelbach, Cosa fanno le bambine? Donzelli 2012

Loro attraversano la scena, fanno piccoli gesti di grande eloquenza: urlano la loro infanzia in un silenzio assordante. 

Nikolaus Heidelbach, Cosa fanno i bambini? Donzelli 2011
Bambini con uno sguardo obliquo, indecifrabile ai più, agiscono secondo logiche archetipiche, rimestano nel profondo.
Possono essere essi stessi considerati icone dell'infanzia.

I bambini raccontati da Anthony Browne,

Anthony Browne, Il maialibro, Kalandraka 2013

o per spingerci oltre, i bambini raccontati da Gaiman (e illustrati da Dave McKean) 
 
Neil Gaiman, Dave McKean, Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi, Mondadori 2004

non differiscono molto. Si muovono in un mondo reale avvolti nel loro immaginario impenetrabile.
Le loro relazioni con il mondo adulto fanno scintille.

Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole. Le idee dei bambini a volte sono grandissime, divertono i grandi, fanno loro spalancare la bocca e dire: Ah!

Penso alle idee grandissime dei bambini e delle bambine di Astrid Lindgren.
Pippi, Emil e Lotta, o Ronja o i fratelli sull'isola dei gabbiani, Mirabell e Lisa.

Astrid Lindgren, Ingrid Vang Nyman, Pippi Calzelunghe, Salani 1988

Astrid Lindgren, Björn Berg, Emil il terribile, Salani 1996

Io immagino i bambini e le bambine della Lindgren schierati come i contadini di Pellizza da Volpedo, che marciano verso il sole dell'avvenire. Loro hanno rotto un argine, hanno sfondato il muro del suono.
I bambini e le bambine della Lindgren (che oggi hanno settant'anni) sono espressione di un mondo nuovo, vivace e creativo, di un'infanzia che da oggetto si trasforma in soggetto.
Dell'infanzia raccontata dalla Lindgren colgo qui la trasgressione gentile, generata da un desiderio incontenibile di libertà, libertà rispetto alle regole degli adulti che Pippi e gli altri, sorridendo, rispediscono al mittente, chiamandosene fuori in quanto bambini.
La fortuna della Lindgren sta nella sua grande onestà intellettuale. Lei ha detto spesso: Scrivo sempre i miei libri pensando a me stessa bambina.
Donatella Ziliotto, alla quale tutti noi dobbiamo Pippi & co., nonché la traduzione italiana, scrive: «Pippi ha potere e comunica questo appagamento ai lettori. Ha forza e denaro, ma è anche molto furba e si serve di una sua speciale logica a sorpresa che fa apparire tutto ciò che è normale e convenzionale meschino e ridicolo. In un certo senso è il contrario di Alice, bambina logica e beneducata in un mondo assurdo. Pippi è inaspettata e assurda in un mondo che segue una logica tradizionale."

Astrid Lindgren, Beatrice Alemagna, Lotta combinaguai, Mondadori 2015

Astrid Lindgren, Pija Lindenbaum, Mirabell, Motta Junior 2007



"Anche i grandi hanno strane idee in testa: farsi il bagno tutti giorni, cucinare i fagiolini al burro, dormire senza il cane giallo. Ma come si fa? Chiedono i bambini."

Oliver Jeffers e i suoi bambini e le sue bambine che si perdono e poi si ritrovano, bambini LOST and FOUND. Sono bambini e bambine che si misurano con il mondo e con il loro spaesamento o estraneità ad esso, bambini in cerca di una rotta, di punti di riferimento.

Oliver Jeffers, The Heart and the Bottle, HarperCollins 2010
Sono bambini e bambine 'piccoli' in un mondo 'grande'.

Oliver Jeffers, Lost and Found, HarperCollins 2005
Attraverso il segno solo in apparenza semplificato, attraverso testi ridotti all'essenziale, Jeffers racconta un'infanzia 'sperduta' che è in viaggio verso la costruzione e la consapevolezza di sé.

Oliver Jeffers, Lost and Found, HarperCollins 2005

Anche questi sono bambini archetipici, sono icone dell'infanzia, ed è per questo che intorno a loro c'è poco e niente.
I bambini e le bambine di Jeffers chiedono in giro, trovano poche risposte nel mondo adulto, e in qualche modo si attrezzano da soli per superare le difficoltà.
 
