martedì 16 agosto 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ASPETTANDO CHE IL GRANCHIO SI AFFACCI

L'ISOLA DEI GRANCHI VIOLINISTI, Xavier Queipo, Jesús Cisneros
Logos, 2011

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

Mi capita ormai tutti gli anni quando passeggio per gli stand degli editori stranieri alla Fiera del libro di Bologna. E' quasi un rito: quando vogliamo 'andare sul sicuro' con gisella ci dirigiamo con fare spedito all'angolo che ospita la OQO Editora e lì cominciamo a curiosare tra le novità. Novità che di solito sono molto numerose e che nella stragrande maggioranza dei casi sono libri godibilissimi. Rilegati, illustrati da giovani e talentuosi illustratori quanto da artisti affermati, contraddistinti da brevi testi (talvolta anche in rima), spesso molto spiritosi, mai insignificanti, i libri OQO (www.oqo.es/editora/es  in particolare nella collección O, dai 3 ai 7 anni, quasi quadrati o nella collección Q rettangolari dagli 8 ai 12 anni) ci aspettano ogni anno. Prima che la Logos (www.logosedizioni.it) decidesse di stamparli anche in Italia, era un po' macchinoso procurarseli, ma adesso, basta sperare ed aspettare e, se sei fortunato, vengono prescelti e pubblicati anche da noi. In questo momento spero e aspetto il libro El tren (di Silvia Santirosi, illustrato da Chiara Carrer) e La madre del héroe (di Roberto Malo e Francisco Javier Mateos illustrato da Marjorie Pourchet).
Due anni fa speravo ed aspettavo La isla de los cangrejos violinistas. E ho avuto fortuna. Quest'anno la Logos lo ha pubblicato.

"Moi lasciò due fiori di ibisco accanto a ogni buchetto, sperando che i granchi si facessero vivi. Dopo pranzo tornò ai pilastri: i fiori erano scomparsi, ma dei granchi neanche l'ombra. Moi restò in attesa per ore e ore."

Moi, una bambina attenta e curiosa della natura, scopre che, nascosti nella sabbia della spiaggia del suo villaggio, vivono i granchi violinisti. Il nonno le racconta molte cose su di loro. Così, conoscendone le abitudini, la bambina potrà incontrarli e addirittura diventarne amica. A tal punto che sarà proprio per merito di questi piccoli e timidi animali la bambina si salverà dal morso di un terribile serpente.
In una lontana isola del Mar dei Caraibi dove la vita scorre in armonia con la natura, si dipana una storia che ne racconta molte altre. In questo albo illustrato si possono leggere tra le righe l'interesse che i bambini dimostrano verso il mondo che li circonda; la saggezza dei vecchi che sanno molto ma non tutto; la riconoscenza che gli animali nutrono verso chi è gentile con loro; la capacità di chi vive a contatto con la natura di leggerne i messaggi; il senso del tempo che passa ma non scorre mai inosservato; la poesia che si insinua nell'immaginario collettivo per raccontare un mondo quasi invisibile.
Ed è proprio quest'ultima cifra, la poesia, che distingue questo racconto che definisce i granchi 'violinisti' - perché come un violinista si muovono sulla sabbia - e le illustrazioni di Jesús Cisneros.
Cisneros lo avevamo già visto e apprezzato nel libro Ramón (Libros del zorro rojo, altra casa editrice spagnola da tenere sempre a mente librosdelzorrorojo.blogspot.com) che aveva vinto il Premio Lazzarillo nel 2007. Figure dal profilo esile, costruite da macchie di colore, delicati colori naturali acquarellati che sfumano come in una nebbia impercettibile, contrapposizioni di grande effetto tra bianchi e neri.
Una bella storia da leggere con tutti quei bambini che hanno il tempo e la voglia di fermarsi per vedere l'incanto.

carla

giovedì 11 agosto 2011

VIVA MARIA! e VIVA LA CAPONATA


Mia sorella è una di quelle persone che, in un’età della vita in cui alcune sicurezze sono date oramai per scontate, capovolge tutto e pensa che sia arrivato il momento di ricominciare un’attività nuova in un paese diverso, insomma una nuova vita.
Si chiama Maria e tre anni fa ha fatto quello che molti di noi pensano e dicono ma poi non riescono a mettere in pratica: ha chiuso un negozio di abbigliamento, per un anno ha studiato spagnolo e ha frequentato un corso di cucina, dopodiché si è trasferita nel Sud della Spagna: a Granada in Andalusia.

