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mercoledì 18 marzo 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL SOGNO ECOLOGISTA DI TIMOTHÉE


La prima volta che mi ha abbracciato eravamo sospesi a centoventi metri da terra e avevamo quindici uomini armati alle calcagna. Forse è per questo che per molto tempo non ho potuto avvicinarmi a lei senza avere un senso di vertigine. Oggi scrivo il suo nome in cima a quest'ultimo quadernetto stropicciato che mi resta. Fa freddo. Il fuoco non migliora la situazione. Non so come faccia a non gelare l'inchiostro della mia penna stilo. Quanto a questa storia, non ho abbastanza pagine per farne un romanzo. Bastano giusto per lasciare una traccia, la traccia blu di chi ha cambiato la mia vita e avrebbe potuto cambiare il mondo. Celeste. 

Un incipit laconico e secco dal tono definitivo, che ci dà la sensazione che il tempo, come le pagine di quell’ultimo quaderno, stia per finire. Un incipit che ci fa entrare nella storia dalla fine (o quasi) per poi, con un flashback lungo quanto tutto il racconto, riportarci al presente. 
Dello scrivano narratore non sapremo mai il nome ma sapremo presto che ha 14 anni, che già a sei anni e mezzo aveva giurato a se stesso di non innamorarsi mai più (!) e che da allora, a parte andare a scuola, se ne sta a casa a disegnare carte geografiche del mondo intero sulle pareti della sua immensa casa. Niente altro. 
Nel frattempo si va a definire il contesto: una casa gigantesca e vuota, una madre che lavora ai piani alti di !ndustry – la più grande fabbrica del Paese – e che il ragazzo vede solo ogni 14 giorni nella sala d'aspetto del suo ufficio. 
Poi la città: torri di vetro di centinaia di piani per i ricchi e torri di mattoni di centinaia di piani per i poveri. La circolazione all'aria aperta è riservata al traffico motorizzato. Ascensori, corridoi e immensi centri commerciali dal nome !ntencity tra un palazzo e l'altro sono lo spazio di movimento per i pedoni. Benvenuti nel mondo di domani. 
Luogo e tempo sono sospesi in un mondo grigio e super inquinato abitato da vite isolate. A parte i pochi dialoghi con l’amico Bris, quello che si sente è un gran silenzio rotto solo dal monologo del narratore: una sorta di costante nostalgia aleggia tra le pagine. 
Succede però che la promessa di non cedere mai più ai travagli dell’amore non sarà mantenuta quando un giorno arriverà Celeste, una ragazzina che si presenta in classe per restarci un solo giorno e non tornarvi mai più. L’impellente desiderio di ritrovarla spingerà il ragazzo a cercarla seguendo l’unica traccia che lei ha lasciato: l'indirizzo della sua abitazione, all'ultimo piano di una torre-garage. Una volta ritrovata Celeste però, cominciano i guai e la storia prende un ritmo diverso: la ragazza è affetta da una strana malattia, una malattia che ha a che fare con l’inquinamento del pianeta e che deve rimanere nascosta al resto del mondo poiché metterebbe in questione l’intero sistema sociale. Una squadra di solerti medici farà sparire la ragazza nelle stanze di un ospedale super controllato. L’unica soluzione sarà quella di rapire Celeste e fuggire lontano affidando all’amico Bris il compito di svelare a tutti la causa di quella strana infermità. 
Se il nostro eroe riuscirà nell’impresa, non sarà qui svelato per lasciare a chi leggerà questa breve storia il gusto di un’avventura dall’esito inatteso. 
Possiamo dire però che vi ritroviamo un elemento di continuità con le altre storie di De Fombelle: la ricerca e la fuga. In un'intervista ai ragazzi e alle ragazze del festiva Mare di Libri, l’autore afferma: "Io utilizzo due motori: un motore posteriore, la fuga, e un motore anteriore, la conquista. Con questi due motori, io mi sento in sella ad una Lamborghini."
A parer mio però, nel caso di questa storia, non si tratta della migliore Lamborghini sulla quale De Fombelle ci abbia fatto viaggiare: l’esigenza di affrontare una precisa tematica, in questo caso quella ambientale, segna pesantemente l'esito della storia. In qualche modo lo riconosce lo stesso autore che nella citata intervista afferma: "L’idea che ha portato a questo libro è una piccolissima idea, un’idea minuscola, che diceva semplicemente: se il pianeta fosse una persona, avremmo voglia di salvarla? Tante volte le storie cominciano così, con un’idea infinitesimale, che poi si ispessisce, si sviluppa, fino a diventare un romanzo. È vero che nel romanzo di cui si parla, il messaggio era un po’ più pesante da portare, era preminente: ho creato, poi, la storia per trasmettere quel messaggio. Realizzo ora, rispondendovi, che è la sola volta che per me è andata così: con un messaggio e il problema di come trasmetterlo, con quale busta inviarlo ai lettori." 
Céleste, ma planète è stato pubblicato in Francia nel 2009 e arriva in Italia prima con l’edizione di San Paolo nel 2010 con il titolo Tu sei il mio mondo e ora, con Mondadori per la collana Ossigeno, con il titolo Il mio mondo è Celeste. 

