giovedì 24 ottobre 2013

FAMMI UNA DOMANDA!


CHE GENIALITA’ QUEL GENIO!!
Due uscite interessanti che ruotano intorno al tema di chi è un genio, un inventore, un innovatore e quali caratteristiche debba avere. 

 
Partiamo da qui, da Geniale anche tu! di Philippe Brasseur, pubblicato in Italia da Lapis: libro originale e stimolante, si pone la domanda tutt’altro che semplice sulle caratteristiche che fanno di una certa persona un genio. Tre caratteristiche fondamentali: curiosità, creatività, determinazione, le prime due decisamente presenti nelle menti infantili, che spesso sfornano meravigliose soluzioni impossibili. Queste tre caratteristiche sono analizzate proponendo la metodologia seguita da diversi ‘geni’, proprio per rendere concreto un discorso che sembrerebbe una semplice petizione di principio. Quindi, caro giovane lettore, trova un ordine nel disordine, come Mendeleev, oppure poniti delle domande come Charles Darwin, pensa al contrario come Copernico e così via. Se può sembrare un discorso del tutto asistematico, che affianca personaggi e metodologie anche molto differenti, ma ha il grande pregio di raccontare e di razionalizzare quello che apparentemente è indicibile: come si fa a formulare domande nuove, come si fa definire metodologie inconsuete, come nascono le idee? Per il giovane scienziato che custodisce la segreta ambizione di cambiare il mondo o il modo di vederlo e raccontarlo può essere un utile e stimolante strumento. Mi è sembrato interessante il manifesto della scuola dei geni, in cui ‘ si fanno domande a cui ancora non si è data risposta’ e ‘si fanno molte prove, molti errori senza paura di sbagliare’; sembra facile, ma la scuola vera non mi sembra funzioni così.

Tematica affine in 100 lampi di genio di Luca Novelli, per Editoriale Scienza, che racconta, in modo divertente e chiaro, la storia della scienza, partendo da quel piccolissimo quid che ci distingue dai cugini primati. L’autore è già conosciuto per l’omonima collana di biografie di grandi scienziati; qui, cambia l’ottica e viene fornita un’interessante visione d’insieme di come è cambiato il nostro modo di vedere il mondo e attraverso quali passaggi cruciali, quali intuizioni brillanti, visioni rivoluzionarie e vite dedicate alla scienza siamo arrivati alle conoscenze attuali. Ovviamente gli argomenti sono diversi, dall’esplorazione alla storia, dalla matematica alla fisica, passando per le invenzioni più rivoluzionarie, tutto raccontato nel modo più semplice possibile. Come sempre il libro è ben illustrato e accattivante, ottimo strumento didattico ma anche libro di scorrevole lettura per i giovani Einstein o per chi ne voglia sapere di più.
Ancora una volta, apprezziamo la qualità delle scelte editoriali di questi editori nel misconosciuto ambito della divulgazione.
Eleonora
“Geniale anche tu!”, P. Brasseur, Lapis 2013
“100 lampi di genio che hanno cambiato il mondo”, L. Novelli, Editoriale Scienza 2013


mercoledì 23 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN GINOCCHIO DA TE! 

Il maialibro, Anthony Browne
Kalandraka 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"- Allora è pronta la colazione, cara? - chiedeva lui ogni mattina prima di uscire per andare al suo importantissimo lavoro.
- Allora, è pronta la colazione, mamma? - chiedevano Simone e Luca prima di uscire per andare alla loro importantissima scuola.
Rimasta sola, la signora Maialozzi lavava le tazze della colazione...rifaceva i letti...passava l'aspirapolvere...e poi andava a lavorare."

Un giorno dopo l'altro marito e bambini sono lì a pretendere qualcosa da lei e la signora Maialozzi lava, stira e cucina. Fino a che un giorno prende una storica decisione: se ne va.
Sul camino lascia un biglietto stringato con su scritto: siete dei maiali.


