lunedì 8 luglio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MILIONI DI FARFALLE

Colpo di fulmine, Grégoire Solotareff (trad. Maria Pia Secciani)
Edizioni Clichy 2019



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Quella mattina, alle prime luci del giorno, il riccio Matilde controllò, come d'abitudine, che tutto fosse in ordine intorno alla sua casetta.
Erano le sei, l'ora di andare a dormire. Un lampo in lontananza illuminò il cielo.
Era una mattina tempestosa."

Matilde entra in casa e si organizza per andare a dormire: doccia, pettinata agli aculei, tè, borsa dell'acqua calda e lettino. Già addormentata, qualcuno bussa alla sua porta. Ora molto insolita per ricevere una visita. A quest'ora tutto il bosco dovrebbe essere a dormire.
Mentre apre la porta, tuona. Davanti a lei c'è un giovane riccio, un riccio ragazzo si potrebbe definire, tutto spettinato con una nuvola di farfalle intorno, interessate ai tanti fiorellini infilzati nei suoi aculei. Giù per la collina, inseguito dal temporale, li ha strappati rotolando e ora è in queste condizioni. Matilde è sottosopra per la piacevolezza di questa sorpresa. Due convenevoli balbettati, un po' di rossore per entrambi - fortunatamente coperto dalle farfalle e i due ricci riprendono la loro strada: Matilde verso il letto e Felix verso casa. Per entrambi nulla sarà più come prima. Per Matilde rotolarsi come un tempo giù per la collina in cerca di fiori e di farfalle, per Felix ricapitare di nuovo davanti a quella porta...

Le farfalle e l'innamorarsi sono un binomio consolidato.
Questo di Solotareff sembra un dichiarato riferimento a quello che successe nel 1982 in un librino francese che ha avuto il merito di diventare una storia di culto:
Il mostro, pieno di rabbia cominciò a gonfiarsi,
a gonfiarsi, a gonfiarsi, a gonfiarsi...
..finché esplose in tanti piccolissimi pezzetti
che volarono di qua e di là,
trasformandosi in farfalle di tutti i colori e in fiorellini profumati.
Ed ecco che da sotto la pelle dell'orribile mostro peloso,
comparve un giovanottino, ma così carino, ma così grazioso...

Cosa accade poi alla principessa Lucilla è storia conosciuta.
Qualche anno dopo furono due elefanti a piacersi, circondati da farfalle (un milione di farfalle, E. van de Vendel, C. Cneut, Adelphi 2007).
Stach vide farfalle dorate, farfalle striate, farfalle banderuola, farfalle dall'occhio sereno, farfalle arcobaleno, farfalle salterello, farfalle acchiappine, farfalle mulinello e farfalle sgarzoline, farfalle coccinella e della notte bella...
La sua mamma e il suo papà lo sanno: quando arrivano le farfalle è il momento di andarsene di casa, lungo il sentiero che s'inoltra nel bosco. E anche Stach in qualche modo fa strada, 'rotola giù dalla collina', come Felix.


A parte una copertina meno riuscita di altre, già dalla prima pagina ci si ritrova immersi nel Solotareff che domina la pagina con la sua paletta di colori forti che arrivano dai Fauves e dagli Espressionisti e con quel segno deciso e incisivo che lo rende inconfondibile. Un bosco che ha la notte alle spalle - grigia e nera da cui occhieggia qualcuno - e la luce davanti, con i suoi tronchi magenta, definiti da pochi segni neri di contorno e da qualche sfumatura rossa. Poi arriva il giallo della casetta e della porta, poi l'azzurro della camera di Matilde alle sette meno dieci. E con questa festa di colore, che è appunto 'espressione' degli stati d'animo raccontati nella storia, si circoscrivono personaggi e oggetti, tutti sempre un po' storti, imperfetti e pieni di energia.


Paradossalmente le parti meno riuscite del libro, che in generale direi non arrivi a eguagliare i capolavori del passato, sono proprio quelle che si concentrano sui due ricci che non sanno essere comunicativi a livello visuale come i suoi gatti, i suoi uccelli, i suoi leoni ed elefanti, i suoi conigli. Lo sono invece molto a livello testuale. Compresa l'ironia sul finale e il finale stesso che è un altro esempio da manuale su come chiudere in bellezza una storia.
Questo albo si potrebbe usare come manuale per insegnare un buon modo di costruire una mise en page di altissimo livello.
A metà degli anni Ottanta, Solotareff che è letteralmente circondato in famiglia da artisti, molla il suo lavoro da medico e, in cerca di una maggiore libertà, comincia anche lui a disegnare e sulle sue tavole piene di animali costruisce le storie che essi gli raccontano. 


