domenica 13 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


GALLINA IN FUGA [II]

IL GIORNO DEL FRATELLINO, Christian Jolibois, Christian Heinrich
Nord-Sud Edizioni, 2012

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)



"Polletti e gallinelle fanno festa agli ultimi nati. Solo Carmelito, il polletto rosa, è triste. Guarda i suoi amici con un po' di invidia. 'Perché io non ho un fratellino?' 'Se avessi un fratellino, potremmo giocare insieme a salta-pollo o a tira-cresta'".

Il piccolo Carmelito, il pollo rosa nato da una gallina bianca e da un gallo rosso, ha il problema di essere figlio unico. Vuole un fratello, ma le uova che fa sua madre sono le migliori del pollaio e quindi diventano immediatamente frittate o finiscono in gustose torte rustiche. Ma se l'uovo appena fatto viene 'dato in affido' forse la maternità può aver luogo. Pedro il cormorano se ne incarica e così la 'gravidanza' prosegue. Ma a complicare le cose ci si mettono anche due ricci ladri di uova.
Salvato in extremis, l'uovo è pronto. Cric, si rompe davanti agli occhi impazienti di Carmelito. Nell'uovo non c'è un fratello ma, delusione totale, una sorella!! Fine di un sogno? Parrebbe di no, perché questa sorella si rivelaimmediatamente piuttosto in gamba; un vero talento nello sport, nel gioco, nell'ideazione, nel farsi valere e nel trarsi d'impaccio: tutto quello che fa lo fa meglio di lui, compreso anche salvargli le penne.
Va da sé che Carmelito cambia opinione su sua sorella e il tempo non è mai abbastanza per giocare con lei a Salta-pollo, tira-cresta, nascondi pollo, manca la piuma, gira gira pollo, pizzica pollo, grano duro e grano molle, passa la zampa, becco a te becco a me, gallina cieca, un due tre gallinella...



Terza storia della serie Polli ribelli. Nati in Francia già una decina di anni fa, questi libri, nel prosieguo della serie mantengono alto il livello di divertimento. Evviva! Alcuni particolari fanno davvero ridere: L'urlo di Munch citato per raccontare la disperazione di un polletto figlio unico, l'ecografia fatta a lume di candela, l'intrusione dei polletti nella fiaba di Pollicino (che se non si fossero introdotti forse anche a quei bambini sarebbe andata diversamente...), i porcospini pervicacemente conficcati sul fondo schiena del montone che pare ignorarli per tutto il tempo: si tratta di piccoli particolari nel testo o nei disegni che rendono la lettura di questi libretti davvero molto gradevole.
Breve battuta finale nel libro che dimostra quanto l'affetto la cura o, nel nostro caso specifico, la cova prenatale possa incidere sul nascituro. D'altronde il mitico libro di Dr. Seuss - L'uovo di Ortone - ha fatto scuola in tal senso!



Carla

Noterella al margine. Un'altra occasione perduta riguardo al formato del libro. Se avete visto il video  del post precedente, certamente avrete notato il formato che questo libro ha in Francia...che respiro diverso per le immagini di Heinrich! D'altronde Salani non è nuova al libro bonsai: penso a Urlo di mamma (Jutta Bauer) e Chi me l'ha fatta in testa (Wolf Erlbruch) che nella loro prima edizione erano entrambi poco più grandi di un francobollo e poco più piccoli di una busta da lettera.

sabato 12 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


GALLINA IN FUGA [I]

LA GALLINELLA CHE VOLEVA VEDERE IL MARE,
Christian Jolibois, Christian Heinrich,
Nord-Sud, 2012

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)



"Una sera, al momento di rientrare nel pollaio per andare a dormire, Carmela si blocca: 'Mi rifiuto di andarmene a dormire come le galline!' 'Io voglio vedere il mare!' 'Vedere il mare? E perché allora non viaggiare...già che ci sei!' Il padre di Carmela non ha mai sentito dire una cosa tanto stupida. 'Per caso mi vedi viaggiare? Ma lo sai Carmela, che il mare non è un luogo adatto alle galline come te? Forza, vai nel tuo nido!"