 
Oliver Jeffers, Nei guai, Zoolibri 2012
Sono in cerca di se stessi e del loro cane giallo, che può avere la forma di un pinguino o di un alce.

Oliver Jeffers, This Moose belongs to me, Philomel Books 2012

"Ci sono bambini faticosi, odiosi, che non vogliono mai andare a dormire, bambini viziati che fanno solo quello che vogliono, bambini che a volte rompono i piatti, le scodelle e tutto il resto."

Sono loro, sono i bambini e le bambine di Isol. Lontani da ogni oleografia, non sono belli, non sono perfetti, non sono educati, non sono buoni, non sono gentili, non sono lisci, non sono comodi. Ma sono bambini, a tutti gli effetti.
I bambini e le bambine di Isol raccontano il lato oscuro, l'indicibile.

Isol, El globo, Fondo de cultura economica 2002
 
Appartengono a quella categoria infantile che invece di apprendere le convenzioni, le smonta, che invece di adeguarsi, si oppone. Sono, quel che suol dirsi una spina nel fianco, un granello di sabbia in un ingranaggio che si vorrebbe perfetto, ma perfetto non è.

Isol, El globo, Fondo de cultura economica 2002
Di Isol è apprezzabile lo sguardo disincantato, cinico sui limiti dell'umanità.
Sempre graffiante, come i suoi disegni, lontani da ogni leziosità, dà una lettura del mondo inaspettata. Il suo umorismo, nero, è destabilizzante. E in questo senso i suoi libri aprono sempre scenari nuovi su cui ragionare con i bambini.
Con un segno di matita veloce, il più delle volte impreciso, riesce a mettere sul foglio sempre grandi temi. Lo spunto di partenza è sempre una risata, ma poi, come se la sua matita fosse un bisturi, taglia in profondità a voler guardare senza paura ciò che c'è dentro, senza timore e senza mai distogliere lo sguardo.
E a proposito di sguardo, in quello di Heidelbach, di Lindgren, di Jeffers e di Isol mi pare sopravvissuto il guizzo imprendibile e scanzonato di ragazzo o di ragazza nascosto o nascosta in un corpo di adulto.
A chi invece quello sguardo lo ha perso, cada pure la testa!

Carla

Isol, La bella Griselda, Logos 2012       

martedì 26 marzo 2019

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Carissima Formica…
No, hai ragione, non continuare! Quello che mi racconti mi ha fatto rizzare il pelo dalla punta delle orecchie a quella della coda: scoiattoli nati in cattività! Scoiattoli più facili da trattare per averli al proprio fianco?!? Ma dove siamo finiti…
Hai ragione, il bacio dell’anello riassume efficacemente l’atteggiamento dell’uomo nei confronti di noi animali e a dirla tutta, nei confronti della natura.
Sai cosa mi fa rabbrividire, vero? Che questo atteggiamento trapeli anche in certi libri con cui l’umano adulto cerca di dire qualcosa ai suoi piccoli…


Mi riferisco ad esempio a questi albi, che hanno per protagonisti i mastodontici dinosauri. Ce ne sono parecchi e sono tutti illustrati e scritti dalla accoppiata Yolen/Teague: Cosa fanno i dinosauri quando è ora della scuola, quando è ora di dormire, quando è ora di mangiare…1
Questi enormi animaloni vivono il quotidiano che ogni bambino in un modo o nell’altro conosce ma... sono troppo grandi per sedersi sul sedile dell’auto, hanno artigli troppo aguzzi per giocare con gli altri bambini, oppure code troppo lunghe per spostarsi in un'aula senza buttare all’aria tutto quanto…a questi problemi legati alle loro dimensioni si aggiungono una serie di situazioni disastrose che nascono da tutti quei comportamenti che fanno di un bambino piccolo quello che è: i capricci, la noia, la ridarella, la voglia di saltare una lezione per prolungare i giochi sfrenati in cortile, il voler stare alzati fino a tardi, l’impuntarsi davanti a un cibo sgradito.


