lunedì 19 gennaio 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SPOON RIVER


E' una sorta di malinconica Spoon River animale, la rassegna di ritratti di specie estinte che Arianna Papini ha realizzato per Kalandraka.
Di pagina in pagina, sfruttando il linguaggio poetico, l'autrice ci presenta una carrellata di sfortunati abitatori della nostra terra, che hanno avuto la disgrazia di incontrare sul proprio cammino esploratori, coloni, cacciatori, pastori e allevatori; il risultato di questo incontro è stato la sparizione di molteplici specie animali.


Sono venti ritratti scherzosi, ma implacabili nel sottolineare la sventatezza umana, che prima stermina, annulla, demolisce ambienti e animali, e poi se ne cruccia.
Di alcuni di questi, in realtà, non si sa con certezza se l'estinzione sia già avvenuta o se pochi esemplari sopravvivono qua e là, in remoti anfratti della biosfera.
Dal Dodo alla Tecopa, dal maestoso Leone Bianco al potente Ricoceronte Nero, tutti questi animali ci fissano dalle pagine del libro, ritratti in nero come si conviene al lutto, appena alleggerito da delicate tessiture. In quello sguardo fisso leggiamo sicuramente biasimo per le insensate malefatte, per l'assenza di pensiero, per l'ossequio al dio denaro; ma c'è anche un pizzico d'ironia, nel guardare, dall'alto dell'empireo animale, il vuoto agitarsi del genere umano.
E' un tema importante, riguarda l'uso che facciamo delle risorse naturali, il rispetto che abbiamo o non abbiamo nei confronti degli ecosistemi che arricchiscono il nostro pianeta. Una scelta interessante, affrontare questi temi con un linguaggio poetico e con la forza delle immagini, che consente di affrontare questi temi, assai complessi, a partire dagli otto anni. 

 
Se si volesse approfondire l'argomento, ci sono molte pubblicazioni sugli animali in via d'estinzione, quelli che, magari, potremmo ancora preservare. Fra le altre, Animali d'eccezione raccontati ai ragazzi, pubblicato qualche anno fa da L'Ippocampo junior.

Eleonora

sabato 17 gennaio 2015

COMPITI DELLE VACANZE

Durante il periodo di pausa del blog durante le feste appena passate mi sono dedicata alla sperimentazione di biscotti senza glutine, grazie a un amico con celiachia che richiedeva dei dolcetti.
Il primo esperimento che vi propongo è con la farina di riso e le mandorle (polverizzate con ancora la pellicina interna). In pratica si tratta di una pasta frolla senza glutine nella quale il profumo del limone è esaltato dalle mandorle.

Ecco gli ingredienti:
175 gr di farina integrale di riso
25 gr di mandorle in polvere
100 gr di burro a temperatura ambiente
70 gr di zucchero a velo
2 tuorli
la scorza grattugiata di un limone
un pizzico di sale
marmellata di agrumi (io ho usato quella di arance)



Unite la farina di riso e quella di mandorle.
Aggiungete il burro molto morbido tagliato in piccoli pezzi fino a ottenere delle grosse briciole.
Unite la scorza di limone, lo zucchero a velo, i due tuorli e il sale lavorando velocemente il tutto fino a ottenere una palla che appiattirete leggermente.
Mettete la pasta in frigo almeno per un’ora.
Staccate delle palline.
Io le ho pesate per averle tutte uguali e ho scelto di farle fra i 13 e i 15 g ciascuna.
Appiattitele un po’ e con il manico di un cucchiaio di legno premete al centro per ottenere uno spazio dove aggiungere poca marmellata di agrumi.
Mettetele su una teglia coperta di carta da forno.
Fatele cuocere in forno a 160°C per 20 minuti.

Lulli



venerdì 16 gennaio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ADOLESCENTE COL DUBBIO

Io no!... O forse sì, David LaRochelle
Biancoenero Edizioni, 2014


NARRATIVA PER GRANDI (dai 13 anni)

"La maggior parte dei libri sembrava inutile o decisamente bizzarra, ma al fondo della decima pagina c'era un titolo che prometteva bene: Il sesso, tuo figlio e il suo futuro, di Trent Beachum. il sesso e il mio futuro. Era esattamente quello che mi angosciava. Copiai la collocazione del libro su un pezzo di carta, quindi ripulii lo schermo, per non lasciarmi alle spalle alcuna prova del delitto."

