mercoledì 13 maggio 2015

FAMMI UNA DOMANDA!

LE MAREE, 
OVVERO LA FISICA SPIEGATA AI BAMBINI



Ancora una volta incontriamo la collana Celacanto dell'editore Laterza, che continua la sperimentazione in un territorio poco esplorato finora, quello che unisce il linguaggio dell'illustrato a testi con un contenuto divulgativo. In realtà ci sono validissimi esempi nel recente passato della produzione editoriale, ma rappresentano in effetti delle eccezioni.

Marco Malvaldi, noto autore dei best seller ambientati al BarLume, nonché chimico, per spiegare i misteri dell'universo parte da molto lontano. In Leonardo e la marea, scritto in collaborazione con Samantha Bruzzone e illustrato da Desideria Guicciardini, parte da un bambino di cinque anni, Leonardo, e della sua curiosa domanda: perché il mare di notte lascia sulla spiaggia tanti detriti? La mamma, e poi il papà, pensano di cavarsela con una romantica storia d'amore fra il mare e la luna; ma la spiegazione fiabesca non tiene.
Ed ecco i nostri autori addentrarsi magistralmente nel concetto di gravità.




Si parte da Newton e dalla sua mela per spiegare come due corpi si attraggano in proporzione alla loro massa e, inversamente, alla loro distanza; e che questo vale per tutti i corpi dell'universo mondo. Legge di gravitazione universale. Che, fra le tante cose, spiega anche le maree, cioè la deformazione della superficie marina in base alla vicinanza della luna. Dalla poesia di un amore impossibile alla prosa di una spiegazione scientifica?


No, questo racconto è decisamente di più e, se chiarisce che spiegazione razionale dell'amore non c'è e forse non va nemmeno cercata, spiega anche come una buona risposta scientifica a dei dati osservabili spesso spalanca la porta a una serie di nuove domande. Le amichette del nostro protagonista, cui il ragazzino confida le sue acquisizioni, gli fanno infatti una domanda davvero imbarazzante: perché c'è la gravità?
Ed eccoci immersi nel cuore dei dilemmi della fisica contemporanea: quella spasmodica ricerca di una legge, una sola,  che unifichi tutti gli aspetti della fisica terrestre e celeste, dal microcosmo al macrocosmo. La teoria del tutto.



Insieme a Leonardo siamo sull'orlo di un precipizio, o, se vogliamo, di fronte allo spettacolo immenso dell'universo, di cui comprendiamo forse una piccola parte. Il desiderio di sapere passa da una generazione all'altra, alla ricerca di una perfezione che non si raggiungerà mai.
Troppo per dei bambini? Penso proprio di no. E' proprio questo, il continuo porsi domande anche radicali, anche assurde, che accomuna l'infanzia con le menti dei più grandi scienziati: pensare l'impensabile, o quello che fino a quel momento è considerato tale.
Già sento le oliate rotelline dei nostri ragazzi e ragazze, dai nove anni in poi, mettersi vorticosamente in movimento. Non fermatele, non banalizzate, non sfuggite alle domande anche impossibili, meglio ammettere di non sapere che sminuire la curiosità dei più giovani. La cosa migliore che possiamo fare è indicare la via per una ricerca, che ciascuno di loro a suo modo intraprenderà, e che non avrà fine. E anche questo è il sale della vita.
 

Eleonora

“Leonardo e le maree”, M. Malvaldi e S. Bruzzone,ill. D. Guicciardini, Laterza 2015

martedì 12 maggio 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL POTERE DELL'IMMAGINAZIONE


Può una bambina appassionarsi tanto alla lettura di Alice nel paese delle meraviglie da immedesimarsi completamente con la sua protagonista, complice il nome che porta, Alice? E può coltivare in segreto questa sua passione, tanto da costruire di nascosto un gigantesco modellino che rimprende le ambientazioni del libro? E può farlo, osteggiando apertamente la volontà dei genitori, che hanno addirittura proibito a chiunque frequenti la loro vasta dimora di nominare il libro galeotto? Secondo l'autore di Vietato leggere Lewis Carroll, Diego Arboleda, sicuramente si.
L'autore costruisce un racconto rocambolesco ed ironico basandosi su due episodi storici, degli anni '30: la visita di Alice Liddell, musa ispiratrice del personaggio di Carroll, in America e la proibizione in una regione della Cina del libro, poiché contenente dei personaggi animali dotati di parola.


