venerdì 17 gennaio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DEI MASSIMI SISTEMI

La filosofia koala, Béatrice Rodriguez (trad. Eleonora Armaroli)
Terre di Mezzo, 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Flip flap flip flap...
'Dov'è il tuo vestito?'
'L'ho tolto. Non è pratico per arrampicarsi sugli alberi. E poi, si poteva vedere sotto... non mi piace che si possa sbirciare sotto il vestito.'
'Ma così sei tutto nudo!'
'Sì, e allora?'
'E' come se ti guardassero sotto il vestito, no?'
'No, perché non ho nessun vestito'".

Era solo poco fa che l'uccellino mostrava a koala un baule pieno di vestiti diversi, aperto proprio sotto il suo albero. Koala ne sceglie uno rosa, lo indossa e poi, felice, improvvisa una danza. Poi sorgono i dubbi: un koala vestito non si è mai visto, argomenta koala con l'uccellino. E nonostante il suo amico lo rassicuri sul fatto che l'amicizia vera non passa per il giudizio, koala teme che gli altri possano prenderlo in giro...


Il koala e l'uccellino passano molto tempo assieme a discutere dei massimi e dei minimi sistemi. Ragionano sul senso della casa, sulla bellezza del niente e del tempo, sulla vita privata e pubblica, sul significato (anche etimologico) della compassione. E mentre i due amici e il camaleonte sono appollaiati su un ramo alto, il vecchio albero cede dalle radici e va giù. E' un vero e proprio lutto e come tale va elaborato. Dopo l'inverno, anche dopo quello interiore, arriva il tempo della primavera, con nuovi sogni, nuove passeggiate, nuove scoperte con inaspettate prospettive aeree.

A metà strada tra l'albo e il fumetto (ha lo spazio arioso di un albo e il ritmo battente di un fumetto), questo altro piacevolissimo libro di Béatrice Rodriguez (suoi sono Il ladro di polli e Una pesca straordinaria, rispettivamente 2011 e 2013 per Terre di mezzo) conferma lo sguardo ironico e mai banale di questa autrice.


Costruito essenzialmente sui dialoghi di due, anzi tre personaggi che ruotano intorno al tronco di un grande albero che un forte vento a un certo punto stende, La filosofia Koala è un concentrato di belle idee.
Bella è l'atmosfera rarefatta e il tempo rallentato, consono all'indole di almeno due dei protagonisti, il koala e il camaleonte. 


Bello è il ritmo: si concede l'alternanza di pagine bianche con il solo volo dell'uccellino al centro, a pagine piene con dialoghi fitti.
Bella è l'inquadratura, quasi una camera fissa, a mezz'aria del ramo intorno a cui tutto ruota, che implicitamente allude alla necessaria distanza dalla vita 'terrena' di cui i filosofi hanno bisogno per poter filosofare.
Bella è la delicatezza del disegno e del colore: un koala tondo e azzurro, un uccellino puntuto e arancione e un camaleonte il più del tempo verdolino che ragionano su uno sfondo di foresta infinita che trascolora dal verde all'azzurro.


Tuttavia primariamente belli sono i ragionamenti di quei tre. Ricordano per argomentazioni e per tono, i dialoghi dei libri che raccontano le storie dell'orso Björn (di nuovo Terre di mezzo), che a sua volta sembra portare in sé il medesimo spirito dei libri di Tellegen.
Li accomuna un universo rigorosamente animale che però dimostra di avere capacità di riflessione molto sviluppate, dietro le quali si potrebbe nascondere il pensiero filosofico che ci appartiene. Entro i loro ruoli predefiniti, che stimolano il dialogo e quindi il pensiero, uccellino, nonostante sia il più aereo, dimostra certo scetticismo e più sviluppato senso della realtà: paradossalmente è il più 'terreno' dei tre, Camaleonte è il 'corpo estraneo', che ha una funzione assimilabile a quella del grillo parlante, ovvero dà voce a una sorta di coscienza remota, ma condivisa.


Il garbo, la gentilezza, il rispetto reciproco tra gli interlocutori, nonostante i punti di vista differenti già solo questo potrebbe bastare per considerare questo libro un oggetto di interesse.
Ma c'è di più: capitolo dopo capitolo, Béatrice Rodriguez cesella nel testo mai scontate domande di senso e apre con leggerezza a possibili e inaspettate risposte. Ed è proprio da queste aperture che si possono spiccare bei salti e fare bei voletti.

