lunedì 12 ottobre 2015

FAMMI UNA DOMANDA!


CI SONO PIU' COSE SOTTOTERRA E SOTTACQUA...


...di quante ne potremmo immaginare. Ritorna la magica coppia di Mappe, Aleksandra Mizielinska e Daniel Mizielinski, con un nuovo libro illustrato, di grande formato come il precedente: Sottoterra. Sottacqua, sempre pubblicato da Electa Kids.


Una nuova dimostrazione di sapere enciclopedico distribuito ancora una volta nelle grandi tavole che descrivono, a seconda del lato del libro che si sfoglia, il mondo sotterraneo e quello subacqueo.
Il viaggio sottoterra comincia, come è facile immaginare, con quello che è più vicino alla superficie, le tane degli animali, i formicai, le numerose creature che vivono lontane dalla luce del sole. Poi le radici degli alberi, alcune profondissime. Le grotte naturali, le rocce, i fossili che documentano la storia più antica. Infine l'intervento dell'uomo, con le gallerie, le miniere giù giù fino al nocciolo incandescente del centro della terra. Qui finisce anche l'altro viaggio, quello che porta dalla superficie marina fino alle profondità abissali, alla fossa delle Marianne, ai vulcani sottomarini, alla miriade di strane creature che popolano le acque dolci e salate, mammiferi, pesci e invertebrati, fino ai batteri che si nutrono dei relitti che costellano il fondo marino.


Tutto in una tavola, questo è il segreto dello stile dei due autori polacchi, precisi fino al più piccolo dettaglio: ogni argomento è descritto all'interno della tavola con le didascalie e i rimandi, la comprensione è contemporaneamente nel colpo d'occhio come nell'analisi dei dettagli, ciascuno dei quali apre potenziali altre pagine, altri possibili argomenti.
La carrellata di animali è molteplice, dai più noti, i cani della prateria con il loro sistema di tane comunicanti, al calamaro colossale che popola gli abissi; così sono dettagliate le spiegazioni del funzionamento di macchinari che consentono di muoversi là sotto, nelle metropolitane come nei batiscafi.


La logica di questo stile divulgativo sta nel descrivere con accuratezza centrando i punti più importanti; ciascuna lettrice, ciascun lettore può scegliere cosa e quanto leggere, se seguire un filo o perdersi nelle illustrazioni; può accendersi il germe della curiosità e può venir voglia di approfondire, di cercare spiegazioni. E' insomma un vaccino contro la banalità e contro la noia, la spinta a guardare insieme, grandi e piccoli, e cercare particolari e spunti per ulteriori viaggi. L'accuratezza, la precisione, la chiarezza rendono tutto leggibile ed immediatamente comprensibile. La lettura di questo libro davvero è consigliata dai sei, sette anni fino ai novantanove, ovvero fino a quando non si esaurisca la curiosità. Alcuni genitori temono che il contenuto sia, per il ruolo che svolge l'immagine, superficiale e non sanno quanto si sbagliano. Se una pecca si può trovare in questo libro è che in nessun punto della descrizione vi sia accenno alla problematicità; ed è davvero un'impresa, se si pensa all'impatto ambientale dell'estrazione dei combustibili fossili o della pesca 'industriale'.



E' come una dettagliata fotografia d'epoca che ci racconta com'è ora, almeno in parte, il mondo intorno a noi; cosa potrà diventare è tutta un'altra storia.

Eleonora

Sottoterra. Sottacqua”, A. Mizielinska e D. Mizielinski, Electa kids 2015

sabato 10 ottobre 2015

MELANZANE PER I TEMPI DURI

È una grande annata per chi ama questa verdura. Sui banchi del mercato se ne sono viste grandi quantità. Belle, lucide, nere o di varie tonalità di viola, le melanzane stanno però per finire. Quindi è il caso di trovare un modo per conservarle per qualche giorno in più rispetto alla loro scomparsa dagli orti.
Complice l'arrivo di una bella arbanella in vetro da un chilo e mezzo, ho comprato due bei chili di melanzane striate e ne ho riempito quasi fino all'orlo la mia nuova arbanella.

