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domenica 23 marzo 2025

O TEMPORA O MORES! 


Mai stata una grande sostenitrice del müsli quando vivevo in mezzo ai mangiatori di müsli. 
Di sicuro mi tenevo a debita distanza da quello misto e non croccante. 
Poi sono uscita dall'orbita dei mangiatori di müsli. E con questo ho messo a riposo anche quel sapore. 
Il latte la mattina si è ricongiunto con la mia personale madeleine dell'infanzia, l'Ovomaltina. 
E nello yogurt ci metto marmellate che mi sono venute troppo liquide. 
Ma poi vado a Bari, lontana mille miglia dai mangiatori di müsli e, in una delle luminose colazioni a casa della mia amica libraia, mi viene messo sotto il naso un barattolino con dentro un bel miscuglio di semini vari, un müsli, fatto in casa da un suo amico. 
Perché no? Nello yogurt: buonissimo! Non so se dipenda dal fatto che è casalingo, ossia abbia giocato il fattore umano: qualcuno si è messo lì a farlo e poi a diffonderlo... fatto sta che resto molto colpita da quel gusto, quel bellissimo sgranocchiare. 
Chiedo la ricetta. E lei arriva, dopo un paio di giorni, con un vocale. 
Ascolto con attenzione la voce maschile calma e profonda che la recita. 
Il müsli non viene chiamato müsli. Si è trasformato in granola (con la o stretta) ma a parte il dettaglio capisco che è facile farlo. 
In collaborazione con la figlia inglese e mangiatrice di granola (erre arrotata britannica) lo proviamo: si riconferma la bontà. 
E adesso, tutta da sola, produco dell'ottimo müsli su ricetta barese.... 
O tempora, o mores! 


INGREDIENTI 
fiocchi d'avena (50% dell'intera quantità) 
mandorle tritate 
semi di girasole 
semi di lino (schiacciati, se non non fanno il bene che dovrebbero fare alle nostre pance) 
sesamo 
uvetta 
1 o 2 cucchiai di miele 

Tritate con una mezza luna le mandorle, fate lo stesso con i semi di lino che saltelleranno come pulci in ogni dove, ma poi si spezzetteranno. 
Fate lo stesso con i semi di girasole. 
In una ciotola mischiate e aggiungete il doppio di volume in semi di avena, un po' di uvetta. 
Prendete una padella grande e antiaderente, versateci 2 cucchiai di miele e fatelo sciogliere a fuoco basso (20 secondi più o meno) aggiungete quindi il miscuglio e girate continuamente finché non raggiunge un bel colore ambrato che è l'unico modo che io ho di capire se è pronto. 
Quindi ancora caldo versatelo su un foglio di carta forno e allargatelo con le mani. 
Lasciate che si freddi, poi "sgranatelo" e tenetelo in un barattolo chiuso che altrimenti si ammoscia e perde il suo bello, essere croccante. 
Enjoy!

Carla

domenica 15 marzo 2020


IL BISCOTTO ZERO

Questa storia nasce a Cipro, in un tempo disteso. E precisamente in un supermercato di Nicosia davanti allo scaffale dei biscotti.
La marca, lo dico per i cultori, è Mr. Grand.
La prima scatola è stata comprata e mangiata direttamente sul posto, la seconda è stata importata in Italia. Ed essendo un pezzo unico, è stato ricoverato, per un tempo che è parso a tutti interminabile, nel cassetto delle riserve alimentari.
Poi una sera più buia delle altre la scatola è stata aperta. 