Va da sé che neanche 3 ore dopo Carmela è già in fuga verso il mare. Lascia tutti, il suo pollaio in perfetto silenzio nel cuore della notte. All'alba il lungo cammino viene premiato: una grande spiaggia con un bel mare verde. Comincia così la sua avventura acquatica con evoluzioni sul surf, terrore in mezzo al mare, incontro con tre caravelle, atterraggio sul ponte della Santa Maria, altissimo rischio di finire in padella, baratto della sua incolumità in cambio di un ovetto fresco per il capitano (che di uova se ne intendeva...), tentativo disperatissimo di produrre il suddetto uovo,

clicca sull'immagine per ingrandirla


arrivo insperato dell'uovo, scoperta del Nuovo Mondo.
E qui finisce l'avventura acquatica e incomincia la storia d'amore terrestre. Sulla spiaggia infatti c'è un bel gruppetto di pollastrelli rossi e una scintilla scocca subito tra Carmela e Piticok 


che intraprendono un romantico itinerario tra gran canyon e accampamenti indiani. Colombo però sta per partire e Carmela si imbarca. Ma questa volta non da sola, ma con Piticok che all'arrivo nel Vecchio Mondo viene accolto con affetto nel pollaio. Da lì a poco arriverà il primogenito: un polletto rosa di nome Carmelito che la sera non vuol dormire ma, guardando il cielo, decide di partire per lo spazio...buon sangue non mente!

Primo di una serie di quattro titoli (al momento) che vanno sotto il nome di Polli ribelli. Esilaranti! Libretti piccoli, con qualche pretesa editoriale che però nascondono al loro interno una vicenda piena di sano e autentico umorismo. Se nelle prime pagine la risatina è sommessa, quando la storia va avanti la risata si fa via via più sguaiata finché in fondo si arriva con le lacrime agli occhi. E' divertente l'idea, sono spiritosi i dialoghi, sono pieni di ironia i disegni. Alcune sottigliezze sono apprezzabili solo da un pubblico adulto -e penso alle varie citazioni di film, piuttosto che a scenari o quadri famosi- e credo siano il frutto di un voler essere 'a briglia sciolta' di autore e illustratore che per primi hanno voluto divertirsi tra loro. Questo mi fa pensare che i primi due polli ribelli non siano Carmela e Carmelito, ma i due Christian che si nascondono sotto mentite piume...


Carla
Noterella al margine. P'tites Poules, il nome francese della serie nata già 10 anni fa, deriva da uno spettacolo teatrale di Christian Jolibois per poi diventare libro con il fondamentale apporto di Christian Heinrich. I due lavorano separatamente su una traccia comune e poi, con il preciso intento di divertirsi per primi loro, si incontrano e mettono insieme i due immaginari. Ciò che ne scaturisce lo potete vedere da voi!

[continua]

venerdì 11 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A SUO AGIO

SULLA MIA TESTA, Émile Jadoul
Babalibri, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
 

"È arrivato così...senza dire niente, si è sistemato sulla mia testa. Gli ho chiesto il suo nome.
Non mi ha risposto. 'Io mi chiamo Gastone', gli ho detto. Ho pensato che fosse stanco perché si è seduto. Poi si è addirittura sdraiato. Si è sentito subito a suo agio...Lassù, in cima alla mia testa."



Gastone era fermo, seduto sull'altalena, quando l'uccellino gli si è posato sulla testa e da lì non è più sceso. Gastone prova a correre, a fare l'uccellino, magari ha dimenticato come si fa, ma quello è sempre lì tra i suoi capelli. Va a dormire e l'uccellino si addormenta con lui. Si sveglia e lui è sempre lì. 

Ma come farà a scuola? Cosa diranno gli amici quando lo vedranno? E in piscina, domani?
Nessun problema. Nessuno pare notarlo e in vasca o sotto la doccia pare divertirsi. Allora, visto che non se ne va, tanto vale dargli un nome, Gaspare.


