venerdì 8 settembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ESORDIO DI UN NARRATORE


Questo è un esordio lontano, non me ne voglia l’autore: risale al 1999, quando un giovane dotato di talento e di molte parole partecipa, vincendo, al Premio Battello a Vapore con un romanzo d’avventura che ora viene riproposto in BUR.
L’autore è Pierdomenico Baccalario e il titolo del romanzo è ‘La strada del guerriero’.
Se il romanzo oggi può rivelare qualche pecca, ma si tratta di qualche peccato veniale, quello che emerge sopra tutto è la capacità di Baccalario di costruire storie. Storie che catturino il lettore e la lettrice e capaci di trasportarli in un altrove che qui ha una netta connotazione fantastica.
Siamo in Africa, in un tempo indeterminato, nella terra degli Zulu.
Il Re degli Zulu attende l’annuncio della nascita dell’erede al trono; ma nascono due gemelli e questo rappresenta una grande sventura, che può essere allontanata sacrificando quello, fra i due, che per primo viene alla luce. Lo stregone Ingana chiede alla nutrice Miesi di preparare il predestinato al sacrificio. Miesi, però, non è certa di aver individuato il neonato giusto e, comunque, non intende far morire nessuno dei due bambini. Riesce ad ingannare Ingana, che sacrifica una lepre al posto del bambino, il quale verrà affidato ad un uomo saggio, Babashana, che vive nella savana.
Manatasi, questo è il nome del bambino, cresce quindi ignaro del suo lignaggio, che gli viene svelato in punto di morte dallo stesso Babashana.
A quel punto il giovane Manatasi, che è cresciuto forte e abile nella caccia, deve affrontare il suo destino, che già si rivela nella capacità di comandare gli animali, anche i più feroci. Non a caso lo accompagna nel suo viaggio un leopardo, quasi un animale totemico. Andrà verso il villaggio dove vive il fratello, divenuto Re, mentre incalzano siccità e carestie, e poi si recherà nella Città dei Re, dove sono sepolti i Re e le Regine e dove è possibile interrogare i morti.
Come si vede ci sono tanti ingredienti che non casualmente avvicinano questo romanzo alle trame dei giochi di ruolo: la magia, che attraversa tutto il racconto, con le doti straordinarie che contraddistinguono alcuni personaggi; l’inganno, il viaggio iniziatico, lo scontro finale fra Manatasi e Sinude, l’altro gemello.
D’altro canto è proprio l’autore a raccontare la genesi di questo libro e il suo rapporto diretto con il gioco di ruolo che all’epoca era ben conosciuto, Dungeon & Dragons. Ad affascinare il giovane Baccalario è proprio il ruolo del Master, ovvero quello che costruisce le trame, indirizza i giocatori, riannoda i fili che sembrano dispersi.
Per sostenere il ruolo di Master bisogna essere dei bravi costruttori di trame, saper tenere alta la tensione, intervenire al momento opportuno per dare una svolta al racconto.
Ed ecco che da un gioco di ruolo, che per fortuna sta rinascendo, si diventa scrittore; uno scrittore che ha collezionato successi, a partire da Ulysses Moore, e che ha dato vita a numerosissime serie e che, alla fine, ha riunito un valente gruppo di scrittori sotto la sigla di Book on a Tree.
Sulla magia dei giochi di ruolo e sull’universo anche letterario che li nutre, l’autore ha scritto il bellissimo ‘Il grande manca’.
Ma anche volendo ignorare il percorso dello scrittore, questo romanzo piacerà a ragazzi e ragazze che amino l’avventura e la magia, la natura selvaggia e il destino degli eroi.
Lettura scorrevole e divertente per lettrici e lettori dai dieci anni in poi.

Eleonora

“La strada del guerriero”, P. Baccalario, Rizzoli 2023




mercoledì 6 settembre 2023

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

LA GIUSTA POSIZIONE

Notiziario, Armin Greder 
orecchio acerbo, 2023 


ILLUSTRATI 

"Acqua imbottigliata nella località più settentrionale del pianeta: il 78° parallelo nord. Puro ghiaccio primordiale, conservato per millenni, fresco come il giorno in cui è caduto come neve. Raccolto durante i suoi brevi giorni di vita prima che possa sciogliersi nelle acque artiche delle Svalbard. Bottiglia da 750 ml in confezione regalo, 99,95 euro (tasse e costi di spedizione inclusi). 


'Partiamo all’alba prima che il sole sia troppo caldo e torniamo ore dopo con due o tre taniche d’acqua sul nostro asino. Ora l’asino è troppo debole. Può trasportare solo due taniche alla volta e deve riposare lungo la strada.' Tune, 8 anni, Kenya 


Sulla pagina di sinistra un cameriere azzimato offre su un vassoio un bicchierino di preziosissima acqua primordiale e sulla pagina di destra è ritratto un deserto a perdita d'occhio. 