Ingredienti
due chili di melanzane striate
olio in abbondanza
prezzemolo
aglio
peperoncino


Sbucciate le melanzane, tagliatele a fette alte un centimetro e mettetele sotto sale per spurgarle del loro liquido amarognolo. Dopo un'oretta saranno pronte per essere asciugate. Contemporaneamente in una ciotola mettete un bel po' di olio con un bel po' di prezzemolo uno spicchio d'aglio tagliato in due e un pezzetto di peperoncino. Dopo aver asciugato le melanzane, tagliatele a strisce di circa un centimetro e disponetele sulla leccarda del forno, su un foglio di carta forno leggermente unto. Infornatele a 180º e fatele cuocere per almeno un'ora e mezza, girandole di tanto in tanto. Dovranno asciugarsi e senza seccarsi eccessivamente ma neppure spappolarsi. Eventualmente nevli ultimi minuti passatele sotto il grill perché raggiungano la croccantezza ideale. Toglietele dal forno e dopo che si si sono stiepidite versateci sopra l'intingolo per condirle.
Se non avete l'apposita arbanella peggio per voi....



Carla

venerdì 9 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ERA IL TEMPO DELLE SCELTE...

La regina nel bosco, Neil Gaiman, Chris Riddell (trad. Simona Brogli)
Mondadori 2015


ILLUSTRATO PER MEDI (dai 9 anni)

"Temo che domani non ci sarà nessun matrimonio disse la regina. [...]
Fece arrivare il suo fidanzato e gli disse di non prendersela così, che si sarebbero sposati comunque anche se lui era solo un principe e lei una regina, poi gli diede in buffetto sotto il mento e lo baciò finché non sorrise.
Fece arrivare la sua cotta di maglia.
Fece arrivare la sua spada.
Fece arrivare una scorta di provviste e il suo cavallo, montò in sella e uscì dal palazzo, diretta a est."

Una giovane regina, dai capelli corvini e piuttosto determinata, alla vigilia del matrimonio, decide di seguire i tre nani che le hanno appena comunicato che nel regno confinante sta capitando un fatto insolito. Una specie di epidemia, un'epidemia di sonno. Un sonno magico che si sta diffondendo a grande velocità. I quattro partono per scoprire la ragione di questo fenomeno che ha tutto il carattere del sortilegio. Attraversano campagne dove uomini e animali stazionano, come avvolti da ragnatele, in un sonno perenne. Arrivano nella città e la situazione appare invariata. Salvo il fatto che al loro passaggio, queste figure, ad occhi chiusi, come sonnambuli, cominciano a muoversi e a seguirli. 


In altri tempi e in altri luoghi, fecero così i topi e i bambini incantati dal suono di un flauto. Fuggiti dalla città, i quattro arrivano ai piedi del castello nella foresta di Acaire e lo trovano racchiuso in un intricato quanto inespugnabile groviglio di rovi e piante. Solo il culmine della torre è ancora libero dai rampicanti. 

 
Con l'aiuto del fuoco, riescono a farsi strada e arrivano nell'ultima stanza in cima alla torre dove incontrano una vecchia decrepita con la giovinezza nello sguardo e una fanciulla che dorme in un letto da almeno ottant'anni.
Come sempre è un bacio, un bacio appassionato a destarla: il bacio della regina.


Di fronte al confronto dai toni drammatici tra la vecchia e la fanciulla appena risvegliatasi, la regina e i nani riescono a spiegarsi il mistero che avvolge il regno.

Non una parola di più. Per lasciare al lettore per intero il gusto di un finale inaspettato, drammatico, emozionante e denso di significati simbolici.
Che ci si stia muovendo nella sfera del magico, del simbolico, dell'onirico, del fiabesco è chiaro a tutti fin dalla prima pagina. Regni sconosciuti, monti invalicabili, boschi intricati, nani amici di una fanciulla, sonni magici, castelli avvolti dalla vegetazione, fanciulle addormentate, vecchie che si trastullano con gli arcolai...Siamo dentro Biancaneve, La bella addormentata nel bosco e anche un po' dentro al Pifferaio di Hamelin...
Siamo in una fiaba, fatta di fiabe. Con alcune sostanziali differenze. La prima sta proprio nell'uso originale dei protagonisti stessi e degli intrecci classici. La seconda risiede nella diversa lettura dei fatti. La terza sta nel senso ultimo di cui è portatrice e che la tiene a debita distanza dai suoi prototipi originari.
Accanto alle sostanziali differenze, tuttavia, ci sono alcune importanti somiglianze. Prima fra tutte il repertorio dei personaggi che, già detto, è tradizionale. Anche il ritmo, il lessico e le atmosfere sono proprie della fiaba classica. In qualche modo anche il finale è nel solco della tradizione, nonostante sia ampiamente rivisto e corretto, perché ristabilisce ordine e destini di partenza. 