Qual è la ragione per cui un uccellino ti si pianta sulla testa? In questo caso dipende da una maestra un po' troppo esigente, da una poesia sconosciuta e da una risata cattiva dei compagni di classe. Quest'ultima, soprattutto, brucia sulle guance e nel cuore di Gastone. Non riesce proprio a dimenticarla. E sebbene quell'uccellino giallo sulla testa sembra essere lì per ricordagli ogni momento la presa in giro, ciò nononstante bisogna impare a convivere con le proprie sconfitte, con i propri limiti, con le proprie debolezze. Questo è quello che sembra suggerire il comportamento del piccolo, ma saggissimo Gastone.
Ancora una volta Émile Jadoul costruisce una minuscola storia su una grande verità. E ancora una volta è maestro nel far intenerire il lettore. Gastone, con quel gran testone, la maglietta a righe e lo sguardo sempre un po' stupito e due pomelli rosati sulle guance è irresistibile. Tenero e buffo con questo uccellino in equilibrio sulla testa, Gastone dialoga con il suo uccellino, come testimoniano gli sgardi costanti tra i due, 

Gastone in tal modo vince con semplicità e ironia le sue piccole e grandi battaglie quotidiane. Esemplare, direi.



Carla

Noterella al margine. Sono di Jadoul i disegni di un altro bellissimo albo che qualche anno fa fece sbellicare dalle risate un'intera generazione di bambini. Io, come loro, da quel bel libro non mi sono più ripresa: mi riferisco A La storia del grande pollo cattivo (Nord-Sud 2004), ambientata nell'epoca in cui i polli avevano i denti, mentre i lupi no...nessuna illusione, perché non durò a lungo.



giovedì 10 maggio 2012

“you come on a wisp of air and you go on a wisp of air.”


da parte di tutti quelli che hanno ballato, ballano e balleranno la ridda selvaggia.
Ci manchi!




©Maurice Sendak, 1956. All rights reserved.

Carla

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


L’editore Fanucci non è nuovo alle incursioni nel territorio della letteratura per ragazzi (non dimentichiamo, per citarne uno, il premiatissimo Bambini nel bosco della Masini); questa volta mi sembra tenti un’operazione audace e interessante, mettendo insieme due scrittori di grido all’interno di quella che forse sarà una serie di romanzi: sono le avventure di un gruppo di ragazzi, Typos, che operano come una società segreta in una metropoli controllata da un’agenzia, la K-lab, che attraverso la manipolazione dell’informazione, fa loschi affari e copre crimini di vario tipo.
Non voglio dilungarmi sulla trama, preferisco fare alcune considerazioni sull’impresa in cui si sono cimentati Baccalario e Sgardoli. Intanto l’ambientazione è densa di richiami alla fantascienza anni ’60, nonché alla cinematografia che ad essa si è ispirata: la Maximum City, la megalopoli in cui si svolge l’azione, immensa, inquinata, ultra popolata, sembra presa di peso da Blade Runner, così come il gruppo di ragazzi protagonisti, dotati di super poteri, affonda le sue radici nei fumetti della Marvel e nella serialità americana per ragazzi. 

