domenica 10 settembre 2017


LA 'QUASI' BACIOCCA

Era ancora l'estate, quella secca e calda, ed eravamo chiusi di sera tardi nel pastificio del cugino ad aspettare che le crostate cuocessero e si parlava di Baciocca.
Mai sentita e con un bel nome.
Eppure è la torta di cui tutta la val d'Aveto va fiera. La descrizione fatta dal cugino, e la presenza di taluni ingredienti a me cari, patate e pancetta, me l'hanno resa subito amica. Le crostate nel frattempo si sono cotte e siamo tornati a casa a cercare in rete la ricetta della Baciocca.
La vera Baciocca, apprendo nell'Internet, prevede la sfoglia come base. Particolare che il cugino aveva omesso o che io, inavvertitamente, non avevo colto. No, tirare la sfoglia con questo caldo non è cosa.
Fortunatamente viviamo in un paese creativo dove, per ogni cosa, si produce il suo 'quasi'. Ed ecco una quasi Baciocca senza sfoglia.



Ingredienti:
un chilo abbondante di patate
cipolla
olio
ciccioli un po'
parmigiano un po'
pangrattato un po'

Sbucciate le patate e mettetele a lessare in acqua salata. In un padellino fatte un soffritto di cipolla e ciccioli. Quando le patate saranno cotte, scolatele e nella stessa pentola o in una ciotola schiacciate a mano (guai il passapatate!!) con un pestello da pesto (se non lo avete usate il manico rotondo del matterello. Funziona a meraviglia).
Rotte le patate, aggiungete il soffritto e una manciata abbondante di parmigiano. Mescolate il tutto fino a ottenere un impasto poco uniforme (piccole scaglie di patate lo rendono tale) e piuttosto colloso (ah, l'amido...). Prendete la teglia più bassa e più grande che avete (io ho usato quella di rame da farinata), ma anche la leccarda del forno va bene, ungetela per bene e poi spolveratela di pangrattato. A questo punto, una manata dopo l'altra, spianate il composto di patate in modo uniforme e sottile il più possibile - al massimo un centimetro. Poi, con i rebbi della forchetta, tracciate delle righe perché la superficie resti scabra, mettetela in forno scaldato a 180° o 200° finchè non si sia dorata ben bene.
Buona subito ma anche tiepida.

Carla

venerdì 8 settembre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SOTTO IL PELO DELL'ACQUA


E' uscito quest'anno, negli Stati Uniti, per i tipi della Chronicle Books, il nuovo libro nato dalla collaborazione fra Kate Messner  e l'illustratore Christopher Silas Neal : Over and Under the Pond.
Assolutamente ignorata dall'editoria italiana, questa serie di libri illustrati descrive con un linguaggio narrativo e a tratti poetico gli universi nascosti del mondo naturale.
In questo caso si esplora il mondo di uno stagno, popolato da un'infinità di creature. A esplorarlo sono una mamma e il suo bambino, su una barchetta.
Remando fra le ninfee e i gigli d'acqua, si ritrovano a guardare cosa si muove appena sotto la superficie: sono tartarughe, rospi, gamberi di fiume, pesci. Mentre sulla superficie si muovono miriadi di insetti, sotto una trota è in agguato.



Sulle rive, fra le canne, molti uccelli nidificano, oppure un alce bruca placidamente i suoi gigli; i castori raccolgono i rametti per costruire la tana, una lontra si butta in acqua o, appena più in là, un airone si apposta per pescare i pesciolini, che incauti gli si avvicinano. E in alto? Sugli alberi più alti si intravedono altri nidi, mentre il picchio con il suo becchettare segnala la sua presenza. 
Scende la sera e la mamma e il bambino tornano a casa; questo è il momento in cui si affacciano sulla riva tanti altri animali, dai rospi, alle raganelle, ai procioni, mentre il cielo stellato ricopre lo stagno e il mondo.



Come negli altri libri, anche qui il testo è breve, tende a descrivere con poche azioni la complessità di un habitat ricco di presenze animali e vegetali. Sullo specchio dell'acqua e al di sotto di esso si muovono creature grandi e piccole, si vive il dramma della predazione, la meraviglia della nascita e della trasformazione.

