Visualizzazione post con etichetta calcio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta calcio. Mostra tutti i post

lunedì 12 dicembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SUPER SANTOS


L’oggetto che aveva dato il titolo a un racconto, che poi Roberto Saviano ha ripreso e modificato nella veste di un romanzo breve, è un pallone da calcio di gomma dura, arancione, con le scanalature dipinte di nero. Intorno a questo mitico pallone ruota la storia di quattro amici, così come è raccontata in ‘Cuore puro. Quattro amici. Quattro destini. Una sola passione’, pubblicato da Giunti.
Ambientato negli anni ‘80 nella periferia nord di Napoli, ‘Cuore puro’ racconta la storia di quattro ragazzini uniti dalla passione per il calcio, quello giocato in strada, certe volte con palloni di fortuna, altre volte con palloni degni di questo nome, come il Super Santos.
Dario, Rino, Giovanni e Giuseppe vanno a scuola, frequentano le medie, ma la loro unica vera passione è giocare a calcio nella piazzetta antistante il gruppo di palazzi in cui vivono; e dove vivono loro comanda la camorra, con i suoi traffici, le sue regole, il controllo capillare del territorio.
Ai quattro ragazzi tutto questo non interessa, costituisce lo sfondo naturale su cui si svolgono le loro vite. Fino a quando il boss locale, Tonino Porcello, non li sfratta dalla piazzetta e loro sono costretti ad andare a giocare in città. Tonino, però, ci ripensa e propone loro un accordo che sembra proprio vantaggioso: d’ora in avanti potranno giocare lì tutti i giorni, tutto il giorno e avranno anche un piccolo compenso; l’unica incombenza, lanciare lontano il pallone e gridare forte ‘’O pallone!!’, quando avvistano un’auto della polizia. Diventano delle vedette.
Solo che un giorno Dario si infervora talmente nel gioco da non fermarsi quando si avvicinano delle auto della polizia, non riesce a resistere alla tentazione di segnare un gol perfetto. Il fortino della camorra, per un giorno, viene espugnato e così Dario e la sua famiglia sono esiliati, scacciati dal quartiere e alla fine da Napoli. Una grande fortuna.
Gli altri tre crescendo vengono affiliati al clan che controlla la zona, svolgendo quei lavori di manovalanza criminale che spettano ai più giovani. Fino al giorno in cui gli viene affidato un compito speciale, salvare la vita a uno dei boss più spietati trasportando un cuore da trapiantare, clandestinamente, a Roma. Ma non un cuore qualunque, il cuore di un calciatore, una persona per bene.
Rino questo proprio non riesce proprio a digerirlo, non vuole tradire tutto il potente immaginario legato al mondo del calcio, salvando un feroce criminale.
I tre ragazzi, ormai ventenni, devono fare una scelta e, nonostante le scelte siano differenti, il loro destino è comunque segnato.
‘Cuore puro’ è, in fondo, un romanzo di formazione, che racconta, con l’efficacia narrativa di Saviano, l’abbandono dell’infanzia sullo sfondo malato di un ambiente dominato dalla malavita. Quando veramente il ‘cuore’ di questi ragazzi perde la sua purezza, abbandona i sogni e si traduce in un continuo rassegnato compromesso con la realtà, anche se, poi, a volte la purezza si fa strada nelle menti non del tutto contaminate dei protagonisti?
Si tratta di un racconto perfetto di cosa significa crescere in quelle periferie in cui si annida la criminalità, che le trasforma in ‘proprio’ territorio, terreno di coltura del malaffare e serbatoio di nuove generazioni di affiliati. Il nulla che circonda le vite dei ragazzini, un’etica fondata sulla necessità dell’obbedienza, mentre il mondo guarda altrove, tutto questo non appartiene solo alle zone più degradate del Meridione, vive, magari in misura minore, con modalità meno eclatanti, ma anche in tante periferie urbane, sostanzialmente sotto i nostri occhi.
Lettura dura, e necessaria, per chi voglia capire quanto possa essere difficile crescere in queste situazioni.
Consiglio la lettura di ‘Cuore puro’ a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Cuore puro. Quattro amici. Quattro destini. Una sola passione”, R. Saviano, Giunti 2022

