venerdì 24 maggio 2013

FAMMI UNA DOMANDA!

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MA QUESTE SON DOMANDE DA GRANDI!

Spesso, quando si pensa ai libri di divulgazione per bambini, si pensa soprattutto alle magnifiche invenzioni di pop up e libri animati che rendono immediatamente comprensibili classificazioni tassonomiche, strutture cosmiche, gli ominidi e chi ne ha più ne metta. Ma per scienziati già un po’ cresciuti sembra esserci poco. Qui vi propongo due validi esempi che smentiscono questa impressione.


Il primo, Storia dei semi di Vandana Shiva, affronta tematiche complesse e attualissime: la protezione della biodiversità come tutela delle culture che crescono in determinati contesti ambientali, e come tutela di un’agricoltura dalla parte dei contadini e dei consumatori invece che condizionata e soggetta alle multinazionali. L’autrice, laureata in fisica, ma da sempre impegnata sul piano ambientale, insiste con chiarezza su un concetto: devastazione ambientale e povertà vanno a braccetto. Lo sviluppo dell’agricoltura intensiva, basata sullo sfruttamento indiscriminato del territorio e sull’uso di semi brevettati, ha prodotto, fra l’altro, la grande povertà dei produttori, i contadini del terzo mondo in particolare. Che la questione dei brevetti sui semi, ovvero la possibilità di coltivare solo utilizzando le sementi brevettate dalle multinazionali, sia di grande attualità lo dimostra anche la discussione in Europa sui cosiddetti orti urbani. Non si muove foglia, o seme, senza che il denaro non riempia le tasche delle multinazionali. 

 
Tutto questo è spiegato in un testo semplice e gradevole, affiancato dalle illustrazioni di Allegra Agliardi. E’ direi un testo interessante anche per quei genitori o insegnanti che vogliono saperne di più senza dover affrontare testi troppo complessi. Sapete cos’è la biopirateria, avete un’opinione definita sugli ogm? Qui potete trovare delle indicazioni e dei dati interessanti.

 
Ma se preferite argomenti cosmici, vi suggerisco, sempre per giovani scienziate/i Stelle, pianeti e galassie, della prolificissima Margherita Hack, qui insieme a Massimo Ramella. Il testo appartiene alla collana Quattro passi nella scienza, già segnalata: impaginazione vivace, taglio giornalistico, contenuti abbastanza approfonditi, per quei lettori già grandicelli, ovvero sopra i dieci anni, che hanno interesse all’approfondimento. Qui l’argomento è la storia dell’astronomia, per comprendere meglio come si è arrivati alle attuali teorie fisiche e cosmologiche. Non vi spaventate, è tutto molto chiaro e direi affascinante, nel raccontare il lungo percorso dal sistema tolemaico, con la Terra al centro dell’Universo, a oggi. Magari qualche ragazzina/o potrebbe decidere di seguire questo percorso e diventare la Margherita Hack o il Carlo Rubbia del futuro.


Eleonora

“Storia dei semi”, V Shiva, Feltrinelli 2013
“Stelle, pianeti e galassie. Viaggio nella storia dell’astronomia dall’antichità a oggi.” M. Hack e M. Ramella, Editoriale Scienza 2013


giovedì 23 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per sognare)


COME UN BAMBINO
 
Orlando, l'avvoltoio coraggioso, Tomi Ungerer
Donzelli, 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Orlando era un avvoltoio messicano. Un giorno mentre sorvolava il deserto, trovò il corpo di un cercatore d'oro.
Frugando tra le cose del cercatore d'oro, trovò una foto della moglie e del figlio.
Per l'uomo non c'era più niente da fare, perciò Orlando raccolse tutti gli oggetti in un fagotto e volò via."

Il fagotto contenente i pochi resti del cercatore d'oro passarono di mano in mano finché non tornarono ad essere appesi al becco di Orlando che, come postino, 
li recapitò alla povera vedova e al povero orfanello, che a loro volta partirono sulle tracce del loro congiunto, sempre con Orlando al seguito. Ma a parlar troppo di pepite d'oro si finisce per entrare nel mirino di qualche malintenzionato, ma Orlando era sempre lì e risolse anche questa.
In un crescendo di incastri felici e sullo sfondo di un pueblo indiano ogni tassello ritrova la sua giusta collocazione e Orlando diventa -e vorrei ben vedere- l'unico avvoltoio amato di tutto il Messico.