Più che un'accusa suona come una premonizione. Infatti i maschi della famiglia Maialozzi come per incanto si trasformano in maiali. Non lavano i piatti, non fanno il bucato, e cucinano cene e pranzi orribili e la casa in breve tempo diventa un porcile. Così come era andata via all'improvviso, altrettanto all'improvviso torna, questa mamma e moglie arrabbiata


Ma questa volta i Maialozzi maschi, in ginocchio davanti a lei, la supplicano di non andarsene mai più e da quel momento si danno un gran daffare in casa: i ragazzi a fare i letti, il padre a lavare i piatti e a stirare. E soprattutto chiudono quelle loro bocche piene di pretese. 
E la signora Maialozzi, avendo molto più tempo a sua disposizione, può dedicarsi a una sua passione: riparare le macchine, affondando le braccia fino ai gomiti, tra bielle e pistoni. E finalmente sorridente.



Nel 1986 questa storia diventò libro e, quasi trent'anni di distanza, approda sugli scaffali delle nostre librerie questo libro femminista. 
Non è mai troppo tardi!
Il merito più grande che tutti possono riconoscere a questo libro è quello di essere un libro che rende giustizia alle donne, che che ne stigmatizza il ruolo subalterno in famiglie così, e che dà dei maschi un'immagine tutt'altro che edificante. Non si può non essere d'accordo con Anthony che disegna marito e figli come uccelli dal becco sempre aperto e che, in copertina, nel lucidargli le guance rubizze, ne disegna i lineamenti un po' ebeti da contrapporre al viso 'rassegnato' di quella mamma che con grande senso di responsabilità porta sulla sue spalle l'intera famiglia. 
Si condivide anche la diversità di ritmo (sottolineata dallo scarto di colore) che c'è tra le scene corali dove marito e figli pretendono, pretendono e ancora pretendono e quelle in cui la moglie, vera novella cenerentola, lavora, lavora e ancora lavora.
Ma, come al solito, io trovo che la grandezza di Browne sta invece nei dettagli, nelle cose non viste e nella sua ossessione per il tema prescelto: l'essere maiali che si ritrova davvero ovunque. Dai rubinetti del bagno agli interruttori della luce: tutto allude, tutto richiama, come fosse il tema di una colonna sonora, che ritorna con quell'unica melodia, declinata intorno a se stessa.
La grandezza di Anthony Browne è ancora una volta nelle cose non dette, nei giochi di avvicinamento e contatto che l'autore cerca e attua con i suoi giovani lettori.
Questo fa sì che chiunque sfogli il libro, accanto all'evidenza della riflessione, abbia anche l'opportunità di divertirsi in questa preannunciata caccia al tesoro cercando maiali, ed effigi dello stesso, disseminate un po' ovunque.
A voi trovarne il più possibile. E a voi non fare i maiali!

Carla



martedì 22 ottobre 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


VIVA LA LIBERTA'!!


Ritorna Chris Haughton e ritorna alla grande: dopo il gufetto dal precario equilibrio, vedi qui, ecco George, meraviglioso cane dai principi etici incerti.
Dunque, abbiamo un bel cagnone, George, e il suo padroncino Harry, che deve allontanarsi da casa, non senza aver fatto le dovute raccomandazioni.
George è molto convinto dal proprio compito, e spera proprio di riuscire a fare il bravo, e già qui qualche sospetto può sorgere legittimamente; a volte, però, la tentazione è davvero troppo forte. Il bambino lettore lo segue partecipe mentre incappa in una splendida torta e, oh no, George!, se la mangia in un sol boccone, per poi correre dietro a Gatto, rovistare nella spazzatura, scavare in un invitante vaso pieno di terra. George è proprio pentito e quando torna il suo padroncino sgorga una lacrima sincera dai suoi occhioni.


Harry non porta rancore e porta il suo cane a fare un passeggiata e lui, ancora animato da buone intenzioni, ignora Gatto, bravo, George!, una fetta di torta e tanta bella terra appena smossa...ma che fareste voi davanti ad un delizioso secchione dell'immondizia, che profuma di tutte le innominabili schifezze che contiene? George lo chiede al lettore, con quei suoi occhioni pieni di contrizione.


