mercoledì 4 ottobre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BEN FATTO

I libri di Xavier Deneux per la prima infanzia sono noti già da qualche anno e non presentano, quindi, un elemento di particolare novità. Tuttavia, alcuni di questi si segnalano per la felice sintesi di elementi positivi.



Partirei da A poco a poco, uscito in primavera: è un cartonato di formato un po' più grande del solito, anche questo illustrato con la caratteristica formula 'a bassorilievo', ma questa volta con parti mobili e con un piccolo testo. La breve storia racconta di un uccellino che raggiunge un albero pieno di frutti, dove incontra un altro uccellino con cui costruire il nido e allevare i piccoli, che poi spiccheranno il volo. La storia esplicita ciò che si vede nelle immagini, le cui parti mobili servono a dare vivacità alla narrazione, mostrando le trasformazioni che avvengono sull'albero. Il racconto quindi si anima, prende letteralmente vita sotto gli occhi e con la collaborazione del piccolissimo lettore o lettrice. 


Robuste pagine cartonate e parti mobili dello stesso materiale, e di adeguate dimensioni, rendono questo libro una bella proposta per la primissima infanzia, un'idea intelligente realizzata con cura da chi ha evidentemente presenti le esigenze dei lettori più piccoli, che richiedono storie brevi, immagini chiare, maneggevolezza e materiale atto a subire lo strapazzo delle piccole mani.

 
Con la stessa attenzione è stato realizzato Biancaneve: anche qui si tratta di un testo di una collana iniziata tempo fa, dedicata alle fiabe classiche; anche in questo caso la realizzazione denota un volume particolarmente riuscito. Biancaneve è un cartonato di formato piccolo, che, come i precedenti libri della stessa collana, racconta la fiaba nel modo più semplice possibile. Adatto per bambini dai due anni in poi, ha le stesse caratteristiche tecniche degli altri libri di Deneux, con le illustrazioni che alternano parti concave e convesse, in rilievo e incavate. Il tratto distintivo è dato dall'estrema sintesi, dal racconto che utilizza le immagini da toccare mentre si ascolta. A partire dalla riuscitissima copertina, che azzarda un bianco su bianco, il libro si segnala per la semplice eleganza formale, per l'efficacia delle soluzioni illustrative, per la gamma cromatica che accompagna lo svolgimento dell'azione.


In conclusione, questi due libri, dedicati alla prima infanzia, dimostrano come anche il più semplice dei libri può essere realizzato con la cura necessaria per farne uno strumento duttile, piacevole, stimolante per i lettori e le lettrici alle primissime esperienze nel rapporto con l'oggetto libro. Abissale la differenza con i prodotti commerciali, che, con la loro rozzezza, puntano sul facile effetto e sul basso costo per catturare l'attenzione dei genitori. Libri realizzati con cura, dunque, pensati con intelligenza proprio per i piccoli fruitori fanno la differenza nel percorso che porta a prendere confidenza con i libri e il mondo ricchissimo che li accompagna.


Eleonora

“A poco a poco”, X. Deneux, La Margherita 2017
“Biancaneve”, X. Deneux, La Margherita 2017


lunedì 2 ottobre 2017

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


LA MIGLIORE INFANZIA

Triangle, Mac Barnett & Jon Klassen
Candlewick Press 2017


ILLUSTRATI

"This is Triangle.
This is Triangle's house.
This is Triangle in his house.
And this is Triangle's door."


Non credo di dover tradurre. Triangle è un triangolo che vive in una casa, tra molte, a triangolo. Ha un quadro alla parete con un triangolo ritratto, e la porta della sua casa è a triangolo. Un giorno Triangolo esce di casa per andare a fare uno scherzetto 'serpeggiante' a Quadrato. Per raggiungerlo deve fare molta strada, un sentiero pericoloso, che diventa via via misterioso: ai triangoli si succedono strane forme e poi lentamente arrivano i quadrati. 



