venerdì 17 novembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA BELLEZZA DELLA VITA VERA

Victoria sogna, Timothée De Fombelle, Mariachiara Di Giorgio
(trad. Maria Bastanzetti)
Terre di Mezzo, 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)

"Voleva un berretto di pelliccia, cavalli selvaggi, missioni in Siberia o nello spazio, e per casa, una palafitta. Voleva che i suoi genitori fossero ostaggio dei pigmei, impossibili da liberare. Sognava di avere un cane che le arrivasse al mento, e che la proteggesse dai leoni venuti a bere nel lago dove lei si sarebbe lavata una volta al mese, come massimo."

A Chaise-sur-le-Pont non passano i pigmei, non ci sono leoni in giro, e niente palafitte. E gli alieni non vengono a rapirle la sorella maggiore.


Eppure fatti insoliti accadono anche lì e le consuete routine si incrinano: dove vanno a finire certi libri che dall'Orizzonte, la mensola che taglia in due le pareti della sua camera, scompaiono? E la pendola che regola le abitudini della sua abitudinaria famiglia perché non è più lì? E perché il piccolo Jo, che tanto piccolo non è, nonostante sia il suo più caro e unico amico, la pedina nella notte per chiederle notizie di tre Cheyenne?
Tutto questo ha forse qualcosa a che fare con il vestito da cow boy che ogni sera suo padre indossa?
Non si può darle torto: il mistero si infittisce e l'avventura, a volerla vivere, è dietro l'angolo.


Lettrice infaticabile, Victoria cammina in perfetto equilibrio lungo la sottile linea di confine tra la realtà e l'immaginazione. Ed è proprio il suo fecondo immaginario che le riempie le giornate, altrimenti noiose e fatte di abitudini familiari e di orari sempre uguali. A scuola non va diversamente: nulla le sembra meritevole di attenzione, a parte il piccolo Jo che, nonostante l'anno di differenza, è già dietro i cancelli di un liceo. Sebbene abbia l'aspetto fragile del Piccolo Principe, Jo è decisamente un fuoriclasse e gli anni scolastici li salta come se saltasse a corda. Insostituibile amico, sa starle vicino, anzi appiccicato, persino nel bagagliaio chiuso di una macchina...
Victoria non si disarma e, mentre la vita vera si rivela piuttosto complicata, trova il coraggio di guardarla allo specchio, anzi, per meglio dire, allo specchietto. Scopre così che, accanto alla forza dell'immaginazione c'è la fragilità del mondo reale: se sono condivisi tuttavia, sogno e realtà, possono essere belli entrambi.


Si riconferma costruttore di impalcature robuste: dai libri di De Fombelle non è possibile cadere.
Non fa differenza che le pagine qui siano solo un centinaio - un'inezia se comparate a Vango (I e II) o a Perle o a Tobia (I e II) - il solido gioco di illusione funziona dal primo istante e tutti noi scivoliamo in una trappola magnifica che ci fa vedere la realtà attraverso una lente che la distorce quel tanto che è necessario per rendere il risveglio ancora più stupefacente.
Siamo un po' tutti come Victoria, nel nostro essere appassionati lettori, come lei il nostro 'orizzonte' sono le storie, come lei ci siamo costruiti un immaginario fatto di libri letti nel tempo e come lei amiamo valicare la realtà.
In assoluta complicità, come lei, ci illudiamo di vedere cow boys dove non sono, e cheyenne in carne e ossa. E solo un attimo prima di lei capiamo quello che veramente le sta girando intorno. Impossibile non amarla, Victoria, siamo lettori empatici e per questo ci fermiamo ad aspettarla per esserle accanto, con il piccolo Jo, nel momento in cui il velo si squarcia anche per lei.


Intorno a una struttura narrativa coerente e solida, si attaccano mille piccoli dettagli che la rendono ancora più intrigante. Sottigliezze, levigature nella restituzione dei personaggi: una madre che arrossisce anche sulla nuca; un padre che non sa separarsi da una coppa vinta al torneo di ping-pong del campeggio; una sorella diciassettenne che, già vecchia dentro, si sta annoiando in campo scuola. Tutto questo, insieme a brevi frasi, fatte scivolare con noncuranza qui e là nel fluire dell'azione, attecchiscono nella testa di noi lettori, dando spessore all'intera storia.
In tal modo le pagine scorrono veloci e leggere verso un finale degno del miglior De Fombelle.
Se lui si muove in assoluto agio nella brevità di questa storia, i disegni pieni di aria di Mariachiara Di Giorgio patiscono talvolta la costrizione della pagina piena di testo. 


