lunedì 18 febbraio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOK! TOK! TOK!

Cicala, Shaun Tan (trad. Marco Ruffo Bernardini)
Tunué 2018


ILLUSTRATI

"Cicala in alto edificio lavora.
Immissione dati. Diciassette anni.
Malattie: mai. Errori: mai.
Tok! Tok! Tok!

Diciassette anni. Promozioni: niente.
Risorse umane dice: Cicala non umana.
Risorse: niente.
Tok! Tok! Tok!"



Cicala non ha a disposizione neanche il bagno. Deve fare dodici isolati verso il centro e il tempo usato gli è detratto dalla busta paga. Nell'ufficio dove Cicala lavora, cellette in muratura senza soffitto, i colleghi umani non portano a termine mai il lavoro e tocca a lei farlo. Non la amano, anzi la disprezzano. Il suo stipendio non le basta per pagare l'affitto di un appartamento, così vive nell'intercapedine di un muro di quello stesso ufficio, senza che la Compagnia lo sappia. Ovviamente. Dopo diciassette anni passati così, arriva la pensione: niente festa solo l'ordine di lasciare libero il suo posto. Senza lavoro, senza soldi, senza casa a cicala non resta che il tetto di un edificio abbastanza alto.
È arrivato il momento di dire addio a tutto questo...


Sull'angolo del cornicione Cicala guarda in avanti. E poi da quel grigio diffuso che è stata la sua esistenza fino a quel momento, Cicala muta. Da insetto con sei zampine, tre per lato, chiuse in una camicia bianca e in un completo grigio, atte solo a scavare e diteggiare su una tastiera, sul suo dorso spaccato e pieno di luce 'interiore' tira fuori finalmente il suo corpo nuovo e alato.
Altro che suicidio. Metamorfosi e rinascita a una vita libera. Non prima però di aver rivolto un ultimo pensiero agli Umani. 
No, non un pensiero, una risata.

Sarà una risata che vi seppellirà: 1905 fotografia dell'arresto di un anarcosindacalista a Parigi durante uno sciopero. Lo sghignazzo della classe operaia. 


A braccia aperte, ride. Con la sua camicia bianca in primo piano, tenuto per la giacca da due poliziotti, l'operaio viene avanti con sicurezza e ride, trascinandosi dietro la macchia scura dei due gendarmi in uniforme.
Pronunciata probabilmente da Bakunin alla fine dell'Ottocento, attraversa il pensiero anarchico ed è poi ripresa nel Sessantotto e scritta sui muri nel Settantasette, è la frase che si legge sotto questa foto (diventata poi un manifesto).
Quella risata diventa simbolo, estremo e infallibile.
È lo sberleffo di chi si sente fino all'ultimo libero nei confronti di ogni potere.
In questa direzione, la risata di Cicala, e di tutte le cicale che nella foresta cantano, è il simbolo della libertà nei confronti dell'oppressione.


Shaun Tan vola, è il caso di dirlo, sempre altissimo.
In un libro di poche pagine, in una rapida sequenza di frasi compresse crea un'icona di enorme potenza. Ed è lo stesso Tan a dirci che tanto del suo lavoro intorno a Cicala è stato quello di togliere, togliere, togliere. Per arrivare a mettere su carta solo il necessario. Infatti Cicala è immediatamente un'icona.
Da qualsiasi punto si voglia partire per ragionarci intorno, si trovano agganci che ne consolidano il senso e lo status di simbolo.
Uno. La cicala, animale che per eccellenza rappresenta la pigrizia, qui è lavoratore instancabile. Con riscatto finale.
Shaun Tan non ha paura di affondare le mani nel mito, nella favola di sempre, per darne una sua lettura e spiegazione originale.
Sarà difficile, da adesso in poi, d'estate, tra le cicale che friniscono, non andare con il pensiero alla sua Cicala libera e in pensione. E sarà difficile non sentirsi, con le dovute proporzioni, presi in giro come membri di quella stessa umanità che le libere cicale irridono.
Due. Il suo essere insetto chiuso in un abito umano e stritolato da una vita asfittica, fatta di ingranaggi in sequenza e la sua metamorfosi (al contrario) a mio parere ha il 'profumo' di Kafka. Kafkiana è la situazione, Kafkiana è la trasformazione, kafkiano il suo vivere al margine, il suo essere sempre a un passo dalla sua distruzione da parte del sistema, dal potere. Ma se kafkiano è lo spunto, molto più universale è la sua lettura del personaggio Cicala. È all'istante simbolo, icona, di tutti coloro che vivono lontano dai coni di luce, che sono laterali rispetto al mainstream, che vivono nell'ombra - 'nelle intercapedini' della vita sociale. Sono moltissimi i dettagli che si colgono nei disegni che a questo genere di persone e situazioni alludono.


