venerdì 19 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TROPPO BREVE

Troppo opposti, Max Dalton
Il Castoro 2018


ILLUSTRATI

"Troppo caldo troppo freddo. Troppo grande troppo piccolo. Troppo lungo troppo corto. Troppo su troppo giù. Troppo tardi troppo presto. Troppo lontano troppo vicino."

In un libretto quadrato si avvicendano diciannove coppie di opposti.
Dov'è la novità? Non sarà il primo e nemmeno l'ultimo dei libri da mettere in mano ai più piccoli per farli giocare sulla relazione tra due caratteri tra loro contrari.


Eppure. Eppure qui c'è qualcosa in più. A partire dal titolo che, per una volta almeno, in italiano sembra funzionare meglio che in inglese dove l'assonanza interna si perde in Extreme Opposites.
Il primo scatto verso l'alto questo libro lo fa in quel 'troppo' che mette in allerta il lettore poco poco smaliziato. Come a dire che gli opposti che si snocciolano pagina dopo pagina non sono affatto gli opposti di sempre, ma portano in sé qualcosa di esagerato, di al di sopra delle righe.
E puntualmente accade.
Per intenderci, il caldo non è quello di una stufa accesa o di un solleone al mare, ma è il fuoco che un drago sputa contro il cavaliere in fuga. E sebbene il libro non abbia narrazione, quel 'troppo caldo' scritto a lettere cubitali potrebbe benissimo essere l'affermazione esasperata del suddetto cavaliere che, nel darsela a gambe, rinuncia a far fuori il drago perché è davvero 'troppo caldo'.
Lo stesso si potrebbe dire per il corrispettivo opposto: il Babbo Natale che, nel suo bagno al polo, sta tendando di ripulirsi e invece viene sommerso da una gragnuola di cubetti di ghiaccio sputati dalla cipolla della doccia.
Ed ecco il secondo scatto del libro: il contesto. 


Per ciascuno di questi esagerati opposti Max Dalton attinge a un repertorio di soggetti sofisticato, sottile e raffinato (la cui bellezza si coglie soffermando il pensiero su ciò che l'occhio vede), mai prevedibile e soprattutto senza scampo. Davvero non è possibile immaginare il troppo piccolo, più piccolo di così o il troppo giù, più in basso di così. 


Diavoli per il troppo giù, la cagnetta Laika per il troppo lontano, il troppo alto per il settimo nano non nano, il troppo basso per il principe di Raperonzolo, il troppo asciutto per l'arca, il troppo chiaro per Dracula. E così via andare.
È il terzo scatto deriva dalla vena di ironica crudeltà che attraversa in lungo e in largo il libro: primo esempio quello del cane che si tende al massimo ma non raggiunge l'osso perché la catena che lo tiene legato alla cuccia è 'troppo corta'. Lo stesso vale per lo sguardo interrogativo verso il lettore da parte del lottatore di sumo che si trova davanti un avversario piuttosto mingherlino.
O ancora il terrore negli occhi del paziente in sala operatoria quando vede l'equipe chirurgica che consulta le tavole di anatomia perché il suo intervento sembra davvero 'troppo difficile' per loro. Oppure il pirata all'arrembaggio che titilla il veliero da assaltare con la punta del piede perché la distanza che li separa è troppo larga...


Il quarto scatto è, ovviamente, il tipo di segno e la composizione della pagina. Oltre al bianco del fondo e al nero solo altri due colori si alternano : il rosso mattone e il turchese. Da graphic designer, Dalton sa che l'immediatezza è fondamentale e in questa prospettiva utilizza al meglio la relazione tra il disegno e il testo. Quest'ultimo dialoga in modo serrato con il primo, occupandolo (la mela gigante sulla testa del bambino contiene il troppo facile), oppure assecondando il significato di cui è portatore, troppo grasso e troppo magro, o diventa allusivo o entra persino in gioco con il contesto. Ai silenziosi mimi è arrivato in sorte un bambino urlante, 'troppo rumoroso'. E il povero sub...


Tutto questo (e molto altro ancora) segna un evidente plus valore del libro.
D'altronde Max Dalton nel campo della comunicazione visiva è un fuoriclasse e come tale concepisce tutta la sua produzione artistica, affidandosi a quest'ottica così tanto originale.
Se i libri con gli opposti sono attrezzi naturali di allenamento di giovanissime menti, Troppo opposti è una palestra intera in cui tanto i piccoli quanto i grandi possono andare a farsi dei bei muscoli.

