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lunedì 20 novembre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


DA DOVE SPIRA IL VENTO


La virtuosa coppia costituita da Sarah Zambello, per i testi, e Susy Zanella, per le illustrazioni, torna con un nuovo volume di divulgazione: ‘Ventario’, pubblicato da Nomos editrice.
Collegato idealmente e concettualmente a ‘Nuvolario’ e ‘Ondario’, anche questo volume approfondisce i temi della meteorologia, affrontando qualcosa di apparente ovvio, come le nuvole o le onde del mare: i venti.
Come nei libri precedenti, l’oggetto dell’indagine viene analizzato da diversi punti di vista: mitologico, letterario, scientifico, alternando testi descrittivi ad altri che hanno un carattere più squisitamente evocativo.
Tutti noi conosciamo il vento come fenomeno naturale e lo viviamo quotidianamente, invocandolo, quando fa troppo caldo, o temendolo, quando si preannunciano gravi perturbazioni.
Ma quanti di noi sanno come vengono definiti i venti in base alla provenienza geografica o come vengono misurati, per esempio secondo la scala di Beaufort? Oppure, argomento che attira ragazzi e ragazze affascinati dagli eventi catastrofici, chi conosce davvero la differenza fra tornado e uragani?
Per tutti quelli che hanno di questi dubbi, ‘Ventario’ è un testo eccellente, chiaro, preciso, dettagliato quanto basta a farsi un’idea dell’argomento.


Come nei precedenti libri, il linguaggio è tecnicamente corretto, rimandando all’opportuno glossario; scelta intelligente, che rifugge dalle semplificazioni e dalle banalizzazioni.
Ma quella che potrebbe sembrare una fredda esposizione di spiegazioni scientifiche viene poi integrata dai riferimenti letterari, che vanno dalle ‘Metamorfosi’ di Ovidio a Bob Dylan, con la sua notissima canzone ‘Blowin’ in the Wind’.
Particolarmente interessante il riferimento all’effetto ‘farfalla’, la teoria esposta dal meteorologo Edward Lorenz, che metteva in discussione i modelli matematici fino ad allora utilizzati. Da quella conferenza uscì modificata l’immagine della scienza, applicata alla meteorologia, diventando molto meno deterministica di quanto non fosse stata fino ad allora.


Sicuramente i lettori più giovani, dai dieci anni in poi, non coglieranno tutta questa complessità, ma ne avranno in qualche modo sentore, rendendosi conto di quanto sia difficile racchiudere la realtà naturale negli indispensabili schematismi della scienza.
Ragazze e ragazzi saranno sicuramente affascinati dall’argomento, dalla curiosità sulla storia e le storie che riguardano il vento e la conoscenza che oggi ne abbiamo; ma anche dalle belle illustrazioni di Susy Zanella, una delle più brave illustratrici che lavorano nel campo della divulgazione. In questo libro riesce ad assecondare i testi letterari, così come chiarisce e supporta i testi più tecnici.


L’impaginazione curata ed elegante, i testi sintetici e precisi, con la supervisione del Dipartimento di ingegneria civile, chimica e ambientale dell’Università di Genova, la suggestione delle immagini rendono il libro adatto a lettori e lettrici dai dieci ai novantanove anni.