Che dire? Ci risiamo: un'altra bella storia di Tomi Ungerer. Come in molti altri suoi capolavori del genere, ovvero storie costruite su un animale inconsueto come protagonista, penso al boa Crictor, al pipistrello Rufus, alla cangura alata Adelaide, allo strano animale del signor Racine, anche in questa di Orlando l'avvoltoio, animale inviso per la sua propensione a nutrirsi di carcasse di animali morti e per il suo collo glabro, Ungerer racconta una vicenda come la potrebbe raccontare un bambino: con la semplicità dell'onnipotenza dove tutto diventa possibile pur di arrivare a un lieto fine.
Nella descrizione degli animi dei protagonisti, si ritrova tutta l'ingenuità di un bambino così come nella semplificazione delle sequenze narrative. In altre parole, tutto quel che deve succedere succede e lo fa al momento giusto. Facile e geniale. Il pensiero bambino lo si ritrova anche nella pervicace tendenza a far convogliare l'intreccio verso un finale positivo a tutti i costi, compreso il colpo di scena sul finale.
Inguaribile ottimista! D'altronde, avete mai conosciuto un bambino pessimista?


Con un'ironia invece tutta adulta, la storia di dipana attraverso i disegni.
Così come per il testo anche il disegno è fatto di pochi e semplici elementi, composti, armonicamente disposti nella pagina ma con la conseta efficacia al fulmicotone che ne rappresenta la cifra inconfondibile.
Le sfumature del marrone sopra ogni paesaggio e il rosso cremisi per raccontare alcuni particolari. Misurato anche in quello.


Questo libro Tomi Ungerer l'ha pubblicato per la prima volta nel 1966, solo quarantasette anni fa.
Da collezionare: non è mai troppo tardi!

Carla

mercoledì 22 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per sognare)


CON PAROLE CHIARE

Una giornata speciale, Amaltea, Giulia Orecchia
Lo Stampatello, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Sofia, Anna e Vladi sono nati in Russia. Hanno conosciuto i loro genirtori quando Sofia aveva cinque anni, Anna tre e Vladi due. Possibile? Sì perché nessuno dei tre è uscito dalla pancia della loro mamma."

Sofia, Anna e Vladi hanno visto per la prima volta i loro genitori quando erano, insieme ad altri bambini, in una grande casa che li accoglieva tutti insieme, in attesa che ciascuno di loro facesse conoscenza con i propri genitori.
Sofia si chiede il perché e la risposta semplice che le dà la mamma è nei fatti: perché la vita non li aveva ancora fatti incontrare. Ma perché, non siamo usciti dalla tua pancia? è la domanda successiva.
Il racconto di una giornata che all'inizio era andata un po' storta, con la campagna allagata e nessuna possibilità di fare il picnic e poi il Parco Acquatico chiuso per inventario, ma poi, invece, si era risollevata con una imprevista gita al mare, con belle corse sulla spiaggia e pranzo al ristorante, questa è la chiave per capire: insomma una giornata cominciata male ma finita benissimo in grande allegria è un po' la stessa cosa che è successa a noi quando siamo diventati una famiglia.


Che bel modo per raccontare un'adozione! Raccontare la storia, partendo dal finale, ovvero dalla gioia che c'è nell'essersi trovati.
La tensione verso la felicità, la volontà nel perseguire un obiettivo, un sogno che finalmente si realizza, una bella sorpresa e -come dice Arianna Papini in La quaglia e il sasso- dopo è solo amore.
Temo sempre i libri a tema. Sono spesso ad alto rischio di retorica e talvolta li vedo naufragare nel didascalico. 
Con Lo stampatello, mai. Sarà perché è una casa editrice di gente 'tosta', ma i loro libri stanno continuando a mantenere fede al loro motto di partenza: Dimmelo in stampatello, ovvero spiegamelo con parole chiare.
Parole chiare, metafora trasparente, poesia latente sono gli ingredienti di questo bel libro che ci appare sereno anche nelle illustrazioni: Giulia Orecchia solare e misurata e ironica...