La conclusione è affidata al lettore, di cui s'immagina la complice partecipazione al conflitto etico che attanaglia il prototipo di tutti i cani.
Ancor più dell'altra volta lo stile di Haughton, così squisitamente grafico e giocato questa volta sui toni caldi del rosso e dell'arancio, è efficace nel raccontare con ironia una storia il cui esito appare evidente al lettore smaliziato, dando vita ad un meccanismo inesorabile di comicità.
Ma da che parte starà il lettore bambino? Ah, che liberazione ridere vedendo così ben rappresentate il proprio conflitto fra doveri, spesso incomprensibili, e piaceri irresistibili, ma non condivisi dal mondo adulto!

Eleonora


P.s.
Devo dire che lo sguardo di George, un po' dispiaciuto, ma molto determinato a infrangere divieti, è molto simile a quello delle mie ex randagie compagne di vita, quando, sentita la volpe, partono all'inseguimento, lasciandomi come un baccalà ad aspettare il loro soddisfatto ritorno.
p.s. 2
per la precisione, la volpe le semina regolarmente e se ne va trotterellando, mentre loro si riempiono di spine, ma la lezione è proprio questa, alla faccia di Epitteto, non c'è niente che ci faccia sentire vivi come insegiuire i sogni e provare a realizzarli.


“Oh no, George!”, C. Haughton, Lapis 2013



lunedì 21 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A VOLTE RITORNANO...

Un lupetto ben educato, Jean Leroy, Mathieu Maudet
Babalibri 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Buongiorno! qual è il tuo ultimo desiderio prima che ti mangi?
Immagino che io non possa chiederti la libertà?
Certo che no.
Allora vorrei che... mi leggessi una storia!"

Gran naso da lupo, maglietta polo con collettino educato e fascia colorata (ricorda un po' quella di Charlie Brown ma più sobria) e retino per farfalle, così agghindato, questo lupetto ben educato è al suo primo giorno di caccia.
Primo incontro: un succulento coniglio. Il gioco pare andargli per il meglio se non che subentrano le buone maniere, quelle che i suoi genitori hanno cercato di insegnargli. Alla preda va chiesto l'ultimo desiderio e va obbligatoriamente esaudito.


Il coniglio vuole una storia, il galletto, sua seconda preda, vuole della buona musica e ogni volta il povero giovane lupo è costretto a tornare a casa per prendere l'occorrente per esaudire i loro desideri. Nonostante la promessa, tanto il coniglio quanto il gallo approfittano dell'assenza del lupo per darsela a gambe. Che maleducati! Ma quando il lupo vede il bambino e decide di mangiarselo le cose vanno diversamente. Sebbene anche in quest'occasione il lupo debba tornare a casa a prendere colori e fogli, perché il bambino vuole un disegno come ultimo desiderio, al suo ritorno il bambino non è affatto fuggito, perché anche lui è stato educato a mantenere le promesse. Costi quel che costi....
Va da sé che nella vita non ci si deve mai sentire competamente al sicuro, perché... a volte ritornano.


Accanto ai libri dolci, pieni di baci, tenerezze che Babalibri pubblica con costanza, c'è un vero e proprio filone di libri horror, travestiti da albi illustrati.
L'horror -va detto a onor del merito- non è quasi mai del lettore, ma certamente lo è dei poveri malcapitati protagonisti, che di solito spariscono 'nel nulla' davanti agli occhi di chi legge.
Questo Lupetto ben educato ne è esemplare emblematico. La partitura vista nei precedenti è rispettata anche qui in ogni dettaglio e l'unico commento che il lettore dal cuore tenero può fare all'ultima pagina è sempre il medesimo: oh, noooo! Ma lo dice sempre ridendo.
Penso, a ritroso tra i miei preferiti, a Buongiorno postino, il precedente Buongiorno dottore (anche questi illustrati da Matthieu Modet), Non entrate nel sacco!, I tre porcellini della Giusi Quarenghi, Mangerei volentieri un bambino, fino ad arrivare al capostipite della serie: il magnifico Zuppa di sasso!
In questa serie di titoli si dimostra che la crudeltà, quella sana cattiveria dettata dall'istinto, può talvolta trionfare e quando accade lo fa in un impeto liberatorio che fa dire, a noi crudeli dentro, ahhh, che gusto! Con buona pace dei benpensanti che piangeranno invece le premature scomparse.

