lunedì 18 novembre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


NERA


La graphic novel ‘Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin’, scritta da Tania de Montaigne con i disegni di Emilie Plateau, è rilevante per due validi motivi: il primo, sicuramente più significativo, perché si staglia sullo sfondo delle biografie politically correct che hanno inondato le librerie negli ultimi anni; il secondo perché segnala l’interesse di un editore squisitamente rivolto ai ragazzi, Einaudi ragazzi, verso il linguaggio della graphic novel, con testi, per altro, molto trasversali e graditi sicuramente anche al pubblico adulto.
Veniamo al nostro testo: ‘Nera’ racconta la vicenda di una ragazzina nera, Claudette, anche lei di Montgomery, come Rosa Parks.
La storia di Claudette Colvin precede di poco quella di Rosa Parks e ha come oggetto il rifiuto della quindicenne di colore di cedere il posto a un bianco; la reazione della polizia, intervenuta su richiesta dell’autista del bus, è violentissima e il processo che ne deriva, con relativa inevitabile condanna, provoca l’inizio di quello che poi diventerà un movimento organizzato: il boicottaggio dei mezzi di trasporto da parte della popolazione di colore. E’ quello l’inizio di un movimento di protesta che vedrà protagonista Martin Luther King.


Se questa parte della storia americana è abbastanza nota, grazie ai libri e biografie dedicati sia a lui che a Rosa Parks, meno raccontata è la situazione di partenza, la legislazione che garantiva le segregazione razziale nell’America degli anni ‘50: le cosiddette leggi ‘Jim Crow’, che vietavano ai neri l’accesso ai locali dei bianchi, alle scuole dei bianchi, alle professioni legali. Claudette cresce in Alabama, quel sud dell’America che alla legislazione segregazionista affiancava l’azione criminale del Ku Klux Klan.
La nostra storia inizia proprio così, calandoci nei panni di una ragazzina nera nell’America razzista, in cui ancora non c’era nemmeno all’orizzonte la possibilità di ribellarsi.
E’ il 1955 e una ragazzina nera, sola, sull’autobus segregazionista, si ribella.
Come un sassolino può dare vita a una valanga, così un gesto forse impulsivo dà il via al grande movimento per i diritti civili che ha cambiato, ma solo in parte, l’America.
La narrazione di Tania de Montaigne è asciutta, severa, non risparmia alla giovane lettrice e al giovane lettore gli aspetti più duri di questa vicenda e viene assecondata dai disegni della Plateau che, in una resa sempre frontale della scena, fa scorrere sotto i nostri occhi un film, semplice e durissimo, che racconta di solitudine, di diritti violati, di ribellione e solidarietà. I colori sono pochissimi, oltre al bianco e al nero, solo l’ocra e il marrone, che raccontano con efficacia la città di Montgomery e le sue dure leggi.


E’ una bella storia, che mi ricorda la ballata che Roberto Piumini dedica a Martin Luther King; ed è un bel personaggio femminile al di fuori di qualsiasi retorica.
Queste sono storie che riguardano gli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso, solo apparentemente distanti, in realtà di un’attualità spaventosa.
Bella operazione, quella di rendere giustizia a un’eroina quasi sconosciuta e di raccontare il lato oscuro dell’America; che poi è un modo per illuminare il presente con la memoria di un recente passato.
Einaudi Ragazzi propone ancora una graphic novel, ed è riteniamo una precisa scelta editoriale, che si pone al confine fra lettura giovanile e adulta, esplorando un territorio ancora poco frequentato, anche se in generale la produzione di fumetti per ragazze e ragazzi è in grande crescita. La risposta del pubblico adulto è contraddittoria, oscillando fra una sottovalutazione e una sopravvalutazione del linguaggio del fumetto, ritenuto di volta in volta troppo semplice o troppo raffinato.
In realtà, come per qualsiasi altra produzione editoriale, vanno valutate le proposte per quello che sono, di buona o cattiva qualità.
In questo caso, non credo ci siano dubbi nell’indicare in questo libro una delle migliori proposte, in termini di graphic novel per ragazzi, di questo finale d’anno.

