lunedì 16 marzo 2015

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


PARLANDO ANCORA DI BELLEZZA


Sulla bellezza e sulla centralità che essa riveste nell'educazione visiva dei bambini, in queste pagine si è molto parlato. Essere circondato da belle immagini, da luoghi improntati all'armonia è certamente un privilegio, in tempi in cui l'affinamento del gusto estetico dei più piccoli passa per cartoni animati e videogiochi. Contro il veleno dell'immagine stereotipata, in tutti i sensi, e standardizzata, vale l'antidoto di proporre libri belli, ben pensati e ben costruiti; vale ancor di più quando questi libri veicolano il meglio della storia dell'arte, in un modo che non sia noioso o frustrante.
Ecco due esempi di diverso approccio ad uno stesso fine, avvicinare bambini e bambine all'oggetto artistico.


Sfruttando l'attenzione dedicata a Matisse, oggetto di due grandi mostre nel giro di poco tempo, Patricia MacLachlan ci propone Se fossi Matisse, con le sapienti illustrazioni di Hadley Hooper: la domanda che l'autrice si pone è cosa abbia salvato il piccolo Matisse dalla tristezza e dal grigiore di una città industriale del nord della Francia. La risposta è semplice, una mamma creativa che riempiva la casa di oggetti colorati, dipingeva piatti da appendere alle pareti, tappezzava di rossi tappeti le stanze. Il piccolo Henri mescolava pigmenti e allevava piccioni dai colori iridescenti. Dunque, un ambiente domestico ricco di vivaci suggestioni visive e un laboratorio permanente in cui sperimentava molto e si imparava ad osservare. L'illustratrice ha applicato delle tecniche particolari per rendere a sua volta la varietà dell'approccio materico di Matisse, dall'olio ai collage. Già qui abbiamo una risposta alla nostra domanda di fondo: necessario come l'aria pulita, come un cibo sano, l'educazione al bello comporta riempire i luoghi dei bambini e delle bambine di immagini, oggetti, libri che propongano magari stili estetici diversi, ma originali, curati e, soprattutto, non stereotipati. Imparare a guardare è il primo passo.


Il secondo è imparare a fare. Qui mi voglio soffermare sulla magica collana PIPPO, di Topipittori. Magica perché riesce a coniugare il parlare dell'arte e il farla. 



Nel volume uscito recentemente, Depero e la casa del Mago, di Lucia Pescador e Marta Sironi, si racconta del Futurismo, corrente artistica elettrizzante di italica nascita. E' una corrente che mescola arditamente tecniche e generi artistici, non disdegna l'applicazione industriale e il design. Per questo, secondo me, modernissima. Il tratto distintivo di questa collana consiste nel mettere a disposizione del bambino o bambina lettore il materiale necessario per entrare dentro la riproduzione dell'opera d'arte, facendola propria. Fare è capire, appropriarsi dello spirito dell'epoca, in questo caso del furore innovatore di un artista, Depero, che aveva trasformato la sua casa in una vetrina permanente della propria arte. Il fascicolo, che può essere tagliato, colorato, disegnato, a la maniera di..., è il primo passo nella scoperta di un artista o di una corrente e giustamente si invita a completare il percorso visitando musei virtuali e, direi ancor di più, fisici.


Approccio stimolante e divertente al tema dell'educazione visiva e dell'educazione al bello, ne vorremmo di più di testi come questi, anche se la produzione al riguardo si sta diversificando. Ma su questo parlerò anche nel prossimo post.
Buona visione e tanti scarabocchi, il miglior augurio per tutti e tutte voi.


Eleonora

“Se fossi Matisse”, P. MacLachlan, Motta junior 2015
“Depero e la casa del Mago”, L. Pescador e M. Sironi, Topipittori 2015

domenica 15 marzo 2015


LO SCOIATTOLO IN FIERA



A Bologna, durante la fiera del libro, non c'è il tempo neanche di andare a fare pipì, men che meno si trova quello per mangiare. Tuttavia il sostentamento in condizioni del genere, di grande affaticamento fisico, ma soprattutto mentale, è FONDAMENTALE. Quindi occorre essere equipaggiati e non farsi cogliere dai morsi della fame quando meno te lo aspetti. Allora, se il mangiare ci è negato, resta sempre la possibilità di sgranocchiare. I veterani della fiera girano quindi con le tasche gonfie come le guance di uno scoiattolo. Di cosa sono piene? Di cibo da scoiattoli, ovvero granaglie di vario genere, bacche del bosco, tenute insieme da un collante altrettanto energetico, ovvero lo zucchero.