In questi libri, e in quest'ultimo forse in misura maggiore, si colgono due aspetti importanti del rapporto fra un bambino, o bambina, e la natura: da una parte se ne evoca lo sguardo curioso, indagatore, capace di soffermarsi sul dettaglio o di incuriosirsi di quell'ombra sfuggente appena intravista; dall'altro, il senso di stupore, di meraviglia, che accompagna l'esplorazione, le nuove scoperte e con esse le nuove domande. E' lo stupore dei bambini e delle bambine di fronte all'infinita ricchezza della vita; è lo stupore di chi non smette di interrogarsi.
Il testo, come dicevo, è evocativo, suggerisce più che spiegare e rende adatto questo libro anche a bambini e bambine dai cinque, sei anni. Ha un perfetto equilibrio fra testo e immagine e una sobria eleganza formale. Un nuovo esempio di quel tipo di divulgazione che ben si sposa con un testo narrativo anche se qui, a differenza dei testi della Desmond, l'intento esplicativo è ben più evidente. Una modalità che avvicina ai temi naturalistici anche quei bambini che ancora non si appassionano ai testi più sistematici o più analiticamente descrittivi.
Ancora una volta sostengo, invano, la pubblicazione di questa collana di libri da parte di un volenteroso editore italiano.
 

Eleonora

“Over and Under the Pond”, K. Messner e C. Silas Neal, Chronicle Books 2017


mercoledì 6 settembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I ❤ GLASER

SE le mele avessero i denti, Milton e Shirley Glaser 
(trad. Giuseppe Solinas)
Corraini 2017


ILLUSTRATI

SE le mele avessero i denti, sarebbero loro a mordere te.
SE i serpenti fossero salati, sarebbero come pretzel acciambellati.
SE le angurie avessero piume e piumini, sarebbero morbidi cuscini.
SE come le galline avessero le zampette, le tartarughe sarebbero veloci come saette.
SE i cetriolini venissero accarezzati, sarebbero meno acidi e più spensierati.


È un gioco, un gioco tra marito e moglie, su un treno.
All'Accademia di Bologna, allievo di Morandi, Milton Glaser si gode la sua borsa di studio Fulbright e durante uno dei tanti viaggi con Shirley gioca a 'SE' per passare del buon tempo e per tenere in allenamento le loro due fervide teste.
Lui, forse il designer più famoso al mondo, lei, una fotografa eccellente, entrambi usciti dalla Cooper Union di New York, si sposano nel 1956 e per due anni fanno base a Bologna e nel frattempo girano in lungo e in largo la vecchia Europa. 
Milton Glaser oggi, dall'alto dei suoi ottantotto anni, può dirsi senza falsa modestia un pilastro del design, della grafica e del visuale. Non basterebbero due pagine per elencare i premi e i riconoscimenti e i grandi nomi che hanno avuto la fortuna e il merito di affiancarlo in molte delle sue esperienze creative.
Frutto della sua arte sono alcune delle icone del design di sempre, le più citate sono il logo di I NY o il famoso profilo nero di Dylan, poster che ha venduto 6 milioni di copie, che sopravvivono al tempo.

M. Glaser, Man undressing 1990, Piero della Francesca mostra

Permeabile e sensibile all'arte classica europea, a partire da Piero della Francesca di cui è stato fine e acuto studioso, Glaser ha saputo elaborare un'etica e un'estetica che mi pare costituisca robusto fondamento per tutta la sua sconfinata e variegata produzione artistica.
Anche in questo libro che ha il sapore del divertissement mi pare si possa riconoscere una mano sapiente nel disegno e nella composizione dello spazio e nella sensibilità per il colore. 


Quest'ultimo è figlio di un'epoca precisa in cui l'effetto ottico della tavolozza doveva essere indelebile: rosa, verde, turchese, giallo acceso. 

Push Pin Studio

Basta ricordare un altro libro che da quegli stessi anni e da quello stesso studio, il Push pin Studio di Manhattan, arriva Libri!, illustrato da John Alcorn (Topipittori 2012), per capire a cosa alludo.
Sebbene il segno sia pop, tuttavia non si può fare a meno di notare il volume di un pesce sdraiato nel piatto, la decorazione delle piume di una gallina che si intreccia con un carapace da tartaruga, la scabrosità di un rinoceronte con il pullover.