Carla

mercoledì 15 gennaio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PIETRA SERENA

La pietra blu, Jimmy Liao (trad. Silvia Torchio)
Camelozampa 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"La pietra blu giace serena nel profondo della foresta. Ama il canto degli uccelli, la fragranza sfuggente dei fiori, la luce che filtra attraverso le foglie. Le piace questo luogo, crede che rimarrà qui per sempre.
Ma un incendio divampa nella foresta. Brucia per molti mesi, da est a ovest, da sud a nord.
Infine l'erba non cresce più. Resta solo una pietra nuda e nera che giace sul terreno arido, come una balena senza il suo oceano."

Per fortuna sono in arrivo le piogge che lentamente la ripuliscono da tutta quella fuliggine. E, di nuovo di un blu splendente, tutto sembra tornare come prima, ma una pietra legata a una gru le piomba sulla schiena, spaccandola in due. Una delle sue parti resta nella foresta, l'altra, imbrigliata con delle corde, viene portata via. Ed è proprio qui che comincia il suo lungo viaggio, durante il quale perde la sua forma originaria, rimpicciolisce di volta in volta, subendo tante diverse trasformazioni. 


Attraversa scenari per lei del tutto nuovi, dallo studio di uno scultore che la trasforma in un grande elefante grigio da esporre al museo, arriva a diventare un uccello-fontana, un pesce-testimone di un'attesa disattesa. Finisce anche in fondo al mare, diventa uno spicchio di luna e lapide in un cimitero, gattino da orfanotrofio fino al momento in cui è davvero minuscola e diventa piccolo cuore, al collo di una ragazza innamorata. Il suo peregrinare tra le cose belle e ma soprattutto brutte del mondo non le impedisce di provare costante il sentimento della nostalgia. Spesso si strugge ricordando la sua vita laggiù e non ha mai dimenticato la parte di sé da cui l'hanno strappata.


Ed è lì che sente di dover tornare, alla fine di tutto.

Se, davanti all'evidenza che questa storia sia un'occasione per ragionare delle proprie radici, e sulla forza di un richiamo interiore a tornare lì dove si è nati, tuttavia quello che mi colpisce di più e il lato metamorfico della storia.
Riguardo alla nostalgia, ho una perplessità di fondo che non riesco a risolvere.
Personalmente associo al termine nostalgia parole come struggimento, malinconia, rimpianto. E potrei spingermi anche verso parole come inquietudine che può diventare anche malessere, il male di essere (lontano da qualcuno, lontano da un luogo, lontano da un tempo).
E sebbene la pietra più volte vada in frantumi per la troppa sofferenza di essere stata portata via dalla sua foresta e dalla sua metà, tuttavia essa è spesso anche 'serena'. Ed ecco che la perplessità si genera nella congiunzione tra questo diffuso senso di nostalgia, e la serenità che accompagna spesso il suo giacere su un prato, in un barattolo, nel fango, nel bosco o incastonata in un muro.


Resta da capire da dove nasca questa serenità. Forse ha lo scopo di rendere meno gravoso il lungo girovagare della pietra? I testi di Liao sono il punto più fragile delle sue storie. in questo preciso caso, non sapendo come trovargli un senso definitivo a questa serenità, forse è più interessante andare a vedere l'altro grande tema che attraversa questo corposo libro di Jimmy Liao: ovvero il percorso di trasformazione cui viene suo malgrado sottoposta la pietra.
La prima volta che appare, occupa lo specchio delle due pagine ed è nera di fuoco, poi recupera il suo colore elettrico, un blu profondo che mantiene per poco perché da grande sasso diventa elefante grigio e poi uccello rosa. il suo trasformarsi in qualcosa d'altro riguarda la sua forma e il suo colore, ma come in tutte le metamorfosi un nocciolo di un sé originario rimane sempre. E anche la pietra blu non fa eccezione. Tutte le volte che la nostalgia la fa esplodere e andare in frantumi, lo sguardo del lettore riesce sempre a intravedere e riconoscere tra le sue schegge il suo inconfondibile colore.