Steven ha quattordici anni, balla la square-dance con sua madre tutte le settimane ed è felice di farlo; ha un unico amico ed è femmina; sotto il letto conserva due riviste di biancheria maschile e le tiene nascoste in una scatola da scarpe avvolta in una coperta, e ha un grande dubbio: sarò mica gay?
Steven passa le sue giornate come un qualsiasi sedicenne, tra la scuola, dove non gode di grande stima da parte dei suoi coetanei, e la casa, dove imperversa una madre che ha appena pubblicato un libro dal titolo L'adolescente pulito. Il tempo libero è equamente distribuito tra esilaranti lezioni di guida e surreali conversazioni con la sua unica amica, Rachel, con la quale fonda quotidianamente associazioni di ogni genere, di cui loro due sono sempre gli unici membri.
In una goffa quanto perenne ricerca di smentite al suo dubbio riguardante le sue inclinazioni sessuali, Steven finisce per complicarsi la vita: e non poco. Per dimostrare a se stesso che in lui non c'è nulla di diverso dai suoi compagni di scuola, rudi giocatori di hockey, si ritrova coinvolto in trucide cerimonie di nonnismo da caserma tra i tavoli della mensa. Per dimostrare a se stesso di essere in grado di avere un appuntamento con una ragazza, riesce a portarla al cinema e al momento del bacio di commiato scoprire che le sue labbra sanno di pesche in scatola e che lui odia le pesche in scatola. Per tacitare le curiosità della madre riguardo ai suoi presunti primi amori, dopo una sarabanda di ragazze che frequentano la sua casa, si ritrova ad andare al ballo della scuola con una golden retriever. Per dimostrare al padre la sua mascolinità si ritrova vincitore inorridito del primo premio al torneo di pesca sportiva, per aver tirato su una trota da sette etti. Insomma a goffate si aggiungono altre goffate, a piccole bugie se ne aggiungono di sempre più grandi e complicate fino a che Steven alza le mani e si arrende all'evidenza. A lui le ragazze proprio non piacciono. Ed è proprio a una ragazza, Rachel, che lo dichiara. Dopo 125 pagine di risate travolgenti nel leggere come Steven tutto da solo sia stato in grado di incasinarsi l'esistenza per evitare di ammettere la verità, essa irrompe con la trasparenza e la semplicità che la caratterizza: io sono gay!
E da qui è solo discesa, divertentissima irrefrenabile discesa. Verificato il fatto che nel dirlo c'è soprattutto l'accettazione di sé, la serenità della consapevolezza, Steven non si ferma più. A pagina 168 lo dichiara alla madre e a pagina 173 al padre. Tanta precisione occorre per poter andare subito a verificare cosa possano rispondere una madre e un padre a un annuncio del genere da parte del proprio figlio sedicenne. Basterebbero queste sei pagine per dire che questo è davvero un gran libro, ma fortunatamente ce ne sono almeno altre duecento che meritano un applauso.
Un libro così profondamente divertente e così scanzonatamente profondo non mi era capitato mai di leggerlo.
Ho riso con le lacrime quando era ancora un PDF sullo schermo del mio pc, ho continuato a sbellicarmi nelle pause della fiera PLPL quando era diventato libro e ora, nel silenzio della casa notturna, avendolo ripreso in mano per scriverne sul blog, continuo a ridere, a ridere a ridere.
Impossibile astenersi.

Carla


mercoledì 14 gennaio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


STORIE DI NATALE PER AGOSTO

Che notte è questa! Otto racconti di Natale
Baccalario, Gatti, Masini, Milani, Nanetti, Piumini, Puricelli Guerra, Sgardoli, Gaia Stella
Einaudi Ragazzi 2014


NARRATIVA PER MEDI (dai 6 anni)

"E fu qui che accadde l'inatteso. O anzi, l'incredibile. Non tutti i letti furono occupati. Uno rimase vuoto.
Quello di Piera. S'erano ammalati tutti, lei no. Stupefatta, quasi spaventata, non aveva avuto diarrea, né febbre, né tosse, né dolori. Nulla."


