venerdì 5 dicembre 2014

FAMMI UNA DOMANDA!


E TU CHI SEI? CONOSCI TE STESSO


Bella sfida, bella per davvero, individuare un percorso, divertente ma serio nei contenuti, per avvicinare ragazzine e ragazzini alla filosofia. Tu chi sei? Manuale di filosofia, domande ed esercizi per bambini e adulti curiosi è scritto da Ilaria Rodella e Francesco Mapetti, i Ludosofici, con i commenti illustrati di Alberto Rebori e i ritratti dei filosofi tratteggiati da Harriet Russell.


Il percorso individuato non è per niente semplice: per comprendere il mondo là fuori bisogna prima passare dalla conoscenza di sé: ma per farlo qui vengono individuati degli esercizi molto semplici, che permettono, per esempio, di constatare come il punto di vista, ovvero dove siamo fisicamente collocati, può cambiare la percezione del mondo circostante.
Oppure, ritrarsi, nel senso del farsi un autoritratto, in diversi momenti, può mostrare come può essere mutevole la percezione che abbiamo di noi stessi. Quindi noi, a prescindere da questi mutamenti, permaniamo nel tempo e nello spazio o siamo la somma temporanea delle nostre percezioni?


Posti in questi termini sono quesiti davvero complicati, che spaventerebbero, e non poco, anche uno studente di liceo. L'abilità degli autori sta proprio nell'arrivare al nocciolo delle questioni attraverso domande ben poste, giochi, in fondo riflessioni non consapevoli, che permettono di affrontare le tematiche di filosofi antichi o contemporanei, da Wittgenstein a Socrate, da Merleau-ponty a Deridda, ad Eraclito.
Una passeggiata davvero impegnativa, che però dà seguito a quella sete di domande, domande anche radicali, qualche volta paradossali, di cui sono portatori i cervelli coraggiosi dei nostri ragazzini. Niente di più prezioso delle domande dei più giovani, nessun esercizio più costruttivo del trasformare le risposte in nuove domande.
Gli autori definiscono così la filosofia:
'Scoprire ed esplorare il mondo.
Osservare come cambia.
Incontrare e conoscere le persone che lo popolano.
Osservare come le persone lo modificano.
Farsi delle domande.
Non accontentarsi delle risposte.
Trasformare le risposte in nuove domande.'
Messa così, come non amare la filosofia?

Eleonora

Tu chi sei?”, Socrate e i Ludosofici, A. Rebori, Corraini 2014


giovedì 4 dicembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (liri giovani che cresceranno)

DINOSAURI MUTANTI


Mi capita, a volte, di interrogarmi sul fatto inspiegabile per cui di alcuni autori, anche ben conosciuti, si portino in Italia solo alcuni titoli: è questo il caso anche della coppia Pittau e Gervais, premiata ditta di fabbricatori di libri, di volta in volta, divertenti, raffinati, interattivi. Di quest'ultimo genere, cui appartine per esempio il fortunato Animatti, i nostri autori hanno già pubblicato un libro dedicato agli uccelli e uno agli animali del mare, recensito qui in occasione della Fiera di Bologna 
Mi arrendo, non comprenderò mai questo tipo di logiche commerciali, basato, suppongo, su presunti livelli di vendibilità. Sta di fatto che ora l'editore White Star, costola della nostrana De Agostini, pubblica il volume dedicato ai Dinosauri, per altro di recente pubblicazione. Nessuno mai pubblicherà i precedenti?


La struttura di questi libri è nota: la parte di descrizione degli animali è integralmente sostituita dalla immagini, potremmo dire ad alto grado di interattività.
Già la copertina ci dice che agli autori piace mescolare le forme, una testa di un tipo e una coda diversa.
Le prime due pagine sono dominate dai dettagli, parti di schiene o di creste che nascondono la riproduzione per intero dell'animale.
 



Ma non finisce qui: seguono le silhouette di altri misteriosi abitatori estinti del nostro pianeta; e questa volta l'immagine nascosta dalla finestrella è tridimensionale. Poi ci sono i musi e i loro scheletri, e la pagina multiforme, che permette di comporre e scomporre dinosauri realistici o del tutto immaginari. 