Con la consapevolezza che ogni morso avrebbe contribuito a estinguerne il sapore e dopo un pochino anche il ricordo, è stato elaborato un piano d'attacco per sanarne la futura mancanza, del tutto prevedibile da lì a poco.
I biscotti andavano riprodotti in laboratorio.
Il piano era restareacasa con l'intento di scongiurarne la scomparsa definitiva. 
All'esame dettagliato dei pochi elementi in possesso, ovvero la scatola, si è stabilita l'impossibilità dell'acquisto in rete.
Introvabili, come molti altri oggetti, al momento. 
Quindi si è passati alla fase due, ovvero l'analisi della voce συστατικά (ingredienti) sulla scatola: un blocco di 20 righe tutto scritto a corpo 1 e rigorosamente in greco. Manco fosse cinese...Impossibile isolarli, neanche al microscopio.
Cambio di strategia.
Le misure di contrasto si sono indirizzate altrove, ovvero alla fonte di ogni sapere: la rete. Dopo un'accurata ricerca su fronti linguistici anche differenti di ricette di biscotti, cookies, biscuits, galletas, Kekse che contenessero almeno due degli ingredienti principali - avena e miele - perché immortalati artisticamente sulla confezione di cui sopra, i risultati non sono stati soddisfacenti quanto si sarebbe auspicato. 
Era un biscotto unico, apparentemente.
Cambio di strategia.
Considerata la fortunata e recente realizzazione dei biscotti TATE's provenienti dagli USA e riprodotti anch'essi su ricetta originale del libro TATE's, e considerata la loro straordinaria bontà, e considerata la loro somiglianza con i biscotti ciprioti si è pensato di procedere in modo del tutto empirico, ovvero sostituendo alcuni ingredienti dei TATE's originali con il miele e l'avena di quelli ciprioti. 
L'infaticabile lavoro di calibrare le singole componenti ha comportato ben 4 diversi protocolli, durante i quali si alzavano o abbassavano, anche in modo impercettibile (si è reso necessario l'acquisto di una bilancia di precisione da laboratorio), le percentuali degli ingredienti.


In tutte queste 4 successive procedure si avevano a disposizione solo 2 esemplari di biscotti ciprioti - tenuti rigorosamente al riparo, in una sorta di quarantena - che costituivano il biscotto zero, da cui tutto era partito.
In conclusione, ma si può parlare davvero di fine?, si è arrivati a un risultato che può considerarsi la versione più vicina al biscotto zero.
O almeno così a me piace pensarla: il biscotto uno.


Questo è dunque un biscotto inventato, nato in un tempo lento, solitario e piuttosto silenzioso. Un biscotto che è fatto di quattro ingredienti principali, avena, miele, determinazione e speranza. Per questo si chiama (sono la madre, decido io): il celafaremo.

Ingredienti:
90 gr di farina d'avena
30 gr. di farina 00
100 gr. di burro freddo
60 gr. di zucchero di canna
75 gr. di zucchero
1 uovo
50 gr. di fiocchi d'avena tritati
40 gr. di miele
6 gr. di sale
7 gr. di lievito

Accendete il forno a 160°.
Mettete in una terrina le due farine, il sale e il lievito e mescolate con cura. Montate nel frullatore il burro a tocchetti con i due tipi di zucchero finché non otterrete una crema, aggiungete l'uovo sbattuto e mettete il composto con le farine quindi aggiungete il miele e i fiocchi d'avena che avrete preventivamente frullato e ridotto in polvere grossolana.
Il composto che otterrete è molto morbido e non manovrabile con le mani. Quindi usate due cucchiaini per fare delle palline, mucchietti informi, di impasto che disporrete a distanza di almeno 4 dita le une dalle altre sul foglio di carta forno, steso sulla leccarda.
Infornate e fate cuocere per circa 16/18 minuti (i mucchietti si saranno abbassati tanto da prendere la forma di cookies sottili) finché non raggiungono un bel color biscotto.
Sfornate i celafaremo e muoveteli solo da freddi; sono molto delicati da caldi e molto croccanti da freddi.
Celafarete.

carla

domenica 25 ottobre 2015

BERENJENAS FRITAS CON MIEL DE CAÑA

Non puoi essere stato a Siviglia, Córdoba e Granada senza esserti portato via come ricordo il sapore delle berenjenas con la miel de caña.


