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mercoledì 17 dicembre 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

TEMPO SERENO CON SPORADICI ROVESCI DI MAIALI 


Piovono maiali di Shiro Yadama inaugura Tekuteku, la nuova collana di prime letture della casa editrice Kirakira che dalla sua nascita nel 2016 propone una selezione di albi illustrati di autori giapponesi poco conosciuti in Italia. 
Piovono maiali mi ha attratto subito per due motivi. 
In primo luogo per il titolo: beh, insomma, che piovano maiali è alquanto particolare, direi.
Perché piovono maiali? Cosa è successo? Come se ne esce? 
In secondo luogo, per la copertina.
Il piccolo non mi pare entusiasta del fatto che piovano maiali. Direi anzi che è molto preoccupato. C’entra qualcosa? Risolverà lui la questione? I maiali, al contrario, sono evidentemente molto felici. Che sia lui l’origine della pioggia maialosa? Andiamo a leggere.


Il libro è diviso in brevi capitoli, con le illustrazioni in bianco e nero di Yadama. 
Al racconto  in prima persona di Noriyasu Hatakeyama - chiamato Mezzafrana, anni otto - si alternano stralci del suo diario, scritto diligentemente in minuscolo e illustrato a matita.
 

Nori ha ascoltato i consigli della sua maestra Kazuko: ogni giorno scrivere una pagina di diario; non farlo vedere a nessuno, in modo da poter davvero scrivere la verità, senza paura e senza vergogna; infine non temere gli errori, ma attraversarli. 
Le prime pagine che Nori mostra a noi lettori sono davvero deliziose, e seguono perfettamente le tre indicazioni della maestra Kazuko. 
Peccato che di ritorno da scuola il piccolo sorprenda la mamma leggere proprio il suo amato diario. E qui accade una cosa interessante e che ritornerà più volte nel libro: la mamma non ascolta le proteste di Nori, cambia discorso, esce di scena. Nori dunque, e giustamente, se la prende e architetta una vendetta davvero astuta: non scriverà più ciò che è accaduto durante il giorno ma ciò che accadrà il giorno dopo. 
Peccato che ciò che scrive si avvera. 
Peccato che Nori non se ne accorga subito. Da qui prende il volo la parte del libro più divertente, dove i due poveri genitori si trovano ad avere a che fare con serpenti e tempura di matite, il tutto con un aplomb che descriverei come tipicamente giapponese. Fino ad arrivare al fatidico giorno della pioggia di maiali. 
Il libro ha proprio la voce del piccolo Nori, ma non solo poiché il diario è pieno dei suoi disegni che Yadama riproduce in maniera incredibile. 
Mi ha molto sorpresa e divertita questo mondo adulto che circonda il bambino che allo stesso tempo è prepotente nell’indifferenza alle sue preghiere, tanto quanto è succube del potere magico di Nori. Allo stesso tempo ho goduto del terreno di libertà che Nori attraversa scrivendo un Diario del Domani, lasciando libera la sua mente e anche prendendosi delle libertà nei confronti degli spioni, fosse anche sua madre. 
Il racconto è ricco di termini giapponesi che alla fine del volumetto appaiono in un glossario molto utile. Ci sono altre due pagine importanti alla fine, firmate da Yadama, dove lo scrittore invita a tenere un ‘diario di domani’ per allenare la mente verso terreni non scoperti, per pensare in modo originale, per non dare tutto per scontato, un ammonimento che oggi come non mai ci appare importante.
Questo libro è uscito in Giappone nel 1980 e dopo pochi giorni è andato subito esaurito. Da allora viene ristampato continuamente. 
Siamo davvero grati a Kira kira per questo testo e brindiamo alla sua nuova collana di prime letture per ragazzini e ragazzine intorno ai sette anni: in alto i calici! 
Che piovano maiali! 

Valentina 

"Piovono maiali", di Shiro Yadama, trad. Roberta Tiberi, Kira kira Edizioni 2025

mercoledì 20 agosto 2025

FAMMI UNA DOMANDA!

