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mercoledì 13 maggio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DALLA BOCCA DI UN LEONE 


Sono la Rabbia. Non ho né padre né madre: 
sono saltata fuori dalla bocca di un leone 
quando non avevo neanche mezz'ora di vita; 
e ho scorrazzato su e giù per il mondo 
con questa coppia di spade, ferendo me stessa 
quando non avevo nessuno da combattere. 
Sono nata all’inferno; e fate attenzione, 
perché qualcuno di voi sarà mio padre. 

Con questa citazione de Il dottor Faust di Christopher Marlowe in esergo, Inés Garland dà il via alla storia di una ricerca, che è anche un combattimento, che è anche la lenta costruzione di sé del giovane Tadeo. 
La rabbia è quella che Tadeo sente crescergli dentro sin dalla prima scena del romanzo, quando suo fratello Iván lo costringe ad allargare le braccia a croce tenendo sul palmo di ciascuna mano un volume dell’enciclopedia Britannica con la minaccia di riempirlo di botte se le braccia dovessero cedere sotto quel peso. Il combattimento pure è di Tadeo, contro quella rabbia di cui rischia a ogni passo di diventare il padre. La ricerca è quella di capire sé stesso e la sua triste e opprimente famiglia, capire tutto quello che gli viene taciuto. 
Quello che Tadeo certamente sa è che non vuole diventare né come suo padre, né come Iván. 
Siamo in Argentina, a Buenos Aires e Tadeo è un quattordicenne, il più giovane di quattro fratelli. Vive in una famiglia devastata dall'irragionevole severità del padre, dalla triste e anaffettiva sottomissione della madre e dalla crudeltà fisica e psicologica di Iván. 
In effetti, motivi per farsi divorare dalla rabbia ce ne sarebbero abbastanza. 
La fugace presenza in famiglia della sorella Lucrecia, per quanto affettuosa, non riesce a spezzare l’angoscia che si respira costantemente in casa. E poi c'è l’altro fratello, Jano, personaggio centrale nella storia ma intorno al quale si condensa un omertoso mistero che riguarda la paralisi dovuta a un incidente di cui nessuno vuole parlare: la sua presenza, per quanto immobile e muta, è il nocciolo duro della storia.
Si tratta dunque di un affresco familiare che – per quanto nelle intenzioni dell’autrice nasceva come una storia corale - presto viene sopraffatto dalla figura di Tadeo che prende le redini della narrazione: il suo sguardo sulla famiglia e su se stesso diventa voce narrante alla quale l’autrice decide di affidarsi senza esitazione. 
Appena può, Tadeo si rifugia al fiume. Lì trova ristoro: la natura gli offre la possibilità di cercare un contatto con se stesso e sarà proprio lì che incontrerà Vera, una coetanea che invece ha una famiglia gioiosa e aperta, non priva di problemi ma con una sana stravaganza che consente di vedere le cose del mondo con amore e immaginazione. La famiglia di Vera è differente: non è questione di perfezione, non si tratta di non avere problemi, di essere più o meno fortunati… è questione di abbracci, di sincerità, di coraggio, di immaginazione e di cura. 
Sarà lei ad aprire lo sguardo di Tadeo a un modo diverso di essere famiglia e più in generale, a una postura differente rispetto ai fatti della vita. 
Tadeo osserva, si fa domande, mette insieme ricordi, confronta gli sguardi, cerca la strada e segue le tracce che Jano, quel fratello ormai ridotto al silenzio, gli ha lasciato. 
Inés Garland costruisce un racconto intenso, ruvido e coraggioso al tempo stesso che procede seguendo i pensieri e le vicende del protagonista, ma anche servendosi delle grandi narrazioni: ci imbattiamo nel mito di Atteone, che viene trasformato in cervo per aver visto quello che non poteva vedere e viene sbranato dai suoi stessi cani, o nei racconti delle Mille e una notte che dicono di potenti metamorfosi e terribili presagi. Come la lenta costruzione di un puzzle, Tadeo mette insieme i pezzi fino a svelare i tormenti, i segreti e le radici che hanno fatto di quella famiglia quella che è. Per percorrere i labirinti di quella rabbia e trovare la via di uscita. 
Tante sono le questioni affrontate: la malattia mentale, l’omosessualità, la violenza domestica, la vergogna, la sconfitta, il coraggio della verità, l’amore, il dolore, la libertà, la forza e la debolezza, ma nessuna di queste diventa “un tema” né tanto meno un insegnamento. 
I personaggi sono densi di sfaccettature, mai completamente incasellabili in un tipo piuttosto che in un altro. Tutte persone vive e dunque complesse. 
Tadeo diventa capace di attraversare questa complessità e di riconoscerla in se stesso. E questo fa di questa storia, una bella storia. 
"Tutta la rabbia che ho dentro", il cui titolo originale è "De la boca de un león", è stato premiato dalla giuria del XXI Premio Alandar che ha definito l'opera come "un avvincente romanzo di formazione, che parla di crescita, maturazione e ricerca dell'identità, capace di creare un'intensa tensione psicologica attraverso piccoli gesti. Notevole sia dal punto di vista tecnico che letterario, riesce a costruire una grande storia a partire dai conflitti familiari e a stabilire uno schema di disattivazione della violenza. Una narrazione travolgente con improvvisi sprazzi di chiarezza, soprattutto nelle scene rurali, che qui sembrano avere un potere curativo." Pienamente d’accordo. 
Inés Garland è stata apprezzata anche in Italia con l’attribuzione del Premio Strega Ragazzi nel 2023 per “Lilo” (Uovonero). Con Feltrinelli, nel 2015 ha pubblicato "Carta Forbice Sasso". 