Al Villino San Rocco vivono in undici e in dieci si sono ammalati di Spagnola. E' il 1918, la guerra è appena finita e ora arriva questa altra brutta storia: una dannata malattia che in Italia di morti ne ha fatti ben più che la guerra mondiale. E questo è il racconto di cosa accadde a Piera Castelli, quattordici anni e una salute di ferro. In suo ricordo scrive il figlio, Mino Milani, che apre la serie di otto racconti e che dà il titolo all'intero libro.
La storia di questa coraggiosa ragazzina nella campagna milanese è, come sempre quando è Mino Milani a raccontare, impastata di Storia, quella con la S maiuscola e quindi, necessariamente, di asciutta verità.
Con un finale tutto dickensiano e fiabesco è il racconto successivo, quello di Pierdomenico Baccalario. Il Natale di Marley Bloome, broker algido in una Londra festante e convulsa, è sull'orlo del rivelarsi disastroso ma, complice una provvidenziale nevicata, il protagonista e noi lettori ci ritroviamo in una dimensione 'd'altri tempi', silenziosa e misteriosa e, inaspettatamente, calorosa. E, come nelle migliori novelle di Natale e nei sogni, alla fine tutto si conclude positivamente.


Toccante, come Piumini alle volte sa essere, è la storia di Batur e Seral, giovani sposi in cerca di un figlio che non vuole nascere. Per le strade dell'Anatolia, tre giorni di viaggio a dorso d'asino per arrivare a Mabayak, dove una vecchia guaritrice potrebbe aiutarli, i due incontrano un destino del tutto diverso.
Giulio Bandini, fante in fuga dalla trincea, rischia la corte marziale per passare qualche ora serena con la moglie e il figlio. E' il protagonista del racconto di Guido Sgardoli.
Michele/Dudù per aver perso temporaneamente il contatto con la sua mamma sulla Torre Eiffel, da quel giorno festeggia due compleanni: uno il 10 luglio e l'altro la notte di Natale, quando arriva puntuale la telefonata di Youssuf, il senza tetto che a Parigi lo prese con sé nella sua 'dimora' sotto il ponte.
Pieni di neve sono le due notti di Natale di Giorgio, piccolo detective uscito dalla penna di Alessandro Gatti, e di quel bambino di città e del suo vecchio nonno, protagonisti del racconto di Beatrice Masini. Quest'ultimo, notabile per la delicata riflessione su come i vecchi possano rivelarsi preziose e silenziose guide per i piccoli alla scoperta della bellezza.


Lo ammetto: ho sempre guardato con sospetto i libri di narrativa dichiaratamente natalizi. Sono spesso costruiti in modo artificioso a scapito della qualità ed esauriscono la loro funzione solo in quelle due settimane dell'anno: un po' come accade alla tovaglia rossa con l'agrifoglio stampato che ognuno di noi ha riposta nell'armadio e che fa bella mostra di sé solo una volta all'anno. Con Che notte è questa!, però, siamo di fronte a qualcosa di diverso: un gruppo di scrittori di calibro hanno saputo dare a 'quella notte' un senso più profondo, un respiro più ampio, a tal punto che del libro ne parlo provocatoriamente a festa finita. D'altronde, glissando sul sottotitolo, questo può essere un libro per tutte le stagioni. 
Non per tutti, ma almeno per la maggior parte di essi mi pare si possano cogliere significati che vanno al di là della 'retorica' natalizia: un episodio autentico di un passato ormai lontano, quello raccontato da Mino Milani, in cui si può ragionare sull'incerta salvezza rispetto alle epidemie che ci sfiorano ma che potrebbero facilmente anche colpirci e sul senso ultimo di fare 'squadra' contro le difficoltà. Al racconto di Baccalario riconosco una struttura senza sbavature, con un bel ritmo e un colpo di scena finale che lo fanno essere un 'oggetto narrativo' molto piacevole alla lettura.