Lei, come Victoria, non ama i confini ma come lei però conosce il modo di prendere il largo e, laddove le viene concesso, sconfina e immagina.

Carla


mercoledì 15 novembre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DIRE ADDIO
 

Un tema davvero difficile, quello scelto da Jimmy Liao in questo suo ultimo libro, Un bacio e addio: racconta, con la consueta delicatezza, del viaggio più difficile che si possa immaginare, quello che porta a separarsi definitivamente dai propri genitori. L'albo è del 2015 e viene ora proposto dall'editore Camelozampa, con la traduzione di Silvia Torchio e la consulenza editoriale di Luca Ganzerla.
 

Nelle tavole di Liao vediamo un bimbo in compagnia di un cane, in viaggio verso la casa del nonno. Alle spalle, la vita di prima, quella in cui si ascoltano le storie lette dalla mamma prima di dormire, o si aspetta il papà che torna da un viaggio.
I ricordi di quello che era, le abitudini, le cose, i luoghi, sfuggono via, mentre il treno corre verso una nuova destinazione. Le cose più belle stanno in una valigia, che, però, verrà dimenticata anch'essa alla fine del viaggio.
 

Dunque tutto sembra perdersi in questo progressivo smarrimento, apparentemente senza dolore; l'unico filo conduttore rimasto è il cane, presenza costante, e il nuovo mondo, rappresentato dal nonno.
Ma non è solo così; resta quello che si ha dentro, resta l'amore ricevuto, il sapore dolce dei ricordi, poiché i ricordi stessi sono perduti.
Malinconia, apprensione per un futuro che si annuncia incerto e qualche piccola certezza, lasciandosi alle spalle, con un bacio, il passato.
Liao descrive questi stati d'animo con tavole di sorprendente vivacità, con una gamma di colori squillanti, pastosi, dai contrasti marcati.
Il bambino protagonista, vestito di un luminoso verde primavera, vede il mondo che lo circonda, in cui tutto si mescola, sogni, ricordi e presente, colorato a tinte forti, con forti sottolineature emotive. Altre tavole sono più familiari agli estimatori dell'artista, dense di citazioni e capaci di trasfigurazioni simboliche illuminanti.


Questo albo è nel segno della complessità, richiede letture e riletture; colpisce per l'apparente semplicità, che nasconde un discorso complesso sull'addio, sul separarsi da quella parte di sé legata al passato, al lasciarsi indietro, in qualche caso, anche i ricordi di quello che è stato. Più che un ragionamento sul lutto, mi sembra che il centro narrativo sia il ricordo, come la smemoratezza sia sorella dell'abbandono, del lasciarsi alle spalle, mantenendo fermo, però, quel nocciolo di vita che si è condiviso e che farà sempre parte di noi. La vita è adesso, sembra dirci l'autore, con tutta la sua bellezza e la sua travolgente energia.
Questa complessità richiede lettrici e lettori maturi, che si facciano prendere dal linguaggio poetico, evocativo di Liao, che possano apprezzare le sue metafore, i riferimenti. Naturalmente, è un albo sicuramente apprezzato anche dagli adulti.


Eleonora

“Un bacio e addio”, J.Liao, trad. S. Torchio, cons. Luca Ganzerla, Camelozampa 2017


lunedì 13 novembre 2017

LA BORSETTA A SIRENA (libri per incantare)


EDUCARE ALLA COMPLESSITÀ 

Tutti insieme, Élisa Géhin
Il Castoro 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)


"Albero Foresta
Goccia Nuvola Cielo
Zanzara Nube Esercito
Macchia Mucca
Persona Famiglia Folla"

Tutti insieme funziona così: una figura grande e solitaria, sulla pagina di sinistra, sulla pagina di destra - la pagina dove, nei libri, succede sempre qualcosa - la figura si mischia a qualcos'altro. 

 
La goccia si perde tra le sue colleghe a formare una nuvola e, girando l'aletta, la nuvola si perde tra le sue colleghe a formare un cielo. 