Diverso il suo segno rispetto a quello della maggior parte dei suoi colleghi nell'eccellente officina dell'Ecole des Loisirs, guarda forse a Claude Boujon ma di certo al grande maestro di tutti, Tomi Ungerer. Da lui sembra ereditare anche il coraggio del punto di vista.
Il punto di vista è una delle peculiarità più interessanti di Solotareff che ha la capacità - onestà e coraggio di nuovo - di rivolgersi all'infanzia senza pudori, senza false illusioni, senza inutili censure o cautele. Lo racconta lui stesso che ha molto viva nella memoria la sua infanzia ed è da questa - evidentemente - che attinge a piene mani. Ed ha altrettanto chiaro che se nella storia non c'è dramma, quella storia non vale granché. Ed è per questo che quando c'è da parlare di paura, va dritto a punto, 'attraversa il bosco' e quando c'è da parlare di relazioni padri e figli va altrettanto sicuro alla meta. E così via.


Forse, in questo senso, quello con cui condivide più affinità è Alan Mets, non ultima la comune scelta programmatica di popolare le storie con un bestiario variegato che racconti l'umanità.
Con vent'anni di scarto, solo Anaïs Vaugelade sembra guardare a Solotareff con ammirata devozione. In molti sensi.
E noi, in questo siamo con lei.

Carla

venerdì 5 luglio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA FINE DEGLI AUTODAFE’


Uscito da poche settimane, ecco l’ultimo romanzo della trilogia firmata da Marine Carteron, dedicato alla Lega degli Autodafé: ‘Siamo tutti dei propagatori’, tradotto da Sante Bandirali per Uovonero.
Il gruppo di ragazzi che abbiamo conosciuto nei due romanzi precedenti è rifugiato nell’isola di Redonda, mentre la Lega degli Autodafé sembra aver scatenato la sua arma finale contro le biblioteche di tutto il mondo: degli insetti geneticamente modificati capaci di polverizzare migliaia di tomi in pochi istanti. Tutto sembra perduto, ma i ragazzi della Confraternita non si danno per vinti, cercando un oggetto che pare essere al centro del millenario scontro fra la Lega e la Confraternita; leggendo dei taccuini antichi, risalenti ai viaggi di Cristoforo Colombo, Césarine, sempre la più lucida della compagnia, arriva alla conclusione che tutto ruoti intorno al plico, nascosto dal figlio del navigatore genovese, contenete un ‘libro che non può essere letto’. Lo cercano in molti perché contiene un forte messaggio sul futuro dell’umanità. Se pensate che abbia qualcosa a che fare con ‘Il libro selvaggio’ di Juan Navarro, siete molto lontani dal vero. Nessun libro alla ricerca del suo lettore princeps, Più che un libro, infatti, si tratta di un messaggio proveniente dal futuro e che mostra quello che accadrebbe se la Lega prendesse il sopravvento.
Ma se questo è il filone narrativo principale, le pagine si riempiono di colpi di scena, tradimenti e contro-tradimenti, morti apparenti e morti vere in un turbinio di azioni che si susseguono con continui capovolgimenti di fronte.
Molta, moltissima azione, dunque, con un mix interessante di fascinose ambientazioni storiche e di tecnologia ultramoderna; ma come negli altri romanzi, un ruolo importante hanno le descrizioni degli stati d’animo dei protagonisti, dei loro acerbi sentimenti, della curiosa visione del mondo della geniale, autistica Césarine, il personaggio più riuscito dell’intera trilogia.
Ci sono nuovi personaggi, come Rama e Inés, che risveglia l’interesse di Gus, all’inizio inebetito e depresso per le sorti che sembrano attendere il mondo. E tutto un contorno di personaggi minori che descrivono questo universo adolescenziale, decisivo per salvare il mondo.
Non svelo il finale, per ovvi motivi, ma pare evidente che la trilogia non possa che concludersi con l’uscita di scena della Lega e con il ristabilimento di un ordine mondiale non più assoggettato alla potenziale dittatura di chi odia i libri e la cultura. Qui forse un eccesso di retorica, ma è anche vero che il romanzo fantasy, così declinato, tende a polarizzare e schematizzare le parti che si combattono.
E’, in ultima analisi, una buona lettura per quelle lettrici e lettori, dagli undici anni in poi, che vogliano cimentarsi con un romanzo vero, con una trama articolata, molte digressioni, nel continuo alternarsi, come narratori, fra Césarine e il fratello. Una lettura, tuttavia, non difficile, anzi scorrevole, divertente, con un pizzico d’ironia che non guasta. Una gustosa lettura estiva, per lettrici e lettori desiderosi d’avventura e decisamente amanti dei libri.