L'intero libro è costruito così: due notizie prese dai canali di informazione si confrontano, o meglio si contrappongono, dando vita così a un continuo alternarsi di notizie che qualcosa tiene insieme. Ad ancorare queste poche parole, spesso poco più che scarni lanci giornalistici, sono le fonti che con rigore permettono al lettore ogni possibile verifica ed eventuali approfondimenti. Ognuna di queste notizie ha una sua grande illustrazione dedicata. 

Nei suoi incontri pubblici gli ho sentito dire più volte che ogni volta che prova rabbia per qualcosa scrive un libro. Questo è Armin Greder: un uomo alto e magro, nato in Svizzera ma poi scappato da quella mentalità e diventato - fuori da ogni retorica - cittadino del mondo: dall'Australia al Perù per poi approdare a Roma e quindi Mazara del Vallo. Piuttosto silenzioso e schivo, è uno dei più attenti osservatori dell'umanità che la letteratura illustrata conosca. 
Un artista capace di cogliere con un solo sguardo le grandi contraddizioni, le grandi ingiustizie, le grandi occasioni perdute dell'umanità. E restituirle in pochi tratti di matita e carboncino. 


I suoi pochi libri che sono approdati, o che sono stati concepiti, in Italia lo testimoniano. Dall'Isola a Mediterraneo Greder è capace di costruire storie così tanto significative - spesso in assoluto silenzio - che hanno la forza del mito. Veri paradigmi dal valore, oserei dire, archetipico. 
Se finora le storie che ha concepito hanno avuto il merito di incrinare le nostre sicurezze, hanno lavorato dentro le nostre coscienze come tarli, adesso il salto che compie richiede da parte del lettore uno sforzo ancora ulteriore. Fino a oggi, per quanto ispirate alla realtà, le storie che ha concepito - per quanto urticanti possano essere per il nostro quieto vivere - sono pur sempre storie. Ossia lasciano nel loro essere frutto di invenzione, uno spiraglio alla speranza, lanciano una corda perché le nostre coscienze, le nostre cattive coscienze, abbiano la possibilità di restare a galla. Fino a oggi. 
Ma con Notiziario il gioco si fa ancora più duro. 
Greder ha capito che la realtà è più forte e dirompente di ogni qualsiasi storia, per magnifica e significativa che sia. 
E così lui decide di fare - quanto meno in apparenza - un passo indietro. Non inventa nulla, non scrive neanche un rigo. Si limita - si fa per dire - a cercare intorno a sé qualcosa che se messo nella giusta posizione, possa rivelarsi cento volte più esplosivo, più detonante nella testa del lettore. 
Di rado capita di non sentirsi colpiti dalle grandi idee di Armin Greder. E questa credo la si possa considerare una delle sue migliori. Mai le sue parole lasciano indifferenti. Anche quando, in effetti, le parole non sono neanche sue, come in questo caso.


Eppure. Qui tutto stride, fa scintille. E accade con più nitore delle volte precedenti perché le storie sono storie vere, verissime. Su un unico pianeta abitato da un unico genere umano coesistono contraddizioni così violente che è difficile, doloroso, quasi insopportabile, vederle vicine. 
Eppure. Si arriva in fondo, stremati. Ma si arriva. 
E questa è la grande capacità di Greder di tenere accesa la l'attenzione della nostra coscienza. Così come le sue figure sempre un po' mostruose, talvolta lascive (sorta di specchio di una loro bruttura interiore), al pari di quelle soccombenti, altrettanto deformate dalla povertà, dalla fatica, dalla guerra, entrano prepotenti nel nostro immaginario e diventano all'istante icone e simboli, altrettanto si fanno indelebili le notizie che ne sono alla base. 
Al contrario di un notiziario sentito alla radio o alla televisione, di fronte al quale si resta distratti il più delle volte e ci si comporta come se si fosse anestetizzati nei confronti del male, il Notiziario di Greder, nel suo preciso movimento alternato, tra la ricchezza e la povertà, tra chi sfrutta e chi è sfruttato, tra chi vince e chi perde, tra chi se la gode e chi soffre, tra chi è obeso e chi è denutrito, tra un emisfero opulento e uno affamato, genera quel qualcosa a cui si alludeva in principio: la frizione, il contrasto, la contraddizione. 


Diceva bene Milton Glaser quando sosteneva che per accendere l'attenzione del nostro cervello occorre mettergli davanti qualcosa di ambiguo, di difforme, di atipico. Solo così nasce il desiderio di mettersi in allerta, di mettersi in mezzo alle due pagine e cominciare a pensare.
E se poi questa difformità è fatta di realtà nuda e cruda il libro diventa indimenticabile. 
E così è.