Il meccanismo potrebbe ripetersi con la regolarità di un pendolo e allora avremmo un libro noioso e un po' prevedibile, magari istruttivo, ma piuttosto lontano dal piacere di stupirsi a ogni nuova pagina.
Siccome il libro è di Élisa Géhin, il rischio non si corre.
Sono sostanzialmente tre le possibilità di 'scarto' che l'autrice si lascia aperte.
La prima è l'alternanza delle alette: alcune pagine la prevedono, altre no. Senza una cadenza precisa e prevedibile.
La seconda possibilità di variare sta proprio nella relazione tra i tre (o due) soggetti che compongono la sequenza. Con alcuni divertenti soluzioni che anche dal punto di vista sonoro hanno una loro armonia: macchia e mucca che in francese suona ancora meglio: tache e vache.
La terza ha a che fare con le definizioni stesse. Quasi impercettibile per i cervelli adulti abituati a metafore, allusioni, sineddochi e metonimie, gli accostamenti tra disegno e parola per i più piccoli si rivelano ugualmente spiazzanti, ma nello stesso tempo utili a imparare la complessità della realtà. Per intenderci l'ora è figurata con un orologio; un animale con un elefante; un ortaggio con una carota.


Torniamo alle sequenze: goccia, nuvola, cielo anche se non è la più scontata è pur sempre un'associazione nell'orbita del prevedibile. Lo stesso potrebbe dirsi per persona, famiglia, folla. 


Che cosa succede invece nella sequenza con la zanzara e la nube e l'esercito? Il legame non è più così scontato, anzi non lo è per nulla.
Le connessioni, che tanto hanno in comune con il termine sinapsi, sono materia di tutti i giorni per il nostro cervello. Tanto più è in formazione, il cervello, tanto più necessarie gli sono le connessioni. E tanto più le connessioni, i nessi, sono imprevedibili, tanto più lo si educa alla complessità.


E tanto più è in grado di affrontare la stratificazione di nessi anche lontani, tanto più sarà capace di elaborare soluzioni intelligenti. Soluzioni che sanno guardare anche un po' più in là.
Maestro insuperato di questo modo di concepire il libro, come un imagier potenziato, è Blexbolex. Nessuno come lui è stato in grado di assegnargli, al libro, il compito di essere nel contempo gioco e strumento di ragionamento e apprendimento.
Penso a Immaginario e a Stagioni (Orecchio acerbo, 2008; 2010; 2016) che sono capolavori nel loro genere.
Mi pare probabile che Élisa Géhin abbia conosciuto e declinato a suo modo quella stessa concezione. Semplificandone e assottigliando le stratificate connessioni che Blexbolex suggerisce ai suoi lettori, ma riprendendone per molti versi il canone.
Come costruttrice di imagier anche lei ha sempre ben presente le singole parti e il tutto, come testimonia la pagina finale e il titolo stesso.
Ogni singolo elemento, dalla goccia alla macchia, nelle sue moltiplicazioni e connessioni va comunque sempre a ricomporsi in una visione generale del mondo. E anche un po' più in là.


Carla 



venerdì 10 novembre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TEMPO, UNA PAROLA ELASTICA



Un bel libro, sorprendente, di Pia Valentinis e Giancarlo Ascari, dedicato a un concetto intuitivo, all'apparenza, ma in realtà soggetto a molteplici interpretazioni.

 
Gong! Viaggio nel tempo, questo è il titolo del libro illustrato pubblicato da Franco Cosimo Panini, è davvero un libro pieno di sorprese che prende la parola 'tempo' e la declina in diverse accezioni, scandagliando il tempo misurato, quello che passa con il ticchettio dell'orologio; il tempo esistenziale, il tempo della musica, il tempo delle generazioni e, infine, il futuro, come lo immaginiamo. Il materiale è complesso, parliamo di un concetto astratto su cui si sono misurate generazioni di scienziati e di filosofi; ma anche la grande complessità può essere raccontata con sapiente leggerezza, e questo libro ne è la prova.
Ogni capitolo un concetto, un evento storico che fa collocare, appunto in una scala temporale, invenzioni determinanti come il calendario e l'orologio, nell'ansia umana di dare ordine allo scorrere inesorabile della vita. 