 
"Pedagogicamente superiore" lo definisce il suo editore americano e il Wall Street Journal preconizza ininterrotte letture per interminabili giornate e nottate con divertimento diffuso per grandi e piccoli.
Da crederci.

Carla

Noterella al margine. E' uno di quei libri che quando chiudi, pensi...troppo breve.


mercoledì 17 ottobre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ALBO DISTOPICO, O FORSE NO.


‘Domani farà bello’, di Rosie Eve, pubblicato da L’Ippocampo, è un albo illustrato originale, che racconta con grande semplicità il dramma del cambiamento climatico, con un finale che rappresenta una prospettiva diversa e interessante.
Il protagonista è un giovane orso polare che con la sua mamma affronta le giornate belle e quelle brutte, le tempeste e le giornate di sole. Solo che le tempeste sono sempre più violente e il sole è troppo caldo, tanto da sciogliere i ghiacci della banchisa. 


Così, a un certo punto, mamma e cucciolo sono separati dal crollo di un pezzo di iceberg, su cui l’orsetto si troverà a vagare da solo, in mezzo al mare. 


Ci sarà il momento di doversi tuffare e cominciare a nuotare e continuare a farlo per giorni; per fortuna, quando si è stanchi, viene in soccorso un amico e il viaggio può continuare. E’ la mamma che parla e incoraggia ad avere sempre fiducia, perché lei sarà sempre lì ad attendere il ritorno del piccolo.
Qui c’è il brusco cambiamento di prospettiva. La mamma aspetta il suo cucciolo non più sulla banchisa, ma in un territorio nuovo, disegnato dalle città sommerse; come dire che noi, la nostra civiltà fatta di consumo compulsivo delle risorse, costi quel che costi, verrà letteralmente ricoperta dall’innalzamento dei mari, dovuto allo scioglimento dei ghiacci. Loro, gli orsi, in qualche modo se la caveranno, come hanno sempre fatto, certi del loro futuro e attenti a conservare il loro ambiente.


Dunque, convivono due registri di narrazione: da una parte l’esperienza drammatica della perdita, la ricerca e poi il sollievo di ritrovarsi insieme, con il ruolo di mamma orsa che, conducendo il racconto, incoraggia a non perdere mai la speranza; dall’altra lo sfondo dei cambiamenti climatici, la visione, apocalittica, ma realistica, di quello che potrebbe essere lo scenario futuro, a fronte del comportamento autodistruttivo che la specie umana sta mettendo in campo. E’ come se l’autrice volesse mettere in guardia, sottolineasse quanto, in una favola, può esserci di realismo, una prospettiva remota, ma non troppo, che può coinvolgere tutti noi. Non a caso il titolo inglese è ‘The bear and the change’, mentre in quella francese e in questa italiana, tradotta dal francese, si sottolinea il messaggio rassicurante: Domani sarà bello.


Se la linearità del linguaggio, la chiarezza delle immagini rendono la storia fruibile anche dai cinque anni, in realtà il centro narrativo di questo albo apre la porta a molte riflessioni e a molti approfondimenti che ha senso fare con bambine e bambini un po’ più grandi, direi dalla terza elementare in poi. Sarebbe bello ragionare con loro sull’idea di futuro che hanno, come se lo immaginano e cosa farebbero per renderlo migliore.

Rosie Eve è una poliedrica artista inglese, che ha grande familiarità con le tecniche tradizionali dell’illustrazione e con quelle digitali, nonché con il linguaggio del fumetto. L’albo, dunque, alterna tavole a tutta pagina o a pagina doppia, a pagine in cui il racconto accelera con sequenze di immagini che descrivono le azioni. L’autrice sottolinea la propria poliedricità, l’utilizzo di linguaggi diversi, ma sottolinea anche di prediligere un linguaggio chiaro e immediatamente comprensibile, che non a caso si presta perfettamente ad una storia che ha tanti contenuti diversi. La storia dell’orsetto che ha perso la mamma, la sua solitudine in mezzo al mare è resa con intuitiva evidenza, sollecitando la partecipazione emotiva del giovane lettore o lettrice. La visione del mondo futuro ha una limpida chiarezza, che esprime un indiretto grido d’allarme.
Bella sperimentazione, che evidenzia ancora una volta la capacità dell’editore, L’Ippocampo, di individuare novità interessanti del panorama editoriale europeo.