Si chiude con un paginone ad effetto dedicato allo pterodattilo.
Come si capisce dalla descrizione sintetica, questo, come i suoi predecessori, è un libro che vuole stupire, incantare, incuriosire, più che fornire informazioni, che per altro sono legate alla coerenza delle illustrazioni rispetto a ciò che sappiamo di questi rettili, così popolari fra i bambini. E' il classico libro da guardare e riguardare, che piace ai piccoli, dai cinque anni, perchè è una matrice di continue scoperte; piace ai più grandi perchè mette in gioco le loro stesse competenze.




Se qualche genitore può pensare che Dinosauri abbia un contenuto troppo ridotto, ricordi che non si impara necessariamente solo attraverso le esposizioni sistematiche, più o meno approfondite, che dovrebbero dar corpo al percorso scolastico; si impara molto, moltissimo, facendo lavorare la fantasia, l'immaginazione, creando nessi anche improbabili, ma che possono portare a scoprire nuovi territori. E, in fondo, a questo servono libri come questo.

Eleonora

Dinosauri”, F. Pittau e B. Gervais, White Star 2014


mercoledì 3 dicembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ABECEDARIO DI BORDO

Mare, Ricardo Henriques, André Letria
La nuova Frontiera Junior, 2014


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Acqua, acquata, [...] albuquerque, [...]
caicco, calamaro, [...] caravella,
fado, faro [...] finisterre [...]
oriente, orione, orzare [...]
pesca, pescatore, pesci [...]
sardina, sargassi, scafandro [...]
tesoro, timone, titano [...]
vapore e vascello..."

E' tutto blu. Un blu profondo da cui escono pericolosi tentacoli che catturano un vascello che, piccolo così, sembra quasi un giocattolo. Prima di cominciare a sfogliarlo, questo grande libro, apprendiamo che vuol essere un omaggio all'elemento più esteso del nostro pianeta: il mare. 


Con la struttura dell'abecedario, il libro naviga in lungo e in largo per le sue acque. Ne ricorda gli abitanti, come il gambero e la medusa, o il minuscolo krill; cita i suoi eroi, come Sir Francis Drake, il corsaro baronetto della regina Elisabetta I, o Vasco da Gama, esploratore portoghese, Ferdinando Magellano che arrivò alla  Terra del Fuoco e diede il nome al Pacifico; le sue vittime come si legge alla parola Prestige o alla parola Tsunami...


Nettuno, le sirene, il kraken, Moby Dick, il Nautilus costituiscono la sua mitologia. Poi ci sono le imbarcazioni, raccontate nel dettaglio: dal timone alla gabbia, passando a babordo, oppure esse sono divise per tipologie: dal rimorchiatore al rompighiaccio, senza dimenticare il caicco, l'idrovolante o la ben nota caravella.
Poi, lettera per lettera, si snocciola l'infinito immaginario del mare, per esempio ciò che nella fantasia dei marinai ne segna i confini: Finisterre, punta estrema della Spagna nordoccidentale, o il lontano Oltremare, terra di conquista, o in profondità, la mitica Fossa delle Marianne, che ogni nave attira a sé. O ancora ciò che ne fissa l'iconografia: dalla barba dei marinai ai 'baffi' della nave.



Che fosse un bel libro, lo si intuiva fin dalla sua edizione originale in portoghese quando l'amico André Letria lo mostrava alla Fiera di Bologna che gli ha conferito una menzione speciale.
Ora, tradotto e adattato sapientemente da Marta Silvetti, è proprio una gioia leggerlo e sfogliarlo. Nella sua struttura di attividario, il libro è uno strumento che orienta percorsi in diverse direzioni: stimola le curiosità, crea connessioni inaspettate, suggerisce approfondimenti, stimola la creatività con giochi ed esperimenti, sempre concentrati nelle pagine azzurre che si alternano alla sequenza di quelle bianche dedicate alle definizioni vere e proprie.