Patrizia 

"Il mio mondo è Celeste", Timothée De Fombelle, trad. di Maria Bastanzetti, Mondadori 2026 
"Elevarsi vertiginosamente al di sopra del quotidiano: questa è la letteratura", intervista a Timothée De Fombelle, Rimini, Mare di Libri 2015 

lunedì 25 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GLI ETERNI RAGAZZI LIBERI

La storia del pianeta blu, Andri Snær Magnason (trad. Maria Cristina Lombardi), 
illustrazioni di Andrea Antinori 
Iperborea 2022 


NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"All'improvviso la stella smise di formare cerchi nell'aria e cominciò a puntare dritto verso il pianeta blu. E si udì un gran fragore, che si faceva sempre più forte. Brimir e Hulda si strinsero l'uno all'altra. 'Oh no, è una stella cadente o un meteorite?' 'E' un'astronave cadente'. L'astronave si avvicinava sempre più veloce e tutt'intorno a loro si diffuse una luce accecante. Gli uccelli sugli alberi si svegliarono e volarono via levando forti gridi, gli scoiattoli si infilarono giù nelle tane dei conigli, i pesci si nascosero tra le alghe e Brimir e Hulda chiusero gli occhi e si rannicchiarono sulla sabbia. 'Ci viene addosso!' urlò Hulda. 'Ci schiaccerà!' 

I due bambini si tennero stretti e dopo si udì una tremenda esplosione. Passata l'onda d'urto e ristabilitasi una certa calma i due si alzarono e andarono a vedere il punto in cui l'astronave si era schiantata: un profondo buco, un cratere in cui il razzo a testa in giù appariva conficcato. Uscivano dal suo interno colpi sordi, come di qualcuno che volesse aprire a tutti i costi il portellone. Ai loro occhi comparve un essere gigantesco. 
Tutti gli altri abitanti dell'isola, rigorosamente solo bambini, andavano immediatamente avvisati e messi in all'erta: un mostro spaziale era appena atterrato sul pianeta blu. 
L'intero pianeta blu era popolato esclusivamente da bambini e animali che vivevano in assoluta armonia. Panorami meravigliosi in una natura incontaminata e rigogliosa e una volta all'anno lo spettacolo prodigioso del volo delle farfalle, milioni di esemplari che uscivano tutte insieme dalle cavità del monte Luce e volavano per una intera giornata per poi tornare nel buio e riaddormentarsi per un altro anno intero. 
Il fatto che sul pianeta mancasse del tutto la presenza degli adulti gli astronomi se lo spiegavano in ragione dell'ansia che in loro avrebbe provocato quella vita piena di meraviglie e avventure e totalmente senza regole da rispettare: nessun adulto avrebbe potuto resistervi a lungo. Nessuno, ma Gaio Fracasso sì. La sua astronave si è appena conficcata nel terreno e lui ha appena aperto il portellone per uscirne. Così cominciano le rocambolesche avventure vissute da quel manipolo di eterni ragazzi liberi cui Fracasso ha promesso la vera felicità. Loro, a dar retta alla sue parole, si illudevano che la vita fosse già bella così com'era. Grazie a lui, un po' mago e un po' affarista, le cose sarebbero potute andare ancora molto meglio... a prezzi modici. 