Tre. Il linguaggio. È sincopato e anomalo. Per almeno due ragioni: da un lato dà voce a una relazione di tipo meccanico, molto più che interpersonale tra Cicala e Uomini. Dall'altro, ed è agghiacciante sentire la propria voce leggerlo, è la lingua dello straniero. Di colui che ha un vocabolario limitato e quindi limitante, in cui si perde ogni sfumatura (la bellezza delle lingue) per rimanere attaccato a un codice arido quanto disperato per arrivare a essere capito. Questo discorso andrebbe ampliato ben di più, perché necessariamente richiama lo straniamento su cui Tan tante volte, dall'Approdo in poi, torna a ragionare. Muoversi in un contesto estraneo, di cui non si conoscono (o riconoscono) forme, ritmi, tempi, luoghi e linguaggi, non è forse il fiume carsico che attraversa The Arrival?


Quattro (legato indissolubilmente al tre). L'appartenenza. Cicala è un'anomalia: un Insetto in un mondo di Umani. È diverso e come tale va trattato. Non a caso spesso Tan ragiona sull'invasione del pianeta da parte di creature 'diverse'. Uno per tutti: Rabbits. In questo senso, lui crea una sorta di immagine distorta di una umanità autoreferenziale, per mettere sul piatto la questione. Ognuno sarà libero di trovare le proprie risposte, ammesso che ci siano. Questa è la prova regina che siamo di fronte a un gran libro. 
And last but least, cinque. Il nesso fortissimo con il reale comportamento in natura delle cicale: la loro muta avviene in occasione della maturità (o della pensione). Con le due zampe anteriori adatte allo scavo del terreno (o alla tastiera di un computer) escono dal suolo (o dall'ufficio) e cercano un albero (o un alto edificio) dove arrampicarsi ed effettuare la muta. Lasciano definitivamente l'involucro ninfale e, dopo qualche ora, sono pronte per il primo volo. E la prima risata.


Carla


Noterella al margine. Come spesso accade, Shaun Tan anche per Cicala ha ricreato 'in vitro' dei piccoli scenari entro cui fa muovere il personaggio principale (un modellino tridimensionale e modificabile nei gesti), lo ha fotografato come se fosse su un set per studiarne l'incidenza della luce, e quindi ha usato le foto per la realizzazione delle tavole definitive. 



Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

venerdì 15 febbraio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IMPERFETTA


Questo è un libro sorprendente. ‘Imperfetta’, di Andrea Dorfman, pubblicato da Einaudi Ragazzi, è una breve graphic novel che racconta alcuni aspetti importanti della vita dell’autrice, partendo dal suo grande amore, il chirurgo plastico Dave.
Andrea e Dave si sono conosciuti molto giovani ed è nata subito un’attrazione profonda, minata da una contraddizione che parrebbe insensata: Andrea, la protagonista, è inchiodata alla sensazione della propria imperfezione legata a un naso troppo grande; Dave è una persona che per lavoro queste imperfezioni le elimina. L’atteggiamento di Andrea è contraddittorio, è giusto accettarsi per come si è, quando magari intorno ci sono persone all’apparenza perfette? Andrea ci racconta la storia del rapporto con il suo naso, da quando era bambina e magari qualcuno la prendeva in giro a quando, più o meno alle medie, acquisisce all’improvviso consapevolezza di quanto l’aspetto sia importante: e allora tutto, dai capelli arruffati ai brufoli, diventa importante e decisivo nel dare un senso a una giornata. Una reazione facile è quella di fingere che nulla di tutto questo sia importante. Ma la sensazione di inadeguatezza resta.