Non per tutti, però, non per tutti.

Carla


Noterella al margine: Gaiman, maestro indiscusso del mistero, e Riddell, colosso 'gotico' dell'illustrazione, sono di nuovo in una sintonia perfetta. Ancora una volta si rimane basiti di fronte alle tavole di Riddell. Nel loro rigoroso bianco/nero impreziosito dall'oro, i suoi disegni sanno essere al contempo classici e modernissimi (da Rackham a Pratt), ironici ed evocativi. Non c'è libro da lui illustrato che non resti indelebile nella memoria di chi l'ha sfogliato. Penso al Favoloso Scribbolo (di Philip Ridley) al Gulliver o al Don Chisciotte, o ancora alla serie di Ottoline. Nominato lo scorso giugno nono Children's Book Laureate, Chris Riddell si è impegnato per i prossimi due anni in una campagna quotidiana per la promozione del disegno, realizzando e pubblicando almeno un disegno al giorno visibile pubblicamente nel Laureate Log.
Una gioia per gli occhi.

giovedì 8 ottobre 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL BENE E IL MALE


Più di una volta ho sottolineato come nella letteratura per ragazzi, soprattutto quella in chiave fantasy, la tematica della lotta fra il Bene e il Male avesse una sottolineatura forte. Che dire poi delle fiabe, dove il Male si incarna direttamente in figure familiari. Nel nuovo ciclo fantasy di Silvana de Mari, apprezzata autrice, fra l'altro, de L'ultimo Elfo, questa tematica viene esplicitata senza mediazioni, così come è esplicito l'intendimento di dare un corpo al Male, affermandone con forza la realtà e la presenza nel mondo.
Nel Regno delle Sette Cime, luogo in cui si ambientano i romanzi, il Male dunque prende vita nel corpo di Haxen, giovane principessa erede al trono, dall'apparenza fragile, in realtà allenata al combattimento con la spada dal giovane fabbro Dartred, poi divenuto il coraggioso guerriero detto il Temerario.
Da lei, dunque, nasce Hania, una bimba segnata da un destino drammatico: in quanto figlia del Signore delle tenebre, è destinata a essere uccisa, così ha stabilito il Re Mago dopo una visione che gli costa la vita; ma commettere questo infanticidio non può che dannare per sempre il mondo umano, terreno di conquista delle forze opposte del Bene e del Male. Se il Male si incarna nell'Oscuro Signore nella sua creatura, Hania, il Bene vive nella leggenda del Cavaliere di Luce e in tutti quei cavalieri che al suo codice si attengono.
Il primo breve romanzo, Il Regno delle tigri bianche, costituisce l'antefatto della storia, mentre in Il Cavaliere di Luce seguiamo la fuga di Haxen e Hania, una buffa creatura, muta, ma dai grandi oscuri poteri, destinata ad una morte certa voluta dal suo stesso creatore; parallelamente, seguiamo la metamorfosi della stessa Hania, combattuta fra la sua natura malvagia e il fascino del mondo del bene così come si esprime nei racconti materni sul Cavaliere di Luce.
Forse il Male non è così seducente, forse il Bene non è così stupido; fra combattimenti e introspezioni, vediamo Hania alle prese con la fragilità del mondo umano, che lei guarda con disappunto e disprezzo, salvo poi farsene salvare.
Che i bambini e ragazzi apprezzino la chiarezza dello scontro fra buoni e cattivi è testimoniato nel passato dalla fortuna dei film western, poi dalla fortuna ancor più grande delle saghe fantasy. E' giusto dichiararlo questo scontro titanico, è giusto descrivere la dedizione e il tradimento, l'inganno e la sapienza, perché è esattamente con questo che si dovranno misurare: dovranno giudicare, valutare e lottare, decidere da quale parte stare, orientarsi in un orizzonte morale, ancorandosi a dei principi etici fatti propri.
Un ma in fondo al cuore però lo sento; una visione così manichea, così netta, forse, e dico forse, non aiuta ad orientarsi in un mondo che rende tutto ambiguo e indistinto. Quello che è difficile, credo, è orientarsi in un mondo di falsi idoli e di inganni, di dissimulazioni, di falsità declamate per essere accettate come verità; e in questo mare di menzogna, più che un cavaliere di luce li potrebbe aiutare un sano spirito critico, il formarsi di una autonoma capacità di discernimento.
Ma detto questo, che è un punto di vista personale, va soprattutto sottolineato che Silvana de Mari riesce pienamente nell'intento di costruire un fantasy che asseconda i suoi canoni, ma con una struttura lineare, adatta ai ragazzi e alle ragazze più giovani, che non avranno difficoltà ad identificarsi nella giovane Haxen, principessa con la spada, o in Dartred, rozzo ma potente guerriero. Particolare la commistione di drammaticità ed ironia, di linguaggio alto e di descrizioni prosaiche, di furore bellico e di sentimenti; un linguaggio mai banale, al contrario accurato senza essere 'difficile'.
La lettura scorre agilmente trainata da una trama incalzante, l'apprezzeranno sicuramente giovani lettrici e lettori a partire dagli undici anni.