 

lunedì 29 agosto 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UNA DATA INDIMENTICABILE


Nella mia personale bibliografia di Pierdomenico Baccalario questo romanzo, ‘La rivincita dei matti’ pubblicato da Mondadori, contende la vetta ad ‘Hoopdriver’; vi spiego brevemente perché.
Innanzitutto per i personaggi, un gruppo di ex degenti dell’ospedale psichiatrico di Trieste: persone ghettizzate, ignorate, insultate, talvolta torturate; ultimi fra gli ultimi che, grazie a una coraggiosa riforma, provano a ricostruirsi una vita dignitosa fra ‘normali’.
In secondo luogo, il contesto, siamo nell’estate nel 1982, quella dei mondiali di calcio vinti gloriosamente dall’Italia di Bearzot; l’autore ricostruisce il clima di quell’anno magico e lo utilizza come pretesto per inventare la partita del riscatto fra un meraviglioso gruppo di ex degenti contro la squadra degli infermieri. La squadra de ‘I Veci’ è stravagante, sbrindellata, costituita da giocatori segnati dalle proprie fragilità. Eppure.
Infine la scrittura: Baccalario racconta questa storia che pesca a piene mani nella storia reale di una città, Trieste, e del suo manicomio, rivoluzionato da quel grande psichiatra che è stato Franco Basaglia; la arricchisce a ogni capitolo con un ritratto, fra il vero e l’immaginario, dei degenti giocatori, delle loro parabole di vita, con uno stile che mescola, in giusta dose, commedia e dramma, con quel necessario pizzico d’indignazione, dettata dalle ingiustizie e dai pregiudizi che circondavano queste persone.
La storia è raccontata in prima persona da Agnese, detta Steno, nipote dell’intrepido organizzatore di questa storica impresa, Arturo Praz. 
Passo passo seguiamo le vicende di zio e nipote che in vespa si mettono sulle tracce degli ex compagni, figure una più bella dell’altra, fra lo stravagante e il patetico, ma tutte ammantate di una grande dignità. La partita di rivincita sulla squadra degli infermieri, capitanati dal perfido Cerletti, deve tenersi l’undici luglio, giorno in cui si giocherà la finale dei mondiali. Arturo è sicuro che la squadra dell’Italia arriverà fin lì perché è legato a Bearzot da un sorta di patto segreto, nato nei tragici giorni della guerra lungo il confine con la Jugoslavia.
Non voglio aggiungere di più né sulla trama né sui personaggi: godeteveli leggendo d’un fiato questa storia, facendo il tifo, è il caso di dirlo, per questa straordinaria squinternata squadra di matti.
Oltre tutto quello che ho detto, mi è piaciuto ritrovare l’atmosfera degli anni delle grandi riforme, fra cui quella della legge Basaglia, che faceva pensare a un’Italia più giusta, più libera, più aperta; quell’atmosfera l’ho respirata a pieni polmoni nella mia giovinezza e in piccolissima parte ho contribuito a sostenerla.
Non posso fare altro che consigliare caldamente la lettura di questo romanzo a ragazzi e ragazze con gli occhi ben aperti sul mondo, a partire dai tredici anni; ma lo consiglio a tutti, per non dimenticare quello che siamo stati e, soprattutto, perché un buon romanzo è un buon romanzo e basta.

Eleonora

Noterella a margine. Forse è un puro caso che il perfido Cerletti porti lo stesso cognome dello psichiatra Ugo Cerletti, inventore della terapia ‘elettroconvulsivante’, detta altrimenti elettroshock, con cui sono stati torturati molti malati?

