lunedì 25 marzo 2019

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)


Carissima Formica…

È tantissimo, davvero tanto che non ti scrivo.
Molte cose sono successe, quelle cose che succedono sempre nei boschi, sai…
Le foglie sono diventate verdi, poi rosse, poi sono cadute. Io ho mangiato tutte le mie vecchie ghiande, ho osservato le nuove far capolino tra le foglie e quindi ingrossarsi per poi virare a quel marroncino tanto invitante… è allora che comincio a raccoglierle e a stiparle da qualche parte…
Sai, poi mi capita che nel cercare qualche deposito dimenticato trovo qualcos’altro. 

 
Ebbene, l’altro giorno ero perso in un boschetto di aceri nodosi quando mi sono imbattuto in una mia vecchia tana, una tana che avevo abbandonato probabilmente perché era troppo piena di…libri!!
Subito mi sono scordato la fame e ho cominciato a guardare tra i volumi che coprivano ogni superficie disponibile. Erano, manco a dirlo, tonnellate e tonnellate dei nostri amati albi illustrati.
In men che non si dica mi sono completamente dimenticato delle ghiande e dell’inverno, e mi sono chiuso nella vecchia tana a leggere, perdendomi tra le pagine.

Beh, cara Formica…come immaginerai, dopo non molto tempo le storie hanno lasciato il passo alle riflessioni, e dalle riflessioni sono passato alle domande, e dalle domande al foglio e alla penna. E allora ti ho scritto.
E quindi eccomi qui, con lo sguardo aggrottato e una questione pelosissima che non riesco a sbrogliare da solo (e ci mancherebbe, mi dirai!).

Insomma cara Formica, forse tu che vivi nel grande formicaio ci sei abituata, ma io proprio no! Mi sapresti dire perché nei libri per bambini ci sono così tanti animali?
E non sto parlando di libri che spiegano e raccontano come questi ultimi vivono in natura, ma al contrario di libri in cui le storie sono infarcite di tigri, gatti e anche coccodrilli che spesso fanno proprio cose da uomini: mangiano seduti a tavola, lavorano, abitano nelle case e sono vestiti come loro, e parlano addirittura, oppure convivono con gli uomini e le donne e i bambini come se non facesse nessuna differenza essere uomini oppure scoiattoli!!
E questo è davvero sorprendente, perché in fondo gli uomini non sono animali, e quindi mi chiedo cosa ci guadagnino gli autori e gli illustratori a utilizzare come soggetti tassi, conigli, elefanti, e addirittura dinosauri…
Forse che gli animali sono più semplici da disegnare? Non mi pare proprio, senza contare tra l’altro che gli animali sono tutti diversi uno dall’altro per aspetto: le forme dei corpi, la lunghezza delle zampe, la presenza di becchi, ali e antenne, e poi le pellicce, i colori dei manti, delle piume…persino gli occhi…non ce n’è uno uguale all’altro!
Però, Formica, la cosa che mi infastidisce di più è che gli animali in questi libri si comportano in modo assolutamente disdicevole, e c’è sempre un umano che cerca di ricondurli a un comportamento che lui ritiene accettabile… perdindirindina…cosa mai potrà saperne un uomo di come si deve comportare un animale? In quanto a comportamenti noi siamo senza dubbio più educati degli umani, che ne dici mia cara amica: tu che vivi in quella comunità di formiche così altamente organizzata me lo potrai confermare. Del resto noi nasciamo e sappiamo quello che dobbiamo fare per istinto, mentre quanto ci mette l’uomo a raggiungere l’età della ragione?
E poi, vuoi mettere quanto siamo diversi tra noi per comportamenti? Invece l’uomo è uno e uno soltanto e mi chiedo perché non si accontenti di utilizzare sé stesso per raccontare le storie che lo riguardano, quali vantaggi possano trarre i suoi piccoli dal leggere storie di animali che con loro non hanno nulla a che spartire…
Insomma Formica, come potrai ben immaginare, sono qui in mezzo ad alte pile di albi in preda a un turbine di domande che solo tu mi aiuterai a placare.
E a proposito di placare… mi è venuto un certo appetito, è mi sono anche ricordato dove avevo nascosto alcune ghiande, quindi…
A presto

Scoiattolo.



