lunedì 12 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ESSERE DI CASA

Anastasia, di nuovo!, Lois Lowry (trad. Enrico Santachiara)
21Lettere 2021



NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)


"'In periferia!' esclamò Anastasia. 'Ci trasferiremo in periferia? Non voglio crederci . Non voglio credere che mi abbiate davvero fatto questo. Appena finisco il mio budino mi butto dalla finestra'. 'Siamo al piano terra' le ricordò sua madre. 'È da anni che salti giù dalla finestra di camera tua. La prima volta che lo hai fatto avevi tre anni e non volevi più fare il sonnellino'. 'Già'. Anastasia se lo ricordava bene. 'Quando sei venuta in camera mia per svegliarmi e non mi hai trovato, hai pensato che mi avessero rapita. E io invece ero fuori a raccogliere i tuoi tulipani'. 'Avrei potuto ucciderti. Non mi erano mai venuti dei tulipani così belli.'"


Un trasferimento è all'orizzonte. Da un appartamento nel centro di Cambridge, dove c'è il MIT e Harvard e dove si vede Boston sullo sfondo, a una casa nella periferia della città dove la qualità della vita, almeno per come la pensano i genitori di Anastasia, sarà migliore: un po' di verde intorno, una casa più spaziosa. Lei non è dello stesso parere. Quello che le sembra di sapere sull'argomento - supposizioni avventate secondo suo padre - lo ha appreso dai libri e dalla tv: in periferia vivono bambini tutti uguali che piagnucolano sui carrelli dei supermercati, signore con i bigodini rosa in testa, che se la fanno con i mariti delle vicine, le case sono arredate con mobili abbinati che non prevedono gli scaffali per i libri, ma solo tv giganti, coppe di frutta finta sui tavoli del soggiorno, e alle pareti solo poster della Sierra Nevada e, a tavola, in periferia si mangia cibo precotto consumato direttamente dalla teglia....
Nonostante Anastasia cerchi in tutti i modi di convincere i suoi del grande errore che stanno per fare, nonostante lei convinca anche il suo fratellino Sam a mettersi di traverso, il progetto dei genitori va avanti. Fino al momento in cui dal padre di Anastasia viene compilata l'ennesima lista con le cose che ognuno vorrebbe trovare nella casa nuova: una stanza piena di luce per dipingere, è la richiesta della madre, uno studio con alti scaffali per il padre, un cortile per giocare per Sam e per Anastasia, convinta così di chiedere l'impossibile (circostanza che li tratterrebbe a Cambridge giocoforza), la casa dovrebbe avere una torre...
Questa è la storia dell'estate dei dodici anni di una ragazzina del Massachusetts raccontata dall'alto del suo metro e settanta.