Le piace cucinare (ma è anche una fantastica fotografa rigorosamente in bianco e nero) e, dopo quattro mesi, ha aperto VIVA MARIA!, un locale dove si possono mangiare piatti della Liguria e non solo. Qui c’è una delle sue prime vetrine:


In questi giorni è venuta a trovarmi a Roma e ieri ha preparato un piatto che ligure non è, ma è buonissimo: la caponata.
Ha preso tre grosse melanzane, le ha tagliate a tocchi che ha cosparso di sale e messo in uno scolapasta. Poi si è dimenticata il tutto per un’ora.
Ha tagliato a pezzi e svuotato dei semi cinque grandi pomodori tondi.
Ha messo a bagno in una ciotola due manciate di capperi sotto sale; ha tolto il nocciolo a due manciate di olive nere.
Quindi in una padella con un po’ di olio ha sistemato due cipolle tritate abbastanza sottili e quattro gambi di sedano tagliati a pezzetti. Li ha fatti cuocere per qualche minuto poi ha aggiunto i capperi, le olive e i pomodori.
Nel frattempo ha fritto i grossi pezzi di melanzana. Alla fine ha unito le melanzane al resto degli ingredienti aggiungendo anche mezzo bicchiere di aceto di vino bianco e tre cucchiai di zucchero. Ha fatto insaporire il tutto per qualche minuto.

Che dire? Aveva il sapore della vita: la carnalità delle melanzane, il croccante del sedano e delle cipolle, la dolcezza mitigata dall’aspro. E, come al solito, il giorno dopo era ancora più buona.
Oggi è ripartita... e la caponata è finita.

p.s.: l’indirizzo di Viva Maria!: Calle San Jerónimo, esquina Calle Baratillo, Granada
 Lulli

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA CREAZIONE E LA PUNTEGGIATURA

COM'ERA ALL'INIZIO, Heinz Janisch, Linda Wolfsburger
San Paolo edizioni, 2011

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 6 anni)

Questo libro, pubblicato in Austria nel 2009 è dedicato a Lilli, nata il 29 luglio di quello stesso anno. E' stato creato per raccontare a Lilli, bambina appena arrivata, e con lei a tutti quei bambini un po' più grandi che sfoglieranno il libro, da dove tutto ha inizio.
Sebbene il titolo paia assertivo, visto che manca il punto interrogativo (che però curiosamente compare nella scheda originale del libro austriaco...),
Heinz Janisch immagina che Lilli o un altro bambino un giorno si facciano la grande domanda, circa il punto di partenza di ogni vita. Si può credere o meno che spetti a Dio il primato creativo, ma la domanda resta lì, comunque sospesa, ma lecitissima.
Domanda che, peraltro, qualche anno fa Wolf Erlbruch con La grande Question (vincitore del Bologna Ragazzi Award nel 2004) si era già posto, in una prospettiva del tutto diversa, decisamente più laica e più intrigante.
Per chiarirvi le idee vi accenno brevemente la storia editoriale del libro di Janisch e Wolfsburger: in Italia, pubblicato dalla San Paolo, nella sua versione originale è stato pubblicato dalla casa editrice Wiener Dom-Verlag (vale a dire Editrice Duomo di Vienna), nel 2010 ha vinto il premio Miglior libro cattolico per bambini. Mi pare evidente che la chiave di lettura e quindi la risposta alla grande domanda sia piuttosto confessionale e come tale va trattata.
Tuttavia questo libro che parrebbe scontato nelle sue conclusioni, a ben vedere non lo è affatto.
La vera chiave di lettura che mi pare interessante da sottolineare e da proporre a un bambino è quasi nascosta nell'ultimissima pagina, al posto del consueto risguardo, quando ormai il libro si considera finito. Nell'ultima pagina, dopo che Dio ha decretato: sarai un uomo, sono le seguenti parole che mi colpiscono: So ist das (Ed è così). Jetzt (Adesso) e se giro la pagina, sorpresa!, leggo: spannend. Non è per spocchia che faccio riferimento al testo in tedesco, lo faccio perché penso che in originale il senso sia salvo, mentre nella traduzione italiana si perda un po', laddove la parola spannend è tradotta con meraviglioso, quando invece spannend significa avvincente, appassionante, emozionante, eccitante, elettrizzante (a voi la scelta).
Se toccasse a me parlare con dei bambini di questo libro, lascerei in secondo piano il fatto che spetti a Dio scegliere cosa creare, ma metterei alla ribalta il fatto che la vita di un essere umano è cosa avvincente, emozionante, appassionante ecc. ecc. Metterei in risalto anche la poesia di certe illustrazioni, la loro sottile contrapposizione -un cane al guinzaglio e un uccello che vola alto nell'aria; una tigre che salta e una lumaca - come pure il lievissimo filo di nessi logici che le lega -fiocchi di neve e orsi polari; alberi nei prati e cactus nei deserti.
Un illustrato che, se avesse goduto di maggior cura editoriale e grafica (che orrore le etichette per accogliere i testi!!!), avrebbe potuto essere ancora più interessante di quello che già è. E poi a me, che coltivo con cura l'arte del dubbio, quel punto interrogativo nel titolo manca tanto...
Carla