Ah, carissimo Scoiattolo! Che piacere ricevere tue notizie e che onore essere ancora una volta la tua interlocutrice prediletta.
Non è piaggeria, la mia. Devo proprio darti ragione.
E, scusa il gioco di parole, concordo con te che sia proprio la ragione a creare la prima frattura fra uomini e bestie. I primi sono convinti di detenerne il primato, e per questo accampano supremazia, mentre agli animali è assegnato l'abito della selvatichezza e del puro istinto.
Come se fosse una colpa...
E già solo per questo sono da domesticare.

Spero tu sia ora a pancia piena così non te ne avrai a male - di scoiattoli si parla - ma vorrei citarti un libriccino illuminante su la questione che sollevi.
Non dovrebbe farti specie se è in tedesco, giusto?
Visto che bazzichi le foreste altoatesine...


Ah, la copertina è già tutto un programma: un omino comodamente seduto in poltrona, pantofole ai piedi e quotidiano aperto davanti. Se la mano destra tiene il giornale, la sinistra penzola per essere devotamente baciata (il rituale non è nuovo, tra subalterni, nel consesso degli umani) da uno scoiattolo dagli occhi chiusi, in estasi.
E ora ascolta il titolo - Über das Halten von Eichhörnchen (aus dem Englischen von Harry Rowohlt)1. Capisci da te dove stiamo andando, vero?
Però prima fammi illustrare brevemente, la storia di questo libro, acciocché tu sappia subito che è un pamphlet di raro pregio editoriale, a prescindere da questo contenuto quanto meno disdicevole.
Pubblicato per la prima volta tra i Tolle Hefte, hai sentito? i Tolle Hefte! di Armin Abmeier nel 2009! E questo già dovrebbe dirti molto, l'opuscolo oggi compare nel catalogo di uno degli editori più esigenti della Germania, Jacoby & Stuart. Ma il testo ha origini molto più antiche: si tratta infatti di uno stralcio preso dalla Children's Encyclopedia, pubblicata nel 1900 da Arthur Mee, e poi tradotto in tedesco da Harry Rowohlt.
Nella bandella si legge già qualcosa che, sono certa, ti farà inferocire...
"Gli scoiattoli sono le scimmie dei nostri boschi."
Santo cielo, vuoi che vada avanti? Procedo, dunque. "Gli scoiattoli possono essere animali domestici interessanti e allettanti, ma occorre sempre fare attenzione che l'animale che noi acquistiamo sia giovane e, quando possibile, sia nato in cattività.... Perché se ha assaporato la libertà sarà più difficile addomesticarlo e rischierete che vi pianti i suoi dentini nel dito. Al contrario, gli esemplari nati in cattività sono quasi sempre liberi da queste abitudini e li si può addomesticare con più facilità...."


Vuoi che ti dica cosa compare nella figura? Una elegante signora con gli orecchini di perla e le scarpe verde speranza con tacchetti vezzosi e... un frustino nelle mani.
Credo che possa bastare, per oggi, sennò mi scoppi.


Tua, sempre

[continua]



1Axel Scheffler, Über das Halten von Eichhörnchen - Ein Ratgeber (aus dem Englischen von Harry Rowohlt), Jacoby & Stuart 2009

venerdì 22 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN UNA NOTTE DI LUNA PIENA ...

Il bambino mannaro, Ulf Stark, Markus Majaluoma
(trad. Laura Cangemi)
Iperborea 2019


NARRATIVA PER PICCOLI (dai 6 anni)

"'Sì, morsicano. È così che si diventa lupi mannari. Prima uno è un essere umano normale, per esempio un bambino con i pantaloni a pallini. Poi una notte arriva un lupo mannaro e lo morsica. E allora se non muore, diventa un lupo mannaro. È colpa della saliva.' 'E come sono fatti?' 'Tipo dei lupi grossi e scorbutici. Con la pelliccia.'"