A destinazione mette in atto il suo piano: sibila fuori dalla porta in modo da spaventare a morte Quadrato che teme sopra ogni cosa proprio i serpenti.
Lo scherzo riesce quasi del tutto se Triangolo non scoppiasse a ridere sul più bello del terzo sibilo. Quadrato non la prende bene e decide di vendicarsi, lo insegue per tutta la strada all'indietro (dove l'ho già visto...) fino ad arrivare alla casa dove però, la geometria non è un'opinione, non riesce a passare, ah ti sei incartato, sogghigna ancora Triangolo, ma il solo tappare quasi del tutto il varco, crea un gran buio nella sua stanza. E lui odia il buio...gli fa paura!
Son pari?


I libri di Mac Barnett e di Jon Klassen non sono mai fatti di poco. Eppure questo sembra una storia così esile...La contrapposizione di Triangolo e Quadrato non è la prima volta che la vediamo e il bosco da attraversare con la successione delle forme non sembra il primo nel mondo delle storie.
Eppure eppure eppure se si va poco sotto questa superficie ci sono un mucchio di cose interessanti da scoprire. E non credo che sia pigrizia mentale dei due autori il ricorso a un immaginario un po' trito, ma piuttosto una dimostrazione che con elementi tutto sommato 'banali' si può raccontare un mondo del tutto inaspettato.
Laddove il nitore delle forme geometriche dei due protagonisti, la chiarezza paratattica della storia, sembrano portare a un esito scontato ecco proprio sul più bello, all'ultimo giro di pagina si rimane nella perplessità assoluta con in mano una sola domanda, la cui risposta è nel vento...


Ma a ben vedere tutto il percorso che il lettore deve fare, dal primo momento che prende il libro in mano fino all'ultimo giro di pagina, è intessuto di piccole preziosità.
In primo luogo il formato: in una storia piena di angoli, che sugli angoli 'impenetrabili' basa l'intero senso della narrazione, abbiamo tra le mani un libro dagli spigoli inesistenti, come se fosse un libriccino da bebè.
In secondo luogo la pulizia assoluta del testo senza sbavature che si permette addirittura un raffinato gioco di parole tra sneaky e sneake (quando arriva in Italia, il traduttore avrà il suo bel pensare...)
In terzo luogo, e questo lo si deve a quel genio di Klassen, il gioco di sguardi tra i due personaggi fin troppo inespressivi sotto il profilo corporeo, ma eloquentissimi con gli occhi. E a proposito di sguardi, vorrei menzionare, tra le preziosità, la copertina, anch'essa da aggiudicare a Klassen, totalmente muta ma molto enigmatica e quindi promettente.
Quarta preziosità: un gusto per le scelte cromatiche del tutto 'controcorrente': neri, bruni, grigi - solo i risguardi di un verdolino chiaro.


Quinta preziosità: quel che sa fare Klassen con il suo segno minimalista lo fa altrettanto efficacemente Barnett con le parole: colpire in profondità e diventare riconoscibile anche dalla luna.
Sesta preziosità, forse la più importante: la capacità del testo di raccontare pensieri e azioni di due piccoletti, così come li penserebbero e agirebbero due piccoletti in carne e ossa. Il finale, che non vorrei qui svelare, porta in sé tutto il candore della migliore infanzia.


Il desiderio di Barnett & Klassen di tener agganciato fino all'ultimo secondo chi legge, presumibilmente un piccoletto o una piccoletta anche questi, è un modo corretto di utilizzare la letteratura, ma soprattutto un bel sistema per tenere accese le menti.


Signore e signori, ancora una volta questi due bravi ragazzi mi sono piaciuti.