Eleonora

“Domani farà bello”, R. Eve, L’Ippocampo 2018





lunedì 15 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NON IN QUELLA CASA...

PEPI MIRINO e l'invasione P.N.G. ostili, Cristiano Cavina
Marcos y Marcos 2018


NARRATIVA PER GRANDI (da 10 anni)

"Per sbaglio, invece dell'icona di YouTube, toccò quella di fianco, dell'App Store. Nella fretta, poteva capitare. Ci voleva meno di un secondo a spingere il tasto home e tornare alla schermata iniziale. Ma la sua attenzione, in quel millesimo di secondo che impiegò il cervello a ordinare al dito di tornare alla schermata iniziale, fu attirata da un gioco nella parte alta dello schermo e capì al volo. Lo vide pure Santino e capì al volo. 'Quello non possiamo' disse, senza distogliere gli occhi dall'icona. Pepi ci aveva cliccato sopra, aprendo la pagina. Sul rettangolo verde c'era scritto INSTALLA."

Richiamo irresistibile e Pepi clicca. Da qui prende l'avvio l'avventurosa vicenda dei quattro ragazzini del Club dei Cecchini - Sofi, Giamma, Santino e Pepi - doppia coppia di cugini. I primi tre vivono a Borgo, il quarto si divide tra Borgo, dove vive con il padre, detto il Primo ingegnere e la nonna e la città dove vive con la madre, detta la Dottoressa.
Il divieto assoluto di scaricare giochi 'proibiti' sul suo tablet, Pepi lo ha molto chiaro nella testa. La frase che il padre non finisce di ripetergli ogni volta che lui cerca di estorcergli il permesso è sempre la stessa: No! Non in questa casa.
Una ragione ci sarà...
GTA, il gioco in questione viene, invece, scaricato.
A turno, ci giocano tutti e quattro; una notte però accade l'imprevedibile: un personaggio esce dallo schermo ed entra prepotentemente nella realtà e molla una gran legnata sulla testa di Pepi che cerca di prenderlo.
Ai grandi non si può dire la verità e persino gli amici del Club stentano a credergli, ma quando vedono con i loro occhi una nebbiolina verdastra che si alza dal tablet e da cui si materializzano personaggi dei videogiochi, la prospettiva cambia.
Occorre capire che cosa sta succedendo e per farlo occorre indagare sul contesto, sulle cause, sulle condizioni che lo rendono possibile.
Per loro diventa una vera missione e, nei ruoli assegnatisi (una stratega e ufficiale in comando, un ranger tiratore scelto, un addetto alla logistica e un esploratore), i quattro si danno un gran da fare, cercando di tenere i grandi fuori da tutto.
Quello che prima era solo un gioco ora ha assunto tutti i connotati della realtà, ma il problema è che nella realtà si fa sul serio.

Avventura pura che corre lungo un confine oggi sempre più labile: quello tra il vero e il virtuale.
Cavina, che tra i tanti meriti, ha anche quello di saper dare voce alla provincia e di saper costruire intrecci umani interessanti, questa volta costruisce la sua storia intorno a una questione non da poco che solo apparentemente riguarda i più piccoli: il mondo virtuale in cui tutti siamo - volenti o nolenti - immersi.
Come spesso accade, Cavina fa salve le cose che gli vengono meglio quando scrive, ovvero il contesto, la costruzione pulsante dei personaggi e la 'commedia umana' in cui si intrecciano le vicende e che per molti versi ricorda un'altra Commedia umana, quella tanto amata di Saroyan. Su questa robusta tessitura che tiene assieme tutti i personaggi della storia, grandi e piccoli, e li fa agire in uno spazio tutto sommato limitato, rigorosamente di provincia, ma a tal punto ben raccontato da diventare visibile e tangibile, appoggia un plot che ai suoi lettori sotto i 15 anni risulterà molto familiare.
Àncora sapientemente il gioco virtuale alla realtà, e lo fa con un salto mortale che solo la finzione narrativa può permettere. Ma è bravo Cavina perché non eccede mai, al contrario riconduce sempre l'assurdo a una dimensione 'credibile', trovandone in qualche misura una sua spiegazione logica.
E mentre è lì che illustra al lettore le ragioni per cui un videogioco può uscire da un tablet, trova anche il modo di mettere su questioni ben più universali che di fronte al virtuale, hanno una potenza incomparabile: una per tutte, la morte.
A chi non ne sa mezza di videogiochi, mi sento di consigliare di portare pazienza nella parte centrale del romanzo e semplicemente di 'crederci', perché accade dopo che la storia letteralmente decolli nelle mani del miglior Cavina.
Siamo già qui ad aspettare i prossimi due titoli...