L'incontro: in un piccolo ristorante di Triana, il quartiere zigano di Siviglia, al di là del fiume e un po' fuori dai percorsi turistici consueti, prima sera della nostra breve vacanza.
La tradizione di famiglia vuole che non si debba mai - e dico mai - chiedere al cameriere spiegazioni circa il piatto ordinato. E quindi assumersene i rischi e mangiare senza lamentarsi. Questo in passato ha comportato non pochi incidenti, tra cui il più famoso fu ordinare callos por primero. A voi scoprire cosa è callos e immaginare come fu mangiarlo come primo....
Ora il nome berenjenas non ha nulla di esotico alle nostre orecchie, si tratta di melanzane. L'esotico è nel miel de caña. Si tratta di melassa, ovvero di un prodotto simile al miele, ma più scuro che deriva dallo zucchero di canna.
Va da sé che ne abbiamo anche provato una versione a Granada, che, però ci ha convinto meno, perché le melanzane erano tagliate sottilissime, come patatine, e quindi si sentiva molto il sapore del fritto (benedettissimo!) e troppo poco quello della melanzana.

Ingredienti
2 melanzane nere
farina (o farina di riso)
olio di semi di arachidi
melassa
sale
un sacchetto di carta del pane

Mettete in una ciotola dell'acqua fredda e del sale e immergetevi le melanzane tagliate a rondelle alte più o meno mezzo centimetro. Lasciatele a mollo per mezz'ora quindi scolatele e asciugatele con cura.


Mettete in un sacchetto di carta del pane un pugno di farina (o farina di riso se volete un fritto ancora più leggero) e un po' delle fette di melanzane. Tenete chiuso il sacchetto con le mani e scuotetene il contenuto in modo che le fette si infarinino. Procedete con le altre fette nello stesso modo.

Nel frattempo mettete in un pentolino di acciaio non troppo grande, ma profondo, mezzo litro di olio di semi di arachide e fatelo scaldare fino a che, infilandoci uno stuzzicadenti di legno, non si formino le bollicine intorno ad esso. Friggete quindi un paio di fette di melanzane per volta, avendo cura che siano completamente ricoperte di olio durante la cottura che deve essere breve.


Mettetele su una carta che le assorba l'eccesso di olio eventuale e poi in un piatto, salatele leggermente e versateci sopra la miel de caña, o melassa, che dir si voglia.

Carla

venerdì 30 agosto 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ORSI ALL'OPERA

Una canzone da orsi, Benjamin Chaud
Franco Cosimo Panini 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Chi dice ape dice miele, questo Orsetto lo sa bene, e ...hop hop hop decide di seguirla."

E così al principio dell'autunno un tranquillo letargo con Papà Orso che ronfa e Orsetto sulla sua pancia a fargli caldo si trasfoma in un'avventura che vede Orsetto con il naso per aria inseguire quell'ape che ronza fuori tempo massimo e Papà Orso che lo insegue. 


Il problema è che l'ape conduce i due plantigradi in un contesto un po' insolito per loro: una grande città piena di traffico, con motorette e autobus pieni di gente e macchine che sfrecciano da sinistra a destra e da destra a sinistra. Ma il suo viaggio prosegue in un gran teatro dove sta per andare in scena lo spettacolo. Lungo la scalinata piena di gente elegante ora si aggira un Orso per l'occasione in sciarpa banca e tuba e un Orsetto molto assorto per non perdere le tracce dell'ape che, lui ne è certo, lo porterà dritto al miele...


Tutto è predisposto sul proscenio. Le ballerine si scaldano nei corridoi prima di andare in scena, attrici al trucco, macchinisti alle corde delle scenografie, elettricisti all'illuminazione.
Lo spettacolo comincia: orchestra, cantanti e pubblico sono al loro posto, ma Papà Orso irrompe attaccato al lampadario. Questo è un fuori programma e un silenzio glaciale cala sulla scena. Sarà per i fari puntati su di lui, sarà l'atmosfera o lo sguardo di tutti gli spettatori su di lui, fatto sta che Papà Orso intona la sua canzone da orsi, per la precisione quella che gli cantava la mamma per farlo addormentare. 