Janne e Ulf, fratelli, sono di nuovo lì a fare l'uno da maestro all'altro. Il tema questa volta è: lupi mannari.
Forse è solo per vendetta che Janne decide di terrorizzare il piccoletto. Ulf inavvertitamente (?) lo ha denunciato al padre che lo ha scoperto a giocare con il teschio nel suo studio da dentista. O forse dipende dal fatto che un fratello maggiore ha la vocazione a torturare, anche solo psicologicamente, il proprio fratello minore. Poco importa. Janne, dopo aver spiegato nei dettagli come avviene la metamorfosi, organizza alle spalle del piccolo Ulf uno scherzo in piena regola: simula l'arrivo di un lupo mannaro con relativa morsicatura lieve sul braccino del fratello. Il gioco è fatto. Ulf è arciconvinto di essere stato contagiato dalla saliva mannara e, visto che nel cielo c'è la luna piena, anche l'ultimo dubbio si dissolve. Ulf però è un bambino altruista e affezionato alla propria famiglia così, per evitare la tentazione di mordere fratello e genitori, si avventura nella notte in cerca di qualcuno da 'morsicare'. 


L'esistenza dei lupi mannari è piena di solitudine e freddo. Tuttavia a ululare nella notte ci si guadagnano due hot dog e il problema sembra tamponato. Almeno per ora. La luna piena però, a sentire cosa dice la mamma, è solo il giorno dopo. 
Accidenti, e se essere lupi mannari è per sempre, che fare? Forse potrebbero egregiamente risolvere il guaio krackers con sardine. 
E per sempre.

Si legge in un fiato la nuova piccola storia dei fratelli Janne e Ulf.
Ed è di nuovo un piccolo esempio di perfezione racchiusa in sole 45 pagine, illustrazioni di  Markus Majaluoma incluse.
In uno spazio di scrittura e di tempo narrativo che per altri sarebbero esigui e asfittici, Ulf Stark è in grado di mettere sul tappeto un bel numero di cose.
La prima e principale è la relazione fra fratelli. La primogenitura è molto sentita ma spesso e volentieri si fonde con un incontenibile senso di protezione e di solidarietà dei maggiori rispetto ai minori, soprattutto nel fare squadra di fronte agli 'adulti'. 
La seconda, che sembra andare in direzione opposta e contraria, ha a che fare con la meravigliosa ingenuità di un bambinetto e con la cieca fiducia riposta in chi ha maggiore esperienza (fratello compreso). Come a voler testimoniare che con il crescere, cresce anche l'autonomia di pensiero rispetto al mondo che ti circonda e l'astuzia si affina. Quando si è piccoli la direzione da prendere la si affida ad altri e va bene così.
Il terzo elemento sta nel gusto per lo scherzo e la presa in giro, entrambi messi in atto in assenza di ogni malizia. E non solo a opera di Janne, che organizza la messa in scena, ma anche da parte degli adulti che ruotano in questa storia: l'omino del chiosco con la storia dei due hot dog per tirare fino a mattina, l'infermiera del padre con l'antidoto a base di cracker e sardine. 



Sulla questione intorno a cui tutto ruota, ovvero la metamorfosi, mi pare che Ulf Stark sottilmente noti come abbia un suo fascino 'oscuro', cui è difficile rinunciare. Tanto è vero che è lo stesso bambinetto, di fronte all'ammissione esplicita del fratello maggiore circa le modalità della messa in scena, a essere restio a crederci, ammettendo così una velata speranza di poter continuare a essere ogni 28 giorni licantropo. Salvo poi, con altrettanta determinazione, decidere di rinunciarvi in nome del proprio snack preferito.
Tutto questo ha come sfondo il racconto di una quotidianità casalinga che è un vero piacere assaporare con la lettura. E non a caso mi pare si possa parlare di sapore o di odore o di rumore. Tutto passa attraverso una percezione sensoriale: dalla promiscuità tra fratelli nel bagno, sputi nel lavabo, alle macchie di cibo sulla faccia, polvere sotto i divani, piedi che spuntano dalle coperte.
Bello, come sempre. Anche per quel 'morsicare' al posto di 'mordere'.