Eleonora

“Siamo tutti dei Propagatori, La Lega degli Autodafé”, M. Carteron, Uovonero 2019


mercoledì 3 luglio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI ANATROCCOLI BELLI (II)

Brutto Anatroccolo, Daniela Pareschi
(testo di Biagio Russo, liberamente ispirato alla fiaba di H. Ch. Andersen)
Lavieri 2019


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"Che bella l'estate in campagna! Le spighe altissime avevano il colore dell'oro, l'avena era di un verde intenso e nei prati si ergevano cumuli di fieno, intorno ai quali passeggiava un'elegante cicogna, originaria del Nilo. Oltre i campi le fitte chiome dei boschi nascondevano laghetti che sfumavano nell'azzurro e l'indaco. Una natura maestosa. Sotto il sole, in prossimità di un vecchio rudere circondato da un fossato, crescevano grandi piante di farfaraccio, così alte da nascondere un bambino. E proprio in quel luogo così selvaggio, un'anatra aveva costruito il suo nido. La cova era iniziata da tempo e avvertiva un po' di stanchezza."

Ancora una volta la fiaba del Brutto Anatroccolo. Ancora una volta un adattamento di buona qualità: sebbene io abbia gioito per il ritorno della cicogna, continuo a rammaricarmi che non biascichi più egiziano... E a questo punto, due casi su due, temo di intuire il perché. Ma meglio non divagare.

Se si legge il ragionamento fatto per l'anatroccolo precedente, si può proseguire la riflessione e constatare ancora una volta che la materia fiabesca è terreno fertile per l'invenzione e l'interpretazione.
L'anatroccolo di Daniela Pareschi prende una strada precisa sin dal principio, perdendo l'articolo determinativo originale. Senza quel Il che lo circoscrive a quella fiaba, ci spiega con un pizzico di pedanteria Biagio Russo, che nei panni di brutti anatroccoli ci si può trovare senza necessariamente essere nati da una covata di anatre danesi. 


È storia nota che Andersen l'ha scritta pensando a sé stesso, ma è altrettanto storia nota il fatto che le fiabe hanno la missione di raccontare l'umanità. Con l'articolo o senza, è storia nota che quell'anatroccolo è il simbolo di tutti coloro che cercano un posto nel mondo, verso l'affermazione di una propria identità, come testimoniano i dialoghi con gallina e gatto, un proprio affrancamento dal giudizio della società, che Andersen restituisce nel cicaleccio nell'aia di quella fattoria.
Le fiabe, che al contrario della favola fortunatamente ci dispensano dalla morale scritta in coda, questo fanno. Da sempre.
Se si torna all'argomento iniziale, ovvero all'invenzione e all'interpretazione, si nota come Daniela Pareschi organizzi la narrazione con un taglio originale, sostanzialmente dividendola in tre capitoli, con titoli emblematici sotto il profilo interpretativo: Io, Chi, Sono. Non credo sia necessario spiegare il perché. Ma piuttosto complimentarci con lei per la capacità di sintesi nell'arrivare al nocciolo della questione che sta alla base di questa fiaba. Dal punto di vista iconografico, si assiste all'evoluzione della schiusa di un uovo: prima tondo, poi fratturato, quindi rotto e vuoto. Anche qui sta alla sensibilità del lettore creare i giusti nessi. E secondo questa chiave interpretativa, Daniela Pareschi gioca tanto di invenzione che diventa interpretazione: si nota subito il lavoro che fa sull'oggetto uovo, ovvero sul guscio, che non abbandona mai l'anatroccolo, ma piuttosto rimpicciolendosi e diventando un elmetto, ne segna la crescita e quindi anche la determinazione alla resistenza. 


L'oggetto uovo è formalmente simbolo di perfezione e di mistero, ma anche di crescita ed evoluzione e Daniela Pareschi nell'illustrazione esplora in tutte queste direzioni.
E ancora. Costruisce e regala ai lettori, attraverso alcuni dettagli della figura (per esempio quella del cigno che si specchia) un percorso interpretativo che non è banale, ma anzi ha il merito di accendere la riflessione che nasce dall'osservazione di una evidente anomalia.


Ulteriormente, offre personali chiavi interpretative, decidendo di allontanare i pochi personaggi raccontati da Andersen che rimangono ovviamente nel testo, ma non nei disegni.


Si prende la libertà di costruire un libro di altri tempi con l'incorniciatura della pagina, di inserire piccoli intermezzi 'giocosi', vere e proprie digressioni, riguardo alle tipologie dell'uovo e della sua cottura, degli stili di tuffo e nuoto, riguardo all'immaginazione degli animali dell'aia, riguardo al risultato finale di guazzabuglio tra burro farina e latte che ha per esito un ciambellone con l'anatroccolo imprigionato. Gioca con i simboli, gioca con il suo immaginario, gioca con ironia, ma soprattutto disegna e colora così bene, che è sempre una gioia avere un suo libro in mano.

