lunedì 13 febbraio 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


LE PIU' VARIE MERAVIGLIE


Quasi in contemporanea, l'editore Electa kids propone due novità, perfettamente coerenti con il suo progetto editoriale. Si tratta di due testi che coniugano una grande ricercatezza formale con testi aggiornati e precisi, entrambi di provenienza britannica.
Il primo, Botanicum, ci riporta la brava illustratrice Katie Scott,  che avevamo già visto all'opera con Animalium, mentre i testi sono curati da Kathy Willis, direttrice dei Royal Botanic Gardens di Kew. 
Anche in questo caso, come nel precedente volume, il giovane, appassionato lettore o lettrice viene preso per mano e portato a visitare un museo virtuale, in cui, sala per sala, si seguono le vicende evolutive del mondo vegetale, la classificazione, le diverse particolarità che contraddistinguono diversi tipi di piante.

Dalle più antiche, alle specie botaniche più recenti frutto anche della selezione genetica operata dall'uomo, alghe, alberi, ecosistemi importanti, come le foreste pluviali, e ancora piante grasse o carnivore, ogni tipo viene descritto con termini precisi che richiedono una certa dimestichezza con la terminologia scientifica. I testi sono brevi e non mancano le curiosità, come quella riguardante l'orchidea bianca del Madagascar: questa particolare orchidea fu mandata a Darwin che dedusse, dalle sue dimensioni, che doveva esistere un insetto impollinatore dalle dimensioni particolari, insetto, una falena molto grande, che fu trovata solo venti anni dopo la morte di Darwin; al nome scientifico di questa bellissima pianta fu aggiunto il termine praedicta, a sottolineare il grande intuito dello scienziato inglese.


Si tratta di un testo orientato alle scienziate e scienziati in erba con uno spiccato interesse per l'argomento e sensibili alla perfezione formale delle tavole, vicine alle tavole naturalistiche di Ernst Haeckel, grande naturalista e artista ottocentesco, cui Katie Scott esplicitamente si ispira.


Più semplice, per certi versi, Mirabilia. I record della natura , con i testi di Kate Baker e Zanna Davidson e le illustrazioni di Page Tsou, più volte presente alla Bologna Children's Bookfair. L'illustratore, nato a Taipei e cresciuto artisticamente a Londra, si ispira alla pittura a china tradizionale cinese, ai manga, alle illustrazioni degli anni '60.
Il progetto di questo libro è ambizioso: rivisitare uno dei più classici e tradizionali libri di divulgazione per ragazzi: i libri delle curiosità, quei libri, cioè, in cui non si segue un criterio sistematico, ma si affiancano argomenti diversi, cercando di evidenziare i viventi o i fenomeni naturali più estremi. E così si susseguono tavole in cui sono descritti gli insetti più grandi, o i terremoti più devastanti, o le forme di vita più longeve o più numerose.


Sicuramente raffinato non solo nell'illustrazione, ma anche nell'impianto grafico e nell'impaginazione, è tutt'altro che banale anche nei testi. Tuttavia, l'impatto sul pubblico dei bambini e bambine , dai sette anni in poi, forse non è così forte come quello di analoghi testi, usciti anche recentemente, fondati su un'impaginazione più vivace e sull'immagine fotografica.
C'è una grande distanza, e salutare, dalle immagini, a colori sgargianti, delle app e dei giochi 'social'; questo è un libro da sfogliare attentamente, in cui i dettagli vanno cercati, le spiegazioni comprese, in cui non basta, insomma, il colpo d'occhio. La velocità, che è una delle caratteristiche del nostro presente, non si addice a questo tipo di testo e quindi, da questo punto di vista, rende questo tipo di libri di divulgazione più 'difficili'. Ma non è detto che la richiesta di testi 'facili' vada sempre assecondata. Insegnare i tempi più lunghi dell'approfondimento, della fruizione non passiva potrebbe essere un obiettivo involontario di questi pregevoli libri.


Eleonora

Botanicum”, K. Scott e K. Willis, Electa kid 2017
Mirabilia. I record della natura”, P. Tsou, K.Baker e Z. Davidson, Electa kids 2017




venerdì 10 febbraio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL FALEGNAME

Insieme con papà, Bruna Barros
Il Leone verde edizioni 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

In un'officina un bambinetto tutto nero sta giocando con un videogioco mentre il suo papà, tutto nero anche lui,  in piedi al tavolo da lavoro sta studiando un progetto. Ha chiodi, sega e tavole di legno. 
E un bel metro a stecca giallo. 