Carla

lunedì 4 settembre 2023

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

DI MADRE IN FIGLIO

Un giorno sbadato, Sara Lundberg (trad. Maria Valeria D'Avino) 
Orecchio acerbo 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

" 'Svegliati!' dice la mamma. 'Oggi è il compleanno di Alma.' 
'È oggi?' domanda Noa. 'Sì, me n’ero proprio scordata' dice la mamma. 
'Sbrigati! La festa inizia alle due e dobbiamo ancora comprare il regalo.' 
Quando ha fretta, la mamma si muove come un robot. Sbuffa, corre e sbatacchia tutto." 

Situazione consueta: un grande che corre e un piccolo che, compatibilmente con i suoi tempi, cerca di stargli dietro. Noa è un po' lento a vestirsi: la mamma così l'aiuta e poi, a passo veloce e quindi per mano, escono di casa per andare a comprare un regalo per la festeggiata. Noa, nonostante sia una sua compagna di classe, ad Alma la conosce appena: lui con lei in verità non ci gioca mai. Entrano in un negozio di vestiti, ma mentre la mamma sceglie qualcosa di suo gusto, Noa un po' annoiato e accaldato si toglie la giacca. Il regalo che la mamma gli mostra a lui non piace e quindi rimane appeso. Escono e mentre sono lì che si fanno largo fra la gente per strada, la mamma si accorge della giacca mancante. Bambino sbadato? Percorso a ritroso e poi di nuovo avanti. Negozio numero due: giocattoli. L'unico consiglio che Noa dà a sua madre è quello di non comprare una Barbie. Mentre la mamma è lì che compulsa attenta le scatole dei giocattoli, Noa, nel reparto parrucche e diademi, indossa una coroncina: la madre si gira e lo trova bellissimo. 


Il diadema è un regalo perfetto. Sull'autobus però a mancare adesso è il cappello di Noa. Bambino sbadato? Percorso a ritroso e poi di nuovo avanti. Finalmente arrivano a casa di Alma. Mentre sono davanti alla porta, la mamma si accorge che il regalo è rimasto sul sedile dell'autobus. Bambino sbadato? Non importa perché ormai è andato. La mamma suona il campanello e ad aprire Alma e il suo papà: soli a casa. La festa è tra una settimana esatta... Mamma sbadata? 
E non finisce qui... 

A parte la qualità dell'arte di Sara Lundberg, capace di usare i colori per dare vita alla vita, capace di usare le forme per creare movimento e spessore, capace di usare piccoli dettagli per definire precise atmosfere (la merenda da Alma è un esempio da manuale di tale efficacia), capace di creare una gestualità piena di espressività. A parte tutto questo, che è già molto, c'è qualcosa d'altro che rende Un giorno sbadato, un libro particolarmente importante e significativo. 


Questo 'qualcosa d'altro' a mio parere è perfettamente riassunto, non a caso, in un gesto che, ancora non per caso, è così tanto importante da finire in copertina. 
Senza neanche una parola, ma attraverso un linguaggio esclusivamente visivo, quindi percepibile da chiunque nell'immediatezza dell'istante un cui avviene, Sara Lundberg dà la sua personale idea di relazione tra un grande e un piccolo: più nello specifico tra una madre e un figlio. 
Non so se si tratti di un mio attuale interesse, ma direi che intorno a questa questione ruota un bel po' di letteratura, per l'infanzia in particolare. Di conseguenza siamo in diversi a ragionare su come tale relazione la si possa concepire e quindi la si possa raccontare nei libri per bambini. 
Sara Lundberg questo rapporto lo riassume così: i due si tengono per mano, i loro sguardi si incrociano perché la madre si è girata indietro verso Noa che la segue e si è abbassata di quel tanto che non renda Noa minuscolo e lei sovrastante. 
Cose da notare: si nota che la madre si è fermata, si nota che la madre lo guarda, si nota che i suoi occhi cercano un dialogo; chiedono in attesa di una risposta. Si nota che i due costituiscono un nucleo a sé stante rispetto al flusso di persone che li circondano. Sono una monade, anche affettiva. 