Attorno ad Alice e ai suoi genitori si riuniscono personaggi stravaganti: l'istitutrice francese Eugène Chignon, disastratrice, ovvero involontaria causa di incidenti a catena dall'esito disastroso; lo zio di Alice, Timothy Stilt, affamato cronico e compulsivo; il signor Baptiste Travagant, compagno di viaggio della giovane francese, noto anche come l'uomo dell'uovo, per via del gigantesco uovo di Aepyornis, animale estinto da tempo. Infine il signor Peter Davies, l'uomo che da bambino ispirò il personaggio di Peter Pan.
Dunque, abbiamo l'arrivo della giovane istitutrice-disastratrice nella famiglia Welrush: il principale obbligo consiste nel non nominare mai e zittire qualsiasi riferimento al libro di Carroll, nascondendo qualsiasi notizia abbia a che fare con esso. Eugène, in poco tempo, riesce a combinarne di tutti i colori, grazie al suo potere maldestro; ma conquista la fiducia della piccola Alice, che le mostra la stanza segreta in cui, grazie allo zio Tim, ha ricostruito l'ambientazione del libro. Ma le cose si complicano quando appare sul giornale la notizia della visita a New York di Alice Liddell; Eugène non riesce a nasconderla alla piccola fan e quindi si trova costretta ad aiutarla a realizzare il suo sogno, domandare alla vera Alice qualcosa che riguarda il Coniglio Bianco.
Arboleda si avvale della collaborazione dell'illustratore Raul Sagospe, che sottolinea ed enfatizza il gusto del paradossale che caratterizza il libro, ed è vero che le illustrazioni sono proprio un valore aggiunto, che sottolinea ed esplicita i passaggi del racconto.


Ritmo incalzante e grande ironia fanno di questa storia una gradevole, divertente lettura per bambine e bambini dalla grande immaginazione, a partire dai nove anni. La traduzione di Marta Palazzesi e il sapiente editing di Luisa Mattia rendono alla perfezione i giochi di parole, i riferimenti letterari, il ritmo forsennato della narrazione; il cui pregio maggiore, oltre a far nascere un grande desiderio di lettura, è l'invito all'immaginazione, quel coniglio bianco che tutte e tutti potremmo incontrare e seguire.

Eleonora

Vietato leggere Lewis Carroll”, D. Arboleda e R.Sagospe, Lapis 2015

lunedì 11 maggio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI QUEI CIELI CHE...

Noi, Elisa Mazzoli, Sonia MariaLuce Possentini
Bacchilega Junior 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Noi corriamo dappertutto.
Lui invece cammina a piccoli passetti.
Noi stiamo insieme, parliamo, giochiamo.
Lui invece sta da solo e scava, scava, scava...Un buco al giorno. Ha sempre le mani sporche.
Noi lo chiamiamo Occhione."

A scuola, in un cortile, bambini piccoli a ricreazione. Da una parte tre quattro cinque bambinetti, un gruppo, noi e dall'altra un bambino solo, lui.
Loro lo chiamano Occhione perché ha un occhio gigante da cui scende bava di lumaca, non lacrime. Forse, pensano, un elefante in Africa gli ha schiacciato la testa o è caduto dal triciclo o ha ingoiato un cannocchiale. Tutto il tempo passato a scavare forse perché si nutre di vermi o perché seppellisce le caccole o perché crede di essere una talpa...


C'è un crepaccio in quel cortile, anche se non si vede. Uno strappo nel terreno che tiene il noi di qua e il lui di là. Fino a che una ragazzina dai capelli ricci decide di fare il salto e di andare al di là. "Bra-va bra-va ti riempirà di ba-va!" è la cantilena che l'accompagna. 


Ora lei è da lui e fanno, vicini, un piccolo noi. Ma un noi ben diverso dal precedente.
Io non so se il coraggio sia contagioso, ma è successo che anche Filippo, il bambino che racconta questa storia, un giorno salta al di là di quello strappo e scopre il gran tesoro di quell'altro bambino, Filippo, dallo sguardo così particolare: un esercito di amici che combattono per lui e che, di notte, nascondono nella terra cose preziose che lui scopre al mattino.
Gli sguardi di Filippo e Filippo convergono su un mezzo riccio, su una conchiglia e su una piuma grigia. Si tratta dei ricordi di Re Castagna, di Capitan Nettuno e di Super Tortora. Vicini, accucciati intorno alla medesima buca nella terra, con le loro quattro mani sporche di terra ora i due giocano assieme. Non sono più solo Filippo e Filippo, sono noi.

Solo, insieme. Noi, lui. Uguali, diversi. Al di qua, al di là. Pregiudizi e scoperte.
La relazione con l'altro da sé, la forza del gruppo, la solitudine dell'uno. La paura del diverso, il pregiudizio, il coraggio dell'incontro, la scoperta, la condivisione, la conoscenza, la meraviglia. L'immaginazione che costruisce un'amicizia.
Tutto questo è rinchiuso nella trentina di pagine che si concedono di norma a un albo illustrato. Un testo così tanto pensato da diventare essenziale, quello di Elisa Mazzioli, esplode nel disegno di Sonia MariaLuce Possentini.


Si comincia alla pari: la calma e il silenzio di quel cortile deserto in cui regnano alberi di ginkgo biloba si ritrova puntuale nella prima tavola, la separazione che il testo sottolinea tra il noi e il lui si esplica anche nel disegno che tiene distanti i bambini. Lui è ancora lontano, ma quando scopriamo che lui è Occhione, il disegno si 'accende' nella sua faccia, nel vedere il suo occhio diverso da una prospettiva inaspettata: dalla buca che lui sta scavando...
Giriamo ancora la pagina e irrompe nel disegno l'immaginario con un grande elefante.
Un immaginario che qui alimenta il pregiudizio, ma che altrove nutre la meraviglia di quei due bambini che, nel gioco, inventano un mondo che è solo loro. Lo è a tal punto che noi lettori siamo esclusi dal vedere ciò che a loro è dato vedere, sull'orlo di quella buca che li tiene assieme.
Il filo rosso della storia, quella continua contrapposizione tra il noi e il lui, ha una sua puntuale rispondenza nel lessico delle immagini; le pagine separate servono a questo: a tenere a distanza, a fissare anche negli occhi un al di qua e un al di là, dove la faglia da superare è la linea di legatura dei fogli.