Eleonora

“Nera. La vita dimenticata di Claudette Colvin”, E. Plateau e T. De Montaigne, Einaudi ragazzi 2019


venerdì 15 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


WHERE THE WILD THINGS ARE

L'isola schifosa, William Steig (trad. Daniela Magnoni)
Rizzoli 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"C'era una volta un'isola bruttissima, brullissima, schifosissima. Era ricoperta a perdita d'occhio di pietre aguzze e vulcani che ruttavano fumo e fiamme, vomitavano lava bollente, sputavano dardi velenosi e rane a due teste.
Sulle piante sbilenche, deformi e spinose dell'isola non sbocciava mai neppure l'ombra di un fiore."

E questa isola brulla era squassata da terremoti e da eruzioni di vulcani, tempeste di sabbia, cicloni. Durante la notte, tutto ghiacciava, per poi ricominciare a muoversi il mattino seguente.


Su quest'isola, circondata da un mare infestato da ogni genere di animale orribile e pericoloso, compresi i granchi dalle chele giganti, vivevano altrettante creature terribili. Con forme tra loro molto diverse: rachitici o giganteschi, con speroni, artigli e tentacoli, con occhi e altre parti sistemate a casaccio sui corpi. Gli insetti erano grandi come barracuda e il loro aspetto era terribile. Le creature cenavano l'una con l'altra, ovvero si divoravano a vicenda e ogni volta che si incrociavano sputavano, sibilavano. Tra loro non c'era simpatia reciproca: al contrario erano invidiose e gelose della loro bruttezza. Vivevano nei vulcani oppure nuotavano inquinando le acque del mare con il loro veleno. 


La sofferenza degli altri generava in loro puro piacere. Le creature schifose vivevano felici, facendosi del male a vicenda. In qualche modo quell'isola era il loro paradiso.
Finché un giorno dal terreno roccioso sbocciò qualcosa di mai visto: un fiore bellissimo. Tutti lo guardarono con sospetto, quindi paura e poi rabbia. Fu subito guerra: serpeggiava il dubbio che fossero gli altri a piantare qui e lì fiori magnifici per diffondere il terrore. C'è chi andò fuori dai gangheri, chi fuori di testa e fu scontro totale di tutti contro tutti. Questo provocò l'estinzione dei mostri sull'isola che, fiore dopo fiore, pioggia dopo pioggia, smise di ghiacciare la notte e cominciò invece a essere un luogo meraviglioso, circondato da un bel mare blu.



Steig al suo quarto libro, il primo pubblicato per la nascente casa editrice Windmill. Siamo nel 1969 quando esce per la prima volta con il titolo The Bad Island (il titolo fu poi cambiato, in una edizione successiva, in Rotten Island).
Steig non è certo agli esordi della sua carriera di vignettista del New Yorker per il quale lavora già dal 1930, ma sta muovendo i primi passi, per nulla incerti, nel mondo dell'editoria per bambini. Ha già all'attivo CDB! - un capolavoro di scrittura criptata, intraducibile- Roland the Minstrel Pig e soprattutto Sylvester, ovvero Silvestro e il sassolino magico, forse il suo capolavoro che lo ha fatto entrare nell'empireo degli autori classici e che gli ha fatto vincere la Caldecott Medal, l'anno successivo.
L'isola schifosa è per certi aspetti un unicum nella sua produzione, ma ha in sé anche molti dei caratteri della sua poetica. Un unicum forse per il fatto che è una storia corale e forse anche perché attinge a un immaginario di creature inventate e non fa riferimento al più consueto e frequentato mondo degli animali parlanti che popolano la stragrande maggioranza dei suoi bellissimi libri.
Altra caratteristica che la rende unica è l'uso del colore e del disegno che sembra non volere confini o limitazioni. In questo senso, la storia che comunque ha una sua morale interna, sembra essere terreno fertile per far crescere un disegno sempre più incalzante e sempre più divertito e folle. 