 
C'è l'orologio interno a ciascun vivente, che regola i cicli vitali, che ci fa svegliare o dormire, che si esprime con il ritmo delle stagioni e nel passare dei giorni.
Ma il tempo 'misurato' è anche il tempo del lavoro, il ritmo della catena di montaggio, è il valore di un oggetto misurato con il tempo necessario a costruirlo.
Poi c'è il tempo soggettivo, il tempo che non passa, il tempo lento della siesta e il ritmo vorticoso della metropoli.


Modi di dire, gesti scaramantici, come le capsule del tempo, destinate ai posteri; e ancora temi e riflessioni che troveranno sicuramente una valida sponda nelle menti aperte di lettrici e lettori dagli otto anni in su.
Anche il libro ha un ritmo veloce, passa da un argomento all'altro aprendo molte questioni e dando qualche interessante risposta. E questo libro mi piace anche per questo, perché sollecita interrogativi grandi e piccoli, curiosità sparse, compreso un Nicolas Flamel, alchimista francese che ricompare nei romanzi fantasy. E se tutta questa allegra serie di questioni più o meno importanti non bastasse, ci sono le immagini sapienti dei due autori, che si alternano nel più assoluto anonimato, proponendo piccole immagini esplicative a belle tavole suggestive. L'accuratezza nella descrizione si affianca alla scelta di colori squillanti, a continui cambi di stile.


Gong! È un libro dai colori vivaci, dai pensieri veloci e dalle molte sfaccettature, allegro e nello stesso tempo riflessivo, un esempio di quella linea di confine, molto stimolante, fra la divulgazione e l'illustrato. 
 
Eleonora

“Gong! Viaggio nel tempo”, G. Ascari e P. Valentinis, Franco Cosimo Panini


mercoledì 8 novembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SÌ MA NO

La figlia del dottor Baudoin, Marie-Aude Murail (trad. Sara Saorin)
Camelozampa, 2017



NARRATIVA PER GRANDI (dai 14 anni)

"Una lineetta verticale color malva doveva comparire al centro della finestrella di sinistra se il test era stato effettuato correttamente. Se una seconda lineetta verticale appariva nella finestrella di destra , il test era positivo. In tre minuti, Violaine ebbe ampiamente il tempo di immaginare di non essere incinta, rompere con Dom, iscriversi a una scuola di giornalismo, partire per un reportage in Afghanistan, farsi sequestrare dai talebani, poi invece, di essere incinta, abbandonare gli studi e partorire due gemelli, una femmina e un maschio. A quel punto la prima lineetta verde apparve."

Ha diciassette anni, ha gli occhi quasi del colore del suo nome, è chiusa in un bagno e spera che chiudendo strette strette le palpebre, la realtà possa essere un'altra. Non è così: riaperti gli occhi, Violaine è ufficialmente incinta. Per smentire il bollo di 'repressa' quella sera di un mese prima aveva pensato che con Domi, se fosse stato attento, non sarebbe stato poi così pericoloso andarci a letto.
È davvero sottile la linea di confine tra la tranquillità di un giorno qualunque e l'agitazione dovuta a un evento del tutto imprevisto.
Rimanere incinta all'ultimo anno di liceo è un considerevole imprevisto.
Nonostante il fatto che tecnicamente una ragazza abbia tutti gli strumenti per poter gestire questa situazione, tuttavia la paura dell'incognita fa tremare e se 17 anni sono sufficienti per sentirsi 'grandi' alla resa dei conti non lo sono ancora abbastanza per esserlo davvero, grandi.
E così Violaine è lì che si macera, in solitudine, e si sente piccola, ancora troppo piccola. Nel silenzio della sua stanza, teneramente si accarezza la pancia e nello stesso istante se la vorrebbe strappar via.
Troppo poca la distanza tra un bambolotto e un bimbo vero...
Con chi parlarne per cercare di venirne a capo? Quale la cosa giusta da fare?
Un po' di informazioni orecchiate qua e là, una amica devota con cui ragionare a voce alta e, dopo mille dubbi, sì ma no, la decisione, l'unica che al momento le pare possibile, è presa: IVG.
Per fare questo però occorre un dottore, e il primo sulla sua strada è proprio suo padre: Jean Baudoin, medico cinquantenne inquieto e stanco della carriera, un po' cinico e forse anche un po' anaffettivo, sempre molto concentrato a evitare i fastidi della professione, magari scaricandoli su altri, primo fra tutti il suo giovane collega Vianney Chasseloup con cui condivide lo studio.
All'ultimo minuto, la paura del giudizio e della condanna da parte del padre, fa sterzare Violaine verso un'altra strada che però curiosamente la riporta di nuovo nelle mani gentili del giovane dottore.
Passano i giorni e le incertezze del primo momento, sì ma no, si indeboliscono ancora di più e nulla appare chiaro agli occhi quasi viola di questa ragazzina in difficoltà.
In un serrato intreccio di fatti e misfatti, di attenzioni e disattenzioni, di silenzi e di confessioni, di rallentamenti e accelerazioni, di rettilinei e curve Violaine arriva a capire che cosa vuole veramente e quando questo accade, si guarda intorno e sono tutti lì a sostenerla.