Eleonora

“Ventario”, S. Zambello, ill. S. Zanella, Nomos edizioni 2023



venerdì 21 ottobre 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

QUESTIONI IMPEGNATIVE


Philip Bunting è tornato: uno dei principali autori di divulgazione per piccoli affronta, in un bel libro illustrato, una questione che tanti, grandi e piccoli, si pongono: esiste vita nello spazio? Siamo soli nell’universo?
Per dare una prima approssimativa risposta, l’autore inglese trapiantato in Australia sceglie la strada di una cornice narrativa: protagonista di ‘Datemi un po’ di ...spazio!’, pubblicato da Caissa Italia, è una bambina di nome Uma, che trova la Terra, il nostro pianeta, un po’ deludente: non ha un nome bellicoso, non è veloce come una cometa e così discorrendo. Si attrezza, quindi, a lanciarsi nello spazio, non senza aver salutato il suo pesce rosso di nome Neil, nome non casuale. Dopo una serie di sfortunati tentativi, riesce nell’impresa di avventurarsi nel sistema solare, scoprendo però che i diversi pianeti che lo costellano non sono adatti a ospitare la vita. Delusa da quanto scoperto, riprende il viaggio per imbattersi in un pianeta bellissimo, che viaggia nello spazio con il suo carico, in realtà un po’ fragile, di vita. Si tratta, naturalmente, della Terra e il messaggio è molto chiaro: per quanto sia affascinante il quesito relativo all’esistenza di vita al di fuori della Terra, è di lei, e della vita che ospita, che ci dobbiamo occupare. Chiude il libro, oltre alla consueta dedica ai custodi tradizionali della terra, una citazione di Neil Armstrong, che sottolinea quanto nello spazio ci si senta piccoli, lontani dal nostro pianeta.


Ancora una volta Bunting dimostra di saper affrontare questioni complesse in modo semplice, comprensibile anche per i più piccoli, dai cinque ai sette anni; molto è affidato alle immagini che, come di consueto, contengono già parte della spiegazione, traducendola in chiave visiva. La divulgazione per i piccoli deve per necessità semplificare, ovvero esprimere in forma semplice concetti e spiegazioni complesse, ma semplificare non deve significare banalizzare o, ancor peggio, deformare l’argomento per renderlo più comprensibile. Bunting ha una grande capacità di sintesi e una ancor più grande capacità di integrare armoniosamente testo e immagine e anche questo libro non fa eccezione: accompagna con immagini chiare, dai colori definiti, il piccolo lettore e la piccola lettrice in un viaggio avventuroso i confini del sistema solare, per poi tornare sul nostro pianeta con una più forte consapevolezza della sua bellezza e unicità.

L’editore Caissa propone anche, nella stessa collana Filopiume, un altro libro di divulgazione illustrata, scritto e illustrato da Olga Fadeeva con la revisione di Yuri Garrett e quella, per l’edizione italiana, del magg. Marco Piersanti, meteorologo. L’argomento sembra semplice, ma non lo è: il vento. ‘Buon vento!’ definisce e descrive tutto quanto riguarda un’esperienza assai comune sul nostro pianeta. Racconta, quindi, come si formano i venti, come sono chiamati e le diverse caratteristiche che essi hanno nelle varie latitudini: dagli alisei ai monsoni, passando per le brezze marine, i venti vengono descritti, misurati, segnalati, in modo che lettori e lettrici, di sei, sette anni, si facciano un’idea chiara della potenza che i venti esprimono.
E poi, il vento viene utilizzato dalle piante, dagli animali e dall’uomo, soprattutto per spostarsi, ma, nel nostro caso, anche per produrre energia. Ma produce anche suoni, anima i giochi dei bambini, è stato descritto dai miti antichi ed è presente nella vita quotidiana di tutti noi.


Da una parola apparentemente banale può derivare un mondo di curiosità e di informazioni che non possono non piacere ai lettori e alle lettrici curiosi: più dettagliato e decisamente descrittivo, anche questo libro illustrato va nella direzione di una divulgazione per bambini che non trascuri la qualità dell’immagine, che qui è un efficace sfondo al testo descrittivo. Olga Fadeeva è un’autrice bielorussa, presente nelle selezione della Bologna Children’s Book Fair, che qui si cimenta felicemente con un libro non fiction.
Entrambi questi libri meritano attenzione per la qualità che esprimono e per l’originalità dei rispettivi autori.
Consiglio la lettura a bambine e bambini curiosi, con l’adeguato supporto di genitori e insegnanti.