Carla

domenica 1 ottobre 2017


LA TORTA DEL NON COMPLEANNO

Succede che qualche giorno fa ho avuto tra le mani un bel libro illustrato sulle grandi città del mondo e alla pagina di Aukland scopro che in quella città si può mangiare una buonissima pavlova.
Cosa ci fa in Nuova Zelanda una torta dal nome russo?
Succede che la storia non sia molto originale: un cuoco l'ha dedicata a questa ballerina sovietica, Anna Pavlova.
Succede che cerco la ricetta e la trovo in un blog parecchio bello con foto strepitose.
Succede che la suddetta torta sia composta per il 90 per cento del mio dolce prediletto: la meringa.
Succede che in due ore ho in casa gli ingredienti.
Succede che la sera stessa la preparo.
Succede anche che da lì a due giorni è il mio compleanno.
Succede però che non sia carino farsi da soli la torta della festa e succede anche che la pavlova è come l'effimera: dura lo spazio di un mattino.
O meglio di una sera.
Succede quindi che la pavlova diventa la mia torta di non compleanno e così succede che la sera prima della festa ce la sbafiamo intera (era per sei/otto persone).
Succede.


Ingredienti
4 albumi di uova grandi
220 g di zucchero semolato extrafine (fondamentale che sia questo e non altro)
16 g di Maizena
10 ml di aceto bianco/aceto di mele (sostituibile con 2 cucchiaini di cremor tartaro)
250 ml di panna fresca
250 g di fragole (o marron glaces)

Accendete il forno a 150°.
Separate i tuorli dagli albumi che saranno a temperatura ambiente (pare sia essenziale).
Montate a neve gli albumi con le fruste al massimo della velocità, appena cominciano a gonfiarsi aggiungete 100 gr di zucchero e ricominciate. Piano piano, a cucchiaiate aggiungete il resto dello zucchero. Dovete ottenere un composto lucido e molto, ma molto solido.
Aggiungete a questo punto l’amido di mais setacciato e l’aceto e incorporateli con un paio di colpi di frusta.
Prendete la leccarda del forno ricopritela con un foglio bagnato di carta forno quindi a cucchiaiate al centro, in un perimetro di circa 18 cm. di diametro che avrete preventivamente segnato a matita, mettete la meringa. Deve venire una sorta di cilindro o montagnola. Non deve toccare da nessun lato. Anche se irregolare nei bordi non fa problema.
Abbassate il forno a 120° e infornatela e fatela cuocere per un'ora e venti.
Quando sarà passato il tempo, spegnete il forno, lasciatela dentro a raffreddare lentamente con un cucchiaio di legno che tiene socchiuso lo sportello del forno.
Da fredda ricopritela con la panna montata e la frutta fresca a dadini o, in autunno, con un trito di marron glaces.
E' la torta ideale per i non compleanni: potete mangiarla 364 giorni all'anno.



Carla

venerdì 29 settembre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

COSA SI PUO' DIRE DEI COLORI
 


Sono molti gli aggettivi che possono descrivere il libro, ora pubblicato da L'Ippocampo, che Cruschiform ha dedicato ai colori: Colorama. Tutti superlativi, naturalmente, tale è l'effetto che provoca lo sfogliare questo strano, ricchissimo repertorio di colori. L'autrice, a capo dello studio grafico, Marie-laure Cruschi, mette insieme un campionario di tonalità, ben 133, affiancando ciascuna con un'immagine che ne spiega la storia, o l'uso, o le curiosità che sono connesse. Tanto che, alla fine, segue un articolato indice per argomenti che consente di percorrere le stesse pagine seguendo un'altra logica, per esempio cercando gli animali, o i tessuti, o i minerali.


E' una vera e propria miniera di curiosità ed aneddoti, di cui posso indicarne alcuni per rendere l'idea della struttura del libro. Laddove si parla del Rosa Pastello, si sottolinea come l'attribuzione del rosa alle bambine sia un fatto relativamente recente, mentre, per esempio nel medioevo, era più indicato l'azzurro. O la differenza fra Beige e Greige, una mescolanza fra grigio e beige; quale oggetto può essere associato ad un colore così indefinibile? La seta dell'omonimo baco. Oppure, che dire della gamma dei neri: dal Nero Kajal al Nero All Blacks, con la loro tradizione, insieme sportiva e tribale. E, se colpisce sicuramente l'accuratezza con cui sono posti in sequenza i colori, quello che più intriga è il connetterli non sono a descrizioni storiche o di costume, ma al proprio personale alfabeto cromatico, quello che appartiene all'esperienza di vita vissuta. Come il Viola associato ad un profumo, l'Acqua di Parma, o il Verde Limonata alla Menta. Tutti/e noi potremmo associare determinate sfumature di colore a stati d'animo, ricordi, esperienze.