Voltate le spalle, per prendere il legno, quel metro si anima e le sue due astine diventano improvvisamente le fauci spalancate di un serpente...
Di fronte a un serpente che ti sibila vicino, qualsiasi videogioco perde di interesse.
Ma quel metro, così giallo e così invitante e polimorfo, è una tentazione irresistibile.
Se piegato a dovere quel metro può diventare molte cose: una casa, un'automobile, un elefante e anche un albero sotto cui sedersi. E ogni volta il metro si allunga, magicamente le stecche aumentano per permettere al disegno inventato da quel bambino di esistere.


Fino ad arrivare a disegnare, segmento dopo segmento, una balena che dal suo sfiato comincia a spruzzare grandi gocce di acqua.
Dall'acqua che sale si può scappare in barca, remando, remando meglio se con papà... per andare più spediti basterebbe issare la vela.

Il metro a stecca è oggetto dalle grandi potenzialità se messo nelle mani giuste. E' una linea spezzata che disegna nello spazio. Disegna qualsiasi cosa sia capace di accettare lungo il suo profilo piccole fratture angolari, gli snodi.
Così accade che le mani giuste siano di quel bambino che forse si stava anche un po' annoiando, messo lì in un angolo.
Il gioco parte in solitario, ma subito diventa a due, un bambino e il suo papà, che decidono di fare assieme un bel salto nell'immaginazione.
Parecchie sono le cose da notare. Prima fra tutte, il silenzio delle parole che raccontano un dialogo affettuoso fatto di piccoli gesti significativi: il venirsi incontro di un piccolo con un grande. Una mano che si tende, una risata all'unisono, un braccio sulla spalle.
Ulteriore particolare che colpisce è lo stile del disegno: grafico, sintetico, che gode ne prendersi alcune libertà, nei tagli, nel moltiplicarsi del motivo della grande goccia o nella visione zenitale del tavolo da lavoro ingombro di tanti strumenti.


Cambia il colore, il giallo ocra trova nel blu il suo complementare e lo sguardo di chi legge ne gode.
La sostanza della storia risiede in una idea che conta su illustri antecedenti: in primo luogo il disegno dei propri desideri che si dipana dalla matita viola di Harold e diventa magicamente realtà. Un dei libri migliori sul potere dell'immaginazione, per mano del genio che fu Krocket Johnson. Altro nodo di senso la condivisione di un viaggio immaginario che sancisce la coincidenza di tragitto e di traguardo tra un bambino e il suo papà. 


Tutto questo raccontato con pochi gesti, poche pagine silenziose, ma di grande efficacia comunicativa, nella scelta cromatica, nella precisione del segno, nella imprevedibilità di un lessico ancora poco diffuso nei libri per i più piccoli che, negli ancora rari casi, si è sempre dimostrato perfettamente all'altezza di essere capito e apprezzato anche in mani più piccole.
In questa prospettiva è interessante il lavoro di ricerca che sta portando avanti Il leone verde che, per missione, ha quella di rivolgersi a un pubblico di lettori bebè.
Unico neo è la scelta del titolo italiano che ancora una volta conferma un inutile desiderio di essere capiti da tutti e a tutti i costi e subito, correndo il rischio di cadere nella didascalia. Il titolo originale O marceneiro, il falegname, avrebbe lasciato più ombra intorno al contenuto, cosa che di solito fa bene al libro: lo fa aprire per vedere cosa si nasconde dentro...



Carla

Noterella al margine. Io con il metro a stecca ci gioco tuttora.

mercoledì 8 febbraio 2017

ECCEZION FATTA!