 
Lo stesso accade con il linguaggio. Ma in questo caso, la vulcanica atmosfera offre spunto per un racconto carico ed esuberante, costruito spesso sull'elencazione e sull'accumulo di dettagli raccontati.
Tuttavia Steig conferma il sapientissimo uso della sua lingua, leggerlo in inglese fa la differenza, che nonostante la follia raccontata non perde mai il proprio rigore, la propria esattezza e sincerità. La sua lingua, non sempre rispettata in questa traduzione, sa essere immaginifica e precisa allo stesso tempo: gioca con i suoni, ma mai bamboleggia con parole inventate o diminutivi o accrescitivi che avrebbero lo scopo di blandire, fare l'occhietto a chi legge.
Non è impresa facile tradurre bene Steig, ovvero trovare e rispettare la vena lirica che compare talvolta e quella più concreta che però ha il merito di renderla unica e indimenticabile (per intenderci la balena Boris che giace sulla spiaggia è 'breaded', impanata. Il più asettico 'spiaggiata' così come è arrivato a noi, perde parecchia della originaria corporeità).


E a proposito di espressività, L'isola schifosa, è uno straordinario repertorio di disegni totalmente folli, che tanto ricordano quelli dei bambini che inventano davanti a un foglio bianco di carta e che per questa ragione forse sono stati di ispirazione per quelli che ha disegnato nel 1989 Quentin Blake per il testo di Russel Hoban, Mostri).
Il lavoro che Steig fa con il disegno e il colore ha radici profonde. Se il colore è meraviglia pura -e non sembrerebbe un azzardo pensare che dai fauves, dalle belve, dai selvaggi, abbia preso a prestito la gamma cromatica e l'uso da Braque - per quanto attiene al disegno ci sono tracce di un gusto per la scomposizione che deriva dal suo amore dichiarato per Picasso,ma anche una freschezza creativa di un'infanzia mai dimenticata.

Carla

mercoledì 13 novembre 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


ANCORA UNA…


Si può raccontare la natura in alcuni dei suoi aspetti e raccontare il nostro rapporto con essa attraverso una serie di domande spiazzanti. 
E’ quello che fa Antje Damm nel piccolo prezioso libro ‘Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura”, pubblicato da Orecchio Acerbo.
Già in altri casi ho parlato dell’importanza delle domande nel rapporto fra i bambini e il mondo.
Eppure qui c’è qualcosa di diverso che comincia proprio dalla struttura del libro che alterna foto e disegni a domande senza risposta; la risposta la deve dare il lettore e con lui gli esseri umani ancora capaci di riflettere. Le domande sono di apparente semplicità: ‘La natura è dappertutto?’, mettendo a confronto un ambiente urbano e delle rocce. In realtà procedono in progressione, minando alle fondamenta alcune nostre certezze: ‘Il lupo sogna una lupa?’, ‘In natura ogni cosa poi finisce?’, ‘Gli animali hanno le nostre stesse paure?’. Alcune delle domande hanno in realtà tormentato generazioni di naturalisti, soprattutto nella biologia pre-darwiniana.


Tutto ruota, alla fine, intorno alla domanda che funge da titolo: ‘Cosa diventeremo?’, ma forse potremmo anche formularla così: ‘Cosa siamo realmente e cosa stiamo diventando?’
Viviamo in un momento di grandi trasformazioni culturali, in cui il ruolo privilegiato degli esseri umani all’interno del mondo naturale viene messo in discussione: per gli esiti nefasti di un uso dissennato delle risorse naturali, ma anche per la messa in discussione di una centralità non più sostenibile.
Antje Damm compie il piccolo miracolo di rendere tutto questo molto semplice, immediatamente comprensibile, senza per questo perdere nemmeno una stilla della radicalità dei dubbi che via via prendono forma. L’autrice ha già firmato un altro fortunatissimo libro dedicato alle domande e che, non casualmente , presta il proprio titolo proprio a questa rubrica del blog: ‘Fammi una domanda!’