E qui veniamo alla questione che spesso si pone di fronte a libri in cui la ricercatezza e il rigore formale spiccano come aspetto prevalente del progetto editoriale: sono libri adatti ai giovani lettori e lettrici? Francamente non credo l'autrice si sia posta la domanda, ma credo nello stesso modo che questo, come altri libri proposti da questo editore, sia alla fine non solo un elegante esercizio di stile cui ispirarsi, nemmeno soltanto un curioso viaggio nel tempo attraverso i colori, ma sia soprattutto una matrice, lo spunto sistematico di un'esplorazione ludica e cognitiva sul piano del bello, quel concetto così sfuggente eppure così empiricamente evidente per uno sguardo 'educato'. Giocare con i bambini ad inventarsi altre proprie associazioni è una delle strade possibili per cercare la bellezza, l'armonia anche dove non c'è, almeno apparentemente. Ed è un gioco, o un esercizio, che può essere portato avanti a qualunque età.
Per comprendere meglio la struttura del libro non c'è che da sfogliare, virtualmente, alcune pagine.

Eleonora

“Colorama”, Cruschiform, L'ippocampo edizioni 2017


mercoledì 27 settembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CARTOLINE DALLA TERRA

Metropolis, Benoit Tardif (trad. Tommaso Gurreri)
Clichy 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"ROMA popolazione dell'area urbana: 4,3 milioni; lingue più parlate: italiano; paese : Italia.
gelato Colosseo secondo la leggenda, la bocca della verità morde la mano ai bugiardi lambretta Pantheon vigile fontana di Trevi pizza margherita utilitaria caffè basilica di San Pietro papa piazza del Popolo obelisco."


Il giro del mondo in trentadue tappe importanti - le città più significative, talvolta le capitali - che prende l'avvio da Montreal, città dell'autore Benoit Tardif e poi gira per il globo da nord a sud e in senso rotatorio (non si può dire da Est a Ovest perché entrambi i punti cardinali si spostano con il girare lungo la superficie della Terra).
Per poi concludersi a Sud, all'estremo opposto del Canada: la Nuova Zelanda con Auckland.


Per ogni tappa due grandi pagine con alcune costanti: il numero approssimativo degli abitanti dell'area costruita, la lingua parlata e lo stato di appartenenza. Per ogni metropoli, Benoit Tardif costruisce una sorta di collage di cartoline di luoghi, persone e contesti, come pure di attrattive imprescindibili (il gelato a Roma) che hanno l'obiettivo di dare una visione d'insieme che non privilegi nulla rispetto al tutto,che renda equivalenti monumenti importanti e venditori ambulanti. Come farebbe un bambino.
Le cartoline si affiancano secondo nessi inaspettati, come le collegherebbe in bambino: accanto a Rembrandt, Van Gogh e Vermeer al Rijksmuseum c'è una bici-taxi e appena sotto il ritratto di Gullit, una celebrità olandese con il pallone ai piedi, a cui qualcuno sta offrendo, dalla cartolina successiva, un cartoccio di patatine fritte con maionese, salsa di arachidi e cipolle.


Un libro che non può passare inosservato, come nulla di quello che esce dalle mani di Benoit Tardif. In perfetta sintonia con il segno che contraddistingue le sue copertine, i suoi poster anche in Metropolis ritroviamo il medesimo gusto per i colori forti, piatti, serigrafici e per un segno potentemente grafico. Come altrove, anche qui lo spazio a disposizione viene sfruttato fino all'ultimo millimetro libero, creando qualcosa che ricorda l'effetto di una tessitura astratta.