Ne è prova per Filippo l'averlo oltrepassato nel momento in cui decide di andare a vedere quella lumaca dalle antenne ritte, o quando entrambi occupano la stessa pagina perché puntano i loro sguardi sulla buca tra l'erba.
Parole e immagini, all'unisono, ci dicono che Filippo è uguale a Filippo - ben al di là dell'omonimia: la grande faccia del primo Filippo ha un suo analogo richiamo nella faccia dell'altro Filippo, visto dalla prospettiva di un insetto nel prato. 


Un'imprevedibile prospettiva assume invece l'ultima pagina. Fino ad ora un continuo gioco di sguardi bassi concentrati sulla terra e ora invece, dobbiamo metterci tutti a naso all'insù per vedere l'ultimo grande protagonista di questa storia così emblematica e importante, il tempo. 
Il tempo che occorre per avvicinarsi, per conoscersi, per imparare, per crescere.
Un tempo che prende la forma di uno spazio, uno spazio enorme: un cielo stellato, di quei cieli che, a guardarli, ti fanno ben sperare...

Carla

Noterella al margine. Noi è anche un inno ad uno degli alberi più belli del mondo: il ginkgo biloba, simbolo di pace e di forza, portatore di speranza.

domenica 10 maggio 2015


MONKEY BREAD - scimmie e serendipità


Alle volte le coincidenze mi sembrano assumere valore emblematico.

Ieri un post sul bel libro a fumetti dal titolo Primati, il cui tema sono, ovviamente, le scimmie e le tre donne che hanno dedicato la loro vita e prendersene cura nel loro habitat. Il post avrebbe serenamente attraversato l'intero week-end di Lettura Candita, perché lo spazio dedicato alle prodezze in cucina in questo ultimo periodo langue un po'...Nessun problema. Se non fosse che la mia preziosissima app da cellulare Piccole Ricette, ieri sera come ricetta del giorno ha mandato The Monkey Bread. Impossibile non cogliere il segno, la premonizione, la coincidenza, la serendipità...
Come una furia mi attivo ed ecco che oggi a tempo di record produco la mia versione del Pane delle scimmie.
Dalla mia fonte Piccole Ricette apprendo che è un dolce di matrice statunitense ma che ha molto a che vedere con le scimmie e con i frutti morbidi del baobab, albero detto anche Monkey Bread Tree.
La dose in Piccole ricette è per sei. Noi, attualmente, in famiglia siamo solo due scimmie e un cane, quindi ho ridotto tutto della metà. 
Voi decidete in base al vostro branco di appartenenza...

Ingredienti (per tre scimmie)
125 farina 00
125 farina Manitoba
1 pizzico di sale
125 ml di latte tiepido
4 gr di lievito di birra secco
1 cucchiaino di miele
25 ml di acqua tiepida
1/2 uovo sbattuto e 1 tuorlo
marmellata di pesche
40 gr burro fuso
100 gr zucchero di canna
2 cucchiaini di cannella


Per l'impasto
Mischiate le due farine con il sale e con il lievito precedentemente disciolto in poco latte tiepido con il miele. Aggiungete alle farine e al lievito il resto del latte e l'acqua, quindi il mezzo uovo battuto e il tuorlo.
Impastate a mano eventualmente aggiungendo un po' di farina se dovesse essere troppo appiccicoso il composto (il mio lo era). Ungete quindi una ciotola e mettete a riposare per un'ora nel forno spento ma con la lucina accesa la pallina lavorata, avendo la cura di ricoprire la ciotola con la pellicola.
Lei, la pallina, in quel tempo dovrebbe raddoppiare di volume. Nel mio caso in forno ha stazionato per un'ora e mezza abbondante (me la ero dimenticata...)
Tolta dalla ciotola, la pasta va di nuovo lavorata con un po' di farina su un piano di lavoro, quindi da morsotti della misura di una noce dovete ricavare dei dischetti che, stesi sul piano infarinato, vanno riempiti con un cucchiaino di marmellata di pesche. Vanno richiusi con cura a formare così degli agnolotti molto irregolari. Nel frattempo avrete fuso il burro e preparato un mix di zucchero di canna e cannella in un piatto largo. Pennellate ciascun agnolotto -o frutto di baobab- con il burro e poi 'impanatelo' nello zucchero e cannella. Quindi prendete uno stampo da ciambella (il mio è di 20 cm di diametro) ungetene la superficie e disponete in tondo e in più strati i singoli agnolotti. Ricoprite la teglia con la pellicola e rimettetela nel forno spento ma illuminato (!) per un'altra oretta. Deve lievitare ancora.
Quindi toglietela e piazzatela altrove e scaldate il forno a 190° quindi cuocete il Monkey Bread per 50 minuti.