E non posso non pensare guardando queste figure a Beni Montresor e a Sendak.
In una delle sue più recenti pubblicazioni, sorta di libro/catalogo delle sue opere, Drawing is Thinking (Nuages 2008), Glaser ragiona sul senso ultimo del disegno e, in particolare, dell'atto di disegnare. Dice testualmente: disegnare può essere considerata una forma di meditazione. La meditazione coinvolge lo sguardo sul mondo senza giudizio, permettendo a ciò che ci sta di fronte di diventare comprensibile. E a proposito della funzione dell'arte, prosegue dicendo: Credo che l'arte sia una forma di meditazione per creatore e testimone e, come la meditazione, l'arte ci renda attenti.
In questa prospettiva diventa chiaro quanto sia importante il disegno, sorta di maieutica per la comprensione del mondo che ci circonda.
Disegnare per capire. Il passo successivo del suo ragionamento si concentra sull'importanza del disegnare fedelmente. Il cervello progredisce attraverso la ripetizione, ovvero se si fa qualcosa di giusto più volte il cervello si rafforza, in caso contrario si indebolisce. Da qui si deduce che per esprimere un'idea occorre avere le dovute capacità.

 
M. Glaser, Figure in profile, studio per un manifesto School of Visual arts

 Torniamo indietro di un passo, ovvero all'attenzione. Cosa è secondo Glaser che attiva la nostra attenzione? Cosa muove la mente? Per più di sessant'anni della sua vita Glaser ha avuto come obiettivo quello di attivare l'attenzione di chi guardava un suo manifesto, una sua copertina di disco o di libro, una sua locandina di teatro, o una sua vetrina, o una sua pagina su una rivista o su un quotidiano. Lui se ne intende, come dire.


La sua risposta è articolata, ma ancora una volta profonda e sapiente: da un lato spetta all'ambiguità di certe immagini, di certi segni, accendere l'interesse dello spettatore, dall'altra questo tipo di arte, l'unica che secondo Glaser merita questo nome, è quella che cancella preconcetti e stereotipi e nel contempo ha il dono di risvegliare le menti da quel torpore, Glaser lo definisce immunità all'esperienza, che ci aiuta a non soccombere di fronte agli stimoli della realtà.
Quindi di fronte a un'opera d'arte nella sua ambiguità - quadro, poesia, pezzo di teatro che sia - noi ci svegliamo (spegniamo il pilota automatico) e ci rendiamo conto di essere al mondo: la nostra mente si è mossa.
Ebbene tutto questo mi sembra si possa leggere in trasparenza anche in SE le mele avessero i denti. 

 
In primo luogo l'ambiguità, l'incertezza che quel SE rappresenta in una felice sintesi, in secondo luogo il colpo di spugna nei confronti di ogni tipo di convenzione e preconcetto addormentatori di menti, nel mettere insieme serpenti e pretzel, rinoceronti e pullover, elefanti e aspirapolvere, angurie e piume. Last but not least un disegno, un segno apparentemente semplificato, in un ricercato gusto pop, che nasconde un'abilità nel tenere la matita in mano, frutto di un dono di natura, ma anche di tanto esercizio nel provare e riprovare.
SE, nella sua stretta relazione tra figura e lettering (la copertina ne è manifesto), nel disegno volumetrico, nell'equilibrio compositivo delle pagine, nei colori, nel divertimento assurdo del testo è un po' come il pulcino ancora chiuso nell'uovo: porta in sé il seme di una vita. 


Una radiosa vita da designer.