Carla

Noterella al margine. Copertina marrone, interno giocato solo sui toni del rosso e dell'arancio, originali ballons per dialoghi: libro che non può passare inosservato.

sabato 19 ottobre 2013


Lo devo dire: questo blog ci costa tanta fatica e tante volte ho pensato che forse avremmo dovuto chiudere...ma tenerlo in vita è valso, se non altro, per essere qui ad accogliere a braccia aperte il ritorno delle ricette di Lulli...

COMPITI A CASA
Emozione! La prima ricetta integralmente mia


Mi sono iscritta a una scuola di avviamento alla professione di pasticcera.
L’ho appena iniziata: giovedì scorso abbiamo trattato di pasta frolla e la grande scoperta è che non esiste ‘la’ pasta bensì le paste frolle. Bilanciando in maniera differente grassi, liquidi e zuccheri si possono ottenere differenti effetti di friabilità, croccantezza e profumo.
Come ogni scuola che si rispetti ha anche i compiti a casa e io ho deciso di farli insieme a Lettura candita.
Le consegne che ci sono state date giovedì sono:
preparare una crostata bilanciata con nocciole, con base tuorlo, con il profumo di arancia, con la confettura di pera, senza il fondo cotto (quindi cotta insieme alla confettura), senza usare la frolla stesa (quindi una frolla montata), senza la griglia sopra.

Queste le indicazioni in base alle quali ogni allievo ha dovuto creare la propria ricetta.
Ieri sera ho studiato e oggi ho prodotto questa ricetta che vi propongo:

Prima di tutto ho preparato la confettura di pere. Ho messo poco zucchero rispetto alla frutta perché non si deve conservare a lungo, mi serve esclusivamente per la crostata. In questa maniera il sapore non sarà troppo dolce:

800 gr di pere pulite
150 gr di mela Golden
200 gr di zucchero di canna
il succo di un limone

Ho tagliato a pezzi le pere e la mela, ho aggiunto lo zucchero e il limone e ho fatto cuocere per 20 min dall’ebollizione. Ho ridotto in purea con il frullatore a immersione.

Ho preparato poi la frolla montata:

500 gr di farina 00
300 gr burro
200 gr zucchero a velo
100 gr nocciole
130 gr tuorli (un altra novità: in pasticceria non esiste l’indicazione del numero di uova bensì del peso, comunque a me sono risultati 8 tuorli)
buccia di limone grattugiata (niente arancia, non è stagione!)


Con le fruste elettriche ho lavorato il burro (a temperatura ambiente) fino a farlo diventare una pomata. Ho continuato a lavorarlo aggiungendo lo zucchero a velo.
Ho aggiunto piano, a filo, il tuorlo d’uovo dopo averlo un po’ sbattuto.
Ho aggiunto alla fine la farina setacciata e le nocciole che in precedenza ho fatto tostare in forno per 10 min e poi, una volta raffreddate, le ho tritate con un cucchiaio di zucchero di canna.

Ho messo un terzo del composto in un sac à poche con una bocchetta liscia e ho riempito il fondo di uno stampo di 27 cm. L’ho messo in frigo per 30 min.

Nel frattempo ho fatto tostare un altro etto di nocciole che serviranno per la decorazione e dopo le ho tritate in maniera molto grossolana.
Dopo mezz’ora ho recuperato lo stampo dal frigo, l’ho riempito con la confettura di pere e ho infornato il tutto per 25 min a 170 °C.
Con le nocciole ho decorato la superficie della torta una volta intiepiditasi.
Ovviamente è avanzata della pasta con la quale ho preparato delle barchette con la confettura.