 
E così la manipolazione genetica, l’inquinamento e così discorrendo. Soprattutto nel primo volume, scritto da Baccalario con la perizia che gli è solita, i riferimenti sono volutamente espliciti e sottolineati, almeno questa è stata la mia impressione, con l’elemento di maggiore presa sul presente rappresentato dal controllo dell’informazione come chiave di volta del potere. Grande ritmo, azione e ancora azione, i ritratti dei protagonisti lasciati un po’ sullo sfondo. Sgardoli, autore del secondo romanzo, aggiunge dei ritratti più approfonditi, accentua, in alcuni punti, la dimensione horror o il lato sentimentale delle relazioni fra i giovani.
Stiamo parlando, se così si può dire, di serialità d’autore, diversa dalle precedenti esperienze di entrambi, perché si cimentano ciascuno separatamente sul medesimo canovaccio, che dovrebbe fare da filo conduttore anche ai successivi romanzi. Serialità che solletica evidentemente delle tendenze presenti nei gusti dei ragazzini (un sapiente dosaggio di richiami ai temi chiave della fantascienza, dell’horror, del fumetto) senza rinunciare alle prerogative del romanzo d’autore.
Funziona? Per quanto mi riguarda non disprezzo la serialità, al contrario ho sostenuto spesso che fosse necessario, per la produzione italiana, elevare il livello medio di quella massa consistente di storie seriali di cui si nutrono i giovani lettori. E questa serie della Typos va in questa direzione. Resta comunque quello che è, una storia pensata in più puntate, come un calderone in cui mettere determinati argomenti o spunti. 


Ovviamente non sempre il mix riesce bene, non ho apprezzato la vena horror introdotta da Sgardoli, perché non pertinente a questa tipologia di racconto e inadatta al tipo di lettore cui si rivolge; così come ho trovato troppo tranchant il finale del suo romanzo, che si suppone voglia preludere a puntate successive.
Apprezzabile la scelta di un prezzo contenuto e di copertine molto simili alle collane per lettori ‘grandi’, quasi un viatico per passare da Baccalario a Philip Dick. E questo è il nostro augurio, soprattutto considerando quanto la narrativa ‘di genere’ incida nelle letture dei ragazzi.

Eleonora

Typos. La verità”, P. Baccalario, Fanucci 2012
Typos. Cartabianca”, G. Sgardoli, Fanucci 2012
Età di lettura consigliata, dai 12 anni.

martedì 8 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ROSSO CILIEGIA: QUANDO UN LIBRO TIRA L'ALTRO

GUARDA, UN LIBRO!, Libby Gleeson, Freya Blackwood
LO Officina Libraria, 2012


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

Una vecchietta che spinge un carrello ai margini di una baraccopoli, seguita dal suo cagnone marrone perde dalla tasca del suo grembiule sdrucito un libro dalla copertina rossa. A trovarlo sono due bambini che se ne prendono cura. Devono evitare che si copra di polvere, che si bagni, che il cane lo morda. Se saranno in grado di fare tutto questo, quel libro si portà leggere e rileggere e ancora rileggere.


Come dire, niente di nuovo sotto il sole. Non è il primo libro, né sarà l'ultimo che parla di sè ai bambini, che ricorda loro, attraverso un testo breve breve che leggere è una cosa bellissima. Un po' di retorica sulla lettura, non la si nega a nessuno e quindi non spareremo su questo titolo. Ma non lo faremo soprattutto per un'altra ragione: le sue immagini. Nei grandi spazi immaginativi che il sottile testo di questo libro lascia, si insinua l'acquerello di Freya Blackwood (che già avevamo avuto modo di apprezzare qui) che ci dà una sua personalissima lettura della pratica del leggere.
Il contesto in cui l'intera vicenda si snoda è inaspettato e a mio avviso pieno di citazioni di altri riferimenti letterari molto qualificati.
Per primo penso al famoso Red Book che uscì anni fa e che poi fu pubblicato in Italia da Il Castoro nel 2007. Un silent book davvero strepitoso pieno di buone idee che catturavano il lettore in un continuo girare e rigirare delle pagine.
La seconda citazione mi pare possa essere Lisbeth Zwerger, i cui disegni hanno incantato intere generazioni di lettori, che sembra essere stata il trampolino di lancio da cui è partita Freya Blackwood. La terza citazione pare un altro caposaldo dell'immagine nei libri per bambini, e penso all'immaginario surreale in cui si ambientano le storie di Shaun Tan e penso in particolare ad alcuni disegni di Piccole storie di periferia (Rizzoli 2008, o a Oggetti smarriti, Elliot 2009). 