Carla

Noterella al margine: applausi al traduttore che ha inserito le rime, arricchendo se possibile, l'originale che non le aveva previste.

lunedì 4 settembre 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


FINO A QUANDO LI VEDREMO


Quello della biodiversità e della sua fragilità è un tema che viene spesso trattato nei libri per bambini. Recentemente ho suggerito il libro di Nicola Davies  Tanti e diversi, che proprio ai bambini rivolge l'invito a proteggere quella molteplicità di forme che la vita assume nel nostro pianeta. Qui invece, con Animal Ark, possiamo esplorare una sorta di Arca di Noè virtuale, fatta di immagini fotografiche: Joel Sartore, famoso fotografo del National Geographic, insieme al poeta americano Kwame Alexander e alle sue collaboratrici, propone un testo che affianca alcune delle foto dell'Animal Ark ad alcuni haiku, brevi testi poetici che raccontano anch'essi per immagini la grandezza e la complessità del mondo animale.
Facciamo un passo indietro: 'Animal Ark' è un progetto di Sartore per il National Geographic, grande istituzione di ricerca e documentazione geografica e scientifica, che consiste nel fotografare il maggior numero possibile di animali in cattività, per documentarne anche lo stato, ovvero l'eventuale criticità sul piano della conservazione. Un grande patrimonio di immagini, a disposizione di tutti, per ricordare l'immensa ricchezza del mondo naturale e segnalarne l'eventuale fragilità. Le foto sono rigorosamente su sfondo bianco o nero, un ritratto vero e proprio che vuole mettere in primo piano la bellezza, la particolarità, l'unicità di ciascun animale. Sartore, come tutti i grandi fotografi naturalistici, fotografa anche sul campo e le sue foto e i suoi video sono visibili nel suo sito dedicato a questo progetto.

 
Che cos'è, allora, il libro Animal Ark. Poesia e immagini per celebrare la Natura ? E' il tentativo di seguire non una via didascalica, che insegni come e perché ciascun animale ha un suo posto nel mondo, appartiene a una nicchia ecologica, svolge un ruolo nell'equilibrio di un ecosistema, ma di colpire l'immaginazione e l'emotività del giovane lettore e lettrice attraverso l'associazione di immagini spettacolari, curiose, imprevedibili, con testi evocativi. E' un invito, espresso con grande immediatezza, a farsi prendere dall'infinita varietà e bellezza di questo fragile mondo e dei suoi occupanti animati. Grandi, piccoli, delicati o mostruosi, potenti o microscopici, comunque belli e soprattutto unici e irripetibili. Una specie di antidoto poetico all'ansia distruttrice che contraddistingue lo stare al mondo della specie umana, che ama farsi terra bruciata intorno, in certi casi in senso letterale, salvo poi infilare negli zoo o nei bioparchi gli ultimi esemplari rimasti di questa o quella specie.
Questo libro ha dunque due particolarità che lo rendono interessante: in primo luogo l'uso della fotografia, e non di una fotografia qualsiasi, che come sappiamo è poco utilizzata in questi anni nei libri di divulgazione; è un esperimento rilevante perché ripropone la fotografia d'autore e lo fa associandola a testi poetici. In secondo luogo, il messaggio non ha nulla di stucchevole o di rituale, come spesso avviene nei fotografici a tema, in cui gli animali sono il mezzo per stimolare facili emozioni, tenerezza versus consapevolezza. Qui il messaggio è chiaro: per continuare a godere di questa immensa ricchezza naturale tutti e ciascuno possono fare qualcosa. Gli autori non sollecitano i facili sentimenti che rendono godibile un libro di questo tipo, ma spingono ad aprire gli occhi e a farsi partecipi di un modo di pensare differente.
E' un libro per tutti e tutte, grandi e piccoli; sarebbe bello che su questo filone, della fotografia d'autore, ci si impegnasse di più. Può farlo sicuramente l'editore italiano del National Geographic, White Star, che ha a disposizione il pregevole patrimonio fotografico di un Ente così prestigioso.

Eleonora

“Animal Ark. Poesia e immagini per celebrare la Natura”, J. Sartore, testi di K. Alexander, White Star 2017

venerdì 1 settembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ROBA DA FEMMINE?

Il principe Arturo e la principessa Leila, Béa Deru-Renard, Kristien Aertssen
(trad. Tanguy Babled)
Babalibri 2017


ILLUSTRATI per PICCOLI (dai 4 anni)

"Le fanciulle fanno la riverenza e la regina Irene annuncia: 'Firulì! Firulì! Firulà! Mio figlio sposerà la fanciulla che passerà queste tre prove con facilità! Prima prova: preparargli un buon pranzetto. Seconda prova: cucirgli un abito perfetto. Terza prova: cantare un dolce minuetto. Firulà! Firulà! Firulì! Ho deciso così.'"