martedì 9 agosto 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL PROFUMO DELLA DIVERSITA'
LA ROSALjudmila Petruševskaja, Claudia Palmarucci
Orecchio Acerbo, 2011

ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 12 anni)

"Si fece piantare di buon grado in un vaso e legare con una cordicella a una lunga canna, perché i professori gli spiegarono che altrimenti avrebbe potuto piegarsi."

Un omino anziano, dall'aria spaurita e dal naso lungo e sottile, un giorno cominciò a profumare di rosa; ma non un leggero e passeggero olezzo, ma, al contrario, un profumo penetrante che non si dissolveva col tempo. Tutti, al suo passaggio, persone, cani o gatti che fossero, se ne accorgevano e si bloccavano ad annusare e a chiedersi da dove provenisse tale profumo. Nonostante l'omino affermasse di essere lui la causa, nessuno gli credeva e, anzi, passava del tutto inosservato. In famiglia e nel palazzo, invece, tutti si lamentavano con lui.
A questo curioso problema occorreva trovare una soluzione. Si rivolse, così, all'accademia botanica. Là gli scienziati, tralasciando il fatto si trattasse di un uomo, lo studiarono e lo curarono come se fosse una pianta. Queste attenzioni, tuttavia, piacquero all'omino che, di buon grado, accettò di farsi mettere in vaso e annaffiare abbondantemente e anche concimare. La scomparsa altrettanto improvvisa del profumo non scombinò i piani degli scienziati, che lo definirono una rosa rosa-pallido senza profumo e lo mostrarono al pubblico e lo esibirono a convegni sul tema.
E all'omino, così, gli toccò sopportare la vita del fiore. D'altronde "i fiori sono creature sottomesse". Infatti, scrive Ljudmila Petruševskaja "i veri fiori crescono dalla spazzatura e si nutrono come capita".

Un breve e straordinario racconto che, non a caso fin dalla copertina intrisa di Magritte, si muove nel surreale. Attraverso la metafora dell'uomo che profuma come una rosa, seguiamo la sorte di chi, per il suo essere diverso, deve essere riassorbito dal sistema e quindi omologato ad un canone di normalità. Attraverso il racconto, ma anche attraverso la lettura personale e molto intelligente che ne fa Claudia Palmarucci nel suo racconto per immagini, il compito degli uomini dell'accademia pare proprio quello di voler trasformare un uomo in una marionetta per farlo assomigliare a tutti gli altri (già marionette dal principio, avete notato?) e soprattutto per manovrargli il pensiero. In questo senso l'immagine delle mani che concimano la testa 'scoperchiata', o per meglio dire il cervello, mi è parsa illuminante.
Il racconto di Ljudmila Petruševskaja (scritto più di venti anni fa),  così surreale, ironico, ma al contempo intenso e, per certi versi agghiacciante per lucidità di analisi e senso critico, merita di essere letto e riletto più volte per essere apprezzato nelle sue molte sfumature. Altrettanto mi sento di dire per le illustrazioni di Claudia Palmarucci che dà una sua interpretazione della storia davvero molto personale, ma che non fa altro che aggiungere valore al valore.
Solleticano la memoria di chi 'bazzica' la storia dell'arte i suoi continui riferimenti e le sue continue citazioni di grandi quadri rivisitati. Alcune soluzioni interpretative le considero davvero geniali: il vaso in testa che funge da cappello e che quindi capovolge la prospettiva dell'uomo-pianta, oppure l'ombra dell'omino sul foglio bianco che ha davanti che nella sua forma preannuncia il tema del racconto ... A proposito di quest'ombra, a me è parso di leggerci quasi un omaggio o una citazione della copertina di Negrin per L'ombra e il bagliore, altro preziosissimo libro di Orecchio Acerbo.