Grossomodo venti anni fa Mondadori pubblicava, nell'ottica di creare collane per precise categorie di lettori e lettrici, una serie dedicata a questa ragazzina. Nella prima storia, che Lois Lowry scrisse nel 1979, Anastasia aveva ancora nove o dieci anni e suo fratello Sam era appena nato. Spinta dai suoi lettori, al principio degli anni Ottanta, la Lowry la riprende in mano il personaggio e va avanti fino al 1995 e fino al 1999 si dedica al piccolo Sam. 
Anastasia, di nuovo! con un sottile gioco di ironia sul titolo, segna questo passaggio: Anastasia adesso ha 12 anni.
I libri Mondadori,riconoscibilissimi, con quelle copertine illustrate da Cinzia Ghigliano, sono stati una dozzina, fedeli a ogni uscita americana, compresi quelli su Sam.
Poi di Anastasia si perdono le tracce. Ma, mai dire mai.
Adesso ricompare, la Anastasia di dodici anni, da tutt'altra parte: un editore sideralmente lontano da Mondadori, riprende in mano il catalogo della Lowry - ad eccezione dei libri che le hanno portato la Newbery The giver (e i suoi sequel) e Conta le stelle che tutti noi abbiamo letto e amato - e pubblica in perfetta simmetria il suo ultimo romanzo All'Orizzonte (2020) e Un'estate da morire (1977), il suo primo, nella collana 'ragazzi' che ha come obiettivo 6 titoli all'anno. 
Che Lois Lowry scriva magnificamente (e Santachiara si dimostra all'altezza) è cosa nota e confermata, se fosse necessario, dalle due Newbery di cui è stata insignita. 
In Anastasia, di nuovo! - in particolare -  colpisce la sua capacità di dare spessore alle questioni di fondo, usando sostanzialmente un unico codice narrativo: il dialogo. Conosciamo Anastasia e la sua famiglia, gli amici, i vicini di casa attraverso quello che si dicono gli uni con gli altri. Come se la Lowry avesse acceso nella sua testa un registratore che con fedeltà riporta le parole (e quindi anche i pensieri) di ciascuno. In questa operazione lei è capace di mantenere una giusta distanza dai suoi personaggi, ma nello stesso tempo è lei stessa a incarnarli (la prefazione che il libro riporta è illuminante in tal senso), come altre volte ha fatto.
Per intenderci, già nella prima pagina del libro le prime 10 righe sono occupate da un dialogo serrato, come la maggioranza di quelli che la Lowry costruisce tra i membri della famiglia. Le ultime righe, a completamento, ci dicono già molto. Ci restituiscono una famiglia solida, in cui l'ironia è il registro comunicativo preferito che tutti sono in grado di utilizzare, una famiglia in cui ci si rispetta, ci si vuol bene, ci si ascolta. Una famiglia 'normale', della borghesia colta americana con una madre pittrice e un padre professore universitario, e due figli in crescita.
In questo senso la Lowry è molto 'americana' nella sua scrittura incalzante, ragione per la quale i suoi libri, dai Sappington in poi, sono sempre molto apprezzati dal pubblico dei più giovani.
Anastasia, di nuovo! non fa eccezione. Ciò che risalta in primo piano, nella sua scrittura, è la scatola scenica: ovverosia vediamo ciò che accade e lo sentiamo accadere, come se fossimo dietro l'obiettivo di una cinepresa o seduti sulle poltrone di un teatro.
Abile nella sua costruzione dei personaggi attraverso piccoli gesti, per esempio il tamburellare di Anastasia con le dita sulle pareti del corridoio tutte le volte che lo percorre; gesti che si ripetono con il compito di rendere coerente il contesto e chi lo abita e di mettere il lettore nella posizione rassicurante di essere già 'uno di casa'.
Nessuna voce fuori campo che spiega il perché delle cose che stanno accadendo. Evviva.
Questa scelta narrativa non esclude affatto che il lettore si ponga davanti a un certo numero di questioni, diciamo teoriche, interessanti. La prima e la più evidente ha a che fare con il cambiamento, l'inquietudine che segna il passaggio da un luogo conosciuto a uno pieno di incognite, il distacco da persone e luoghi che fino a ieri erano certezze. Ecco cose così. Si aggiungono interessanti riflessioni su quanto di noi ci portiamo dietro nell'entrare in una dimensione tutta nuova: in questa prospettiva ci sono pagine bellissime sulle copertine gialle e sui pesci rossi e sulle carte da parati. L'altra grande questione ruota intorno alla paura che il cambiamento genera. E non mi riferisco solo a quella di Anastasia, ma anche a quella della adorabile quanto scontrosa Gertrustein. In una perfetta simmetria, sullo sfondo infine c'è la grande questione: l'insicurezza di una adolescente che sperimenta sulla propria pelle l'affacciarsi di nuove sensazioni, di sguardi differenti, di trasformazioni del proprio stare con gli altri. E così anche qui c'è la curiosità verso il nuovo che si affaccia ma anche fortissimo il desiderio di non lasciare indietro ciò che è stato fino a oggi.
Da aggiungere alla collezione dei bei libri targati Lowry che, a breve, si allungherà ancora.


Carla

 

venerdì 9 luglio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DEI COLORI E DELLE COSE

‘Zehra. La ragazza che dipingeva la guerra’ è un romanzo liberamente ispirato alle vicende di Zehra Doğan, artista curda incarcerata in Turchia per aver diffuso l’immagine di un suo dipinto, raffigurante le distruzioni provocate dall’esercito turco.

L’azione si svolge nella città di Diyarbakir, nel Kurdistan turco, città molto antica e considerata la ‘capitale’ di quella regione.
La vita in quella città, nei fatti occupata militarmente dall’esercito turco, è raccontata con vivacità dall’autrice, Antonella De Biasi: le scuole, i campi, il mercato tutto rimanda ad una vita piuttosto lontana dalla tecnologia ma piena di cultura e di speranze .
L’autrice utilizza i colori per dare i titoli ai capitoli, divisi in due parti: nella prima parte racconta la vita libera della protagonista che, da bambina, immagina di viaggiare per il mondo e diventare una vera pittrice, affidando i propri sogni alle acque del Tigri: qui a guidarci nel mondo di Zehra sono i colori dei fiori e dei frutti di questa terra ricca di bellezze storiche e naturali, fino ad arrivare al grigio antracite della guerra, dei cannoni, delle bombe.
Aver rappresentato artisticamente e aver diffuso l’immagine di questa distruzione è il reato per il quale la ragazza viene arrestata, incarcerata e condannata a più di due anni di reclusione.


La detenzione occupa la seconda parte del racconto e i nomi dei capitoli sono quelli degli elementi da cui trarre fortunosamente dei pigmenti.
In carcere Zehra non ha nulla e così s’ingegna, fabbricando pennelli con i capelli e pigmenti dagli alimenti forniti dal rancio del carcere: verde prezzemolo, arancio curcuma, il rosso del pomodoro o del sangue mestruale. Usa carta da pacchi, fogli di giornale, tessuti, qualsiasi supporto va bene.
La sua fama varca le mura opprimenti del carcere, Zehra Doğan diventa il simbolo dell’oppressione del popolo curdo, diversi artisti si muovono per chiederne la liberazione, da Bansky a Ai Weiwei.
Nel 2019 viene rilasciata.