LE PAROLE SONO IMPORTANTI 


C’è una caratteristica immediata, di pancia, nei libri di Taro Gomi: sono gioiosi. E voi direte ma sai quanti libri per bambini sono gioiosi! Sì ma quelli di Taro hanno qualcosa di più, che li rende unici, unici come lo è un ricordo d’infanzia quando emerge prepotente da un particolare insignificante: la saponetta sulla vasca a ricordare i bagni infiniti, un pezzetto di lego a ricordare i pomeriggi passati coi propri fratelli a giocare. 
Il libro è uscito nel 2013 e viene pubblicato per la prima volta in Italia da Kira Kira, un editore che si occupa principalmente di autori ed illustratori giapponesi.  
Come dice il titolo, il libro è una piccola enciclopedia alla Gomi, divisa in due parti: “Nomi” e “Parole della vita quotidiana”. Segue un ordine alfabetico? No! Stiamo parlando di Taro Gomi! Segue delle associazioni impreviste. 
Parte dalle cose ovvie e facili, ossia il VISO. 


 


Ma nella pagina successiva appare una MUCCA, animale che ama rappresentare.  
La prima doppia pagina apre con un Bambino-Taro: visetto tondo, carnagione scura, capelli neri, sereno e sorridente. 
La seconda invece rappresenta una mucca con lo sguardo da mucca e in attesa trepidante di finire di posare per scappare al pascolo. 
La prima caratteristica a saltare all’occhio è infatti questa mescolanza di persone, animali, cose e concetti. Cosa accomuna tutto questo mondo? Il fatto che siano cose nominabili, la parola è il fondamento. Le parole nominano non solo cose che si vedono, ma anche cose che non si vedono. 


Taro Gomi è uno degli illustratori/autori preferiti da Jon Klassen. Con lui ha in comune la semplicità del tratto e la miracolosa capacità di fare emergere tantissimi particolari con pochissimi dettagli, diciamo due autori minimalisti, dove la scarsità arriva dritta dritta all’essenza.  
Solo una mano esperta può descrivere aria-vento-gas con quella grazia, rappresentando semplicemente un primo piano di un signore con la cravatta, su sfondo bianco. E nella pagina successiva il bambino-Taro prende il suo posto, a rappresentare delle emozioni (tristezza, risentimento, etc..) o una postura (sogno, pensiero, etc…).  
Penso che su questa doppia pagina i bambini possano starci ore, e anche io ci sto, a dire la verità. Il capitolo termina con una carrellata di volti di bambini di ogni tipo e genere e, naturalmente, con i loro nomi. Che per un bambino il nome è quella cosa lì principalmente, il nome della mamma, del papà, dei fratelli, dei migliori amici. 


La seconda parte del libro dal titolo “Parole della vita quotidiana” scende a scandagliare le modalità con cui le parole fanno stare nel mondo le persone. Le parole aiutano a fare cose, le cose si possono fare in diversi modi e quindi si possono usare diverse parole per farle: alcune parole spiegano, altre lodano, altre ancora rifiutano, alcune addirittura consolano: 


Questa illustrazione che procede nella pagina successiva è emblematica del lavoro di Taro Gomi: tutti possono consolare, a modo loro e con parole proprie a loro, perfino un bebé consola, sovvertendo il paradigma per cui i piccoli vanno spesso consolati. 
Le espressioni dei sei personaggi rappresentati, così diverse l’una dall’altra, ci dicono che anche uno sguardo in apparenza duro (quello del medico? scienziato? professore?) in realtà è in funzione di un aiuto: vuole spronarci, vuole scrollarci per dirci: ehi, avanti così!  
Così come l’espressione del signore alto è così empatica che io mi immagino stia lì accanto a noi, con poche parole in mano, ma molta presenza. Gomi lavora così, attraverso i bianchi: lascia spazi, non copre il mondo di etichette, ma usa le etichette per scoprire altre cose. E mentre scorriamo incantati tra le immagini, ci viene voglia di sorridere, perché riconosciamo una gioia vivace che cresce in ogni pagina.
 
Valentina 

 “L’Enciclopedia di Taro Gomi - Nomi e parole della vita quotidiana” di Taro Gomi, trad. Roberta Tiberi, Kira Kira ed. 2025


venerdì 17 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

POLVERE DI STELLE

Ascolta, mamma
, Sachie Hattori (trad. Roberta Tiberi) 
Kira Kira edizioni 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Quando una stella esplode si trasforma in cento puntini scintillanti. 
Quei puntini di luce siamo noi. 
Poi una grande nave viene a prenderci. Sulla nave ci insegnano tante cose, che il mondo è meraviglioso e a volte triste. 
E che da lì in poi inizierà un lungo viaggio per raggiungere mamma e papà. 
Ci sono bambini che vanno in grandi città, altri in piccole isole. 
Mi ha sorpreso incontrare un bambino che ha scelto di vivere in un luogo freddissimo. 
Gli ho regalato la mia sciarpa." 