Carla

mercoledì 20 marzo 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


L’ORIGINE DELLE SPECIE


Non è solo ambizione ad aver guidato Sabina Radeva, brillante autrice inglese, a cimentarsi con qualcosa che sembra impossibile: ridurre in un albo illustrato il testo sacro della biologia moderna, ‘L’origine delle specie’ di Charles Darwin. Credo ci sia anche una grande autentica passione.
Sabina Radeva ha una solida formazione scientifica e nello stesso tempo è una valente illustratrice e quindi ha tentato l’impresa impossibile: ed ecco davanti a noi ‘L’Origine delle Specie di Charles Darwin’, pubblicato da Mondadori, un bel libro illustrato che riassume con semplicità e precisione i termini essenziali della teoria dell’evoluzione.
La parte più sintetica riguarda gli antefatti, cioè la teoria prevalente all’epoca di Darwin, il creazionismo, e gli antesignani, cioè quell’insieme di scienziati che da punti di vista diversi hanno introdotto concetti che preparavano la strada per l’affermarsi della teoria dell’evoluzione. Questa è la parte più sacrificata, ed è in parte un limite perché si comprende meno la portata rivoluzionaria dell’opera di Darwin.
Ma è un peccato veniale, poiché nelle pagine successive si spiegano con grande chiarezza concetti come adattamento, selezione naturale, variabilità naturale delle specie.


L’evoluzionismo contemporaneo, come è noto, si fonde con la genetica, disciplina che non era ancora nata all’epoca di Darwin: questo dimostra anche la grandezza dello scienziato inglese, che senza sapere come nascessero spontaneamente le variazioni nelle caratteristiche di ciascuna specie, ne intuì comunque l’esistenza.
Ci vuole una grande capacità di sintesi per rendere comprensibile, con un linguaggio semplice e con il supporto indispensabile delle immagini, concetti in realtà complessi, la cui portata rivoluzionaria ha cambiato il modo di vedere il posto dell’uomo nel mondo.
Qui e là sono riportate citazioni significative dello scienziato inglese, che fanno da contrappunto alla spiegazione contenuta nel testo. E su alcune di esse ci sarebbero da fare interessanti osservazioni, che potrebbero essere spunto per ulteriori approfondimenti.
L’autrice, per evitare di appesantire l’esposizione e nello stesso tempo per rendere più ampia la comprensione, ha pensato di porre alla fine del libro un appendice con alcune note di approfondimento. Segue anche un necessario glossario e una piccola bibliografia.
Non manca un aspetto ludico, con l’invito a individuare nelle tavole alcuni insetti riprodotti anche nei risguardi di copertina.


E’ dunque un libro piacevolissimo e stimolante, uno di quei libri che, dato in mano a bambine e bambini, dagli otto anni in poi, curiosi delle cose naturali, può diventare uno strumento importante di stimolo per ulteriori letture. Riesce infatti a essere evocativo senza tradire il contenuto scientifico, ed è cosa rara. In questo il ruolo principale è svolto dalle immagini, che siano grandi tavole a tutta pagina o riquadri che si alternano alle didascalie e alle citazioni; ma non c’è pagina che non sia piena di colori e di movimento, in cui l’occhio non sia continuamente sollecitato a cercare nel dettaglio il senso del testo; mi sembra questo approccio corrisponda perfettamente all’aspirazione dell’autrice, così come la esprime nel suo sito, cioè esplorare i nessi possibili tra scienza e creatività artistica. In questo libro credo abbia trovato una bella sintesi dei due linguaggi.



Eleonora

“L’Origine delle Specie di Charles Darwin”, S. Radeva, Mondadori 2019




lunedì 18 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN MEMORIA
Ad A, D e V

River il cane nero, Suzy Lee (trad. Giuseppe Solinas)
Corraini 2019


ILLUSTRATI

"Ci sono dei momenti che devono essere catturati immediatamente: la storia di River è uno di questi. Mio figlio e mia figlia (Mountain e Sea) singhiozzavano nel guardare la pila di disegni dedicati alla nostra cara cagnolina. Una volta finito il libro, hanno detto: 'Da ora in poi staremo bene'. So che non staranno bene, ma so anche che il ricordo di River rimarrà scolpito nella loro memoria."



