venerdì 11 ottobre 2019

FAMMI UNA DOMANDA!



IL FILO DELLA STORIA



Non ne parlo spesso, eppure è una delle più importanti collane di divulgazione per ragazzi e ragazze, cioè dedicata alla fascia d’età corrispondente alla scuola media, ma utile anche dopo: si tratta della collana ‘Enciclopedie per Ragazzi’ che Gribaudo traduce dall’inglese Dorling e Kindersley, colonna britannica dell’arte della divulgazione. La collana, da pochi anni proposta sistematicamente in Italia, si caratterizza per un impianto ‘tradizionale’, con testi di discreto approfondimento e grande uso delle immagini fotografiche. Forse per questo se ne parla di meno, trattandosi di un corposo lavoro redazionale applicato ai più svariati argomenti, che riproduce un’impostazione grafica e un impianto ormai noti.
In realtà si tratta di testi validissimi, che spesso affrontano con la chiarezza propria della scuola anglosassone anche temi difficili e poco frequentati nell’editoria per ragazzi.
Di recente è uscito un volume che si segnala per l’originalità e che tratta uno degli argomenti più maltrattati dalla divulgazione, la Storia.
Alla realizzazione di questo progetto hanno contribuito due redazioni, di cui una indiana, e questo spiega alcune caratteristiche del volume, intitolato ‘La storia di tutte le cose’: la trattazione si svolge seguendo un’ideale linea del tempo in cui si succedono svariati accadimenti, dalla comparsa delle vita sulla terra ai giorni nostri. In realtà per ogni macro-fase, periodi storici decisamente lunghi, si alternano pagine che inanellano eventi ad altre di approfondimento tematico, ma tutte utilizzando una vasta estensione spaziale e temporale. Se dev’essere una storia del mondo, che lo sai realmente! E quindi si parla di civiltà lontane, dai celti alle civiltà precolombiane, dall’impero cinese ai regni africani.


Dunque una grande attenzione sia all’aspetto diacronico che a quello sincronico, per dare un’idea sia di come un aspetto si sviluppi nel tempo, sia delle contemporaneità, approccio che aiuta a collocare i singoli aspetti o eventi storici sulla linea del tempo. In questo modo si sviluppano su altrettante linee temporali anche argomenti come la storia della musica, l’invenzione della ruota, la storia della scienza per arrivare all’attualità.
Ne viene fuori più che un affresco un mosaico, ovvero un grande schema onnicomprensivo che abbraccia un numero enorme di dettagli, di aspetti particolari, dalla singola battaglia alla costruzione di un monumento.
E’, evidentemente, un libro ricchissimo di informazioni, organizzate trasversalmente all’andamento lineare della cronologia; in tanta ricchezza mi sono chiesta che uso possano farne i giovani e le giovani studiose, se per caso ci fosse un rischio di dispersione dell’informazione. Sicuramente è un testo che può essere usato in molti modi, per consultazione e per approfondimento. Per i più solidi, può essere anche letto srotolando filo per filo questa matassa ingarbugliata che è la storia dell’umanità.
Qualche argomento è più sviluppato, altri meno, ma credo che non potesse essere diversamente.
L’apparato iconografico è curato da una squadra di illustratori e grafici che rendono l’impaginazione vivace e variata, pur mantenendo la necessaria schematicità.
Direi che è un libro indispensabile per le biblioteche scolastiche e non solo.

Eleonora

“La storia di tutte le cose”, AA.VV., Gribaudo 2019





mercoledì 9 ottobre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CELESTE

Il grandioso spettacolo del cielo, Aurélia Coulaty, Atelier Bingo 
(trad. Gioia Sartori)
Terre di Mezzo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Il cielo sa anche tacere, per essere contemplato. Le sue costellazioni misteriose risplendono all'infinito. La Via Lattea brilla nell'universo scuro, proprio sopra gli uomini, come una fiaccola sacra."


La Via Lattea: uno degli spettacoli migliori che il cielo possa offrire; soprattutto perché è visibile solo nel nero della notte e non dalla finestra di casa ( a meno che la nostra casa non sia isolata e magari anche in cima a una montagna...)
Se la Galassia per antonomasia chiude il libro, è piuttosto prevedibile che ad aprirlo sia l'altro grande abitante del cielo, ovvero il sole. Poi la pioggia, come suo naturale contrario nel nostro immaginario. A seguire, l'arcobaleno che è il frutto del loro incontro ed è altrettanto suggestivo e stupefacente, come la Via Lattea fatta di stelle. Poi gli aquiloni e il vento, gli uccelli che lo attraversano per migrare, poi con uno scarto piacevole le aurore boreali, altro fenomeno di non semplicissima osservazione dalla solita finestra di casa...