Carla





lunedì 1 luglio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA GUIDA PER L’UNIVERSO


Del tutto sorprendente, con qualche perplessità che dirò poi, la proposta editoriale di Mondadori: ‘Apri gli occhi al cielo. Guida all’Universo’, scritto dalle Archeologhe delle stelle, un gruppo di scienziate italiane che nel 2017 hanno conquistato la Nasa, e che qui sono riunite in questa impresa editoriale, con l’aiuto delle poesie di Silvia Vecchini e le illustrazioni di Alice Beniero.
Il libro scritto da Edwige Pezzulli, Maria C. Orofino, Raffaella Schneider, Rosa Valiante, Simona Gallerani e Tullia Sbarrato è sorprendente perché, in un progetto tutto italiano e tutto al femminile, rappresenta una versione ‘alta’ della divulgazione per ragazzi, con un testo di un certo approfondimento e di sicura validità scientifica, considerato lo spessore dei curricula delle astrofisiche che lo firmano. E’ anche un progetto editoriale molto curato nell’impaginazione e nelle illustrazioni, che riescono a dare peso all’aspetto esplicativo e a quello evocativo. Ricorda per certi versi i libri, premiatissimi, di Planeta Tangerina, pubblicati in Italia proprio da Mondadori, ‘Là fuori’ e 'Qui dentro'


Vengono infatti alternati momenti di spiegazione, qui più consistenti, a trame narrative e poetiche, con qualche riferimento a facili esperimenti.
Per altri versi richiama, e qui forse un limite, alla serie infinita di biografie al femminile; ma per fortuna se ne discosta nettamente per la parte più decisamente divulgativa. In realtà non mancano i riferimenti alle scoperte di alcune scienziate, spesso sconosciute ai più e che il più delle volte hanno visto riconoscere i propri meriti solo tardivamente.
Con una esile trama narrativa, di due sorelle alla scoperta dell’universo, gli otto capitoli affrontano i diversi temi dell’astrofisica e dell’astronomia, partendo da Big Bang per arrivare al grande tema della scoperta di altri mondi e di altra vita. Gli argomenti trattati sono tantissimi: dalla nascita dell’universo, alla formazione delle stelle, alla natura della luce, fino a temi più consueti come la descrizione del sistema solare. I concetti coinvolti in queste spiegazioni sono complessi, ma devo dire che sono trattati con singolare chiarezza.


C’è anche un sotto testo, un non detto che però emerge di pagina in pagina: l’invito alle giovani lettrici a non rinunciare i propri sogni e a intraprendere le carriere scientifiche di cui le autrici sono espressione. E niente meglio dei fatti, della concretezza delle ricerche, degli studi, e degli obbiettivi raggiunti da queste donne può dimostrare alle più giovani quanto sia sbagliato rinunciare ai propri sogni.
Siamo di fronte a un bel libro, direi importante per la qualità di contenuti e di impostazione editoriale, che andrebbe spinto e proposto con forza nelle biblioteche scolastiche e a quella fascia di lettrici e lettori abbastanza cresciuti da potersi immergere con piacere in queste pagine; ma allora, perché l’editore ha scelto come periodo di uscita proprio l’estate, quando i giovani frequentatori delle librerie sono pochi e le scuole chiuse? Avrebbe potuto essere proposto in prossimità della fine dell’anno, quando c’è un maggiore afflusso in libreria e una maggiore attenzione alle novità editoriali. Un sabotaggio involontario, una sottovalutazione?


Questa scelta mi lascia perplessa, anche se almeno in qualche libreria illuminata questo libro verrà proposto anche dopo l’estate. Io lo farò.

Eleonora

“Apri gli occhi al cielo. Guida all’Universo”, Le Archeologhe delle Stelle, Mondadori 2019


venerdì 28 giugno 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI ANATROCCOLI BELLI (I)

Il brutto anatroccolo, H.Ch. Andersen, Veronica Ruffato
Zoolibri 2018



ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"Che estate quell'estate!
Il grano dorato, l'avena verde, il fieno tagliato e imballato: tutto risplendeva.
Folti boschi circondavano i campi nascondendo specchi d'acqua calmi e profondi. Una vecchia cascina battuta dal sole spiccava, contornata da un ampio fiume.
Tra le sue mura e il corso d'acqua crescevano foglie di cavolaccio così alte che i bambini potevano nascondersi all'ombra delle più grandi.
In quel luogo isolato e protetto un'anatra covava il suo nido, in attesa della schiusa.
Covare richiedeva tempo e pazienza."

Questo è l'incipit, lievemente riveduto e adattato (è sparita la cicogna che biascica egiziano) della fiaba di Andersen, Il brutto anatroccolo.
Come la vicenda va avanti è noto a tutti. L'uovo che richiede la cova più lunga contiene un pulcino più grosso degli altri, decisamente sgraziato agli occhi degli animali del pollaio, dove mamma Anatra orgogliosa, ha appena portato in parata i suoi piccoli. 