Chiusa in una gabbia, la cana (è una femmina!) soffre la fame e soffre la sete. La vicina di casa del suo padrone si intenerisce e talvolta la va a trovare fino al giorno in cui se la fa dare, perché è stanca di vederla maltrattata così. Ma non sarà lei a tenerla: ha già April con sé. L'affiderà invece a una famiglia che saprà offrirle quello di cui ha bisogno un cane: affetto, cibo e un po' di spazio. E così la cana conosce i due bambini di quella famiglia, Mountain e Sea, il gatto del nonno, Cloud, e i cani dei vicini, Lightning e Thunder, Lampo e Tuono. Ottiene un nome, River. Smette di avere fame e sete e non si annoia più. Corre, salta, gioca con loro. Arriva la neve e altri giochi. Arriva però anche il momento in cui bisogna separarsi. Ma - è una promessa dei bambini - sarà solo per poco. La famiglia lascia River a casa del nonno che di lei continua a prendersi cura. Ma giocare con Mountain e Sea è un'altra cosa. E così per River comincia l'attesa, il tempo scorre e con esso la malattia.
Una nuova nevicata è in arrivo...

Cani e bambini: binomio perfetto. Non è una novità.
Nelle poche parole di introduzione, che potrebbero passare inosservate, si capiscono una serie di cose importanti per capire e apprezzare a fondo questo libro.
La prima, River è una femmina. Peccato, perderselo nel racconto.
La seconda, è una storia vera. E questo coinvolge chi legge al massimo grado.
La terza, questo è un libro-epitaffio, nato - come capita a ogni epitaffio - dal desiderio di non dimenticare. È costruito, si deduce dalle poche parole, a posteriori, attraverso una selezione fatta tra i moltissimi disegni, quasi schizzi, fatti nel corso della loro convivenza, a River e ai due bambini.
Ma soprattutto è concepito sull'onda del ricordo e della nostalgia.
La quarta, questo è un libro-ponte per cercare di attraversare un dolore. In realtà, con grande onestà, pare rappresentare solo una prima tappa di avvicinamento.
Superarlo, il dolore, elaborare la perdita di quel cane, è decisamente più complesso, e non bastano i disegni. È lei stessa a dichiararlo, ma aver disegnato River che gioca con loro, avergli restituito forma, colore, spazio e tempo ripercorribili, seppure 'in vitro' (per quanto può essere in vitro una storia vera fermata sulle pagine di un libro) tutte le volte che lo si voglia fare, può riempire parte del vuoto lasciato.


River, se da un lato è un omaggio al ricordo di quella canetta, lo è anche a Gabrielle Vincent e al suo Un jour, un chien a cui evidentemente Suzy Lee pensa quando disegna (e non solo qui).
Non è un mistero che Gabrielle Vincent abbia rappresentato fin dagli esordi di Suzy Lee un imprescindibile modello, in particolare per la capacità di gestione della pagina bianca, per l'uso del bianco e nero, e per il tipo di disegno a matita, che porta in sé l'immediatezza del gesto, del tratto e del 'non finito', dello schizzo. Entrambe hanno una potenza nel segno che deriva da una grande capacità tecnica di disegnare il movimento di umani e animali e oggetti (diceva Pietro Manzoni, Non c'è nulla da dire: c'è solo da essere).


Entrambe sanno essere evocative, al limite della commozione, attraverso il silenzio (o un testo ridotto ai minimi termini come in questo caso) e il contrasto tra il bianco e il nero. 


Entrambe sanno costruire un respiro narrativo che le parole renderebbero solo più asfittico. In questo senso, la loro assenza (qui quasi totale) ha lo scopo e la capacità di potenziare le molteplici strade di lettura e di interpretazione. Attenzione, però: molteplici, non infinite. In entrambi i libri, il gap finale - questo sì silenzioso anche anche in River - in cui il lettore è invitato a tuffarsi, è sotto gli occhi di tutti.