Uno dei meriti maggiori della buona letteratura è quello di non doversi fare carico dell'impegno di spiegare ogni cosa che viene raccontata. 


Questo può essere frustrante per tutti coloro che amano avere sempre tutto sotto controllo, ma per tutti quelli che invece, quando leggono una storia, sospendono il dubbio e si abbandonano alla c.d. fede poetica, è un bel gusto. 
Qui, la richiesta al lettore è molto circostanziata: ma allora ci si chiederà, da dove venivano i bambini? Come facevano a moltiplicarsi? Non diventavano mai adulti? Come facevano a nascere, se non c'erano adulti sul pianeta?. La risposta è semplice: nessuno lo sa... 
A questo punto, che è solo pagina 9, si può decidere di chiudere il libro e dire no, non fa per me oppure scegliere di andare avanti e farlo con quella spinta necessaria che si deve dimostrare di avere al principio di ogni percorso avventuroso. 
Questo libro è costellato di bivi del genere, di fronte ai quali i lettori devono ogni volta scegliere e fare eventuale dichiarazione di fede. Se un adulto, categoria umana che programmaticamente Magnason rende responsabile di una serie di misfatti e di cattivi comportamenti, incarnandola tutta nel personaggio obliquo di Gaio Fracasso, comincia a leggere questo libro proverà abbastanza presto un qualche disagio emotivo. Se invece i lettori saranno ragazzini e ragazzine è molto probabile che la sensazione che proveranno sarà di assoluta confortevolezza. 
Anche questo è, a mio avviso, un segnale positivo. Tanto più un adulto fa fatica ad accomodarsi in un libro per bambini, tanto più quel libro ha effettive possibilità di essere un buon libro. 
Terza caratteristica che mi pare interessante risiede nella buona capacità che ha Magnason di affidare alla storia, alla sequenza bella fitta di fatti che si susseguono, un senso che è superiore a ogni intreccio per quanto ben costruito. Tutto alla fine assume un tono universale, in cui ciascuno può riconoscere parti di sé e parti del mondo e della società in cui vive. E ragionarci sopra, volendo. 


Se per quasi tre quarti del libro succedono cose, sia chiaro molto avventurose ma sempre anche molto ben strutturate per logica e coerenza, nelle ultime trenta pagine i fatti continuano ad accadere, ma tutto il nocciolo di senso si condensa e diventa magicamente chiaro a tutti. E la cosa che si fa più evidente di tutte è la complessità del vivere comune. 
Gaio Fracasso, nei suoi ragionamenti manichei mette in luce quanto sia obiettivamente difficile mettere in salvo la felicità di più gente possibile. Per lui è tutto molto chiaro: se il sole lo si tiene inchiodato davanti all'isola, saranno i suoi abitanti a trarne tutti i benefici, ma per tutta quella parte del pianeta che è all'ombra, al buio, le cose saranno ben diverse: a sentire lui tutto si riduce a un mero differenziale di quote. 
Un pugno di ragazzini, però, la vedono diversamente. 
In un bel crescendo di argomentazioni, che Magnason mette in bocca all'imbonitore Fracasso, ai due bambini che hanno visto di persona come si vive al di là del sole e della luce perenne, e a tutti quei bambini che rappresentano ormai una sorta di 'popolo bue', totalmente incapace di esprimersi in modo lucido e critico (si parla di di giustizia, di uguaglianza, di propaganda, di democrazia, di guerra), la storia acquista profondità e si sfaccetta in tante differenti angolazioni, come è giusto che sia. 
Pronta per diventare patrimonio e riflessione comune. 
Scritto nel 1999, il libro vince una serie di prestigiosi premi, tra cui - prima volta per un libro per l'infanzia - il Premio islandese per la letteratura. Arriva in Italia nel 2000 tra i Delfini Fabbri e adesso approda da Iperborea, con un titolo lievemente diverso, ma con la stessa felice traduzione di Maria Cristina Lombardi, e con differenti illustrazioni, di quell'altro eterno 'ragazzo libero' che è Antinori, che qui sembra però patire un po' lo spazio angusto e la forza della storia.