Carla


domenica 14 ottobre 2018


L'ERBAZZONE  DOLCE

Dal corso di formazione di Hamelin fatto a Montesole mi son portata dietro un quadernino pieno di appunti, un po' di cose su cui ragionare, belle chiacchiere con gli amici e il ricordo di una buona torta. Verde.

Per colazione, in cubetti minuscoli - eravamo in molti - ci è stata offerta dalla Premiata Ditta Piccinini. Sparita in un batter d'occhio. 
Gli unici indizi che avevo a disposizione per ritrovarla erano 
1) la zona di provenienza: il reggiano e 
2) l'ingrediente verde: gli spinaci.



Ricercata in rete, vince su tutte (ogni famiglia pare averne una personale) la ricetta della Gianna, ufficio paghe, presa da un blog che si chiama Il grembiule da cucina.



Ingredienti:
Per la pasta frolla, io userei le mie consuete dosi

  • 125 g di farina 00
  • 75 g di burro
  • 50 g di zucchero
  • un tuorlo
    ma nella ricetta originale le dosi sono:
  • 100 g di farina 00
  • 50 g di burro
  • 50 g di zucchero
  • un tuorlo

Per il ripieno:

  • 200 g di spinaci crudi
  • 50 g di burro
  • 200 g di zucchero
  • 150 g di mandorle pelate e tostate
  • 3 uova
  • 2 bicchierini di Sassolino (ovviamente a Roma il Sassolino - liquore di Sassuolo - è introvabile quindi è stato sostituito da un liquore a base di anice e assenzio che ricorda un pochino il Pernod, così dice il barista da cui ogni fine settimana il professore va a procurarselo)
  • la buccia grattugiata di un limone



Preparate la pasta frolla come di consueto, ovvero il burro freddo a dadini lavorato con farina e zucchero preventivamente mischiate. Aggiungete il tuorlo, impastate ed è fatta.
Quindi imburrate la tortiera e infarinatela e poi stendeteci la pasta frolla
e mettetela in frigo.

Pulite gli spinaci e poi lavateli. Fateli appassire in padella senza asciugarli troppo e senza aggiungere acqua.
Strizzateli e ripassateli con un pochino di burro per una manciata di minuti.

Fateli freddare e poi tritateli con la mezzaluna.
Dopo aver tostato per un quarto d'ora le mandorle in forno tritatele nel frullatore ma non riducetele in polvere.
Montate i tuorli con lo zucchero, unite gli spinaci, le mandorle, la buccia di limone e il liquore.
Quando il ripieno sarà omogeneo, aggiungete i tre albumi montati a neve fermissima e mescolate con attenzione dall'alto in basso.

Versate il ripieno nella tortiera preparata e infornate nel forno a 200°.

Fate cuocere per 40 minuti, finché non scurisce e il bordo di frolla e la superficie della torta, quindi toglietela dal forno e fatela freddare nella tortiera.
Spolveratela di zucchero a velo, con le foglie degli spinaci che ne fanno la decorazione.



Poi servitela, ma prima fate indovinare agli altri quali sono le foglie raffigurate...



Carla


venerdì 12 ottobre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BALLATA GOSPEL


‘E’ un ragazzo, in quella bella età
In cui c’è entusiasmo e irruenza,
una passione per la libertà
che si trasforma in onnipotenza:
e misero il ragazzo che non l’ha,
e invecchia, da ragazzo, per prudenza.
Sian benedetti i sogni dei ragazzi,
anche se sono, o sembrano, pazzi.’

La storia raccontata da Roberto Piumini, nella sua più recente fatica editoriale, ‘Alzati, Martin. Ballata di Martin Luther King’, è quella dell’uomo politico americano che ha segnato profondamente la storia del suo paese, ma anche la nostra.
E’ un’impresa coraggiosa, quella condotta da un maestro delle parole, quale è Piumini: si tratta infatti di un poema in ottave, con incalzanti endecasillabi che regalano alla vicenda di King la densità del mito. Ed è giusto che sia così, se gli si vuole restituire il valore della sua impresa, condurre in modo non violento la battaglia per i diritti civili dei neri americani. Il racconto, accompagnato dalle belle, intense immagini di Paolo d’Altan, parte dalle radici della segregazione razziale in America ed è un’origine fra le più turpi, lo schiavismo. 