La Blackwood mi pare ami quello stesso gusto visionario se guardate soprattutto le ultime tavole in cui la città si trasforma in una metropoli fatta di rifiuti, scatole diventate giganti e assimilabili per volumi a grattacieli o palazzi tra cui i nostri protagonisti, novelli Alice, volano a cavallo di un bottiglione vuoto di coca cola. Ed ecco la quarta citazione: Alice e il suo onirico trasformarsi da grande a piccola, esattamente come capita ai due bambini con la vecchia nonna e il cane.
Chissà se tutto ciò avviene consapevolmente nella testa dell' illustratrice o se è solo frutto della mia immaginazione? A ben vedere, che sia consapevole o meno il richiamo ad altro, rende questo libro caro a miei occhi.

Carla

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'OMBRA E IL BAGLIORE

JANET LA STORTA, R. L. Stevenson, M. A.C. Quarello
SALTO, L. Tolstoj, M. Celija
Orecchio acerbo, 2012

ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 12 anni)


Pieno di ombre, di mistero, di nero profondo è il meraviglioso racconto di Stevenson. In una Scozia remota,un giovane reverendo, spronato da grande ardore religioso, decide di non dare retta alle voci che corrono nel paese sulla vecchia Janet e la assume come sua governante. Non si cura delle dicerie che la definiscono una strega, una posseduta dal diavolo. La povera Janet, attaccata a parole e percossa violentemente dalle comari del villaggio, giura e spergiura di non aver nulla da nascondere. Ma quel 17 agosto, giorno in cui neanche l'aria è più respirabile per quanto opprimente, tutto cambia. Per Janet e per il reverendo Soulis, l'apparizione di quell'uomo nero, un'ombra diabolica, scheletrica appollaiata sul muro del cimitero, significa la fine della pace. Con una travolgente sequenza di fatti prodigiosi di cui è difficile cancellare memoria, Janet va verso una fine definitiva mentre il reverendo, un po' come noi atterriti lettori, non trova più quiete per la sua anima. Il suo sguardo a la sua solitudine ce lo ricordano ogni giorno.


Tanto sono evocativamente pieni di ombre, di lati oscuri, di neri e di blu abissali i disegni che Quarello fa per questo cupo racconto di Stevenson, tanto solari e pieni di bagliori sono invece le illustrazioni di Maja Celija per il secondo titolo di cui scrivo.


Di Lev Tolstoj Orecchio acerbo pubblica un brevissimo racconto, quasi un apologo, dal titolo secco, una sola breve parola, come un colpo di fucile, come un ordine perentorio. Ed è proprio un ordine, urlato all'improvviso, la chiave di tutta la storia. Un ragazzino, il figlio del capitano della nave, è sul ponte quando una scimmia che è a bordo, per gioco lo provoca rubandogli il cappello di paglia. Il bambino non ci sta, ne va del suo onore perché tutti, scimmia per prima, si stanno prendendo gioco di lui. La scimmia è veloce ad arrampicarsi sul più alto pennone e il piccolo la insegue senza pensare alle pericolose conseguenze. Praticamente sospeso nel vuoto ad un'altezza che non lascia scampo, così lo vede suo padre.


Nessun indugio; imbraccia il fucile, lo punta sul ragazzo e urla: Salta o sparo! Il salto in acqua per evitare il colpo è ineludibile. Un salto che diventa, metaforicamente, il suo rito di passaggio dalla vita di ragazzo a una consapevolezza oramai adulta.
Asciutto, diretto, luminoso nel suo significato profondo, questo racconto prende ulteriore luce dalle tavole di Maja Celija che ne dà, come al solito, una sua personalissima lettura.
Dunque ombre e bagliori e non a caso per questo post, ho rubato un titolo di un racconto di Jack London che nel 2010 Orecchio acerbo pubblicò nella stessa collana, come libro illustrato dalle preziose e stupefacenti tavole di Fabian Negrin, per l'occasione particolarmente ispirato.
Sebbene per dimensioni, L'ombra e il bagliore uscì, come libro extravagans, all'interno della collana Lampi light, come contenuti calzava a pennello.
I Lampi Light sono racconti presi tra i grandi classici della letteratura e riproposti in una versione illustrata ad un pubblico di adolescenti o di adulti. Una grande sfida. Tutta racchiusa in due idee strepitose e, a mio giudizio, vincenti. Da un lato proporre (andandole a scovare tra le pieghe della grande letteratura) preziosi racconti che traghettino i più piccoli verso una loro propria maturità di lettori e i più grandi a riscoprire lati meno noti di autori che noti lo sono. Dall'altro -e qui la sfida raddoppia- di non voler abbandonare l'illustrazione di qualità a nessun costo perché la si considera un medium irrinunciabile per raccontare storie, grandi storie, anche per chi bambino non è più.