In previsione della Fiera di Bologna sto provando questa ricetta di barrette di cereali. Se funzionano, ne lastricherò varie teglie del forno qualche giorno prima della partenza per restare tonica durante i quattro lunghissimi giorni di fiera.



Ingredienti

170 gr di zucchero di canna

75 gr di sciroppo d'acero

130 gr di burro

75 ml di succo di mela

190 gr di fiocchi d'avena grandi

190 gr di fiocchi d'avena

95 gr di uva sultanina

50 gr di semi di zucca

50 gr di semi di girasole



In un tegame mettete lo zucchero, lo sciroppo, il burro e il succo di mele e portate a ebollizione a fuoco basso. Quindi toglietelo dalla fiamma e aggiungete i restanti ingredienti e con un cucchiaio di legno amalgamateli bene.
Versate quindi il composto su una teglia da forno, o sulla leccarda, preventivamente rivestita di carta da forno, e appiattitelo perché sia uniforme in altezza (non troppo sottile, mi raccomando).

Mettete la teglia, o la leccarda, in forno preriscaldato a 180° e fate cuocere per un quarto d'ora o venti minuti. Quindi toglietela da forno e lasciate che si raffreddi il tutto.

Una volta indurito, con l'aiuto della carta forno, sollevatelo e sul tagliere procedete al taglio delle singole barrette.

Fatto!




Se conservate ermeticamente, durano anche una settimana.

Piccola precisazione per dovere di onestà. Non avendo in casa i semi di zucca, li ho sostituiti con la stessa quantità di mandorle, tritate grossolanamente. Anche l'uvetta può essere sostituita con il ribes rosso (che, peraltro, nella dieta dello scoiattolo è più filologico).





Carla



La ricetta non è mia ma viene da mio adorato libro AL FORNO, Ricette biologiche per dolci e torte salate, di Isidora Popović, per gli amici Popina.








venerdì 13 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL DIAVOLO A NESSUNO HA FATTO TORTO...

L'Isola del Tesoro, Andrea Rauch (da R.L. Stevenson), Roberto Innocenti
Gallucci 2015


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)

"Non è mia intenzione raccontare tutti i particolari del viaggio. L'Hispaniola si rivelò un ottimo legno, l'equipaggio e il capitano all'altezza del loro compito. Qualche parola invece val la pena di spenderla sul nostro cuoco: Long John Silver."

Facciamo un gioco e immaginiamo che a pronunciare queste parole non sia stato Jim Hawkins, il ragazzo che Stevenson volle come voce narrante del suo capolavoro, ma Andrea Rauch, il narratore di oggi. Quindi la dichiarazione di intenti, quella di non voler raccontare tutti i particolari del viaggio e della avventurosa vicenda, è chiara: in questo libro non troverete tutto. Ma se Rauch è Jim, l'Hispaniola - l'ottimo legno- potrebbe essere la sua casa editrice, Principi & Princìpi, che quando navigò nell'editoria fu davvero ottima e con la quale pubblicò nel 2012 anche questo romanzo di Stevenson, nella preziosa collana che fu Biblioteca dell'immaginario, con queste stesse illustrazioni di Innocenti. E il capitano all'altezza del compito potrebbe essere proprio lui, Roberto Innocenti, il perché spero sia sotto gli occhi di tutti. Il ruolo del cuoco, Long John Silver, diamolo invece a Gallucci che ha saputo cucinare questo libro con sapiente ricetta.