 
A ben vedere la chiave di lettura che Amaltea propone mi pare, d'altronde, applicabile anche in senso più in generale: non è forse così che difficoltà, fatiche, delusioni che spesso sono all'inizio di un percorso, si stemperano sempre, se guardate voltandosi all'indietro? Credo di sì.
E questo è un buon modo di leggere la vita e insegnarlo ad un bambino sarà cosa saggia. 

Carla

lunedì 20 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COSCIENZA SPORCA

Tutta colpa...della pupù, Michaël Escoffier, Kris Di Giacomo
La Margherita, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 agli 8 anni)

"Trovato un bell'albero sul quale appartarsi...si mette in posizione. Poi, a cose fatte, si accorge che la carta igienica è finita.(Oh, no! Acc!) Allora Ugo cerca qualcosa di adatto allo scopo...Delle foglie? No, pungono.
Del muschio? No, gli si sporcherebbero le zampe. (Toh, queste vecchie mutande potrebbero farmi comodo!)".

La circostanza e il contesto sono chiari a tutti? Ugo, un camaleonte che pare un lucertolone, ha mangiato abbondante questa mattina e, adesso, deve fare la cacca (vi prego, un referendum per abolire pupù...). Si provvede ma, all'occorrenza, si accorge che la carta igienica è finita. Vede un paio di vecchie mutande bucate lì incustodite che potrebbero essere utilizzate all'uopo e, sebbene con qualche titubanza, se ne serve.
Ehi tu vergognati! Una voce dal nulla. Nessuno in vista, Ugo si chiede da dove arrivi e chi abbia pronunciato quelle parole. Sono la tua coscienza, tuona la voce. E così prende l'avvio un dialogo serrato tra i due (sottolineato per il lettore da tipi di caratteri tipografici diversi per ogni voce), sul cattivo uso che Ugo ha fatto di un oggetto non suo.
La grande colpa di Ugo: aver preso una cosa che non gli appartiene e averla sporcata in modo così volgare...

C'è solo un rimedio per lavare la propria coscienza: lavare quelle mutande. La voce della coscienza lo sgrida e lo guida verso la redenzione della sua anima (ma anche delle mutande, evidentemente) e poi gli suggerisce di sparire per sempre.
All'orizzonte, il lucertolone, e in primo piano?
Taaa daaaà! La voce della coscienza...
A voi scoprire con il libro tra le mani chi si nasconde dietro quella voce.

Albo illustrato che ruota ancora sul tema del furto. Ciò dipende da un'ossessione degli autori e degli editori o è solo un segno della decadenza dei tempi?

 
L'ineffabile coppia Escoffier-Di Giacomo colpisce ancora. Ancora un albo esilarante, di più: da sganasciarsi (almeno così è capitato a me nel leggerlo e nel ripensare alla faccia della 'Coscienza'...) dalle risate. Sulla stessa lunghezza d'onda dei libri di Jon Klassen, che abbiamo ricordato qui e qui, anche in questo ultimo titolo pubblicato in Italia, assistiamo all'esaltazione della cattiveria...sano, necessario e buon sentimento che alberga in noi (da Medardo di Terralba in poi, spero nessuno più dubiti in merito). Michael Escoffier, ideatore dell'ennesimo 'scherzo cattivo'. Qui in coppia con la bravissima Kris Di Giacomo (che conosciamo per altrettanto humor), in passato ci aveva già fatto molto ridere in Buongiorno dottore, o nel successivo Buongiorno postino.
In Tutta colpa... il loro sense of humor gioca sempre sull'effetto sorpresa. Con Escoffier, in particolare, gioca sull'ingenuità del piccolo lettore, su certa purezza d'animo e ne butta sempre all'aria le convinzioni. Sembra sempre voler dire ai suoi lettori: attenti bambini, il mondo è pieno di ladri, di ingordi, di bugiardi, di furbi, di dispettosi...
Vi ricordate in proposito la sala d'attesa del dottore da cui lentamente sparivano i pazienti e il gioco sottile degli animali in cerca del proprio uovo dopo il passaggio del distratto postino?
Ecco, ci risiamo. Escoffier ci fa ridere a crepapelle, di nuovo!