Carla

Noterella al margine. Un valore ulteriore questi libri lo trovano nelle due postfazioni di Goffredo Fofi, sempre lettore attento e sapiente della letteratura e quindi, in qualche misura, di tutta l'umanità.

sabato 5 maggio 2012


UN QUADERNO PIENO DI PROFUMI


Ho tra le mani un piccolo quaderno: ha la copertina di tela nera e le pagine a quadretti fittamente coperte di una scrittura minuta, appuntita e abbattuta verso destra.



È la scrittura di mio padre, allievo sottufficiale a Firenze, dove acquistò il libricino il 19 dicembre 1935.
Classe 1910, aveva allora 25 anni e ancora non conosceva mia madre; l’incontro sarebbe avvenuto poco tempo dopo. Grande amore.
Poi la guerra: mio padre carabiniere viene mandato in Africa e mia madre nel 1940 lo raggiunge in Etiopia, ad Harar, sull’altipiano.
La prima data dopo quella dell’acquisto a Firenze è il 22 agosto 1940 ed è alla fine delle indicazioni su come confezionare con i ferri dei calzini. Seguono delle mutandine a triangolo e, in calce, l’annotazione “nella dolce attesa”. Mio padre scriveva sotto dettatura? Chissà?
Iniziano poi delle ricette, siamo al gennaio del 1941: Amaretti, Bocca di dama, Carne alla genovese, Bodino di ricotta, Focaccia, Buccellato. Le avrà ricopiate da un libro? Ma non sono scritte con il linguaggio dei libri di cucina.
Perché fino a un certo punto scrive sempre lui?
La scrittura di mia madre compare qualche pagina dopo, più rotonda e morbida: 21 marzo 1943, è tornata in Italia, dopo la circumnavigazione dell’Africa.
Non ho mai cucinato nessuna delle ricette del quaderno che ho sempre chiamato “di mia madre”, ma oggi avevo voglia di sentire sapori e odori che avevano provato anche loro, ormai così lontani.
Mi ha attratto il titolo di un dolce: Hararino. Chi le avrà dato questa ricetta? Era una ragazza di vent’anni vissuta sempre in un paese della Liguria e me la immagino, nell’altipiano etiopico, a mescolare gli ingredienti, a pestare le mandorle, a guardare il vetro del forno per controllare la cottura.

Comunque, direttamente da Harar, 21/1/41:


Hararino

Farina di riso, 125 gr
Zucchero, 120 gr
Burro, 100 gr
Mandorle dolci, 50 gr
Nocciole, gr 50
Uova, 4

Le nocciole sbucciatele con l’acqua calda come anche le mandorle. Asciugatele bene al sole o al fuoco. Poi, dopo averle pestate finissime con due cucchiaiate di zucchero, mescolatele alla farina di riso.
Lavorate bene le uova con il resto dello zucchero, indi versateci dentro la miscela di farine e sbattete bene con la frusta il composto. Per ultimo aggiungete il burro liquefatto e tornate a lavorarlo. Ponetelo in uno stampo liscio di forma rotonda e alquanto stretto in modo che venga alto quattro dita. Cuocetelo in forno moderato.