Un uccellino grigio racconta che sono in molte le pretendenti: un principe come marito non è roba di tutti i giorni. Nessuna delle fanciulle giunte davanti al castello dai quattro angoli del mondo però è in grado di soddisfare il giovane principe che si rivela piuttosto esigente. Le ragazze fuggono atterrite, inseguite dalle urla della regina. 


Al tramontare del sole, Arturo è pensoso. Dall'altra parte del mondo, dove il sole sta sorgendo, c'è una principessa che si lamenta: incombe su di lei un matrimonio combinato. Tra le due infelicità fa la spola l'uccellino che, sorta di deus ex machina, quando vede scendere pioggia dagli occhi della principessa Leila, le racconta del principe Arturo e le concede tre desideri. 


Il primo è per il decollo, il secondo per l'atterraggio e il terzo? Arrivata al cospetto del principe, anche a lei l'aspettano le tre prove che, in sua vece, sarà lo stesso Arturo a portare a termine, perché quella principessa così 'esotica', alla quale nel frattempo è volato via il velo, non gli è indifferente. Finalmente. O quasi: la regina Irene non è d'accordo a un matrimonio con una sconosciuta, per di più straniera! Ecco come spendere il terzo desiderio...


Per parlare di amore occorre poter avere il giusto tempo per conoscersi e quindi potersi scegliere.

Il nodo della questione sta proprio in questo: sposarsi dovrebbe fare rima sempre con innamorarsi. Béa Deru-Renard sceglie il tono e il contesto della fiaba per arrivare a dimostrare che in fatto d'amore sarebbe meglio poter decidere in tutta libertà. Da una parte, quella del principe Arturo (che anche nei tratti ricorda il timido Arturo del Galles, fratello del possente Enrico VIII) biondino e slavato, c'è una madre incombente e dilagante, dall'altra, quella della principessa Leila, che mangia lukum e porta il velo, c'è il consueto matrimonio combinato.
Questa situazione porta con sé necessariamente un confronto fra culture che può sfociare in incontro ma anche in scontro. Anche in questo caso la Béa Deru-Renard gioca sapientemente con lo stereotipo e ribalta il prevedibile finale. Il principe Arturo finalmente si attiva per 'forzare' le tre prove, in nome di una nascente simpatia e intesa con quella principessa volitiva. Lo vediamo cucinare, sferruzzare e cantare ninne nanne, prendendosi gioco una volta di più delle convenzioni che vorrebbero che i fornelli, i ferri da calza e le nenie fossero roba da femmine.


In una buona relazione d'intesa - già testata altrove (Chignon Rouge, Pastel 2011) - Deru-Renard e Aertssen sembrano parlare la stessa lingua ironica e scanzonata (vale la pena notare il sottile accento sul rapporto madre-figlio entro cui entra a dito teso la ragazza). 


Vivace il linguaggio, felicemente tradotto da Tanguy Babled, trova corrispettivo nella tavolozza e nel disegno pieno di movimento. Intesa c'è anche nel tono diretto del racconto e nel registro della fiaba con cui avevamo già visto confrontarsi con maestria la Kristien Aertssen, nella sempre amatissima e richiestissima Regina dei baci (Babalibri, 2007).
Il principe Arturo e la principessa Leila è un libro 'perfetto' per il catalogo Babalibri. C'è da gioirne e mettersi in paziente attesa di Chignon rouge!