Eleonora

Hania. Il Regno delle tigri bianche”, S. De Mari, Giunti 2015
Hania. Il Cavaliere di Luce”, S. De Mari, copertina di N. Ceccoli, Giunti 2015




mercoledì 7 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI NUOVO UOVO

Buffa bestia, Mon Daporta, Óscar Villán
Kalandraka 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"GUARDA UN PO' CHE BUFFA BESTIA HO TROVATO SOTTO IL LETTO.
ERA FATTA COME UN UOVO: GRASSA SOPRA, MAGRA SOTTO.
AVEVA I PIEDI SULLA TESTA E UNA CODA LUNGA E STRETTA.
AI DUE LATI LE DUE MANI CON LE DITA SECCHE SECCHE"


La descrizione di questa buffa bestia continua: ha mani secche e al posto dell'ombelico spunta un naso. Gli occhi sono in basso e si siede sulle orecchie.
Ma poi tutto cambia e, seguendo le frecce che suggeriscono di capovolgere il libro, quello che sembrava un animale sorprendente si rivela essere un comune topetto a cui nella vita finora era andato tutto bene, finché all'improvviso gli è capitato qualcosa di imprevisto, che lo ha ridotto - passo dopo passo - al punto di essere di nuovo un uovo per ricominciare.


Ah, che bella cosa che si sono inventati Daporta e Villán.
Un oggetto, questo libro, che è tante cose insieme: è un gioco sorprendente, un bell'oggetto da toccare, una storia senza fine, un racconto esilarante di un destino agghiacciante...
Come spesso accade nella vita, è quasi sempre un fatto di prospettiva.
La realtà può essere letta da diverse angolazioni e rivelarsi ogni volta differente. 

Ecco un caso evidente di 'capovolgimento' prospettico applicato alla superficie piana di una pagina di un libro cartonato. Capovolgimento che, proprio come se il libro fosse una clessidra, segna un tempo preciso di racconto: quando finiscono le parole che vanno in una direzione, come quando il filo di sabbia si esaurisce nel bulbo di vetro superiore, occorre capovolgere il libro, come faremmo con l'antico segnatempo, e le parole ricominciano a fluire. E in tutto questo leggere in un senso e nell'altro il libro, il nostro uovo diventa topo e poi di nuovo uovo e poi topo e poi uovo.
Finché dura il fiato del lettore, la storia si ripete e la buffa bestia dalle sue spoglie si rigenera.
Bravo Villán illustratore di razza della scuderia Kalandraka (suo è Il piccolo coniglio bianco, Kalandraka 2008). Da un fondo così scuro emerge un uovo color grigio topo, segnato da impercettibili peletti e da sfumature rosa che preludono all'arrivo di coda e zampe, nonché di naso e orecchie. In un crescendo di rosa e di connotati, la bestia buffa prende forma e quando è completa, sebbene a testa in giù, denuncia a tutti la sua inconfondibile natura di sorcio. Ma a questo punto il lettore ha già fatto il suo primo giro di clessidra perché son finite le parole del primo lato e, seguendo le frecce, come in una strada a senso unico, procede con il libro sottosopra e, ahimè, assiste al successivo sgretolamento, pezzo dopo pezzo, del povero topo destinato a tornare al suo punto di partenza.