Eleonora

“Datemi un po’ di...spazio!”, P. Bunting, Caissa Italia 2022
“Buon vento!”, O Fadeeva, Caissa Italia 2022



mercoledì 10 febbraio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AL SICURO IN 'CASA USHER'
 
Temporale, Sam Usher (trad. Maria Pia Secciani)
Edizioni Clichy 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
 
"Stamattina, quando mi sono svegliato, il vento sbatacchiava le finestre.
Non vedevo l'ora di uscire. Ho detto: 'Nonno! Potremmo alzare le foglie con i piedi, correre giù per la collina e spiccare il volo e stare in piedi controvento'.Il nonno ha detto: 'È un giorno perfetto per far volare l'aquilone! Ma prima dobbiamo trovarlo...'"


E mentre fuori il vento soffia e il suolo si copre di foglie autunnali, in casa nonno e nipote cominciano a cercare l'aquilone. Riemergono oggetti che hanno un preciso significato per quei due: mazze da cricket, cannocchiali, vecchie lettere. E intanto il vento continua a soffiare sempre più forte. Fino a che da uno scatolone non emerge la coda colorata del tanto desiderato aquilone. Ora non resta che correre al parco e farlo volare, anche se il vento ha portato con sé un gran temporale. C'è solo da augurarsi che quel ventaccio li ridepositi prima o poi a terra, magari davanti alla porta di casa un attimo prima che cominci a piovere...


A guardare il catalogo dei libri di Sam Usher, dove lui è autore unico, sono diversi i particolari che colpiscono.
Il primo è il più evidente ed è legato al disegno che ricorda in modo inequivocabile quello di Quentin Blake. Se guardi il libro superficialmente potresti addirittura confondere le due mani. Poi, con un occhio più attento, le differenze vengono a galla. E Blake rimane l'inarrivabile Blake.

 

Blake si distingue per un tratto di pennino più nervoso e rapido e per un uso del colore, acquerello, molto più libero. Ciò nonostante i loro bambini si somigliano parecchio...e anche il loro muoversi nello spazio.
Anche la palette di colori al principio sembra avere la stessa vivacità di quella di Blake, anche se tra l'acquerello e la gouache di Usher si nota una sostanziale differenza nella maggiore trasparenza e vibrazione cromatica delle illustrazioni del primo rispetto a quelle del secondo, che sono ugualmente movimentate ma più coprenti rispetto al bianco del fondo e decisamente meno libere rispetto ai contorni. Laddove Blake usa il colore spesso e volentieri come stimolatore di emotività, Usher lo usa in modo più tradizionale, come pigmento che campisce una forma per colorarla.
D'altronde se Blake è l'illustratore del libro preferito di sempre di Usher - How Tom Beat Captain Najork and his Hired Sportsmen scritto da Russell Hoban - qualche ragione ci dovrà pur essere.
La seconda peculiarità che emerge prepotente nei libri di Usher è il tipo di ritmo: e anche qui non è un caso che oltre a essere un bravo autore, sia anche un appassionato musicista. Nei suoi libri si assiste sempre a un vero e proprio crescendo verso un climax. Nella storia prende forma nell'attesa e nell'aspettativa da parte del bambino, che di solito si 'scontra' con la lentezza del nonno, per poi sfociare in una apoteosi che, anche dal punto di vista visivo, si esprime in tavole a doppia pagina in cui il disegno si infittisce e si complica nell'intreccio di moltissimi dettagli che danno vita a un insieme letteralmente 'esplosivo'.
 