A voler leggere più in profondità questo gesto, che nella narrazione si sa allude alla prima sbadataggine di Noa che lascia la giacca nel negozio, sembrano evidenti un paio di segnali significativi: c'è una madre che si ferma, si gira e si pone in ascolto, c'è una madre che rimpicciolisce, ma non molla la presa salda della mano. Dall'altra c'è un bambino che si ferma e quindi inverte un'andatura e c'è quello stesso bambino che sa di poterselo permettere e sa di potersi anche mostrare disorientato. Può farlo perché si sente forte proprio del fatto che è tenuto per mano. 
Ecco, il gioco è fatto. 
Contemporaneamente emergono da una sola figura 'parlante' due condizioni a mio avviso imprescindibili ed equipollenti in un sano ed equilibrato rapporto tra madre e figlio (e più in generale) tra adulti e bambini: la libertà e l'affettività. 
La correttezza di questa lettura pare confermata da un testo che colpisce per assoluta assenza di giudizio e, per converso, per consapevole accoglienza da entrambe le parti. Esemplificativa è la circostanza che si ripete per ben tre volte e che rappresenta il perno della storia: essere sbadati. Non solo Sara Lundberg non crea una madre giudicante, ma al contrario la configura nella sua quasi automatica, direi consueta, accettazione del fatto. Noa è un bambino e i bambini, si sa, hanno tempi e indirizzi di interesse molto diversi da quelli di un adulto. Dimenticarsi una giacca, il proprio cappello preferito e il regalo, sono la normalità per chi è piccolo e ha 'altro' a cui pensare. Da parte della madre, rammaricarsene è 'umano', ma accettarlo come un fatto in sé è semplicemente 'affettuoso' e 'rispettoso' della libertà dell'altro di essere quello che è, ossia un bambino (sbadato). 


Nessun tentativo di correzione, nessun insegnamento per il futuro, nessuna prevaricazione da parte di un grande che 'per colpa' di un bambino deve sempre tornare indietro. E come se non bastasse, lo stesso finale - di cui non faccio parola - è un segno di comprensione nei confronti dell'altro nell'ammettere la propria sbadataggine. Un po' come dire: anche a me che sono grande capita lo stesso. E in fondo non siamo poi tanto diversi, ragione per cui alla pari sarà bello progettare il piacere da condividere il giorno successivo a un giorno 'sbadato' di entrambi. 

Carla 

Noterella al margine. Nella vita vera: quanti genitori - in tutta onestà - avrebbero agito come la madre di Noa? Quanti avrebbero dato così tanta voce in capitolo a un bambino sulla scelta di un regalo? Quanti avrebbero commentato Che forte!, vedendo il proprio figlio con una coroncina in testa? Quanti non lo avrebbero almeno un po' sgridato per la sua reiterata sbadataggine? Quanti avrebbero ammesso pubblicamente il proprio errore? E, in cauda venenum, quanti libri nostrani avrebbero messo giù una storia del genere?

giovedì 31 agosto 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


STORIA DI DUE SEMI


L’ultimo libro che Brian Selznick ha firmato, ‘Grande Albero e il sogno del Mondo’, pubblicato come sempre da Mondadori, sorprende il lettore per l’originalità della storia e per la fondatezza dei suoi riferimenti.
La nascita di questo libro è anomala: deriva, infatti, dalla mancata sceneggiatura per un film che avrebbe dovuto realizzare Spielberg; ha, in effetti, l’ambizione e la spettacolarità di un grande film a tema. La versione letteraria di certo perde in parte la suggestione del grande schermo, ma acquista quell’unitarietà di stile che Selznick, giostrando fra testo e immagini, sa immettere nei suoi libri.
I protagonisti di questa storia sono due semi di sicomoro, nati più o meno alla fine del Cretaceo.
La loro mamma, un imponente e saggio sicomoro, li espelle proprio qualche attimo prima che si verifichi una rovinosa eruzione vulcanica.
Da quel momento comincia l’avventuroso viaggio di Merwin e Louise, lui pragmatico e razionale, lei fantasiosa e creativa. Insieme affrontano varie vicissitudini, ritrovandosi su una roccia, poi in fondo al mare, infine, quando tutto sembra perduto, per l’imminente impatto di un asteroide, si separano, per poi ritrovarsi milioni di anni dopo.
Quello che ho raccontato della trama è veramente poco, per lasciare al lettore e la lettrice lo stupore per una storia assolutamente immaginifica, ma , al contempo fondata su dati scientifici attendibili.
Alla fine del libro l’autore spiega alcuni passaggi e il ruolo di alcuni personaggi ed espone le fonti, fra le più prestigiose, a partire dallo Smithsonian Institution.

Nulla è casuale nella costruzione del racconto: i sicomori sono realmente alberi presenti sulla Terra da ere geologiche; così come il ruolo degli ‘Ambasciatori’, ovvero dei funghi, nel trasmettere informazioni fra le piante presenti in un bosco, è ormai acclarato ed oggetto di approfonditi studi. Nello stesso modo, si parla di protozoi antichissimi, i foraminiferi, la cui presenza in quasi qualsiasi ambiente li rende straordinari testimoni dei tempi passati, che nel libro diventano gli ‘Scienziati’.