 Lulli

venerdì 18 ottobre 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


MA CHE MONDO E' QUESTO?


Nel vasto territorio della produzione letteraria dedicata a quell'età di passaggio fra preadolescenti e adolescenti molti editori sperimentano, e giustamente, formule narrative al di fuori dei canoni consueti; fra questi, sicuramente, ha un ruolo importante la narrativa di genere; ma compaiono anche collane di classici riproposte con un restyling ad hoc, per rendersi credibili anche presso lettori o lettrici più giovani. E poi romanzi, storie, che pur mantenendo un target preadolescenziale, ragazze e ragazzi delle medie per interderci, introduono linguaggi e tematiche 'forti'.
In questa tendenza si distingue l'editore Feltrinelli, che ha già proposto titoli molto interessanti. Qui vi propongo Come vivo ora, di Meg Rosoff, scrittrice esordiente, che firma un romanzo dalle ambientazioni distopiche, denso di problematiche forti, dall'anoressia alla guerra.
La protagonista, Daisy, una quindicenne problematica, orfana di madre, esprime la sua ribellione alle scelte del padre rifiutando radicalmente il cibo; viene quidi spedita dall'unica zia materna, che vive con i figli nella campagna inglese. Nuova vita? Si, in tutti i sensi: Daisy scopre l'amore e il sesso, il calore di una famiglia, per altro costituita da ragazzi e ragazzine molto particolari, chi parla solo con gli animali, chi è telepatico. Sboccia l'amore con il cugino Jason, col quale si crea un fortissimo legame fra l'erotico e lo spirituale. Il gruppo di ragazzi vive da solo nella fattoria di famiglia, mentre zia Penny è lontana per lavoro. Ed è proprio lì che li sorprende la guerra, improvvisa, inspiegabile e devastante. Vengono separati e devono confrontarsi con le violenze e le privazioni che la realtà bellica impone.
I confini di questa guerra, le motivazioni, l'identificazione del nemico, sono tutti più evocati che descritti, tanto che la fase iniziale sembra quasi una messinscena. Col procedere delle pagine l'atmosfera si fa sempre più cupa, per arrivare alla tragedia finale. Il lieto fine c'è, ma non è come ci si potrebbe aspettare.
Sperimentazione interessante, con un linguaggio scorrevole e molto vivo, esplicito, che rende bene l'innocenza, o l'inconsapevolezza, dei giovani protagonisti. Realismo affiancato da momenti di vaga trascendenza, in cui le visioni o la telepatia hanno lo stesso peso della descrizione dei magri pasti. Forse non troppo condivisibile l'indeterminatezza dello scenario bellico che ad un certo punto interviene, come un deus ex machina, a cambiare i destini delle persone, ma di cui nulla sostanzialmente si sa. Forse a dire che tutte le guerre sono uguali nella capacità distruttiva e nella insensatezza.
Sicuramente indicato per ragazze, soprattutto, e ragazzi con più di 14 anni.

Eleonora

“Come vivo ora”, M. Rosoff, Feltrinelli Kids 2013



giovedì 17 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA RAGANELLA SUL BURRO

La più buona colazione del mondo, Giovanna Zoboli & Massimo Caccia
Topipittori, 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

EPPURE, MI È SEMBRATO DI AVER SENTITO UN RUMORE [...]
CERTE VOLTE IMMAGINO
CHE DA MOLTO LONTANO
QUALCUNO ARRIVI.