Patrizia 

Noterella al margine. Qui il testo spagnolo delle motivazioni della giuria del Premio Alandar:  "una emocionante novela sobre el crecimiento, la madurez y la búsqueda de la identidad que consigue crear una intensa tensión psicológica a través de pequeños gestos. Notable tanto desde un punto de vista técnico como literario, logra levantar, a partir de los conflictos domésticos, una gran historia y establece un patrón de desactivación de la violencia. Consigue llenar una narración sobrecogedora de ráfagas de claridad, especialmente mediante las escenas de campo, que aquí parece tener un poder curativo".


Tutta la rabbia che ho dentro", Inés Garland, trad. di Francesco Ferruccio, Uovonero 2026 


mercoledì 12 novembre 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CONDANNARE IL PIACERE 


“Ho voluto essere libera, e lo sono. Sola anche. Molto sola. Lo ero già un po’, prima. Prima dello sbarco dell’armata di faccine che fanno vibrare il mio telefono. Lo ero perché avevo deciso di ascoltarmi. Dal primo dito che ho lasciato scivolare tra le cosce a otto anni, per trovarci un tesoro, fino ad oggi. Ho deciso di ascoltare ciò che batte dentro di me. Scegliere la libertà significa scegliere la solitudine. E arriva un momento in cui non è più una scelta. 
Viene un momento in cui non puoi più tornare indietro. Lo sai, lo sai dall’inizio. Ma davanti a questo plotone di esecuzione, quando li guardi dritto negli occhi e vedi soltanto cieca obbedienza e voglia di sangue, allora lo sai. Lo sai davvero, intendo. Sai che sei sola. E che sei libera.” 