Naturalmente non stiamo parlando di un saggio divulgativo: è giustamente prevalente l’aspetto narrativo, che ha una forte valenza emotiva, sostenuta dalle immagini che, come sempre in Selznick, esplicitano, suggeriscono, integrano il testo.
Il tema di fondo è, senza mezzi termini, quello della salvezza del Pianeta. Allora, lo spargimento nell’aria dei semi, come estremo atto di sopravvivenza, è forse una metafora valida anche per l’umanità nella attuale contingenza. Senza eccessi di pessimismo, il libro propone una visione tarata sui tempi lunghi delle ere geologiche, riferendosi alle grandi sfide che la vita sulla Terra ha già affrontato.
Un grande tema, dunque, trattato con la levità dei semi trasportati dal vento ad affrontare una nuova vita, in continuità con i temi già affrontati dall’autore in precedenza.
Da sottolineare, perché inconsueto in ambiti narrativi, la correttezza e l’accuratezza dei riferimenti scientifici, che possono costituire un importante riferimento per chi volesse costruire storie con un esplicito sfondo scientifico.
La lettura, scorrevole come sempre, è consigliata caldamente a ragazzi e ragazze con gli occhi aperti sul mondo, a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Grande albero e il sogno del Mondo”, B. Selznick. Mondadori 2023




 

lunedì 28 agosto 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FAVOLE ANTICHE


Quando li ho visti, alla Fiera di Bologna, nello stand di Corraini, sono rimasta di sasso: avevo davanti agli occhi un pezzo della mia infanzia, rappresentato dai libri dedicati alle favole di Esopo, Fedro e Apione, illustrati da Pirro Cuniberti.
Si tratta di quattro libretti, stampati in brossura, intitolati così: ‘Favole della Volpe’, da Esopo e Fedro; ‘Favole dell’Asino’, da Esopo; ‘Favole del Lupo’, da Esopo e Fedro; ‘Favole del Leone’, da Esopo, Fedro e Apione, tutte tradotte da Mario Ramous, fine letterato e latinista, dal 1950 direttore della casa editrice Cappelli, di Bologna.


Di Bologna era anche Pier Achille (Pirro) Cuniberti, artista poliedrico, cresciuto all’Accademia di belle Arti di Bologna, dove insegnava anche Giorgio Morandi. Maestro del disegno, ma esploratore di svariate tecniche artistiche, raggiunge il successo internazionale negli anni ‘80.
Del suo talento di illustratore si accorge Ramous, che lo convince ad illustrare i quattro libretti dedicate alle favole di animali.
Ed ecco queste tavole coloratissime, che accompagnano favole assai note, oggi molto meno di allora, che raccontano le vicende, a sfondo morale, di una serie di animali, furbi, ingenui, forti, astuti, ingegnosi, ambiziosi.


Anche la scelta di raggruppare le favole selezionate in base all’animale che ne è protagonista, è originale e consente di vedere ciascun personaggio nelle diverse vesti di scaltro profittatore o ingenua vittima di raggiri.
Il tratto caratteristico dei disegni di Cuniberti è l’ironia: non c’è tavola in cui gli animali protagonisti non coinvolgano il lettore con sguardi di sottecchi, languidi, furbi, annoiati; basta guardarli per capire qual’è la morale della favola, chi sarà il povero gabbato e chi il furbo vincitore, in una girandola di situazioni in cui, qualche volta, anche i buoni hanno la meglio.


Corraini ripropone la vecchia edizione del 1952, proprio di Cappelli, esattamente com’era ed esattamente come la ricordavo: protagonisti delle mie letture infantili, ho letto e riletto questi libri fino a consumarne le pagine. Anche l’editore Principi e principi ne aveva curato un’edizione nel 2011, raccogliendo le favole del Lupo e della Volpe.
L’estro creativo di Cuniberti ha incontrato la carta stampata anche in un’altra occasione: insieme a Stefano Benni, altro grande emiliano, ha firmato nel 1984 ‘Stranalandia’, pubblicato da Feltrinelli.
Riproporre questi piccoli straordinari libretti, espressione del fruttuoso sodalizio fra Ramous e Cuniberti, grazie alla sensibilità dell’editore Corraini, consente ai piccoli lettori di oggi di avere fra le mani un vero gioiello dell’editoria italiana per ragazzi.
Ne consiglio la lettura a tutti e a tutte, per la bellezza e l’originalità di queste pagine.

Eleonora


“Favole della Volpe”, Esopo e Fedro, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole dell’Asino”, Esopo, trad, M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole del Lupo”, Esopo e Fedro, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023
“Favole del Leone”, Esopo, Fedro e Apione, trad. M. Ramous, ill. P. Cuniberti, Corraini 2023