“La rivincita dei matti”, P. Baccalario, Mondadori 2022



venerdì 30 aprile 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

 UNA STORIA D’ESTATE


La storia che racconta Giuseppe Festa in ‘I Lucci della via Lago’, pubblicato da poco da Salani, si svolge tutta in trentatre giorni, all’inizio dell’estate del 1982.
Si svolge a Predore sul Lago d’Iseo, dove il protagonista Mauri vive; ha appena superato gli esami di terza media e si appresta ad affrontare l’ennesima spensierata estate insieme al suo amico Brando e agli altri amici. Ma ci sono momenti, passaggi di vita che scompigliano le carte della consuetudine e impongono scelte difficili e prove da superare.
Fra i passatempi estivi del gruppo di ragazzi e ragazze, denominato ‘I Lucci’, che si riunisce intorno a Mauri c’è sicuramente la pesca: sono tutti ottimi nuotatori ed esperti nelle diverse tecniche di pesca. Brando e Mauri da tempo stanno dando la caccia a Pinna Mozza, un pesce persico gigantesco; così per festeggiare l’inizio delle vacanze, decidono di immergersi per tentare la sorte, cercando di catturarlo. Mauri si immerge per primo e fallisce la prova e poi si immerge Brando. Ma quest’ultimo non riemerge più. Vane le ricerche dei sommozzatori, del corpo di Brando non c’è traccia.
Dopo il primo momento di dolore, la vita nel piccolo borgo riprende lentamente la sua consueta fisionomia. E’ anche l’anno dei Mondiali di calcio, Mauri è un bravo giocatore e insieme agli altri si distrae davanti al televisore.
I ragazzi e le ragazze della banda dei Lucci ne combinano di tutti i colori, passano le giornate, ma anche le notti, fra una scorribanda e l’altra. In paese cominciano a comparire dei biglietti misteriosi, che sembrano scritti proprio da Brando. Mauri si convince che sia ancora vivo, magari intrappolato da qualche parte.
Le nuotate si alternano alle incursioni nella chiesa sconsacrata, o nella villa di una nobildonna, mettendo a rischio la propria incolumità; ma presto il caso metterà fine alle indagini, alle speranze e alle illusioni che Mauri ha comunque coltivato ben oltre il buonsenso.
Diventare grandi, abbandonando il mondo della Gente Bassa, come magistralmente ci ha raccontato Wu Ming 4 in ‘Il Piccolo Regno’, implica lasciare un universo parallelo, dotato di propri usi e costumi, linguaggi, regole del gioco. Diventare grandi è accettare la presa sulla realtà, accantonando sogni e pensiero magico.
E’ quello che fa Mauri, lasciandosi tanto e tanti alle spalle per un concretissimo contratto con una squadra di calcio.
Leggendo questo romanzo, pensato per i ragazzi e le ragazze delle medie, mi è sembrato di cogliere un’adesione inconsueta dell’autore a questa storia; ho sentito forte il profumo della nostalgia, il guardarsi indietro per rivedere, magari trasfigurata, la propria giovinezza. Questo credo sia il maggiore punto di forza: la freschezza delle descrizioni d’ambiente, i giochi, i luoghi, le abitudini scanzonate dei ragazzini liberi dalla scuola. E quell’anno lì, quello del Mondiale vinto dall’Italia di Bearzot, col Presidente Pertini sugli spalti, che in tanti ancora ricordiamo.
Tutto questo sembra molto lontano e credo che così lontano lo senta anche l’autore, con accenti che mi sono sembrati molto personali.
Tutti noi, ormai più che maturi, abbiamo lasciato alle spalle moltissime cose che oggi possiamo solo guardare da lontano; ma questo senso di distacco lo provano anche ragazze e ragazzi di oggi, tutte le volte che devono compiere una scelta e lasciarsi alle spalle qualcosa o qualcuno, un tempo importanti.
In ‘I lucci della via Lago’ c’è tutto questo, ma c’è anche azione, avventura, mistero, descritti con il consueto stile asciutto ed efficace che contraddistingue i romanzi firmati da Festa.
Lettura consigliata a ragazze e ragazzi, a partire dai dodici anni.
 