Ed è a questo punto che qualcuno capisce che quello in scena è un orso in carne, ossa e pelo! Il parapiglia che ne segue vede tutto il pubblico squagliarsela alla svelta tra urla e spintoni. Nel silenzio due sole zampine applaudono...


Un illustrato grande grande che racconta una storiellina piccola piccola e suggerisce un gioco per i giovani lettori che debbono cercare l'Orsetto e la sua ape nelle pagine molto ricche di personaggi e oggetti. Il bosco al pari della metropoli e del teatro sono sfondi di convulsi viavai: dai cinghiali, dalle volpi e dai tassi si passa ai taxi, agli autobus ai tavolini di un affollato ristorante.
Allo stesso modo la gamma cromatica del bosco, con i toni di verde e marrone delle prime tavole si prolunga anche nelle successive dedicate alla città e al teatro, come a dire che bosco e città sono luoghi di grande caos...
Benjamin Chaud, già conosciuto per alcuni illustrati pubblicati da Zoolibri e per la serie francese di Pomelo, un tenero elefante, pubblicato da Albin Michel (in Italia con De Vecchi) è giovane illustratore francese di grande spirito e ne sono una prova i mille particolari buffi che sono disseminati ovunque in queste grandi illustrazioni.
Qui il booktrailer dell'edizione portoghese di questo bel libro.


Carla

domenica 26 agosto 2012

FOCACCINE AL MIELE

La prima buona regola di una caffetteria di successo è: non deludere il cliente.
La seconda regola è: fare focaccine strepitose.
Ed eccomi qui con la ricetta presa dal romanzo della Cemali.

INGREDIENTI

3 bicchieri di farina 00
mezza bustina di lievito
1 bustina di vanillina (in originale mezza bustina di vaniglia)
mezzo bicchiere di zucchero
100 gr di burro
2 uova
2 cucchiai di yogurt
2 cucchiai di miele
1 bicchiere di noci sgusciate (e qualche pistacchio che ho aggiunto di mia inziativa)



Mettete in una ciotola la farina mischiata con il lievito e lo zucchero e la vanillina, fate un buco al centro e versateci il burro tagliato a tocchetti e piuttosto morbido, 1 uovo, lo yogurt e i due cucchiai di miele. Mischiate il tutto e poi cominciate a lavorare l'impasto con le mani perché il burro si amalgami e raggiunga la consistenza del lobo dell'orecchio (testuale nella ricetta originale). Lasciate riposare per mezz'ora quindi aggiungete un terzo delle noci (e pistacchi) tritati e lavorate ancora un po'. Accendete il forno a 150°.
Foderate la teglia, o imburratela, e fate con le mani tante palline della grandezza di una noce, schiacciatele con le mani fino a dargli la forma di una focaccina. Disposte a un po' di distanza l'una dall'altra, spennellatele con il secondo uovo sbattuto e un impasto delle restanti noci e pistacchi con un po' di miele.


A proposito di quanto miele ci vada sulla copertura, la Cemali non dice nulla così io ho fatto due tentativi. Nella prima infornata ho messo più miele e meno trito di noci e pistacchi e le focaccine sono rimaste più morbide e più dolci e, con il calore del forno, noci e pistacchi si sono disposti sull'intera parte superiore, nella seconda infornata, mettendo meno miele, si sono cotte di più ed erano più 'sode' e la granella è rimasta più compatta al centro della focaccina. Scegliete voi cosa fare; i miei assaggiatori di fiducia votano per la prima versione.
Nella foto si vede un po' la differenza.



La cottura deve essere per mezz'ora a 150° (in realtà la prima infornata è frutto di un errore: mi ricordavo  che il forno dovesse essere a 180° quindi per un quarto d'ora hanno cotto a quella temperatura, poi ho corretto il tiro e gli ultimi 5 minuti hanno cotto a 150°).




Carla