Carla




mercoledì 30 agosto 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


A LEZIONE DI PAURA


La casa degli anni scomparsi di Clive Barker è la ristampa, con titolo diverso, di un testo scritto nel 1992 e pubblicato per la prima volta in Italia da Fabbri nel 2000. Ora lo ristampa, meritoriamente, Rizzoli.
Si tratta di una vera storia di paura, un horror pensato per poter essere affrontato dai lettori e lettrici giovani, dai dodici anni in poi. Racconta le avventure di Harvey, che, in un pomeriggio piovoso di un lungo interminabile febbraio, pensa di non poter proprio sopportare la noia. Per questo trova allettante la proposta di uno strano personaggio, Rictus, di seguirlo fino in fondo alla strada, dove la nebbia si fa più fitta. La nebbia non è che il passaggio verso un altro mondo, dominato da una casa imponente. Lì lo accoglie una simpatica Mrs Griffin, che lo introduce alla Casa delle Vacanze, un luogo spensierato dove passare qualche tempo in allegria. Nell'arco di una giornata si susseguono le stagioni, primavera al mattino, estate all'ora di pranzo, un autunno pomeridiano con un meraviglioso Halloween e una sera che coincide con la notte di Natale: quanto di meglio può sperare un ragazzino, tutto preso dagli svaghi e dai regali. In quella casa ci sono anche altri ragazzi: il goloso Wendell e la misteriosa Lulù. 



I primi giorni trascorrono nella più assoluta spensieratezza, fra giochi innocenti, come costruire una casa sull'albero, e piacevoli abbuffate nella cucina accogliente di Mrs Griffin. Al primo strano personaggio se ne affianca un altro, Twist. E' lui che convince Harvey a trasformarsi, per il quotidiano Halloween, in un vampiro. E il ragazzino, sotto le mani del terzo aiutante del misterioso signor Hood, deus ex machina che governa la Casa, diventa un vero mostro, che solo all'ultimo momento si astiene dall'attaccare l'amico Wendell. Ma non è l'unico lato inquietante che emerge col passare dei giorni. C'è un lago, dalle acque molto scure e in cui nuotano pesci giganteschi, che attrae misteriosamente la malinconica Lulù. Soprattutto, contrariamente a quanto promesso, è impossibile allontanarsi dalla Casa. Harvey e Wendell ce la fanno, grazie all'aiuto di Mrs Griffin e del suo gatto, ma quello che trovano al loro ritorno non è quello che si aspettano: non sono passati trenta giorni, ma trent'anni. La Casa gli ha rubato trenta anni di vita in famiglia, di esperienze mai fatte, al costo del dolore indicibile dei genitori. Sembra finita qui, ma non è così: c'è un'impresa quasi disperata che attende i due giovani protagonisti.


Clive Barker è un autore poliedrico, ha scritto sceneggiature per i film di Hellraiser, per esempio, così come sceneggiature per fumetti e, naturalmente, romanzi. E' autore anche di libri per ragazzi, come il famoso ciclo di Abarat. Si può considerare un autore di 'genere', orientato soprattutto all'horror, ma è del tutto evidente come questa definizione sia riduttiva. Barker è un maestro, un autore che è capace di costruire la suspense con le atmosfere inquietanti che preludono allo svelamento del plot narrativo. Richiama, in questa storia, molto la trama di Coraline, di Neil Gaiman, un altro grande autore per ragazzi. In entrambi i casi, infatti, il punto di partenza è l'insoddisfazione dei giovani protagonisti, i desideri nascosti e inconfessabili (cambiare genitori, avere un'altra vita) che inquietano le giovani menti. Le avventure che loro vivono sono reali o sono il frutto della loro fantasia? Esiste davvero un mondo parallelo di creature inquietanti pronte a carpire le giovani menti in un momento di debolezza? E' proprio la finezza psicologica a dare forza a queste storie, a tenere inchiodati i giovani lettori e lettrici di fronte a una sorta di specchio, che riflette le loro immagini distorte.
Barker è un autore dotato di grande mestiere, capace di imbastire una trama avvincente, in cui si alternano momenti di vera paura, con il corollario di mostri da lui disegnati, a momenti idilliaci, nel descrivere il presunto e ingannevole paradiso dei bambini.
E' una lettura che ha senso proporre a chi vuole sperimentare la via narrativa dell'horror, via che, come sappiamo, vede autori di grande rilievo, come Stephen King.
Questo romanzo non sarà molto popolare fra le mamme apprensive, ma credo incontrerà il favore di non pochi giovani lettori e lettrici.