DI LIBRI VENDUTI E LETTI 
E DI SOMARI A SCUOLA


Sono usciti in contemporanea, o quasi, due testi che inducono a una necessaria riflessione: l'annuale rapporto Aie, l'Associazione Italiana Editori, e la lettera firmata da 600 docenti universitari, che lamenta lo stato disastroso delle competenze linguistiche degli studenti universitari.
Lasciamo stare la difesa d'ufficio delle diverse categorie coinvolte, genitori, insegnanti, bibliotecari e anche librai. Vorrei provare a mettere insieme questi dati, per darne una lettura quasi coerente.
Partiamo dal rapporto Aie: la sostanza dice che aumenta il valore del mercato del libro, ma diminuiscono le copie vendute. Tradotto, vuol dire che è una crescita fittizia, dettata solo dall'aumento del prezzo unitario del singolo libro venduto. Tengono bene i lettori forti, soprattutto quelli dai 45 anni in poi, in particolare gli ultrasessantenni, quelli cioè, che sono cresciuti col mito della cultura che emancipa dalla povertà, non solo intellettuale; tengono bene i libri per ragazzi, quanto a vendite, ma la lettura nella fascia d'età 6-17 anni diminuisce, il che fa pensare male, se non malissimo, sul prossimo futuro.
Aumenta, come è logico aspettarsi, il settore dell'e-commerce e il download dei libri digitali, crolla la vendita nella grande distribuzione, aumenta nelle librerie di catena, diminuisce la presenza di librerie indipendenti. Come interpretare questi dati? La grande distribuzione non offre niente di più al cliente se non l'esposizione di una gamma limitatissima di titoli; cosa hanno in più, rispetto alle librerie indipendenti, l'e-commerce e le librerie di catena? Lo sconto: una leva ben più potente della competenza di un libraio, soprattutto in tempi di crisi e di impoverimento generalizzato.
E considerate che nei dati Aie la quota detenuta dal gigante Amazon è solo ipotizzata.
Se poi andassimo più a fondo, mi chiederei anche quanto incidano, sui dati generali, quelli relativi ai fenomeni commerciali degli youtuber, cioè quegli oggetti dalla parvenza di libri che vendono migliaia di copie senza nemmeno passare nelle librerie. Per intenderci, quelli che inutilmente sconsiglio a ragazzini e ragazzine, bambini e bambine, che per altro mi guardano con un certo disgusto. Se dunque togliessimo queste vendite, che poco hanno a che fare con la lettura, cosa resterebbe dei dati relativi ai lettori più giovani?
E' da considerare esaurito il ruolo delle librerie, specializzate o no, che basano la loro proposta sulla professionalità, sul 'consiglio' ritagliato su misura sulle esigenze dei lettori?
Non c'è davvero nulla da fare, rispetto all'efficacia dello sconto e alla comodità di un e-book? Intanto, mi verrebbe da dire, ci vorrebbe una vera legge sul libro, che impedisse la concorrenza sleale ai giganti dell'e-commerce, con uno sconto massimo al 5% e uguale per tutti i soggetti in campo, come avviene in altri paesi europei.
Cosa c'entra tutto questo con la lettera dei docenti universitari? C'entra moltissimo, perché il futuro di tutta la filiera dell'editoria, dagli autori agli editori ai librai, dipende dalla capacità complessiva di crescere generazioni nuove di lettrici e lettori, senza le quali andremmo tutti a coltivare la terra.
Il breve documento dei docenti universitari non fa che registrare un dato che è sotto gli occhi di tutti: la scarsa padronanza della lingua scritta e parlata da parte degli studenti alla fine del loro ciclo di studi. Mi sono sempre chiesta come fosse possibile che a dieci anni io fossi in grado di leggere un romanzo, mentre i bambini e le bambine di oggi tracollano di fronte alle famose 100 pagine; non solo, se sono 100 pagine di descrizioni, di introspezione, apriti cielo! Ogni giorno sento genitori che si lamentano perché l'insegnante li costringe a leggere un libro al mese (poverini!), ogni giorno sento altri genitori che serenamente mi dicono che nella classe dei figli non sono previste attività di promozione della lettura.
Non penso il problema sia nei singoli insegnanti, ma nell'impianto di una scuola che non mette al centro dei propri obbiettivi anche la competenza linguistica, la comprensione dei testi, l'aggiornamento continuo dei docenti, lasciati soli a far da sé, quando e come si può.
Se non si investe sulle biblioteche scolastiche, che dovrebbero essere presenti in ogni istituto scolastico, se non si investe sulla formazione, se non si investe sulla qualità della proposta editoriale, e qui entrano in gioco le librerie con alto grado di professionalità, continueremo a produrre povertà intellettuale di massa, nascosta da statistiche rassicuranti o quasi, il famoso analfabetismo funzionale, messo in evidenza dal rapporto Ocse, che ci pone in fondo alla graduatorie dei diversi paesi. Ci sono molti centri abitati al di sopra dei 10.000 abitanti che non hanno né biblioteche né librerie.
Dunque ancora una volta, manca una visione politica che metta al centro della famosa 'crescita' la scuola e quello che giro attorno ad essa.
Infine, un'ultima osservazione: credo proprio che sia arrivato il momento di mettere in discussione il modello educativo con cui stiamo crescendo generazioni di web-dipendenti. Se il tempo libero di bambini e ragazzi, dopo la scuola, il nuoto, pianoforte, danza, catechismo e chi più ne ha più ne metta, viene occupato strutturalmente da giochi e attività online, come pensate che possa crescere l'abitudine alla lettura, come può svilupparsi una capacità critica, un punto di vista autonomo? Come può arricchirsi il linguaggio, come si può imparare davvero ad esprimersi correttamente? Come si può venire a contatto con idee nuove, proposte e stimoli che non siano di ignota provenienza, come accade sul web?
Per fortuna, c'è la scuola, nonostante tutto.