Benoit Tardif, oggi a capo di una interessante operazione editoriale, la casa editrice De ta Mère che ha appena festeggiato i suoi primi undici anni (!), racconta del suo modo di costruire le figure: dopo aver disegnato con cura il contorno nero ricalca le parti con il colore per poi scansionarle e comporle con Photoshop. Molto diversamente che nelle immagini per giornali e pubblicità, sulle copertine dei libri o anche nelle immagini interne lui si mette alla ricerca di un mood comune che rispecchi alla perfezione il tono del libro, senza mai tradirlo. Tuttavia, ammette lui stesso, non tutti i libri sono adatti a questo stile. Temi ricorrenti, e anche in Metropolis, sono il cibo e certi personaggi disegnati in modo infantile che però hanno un quid di immediatamente chiaro e comunicativo. Tutto appare leggibile, anche in quasi totale assenza di parole.


Lo spazio che invece si concede in qualità di autore e che mi solletica indagare è dato punte di ironia qua e là e soprattutto dall'assoluta libertà di accostamento dei singoli elementi distintivi delle diverse città. Non credo di sbagliarmi se noto che nell'accostamento è possibile cogliere al meglio la sensibilità, l'immaginario, il gusto di questo autore finora mai pubblicato in l'Italia. Nella griglia di ogni pagina esistono solo 11 cartoline e nella dura selezione che deve aver necessariamente fatto mi pare si annidi uno dei valori di questo strano libro.
Vado a cercare le città su cui posso ricorrere al mio personale repertorio di ricordi: Berlino, per esempio, offre tratti di autenticità interessanti anche se apparentemente trasversali o addirittura marginali: il venditore di kebab può davvero essere elemento tipico di quella città? certamente sì, accanto alla Bode Insel dei musei! La porta di Brandeburgo e l'orso come icone di una città. L'omino del semaforo (così tanto reiterato in magliette, borse, e copertine di quaderni) accanto al musicista tecno e per chiudere il Muro con i suoi graffiti. Non c'è tutto, ma c'è molto e pochi gli stereotipi. C'è quel che serve a incuriosire ragazzini e ragazzine.


Dulcis in fundo, non posso non condividere quasi in blocco tutte le scelte che attengono al cibo, espressione importante di ogni cultura e ricordo irrinunciabile dopo ogni viaggio: i loukum a Istanbul, il tè alla menta a Fes, i blini a Mosca, le tapas di Barcellona, la baguette di Parigi...
Ma Copenaghen con il suo smorrenbrod dov'è?

Carla

lunedì 25 settembre 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


RODDY DOYLE, IL GENIO
 

Lo aspettavamo ed eccolo qui, il nuovo libro dei Ridarelli, magica invenzione comica del maestro irlandese: I Ridarelli. Rover e il Pupo Bello Grosso, pubblicato, ovviamente, da Salani.
L'ho aperto con un certo timore, confermato dalle prime pagine, un po' troppo piegate a recuperare lo schema narrativo del primo titolo, Il Trattamento Ridarelli. Poi, la storia prende il volo, con un ritmo vorticoso, tanto quanto la coda del giovane Messi, nipote di Rover. E si susseguono a raffica situazioni assurde, interventi di personaggi stravaganti, dai vecchi ben conosciuti crackers ai nuovi arrivati, i fiocchi di cereali, fino al rocambolesco finale.
Due parole sulla trama: Rover, il cane procacciatore della materia prima con cui i Ridarelli puniscono gli adulti intemperanti, la cacca, è invecchiato, ma sempre in gamba ed è affiancato dal nipote Messi, dotato di una coda troppo grande che gli fa perdere l'equilibrio; Messi è anche un cane ordinato e l'unica cosa che può smorzare i suoi entusiasmi mentre scodinzola, rischiando di inciampare, è pensare al grande disordine che regna sotto il cielo. I Ridarelli svolgono, non visti, sempre lo stesso mestiere, di guardiani della serenità infantile; quando inizia la storia hanno un bel da fare, con tutti gli adulti scortesi o prepotenti nei confronti dei bambini. Sono sempre loro, ma si è aggiunto un Ridarello piccolo piccolo piccolo, dotato di un gran vocione. Chiamano, dunque, Rover, per farsi fornire del giusto quantitativo di cacca fresca. Ma, proprio mentre Rover si appresta a compiere il suo dovere, ecco che la Pupa Bella Grossa, nipote dei coniugi Mack che noi già conosciamo, vola dritto dentro un furgone bianco, o così sembra. Inizia un rocambolesco inseguimento in cui tutti i personaggi umani che conosciamo, i signori Mack e i figli, invecchiati o cresciuti, si lanciano dietro al furgone, insieme a Rover e a Messi, che nel frattempo non dimenticano di raccogliere cacche di tutte le forme e misure. Sapevate che l'Europa tutta è attraversata dalle gallerie dei conigli?. Beh, lo saprete leggendo questo libro. Intanto i Ridarelli attendono e tutto sembra perduto, ma il finale riesce a mettere tutti i tasselli al posto giusto, e chi deve essere punito lo sarà.
Come al solito, il testo pullula di personaggi stravaganti, vecchi e nuovi: dai crackers chiacchieroni ai micidiali fiocchi di cereali, decisi a conquistare il mondo, dalla verdura che vive in frigorifero al gabbiano che compare sul finale. I titoli dei capitoli danno il loro contributo alla conduzione anarchica e grottesca della narrazione.