Ebbene, in queste pagine si può sentire tutta la strisciante violenza con cui certi grandi tentano di convogliare l’istinto dei piccoli in una serie di comportamenti considerati adeguati, proprio come farebbero con un animale per addomesticarlo e ridurlo, è proprio il caso di dirlo, a un essere più comodo e semplice da tenere con sé.
Certo, un po’ di controllo è indubbiamente necessario per rendere possibile il vivere civile, ma è davvero necessario allo scopo scomodare l’evidente grandezza dei dinosauri e la loro naturale, direi ovvia tendenza ad essere enormi e complicati da gestire?
È davvero una buona strada quella di negare l’indubbia selvaticità di certi comportamenti affinché i bambini capiscano di dover essere buoni e non arrechino disturbo?
Non trovi poi che sia tristissimo scegliere una creatura immensa ed estinta a incarnare il lato scomodo dell’infanzia, quasi a voler sottintendere che tutta l’ingestibile energia dei bambini debba scomparire, estinguersi, appunto?

Perché a me, Formica cara, tutto questo sembra solo un modo sbrigativo per risparmiarsi la fatica di accogliere davvero i bambini, questi animali strani e ingombranti che irrompono nel mondo adulto in modo talmente deflagrante da poter addirittura essere paragonati a dinosauri!

E ti dirò che questo mi ha fatto venire in mente un altro libro, un romanzo questa volta, in cui si respira la stessa violenza, lo stesso miope atteggiamento. 
Lo conoscerai di certo, è La Bussola D’oro di Pullman2.
In questo romanzo ogni persona ha un daimon, un animale a cui è legato indissolubilmente dalla nascita e che è la sua guida per la vita. Il daimon non può essere toccato dagli altri uomini, e nemmeno può essere separato dal suo umano senza che uno dei due muoia: a tal punto sono uniti!
E in questo romanzo una organizzazione di uomini senza scrupoli inventa un Intercisore. Solo a leggere questa parola mi vibrano i baffi di paura e indignazione.
Con l’Intercisore, questi uomini terribili separano i bambini dai loro daimon…per rendere tutto meno complicato, riducendo il fiero daimon a un innocuo animaletto tollerante e il bambino un essere facilmente manipolabile…

Non lo trovi terrificante anche tu, cara amica mia?

Scoiattolo



P.S. Ne ho trovato un altro, mia cara, di libri del genere, in cui mamma e papà scimmia dicono al proprio cucciolo scimmia di non fare la scimmia… non ridere, ma ti dico che quel cucciolo una volta cresciuto riuscirà a fare la scimmia solo in un circo!3






1Jane Yolen, Mark Teague, Cosa fanno i dinosauri quando è ora di mangiare (trad. P. Floridi), Il Castoro 2014; Jane Yolen, Mark Teague, Cosa fanno i dinosauri quando è ora di dormire (trad. P. Floridi), Il Castoro 2014; Jane Yolen, Mark Teague, Cosa fanno i dinosauri quando è ora della scuola (trad. P. Floridi), Il Castoro 2015
2Philip Pullman, La bussola d'oro, (trad. M. Astrologo, A. Tutino), Salani 1996
3Mario Ramos, Smettila di fare la scimmia! (trad. F. Rocca), Babalibri 2010




 
Caro te!
Te lo devo dire, zero simpatia per i dinosauri. E poca pietà all'idea che si siano estinti. Forse dipende dalla mole che ci distingue e separa, ma da sempre non godono della mia simpatia e stima. Ciò nonostante seguo passo passo il tuo ragionamento e con te mi allineo. Tuttavia non posso risparmiarmi dal farti presente ancora una volta che di norma la mela non cade lontano dal melo. Con ciò voglio dire che, se gli adulti sono riprovevoli nel loro cercare di addomesticare i propri figli, come farebbero con cani e gatti, correggendogli e addirittura negandogli quel necessario quid di selvatico che li rende amabili, non sono da meno certi frugoletti letterari. Emuli dei grandi, o forse semplicemente mossi dal desiderio di compiacerli, ho collezionato un certo numero di esempi in letteratura in cui i bambini si impongono come 'educatori' di povere bestiole che hanno il solo torto di passare di lì quasi per caso. Perché lo facciano, e perché riescano a essere a tal punto determinati, mi sfugge a tutt'oggi anche se, da formica, ho passato quasi tutta la mia vita a schivare maltrattamenti e sevizie da parte di ragazzini e ragazzine in vena di esperienze nuove. Quindi, non mi stupisco.
Il primo esempio che mi sovviene ha molto a che fare con il libricino che ti citavo la volta scorsa. Stesso autore e stesso animaletto: ancora Scheffler, ancora scoiattolo.1 Questa volta, nessun esemplare in cattività, al contrario, un esemplare adulto, papà scoiattolo, caduto dall'albero in una notte di bufera e recuperato dal bidone della spazzatura da due bambinetti zelanti. 