Eleonora


















lunedì 6 febbraio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA MAGIA FERTILE

12 poesie di Federico García Lorca illustrate da Gabriel Pacheco
(trad. Francesca Lazzeri, Lola Barcelò)
Kalandraka 2016


POESIA

IL BIMBO MUTO
Il bimbo cerca la sua voce.
(Ce l'aveva il re dei grilli).
In una goccia d'acqua
cercava la sua voce il bimbo.

Non la voglio per parlare,
mi ci farò un anellino
che il mio silenzio indosserà
al suo dito mignolino.

In una goccia d'acqua
cercava la sua voce il bimbo.

(La voce rapita, lontana,
indossava un abito da grillo).


Una voce di bimbo, quella che attraversa le 12 poesie  (scelte da Manuela Rodríguez e Antonio Rubio), è 'anellino' che congiunge l'infanzia a García Lorca.
Mi chiedo, quale sia invece da noi il legame tra i bambini e le bambine e la poesia? E' davvero solo un anellino fatto di acqua che li tiene insieme. Labile, debole. Troppo labile, troppo debole. Eppure laddove c'è si dimostra così fecondo e fertile... l'acqua della poesia, goccia dopo goccia, fa nascere la bellezza.


Ed è proprio di bellezza che è intriso questo libro che contiene una dozzina delle poesie che Lorca scrisse come canzoni infantili.
Come sempre, quando si è di fronte a un libro di poesia, l'unica cosa giusta da fare e tacere e ascoltare il verso.
Di poesia e bellezza non bisognerebbe mai tentare parlare, azzardare descrizioni, o analisi. In entrambi i casi, esse si ridurrebbero in frantumi.
Non sarò io a commentare i versi di García Lorca. Mi limiterò a leggerli il più possibile in giro e qui a dire dove la mia emozione si è fermata: davanti a un bambino che vuole essere un ricamo sul cuscino di sua madre. Nei colori dell'aranceto: nel timido fiore, quasi un'infiorescenza, azzurro intenso sui rami di rosmarino, e nell'oro delle sedie del moro e dell'amata. Nel suono che tambureggia sulle parole: 
dallo sparto
io mi apparto,
nel sarmento io mi pento,
d'averti amato tanto.
E ancora nella descrizione del calare delle tenebre dietro il vetro di una finestra e degli uccelli che rincasano sull'albero, tutti insieme.
E poi, ultima ma non ultima, in una congiunzione. Quella che apre il verso: 
se muoio
lasciate aperto il balcone.
Se, non quando. E accadde che aveva solo 38 anni.


Illustrare un libro di poesie non è per tutti.
Pacheco ha le carte in regola per farlo anche se è lui stesso a dichiararsi sconfitto:sono un illustratore temporaneamente cieco. Lo racconta con rara sensibilità nelle due pagine finali che intitola Elegia dell'impossibilità e che si ricongiungono idealmente al bambino bendato di copertina che tasta il corpo di un meraviglioso cavallo blu e con una candela cerca di fare luce nel buio del suo sguardo.
Scrive Pacheco: ho cercato di disegnare la traccia lasciata da questi versi di Lorca e l'ho racchiusa in scarne scenografie. Dodici operette teatrali.
In esse i grigi e i blu si fanno accendere dalle luminescenze gialle.
E ancora prosegue Pacheco: E' stato un po' come rinunciare volutamente alla vista per farsi riempire di nostalgia.


La riflessione più illuminante è nelle ultime righe. Il senso ultimo che Pacheco attribuisce alle liriche di Lorca si chiarisce nel paragone che fa con l'alto muro grigio vicino a casa, davanti a cui passava ogni giorno e che di improvviso ha visto sulla sua sommità crescere, verticale in asse con il muro stesso, un ramo.
Nessuno si può spiegare come abbia fatto, ma il ramo è lì che ogni giorno si allunga di un po'. 


