Le tre ragazze che cambiano - Franca, Carmela e Tommasina - sono tre sorelle. Un giorno la maggiore, Franca, registra la perturbante sensazione che qualcosa in lei sia cambiato. A nulla pare servire l’approfondita analisi comparativa fatta con le sorelle. Ciò che Franca sente non assomiglia affatto all’approssimarsi del crepuscolo la domenica sera e di certo non ha nulla a che fare con l’essere scoperti a dire una bugia, e nemmeno assomiglia a quando il piede ti si informicola e non riesci più poggiarlo a terra…
Per dare un nome alla specialissima sensazione, Franca propone alle sorelle di andare a cercare una Regina meravigliosa che, stando a un sogno fatto qualche notte precedente, starebbe nella grotta al centro del bosco, oltre la recinzione del giardino. Di nascosto da tutti, Franca si trova alla testa di questa inebriante avventura seguita a ruota dalle due sorelline.
La Regina della Grotta è il primo albo di cui Júlia Sardà, prolifica illustratrice di cui abbiamo conosciuto il tratto in La famiglia Lista, è autrice integrale. Si tratta di con una storia di formazione tutta al femminile, un viaggio iniziatico che prende il via in quel momento dell’infanzia in cui tutte le certezze della propria quotidianità vengono scompaginate e appare un’insoddisfazione inebriante che impone di essere esplorata.
La crescita e lo sconvolgimento del mutare sono spesso raccontate assecondando una istintiva tensione verso l’alto e il fuori, forse pensando al seme che dalla terra spinge alla luce, o allo sguardo bambino, che da altezza pavimento si alza, ampliando il proprio raggio di azione fino a portarsi sempre più lontano.
Ne La Regina della Grotta, Sardà decide di procedere in direzione un po’ diversa: non solo le tre sorelle - come in ogni fiaba che si rispetti - si addentrano nel bosco, non solo si destreggiano un intrico sempre più fitto di alberi, fronde e tronchi, da cui occhieggiano misteriose creature. Il viaggio di Tommasina, Carmela e Franca continua dove apparentemente non è più possibile andare: le bambine diventano minuscole e tutto ciò che popola i piani più bassi diventa enorme.
Sardà espande a piena pagina tutto ciò che popola il sottobosco: ingigantisce le texture dei bruchi e delle ali degli insetti, mostra nel dettaglio le pelli butterate dei rospi, toglie dall’ombra bisce e insetti notturni, lumache, pesci gatto, pipistrelli e monetine, funghi, ragnatele e radici, evocando le tenebre del sottoterra, le streghe, i demoni e le orchesse impegnate in un pic-nic a base di pesce crudo e zampe di gallina. Guidate dalla determinazione di Franca, le tre sorelle partecipano alla frenetica attività delle formiche, accompagnano il funerale di un topo, e via discendendo, in un tripudio di presenze oniriche e inquietanti pericoli, fino ad arrivare alla famigerata grotta, un antro buio più buio della loro stessa cantina da cui fuoriesce uno strano fetore.
Qui, Franca incontra la Regina. Si tratta di un doppio, sporco, spettinato e selvaggio con cui darsi a frenetici giochi di riconoscimento e danze, talmente strette che la Franca di superficie e la Franca del sottoterra sembrano riunirsi per tornare a essere una sola. E se è vero come è vero che ci troviamo nell’ambito del racconto di formazione non è possibile ignorare che abbandonare l’infanzia per una bambina coincide non solo con il cambiamento di interessi, ma anche con una impattante maturazione del corpo: la comparsa del seno, il primo ciclo, il sangue, l’odore non più neutro. Sardà, che è autrice non conformista e coraggiosa, trova nelle illustrazioni il modo di evocare questo aspetto della ricerca: la presenza umida e soffocante della foresta, il fiorire rutilante e spugnoso dei fiori, l’allusione alla marcescenza che ha luogo negli strati più profondi del suolo, l’abbondare del colore rosso. Il secondo aspetto interessante dell’albo è proprio questo, il saper raccontare un viaggio iniziatico femminile senza ignorarne nessun aspetto, riallacciandosi alla capacità della favola tradizionale di non esplicitare ma anche di non escludere mai la totalità del processo.
Il terzo aspetto interessante di La Regina della Grotta è come la storia del mutamento venga declinata per ognuna delle sorelle, nel rispetto della peculiarità della loro età. Non è infatti un caso se Franca ha il capo libero mentre Carmela e Tommasina indossano copricapi e cappucci. Non è un caso se le due bambine più piccole sentono che quello che Franca ha trovato non è affare per loro e che non siano interessate a ulteriori liberissimi giochi a cui Franca e la Regina della Grotta le esortano con entusiasmo. Al cospetto dell’altra Franca la triade si incrina. E se Carmela, la sorella di mezzo, sente riverberare embrionalmente alcune delle istanze di Franca, Tommasina, ancora pienamente bambina, è semplicemente spaventata, ha freddo e fame ed è stanca. Alla fine sono i sensi più basilari ad avere la meglio.
Tommasina e Carmela tornano a casa da sole, e trovano il cibo buonissimo, il bagno deliziosamente caldo. Il letto dove sprofondano, poi, è più soffice che mai. Ma se Tommasina, stremata dall’avventura, dorme profondamente, Carmela è inquieta, consapevole di aver lasciato la sorella ad avventure a lei sconosciute. Attende che Franca rincasi. E quando questo accade le tre si ritrovano riunite sotto le stesse lenzuola: Tommasina perfettamente inconsapevole, Carmela in trepidante ascolto, Franca sporca e scompigliata con addosso ancora l’odore sconosciuto delle nuove esperienze fatte in solitaria. Chiuse in un unico cerchio, tre distinte fasi di ogni cambiamento.
Se all’inizio dell’avventura assistiamo a un moltiplicarsi di particolari e al proliferare di inquadrature capaci di ingrandire ogni dettaglio, il ritorno alla normalità è scandito dalla scelta di forme geometriche basilari che permettono all’ebrezza della giornata di placarsi e alle nuove scoperte di essere messe a dimora. “Mi sembra di non sentire più quella strana sensazione” afferma Franca stringendo le mani a Carmela. E vi è una nuova consapevolezza che si infila sotto le lenzuola, il sospetto che il cambiamento sia davvero una sorta di fame, che davvero disorienti come fanno i capelli elettrici che non si staccano dalle guance, che davvero sia simile a quando si è scoperti a dire una bugia. Che mutare sia proprio come il crepuscolo la domenica sera, o ancora più precisamente, come aveva ipotizzato Tommasina per non sentirsi esclusa: come quando ti si informicola il piede e non sembra più tuo. Ma poi lo poggi a terra, e scopri che tuo non ha mai smesso di esserlo.
Giorgia
“La Regina della Grotta”, Júlia Sardà, (trad. Giulia Rizzo), L’Ippocampo 2023