Come in tutti gli abecedari deve essere stata dura la scelta di ogni parola, a tal punto che alle escluse è stato concesso un estremo momento di gloria nell'ultima pagina, dove esse compaiono elencate a parziale discolpa da parte dei due autori. E come in tutti gli abecedari, il rischio di apparire prevedibili è sempre in agguato. Ma, si sa, in Mare nulla è mai fermo completamente, tutto oscilla, fluttua, ondeggia, appunto. Ed è esattamente questo il motivo per cui questo libro è sempre diverso da se stesso, ad ogni rilettura risulta sempre nuovo anche per il vecchio lettore. 


L'illustrazione che va in molte direzioni, la composizione della pagina movimentata contribuiscono alla sua grande forza, insieme al tono che è sempre rigoroso, ma altrettanto spigliato. Fin dalla premessa si intuisce che i due autori si siano 'divertiti' per primi loro a realizzare un libro tanto originale.


Carla

martedì 2 dicembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUESTIONI DI FAMIGLIA

La gallina che aveva il mal di denti, Bénédicte Guettier (trad. Tommaso Gurrieri)
Edizioni Clichy 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"C'era una volta una gallina che viveva in campagna.
Era tanto felice insieme ai suoi cinque bambini, anche se aveva sempre un sacco da fare."

Il suo quinto bambino è, in realtà, un coccodrillino che lei ha covato amorevolmente e che la ricambia dello stesso sentimento. La gallina ha sempre un gran daffare e mai tempo per sé. A tal punto che anche andare dal dentista è diventato un problema. Ma il suo mal di denti sempre più frequente la convince un giorno a vestire di tutto punto i suoi cinque piccolini, a prendere con loro l'autobus 14, quello che portava in centro, e a recarsi dal dentista. 


Visita per tutti, grandi e piccoli. Solo al coccodrillo viene diagnosticata qualche carie, d'altronde è l'unico con i denti... Come ogni dentista non si stanca mai di ripetere, anche questo suggerisce al coccodrillino una maggiore igiene e soprattutto una alimentazione più adatta. Niente più dolcetti e caramelle, ma buona carne. Carne di elefante o di giraffa? No, molto più semplicemente, carne di gallina. Non si sa bene se il dentista lo abbia detto per distrazione o perché le galline non sono mai buone clienti...ma al povero coccodrillo non resta che fare un rapido ragionamento: gallina=mamma e trarne le dovute conseguenze!
Le distrazioni si pagano!



Niente sconti, come al solito. Bénédicte Guettier racconta storie andando dritta al punto. Coerente e ironica ad alti livelli, costruisce storie impastate di vita vera e poi le restituisce con sapiente ironia per renderle lievi e godibili anche a lettori sotto il metro di altezza.
Esattamente undici anni fa ci aveva fatto vedere un papà sopraffatto dai suoi 10 bambini, prendere una barca e fuggire da loro lontano lontano, per trovare un po' di silenzio e un po' di riposo. I bambini, affidati alla nonna, avevano continuato imperterriti a fare il loro mestiere di bambini, finché un giorno, così come era sparito, il papà tornò.
Riposato, di nuovo molto felice di fare il bravo papà se li caricò tutti, nonna compresa, per farsi un altro gran giro per mare.
I benpensanti credo si siano interrogati all'epoca sul valore educativo che una storia del genere potesse trasmettere: ma è una famiglia 'incompleta'! La mamma dov'è? Ma un papà non dovrebbe abbandonare mai i propri bambini!
E poi andarsene a divertirsi in barca a vela...
Come molti altri, benpensanti esclusi, trovai quel libro bellissimo perché raccontava, risolvendolo con un finale rassicurante, il difficile e faticoso ruolo della paternità. Era un libro che raccontava una famiglia monogenitoriale come ce ne sono tante, una famiglia i cui rapporti non sono solo fatti di gioia, ma anche puntellati qua e là di cedimenti e fatiche.
E, accanto a tutti questi adulti ai quali piacque, benpensanti esclusi, si schierarono frotte di bambini che quel libro lo hanno letteralmente consumato leggendolo e rileggendolo (facendoselo leggere e rileggere) milioni di volte.
A loro piaceva quella storia che li lasciava in sospeso fino all'ultima pagina, adoravano il colpo di scena finale, amavano i disegni grandi e pieni di colori brillanti, si esaltavano per il finale che rimetteva tutto in ordine.