Dopo averlo 'spupazzato' per bene, i due -sotto suggerimento di un adulto- decidono di restituirlo alla propria famiglia che ne piange la perdita, sui rami più alti di un albero del parco. I piccoli non sono per nulla convinti sia la scelta giusta, ma lo issano su un aeroplanino telecomandato e lo rispediscono da dove è precipitato. E sai che cosa c'è? Papà scoiattolo neanche si gira a dir loro grazie per il salvataggio. Come dargli torto, accidenti.



Un altro che non perdona il suo piccolo seviziatore è il gatto Mio Miao2 (il nome è tutto un programma) che con calma e fermezza ribadisce al ragazzino che lo vorrebbe mettere a dormire nel lettino delle bambole che lui fa solo quello che gli va! E dormire con la papalina in testa non è nelle sue corde. E a proposito di corde, mi viene in mente la storia dell'alce Marcel erroneamente considerato di sua proprietà dal piccolo Wilfred. 3 




Una vera commedia degli equivoci in cui l’alce serenamente persiste nella convinzione di appartenere solo a sé stesso, e il bambinetto in quella di esserne il proprietario e l'amministratore unico. Goditi il finale, se non lo hai mai letto! Se devo ricavare un senso da tutto questo, direi che la dominanza è ben dura da estirpare tra i signori del pianeta. Come vedi, grandi o piccoli che siano, quando c'è da imporsi l'umanità non si tira indietro.
Eppure, mi resta un rovello. Non sarà per caso che libri del genere sono lì a mettere in berlina la categoria umana, fin dai suoi esordi, ammettendo in tal senso i propri limiti, e considerando fittizia ogni espressione di supremazia in nome di una civiltà dominante? Se così fosse, chapeau a Stoddard, Scheffler e Jeffers per la scelta.
Se così fosse, ne conseguirebbe la seguente riflessione: se davvero ci sono persone che sulla dominanza non si fanno illusioni, si può sperare che ne esistano altre altrettanto coraggiose nell'ammettere l'affinità che in natura tiene insieme l'animo istintuale dell'uomo con quello di un lupo o di un canarino?
Devo pensarci. Torno presto da te, spero con una risposta convincente

Formica arrovellata

[continua]

1Axel Scheffler, Papà scoiattolo cade dall'albero (trad. M. Scaldini), Emme Edizioni 2018
2Sandol Stoddard, Remy Charlip, Mio Miao. Il mio unico specialissimo gatto (trad. F. Lazzarato), Orecchio acerbo 2012
3Oliver Jeffers, Quast'alce è mio, Zoolibri 2013

martedì 25 febbraio 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DINOSAURI A COLAZIONE


 



















O meglio, cosa fanno i dinosauri quando devono mangiare? Tranquille, non si mangiano il bambino lettore, anzi ne prendono le veci nei primi due illustrati di una serie creata dagli americani Jane Yolen e Mark Teague: Cosa fanno i dinosauri quando è ora di mangiare? E Cosa fanno i dinosauri quando è ora di dormire?
Dunque i diversi dinosauri impersonano di volta in volta il 'bravo' bambino o quello 'discolo'. E se si tratta di mangiare, forse il nostro super rettile butterà per terra la scatola dei cereali o, a pranzo, farà volare gli spaghetti, si infilerà i fagiolini nel naso? Certo che no, la domanda è retorica.
Il bravo dinosauro bambino assaggia ogni cosa, comprese le odiate verdure, dice grazie prego e si siede composto!
E quando arriva il momento di andare a dormire? Il dinosauro bambino non salta sul letto, non butta tutto all'aria, non fa sceneggiate, no, proprio no.Manda un bacino, spegne la luce e s'infila sotto le coperte.
Evidente lo scopo pedagogico, con la sequenza giusto sbagliato che sfrutta l'identificazione del bambino con il suo alter ego di carta, di volta in volta bravo o briccone.