La metamorfosi è un tema universale che nasce in uno con la vita stessa, e non è un caso che mito e fiaba se ne siano abbondantemente nutriti.
Jimmy Liao lo attraversa con delicatezza, dicendoci che per quanto una creatura possa cambiare essa sarà allo stesso tempo un elemento fatto di materia mutevole, ma anche di anima unica. Attraverso i continui cambiamenti della pietra, Jimmy Liao attraversa molti scenari differenti, un repertorio di umanità variegata e di luoghi che con la pietra necessariamente si confronta. Nessuno di loro e nessuno dei contesti che abita rimane indifferente alla sua presenza. La pietra stessa dimostra una grande tensione ad adattarsi.
Il lettore, in questo continuo cambio di scenari (in alcuni casi non così fluido come ci si aspetterebbe), inevitabilmente si appassiona e si lega a livello emotivo alla sorte della pietra. 


E se anche a un adulto forse può apparire da subito chiara la circolarità del percorso, i bambini invece, come in un gioco ipnotico, saranno catturati dalle routine del testo e dal continuo avvicendarsi di magnifiche immagini.


 Come in una bella pinacoteca.

Carla

lunedì 13 gennaio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


MA CHE ANIMALE SEI!


I libri sugli animali sono tanti e di tipologie diversissime: possono essere elenchi, descrizioni di ambienti, classificazioni tassonomiche, oppure testi divertenti o che mirano a stupire i lettori. Già da questo si può capire che l’illustrazione, in questi diversi casi, non svolge la stessa funzione, che può essere di spiegazione, di integrazione, può essere la parte essenziale in cui si esplica il messaggio o può assecondare l’aspetto meno sistematico della trattazione, inserendo il lato buffo, divertente, ironico in un contesto magari serissimo, così come può mirare a suscitare emozioni o sentimenti che il testo indirettamente sottende.
Questa premessa è assolutamente necessaria quando si ha a che fare con libri esteticamente rilevanti, ma che utilizzano magari un approccio ‘divergente’ rispetto alle più tradizionali trattazioni sui cataloghi zoologici. 
E’ questo il caso di ‘Curiosi mammiferi’, di Florence Guiraud. Preceduto da ‘Curiosa natura’, il nuovo volume della Guiraud, sempre pubblicato da L’Ippocampo, si avvale della consulenza scientifica di Emmanuelle Grundmann e propone una carrellata di animali, ordinata tassonomicamente, e rappresentata sempre con la precisione, l’acume e il senso del meraviglioso che contraddistingue l’autrice. 



Le illustrazioni, infatti, mettono di volta in volta in evidenza mani, zampe, poderosi posteriori, orecchie, musi. I testi che integrano i singoli capitoli sono molto orientati al tema della conservazione e credo che in questi mesi di catastrofi, solo apparentemente naturali, che hanno decimato la vita selvatica in Australia e prima in Amazzonia, l’argomento sia non solo attuale ma anche ineludibile. Proprio nella prefazione, la Giraud si chiede per quanto tempo ancora alcuni degli animali che con tanta cura ha disegnato, perché i bambini e le bambine di oggi li potessero conoscere meglio, saranno parte dei panorami, degli ambienti che li hanno ospitati finora.


I bambini di domani conosceranno leoni, giraffe, pangolini o pipistrelli, o faranno solo parte di quell’esercito silenzioso di creature scomparse a causa del cambiamento climatico, dello sfruttamento delle risorse naturali, del bracconaggio e di tutto l’armamentario distruttivo di cui è capace l’homo sapiens? Mentre come adulti ci dovremmo chiedere quale mondo stiamo consegnando alle generazioni future, le bambine e i bambini di oggi possono divertirsi e imparare sfogliando questo bel libro, e magari anche molti altri, così accurato, così sintetico e anche così divertente, nel mettere in evidenza le caratteristiche più curiose dei vari animali. L’ironia è una dote preziosa, è uno sguardo sorridente sul mondo, pronto a cogliere il lato buffo dei suoi abitanti, così come anni fa aveva fatto Adrienne Barman con la sua ‘Strana Enciclopedia’, in cui i diversi animali venivano raggruppati con criteri del tutto inconsueti. I musi degli animali, i loro sguardi ora curiosi ora distaccati e distanti, guardano il lettore e la lettrice catturandone l’attenzione: il sorriso è inevitabile, così come il desiderio di saperne di più. L’accuratezza del disegno, realizzato utilizzando diverse tecniche grafiche, la precisione, il richiamo alla tradizione dell’illustrazione scientifica nei trattati naturalistici dal Seicento in poi fanno di questo libro un prodotto raffinato, ma nello stesso tempo godibilissimo anche per i più piccoli.