Eleonora

“La casa degli anni scomparsi”, C. Barker, BestBur Rizzoli 2017



lunedì 28 agosto 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UNO SPAZIO VUOTO IN FONDO

La famiglia Lista, Kyo Maclear, Júlia Sardà (trad. Stefania Di Mella)
Rizzoli, 2017


ILLUSTRATI

"I Liszt facevano liste. Scritch scratch. Liste normalissime. E liste stranissime.
La mamma faceva liste di malattie terribili e dei calciatori più forti di tutti i tempi. Il papà faceva liste di faccende molto noiose e di piccoli insetti con le ali. Facevano liste in inverno e in primavera, in estate e in autunno. Facevano liste tutti i giorni tranne la domenica che era il giorno senza liste."


Proprio la domenica, a bordo piscina e vestiti di tutto punto, i Liszt sono sdraiati sui loro lettini e riposano dal duro lavoro di stilare elenchi. Ma il lunedì si ricomincia: lunghe strisce di carta su cui ognuno scrive le proprie preferenze in fatto di cose divertenti da fare - è il caso di Frederick, il figlio più piccolo - di classifiche di formaggi o di cantanti - è il caso di Winifred - di persone odiate o amate - è il caso del nonno. Anche il gatto di casa fa liste. Il figlio di mezzo, Edward, stila lunghissimi elenchi per calmare i suoi pensieri notturni.
Poi un giorno bussa alla porta un visitatore e nulla è più come prima.


Come accade anche nei più precisi ingranaggi, basta un granello di sabbia, quasi impercettibile e di certo imprevisto lì, per inceppare l'oliato sistema.
La famiglia Liszt è di fatto un ingranaggio perfetto, dove ognuno organizza il proprio pensiero e il proprio agire sulla base di una precisa catalogazione della realtà.
L'imprevisto non è previsto. Il visitatore, in qualità di elemento inaspettato e sconosciuto, esula dallo schema e per questo viene allontanato da tutti, nonostante la sua cortesia nell'assecondare i loro desideri.
Fa eccezione Edward che pare aspettasse il suo arrivo da sempre. Il ragazzino ne approfitta per scambiare con il misterioso visitatore liste con grandi domande. Scambia oggi, scambia domani, il visitatore non se ne va più e tutta la famiglia impara da questa esperienza che alla fine di ogni elenco è meglio sempre lasciare uno spazio vuoto in fondo perché qualcosa può sempre accadere...


Libro imperdibile per molteplici ragioni: qui, a seguire, una lista.
1) L'idea originale, nata dalla bella testa di Kyo Maclear, autrice di culto in Canada e nel mio cuore (suo è Virginia Wolf, la bambina con il lupo dentro, Rizzoli 2014). Le liste come gabbie entro cui catalogare la realtà con lo scopo di non avere mai (brutte) sorprese dalla vita. Certo la pedanteria e la meticolosità sono attitudini pericolose da possedere se non si vuole arrivare sguarniti di fronte all'inaspettato. Inaspettato che prima o poi bussa alla porta. Condivisibile e utile, sembra dire la Maclear, è solo la lista di Edward, che non a caso è fatta di domande. Un vero trampolino di lancio verso la riflessione.
2) Capace di parlare di temi enormi a bambini anche molto piccoli, Kyo Maclear ci riesce utilizzando un registro espressivo metaforico e immaginifico che permette a chiunque abbia un briciolo di fantasia di sintonizzarsi all'istante. E da lì ripartire a sua volta per esplorare nuovi territori di riflessione. Ne sono, appunto, una testimonianza lampante le due liste, quella di Edward e quella del visitatore, nella loro alternanza tra quotidianità e massimi sistemi. Circostanza che introduce il terzo punto della lista.
3) La maestria nel saper parlare di filosofia e di farfalle con la medesima semplicità.