Carla

venerdì 31 gennaio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


UN RITORNO TEMPESTIVO


Ammetto di apprezzare Neal Layton come illustratore e come divulgatore : ‘Grande storia universale’ del 2006, non solo è un capolavoro, ma è stato uno dei libri più innovativi della produzione scientifica per ragazzi.
Il suo incipit era un vero manifesto: ‘C'era una volta, tanto tempo fa, proprio NIENTE. Niente spazio, niente tempo, nessun pianeta, nessuna persona, non io, neppure voi, niente di niente, finché... e no! Non possiamo rivelarvi tutto ...’, accompagnato dal famoso pop up del big bang.
Ovvero, quella innovativa commistione di interattività, illustrazione e testo, peraltro ironico, che in quel caso costituiva, come in tutta l’opera dell’autore inglese, un tratto distintivo.
Il pop up del big bang che si apriva nelle mani della bambina, o bambino, esploratrice, catturava immediatamente l’attenzione, mentre il testo, di lì a poco, avrebbe introdotto il giovane lettore a incontrare concetti assai complessi.


Dunque, il ritorno di Layton, in ‘Un pianeta pieno di plastica’, pubblicato da Editoriale Scienza, non può che essere un gradito ritorno. Il titolo dichiara chiaramente le intenzioni, spiegare uno dei problemi ambientali più difficili da affrontare, la gestione dei rifiuti di plastica.
Intanto, come ogni buon libro di divulgazione, si parte dalla spiegazione delle caratteristiche di questo materiale, la cui storia è in realtà piuttosto breve, grosso modo centocinquanta anni. Il paradosso di questo materiale sta nella sua solidità: a differenza di tante altri, la plastica è quasi indistruttibile e impiega molti anni non a scomparire, ma a ridursi in frammenti piccolissimi, la micro plastica, che è un inquinante forse anche peggiore dell’oggetto originario.
Particolarmente drammatico l’effetto sugli ecosistemi marini: credo che poche immagini rendano il paradosso del nostro tempo come le gigantesche isole di rifiuti di plastica che si ritrovano in tutti gli oceani, trasportate dalle correnti.
C’è, alla fine, anche la parte propositiva, con l’enunciazione di alcuni ‘buoni’ comportamenti che possono ridurre significativamente l’impatto ambientale di questi prodotti, che hanno in realtà caratteristiche molto diverse.


Layton, come nel suo stile, affronta tutto questo con molta chiarezza e semplicità, con testi ridotti e immagini didascaliche, che spiegano ulteriormente, con la consueta ironia, l’argomento. Per la prima volta, almeno per quanto riguarda i testi tradotti in italiano, utilizza immagini che fondono fotografia e disegno, abbandonando le consuete animazioni. Un libro quindi più essenziale, orientato anche all’aspetto operativo, ma che non rinuncia al sorriso e allo scherzo, nonostante la serietà dell’argomento.
Può essere un utile strumento operativo in classe, così come può piacere a bambine e bambini a partire dai sei anni, per una prima seria introduzione alle tematiche ambientali. Consigliato, ovviamente, anche a tutti i genitori e insegnanti che vogliano modificare il proprio atteggiamento rispetto ai consumi, dando il buon esempio.

Eleonora

“Un pianeta pieno di plastica”, N. Layton, Editoriale Scienza 2010



venerdì 18 dicembre 2015

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


NELLE OSCURITA'



Due libri, belli, che parlano di mondi al riparo della luce del sole, uno di ambientazione notturna, l'altro sotterranea; due libri illustrati, guarda caso, adatti per lettori 'grandi'. Tanto a sottolineare che il libro illustrato non è solo 'cosa da piccoli'.


Cominciamo con Il Regno Invisibile, scritto e illustrato da Rob Ryan, ed è proprio un illustrato per grandi, a dimostrazione di quanto questo format rappresenti un filone molto fertile della produzione editoriale dedicata ai ragazzi.


Veniamo alla storia di questo libro, caratterizzata come dicevo, da un'ambientazione notturna: racconta la solitudine di un giovane erede al trono del paese di non si sa dove. Passa il suo tempo nella reggia, accudito da schiere di servi e occupato dalle severe lezioni del suo precettore. Può, certo, esplorare il palazzo, e nel farlo fa la conoscenza del ciabattino di corte, che vive in un oscuro sotterraneo e conosce le scarpe di ciascun ospite del palazzo. E' lui a regalargli una penna speciale, ad inchiostro invisibile, se non illuminato da una luce speciale.
Con questa penna il principino riempie le pareti della sua camera del disegno di una città immaginaria. Così facendo si imbatte in una botola che consente di salire nella soffitta soprastante: qui c'è una finestra, che dopo non pochi sforzi si apre sulla città vera.