Accoccolata sulle ginocchia della madre, una bambina racconta. Sembra quasi abbia paura di dimenticare. Cosa che è altamente probabile. 
Insomma, prima che scompaia del tutto il ricordo, è meglio che qualcuno sappia il grande viaggio che affronta ogni bambino o bambina prima di nascere. 
A quanto pare, la strada non è facile. Attraversano giungle, senza mai perdersi, volano in alto senza mai sentire la vertigine. Nuotano in abissi profondi e incontrano le balene, loro così piccoli. Vedono fiori bellissimi e cercano di non dimenticare come riconoscere la bellezza, là dove si manifesta. Trovano coraggio di fronte ai pericoli e attraversano la nebbia perché vedono la luce in fondo. 
Là c'è qualcuno che li sta aspettando... 

La questione non è da poco. 
 Già anni fa, in un altro bel libro, Monica Morini, dopo essere stata a lungo nel reparto prematuri ed essersi a lungo interrogata e aver a lungo interrogato bambini e bambine, scrisse di questo tempo mitico e sulle modalità del passaggio da uno stato all'altro. In quel caso i tremori erano maggiori. 
Qui l'angolo visuale è leggermente diverso e parte da un incontro. 
E come avviene dopo qualsiasi incontro, dopo averlo vissuto, lungo o corto, fugace o duraturo che sia, viene spontaneo girarsi indietro e interrogarsi sulle ragioni profonde che lo hanno provocato. Inevitabilmente saranno quelle a dargli un carattere. 
Quindi, anche nella maternità, uno dei tanti tipi di incontri che accadono, di certo uno dei più emozionanti e fondamentali per l'esistenza, le domande sorgono spontanee e sono assolutamente speculari. In quella testa nuova nuova e in quelle più strutturate ci si interroga: Ma tu chi sei? Ma da dove arrivi? Ma perché proprio noi due? E a voler proseguire ne arrivano altre migliaia.


Ascolta, mamma - che nella sua edizione originale francese aveva un titolo ben più evocativo: L'infini voyage - intorno a tutto questo ruota. 
Una breve riflessione preliminare va fatta. 
Questo è un libro che - e il titolo italiano e la postfazione di questa seconda edizione lo impongono - prevede un doppio lettore. E non solo perché i bambini non sappiano leggere... 


Un lieve scarto di prospettiva sul titolo avrebbe dimostrato un cincino di coraggio in più. Tuttavia è tale scelta comprensibile perché i libri per l'infanzia passano sempre prima per le mani degli adulti, e quindi la mamma la sia mostra in copertina (anche se ritratta solo parzialmente) e la si evoca nel titolo, appunto. 
Fortunatamente quest'angolo visuale, dichiaratamente tutto bambino, nel testo non si perde mai. Si tratta di un viaggio in piena regola in cui agiscono, volitivi e coraggiosi, pupetti e pupette, tutti avvolti in tutine colorate. Attraversano scenari ogni volta differenti - dalla grande navicella spaziale che ricorda una testuggine marina, a un grande teatro con tanto di palchi e platea e palcoscenico su cui un vecchio mago merlino li istruisce su bellezze e tristezze del mondo, dalla giungla agli abissi in mezzo a branchi di pescetti poco più piccoli di loro, balene e calamari giganti. Sono i protagonisti assoluti. 


I grandi, a parte il vecchio maestro, sono meravigliosamente assenti, se non raffigurati in diapositiva. Unica eccezione è rappresentata da quella mamma a metà che ascolta e da quell'allegro corteo di donne che segna, alla fine del libro, il momento della nascita: una danza piena di gioia in cui i bambini sono il motore di tutto il movimento. 
Ecco, forse uno dei meriti di questo libro è la volontà di circoscrivere il ruolo degli adulti. Pur essendo un fatto che li riguarda parecchio e di cui si ascrivono la completa responsabilità. Nel testo sono gli attenti ascoltatori della narrazione della bambina, nelle immagini sono corpi accoglienti, braccia abbraccianti, mani rassicuranti. E sono, come è naturale che sia, materia di studio. E null'altro.
L'altro grande merito di questo libro, ripubblicato in un formato che gli rende maggior giustizia, sta nell'illustrazione, che si esplicita in una lettura occidentale della sensibilità giapponese. 