La Rosa parla di libertà e manipolazione. E non è un libro facile, non è pacificante, non ha smussature; è come un cristallo tagliente che nella trasparenza fa vedere il proprio significato. E' un libro che costringe il pensiero ad attivarsi: utile punto di partenza per ragionare. Evviva!

Carla

domenica 7 agosto 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GALLEGGIARE NONOSTANTE


QUALCOSA GALLEGGIA, Giovanna Ranaldi
Kite Edizioni, 2011

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

Questo libro è rimasto nell'anticamera della mia testa per un po' di tempo. L'avevo notato sugli scaffali della Kite mentre camminavo per la Fiera del libro di Bologna con quadernino e matita. Ero stata attratta dalle macchie di colore giustapposte che compongono l'immagine di copertina e dal formato che tanto amo (i libri quadrati di 22 cm.). L'ho preso e l'ho letto e, per storia, immagini e colore, mi è rimasto impresso. Quel rosso lì non se ne è più andato. Poi, come spesso succede, l'ho perso di vista, ma quel qualcosa ha continuato a galleggiare nella mia testa, l'ho cercato e nuovamente trovato e ora si è fermato in questa pagina.

Di notte galleggia
Nel vento e nella tempesta galleggia
Fa grandi incontri e galleggia
Nella pioggia galleggia

In un mare grigio, profondo, talvolta in tempesta, attraversato solo di rado da grandi navi all'orizzonte, qualcosa galleggia: un punto rosso. Un punto rosso, un po' piccolo e un po' grande, che cattura lo sguardo di chi sfoglia le pagine che contengono la sua avventurosa storia. Ma attira l'attenzione anche di pesci, balene e cormorani che lo guardano navigare sulla superficie dell'acqua. Non si può non vederlo, ma nessuno si avvicina e lo prende con sé. Il suo lungo viaggio termina dove il mare, diventato verde, finisce e incontra la terra. E lì sulla terra, finalmente, capiamo chi è.

Un libro di potenti immagini e poche parole per raccontare una storia che, essendo universale, può essere interpretata in molti modi diversi. Si tratta di un viaggio, un percorso di trasformazione e di crescita verso il destino che ognuno sceglie (?) per sé.
Qualcosa galleggia si presenta come una storia indefinita, incerta, 'aperta' che proprio per questo può essere letta secondo chiavi interpretative molto personali.
Giovanna Ranaldi, in questo piccolo picture book, fin dal titolo, ma in realtà ancora nelle ultime pagine, lascia il lettore in sospeso su cosa sia questo qualcosa. Solo alla fine del libro dà una sua lettura personale che però nulla toglie ad altre interpretazioni a carattere più metaforico che ogni lettore singolarmente può dare.
Tutto quel mare, così scuro e vasto, quegli incontri che non sono mai veri contatti, quel senso di solitudine, di fatica e di determinazione che circonda il punto rosso lungo tutto il suo percorso, mi hanno fatto pensare al difficile mestiere di vivere, al difficile compito di dare un senso alla propria esistenza. Non fa differenza si tratti di un bambino che da piccolo diventa grande, di un migrante in cerca di terra nuova dove mettere radici, di un salmone che segue 'per natura' un percorso tutto in salita verso la continuazione della sua specie, o di un piccolo seme che, dopo aver attraversato il mare, diventa albero, rifugio per uccelli e, a sua volta, porta in sé il seme di una nuova esistenza.
Andare avanti, nonostante tutto. Ecco il senso che io ci ho letto e che mi piacerebbe cogliessero anche i bambini.