Carla

Due noterelle al margine, sul lavoro dell'editore.
Lo avrete capito: mi irritano i vezzeggiativi inutili, per cui chiamare la cacca pupù, mi pare urtante, ma forse è solo un mio problema. Non stimo chi riserva questo tipo di linguaggio 'addolcito' al pubblico bambino.
Ma quasi altrettanto mi sfastidio nel vedere atteggiamenti ammiccanti nei confronti dei piccoli e penso al titolo di questo libro. Era proprio così necessario sottolineare l'importanza della 'pupù' per la storia, tanto da premiarla dandole la copertina? O l'editore lo ha fatto, piuttosto, per attirarlo verso il libro? Il libro sarebbe stato altrettanto bello anche se il camaleonte nella mutande bucate ci si fosse solo soffiato il naso o pulito di sugo il muso...Leggere per credere.
La bellezza del libro sta altrove: nel furto, nell'oggetto mutande con molteplici usi (che già di per sé avrebbe attirato i bambini), nel colpo di scena finale in cui si disvela chi c'è dietro la 'Buona coscienza'. In America o il Francia dove è stato pubblicato, il titolo gioca su questi elementi: Brief Thief (Ladro di mutande) o Ni vu ni connu (In incognito). Lo noto solo io che in Italia la mancanza di stile sia piuttosto endemica?...


sabato 18 maggio 2013

IL PASTICCIO SBOTTONATO


PREMESSA
Dopo un bel po' dal suo ultimo post, la cuciniera Lulli riappare su Lettura candita (evviva) e con lei stile, buongusto e qualità si diffondono...
Bentornata!
Carla e co.
 
Ci sono alcune preparazioni che stimolano la nostra fantasia non solo per quel che riguarda gli ingredienti, la maniera di metterli insieme, le quantità, i tempi di cottura. Ma anche perché è possibile decorarle ogni volta in maniera differente e quindi personalizzarle in base alla persona che le riceverà.
Il pasticcio di tagliatelle in crosta è una di queste.
Si tratta di una scatola di pasta brisée. L'idea l'ho presa da un vecchio numero della rivista «La cucina italiana» del dicembre 1994, (p. 61), dove lo vedete in copertina:


Il coperchio è ornato con una bella decorazione tradizionale di fiori e foglie al centro e un merletto bucherellato al contorno.

Questi sono gli ingredienti che ho usato per uno stampo rotondo da 27 cm di diametro:

per la scatola:
farina tipo 0: 500 gr
burro: 250 gr
sale
acqua freddissima: 1 bicchiere

per il ripieno:
latte fresco intero: 500 gr
tagliatelle fresche all’uovo: 400 gr
champignon: 200 gr
spinaci puliti: 500 gr
panna liquida fresca: 100 gr
parmigiano grattugiato: 40 gr
farina: 35 gr
burro: 35 gr
aglio: 2 spicchi
olio extravergine di oliva
sale
pepe

per la decorazione:
1 uovo

Preparate la pasta brisée seguendo la ricetta che trovate qui  e mettetela in frigorifero per almeno un’ora.In una padella mettete un filo di olio e fatelo insaporire con uno spicchio di aglio.
Aggiungete gli spinaci e fateli appassire per pochi minuti fino a quando si saranno trasformati da un’enorme volume a un mucchietto minuscolo. Una volta raffreddati, tritateli a mano.
Pulite gli champignon, tagliateli a fettine sottili e cuoceteli in padella a fuoco vivo con un altro filo di olio e un altro spicchio di aglio.
Preparate la besciamella: in un pentolino fate sciogliere il burro; unite la farina setacciata e, girando con un cucchiaio di legno, fate cuocere per 5 minuti.
Aggiungete a filo il latte a temperatura ambiente e cuocete per 10 minuti a fuoco basso sempre mescolando. Alla fine aggiungete sale, pepe e la panna.
Lessate le tagliatelle, scolatele al dente e conditele con besciamella, spinaci, funghi e parmigiano.
Stendete la pasta e con i due terzi rivestite lo stampo. Ritagliate l’eccesso che uscirà dai bordi e riempitelo con le tagliatelle. Infornate a 200 °C per 25 minuti.
E ora viene la parte più divertente!
Stendete il resto della pasta e ritagliate un tondo del medesimo diametro dello stampo.
Mettete l’uovo in una ciotola e sbattetelo con una forchetta. Spennellatelo sul coperchio.
Con i ritagli inventatevi una decorazione.
Vi propongo questa che ho realizzato per un’amica che crea meravigliosi gioielli con i bottoni:



Con tagliapasta di due misure diverse ho ritagliato dei tondi sui quali, con una cannuccia da bibita, ho aggiunto i quattro fori. Li ho disposti a cascata, alcuni un po’ sovrapposti.
Con un altro pezzetto di pasta ho realizzato un filo che poi ho inserito in alcuni buchi.
Sul tutto ho nuovamente spennellato l’uovo, facendo attenzione che il liquido non andasse a tappare i buchetti dei bottoni.
Mettetelo in forno a 200°C per 15 minuti.

Una volta raffreddato appoggiatelo sul contenitore di tagliatelle e la scatola sarà completa.

Lulli

venerdì 17 maggio 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BELLO COME UN LIBRO!
DIECI RAGIONI PER ME, POSSON BASTARE

Forte come un orso, Katrin Stangl
Topipittori, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)


"Silenzioso come un topo
Timido come un cerbiatto
Grosso come un elefante
Affamato come un lupo"


Ventotto aggettivi, ventotto animali e ventotto tra bambine e bambini.
Ogni pagina è dedicata a un aggettivo che fa riferimento a un preciso stato d'animo. E per farlo pesca nel nostro immaginario comune. Per cui si è audaci come leoni, grandi come elefanti, affamati come lupi, furbi come volpi. Ma anche svelti come donnole, dispettosi come tassi...La combinazione tra animale e carattere distintivo quindi non è sempre così scontata. Se SPORCO COME....risveglia un coro di bambini che urlano all'unisono la parola MAIALE (provare per credere...), al contrario BELLO COME...richiede da loro un po' di ragionamento da parte dei piccoli (il che non stona) per arrivare a dire CIGNO.
Quest'albo illustrato dalle caratteristice canoniche, a prima vista, sembra essere un repertorio di emozioni e di animali ad esse connessi. Ma a ben vedere ha delle potenzialità molto più ampie. Cerco di enumerarle, in ordine sparso tra forma e contenuti.


Uno) la scelta degli aggettivi è molto attenta, mai scontata e mai sovrastimata per essere capita e apprezzata appieno anche dai più piccoli.
Due) la scelta delle parole è raffinata e pesca in un lessico ampio: chiassosa, audace, selvaggio, operoso, giocoso (e brava Giulia Mirandola, cui si deve la traduzione).
Tre) l'uso del maschile e del femminile, che non appare mai casuale e nello stesso tempo é ironico rispetto allo stereotipo: selvaggia, chiassosa, chiacchierona, forte (è una bambina che fa a braccio di ferro con un orso).
Quattro) La relazione forte tra bambino e animale che si dimostra nella composizione di ogni tavola; laddove i due sono in perenne dialogo tra loro: topi che guardano ordinati su due file le figure del libro e ascoltano il racconto, uccelli che danno l'allarme sulle sponde del lettino dell'ardito fuggiasco, donnole in monopattino, volpi che si cimentano con le forme geometriche...
Cinque) L'immagine allusiva al singolo aggettivo pesca sempre in una quotidianità bambina molto riconoscibile anche da un bambino molto piccolo. Testardaggine nel non volersi lavare i denti, ladri di macchinine, audaci che si buttano dall'alto dello scivolo di un parco, dispettosi nel far il solletico ai piedi che spuntano dalle coperte. Sono tutte situazioni che ognuno di noi può ripescare nel proprio vissuto
Sei) Il tipo di illustrazione così semplice, ma di grande efficacia. Non a caso la Stangl con la grafica ha molto a che fare. In perfetta sintonia con la ricerca e la sperimantazione che la Germania sta portando aventi da qualche anno.
Sette) Un equilibrio perfetto all'interno della pagina tra testo e immagine. Un picture book con i fiocchi.
Otto) L'uso di colori forti dati a grandi superfici proprio come farebbe un bambino o come un 'fauve'. Il giallo è giallo, il rosso è rosso e l'azzurro è l'azzurro. Con un gusto espressionista tutto tedesco negli elefanti azzurri e nei cammelli gialli.