Oggettivando i propri comportamenti monelli e attribuendoli ai personaggi dell'illustrato, il bambino si libera dal peso dei suoi comportamenti 'sbagliati' e può anche riderci su, con un tracodonte che punta i piedi e l'anchilosauro che vuol essere portato a cavalcioni.
Una sorta di manuale di buone maniere che punta sul buffo, sul grottesco per rappresentare le norme di comportamento, sfruttando anche la simpatia di questa galleria di rettili giganti, che affascina tutti, ma proprio tutti i bambini. Per quelli proprio innamorati dei t-rex, sono indicate nelle prime e ultime pagine i nomi precisi di ciascun 'attore', per il gusto tassonomico dei piccolissimi scienziati. E', ovviamente, una collana per i più piccoli, a partire dai tre anni. Le illustrazioni di Mark Teague hanno un deciso gusto retrò, quasi da confezione dei biscotti anni '60 e rappresentano con umorismo l'anomala situazione che vede una vasta gamma di genitori umani alle prese con figli rettiliani, decisamente ingombranti. Forse a voler dire che i bambini hanno la forza devastante di un tirannosauro?


 Eleonora

Cosa fanno i dinosauri quando è ora di mangiare?”, J. Yolen e M. Teague, Il Castoro 2014
Cosa fanno i dinosauri quando è l'ora di dormire?”, J. Yolen e M. Teague, Il Castoro 2014

venerdì 13 febbraio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL DINOSAURO DI SOSTEGNO

Cosa fanno i dinosauri quando è ora della scuola?, Jane Yolen, Mark Teague


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Cosa fa un dinosauro quando è ora della scuola? Ci va a piedi? Prende un taxi? Viaggia come una bestiola? Trascina la coda? Si fa aspettare? Corre e strepita, per farsi notare?"

Una volta arrivato a scuola il dinosauro fa il bullo, il prepotente, fa a cazzotti coi compagni ed entra per ultimo in classe? Disturba e interrompe la lezione, anche a costo di cavarsi un dente? E quando la lezione gli pare noiosa balla la giga sulla sedia o ridacchia attirando l'attenzione dei compagni? Disturba la lettura e nel giardino fa dispetti e prende in giro?

Neanche a dirlo, nulla di tutto questo: il dinosauro è rispettoso e quando vuol dire il suo parere alza la mano con discrezione. Con i compagni è amorevole ed è campione di gentilezza nel prendersi cura dei più deboli, facendo urlacci nelle orecchie dei bulletti. Un vero sostegno per la maestra....
Dieci enormi dinosauri, dai nomi che ti fanno pensare ad uno scherzo dell'autore, salvo poi constatare che il Segnosauro, o il Monolofosauro o, ancor di più il Centrosauro, esistono veramente. O per meglio dire, sono esistiti veramente. Altrettanti dinosauri li abbiamo visti in azione all'interno di appartamenti, dimenarsi tra la cucina, la sala da pranzo e la cameretta per dormire. E ogni volta portando il dovuto scompiglio, perché maleducati a tavola o capricciosi all'ora di andare a letto. Qui lo scenario cambia: siamo tra i banchi di scuola dove i dinosauri si muovono con la loro consueta goffaggine. Il mondo degli umani gli va stretto e a guardarli sono, poveretti, sempre troppo fuori scala. 


Appare subito evidente la differenza di atteggiamento che detti animaloni hanno nei confronti degli adulti rispetto a quello tenuto con i bambini. Con questi ultimi c'è complicità nel gioco, mentre con gli adulti lo scontro è aperto. Rispetto alla terza categoria di elementi, ovvero gli oggetti, i suddetti dinosauri ne fanno strame, ovviamente, con grande ilarità di chi sfoglia il libro.
A parte i testi in rima, che alludono ad una loro pervicace incapacità di comportarsi, il divertimento del libro sta proprio in questo stridore di misure, come testimonia per esempio il centrosauro che a malapena entra con due zampe sul tetto della monovolume che porta i ragazzini a scuola, o il Silvisauro che una sedia gli basta a malapena per tre dita della zampa posteriore. Una esilarante quanto assurda collocazione per questi animali che siamo abituati a vedere in paludi primordiali e che ora vengono ripresi, sgridati e puniti da ometti e donnine grandi al massimo come una loro zampa, all'interno di normali villette a schiera americane. 