Stelle cadenti, piccioni viaggiatori, tornado, nebbia scia degli aerei. Le anime, i pipistrelli, il fumo e i fuochi d'artificio.
Un catalogo volutamente in disordine, tenuto insieme nella sua compilazione, per converso, da un ordine preciso e sempre rispettato.

Un catalogo, una lista di elementi che con il cielo hanno un rapporto stretto. Oggetti, animali ed elementi naturali che si avvicendano, in un apparente caos di entrata in scena.
E com'è questa scena? E' una doppia pagina. Rigorosamente sempre lei.
Al disegno è dato tutto lo spazio possibile: la occupa per i suoi 5/6, mentre il testo è una vera e propria didascalia posta lungo il margine inferiore della pagina a fondo bianco. A sinistra, in maiuscolo la definizione e, a destra, su più righe con una giustificazione centrata, una descrizione del fenomeno o dell'oggetto o dell'animale raffigurato disponibile. Si tratta di testi brevi, esatti pur nella loro semplicità. 


Spesso allusivi di esperienze che il lettore piccolo può aver sperimentato: il fumo allude a quello del camino, i fuochi d'artificio alle feste estive. Alcune concessioni a definizioni immaginifiche, laddove i pipistrelli sono topi con il mantello, la grandine biglia su un tamburo, i piccioni viaggiatori postini con le piume e gli aquiloni pesci dalla lunga coda. Alcune invece si ancorano con destrezza ai principi della fisica: le mongolfiere che stan su per l'aria calda, il tornado che si avvolge nel suo centro, l'arcobaleno che ha a che fare con la luce e l'acqua nello stesso spazio e nello stesso tempo. Stesso rigore nelle abitudini delle api, delle gru, delle farfalle e dei soffioni. Alcune, più poche, piacevoli digressioni nella cultura e nella tradizione: le lanterne volanti, le colombe bianche, le anime che, si dice, luccicano nel firmamento e salutano chi è vivo.
L'intento di Aurèlia Coulaty, di formazione documentarista, ovvero narratrice del mondo, appare piuttosto chiara e condivisibile. Costruire una sorta di abecedario delle cose del cielo che sia comprensibile anche ai più piccoli e che non li annoi. Anzi li colpisca.


Con un intento analogo, accanto ai suoi testi, si espandono Adèle Favreau e Maxime Prou, ovvero il Collettivo Bingo. Grafici, designer, che lavorano con molta disinvoltura su forma e colore. E lo fanno in varie direzioni: dalla copertina di un disco al tessuto.
Attraverso il collage, principalmente con colori puri, con uno sguardo evidentemente rivolto ai Fauves e a Matisse e alle sue stelle, o con il segno di una matita scura, costruiscono figure in movimento che catturano lo sguardo per la loro energia radiosa. La loro arte si basa sulla semplificazione delle forme, sull'abolizione del chiaroscuro, sull'uso di colori vivaci e innaturali, ma emotivi, sull'uso incisivo del colore puro e una netta e marcata linea nera che lo attraversa, lo 'imbratta'. L'importante non  è solo il significato dell'opera, ma la sua forma, il suo colore, la sua immediatezza. Partendo da suggestioni e stimoli diversi, ricercano un nuovo modo espressivo fondato sull'autonomia della forma, della figura: il rapporto con la realtà visibile non è più naturalistico, in quanto la natura viene intesa come repertorio di segni al quale attingere per una loro più libera trascrizione. Il collage, a strappo o ritagliato, che porta in primo piano la forma parrebbe aver attinto dal Cubismo, forse quello di Braque.


Per Atelier Bingo non esiste una unità di misura: il piccolo può essere riprodotto grande e viceversa. Mentre esiste forte la consapevolezza che il segno ha la funzione di offrire sintesi della forma dell'oggetto disegnato e nello stesso tempo essere espressione dell'atto stesso che lo ha prodotto.
Una festa per gli occhi e una buona palestra per educare al bello.