Cosa siamo oggi lo potremmo descrivere così: una specie infestante, con i problemi della sovrappopolazione, una sorta di lemming tecnologici, incapaci di fermare la corsa contro un baratro ambientale. Cosa diventeremo dipende da quanto profonda sarà questa rivoluzione culturale che dovrebbe trasformarci da consumatori compulsivi e distruttivi a custodi di un patrimonio naturale fragile e immenso.
E per crescere generazioni di ragazze e ragazzi consapevoli, libri come questo sono indispensabili: perché alla sudditanza al gioco tecnologico va contrapposto l’allenamento alla riflessione, all’attenta osservazione di quello che ci sta intorno.
Sì, possiamo anche chiedere ai nostri bambini se si immaginano altri mondi sparsi per l’universo, cosa pensa una mucca mentre viene munta da una macchina, o se le piante possono amarsi fra loro. Non c’è limite a quello che possiamo affrontare insieme ai bambini: possiamo chiederci cosa sia lecito, quale sia il fondamento della nostra posizione dominante nel mondo naturale e se questa dominanza sia giusta e quanto sia destinata a durare. Possiamo immaginare, in sintesi, un punto di vista diverso, necessario.


Semplicità e complessità fanno di questo libro, come sempre di grande rigore formale, un indispensabile strumento che davvero vorremmo vedere nelle case e nelle biblioteche, e che immaginiamo letto e riletto, aperto a caso o cercando un filo di discorso da costruire.
Lettura necessaria a partire dai sette anni, ma forse anche prima.

Eleonora

“Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura?”, A. Damm, Orecchio Acerbo 2019


lunedì 11 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RICORDARE PER RACCONTARE

Grilli e rane, Barbara Ferraro, Alessandra Lazzarin
Edizioni corsare 2019


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"La incontravo sulla collina, oltre i pini; mi aspettava tra le ginestre, aveva scelto lei il posto.
La scorgevo accucciata, ma mi accoglieva in piedi, scodinzolante.
Le ginestre non erano quelle americane. Mia nnonna dice che qui in Sila le hanno seminate con gli aerei per rendere meno brutta la guerra che aera arrivata anche in Calabria."

Ogni giorno queste due - una bambinetta in vacanza e una cana randagia - si danno appuntamento per vedersi. Ci scappa qualche polpetta per conquistarla e qualche corsa assieme 'facendo finta' di appartenersi l'una all'altra. Poi ognuna di loro riprende la strada del ritorno. La bambina torna a casa dove nonno e nonna l'aspettano e il cane invece va chissadove.
E così ogni giorno.


Ma quella notte, mentre tutti dormono, un rumore sospetto sveglia e mette in allarme tutti gli abitanti della casa. La bambina esce da sotto le tante coperte con cui la nonna ogni notte la protegge dal freddo di una casa grande e poco riscaldata e si dirige verso la fonte del rumore, verso il portone di casa. I nonni, svegliatisi anche loro, armati di luci e bastoni, si incontrano con la bambina dietro quella porta. Spetta a loro, sono gli unici adulti di casa, ad affrontare con coraggio il rumore sospetto...che si rivela molto meno pericoloso del previsto, sebbene faccia luce su un segreto...

Questo è il primo dei tre brevi racconti che hanno come centro l'estate di quella bambina, ospite a casa dei nonni in Calabria. Lo seguono il racconto della sua caccia alle rane per poi farle gareggiare, e quella ai grilli, raccolti in bottiglia per far colpo su mamma e papà. Queste tre piccole perle fatte di ricordi sono legate tra loro da un unico filo: quello di un'infanzia che trascorre. E' un' estate, evidentemente non l'unica, in cui la libertà, più grande rispetto a quella invernale e cittadina, si scolpisce nell'anima di quella bambina e che, a distanza di trent'anni, diventa racconto da mettere su carta e condividere con gli altri.
Ed è proprio il piacere per il ricordo che emerge e che diventa immediatamente racconto. Lo conferma il tono sommesso e un vaghissimo senso di nostalgia. Nonostante il fatto che sia un testo scritto, che è stato preceduto evidentemente da un attento vaglio delle parole, tuttavia Grilli e rane mantiene una leggerezza che invece è propria del parlare, del raccontare a chi ha voglia di stare a sentire.