E' un drago nel nuoto, quindi è escluso si tratti di giovane tacchino, tuttavia tutti pensano sia un intruso e come tale da tenere a distanza. E anche di mala grazia.
Lui fugge convinto di essere uno scarto e come tale si comporta per tutto il tempo che girovaga, dalla palude, alla casa della vecchia o a quella del contadino che lo salva dal ghiaccio del lago in inverno. Perennemente maltrattato, il brutto anatroccolo, che nel frattempo è cresciuto, è ormai convinto della propria bruttezza e del fatto che al mondo non ci sia posto per lui. Solo una volta nella sua vita aveva sentito un tepore nel cuore quando, al sopraggiungere del freddo, aveva visto uno stormo di cigni volare nel cielo diretti verso territori più caldi.
Ma per lui tutto cambia allo sciogliersi del ghiaccio delle acque che diventano specchio: al brutto anatroccolo capita di vedersi riflesso e quindi capire finalmente chi lui sia. A seguire, un coro unanime di persone che lo acclamano, per la sua bellezza. A chiudere, la felicità fino a quel momento mai provata!

Le fiabe sono terreno adatto all'esercizio. Le fiabe portano con sé un immaginario ben costruito, solido e soprattutto condiviso e diffuso e nel contempo, proprio perché illustrate già da moltissimi, sono luogo favorevole alla sperimentazione e all'interpretazione di detto immaginario. 


Fabian Negrin, che di fiabe se ne intende parecchio, parlando delle sue illustrazioni per le diverse collane di Donzelli, afferma che uno dei suoi obiettivi è proprio quello di andare in cerca di aree inesplorate tra le pieghe del racconto, in modo da garantirsi una visione originale rispetto a chi come illustratore lo ha preceduto sul medesimo terreno.
E dato che Negrin è Negrin, una delle sue maggiori abilità sta proprio nel aver saputo trovare chiavi di lettura e risvolti inediti che abbiano sempre qualcosa di nuovo da aggiungere a una storia vecchia di secoli.
Le fiabe però sono anche altro, ovvero sono terreno ideale per giovani illustratori, a patto che questi abbiano dalla loro una buona capacità interpretativa e un poco di coraggio.
Tuttavia in caso diverso, alla robustezza del testo poco potranno nuocere.
Qui con Veronica Ruffato siamo davanti a un ottimo esempio di talento all'opera su un materiale che ovviamente vanta precedenti illustrissimi.
E la giovane illustratrice, presumibilmente come lavoro di conclusione del suo Master a Macerata nell'ambito di Ars in Fabula, è chiamata a illustrare una delle fiabe più universali nella sua attualità.
E come lo fa? Dimostrando sostanzialmente tre cose: una buona dose di coraggio nell'invenzione, un indiscusso talento nel disegno e nella composizione, una grande sensibilità nel cogliere il nocciolo della questione.


L'invenzione. Il suo coraggio sta nell'essere riuscita a infilarsi nelle maglie di un contesto preciso: la campagna con le sue fattorie, le sue case di contadini, i suoi stagni e laghetti attraversati dalle stagioni danesi. Un gran freddo e un gran ghiaccio. Andersen descrive i luoghi con un certo gusto per il dettaglio: lo stesso incipit è costruito sul colore di quella estate e di quell'angolo tranquillo di Danimarca. Lo stesso fa in seguito: "fra i rami degli alberi protesi sopra i giunchi; il fumo azzurrino passava come nuvola tra gli alberi scuri e restava a lungo sospeso sull'acqua; nel fango comparvero i cani da caccia..." oppure "si trovò in un grande giardino, dove i meli erano in fiore e i cespugli di lillà odoravano e piegavano i lunghi rami verdi fino all'acqua del canale serpeggiante."
Veronica Ruffato di tutto questo decide di cogliere solo alcuni aspetti, citandoli, ma costruisce un contesto originale per allontanarsi dal rischio di essere didascalica.


Gli animali non sono solo quelli da cortile, ma un variegato quanto unico 'corpo vivo', da cui escono tigri, tucani, pappagalli, fenicotteri, manguste e anche un piccolo dinosauro (giocattolo). Questa idea di mettere insieme in un unico oggetto scenico, tante forme e corpi diversi che si incastrano tra loro come i pezzi di un puzzle, mi ricorda esempi illustri come alcune magnifiche pagine di Carll Cneut (non ultimo nella scelta di 'tagliarli' con il taglio della pagina). 