Cartonato per sostenere con una propria robustezza intrinseca il continuo suo ribaltamento, questo libro è una gioia al tatto (altra circostanza che invoglia questa continua manipolazione): stondato, liscio e opaco. Una gioia per gli occhi è il contrasto armonico tra tutto quel nero/bruno dato a pennellate che allude al buio sotto un letto e quel rosa delle estremità del topo.
Bravo Daporta. Esilarante il testo che suona, come se fosse in rima e invece non lo è. Un capolavoro il testo 'di ritorno' che racconta con toni da film horror le sventure del topo che si smonta. Brava, di nuovo, Elena Rolla che lo ha tradotto.
Ultimo pregio che gli ascrivo: le 7 pagine cartonate così organizzate valgono come se il libro fosse lungo 777 o 7777 o 77777 pagine. Un bel risparmio di carta e di denaro se si ha abbastanza fiato per non fermarsi mai...

Carla

martedì 6 ottobre 2015

FAMMI UNA DOMANDA!


CATTURARE L'ATTIMO FUGGENTE


Annunciato da tempo, ecco l'illustrato di Giancarlo Ascari e Pia Valentinis dedicato a Monet ed in particolare al periodo che il pittore francese passò a Giverny, in Normandia.
Oramai famoso, passò gli anni intorno alla Prima Guerra Mondiale dipingendo e occupandosi del grande giardino, in cui introdusse semi e piante comuni o rare, che il pittore curava e sceglieva personalmente. E poi il laghetto, quello in cui crescevano le ninfee, che Monet ritrasse ossessivamente, dipingendo a bordo di una piccola barca, a tutte le ore, in ogni stagione.


Come per Morandi le composizioni di bottiglie e vasi, così per Monet il soggetto delle ninfee viene ripetuto in continuazione. Se il pittore bolognese era alla ricerca della perfetta armonia compositiva e cromatica, Monet inseguiva il sogno di riprodurre quell'attimo in cui l'occhio percepisce la realtà. Ogni sguardo è parziale, coglie quel determinato momento, con quella luce, con quella increspatura dell'acqua e quella piega dei petali e delle corolle. L'attimo dopo, l'impressione sarà diversa e poi cambierà la luce col passare delle stagioni, con le nuvole o con il sole, all'alba piuttosto che al tramonto.
Si potrebbe dire che quell'angolo di mondo fosse in grado di riprodurre in sé tutta la variabilità dell'esperienza sensoriale. Dalla continua ricerca della fedele riproduzione di un attimo, così come è stato percepito, nasce questa gentile ossessione, questa ripetizione infinita di qualcosa che non può essere mai uguale a se stesso.


Pia Valentinis e Giancarlo Ascari, che abbiamo già visto insieme, recentemente, in Yum, ci presentano dunque il pittore francese, maestro indiscusso dell'Impressionismo, nella fase finale della sua vita e la raccontano descrivendo le abitudini, le passioni, prime fra tutte quelle per la la pittura giapponese e per il giardinaggio, passioni intrecciate fra loro nella ricerca di un'ideale di elegante bellezza. 

 
Come rendere l'indefinitezza del tocco pittorico di Monet, con uno stile espressivo assai lontano da quello del pittore francese? I due autori ci riescono pienamente, immergendoci in uno stile di vita e in un'arte particolari, votati alla gentilezza e alla bellezza. Ci portano in quel giardino ricchissimo, naturale e artificiale insieme, a inseguire un taglio di luce, una sfumatura imprevista, la sospensione di un attimo fuggente in cui sembra di poter cogliere la realtà.


Bello esteticamente, chiaro didatticamente, Oltre il giardino del signor Monet nasce come progetto della Royal Academy of Arts di Londra, in occasione di una mostra, e viene portato in Italia da Lapis, editore da sempre molto attento alle tematiche sull'arte.
Mi auguro che genitori e insegnanti sappiano cogliere questa preziosa occasione per sottoporre con un 'ottica particolare la vita e la pittura di uno dei grandi protagonisti del movimento impressionista a bambine e bambini, dai sette otto anni. Non è mai troppo presto per proporre belle immagini e, insieme, un percorso per apprezzarle.