Si tratta di un mondo molto normale e di uno molto strano che si intrecciano e convivono sotto lo stesso tetto. E questo fa molto ridere!
Il catalogo di dieci diversi dinosauri - ogni volta differenti e già messi in bell'ordine nei risguardi- contribuisce ad accrescere le competenze su questi animali da parte di numerosissimi bambini appassionati che di dinosauri ne sanno almeno quanto i paleontologi.
Odiando io i dinosauri, sono molto più attratta dalla varia umanità anni Cinquanta USA che popola le meravigliose tavole di Mark Teague: mamme e maestre con orecchini intonati, abitini a vita alta, camicette a fiorellini, e décolleté a tacco zero, o papà con camicie a scacchettoni e bambini in salopette. Per non parlare degli arredi: dai grandi frigo 'bombati', segno di un rinnovata agiatezza, ai salotti con i mobili funzionali, ai mappamondo sulla cattedra e gli scuolabus gialli per le strade...


Carla

Noterella al margine. Come  già per la prima uscita, i libri sui Dinosauri escono sempre in coppia. Anche questa volta a Cosa fanno i dinosauri quando è ora della scuola? si affianca Cosa fanno i dinosauri quando è ora dei capricci?

lunedì 19 giugno 2023

ECCEZION FATTA!

I BAMBINI E L'ANGELO

I bambini si rompono facilmente
, Silvia Vecchini, Sualzo 
Bompiani 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

 "Vogliono che non le manchi niente, le comprano le cose più costose, ha una bella libreria laccata bianca, un tavolo gigante dove può fare qualsiasi cosa le venga in mente. Può chiedere di cucinare, fare il tornio, costruire una capanna in salotto. Si sono dati un obiettivo, deve avere una lunga infanzia spensierata." 

La bambina delle fate ha tutto quello che può desiderare, compresa una stanza tutta rosa con le sue foto incorniciate. Sta crescendo e forse tutte queste attenzioni, ma ancora peggio il mondo di fatine dei denti e di gnomi, di befane che arrivano sul balcone la notte tra il 5 e il 6 gennaio, deve appartenere al passato. Lei è da un bel po' che ha scoperto essere suo padre a uscire per un finto impegno di lavoro, a travestirsi per poi rientrare in casa alla chetichella e mettere bastoncini di zucchero nella calza che le hanno chiesto anche quest'anno di appendere in cucina. Ma con sua madre l'unica cosa che può fare è reggere il gioco e andare a dormire con lei nel lettone. 
Lei lo sa che nella notte di Natale sono loro a mangiare i biscotti e a bere il latte che lasciano ogni anno sul tavolo in soggiorno. 
Lei vorrebbe tanto fare come fanno le sue amiche o i suoi compagni che tutto questo lo hanno ormai passato e forse anche un po' dimenticato. Vorrebbe che la loro vita facesse un passetto avanti, una "casellina" nuova nel loro avanzare sul grande gioco dell'oca che è la loro vita assieme. 
Ma ha paura di ferirli, di deluderli. Loro che rispettivamente si tingono i primi capelli bianchi con il pennellino in bagno e di tanto in tanto indossano l'abito da sposa e poi si guardano tra i due specchi delle ante dell'armadio. Così, per verificare che segno hanno lasciato gli anni su un corpo che sta infiacchendosi. Non ce la fanno proprio ad accettare all'idea di invecchiare e lei, la piccola di casa, deve rimanere tale, la piccola di mamma e papà. Così diventa suo malgrado la prova vivente che la vita in fondo forse ti dà modo di cristallizzarsi nell'attimo che si giudica il migliore. Basta crederci. O meglio basta illudersi.