giovedì 24 agosto 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


ANEDDOTI E NOTIZIE SULLA NATURA IN ITALIA


Entomologo e divulgatore, Gianumberto Accinelli torna in libreria con un interessante libro sulla natura in Italia: ‘Verde come l’Italia. Cento anni di storia del nostro paese attraverso i cambiamenti della natura’, pubblicato da Piemme.
L’andamento è aneddotico, presentando diversi casi che spaziano dalla intelligenza dei corvi all’obesità dei gabbiani, ma il filo conduttore è comune: mostrare ai giovani lettori e lettrici quanto il comportamento umano influenzi il mondo naturale e quanto questo possa costituire un problema per il nostro futuro.
A tenere insieme le diverse narrazioni, ogni capitolo racconta un diverso ‘caso’, c’è l’unità di luogo, parliamo della natura in Italia, e di tempo, l’ultimo secolo, un secolo che ha visto profonde trasformazioni, da paese agricolo a industriale.
Come in tutte le buone narrazioni divulgative, il libro di Accinelli rifugge dal sensazionalismo e presenta le situazioni anche critiche con oggettività, sfatando spesso leggende metropolitane.
Ad esempio, l’espansione dei lupi in pianura, soprattutto in Val Padana, non è dovuta ad una preoccupante espansione dei predatori, ma dal fatto che in quelle zone sono stati chiusi gli allevamenti di nutrie, per le pellicce, liberando gli animali in natura; le nutrie si sono adattate benissimo all’ambiente fluviale riproducendosi oltre modo e diventando, così, delle prede perfette, ben più facili da catturare rispetto agli ungulati, per i lupi. Insomma, i lupi in pianura ce li abbiamo portati noi.
Un altro aspetto interessante è rappresentato dall’introduzione di creature ‘aliene’ nel nostro ambiente. Un esempio noto a tutti è quello della zanzara tigre; meno conosciuti i casi di parassiti delle piante, la tingide del platano e la cicadella bisonte, che imperversarono nei primi anni ‘60 in Italia, portati, come si scoprì dopo, dalle navi e dai mezzi della Nato, provenienti dall’America.
Su questo interessante argomento, delle specie ‘aliene’ che si sono ben adattate dalle nostre parti, era già uscito il brillante libro di Editoriale Scienza ‘Per un pugno di ghiande’. 
Un ulteriore aspetto, in questo complesso rapporto fra natura e storia, natura e cambiamenti sociali, è rappresentato dagli effetti dell’urbanizzazione che, a partire dagli anni del boom economico degli anni Sessanta, ha modificato l’aspetto di montagne e campagne, lasciando spazio a specie animali e vegetali, e ha modificato anche l’aspetto delle città, dense di persone, di rifiuti e di animali che di questi si cibano.
Un esempio particolare è rappresentato dalla presenza dei gabbiani a Roma: le scelte dell’amministrazione capitolina, infatti, hanno determinato l’andamento della presenza dei pennuti in città, divenuta dilagante soprattutto dal 2013, anno in cui fu chiusa la discarica di Malagrotta. I gabbiani dovettero scegliere se tornare alla vita marina o approfittare dei debordanti cassonetti romani. Sappiamo bene com’è andata a finire. L’autore è convinto che una migliore gestione dei rifiuti, e già solo pensarla è un’azzardata utopia, e la presenza di qualche predatore, possa limitare, in futuro, la presenza prepotente dei gabbiani.
Da questi esempi e dagli altri presenti nel libro emerge un’immagine di complessità del rapporto che come comunità umana abbiamo con la natura; una complessità che andrebbe in primo luogo compresa e poi gestita. Mi auguro che tanti ragazzi e ragazze leggano questo libro, che consiglio a partire dai dieci anni, proprio per farsi carico di questa complessità, imparando a conoscerla e preparando un futuro meno incerto, comunque più consapevole.

Eleonora


“Verde come l’Italia”, G. Accinelli, Piemme 2023



lunedì 21 agosto 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

 