La tratta di esseri umani portò dall’Africa alle Americhe milioni di esseri umani destinati a lavorare nei campi di cotone o nelle miniere. Da questa infamia originaria, combattuta durante la guerra di secessione, sono discese le discriminazioni che hanno continuato a colpire la comunità afro-americana.
Piumini, nella sua coinvolgente ballata che si accompagna ai testi dei gospel, racconta le diverse tappe, gli eroi, e molto spesso le eroine che con i loro gesti hanno punteggiato un percorso di rivolta non violenta, di affermazione di diritti: Harriet Tubman, Rosa Parks, Jo Ann Robinson, Jimmie Lee Jackson e tanti altri che nella vita quotidiana contestavano le discriminazioni razziali. Certo non tutti hanno apprezzato la strategia di Martin Luther King e avrebbero preferito una lotta più diretta e aggressiva, come le Black Panther di Malcom X.


Ma il percorso di Martin Luther King, culminato nella marcia del 28 agosto 1963 a Washington e poi nel Premio Nobel ricevuto nel ’64, riassume in sé l’epicità di una storia di emancipazione che ha coinvolto milioni di persone.

‘Martin ringrazia, e nel suo discorso,
dice che il grande premio ricevuto
è cosa buona, perché dà soccorso
non solo ai neri che chiedono aiuto,
ma a ogni lotta che nel mondo è in corso
perché il diritto sia riconosciuto:
soltanto quando un mondo è capace
della giustizia, merita la pace’.



Infine, il 4 aprile del 1968, King viene ucciso, forse, da James Earl Ray, uno sbandato che incarna a meraviglia il ruolo del colpevole. Finita la sua storia, finito il sogno? Certamente no, se ancora oggi le città americane sono attraversate da violente contraddizioni inter-etniche; certamente no, se ancora oggi nel mondo, e qui da noi, si fanno, eccome!, questioni di pelle, di religione, di ‘civiltà’. Il ‘sogno’ di King, Piumini lo rappresenta come un incubo, fatto di barconi sovraccarichi che attraversano nuovamente il mare, trasportando nuovi schiavi, questa volta sulle civili sponde europee.
Vorrei, infine, sottolineare quanto le immagini di Paolo d’Altan rispondano perfettamente al ritmo e alla valenza epica del racconto: le sue tavole sembrano inquadrature cinematografiche, istantanee che fermano il gesto, lo sguardo, l’azione di questo o quell’episodio raccontato. Ne viene fuori una narrazione armonica, che procede di pari passo, fatta di parole e d’immagini.
Dunque, un grande coraggio nella scelta della forma espressiva di questo libro, ma anche il coraggio di sottolineare quanto quello che si è conquistato non è mai acquisito per sempre.
E’ giusto ricordare, è giusto vedere gli insegnamenti che la storia recente ci fornisce, un insieme di valori, conquistati ed affermati con grande fatica, che in ogni momento possono essere dimenticati o sviliti, relegati a cose da ‘buonisti’. Non si sottolinea mai abbastanza quanto l’ignoranza e l’indifferenza possano essere pericolose.


Per questo, consiglio una appassionata lettura ad alta voce di questo libro, magari non facile, a ragazze e ragazzi a partire dai 10 anni.

Eleonora

“Alzati, Martin. Ballata di Martin Luther King”, R. Piumini e P. d’Altan, Solferino 2018



mercoledì 10 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ALLA FINE DEL MARE, C'E' IL CIELO

Dolci di Luna, Chen Jiang Hong (trad. Tanguy Babled)
Babalibri 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Ogni sera, dal giorno in cui era nato, la nonna di Tian-Zi gli aveva raccontato la storia del Cammino del cielo e il bimbo ormai la conosceva a memoria. Un giorno d'autunno, Tian-Zi preparò un grande zaino, salutò la nonna e il padre e si avviò lungo il Cammino del cielo: voleva ritrovare sua madre."