Spendiamo dunque 'qualche parola' sul cuoco e sui piatti che prepara. Un domanda preliminare va fatta: ma dove risiede il successo di una ricetta? Negli ingredienti, in una buona idea e nell'abilità di saper accostare le due cose.
Gli ingredienti qui sono ottimi: Stevenson, magnifico costruttore di un'avventura perfetta; Innocenti, maestro indiscusso dell'illustrazione mondiale; Rauch, che si rivela narratore navigato (d'altronde se sei stato un buon editore, di narrazione te ne devi intendere per forza) nel ricostruire la trama, attraverso le parole stesse di Stevenson
La buona idea, quella dell'editore attuale, sta nell'aver confezionato questo oggetto.
Quest'oggetto, appunto, a me pare sia da considerarsi cosa a sé rispetto all'Isola del Tesoro di Stevenson. È una narrazione estremamente più riassuntiva di qualsiasi pericolosa edizione tagliuzzata qua e là. Nonostante il testo sia costruito con le parole di Stevenson, mi pare abbia il tono di un racconto orale. Come se a farlo fossero un padre o un nonno, i quali, passeggiando con il proprio figlio o nipote, sentano il desiderio di raccontar loro una storia perfetta, un classico appunto, per trasmettergli quel gusto che essi provarono nel leggerlo tanto tempo prima e che non hanno mai dimenticato.
Per questa ragione mi pare che questo libro abbia un suo valore soprattutto nell'essere propedeutico a una futura lettura del romanzo di Stevenson. Del romanzo originale sono rispettati il tono, le suggestioni, il ritmo e, in qualche misura, anche la complessità della trama. Ma soprattutto mi pare riconoscibile e salvo nel testo di Rauch quel magnifico gusto per i colpi di scena, i bruschi cambi di prospettiva che hanno fatto dell'isola del tesoro, un capolavoro di romanzo d'avventura. Anzi, il romanzo di avventura per antonomasia.


Per questo mi pare consigliabile metterlo in mano a ragazzini di 8 o 9 anni proprio allo scopo di creare in loro la curiosità e il desiderio di leggere, quando avranno l'età giusta per farlo, il romanzo di Stevenson in tutta la sua magnifica estensione.
Le tavole di Innocenti, invece, io personalmente le utilizzo in uno dei miei percorsi di lettura che faccio nelle scuole medie, dopo aver presentato ai ragazzi L'isola del tesoro come uno dei libri da leggere se si vuole diventare grandi sul serio.


Esse, come pure la scelta dei testi, segnano con meticolosa precisione, come in una mappa, i punti fondamentali per orientarsi. Il Capitano Billy Bones, la locanda dell'Ammiraglio Benbow e il mendicante cieco, la mappa di Flint, Long John Silver, il barile delle mele, l'isola, Ben Gunn, il fortino, Israel Hands....Tutto serve per segnare l'unico percorso utile per arrivare al tesoro che altro non è che il romanzo di Stevenson stesso.


Carla

giovedì 12 marzo 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

E SE TUTTO VA MALE...


La proposta di oggi è in realtà una ristampa, dopo sette anni dall'uscita della prima edizione, ma vale la pena sottoporla nuovamente all'attenzione dei lettori. Il Diario assolutamente sincero di un indiano part-time, di Sherman Alexie, è un gran libro, che ricorda per certi versi Wonder, ma con uno stile ben più ironico e nello stesso tempo realistico.
Il protagonista, Junior Arnold Spirit, è un ragazzino nativo americano, nato e cresciuto nella riserva di Wellpinit, dove più o meno tutti gli adulti sono alcolisti, poveri e sostanzialmente rassegnati.
Non bastasse questo, Junior è idrocefalo, porta gli occhiali ed è abituato a prenderle da tutti i bulli della riserva, se non ci fosse l'amico del cuore, Stizza, a salvarlo. Stizza, inutile dirlo, è nato con una rabbia in corpo che gli permette di sopportare il padre violento e la tristezza della vita nella riserva.


Il destino di Junior, legatissimo alla propria famiglia, un padre spesso ubriaco, la mamma triste e la sorella in fuga, sembra segnato, ma prende all'improvviso una piega inaspettata.
Nonostante tutto, ma proprio tutto, della sua vita gli dica che ha un destino da 'sfigato', decide di cambiare scuola e di andare in quella dei bianchi, fuori dalla riserva, a Reardan.
E' un azzardo, un giocare il tutto per tutto per emanciparsi da un prospettiva di povertà ed emarginazione.
L'impatto è pesante, il senso di estraneità al mondo dei bianchi è fortissimo, così come il senso di colpa per aver abbandonato la sua gente e soprattutto il suo migliore amico, che sembra non volerlo proprio perdonare. Dalla sua parte, la consapevolezza di avere delle capacità e il sostegno dei suoi genitori.