Io ho aggiunto anche mezzo cucchiaino di bicarbonato; ho usato uno stampo di 22cm di diametro. L’ho fatto cuocere per 35 min a 180°C.

Lulli

venerdì 4 maggio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA PECORA E IL PENSIERO SEMPLICE

IL VIAGGIO DI MISS TIMOTHY, Giovanna Zoboli, Valerio Vidali
Topipittori 2012

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)



" 'E se lei non è più lei  bisogna che lei ritrovi se stessa. Miss Timothy, la informo che domani partirà alla ricerca di sé.' Miss Timothy non aveva alcuna voglia di partire. Oltre al fatto che, in effetti, non era più lei e quindi era anche diventata pigra, i viaggi la scombussolavano. Ma niente la scombussolava quanto non ubbidire. E in particolare non ubbidire a Mr. George, che era il più bell'allevatore dello Yorkshire."

Eppure Miss Timothy deve partire perché non è più la stessa. Lo ha detto Mr. George e, per di più, si è messa a fare anche la brutta lana. Brutta lana, brutto segno. Così, messe in valigia quelle poche cose che una pecora in viaggio deve avere per forza con sé, la Timothy sale sull'autobus. Pieno di altre novantanove Miss Timothy come lei, le porterà in giro per il mondo, dall'isola greca a Parigi, passando per Berlino e Roma. In alcuni momenti del viaggio tutte solidali, per esempio nella scelta della cartolina da mandare a Mr. George, e in altri ferme a ribadire la propria individualità, per esempio nella scelta della cartolina da mandare a Mr. George, le cento Miss Timothy sono lì insieme che continuano a perdere e a ritrovare se stesse, per poi riperdersi di nuovo.
Così come lo è stata la partenza, anche il ritorno avviene un giorno, quasi per caso. E così giunge il momento di tornare a casa, di far vedere le foto a Mr. George e di scegliergli un souvenir adatto. Felice di essere di nuovo a casa (sebbene viaggiare l'avesse molto divertita), felice di una felicità fatta quasi di nulla, Miss Timothy non ha risolto il proprio problema, ma la lana ora la fa bella. Buona lana, buon segno. Certo è che se le si chiedesse chi lei sia ora, non saprebbe rispondere. Ma che importa?, dice lei, meglio dormirci su.


Io lo sapevo che questo libro mi sarebbe piaciuto. Me lo sentivo. Una storiellina, solo in apparenza piccola e lieve, dal fortissimo gusto anglosassone, so british, fin nel profondo: nell'ironia, nell'ambientazione, nel gusto non sense, nel ritmo tamburellante come una pioggerella insistente (così tanto britannica anch'essa). Se britannico è lo stile britannica è anche la protagonista, la nostra Miss Timothy che tanto richiama quelle pallide signore inglesi, un po' vacue, con gli occhi azzurrini e spenti e la voce belante, dalla facile infatuazione, dalle caviglie fragili, dalla pelle diafana, dai ricciolini grigiastri in testa e dal vestito perennemente di cattivo gusto e fuori moda.
Questa Miss Timothy, geniale nel suo pensiero semplice, è protagonista assoluta dell'intera vicenda perché capace di saltabeccare in tutta nonchalance dalla cose effimere a quelle fondamentali, dalla banalità alla filosofia, dal particolare all'assoluto. E sempre con un registro sottomesso, essa ci appare sobria e discreta, vero campione dell'understatement inglese.
Cercare se stessi e quindi ritrovarsi per poi riperdersi e quindi ritrovarsi ancora è in questo libro un gioco di stile per 'spaesare' il lettore, ma è anche una ironica presa di posizione rispetto al tema in sé.
A meno che Giovanna Zoboli, ormai 'posseduta' dal genio dell'humor inglese, non abbia voluto spiazzarci tutti, sostenendo che pensare fa male, fa fare la brutta lana...a me, piuttosto, pare di poter leggere fra le righe che capire chi si è lo si può fare solo quando essere se stessi significa saper essere anche altro. O no?