Va mangiato tiepido e non dura morbido per l'eternità....



Carla

venerdì 8 maggio 2015

FAMMI UNA DOMANDA!


QUASI UMANI


Non è la prima volta che segnalo testi riguardanti biografie di scienziate; Primati. Le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas è però un testo particolare, per cosa racconta e come lo racconta.



In primo luogo, mette insieme le storie di tre grandi primatologhe, scienziate che hanno studiato sul campo rispettivamente gli scimpanzè, i gorilla di montagna e gli orangutan; tutte e tre incoraggiate e finanziate dal professor Leakey, il famoso antropologo britannico, studioso dell'evoluzione umana, hanno rappresentato una svolta nello studio dei nostri parenti più prossimi, quelli da cui ci divide una minima frazione di Dna. Leakey era convinto che le donne fossero più adatte a studiare le grandi scimmie sul campo, perché più pazienti ed intuitive, empatiche. Disposte a passare mesi e anni in condizioni difficili, a sopportare privazioni, a riempire innumerevoli taccuini di appunti su centinaia di osservazioni apparentemente banali. Così come aveva insegnato Lorenz, lo studio sul campo consente di osservare i comportamenti spontanei degli animali, le loro interazioni, il loro linguaggio.



Questa mole impressionante di studi, questi anni di sacrifici hanno portato a modificare sostanzialmente l'idea che abbiamo di noi stessi, 'unici' nell'universo, in realtà molto prossimi ai nostri cugini primati. L'uso di strumenti, il linguaggio, per quanto elementare, la complessità delle relazioni sociali, le guerre, le alleanze, i tradimenti, l'amicizia, la fedeltà, la solidarietà, il rimpianto: non appartengono solo a noi.

In secondo luogo, mi sembra particolarmente efficace la scelta operata dagli autori, Jim Ottaviani per i testi e Maris Wicks per le illustrazioni, di raccontare queste tre biografie parallele attraverso una graphic novel semplice, chiara e coinvolgente, che riesce bene a rendere i mondi straordinari e le vite straordinarie di tre pioniere della scienza. Si raccontano gli esordi, le difficoltà finanziarie, i matrimoni iniziati e qualche volta finiti, le diffidenze incontrate nel mondo della scienza accademica.

Racconta anche le lotte, le vittorie e le sconfitte, la fine tragica di Dian Fossey, che è sepolta accanto al suo amato Digit, un gorilla ucciso dai bracconieri.



Tutte vicende di grandissima attualità, vista l'indefessa propensione alla distruzione che le società umane esprimono; mi piace pensare che sulle orme di queste donne eccezionali si stia muovendo un esercito di ragazzi e ragazze, portatori di una diversa idea di modernità e di umanità.

La lettura è assolutamente scorrevole, adatta a lettrici e lettori amanti della natura, ma non solo, a partire dai nove anni.



Eleonora



Primati. Le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas”, J. Ottaviani, e M. Wicks, Il Castoro 2015







Noterella al margine. Per Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas lo studio si coniugava e si coniuga con l'impegno per la protezione degli habitat e delle popolazioni di primati. Gli autori e l'editore riportano in calce le fondazioni che si occupano di questa missione:The Jane Goodall Institute, The Dian Fossey Fund International,







giovedì 7 maggio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL BAMBINO DI PORCELLANA
Casa albero, Ilya Green (trad. Gabriella Messi)


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Il mio albero era qui molto prima di me.
Il vento soffiava, la pioggia cadeva.
Il mio bozzolo lì cresceva...."

Da quel bozzolo che pare una verza esce la testina di un bambino e poi tutto il corpo. Come avviene in qualsiasi nascita, il piccolino si è sentito troppo stretto e quindi è uscito dal suo bozzolo in cerca di un posto adatto. Andando in su e in giù, nella sua ricerca tra i rami di quel bell'albero rosso fuoco il bambino fa il suo primo incontro: un gatto. Anche lui in cerca di un posto adatto.


L'albero offre diverse tane che, però, sono già abitate: quella del gufo è troppo stretta, quella del passerotto è troppo rischiosa, quella del ghiro è troppo buia...
Sgambettando tra i rami però il bebè intravede due braccia accoglienti: gattino e piccolino hanno finalmente trovato rifugio.


Casa albero, Mon arbre il titolo originale con cui è stato pubblicato da Didier Jeunesse nel 2013, ti cattura lo sguardo grazie ai suoi colori e al disegno. Primo fra tutti il rosso fuoco, il rosso caldo dell'albero che attraversa le pagine del libro in lungo e largo, poi il verde nelle sue sfumature dal verde pallido, color germoglio, all'intenso verde petrolio. Poi il grigio della grafite che segna alcune pagine in ombra, forse quel giorno il sole non splendeva in cielo? 