Alcune soluzioni sono davvero molto ben riuscite, per esempio il passaggio dai fondi neri alla nebbia che tutto avvolge e sfuma. Brava anche nel disegnare i tantissimi bambini in movimento senza cadere quasi mai nel bamboleggiare il soggetto. Brava nel mettere in sequenza belle soluzioni compositive - il teatro scuola con tutte le piccole nuche, come se il lettore fosse seduto tra loro nella sua poltroncina di velluto (forse). Brava nell'alternare le tavole incorniciate con quelle al vivo, tenendo conto che questo provoca nello sguardo di chi legge una diversa percezione. Brava soprattutto  nell'uso del nero - tanto e diffuso - che nei libri per bambini, bambini anche molto piccoli, è sempre troppo raro. 
Insomma, brava. 

Carla

lunedì 10 ottobre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MARY POPPINS E GLI ALTRI

Il Kappa della pioggia, Saori Murakami (trad. Roberta Tiberi) 
Kira Kira 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Nao aprì la porta e una strana creatura verde fece capolino. 'Salve, sono Kappa.' Per lo spavento Nao si nascose sotto il tavolo. In quel momento arrivò la mamma che si era preparata in tutta fretta. 'Oggi ho un impegno, quindi resterai a casa con il signor Kappa.Vedrai che vi divertirete un mondo. Fai la brava.' disse, e uscì di corsa." 

Così comincia la fantastica giornata di Nao e del suo originalissimo tato, il signor Kappa. 
Verde, con un laghetto circondato di capelli sulla sommità della testa, una vera passione per la pioggia e una gentilezza e premura innata, lui - come tutti i kappa come lui - si prende cura di un piccolo per fargli trascorrere del tempo meraviglioso nella foresta piena di verde e piena di mille altri divertimenti, dove poter fare tutti un bel pic-nic per festeggiare assieme la giornata di pioggia. Basta avere qualcosa di buono nel cestino della merenda e un ombrello della misura adatta. 


E poi quando tutto si asciuga e il sole va giù non resta che salutare tutti gli altri amici e prendere la via di casa, ciascuno tenendo per mano il proprio kappa. 

Sono diverse le cose che colpiscono di questo libro molto verde. 
La prima è il kappa, una creatura tutta verde che ricorda un essere umano con braccia e gambe, ma con una testa molto particolare e un sorriso e uno sguardo rassicuranti. Entrambe utili per il suo mestiere di custode a tempo di bambini e bambine. Altra peculiarità interessante è la sua passione per l'acqua, ossia per la pioggia. 


E qui entra in gioco la seconda cosa che colpisce di questa storia: la naturalezza nell'uscita di scena di una mamma dalla giornata della protagonista: Oggi ho un impegno, quindi resterai a casa con il signor Kappa. Vedrai che vi divertirete un mondo... e la conseguente disobbedienza da parte del Signor Kappa che, nonostante o per meglio dire proprio grazie alla pioggia, ha in progetto una bella passeggiata. 
Il signor Kappa, un po' come Mary Poppins, arriva nella vita delle persone per scompaginarne, almeno per un po', i ritmi e le abitudini. E lo fa, proprio come la tata della Travers, in assoluta autonomia e determinazione, infischiandosene dei grandi, con l'unico obiettivo di far trascorrere una esperienza unica e indimenticabile ai bambini che ha in affidamento. Come nelle storie della Travers, anche qui gli adulti sono accessori alla narrazione e tutto sommato accessori anche nel quotidiano dei propri figli, quanto meno capaci di allontanarsene senza patemi e quindi di uscire di scena per lasciare il campo ad altri. 
Il terzo elemento di interesse è proprio questo passaggio di consegne che preannuncia una esperienza del tutto nuova e indimenticabile. 