Venti tra bambini e bambine che nello spazio di una o due pagine sono lì a raccontare la loro fragilità, le incrinature, talvolta i cocci in cui si rompono, ma nello stesso tempo la loro resistenza nella convinzione che la vita che pulsa in loro è più forte di qualsiasi mazzata che la vita gli riserva. 
Due parole sul libro e altre due sull'anomalia che se ne parli qui. 
Silvia Vecchini ha raccolto con la delicatezza e la cura che mette sempre nelle sue relazioni umane i racconti, le storie, frasi, disegni, allusioni di bambine e bambini che ha avuto "l'onore" di incontrare lungo la sua strada. Lo ha fatto perché ne ha avvertito la necessità e l'urgenza di non lasciare cadere nel silenzio racconti del genere. Li ha rimodellati, credo il minimo indispensabile, per renderli frecce da scoccare. Li ha messi insieme. 
Sualzo, con una lingua altrettanto lieve, per ognuno ha fatto un disegno a china, cui si aggiunge una copertina con il timido coniglio che ha il compito di raffigurare la fragilità dei bambini, ma anche quello di essere il protagonista dell'ultimo racconto. Ognuna di queste storie è una storia vera cui Silvia Vecchini dà voce e, alla fine di ciascuna, la distilla in versi che diventano il necessario seme di tarassaco da far volare ancora e ancora. 
Tutto questo diventa un libro necessario che Bompiani pubblica. 
È un libro di piccoli per i grandi. 
È un libro che dietro una voce poetica, rarefatta, riesce a dire tanta di quella dura verità che non poteva non essere scritto e aggiungerei non può non essere letto. 
Ed ecco la seconda cosa che ha a che fare con l'anomalia di mettere in questo blog pensieri su un libro che parla dei piccoli, ma è scritto perché lo leggano i grandi. 
Il caso vuole che io stia partendo per Cagliari per un progetto di formazione che ha come fulcro la questione dei legami di famiglia, in altri termini sono chiamata a elaborare un discorso sensato -spero - attraverso una bibliografia di libri che abbiano dentro principalmente genitori e figli, ma anche qualche zia e un certo numero di fratelli. Ma. C'è un ma. 
Il registro richiesto è quello comico. Insomma, storie che facciano ridere. Per come sono abituata a orientarmi, decido di partire dai libri perché come sempre vorrei che fossero a parlare al posto mio, elaboro una bibliografia e su questa costruisco un discorso, ma mi rendo conto che c'è una zoppia evidente. 
Come si fa a parlare di libri spassosi su genitori e figli letterari, quando su genitori e figli veri c'è ben poco da ridere? Come faccio a ignorare l'urgenza di rimboccarsi le maniche e prendere quanto meno coscienza del fatto che tra adulti e bambini - non tutti si intende, ma molti - c'è un problema grosso un bel po'? Come faccio a ignorare questa situazione? Come posso solo guardarne il lato ironico, comico, sarcastico, senza risalire alle radici di tutto questo? 
Ed ecco che le due giornate formative si sdoppiano e diventano un pomeriggio serissimo, quasi drammatico, e una mattina esilarante. 
E mentre sono lì che scrivo pagine di appunti sulla condizione di fragilità in cui si trovano bambini, adolescenti, giovani adulti e persino adulti giovani, mentre sono lì che leggo le riflessioni che molti specialisti registrano come segnali ben oltre l'allarme, intercetto I bambini si rompono facilmente. 
Bene. Sobbalzo e in silenzio gioisco a leggere le pagine iniziali di Silvia Vecchini a proposito di un angelo, perché so che a Cagliari farò vedere una tavola di Heidelbach con una bambina che l'angelo custode se lo è costruito da sola... 


Il libro si legge di un fiato, lo studio, e la prosa e i versi, e ne sottolineo a matita tutto ciò che conferma la mia griglia cagliaritana: "stare vicini ai bambini è stare accanto a un mistero" oppure "la cieca distrazione degli adulti" o ancora "la traccia che i bambini lasciano sempre indirizzati al bene, anche quando non si vede, la loro fedeltà alla vita anche se ferisce". 
Bambini fatti a pezzi. Bambine a cui si nega di poter crescere - e non a caso ho issato quel racconto come bandiera. Bambini inascoltati. Bambini che sanno salvare i grandi. Bambine sirene. Bambini in lutto. In trasparenza si vede bene anche il mondo degli adulti. 
Il libro viene a Cagliari con me. 

Carla

lunedì 24 marzo 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CAVALLO VINCENTE

[seconda e ultima parte]


Cosa fanno le bambine? Nikolaus Heidelbach (trad. Valentina Vignoli) 
#Logosedizioni 2025 

Avevo messo sull'avviso che ci sarebbe stato un dopo per elencare le ragioni che fanno di questo libro di Heidelbach (e il suo omologo sui bambini, di cui anche in anni passati si tessevano le lodi) un magnifico esempio di come raccontare in 52 pagine l'infanzia e, più in generale, l'intera umanità che ne è radice. 
Ecco. Adesso è dopo. 
In ordine sparso. 
La prima cosa interessante che mi viene in mente: Heidelbach ci racconta un'infanzia diversa da quella che la consuetudine ci ha abituato a vedere nei libri per l'infanzia. Ci racconta bambine volitive, coraggiose oltre misura, con desideri precisi, con capacità di strategia, che combattono, che sono egoiste, che si servono, se necessario, dei fratelli più piccoli, che sono misteriose, che hanno risorse insospettabili, carismatiche. 