Carla

martedì 2 agosto 2011

IL NOCINO E IL CALORE DELL'ESTATE


La notte del 23 giugno, quella che precede la festa di San Giovanni Battista, a Genova si facevano falò in ogni piazza, dopo che per una settimana i ragazzi erano andati a raccogliere legni in tutto il quartiere per poter costruire una catasta altissima. Il fuoco con la sua funzione purificatrice rimarcava l’arrivo del solstizio d’estate.
In quella notte si raccolgono anche le noci per preparare il nocino, poiché in quel periodo le noci verdi sono al giusto punto di maturazione per essere tagliate in quattro (né troppo molli né troppo dure) e, secondo la tradizione, la rugiada notturna trasmetterebbe al liquore le sue proprietà curative.
Confesso di non avere raccolto le noci quella notte bensì qualche giorno dopo. C’è un albero nel Clivo di Scauro con alcuni rami che si allungano prepotentemente nella strada e da qualche anno, nella seconda metà di giugno, raccolgo trenta noci per preparare un litro di prezioso nocino.
Dopo aver tagliato le noci in quattro parti, occorre metterle in un litro di alcol o di grappa, insieme a cinque chiodi di garofano, due pezzetti di cannella, un pezzo di buccia di limone. Devono macerare al sole per un mese in un barattolo di vetro chiuso ermeticamente.
La fotografia l’ho fatta proprio in questa fase della preparazione: oggi, 1 agosto 2011, il barattolo è in terrazzo al sole ed è caldissimo, sta accumulando tutto il calore e la forza che poi ci darà nel freddo inverno. E’ il momento della preparazione che mi piace di più: la sensazione di raccogliere e conservare in un liquido tutta la luce e il caldo del sole dell’estate per poi assaporarlo in una fredda sera di gennaio.
Il composto deve essere agitato ogni giorno. Passato un mese, occorre aggiungere 500 gr di zucchero sciolto in un po’ di acqua e lasciato raffreddare, e far riposare per altri quindici giorni. Filtrate e aspettate almeno un mese prima di consumarlo. Le noci recuperate dopo il filtraggio possono essere utilizzate per aromatizzare la grappa.
p.s.: Non so se esiste a Roma quello che già c’è a Londra, ovvero una mappa in cui sono indicati tutti gli alberi da frutto presenti nei luoghi pubblici della città. Questo è l’indirizzo: http://www.fruitcity.co.uk/

Lulli

domenica 31 luglio 2011

E' DOMENICA? allora PANCAKES!


Con Margherita, mia figlia, lo scorso inverno fuggimmo per due giorni a Berlino. Io cercavo cucchiaini di plastica e vecchi ricordi di quando ero studente solitaria lassù, Margherita cercava una nuova occasione per fotografare Holocaust-Mahnmal, con una luce diversa. Indietro abbiamo riportato qualche foto, dei cucchiaini e una nuova tradizione: i pancakes fatti per la colazione della domenica. In quel breve viaggio a Berlino, infatti, abbiamo mangiato dei Pfannkuchen (la versione germanica delle ben più famose frittelle di zio paperino) davvero strepitosi in un tranquillo caffè di Savignyplatz...e da quel giorno ogni domenica io mi alzo presto e preparo i pancakes per tutti. La ricetta viene dalla rete (irrecuperabile la fonte), ma è garanzia di successo ed è stata scritta da un vero professionista del genere. A casa mia si fa mezza dose esatta e vengono 6 pancakes. Ma voi sentitevi liberi di fare anche l'intera dose che prevede:
  • 2 uova
  • 250 g di farina 00
  • 30 g di burro
  • 400 cc di latte
  • 1 cucchiaino lievito in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino di zucchero
Preparazione
Questa è la versione americana.
In una ciotola capiente, setacciate insieme farina, lievito, sale e zucchero. Fate un buco al centro e versate il latte, le uova e burro che avrete accuratamente sciolto a bagno maria; mescolare il tutto a fondo.
Far scaldare a fiamma medio-alta la piastra o la padella precedentemente unta o oliata. Io uso un padellino antiaderente, quelli per fare l'uovo fritto, per intenderci.
Versare l’impasto un po' alla volta prendendolo con un mestolo (ogni frittella, un mestolo raso).
Far dorare entrambi entrambi i lati e quando saranno di colore quasi marrone vuol dire che sono pronti. Mettete i pancakes, via via che sono pronti uno sopra l'altro a formare una torre e tra uno e l'altro versate un po' di sciroppo d'acero (i più 'duri' tra uno e l'altro ci mettono anche un ricciolo di burro che con il calore si scioglie mischiandosi allo sciroppo...)
Servite i pancakes caldi. Attenzione non credete a quelli che vi dicono di guarnirli con ciò che più vi piace. Usate RIGOROSAMENTE lo sciroppo d'acero ed eventualmente, solo in cima, un po' di zucchero a velo che aggrazia la presentazione ( A Berlino, nel grazioso caffè, c'era, infatti).
Fin qui, la ricetta semplice. Ma se siete dei perfezionisti e vi piace imparare quei piccoli trucchi che in cucina fanno la differenza, ecco alcuni suggerimenti per pancakes veramente perfetti.