Il disegno, così accurato che rasenta la leziosità, appare vezzoso nei piccoli insetti, nelle farfalle, nelle foglie nervate e nelle bacche mature che tornano come veri pattern sulla pagina. Accanto a questo aspetto del disegno più decorativo, tuttavia, se ne affianca un altro molto più originale, maturo e convincente che riguarda i protagonisti della storia: il bambino, il gatto, gli altri interlocutori animali e, sul finale, la grande mamma. Un segno a matita sicuro e continuo che racchiude in sé i volumi e li 'ritaglia' sul fondo bianco, facendoli così emergere ancora di più.
Accanto al disegno che cattura, c'è un testo che ti culla. Pieno di rime, pur non volendo essere poesia, pare concepito per una lettura ad alta voce, una lettura condivisa, magari tra le capienti braccia di un genitore, con un gatto accanto che fa le fusa. E così si introduce il terzo elemento di valore di questo nuovo titolo della collana per i piccoli del Leone verde. Al momento solo quattro titoli all'attivo che però già tutti appaiono legati da un denominatore comune che è l'attenzione e la cura parentale nei confronti del bambino ai suoi primi passi e alle sue prime esperienze di conoscenza e di ascolto.
Nel DNA della casa editrice, d'altronde, questi temi non sono una novità.
La traduzione del titolo originale con l'aggiunta della parola casa, mi pare non casuale. Una sorta di valore aggiunto che l'editore ha voluto conferire al senso della storia, volendo consolidare il concetto che ogni creatura fin dalla nascita ha diritto di avere una casa 'morbida e calda' che lo accolga.


 










È curioso notare come l'attuale cifra tenera, dolce e decorativa di Ilya Green per Casa albero sia lontanissima dall'altro libro che, ormai dieci anni fa presi alla Fiera di Bologna, Histoire de l'oeuf (Didier Jeunesse, 2004). Ancora più curioso è notare che anche in quel caso c'era sempre qualcuno in cerca di una mamma da abbracciare...Lì, tuttavia, la storia aveva un tono 'crudele' per lotta intorno al possesso di un uovo gigante da parte di una bambina e del suo astuto gatto. 

Libro a due colori, molto grafico e veloce come un fumetto. Tuttavia, se sfoglio il suo catalogo, mi pare di capire che negli ultimi anni la Green abbia operato una scelta di stile in una direzione più affine a certa illustrazione che arriva dall'estremo Oriente, come testimonia la carrellata di bambini, più o meno piccoli, eleganti e perfetti come bambole di porcellana, che abitano le copertine dei suoi libri.


Carla

mercoledì 6 maggio 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CORRADINO E LA SUA BARAONDA


Tutto inizia con il furto perpetrato da Miss X ai danni del nonno e della nonna; per recuperare il bottino si mettono all'inseguimento Corradino e i suoi amici Finn e Annabella, la sorella Giusy e poi il poliziotto Tom. La corsa a perdifiato attraversa la città, dal parco allo zoo fino alla festa di compleanno di Corradino, dove tutto si compone felicemente.
Questa è la trama, diciamo così, di La Baraonda di Corradino di Jan von Holleben, pubblicato da L'Ippocampo Junior; ma la sua assoluta originalità non sta nell'aver pensato un inseguimento che attraversi una porzione di mondo, ma nel modo in cui è rappresentato: una sequenza di fotografie riprese dall'alto, protagonisti assoluti i bambini, che non solo interpretano i personaggi della storia, ma compongono gli elementi della scenografia e del paesaggio, con l'aiuto di pochi oggetti presi dalla vita quotidiana.


Non si tratta, quindi, solamente di individuare i diversi personaggi e seguirli da un'immagine all'altra; ci si diverte un mondo a guardare come vengono rappresentati gli oggetti, un robot o una macchina, gli elementi di scena, le ambientazioni.
Se l'azione ha ritmi forsennati, lo sguardo si smarrisce nei particolari nel cercare di indovinare le soluzioni inventate dall'autore, un vero folletto della macchina fotografica, che riesce a produrre efficacissime scenografie con delle composizioni elementari.
Dunque si comincia da una scena di scuola, con le classi, i banchi e le lavagne, ma c'è anche lo scuolabus e un bambino forzuto che sorregge una piramide di banchi.


Poi c'è un parco, che la briccona Miss X attraversa con la borsetta della nonna in mano, poi un laboratorio pazzo dove si aggirano scienziati in erba e robot spilungoni, una strada molto trafficata, una palestra, lo zoo e poi, per chiudere, la festa finale.
Assolutamente fantasiosa e originale questa scelta illustrativa, in cui le parole, poche, compaiono solo alla fine; alcune soluzioni sono davvero sorprendenti, come l'albero realizzato con alcune paia di pantaloni e alcune piante verdi, o l'elefante e la giraffa, fatti di vestiti e di bambini.
Pieno di spunti visivi, questo curioso e originale libro che si avvicina, come concezione, ai cerca e trova, di cui ho già parlato, ha in più un pregio, molto grande: rappresentare l'infanzia come un'esplosione di vita, di fantasia e di creatività. 


Questi bambini e queste bambine, scarmigliati e coloratissimi, messi a rappresentare se stessi e il mondo intorno a loro, sono l'immagine di una irrefrenabile gioia di vivere, una fresca ventata di anarchico divertimento, dove ogni cosa, ogni dettaglio, nel mezzo della baraonda, ha un suo perché.
Sta al lettore, dai 5 ai 99 anni, trovarlo e raccontarlo come meglio crede.