Ma la vicenda del popolo curdo resta lì, diviso fra più stati, negato nella propria identità: nel territorio turco i curdi non possono parlare la propria lingua, cantare le proprie canzoni, raccontare ai più giovani la propria storia. Dalla fine della Prima Guerra Mondiale l’idea stessa della nazione curda è stata messa nel cassetto, dividendone i territori in 4 stati diversi: Turchia, Siria, Iraq e Iran.
Antonella De Biasi è molto abile nel mescolare queste e tante altre informazioni sulla cultura curda, alle vicende personali e straordinarie di una giovane artista, oggi universalmente apprezzata nel mondo dell’arte.
Al termine del volume, un utile glossario e una ancor più utile bibliografia per tutti quei ragazzi e ragazze che avessero voglia di approfondire la storia di questo popolo perseguitato, cui aggiungerei, per la popolarità che ha conseguito e per l’immediatezza del linguaggio, ‘Kobane calling’, reportage a fumetti del viaggio compiuto da Michele Rech nella regione del Rojava.



Tutte le immagini che arricchiscono il volume sono di Zehra Doğan.
La lettura di questo romanzo può essere consigliata a ragazze e ragazzi consapevoli di quello che accade nel mondo, ma anche a quelli attratti dalle vicende di personaggi straordinari, a partire dai dodici anni; ma ne consiglio la lettura anche a lettori adulti, che si siano dimenticati di una delle vicende che maggiormente infiammano il Vicino Oriente.

Eleonora


“Zehra. La ragazza che dipingeva la guerra”, A. De Biasi, con i disegni di Zehra Doğan, Mondadori 2021





mercoledì 7 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DELLA FILOSOFIA E DEL TEMPO CHE PASSA 

Murdo. Il libro dei sogni impossibili, Alex Cousseau, Éva Loffredo
(trad. Simone Barillari)
L'Ippocampo 2021



ILLUSTRATI 
 
"10.
Ho sempre sognato di infilarmi in una busta da lettere.
Con una torta alle fragole, qualche candelina e dei fiammiferi.
Sulla busta ci sarebbe l'indirizzo di un amico. Gli lascerei aprire la cassetta delle lettere, poi accenderei le candeline. La busta prenderebbe fuoco.
Il mio amico ci soffierebbe su.
E io, in mezzo alle fragole, griderei: 'Tanti auguri!'"


Questo è il decimo sogno di Murdo, uno yeti che esiste e che - tra i tanti suoi sogni - vuole esistere fuori da un libro e vivere su montagne che non siano di carta. In barba a tutti quelli che credono che gli yeti non esistano, lui da grande grande sogna di avere un bambino, uguale a lui, ma più piccolo. Lo chiamerà Junior e lui lo chiamerà papà, ma sogna anche di essere qualcun altro, in un gioco complicato di scambi tra passati di persone diverse.
 

Murdo esiste e la prova provata sta nel fatto che è in grado di concepire, almeno in questo libro, 59 sogni impossibili: attraversare uno specchio, farsi un panino con tutto, girarsi un pianeta tra le mani, abitare nella scarpa di un gigante, essere obbedito da un fiume, aprire un museo di sospiri, nascondersi dietro una parola e fare merenda con un'isola....
Di certo vorrebbe incontrare quella persona che per la prima volta lo ha definito abominevole uomo delle nevi. Quel qualcuno non dimostra di essere gentile, né di intendersene, dato che lui da yeti alla neve preferisce di gran lunga sassi ed erba. E anche definirlo 'uomo' non gli pare una grande idea: sarebbe un po' come dire all'uomo che è lo spaventoso scarafaggio delle valli, o il bieco pidocchio delle città, senza per questo urtare la suscettibilità di pidocchi e e scarafaggi, ben inteso.


Questo è uno di quei libri che l'istinto e l'esperienza mi suggerivano di far decantare. Molti ne parlavano con parole elogiative, come di un libro fenomeno, cosa che di norma mi fa stare sempre un passo indietro rispetto alla prima linea. E mentre accade che il tempo passi, il libro non viene sepolto da altri, al contrario resta sempre lì a portata di mano. In questi ultimi due mesi è capitato più volte di riprenderlo per successive altre letture. Sempre con un velo di sospetto e di prudenza critica, l'ho riletto - per intero dall'1 al 59 - con l'intento di arrivare a una conclusione: si tratta effettivamente di una gradevole operazione letteraria, mascherata da libro per bambini? Un libro in realtà godibile solo da un pubblico di adulti, perché ai bambini passa allegramente sulla testa, senza nemmeno sfiorarla? Oppure, oppure potrebbe essere un buon libro di filosofia per tutti, bambini compresi?
 