Ed ecco di nuovo un libro così. Stesso grande formato, stesso segno, stessi colori, stesso genere di copertina, stessa grafica e soprattutto stesso tipo di storia. Una storia che va nella medesima direzione de Il papà che aveva 10 bambini (Apejunior, 2003) la fatica dell'essere genitore, l'amore gratuito che lega ai figli, generati o adottati che siano, il colpo di scena, la pacificazione finale che rimette in equilibrio ogni relazione e, non ultima, la consueta constatazione che la vita a volte può essere anche un po' cattivella...



Carla

So già che i piccoli lettori di oggi 'consumeranno' la Gallina che aveva il mal di denti come i loro 'fratelli' maggiori hanno fatto con Il papà che aveva 10 bambini.

lunedì 1 dicembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SELVATICI COME UN GATTO


Clay Carmichael, illustratrice americana, ci ha regalato il suo esordio nella narrativa, tradotto per noi dalle Edizioni San Paolo: si tratta di Creature selvatiche, romanzo dedicato alle lettrici e ai lettori sopra i dieci anni.
Per certi versi è una storia molto americana, perché racconta di nuclei urbani in strettissimo contatto con la natura, boschi più o meno incontaminati e i loro abitanti ad un passo da casa. Ma va molto oltre la descrizione di un'avventura.
Intanto le creature selvatiche di cui parla sono assai diverse fra loro, a cominciare dalla protagonista, Zoe, undicenne da poco rimasta orfana e affidata ad un lontano parente: in realtà già da tempo è abituata a far conto su se stessa, coniugando saggezza e intemperanze infantili. Poi c'è Mr. Vieniqui, un gatto quasi selvatico che si aggira nei pressi della nuova casa di Zoe. Infine Will, ragazzo cresciuto per davvero nel bosco e che lì si aggira insieme ad una cerbiatta albina. Ciascuno è circondato dalla propria solitudine e tutti ne dovranno uscire, vincendo le proprie diffidenze e paure.
Gran personaggio Zoe, ragazzina che alterna la disillusione, dovuta ad un'infanzia passata con una madre psicolabile e con i suoi occasionali fidanzati, un grande senso pratico, dovuto al fatto di aver imparato a cavarsela da sola, e il suo misterioso sesto senso, che le fa percepire la presenza di animali, gatto compreso, il quale a sua volta, nelle pagine in cui viene raccontato il suo punto di vista, impara a conoscere la nuova venuta e a fidarsi di lei.
Zoe, che nonostante tutto legge moltissimo e scrive con vero talento, quello che leggiamo, infatti, è il suo diario, esplora senza timori il bosco e ritrova una vecchia baracca, la ripulisce e la trasforma nel suo luogo segreto. Qui viene vista da Will, il ragazzo cresciuto da solo nel bosco, che la trova, la segue, la protegge. Anche Will ha un passato drammatico, e un presente pieno di insidie.
In ogni buona storia ci devono essere i momenti di svolta, il lato drammatico, i colpi di scena che, per ovvi motivi, non vi voglio svelare.
Quello che mi preme sottolineare è che, dentro a un valido racconto d'avventura, c'è una bella descrizione dell'infanzia come spesso la vediamo ora, abbandonata a se stessa, sostanzialmente sola; ma quel che più conta è che al di là di questo esiste ed è forte la solidarietà, è possibile una familiarità non genetica, un abbraccio che non sia solo legato ad un vincolo formale.
Ovvero, come accade nelle storie di Guus Kuijer dedicate a Polleke, i bambini e le bambine hanno in se stessi immense risorse e ci sono adulti capaci di accoglierli e di sopperire alle carenze di genitori ed educatori.