Si tinge di azzurro, assumendo un senso, in Suzy Lee e in Gabrielle Vincent si ferma una frazione di secondo prima di un atto finale che nessuno può prevedere.
Entrambe hanno una capacità innata di illustrare per tutti.
In tal senso,  silenzio o rare parole sono ancora una volta 'linguaggio' eloquente.

Carla

venerdì 15 marzo 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


LUNA, PER TUTTO L’ANNO



Come sfuggire al richiamo irresistibile di un anniversario come quello della missione dell’Apollo 11, la missione spaziale che portò al primo allunaggio della storia umana?
Impossibile resistere e così, già dalla fine dello scorso anno, la produzione editoriale di carattere divulgativo, e non solo, si è rivolta con insistenza al tema ‘Luna’.
Fra le tante proposte, ho scelto ‘Voglio la Luna’, firmata da Andrea Valente e Umberto Guidoni, con le immagini realizzate da Susy Zanella, uscito recentemente per i tipi di Editoriale Scienza. Gli autori sono molto noti, Andrea Valente come scrittore, Guidoni come astronauta e divulgatore di successo.
Il volume, abbastanza corposo, è chiaramente indirizzato a un pubblico di lettrici e lettori grandicelli, quanto meno dai dieci anni in su, anche se nella sua parte più narrativa può attirare anche lettori più piccoli.



E’ diviso in tre parti: la prima ‘Mitica Luna’, esplora la Luna così come è stata raccontata nei miti, nella letteratura, nella musica, nei film, nell’arte ed è già così un discorso impegnativo, ricco di spunti; la seconda, ‘Luna Scientifica’, entra nel merito di tutto ciò che sappiamo sul nostro satellite, come è nato, quanto è distante, le fasi lunari, le caratteristiche geologiche, l’influsso della Luna sulla Terra. Questa parte, la più astratta, se vogliamo, è in realtà raccontata con grande chiarezza e altrettanta precisione, fornendo molte risposte alle domande spontanee dei giovani studiosi e delle aspiranti astronaute. 



L’ultima parte, ‘Avventurosa Luna’, ripercorre le tappe dell’esplorazione spaziale, delle missioni Apollo e dei progetti futuri, relativi a insediamenti stabili sul terreno lunare. Non mancano i riferimenti scherzosi alla presenza di presunti ‘lunariani’ e quelli più seri, si fa per dire, relativi alla teoria del complotto, che immagina una grande messa in scena, a fini politici, di qualcosa che in realtà non è mai avvenuto.
Cosa mi ha colpito di questo libro: innanzi tutto, la grande precisione affiancata però a un linguaggio molto chiaro, nella parte più scientifica anche giustamente schematico; l’equilibrio di un’esposizione che mette insieme i diversi aspetti del racconto sulla Luna, dal simbolico allo scientifico, dal letterario al tecnologico senza che una parte prevalesse sull’altra, fornendo in questo modo una panoramica esauriente dei diversi punti di vista. Infine l’aver pensato un libro capace di rispondere all’esigenza di approfondimento di ragazze e ragazzi al di sopra dei dieci anni, quindi con un livello di approfondimento adeguato e coerente.
Onestamente, mi sembra una rarità, una proposta originale, rigorosamente made in Italy, migliore di molte altre proposte presenti sul mercato. Mi è sembrata anche molto curata nelle illustrazioni, evocative quando lo devono essere, precise quando devono spiegare, e nell’agile impaginazione.


Una bella proposta di approfondimento per tutti quelli che vogliono sapere un po’ di più della Luna, presenza familiare, ma non tanto conosciuta. Buona lettura!

Eleonora

“Voglio la Luna”, A. Valente e U. Guidoni, con le illustrazioni di S. Zanella, Editoriale Scienza 2019


mercoledì 13 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PUNTI DI SVISTA

Ho visto una talpa, Chiara Vignocchi, Silvia Borando
Minibombo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"'Oggi ho visto una talpa piccolissima!'
'Ooooohhh!'
'Oggi ho visto una talpa molto grande!'
'Uuuuhh!'"