È mattino molto presto. Mi pare che un rumore provenga dalla cucina come se qualcuno stesse trafficando tra fornelli, lavandino e dispensa. Ma forse mi sto sbagliando...però mi piace immaginare che qualcuno di molto affettuoso lasci che io continui dormire ancora un po', spegnendo la sveglia, e poi si metta lì a preparare solo per me la migliore colazione al mondo.
Potrebbe essere un marito, un fidanzato, un fratello o una sorella, un figlio, una madre o un padre, un amico. Mi crogiolo nel pensiero che sia qualcuno che mi ha cara, visto che ha così a cuore che la mia giornata cominci nel migliore dei modi.


E invece no. Un colibrì, un elefante, un grillo, un rinoceronte e una raganella verde, una lucertola, una tartaruga, un camaleonte e un piccolo lemure, sono loro che mi stanno preparando la colazione. Il colibrì si occupa della moka, il lemure pensa al miele e la tartaruga spreme il mio agrume quotidiano e la rana controlla la morbidezza del burro.
Sono loro gli amici che solo io so di avere e che, imbandita la tavola, si nascondono per vedere la mia faccia ancora sgualcita dal sonno ma sorpresa e felice.


Felice, questo è un libro felice. Che cosa lo rende felice? Una combinazione alchemica fatta di geometrie perfette nei disegni come nelle parole, per raccontare una minuscola porzione fondamentale della giornata di un essere umano: la colazione. Uno dei miei momenti preferiti e sacri della giornata.
Come sempre nelle illustrazioni di Massimo Caccia, il segno pare evidente e riconoscibile, leggibile a grande distanza e così chiaro da diventare lapalissiano, ma non lo è. In questo libro parola e segno nascondono mille allusioni e sottintesi che è possibile cogliere solo dopo una rilettura molto più attenta. Quel profilo del colibrì cosi apparentato con quello della grande caffettiera di fronte, quel mistero che solo sfogliando il libro si scioglie riguardo allo sconosciuto animale che porta la bottiglia del latte sulla testa, il succo d'arancio che cela musi di animali al suo interno, quelle zampine di lucertola che, seppure stilizzate, sembra possibile sentirne il tatto sulla superficie della tazza, gli sguardi spalancati che sbirciano al di sotto della tovaglia per non rovinare la sorpresa, tutte queste sono le raffinate soluzioni di Massimo Caccia. Testo e illustrazioni che dialogano tra loro con sottile ironia laddove il serpente (che tanto ricorda e allude al ben più noto serpente mangiatore di elefanti del Piccolo principe) inghiotte un oggetto non immediatamente riconoscibile e il testo sottostante ci suggerisce di immaginare...o ancora la zampona di elefante sul tavolo che è 'puro scherzo' di fronte al testo che allude ad una ipotetica impressione fallace di un movimento in cucina.
Per rendere perfetta o semplicemente felice ogni mia giornata, occorrerebbe che quell'amico che solo io so di avere, dopo aver fermato la sveglia, preparato la colazione, venisse al bordo del mio letto e come risveglio mi leggesse questo libro...
Questo inno all'immaginazione, una fetta di pane fatto in casa, un bel panetto di burro morbido, un buon coltello da spalmo, del miele di eucalipto o di castagno, una tazza di latte e caffè senza zucchero e io ogni giorno potrei scoprirmi invincibile!



Carla

Noterella al margine: disperazione di ogni blogger autarchico, quel taglio di pagina che spezza ogni tavola!

mercoledì 16 ottobre 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ANCORA IN UN LIBRO!!

Che gradito ritorno! Mo Willems ci propone altri due libri dell’impagabile coppia di Reginald e Tina, gli amici inseparabili che hanno l’interessante virtù di tirar dentro i bambini NELLE loro storie…Qui abbiamo Andiamo fuori a giocare? Dove Tina ingaggia un corpo a corpo con la pioggia, che interrompe un gioco all’aperto; e il povero Reginald che cerca di proteggerla con una delle sue orecchie; ma non sarà questo ombrello di fortuna a risolvere il pomeriggio, quanto l’osservare due lombrichi presi da un travolgente gioco sotto la pioggia; Reginald e Tina scoprono quanto è bello sguazzare nel fango, solo che…
Nel secondo libro Hai un uccellino sulla testa! una coppia di uccellini decide di fare il nido proprio sulla testa di Reginald; non solo, mette su famiglia e presto l’elefantino, scocciatissimo, si trova a trasportare tutta una famiglia, mentre Tina si intenerisce nel seguire la storia d’amore. Ma è sempre lei a trovare la soluzione a questa imbarazzante situazione, con un risvolto, però, imprevisto.
Ancora una volta il punto di forza dei libri di Mo Willems sta soprattutto, ma non esclusivamente, nel rapporto diretto fra personaggi e bambini lettori, con lo sguardo che si rivolge direttamente all’osservatore tirandolo dentro la storia e coinvolgendolo direttamente nelle peripezie dei due protagonisti.