Dare un'idea della trama di un romanzo di Marie-Aude Murail cercando di non massacrarla, tagliandole le gambe su cui poderosamente si regge e corre verso il finale, non è roba facile. Si ha sempre l'impressione di aver lasciato fuori qualcosa o qualcuno di fondamentale.
Ancora un romanzo corale, ancora un ritratto di famiglia, ancora uno spaccato del mondo degli adolescenti e, più in generale, della nostra evoluta società occidentale. Ancora una questione sul tavolo, tutt'altro che semplice.
Gli elementi che rendono la Murail una scrittrice di culto si riconfermano tutti.
Su ogni cosa, lo stile (tutelato da una buona e rispettosa traduzione): la felicità della sua scrittura che ha la capacità di prendere signorilmente per il collo il lettore e strapparlo letteralmente dalla poltrona per farlo atterrare in media res: nell'ambulatorio di via Château-des-Rentiers, nella casa di Violaine, in un centro di pianificazione familiare...Di portarlo dalle lacrime e al riso e viceversa, come se nulla fosse.
Dialoghi serrati e frequenti che si alternano a momenti di riflessione interiore dei personaggi scacciano ogni possibilità di assopimento del lettore che, in un pomeriggio, può bersi senza fiatare le 200 pagine che lo compongono.
Immediatamente dopo lo stile, arriva la sua capacità costruttiva del plot. Mai un'incongruenza, ogni singolo tassello della storia torna puntualmente a incastrarsi al posto giusto per comporre una complessità di struttura da grande romanzo classico.
A seguire si ritrova la cura e la sensibilità nel modellare i personaggi che, già dalle prime pagine, dimostrano un grande spessore. Entrano nella narrazione con la medesima sicurezza che si ha nel varcare la porta di casa propria: sanno sempre dove sono. La Murail e noi, suoi devoti discepoli, riusciamo a farci un'idea immediata di chi abbiamo davanti e, forti di questo, ci schieriamo al fianco dell'uno o dell'altra. Apprezziamo la cura e l'empatia di Chasseloup e capiamo da dove arriva. Disapproviamo il cinismo di Badouin e la fragilità di Stéphanie, ma di entrambi constatiamo una forza nascosta. E soprattutto seguiamo passo dopo passo il difficile passaggio attraverso la 'cruna dell'ago' di un'adolescente che sta misurando le proprie forze di fronte a una questione 'da grandi'. Saper raccontare l'umanità con la stessa facilità con cui si modella cera tiepida non è roba da poco. E saperlo fare senza mai cedere al manicheismo o alla semplificazione o, peggio, allo stereotipo è ulteriore motivo di merito.
Immancabile il sense of humor, l'ironia sottile, i giochi di parole fino a certo sarcasmo e cinismo che diventano cifra stilistica e distintiva.
E ancora, il suo coraggio nel concepire e scrivere un romanzo per ragazzi e ragazze così pieno di adulti. Nessuna smanceria, nessuna strizzatina d'occhio ai propri lettori, per rassicurarli e metterli davanti a uno specchio dove possano vedere ciò che già sanno di loro stessi e del mondo. No, la Murail taglia e 'porziona' per i suoi lettori una robusta fetta della nostra società, la indaga e la illumina senza pietà, ne scandaglia debolezze e punti di forza, ne restituisce le molte complessità e contraddizioni.
E ultimo, almeno per adesso, suo grande merito è quello di saper e, soprattutto, voler scrivere con leggerezza di situazioni al limite del dramma e alla volte anche un po' oltre il dramma medesimo. In questo ultimo suo cimento la corda interiore che si va a toccare è davvero molto delicata, e suscettibile di mille dubbi e perplessità: difficile schierarsi e dire dove sta la ragione. E decidere di esordire con questa materia così tanto 'magmatica, viva e pulsante' deve essere stata una scelta ben ponderata per l'editore che pubblica La figlia del dottor Baudoin come primo titolo di una, immaginiamo, gagliarda collana, le Spore.
Evviva.