Veronica Ruffato per tenere su questa grande 'macchina scenica' ha bisogno di una architettura in cui collocarla e lo fa continuando a giocare, inserendo una torre rovescia composta di elementi sempre più grandi e sempre più pesanti, sfidando ogni legge della fisica: si parte da un castello di carte alla base per arrivare a un cassettone di legno al vertice. Usa una paletta di colori ristretta che sembra più fedele alla Venezia del tardo Cinquecento che non alla realtà danese, pur rispettando i blu e i verdi scuri delle acque fredde.
La palude in cui incappa l'anatrino si trasforma in una giungla percorsa da una improbabile battuta di caccia, ma già nella pagina successiva il grande muso di cane sbuca 'fedelmente' tra le canne di bambù.
Il talento. Della composizione in qualche modo si è già detto nella sua capacità di muoversi all'interno della pagina, non sentendola mai come una gabbia, quanto piuttosto potenziandone i limiti. È brava nell'alternanza tra vuoto e pieno, tra minuscolo e grande, tra bianco e colore. E sa disegnare molto bene perché nel suo segno si riconosce la sicurezza necessaria per poter 'deformare' i profili originali, rendendoli grotteschi. Anche in questo caso si permette la libertà di giocare con i suoi lettori. E a proposito di gioco sa essere ironica, punteggiando sempre le tavole di dettagli extravaganti, compreso il disegno del mio adoratissimo uccellino oscillante dalla pancia di vetro e dal becco di spugna e di un soldatino danese con la sua giubba rossa e la bandoliera bianca incrociata e il tipico colbacco di pelo (lo conservo ancora dall'infanzia).
La sensibilità. E sto alludendo principalmente alla costruzione di un personaggio che deve avere alcune caratteristiche imprescindibili: deve essere sgraziato, ma nello stesso tempo deve ispirare tenerezza. Deve essere buffo, ma nello stesso tempo evitato da tutti. Deve avere le caratteristiche di un cucciolo.


Il suo anatroccolo ha zampe e becco sproporzionati (e collo forte!) si muove sempre ai margini del foglio. Parte a testa in giù per poi attraversare in lungo e in largo le pagine. Lui è l'unico a non avere colore, o meglio ad avere un colore che lo ricopre da capo a piedi, grigio bluastro, colore che mantiene anche a metamorfosi avvenuta. Un po' come a voler ribadire che ciascuno di noi è il risultato del proprio passato.


Noterelle a matita punteggiano le tavole (come se fossero disegni ancora in via di definizione) e fanno riferimento a l suo immaginario cinematografico (si direbbe una vera passione). Diversi dettagli sono lì a ricordarci altre fiabe di Andersen.
Tutto questo contribuisce a fare di Veronica Ruffato una illustratrice di talento e sperabilmente in ascesa, ma anche a dare qualità e originalità a questa bella edizione della fiaba classica più autobiografica che sia mai stata scritta.


Carla

mercoledì 26 giugno 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


SEMPLICITA’ E COMPLESSITA’


Come più volte sottolineato, la produzione editoriale di carattere divulgativo non riesce a coprire in modo soddisfacente le esigenze di ragazze e ragazzi sopra i dieci anni. Recentemente, dopo anni di scarsità, alcuni editori si sono indirizzati in questa direzione, traducendo soprattutto, ma non solo, dall’editoria britannica.
In questa fascia d’età il problema più grande è spiegare in modo semplice argomenti complessi, che sono spesso oggetto delle curiosità dei giovani scienziati: dall’informatica all’astrofisica, dalla genetica alla botanica e così continuando di complessità in complessità.
L’editoria di lingua inglese ha una grande tradizione nell’ambito divulgativo e un esempio lo abbiamo nei testi che sto per proporvi. L’editore in questione è Usborne, che propone alcune collane molto interessanti.
La prima l’ho già proposta tempo fa, e ora la ripropongo per un tema che potrebbe incontrare l’interesse dei ‘nerd’ in erba: ‘100 cosa da sapere su Numeri, Computer e Codici’, realizzato come sempre da una nutrita schiera di specialisti, affronta tematiche di grande complessità e, diciamolo, astrazione, temi che spaventerebbero molti e molte di noi. Dalla misurazione del tempo al codice binario, dalla sequenza di Fibonacci ai numeri irrazionali per arrivare a temi filosofici come quello della esistenza reale dei numeri; insomma molti argomenti, i 100 del titolo, che spiegano in una sola pagina e con l’aiuto dell’info-grafica, ciascun tema, che può trattare di tecnologia, di storia della scienza, di attualità o di teorie fra le più difficili, con un linguaggio semplice e preciso.
La vulgata vuole che dopo una certa età, i fatidici dieci anni, non si ricorra più allo strumento libro per approfondire gli argomenti interessanti, ma ci si rivolga al magico mondo della rete. Temo che raramente la ‘rete’ sia frequentata per questi scopi e che garantisca la stessa qualità delle informazioni di un buon libro, ma soprattutto manca la possibilità di seguire il filo dei propri interessi, la curiosità di scoprire nuovi argomenti, lo stimolo a mettere in relazione anche ambiti differenti.