Sarebbe bello se nelle biblioteche scolastiche ‘Curiosi Mammiferi’ prendesse posto accanto agli accuratissimi testi di tassonomia, o ai più moderni apparati fotografici, per dare a bambini e ragazzi una pluralità di approcci sicuramente stimolante.
Lettura consigliata per giovani naturalisti a partire dai sei anni.

Eleonora

“Curiosi Mammiferi”, F. Giraud, L’Ippocampo 2019



giovedì 9 gennaio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'EQUOVOCO

Il castoro, l'uovo e la gallina
Eva Francescutto, Chiara Vignocchi, Silvia Borando
Minibombo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un giorno, non lontano dal bosco, il castoro dormiva profondamente.
Quand'ecco che...'Ho trovato un uovo laggiù' disse il riccio preoccupato 'poi ti spiegherò. Ora vado a dirlo a tutti gli altri. Tu tienilo d'occhio e mi raccomando: per NULLA al mondo...
...devi darlo alla gallina!'"

Ma il castoro che ha sgranato gli occhi all'urlo intimidatorio del riccio, ora li richiude e sul suo sasso si riaddormenta profondamente. Dopo pochissimo anche lo scoiattolo transita davanti lì davanti e, guardando con terrore l'uovo che il castoro dovrebbe sorvegliare, conferma quanto detto dal riccio: per NULLA al mondo... lo deve dare alla gallina. Ancora una volta il castoro sobbalza per l'intimidazione e poi si riaddormenta. E tra un sonno e un sobbalzo, il castoro si risveglia solo quando il tono di voce degli animali di passaggio si fa perentorio...
L'uovo si sta schiudendo e il castoro, memore di quanto ha potuto sentire dal suo sasso da riposo, fa l'unica cosa che la sua mente ha registrato...peccato che sia quella sbagliata.

A parziale discolpa del castoro, va detto che quando uno dorme, dorme. E non è che non si veda: lì su quel sasso, avvolto dal nulla in un bel silenzio, a tutti dovrebbe essere chiaro che il poveretto sta cercando di riposare. E non è corretto o saggio investirlo di un peso tanto grande, senza sincerarsi che nella sua testa ovattata dal sonno il messaggio si stato recepito per intero. Troppo facile scaricare sui più deboli tanta responsabilità... E così, considerate le circostanze, accade l'inevitabile.
Un imbarazzante malinteso. 


Ogni oggetto, così come ogni individuo, è portatore di proprie caratteristiche che in alcune condizioni ideali possono rivelarsi talenti. Nel libro, uno delle più interessanti è proprio la pagina.
I caratteri formali di una pagina possono essere limiti o opportunità, ovvero se ben utilizzati, possono trasformarsi in talenti per il libro che compongono.
Per illustratori e scrittori la pagina è difatti il luogo fisico che una storia da raccontare deve necessariamente abitare: ciascuna delle due facce di un foglio che, rilegato in modi anche differenti, va a costituire un libro, un quaderno. Quando si è di fronte a un albo illustrato la pagina assume un doppio valore: continua a essere un foglio, ma spesso e volentieri è -dal punto di vista visuale- in connessione stretta con il foglio attiguo. È banale dire che detta relazione c'è anche nella letteratura non illustrata, ovvero anche in un romanzo a foglio segue foglio, a pagina si avvicenda pagina, sulla linea di un testo scritto.
Nell'albo illustrato, però, questo taglio naturale dato dalla legatura tra foglio di sinistra e foglio di destra può essere 'sottolineato' come se fosse realmente un 'avvallamento' dove i disegni possono addirittura scomparire (L'onda di Suzy Lee; La gara delle coccinelle ecc. ecc.), ma può essere anche 'ignorato' da chi mette sui fogli contigui un unico disegno, evitando con accortezza di farceli finire dentro, o due bei disegni separati per evitare il problema dalla radice.
Ma il giro pagina, lui, è inevitabile e in quanto tale, da parte di chi scrive o illustra, è cosa buona e giusta servirsene e utilizzarlo, sfruttarlo al massimo delle sue potenzialità.