Usher lavora per piccole serie di libri, per adesso 'quartetti' di titoli, ovvero Temporale è il quarto di una serie che parte con Snow (2014), prosegue con Rain (2016), quindi arriva finalmente Sun (2017) e si chiude con Storm (2018). in Gran Bretagna, da Templar, sono già diventati un cofanetto dedicato alle quattro stagioni. Anche l'altra piccola serie, che è partita con Free (2019), ora prosegue con Wild (2020) e siamo in attesa dei prossimi due, che sono in cantiere.
Non solo Usher è un abile concertatore di un ritmo ormai collaudato, ma è anche un valente costruttore di storie. I libri, senza parere, sono tra loro connessi nella narrazione. Per capirci, in Temporale gli oggetti, insieme ad altri dettagli disseminati qui e lì, che il bambino e il nonno intercettano nella loro ricerca dell'aquilone compaiono, uno per uno, nelle tre storie precedenti e sono quindi un richiamo, tanto visivo quanto sonoro e soprattutto mnemonico a storie già ascoltate e a libri già sfogliati.
 
 
Tutto questo, in uno con il ritmo già sperimentato, con il ripetersi grossomodo analogo del contesto e delle situazioni - la casa del nonno, la finestra accanto al letto da cui il bambino guarda che tempo fa fuori, gli indugi del nonno che permettono ai lettori di esplorare la grande casa e al nipote di esercitare la sua pazienza, la relazione affettiva e molto vivace tra nonno e nipote, l'alternanza tra il dentro e il fuori che ogni volta si ripropone con le sue grandi tavole colorate e sempre più ricche - rendono i libri di Usher un luogo accogliente, per i piccolini, dove tornare.
Quindi il fare riferimento a uno schema in sostanza invariato non denuncia scarsa inventiva, al contrario attesta una sua grande e profonda capacità di attenzione nei confronti dei suoi giovanissimi lettori. Soprattutto loro riconosceranno personaggi e luoghi già incontrati e saranno contenti di potersi ritenere 'al sicuro', ma sempre in nuove storie.
 

Due va da sé in chiusura: va da sé che lascio ad altri le riflessioni sulla bella relazione tra nonno e nipote, e va da sé che li vorremmo al più presto tutti tradotti, i libri di Usher.
 
Carla


 

mercoledì 9 novembre 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


VOLARE ALTO

Il vento, Alessandro Riccioni, Simone Rea

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"La gente, colta alla sprovvista da quella furia, cercava in tutti i modi di ripararsi: chi si teneva stretto il cappotto con le mani aperte sul petto, chi abbassava la testa per poter camminare senza polvere negli occhi, chi cercava scampo nei negozi e nei caffè. Nessuno però riuscì a salvare il cappello."

Quella mattina, nel bosco, il vento si è svegliato di cattivo umore perché l'azzurro del cielo lo rende nervoso. E, quando il vento è arrabbiato, soffia. E anche questa volta succede tra le vie di quella città.



Tutti camminano inclinati per vincere la resistenza, le mani sono aggrappate ai cappotti così i cappelli volano per aria indisturbati. Il vento furioso li strappa dalla testa di un bambino che vede il suo berretto a due colori decollare in mezzo ai tetti, dalla testa di una vecchina - e quello era un regalo del marito - un cappello con veletta e infine il vento si porta via anche il cilindro di un omino che è sotto il portico a far la statua umana.
Stanco di svicolare tra i palazzi, il vento si dirige verso il mare. Qui si riposa e mentre è lì con il naso all'aria vede proprio i tre cappelli di prima che finiscono in buone mani: una balena con la veletta, un granchio con berretto a pon pon e un cilindro sulla testa di un gabbiano di passaggio. Impossibile per il vento resistere alla risata che, fragorosa, alza un bel po' di sabbia. 


I sole splende di nuovo e il vento si è placato e tutto sembra tornare come prima...ma qualcosa di diverso c'è.

A Trieste esiste un angolo nascosto dove, in un ordine tutto personale, un signore che pare serio dietro i suoi occhiali, tiene un piccolo museo in cui colleziona follemente venti e cose che con il vento hanno un nesso. Dalle poesie agli aquiloni, dagli anemometri ai tubi sonori, dalle corde per la bora ai cappelli con le piume. Nella sua collezione di volumi pieni di vento questo libro non dovrebbe mancare.
Il vento che racconta Alessandro Riccioni e che Simone Rea disegna come un grigio gigante gonfio e tondo ricorda parecchio la bora che ogni tanto arriva a spettinare i triestini, inforcando la Porta di Postumia nelle Alpi Giulie e che poi, esaurita la sua energia, va a riposarsi sulla sabbia in riva al mare.