C’è questo intreccio di non detti: lei non riesce ad ammettere quanto le pesi il suo aspetto fisico e non riesce a dire a Dave quanto proprio la sua professione la imbarazzi. Per uscire fuori da questa impasse Andrea e Dave affrontano insieme una singolare prova di coraggio: raccontarsi qualcosa di estremamente intimo, che li rende vulnerabili.
La graphic novel tratta dal film d’animazione ‘Flawed’, centra un problema fra i più difficili da affrontare nell’adolescenza e ancor prima, quando si hanno ancora meno strumenti per valutare le proprie risorse e i propri limiti.
E quanto l’aspetto fisico, che fra i dodici e i quindici anni regala momenti di assoluta angoscia a ragazze e ragazzi, con i brufoli, il seno che comincia a mostrarsi, i baffetti, le voci che cambiano, sia determinante, al di là di tutto quello che i genitori proclamano, è cosa acclarata.
Come fa un’adolescente, come nel nostro caso Andrea, che scopre con dolore la propria inadeguatezza rispetto a un modello estetico dominante, che vuole le ragazzine come piccole donne perfette, a uscire viva da questo travaglio?


Dove sono le radici dell’autostima, dell’accettazione di sé ? Discorso quanto mai complesso che in questi anni è stato spesso affrontato nella saggistica psicologica. In questa graphic novel, che riesce a mantenere un invidiabile equilibro, sostenuto dalla garbata ironia dell’autrice, la soluzione appare semplice: non solo accettare le proprie imperfezioni, ma anche le ansie a esse connesse. E, possiamo anche dirlo, avere vicini buoni amici e un bel rapporto d’amore può aiutare moltissimo.
La scelta della Einaudi Ragazzi di pubblicare questa graphic novel individua automaticamente un target preciso, le ragazzine e i ragazzini delle scuole medie, anche se il testo è godibilissimo anche per lettrici e lettori decisamente più grandi; mi sembra un’operazione editoriale coraggiosa e giusta, che coglie nel segno di una delle caratteristiche più vistose dei tempi correnti: l’idolatria dell’immagine, l’assoggettamento di tante e di tanti a cliché sfornati dagli ‘influencer’ e dall’esercito di abili pubblicitari, al servizio delle società di marketing.
Ma nello stesso tempo è una storia semplice, raccontata con garbo e con una moderata dose di ottimismo.
Buona lettura

Eleonora

“Imperfetta”, A. Dorfman, Einaudi Ragazzi 2019

mercoledì 13 febbraio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


'ASPETTATI L'INASPETTATO'

Sono papà Schnapp e queste sono le controstorie che preferisco, Tomi Ungerer
(trad. Franziska Peltenburg-Brechneff)
Edizioni Clichy 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Un giorno papà Schnapp ha sentito parlare di un divano molto famelico che apparteneva a un certo signor Mulk.
'Se ne potrebbe trarre una meravigliosa controstoria!' ha pensato.
Quella stessa sera Papà Schnapp ha fatto visita al signor Mulk. E da allora nessuno lo ha più visto."

Maledetto di un divano, lo ha davvero fatto. Per la precisione il 9 febbraio.
E così questa diventa sul serio l'ultima controstoria di Ungerer.
Solo per dire che quel maledetto divano lo ha mangiato veramente a papà Schnapp e che dopo 87 anni bellissimi passati sapendolo sullo stesso pianeta dove vivo anche io, ora mi rendo conto che non è più così.
E mi dispiace tanto.
Di Tomi Ungerer cosa resta dopo che il divano del signor Mulk lo ha fagocitato?


In questi giorni, per circostanza, la sua bella facciona piena di rughe, il suo sorriso a denti storti, il suo candore di sguardo e di capelli. Un sorriso luminoso rivolto a tutti.
E da domani?
Le sue storie. I suoi disegni. Il bianco della pagina come suo habitat ideale. I personaggi pieni carattere. La sua visione del mondo, così netta. Il suo sguardo ironico. Il suo gusto per il mondo capovolto, assurdo. Il suo essere un classico al di là di ogni tempo e di ogni spazio. La sua tenerezza, come pure la sua scabrosità, la sua cattiveria capace di fermarsi un attimo prima di diventare crudeltà. 