Carla






lunedì 6 novembre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DA MOLTO LONTANO

Da molto lontano, nel tempo e nello spazio, provengono i due albi che vorrei sottoporvi: si tratta delle proposte più recenti della casa editrice Atmosphere Libri, che da poco ha dato vita alla collana TuttoInFavola. In tale collana sono stati pubblicati recentemente due testi provenienti dalla letteratura russa.
 

Il primo testo, Il fiore scarlatto, è la riscrittura della fiaba tradizionale La bella e la bestia, nella versione di Sergei Aksakov nel 1858, qui accompagnata dalle immagini, moderne, della illustratrice ucraina Galja Zin'ko. Questa è forse la proposta più tradizionale, limitata da un'impaginazione non proprio felicissima. 


L'autore è un 'classico' della letteratura russa, uno scrittore amico di Gogol, che si è più volte cimentato con la letteratura per ragazzi.


Quella che mi sembra la proposta più interessante è però l'altro albo, Il telefono, di Kornej Cukovskij, nella revisione di Mauro Di Leo e con le belle illustrazioni di Arianna Papini. Il testo è di per sé divertente, proponendo una serie di telefonate moleste che impediscono all'ignoto protagonista di distrarsi dalle stravaganti richieste dei suoi amici animali; c'è chi vuole tante paia di scarpe per mangiarsele allegramente, chi vuole un po' di sale per curare il mal di pancia. 


L'adattamento di Di Leo restituisce il ritmo e la rima a un testo veloce e sorprendente, che trascina il lettore da una situazione assurda a un'altra. E qui viene forse il motivo di maggior interesse di questo albo, peraltro godibilissimo da parte di un pubblico di bambini e bambine dotati di senso dell'umorismo: è una finestra sul continente abbastanza sconosciuto della letteratura russa per l'infanzia.
L'autore, Kornej Cukovskij, è uno degli autori più importanti della produzione del primo Novecento, insieme a 'mostri sacri' come Majakovskij e Mandelstam. In realtà Cukovskji, scrittore di storie in versi per bambini e traduttore di testi di lingua inglese, non fu apprezzato dal regime stalinista, forse proprio per la sua originalità fuori dalla retorica.


Di questo argomento parla un interessante articolo del blog Bambini e topi, che fornisce una rassegna storica di una produzione estremamente interessante, con testi spesso improntati al nonsense e illustrazioni che richiamano l'avanguardia russa che ben conosciamo. Per darvi alcuni spunti, ecco pochi link in cui questi libri possono essere sfogliati: dello stesso autore di cui stiamo parlando e, per allargare lo sguardo.
Come si vede, c'è uno spiccato spirito d'epoca, in cui le tematiche infantili riverberano l'aspra critica sociale, che spesso diventa caricaturale. Oppure rispondono alle necessità della pedagogia rivoluzionaria. Nello stesso tempo vive lo sperimentalismo, la vivacità intellettuale degli anni Venti, così pieni di speranze.
La versione proposta da Atmosphere libri del testo di Cukovskji è decisamente attualizzata nella forma, nell'oggetto libro che risponde ai canoni dell'albo illustrato; nello stesso tempo però ci riporta lo spirito, il gusto per situazioni paradossali, per i giochi di parole, per il divertimento fine a se stesso, tutti elementi che rendono questo albo assolutamente apprezzabile da giovani lettrici e lettori di oggi.
 
Eleonora

“Il fiore scarlatto”, S. Aksakov, g. Zin'ko, Atmosphere Libri 2017
“Il telefono”, K. Cukovskij, A. Papini, M. di Leo, Atmosphere Libri 2017


venerdì 3 novembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI DICE, AVERE I NUMERI

I numeri felici, Susanna Mattiangeli, Marco Corona
Vanvere Edizioni 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Tutti dicono accidenti, dieci anni.
E infatti non è una cosa che fai così, nei ritagli di tempo. Io per esempio ci ho messo 3652 giorni fitti fitti a compiere dieci anni, perciò sì, accidenti. Tremilaseicentocinquantadue giorni. Il due alla fine è per i due anni bisestili che ci sono in mezzo. Il 10 è un numero felice. Sul serio. Io queste cose le so, un po'.
Funziona così: tu prendi un numero, per esempio il 10, appunto; poi moltiplichi ogni cifra per se stessa e viene: 1x1=1 0x0=0.Dopo fai la somma di ogni risultato e se alla fine ti rimane 1, allora quel numero, per motivi suoi, è felice."