Tian-Zi vuol dire figlio del cielo. Sua madre, la principessa Xian-Zi figlia dell'Imperatore di Giada, dal cielo guardava ogni giorno il mondo degli uomini, fino al giorno in cui decise di scendere sulla Terra. 
Mentre camminava ammaliata da colori e profumi incontrò un uomo che le chiese disperato di guarire la madre gravemente ammalata. Xian-Zi non solo guarì la madre dell'uomo, ma decise di restare sulla terra con lui. Il loro bambino è Tian-Zi. L'imperatore di Giada, resosi conto di essere sul punto di perdere la figlia per sempre, con la forza la riporta nel suo regno, il cielo. Ed è proprio verso il cielo che Tian-Zi si dirige in cerca di sua madre. 


Il viaggio è lungo e pericoloso ma con l'aiuto di una gru riesce ad arrivare alle porte del Palazzo. Ad accoglierlo tutto l'amore e la commozione della madre che, al colmo della felicità, per lui prepara con una ricetta segreta che sulla terra non esiste, i dolci di Luna. Si mangiano una volta l'anno con la luna piena. Ancora una volta però è l'imperatore che si mette in mezzo tra madre e figlio: caccia dal regno di Giada il piccolo Tian-Zi, perché a nessun umano è concesso viverci. Il dolore consuma la principessa a tal punto che suo padre le concede una volta all'anno, in occasione del ritorno sulla terra del bambino, di andare da lui con un paniere di dolci di Luna. I primi sarà proprio lui a prepararli.
Per ricordare questa storia, in Cina ogni anno si celebra la festa della Luna, a metà dell'autunno: le famiglie si riuniscono per godere dello stare insieme, e lo fanno anche mangiando i tradizionali dolci di Luna.


I fili con cui Hong è solito tessere i suoi bellissimi racconti ci sono tutti: l'amore tra genitori e figli, la separazione e il dolore inconsolabile, il viaggio e il coraggio di un bambino per affrontarlo, la terra e il cielo così diversi e lontani tra loro, la tradizione e il mito, la magia che attraversa la fiaba. E anche il suo modo di dipingere tutto questo è ancora lì, a conquistare lo sguardo.
Su uno sfondo di acquerello che si muove sul foglio prendendo la forma che l'acqua gli suggerisce, Hong governa il tratto sottile del pennino dedicato alle figure umane. Tra questi due opposti, in una sorta di piano intermedio, c'è il paesaggio, la botanica e l'architettura e qui il pennello di Hong imbriglia il colore e lo domina e lo ordina per dare forma e senso al racconto. 


Alterna, come sempre, tavole che riempiono il doppio specchio della pagina a sequenze più veloci e più contenute che sono riflesso del ritmo narrativo che accelera o rallenta. Certo è che alcune immagini raggiungono una potenza evocativa rara, anche in virtù dei colori che si accendono o si spengono a seconda del contesto. 


Intense sono le tavole dedicate alla bellezza della principessa, incorniciata dai fiori, e alla sua disperazione per il distacco dai suoi due amori, stravolta in uno sguardo feroce. Il percorso di viaggio del bambino, così come è raccontato per immagini, sottolinea la sua tenacia racchiusa in un corpo minuscolo, se paragonato alla natura circostante che lo circonda.
Tutto questo è attraversato dal mito legato alla festa della Luna. 
Lei, la luna, meravigliosamente ritratta nella sua pienezza, è testimone muta di quel che accade sotto di lei. Accompagna parti del viaggio, la salita in cielo sul dorso della gru. È testimone della durezza dell'imperatore. Talvolta, enorme sul fondo, illumina la scena, talvolta, discreta, si vela nei contorni. 


E come la luna è protagonista, lo sono anche i dolcetti che dalla prima ereditano il nome, la forma e un po' il colore. E, stando alla ricetta originale, ne rievocano la presenza discreta, al loro interno, nel tuorlo d'uovo marinato che nascondono. Quasi come fosse un omaggio, i pattern che di solito compaiono su questi dolci di luna Hong li ripete come elemento decorativo nei fregi architettonici o nelle grandi piastrelle dei pavimenti.
Sono molti i motivi di apprezzamento di questo libro, ma la ragione per cui andrebbe letto a distesa risiede nella grande verità che la gru pronuncia, piena di speranza, davanti a quel bambino in lacrime, stanco e abbattuto: alla fine della notte non c'è la notte, ma l'aurora, e alla fine del mare non c'è il mare, ma il cielo.