Ironia del destino, questo è l'ultimo libro a sua firma pubblicato in Italia, ed è quello che, proprio per come è concepito, contiene diverse tracce del suo percorso artistico.
Non è certo il libro migliore che ha fatto, ma nella sua struttura non propriamente narrativa, nel suo essere composto per bozzetti, è mappa di orientamento di un'intera carriera.


Sono Papà Schnapp è di fatto una galleria di personaggi osservati da una certa distanza e raccontati in un pugno di righe. Ciascuno di loro indossa 'abiti' che calzano a pennello, perché confezionati da un sarto d'eccezione.
E' cosa nota che l'abilità di chi cuce diventi maestria nel dettaglio. Binomi perfetti sono i nomi con i personaggi, se possibile potenziati nella traduzione di Franziska Peltenburg-Brechneff: Coniglio Cazzaniga, i coniugi Picchioli, il conte Lonza, i fratelli Terremoto - Tromba-Trombetta-Trombone-Trombosi - il signor Cavoltubero e i signori Limpido, lui cieco e lei zoppa.
Il bianco del foglio, il suo luogo ideale: dominatore a tal punto del canone classico nella pagina incorniciata, da permettersi spesso e volentieri, diverse trasgressioni sul tema, dettate dall'ironia, da cui non si separa mai. Maestro nel colore (quel nero...).
Nel fatto che si tratti di controstorie, si individua un altro carattere distintivo: in quel 'contro' c'è la Weltanschauung di Ungerer: in senso politico, sociale, umano. Dietro una parvenza di ordine, di normalità e di comprensibilità delle cose, traspare la vena anarchica, sovversiva che da sempre attraversa le sue storie. Trasgressivo per vocazione, ha sempre avuto come motto personale 'Aspettati l'inaspettato'.


Il gusto per il ribaltamento, per l'assurdo lo ha sempre messo in naturale comunicazione con i piccoli e certa passione per il doppio senso, per il perturbante invece lo ha reso caro ai grandi. Questo doppio codice comunicativo negli Stati Uniti, alla fine degli anni Sessanta, ha segnato una battuta d'arresto nella sua carriera di autore per l'infanzia, che però non gli ha impedito di vincere l'Andersen nel 1998 e di rimanere quell'autore magnifico che è.
Detto questo, non smettiamo di essere tristi nel profondo.