Ecco, questa è la magia fertile dell'impossibilità, scrive Pacheco.
E mi permetto di aggiungere: Ecco questa è la magia fertile della grande poesia.

Carla

domenica 5 febbraio 2017

TORTA DEI TRE INGREDIENTI
 
Durante il periodo di vacanza appena trascorsi ho riunito per qualche giorno tutta la mia famiglia nella nostra casa in Liguria. Tra le piacevolezze di questa situazione spicca il momento delle colazioni. Premesso che in genere amo molto questo primo appuntamento della giornata, quel trovarsi attorno al tavolo, arrivando uno alla volta sbadigliando e con i capelli per aria, preparando senza fretta caffè e spremute, ma soprattutto lasciando che le chiacchiere prendano forma e si susseguano senza scadenze, mi piace davvero tanto.
In una di queste prolungate soste, sbocconcellando panettone, mia sorella ha nominato una torta, inventata da un cuoco giapponese, la cui ricetta ha spopolato in rete (ci sono addirittura video tutorial) e di cui io non ne sapevo nulla.
La peculiarità di detta torta è che è fatta con soli tre ingredienti tra cui non compaiono farina, zucchero, burro ma neppure olio, latte e lieviti. Non per questo però la si può considerare dietetica visto che è fatta con uova, cioccolato bianco e formaggio spalmabile (leggi Philadelphia). La preparazione è abbastanza semplice e veloce ma richiede molta attenzione nella cottura. Ed è buonissima. È molto soffice, si scioglie in bocca e nessuno dei tre ingredienti prevale sull'altro, tanto che potete proporre il gioco di indovinarli ai vostri fruitori.

Ingredienti per una teglia di 20x20
5 uova
200 gr di cioccolato bianco
200 gr di formaggio spalmabile
sale, zucchero a velo

Sciogliete a bagno maria il cioccolato e intanto portate il forno a 170 gradi.
Montate gli albumi con un pizzico di sale. Unite il cioccolato sciolto (ma non buttate l'acqua calda) con il formaggio e un po' per volta i tuorli. Quando il tutto è perfettamente amalgamato aggiungete gli albumi con delicatezza girando dall'alto verso il basso per non smontarli.

Versate il composto in una teglia foderata di carta da forno (bagnata in modo che aderisca meglio) e infornate la teglia posizionata su una placca in cui verserete l'acqua che avrete riportato a bollore.
La ricetta del cuoco dice che deve cuocere 15 minuti a 170 gradi e altri 15 a 160.
Non so di che mezzi disponiate voi, ma con il mio forno non è facile attuare una differenza così sottile, quindi posso dire di averla cotta per mezz'ora a 170 gradi senza comprometterne il risultato, direi.
A questo punto spegnete e lasciatela dentro per altri 15 minuti senza aprire la porta del forno.




Sfornare, lasciare raffreddare completamente, togliere la carta da forno e spolverare con zucchero a velo. 


Gabriella




venerdì 3 febbraio 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL TEMPO DEI LUPI


Con un tempismo incredibile, per noi italiani, Rizzoli fa uscire il nuovo libro di William Grill , intitolato I lupi di Currumpaw.
Come il precedente libro, dedicato al viaggio dell'Endurance e all'esplorazione dell'Antartide, anche qui abbiamo una storia per bambine e bambini di almeno otto anni, ma che può piacere anche ai più grandi; anche qui si racconta una storia vera così come la raccontò uno dei protagonisti, Ernest Thompson Seton, in una raccolta di racconti legati alle sue esperienze di cacciatore e naturalista. Anche qui parole e immagini si integrano perfettamente, nel rendere l'atmosfera di un tempo 'mitico', a cavallo fra Ottocento e Novecento, quando negli Stati Uniti esistevano ancora tante lande selvagge.


La storia raccontata da Seton e che Grill raccoglie parla di un lupo speciale, Lobo, che terrorizzava con il suo branco gli allevatori di Currumpaw. Lobo era un lupo particolarmente intelligente: evitava le trappole e le esche avvelenate, razziava con efficienza le mandrie.


Nessuno dei tanti cacciatori, che avevano provato a catturarlo, era riuscito nell'impresa, finché non giunse nel New Mexico proprio Seton, che, per sconfiggere un nemico così dotato, cominciò a studiarne le abitudini, rendendosi conto di trovarsi di fronte ad un animale speciale.
Dopo numerosi tentativi falliti, Seton comprese quale potesse essere il punto debole di Lobo: la sua compagna Blanca. Senza dirvi di più su quello che succederà ai due contendenti, è doveroso dire che l'esperienza vissuta nel New Mexico cambiò la vita di Seton, che divenne uno strenuo difensore della fauna selvatica e che si impegnò attivamente nella difesa della natura, contribuendo anche alla nascita dei gruppi scout in America.