Nonostante questa storia, la quarta della serie dei Ridarelli, non possa godere dell'effetto sorpresa, è comunque un esempio magistrale di comicità tutta pensata ad altezza bambino. Il gusto di animare gli oggetti e di farli entrare come presenza disturbante nella storia, l'andamento non lineare, con digressioni su digressioni seguendo l'ispirazione del momento; il rispetto per il pensiero bambino, cui si attribuisce un modo autonomo di vedere il mondo; e infatti i bambini sanno che i cani parlano, solo che poi se lo dimenticano crescendo. E il gusto di immaginare che sì, c'è proprio qualcuno nascosto dietro i cespugli pronto a colpire gli incauti genitori o insegnanti, troppo severi o troppo distratti. Con la punizione più liberatoria che si possa immaginare.
Consiglio caldamente la lettura ad alta voce, sbizzarrendosi con le voci dei diversi personaggi, tenendo presente che l'umorismo travolgente di Roddy Doyle richiede lettori e lettrici capaci di apprezzare l'ironia, il ribaltamento dei ruoli, il gusto del grottesco.
Ci sono solo due piccoli appunti: uno, del tutto sentimentale, riguarda le illustrazioni, che in questo libro sono della brava Fabiana Bocchi; ma io sono affezionata al Rover di Brian Ajhar, che non ha firmato nemmeno l'edizione inglese. L'altra è l'incomprensibile traduzione nel titolo di Big Fat Baby, in italiano al maschile nel titolo e al femminile in tutto lo svolgimento del racconto, trattandosi di una bella bambina cicciotella. Ma una revisione dei testi (e del titolo!) non si può fare?

Eleonora

“I Ridarelli. Rover e il Pupo Bello Grosso”, R. Doyle, ill. di F. Bocchi, Salani 2017

giovedì 21 settembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PIÙ SI È MEGLIO È

Il piccolo re, Taro Miura (trad. Elena Barboni)
Fatatrac 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Il tavolo da pranzo del Piccolo Re era grande grande.
Ogni giorno il cibo veniva servito in quantità su questo tavolo lunghissimo e il Piccolo Re non riusciva mai a finire tutto.
Il mezzo di trasporto ideale del Piccolo Re era un cavallo bianco grande grande. Come avrebbe mai potuto cavalcarlo?
E ogni volta che ci provava, il Piccolo Re veniva spazzato via dalla coda dell'animale."