Tenera la Masini che si insinua tra un nonno e un nipote e li guarda nelle loro complicità fatte di silenzi ed occhiate furtive.
Complessa, suggestiva, piena di significati impliciti è la narrazione di Piumini che leggerei a dei bambini anche in pieno agosto....

Carla

Noterella al margine. Di Gaia Stella mi piacciono  soprattutto le copertine (che, in un libro, non è poco). 
Anche questa non fa eccezione. Mi sembra invece che la sua voluta ritrosia ad essere narrativa e il fatto di avere a disposizione una unica tavola per ogni racconto, non aggiunga nulla ai testi ,anzi, in alcuni casi, addirittura ne 'congeli' un po' troppo il calore della narrazione.


Noterella al margine. Per la sua dichiarata appartenenza al genere Libro di Natale Che notte è questa!  rischia di scomparire presto dagli scaffali delle librerie, risucchiato nel gorgo delle 'rese'. Ne va tenuto conto, in caso di acquisto.

lunedì 12 gennaio 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL POTERE DELLA VISIONE


Originale lo spunto che fornisce anche il titolo al romanzo di Virginia Macgregor: Quello che gli altri non vedono. Il protagonista Milo, infatti, è un ragazzino di nove anni che soffre di una particolare patologia agli occhi, che restringe progressivamente il suo campo visivo. Ma vedere meno cose significa guardare con maggiore attenzione e vedere quello che i normo-dotati non riescono a vedere.
Quello di cui si accorge Milo non è naturalmente un dettaglio del suo ambiente familiare, ma la reale condizione in cui vive la meravigliosa bisnonna Lou nella casa di riposo in cui è stato mandata, dopo aver causato un incendio nella cucina di casa.
Ad occuparsi di lei, simpatica novantenne che sceglie di far proprio il silenzio, è proprio Milo: il papà infatti se n'è andato con la segretaria, dando vita ad una nuova famiglia ad Abu Dabi. La mamma, inutile dirlo, è depressa, tendente alla pinguedine e sopraffatta da una valanga di problemi molto concreti, come pagare i conti e le bollette.
Non presta quindi molta attenzione alle difficoltà del figlio, con gli evidenti problemi fisici e con il doppio dolore di veder uscire dalla propria vita prima il padre e poi la bisnonna.
Milo, Lou e Amleto, il maialino domestico che tiene compagnia ad entrambi, sono una famiglia nella famiglia, con il ragazzino che accudisce la bisnonna e lei che lo comprende più di qualsiasi altro; Milo non si rassegna al trasferimento della vecchietta nella casa di riposo e si fa ben presto una precisa opinione sulla qualità delle cure offerte dalla struttura agli anziani degenti. Comincia così un'indagine molto personale e segreta fra le mura della Nontiscordardime, aiutato da Tripi, il cuoco siriano, immigrato clandestino, da un'infermiera solerte, da Petros, l'imprevisto fidanzato della nonna e da altri personaggi che affollano le pagine del romanzo.
La trama, riassunta così brevemente, non rende l'idea dell'intreccio di storie legate a ciascun personaggio, ciascuno con il proprio dolore nascosto e ciascuno in cerca di un aiuto, di un appoggio; ovviamente i destini si intrecciano variamente, mescolando commedia e dramma.
Non tutto finisce bene, ma la crudele infermiera a capo della clinica viene smascherata e il destino dei degenti cambia definitivamente.
Molto il materiale narrativo che si intreccia in questo romanzo, direi non tutto felicemente risolto nella narrazione: troppi fili intrecciati, che alla file si sbrogliano tutti insieme, ma non sempre in modo credibile; forse troppi ingredienti, nel voler rendere la complessità del nostro presente, dai profughi che cercano in Europa, l'azione è ambientata in Inghilterra, un'occasione di riscatto; alla condizione degli anziani, alle problematiche delle famiglie separate.
Nonostante questi limiti, la narrazione tiene, ha un buon ritmo e parte, come ho detto prima, da uno spunto originale. La lettura è indicata per giovani lettori e lettrici in grado di affrontare le quasi quattrocento pagine di intrecci avventurosi, sociali, sentimentali.