Va detto che è un po' complicato far finta di non conoscere Barbara Ferraro e Roberto ed Elisa ed è altrettanto difficile non immaginare quella stessa Barbara Ferraro che proprio a loro due, a cui Grilli e rane è dedicato, stia raccontando frammenti della propria infanzia.
Questo doppio registro è forse una delle caratteristiche che più colpisce nella lettura: una ricercatezza delle parole inusuali, tutta meridionale, a cui però fanno da contraltare continue ellissi nel discorso che sono invece tipiche del racconto orale. Un linguaggio che sembra non aver tempo e che spesso mischia il presente di un adulto narrante con un passato di bambina calabrese. Il secondo pregio sta nella capacità di restituire a chi legge, a chi sulla Sila non c'è mai stato, colori e odori e rumori di quei posti. Con altrettanta naturalezza, terzo pregio, riesce a costruire lo spessore dell'essere bambini. In questo senso ci sono i tipici passaggi repentini del pensiero che spazia dal minuscolo al grande, dal personale al generale, dal vero all'immaginato.
Idee e sensazioni che saettano nella testa come lampi.
Insomma c'è tutta l'onestà di chi quelle sensazioni le ha provate davvero e quei pensieri davvero ne hanno attraversato la testa.
La fortuna è stata quella di non dimenticare.


La cattura dei grilli in bottiglia ne è un esempio molto chiaro.
Se da una parte tanta leggerezza di racconto sembrerebbe sposarsi alla perfezione con i rarefatti acquerelli di Alessandra Lazzarin, tuttavia ci sono alcuni tratti in cui ciò che è disegnato sembra lasciare indietro ciò che è scritto.
E senza motivo apparente che giustifichi la scelta.
E' cosa nota che la relazione tra figura e testo è cosa complessa e articolata. Ma è altrettanto vero che deve avere senso la eventuale dissonanza tra i due codici. La complessità di rapporto tra figura e testo può essere anche molto articolata e apparentemente contraddittoria, con l'intento di creare quella ambiguità necessaria (addirittura figure che hanno il compito programmatico di smentire ciò che le parole dicono), ambiguità che è generatrice di attenzione e curiosità nel lettore, che ha via via lo scopo di farlo ridere, piangere, pensare e interrogarsi.
Ma in Grilli e rane a me sfugge un po' quale sia la ragione per non dare alla cagnetta le orecchie che le spettano: 'piccole e nere' e il perché di sdraiare nell'erba Betta che sceglie di stare 'ritta in piedi nella radura'? La costante e meticolosa ricerca delle parole, avvertibilissima, non mi pare presenti altrettanta perseveranza nel disegno: molte tavole sono 'perfette' nella composizione e intelligenti nelle inquadrature, altre (poche) invece sembrano 'distrarsi' per andare altrove, molte sono felici raffigurazioni di bambini in movimento (roba difficile da disegnare),


altre (poche) sembrano 'distrarsi' e dimenticarne un po' le proporzioni.
Poco male, perché comunque in quegli acquerelli si respira a pieni polmoni l'aria di quell'estate di bambina, passata felicemente 'a grilli e a rane'.