Carla


lunedì 11 febbraio 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


SE IL GENIO E’ DONNA


Dunque oggi, undici febbraio, è la giornata che le Nazioni Unite hanno voluto dedicare alle Donne nella Scienza. Il tema è di recente stato affrontato in vari modi, dai libri per ragazze e ragazzi ai convegni. E’ un tema importante, in quanto esprime uno dei terreni su cui si manifesta in tutta evidenza la discriminazione di genere. Può l’occhio femminile portare un punto di vista differente sulle tante questioni aperte nel mondo scientifico? Comunque la si pensi, vanno abbattuti tutti quegli ostacoli che impediscono a ragazze e ragazzi l’accesso al sapere e alle professioni che vi si ispirano. Se può sembrare scontato e quasi ovvio, ricordiamoci che c’è chi, occupando posizioni di potere, ritiene opportuno ritornare al modello familiare anni ‘50, con le donne inchiodate ai fornelli e alle assi da stiro. Detto questo, quale migliore celebrazione di una ricorrenza che vorremmo non fosse solo formale di un libro firmato da Temple Grandin? Ricorderete la scienziata americana, affetta da autismo, raccontata da Beatrice Masini.
La sua vita, ricchissima e intensissima, dimostra come sia rivoluzionario rendere il proprio essere ‘speciale’ un grandioso punto di forza. La sua caratteristica principale è avere un pensiero eidetico, cioè pensare per immagini più che con le parole, riuscendo a visualizzare con facilità meccanismi, progetti, che poi vengono realizzati per fare prototipi anche con mezzi di fortuna.
In ‘Siamo tutti inventori’ la Grandin racconta la storia di alcuni grandi inventori, uomini e donne, intercalando queste storie con progetti di oggetti che si possono fare in casa. Ma non è solo un dotto manuale per farsi degli esperimenti domestici, è anche l’esposizione di una metodologia che consente di comprendere facilmente i principi fisici che rendono possibili tali realizzazioni.
Ci sono diversi capitoli dedicati ai materiali d’uso comune che possono essere piegati ai nostri scopi, capitoli dedicati a tipi diversi di esperimenti, tutto spiegato con grande chiarezza e divertimento.
Al di là di questo, che rende il libro un originale mix di storia della scienza e delle invenzioni insieme ad un manuale di esperimenti fai-da-te, ci sono all’interno molte interessanti osservazioni, che meritano di essere ricordate.
Intanto il ruolo della casualità in molte scoperte ed invenzioni, come a dire che spesso la genialità degli scienziati sta nel cogliere l’effettiva portata di quello che si presenta loro anche casualmente; poi c’è un’interessante distinzione fra le diverse metodologie con cui affrontare i problemi, in modo deduttivo o induttivo. Questa non è una distinzione nuova, ma diventa molto interessante perché applicata al particolare modo di concepire il ragionamento da parte di Temple, sempre molto empirico e concreto, partendo dall’osservazione dei dati di fatto e costruendo modelli che traducano l’idea in una cosa. Non a caso sottolinea più volte quanto sia stato importante per lei avere a disposizione gli strumenti per cominciare a costruirsi i giocattoli da sola e direi che già sarebbe una gran cosa dare a disposizione delle bambine i giochi considerati ‘da maschi’, come le costruzioni.
Infine una gustosa definizione del termine ‘nerd’, categoria cui l’autrice si iscrive senz’ombra di dubbio. Nerd è una parola d’origine circense, così ci spiega, che indica i creduloni, per poi evolvere il proprio significato in persona strana, vagamente asociale e genialoide. La sua conclusione, e questo farà felici tante ragazze e ragazzi, è che il futuro è loro, dei nerd, che hanno costruito la Silicon Valley e al momento producono Paperon de’ Paperoni e tecnologie a raffica.
Alla fine, però, quello che emerge è il ritratto di una donna straordinaria, capace di valorizzare i propri limiti e di farne fonte di conoscenza, di seguire le proprie inclinazioni e di divertirsi un mondo nel farlo.
Che siate nerd o no, leggete questo libro e date sfogo alla vostra inventiva, grandi o piccoli che siate!

Eleonora

“Siamo tutti inventori”, T. Grandin, Rizzoli 2019


venerdì 8 febbraio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ARRENDERSI ALL'EVIDENZA

Ma come, è sparito così? Catarina Sobral (trad. Marta Silvetti)
La Nuova Frontiera Junior 2019


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"...finché un giorno il mondo si arrese.
Sparì così da un momento all'altro. Nello stupore generale, non c'erano più piante, né animali, né oceani, né continenti. I politici si riunirono d'urgenza per cercare una soluzione."

In uno spazio piano brulicano persone che fanno domande, che fanno discorsi, che tacciono. Tutti inevitabilmente devono fare i conti con una ben strana circostanza: il mondo se ne è andato, ovvero si è arreso (!) ed è sparito. E con sé ha portato anche tutto il resto. E anche sulla pagina del libro sono rimaste solo le persone a guardarsi intorno, in un vacuum monocromatico diffuso. Solo lo stretto necessario è rimasto a creare contesto: una borsetta, delle sedie, una lavagna, qualche tavolo con un paio di computer sopra, un'astronave, un frigo aperto e una dormeuse con la relativa poltrona alle spalle.


I discorsi, le domande di tutto quel brulicare di persone converge in un unico punto: e adesso che si fa? Il politico di turno, quello con una bella camicia e un microfono in mano, fa sproloqui di difficile comprensione, il ragazzo con gli occhiali da sole, scialla, va al mare olografico con la ragazza e si gode la novità e in assenza di sabbia, i filosofi fanno i filosofi, gli astronauti gli astronauti, lo psicanalista ha il suo cliente e l'esercito marcia. 