Carla

Noterella al margine: la copertina dell'edizione italiana vince su quella francese, il titolo, no.

lunedì 7 ottobre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ALIENI DENTRO LA MONTAGNA


E’ possibile inserire, nella vasta produzione letteraria per ragazzi, la fantascienza, quella con il sapore degli anni ‘70?
Questo è il tentativo operato con la consueta abilità da Guido Sgardoli con un romanzo che pesca a piene mani nel repertorio più classico della filmografia e della letteratura fantascientifica, dove dilagano gli alieni, con relativi sgradevoli incontri ravvicinati, i viaggi nel tempo, i ragazzini coraggiosi capaci di affrontare tutto.
Il romanzo si intitola “I Grigi. Non siamo soli” ed è pubblicato da De Agostini.
La trama è presto detta: il protagonista è un ragazzino, Angelo che nell’estate del 1986 va a passare le vacanze col padre in un angolo remoto delle Dolomiti, a Cavazza. Le vere intenzioni del genitore non sono quelle di occuparsi del figlio: ha in mente una ricerca ufologica, motivata dall’esperienza traumatica vissuta dieci anni prima e che aveva portato alla scomparsa della mamma di Angelo. Si era trattato di una misteriosa sparizione, di cui però padre e figlio non ricordavano nulla.
Le attività del padre si fanno via via più ossessive, tanto da far dubitare della sua salute mentale. Per fortuna, Angelo incontra una ragazzina, Claudia, sua coetanea, con cui fare le sue scorribande in montagna, in compagnia di un cagnolino di nome Cuccia. Gli eventi sospetti si moltiplicano: luci intermittenti, rumori, strani studiosi che si accampano sul monte, gli abitanti del circondario che diventano sempre più inquietanti. Alla fine compare anche un piccolo alieno, chiamato Luigi dai due ragazzini, che porta un messaggio di un ingegnere scomparso anni prima. A questo punto c’è la certezza che nel sottosuolo c’è qualcosa di oscuro e pericoloso che cerca di uscire all’esterno e che va in ogni modo fermato. Questa sarà l’avventura di Angelo, un’avventura pericolosa e che lo metterà in contatto con creature aliene, che a quanto pare vogliono sfruttare una sorta di porta temporale per invadere la Terra.
Avvincente come si conviene, scritto con efficacia da uno dei maggiori esponenti della letteratura d’avventura, il romanzo si legge d’un fiato. Le atmosfere, le ambientazioni rimandano a svariati filoni della fantascienza: dagli ‘X-files’ ad ‘Incontri ravvicinati del Terzo tipo’, alla infinita gamma di alieni che la letteratura e il cinema hanno prodotto.
Quello che più ho apprezzato in ‘I Grigi’ è la capacità dell’autore di creare un clima inquietante in una cornice di apparente normalità: ma non è proprio questa la chiave di tante storie di fantascienza? Gli umani che sembrano tali ma non lo sono, vedi, per citare un titolo a caso, ‘L’invasione degli ultracorpi’. E la normalità si sgretola progressivamente sotto il peso di tanti indizi, con adeguati colpi di scena e necessario ricongiungimento finale del drappello di eroi.
Che questo tipo di atmosfere, che possono slittare facilmente nell’horror, sia caro ai ragazzi e le ragazze di oggi è testimoniato dal fragoroso successo della serie ‘Stranger things’, dove vive un altro topos della fantascienza: gli esperimenti crudeli dello scienziato pazzo nei confronti della giovane co-protagonista.
C’è dunque una discreta ripresa delle tematiche care alla fantascienza classica, magari più nel suo versante horror che nelle riflessioni più ‘filosofiche’, capaci di porre domande serissime sul futuro dell’umanità.
Mi auguro, quindi, che a questo romanzo ne seguano altri e che magari si riscopra il formidabile patrimonio narrativo che la fantascienza custodisce.
Intanto, lettrici e lettori dagli undici anni in poi possono godersi questa avventura, badando bene a non lasciare aperta la porta dello sgabuzzino.

Eleonora

“I Grigi. Non siamo soli”, G. Sgardoli, De Agostini 2019


venerdì 4 ottobre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ANNO CHE VERRÀ

L'ultimo regalo di Babbo Natale, Marie-Aude Murail, Elvire Murail,
Quentin Blake (trad. Sara Saorin)
Camelozampa 2019


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

Julien strappò la carta. E, in una scatola di cartone dall'aria strana, trovò una locomotiva a vapore di legno. Era colorata di rosso e blu ed era davvero graziosa. 'È in giocattolo da bambini piccoli' borbottò il papà, guardando la moglie. 'Non sono stata io!' protestò lei. 'Ha gli occhi!' esclamò Julien. Lo disse talmente forte che i suoi genitori sobbalzarono. 'Ehmm... Sì. Ha gli occhi' disse suo padre. 'Mi sta guardando!'"