Il primo ad averla avvistata è un imponente elefante, mentre la seconda che la vede è una minuscola formica. Sono in tanti, e tutti nello stesso luogo riuniti, ad averla vista, la talpa. Una lumaca ne ha notato la velocità, mentre il leopardo ne constata la lentezza. 
Il camaleonte ne ha viste due che andavano in direzioni diverse e il ragno invece ne ha scorte un gruppo...


La talpa, a ben vedere (!), c'è ed è una sola ma, dato che è una talpa, di tutto questo grande interesse che la sua presenza genera, non si accorge e pensa - addirittura - di essere tutta sola in quella radura.

I libri di Minibombo, per scelta editoriale, sono così.
Riconoscibili per forma, per segno, per originalità del punto di vista, spesso per certa ironia, per pubblico di riferimento.
Sono, salvo rare eccezioni, quadrati, con una copertina rigida. Spesso hanno un colore dominante che li attraversa. 


Il tipo di disegno, che a mio parere non è il loro punto di maggior forza, nasce così semplificato per essere immediatamente riconoscibile e leggibile, ma è spesso un po' troppo lontano da un disegno che sia il risultato di una ricerca originale di una sintesi della forma.
È un po' come se i personaggi si irrigidiscano nel loro aspetto, sull'altare della riconoscibilità.
Animali, o più in generale personaggi, disegnati sulla pagina attraverso un tratto che sia al contempo sintetico ed empatico hanno in sé qualcosa in più che nella maggioranza dei libri di Minibombo non mi pare di vedere. Gli animali di Klassen, per capirci, sono un'altra storia.
Per questo motivo i libri di Minibombo che hanno 'sconfinato' nell'astratto sono quelli che mi sembrano i più meritevoli.


I caratteri più felici dunque sono altri. Il punto di vista, per esempio. In libri come l'insuperato, Orso, buco! oppure Solo un puntino o ancora Gabbiano più gabbiano meno o Guarda fuori! su questo costruiscono la loro miglior qualità.
Questo porsi davanti a una prospettiva insolita porta con sé, almeno a Minibombo, una inevitabile ironia di fondo. Spesso che sconfina nella cattiveria. Anche questa riconoscibile e godibile e, auspicabilmente, dispensabile tra bimbetti e bimbette anche molto piccoli, con lo scopo di aiutarli a ridere del mondo e a non essere troppo 'politicamente corretti'.


Il terzo elemento con cui a Minibombo sanno districarsi con grande disinvoltura è la realizzazione dei testi. Sono bravi a trovare sempre un registro adatto allo spirito della storia e nel contempo si impegnano a rendere la lettura ad alta voce una vera festa. O quanto meno, una passeggiata in discesa.
Ecco. Sono questi tre ultimi fattori che ritrovo in Ho visto una talpa e mi piacciono di più.
Di questa storiellina fatta di quasi nulla, in ordine crescente, mi piace l'idea di partenza, ovvero quanto ognuno di noi esista anche attraverso lo sguardo degli altri, a seguire l'ironia e il gioco che la attraversa, laddove i singoli animali di quella talpa mettono a fuoco un carattere che di fatto è 'inesistente'. Il gioco con chi legge nasce dalla relazione che si crea tra l'animale sulla pagina e la sua percezione falsata.
Ultimo tocco, il finale con l'inconsapevolezza dell'occhialuta talpa medesima.


La cosa migliore però è ancora una volta il testo. Lì per essere letto ad alta voce e per chiamare immediatamente dentro chi ascolta. Impensabile non leggerlo almeno due o tre volte di seguito, chiamando alla partecipazione bambini e bambine al 'responsorio', con l'intento di cogliere insieme (sarebbe bellissimo fare a monte, con loro, un lavoro di ricerca sulle caratteristiche comunicative di un tono di voce piuttosto che di un altro) in tutte quelle brevi esclamazioni, le tante possibili sfumature di interpretazione.
Ci si potrebbe divertire...