Eleonora

Quello che gli altri non vedono”, V. Macgregor, Giunti 2014

sabato 10 gennaio 2015

LA MARMELLATA DI PICASSO




Io non conosco Rossana, ma conosco la sua marmellata di carote piccante.
E' una delle tante scoperte non archeologiche che fa il professore durante le sue campagne di scavo.
A quell'arancione così potente che lampeggia nel frigo, è difficile opporre resistenza. A quell'arancione così acceso corrisponde un sapore dolce che, quando meno te lo aspetti, vira verso il piccante.
Così, giorno dopo giorno, ne abbiamo spalmata accanto a formaggi molli e stagionati e il barattolino si è piano piano svuotato. 
Orrore!
In rete non sono riuscita a trovare nulla di simile. Unica possibilità è quella di risalire alla 'archetipica' Rossana.
Ed è quello che il professore, debitamente pungolato, ha fatto.
Qui di seguito, la ricetta autentica ed unica di Rossana.
Dopo un primo momento di sgomento per me che sono sempre in cerca di precisione nelle ricette, tanta approssimazione mi è sembrata pericolosa (in neretto i miei dubbi irrisolti), e invece ha funzionato tutto a meraviglia. 
E' una ricetta spensierata e d'artista.

Carla

"Buonasera Prof. Zanini,

anche se con grande ritardo, faccio fede alla promessa fatta per quanto in oggetto.

Pulire le carote (quante, mio dio?) e metterle a cuocere, a fuoco lento, con un bicchiere di vino bianco, un pizzico di sale ed il peperoncino (il numero è soggettivo a seconda della preferenza + o - piccante quanto, mio dio?).
Quando il vino è stato assorbito e le carote ammorbidite (quanto, mio dio?), se non lo fossero, aggiungere ancora del vino (quanto, mio dio?) e continuare la cottura (per quanto, mio dio?), togliere da fuoco e passare con il passaverdure.
A questo punto pesare il ricavato ed aggiungere lo zucchero (per un kg. di passato, mezzo kg. di zucchero, quantitativo che può aumentare se si preferisce un gusto + dolce aahhh mi farà impazzire?), ultimare la cottura (per quanto, mio dio?), a fuoco lento, mescolando.
Togliere dal fuoco la confettura quando è cotta (dopo quanto, mio dio?), lasciarla riposare e quando è tiepida, metterla nei vasetti e tapparli.
Mettere i vasetti in un contenitore con tanta acqua fino a coprirli, portare ad ebollizione, bollire per almeno 15 minuti e poi spengere il fuoco e lasciar raffreddare nell'acqua.

Spero che le indicazioni risultino chiare, a mia discolpa, vorrei precisarLe che nelle mie preparazioni non sono molto fiscale, faccio molto ad occhio (e me ne sono accorta!), gusto personale e mi diverto ad improvvisare (mi butto?).
Ho fatto mia un'affermazione di Picasso "quando finisco il blu, metto del rosso".

Con l'occasione, Le invio i più cordiali saluti

Rossana

venerdì 9 gennaio 2015

FAMMI UNA DOMANDA


A SPASSO NELL'UNIVERSO


Per cominciare l'anno sotto il segno della complessità, vi propongo due testi, molto diversi fra loro, che riguardano i misteri del cosmo. Entrambi, e in modo diverso, innovativi, rischiano di essere sottovalutati nel reale contenuto divulgativo.
E' il caso anche di Professor Astrogatto e le frontiere dello spazio, del fisico Dominic Walliman, che ha curato i testi, e dell'illustratore Ben Newman: il fatto che a guidarci ai confini del cosmo sia un simpatico e loquace gattone non rende l'argomento più facile.
Il felino-professore guida il giovane lettore o la novella scienziata dalle origini dell'universo fino alle più recenti esplorazioni dello spazio profondo, accennando, ed è già tanto, ai quesiti più attuali, compreso quello su una possibile forma di vita diversa dalla nostra, in qualche lontano angolo dell'universo.