La locomotiva non solo lo guarda, a Julien, ma gli strizza addirittura l'occhio. Parrebbe un giocattolo caduto per errore dal sacco di Babbo Natale e come tale andrebbe restituito, qualora il legittimo proprietario lo reclamasse indietro, entro un anno e un giorno. Questa è la regola.
Quella locomotiva, Julien lo sa da subito, ha qualcosa di diverso, se non altro per il modo in cui è arrivata nelle sue mani. Per quel bambino infatti era arrivato l'anno in cui non credere più in Babbo Natale. I suoi dubbi in merito li coltivava da tempo, tuttavia per far contenti i suoi genitori, si era ripromesso ancora per un anno di 'stare al gioco'. Stando così le cose, tutto sarebbe stato nella norma con l'arrivo del regalo richiesto, la console per i video giochi, e un po' di teatrino con urletti e finta sorpresa intorno all'albero il mattino del 25 dicembre. 



Ma la locomotiva che ha per le mani non è stata comprata: è arrivata a sorpresa. Per questo, forse, diventa il gioco preferito di Julien che le dà un nome - Juliette - e la tiene sempre con sé. Sul cuscino, a tavola, in spiaggia, in campagna, la locomotiva è nei suoi giochi e nei suoi pensieri, come anche lui lo è nelle attese di quel locomotore di legno, che lo aspetta ogni giorno al suo ritorno da scuola.
Il tempo passa ed è in arrivo un nuovo Natale. Potrebbe dunque succedere che Babbo Natale, a pieno titolo, quella fatidica notte ritorni da lui e pretenda indietro la locomotiva caduta dal sacco.
Se almeno fosse stato cattivo, sarebbe stato depennato dalla lista dei bambini da visitare. Ma no, lui è stato bravo. E neanche rimandare di un giorno il Natale oppure scrivere a Babbo Natale di non passare per risparmiare tempo e fatica, sono soluzioni possibili.
L'unica cosa da fare richiede molto coraggio...


Diventare un po' più grandi richiede del coraggio. 


Julien sta diventando grande -e Quentin Blake lo allunga sulla pagina - e non solo perché il gioco di mamma e papà è ormai smascherato, ma anche e soprattutto perché trova in sé il coraggio di fare la cosa giusta. Non cerca neanche per un momento di farsi scudo dietro le spalle più larghe di una mamma e di un papà, per non restituire la locomotiva al legittimo proprietario.
Julien è davvero un bambino in mezzo al guado. 
Da un lato è ancora molto visibile in lui lo sguardo che riesce a vedere nei suoi giocattoli una esistenza vitale, un'anima e per questo a dargli un nome, Juliette, dall'altro quello stesso bambino affronta l'eventuale distacco da quel gioco e da quell'anima, con la tempra di un eroe.
Le Murail lo raccontano così bene, come se Julien fosse lì davanti ai loro occhi (e forse le due sorelle sono memori, e reciproche testimoni, dei loro rispettivi ultimi Natali da credenti). Con la capacità di dosare silenzi, cose non dette, e parole e fatti restituiscono a noi che leggiamo l'autenticità di quel momento che è stato e sarà momento cruciale di ogni infanzia, di fronte al mistero della notte di natale.
Magistrale l'atmosfera di ambiguità e incertezza che circonda l'intera situazione.
Bella è la scrittura, bello è l'impianto narrativo. Bellissimo il finale, sia scritto che disegnato: sospeso.
Gli scrittori per bambini dovrebbero imparare da Murail (e Murail) che la letteratura si nutre di tale ambiguità, di tale complessità, e di tale stratificazione.
E quindi è bello constatare che un racconto può diventare vero.
Bello è saper scrivere, senza scriverlo, che nulla è mai del tutto bianco o del tutto nero e che anche i bambini che crescono, lo fanno con lievissimi quanto impercettibili movimenti, come ingranaggi di un orologio.
Julien si sta muovendo in una direzione, ma dentro di sé ha tanto della strada percorsa, cui non vuole - giustamente - rinunciare. Neanche in nome dello scatto 'di carriera' che, per esempio, suo padre ci terrebbe tanto facesse.