Il Piccolo Re è piccolo, nonostante i suoi baffi bianchi e la sua corona giallo oro, tutto gli è abbondante: il castello, i soldati, la vasca da bagno, il letto. Tutto è grande grande per lui così minuto. Soldati alti e minacciosi, letti e vasche da bagno in cui è facile smarrirsi, cibo che non si riesce a finire sono tutte le cose che quotidianamente lo preoccupano un po'. Il Piccolo Re non si perde d'animo e capisce che la soluzione è a portata di mano (di manina).
Si sposa una bella principessa grande grande. Con lei vicino non è più solo e non è più perduto. Con lei mette su una famiglia grande grande con ben 10 bambini e lo spazio si riduce magicamente a tal punto dal farlo decidere di rimandare a casa tutti i suoi soldati (ben felici di farlo). Ora il castello è tutto per loro, il tavolo e il cibo sono finalmente proporzionati e anche il letto con la Grande Regina da un lato e tutti i suoi bambini in mezzo è perfetto per fare sogni d'oro.


Taro Miura qui abbandona l'ambito più consueto in cui in Italia è conosciuto: il design applicato all'illustrazione (Ton, Corraini 2004; Arnesi, Corraini 2005; Lavori in corso, Corraini 2007; Workman Stencil, Corraini 2014). E veste i panni del narratore di storie. In perfetta coerenza editoriale abbandona Corraini per Fatatrac.
La creazione sulla pagina di oggetti e personaggi attraverso la scomposizione e giustapposizione di forme geometriche, di silhouette riassuntive che ricordano quelle della segnaletica stradale, di immagini che alludono immediatamente al loro significato e che si imprimono altrettanto rapidamente nella memoria visiva di ciascuno: questo è il repertorio cui ha abituato i suoi lettori Taro Miura nei libri Corraini.
Qui cambia qualcosa e Il piccolo re pare essere un unicum, un diversivo a tutti gli effetti, sebbene esista un suo corrispettivo al femminile, ben meno bello, che si intitola The Big Princess (Walker 2014).
A un autore, che finora ha dimostrato di preferire il segno alle parole e alle sequenze narrative, è venuta voglia di cimentarsi con una storia da scrivere e da illustrare. 


Il registro scelto è la fiaba, narrazione per eccellenza che però permette di mantenere il gusto per la sintesi nei nessi temporali serrati e improbabili, necessari a tenere sempre alta l'attenzione di chi ascolta a scapito di ogni criterio oggettivo di realtà.
Come in ogni fiaba che meriti questo nome, anche qui si saltano le lungaggini delle connessioni e si privilegiano i fatti salienti. E se questo comporta un pizzico di magia, ben venga.
A ogni tema è ascritta una grande tavola. A parte la prima, in cui in un nero profondo galleggia solo soletto il Piccolo Re, tutte le altre sono dedicate alle singole 'stazioni' e sono sempre molto movimentate : il castello, le truppe, il pranzo, il cavallo e così via. In ognuna di queste il piccolo re rimane minuscolo: alle prime, distinte dal fondo nero che allude alla sua inquietudine, fanno seguito quelle coloratissime che segnano la svolta affettiva e in cui compare la gigantesca principessa, di lì a poco regina, e a seguire i dieci marmocchi enumerati con precisione.



Elementi grafici e costruzioni geometriche riempiono le pagine e danno forma al racconto. I piccoli inserti fotografici sono una gioia per chi ama spigolare nelle immagini: nella copertina per esempio una gambetta del re è un raffinato gancio allusivo alla conclusione felice della fiaba. Oppure le mani che, sempre disegnate come cerchi rosa, diventano pugni serrati nel brandire le spade e le alabarde o pugnetti chiusi che tengono il lembo del lenzuolo.
Potere del segno! E Taro Miura è sempre Taro Miura, anche se il nitore dei libri con Corraini qui viene meno.
I colori sono primari e piatti e hanno la prerogativa di dare ulteriore risalto ai rari inserti fotografici o a china o ancora calcografici.


Dietro tutto questo si nasconde una fiaba che per alcuni tratti salienti ricorda quella raccolta dalla tradizione nordica di Pollicino che sposò la Grande Principessa, presente nella Grande Enciclopedia della Favola curata da Gianni Rodari (Editori Riuniti 2002). Sebbene qui manchi il finale tragicomico della prima, in cui il povero Pollicino affoga per ingordigia in una tazza di crema il giorno dello sposalizio, tuttavia rimane in piedi il gioco del minuscolo e del gigantesco che insieme fanno ridere. Inevitabilmente.