Eleonora

La baraonda di Corradino”, J. Van Holleben, L'Ippocampo Junior 2015






martedì 5 maggio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BERRETTI ROSSI

Il segreto di Espen, Margi Preus (trad. Aurelia Martelli)
EDT Giralangolo 2015

NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)



"'Devi fare molta attenzione con questi', gli aveva sussurrato il professore quel pomeriggio nel consegnargli i due fogli dopo che i suoi compagni avevano lasciato l'aula. 'Nascondili bene. Potrebbero esserci pattuglie tedesche in giro. Pare che stiano cercando...' poi d'un tratto si era messo a parlare a voce molto alta, '...il modo migliore per coltivare patate in giardino'."

Ecco il primo segreto di Espen. Il suo professore gli ha appena consegnato dei fogli in codice da portare alla Tana delle volpi. 
A questo primo segreto ne seguiranno molti altri.
Espen ha appena quattordici anni e vive in un piccolo centro della Norvegia. La sua vita, fino all'aprile del 1940 era fatta di scuola, amici, partite di pallone, famiglia...ma adesso il suo piccolo mondo si è rovesciato. Il 9 aprile di quell'anno la Norvegia, fino a quel giorno paese neutrale, viene occupata dalle truppe tedesche che in un mese arrivano a controllare l'intero paese. Il re viene esiliato e al governo si insedia il Partito Nazista norvegese. La Germania, pensando che la Norvegia avrebbe accolto con entusiasmo gli invasori in nome di una presunta protezione nei confronti dei russi 'bolscevichi', si trova invece a dover far fronte ad una rete di opposizione capillare che attraversa l'intera nazione. La società civile si organizza in diversi movimenti di Resistenza, Milorg, Civorg, Xu, tutti coordinati dal KK.
Di questa rete fanno parte molti dei personaggi di questa storia. Primo fra tutti Espen, nome di battaglia Odino. Ragazzi, adulti, vecchi, uomini, donne, preti tutti fanno la loro parte per contrastare l'invasione tedesca e l'ideologia aberrante che essa sottende. Ma non tutti hanno avuto il coraggio, la forza di scegliere di stare dalla parte giusta: Aksel, per esempio, poco più che un ragazzo, sceglie, per un motivo di vendetta pregresso, di schierarsi al fianco dei nazisti con il solo scopo di vedere soccombere tutti i ragazzi, di cui non è mai riuscito a conquistare la stima e l'affetto. Lo stesso Kjell, il miglior amico di Espen, sceglie di stare dalla parte degli invasori, sotto ricatto per poter essere d'aiuto a sua nonna malata.
Dal '40 al '44 seguiamo, attraverso gli occhi di una piccola comunità, il destino più grande di un intero paese. Espen che da staffetta per il movimento di Resistenza diventa informatore, la sua piccola sorella Ingrid che orgogliosa decide di passare anche lei all'azione, sfamando come può i prigionieri di guerra nel campo, che un giorno le sfilano davanti e che le 'aprono gli occhi' su come possa un uomo ridursi così...Tante Marie, una vecchia Resistente piena di saggezza, che insegna ad Espen che nella vita occorre tenere entrambi gli occhi ben aperti e che Pensiero e Memoria non ci devono mai abbandonare. Solveig, l'amore inconfessato di Espen, che si rivela fondamentale nel nasconderlo e proteggerlo dal Servizio di Lavoro Obbligatorio e i molti nemici che gli danno la caccia. E poi Leif, Ole, Stein, Per e Gust, i suoi compagni di squadra con cui costruire nel bosco l'Oleanna, un fondamentale rifugio e deposito di munizioni. Accanto a questi che hanno un nome di battesimo, ce ne sono molti altri - mødre og fedre - madri e padri che dalle loro case e dai loro posti di lavoro contribuiscono alla causa comune. Una intera comunità che indossa berretti rossi: disubbidisce, si oppone, resiste, coopera nell'ombra.

In una bibliografia su libri di guerra Il segreto di Espen non deve mancare. Per cinque principali ragioni che elenco in ordine sparso. 
La prima: racconta la guerra di chi non è andato in guerra. La lotta, o meglio la 'Resistenza', di chi è rimasto a casa. È una guerra poco spettacolare, senza fragore, ma fatta di piccole azioni, atti quotidiani di un esercito di uomini e donne qualsiasi. È la lotta di chi la guerra non l'ha voluta. La guerra che combattono i civili, che non hanno quasi mai l'onore della ribalta.
La seconda ragione: la storia della Norvegia e della sua neutralità può essere, come lo è stata anche all'epoca dei fatti, simbolo di una risposta diversa e controcorrente che si può dare alle ideologie imperanti. Di stringente attualità, purtroppo.
La terza ragione è proprio nel fatto che è una voce fuori dal coro: non si tratta infatti di una storia di casa nostra. Racconta la Norvegia, un paese che, per certi versi, è lontano anni luce da noi.
La quarta ragione: è un buon romanzo: avvincente, incalzante, corale. Un crescendo di tensione, fino all'inseguimento finale, sorta di duello a distanza tra i due principali avversari, giocato su uno sfondo immacolato. Quello che non ha convinto appieno altri, ovvero una certa asciuttezza nella descrizione dei personaggi, io, invece, lo considero un ulteriore punto di forza del libro.
Quinta ed ultima ragione che a mio giudizio gli conferisce una sorta di plus soprattutto agli occhi dei giovani lettori: siamo davanti a una storia piuttosto vera. La storia di Erling (Espen, Odino) e Aase-Berit (Solveig) Storrusten, che all'epoca dell'occupazione tedesca viveva a Lillehamer, ha ispirato la maggior parte degli episodi raccontati dalla Preus. A lei il merito di aver voluto mettere in una nota finale, a rischio di parere didascalica, l'origine del tanto materiale grezzo da cui è nato questo buon romanzo.