Qui l'intera questione, è il caso di dirlo, ruota intorno a questo movimento rotatorio che fa il foglio di destra diventando il foglio di sinistra dello specchio successivo.
L'astuzia qual è? Quella di costruire un grande equivoco (il malinteso, nel senso più letterale possibile), che infatti è soprattutto sonoro, tra le due facce della stessa pagina. Con una precisione da metronomo, la veglia e il sonno del povero castoro si alternano secondo una sequenza che sfrutta la forma di un libro a proprio uso e consumo: il castoro dorme sul suo sasso nella pagina di destra, poi si gira pagina e lui continua a dormire sebbene qualcuno gli stia parlando.


Nella pagina ancora dopo lui, sempre a destra, è completamente sveglio perché qualcuno gli ha appena urlato le ultime parole della frase iniziata nella pagina prima. Girando ancora una pagina, lui è ancora sveglio, ma questa volta è solo. Al successivo giro di pagina il castoro inevitabilmente (se non infastidito da urla) dorme di nuovo. 
E resta addormentato anche nella pagina successiva, quando qualcun altro arriva e gli parla...Giro pagina, nuovo sobbalzo per la solita (fine) di frase che gli viene urlata addosso ancora un volta.


Se il suo avvocato, durante il processo che lo vede imputato correo in un omicidio, sostenesse in aula la non colpevolezza del suo assistito, ci sarebbe ben poco da eccepire. Quel castoro è innocente!

Carla

Noterella al margine. Questo piacevole raccontino entra nella folta schiera dei libri 'cattivi' pubblicati da Minibombo. 


Concepito sull'accumulazione, inquadratura quasi sempre a 'camera fissa' sul sasso, piccoli dettagli che variano impercettibilmente, colpo di scena finale. Ci sono tutti gli elementi per farsi amare dai bambini più piccoli, i quali tuttavia, almeno a una prima lettura, rimarranno a bocca aperta e forse ci metteranno qualche tempo in più rispetto ai più grandi a cogliere il sottile equivoco su cui tutto appoggia... ma è cosa nota che alla cattiveria non c'è limite.

martedì 7 gennaio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA CONDANNA DELLA DIVERSITA’



Vera Brosgol, fumettista russa di nascita, americana d’adozione, torna a raccontarci un pezzo della sua adolescenza: in ‘Sempre pronti’, pubblicato da Bao publishing, descrive con acume un’estate terribile della sua infanzia.
La protagonista, Vera, è una bambina di nove anni, immigrata dalla Russia, con i grandi problemi della sua età: per quanto si sforzi, non riesce a integrarsi con il gruppo di bambine che frequenta: troppo diversa, lei che segue la chiesa ortodossa, troppo povera per fare regali di compleanno all’altezza delle amiche. Per sfuggire a un’estate di noia e di solitudine, accetta di andare col fratellino al campo scout degli immigrati russi, sperando di fare un’esperienza che valga la pena condividere al ritorno con le sue altezzose compagne di scuola. Ma l’impatto con il campo è micidiale: dorme in tenda con due ragazzine di quattordici anni, che la ignorano, se non disprezzano; il bagno è un orrendo tugurio, non riesce a legare con nessuno, fino a quando le più grandi, invaghite di un ragazzino, non scoprono l’abilità artistica di Vera; i suoi ritratti vanno a ruba, si condividono i dolcetti, proibiti dal regolamento del campo. Tutto sembra filare liscio, fino a quando Vera non precipita nuovamente ai gradini più bassi della scala sociale, quando provoca la scoperta del ‘tesoro’ di dolcetti delle ragazze, causando una dura punizione collettiva.
A peggiorare ancora la situazione, l’annuncio che la vacanza durerà due settimane in più del previsto; tutto sembra perduto, anche la capacità di solidarizzare con le altre vittime di bullismo: Vera, suo malgrado, partecipa alla derisione che perseguita uno dei maschi, zimbello di tutto il campo.