Eleonora


“Creature selvatiche”, C. Carmichael, Edizioni San Paolo 2014


sabato 29 novembre 2014

UNA BUONISSIMA FRUTTA PALLIDA

Mi ostino a preparare dolci a base di mandorle. Questa settimana, grazie a Susanna, ho sperimentato la pasta di mandorle o pasta reale.
Qualche anno fa proprio lei mi aveva regalato degli stampi in gesso per confezionare i fruttini di marzapane e una settimana fa è arrivato il momento di provarli.

Avevamo una ricetta nella quale si diceva di usare un chilo di polvere di mandorle, un chilo di zucchero a velo e 60 grammi di glucosio, insieme a una fialetta di essenza di mandorle amare, una di essenza di vaniglia…
Mi sembrava una proporzione di mandorle e zucchero veramente esagerata, rischiavamo di ottenere un pasta dal sapore stucchevole.
È bastata una telefonata a Claudia, archeologa siciliana che ogni anno insieme al padre produce dolci agnellini pasquali, per avere le informazioni corrette.
Se si vuole ottenere una pasta di mandorle in cui il sapore predominante sono le mandorle e non lo zucchero, la proporzione deve essere di 260 gr di zucchero a velo per 1 chilo di frutta secca.
Noi avevamo già le mandorle in polvere, ma sarebbe meglio partire dal frutto intero sbucciato e privato della pellicina.
Alla polvere abbiamo aggiunto 200 gr di zucchero a velo e 60 gr di glucosio (che dovrebbe aiutare a mantenere più a lungo umida la preparazione) sciolti in un bicchiere di acqua.
Prima abbiamo impastato con un cucchiaio di legno e poi con le mani fino a ottenere un impasto compatto e untuoso.
Abbiamo poi riempito gli stampi, facendovi aderire sopra un pezzetto di pellicola trasparente per evitare il contatto con il gesso e premendo bene in maniera da riempire tutti gli spazi.



Normalmente i frutti sono colorati, Claudia consiglia di evitare i coloranti artificiali e di usare il caffé, lo zafferano, il cioccolato. A me piacciono di più così, come fantasmi golosi.

Lulli

venerdì 28 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UNA FOTOGRAFIA INGIALLITA

Album per i giorni di pioggia, Dani Torrent
Edizioni Corsare, 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"A molti non piace quando finiscono le vacanze, ma io dico sempre che l'ultimo giorno d'estate è il mio preferito. A volte non mi credono, ma ho le mie ragioni.
In questo giorno ci riuniamo a casa. Le mie sorelle mi fanno una corona di carta e la nonna prepara la mia torta preferita."


È il compleanno di questo bambinetto dai capelli ricci, con la corona in testa (è il re della festa!), le guance rosse e due gambe che non possono camminare. Il suo compleanno viene di domenica: una domenica importante. Un giorno di pace, che precede il suo primo giorno di scuola, quello delle sue sorelle e che precede anche il ritorno al lavoro di mamma, di papà e di zio Ramón. Proprio zio Ramón gli ha regalato una macchina fotografica perché lui possa immortalare quella gioia, quella spensieratezza, quell'allegria che di solito anima le giornate di libertà e di riposo. E allora una foto a tutta la famiglia riunita in un abbraccio gigante e stretto stretto, uno scatto per zio Ramón che leggero salta come un ballerino di flamenco con due cozze come nacchere, un clic per le bolle di sapone di mamma, e uno anche per il tuffo di papà.


Il lavoro, i pensieri, le preoccupazioni torneranno ad affacciarsi domani. Oggi godiamoci la bellezza di gesti semplici, godiamoci lo stare tutti insieme lontano dalle paure, dalla fretta e dalle difficoltà.