Carla

Noterella al margine: grazie di cuore a Francesca Archinto, che conosce evidentemente le mie passioni. La via verso i dolci di luna si è spalancata davanti a me. Il primo passo è stato procurarsi uno stampo adeguato e in legno. Domani è la volta dell'anko per il ripieno...

lunedì 8 ottobre 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


È LA VERA VERITÀ

Spugna e Sapone, Alan Mets (trad. Tommaso Gurrieri)
Edizioni Clichy 2018


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Com'è bello fare il morto nell'acqua!' dice Arturo ridendo.
'Che meraviglia riposarsi nel fango!' dice Giulio addormentandosi.
'E ora mettiamoci a prendere il sole' dice Arturo sbadigliando.
'Ron, ron, ron!' fa Giulio.
'Che rumore orribile!' ringhia Arturo."

La scazzottata è nell'aria. Arturo, il lupo, e Giulio, il maiale, se la stanno godendo un bel po'. Al fiume, c'è l'acqua che piace all'uno e il fango che diverte l'altro. Così, uno su una riva e uno sull'altra, passano il tempo.


Ma quanto durano due maschi (ma anche due femmine) in un unico specchio d'acqua senza litigare? E mentre sono lì che se le danno e si dicono di tutto, all'orizzonte appaiono 'due ragazze'. Sono della peggior specie perché sono le rispettive sorelle minori. E non importa essere lupo o maiale, le sorelle vanno spaventate a morte, comunque. Pieni di fango, i due fanno squadra e quelle, vedendoli così imbrattati, fuggono urlando. Ma la sorpresa è lì da venire e si materializza nei due padri che senza troppa delicatezza li ficcano nelle rispettive vasche da bagno e li strigliano a dovere, davanti agli occhi estasiati e crudeli di quelle due sorelle...


Alan Mets e il suo modo di raccontare senza peli sulla lingua è di nuovo in giro. Sempre un po' rasposi, sia nel disegno sia nel testo, i suoi albi sono di norma politicamente scorretti. Non hanno lieto fine, sono spesso caustici oppure, nella migliore delle ipotesi, ironici. Non si fermano davanti alle pruderie dei grandi, chiamano le cose con il loro nome e dicono sempre la vera verità.
E anche questo nuovo titolo, Spugna e Sapone, non sembra fare eccezione. 


La questione qui si concentra su due maschi 'rudi' che sono sempre sull'orlo di fare a pugni 'Cerchi rogna?' 'Tieni, prendi questa!' e che allo stesso tempo sanno essere solidali di fronte all'arrivo inaspettato 'delle ragazze'. E qui si sviluppano, magistralmente in un paio di righe di testo, ulteriori due questioni: maschi e femmine, fratelli e sorelle. Se fossero state due ragazze qualsiasi i due si sarebbero sotterrati nel fango per non farsi vedere e per non farsi criticare, visto come si sono ridotti, ma dato che le due femmine in questione sono le loro rispettive sorelle la prospettiva cambia. Con le sorelle bisogna essere implacabili. Quindi il lerciume che prima era motivo di vergogna ora diventa motivo di orgoglio, anzi di rivalsa. Le due corrono via, inorridite, all'apparenza.
La situazione sembra risolta, ma con le donne non lo è mai in modo definitivo...
Mets però prende tempo e propone un incontro risolutore e definitivo con l'autorità paterna che ristabilisca un po' d'ordine. Giulio e Arturo, di fronte ai due padri infuriati, perdono tutta la loro baldanza e finiscono inesorabilmente sconfitti dentro la vasca. Va da sé che questo sarebbe un finale scontato, e poco metsiano. Infatti arriva il colpo di coda finale con le due femmine che, scambiatesi i fratelli, dichiarano la loro supremazia intellettuale e affettiva al mondo intero. E a quei due non resta che prenderne atto. 


Forse non è il suo miglior libro, l'ineguagliabile Le mie mutande è un'altra cosa, tuttavia anche qui si riconoscono i due tratti che fanno di Mets un grande autore. La sua schiettezza nel raccontare un mondo di anti eroi e il suo disegno scabro. Cool!


Sempre un po' sgangherato e 'sporco' ma efficacissimo e diretto, con quel contorno marcato e tremolante su fondi neutri e spesso con un colore dominante. Incurante delle smancerie, della raffinatezza, della precisione o della strizzatina d'occhio al lettore, grande o piccolo non pare importagli, sa essere dannatamente onesto nel raccontare la vita, così come va davvero.
E meno male che c'è qualcuno che lo fa e qualcuno che lo pubblica.


Carla