Anche qui, come in altri casi, testo e immagine si integrano a vicenda, rendendo comprensibili anche argomenti decisamente complessi.
L'editore inglese Flying Eye Books indica una fascia d'età fra i 7 e gli 11 anni; in realtà, mi sembra che questo testo richieda la presenza, per i più giovani, di un adulto capace di mediare i concetti più difficili; e questo costituisce forse un limite per un testo davvero interessante. L'impaginazione, il ruolo dell'illustrazione, agli occhi del genitore alla ricerca di testi pieni di 'risposte', lo fanno sembrare un libro per piccoli, mentre in realtà la sintesi con cui sono esposti gli argomenti e la complessità dei medesimi ne fanno un libro da 'grandi', ovvero ragazzini/e che abbiano già incontrato sulla loro strada stelle e galassie.
Gli argomenti si sviluppano partendo dal big bang, per arrivare alla nascita di stelle e galassie; si parla di sistema solare, di costellazioni, di telescopi e navicelle spaziali, fino ad arrivare ai confini del mondo e della nostra conoscenza.
Sul sito dell'editore italiano Bao Publishing è possibile sfogliare alcune pagine.
 

Ma se questo non bastasse ai nostri Newton del futuro, vi segnalo un altro testo significativo, pubblicato dal National Geographic: Alla scoperta del cosmo, di Mark Garlick, astronomo, divulgatore e illustratore. L'impianto del volume, di primo acchitto, sembra del tutto tradizionale, anche se ad un notevole livello di approfondimento. In realtà questo libro è un ibrido: le illustrazioni create dall'autore, fatte per mostrare l'invisibile o quello che ancora non si è visto, sono realistiche, ma consentono, attraverso una app scaricabile, di vedere numerose animazioni. E poi, dato il livello di approfondimento, esplora lo spazio poco frequentato di un pubblico di giovani lettori/lettrici che non si accontentano più di pop up e spiegazioni più o meno sintetiche, ma non sono ancora in grado di affrontare la divulgazione per adulti. 

 
Se volete sapere qualcosa di più di stelle, nebulose, galassie, novae nane o stelle rs cvn, questo è il libro per voi. Ancora una volta, l'aspetto esteriore e una lettura superficiale di queste pagine ricchissime, possono penalizzare una bella ricerca sul piano della divulgazione, che cerca positivamente di coniugare tradizione e innovazione.



Eleonora

Professor Astrogatto e le frontiere dello spazio”, D. Walliman e B. Newman, Bao Publishing 2014.
Alla scoperta del cosmo”, M. Garlick, National Geographic 2014


mercoledì 7 gennaio 2015

ECCEZION FATTA






LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)



TUTTO UN FRULLAR DI ALI...

Un giorno, senza un perché, Davide Calì, Monica Barengo
Kite Edizioni 2014



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un mattino, di punto in bianco, senza un perché, al signor I. spuntarono le ali.
Il dottore disse che non aveva mai visto nulla del genere e non gli diede nulla da prendere. Nemmeno uno sciroppo."

Se il dottore non sa che pesci prendere, forse è meglio chiedere a qualcun altro. La mamma non ricorda precedenti in famiglia, forse un cugino, ma solo da piccolo. La vicina suppone dipenda dalla cattiva qualità dell'aria. Il custode del palazzo va dritto al sodo, pensando di dargli un bel taglio e il capufficio gli intima di toglierle. 


Le ali, però, non sono come le scarpe, che si sfilano così. E poi sono così belle da vedere, quando la luce ci passa attraverso la fa brillare. Anche l'uomo dei palloncini, nel vederle, lo ha pensato.
Così il signor I. si tiene le sue ali, d'altronde se qualcosa accade ci deve pur essere un perché...lo dice anche l'uomo saggio. E la ragione di tutto compare all'improvviso, dietro quella panchina su cui il signor I. siede solitario. Una ragazza, una ragazza con le ali. Bellissima lei, bellissime le sue ali.