Pagina dopo pagina si va avanti; arrivano persino i cuochi di cucina molecolare, ma spetta agli ecologisti farsi carico più degli altri della soluzione. Il loro punto di vista diventa quello diffuso: la bizzarra situazione è a un punto di svolta: è colpa dell'uomo (a pari merito con la donna) se la terra se ne è andata: questa è la vera verità.

Le due cose più apprezzabili di Catarina Sobral sono le idee e il modo del tutto trasversale che ha di raccontarle.
Anche qui non smentisce la sua poetica.
Come di solito, tutto parte in medias res, con un titolo che è una domanda e con una frase di avvio che echeggia nel vuoto, nel fondo nero dell'universo. Quello che doveva accadere è già accaduto, il mondo è andato. E già da lì ci viene offerto un modo per capire meglio. Se si sanno leggere i significati profondi delle parole, si scopre che il mondo non è semplicemente sparito, no: si è arreso. Arrendersi, non andarsene tout court, significa farlo con rassegnazione, con l'esaurimento dell'energia per combattere.
Ed ecco che arriva la trasversalità di Catarina Sobral. La situazione ben buffa si delinea, si mette a fuoco, dialogo dopo dialogo. I lettori in tal modo entrano 'nel mezzo' e partecipano della situazione come se fossero lì ad origliare. Si apprendono dettagli da frasi smozzicate, si evincono le posizioni delle diverse categorie sociali: dal politico che predica fuffa dal pulpito, agli ecologisti arrabbiati. E sono proprio questi ultimi che coagulano intorno al loro pensiero, la questione su cui Catarina Sobral vuole dire la sua.


A grandi passi, e il fumetto e il medium ideale per far andare veloce una storia, si va verso un bel finale.
 Va detto che la novità non sta nel fatto di sostenere che dobbiamo prenderci cura del mondo. Questo, come dire, è sulla bocca di molti (i fatti poi sono un'altra storia), ma l'originalità sta nell'idea di come dirlo. Un inizio forte dove, con una zampata, il mondo è al tappeto. E un finale ben studiato che lascia distante la banalità del dire a parole e si carica invece di forza con il disegno. Potente il crescendo per arrivarci e quell'ultima frase, che spicca nel riguadagnato silenzio, dopo tanto vocio, porta in sé un'eco primigenio, mitico. Sembra quasi che quella conchiglia e quei due pesci assumano un significato, questa volta tutto laico, analogo a quello che ebbe in altri tempi e in altre storie, la colomba con un rametto di ulivo nel becco. E tutto questo succede nei risguardi che all'inizio invece ci raccontano, in una composizione che pare alludere a Kandinsky e Delaunay, un cosmo in movimento.


Come sempre nei libri di Sobral la stratificazione di linguaggi e di messaggi prevede due pubblici diversi: da un lato gli adulti che si divertiranno nel cogliere la crudele stereotipizzazione di certi atteggiamenti, nonché l'ironia di alcuni dialoghi e monologhi e dall'altro i più piccoli che invece si godranno di più l'aspetto brulicante del disegno, un po' a matita e un po' a collage, e il diffuso gusto per l'assurdo.



Carla

mercoledì 6 febbraio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CANE PUZZONE E’ TORNATO


Di cani simpatici e variamente sovversivi ne abbiamo incontrati diversi: come dimenticare il protagonista di ‘Un giorno da cani’, vero gioiello di umorismo ‘british’ di inizio ‘900, oppure il cane di Jutta Richter, protagonista di ‘Io sono soltanto un cane’. Dunque il cane variamente combina-guai, il più delle volte amante delle peggiori porcherie, alimentari e non, è un personaggio ben presente e di successo garantito, nella letteratura per bambine e bambini.
A questa élite di personaggi più amati appartiene anche il Cane Puzzone, creato da Colas Gutman e Marc Boutavant; la sua storia è semplice, è un randagio, che vive in un bidone della spazzatura, puzzolente come una montagna di sardine, pieno di pulci e piuttosto tonto. Se non ci fosse Spiaccigatto, amico del cuore e compagno d’avventure, per Cane Puzzone la vita sarebbe davvero dura.
Nella storia da poco pubblicata, ‘Cane Puzzone s’innamora’, il nostro povero eroe dal cuore tenero cerca disperatamente una cagnolina di cui innamorarsi. Su suggerimento di Spiaccigatto, consulta un testo fondamentale, preso dalla nota collana di romanzi rosa Harleccani e tenta di seguirne i consigli. Si imbatte quindi in una odiosa cantante, Iena la Rossa, che schiavizza una povera cagnolina, piuttosto bruttina, ma con una voce fenomenale. Al nostro amico non resta che innamorarsi immediatamente, ma qualsiasi tentativo di conquistare la sua amata sembra destinato a fallire. Ma lui non si perde d’animo e il finale è degno del miglior romanzo rosa.