Consigli:

Il recipiente in cui setacciate gli ingredienti in polvere deve essere assolutamente asciutto.
Prima di unire le uova, il latte ed il burro fuso agli altri ingredienti mischiateli tra loro, sbattendoli ben bene ottenendo un unico composto. Sicuramente avrete una ciotola in più da lavare ma le buone forchette noteranno che così i pancake risultano più soffici.
Gli ingredienti "a secco" vanno miscelati a quelli "umidi" delicatamente ma in breve tempo: miscelare eccessivamente rende più veloce la formazione del glutine che renderà più duri i nostri pancakes.
Preriscaldare la piastra o padella (antiaderente o ben oleata) a 185°C. Per ungere la padella meglio passare un foglio imbevuto di olio vegetale (il burro brucia troppo in fretta).
Quando si formano delle bolle su un lato è probabile che sia giunto il momento di girare la frittella, ma prima sbirciate sotto. Se è stato raggiunto un bel colorito fra l’oro ed il marrone potete girare.
Non premete mai i vostri pancakes! E’ difficile resistere alla tentazione ma i pancakes non vanno schiacciati o andranno persi tutti gli sforzi per ottenere un pancake morbido e soffice.
Quando i bordi sono asciutti potete togliere il pancake dalla piastra.

Carla
 

sabato 30 luglio 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


GLI UOMINI SONO FATTI COSI' 

DIO, L'UOMO, LA DONNA E IL GATTO, Jutta Richter
Salani, 2011

NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni)

"Si chinò sull'acqua e si riconobbe. Il suo sguardo indugiò a lungo sull'immagine che lo fissava dall'acqua. e di nuovo fu colto da uno struggimento infinito. Desiderava un amico, un confidente, uno che gli somigliasse [...]ora avrebbe creato una riproduzione della sua immagine riflessa nello stagno, e questa riproduzione sarebbe stata il Suo contrario, il Suo amico, il Suo compagno. Lo specchio del Creatore: l'uomo." (p. 14-15)

Si può decidere, come sempre di fronte a una storia che ci viene raccontata, se crederci o no. Ma il punto non è questo. Rimane sempre una bella storia. Jutta Richter prova a raccontare la storia della Genesi ancora una volta e lo fa con grande poesia e sensibilità, secondo una prospettiva inaspettata, che non ha nulla di confessionale. Ci racconta un Dio molto umano - decisamente poco tonante - che prova sentimenti quali la solitudine, la rabbia, la delusione cocente, ma anche la felicità, e la tenerezza come quella di un vecchio padre che comunque non può smettere di vegliare anche sugli errori dei propri figli.
E anche Adamo, ci appare con tutti i suoi limiti, le sue difficoltà e incomprensioni nei confronti di Eva, la sua inguaribile codardia e paura rispetto alla responsabilità di una scelta, la sua goffa paternità, solo all'ultimo recuperata. Eva, al contrario, così tanto volitiva, sempre sicura e sostenuta nelle sue decisioni, ci appare madre pugnace e affettuosa amante. E poi Caino e Abele, nelle loro difficioltà di essere figli. Il tutto in uno scenario davvero 'paradisiaco' , almeno al principio, entro cui si muovono tutti gli animali, ma in particolare un cane, molto cane, e un gatto, molto gatto, con buone capacità di narratore.
Un libro solo apparentemente piccino che però, attraverso la storia più antica del mondo, ci racconta con grande profondità di pensiero cose grandi: l'Umanità, quella con la U maiscola su cui comunque - nel bene e nel male, nei valori e nei limiti - sarebbe utile riflettere e confrontarsi un po' più spesso, in questi tempi di 'vacche magre'.
Un libro di grande utilità da proporre ai ragazzi perché ragionino su quali secondo loro debbano essere valori e significati che fanno di un uomo un Uomo.