Nello stesso spirito è anche ‘Il mio taccuino di ingegneria’, dello stesso editore, anche questo parte di una collana, che si rivolge alla stessa fascia d’età, ma con un approccio più operativo, proponendo attività connesse alla costruzione di macchine semplici, spiegandone via via i principi che ne permettono il funzionamento. Grafica semplice, attività pratiche e spiegazioni teoriche ne fanno un breve efficace trattato per giovani costruttori e costruttrici di domani.
Questi testi, che non si segnalano per la particolare raffinatezza delle immagini, ma per la grande efficacia del progetto editoriale dovrebbero essere presenti in tutte le biblioteche, scolastiche e non, e anche in casa di quei ragazzi e ragazze che non si accontentano di saper usare un computer, ma vogliono conoscerne il funzionamento e la logica ispiratrice.
Indispensabili per scienziate e scienziati di domani.

Eleonora

“100 cose da sapere su Numeri, Computer e Codici”,Edizioni Usborne 2019
“Il mio taccuino di Ingegneria”, Edizioni Usborne 2019

lunedì 24 giugno 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL CIELO DI HEIVISJ

Il nostro avvenire dorato, Benny Lindelauf 
(trad. Anna Patrucco Becchi)
San Paolo Edizioni 2019


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni

"Adesso lo sapevo. Lo sapevo. Non che non me lo fossi aspettato. Il mio sogno andò in frantumi in modo terribile e fatale: non sarei diventata maestra, né ora né il prossimo anno, né mai. Non avrei finito la scuola! Mi sentii male dalla delusione.
E a quel punto mi fu chiara anche un'altra cosa: quanto intensamente l'avessi desiderato, con tutto il cuore."

Pochi giorni prima, siamo nel 1938, la direttrice della scuola aveva chiesto a Fing se le sarebbe piaciuto, finita la scuola, entrare in collegio, l'Istituto magistrale, per studiare da maestra. Sarebbe stata scelta tra diverse candidate, avrebbe avuto un sussidio, avrebbe dovuto separarsi dalla casa e dalla famiglia: questo sembrava essere il suo avvenire dorato. Nonna Mei però non è donna che accetti aiuti economici: carità per i Boon è indegnità! questo è il suo motto. Lei, complice un capotto sdrucito, si mette di traverso a questo sogno di ragazzina e così Fing non andrà all'Istituto magistrale e non finirà neanche la scuola. La nonna ha altri piani per lei: per pochi soldi, andare a tenere compagnia alla nipotina della Prussiana e dell'Imperatore dei sigari, in una delle famiglie più ricche della città.
Gli scenari nella vita di Fing cambiano rapidamente: c'è aria di guerra, la convivenza con quella bambina viziata le induriscono il cuore, Muulke e Jes stanno crescendo, e anche Fing scopre sentimenti nuovi e nuovi lavori, Pap e figli, che sembrava avessero trovato la loro strada nella produzione di sigari, vengono deportati a lavorare in Germania, nonna Mei non regge il colpo.
Su tutto cala la grande ombra della guerra che spagina le poche certezze di quella ragazzina, e inaspettatamente le apre spiragli di luce su alcune vere verità.

Lindelauf non ha abbandonato la famiglia Boon. Ha solo fatto passare degli anni che hanno fatto crescere le tre ragazzine e i quattro fratelli, mettere la testa a posto a Pap, invecchiare con stile e immutato piglio nonna Mei. Ma anche per tutti coloro i quali non abbiano mai incontrato i Boon (e non abbiano ancora avuto il piacere di leggere Nove braccia spalancate) il libro non perde un battito.
La cosa che accade e che lo rende diverso dal precedente è la prospettiva. Continua a essere un romanzo corale molto ben orchestrato, ma smette di ruotare intorno a un luogo, perno per quella famiglia, la casa Nove braccia spalancate e, si potrebbe dire, sboccia verso l'esterno, verso la vite degli altri, verso la Storia. La casa come luogo fisico e dell'immaginario va sullo sfondo come sullo sfondo passano anche molti membri della famiglia. Resta sempre in primo piano invece quella meravigliosa 'sorellanza' che sembra avere più di un legame con Piccole donne e Piccole donne crescono.
Lindelauf continua ad affidare a Fing la narrazione, ma adesso quella ragazzina è ai bordi del suo debutto in società e i suoi rapporti interpersonali sono molto più allargati, più complessi, più coinvolgenti. Non c'è più solo la famiglia nel suo orizzonte.
E molto più forte è la percezione e la tensione verso il futuro. In questo senso il titolo appare come un dichiarazione di intenti. Insomma ci si muove in direzione opposta rispetto a Nove braccia spalancate che al contrario era molto legato al passato. Fing ha una consapevolezza di sé molto maggiore ed è a un passo dalla perdita dell'innocenza. Si assiste al suo rito di passaggio, al suo diventare grande. E in questa prospettiva, la guerra gioca un ruolo fondamentale, come è normale che sia.
Concepito come un monolite dal punto di vista della costruzione narrativa, Il nostro avvenire dorato, compreso il finale letteralmente travolgente, ha molte qualità al suo attivo: l'universalità delle questioni che solleva e la relative prospettiva di lettura; una robustezza di impianto da romanzo classico; una capacità di rendere visiva, immaginifica, la narrazione che, in alcuni passaggi, diventa vero e proprio cinema sulla pagina (Heivisj ne è protagonista assoluto); più di un paio di piccole perle, brevi digressioni, incastonate nella narrazione più grande (una su tutte la storia di Trudi Strutto); un'indagine introspettiva sulla protagonista che dà dell'età di passaggio una chiave di lettura profonda, complessa e onesta; un crescendo 'drammatico' nel racconto della guerra, quella combattuta da chi è rimasto a casa.
E su tutto, a tenere insieme tanta bellezza, una scrittura fluida, tradotta con il consueto garbo e sensibilità.
Non leggerlo sarebbe un peccato.