Con il tempo e con la riflessione, ciò che accade è che a ogni nuova lettura emergono elementi che lo rendono sempre più interessante e soprattutto indelebile, in particolare nel suo aspetto così marcatamente grafico, caratterizzato per di più da una una scelta di pochi colori molto calibrata, anche loro indelebili.
Anche se nella bibliografia di Alex Cousseau non ci sono libri che i bambini non abbiano potuto apprezzare, pur nella loro complessità, da Dentro me a Il re senza reame, resto del mio parere: non tutti e 59 i sogni mi convincono appieno. Trovo più felici quelli in cui Cousseau si muove disinvolto sul sottile crinale tra realtà e assurdo, oppure quando gioca con il concetto di capovolgimento, oppure quando passa repentino da un'idea a una concretezza, da una forma grafica alla sua concettualizzazione più estrema.
 

 
Ecco in questi esiste un quid accessibile che li possono far diventare terreno di confronto, a casa o a scuola, in una lettura centellinata e condivisa. Potrebbe essere bello ragionare con bambini e bambine del silenzio dei sassi a cui raccontare le proprie confidenze, oppure della necessità che abbiamo degli altri per ricordarci chi siamo. Potrebbe essere bello infilarsi nei tanti giochi che lo yeti immagina sulla forma delle lettere che si generano sotto i nostri occhi.
Provare, non resta altro da fare.


Carla

lunedì 5 luglio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

RAGAZZI SELVAGGI


Sembra una storia come altre, dedicate al tema del bullismo, ma non lo è: ‘Ragazzi selvaggi’ di Luca Azzolini, pubblicato recentemente da De Agostini, è un esperimento ben riuscito di trasformare un’esperienza vissuta in un testo letterario che va ben oltre la testimonianza di fatti realmente avvenuti e più o meno trasfigurati.
Seguiamo le storie di tre personaggi: Luca, che racconta la sua parte di storia in prima persona, è un ragazzino che ha vissuto i tre anni delle scuole medie come un incubo, conta i giorni che lo separano dalla fine dell’ultimo anno sperando di rendersi invisibile alla banda di bulli che lo ha preso di mira; poi c’è il soggetto collettivo, i bulli della stessa classe di Luca, quattro ragazzi che per motivi diversi non possono che recitare la parte che si sono ritagliati: i ragazzi senza limiti e senza regole, alle cui angherie tutti devono sottostare; infine, c’è Mattia, un ragazzino di prima, che riesce a trovare il coraggio di ribellarsi, spalleggiato com’è da tutta la sua classe; a lui la vita sembra sorridere, con il primo amore che sboccia e un grande talento fra le mani.
Ogni giorno, segnato come pagina di un almanacco, vede queste tre voci intrecciarsi, con un’altalena di sentimenti, di emozioni, di tradimenti e di confessioni, nel microcosmo di un gruppo di ragazzine e ragazzini che vivono in un paese in provincia di Mantova, fra il Mincio e il Po.
Siamo nel 1997, diversi da oggi i giochi, le compilation di brani musicali, gli idoli televisivi.
Ma le dinamiche all’interno di un gruppo di ragazzi sono sempre quelle: la sopraffazione, la sfida continua a superare tutti i limiti possibili, e dall’altra le vittime, maschi o femmine che siano, così desolatamente indifesi di fronte alla prepotenza. In mezzo, i tanti spettatori, adulti o coetanei, che non vedono, non capiscono, non immaginano il lato tragico di una dinamica che sembra doversi riproporre all’infinito.
L’azione si compie tutta nel mese di maggio, quindi a poche settimane dalla fine della scuola; Luca cerca di sfuggire alle trappole dei suoi persecutori, grazie anche all’appoggio della sua unica amica , Marika. La banda di bulli si ingegna a trovare sempre nuovi modi per umiliare le proprie vittime, mentre Mattia insegue il sogno di quel sentimento così potente e sconosciuto che lo lega a Clara, sua compagna di scuola.
Solo che Marika, ad un certo punto, si ribella pubblicamente, Luca non la sostiene, anzi rivela un suo segreto. Marika verrà punita, ma deve esserlo anche Luca. Massimo, Alberto, Lorenzo e Mirco passano le giornate a cercare di trovare lo scherzo più grande che sia mai stato realizzato in quella scuola. Ma quello che hanno in mente non è una goliardata, vogliono sabotare la bici di Luca, solo che Luca negli ultimi giorni non esce nemmeno di casa e quindi cambiano obbiettivo.
Le storie di bullismo non sono certo rare e spesso mostrano un tono didascalico, ben attente a separare il bene dal male. Qui c’è un’importante dose di autenticità, una presa diretta sugli stati d’animo, le dinamiche incontrollate, l’incosciente superficialità dei ragazzini che rende il racconto vivo, credibile, efficace.
E’ un racconto ad altezza ragazzi, il mondo adulto è uno spettatore alquanto inconsapevole e distante. Non ci sono dei veri cattivi, gli stessi bulli ci appaiono piccoli, spaventati aspiranti gangster da quattro soldi e pagheranno il prezzo delle loro imprese.
Le vittime, viste con l’occhio adulto, hanno la soluzione a portata di mano, ma è proprio questo il brutto dell’essere giovani, insicuri, inesperti e molto soli: le vittime, ragazze o ragazzi che siano, non riescono a vedere quanto siano fragili i loro stessi carnefici, resi forti solo dalla paura altrui.
Ho trovato anche molto bella la ricostruzione d’ambiente, la bassa padana con il suo paesaggio così dominato dall’acqua, le sue campagne , le biciclette che volano sugli argini.
Luca Azzolini ha al suo attivo numerosi romanzi fantasy e di avventura, dedicati a ragazze e ragazzi. Qui mi sembra saldamente e felicemente ancorato alla realtà.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi, che vogliano guardarsi un po’ allo specchio, a partire dai dodici anni; ma lo consiglio anche a genitori e insegnanti che abbiano voglia di aprire gli occhi.