Quella faccia di bambino-re seminascosto da una macchina fotografica che ti guarda dritto negli occhi non ti può lasciare indifferente. Leggi il titolo del libro e, visto che è novembre, non può non colpirti anche quello: sei in mezzo a quei giorni di pioggia cui allude.
Apri il libro e la cosa che colpisce di più è il tono caldo che avvolge le pagine: un soffuso tono 'ingiallito' che porta verso un tempo lontano, di vecchia foto, guarda un po'. E la stessa nostalgia che di solito proviamo di fronte a una vecchia foto riemersa da un cassetto sembra attraversare l'intero album. 


Una nostalgia per un ritmo di vita che non ci permettiamo più, una nostalgia per un mondo fatto di cose semplici, fatto di buona convivenza sociale, fatto di onestà e rispetto. Tutte cose che sembrano essere lontani ricordi: foto ingiallite, appunto. Eppure questo bambino, nonostante tutto, sa trovare il meglio della vita. Intuisce che quella giornata di festa rappresenta per tutti una boccata d'aria, un respiro a pieni polmoni, tra l'affanno della vita convulsa di tutti i giorni dove, per esempio, suo padre dovrà costruire case 'fortificate', suo zio dovrà 'difendere' il municipio, e sua mamma dovrà far quadrare i conti e risolvere i pasticci che tanti fanno con il denaro.
Per una storia così ben venga l'illustrazione di Dani Torrent, dal tono così onirico, che guadagna in leggerezza, a tal punto che tutti i personaggi fluttuano nell'aria, quasi a volersi tenere distanti dalle cose terrene. Altrettanta leggerezza non trovo nel testo. Un po' meno convincenti, forse complice l'asciuttezza che è richiesta ad un albo illustrato, le parole che, nel raccontare quella bella domenica, sfiorano diversi, forse troppi, temi caldi: la corruzione, la sete di ricchezza, la paura dell'altro, che forse avrebbero meritato  maggiore profondità. Leggerezza e semplicità nascono da lunghe e attente riflessioni da fare, magari, proprio nei giorni di pioggia.


Carla


giovedì 27 novembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

GIOCHI AI TEMPI DEL SOVIET


C'è ristampa e ristampa. Spesso ripubblicare testi, o traduzioni, o intere collane per i grandi editori è soprattutto un'operazione finanziaria, che magari va di pari passo con la scelta di far morire titoli non abbastanza efficaci sul mercato, invaso da quantità smisurate di novità.
Qualche volta, però, questo consente di ridare vita a parti di cataloghi importanti, in cui si nascondono titoli interessanti, giustamente riproposti a nuovi lettori . Grandi editori come Einaudi, Mondadori, Rizzoli e altri hanno davvero un grande patrimonio che sarebbe grave perdere definitivamente.


Quindi saluto con piacere la ricomparsa fra gli scaffali di un racconto di Rigoni Stern, illustrato da Angelo Ruta; si tratta di Compagno Orsetto, pubblicato per la prima volta dalle Edizioni E. Elle nel '92 e poi riproposto nelle Storie e Rime della Einaudi Ragazzi, ora nella nuova veste con font facilitato.
La storia è piccina: un orsetto, presto battezzato da una banda di ragazzini Griscia, si avvicina al cortile in cui giocano dei bambini e diventa il loro compagno di giochi preferito. Lo segue a distanza Mamma Orsa.
La voce di questa incursione si spande e presto arrivano scienziati e uomini della forestale che addormentano e catturano la coppia di orsi, per riportarla nel folto della foresta siberiana. Il più piccolo dei bambini, Petja, particolarmente affezionato all'orsetto, ci resta male e coltiva nel cuore la speranza di ritrovarlo.
Storia delicata, che trasmette l'amore e la conoscenza della natura dell'autore
e il ricordo, sicuramente drammatico, delle campagne siberiane innevate, conosciute durante la guerra. Nello stesso tempo, una sorta di fotografia della Russia sovietica, così come la si può raccontare ai bambini.
Certo, c'è un pizzico di amarezza, nel constatare come certi valori, sostenuti allora con forza, per esempio il rispetto della natura, siano stati tradotti in tanta retorica e scelte del tutto contraddittorie, come la recente vicenda dell'orsa Daniza ha dimostrato.