Carla

venerdì 8 novembre 2019

ECCEZION FATTA


PIANETA FRAGILE


Non è il nostro blog un luogo dove approfondire analisi sociologiche e politiche; ma ci sono alcuni dati di realtà che impongono una seria riflessione a tutti coloro abbiano a cuore la crescita culturale del nostro Paese o, più semplicemente, della nostra città.
Ancora una volta lo spunto di partenza ci è dato dal preziosissimo Atlante dell’infanzia a rischio, redatto anche quest’anno da Save the Children Italia.
Di questa interessante, e drammatica analisi, che ci consegna la realistica immagine di un’Italia in cui la politica, in particolare negli ultimi dieci anni, ha ignorato non solo il tema ambientale, ma anche quello dell’infanzia, mi ha colpito un aspetto particolare: il movimento Friday for future ha spinto i redattori ad analizzare il rapporto fra le giovani generazioni e il movimento ambientalista.
Ne emerge un dato singolare, e preoccupante, che evidenzia il ritardo degli studenti italiani, rispetto alla media Ocse, nelle materie scientifiche. Quasi uno studente su 4 non è in grado di esprimere tesi scientifiche e di argomentarle; mentre uno su 25 esprime capacità elevate. A monte dei dati riportati nell’inchiesta Ocse Pisa 2018 c’è l’intersecarsi di differenze territoriali e sociali: tutto cambia se si nasce al Sud o al Nord, in una famiglia colta e informata oppure no, se si ha a disposizione una scuola aggiornata o meno.
Ovvero, ancora una volta, e nel focus specifico dell’informazione scientifica, il ritratto dell’Italia è di un paese in cui, negli ultimi dieci anni, sono aumentate le distanze fra regioni e fra gruppi sociali.
C’è dunque chi sposa il movimento di Greta Thunberg e chi non ha la minima nozione di riscaldamento globale e di crisi ecologica. L’accesso alle competenze scientifiche è, di fatto, una questione di classe.
E’ questo un panorama sconfortante: nel mio piccolo, collaborando con le insegnanti di diverse scuole del III Municipio di Roma in occasione di #ioleggoperché, ho visionato moltissime bibliografie, destinate ad accrescere le biblioteche scolastiche: raramente erano presenti testi di divulgazione scientifica. Incontrando le insegnanti, non ho trovato risposte significative alla domanda del perché ci fosse una così evidente cesura nei confronti di un settore dell’editoria, per altro, in questo momento, ricco di proposte.
Questo disinteresse non è certo la causa di un ritardo che ha evidentemente origini diverse, semmai è l’espressione di un dato di fatto cui non si riesce ancora a trovare rimedio.
Se da una parte è preoccupante pensare a una parte dei giovani non informato o anche non interessato alle tematiche ambientali, che sono di evidente urgenza, dall’altra è doloroso constatare che a pagare il prezzo della propria ignoranza sono ancora una volta i più svantaggiati, chi non ha a disposizione l’accesso a dati attendibili e a discorsi scientifici fondati.
Una parte dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze continueranno a pensare che il trucco nella vita è farsi furbi, imitare gli youtuber del momento, acchiappando qualche spicciolo di notorietà. Mentre il mondo affronta una delle crisi climatiche più gravi.
Maggiore attenzione, maggiore impegno nel sostenere la crescita culturale dei più giovani, sono in fondo parole; credo ci voglia un salto di qualità anche nell’azione di chi si occupa di promozione della lettura, ampliando il proprio raggio d’azione anche nei confronti di temi complessi e difficili come quello ambientale. Di spunti ce ne possono essere tanti e abbiamo visto, in questo ultimo scorcio dell’anno, un fiorire di proposte interessanti, di cui abbiamo in parte parlato e di cui parleremo,con la convinzione che una maggiore informazione su questi temi possa dare un contributo a una maggiore consapevolezza. Forse.

Eleonora

mercoledì 6 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


VEDERE OLTRE

Passi da gigante, Anaïs Lambert
Pulce Edizioni 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Stamattina mi sono preparato.
Senza fare rumore,
sono uscito.
In lontananza ho sorpreso una lotta feroce,
e, sotto le foglie, una corsa folle e appiccicosa."

Ha infilato il suo berretto a righe ed è ben coperto da un maglione rosso che si vede da lontano. Anche i piedi sono al sicuro dentro stivali di gomma verde erba. E i pantaloni corti stan su con le bretelle.


Uscito di casa, si incammina in un prato tutto in movimento e pieno di belle cose da scoprire: cervi volanti che si affrontano, lumache che gareggiano sotto le grandi foglie di cavolaccio, ricci di ippocastano, semi d'acero che volano, alberi di ciliegio in fiore, uova di rana nell'acqua ferma...
Ogni cosa ne diventa immediatamente un'altra nella testa di quel bambinetto: mostri pungenti, elicotteri che si catturano, carovane di portatori, zampe di vecchi pachidermi e occhi che dal pelo dell'acqua tutto osservano...
E se così è, non sarà poi difficile immaginare di essere catturato da un gigante affamato che mangerebbe volentieri un orso ma che si accontenterebbe anche di un piccolo gigante, da portare a cavalcioni di nuovo a casa.