Carla

lunedì 4 maggio 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TUTTO PUO' CAMBIARE


Una sorpresa, un libro che potrebbe passare inosservato e che invece ha più di un motivo d'interesse: di Andrej Zhvalevskij ed Evgenja Pasternak, Giunti pubblica, direttamente in edizione economica nella collana Tascabili ragazzi, Tutto può cambiare, romanzo con un piccola ma decisiva chiave fantastica.
Lo spunto di partenza è infatti uno scambio temporale fra due ragazzi: Vitja, un ragazzo che vive nella Russia sovietica nel 1980 e Rondinella, nickname di Olja, che vive nello stesso luogo nel 2018.
Vitja è un bravo ragazzo, che accetta di buon grado le regole dei Giovani Pionieri, gli indottrinamenti del partito che tutto controlla; ha molti libri e studia con impegno. Rondinella è una coetanea che vive quasi esclusivamente in chat, nella sua classe si scatena il panico per delle verifiche orali in cui non si possono usare Google o Wikipedia, comunica con i suoi coetanei per iscritto, ignorando spesso l'identità dei suoi più assidui corrispondenti.
Ed ecco lo scambio: Olja, con la sua famiglia, si ritrova nel 1980: vestita male, con la calzamaglia di lana che pizzica la pelle e il fazzolettone rosso dei Giovani Pionieri; ci mette giorni per comprendere di essere stata catapultata in un'altra epoca, di cui non sa quasi nulla. Deve imparare velocemente a studiare sui libri, a parlare con le persone guardandole in faccia, a giocare in cortile con le amiche.
Vitja, proiettato nel nostro prossimo futuro, deve invece confrontarsi con la tecnologia, di cui ignora il senso; riesce, viceversa, a risollevare le sorti scolastiche della sua classe, costringendoli a riutilizzare la voce e la presenza fisica; gli amici riescono ad imbastire discorsi e scoprono che non è male giocare stando tutti insieme.
Olja e Vitja hanno un amico in comune, Zenja, che appartiene al 1980 e di cui Olja s'innamora quando si trova trasportata in quel periodo. Zenja ha osato portare una colomba pasquale, fatta dalla nonna, odiato simbolo religioso; si rifiuta di rinnegare la nonna e rischia di essere espulso dai Giovani Pionieri, con conseguenze per la sua famiglia. Olja e Vitja vogliono entrambi salvarlo, era il più caro amico di Vitja; per farlo devono nuovamente invertire il flusso temporale.
Ovviamente non svelo il finale, anche perché non è l'aspetto più interessante di questo libro, che offre numerosi spunti di riflessione. Intanto ci racconta il socialismo reale al di là dei luoghi comuni e della retorica, sottolineando innanzitutto la struttura gerarchica e l'inevitabile conformismo, il controllo sui comportamenti privati delle persone.
Poi ci fornisce un ritratto lucidissimo degli adolescenti di oggi, teoricamente informatissimi e perennemente connessi, ma incapaci di interagire fra loro attraverso la fisicità del corpo; portatori di una lingua impoverita e gergale, dipendenti dalle informazioni preconfezionate, e spesso fasulle, che si trovano in rete.
Nella nostra storia serve un viaggio nel tempo perché si scopra da una parte il potere della lettura, della capacità di elaborare il pensiero, il piacere di stare insieme fisicamente; dall'altra la capacità di dire di no, di opporsi fermamente al conformismo di facciata.
Come si può bene vedere Tutto può cambiare ci restituisce un ritratto inquietante, e molto calzante, del nostro presente. Ma fornisce anche un quadro storico impietoso degli ultimi anni del regime sovietico. Bello, poi, il ritratto della nonna di Zenja, che con grande saggezza sa distinguere il bello e il brutto del passato e del presente.
La scrittura è scorrevole, l'impianto del racconto è coinvolgente e la storia è, finalmente, originale, fuori dai consueti canoni.
Per la cronaca, la lettura di questo libro mi è stata suggerita da una giovane lettrice dodicenne, il che dimostra che i giovani lettori e le giovani lettrici non sono ancora del tutto scomparsi. Il 2018 è ancora lontano.