Quella di Lobo è una storia forte, che mette sotto il naso della giovane lettrice e del giovane lettore la violenza con cui si è caratterizzata la 'civilizzazione' dell'America e giustamente viene sottolineato, soprattutto nelle immagini che accompagnano il testo, come questa violenza e questa prevaricazione si sia rivolta in primo luogo contro i nativi americani.
Non si può non essere dalla parte di Lobo, animale intelligente e leale, contrapposto a un'umanità dedita all'inganno. Grill racconta questa vicenda corale, il branco di lupi in una lotta impari contro le comunità umane, sottolineando la fierezza e la potenza di questo lupo particolare, eroe senza macchia, vulnerabile solo nei legami affettivi; ma un branco è su questo che si fonda. Le illustrazioni, che integrano il racconto, sono spesso disegni minuti, dettagliati, descrivono situazioni, strumenti, legami fra animali e persone, come fossero tante istantanee a comporre un quadro d'insieme.


Quanto sia forte la presenza simbolica del lupo nella nostra cultura, l'ho già sottolineato,  e più volte. E quanto sia ambivalente la nostra posizione nei confronti di questo animale straordinario e in realtà poco conosciuto, è dimostrato anche dalle recenti vicende riguardanti i lupi nostrani, e qui emerge l'involontaria tempestività del libro, minacciati ancora una volta di divenire prede dei nostrani 'eroici' cacciatori, nel nome di un 'razionale' contenimento demografico.
Al di là della cronaca contingente, è evidente ancora una volta il rapporto conflittuale, che questo bel libro esprime assai bene, fra la natura e la civilizzazione.


Anche se, con un processo secolare, abbiamo perso il posto centrale nell'universo, che Aristotele e Tololmeo ci avevano regalato, non abbiamo abbandonato la pretesa di dominio sul mondo, costi quel che costi. La presenza di animali selvatici, di ambienti incontaminati, di habitat e popolazioni particolari, entra spesso in conflitto con le comunità umane 'civili'.
Che il mondo, vicino a casa nostra o nell'universo, non ci appartenga, dovrebbe essere acquisizione banale; che il nostro compito dovrebbe essere custodirlo e proteggerlo per le generazioni future, anche questo dovrebbe essere assodato. Ma noi viviamo nel qui e ora, nelle esigenze economiche e politiche di qualche miserabile lobby e a questi soggetti vendiamo il nostro futuro e quello dei figli.

Eleonora

“I lupi di Currumpaw”, W. Grill, Rizzoli 2017


mercoledì 1 febbraio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ERA UN MELO, L'ALBERELLO

Ghirighì, Georgina Ponce Blasco, Ilaria Dal Canton
Passabao 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Stretto stretto a casa mia
c'era un monte fatto a punta,
lassù in cima un alberello
tutto carico di mele (era un melo l'alberello)."

Quando un uccello passò vicino all'alberello sentì ridere. E poi gli venne fame e, quando fu vicino a una certa mela, la risata fu più forte. E perché quella melina rossa rideva a più non posso? Perché proprio lei tra le tante mele rosse che quell'albero di melo, che cresceva in cima al monte a punta, non lontano da casa mia, al suo interno aveva un verme che le faceva ghirighì, il solletico!


Seconda prova di Ilaria Dal Canton, la filosofa prestata all'editoria per l'infanzia, su testo di brava maestra di nido valenciana. Come si dice, Squadra che vince, non si cambia!
Il progetto che ha visto la luce l'anno passato con Vita da rana, condivide con esso alcuni elementi costitutivi: una dominante cromatica unica, una onomatopea che spinge all'interazione tra chi legge e chi ascolta, una marcata impronta grafica, un'attenzione al risparmio assoluto dei costi di produzione (il libro come già in Vita da rana comincia e termina sui risguardi).
Di Ghirighì, più di ogni altra cosa, considero interessante la costruzione narrativa, ovvero una sorta di continuo avvicinamento e distanziamento da un punto ideale della visione. E questo viavai avviene sia nel testo sia nelle immagini.