Voler vedere a tutti i costi che la morale della storia sia quella per cui nella famiglia si trova la soluzione di ogni problema, circostanza che alcuni critici hanno rilevato, a me pare tutto sommato marginale rispetto ad altri significati effettivamente più condivisibili, quali per esempio l'allontanamento dei soldati che fanno luogo ai giochi dei bambini, o ancora di più la condivisione della ricchezza di cibo e materassi. 


Carla

lunedì 18 settembre 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


MA LE PIANTE PENSANO?
Ecco una nuova frontiera della scienza, un territorio ancora poco esplorato che nasconde molte sorprese. La vita delle piante è, infatti, di recente salita agli onori della cronaca grazie, soprattutto, al testo di un esperto tedesco, Peter Wohlleben che con La saggezza degli alberi ha conquistato anche i pubblico dei non addetti ai lavori.
Recentemente, è uscito un testo di uno scienziato italiano, Stefano Mancuso, Plant Revolution, pubblicato da Giunti, che con solide argomentazioni ci mette di fronte a domande imbarazzanti, quali: le piante hanno memoria? Sono un modello biologico più versatile e resistente rispetto al mondo animale? Come afferma l'autore, le piante consumano pochissima energia, hanno un'architettura modulare, un'intelligenza distribuita e nessun centro di comando: non c'è nulla di meglio sulla Terra cui ispirarsi. Il libro, leggibile anche da un profano, apre davvero orizzonti nuovi per chi era abituato ad interrogarsi sul mondo animale, che pure di sorprese ne ha presentate e ne presenta tuttora moltissime. Ma se questa è una frontiera verso cui ci spinge lo sviluppo della scienza, è forse cambiata la percezione del mondo vegetale nei libri per bambini? Ripensando al premiatissimo Il mondo segreto delle piante, direi proprio di si, così come Vagabonde  ha alimentato l'interesse per le piante più umili che ci siano, le infestanti.

Anche recentemente è uscito un nuovo testo in una collana, tradotta dall'anglosassone Templar, che meriterebbe maggiore attenzione. Nel nostro caso segnalo Come vivono le piante. Guida interattiva al mondo vegetale, pensato per lettrici e lettori dagli otto anni, un libro più semplice rispetto a quelli citati sopra, comunque un testo che insegna a guardare con curiosità alle piante, sottolineando gli aspetti più interessanti, curiosi, stimolanti: viene raccontata la fisiologia, la riproduzione, la distribuzione nel mondo, il ruolo insostituibile nel sostentamento del nostro pianeta. Le immagini sono chiare e sono accompagnate da animazioni che consentono l’interazione, dimostrando ancora una volta che un libro illustrato e animato non è necessariamente rivolto solo ai più piccoli. Certo, qui non si trova direttamente l'eco delle questioni aperte e che sono attualmente oggetto di ricerca. Ma si percepisce una cura maggiore al dettaglio, alla precisione delle informazioni, alla complessità delle relazioni fra animali e piante all'interno di un ecosistema. Mi sembra, in poche parole, che si faccia strada uno sguardo meno superficiale e più ravvicinato ad un mondo che conosciamo assai poco. Sperando sempre che saperne di più faccia crescere nuove domande ed induca ad un maggior rispetto verso il mondo naturale che ci è attorno. Dalle erbacce disegnate in Vagabonde, ai libri illustrati sugli alberi, vogliamo sperare che le generazioni future siano meno indifferenti nei confronti della natura, strana o comune, grande o piccola, esotica o nostrana. Il rispetto comincia qui e ora, dal terrazzo di casa al giardino pubblico, al parco o a quel che ne resta dopo un’estate di incendi.
Eleonora
“La saggezza degli alberi”, P. Wohlleben, Garzanti 2017 
“Plant Revolution”, S. Mancuso, Giunti 2017
 “Come vivono le piante. Guida interattiva al mondo vegetale”, Ideeali 2017