I kappa incarnano coloro che hanno il compito di traghettare, e qui questo avviene in senso quasi letterale, i bambini verso un altrove (sia esso il mondo sotterraneo sulle tracce del coniglio di Alice, o capovolto come il tè da zio Albert in Mary Poppins e via andare) e offrire loro qualcosa di assolutamente straordinario. E qui arriva la quarta bellezza del libro: la foresta, così verde e così fitta, in cui tutti i kappa si muovono in una sorta di mimesi continua e dove, invece, i bambini sono puntolini colorati, nei loro impermeabili e stivali coloratissimi. 
Questa foresta ha tutte le caratteristiche del luogo magico, pur non avendo nulla di misterioso o inquietante: è piena di sorprese che sono luoghi di gioco e di piacere. Ed è proprio il piacere ha dare il carattere a tutta l'esperienza, coinvolgendo tutti i sensi: dal rumore della pioggia, al sapore della merenda: Quando si mangia all'aperto è tutto più buono, vero? alla bellezza del luogo che cattura lo sguardo. Quest'ultimo, continuamente sollecitato a muoversi alla ricerca del dettaglio in un mare di verdi diversi. 


La sensazione che avvolge l'intera storia ha molto a che fare con il piacere: il primo è quello interno, ossia quello che provano i piccoli protagonisti condotti dai loro rispettivi signori Kappa. 
Ma esiste anche un piacere esterno alla narrazione, un piacere che è contemporaneamente una esperienza estetica ed emotiva. Che è quello che prova il lettore nel leggere le parole e nel bearsi nelle figure. 
E questa è la quinta meraviglia che accade. Un piacere che passa per una innegabile naturalezza dell'azione, e nel contempo per una grande attenzione nel creare un contesto che sia il più confortevole possibile per i lettori. 


Ma... con un continuo spostamento graduale verso qualcosa di diverso. 
Davanti a un bel quadro è esattamente questo che dovrebbe accadere: qualcosa cambia in noi. 
In sostanza, nel libro accade questo, a mio modo di vedere: si alternano a rapidi spostamenti di condizione che hanno il compito di 'destabilizzare' - la mamma che esce, camminare sotto la pioggia, l'arrivo nella foresta - altri momenti di assoluta tranquillità, le scarpe di mamma indossate per andare ad aprire, dettagli di una cucina familiare, la preparazione di un cibo prediletto, la bottega degli ombrelli, il parco giochi... 


Quindi si vive un'esperienza che ci porta verso un altrove, un'altra parte, e lo fa a piccoli passi, tenendoci per mano, senza grandi strappi o traumi. 
Non dovrebbe essere questo l'obiettivo di un buon libro per bambini? Partire per un luogo sconosciuto, visitarlo e, se possibile, tornare indietro in sicurezza, ma un po' diversi. 
E qui accade. 

Carla



mercoledì 20 ottobre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IN ATTESA

La mamma ha fatto tardi, Izumi Motoshita, Chiaki Okada
(trad. Roberta Tiberi)
Kira Kira 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)


"'Kana tu non piangi vero?' domanda Orsetto. 'Sì non piango. Quando ero nella sezione degli Scoiattoli la mamma ha fatto tardi perché si è rotto il treno.'
'Forse il treno si è rotto di nuovo' dice Orsetto".


Kana è seduta, ormai da sola perché tutti gli altri bambini sono già andati via, sul pavimento della sua scuola materna. Con lei ci sono la maestra Akiko e l'Orsacchiotto. Entrambi la rassicurano sul fatto che la mamma starà certo per arrivare. 
 

Kana non piange e non si dispera perché sa che la sua mamma potrebbe aver avuto diversi contrattempi che la fanno ritardare: il treno rotto - ma a quello metteranno rimedio gli animali forzuti che lo spingeranno fino in stazione - oppure l'indecisione davanti a quale torta comprare, oppure ancora i palloncini che la sollevano da terra e la portano in alto, dove però ci saranno gli uccellini a guidarla nella direzione giusta, verso la scuola di Kana.
E così di fantasia in fantasia il tempo passa...
 
Nelle poche righe che Izumi Motoshita scrive alla fine dell'albo si riconosce quella sensazione di disagio che si prova nell'arrivare tardi a prendere un bambino a scuola, nell'immaginarlo da solo e magari anche un po' preoccupato, ma si dice anche che a questo imbarazzo si può porre rimedio.
 