Le cose cambiano, nasce qualche anomala amicizia e anche la bella Penelope è conquistata dal coraggio di Junior, e poi il basket, con un coach davvero in gamba. La vita della riserva, però, sembra risucchiarlo, quando nel giro di poco tempo, muoiono persone importanti della sua vita. Perché nella riserva si muore giovani e si muore malamente.
Non dico il finale, rassicurante al punto giusto, ma senza trionfalismi, senza facile ottimismo.
E' una storia forte, decisamente più aderente alla realtà di quanto non sia Wonder, dove pure il tema dell'emarginazione di un 'diverso' è rappresentato con decisione. Racconta di solitudine, di ghettizzazione, di destini segnati per chi è più povero e più lontano dal mondo 'civile'; e racconta anche della possibilità di riscatto, dell'orgoglio di essere se stessi, di solidarietà e di profondi legami affettivi.
Nello stesso tempo riesce ad essere incredibilmente ironico, nel raccontare, in fondo, il mondo di un adolescente che vuole a tutti costi cambiare il corso della propria vita. Amicizie, l'attrazione per l'altro sesso, il farsi strada qualche volta a spallate, tutto raccontato con la leggerezza necessaria a rendere accettabili anche le situazioni più drammatiche, il tutto condito da divertenti vignette.


Lettura per ragazze e ragazzi, dai dodici anni in poi, che abbiano voglia di storie piene di coraggio, di realtà e di speranza.

Eleonora

Diario assolutamente sincero di un indiano part-time”, S. Alexie, Rizzoli 2008, 2015




mercoledì 11 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)



FUORI DAL CORO

Il canto del lupo, Paolo Ligabue, Matteo Pagani



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Nella foresta si era ormai sparsa la voce, tutti gli animali al passaggio del lupo balbuziente si scambiavano sguardi d'intesa e sorrisetti di scherno.
Colui che avrebbe dovuto seminare ovunque terrore e spavento era invece costretto a nascondersi per evitare di essere preso in giro dagli altri animali."

Gunther balbetta. Quando è in tensione, ovvero quando deve incutere terrore negli altri animali, a questo lupo che ha tutte le carte in regola per apparire spaventoso agli occhi degli abitanti del bosco, si inceppano le parole in gola e comincia a sillabarle. Come si può essere presi sul serio se nel silenzio tra gli alberi si comincia così: S-s-so-so-sono il l-l-lu-lu-lupo pi-pi-pipi-più ca-caca-caca-cattivo de-de-della foresta? 


Non basta avere gli occhi gialli, i canini affilati e un corpo possente, cervi e alci si prendono gioco di lui e lo lasciano invariabilmente a bocca asciutta. Non solo le sue prede, ma anche i suoi simili, altri lupi come lui, non dimostrano nessuna solidarietà. E Gunther, tra mille pensieri, come unica soluzione al problema vede la fuga.
Cercar fortuna altrove, ma dove se anche nel pollaio le galline nel vederlo fanno co-co-co-coc- coccodè. A Gunther non lo sfiora minimamente il sospetto che quello sia il loro verso naturale, e pensa che anche i polli si stiano prendendo gioco di lui.


Triste e stanco, sotto un albero, Gunther sente il melodioso canto di un uccello: un cardellino su un ramo gli suggerisce il canto come terapia per risolvere quel suo problema. Il cardellino sa il fatto suo perché di mestiere insegna agli altri animali a cantare. Per una notte intera Gunther ci ragiona su, ma non crede nelle proprie capacità quindi rinuncia ancor prima di provare. La curiosità però lo porta a sbirciare dalle parti della scuola di canto, ma il cardellino lo scopre e lo mette a cantare con gli altri.
Cantare a squarciagola è cosa naturale per un lupo. Soprattutto quando si è tra gente che ti rispetta.