La copertina di Giulia Orecchia non rende giustizia alla complessità e allo spessore del contenuto. Francamente, non riesco a trovare l'ironia cui si allude nella fascetta, mentre trovo tenerezza, poesia e profondità. Concordo con la suddetta fascetta anche sul fatto che si tratti di una scrittrice di prima grandezza (ma mi chiedo se la Salani veramente la consideri tale, visto che nel risvolto di copertina si distrae e la chiama Jutta Bauer...) E' proprio vero, l'infallibilità non è di tutti!

Carla

mercoledì 27 luglio 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

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RITI DI PASSAGGIO

IL LEONE, Joseph Kessel
Salani, 2011

NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

Sono due le cose importanti per un lettore 'sfarfallante' tra gli scaffali di una libreria: la copertina del libro e una 'quarta' ben scritta. Non dico nulla di nuovo e gli editori lo sanno fin troppo bene, che entrambe possono fare la differenza, quanto meno all'inizio della carriera di un libro. Ce n'è una terza, però, che raramente porta su false piste il lettore in cerca di libro: ed è l'incipit. Questo libro ha un inizio che su di me ha funzionato come un cappio che a tutti costi mi tirava dentro.

" Aveva cercato di sollevarmi le palpebre per vedere cosa nascondevano? Non avrei potuto dirlo con certezza. Uscendo dal sonno avevo avuto la sensazione che un pennello leggero e ruvido passasse più volte sul mio viso. Quando fui del tutto sveglio, la vidi sul cuscino, accanto a me, che mi osservava con attenta insistenza. Non era più grande di una noce di cocco e del color del cocco era il suo corto pelame. Vestita così da capo a piedi sembrava un peluche. Solo il muso era coperto da una maschera di seta nera attraverso la quale brillavano due gocce: gli occhi."(p.9)