Tutto sembra virare al peggio, quando si presenta all’orizzonte un’amicizia inaspettata con una bambina più piccola, anche lei amante degli animali. Tanto che, nel finale, la piccola Vera non esclude di voler ripetere l’esperienza l’anno successivo.
La storia, come si vede, descrive una situazione comune: quando si è diversi in qualche modo, e la povertà è un tipo di diversità particolarmente umiliante, è difficile farsene una ragione e trovare modi efficaci per conquistare l’attenzione e l’amicizia de coetanei. Si è disposti a tutto, si accetta di compiacere i più grandi, si partecipa goffamente ai riti di gruppo. Vera vive la classica situazione di chi è fra due mondi, senza appartenere realmente a nessuno dei due: è fuori posto sia fra le bambine americane che fra quelle russe, che hanno maggiormente coltivato le proprie radici.
Sensibilità e ironia sono le cifre stilistiche dell’autrice, capace di scrivere una storia semplice ma che coglie con precisione la situazione da lei stessa vissuta nell’infanzia. Nessun vittimismo, la semplice descrizione della difficoltà di chi sta un gradino più in basso, per età, per censo, per storia personale. Le giovani lettrici e i giovani lettori non hanno difficoltà a riconoscere tante situazioni tipiche dell’età.
Le tavole di questo fumetto, con un bianco e nero campito di verde, inquadrano il racconto in istantanee dei tanti momenti di vita del campo scout. Termometro degli stati d’animo, gli occhi, muniti di grandi occhiali da vista, che dilatano le pupille stupite, atterrite, deluse, finalmente anche pacificate. Le tavole si susseguono a ritmo serrato, dialoghi fulminanti e la disperata testimonianza della protagonista che condivide con noi gioie e dolori.
Lettura scorrevole per amanti del fumetto, ma anche per ragazzine e ragazzini a partire dagli undici anni che si vogliano avvicinare alle storie disegnate. Il fatto che l’editore non abbia scelto di pubblicare questo titolo nella collana specificamente dedicata ai bambini, babao, indica la trasversalità e la godibilità della lettura anche per i più grandi.

Eleonora

“Sempre pronti”, V. Brosgol per testo e immagini, A. Longstreth per il colore, Bao publishing 2019

domenica 5 gennaio 2020


ALCUNI DI LORO E LE PRALINE DI MARIELLA

Si annuncia sempre con una breve telefonata "domani passerei a prendere i libri..."
Di solito si porta via i libri del suo mese di abbonamento, ma poi ne mette nella sacca almeno un altro paio che regala in giro.
È una delle nostre più attive 'agenti' sul territorio e si trasforma in 'macchina da guerra' quando lavora come LOTTAVO LEGGE.
Ama i libri, ovviamente, e le piace discuterne. Talvolta si siede e parliamo un po'. Di libri ne legge tanti e ha buon gusto.
Si chiama Mariella.
Quel giorno, che poteva essere l'11 o il 12 dicembre, però Mariella non è arrivata a sacca vuota, ma con uno scatolino bianco e nero, fatto da lei, che conteneva una dozzina di praline, fatte da lei.
All'istante i golosi della redazione hanno smesso di pensare ai libri e hanno cominciato a pensare alle praline. Alcuni di loro non hanno più smesso.
Richiesta la ricetta via whatsapp, è arrivata. Va da sé che la suddetta ricetta ha viaggiato sui cellulari di alcuni di loro per qualche giorno. E poi alcuni di loro sono entrati in azione e non hanno più smesso di produrne.


A tal punto in azione, che ne hanno fatto il regalo di natale per un bel po' di cari amici e qualche parente, mettendo  6 preziosissime praline dentro scatoline di metallo, riutilizzabili.


Qui la ricetta, con una unica variante. Le praline di Mariella erano decorate dalla codetta colorata, alcuni di loro invece le hanno decorate con la granella di zucchero fatta in casa.

Ingredienti per le praline:
300 nocciole pelate, tostate e tritate
250 gr. di zucchero
75 gr. di cacao amaro
50 gr. di cioccolata amara fondente grattugiata
7 cucchiaini di caffè amaro
9 cucchiaini di liquore all'anice (sambuca o Sassolino)

ingredienti per la granella di zucchero:
50 gr. di zucchero a velo
4 gr. di acqua fredda


Mescolate tutte le cose secche in una zuppiera quindi aggiungete piano piano i liquidi per rendere l'impasto farinoso e già un po' agglomerato.
Poi con le mani fatte piccole palline da circa una decina di grammi l'una e mettetele nei pirottini, quindi intingeteli a capa sotto nella granella di zucchero o nella codetta. Per i pigri la granella industriale, per i più volenterosi quella fatta in casa.
Mettete le praline in frigo per almeno 4 ore.