Questi sono libri nati per essere non solo letti ad alta voce ma animati, con tutti gli alti i bassi, le accelerazioni frenetiche, gli urli, i sussurri. Non si può pensare la lettura di questi libri senza diventare i protagonisti delle storie.


Il prototipo è sicuramente il primo, Siamo in un libro, che resta insuperato, con una capacità di coinvolgimento difficilmente ripetibili. Ma anche i libri successivi mantengono la freschezza e la semplicità del primo.


Su questa strada procede anche Hervé Tullet, nell’ultimo libro Senza titolo: inizia proprio con i personaggi che guardano il lettore che ha appena aperto il libro e cercano di intrattenerlo; non riuscendoci sono costretti a chiamare l’autore. Divertente, stravagante, in questa buffa triangolazione fra personaggi, autore e lettore, portano il bambino a sentirsi protagonista della storia. Le pagine si alternano con differenti tecniche di illustrazione e lo stesso autore compare nella parte di se stesso. D’altra parte Tullet, con Un libro, ha realizzato una delle più riuscite formule di libro-gioco, che, al di là dell’intrattenimento, realizza in termini ludici la magia vera della lettura. Una vera fucina di sorprese che funziona in modo sorprendente soprattutto con i bambini più piccoli.


Per avere un’idea della creatività dell’autore date un’occhiata al suo sito e in particolare al video che racconta proprio questo libro. 
Tre uscite, dunque, dedicate ai giovanissimi lettori, sotto il segno del divertimento.

Eleonora
Andiamo fuori a giocare?”, M. Willems, Il Castoro 2013
Hai un uccellino sulla testa!”, M. Willems, Il Castoro 2013
Senza titolo”, H. Tullet, Franco Cosimo Panini 2013





























martedì 15 ottobre 2013

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


CAPPUCCETTO ROSSO ROSSO ROSSO ROSSO
Rouge Rouge Petit Chaperon Rouge, Edward van de Vendel, Isabelle Vandenebeele 
Éditions du Rouergue 2003


Cappuccetto Rosso è uno dei classici della letteratura per l’infanzia che si prestano meglio al “remake”, perché come ogni storia d’iniziazione ispira visioni, provoca suggestioni archetipiche, smuove nel profondo. L’attraversamento del bosco – non fosse altro – è un ponte verso l’ignoto che crea un’indicibile tensione, ci fa sentire il pericolo nella sua essenza primordiale, coincidente con la brama insaziabile del lupo che sembra fatto apposta per aspettarci all’altro capo.
 Questa rivisitazione fiamminga della fiaba (gli autori sono belgi) opera una piccola grande rivoluzione, perché coincide col lieto fine nella misura in cui esso corrisponde al desiderio recondito (e un tantino mostruoso) che Cappuccetto Rosso cova da sempre. Da quando si vede costretta, bambina ormai nell’ età della ragione, a camminare ogni giorno a lungo e in solitudine nel fitto della foresta, col gravoso compito di fare visita alla nonna vecchia e malata. Una nonna cinerea, grinzosa e ostile, che ha sempre da lamentarsi e di cui, appunto, Cappuccetto Rosso non può non agognare la fine.