Carla



lunedì 11 marzo 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FANTASMI IN GIARDINO



Ancora una volta il terzetto di amici, Simona Billie e Aladdin, creato dalla svedese Kristina Ohlsson, è alle prese con le oscure presenze legate, questa volta, alla grande casa della nonna di Simona.
E’ lei, infatti, la protagonista del nuovo romanzo, intitolato impropriamente ‘Gli angeli di pietra’, pubblicato in queste settimane da Salani.
Titolo improprio perché le statue che campeggiano nel giardino della casa della nonna, che un tempo era un albergo, non sono affatto angeli, ma rappresentano una famiglia; fatto sta che queste grandi statue nottetempo cambiano posizione, mentre in una delle stanze, chiamata Camera dei Sospiri si sentono strani rumori.
Ad aggiungere mistero a mistero c’è un mangianastri, una cosa antica insomma, che la nonna regala a Simona insieme a dei nastri,su cui sono incise voci misteriose.
Ce n’è abbastanza per avere un po’ di paura e così Simona chiama in soccorso i suoi amici, protagonisti delle storie precedenti della Ohlsson.
A questa situazione complicata si aggiunge la malattia della nonna, che si aggrava sempre di più, addolorando profondamente la giovane protagonista.
Ovviamente le indagini proseguono e il terzetto di amici incontra diversi personaggi, il cui legame con la vecchia casa sul momento appare sospetto.
Simona e amici trovano in un’intercapedine della stanza misteriosa un fascio di lettere e un medaglione, che raccontano di una lontana storia d’amore.
Alla fine tutti gli indizi, che l’autrice sapientemente distribuisce lungo il racconto, vanno al loro posto e il soprannaturale cede il passo a una complicata storia di famiglia, che viene chiarita poco prima che la nonna muoia. Lasciando però, com’è costume dell’autrice, un margine di dubbio sul fatto che la verità sia tutta lì.
Come i precedenti, anche questo romanzo, dalla narrazione veloce e scorrevole, è costruito con grande attenzione e riesce a sostenere il clima misterioso della ghost story fino alla fine, risolvendo poi il nodo narrativo smontando pezzo per pezzo gli elementi di mistero per tradurli tutti, o quasi, in termini realistici. Questo è esattamente lo stile narrativo dell’autrice svedese, che riscuote un grandissimo successo in patria.
Qui si evidenziano i principali punti di forza e di debolezza di una produzione seriale di qualità, incentrata su una efficace costruzione narrativa, senza sbavature o incoerenze e da uno stile fresco e semplice, che rende la lettura adatta anche a lettrici e lettori, dai dodici anni in poi, un po’ pigri. La debolezza sta nella prevedibilità di uno schema che si ripete in ogni romanzo, con una situazione misteriosa i cui elementi vengono smontati man mano per trovarne una soluzione razionale. Sono molti gli autori che attingono al soprannaturale come parte integrante della narrazione, da Almond alla Hardinge, per citarne solo alcuni, ma nel caso della Ohlsson c’è una voluta aderenza al modello delle storie di fantasmi, con le ‘oscure presenze’ annunciate da strani fenomeni, oggetti che si spostano, voci, apparizioni, per poi ribaltare il discorso in termini quasi del tutto razionali. Non c’è traccia di spiritualismo, non c’è traccia di narrazione ‘fantasy’, al contrario c’è una attualizzazione di una tipologia di racconto, per esempio molto presente nella letteratura inglese, che utilizza largamente atmosfere inquietanti, indizi ambigui, suggestioni soggettive. La cifra di questo tipo di racconto è l’inquietudine di fronte a qualcosa di sfuggente, di vago, che spesso confonde i confini fra realtà e immaginazione; non c’è traccia di horror, che pure può essere ed è spesso un’interpretazione delle storie di fantasmi, ma un’insinuante sensazione di paura.
Una buona lettura, dunque, per chi non si spaventa facilmente.

Eleonora

“Gli Angeli di Pietra”, K. Ohlsson, Salani 2019