© Nikolaus Heidelbach

Nel frontespizio spuntano da dietro una barricata di oggetti vari, sono lì a difendersi e magari sono pronte all'attacco! 
Ecco. Solo nel pantheon dei più grandi, pensiamo alle bambine di Sendak o di Ungerer, si è visto il coraggio di raccontare l'infanzia anche nei suoi lati più misteriosi, senza costruirla a tavolino, stereotiparla, accomodarla a come vorremmo fosse. Heidelbach è uno di loro. 
Ed è per questo che è scomodo per la maggioranza degli adulti. Ma ci torniamo. Seconda cosa interessante: non siamo davanti a una storia vera e propria, ma a un catalogo di tipe umane e di situazioni in cui si vedono agire. Questa modalità di racconto, per come è concepita, lascia enorme spazio, tanta aria intorno alle immagini e al già scarno testo. 
Questo permette massimamente la libera interpretazione da parte del lettore. 
Un po' lo stesso che accade quando si legge un libro di sole immagini. Il lettore deve per forza farsi parte attiva (per inciso, questa è una delle ragioni per cui gli adulti più paurosi temono il confronto con i libri senza parole: non solo leggerli, ma anche pensare e capire). 
La terza cosa di grande valore è il dialogo serrato che si apre tra testo e immagine. Il libro è concepito come un abecedario di bambine che fanno cose diverse, quindi è anche un imagier di azioni.

© Nikolaus Heidelbach

Antraut mangia un panino, per tornare sul caso già citato, nell'immagine ha una sua corrispondenza perché Antraut è all'estremità di un tavolo e sta per addentare un panino. Il corto circuito avviene nel momento che lo sguardo dilaga su ciò che la circonda: cinque creaturine e un birillino del monopoli, messi rigorosamente in ordine di altezza dal più grande che le è accanto al birillino che chiude la fila lungo lo stesso tavolo. Tutti hanno lo sguardo rivolto verso di lei e il suo panino. 
Parte l'interpretazione del gesto: tutti sperano di averne un pezzo? Oppure, tutti vorrebbero rubarglielo e mangiarselo al posto suo? La scelta per l'una o per l'altra, dipende solo dal grado di cattiveria intrinseca al lettore. 
Direi che è chiaro che testo e immagine portino energia e sfrigolino un bel po' tra loro. Il pensiero del lettore è lì in mezzo e non può che accendersi e fare scintilla. Otrun gioca a minigolf è un fatto. La scintilla scocca quando vediamo come lo sta facendo. 
Ora resta da capire come abbia lavorato il pensiero di Heidelbach. Nasce prima la definizione che è sempre di estrema semplicità al limite della vaghezza - Brigitte esce di casa, Flora dorme profondamente, Sybille ha freddo - oppure il disegno? 
Cioè a dire, è solo dopo che Heidelbach aggiunge un testo che sia il più neutro possibile? Beh, poco importa. L'importante è che accada. 
La quarta cosa degna di nota è il modo che usa Heidelbach per raccontare. 
Affida a una sola immagine il compito di raccontare un'intera storia. Coglie un istante, lo frizza in un contesto algido, fermo, solo in apparenza silenzioso, al contrario pieno di bisbiglii che orecchie attente possono cogliere: un esempio per tutti è quello dell'allestimento che Jutta organizza per il suo matrimonio segreto. 

© Nikolaus Heidelbach

Quinta cosa, quella che preoccupa i grandi e incuriosisce i piccoli.
Spesso con gli occhi chiusi, frequenti gli occhi bassi, talvolta sguardi in tralice rendono le protagoniste in cerca di una qualche distanza di sicurezza dal lettore. 
Come a dire, attento tu, che stai guardando dove non dovresti... 

Carla

Noterella al margine. Una sesta cosa che è del massimo interesse è il confronto tra Cosa fanno le bambine? e Cosa fanno i bambini? Ossia i diversi approcci che il femminile e il maschile hanno di fronte all'esistenza, secondo Heidelbach.
Tocca aspettare.