Se partite subito, le potete disporre debitamente confezionate già anche nella calza della Befana.

Carla (una di loro) 


giovedì 2 gennaio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!



MATEMATICA UNIVERSALE


E’ uscito nel 2019 e non ho fatto in tempo a proporlo prima che l’anno finisse, ma eccolo qui ad inaugurare la nuova stagione: si tratta di ‘Il Linguaggio dell’Universo. Viaggio illustrato nel mondo dei numeri’, densissimo libro di divulgazione proposto in Italia dal Touring Club. Gli autori sono l’inglese Colin Stuart e lo spagnolo Ximo Abadia, che riescono a trovare insieme una rara ed efficace sintesi nel rendere comprensibili i concetti più astratti.
‘Il Linguaggio dell’Universo’ parte con una premessa impegnativa ed ambiziosa: il linguaggio della matematica è universale, ovvero è lo stesso ai quattro angoli del pianeta; è, quindi, il linguaggio della natura, ovvero dell’Universo. Tutto quello che c’è può essere espresso e spiegato in termini matematici.
Antico, antichissimo punto di vista che si fonda sull’idea di un mondo fatto di numeri e figure geometriche, che noi dobbiamo solo cogliere e interpretare. Non mi soffermo su questa affermazione, che fonda buona parte della scienza moderna, come ci ricorda la famosa frase di Galileo, contenuta ne ‘Il saggiatore’, che parla del libro della natura e del suo linguaggio matematico.


Partendo con una premessa di tale peso, il libro di cui parliamo non può che seguire la via di mostrarci dove e come la matematica, i numeri e le figure geometriche spiegano il mondo naturale che ci circonda: ci sono quindi la sequenza di Fibonacci e la disposizione dei semi nel girasole, il ritmo biologico delle cicale, la simmetria, i frattali e il delta dei fiumi, la forma degli organismi unicellulari. E poi, la genetica, la struttura atomica, la tavola degli elementi e una breve rassegna di leggi fisiche, da Archimede a Newton.
In questo oceano di complessità ci muoviamo con meraviglia e una sorta di timore reverenziale verso argomenti e temi che si comprendono di grande portata, ma che sfuggono alla reale comprensione della maggioranza di noi. E’ una bella impresa quella tentata dagli autori, di rendere semplice ciò che è evidentemente complesso, sfiorando i vari argomenti con chiarezza e grande capacità di sintesi. Ed è proprio così: pur non entrando nel merito di nessuno degli argomenti trattati si chiude il libro con l’impressione di aver sistemato qualche tassello nella vasta schiera di domande che di solito si presentano affrontando questioni scientifiche.
E’ quindi un bel libro, un ottimo incipit per un anno che speriamo porti belle novità, un esempio da manuale di quella divulgazione che, sfruttando il punto di forza di un’illustrazione che contribuisce fortemente a rendere comprensibili i concetti astratti, si presta ad essere utilizzata da adulti e ragazze e ragazzi curiosi. Di grande formato, con un’impaginazione vivace, riducendo il testo ad un condensato di concetti importanti, il libro si presta ad una lettura veloce, ma anche ad essere un punto di partenza per successivi approfondimenti.


Ma oltre a questi meriti indiscutibili, che fanno de ‘Il linguaggio dell’universo’ uno dei migliori libri di divulgazione dell’anno appena trascorso, a me è piaciuto per la chiarezza e la forza con cui espone il concetto chiave sopra ricordato e che fonda la storia della scienza moderna: l’Universo parla la lingua dei numeri, sta a noi riuscire a decodificarla. E’ un assunto indimostrato e indimostrabile, che però ci rende partecipi di un mondo che pensiamo di poter comprendere e dominare.
Personalmente preferisco i dubbi alle certezze granitiche, ma questa esprime un indiscutibile fascino, l’idea grandiosa di un mondo che col suo linguaggio eterno attende di essere compreso.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi che con la matematica hanno una certa dimestichezza, ma anche a lettrici e lettori curiosi, di tutte le età, o quasi.

Eleonora

“I linguaggio dell’Universo. Viaggio illustrato nel mondo dei numeri”, C. Stuart e X. Abadia, Touring club 2019