BAD CASTRO


Kevin Books, scrittore inglese noto soprattutto per ‘Bunker diary’, ma il cui capolavoro è, secondo me, ‘L’estate del coniglio nero’, ritorna in libreria con un romanzo pubblicato da Giralangolo: ‘Bad Castro’. Secondo i canoni dei precedenti romanzi, Brooks ci propone una storia ambientata nei sobborghi di Londra, dominati dalle gang di ragazzini. Questo binomio, gang e giovanissimi votati alla violenza più cieca, è la principale chiave di lettura di una storia avvincente, che inchioda il lettore in un crescendo di colpi di scena.
Il romanzo comincia con l’assalto di una gang ad una macchina della polizia, al cui interno, oltre a due agenti, si trovano una giovane poliziotta, Judy Ray, e un ancor più giovane delinquente, Bad Castro. Quest’ultimo è un leggendario capo della gang dei CTK, che però gli dà la caccia perché lo considera responsabile della morte di un altro boss. L’assalto è stato proprio organizzato per chiudere i conti, in una notte di rivolta, in cui il sobborgo di Cane Town viene messo a ferro e fuoco.
Judy e Ray, sopravvissuti all’imboscata, fuggono in un quartiere devastato dai saccheggi e dalle violenze in cui tutti sono contro tutti; cercano di nascondersi e di trovare una via di scampo, mentre le strade e i vicoli del quartiere sono percorsi dalle scorribande delle gang rivali.
Nei rari momenti di pausa, fra i due ragazzi si fa strada una sorta di complicità: anche Judy viene da quel quartiere, ne conosce bene le spietate leggi della strada. Mentre attendono l’alba, si rivelano reciprocamente verità impreviste e inconfessabili, scoprendosi più simili di quanto avrebbero potuto immaginare.
‘Bad Castro’ è una storia dura, violenta, che non lascia molto margine per qualsiasi idea di giustizia che non sia quella tribale delle gang, o quella dei legami di sangue. La morale disperata del personaggio principale viene esplicitata : ‘E il mondo reale è per lo più un ginepraio incasinato di cose ingarbugliate e annodate tra loro, e se abbia un senso oppure no non ha la minima importanza’.
Il predominio della violenza appare come una necessità inevitabile, n un mondo dominato da leggi brutali e immutabili: ‘...gang nemiche, nazioni nemiche...qual’è la differenza? Combattono tutti per le stesse cose, in fondo: territorio, potere, reputazione, vendetta.’
La linea di demarcazione fra bene e male non è così netta; ci sono poliziotti corrotti e un’idea di giustizia che poco ha a che fare con i tribunali.
Si tratta di una visione del mondo rassegnata al peggio, in cui gli attori sono destinati a svolgere ruoli immutabili e predefiniti. Si tratta più che altro di scegliere il lato della barricata, anche ribaltando il proprio punto di partenza.
In questo romanzo, Kevin Brooks esplicita, attraverso l’enigmatico personaggio di Bad Castro, ragazzino straordinariamente acuto sia nelle riflessioni che nella capacità di interpretare il suo mondo, un punto di vista forse troppo semplificato e privo di un reale contraltare: non abbiamo solo la rappresentazione, durissima, del mondo delle gang, ma anche una visione senza alternative del presente. Il mondo delle periferie urbane degradate, controllate dalle gang e da ben più temibili organizzazioni malavitose, ci viene rappresentato così, come un mondo chiuso, regolato da leggi tribali, in cui non può sopravvivere l’innocenza. Ai giovani lettori e lettrici il difficile compito di farsi un’opinione in merito.
Come ogni romanzo di Brooks, la lettura è avvincente, sostenuta dal ritmo incalzante e dai colpi di scena. Ne consiglio la lettura a lettori e lettrici maturi, con almeno quindici anni.

Eleonora


“Bad Castro”, K. Brooks, trad. B. Reale, Giralangolo 2023



giovedì 3 agosto 2023

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

E LA BIBLIOTECARIA È UN'OCA  

Il talento di Mr. Alce, Inga Moore 
orecchio acerbo 2023 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Ogni sera, dopo cena, quando tutti si erano sistemati comodamente intorno al fuoco in salotto, Alce raccontava loro una storia. Poi, una sera, Alce non riuscì a pensare a una sola storia che non avesse già raccontato. 'Perché non ci leggi una storia?' suggerì la moglie. 
Così Alce andò a bussare alla porta accanto per chiedere in prestito a Orsa un libro di fiabe. 
Ma Orsa non aveva un libro di fiabe. E non lo avevano neppure gli altri animali che vivevano nel bosco. Non Tasso. Non Volpe. Non Lepre. Non Talpa. Non i tre Cinghiali. E neppure i Castori avevano un libro di fiabe da prestare ad Alce." 

La mattina dopo Alce si attrezza: va in città, entra nella biblioteca comunale e dalla bibliotecaria che è un'oca prende in prestito una bella pila di libri. Torna a casa e la sera si mette a leggere storie scritte nei libri. Non ci sono solo i suoi familiari, ma anche Orsa con i suoi. E siccome Alce è un vero talento a leggere, da cui il titolo, si sparge la voce e, sera dopo sera, si aggiungono nuovi auditori: tassi, cinghiali eccetera eccetera. 
Il risultato è che nel salotto ormai ci si sta stretti come sardine. 


Così Alce si attrezza per la seconda volta: si procura un furgone, lo adatta alla bisogna, poi va alla solita biblioteca e la solita bibliotecaria oca gli dà così tanti libri in prestito da mettere nel furgone da farlo diventare un bibliobus (!). Torna a casa e nel suo intento ci sarebbe quello di organizzare una distribuzione tra tutti gli animali interessati. Peccato che nessuno di loro sappia leggere. 
Così alce si attrezza per la terza volta: insegna a Orsa a leggere e poi lei lo insegna al tasso che lo insegna alla volpe eccetera eccetera. 
Il risultato è che ognuno a questo punto decide di leggere da solo o in compagnia dei propri familiari e il salotto di Alce si svuota... Ma non sempre perché lui comunque rimane sempre il migliore a leggere e quindi il salotto continua a riempirsi, ma un po' meno... 