Questo libro è una bella passeggiata all'aria aperta. Ci sono intorno suoni bassi, ronzii, brezzoline, acqua che stagna e acqua che scorre, il rumore dei passi e qualche parola qua e là (che forse sono solo pensieri).
Ma a ben vedere la cosa ancora più bella di questa passeggiata è l'altezza dello sguardo. 


Se si parte da un ingresso silenzioso di una casa, forse ancora addormentata, con un punto di osservazione esterna al protagonista - lo vediamo che calza stivali e cappello ancora nel frontespizio - subito dopo lo sguardo passa in soggettiva. O per meglio dire, lo sguardo del lettore è quello di altro bambino: è basso.
Capiamo con lui che ci stiamo allontanando dal luogo sicuro e ci lasciamo alle spalle l'orto e il tubo per annaffiare (che normalmente segna quel confine immaginario fin dove si riesce e si può ad arrivare: una sorta di guinzaglio di gomma che ti tiene vicino).
Lo sguardo, come è naturale che sia in una passeggiata avventurosa, è sempre rivolto verso il basso. 


E' molto naturale quando si va verso l'ignoto, guardare in basso per vedere dove si mettono i piedi, cosa riserva lo spazio inesplorato e, invece, alzare lo sguardo solo quando ci si sente sufficientemente sicuri e magari ci si ferma.
Chi cammina per diletto, lo avrà sperimentato mille volte. E' così e basta.
Osservando con circospezione in basso, dove mette i piedi, quel bambino fa (o va in cerca di) belle scoperte che nella sua testa diventano all'istante qualcosa d'altro. D'altronde oltre alla capacità di vedere tout court, anche quella di saper di vedere oltre, ovvero oltre le forme della realtà, è una roba che si esercita quando non si è ancora tanto alti. 


Fortunati e rari quegli adulti che questa capacità visionaria la conservano intatta, anche dopo aver superato il metro e 40 di altezza.
In pochissime occasioni lo sguardo torna esterno alla scena (e spesso e volentieri continua ad avere quella medesima altezza bambina)  e quando accade è per sottolineare un cambio di registro: ovvero quando arriva la pausa e con lei il gioco della paura; quando in scena sta per entrare qualcun altro.
L'idea di un gigante che ti cattura e ti riporta - strano ma vero - in sicurezza vanta precedenti illustri (per esempio, P. Bently, H. Oxenbury Re Valdo e il Drago). Come non è nuovo il gioco tra immaginazione scritta e realtà disegnata. E men che meno la passeggiata nell'erba che già dieci anni fa Komako Sakai illustrava magnificamente (Nell'erba). Lo sguardo ad altezza occhi di bambino lo aveva utilizzato già Iela Mari nel suo Animali nel prato. Ma come sempre nei libri della Mari c'è un rigore e una oggettività di segno e colore per lei evidentemente imprescindibile che qui non appare. Le sue tavole sono silenziose e non lasciano spazio al tipo di 'lettura' immaginifica di cui invece è in cerca Anaïs Lambert. La Mari preferisce non suggerire nessuna interpretazione, quanto piuttosto dare forma iconica alla realtà e, piuttosto, stimolare l'attenzione dell'osservatore sugli accostamenti tra pagina di sinistra e pagina di destra...Con veri brividi lungo la schiena.
Anche nel disegno e nelle diverse tecniche che utilizza la Lambert si riconoscono omaggi a 'giganti' che sono arrivati sulle pagine dei libri prima di lei.


Questo non toglie nulla alla qualità di questo libro che è poco più che un esordio. Come è giusto che sia, a trent'anni o poco più, è segno di intelligenza e consapevolezza da parte di Anaïs Lambert, sapersi e volersi guardare intorno (e non temere davvero il gigante). 
Né più né meno di come fa il suo bambinetto con il berretto.