Serata adatta per ragionare di lupi. Una luna rossa un po' gibbosa, perché calante, illumina il cielo alle mie spalle. Ambientato in un bosco di betulle, realizzate con pagine tagliate da Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, questo libro vuole rendere omaggio alla più nota balbuzie di Lewis Carroll e a certa sua timidezza, che ritroviamo simile in Gunther, ma anche alla balbuzie e la timidezza di tanti bambini. Questo insolito bosco di betulle è abitato da animali, piccoli o grandi che siano, tutti vestiti come ci si veste nei giorni di festa a Dobbiaco/Toblach: camicie a scacchi, calzettoni di lana pesante al ginocchio, pantaloncini corti con bretelline decorate da stelle alpine o grembiulini a quadretti e treccioline sottili per tenere in ordine i capelli. Capelli? Galline, scoiattola e cinghialina, e cerva hanno tutte sapientemente disegnata una capigliatura sulla testa che le fa assomigliare a tante contadinotte della Pusteria.


Matteo Pagani, decisamente più versato nel disegno no fiction di ogni genere di animale, gioca tanto con i personaggi della storia. Antropomorfizzarli è un suo tema ricorrente: coccodrilli in tutù, bracchetti in giacca e cravatta sfilano pieni di stile nel suo sito. Grandi illustratori prima di lui di questa scelta stilistica hanno fatto la loro sigla. Diverte la sua ironia, che puntella l'intero albo e che spesso è anche diretta al pubblico dei lettori più grandi. Un esempio in tal senso può essere l'immagine del lupo malinconico che calza un paio di Birkenstock e indossa un pigiama tristanzuolo a righine celesti. Tagli dell'immagine, posture dei personaggi raccontano molto altro rispetto al testo, arricchebdo il carattere dei personaggi. Il testo, pur concedendosi diverse incursioni nel comico, va molto più spedito al tema di fondo della storia. Autostima e accettazione di sé passano anche attraverso stima e accettazione da parte degli altri.
Entrambi di Scandiano nel Reggiano, presumibilmente grandi amici, vista l'intesa che traspare tra immagine e testo, Ligabue e Pagani hanno già più volte sperimentato con successo la loro armonica convivenza sulle pagine di uno stesso libro. I due si stimano, è evidente.


Carla

martedì 10 marzo 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA PERFEZIONE, NEL DETTAGLIO


Difficile descrivere a parole un libro che deve tutto alla visione, al gioco estetico del visto e del non visto, all'immagine che annuncia e nasconde nello stesso tempo.
La storia che ci vuole raccontare è presto detta: l'uccellino Beccorosso per la prima volta deve affrontare la Grande Traversata che lo porterà dall'Altra Parte. Infatti lì tutti gli uccelli del mondo si riuniscono, una volta l'anno.


Il nostro coraggioso uccellino parte, sorvolando foreste, poi campi coltivati, formicai giganteschi; poi una fabbrica vicina ad una grande città, nella cui stazione si muovono tante persone; ma presto si arriva a delle grandi montagne, poi ai ghiacci polari e poi, seguendo una nave, si arriva ad una foresta tropicale. Ecco il grande albero, dove si riuniscono i volatili e dove si raccontano storie incredibili. Sì, perché l'uccellino Beccorosso ha visto molte altre cose, ben nascoste: le formiche in piscina, degli uccellini su una ruota di luna park, omini piccini e pennuti giganteschi e viceversa, la fabbrica dei pinguini e moltissimi altri soggetti che ci sono sfuggiti al primo sguardo.
Basta però munirsi dell'apposita lente e sotto il disegno, già così dettagliato, ecco comparire un mondo parallelo, qualche volta in relazione con quello di superficie , altre volta proprio no.
L'invenzione è semplice e, in fondo, già vista, ma qui, in La Grande Traversata, di Agathe Demois e Vincent Godeau, pubblicato da L'Ippocampo junior, il 'trucco' del doppio disegno è sfruttato alla perfezione: il mondo di sotto, quello che si svela con l'uso della lente, è un insieme armonico e nello stesso tempo barocco di invenzioni grafiche, di soggetti stravaganti, tutti descritti con linearità e precisione. 


L'occhio si perde, esplorando con pazienza centimetro per centimetro un disegno complesso, articolato e la sensazione è sempre quella di aver trascurato qualcosa, un dettaglio, un particolare, uno schema, una piccola narrazione.