Beninteso, non lo dice e non se lo dice Cappuccetto, ma fin dalle prime battute di questo tenebroso (eppure assai vivido) libro, laddove la bambina viene descritta come colei che si accontenta di poco, di indossare abiti rossi, di possedere un tappeto rosso e di ridere con la sua rossa bocca… viene facile capire che il grigiore della nonna, sepolta nel letto e circonfusa da un alone opaco, non può che sollevare tutto il suo sdegno, la sua repulsione, il suo rosso odio.
Intanto, come da copione, mentre nel suo quotidiano tragitto si addentra nella macchia, d’improvviso Cappuccetto ode con sospetto lo scricchiolìo dei rami, un sentore di alito, un calpestìo di foglie. E quando, pochi eppure interminabili istanti a seguire, incontra il lupo (“… una bestia enorme…”), prende visione d’un fenomeno che la spiazza totalmente, poiché il lupo non è rosso, non è grigio. E’ nero. Una gigantesca chiazza di pece che le si para davanti e che le fa urlare a squarciagola, come un mantra “No, no, no, no, no,no!”. Una colata di buio che si ripercuote in lei sollevando un’eco di rosso, perché, quasi sragionando, Cappuccetto trasuda il vermiglio della paura mista a coraggio e intrattiene la bestia con uno scilinguagnolo azzardoso e folle. A tal punto da confondersi (?) e tradire il segreto, svelando dove sta andando. Cappuccetto fa da apripista al lupo, dunque, che senza indugio la precede verso la casa della nonna, penetra all’interno come un siluro e la divora.

Quando Cappuccetto capisce di aver parlato a vanvera corre forsennatamente, non sente quasi il grave ingombro del cesto carico di prelibatezze, che come ogni giorno reca con sé, volta a destra e poi ancora a destra, come una pallina di flipper vortica sul binario di un camminamento accidentato, giunge alla meta, si precipita all’uscio della nonna e bussa. Nessuno risponde, tutto tace. Entra, poggia il cesto in cucina e passa come un automa nella camera da letto, dove sa quel che deve fare. Allora scongiura con un atto d’inaudita forza il pericolo, lo cancella niente di meno che con un colpo d’ascia. Poi aspetta fuori della porta che tutto il sangue del lupo defluisca, un lucente fiotto carminio che potrebbe fare da suggello alla storia ma… Cappuccetto rientra (e adesso ha in mano non un arma, ma una bambola) a rimirare la pelle nera del lupo. E mentre pensa compiaciuta che, morta la nonna, quella è l’ultima volta che da sola ha dovuto attraversare il bosco… affiora il dubbio che il nero, anche il nero, sia un colore di cui diventare golosa, di cui ammantarsi, un altro colore “… senza limiti”.

Il testo, immediato sebbene mai crudo, scandisce con lirica precisione la passione di Cappuccetto per il colore scarlatto e rende plausibile la naturalezza di questa ossessione infantile piena di ardore e il suo contrario, la necessità impellente che venga sconfitto il movimento delle forze anodine, che si ammantano di ombra. Nel descrivere con asciuttezza quel che accade, il testo sprigiona un magnetismo incalzante, al quale fanno da perfetto contraltare le illustrazioni coraggiose e forti di Isabelle Vandenabeele. Cappuccetto è una matriosca che non tradisce età, piccola donna disseminata come una pedina nell’intrico labirintico del bosco, coacervo di indicibile potenza espressa da lineamenti marcati, dai grandi occhi sornioni. Una bambina- virgulto, nella ramificazione di braccia e gambe che si confondono con le fronde intricate che le fanno da sfondo, che quasi la generano (o rigenerano, poiché appunto d’iniziazione si tratta) fin dalla copertina, dal quel viluppo di nero e rosso che incide la superficie della pagina ispessendola, insieme alla nostra percezione. Che in più di un’occasione coglie la bellezza fortemente evocativa di una composizione, in verità, quasi astratta.
Un libro duro, vivo e misterioso, a tratti raggelante. Ipnotico e moderno.
Daniela (Tordi)