Ecco fatto, non lo ho più mollato.
La storia, in due parole, è quella di una bambina inglese che ha la fortuna di vivere con la sua famiglia nella Riserva reale del Kenya, perché suo padre ne è il direttore. Per Patricia è realtà quella che per molti bambini rimarà sempre sogno: lei non ha animali di peluche che la circondano, ma gazzelle, scimmie, elefanti in carne ed ossa. E poi,nella vita della bambina, c'è King, un magnifico esemplare di leone maschio con il quale, essendo cresciuti assieme, ha stabilito un esclusivo vincolo di affetto. Patricia e King sono praticamente inseparabili e vivono una straordinaria storia di amicizia. Fino al momento in cui un giovane Masai la chiede in sposa e la magia si spezza.
Attraverso gli occhi attenti del narratore, viaggiatore di passaggio in Africa, noi vediamo scorci di vita coloniale che già tanta buona letteratura ci ha raccontato, ma soprattutto siamo portati a ragionare su due grandi questioni: il rapporto tra uomo e natura e la perdita dell'innocenza.
Ciascun personaggio del libro si pone in modo differente nei confronti della Natura potente che lo circonda: c'è chi la teme, c'è chi invece la vuole possedere o, viceversa, viverci in armonia. Ed è su questa diversità di approccio che ruota l'intero romanzo. Da una parte gli inglesi, apparentemente dominatori del mondo, e dall'altra i masai, liberi perché padroni solo della propria lancia.
La protagonista Patricia, nonostante dimostri di avere un talento naturale nella relazione con gli animali - talento che io personalmente ho riscontrato solo in alcuni bambini di mia conoscenza (e penso al piccolo Matteo che all'acquario di Genova 'dialogava' con il piccolo di foca, Giotto, al di qua di un cristallo molto spesso che li separava, ma solo fisicamente) -, spesso si comporta come se fosse 'la padrona' del leone: è gelosa, possessiva, esclusiva e talvolta anche un po' prepotente nei confronti di King. Ma lei è una bambina occidentale e conosce solo questo tipo di amore. Credo che sia, a onor del vero, piuttosto difficile per un "piccolo" disgiungere la parola 'amore' dalla parola 'mio'.
Ed è proprio qui, nel confronto, o forse dovrei dire scontro, tra modi di concepire la vita così distanti che si delinea la seconda questione: il rito di passaggio verso la vita adulta. Se fino a quel momento tutto ha concorso nel far credere al lettore che spetti al giovane masai dimostrare al mondo il suo coraggio nel superare la grande prova per accedere al mondo dei grandi, all'ultimo, invece toccherà alla bambina inglese intraprendere il cammino verso un doloroso e cruento passaggio. E questo, inevitabilmente, significherà per lei la fine della fanciullezza.
Nel dare un parere su questo gran bel romanzo, non vorrei fermarmi a giudicarlo una lettura suggestiva di un mondo lontano ed esotico. Lo suggerirei, piuttosto, solo a lettori ne ne possano cogliere certe complessità.
Noterella al margine: ho sorriso nel pensare che il quadro di Henri Rousseau, Il sogno, un particolare del quale compare come copertina, se fosse stato visto nella sua interezza avrebbe raccontato ancora di più il contenuto del libro, per di più avvalorando la chiave di lettura che io ne suggerisco. Bene così, perché da che mondo è mondo, è il particolare scoperto che fa sognare il resto celato...


Carla

I RIPIENI E LA PAZIENZA


In Liguria i ripieni si chiamano così, sono zucchine e cipolle ma si chiamano ripieni e basta, si sa già di che cosa si tratta. Sono un preparazione dell’estate, quando ci sono le zucchine quelle verdi chiaro, le romanesche con il fiore, e le cipolle fresche.
Il ricordo è quello di mia madre che sul tavolo di marmo prepara il ripieno e il profumo che si sprigiona in casa una volta tirata fuori la teglia dal forno.
Ci sono delle preparazioni per fare le quali bisogna esercitare la pazienza, e se non c’è, è meglio non iniziare proprio, ma in estate questi momenti si trovano: è quindi tempo di preparare i ripieni.

Prima di tutto bisogna scegliere zucchine e cipolle piccole perché il risultato finale è quello di bocconcini pieni di sapore.
Il tutto comincia con il mettere a bollire le zucchine, poi le cipolle.
Si fanno raffreddare e si tagliano le zucchine in due nel senso della lunghezza. Quindi con un cucchiaino (io ne utilizzo uno da caffè piccolo piccolo di quelli che non si usano più) si scavano per ricavare delle barchette (forse delle piroghe) che si mettono strette una accanto all’altra nella teglia dove poi cuoceranno. Il lavoro di scavo è lungo, conviene farlo da sedute, bisogna fare attenzione a non rompere le fragili imbarcazioni.
Le piccole cipolle si tagliano longitudinalmente e si aggiungono in un incastro perfetto fra le zucchine come dei gusci di noce.

Il ripieno è composto da:
una parte delle polpa delle zucchine
la parte più interna delle cipolle
mollica di pane bagnata nel latte e poi strizzata
i fiori delle zucchine liberati da pistillo
un paio di uova
parmigiano reggiano
mortadella
erba cipollina
sale
Il profumo fondamentale è quello della maggiorana, in Liguria erba persa o soltanto persa, perché le si attribuisce un’origine persiana.

Devono essere frullati tutti insieme. E qui inizia nuovamente l’esercizio della pazienza. Armate del solito cucchiaino si riempiono piroghe e gusci. Per farlo mi siedo di nuovo: è un momento durante il quale possono nascere nuove idee, progetti mentre la radio mescola musica e parole:
In forno caldo (180°) devono rimanere circa 40 minuti.
Finiranno in un attimo quindi, quando avete la giusta dose di pazienza, preparatene tanti.

Lulli