E' un esercizio di pazienza, è un esercizio di fantasia, perché all'osservatore tenace è anche richiesto di scoprire ed inventare, perché no, i nessi, le storie, le relazioni, per poi ricominciare da capo.
Davvero una gioia per gli occhi e per la mente di acuti osservatori di tutte le età, dotati di grande pazienza e di grande senso estetico.



Eleonora

La Grande Traversata”, A. Demois e V. Godeau, L'Ippocampo junior 2015


lunedì 9 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

 EDUCARE AL BELLO

Quando il sole si sveglia, Giovanna Zoboli, Philip Giordano


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Quando il sole si sveglia
la luna scompare
il fiore sboccia
la mosca ronza..."

È cominciato un nuovo giorno.
E molte creature si mettono in movimento: rondini, cani, gatti, bambini. Si muove anche la macchina e le porte e le finestre della casa si aprono. 
Il percorso del sole nel nostro cielo porta la luce nella nostra giornata. E luce vuol dire veglia, movimento, attività. Al suo calare, il sole lascia posto al buio e alla luna che attraversa il cielo diventato scuro. E la notte significa quiete, silenzio, sonno e sogni. E tutto quello che si era mosso durante il giorno ora si ferma, ciò che si era aperto, ora si richiude, chi cantava ora tace. Chi si era messo in piedi ora si accuccia.


Un libro cartonato sullo scorrere del tempo. Su quella porzione di tempo, il giorno, che anche un piccolissimo può capire. L'unica che effettivamente conosce. Infatti, grazie a una serie di meravigliose reazioni chimiche che si attivano nei viventi, dai batteri agli esseri umani, l'orologio biologico comincia a funzionare da subito e lo scorrere del tempo detto naturale mette in moto a sua volta un'altra meraviglia: quello che si chiama ritmo circadiano. Sebbene alcuni pupetti se ne beffino di questo ritmo, scambiando il giorno per la notte, tutti gli altri bambini hanno ben chiaro che quando c'è luce tutto si muove, quando c'è buio tutto rallenta o si ferma. Anche se il tema non sembra essere una assoluta novità, tuttavia questo illustrato cartonato presenta una serie di 'anomalie' interessanti.


La prima: la scelta di non mettere il bambino come protagonista primario, quanto piuttosto quella di considerarlo osservatore esterno del risveglio di un mondo ben più grande del suo personale. Questo fa sì che non ci siano pappe o bagnetti serali che scandiscono la sua giornata, ma ci sia una prospettiva visiva più ampia e meno banale che anche lui può riconoscere, ma che non è solo sua.
La seconda: la scelta di colori e forme che non è per nulla consueta. Partiamo dai colori che, molto lontani dalla gamma cui si attinge di solito per questo tipo di libro, spaziano invece tra i mezzi toni: grigi, sfumature diverse del marrone, del verde petrolio e del blu carta da zucchero. Quindi le forme, che sono sintetizzate in giustapposizioni geometriche, vere sigle grafiche dei modelli originali. 


Tanto per fare un esempio: cerchi consecutivi di colore pieno sono rispettivamente nuvola, fumo di scappamento e fumo di camino su un tetto.
La scelta di Giordano, di grande coerenza con il suo segno, a tal punto che sembra di essere davanti a delle vere e proprie 'autocitazioni', pare di grande azzardo se si tiene a mente che si tratta di un libro per bambini molto piccoli. Azzardato pare anche il suo gioco con i limiti della pagina. A partire dalla copertina dove il 'bollone' giallo del sole antropomorfo fa capolino, o ancora nella luna che, nella pagina successiva, fa sparire la sua gobba lungo la linea orizzontale del margine del disegno. Azzardi sembrano anche le zoomate su alcuni soggetti: il gallo che mostra principalmente la sua cresta, oppure il senso di movimento dell'automobile che esce dalla visuale per più di metà del suo profilo. 