Eleonora

“Tutto può cambiare”, A. Zhvalevsij e E. Pasternak, Giunti 2015


venerdì 1 maggio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UN UOMO INFELICE

Quanta terra serve a un uomo? Annelise Heurtier, Raphaël Urwiller da una novella di Lev Tolstoj (trad. Paolo Cesari)
Orecchio acerbo 2015


ILLUSTRATI PER MEDI (dagli 8 anni)

"Ogni mattina, nelle ore bianche e ghiacciate, Pachòm si infila i suoi larghi stivali e se ne va a lavorare.
Non è ricco, ma alla sua famiglia non manca nulla. Il fuoco crepita spesso nel camino e, all'ora di pranzo, il profumo della zuppa si spande per l'isba.
Tuttavia, nel suo piccolo campo spazzato dai venti, Pachòm ci sta stretto."

Il suo sospiro è sempre lo stesso: ah, se solo avessi più terra, sarei davvero un uomo felice.


Così facendo Pachòm, con tutti i suoi risparmi compra altra terra dal vicino. Ma ancora è ben lontano dalla soddisfazione. Il giorno che dà ospitalità a uno straniero scopre che nella regione del Volga la terra è più fertile. Vende ogni cosa e parte con la sua famiglia con il sogno di arrivare a possedere ancora più terra. 


In poco tempo Pachòm ha triplicato gli ettari da coltivare, ma ha ancora il cruccio di lavorare una terra che non è sua. In questo senso è risolutiva l'informazione che riceve da un altro mercante di passaggio: la terra dei baškiri è terra ottima e loro la cedono per un tozzo di pane. Ancora una volta Pachòm si mette in marcia. Dopo sette giorni, arrivato alla tenda del capo, fa la sua richiesta e il signore di questa allegra tribù nomade gli propone un affare: "tutta la terra che riuscirai a circoscrivere in una giornata di camino sarà tua solo per mille rubli. Ma a una condizione: al tramontar del sole dovrai essere di nuovo al punto di partenza, altrimenti perderai tutto."


Perde il sonno al pensiero che per soli mille rubli egli è a un passo da tutta la terra che vuole. Ma il passo sarà ben più d'uno. All'alba Pachòm guarda davanti a sé lo sconfinato territorio e con un pane e una borraccia d'acqua comincia a camminare. Fa un gran caldo, ma il contadino non vuole cedere e fermarsi. Continua a camminare per segnare il perimetro più ampio possibile, ma le gambe cedono sotto il caldo, l'acqua è finita ma lui non molla. Inciampa, cade, si rialza eppure va ancora avanti. Solo al tramonto riesce a intravedere da lontano le tende baškire...ma i suoi occhi sono annebbiati come davanti a un miraggio.
In ginocchio, stremato, raggiunge il capo baškiro e solo lì si ferma. Le ultime parole che le sue orecchie odono sono 'Bravo! Ora sei proprietario di un'immensa tenuta...'

Mi sembra il racconto adatto per santificare la festa dei lavoratori.
Pachòm l'incontentabile contadino russo, non si preoccupava della fatica. A lui premeva possedere il più possibile. Ne parlo al passato, perché Pachòm è appena morto di cupidigia. Malattia questa, piuttosto diffusa, quanto meno nella Russia dell'Ottocento, se pensiamo alla fiaba del Pescatore e del pesciolino che Puskin scrisse solo una cinquantina di anni prima.
Scritto nel 1885, il racconto di Tolstoj, che ha per titolo una domanda, trova la sua risposta alla fine del racconto quando si capisce che l'unica terra di cui un uomo necessita è quella poca che si scava per dargli sepoltura.
Amaro, emblematico, simbolico, questo racconto contiene in sé un po' tutte le declinazioni tolstojane, ovvero è un po' pedagogico, un po' 'politico', un po' filosofico.
Joyce lo ha definito il più bel racconto mai scritto.
E sulla bellezza soffermiamoci.
Bella infatti è la riduzione che ne fa Annelise Heurtier alla quale va il merito di aver saputo 'asciugare' il lungo e dettagliato racconto di Tolstoj senza tradirne mai il ritmo, importantissimo in questo racconto in crescendo, e il senso.
Bella altrettanto è la traduzione di Paolo Cesari che ha saputo rendere in un linguaggio quasi sincopato, da racconto orale, una vicenda che ha i toni della fiaba classica.


Bella ancora è la traduzione in immagini di Urwiller che nelle tavole con gambe sempre in movimento, nel formato orizzontale allungato sottolinea il continuo camminare di Pachòm. Nei rari momenti di pausa del contadino russo, momenti durante i quali il suo pensiero si concentra sulla bramosia di possesso, Urwiller si ferma anche lui ed elenca. In altre parole ne 'espone' quantitativamente l'entità. E allora sulla copertina ci sono tre buoi, tre fattori, un cavallo, un maiale, dodici anatrini e quattro fagiani, quattro pollastre. Per non parlare del sogno nella iurta...


Il rosso, il giallo, l'arancio e quel blu mai visto prima, sono il frutto della continua ricerca cromatica di questo artista e danno corpo al grande calore soffocante che centuplica le fatiche di Pachòm. Il fresco notturno è reso dal blu profondissimo che immagino sia quello dei cieli sconfinati di Russia.
Per il resto è l'Urwiller che conosciamo, il raffinatissimo e immaginifico serigrafo di sempre.

Carla