Tina è sull'orlo dell'estate e del suo decimo compleanno. Ha una madre che di professione è suggeritrice di risposte, che resterà in città con il suo fidanzato pasticciere; un padre lontano che fa il matematico, ma sta arrivando per portarsela via per un po' dalla città; un paio di amici cari con cui condivide ancora l'assolato parchino di zona e una manciata di punti fermi nel quartiere dove vive: il fotografo e il vecchio Giovanni, che silenzioso rimugina sulla sua imminente fuga. E adesso ha anche Felice, creatura grande e pelosa.
Da questo libro si viene a sapere che esistono infiniti numeri felici (il 7 è uno di loro: 7²=49 4²+9²=130 1²+3²+0²=10 1²+0²=1 e il gioco è di nuovo fatto). E si sa anche che Tina ha i suoi personali: il 7, appunto, il numero dei suoi pesci rossi, lo 0547 il numero 'di matricola' nell'ospedale dove è nata, il 99 sul berretto di Giovanni, 83 gli anni che ha Giovanni e 26 che è il numero delle persone intervistate per capire che fine ha fatto ora Giovanni con la sua testa spelacchiata.
La sua, di Tina, una vita piena di numeri, come quella di ognuno di noi, con la differenza sostanziale che nessuno di noi ci mette troppo la testa sopra. Lei invece sì. Non è un caso che suo padre sia un matematico: la testa di questa ragazzina pensa e immagina e ragiona h24 e i numeri sono il suo criterio ordinatore. Di ogni fatto, di ogni luogo o persona lei cataloga e memorizza l'essenza numerica. In questo che ha l'aria di essere contemporaneamente un libro, ma anche una sorta di taccuino personale (piccolo ed elegante in ogni dettaglio), tutto viene riportato con meticolosa precisione e ciò che ne deriva è un spassoso quanto eccentrico elenco di numeri importanti (felici o infelici) che non supera la doppia dozzina ma che racconta molto bene un tratto di vita di una ragazzina sveglia.

Susanna Mattiangeli non è una ragazzina, ma è sicuramente sveglia. Per questa ragione, ma anche per sensibilità e per un insopprimibile gusto per il pensiero divergente riesce a concepire spesso libri inaspettati. Lontani anni luce da ogni ombra di retorica, i suoi testi sanno essere ficcanti, e nello stesso tempo sfuggenti, sanno cogliere punti di vista originali, danno della realtà una lettura sempre aperta e piena di spunti di riflessione non convenzionali. 
Il registro che le calza a pennello è, a mio avviso, il catalogo, oggetto narrativo interessante per essere nel contempo 'cornice' e 'moltiplicatore' di elementi. Qui, I numeri felici, ne sono un ulteriore esempio, anche se una trama silenziosamente si tesse all'interno dell'elenco dei numeri importanti per Tina. 
L'indubitato talento di Susanna Mattiangeli nel saper raccontare il modo di pensare di una giovane mente credo abbia molto a che fare con l'insopprimibile bisogno dei più piccoli di 'ordinare' (di catalogare) la realtà. E allora ben venga il catalogo delle parti che costituiscono una maestra, il catalogo che racconta chi siano gli altri, o ancora il catalogo affettuoso che una madre stila nel descrivere ad altri gli elementi identitari della sua bambina Anna, persa tra i mandarini del mercato.
Ma qui c'è anche dell'altro.
Non so dire se dipenda da un mio voler a tutti costi vedere oltre, ma mi pare si possa cogliere in questo libro una sorta di carezza a posteriori nei confronti della categoria dei padri: uno strambo corto circuito di una bambina che con la sua voce dei dieci anni, da grande si concede un gesto di affetto, forse un ultimo saluto o un attestato di riconoscenza.
Davvero non so dire cosa me lo faccia dire, ma non riesco a non vederla che così. E non so dire neanche se, accanto alla bella idea di partenza di raccontare una porzione di infanzia attraverso alcune cifre, questa delicatezza nel saper dire molto più di quanto le parole stesse possano fare siano i due elementi che hanno mandato avanti questo piccolo libro tra i finalisti di molti ambiti premi.
Ma mi piace pensarlo.