Tutto questo è un raffinato linguaggio che conosciamo per albi illustrati pensati per bambini più grandi che qui, invece, è proposto a lettori che -gli esperti ci dicono- preferiscano la mimesi totale tra rappresentazione della realtà e realtà medesima. Ma gli azzardi, se consapevoli e ben gestiti, spesso ci fanno fare strada.
Già in precedenza, Topipittori lo ha dimostrato. Con Facce (in uno con la sua applicazione) di Abbatiello, si è visto che anche ai più piccoli si può mettere in mano un oggetto che della realtà dia una sua lettura 'di estrema sintesi', pur senza creare in loro disorientamento. Anzi, godimento.
La terza: la volontà di dire attraverso il non detto. Mi riferisco al formato orizzontale del libro che suggerisce un dinamismo interno, confermato dalle immagini in movimento che seguono tutte una direzione convergente verso il centro del libro (e della storia) che è il bambino. Per poi fermarsi, visto che il sole ha lasciato il campo alla luna e alla notte, residenza elettiva della stasi e della quiete.
Così come il giorno si chiude su se stesso, laddove sole e luna si incontrano per un attimo in cielo, Giordano decide di suggellare questa congiunzione con la presenza del bambino tra loro, avvolto in una tuta da astronauta e in un sogno.


La quarta: il testo. Un testo che comincia, munariamente, già dalla copertina e che si snoda con un rigore che, direi, frutto di una lenta e meticolosa ricerca di parola dopo parola. Parole 'esatte', non sempre consuete, che hanno una loro musicalità interessante: ronza, sboccia, sbadiglia, si accuccia. Brillano accanto a parole piane, come vola, canta, nuota.
Educare al bello passa anche per qui.

Carla


venerdì 6 marzo 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


A CERCAR OSSA...



Nuova uscita della collana Celacanto, dedicata ad uno dei momenti più affascinanti della storia della scienza, quando cioè il ripetuto ritrovamento di fossili giganteschi fece compiere una straordianria svolta nel nostro modo di concepire il tempo e le trasformazioni dei viventi.
La storia di Lisette e la scoperta dei dinosauri, raccontata da Valeria Conti e Giacomo Scarpelli, con le illustrazioni di Lucia Scuderi, ha per protagonista uno scienziato francese del primo Ottocento, Cuvier, e la sua assistente Lisette. Quest'ultima entra in contatto con lo scienziato da bambina, perché abituata a scavare nelle grotte sotto Montmartre, che contengono le ossa gigantesche di animali misteriosi, forse draghi? L'incontro con lo scienziato riporta Lisette ad una realtà meno favolosa, ma non per questo meno affascinante. Cuvier, infatti, insieme ad altri suoi colleghi sparsi per il mondo, cerca di ricomporre gli scheletri di questi animali misteriosi, basandosi sul concetto di un piano organico che contraddistingue ciascun gruppo animale. Facendo questo, però, si trova davanti ad una serie di enigmi: cosa erano veramente questi animali giganteschi, che fine avevano fatto e che relazione avevano con quelli esistenti? La risposta, lo sappiamo, arriverà diversi decenni dopo grazie alla sintesi proposta da Charles Darwin con L'origine delle specie. Lisette dunque segue il maestro nei suoi viaggi, alla ricerca di nuovi fossili da ricomporre, come in un gigantesco rompicapo; così vengono ricostruite le fattezze, per esempio, dello pterodattilo. La vediamo alla fine, ormai anziana, emozionarsi nel ricevere in dono il libro rivoluzionario, pubblicato da Darwin nel 1859, che ha cambiato radicalmente il nostro modo di pensare.


Sembrano considerazioni ovvie, ma la scoperta delle ossa dei dinosauri ha contribuito in modo importante ad indicare la strada che poi ha portato all'evoluzionismo: dilatando il tempo storico, ha messo in ombra l'interpretazione letterale dei testi biblici. Il fatto di ritrovare i resti di animali estinti, poi, ha messo fine all'idea della scala naturale, al cui vertice c'era l'uomo. E cosa spiegava le estinzioni di massa? Cuvier pensava che ci fossero stati nel passato più eventi catastrofici, di cui il diluvio universale era l'ultimo esempio. E poi, come si è arrivati dalle forme preistoriche a quelle moderne?
Come ben si vede, questa piccola storia allude ad un radicale cambiamento di visione, che ha portato l'essere umano dal centro della creazione ad essere uno dei tanti successi evolutivi della vita sulla terra.
Piccola storia, è vero, ma grandi e stimolanti significati da propore a giovani scienziati e scienziate a partire dai nove anni: paleontologi, paleozoologi, archeologi, biologi e, perché no, soltanto curiosi.