Mi sembra, questa ristampa, un bel regalo per le nostre bambine e i nostri bambini, alle prime armi con la lettura, grazie anche alle illustrazioni che incorniciano e arricchiscono il racconto, con un elegante sapore retrò.
Eleonora

“Compagno Orsetto”, M. Rigoni Stern e A. Ruta, Einaudi Ragazzi 2014

mercoledì 26 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL SUO MIGLIOR TRAVESTIMENTO

ATTENTI AL GUFO!, Sean Taylor, Jeanne Jullien
Lapis 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Tutti sanno che i gufi sono saggi. Ma oltre ad essere saggio...io sono un vero maestro del travestimento. In quattro e quattr'otto mi faccio un costume.
Guarda... mi travesto da..."


Alla mezzanotte di una notte buia e tempestosa, appare da sinistra e sfreccia nel cielo come una stella cadente, un gufo. Ha fame ed è in cerca di cibo. La sua tecnica di caccia, lo dichiara, è il travestimento. Individuato il potenziale bottino, in un batter d'occhio, riesce a mascherarsi per essere attrattivo nei confronti della preda: una carota per un coniglio, mamma pecora per un agnello, una fontanella per un piccione. Nonostante la buona riuscita del travestimento, tutti questi riescono a scappare e il gufo rimane a bocca asciutta ogni volta. Non perdendosi mai d'animo, prosegue e finalmente arriva ad una preda che le gambe per fuggire non le ha: una pizza (con la salsiccia, irresistibile, con buona pace dei vegetariani...). Il solito buon travestimento, complice certa staticità della pizza suddetta, il gufo finalmente fa cena.



Albo illustrato geniale, per molteplici motivi che provo a snocciolare.
Il personaggio. Di lui non sappiamo nulla. Si affaccia sulla pagina, facendo capolino dall'angolo destro, ancor prima della pagina con il colophon e il titolo stesso. Se ne deduce che sia piuttosto egocentrico. 


Lo vediamo sfrecciare sulle pagine notturne da sinistra a destra vorticosamente, lo sentiamo parlare con tono assertivo e veloce. Se ne deduce che si senta 'onnipotente'. Talmente potente e di corsa da non avere il tempo e la voglia di registrare come sconfitte i numerosi tentativi di predazione falliti: sono solo piccoli incidenti di percorso su cui non perdere altro tempo. 
Cerca di convincerci, ed è lui il primo ad esserlo, della sua pericolosità e della sua bravura nel travestirsi, senza considerare l'ipotesi che qualcuno non ci caschi. Se ne deduce che sia un ingenuo.
Ha due occhi grandi (i gufi li hanno per contratto, ma questi sono perforanti) che per tutto il libro ci guardano intensamente, soprattutto per convincerci della sua ineffabilità nei diversi travestimenti. Se ne deduce che il gufo sa che con quegli occhi grandi catturerà, se non la preda, almeno la nostra attenzione e simpatia.
Riassumendo: il gufo è egocentrico, si ritiene invincibile, ha capacità di dimenticare facilmente la sconfitta, è ingenuo e ci guarda con i suoi occhioni. Chi è? Chi si nasconde davvero dietro le sue piume? E questo è il suo travestimento più riuscito: dietro di lui si nasconde un bambino, o meglio, Il bambino.
Ed è forse questa la principale ragione che fa emergere la bellezza di questo albo. L'aver saputo raccontare il pensiero e l'azione di un cucciolo.
I bambini, per poter sopravvivere in un mondo di grandi, sono egocentrici, economici (non si fanno fermare dalle sconfitte, ma vanno dritti all'obiettivo da conquistare), sono ingenui e hanno grandi occhi con cui ci guardano per conquistarci.