Ecco un altro titolo della collana L’ardeur, dell’editore francese Thierry Magnier. 
Avevamo già apprezzato il primo romanzo uscito in Italia per Terre di Mezzo. 
Ora è la giovanissima casa editrice Faros che – come si legge nella home del sito – decide di offrire a lettrici e lettori adolescenti e young adult quei romanzi di qualità con cui poter scoprire con semplicità l’universo della sessualità e del corpo, senza falsi pudori e senza moralismi
Queen Kong è firmato da Hélène Vignal - autrice già tradotta da Camelozampa (Troppa fortuna, nel 2011 e Diario di un ragazzo invisibile nel 2022) - ed è un lungo monologo fatto di voce e rumori. 
La voce è di una ragazza diciassettenne di cui non conosciamo il nome. Una tra tante. Una voce che rischia costantemente di essere sopraffatta da rumori incalzanti e prepotenti. 
Dall’alto, il rumore delle pale di un elicottero che gira sopra la sua casa per controllare e sanzionare un gruppo di ragazzi che hanno occupato il bosco impedendo la costruzione di un grande albergo. Dal basso, il rumore che viene dalla sua stanza e le riempie la testa: è il tintinnìo delle notifiche sul suo cellulare. Sono i suoi amici (ex) che le inviano insulti, per controllare e sanzionare il suo comportamento. Elicottero e cellulare. Sembrano due mondi separati, ma la storia ci chiarirà che non lo sono perché in comune hanno il controllo e la sanzione, in effetti. 
Lei ha deciso con lucidità e curiosità di conoscere il suo corpo e la sua sessualità, sa che il suo corpo sa procurarle un piacere intenso, una specie di estasi. Ascoltare il suo corpo diventa una ricerca determinata, serena e consapevole. Da bambina le bastava farlo da sola, ora capisce che può spingersi più in là: esplorare il sesso, ascoltare il suo corpo e quello dell’altro. Ma più in là è pieno zeppo di tabù, di schemi prestabiliti e stereotipati. Perché lei non cerca l’“amore”, come tutte le sue coetanee. Non insegue sogni romantici e preconfezionati, non ci pensa proprio a condurre la sua ricerca conformandosi ai vincoli imposti dalla società e dagli stereotipi sull’amore e sul sesso, quelli in cui ogni adolescente, maschio o femmina, cresce e su cui impronta il proprio immaginario. 
“Se vuoi sesso senza amore, se vuoi separare le due cose, se vuoi il tempo di capirci qualcosa, devi essere pronta a pagarne il conto. Nessuno te lo permetterà. Soprattutto se sei una ragazza.”
Ecco qual è il problema. Il gruppo dei pari non accetta. Eppure nella voce non c’è trasgressione né provocazione. 
Il monologo ripercorre gli incontri con i quattro ragazzi che ha scelto, quattro esperienze diverse nelle quali misura se stessa e l’altro, impara, capisce quello che cerca di volta in volta, quello che vuole e quello che non vuole. Ma l’ultimo incontro sarà particolarmente offensivo. Intanto i messaggi sul cellulare incalzano, si fanno sempre più ingiuriosi, sempre più violenti ed è lì che, quasi istintivamente, nasce la rivolta perché “là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che ti salva”
Come una novella King Kong, si inerpicherà su quella collina occupata dai manifestanti: un’arrampicata selvaggia e disperata (“Sono King Kong, in carne e ossa, e la ragazza nella sua mano sono io… Mi sento gridare. Delle grida da belva, delle grida da scimmia gigante che non vuole essere abbattuta”). La voce si libera in un urlo che alla sanzione e al controllo risponderà con la lotta. 
Dunque una storia individuale che si inserisce in un più ampio scenario di critica sociale richiamando il saggio-pamphlet, King Kong Théorie, pubblicato in Francia nel 2006 e tradotto in Italia nel 2019 da Fandango. Un saggio che, firmato dalla punk-femminista Virginie Despentes, analizza e denuncia senza mezzi termini come il potere nelle società capitaliste determini le identità di genere ingabbiandole in schemi produttivi funzionali al mantenimento dell’ordine sociale costituito, anche quando pare consentire la massima libertà di scelta. 
Premiato con la Pépite d'Or dal Salon du livre et de la presse jeunesse di Montreuil nel 2021, Queen Kong è un romanzo interessante e necessario per il modo in cui affronta le tematiche della sessualità adolescenziale (ma, direi, non solo adolescenziale) e per il potenziale di libertà e di liberazione che è in grado di offrire ai lettori e alle lettrici a partire dai 15 anni. 

Patrizia 

Noterella al margine. Il testo pubblicato da Faros è stato tradotto dal francese da un gruppo costituito da uno studente e cinque studentesse durante il Corso universitario di Lingua e Traduzione Francese presso il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna nel 2024. 
Nella Nota del traduttore e delle traduttrici si dà conto della “dimensione collaborativa della pratica traduttiva in ambito letterario”, pratica che ha consentito di affrontare un testo non semplice sia per lo stile adottato sia per le tematiche affrontate, dovendo fare i conti con i tabù impliciti della nostra lingua. E dunque, così concludono: “Più che un semplice esercizio di traduzione, questo lavoro è stato un invito ad aprire un dibattito necessario. Sarebbe auspicabile che anche in Italia si avviasse un percorso di sensibilizzazione ed educazione capace di parlare ai giovani in maniera diretta e rispettosa, così da stimolare un dialogo che oggi appare ancora troppo silenziato”

“Queen Kong”, Hélène Vignal, trad. di Rebecca Balzano, Maria Grazia Coppola, Gaëlle Dellamaria, Luca Lemoni,Cecilia Tarquini, Apoorva Yadav e Licia Reggiani (professoressa associata di Lingua e traduzione francese), Faros edizioni 2025