Credo sia chiaro a tutti, anche senza leggere la dedica del libro scritta da Inga Moore, che il messaggio che si vuole passare è quello del piacere della lettura, meglio se condivisa e, di seguito, sull'importanza delle biblioteche pubbliche eccetera eccetera. 
Visto l'argomento (un po' troppo ovvio a chi bazzica qui), e visto il lavoro che chi scrive ha fatto e talvolta fa ancora, ossia essere il Mr. Alce in diverse situazioni, sarà più utile tacerne e invece guardare in altre direzioni. 
Parrebbe più interessante quindi soffermarsi non tanto su ciò che Inga Moore abbia voluto dire e dimostrare, ma sul come lo abbia detto e su come lo abbia (di)mostrato. 
Volendo sintetizzare al massimo si possono notare alcuni elementi di interesse solo in apparenza laterali. 
Il primo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla disegnare e concepire un albo in questo modo. 


Il secondo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farle prendere le sembianze di una autrice di classici per l'infanzia. Chessò, una come Beatrix Potter, tanto per dirne una. 
Il terzo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla essere così sottilmente ironica nel raccontare una storia che altrimenti rischierebbe di essere mielosa un bel po'. 
Inga Moore è inglese di nascita. La Gran Bretagna non la dimentica neanche per un secondo, anche se viene trapiantata a otto anni in Australia. Non la dimentica al punto che una delle sue prime storie parla di un topino che tenta la traversata della Manica... 
All'età di trentacinque anni ci torna, in Inghilterra, questa volta per restare. E non va a vivere in un posto a caso ma ad Humpstead, ossia il sobborgo green di Londra: il quartiere degli intellettuali, degli artisti, degli autori come lei (Oxenbury e Burningham, tanto per dirne due, hanno vissuto lì). Humpstead, per intenderci, è lo scenario che lei sceglie per un altro suo fantastico libro che si intitola I sei pranzi di Sid. Lì a parte il gatto furbissimo, compare rappresentata una bella comunità di persone che lo allevano. Sebbene negli anni Novanta, con la grande crisi, Moore sia costretta a lasciare il suo appartamento, tuttavia è capace di trovarsi un altro posto altrettanto piacevole dove vivere: un villaggio nel Gloucestershire che di nuovo diventa scenario delle sue storie, dal Vento nei salici a Il giardino segreto, fino al nostro Il talento di Mr. Alce


Quindi la campagna inglese attraversa felicemente questo libro e le permette di essere perfettamente in linea con la più classica tradizione inglese del libro illustrato: grandi tavole doppie che si alternano a figure o piccole scenette scontornate che rappresentano un panorama rurale, punteggiato di villette semplici, a due piani in mattoni con comignoli sui tetti a spioventi, con grandi vetrate 'all'inglese', con vialetti e staccionate basse e siepi ben curate. 
È inglese l'arredo, la tappezzeria, i tessuti dei divani, le tazze e il tè o la cioccolata che contengono. 
L' inglesità permea ogni dettaglio, compreso il bibliobus, sebbene la guida sia inspiegabilmente a sinistra... 
Quindi è inglese tutto ciò che si vede ed è inglese il gusto compositivo della pagina: Potter rules! 
E qui subentra il secondo elemento, anche questo nel medesimo solco potteriano. Un mondo che agisce come umanità - almeno all'80% - ma che ha le sembianze di animali. I conigli, i rospi e le oche di Potter erano puntualmente vestiti come bambolotti (Inga Moore li lascia con il pelo al vento, ma fa delle impercettibili deroghe, gustosissime) e si comportavano, ragionavano e parlavano come piccoli omini, donnine e bambini, ma mantenevano una loro memoria interiore, un loro lato selvatico, che li rendeva ancora conigli, rospi e oche. 
E così Inga Moore quando dà vita alla catena dell'apprendimento della lettura, necessariamente si deve fermare tra la volpe e la lepre, oppure si diverte a ritrarre i cinghialetti che fanno merenda con tartufi scavati nel terreno... 


E qui subentra il terzo elemento messo in luce: l'ironia. O forse sarebbe più giusto parlare di humor inglese. La prima valvola da cui l'ironia esce come fosse un geyser islandese sono le posture che assumono i singoli personaggi: a partire dal modo di sedersi la sera intorno al camino della famiglia di Alce. Oppure il gioco di zampe dei cinghiali o le gambe accavallate dei tassi, o le dita incrociate del castoro in panciolle. Senza contare gli scenari diversi con il viavai in città e il pubblico misto nella biblioteca. E la bibliotecaria è un'oca. 


Intorno a tutto questo si intreccia un meraviglioso gioco di piccoli baluginii illustrativi che - si sa - è uno dei divertimenti che i migliori illustratori si ritagliano in assoluto silenzio: farcire le loro tavole di piccoli richiami, allusioni, riferimenti, citazioni. 
E chi li vuole scoprire qui è libero di farlo... Io taccio per non rovinarne il gusto. 

Carla