Gli illustratori per bambini dovrebbero imparare da Quentin Blake come si costruisce una narrazione per immagini e per colore, così viva ed esplicita 'semplicemente' attraverso l'inserimento di minuscoli dettagli: il gioco degli sguardi, la posizione dei personaggi nello spazio che li contiene. Tutto questo restituisce, senza parere, con precisione le dinamiche interne di quella piccola famiglia.
E last but not least, bello è il racconto di questo attaccamento a un mondo fatto di locomotive che ti strizzano l'occhio e che, se si è fortunati e accorti, come dimostrano le due Murail e Blake, potrebbe durare per sempre. 


Bello è anche pubblicare un libro di Natale lontano dal Natale.
E bello è stato poterlo leggere e poterne scrivere.

Carla

mercoledì 2 ottobre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)



UNA BELLA SORPRESA


Non mi capita spesso di essere colpita dall’originalità di una storia, ma è quello che mi è successo leggendo ‘Storia di Boy’, un’interessante vicenda ambientata nel 1350 fra la Francia e l’Italia, protagonisti un ragazzo, che forse tale non è, e un pellegrino che puzza di zolfo.
In sostanza è la storia della ricerca affannosa di una serie di reliquie legate a San Pietro, costola, dente,pollice, alluce, polvere, teschio, tomba.
Questa cantilena un po’ macabra fa da filo conduttore alle vicende dei due, Ragazzo e Secundus, che visitano via via chiese e conventi, frequentano locande, sfuggono a briganti, a bande di soldati di ventura,
a branchi di lupi.
In realtà, Ragazzo, oltre ad avere una gobba, che lui nasconde ostinatamente, parla la lingua degli animali, li comprende e comunica con loro; sa di essere diverso, ma non accetta questo fatto e segue l’inquietante pellegrino a caccia di quelle reliquie per raggiungere Roma e lì chiedere la grazia a San Pietro di poter essere un ragazzo normale.
Anche Secundus ha una storia da raccontare: ha perso moglie e figlio nel corso di un’epidemia e per raggiungerli è disposto a gabbare anche Satana.
Nel corso della storia via via si chiariscono i contorni dei due personaggi e si comprende chi siano realmente, ma non è la rivelazione della natura dei due, l’aspetto più interessante di questo romanzo.
Ho trovato ben fatta la ricostruzione del mondo medievale, con le sue credenze e le sue ossessioni, la sua povertà e la sua fede, che comunque pervade la narrazione. Così come è efficace la descrizione del cammino che Ragazzo e Secundus compiono dalla Francia centrale verso Roma, una città che non aveva niente della opulenta grandiosità della città imperiale. Accurate le descrizioni dei personaggi, da Milord,
preso dai suoi tornei, incapace di vivere senza la guerra, alla folla di monaci, sguatteri, mendicanti, soldati e briganti che ci restituiscono un’immagine viva della vita medievale. Altrettanto vivi i personaggi
animali, che dialogano con il protagonista così come la loro natura consente, presi dalle loro beghe, dalla fame, dalla paura e dalla forza. L’autrice stessa racconta come si sia ispirata alle sue esperienze dirette
con diversi animali, compresi gli stormi di storni che in autunno disegnano strane geometrie nel cielo di Roma.
Impossibile spiegare oltre la trama, anche se credo sia abbastanza chiara; trovo che questa sia una bella prova della scrittrice statunitense Catherine Gilbert Murdock  che credo ami molto il Medioevo; è anche molto curata la veste grafica, con una bella sovracopertina e i capitoli contrassegnati dalle illustrazioni di Ian Schoenherr. Non a caso il libro è stato dichiarato Newbery Honor Book per il 2019.
Curioso come la Giunti, casa editrice avvezza a pubblicare linee editoriali squisitamente commerciali, ami costellare il suo catalogo di piccole perle sparse, come i libri della Murail e come questo romanzo, la cui lettura consiglio a ragazze e ragazzi avventurosi a partire dagli undici anni.

Eleonora

“Storia di Boy”, C. Gilbert Murdock, Giunti 2019

lunedì 30 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUESTO LATO DEL LIBRO E' FANTASTICO!

Il muro in mezzo al libro, Jon Agee (trad. Giusi Scarfone)
Il Castoro 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Il muro protegge questo lato del libro...
dall'altro lato.
Questo lato del libro è sicuro.
L'altro no.
Ma la cosa più pericolosa dell'altro lato del libro
è l'orco."