Eleonora
 
“I Lucci della via Lago”, G. Festa, Salani 2021



martedì 8 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


EH, VECCHIO MIO, LA VITA E' COSI'.... DAI, ALZATI!

IL PIU' GRANDE CALCIATORE DI TUTTI I TEMPI, Germano Zullo
La nuovafrontiera junior, 2011

NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Mi ricordo ancora il mio primo incontro ufficiale nell'Under 9, quando ognuno di noi voleva ancora diventare il più grande calciatore di tutti i tempi. Un avversario mi ha fatto un'entrata piuttosto vivace. Sono caduto a terra e ci è mancato poco che scoppiassi a piangere. L'allenatore mi ha detto: Eh, vecchio mio, il calcio è così...Dai, alzati!" (p.6)


Sta andando tutto un po' storto nella vita di questo ragazzo. Non grandi disgrazie, nulla di insormontabile, ma tante piccole contrarietà che si mettono per traverso nel suo percorso di crescita. Qualche insufficienza a scuola, scarsa forma anche sul campo di calcio, la madre con cui non riesce a comunicare, un padre 'pesante' che ha troppa fiducia in lui; tutto questo è motivo di insoddisfazione e malessere per ...già, non sappiamo nemmeno il suo nome. Germano Zullo non glielo ha dato, non per sciatteria, ma per sottolineare piuttosto l'universalità di quella condizione: un po' come a voler dire che quel ragazzo è un po' tutti i ragazzi.
Con delicatezza e grande sensibilità - entrambe doti che Zullo ha mostrato nell'altro unico suo libro pubblicato in Italia da Topipittori nel 2010: Gli uccelli - seguiamo un breve ma cruciale tratto di esistenza di un adolescente alle prese con la vita. Vediamo le sue difficoltà, vediamo il mondo che lo circonda pronto a dargli addosso al primo errore, vediamo i suoi tentativi di fare scelte anche controcorrente, vediamo le sue difficoltà di comunicazione e vediamo la sua determinazione a trovarsi un posto nel mondo.
In questo suo continuo cadere e rialzarsi, sono pochi i punti di riferimento cui può ancorarsi per mantenersi a galla: suo padre, silenzioso ma attento ed affettuoso a suo modo, Wamai, collega di quest'ultimo, rifugiato politico dal Rwanda e solo al mondo, Giuliana, ragazzina italiana con una passione per i libri e Veronique la potenziale fidanzata del padre. Per il giovane protagonista, tutti costoro sono come chiodi infilati in una parete intorno ai quali fissare fili di collegamento che, nel loro andare e venire, formano una robusta rete.
Così è la vita! Così ricordo l'adolescenza. Un continuo vai e vieni di fili immaginari, con percorsi incrociati tra i pochi punti di riferimento che mi ero fissata. Tutto questo lo facevo, in modo spesso inconsapevole, al fine di costruire legami, connessioni, significati, ma più semplicemente per costruirmi un sostegno che mi impedisse di cadere. E tanto migliori sono i punti di riferimento, tanto più essi entreranno in connessione tra loro.
E' per questo motivo che considero questo breve libro dall'aspetto non appariscente, un bel libro. Autentico, che non cede mai al facile stereotipo sempre dietro l'angolo, visto che si parla di calcio, originale e talvolta anche spiazzante.
Considero altrettanto bello il racconto della nascita e del consolidarsi di relazioni interpersonali tra i personaggi che a fine libro, ma potrei dire anche a fine partita, hanno dato vita a una vera e propria squadra, non solo di calcio, s'intende.
La passione per il pallone che attraversa l'intera vicenda è la chiave di lettura più immediata del libro, ma essa nasconde un'analisi ben più profonda sull'amicizia, sull'amore, sulla fierezza, sulla sicurezza di sé e, più in generale, sulle fatiche del diventare grandi. Su tutto questo, più che sul sofisticato schema 4-1-3-2, mi piacerebbe far ragionare i ragazzi.