Questa volta gli autori si sbizzarriscono, con peripezie di ogni genere e una buona dose d’ironia che consente loro di giocare con il pubblico adulto, che si immagina accompagni i lettori e lettrici piccoli; sono citate due canzoni di Edith Piaf, a sottolineare la romantica atmosfera parigina, ‘Rien de rien’ e ‘Milord’.
Al di là di queste raffinatezze, lo stile scelto da Colas Gutman, autore, tra l’altro di ‘Rose non è una tartimolla’, è quella della comicità immediata, del gusto del grottesco, dell’azione concitata, del paradosso. Bambine e bambini, di sei, sette anni, ridono di gusto alle spalle del cane tonto, ma buono e a cui, alla fine, il destino regala sempre qualcosa. Marc Boutavant, illustratore molto conosciuto anche in Italia, fra testi di narrativa e di divulgazione, segue il testo consegnandoci le immagini di un simpatico tontolone, destinato per natura a finire nei guai; e così ogni personaggio, umano e animale, ha la sua caratterizzazione umoristica.


Questi sono testi in cui non vanno cercati significati altri: rappresentano il divertimento puro, con qualche chicca sparsa qui e là, per parlare anche agli adulti. Ambientazione molto francese, ma universalità dei personaggi, i pulciosi abitatori dei bidoni della spazzatura, cani e gatti e loro sodali, che vivono di espedienti.
Grande simpatia, dunque, e molte risate per una lettura scorrevolissima che accompagna i primi lettori verso testi più impegnativi.

Eleonora

Cane puzzone s’innamora”, C. Gutman e M. Boutavant, Terre di mezzo 2019


lunedì 4 febbraio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I BAMBINI DIVINI
La sfida di Anton, Gudrun Sketting (trad. Lucia Barni)
Beisler, 2018


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Spesso in questo mondo è tutta una quastione di equilibrio.
Come quando camminiamo sull'asse, con le braccia aperte in fuori e un piede davanti all'altro. Ine e io, dai nostri alberi. L'asse l'abbiamo trascinata da casa sua tanto tempo fa, quando suo papà stava rinnovando la cucina, e l'abbiamo sistemata tra due alberi, dal ramo più basso dell'uno al secondo dell'altro. Facciamo gli equilibristi quasi tutti i giorni."

L'equilibrio si consolida con la fiducia. E la fiducia ha a che fare con l'amicizia, infatti  sono amici per la pelle, Anton e Ine. Il rituale giornaliero prevede che entrambi camminino sull'asse e, una volta incontratisi al centro, facciano un ulteriore equilibrismo per lasciarsi spazio l'un l'altra per proseguire nel loro percorso. Ed è in questo frangente che Anton le rivela una notizia sconvolgente: la sua nascita la si deve a un 'incidente di percorso' tra suo padre e sua madre. Un profilattico fasullo e, a seguire, una gravidanza non cercata, imprevista. A Ine la notizia non pare travolgente, visto che lei è figlia di una provetta.
Ma quanto si deve sentire in colpa Anton? La madre perduta (se la è portata via l'autobus numero 15) e un padre sempre solo e lievemente depresso...
Anton è timido e impacciato, Ine è un vulcano di idee. Spetta a lei la organizzazione di una vera e propria crociata per 'recuperare' alla vita sociale il padre di Anton.
Il corso di maglia a cui lo iscrivono produce la conoscenza di Amalia 'la prosperosa' e una serie di magnifici equivoci e la consapevolezza quasi istantantanea, ma ormai tardiva, che lei non può essere quella giusta.
Tra ricerche scolastiche sull'educazione sessuale da fare con il suo amico Ole, tra i molti fraintendimenti con Ine, Anton cerca di gestire come meglio può la vita sentimentale del padre, ma se desse un'occhiata anche alla sua non sarebbe male...