Nessun problema. Basta essere dal lato giusto del libro e del muro che lo divide a metà. Il piccolo cavaliere è convintissimo di esserlo, dal lato sicuro. Effettivamente, a ben vedere, dall'altra parte si erano riuniti un rinoceronte, un gorilla e una tigre che avrebbero potuto rappresentare un pericolo per lui, se non fosse arrivato quel topino a metterli tutti in fuga...


Dall'altra parte del muro c'è anche l'orco che tuttavia non sembra essere cattivo, forse solo un po' severo nei confronti dei topini. Di sicuro l'orco ha un miglior udito del cavaliere, perché - nonostante il muro - sente un sospetto gorgogliare di acqua che non ci dovrebbe essere. Ripreso per un pelo, il cavaliere viene salvato dall'orco, che lo mette in salvo dalla propria parte del muro: quella sbagliata?

Il piccolo cavaliere, così pare intendersi, è un tipino preciso. Rimette in sesto il mattone caduto e ha idee chiare su quello che il muro nasconde, nonostante non abbia modo di vedere al di là. 




E qui si apre tutta la questione di grande importanza che ha a che fare con la simbologia che un muro porta con sé e con il tipo di relazione che un muro genera inevitabilmente tra chi e qui e chi è al di là: dal momento della sua costruzione fino a quello della sua demolizione. Interessante quanto manichea è la prospettiva di un lato buono e di uno cattivo, di uno giusto e uno sbagliato. E ancora più interessante l'idea che si pensi di essere nel giusto quando si è invece dal lato sbagliato...E il divertimento nasce non solo dall'errore, ma dal fatto che chi legge è immediatamente al corrente di come stiano veramente le cose.
Tutti i ragionamenti intorno al muro non sono una novità, tuttavia l'idea di piantarlo nel luogo fisico di un libro illustrato che genera più problemi agli illustratori non è casuale, come a dire che quel punto della pagina costituisce sul serio un limite invalicabile. Per chi disegna, la piega della rilegatura è una dannazione ma anche un cimento che può essere affrontato in modo creativo. Quello spazio può essere interpretato dall'illustratore sulla doppia pagina come un 'pozzo' scuro dentro cui anche il segno può sparire (L'onda, La gara delle coccinelle) oppure può essere letto come un limite invalicabile (Di qui non si passa!); Jon Agee racconta di quale sia stato il suo percorso per arrivare a concepire la storia finale così come la si legge oggi: dapprima l'idea era quella di 'immaginare', come Suzy Lee, che quel taglio fosse un luogo 'invisibile' ma invalicabile per i disegni della pagina di destra rispetto a quelli di sinistra, successivamente ha pensato a rocce, vulcani e mandrie di rinoceronti, ma non era abbastanza per costruirci una bella storia, fino al momento in cui, avendo disegnato, blocchetto dopo blocchetto, un bel muraglione e avendoci messo un personaggio che ragiona sui versanti che un muro inevitabilmente crea, ha percepito che il racconto stava prendendo corpo.



Il disegno che solo apparentemente sembra al tratto, è stato rielaborato il buona parte in digitale. Circostanza questa che testimonia di come Agee, al pari di un altro maestro del digitale quale è Jon Klassen, abbia la capacità e sensibilità di dosare l'intervento di Photoshop solo per lo stretto necessario, evitando sempre e comunque l'appiattimento del disegno. 
Qui, diversamente rispetto al Piccolo B, manca la sua bellissima linea di contorno nera, spiega ancora Agee, perché in questa storia i personaggi devono essere veri e propri modellini tridimensionali di loro stessi. In questo senso, il paragone con Lionni colpisce immediatamente lo sguardo: forme di colore su fondo bianco. La differenza semmai sta nel grado di saturazione del colore: Jon Agee non rinuncia alla sua paletta di colori tenui. Torna di nuovo l'ispirazione alle pagine di Lionni nell'impostazione tra testo e immagine e tra immagine e tipografia.


Alcune perle: la presenza funzionale della papera, sorta di 'premonizione' di ciò che sta per accadere; il topino, il coccodrillo e i risguardi che hanno il valore di omaggi al Maestro, la leggerezza e il nitore del testo.
Wow! Grazie mille!