Carla

lunedì 4 novembre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UN GIALLO ILLUMINANTE


La vita di Marie Curie, per certi versi, è esemplare: descrive quanto possa essere stato difficile, per una donna, farsi strada nel mondo della ricerca pura, nel mondo ottocentesco che altri ruoli attribuiva alle donne.
Il libro, scritto da Irene Cohen-Janca e illustrato da Claudia Palmarucci, ‘Marie Curie. Nel paese della scienza’ parte proprio da qui, dalla pura e semplice descrizione della vita di Marie, nata in Polonia da una famiglia illuminata. Il padre non ha fatto mancare a Marie, e alle sue sorelle e al fratello, il nutrimento intellettuale di cui i bambini hanno bisogno per sviluppare quelle passioni che diventano, da grandi, ragioni di vita.


Marie cresce piena di curiosità, ma le intricate traversie della sua vita le impediscono di portare avanti gli studi in modo continuativo. Frequenta in Polonia l’Università Volante, una scuola clandestina nel periodo dell’occupazione russa.
Una tratto peculiare del carattere di questa donna straordinaria è la tenacia: niente riesce a fermarla, non le difficoltà economiche, il doversi mantenere lavorando, o le delusioni amorose. La curiosità per il mondo è diventata una vera passione assoluta, una vocazione alla ricerca.
La vera svolta avviene quando può recarsi a Parigi e riprendere lì gli studi; nonostante tutte le difficoltà, riesce a laurearsi col massimo dei voti in fisica e in matematica. Ma la sua passione per la ricerca non si ferma qui. A dare una svolta alla sua vita è l’incontro con Pierre Curie, con cui finirà per condividere tutto, la vita professionale e quella familiare. 


Entrambi riceveranno nel 1903 il Premio Nobel per le ricerche sulla radioattività. Dopo pochi anni, Pierre muore, ma le ricerche di Marie non si fermano e di lì a poco riceve il secondo premio Nobel. Finanziatori inaspettati, riconoscimenti straordinari, tutto fa sì che la scienziata polacca possa continuare a dedicare la sua vita alle ricerche sulla radioattività, che però le toglierà la vita. Ma prima che questo succeda, la scienziata polacca mette a disposizione dei feriti francesi della Prima Guerra Mondiale i suoi saperi, applicando le ricerche sulla radioattività alla medicina.
Il racconto inizia e finisce immaginando la presenza fantasmatica di Marie Curie che ancora aleggia intorno al suo giardino, al suo laboratorio, dove è conservata la scatola contenente il preziosissimo grammo di radio. Ed è una scelta appropriata, perché stiamo parlando di un personaggio leggendario, assolutamente fuori dal comune, che rappresenta la forza di una passione assoluta, quella per la scienza, forza necessaria ad affrontare non solo una ricerca pionieristica ma anche un mondo di discriminazioni sessiste.


Tutto questo affascinante racconto è accompagnato dalle immagini di Claudia Palmarucci. La sua scelta compositiva accentua il carattere quasi ieratico della protagonista, descritta in tutte le fasi della sua vita. Particolarissima la gamma cromatica, a partire dalla copertina giallo cinabro, un giallo quasi verde, acido, che ritorna anche in altre tavole, realizzate con grande sapienza con colori a olio e matita.
Le scelte grafiche affiancano il gusto per la composizione geometrica, vista sia in prospettiva sia appiattendola in chiave decorativa, al richiamo di grandi pittori, nei dettagli come nella composizione. Nello stesso tempo, alcune tavole sono più direttamente evocative, ‘sentimentali’, nel rendere lo stato d’animo, le vicissitudini, infine l’assenza di un donna davvero eccezionale, che ha segnato la storia della scienza.


E’ un libro di rigorosa bellezza, di grande linearità nei testi e di intense suggestioni nelle immagini.
Lettura necessaria per ragazze e ragazzi, dagli undici anni in poi, alla ricerca di passioni vere, di quelle capaci di cambiare il mondo.

Eleonora

“Marie Curie. Nel paese della scienza”, I. Cohen-Janca, C. Palmarucci, orecchio Acerbo 2019