Nove) La dimostrazione della padronanza delle tecniche, in questo caso l'offset (credo) che tanto richiama la litografia nella resa finale.
Dieci) La potenzialità di utilizzo con i bambini, anche i più piccoli, per poter avviare giochi con le parole, giochi con le emozioni, giochi con l'immaginazione, giochi con la memoria...

Carla

mercoledì 15 maggio 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA SCUOLA DI WONDER


Fra le possibili anomalie cromosomiche, ad August, detto anche Auggie, è toccata in sorte la più strana combinazione di geni mutanti, che ha trasformato i suoi lineamenti e l’ha costretto a subire una lunga interminabile serie d’interventi chirurgici. La sua vita fino agli undici anni è stata abbastanza complicata e lui si è già abituato, nei limiti in cui è possibile farlo, ai moti di stupore, o ribrezzo che colgono le persone che lo vedono per la prima volta.
Se questo è già difficile, immaginatevi cosa può essere andare a scuola per la prima volta, poiché fino a quel momento ha studiato con la mamma, in un’età in cui fra i ragazzini si affermano le ‘cricche’ o i gruppi, le inclusioni e le esclusioni. La prova va affrontata, ed ecco gli sguardi sfuggenti, il tavolo in mensa che resta deserto, le gomitate, le esclamazioni, le risatine imbarazzate di chi lo vede per la prima volta. Per fortuna ci sono Jack e Summer, un ragazzo e una ragazza che sanno compiere delle scelte senza farsi condizionare dai pregiudizi; c’è chi, invece, alimenta la diffidenza diffondendo la voce della ‘peste’, basta toccare Auggie per essere contagiati, anche se non si sa da cosa. Le dinamiche ‘normali’ fra ragazzini, ammettendo che i pregiudizi lo siano, si amplificano nel già difficile percorso del protagonista verso una vita normale.
Lo svolgimento di questo travagliato primo anno scolastico è raccontato in prima persona dai diversi personaggi, soprattutto Auggie, ma anche la sorella Via, combattuta fra l’affetto e il desiderio di una vita normale, l’amico Jack, la bella Summer, Justin, il fidanzato di Via, imprevisto e decisivo aiuto alla socializzazione di August, Miranda, la migliore amica di Via. Sullo sfondo, genitori più o meno smarriti, amici d’infanzia, ricordi, e la meravigliosa cagnolina Daisy. Questa struttura del racconto consente di mettere a confronto i diversi punti di vista, rendendo più comprensibili e umane le incertezze, le ambiguità, le decisioni che i diversi attori portano avanti. Sicuramente il personaggio principale spicca con tutta la sua fragilità, le sue paure e quasi la rassegnazione a essere visto come un fenomeno, ma in senso negativo. Auggie diventerà Wonder nel momento in cui, anche rischiando, sarà in grado di smontare la costruzione del pregiudizio, facendosi accettare per quello che è.
Il merito principale di Wonder, scritto da R.J. Palacio, pseudonimo di una art director americana, è di raccontare una storia con elementi drammatici, la malattia, l’esclusione, il bullismo, con leggerezza, con ironia, rendendo la lettura scorrevole, a volte divertente, altre, commovente. L’unico difetto di rilievo, un finale troppo zuccheroso, in cui tutte le cose vanno al loro posto e il bene trionfa. Sappiamo che non è così, sarebbe stato meglio conservare l’equilibrio che si riscontra nei capitoli precedenti.
Come vedete, la narrativa per i più grandi, dai dodici anni, continua a esplorare, con modalità diverse, l’entrata in società rappresentata dalla scuola media. Dal Diario di una schiappa al Bully Book, la proposta editoriale si moltiplica, come se si fosse individuato un momento topico della vita sociale dei ragazzini.
Eleonora


Wonder”, R.J. Palacio, Giunti 2013