Carla

venerdì 27 settembre 2019

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


QUESITI NASCOSTI FRA LE RIGHE


E’ forse il libro recente, e ne sono usciti diversi sull’argomento, più completo nel trattare il tema dell’evoluzionismo: ‘Meravigliosa evoluzione. Il viaggio della vita’, di Anna Claybourne, autrice
scozzese di testi di divulgazione, con le illustrazioni di Wesley Robins, è pubblicato dall’impareggiabile Editoriale Scienza.
Si tratta di un libo non facilissimo, adatto a lettrici e lettori dai dieci anni in poi, che affronta il tema fondamentale dell’infinita varietà dei viventi. Finalmente c’è una descrizione abbastanza dettagliata dei motivi fondanti dell’evoluzionismo: la varietà e le continue variazioni spontanee su cui opera la selezione naturale, l’adattamento all’ambiente, la nascita di nuove specie. Nel dare finalmente visibilità ad Alfred Russell Wallace, naturalista contemporaneo di Darwin, si rende più chiaro il clima dell’epoca, le molteplici ricerche che portarono a ‘L’origine delle specie’. Ma si parla anche di convergenze evolutive,
di estinzioni, della storia della vita sulla terra. Tutto, con un linguaggio molto chiaro e con approfondimenti nelle didascalie. Non può mancare l’evoluzione umana e il nostro essere parte di un ‘tutto’ vivente, con cui condividiamo un bel pezzo di Dna.


E’ davvero un bel libro, ricchissimo di informazioni, organico, capace di dare risposte ai giovani naturalisti che cominciano ad approfondire l’argomento. In questi casi, in cui si affrontano tematiche importanti e complesse, è importante tutto lo staff che sta dietro il lavoro dell’autore: consulenti, revisori,collaboratori, traduttori che rafforzano la qualità del testo.
Ma quello che mi ha colpito, in un’esposizione in gran parte assertiva, sono i potenziali dubbi e le domande che possono sorgere, o si possono far sorgere: ad esempio il concetto di specie, che ci porta dritto dritto a parlare dello ‘statuto’ dei concetti scientifici. Se noi consideriamo specie diverse quelle che non danno ibridi fecondi, come spieghiamo gli incroci fra lupi e cani?
L’albero della vita, lo schema con cui spesso si rappresenta il processo evolutivo, indica realmente un ‘progresso’? Si potrebbe continuare, e mi auguro che tanti insegnanti utilizzino questo libro anche in classe, cogliendo di pagina in pagina gli spunti offerti da un testo molto ricco. Se posso individuare dei difetti, questi si riducono ad aver lasciato poco spazio alla storia della scienza, e a tutti i suoi dubbi, e ad avere illustrazioni non sempre all’altezza, nonostante l’indiscutibile validità dell’autore.


Con un approccio opposto, l’originale ‘Come sono arrivato qui?’, di Philip Hunting, pubblicato da Nord-Sud edizioni: qui il focus è sull’evoluzione umana, non dimenticando però quanto è successo prima. Il testo è breve ed improntato all’ironia, ben supportato dalle immagini, che sostengono l’approccio apparentemente scanzonato.
Ma nello stesso tempo si enunciano concetti importanti, come per esempio che siamo tutti, ma proprio tutti, fatti delle particelle originarie, che risalgono al big bang, tanto per dirne una. La strada scelta, rispetto al libro di cui ho parlato prima, è opposta: il testo è ridotto al minimo , ma quel minimo è di grandissima densità, e l’immagine chiarisce quello che il testo non dice.
Anche la fascia d’età è differente: qui possiamo proporre la lettura a naturalisti e biologhe in erba a partire dai nove anni, purché dotati di grandi curiosità.


Il ‘natale’ scientifico, cioè le proposte editoriali pensate per le strenne di fine anno, al momento si concentrano proprio su due grandi argomenti: l’evoluzionismo e la storia della vita, da una parte, e l’universo e le esplorazioni spaziali dall’altra, con risultati, a volte, eccellenti, come nei due esempi che vi ho riportato. Mi auguro sia davvero il segno di un rinnovamento di questo settore dell’editoria per ragazzi, che sconta ancora qualche ritardo rispetto alla produzione internazionale.
Buona lettura!

Eleonora

“Meravigliosa evoluzione. Il viaggio della vita”, A. Claybourne e W. Robins, Editoriale Scienza 2019
“Come sono arrivato qui?”, P. Bunting, Nord-Sud Edizioni 2019

mercoledì 25 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN PASSO IN AVANTI...
 