Ad aspettare non si è mai da soli perché dall'altro capo c'è sempre qualcuno che deve arrivare. Mentre si è lì in attesa ci si trova avvolti nell'incertezza che si può maneggiare in vario modo: avvolgerla nell'ansia e nella preoccupazione con l'effetto di rendere i minuti eterni, oppure la si può trasformare, come fa Kana, in piccole storie che del tempo che passa hanno bisogno per crescere e mettere radici. E mentre c'è qualcuno che aspetta, dall'altra parte c'è qualcuno che corre e che cerca di accorciare la sensazione di attesa, immaginando e progettando piccole azioni positive, che hanno lo scopo di ripristinare l'armonia tra chi aspetta e chi tarda ad arrivare.
"Strada facendo, tutta presa dal pensiero dell'intenso programma della serata (le compere, la cena, il bagno e a letto di buon'ora) speravo che fossero [le sue due bambine] di buon umore, e che non piangessero."
 

Il tema dell'attesa è gigantesco e ci riguarda, grandi e piccoli, da ancora prima di nascere. Ha il pregio di essere una sensazione fatta di tensione, ma soprattutto di desiderio e quindi di immaginazione. E non parrebbe un caso che Chaki Okada chiuda con un'ultima tavola in cui in posizione di attesa non c'è più Kana, ma Orsetto.
Autenticità e delicatezza del testo hanno un loro corrispettivo nelle immagini. Il segno pastoso delle matite e una indubbia capacità di rendere in modo mimetico i volumi, i corpi, le luci e le ombre, di costruire gli incroci degli sguardi, rendono le tavole particolarmente adatte a uno sguardo di piccoli lettori. C'è un grande equilibrio compositivo nell'uso dello spazio della doppia pagina e una sapiente relazione, anche di contrappunto, tra ciò che sentiamo e ciò che vediamo, tra immagine e testo.
Si comincia con una veduta all'esterno della scuola dove i bambini sono ritratti da soli o in piccoli gruppi, ma sempre con degli adulti intorno e il titolo che in qualche modo smentisce ciò che vediamo.
Con il giro di pagina, invece, il titolo prende senso, perché quello che si vede è una grande e semivuota aula di scuola e in un angolo la piccola Kana con l'orsetto tra le mani e la maestra china su di lei (qui gli sguardi rassicurano). Quando il testo, invece, costruisce un dialogo tra la bimba e il suo pupazzo, lo sguardo si concentra solo su di loro.
Le sei tavole successive sono piene di aria e di spazio per permettere alle tre fantasie di Kana di prendere forma.
Poi si ritorna alla realtà della classe e, in corrispondenza del climax, il nostro sguardo coincide per ben due pagine con quello di chi sta varcando la porta in quell'istante, nascondendoci tutto il resto.
 

Il racconto si va a chiudere con la raffigurazione di una 'affettuosa' trattativa di risarcimento che si spegne in un bel silenzio di un orsacchiotto che comincia il suo turno di attesa.
 
Carla
 
Noterella al margine. E per rimanere in tema, ci mettiamo in attesa degli altri libri di Chiaki Okada.

mercoledì 6 ottobre 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

AL DI LÀ DEGLI ALBERI
 
La bambina e la volpe, Kimiko Aman, Komako Sakai 
(trad. Roberta Tiberi)
Kira Kira 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)


"Ci siamo addentrati in una zona piena di erba d’argento e abbiamo trovato una piccola strada. 'Non ricordavo che qui ci fosse un sentiero.'
Proseguendo abbiamo sentito voci allegre ridere e cantare. Sembrava la canzone del salto con la corda. 'Onda grande, onda piccola, fai un giro, occhi di volpe.' Ma la canzone non diceva occhi di gatto?
Che sorpresa, dei cuccioli di volpe saltavano la corda! Io e Ken, ci siamo subito nascosti dietro gli alberi. "


Rie, una bambina dai lunghi capelli biondi tenuti composti da un nastro rosa, sta finendo la merenda con il suo fratellino Ken, quando si accorge di aver dimenticato al parco la sua corda per saltare. Da questo a infilarsi di nuovo le scarpe e uscire, con il piccolino dietro, passa un soffio. 
 