Il ritmo. Una storia incalzante, che non lascia respiro. Perfetta in ogni suo tempo. Spinto dalla fame e dal piacere di essere un abile trasformista, convinto di averci convinto, il gufo va a mille e lo fa non solo con il corpo, saltando di qua e di là nella pagina, ma lo fa con la mente sempre in cerca di qualcosa di nuovo. Una sorta di ritornello ci accompagna fino a bordo pagina e ci convince che lui sia davvero il migliore e, girando il foglio, ogni volta scopriamo che cosa lui abbia escogitato: la risata è irrefrenabile. Nella pagina successiva cìè sempre un divertissment che ci deve distrarre dal suo temporaneo fallimento.
Il segno: incisivo, semplice e molto comunicativo. Poche grandi pennellate per disegnare un gufo, il suo vorticare nella notte e per definire i travestimenti.


Proprio bravi! Tutti. L'autore, Sean Taylor che, ad ogni libro che fa, prende un premio. L'illustratore, Jeanne Jullien, geniale all'ennesima potenza (andatevi a vedere qui) e l'editore, Lapis, che fa delle grandi scoperte nel campo dell'albo illustrato e porta in Italia autori come Olivier Tallec, Jason Chapman, Chris Haughton e adesso Sean Taylor e Jeanne Jullien.
Lunga vita a loro e al gufo!

Carla

martedì 25 novembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL RITMO DELLA TRAGEDIA


Premetto che questo romanzo, Io sono la neve, di Elizabeth Laban, è decisamente dedicato ai ragazzi e alle ragazze delle superiori, non solo e non tanto perché le tematiche sono quelle proprie della piena adolescenza, ma perché a fare da filo conduttore è qualcosa di squisitamente letterario, la tragedia.
L'oggetto di studio che ossessiona gli studenti protagonisti delle due storie che si intrecciano nel romanzo, è appunto la tragedia, soprattutto nella versione shakespeariana. E le riflessioni che i ragazzi svolgono su questo tema si intrecciano alla vita reale.
A Duncan, studente dell'ultimo anno, viene assegnata la stanza che l'anno precedente ha ospitato Tim; in essa è nascosto un tesoro, lasciato dal precedente occupante, secondo la tradizione del college. In questo caso si tratta di alcuni cd, in cui Tim, ragazzo albino pieno di problemi, ha lasciato incisa la storia del suo quarto anno; e un mazzo di chiavi, il cui senso si capirà solo alla fine.
Duncan viene catturato da questa storia, in cui in realtà era coinvolto in prima persona.
E' a questo punto che la narrazione prende la struttura della tragedia: delineati i personaggi, dai nomi e cognomi evocatori, il lettore sa che dalle scelte del protagonista Tim non possono che derivare guai; vede quello che lui non vede, immagina lo sbocco drammatico, teme che il triangolo fra Tim, la ragazza di cui è innamorato, Vanessa, e il suo boy friend, atletico e ottuso come si conviene, non possa che portare sventure. E poi c'è l'evento scatenante, il Grande Gioco, anche questa una tradizione della Irving, che coinvolge tutti gli studenti del quarto anno.
Duncan, e noi con lui, segue tutti i passi di Tim verso il Dramma, l'evento che sconvolge le vite di tutti i personaggi, di cui lui stesso è stato testimone e, in parte, responsabile. Ordine-caos-ordine, secondo una struttura logica inoppugnabile.
In questo c'è molto della tragedia in senso letterario, il destino spietato che costruisce le sue trame ben al di là della volontà dei singoli; ma c'è anche la descrizione abbastanza realistica di come le dinamiche interpersonali fra gli adolescenti aiutino il destino a compiersi: ci sono le scelte sbagliate, lo sfidare la morte, la malattia, i propri limiti per dimostrarsi uguale agli altri, ci sono i momenti di paura e quelli in cui si affrontano coraggiosamente gli eventi.
Ci sono i primi amori, le amicizie vere e quel po' di saggezza che fa raddrizzare le cose, nei limiti del possibile. Gli adulti sono sullo sfondo, distanti in tutti i sensi, con l'eccezione di qualche insegnante, a sottolineare la solitudine, in quel passaggio così doloroso, nel diventare adulti.

Eleonora

“Io sono la neve”, E. Laban, Rizzoli 2014