Carla

mercoledì 1 novembre 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


GATTI E SCIMMIE, PER CAMBIARE


Rappresentano una tappa obbligata nella carriera dei giovani lettori e lettrici: sono i libri sugli animali e poiché godono di tanta popolarità, non c'è natale che non porti fra gli scaffali delle libreria un discreto numero di novità sull'argomento; capiterà spesso, in questo periodo, che ne parli. E dopo aver parlato del bellissimo, affascinante libro di Dieter Braun , ecco un altro autore da tenere d'occhio, Owen Davey, di cui vi ho già parlato.


Anche Davey si segnala per il raffinato tratto grafico con cui descrive e fa vivere gli animali delle sue illustrazioni, anche se usa una gamma cromatica più vasta. La caratteristica principale di questa sua produzione è rappresentata dal proporre volumi monografici dedicati a specifici animali. Nel volume precedente si parlava di squali, in queste due recentissime novità si parla di felini e di scimmie. Matti per i “Gatti” e Matti per le scimmie rappresentano un incontro ravvicinato con due famiglie animali molto interessanti. E molto interessante è l'approccio usato dall'autore.


Prendiamo ad esempio il libro riguardante i felidi, la famiglia di mammiferi carnivori che affascinano più o meno tutti i bambini e le bambine; quando si tratta di predatori, è frequente l'uso di immagini 'forti' per suscitare emozioni nell'osservatore. Un leone piace perché è forte e temibile, ci si identifica per sentirsi come lui, o meglio come pensiamo si debba sentire il re della foresta. L'immagine delle sue fauci spalancate suscita paura e ammirazione. Bene, in questo libro non c'è niente di tutto questo. Si parla con precisione dei diversi sottogruppi, delle singole specie, anche di quelle meno conosciute, le si mette a confronto per sottolineare i diversi percorsi evolutivi. Tutto raccontato con equilibro, per aiutare i bambini a conoscere animali di rara bellezza e di grande fragilità.


Lo stesso si può dire anche per l'altro testo, che parte proprio dalla distinzione fra primati, gruppo che ci accomuna, fra gli altri, a scimpanzé e gorilla, e scimmie, del vecchio e nuovo mondo. Tante le curiosità, le diverse caratteristiche fisiche e le sorprendenti capacità intellettuali riscontrati in diverse specie di scimmie: capacità di tramandarsi abitudini alimentari, di utilizzare strumenti, di comunicare con consimili e altre specie di scimmie.


I testi, sintetici ma per niente banali, sono all'interno delle grandi tavole che prendono tutta la pagina: il primo impatto è prettamente visivo e l'occhio scorre da un soggetto all'altro per poi fermarsi sulle didascalie e sulle descrizioni. Uno stile molto contenuto, quindi, che non vuole suscitare emozioni violente, paura o repulsione, ma meraviglia, curiosità, interesse per un mondo che rischia di sparirci sotto gli occhi. Non a caso le ultime pagine sono dedicate ai temi ambientali e si sottolinea l'uso di carta proveniente da foreste certificate.
Eleganza e capacità di sintesi delle immagini, testi validi e tali da soddisfare le curiosità di bambine e bambini a partire dagli otto anni, sono tutti elementi che rendono pregevole questa produzione della inglese Flying eye books, che ha prodotto, fra l'altro, Il professor Astrogatto e che annovera fra i suoi autori quel Dieter Braun di cui ho parlato poco tempo fa.


Parliamo dunque di una tendenza interessante che fa del rigore estetico e della precisione di contenuti la sua cifra e finora non ci ha delusi. Mi rendo conto che le fauci spalancate dello squalo o il disegno di un T.Rex intento a pasteggiare possano avere un impatto diverso rispetto alle raffinate immagini di Owen Davey, ma bisogna dare il tempo per assimilare stili illustrativi diversi. E abbiamo avuto diverse prove che proposte innovative possono coniugarsi anche al successo commerciale. E non è un male.
Eleonora

“Matti per i 'Gatti'”, O. Davey , White Star kids 2017
“Matti per le scimmie”, O. Davey, White Star kids 2017