Provo a spiegare: si parte da un punto intermedio, ma naturalmente nodale per far cominciare ogni storia: casa mia. Da lì ci si allontana subito dopo per vedere la casetta diventare minuscola rispetto al grande monte. Poi la telecamera 'virtuale' si riavvicina a una distanza media e mette a fuoco l'alberello, poi di nuovo si accosta all'uccellino e ai rami con le mele, e poi sempre di più si avvicina, a tal punto che l'uccellino entra in un primissimo piano. Dal momento che la mela ridanciana arriva a occupare la pagina, come protagonista unica, tutto poi lentamente si allontana, in un percorso a ritroso, divertente e, in qualche misura, rassicurante per lettori e lettrici piccolissimi. Una volta tranquillizzati gli animi, in un ripercorrere una sequenza narrativa già esperita, si è pronti per scoprire, nel gran finale, con il consueto suono e gesto, cosa effettivamente fa ridere la mela.
Se avevo trovato molto convincente dal punto di vista illustrativo il libro Vita da rana, e avevo gioito per le scelte non sempre facili, ma di certo coraggiose che presupponevano l'intento di educare i giovani sguardi al bello, qui mi pare di percepire una maggiore 'fatica' nella ricerca di soluzioni originali. Alcune ridondanze nell'uso dei 'bolli' rossi che alludono alle mele, soprattutto nel lettering, ma pare creino un disordine formale e una leggibilità non immediata.
La qualità molto alta del segno - ribadita con perfetta rispondenza nel testo - si perde un po' in alcuni dettagli forse in cerca di mimesi, e mi riferisco agli occhi e la bocca della mela o alle zampe e ai ciuffetti del bruco, oppure in una sintesi grafica non del tutto risolta, e mi riferisco all'uccellino in volo. 


Insomma il coraggio di andare verso la grafica perde di slancio in alcuni momenti, e ciò nonostante non riesce a raggiungere una caratterizzazione dei protagonisti soddisfacente. Non suoni come una critica, quanto piuttosto come un incoraggiamento a osare di più...
Al contrario, trovo semplicemente perfette le pagine che raccontano una montagna con una linea di sinusoide oppure quelle che accolgono il melo disegnato in cima al monte con la sua chioma fattasi pallino rosso al centro della pagina. Ecco qui, la ideale sintesi è raggiunta.
Mi ripeterò forse con quanto detto già l'anno passato: onore al merito a questa piccola squadra di lavoro per aver contribuito all'apertura di una breccia nel panorama dei libri per la primissima infanzia con due proposte originali e consapevoli, in particolare questa, della grande esperienza di certa illustrazione 'rivoluzionaria' degli anni Sessanta, l'età d'oro del design italiano.



Carla

Noterella al margine: standing ovation per la legatura con il filo rosso!!


lunedì 30 gennaio 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


FRONTIERE

Quella che propongo oggi è una breve carrellata su due 'frontiere' della divulgazione che, non casualmente, usano linguaggi del tutto differenti. Da un lato raffinati testi divulgativi destinati ai più piccoli, dall'altro approfonditi atlanti per lettori e lettrici sopra i dieci anni.
Comincio da due testi, usciti nel 2016 e che ancora non hanno incontrato una versione italiana. Il più interessante, Secrets of animal camouflage, di Carron Brown & Wesley Robins, pubblicato da Ivy Kids, affronta un tema abbastanza frequentato dai libri per bambini: il mimetismo animale.


Gli autori, entrambi illustratori e divulgatori, nella collana di cui questo libro fa parte, operano una scelta stilistica precisa: immagini raffinate, un gioco di sfumature, di forme intraviste che invita la lettrice e il lettore, a partire dai cinque anni, ad aguzzare la vista per individuare nell'immagine l'animale di cui si sta parlando; e spesso è necessario anche illuminare la pagina per vedere, ad esempio, un ragno ben nascosto nel fogliame. 


La precisione e la bellezza vanno a braccetto per consegnare ai bambini e alle bambine un libro pieno di sorprese a ogni pagina; ci si avvicina, così, con grande divertimento a uno dei temi, riguardanti gli animali, di maggior fascino.


L'altro è Because of an acorn, di Lola e Adam Schaefer, con le illustrazioni di Frann Preston-Gannon, interessante illustratrice inglese, allieva di Sendak. Questo testo, pubblicato da Chronicle Books, prova a far capire il nesso che lega tutti i viventi di un ecosistema: dalla ghianda all'albero, ai fiori ai frutti agli uccelli che se ne nutrono e poi ai serpenti che catturano gli uccelli e al rapace che cattura i serpenti e così via. 
Da una ghianda alla foresta.
Pochissimo testo, parole semplici, chiarezza e bellezza delle immagini catturano l'attenzione dei più piccoli introducendo un tema complesso come quello dell'interdipendenza degli organismi all'interno di un ecosistema.