Comincia così l'avventura delle esplorazioni notturne nella città addormentata, alla scoperta dei luoghi e delle persone che la popolano di notte. Notte dopo notte scopre strade, piazze e mestieri, vede la vita vera e arriva al cancello la cui chiave gli è stata consegnata dal padre in punto di morte. In realtà, il messaggio che riceve è quello che tutti i genitori consegnano ai propri figli, nel momento in cui percepiscono l'avvicinarsi della maggiore età. Anche per il Principe si avvicina il momento di salire al trono, ma non è la vita blindata di corte ad attrarre il giovane principe. Compiuti i diciotto anni, è necessario per lui prendere una decisione irrevocabile, dagli esiti imprevedibili.
Queste conseguenze ci verranno raccontate nel prossimo volume, intanto seguiamo il viaggio di un ragazzo alle soglie dell'età adulta, capace di scegliere la propria libertà, rinunciando alla sicurezza di un destino segnato. Il prezzo di tale sicurezza è la cancellazione di ogni altro desiderio, di ogni diversa aspirazione, la lontananza dalla vita delle persone normali. E lui non intende pagarlo.
Appare evidente come questo sia un testo non semplice, che affronta un tema, quello di ciò che ciascuno/a vuol fare della propria vita, che coinvolge bambine e bambini 'grandi', nonostante abbia il sapore di una fiaba.
L'ambientazione notturna, le silhouette dei personaggi stagliate sugli sfondi sono frutto della tecnica del papercut, come in un teatro delle ombre. Tutto si svolge nell'ombra con i colori cupi della notte, delle vite spiate dentro le case, nei forni, o vicino ai lampioni. Fino a che la decisione presa illumina il giorno del giovane Principe.



In Mole Town. La città sotterranea, di Torben Kuhlmann, invece, siamo nel mondo oscuro delle talpe. Il testo, qui, è ridottissimo e a raccontare la nascita e lo sviluppo della città delle talpe pensano le immagini.
Tutto inizia da una singola talpa che arriva in un bel prato verde e ci si insedia, raggiunta a breve da molte altre. Ciascuna costruisce la propria casa, con tutti i comfort, e il prato, o meglio il suolo sovrastante, comincia a riempirsi di tubature e condotte. E si scava, si scava sempre più in profondità. Sulla superficie del prato compaiono comignoli, mentre sotto l'attività continua alacremente. Macchine sempre più grandi scavano gallerie sempre più lunghe e profonde, in cui vivono, come in un formicaio, migliaia di talpe, in case munite di televisioni, telefoni, docce. La vita oscura delle talpe, che vedono ben poco, si riempie di luce artificiale.


Dopo anni e anni di lavoro siffatto, del prato in superficie resta ben poco, se non un rettangolino, ben protetto, un parco naturale a memoria di quello che c'era.


A buon intenditor... Metafora chiarissima del nostro distorto rapporto col mondo naturale, devastato nel nome del progresso, ma protetto, a fatica, in piccole oasi che diventano santuari del ricordo. L'ossessivo lavoro delle talpe è una bella, sintetica rappresentazione di chi produce per produrre, consuma la vita per consumi senza senso, lasciando un piccolo rettangolino verde, qualche oasi dispersa che ancora conserva qualcosa di naturale, per mettersi a posto la coscienza.


A differenza del precedente albo, Lindbergh, qui non si racconta un'avventura, si descrive, con un certo realistico pessimismo, la nostra realtà, rivolgendosi a chi ancora ha la possibilità di cambiarla.
Mettete questi libri sotto l'albero di Natale o nella calza della Befana, vale la pena, per la loro bellezza e per la loro intelligenza, condividerli con i propri figli.