Eleonora


“Ragazzi selvaggi”, L. Azzolini, De Agostini 2021



venerdì 2 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA SOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE
 
La mia vita dorata da re, Jenny Jägerfeld (trad. Laura Cangemi)
Iperborea 2021


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)
 
"'Comunque ho fissato l'appuntamento dal parrucchiere per domani'. 'Disdicilo pure' risposi. 'Io non ho intenzione di tagliarmi i capelli'. Einstein mi urtò insistente il braccio con il naso umido. Era il suo modo di comunicarmi che voleva un'altra grattatina. 'Perché deve tagliarsi i capelli?' chiese la nonna. 'Perché non gli si vede la faccia.' 'E perché qualcuno dovrebbe volergli vedere la faccia?' La nonna sorrise e mi diede un buffetto sulla guancia. 'Era una battuta, darling, ma tu che sei così intelligente lo capisci. Hai una faccia talmente incantevole che dovrebbero stamparla su un francobollo.'"


Sigge, dodici anni, non è affatto convinto della sua faccia incantevole. Anzi, è sempre lì che cerca di nascondere con il ciuffo il suo occhio pigro. Ma non è l'unica cosa che vuole nascondere: anche il suo amore per il pattinaggio artistico, i suoi grandi occhiali da vista, il suo modo di saltellare, o il troppo entusiasmo che spesso dimostra. Vuole nascondere il fatto di non avere amici, e di essere stato spesso preso in giro dagli altri.
Ma tutto questo - Sigge ne è convinto - appartiene al passato, alla sua vecchia vita a Stoccolma. Ora si gira pagina: ha davanti a sé due mesi interi per potersi resettare e arrivare al primo giorno nella nuova scuola con tutte le carte in regola per diventare finalmente popolare. Il più popolare.
Complice il trasferimento per motivi economici della sua buffa famiglia - una madre al momento disoccupata, due sorelle più piccole, di cui una incapace di parlare a un tono di voce eccettabile e l'altra con un vocabolario di sole tre parole, cui si aggiunge un cane fedele - nella grande casa di Charlotte, guai a chiamarla nonna!, Sigge inizia il suo avventurosissimo conto alla rovescia verso la costruzione di un nuovo sé e, soprattutto, verso la fama.
Lontano dalla vita faticosa di Stoccolma, nel paesino di Skärblacka Sigge farà del suo meglio per raggiungere il suo traguardo. E lo farà secondo un approccio scientifico alla faccenda che lo vede mettere in elenco su un quaderno le cose da evitare (e magari anche quelle da fare).
Il racconto di questi cinquantanove giorni vissuti intensamente tra nonne in pajette e visoni impagliati, tra cetlioli e salsicce surgelate, tra nani da giardino rubati e gare automobilistiche clandestine, tra ruzzoloni sui roller e riprese cinematografiche un po' pulp.