Carla

venerdì 21 giugno 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


OCEANO


Helene Druvert, già autrice di ‘Anatomia’, firma in coppia con Emmanuelle Grundmann, autrice dei testi, un nuovo sorprendente libro illustrato dedicato al mare. ‘Oceano. Libro animato per esplorare il mondo marino’, pubblicato da L’Ippocampo, è uno straordinario viaggio nei molteplici ambienti marini, dalle coste ai fondali abissali, dai ghiacci dei poli alla meraviglia della barriera corallina.
Il percorso proposto dalle due autrici è certamente sintetico , ma non superficiale. Le informazioni contenute nei testi sono precise e approfondite, mentre le immagini riassumono ed esplicitano le informazioni.


Si comincia dalle definizioni generali, sottolineando come, al di là dei diversi nomi, l’oceano sia uno solo, comprendente ambienti assai diversi. Tali ambienti possono essere esplorati andando in profondità, cioè guardano le diverse forme di vita che popolano il mare a diverse profondità, partendo dalla riva per arrivare là dove non arriva la luce del sole. Oppure alle diverse latitudini, dai mari tropicali ai freddi ambienti dei poli.
All’origine di tutto, il ciclo dell’acqua, che viene descritto con chiarezza; ma sfogliando le pagine di questo libro troviamo anche la spiegazione delle maree, delle onde, del sale. Segue poi la descrizione di uno degli ecosistemi più noti e importanti: la barriera corallina.


Infine le particolarità delle creature marine, alcune dalle dimensioni gigantesche, altre dalle intelligenze misteriose e dalla capacità di mimetismo sorprendenti. Vengono descritte situazioni ambientali estreme, come gli organismi che riescono a sopravvivere nelle fumarole o negli abissi oceanici. Il libro non può che chiudersi con un richiamo alle problematiche ambientali, che vanno dal riscaldamento globale, con l’innalzamento delle acque e lo scioglimento dei ghiacciai polari, all’inquinamento. Tematiche importanti, di stringente attualità.
La realtà è che l’oceano è in larga parte sconosciuto, così come lo sono la maggior parte degli organismi viventi che lo abitano. Ed ad essere ancora più radicali, sappiamo poco anche delle creature conosciute: sul tema delle intelligenze ‘altre’ il mare ospita animali dalle capacità sorprendenti, come il polpo, o comunque meno conosciute di quel che si pensa, come nei caso dei mammiferi marini, delle balene, dei delfini e delle orche. Su questo argomento si stanno scrivendo libri di grande interesse e l’editore Adelphi ha dedicato un’intera collana, Animalia, alle menti ‘aliene’ che vivono, e soffrono, intorno a noi.


Questo libro sicuramente non si addentra in questi argomenti affascinanti e difficili, il suo obbiettivo è riempire di contenuti il fascino che esercitano le vastità oceaniche, l’incredibile varietà di specie che costruiscono una complessa catena alimentare. Lo fa con la raffinata tecnica del laser cut, dell’intaglio della carta con il laser, che rende le illustrazioni più mobili, stratificate, sfruttando le trasparenze e i dettagli che si intravedono attraverso la trama sottile dell’intaglio. Lo fa con un sobrio uso di finestrelle, che coprono qualche dettaglio o informazione supplementare; con l’uso sapiente del colore, che varia da gamme cromatiche sgargianti delle barriere coralline, al blu cupo degli abissi.
Tutto questo fa di ‘Oceano’ un libro esemplare per l’intreccio fra testo e immagine, per la bellezza delle illustrazioni, per l’accuratezza di un testo che non cede mai al sensazionalismo, né all’approssimazione.
Consigliato per un’affascinante lettura estiva per bambine e bambini a partire dagli otto anni.

Eleonora

“Oceano. Libro animato per esplorare il mondo marino”, H. Druvert e E. Grundmann, L’Ippocampo edizioni 2019