Eleonora

Oltre il giardino del signor Monet”, G. Ascari e P. Valentinis, Lapis 2015


lunedì 5 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ARIA DI CASA

Il sabato è come un palloncino rosso, Liniers (trad. Marta Corsi)
La Nuova Frontiera 2015



FUMETTI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Oggi è sabato!
O-ggi?
Possiamo fare un sacco di cose.
Possiamo fare un PICNIC...
E raccogliere FIORI...
Il sabato devi svegliarti così...
URRAAÀ! URRAAAÀ! OGGI TUTTO IL GIORNO SABATO SARÀÀ!
SARÀ!"


Dialogo tra due lettini: uno con i cassetti sotto e uno con le sponde, da bambino piccolo. Dialogo tra due bambine: Matilda, la maggiore e sua sorella Clementina, detta Tina, che di anni ne avrà solo un paio.
Dialogo tra maestra ed allieva: Matilda introduce la sorella al sublime piacere dei meritati otia che seguono cinque giorni di negotia. In altri termini, dopo una settimana di scuola e di mille altri impegni, arriva finalmente il tempo della vacanza, del tempo tutto per te. Del tempo tutto da giocare.


Tutto di sabato è più bello, persino la colazione sembra migliore e anche la pioggia può diventare motivo di divertimento. Non vale la pena ripetere che sotto l'acqua ci si bagna perché in fondo basta coprirsi bene e avere un ombrello! Sotto un acquazzone si possono assaggiare le gocce, vedere le nuvole che si scontrano, saltare nelle pozzanghere, sentire l'odore della pioggia e scovare i vermi in mezzo all'erba...
E poi se si ha fortuna si può vedere l'arcobaleno e regalargli un palloncino rosso...
La cosa più bella del sabato però è che dopo arriva sempre la domenica, anche se magari porta con sé un raffreddore.

Tutto nasce da qui: A Matilda e Clementina...le mie piccole muse.
Questa, la dedica di Liniers, grande fumettista argentino, a questo libro che racconta un frammento della vita quotidiana delle proprie figlie, osservato con discrezione e con la stessa 'onestà' di un obiettivo fotografico, riproducendolo su carta con matite e colori.


Ecco dunque un 'sabato qualunque' tra due sorelle.
Matilda ha solo cinque anni, ma sfoggia tutto il suo sapere davanti agli occhi increduli e titubanti della più piccola Tina. Ostenta sicurezza e gusto per la trasgressione.
Tina, dal canto suo, prima devota discepola di Matilda, la segue, ne balbetta i discorsi, ne imita i gesti, ma resta sempre un passo indietro. Lei è piuttosto consapevole dei propri limiti e sa che superarli comporta dei rischi, raffreddore compreso. Nella vita però va così: c'è chi insegna e c'è chi impara. 


Matilda, maestra di vita, può permettersi anche qualche azzardo perché osare fa parte del gioco di crescere.
Tenero ed affettuoso, nel suo mantenersi alla giusta distanza, è lo sguardo divertito di Liniers di fronte a un sabato di libertà delle sue bambine.
Attenta e acuta la sua osservazione del punto di vista delle bambine, nel loro declinarsi così diverso di fronte agli eventi.
Riconoscibile, condivisibile e auspicabile l'atmosfera che si respira in tutto il libro: un'aria di casa.


Ironico, veloce, diretto il ritmo e il tono della storia, nella consapevolezza che in poche vignette ti stai giocando tutto.
Incontrovertibile e disarmante per semplicità il senso ultimo della storia che quella bambina dichiara a piena voce: URRAAÀ! URRAAAÀ! OGGI TUTTO IL GIORNO SABATO SARÀÀ!
Lo penso spesso: dai bambini c'è solo da imparare. Basta starli a sentire.