Eleonora

“Lisette e la scoperta dei dinosauri”, V. Conti, G. Scarpelli e L. Scuderi, Laterza 2015


giovedì 5 marzo 2015

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


IL MANTRA DEL MATEMATICO

100 BEARS, Magali Bardos
Flying Eye Books, 2013

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)


"1 forest, 2 mountains, 3 bears on each mountain, 4 paws in the air. Eating honey, 5 times a day."


Capito il gioco? Ad ogni pagina il numero cresce di una unità e intorno a questa progressione si sviluppa la storia di questi orsi che si cibano di miele e funghi, sono oggetto di interesse dei cacciatori (8 di numero)


che sparano 9 colpi facendo volar via 10 farfalle mentre il campanile del villaggio suona le 11 e una dozzina di topi trema perché 13 gatti si aggirano sui tetti, miagolando tra 14 comignoli fumanti.


Mi fermo qui. Anche se la tentazione di continuare a raccontare fino ad arrivare al 100 è molto forte. Presumo dipenda dalla sequenza numerica così ben evidente e fulcro dell'intera narrazione la difficoltà di interrompere la lettura che nello snocciolarsi cifra dopo cifra, diventa una sorta di mantra matematico inarrestabile.
La costruzione della narrazione passa attraverso due costanti: da un lato il crescendo numerico, dall'altro una breve definizione, sorta di didascalia della pagina. L'obiettivo e il cimento di Magali Bardos è quello di arrivare a 100 senza mai perdere il senso del racconto che, per sommi capi, provo qui a riassumere: si parte da una foresta e si ritorna in una foresta, secondo un perfetto racconto circolare in cui sei orsi vanno di qui e di là, inseguiti da otto caparbi cacciatori. Va da sé che riportano a casa la pelle.


In una angusta struttura vincolata, concepito come potevano essere concepiti i racconti dell'OuliPo, 100 Bears, appare perfetto nella sua struttura circolare, inaspettato nelle molte soluzioni intelligenti che Magali Bardos inventa per uscire d'impaccio dalle strettoie che da sola si è creata.
Alludo per esempio all'impiego dei numeri che non alludono ad una crescita sempre in progressione, ma qui e là fanno riferimento a particolari esterni alla narrazione in senso stretto. I pescatori sono intenti a pescare 79 pesci, mentre 80 dita dei piedi stanno a mollo nel fiume. O ancora, 71 fiammiferi per accendere una torta di compleanno dell'orsa nonna che compie 72 anni. 


Se così non fosse stato, la progressione geometrica pura avrebbe annoiato ben prima di arrivare al numero 100. In questo modo invece, il lettore più scaltro capisce e si diverte nell'uso dei tanti espedienti per non riempire le pagine a dismisura di uno stesso oggetto moltiplicato enne volte. Non solo, il divertimento arriva, anche per i meno scaltri, proprio in questo continuo spostamento dei piani del racconto: dalla grande storia con il racconto delle avventure dei sei plantigradi si passa con assoluta noncuranza a particolari apparentemente marginali alla grande storia. Accade un po' come se uno guardasse dentro un obiettivo zoom di una macchina fotografica e, di punto in bianco, girasse la ghiera per mettere a fuoco particolari piccolissimi non percettibili ad occhio nudo. Dal grande al minuscolo in pochi secondi: effetto vertigine.
Senza mai arrivare ad eguagliare il genio creativo di Blexbolex, Magali Bardos sembra mettersi sulle tracce e trarre ispirazione da alcune sue modalità di concepire formalmente il libro.

  
Come spesso accade con i libri Flying Eye (questo ha radici francesi, in verità), costola della strepitosa Nobrow di Londra, ci troviamo di fronte a un libro 'fuori dal coro'. Tra loro anche molto diversi, penso ai libri di Dahlov Ipcar, a Hilda, per arrivare a Shakleton, i libri con il marchio Nobrow sono garanzia di successo.

Carla