Eleonora

“Il Regno Invisibile”, R. Ryan, L'Ippocampo junior 2015
“Mole town. La città sotterranea”, T. Kuhlmann, Orecchio Acerbo 2015





mercoledì 19 giugno 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CORRI, UOMO, CORRI!

 ANDIRIVIENI, Isabel Minhós Martins, Bernardo Carvalho
La Nuova Frontiera Junior, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Molto tempo fa, camminavamo lentamente: per giorni e giorni, alla ricerca di cibo o di un buon riparo dove passare la notte.
Alle volte, gambe in spalla, correvamo pure.
Poi siamo montati a cavallo, abbiamo inventato ruote e carrozze, automobili, treni e barche, aerei e razzi."

Quando ci siamo seduti alla guida di un mezzo di locomozione che in sempre meno tempo ci portava di qui e di lì, quando abbiamo capito che eravamo riusciti a dominare il tempo, le distanze, la fatica allora abbiamo pensato di essere padroni incontrastati del mondo e anche un po' dell'universo (io, quella bandiera americana sulla luna non la riesco a mandare proprio giù...)
E se siamo diventati dominatori di spazio e tempo ci siamo mossi sempre di più e abbiamo cominciato a spostare cose e persone: un vero e proprio andirivieni.
Ma a che prezzo? Abbiamo scomodato aria, acqua e terra. Abbiamo inquinato, abbiamo rovinato, abbiamo distrutto, abbiamo prodotto veleno e rumore. 

Prima, animale tra animali, l'uomo si muoveva al ritmo della Terra. Ne rispettava le leggi, ne curava il valore, ne preservava l'equilibrio.
Da sempre le rondini o le farfalle cercano il caldo e attraversano interi continenti, senza dover mai fare benzina. Le balene e i tonni vanno a partorire a migliaia di miglia da casa, senza lasciare dietro di sé neanche una goccia di petrolio. Gli gnu vanno veloci come la jeep dei cacciatori che le inseguono, ma alzano solo polvere e niente monossido di carbonio...
Testa e piedi vanno usati con giudizio e forse sarebbe utile non dimenticare che un tempo erano musi e zampe...

Difficile convincere un ragazzino ad andare più piano, difficile convincerlo che arrivare prima e arrivare ovunque è sempre una grande idea.
Andare veloci, far arrivare cose e persone financo nell'angolo più remoto della Terra ha un prezzo, un costo alto che si paga altrove, ovvero non alla partenza e non all'arrivo: su questo possiamo cercare di farli ragionare anche attraverso un libro così bello e colorato e così movimentato.
Andare a scuola a piedi (sarai più pimpante in classe, dopo due passi a piedi!), comprare gli aranci a dicembre e l'uva a settembre (evitando di mangiare quella che deve attraversare mezzo mondo per finire nel tuo piatto di mangiatore esigente); queste sono tutte piccole pratiche quotidiane che, passo dopo passo, contribuiscono a consolidare la coscienza di un buon abitatore del mondo.
Ma attenzione! Non vi stiamo dicendo di fermarvi (o per lo meno fatelo solo per il tempo necessario a leggere questo libro, o un altro) ma vi stiamo dicendo di andare, di andare però un po' di più con le vostre forze, con i piedi (ali o pinne, fa lo stesso) e con la testa come fanno balene o farfalle, tonni o zebre.
E il confronto che Isabel Minhós Martins fa con le rondini che dall'Artico arrivano fino in Africa in cerca del caldo sembra proprio voler dire: non fermarti, bambino, perché nessun luogo è lontano, se puoi contare su buona testa e buoni piedi!


In un libro, vera e propria ode al movimento 'naturale', Bernardo Carvalho ha scelto di muoversi -e tanto- con i colori: è una vera festa, un fuoco d'artificio continuo! Ma lo fa anche con le forme, infatti tutto corre da un lato all'altro della pagina: dall'uomo primitivo inseguito da un mammuth, al grande tonno che sguscia in mezzo ai cargo. Ma il movimento è anche in una terza e virtuale dimensione: dal fondo 'ideale' dell'immagine alla superficie 'reale' della pagina in un continuo gioco di sovrapposizioni di lucidi che hanno il merito di creare profondità laddove non è prevista. Scomporre le forme, sovrapporle in un continuo gioco di trasparenze è un bell'andirivieni per gli occhi!



Carla