Che tonto, signor Lupo! Tony Ross (trad. Valentina Vignoli)
Gallucci 2019

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)



"Quando voleva una bella pecora grassottella per cena, si infilava un sacchetto in testa in modo da non farsi riconoscere e si presentava con un nome falso. 'Salve, sono il signor Rossi' disse una volta a una pecora che ai suoi occhi aveva la parola 'cena' scritta in fronte.' Ti andrebbe di fare due passi con me?'
Com'è ovvio, nessuno ebbe più notizie di quella pecora. Alle compagne non ci volle molto per capire cos'era successo, così cominciarono a temere sia il signor Lupo sia il signor Rossi."

Le mamme pecore mettono sull'avviso i loro piccoli che entrambi quei signori sono pericolosi. A loro passaggio, tutti gli agnellini si nascondono dietro le rocce e il signor Lupo resta a bocca asciutta. Il sistema del sacchetto in testa sembra non funzionare, a meno che il sacchetto non sia più grande e anche l'abito sia di altra foggia. 


In tal modo, le pecore cadono nuovamente nel tranello teso loro dal signor Bianchi. Le pecore più sagge, tuttavia, intuiscono che anche il signor Bianchi è da evitare. Ogni volta che le pecore si scaltriscono, il signor Lupo cambia abito e ingrandisce il sacchetto. Al signor Rossi e al signor Bianchi si aggiunge il signor Verde (perché non blu, visto l'abito?).
Ora sono davvero troppi per essere sconfitti: quattro lupi sono un numero invincibile agli occhi di qualsiasi gregge. Non resta che darsela a gambe e liberare il campo.
Ma la dabbenaggine rende 'ciechi' e per di più girare con un sacchetto in testa non è mai una grande idea...

La comicità spesso nasce nel constatare negli altri certa ingenuità di azione. Platone diceva che il senso del comico nasceva per l'appunto dalla consapevolezza della supremazia di chi osserva nell'altro il difetto.
I grandi comici - da Buster Keaton a Stan Laurel e Oliver Hardy passando per Be Beep - hanno messo in scena proprio questa goffaggine di azione, questo difetto nell'agire. Hanno inciampato milioni di volte, hanno frainteso le parole degli altri, hanno preso grandi cantonate e sono precipitati in numerosi burroni.
Il comico però si genera anche dal capovolgimento delle convenzioni e delle regole. Tra cui anche le regole elementari del buon senso.
Qui Tony Ross, in veste di autore unico, costruisce la sua storia percorrendo entrambe le strade: da un lato c'è comico platonico, quello del lupo che inciampa e cade, del lupo 'mascherato', ma dall'altra c'è il comico 'tragico' di Baudelaire che viene impersonificato dalle pecore che fanno sorridere per la loro reiterata dabbenaggine. 


Il loro essere comiche è, come pure per il lupo, loro malgrado, tuttavia nel guardarle sparire una dopo l'altra nelle fauci del signor Lupo si avverte inevitabilmente un senso di tragedia. E ogni qualvolta parrebbe che le loro testoline abbiano cominciato a funzionare, ci si rende conto della loro ineffabilità a essere furbe almeno per un minuto della loro vita.
Chi legge e guarda le figure, a sentire i loro ragionamenti, si fa cadere le braccia e poi esclama: 'ma nooo, dai!'
A questi due aspetti della comicità si aggiunge l'ironia di fondo che vede comunque trionfare, e in modo del tutto improvvisato e in assenza di qualsiasi strategia, il debole nei confronti del forte.


L'ironia, come spesso accade, si trova molto più nel segno che nel testo. A partire dai risguardi con il plotone di pecore che volta le spalle a eccezione di quell'una che sembra essersi accorta del pericolo in arrivo. L'ironia è nello sguardo seducente del lupo, nei suoi abiti, uno più bello dell'altro, comprese le snickers con il cappottone e le cravatte regimental con il tight con il panciotto e i pantaloni rigati grigi.
Ironico è lo sguardo sulla sedia vuota, ironica è l'erba nei piatti sulla tavola apparecchiata. Ironico è il gioco del sacchetto che cresce, ironico è l'atteggiamento affabile del lupo...


Un libro che è bello quasi solo grazie al suo essere 'semplicemente' divertente. 

 
Evviva, una boccata d'aria.

Carla