Davide Calì e l'amore. Storie anche molto diverse fra loro, abitate da ragazze che coltivano fiori candidi (Polline, Kite 2013) o da elefanti timidi (Quando un elefante si innamora, Kite 2014) o, come qui, da uomini e donne con le ali, ma tutte tenute insieme da un sottile filo rosso che si intreccia intorno a quell'unico tema. Ad ogni storia diversa, lui indaga e svela parte del mistero, ogni volta un lato diverso di un prisma complesso.
In questa storia, che ha la misura di una poesia, colpiscono due cose. La prima, che dobbiamo a Calì: il mistero. Il mistero che si declina in più forme, a partire dal titolo che già disorienta il lettore, passando attraverso quel paio di ali che spuntano sulla schiena di un uomo, fino ad arrivare al mistero dei misteri che si nasconde dietro un amore che nasce. La seconda, che dobbiamo a Monica Barengo, il sorriso. Il sorriso di un uomo tranquillo, il signor I. che sembra preannunciare quello stato di grazia in cui ogni creatura vive nel momento in cui si innamora. Lo stesso sorriso fiducioso che ricambia il cane bassotto, testimone silenzioso della grande rivoluzione nella vita del suo padrone.


Ed è anche lo stesso sorriso della ragazza.
Nel mio immaginario, precedenti autorevoli di creature con le ali, sorta di angeli laici, sono i meravigliosi Skellig di David Almond (Mondadori, 2000), L'Angelo delle scarpe di Giovanna Zoboli (Topipittori, 2009), o l'angelo di Gabriel Garcia Marquez caduto e tenuto prigioniero in un pollaio (La luce è come l'acqua, Mondadori 2002). Tutti, per ovvie ragioni, sono dei 'diversi', figure anomale, altre, misteriose.
Questo ha in parte deviato di qualche grado il mio giudizio sul libro, perché al principio ho creduto che se al signor I. erano spuntate le ali egli automaticamente andasse visto come un 'diverso' e come tale mi pareva che tutti lo trattassero. In tale prospettiva, il fatto che un'altra diversa, alata anch'essa, si unisse a lui mi lasciava perplessa. Perché la coppia deve nascere solo tra simili? Cosa sarebbe successo se lei le ali non le avesse avute? Lo avrebbe ignorato, lasciandolo alla sua solitudine su quella panchina? E non sarebbe potuto succedere, invece, che a cercarlo e a trovarlo fosse stata una ragazza senza ali? E come sarebbe andata a finire la loro storia d'amore? Tutte domande lecite che anche un bambino avrebbe potuto fare. Per questo motivo ho pensato di avere davanti un bel libro che sarebbe potuto essere ancora più bello se quella ragazza arrivata dal nulla avesse avuto le scapole libere...
Ma poi ho visto le cose secondo una prospettiva diversa. E se quelle ali non fossero il segno di una diversità, di un'anomalia? Ma fossero invece un segno distintivo di una creatura che sta per innamorarsi? In questo caso il libro riacquisterebbe per intero il suo valore poetico. Quelle ali di farfalle che di norma frullano nella pancia degli innamorati e che sono ormai consolidate come topos letterario, nel signor I. e la ragazza venuta dal nulla sono uscite allo scoperto e si sono collocate sulle rispettive spalle e da lì frullano, fino a sollevare entrambi da terra. D'altronde si sa, gli innamorati si distinguono proprio per questo: un sorriso inebetito perennemente stampato sul viso e la capacità rara di camminare sulle nuvole...


Carla

lunedì 5 gennaio 2015

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


LAMPI DI LUCE

The Dark, Lemony Snicket, Jon Klassen, Orchard Books 2013
Flashlight, Lizi Boyd, Chronicle Books 2014




ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

Accomunati dalle pagine nere, come può essere nera la notte, e da una torcia elettrica accesa nelle mani di un bambino, questi due libri indagano il buio.
Il primo racconta la storia del piccolo Laszlo che ha paura del buio, di quel buio che vive stabilmente nella cantina della sua grande casa, ma che può anche nascondersi dietro la tenda della doccia, o nell'armadio...