Carla

Noterella al margine. Vidali è assolutamente all'altezza della situazione. Autobus, gregge, galleria di ritratti, firme sulla cartolina, vetrina di pipe e cielo stellato sono tutte immagini che rimandano all'ordine, alla ripetitività, all'uguaglianza ma nello stesso tempo, attraverso delicati accenni, alludono alla volontà, alla ricerca e la tensione che ci dovrebbe essere in ognuno di noi verso l'essere unico.

giovedì 3 maggio 2012

FAMMI UNA DOMANDA!


IMMAGINI

Ci sono tanti modi per incoraggiare l’inesauribile curiosità dei bambini nei confronti del mondo. Fra i libri che tentano di raccontarlo, una categoria particolare è quella dei libri fotografici, spesso sottovalutati, come se fosse tutto sommato ininfluente sottoporre ai bambini belle immagini, selezionate con cura e commentate adeguatamente. Una foto vale l’altra? Ovviamente no, perché non si tratta solo di farsi un’idea di come è fatto un animale, o una casa; si tratta di condividere la magia che lo scatto d’autore ha fermato in un’immagine: il volo di un’aquila, o lo sguardo di un felino, o l’ombra di un albero secolare.
Una casa editrice che si è sempre spesa nel portare in Italia libri fotografici di qualità anche per i ragazzi è L’Ippocampo, di cui vi sottopongo le due uscite recenti nella collana dedicata a questa particolare tipologia di libri di divulgazione; i due libri sono curati da Beatrice Fontanel, che ha selezionato le immagini, tutte di fotografi specializzati, e curato le didascalie.  


Acquatica. Giardini sotto il mare, come chiaramente dichiara il titolo, raccoglie immagini dei fondali marini, ricchissimi di forme strabilianti e una gamma cromatica sorprendente: attinie, coralli, meduse, 


spugne, stelle marine e così continuando in un carosello di immagini sorprendenti. Per un lettore adulto è il classico libro che mette le ali ai piedi, si vorrebbe partire domani alla volta di questi mari lontani (ma si può andare anche molto vicino). Ai bambini trasmette sicuramente l’idea di un ambiente ricchissimo di vita, in forme assolutamente inconsuete, insomma non solo squali e balene, ma un’infinità di creature, che popolano i fondali marini, quasi un immenso giardino 

sommerso, pieno di animali



e piante straordinari.

 Clicca qui per sfogliare parzialmente il libro.


Bellissime, anche se più familiari, le immagini di Inverno. Come sopravvivere al grande freddo? 


Qui la Fontanel racconta, attraverso le immagini, come tipologia diverse di animali affrontano i rigori degli inverni, la penuria di cibo: prima gli uccelli, dalle nostrane cinciallegre alle parate nuziali del gallo cedrone o della gru;


poi i piccoli roditori, quelli in letargo 


e quelli che devono arrabattarsi per mangiare, e gli erbivori, dai cervi maestosi ai bisonti; infine i predatori, volpi, lupi, orsi; il finale è dedicato ai fantastici macachi del Giappone, che si godono un bel bagno caldo nelle acque termali, circondati dalla neve.
La primavera arriverà, ma non per tutti.


 Clicca qui per sfogliare parzialmente il libro.
 
Certo in questi libri non troviamo la trattazione sistematica e la spiegazione puntuale di tutto ciò che succede; troviamo una narrazione ‘puntiforme’, delle finestre sul mondo, che invogliano a guardare ancora, a farsi altre domande e, non da ultimo, insegnano ad apprezzare la bellezza, quella del mondo naturale, dei paesaggi, della moltitudine delle persone. La bellezza, e lo sguardo da cui nasce, possono essere un buon antidoto alla volgarità e alla banalità propinata ai bambini soprattutto dalla televisione, ma anche da molti ambienti urbani.


Eleonora

Acquatica. Giardini sotto il mare”, B. Fontanel, L’Ippocampo junior 2011
Inverno. Come sopravvivere al grande freddo?”, B. Fontanel, L’ippocampo junior 2011