Talvolta il vento si insinua in belle storie per bambini, penso al vento che porta le lettere di Scoiattolo a Formica (Feltrinelli, 2015), piuttosto che la insuperata Filastrocca ventosa con il fiato corto (Topipittori, 2004) o l'ombrello rosso che trasporta in giro per il mondo il cagnetto disegnato dai coniugi Schubert (Lemniscaat, 2011), o ancora il recentissimo Come? Cosa? (Orecchio acerbo , 2016) che si porta via le persone e le parole in un gigantesco e irresistibile gioco di telefono senza fili...
Due o tre motivi per cui anche questo piccolo libro pieno di vento e di cappelli che volano può entrare a far parte del gruppo.
La prima cosa che colpisce chi apre il libro sono i suoi risguardi che, come ogni tanto accade, sono chiave importante per cogliere appieno il senso della storia. 


Ma ad attirare lo sguardo non è solo lo scoiattolo che si affaccia al principio e alla fine con qualcosa di cambiato, quanto piuttosto i tronchi chiari che costituiscono una trama fitta di rametti che produce un vero e proprio trompe- l'oeil 'boschivo'. Bravo Rea, qui. E a tanto chiarore del bosco nebbioso si contrappone invece una città molto colorata e articolata nei suoi volumi che diventa una sorta di strumento musicale nelle mani, molte più di due, del gigante del vento. Bravo Rea, anche qui. Il gigante, tuttavia, pur essendo il protagonista centrale della storia è, per paradosso, colui che convince meno dal punto di vista della resa: un corpaccione informe con braccini che vanno in mille direzioni e con le fauci dentate sempre aperte, banalizza forse un po' il testo che invece nel suo nitore vola alto. Che a Riccioni la rarefazione lo solletichi, mi pare evidente se ripercorro a ritroso i suoi libri che, in un modo o nell'altro, mi hanno sempre attratto. Penso al Cielo bambino (Topipittori, 2012) o all'Eco (Lapis, 2013). E ritrovo, felicemente anche in questo suo ultimo libro, alcune costanti che ne caratterizzano l'opera: un uso calibrato e schivo delle parole, una sonorità che le rende adatte a una lettura condivisa e nodi di senso che si affacciano attraverso il racconto senza prevaricarlo, anzi, al contrario, sollevandolo verso l'alto, quasi a metterlo in mostra. Come dovrebbe essere in ogni buon libro degno di questo nome. E bravo Riccioni, qui.

Carla

martedì 19 aprile 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA CENA È PRONTA!

Come? Cosa?, Fabian Negrin
Orecchio acerbo 2016

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"- Ehi, che cosa vuoi mangiare stasera?
- Purè di patate! Il vento soffia.
- Come? Cosa? Due grandi frittate?
- Stasera tuo padre vuole due grandi frittate! Il vento sbuffa.
- Come? Cosa? Delle palme impanate?"

Molto ventosa la costa, quest'oggi. Un pescatore sta rientrando dal suo giro in mare e la sua giovane moglie dal molo gli chiede cosa voglia per cena.


Complice il vento e la distanza, la donna fraintende le sue parole e la richiesta del purè di patate si trasforma in due grandi frittate. Come se non bastasse, la richiesta del marinaio continua a viaggiare e finisce alle orecchie del figlio che invece di capire frittate, pensa suo padre voglia palme impanate per cena.
Il vento soffia sempre più forte e il fraintendimento, ogni volta che il messaggio compie un passo in più verso destinazione, si ingigantisce.
Dalle palme è un passo pensare che quell'uomo per cena abbia chiesto galline ammaestrate, ciabatte slacciate o, peggio, rose slavate...
In un crescendo di forza il vento si infuria, si scatena, muggisce e l'equivoco, l'incomprensione, di passaggio in passaggio, accentua la sua distanza dalla richiesta originale di un piatto di purè.