Quando si dice il naso di un editore... A casa Beisler c'è da anni una ricerca attenta verso quella letteratura di matrice nordeuropea che sappia essere nel contempo lieve e profonda. In quest'ottica si sono avvicendati nel tempo, apriprista travolgente, Jutta Richter con i suoi animali e i suoi bambini, quindi Andreas Steinhöfel con l'ineffabile coppia Rico e Oscar, quindi la Parr con i meravigliosi Lena e Trille e la splendente Tonja Valdiluce. E adesso Gudrun Skretting, al suo esordio letterario già pluripremiato in Norvegia.
Tutti eredi della medesima temperie, tutti nipoti della capostipite Lindgren, questi autori fanno la loro fortuna in Italia (i libri di Richter, Parr e Steinhöfel hanno mietuto premi su premi o quanto meno sono stati selezionati in contesti di grande prestigio) per diverse ragioni che li accomunano.
La prima e incontestabile è la loro capacità di raccontare l'infanzia e l'adolescenza per quello che è: un mondo a sé, con proprie regole interne impermeabili al mondo degli adulti. In questo senso la Lindgren è stata l'antesignana, se si pensa allo spessore umano della coralità delle voci - dai 6 ai 16 anni - che raccontano, ciascuno con la propria visuale, l'estate, la villeggiatura in quel capolavoro che è Vacanze all'isola dei gabbiani
Pensate a certa selvatichezza dei bambini di Jutta Richter, o alla lettura che fanno Rico e Oscar delle 'astrusità' dei grandi. O ancora la Weltanschauung di Tonja o del cane Anton o della piccola Johanna.
In questo senso, è un autentico gioiello letterario il racconto dell'asse di legno che unisce i due alberi  di Anton e Ine e delle loro passeggiate in quota.
La seconda ragione risiede nel sano distacco che gli adulti si permettono nei confronti dell'infanzia. Non si tratta di nonni, genitori o zii degeneri, ma di adulti accudenti che nel contempo sanno dimostrare sempre nei confronti dell'infanzia un gran rispetto e la necessaria distanza e riconoscimento di alterità.
Ovviamente, già queste due sole ragioni varrebbero l'interesse da parte degli iperaccuditi bambini e bambine italiani.
Ma non basta. La terza motivazione sta in quella levità cui si alludeva in principio, levità che permette a chi scrive di toccare questioni altrimenti spinose. Si pensi solo alla squadra di genitori single in difficoltà che attraversano tutti questi romanzi. O ancora al poetico incipit in La sfida di Anton in cui da una gomma forata si arriva a un preservativo bucato e alla nascita di Terra e Luna. Questioni spinose, ma innegabilmente attuali e consuete; tuttavia altrove considerate tabù.
La quarta ragione sta nel diffuso ritmo indugiante che a tutti i piccoli protagonisti di queste storie viene garantito, riconosciuto e tutelato (anche questo aspetto ha a che fare con quel rispetto cui si alludeva poche righe sopra). I bambini e le bambine dei romanzi che vengono dal Nord si prendono il loro tempo e nessuno si azzarda a negarglielo.
La quinta ragione sta nel loro essere bambini divini piuttosto che bambini eroi. Non sono bambini che lottano e che affrontano il mondo con la spada, sono piuttosto bambini creatori di mondi.
La sesta e ultima ragione sta nella loro comune capacità di trovarsi partner all'altezza: Rico&Oscar, Trille&Lena, Tonja&Gunnvald, cui ora si aggiungono a pieno merito anche Anton&Ine.
Sebbene certe ingenuità e certe ridondanze siano lì a segnalare il fatto che si tratta di un esordio, tuttavia per tutte le suddette ragioni anche La sfida di Anton rientra in questa felice sequenza di buona letteratura.
C'è da gioirne.

Carla