Imperdibile. Per svariate ragioni. La prima e la più evidente è la qualità della scrittura, che noi apprezziamo attraverso una traduzione impeccabile.
La seconda è il tono impresso alla narrazione: una leggerezza che prende forza dall'ironia e dalla comicità, a tratti surreale, ma nel contempo da una evidente partecipazione emotiva di chi scrive, nei confronti di tutti i suoi personaggi e riguardo alla questione di fondo. In una modalità di sospensione di giudizio, tutta nordica. Neanche un cedimento per tutte le trecento pagine.
La terza ragione che lo rende speciale è l'intreccio narrativo: anche qui nessuna debolezza, al contrario una tensione forte che sostiene la lettura. Un plot fitto fitto di fatti che si susseguono e si incastrano ad arte l'uno dopo l'altro, creando nella storia in sé una robusta rete di avvenimenti che sono la base solida su cui poggiano i piedi, loro, i personaggi. Questi, e credo sia la qualità migliore del libro, costituiscono una galleria molto varia di caratteri umani. Tutti a loro modo unici.
A partire dalla più vecchia, la nonna che ha sempre uno sguardo aperto e attento nei confronti del mondo che la circonda. Guai a chiamarla nonna o mamma, in virtù del fatto che questi appellativi ne sminuirebbero il suo essere persona, Charlotte è una donna serena: nell'assecondare i desideri dei suoi tre nipoti, nell'essere un supporto per la figlia disoccupata e sotto stress , nell'ospitare l'unico pensionante del suo Royal Grand Golden Hotel, Krille Meringa che, dal canto suo è un visionario regista sempre in cerca del suo primo film. Questa anziana signora in tuta di pelle o strass è una donna decisamente stravagante, ma molto equilibrata interiormente e accogliente nei confronti degli altri. Il suo ruolo è quindi quello di naturale dispensatrice di buoni consigli per Sigge. Fino ad arrivare alle più piccole del gruppo: da una parte Bobo che tra un'ossessione per i cetrioli e una per gli animali impagliati di sua nonna, si barcamena come può, anche linguisticamente parlando, per poi stupire tutti alla fine e dall'altra Majken che, al contrario di Sigge, ha una gran parlantina ed è una vera catalizzatrice di attenzioni e di amicizie, nonostante non sappia esprimersi se non urlando. Tra questi due estremi anagrafici trovano spazio un gruppetto di adulti, ognuno con la propria idiosincrasia, ognuno peculiare a suo modo.
E poi c'è lei, la ragazzina dai capelli turchesi, la giornalista attenta del Blacka News: Juno. Sorta di deus ex machina della crescita in consapevolezza da parte di Sigge, su di lei si potrebbero scrivere pagine, ma si lascerebbe indietro sempre qualche dettaglio importante e sarebbe un peccato. Lei, ennesimo personaggio a suo modo originale, sa qualcosa su cui Sigge è ancora lì che rimugina. Chissà se dipende dal fatto che spesso a 12 anni sono le ragazzine ad arrivare prima a tagliare i traguardi? 
 
Carla



mercoledì 30 giugno 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

VESUVIO


Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio, conosciuti entrambi come autori, sceneggiatori e, nel caso del primo, anche attori di film e serie televisive di grandissimo successo, a partire da ‘Gomorra’, tentano un esperimento difficile: coniugare le ambientazioni e le tematiche delle storie ‘nere’ di camorra con una storia per ragazzi e ragazze. Il romanzo, pubblicato da De Agostini, è intitolato ‘Vesuvio’.
I protagonisti sono un ragazzo e una ragazza, rampolli di due famiglie rivali, che si cercano e si scontrano quotidianamente: Federico, detto Vesuvio, con il suo gruppetto di accoliti, tutti dotati di adeguati soprannomi, e Susy, al comando di un manipolo di Sirene.
Entrambi vivono all’interno della logica violenta dei clan: ogni offesa va cancellata con un livello superiore di violenza, anche se si tratta di storie di ‘ragazzi’, che in realtà non sono tali: il loro destino è già chiaro, pedine o futuri capi in clan che si contendono il territorio.
Dunque, Federico-Vesuvio e Susy-Sirena si scontrano in un crescendo che oscilla fra lo scherzo goliardico e l’offesa mortale.
Il padre di Federico è un capo clan e pensa di sfruttare questi litigi a suo vantaggio, scatenando la guerra contro il clan del padre della ragazza, per impadronirsi dei suoi territori.
Susy, intanto, è andata a Milano, a coronare il suo sogno da musicista; lì la segue Federico, appoggiandosi alla casa dello zio Gabriele, da anni esule volontario.
Lontano da Napoli, dai suoi fedeli amici, dal clima opprimente di casa sua, Federico riesce a vedere con maggiore chiarezza i propri sentimenti, ma è combattuto: è cresciuto in un ambiente che conosce solo violenza ed è solito nascondere i sentimenti più profondi, i lutti sotto uno strato di riti e miti che accomunano molti clan, fatti di fedeltà e tradimenti, di sete di potere, affari e un presunto codice d’onore, che di onorevole ha molto poco.
Federico, anche grazie allo zio, deve compiere un percorso doloroso che inevitabilmente implica la separazione da tutto quello che ha conosciuto fino a quel momento.
Il tentativo compiuto dai due autori è notevole: piegare il materiale incandescente delle storie della criminalità organizzata a una trama che si fonda sulle dinamiche interpersonali, sui percorsi di ciascun personaggio, alla ricerca di una via d’uscita dal vortice di violenza in cui sono calati.
Si vede con chiarezza la padronanza del mezzo comunicativo, i ritmi veloci, i cambi repentini di scena propri di una sceneggiatura; c’è una grande capacità di farci ‘vedere’ le situazioni, proponendo istantanee che immediatamente ci raccontano cosa sta succedendo. Meno credibile, però, l’altro lato della narrazione, più introspettivo; i personaggi dovrebbero avere più spessore, dovremmo sapere di più di loro e dei loro stati d’animo, le ragioni dei loro cambiamenti.
L’istantanea di Napoli, raccontata con gli occhi di adolescenti predestinati a un futuro di guerre camorristiche, è efficace, viva, dolorosamente credibile. La descrizione di queste generazioni di ragazzini, già condannati a una vita da malviventi solo per il fatto di essere nati nella famiglia sbagliata, è assolutamente realistica e risponde a tante realtà, meno eclatanti, in cui all’infanzia è negato qualsiasi futuro.
La lettura è avvincente e può sicuramente piacere a ragazzi e ragazze che apprezzino le crime stories, a partire dai tredici anni.
 