Entrambi questi libri puntano su due aspetti fondamentali: la correttezza del contenuto, espresso con un linguaggio semplice e chiaro, e la raffinatezza dell'illustrazione, che non ha niente da invidiare a molti albi illustrati; tutto ad altezza di bambino, cioè divertente e stimolante anche per i più piccoli. Se anche molti editori italiani si sono mossi in questa direzione, devo dire che c'è ancora moltissimo da fare, prendendo spunto anche dalla ricca produzione internazionale.
L'altra frontiera riguarda una fascia d'età molto superiore, cioè il pubblico di lettrici e lettori che frequentano le scuole medie; qui troviamo due proposte interessanti, e rare, sempre provenienti dall'editoria inglese, ma che questa volta hanno trovato traduzione italiana con Touring junior: si tratta di un atlante storico e di un atlante di geografia economica, pensati proprio per una fascia d'età sostanzialmente dimenticata dai nostri editori. Come in qualsiasi atlante di questo genere, pensato quindi come fonte di approfondimenti e informazioni ulteriori, il testo è ridotto al minimo e le illustrazioni, che richiamano la grafica 3D, esplicitano con chiarezza schematica contenuti davvero interessanti. 




In Cosa e Quando nel Mondo, l'atlante storico, oltre alle più classiche cartine che spiegano l'espansione di un popolo o una grande battaglia, si mostra, per esempio, il dilagare della famosa epidemia di peste, la Morte Nera, della metà del XIV secolo, oppure il dispiegamento di armamenti durante la Guerra Fredda.

Nell'altro altante, Cosa e Dove nel Mondo, si affrontano tematiche economiche, ambientali, sociali, come la diffusione delle malattie e dell'analfabetismo. Una vera miniera, insomma, di stimoli interessanti relativi ad argomenti di cui si può sentire parlare superficialmente, senza che ci siano strumenti di approfondimento adeguati all'età. Al di là di copertine discutibili, ma che riprendono fedelmente l'originale anglosassone della Dorling Kindersley, sono due testi che finalmente forniscono delle proposte qualificate per la fascia d'età dei lettori e lettrici delle scuole medie, per i quali, a quanto pare, c'è assai poco interesse. Forse, perché si ritiene, a torto, che gli strumenti di approfondimenti si possano trovare solo sul web.

Eleonora

“Secrets of Animal Camouflage”, C. Brown & W. Robins, Ivy Kids 2016
“Becauseof an Acorn”, L. e A. Schaefer, F. Preston-Gannon, Chronicle Books 2016
“Cosa e Dove nel Mondo", Touring junior 2015
“Cosa e Quando nel Mondo”, Touring junior 2016

domenica 29 gennaio 2017

VERDE MATCHA

Mi hanno regato un vasetto di crema di nocciole e tè matcha fatta in casa. La cosa è abbastanza insolita e il suo colore verde  è poco di casa dalle nostre parti, ma mi ha subito ricordato il Giappone dove invece compare spesso nelle bevande e nei dolci.
In effetti è uno di quegli alimenti pieno di proprietà benefiche.
Molto ricco di antiossidanti e vitamine è un ottimo alimento antinvecchiamento, drenante e disintossicante e non solo.
Leggo su greenme che addirittura si rivela essere anche un rimedio per prevenire le scottature solari. Insomma un vero toccasana destinato a essere spalmato sul pane a colazione.


Ecco la ricetta per fare un vasetto di crema alle nocciole e tè matcha (basata su alcune indicazioni gentilmente fornitemi da Elena)

Ingredienti

150 gr di nocciole sgusciate
150 gr di cioccolato bianco
2 cucchiaini di polvere di tè matcha quello extra fine (quello venduto in confezioni da 30 gr di un verde più tenue e utilizzato qui)
oppure 3 cucchiai di quello di qualità meno pregiata (quello venduto in confezioni da 150 gr)

Sciogliete il cioccolato a bagnomaria. 
Nel frattempo tostate le nocciole in forno in modo che perdano acqua e tirino fuori l'olio.
Con un frullatore tritatele quindi con il minipimer portatele a una consistenza burrosa.
Unite il cioccolato e la polvere di tè matcha mescolando bene.
Mettete l'impasto in un barattolo e tenetelo in frigo.


Gabriella