4) A un registro testuale del genere fa eco un registro illustrativo in totale armonia e per questo semplicemente perfetto. E se possibile, anche in grado di amplificare gli spunti suggeriti dal testo. Se si legge che Winifred stila classifiche di canzoni, vediamo che lo fa mentre si trucca gli occhi e sarà una gioia assoluta vedere quali sono secondo Júlia Sardà le rock star a cui conferire il merito di entrare nel numero degli eletti (David Bowie e Nina Hagen, per esempio). Oppure vedere Liszt accanto a Rasputin e Mary Poppins... E qui si introduce il quinto punto della lista.
5) La capacità, tanto nel testo quanto nel disegno, di sapersi rivolgere a pubblici diversi che convergono i necessità sulla lettura del libro. La curiosità di un adulto è continuamente stimolata nell'assurdità degli accostamenti: una spina bifida o un feto accanto al ritratto di Pelè o Maradona oppure un richiamo a Klimt nel cappotto della madre dei Liszt. Nello stesso tempo si crea un repertorio di immagini così ricche di dettagli che allo sguardo anche di un piccolo può solo giovare, anche se non può essere comprensibile nel suo senso finale.  

  
6) L'abbigliamento e il contesto un po' misterioso e l'ossessione nel riempire di oggetti e personaggi ogni spazio disponibile genera un'atmosfera surreale che trova sfogo in un diffuso gusto un po' macabro, un po' nero, alla Gorey, che punteggia le scene. 
Circostanza insolita, e a mio avviso sempre bene accetta, nell'ambito della letteratura illustrata che circola dalle nostre parti. Non è un caso che la critica abbia stabilito per questo libro legami autorevoli con il mondo dei film di Wes Anderson o con le atmosfere della famiglia Addams, senza contare il latente richiamo all'arte viennese degli anni della Secessione.
6 bis) Ad accrescere il mistero sono tantissime le cose dette con le immagini e non con le parole. L'unica pagina senza parole, ne è il manifesto.

 
7) Il penultimo punto di forza di questo libro sta nella sottile vena ironica che lo attraversa e che genera i dialoghi tra i diversi personaggi, ma anche le continue allusioni a partire dal titolo (quello italiano, come al solito, pecca di eccessivo didascalismo, a mio avviso. Quello originale, I Liszt, sarebbe stato criptico e allusivo il giusto...pazienza).
8) L'ultimo ma non ultimo elemento che conferisce qualità al libro sta nella cura tipografica che ha messo la Sardà: nel lettering che tanto mi ricorda i libri della Carson Ellis, e in quella pagina finale nera : 'uno spazio vuoto in fondo'...

Carla




domenica 27 agosto 2017


LA SBRISOLONA DA NANNI 
(che senza il contributo di Walter non ci sarebbe stata)

Nanni (al secolo Vittorio) ha diverse passioni e numerosi talenti, spesso legati tra loro. Un gran pollice verde, una considerevole competenza botanica (viene interpellato anche a distanza) e una capacità riconosciuta nel comporre con garbo fiori e foglie a scopo decorativo. Una passione e una curiosità per il cibo, un talento in cucina, anche questo legato all'innata capacità di composizione armoniosa di cibi.
Dimostra anche una considerevole attitudine ad aiutare il prossimo (deformazione professionale o inesauribile pazienza?) e questa estate fatta di poco si è illuminata più volte, guardandolo all'opera.
Ed è anche un capace e volenteroso arredatore di legnaie.


Nel suo giardino ho mangiato questa 'sbrisolona' di zucchine.

Ingredienti
1 kg di zucchine
1 cipolla
600 gr farina 00
100 gr parmigiano
2 uova
300 gr di mozzarella
1 bustina di lievito per torte salate
200 gr di olio di mais

Per prima cosa tagliate a dadi grandi le zucchine e fatele cuocere con una cipolla affettata per circa 5 minuti. Quando sono ancora al dente spegnete.
Mescolate in una grande ciotola la farina con il lievito e il parmigiano grattugiato quindi aggiungete le uova e l'olio poco alla volta e cominciate a sbriciolare il composto.
Accendete il forno a 180°, tagliate a dadini la mozzarella. Prendete una leccarda e ungetela o ricopritela di carta forno, quindi sbriciolate sopra metà del composto farinoso e compattatelo leggermente con la mano.
A questo punto versateci sopra le zucchine trifolate e la mozzarella a dadini e poi ricoprite il tutto con la seconda metà del composto farinoso.
Infornate e cuocete per circa mezz'ora fino a che la superficie della sbrisolona non sia ben dorata.


Se non lo volete utilizzare la leccarda del forno, ma una teglia più piccola, basterà dimezzare le dosi.
Et voilà.

Carla