Eleonora


“Vesuvio”, M. D’Amore e F. Ghiaccio, copertina di A. Serio, De Agostini 2021



lunedì 28 giugno 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI BIGLIE E DI BURRO

Il mio amico geniale, Gary Paulsen (trad. Sara Saorin)
Camelozampa 2021


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)
 
"Non avevamo niente in comune, da nessun punto di vista, tranne il fatto di essere due emarginati, e questo ci attirava l'uno verso l'altro come due biglie di vetro che rotolano verso il centro di una ciotola, che gravitano una attorno all'altra, rimbalzano respingendosi di tanto in tanto, ma si avvicinano sempre più, e alla fine eravamo diventati amici."
 
L'uno, gracile, a casa con una famiglia disastrata alle spalle e a scuola con Chimmer che lo perseguita, non proprio un valente studioso, sempre in cerca di un lavoretto per alzare qualche soldo. L'altro, Harold, vestito come un trentenne impomatato, con una famiglia normale alle spalle, un cervellone che parla come un libro stampato, sempre in cerca di nuove esperienze, che spaziano dalla fisica degli elettroni, ai primi appuntamenti con una ragazza, dagli sport invernali più alla moda, alla ricerca di indipendenza grazie all'acquisto di una Dodge del '34.
Sono diversissimi tra loro eppure attraversano gli anni complicati dell'adolescenza, tenendosi su a vicenda. L'intraprendenza di Harold, contrapposta alla prudenza del suo amico, diventa un motore narrativo: per arrivare alle ragazze decide di iscriversi al corso di economia domestica e si documenta sui testi di Walter Raleigh e su un manuale di educazione sessuale per essere all'altezza del primo appuntamento, oppure indossa un paio di legni lunghi più di due metri per dimostrare che lo sci è uno sport affascinante, o ancora mette su un business con il recupero delle palline da golf cadute nel fiume per potersi comprare una macchina. Scettico, recalcitrante, dubbioso, ma fedele e leale, il suo amico è sempre con lui.
L'irresistibile Harold è un vulcano di idee, che in qualche modo hanno il merito di rivelarsi alla fine anche vincenti almeno quanto improbabili, un passo dietro di llui c'è il suo anonimo compare, che forse potrebbe chiamarsi proprio Gary, che ha l'arduo compito di tenerlo sulla Terra, a ogni decollo della sua fervida inventiva.


Quando nel 1998 uscì tra gli Shorts di Mondadori, una piccola e preziosa collana per tutti quei lettori spaventati dai libri di narrativa sopra le cento pagine, si ebbe la conferma che Gary Paulsen fosse uno scrittore di classe da tenere sempre nel mirino. In realtà Mondadori, il suo editore italiano, se lo dimentica ben presto e solo dopo molti anni altre case editrici più piccole, in ordine sparso, ripubblicano i suoi migliori libri che all'epoca avevano fatto storia. Ritradotti (qui a onor del merito integralmente), aggiornati i titoli (qui forse in cerca di un'assonanza con il titolo della Ferrante), si sono viste di nuovo sugli scaffali alcune pietre miliari della letteratura di avventura.
Il mio amico Harold, così era il titolo della prima edizione del 1998, indimenticabile nella traduzione di Angela Ragusa, rimane nella mia testa da quegli anni, principalmente per questa storia delle biglie nella ciotola.
A parte l'indiscutibile divertimento che la lettura genera - Harold è davvero esilarante e geniale nel suo modo di stare al mondo ed è molto divertente il contrasto di visione tra i due protagonisti - l'intero libro, ambientato nell'America degli anni Cinquanta/Sessanta, è attraversato da una questione che nel 2021 non è esattamente una novità in campo letterario, ovvero il racconto della ricerca di una propria popolarità, in altre parole del bisogno che ognuno di noi ha di sentirsi amato, o quanto meno accettato, dalla comunità in cui vive. Qui in particolare è l'adolescenza maschile a trovarsi al centro del problema: essere accettati come parte del gruppo dai propri pari, magari fare parte di una squadra di un qualsiasi sport, magari essere oggetto di interesse da parte di una ragazzina, magari sentirsi richiesti per una determinata qualità, fosse la simpatia, fosse una dote fisica o intellettuale.
Se sono questi gli obiettivi di Harold, al contrario quelli del suo anonimo amico sono molto più modesti. Lui ha una stima di sé stesso piuttosto bassina - si accontenterebbe di non essere picchiato e buttato nel cestino dei rifiuti quotidianamente da Dick Chimmer.
Tuttavia, pur non essendo una novità, la questione "dell'essere popolare" è oggi più di allora di estrema attualità, al tempo dei social, che definirei una vera urgenza sociale. Il fatto di metterla sul piatto dall'angolazione di due 'perdenti', con questo tono così 'scanzonato' non può che giovare al dibattito e al confronto e allontanarlo il più possibile da ogni fin troppo facile retorica.
Tuttavia, accanto a questa questione, c'è comunque un altra domandona su cui varrebbe la pena soffermarsi e che di nuovo riporta alle due biglie di partenza. Quali sono le 'dinamiche' che avvicinano due persone tra loro e le fanno diventare amiche, fidanzate o compagne di avventura? Si tratta di affinità o differenza?
In altre parole, è di nuovo un po' quella questione del pane e burro, che Zemeckis, con felice sintesi, mise in bocca a Forrest a proposito della diversissima Jenny.
 