Carla

domenica 4 ottobre 2015


BUCATINI DI ROSALBA

Quando Margherita passa per Roma è raro che non lasci una scia culinaria dietro di sé. Per i primi giorni di soggiorno abita il divano, poi si piazza in cucina e non ne esce più...
E anche questa volta ci ha regalato due ricette che sono entrate a far parte del nostro carnet di piatti preferiti.
La prima delle quali (la seconda, fra breve) arriva diretta da Eboli, città di origine di uno dei compagni di casa bolognesi di Margherita, Valerio. Là, la signora Maria Rosa, madre del suddetto, produce questi bucatini indimenticabili.
E noi le siamo gliene siamo eternamente grati.


Ingredienti
pomodori San Marzano (ma vanno bene anche i Piccadilly)
pecorino sardo
aglio, olio, sale grosso
bucatini

Prendete i pomodori San Marzano e tagliateli per lungo in quattro spicchi, se usate i Piccadilly come ho fatto io basterà tagliarli a metà. Quindi disponeteli in una teglia che avrete precedentemente strofinato con un pezzo di aglio, quindi unta abbondantemente e spolverata da una manciata di sale grosso e uno spicchio d'aglio tagliato a grossi pezzi. I pomodori vanno disposti con la buccia a contatto della teglia e la polpa verso l'alto.
Mettete la teglia nel forno già scaldato a 180° e fateli andare per una decina di minuti. Quindi togliete la teglia dal forno e mettete il pecorino grattugiato, in modalità 'come se piovesse'. Devono risultare completamente ricoperti.


Rimettete in forno per il tempo di cottura della pasta, ovvero un'altra ventina di minuti. Vedrete che il pecorino farà una sorta di crosticina sui pomodori che potrà essere 'aiutata' da una breve e controllata passata di grill, negli ultimi momenti.
Scolati i bucatini, metteteli in una capiente zuppiera, versatevi i pomodori con il pecorino e il poco sughetto che hanno prodotto nella cottura in forno e mescolate tutto con cura.
Eccoci qua.


Carla



venerdì 2 ottobre 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


GRANDI, I SURICATI!


Curioso e originale, l'albo illustrato da Emily Gravett dedicato interamente ai simpatici animaletti chiamati suricati, Suricata Suricatta, della famiglia degli Herpestidae, ovvero nemici giurati dei serpenti, raggruppamento che comprende anche le manguste di tutti i tipi.
Ovviamente non si tratta di un noioso tomo di zoologia, ma di una storia, protagonista un giovane suricato in cerca di avventura, Sunny.
Il giovanotto cresce, inutile dirlo, in una famiglia molto numerosa, in cui è necessario fare tutto insieme e stare sempre uniti, a meno di non volere diventare la portata principale del pranzo di uno sciacallo; non a caso il motto di famiglia è state al sicuro, state insieme! 



La famiglia di Sunny vive nel caldissimo deserto del Kalahari e il protagonista è più che deciso ad andare a trovare i suoi parenti, sperando di trovare ambienti più ospitali e meno affollati. Parte alla ventura, lasciando una cartolina, che avrei voluto anch'io, in qualche occasione, lasciare come commiato: Cari tutti, me ne vado!, che è anche il titolo del libro.
A ogni tappa, in visita a parenti vicini e lontani, suricati e manguste, manda una cartolina che riassume il nocciolo delle sue scoperte: il bucero dal becco rosso che dà l'allarme, le manguste striate che vivono vicino ai termitai, e poi chi ama cacciare di notte e chi sguazza nell'acqua, chi visita i pollai e chi vive sotto la pioggia. Ma, inutile dirlo, niente è più bello che tornare a casa, ricchi però di tante esperienze e di incontri interessanti.


Il libro è del 2006, uno dei primi lavori della Gravett, tradotto ora da Valentina Edizioni ed è un curioso insieme di informazione, dettagliata e puntuale, e di intrattenimento, con una storia piena di britannica ironia.
Nel mondo sabbioso di Sunny compaiono un'infinità di personaggi, tutti ritratti con precisione, con una assoluta preponderanza di suricati di tutte le dimensioni, accompagnati da sciacalli, scorpioni, termiti, manguste, galline...


E' una lettura facile, divertente, che piacerà sicuramente a bambini e bambine più piccoli, dai cinque anni, per l'animaletto rappresentato con grandissimo successo nel film Disney Il Re Leone; e anche ai più grandi, presi da manie zoologiche e tassonomiche. In più, questo viaggio senza fine alla ricerca del posto perfetto in cui vivere farà sorridere molte mamme e molti papà.