Laszlo pensa che se lui va ogni giorno a salutare il buio sulla soglia della cantina oscura, forse il buio non ricambierà la visita, di notte, nella sua camera. Ma una notte, il buio invece va. 'Laszlo, disse il buio nel buio, ti voglio mostrare qualcosa...
 

Laszlo con la sua torcia lo segue fino alla cantina dove il buio lo conduce. Lui non ha mai sceso quelle scale nell'oscurità, ma ora il buio lo invita ad avvicinarsi, a raggiungere il cassetto in basso di quel comò. Lì dentro c'è la soluzione alla paura di quel bambino e nella voce lontana del buio Laszlo trova anche il senso ultimo dell'oscurità. E noi, con lui.
Il mondo senza zone buie, senza angoli, porte e soffitti che nascondono, senza tende e cassetti che celano, senza libri chiusi, senza silenzi misteriosi sarebbe un vero disastro. Carol Ann Duffy dice che Il buio è un cinema privato per il tuo sogno prediletto. Il buio è il contenitore ideale di ogni scoperta, di ogni fantasia, di ogni lampo di immaginazione.
E questo è il senso del secondo libro, quello di Lizi Boyd. Senza parole, come se anche la voce dovesse restare all'oscuro, è la passeggiata notturna di un bambino che, con la sua tenda da campeggio, è in un bosco. Distratto forse da un rumore, quel bambino interrompe la sua lettura e si alza ad illuminare ciò che lo circonda: quel fascio di luce mette in evidenza di volta in volta, allo spostarsi dell'osservatore, procioni, topini, pipistrelli, castori, cerbiatti, porcospini, farfalle e gufi che si muovono sicuri in un mare di nero, interrotto solo da profili di contorno. 
La luna, sullo sfondo, è sorta ed è muta testimone di questo meraviglioso gioco di scoperta di un bambino. Noi, al di qua della pagina, facciamo lo stesso. Non sappiamo mai cosa illuminerà quel fascio di luce e ci stupiamo ogni volta nel vedere cose diverse. 


Se letto così può essere un bellissimo gioco di disvelamento per il lettore, il libro si rivela, in realtà, come qualcosa di molto di più, nel raccontarci per sole immagini una storia nella storia. Complice un sasso non visto, ciò che tanto spaventava il piccolo Laszlo, ovvero l'imprevisto celato dall'oscurità, il bambino di Lizi Boyd inciampa e perde la torcia e con lei il potere di mettere in luce il mondo nascosto del bosco. 


Ora sono gli animali a illuminare curiosi braccia, gambe, viso di quel ragazzino, fino a ricondurlo, come su un sentiero fatto di sola luce, alla sua tenda e alla sua lettura.
Immaginifico percorso che mette in luce, è proprio il caso di dirlo, il senso della scoperta e della sua reprocità con l'altro da sé. 

The Dark e Flashlight, attraverso la sola potenza delle immagini e attraverso una sintesi estrema del testo, arrivano dritti a cogliere alcuni tra i significati che l'umanità ha dato a sé stessa, per spiegarsi il buio e imparare a viverci immersa.
Lampi di luce, torce accese, entrambi i libri.

Carla

Noterella al margine: il genio di Jon Klassen dà voce al buio, catturando il testo di Snicket, per restituirlo poi come fosse 'cosa viva', muovendolo all'interno della pagina. 

Il genio di Lizi Boyd che gioca con i nostri sensi: laddove l'occhio arriva un attimo dopo l'orecchio.


Entrambi, Klassen e Boyd, accomunati dall'essere maestri del nero e nel saper 'guidare' i nostri occhi sulla pagina illustrata, come un tempo facevano le 'maschere' a teatro o al cinema per condurci al nostro posto.
 

Altra noterella al margine: ci auguriamo che un editore 'illuminato' decida di pubblicarli anche per i bambini che abitano nel nostro paese, temporaneamente tenuto all'oscuro. Nel frattempo, chi ne avesse desiderio può sconfinare e, con una buona torcia, cercarli lungo altri sentieri...