Carla




 

venerdì 25 giugno 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

 FRONTIERA


Con un po’ di ritardo, rispetto ad altri editori più presenti nel mondo dell’editoria per ragazzi, anche Feltrinelli ha aggiunto una collana economica alla sua proposta per ragazzi e ragazze: nella Universale Economica Ragazzi sono confluiti titoli provenienti dalla collana Kids e dalla collana Up, oltre a titoli del catalogo generale. Pian piano stanno uscendo anche proposte originali, come la linea di gialli per ragazzi, e titoli pensati per uscire direttamente nella versione tascabile.
E’ questo il caso de ‘La frontiera raccontata ai ragazzi che sognano un mondo senza frontiere’, tratto dal testo di Alessandro Leogrande, prematuramente scomparso, con l’adattamento di Nadia Terranova.
In questo libro sono contenute alcune delle storie del volume precedente uscito nel 2015, a partire da un naufragio avvenuto vicino alle coste di Lampedusa nel 2013. Da questo episodio si dipanano una serie di storie: di chi si è salvato, delle loro storie prima del viaggio, le cui tappe sono magari durate anni; di chi ha salvato, ha aiutato, ha cercato di capire. Quello dei migranti è un popolo in cammino, dalle provenienze diverse, l’Afghanistan, l’Eritrea, tanti paesi dell’Africa sub sahariana. Su questi destini incerti incombe la ‘frontiera’, concetto assai variabile che si modifica nel tempo, mobilitando le speranze di chi vuole attraversarle e le paure di chi vuole difenderle.
E’ una frontiera anche quella che separa il tempo di prima e quello che verrà, con tutte le aspettative che comporta.
Leogrande più che fare un resoconto di eventi, raccoglie testimonianze e le riporta raccontando in prima persona, come se la lettrice o il lettore fossero lì con lui; c’è grande partecipazione e nessuna retorica, un desiderio profondo di capire la materia viva che anima un processo storico inarrestabile, la volontà di tante persone, ciascuna delle quali ha una storia e degli affetti da raccontare, di affrontare il pericolo perché quello che lasciano è una condizione di vita inaccetabile.
Nadia Terranova è stata molto brava nell’assemblare le storie tratte dal libro del 2015, rispettando lo sguardo partecipe dell’autore. Ne discende un libro molto intenso, decisamente drammatico nel descrivere le tragedie dei naufragi, i pericoli delle rotte per mare e per terra, le vite difficili di chi ce l’ha fatta.
 

Bellissime le pagine finali in cui l’autore si interroga sull’impotenza del nostro sguardo, utilizzando ‘Il martirio di san Matteo’ di Caravaggio, nel cui sguardo si identifica: assistere senza poter intervenire, cogliendo tutta la dolorosa violenza di un gesto ingiusto.
 

Qui forse, in questa dichiarazione di impotenza, che non è rinuncia all’azione, ho trovato forse il principale ostacolo alla lettura dei più giovani. Farsi carico di questa consapevolezza, del fatto che non possiamo cambiare alcuni aspetti del mondo, pur vedendone la profonda ingiustizia, è un processo difficile, che forse può essere anche interpretato come assenza di speranza.
E’ un tema complesso, che richiede maturità personale e consapevolezza del mondo, per questo mi sento di consigliare la lettura di questo libro, così intenso, così eticamente forte, a lettori e lettrici che abbiano almeno tredici anni, accompagnandoli nell’approfondimento di temi così importanti.
La frontiera è una convenzione, eppure rimarca un al di qua rispetto a un al di là che possono cambiare radicalmente le vite delle persone. Persone che raramente vediamo in quanto tali, etichettandole come migranti. Riflettere su questo tema nella sua concretezza è un primo necessario passo per superare la retorica, le false narrazioni, i pregiudizi e per cominciare a smantellare proprio quelle frontiere che hanno richiesto un tributo così alto di vite umane.
 
Eleonora


“La frontiera raccontata ai ragazzi che sognano un mondo senza frontiere”, A. Leogrande e N. Terranova, Feltrinelli 2021