Eleonora

Cari tutti, me ne vado!”, E. Gravett, Valentina Edizioni 2015



giovedì 1 ottobre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RITORNO AL PASSATO

Ritorno a Blackbrick, Sarah Moore Fitzgerald (trad. Michela Pea)
Rizzoli 2015


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"'Il fatto è questo: so che il mio cervello si sta indebolendo. E so anche che ti sei impegnato al massimo, ma adesso c'è una sola cosa che può aiutarmi.' 'Cos'è nonno?' chiesi con la voce un po' tremolante. 'È una chiave, Cosmo. Ti aiuterà a trovare tutte le risposte, e io te la consegnerò.'"

Quella strana e piccola chiave aprirà il cancello sud dell'Abbazia di Blackbrick. E al di là di quel cancello, Cosmo incontrerà suo nonno. Non il nonno come è adesso, vecchio e malato di Alzheimer, ma il nonno quando aveva più o meno la sua età.
A Cosmo lo aspetta un incredibile viaggio nel tempo.
Sebbene la passione per i cavalli che il nonno gli ha trasmesso riempia le sue giornate, in questo momento questo ragazzino ha un sacco di guai: ha perso il fratello Brian in modo tragico, la madre è fuggita in Australia in cerca di lavoro e lo ha lasciato a casa dei nonni, la testa di nonno Kevin ha qualcosa che non va e a scuola un bullo lo ha preso di mira.
Prima di annebbiarsi del tutto i pensieri però suo nonno fa in tempo ad affidargli una missione da compiere: andare ad esplorare il passato per capire il presente.
Arrivato in taxi alle porte di Blackbrick, Cosmo trova il cancello che il nonno gli ha descritto con precisione e capisce che la sua missione parte proprio da lì.
Tra quelle lugubri mura trascorse infanzia giovinezza un ragazzino di nome Kevin. Cosmo, arrivato dal futuro, apertosi un varco spazio-temporale entra nella vita del nonno da giovane, spartisce con lui una porzione di esistenza, ne diventa amico, condividendone la passione per i cavalli e per una giovane ragazza di nome Maggie...


Inaspettata trama di un'opera prima per la statunitense Sarah Moore Fitzgerald, oggi trasferitasi a Limerick, nel centro dell'Irlanda. Ed è proprio l'Irlanda, terra di grandi magie, che funziona da sfondo a questo romanzo che si misura con molti e complessi temi, tutti legati da un filo rosso comune rappresentato dallo scorrere inesorabile del tempo. La perdita di Brian, caduto dalla finestra, e la perdita della memoria da parte del nonno, sono entrambi motivo di riflessione nella testa di Cosmo su uno dei limiti della mente umana. Essa, spesso e volentieri, non si rassegna a dichiararsi sconfitta di fronte all'impossibilità di andare a ritroso nel tempo per poter modificare i destini.
Cosmo, invece, nel passato è riuscito a tornarci (o per lo meno ha davvero creduto di farlo) e questo gli è servito per capire e trovare un senso al suo infelice presente.
A metà tra una storia fantastica e una di mistero, Ritorno a Blackbrick, ha una sua solidità di intreccio, sopratutto nella parte centrale ambientata nel passato del nonno Kevin tra le mura dell'abbazia al servizio della famiglia dei Corporamore. Il passaggio dal presente al passato scorre abbastanza naturalmente, mentre un po' più acrobatico appare il salto tra passato e presente nella parte conclusiva del libro che si appesantisce un po' nella sequenza di massime sull'ineluttabilità del tempo e della morte. Ciò nonostante se si segue il filo del ragionamento di Cosmo e se si immagina la lettura da parte di suoi coetanei sono parecchie le conclusioni che possono essere convincenti e condivisibili, prima fra tutte: 'Quando una cosa è fatta, non si può tornare indietro. Il passato è congelato'.
Credo dipenda dall'essere un romanzo di esordio il fatto che nelle pagine finali la Moore Fitzgerald senta l'esigenza di far tornare tutto, ma proprio tutto, al proprio posto, con un obiettivo di 'ordine cosmico', francamente non così necessario in letteratura.


Carla