Il punto di partenza è conosciuto. Siamo di fronte a una gigantesca partita di 'Telefono (o telegrafo) senza fili': breve frase che viene sussurrata di orecchio in orecchio fino a che, alla fine del giro, essa, spesso e volentieri, risulta tutt'altra.
A parte la facile ironia sul fatto che l'ultimo orecchio della fila fosse proprio un 'orecchio acerbo', questo libro fatto di vento e poche parole ha un bel po' di cose da dire.
È un gioco, uno scherzo 'in crescendo' con il lettore. È anche un albo che ha un obiettivo alto, quello di raffigurare il suo protagonista invisibile: il vento.


In tale prospettiva esso costituisce un difficile e doppio esercizio da parte dell'autore che deve dare, da un lato, un ritmo in progressione alle parole, veri e propri anemometri che registrano la forza sempre crescente del vento, e dall'altro rendere questa sempre maggiore intensità di un elemento di per sé invisibile attraverso i suoi effetti sempre più devastanti.
Si parte con una brezza che smonta un tarassaco, poi si spettinano capelli, si sciolgono turbanti, si alzano le gonne, scappano i cappelli, turbinano le foglie e i petali, si sollevano i giocattoli, si bucano le vele e il mare mugghia. Si alzano le onde a tal punto da travolgere ogni cosa.
Tutto questo però, ed è già molto, nella mente di Negrin non può essere bastante.
Lo conosciamo come acuto e ironico lettore dell'umanità -e in questo libro è molto varia- e rimane difficile pensare che questo libro sia stato per lui solo un gioco, un divertentissimo gioco. 



Non è sufficiente pensare che il senso di tutto sia: le parole vagano nell'aria come i semi di un soffione. 
Ed ecco che, tra un soffio e una raffica, ci pare di poter cogliere un senso ulteriore che tutta la storia ha in sé. Questo continuo fraintendimento di parole tra gli adulti e il bambino che attraversa l'intera vicenda in cerca di una cena per suo padre non è solo un esercizio di stile, ma piuttosto una spia di una diffusa incomprensione, forse vera e propria incomunicabilità tra i due mondi. Un continuo e ripetuto errore di 'ricezione' che tanto mi ricorda Rodari quando, sul diretto Capranica-Viterbo, raccontava di un uomo vecchio con un orecchio acerbo, che serviva a facilitare una comunicazione tra grandi e piccoli.
Il cerchio potrebbe chiudersi qui. 


Così facendo, però, non si metterebbe in luce la qualità altissima del disegno, il raffinato gioco finale che fa chiudere in bonaccia la altrimenti turbinosa vicenda.
Con il crescere della forza del vento, è l'immagine stessa a deformarsi. Prospettive di visione sempre più ardite, con lesine, punteruoli e trincetti che si inclinano sul fondo della pagina, tessuti che si alzano o che si incollano ai corpi, giocattoli che fluttuano, viali alberati che diventano gallerie del vento in cui è impossibile non decollare...E poi c'è il mare che, fomentato dal vento, si ingrossa a raccogliere nella sua onda gigante, balene e un mondo, ormai sotterraneo, dove si riconoscono, tra automobili, scarpe e tazze di tè, la tour Eiffel, il ponte Carlo di Praga, l'Empire State Building e, più piccola degli altri, la torre di Pisa.
Tutto concorre verso il gran finale dove Negrin, con una capriola di senso e usando l'oggetto libro come vettore per scavalcare la situazione ventosa (tutti ricorderanno il lupo che buca la pagina per spuntare nella successiva al solo scopo di fare più in fretta; In bocca al lupo, Orecchio acerbo 2005), chiude in bellezza.


E noi con lui, solo un po' più spettinati di prima.

Carla