Al parco la corda, appesa al ramo dove lei l'aveva lasciata, non c'è. Sebbene non ci sia nessuno in vista, tuttavia in lontananza si sentono delle risa cristalline: forse qualcuno dei loro amici ha preso la corda e ci sta giocando un poco più in là.
Forse. 
L'unica cosa da fare è seguire il suono e spingersi ai confini del parco giochi, tra gli alberi, per un sentiero mai visto. Lì i due fratellini assistono a qualcosa di davvero meraviglioso: dieci piccole volpi stanno saltando a corda, cantando la canzone delle volpi che saltano a corda e che è un po' diversa da quella che cantano i bambini che saltano a corda. 
Se Ken non avesse fatto una risatina di troppo per una volpe che ha appena inciampato, loro non si sarebbero accorte dei due bambini nascosti.
Ora che sono state scoperte, non resta che giocare assieme e magari insegnare alla piccole volpi che la coda è meglio tenerla più vicino alla schiena.
Quando il sole va giù anche per le volpi arriva il tempo di tornare a casa. E la corda su cui è inciso il nome Rie tornerà nelle mani della sua legittima proprietaria, la bambina, oppure resterà in quelle della sua omonima volpacchiotta a cui la dea ha esaudito il desiderio di averne una tutta sua?
 
Da un lato le parole di Kimiko Aman e dall'altra le tavole di Komako Sakai raccontano un minuscolo momento di un pomeriggio qualsiasi che si trasforma in un prodigio. Così accade nella vita dei bambini: nello spazio di un istante dalla normalità può zampillare la meraviglia, come se niente fosse. Il confine tra la noia e lo stupore è così sottile... basta solo fare un passo e attraversarlo. 



Il mondo di qua è quello conosciuto con una casa e un parco dei giochi, dove anche i suoni sembrano essere tutti noti: quelle voci saranno di Taku e gli altri oppure del gruppo di Miko; il mondo di là è invece una radura nascosta tra gli alberi, oltre il confine di ciò che loro conoscono. I due fratellini, nel mondo di qua, si muovono in assoluta sicurezza, di quell'angolino tra altalene e scivoli conoscono ogni dettaglio. Eppure percepiscono che c'è anche un mondo di là.
Di quello non sanno nulla e neanche conoscono la strada per arrivarci: quel sentiero con l'erba che diventa d'argento non lo avevano mai notato...
Ma i bambini, si sa, di istinto vanno a vedere, valicano, scavalcano, varcano esplorano ben oltre la realtà. E se li si lascia fare, lo fanno ben volentieri. E poi sanno anche tornare indietro. Si potrebbe dire, con buona pace dei prudenti, che di attraversare il bosco ne hanno gran necessità.
I due fratellini, con età e modalità di parola e azione lievemente diverse tra loro - in questo è sapiente il testo di Kimiko Aman - sono pronti ad accettare anche l'incredibile. Questo è uno dei grandi poteri dell'infanzia: essere nuovi alla vita e non dare limiti alle possibilità. Non ne conoscono la finitezza.
 

Quindi il passaggio da un parco con i bambini a uno con le volpi cucciole, stupisce in un primo momento, poi nel solito soffio diventa del tutto normale. Dialogare con loro, condividere il gioco di saltare a corda, dare loro consigli su come tenere la coda. Solo nel momento dell'immedesimazione assoluta tra il sé bambino e quello del cucciolo, e forse nel passaggio del gioco dalle mani dell'una alle zampe dell'altra, si crea un brivido. Ma dura un soffio anche questo.
 

Sull'arte di Komako Sakai non si può non concordare sulla sua capacità di raffigurare l'infanzia in movimento (pochi lo sanno fare bene), sulla sua capacità di non apparire mai condiscendente nonostante racconti per immagini il mondo dei piccolissimi; al contrario di mostrarsi quasi ruvida nelle sue superfici scabre, lavorate ad acrilico nei suoi tratti mossi e ripetuti, pastosi pastelli a olio (qui si aggiunge il pennino magenta del nastro tra i capelli), ma nel contempo di saper raggiungere grandi profondità con l'onestà di pensiero che la assimila ai suoi piccoli personaggi.
 
 
Come tutti i bambini, anche lei sa essere semplice, ma anche molto intensa e di certo inconfondibile.
 
Carla