Carla

mercoledì 26 ottobre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I MASCHI E LE FEMMINE DI BLAKE

CAMPIONE IN GONNELLA, David Walliams
Giunti Junior, 2011

NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Dennis è diverso.
Quando si guardava allo specchio vedeva un normalissimo ragazzo di dodici anni. Ma lui si sentiva diverso: aveva la testa piena di colori e di poesia, eppure la sua vita era molto noiosa. [...] Era tutto così normale che prima o poi doveva succedere qualcosa di straordinario."

Così comincia la promettente storia di un ragazzino inglese dalla vita più o meno tranquilla.
Dennis vive con suo fratello John, in una casa come tante. La presenza distratta e saltuaria del padre camionista e la totale assenza della madre che anni fa se ne andò (anche le sue foto sono state tutte, tranne una, eliminate per sempre), fanno di Dennis un ragazzino molto sensibile e malinconico. Ma Dennis ha un grande talento nei piedi: è un attaccante formidabile. A questa sua passione se ne affianca un'altra: quella per gli abiti femminili (se di alta moda, ancora meglio) che desidera, appena possibile, indossare.
Dennis è attratto dalle riviste di moda, dai tacchi alti e dalle stoffe raffinate, ma sa che questa sua propensione per i bei vestiti da donna è meglio tenerla nascosta. Così come aveva fatto anche il piccolo Billy Elliot con le piroette e le scarpette da ballerino. Ma Lisa, la ragazzina più bella della scuola, lo viene a sapere e diventa, in qualche modo sua complice, in questo suo segreto. Il condividere con altri questa passione porta i due ragazzini a uscire un po' troppo allo scoperto. Andare a scuola con un abitino arancione pieno di lustrini, due bei tacchi a spillo e una parrucca in testa, facendosi passare per Denise, l'amica di Lisa arrivata dalla Francia, non passa proprio inosservato...d'altronde, ci avevano messo sull'avviso, doveva pur succedere qualcosa di straordinario.
Ora resta solo da stabilire se lo straordinario sta nel vestirsi da donna o in qualcos'altro...
Le conseguenze immediate di questo gesto le potete immaginare: tutti furiosi, padre e preside in prima fila. Ciò nonostante le cose prenderanno un piega inaspettata che ci piace parecchio, ma che non vi sveleremo.
Questo libro, nonostante affronti con garbo un argomento delicato, nonostante trovi una conclusione condivisibile e auspicabile, non mi convince. Come peraltro non mi aveva convinto, all'epoca , Mr. Stink (Giunti Junior, 2010), la storia di una bambina per bene che si porta a casa un barbone, che vive per strada. In quel caso il libro, forse anche complici i disegni di Quentin Blake, 'odorava' di Roald Dahl, senza però mai minimamente sfiorarne la potenza, il senso profondo, la qualità e la bellezza.
Walliams, in Mr. Stink, ne scimmiottava il senso di 'rottura' con certo berbenismo letterario, facendolo però a più di trent'anni di distanza. Un po' troppo facile, direi.
In Campione in gonnella mi lascia perplessa una certa incapacità di andare a fondo nel tema scelto. E questo mi pare di poterlo verificare anche nelle molte ingenuità narrative e di 'sceneggiatura' della storia. Ben altra esperienza fu leggere Teo vestito di rosa di Anne Fine, Piemme 1992, che, sebbene in una chiave ironica molto accentuata, offriva spunti migliori di riflessione e ampie aperture sull'argomento.
Tuttavia, a parziale riscatto del libro, trovo interessante che l'autore abbia lasciato nel vago, nell'incerto e nel non chiarito, quale sia il pensiero del giovane Dennis a proposito dei suoi desideri. Evidentemente questo ragazzino sta ancora prendendo le misure rispetto a sé stesso e a dodici anni è del tutto consueto.
Fa molto bene Walliams, nei ringraziamenti di coda, a riconoscere al grandissimo Blake il grande dono che gli ha fatto nell'illustrarlo. Quentin Blake? E' sempre un piacere. Le quattro tavole al principio e alla fine del libro potrebbero da sole valere l'acquisto del libro.

 











Carla