mercoledì 22 febbraio 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


DENTI AGUZZI E PINNE



L'uscita di un bel libro dedicato agli squali, Matti per gli squali, mi consente di mostrare i diversi approcci stilistici ai testi di divulgazione, come ho più volte cercato di sottolineare.
Il testo in questione, del bravo Owen Davey, è pubblicato in Italia da White Star kids ed è un bell'esempio, ovviamente non l'unico, di attenzione al testo, con la supervisione scientifica di Helen Scales, coniugata a uno stile illustrativo raffinato. Non si ricorre alla fotografia per rendere conto della realtà naturale, e questa è una tendenza forte di questi ultimi anni, ma l'immagine svolge un ruolo fondamentale, esplicativo.



Lo squalo è un animale dalla storia antichissima e come tutti i grandi predatori, affascina e spaventa nello stesso tempo; e dunque il testo di Davey ne racconta la storia, descrive le diverse caratteristiche di pesci dalle dimensioni più varie e dalle diverse abitudini alimentari; l'approccio è scientifico, di rara chiarezza didattica nello spiegare anche argomenti complicati. 



Un esempio è la riproduzione: alcuni squali sono vivipari, cioè partoriscono piccoli squali, altre sono ovipari, cioè depongono uova nel cosiddetto borsellino della sirena, altri coniugano le due strategie riproduttive. Testo e immagine ci spiegano tutto questo con semplicità: il testo d'altra parte in sé è ridotto e un grande ruolo lo giocano le didascalie delle immagini. L'insieme delle informazioni riesce sicuramente a meravigliare il giovane lettore e la giovane lettrice, che non possono che incuriosirsi di tante particolarità, di tante spettacolari differenze del mondo marino.



La spettacolarità è la chiave anche di Squali. I più feroci predatori del mare. Scritto dal biologo marino Ben Hubbard, è pubblicato in Italia da Ideeali. Come racconta la copertina, e non potrebbe farlo più chiaramente, l'approccio, pur corretto nei reali contenuti, è sensazionalistico, punta sull'impatto visivo immediato, dato dalle foto che accompagnano il testo. L'obbiettivo è catturare quell'interesse, spesso esplicitato dai più giovani, verso i grandi predatori. Come dicevo, il testo è in sé corretto, ma l'insieme di fotografie, impaginazione e didascalie fanno pensare all'impianto di una rivista, in cui tutto sommato è importante soprattutto avere un'idea d'insieme.
Entrambi questi libri sono frutto della rigogliosa editoria britannica, che in campo divulgativo riesce ad offrire prodotti diversissimi. Sono entrambi recenti, ma sembrano appartenere a due mondi diversi e in un certo senso rispondono a domande diverse, comunque le si voglia giudicare. Da una parte libri più accurati, concepiti con grande attenzione al rapporto fra testi e immagini, consentono di affrontare anche argomenti complessi. Dall'altra libri che puntano all'impatto emotivo, all'immagine d'effetto, pur senza perdere rigore scientifico.

Quello che mi sembra al momento carente è l'utilizzo, nella divulgazione per ragazzi, di fotografie d'autore.


Basta pensare alla straordinaria bellezza dei reportage fotografici del National Geographic, per capire che esiste un grande repertorio che sarebbe bello mettere più frequentemente a disposizione di bambini e bambine. Acquisizione di informazioni, sviluppo delle curiosità ed educazione al bello non sono certo in contraddizione e abbiamo molti esempi, anche nelle pubblicazioni recenti, a conferma di questa tesi.
Se il testo di Hubbard piacerà soprattutto ai giovani scapestrati amanti delle avventure estreme, quello di di Davey mi sembra parli ad un pubblico più vasto di giovani scienziate e scienziati o semplici curiosi.

Eleonora


“Matti per gli squali”, O. Davey, White Star kids 2017
“Squali. Per conoscere i più feroci predatori del mare”, B. Hubbard, Ideeali 2016

lunedì 20 febbraio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RESISTENTE E DI QUALITÀ

La valigia rosa, Susie Morgenstern, Serge Bloch 
(trad. Tommaso Guerrieri)


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"La nonna non si era nemmeno preoccupata di incartarlo in una graziosa carta da regali, era semplicemente entrata tirandoselo dietro, come se fosse una paperella di legno. Il colore era già molto strano.
Chi compra una cosa di colore rosa per un maschio, e non di un rosa pallido, ma di un rosa sparato, un rosa da urlo che dice 'guardami'?
E allora tutti pensarono che dentro ci fosse qualcosa di utile, ma no, era completamente vuota."

Una valigia rosa, vuota, per quel bambino tanto amato che pesa tre chili quattrocentotrentasette grammi e che si chiama, ovviamente, Beniamino. In mezzo a una montagna di altri pacchetti chic contenenti regali chic perfetti e utili, quella valigia rosa shock ing è uno shock!
La prima, e unica, a mettere in dubbio il senso di un regalo del genere è la madre del bambino (nuora della nonna donatrice), ma si sa che tra suocera e nuora non corre sempre buon sangue...
Cosa se ne fa di un trolley rosa un bambino che non sa nemmeno camminare? si chiede la genitrice.


Molte cose, a ben guardare. Il bambino, difatti, la segue con gli occhi quella grande macchia rosa, la ritrova quando 'qualcuno' la nasconde, la usa come culla per sé e poi per i suoi pupazzi; è un ottimo garage per i camion, è perfetta come strumento a percussione, una utile stampella, e in fin dei conti è funzionale anche come valigia (!) e poi come cartella e, di nuovo, come valigia.
Il pupo cresce, diventa un bambino, poi un ragazzo e poi anche un uomo. E la valigia è sempre lì, resistente e di qualità. Fino al giorno in cui, facendo un compromesso con sé stesso, pensa sia arrivato il momento di allontanarsi da lei, pur senza lasciarla. E come è possibile farlo senza separarsene davvero?
Facile. Basta offrirle una seconda vita, affidandola a nuove piccole mani che sapranno di certo apprezzarla in tutto il suo colore. In tutto il suo splendore.

Entra come un treno in corsa la Valigia rosa di Susie Morgenstern e Serge Bloch, navigati conducenti di belle storie.
Nessuna deroga a preamboli, ad annunci che mettano il lettore sull'avviso. Il bambino è appena nato, è nelle amorevoli braccia di mamma e papà, si presume... In quelle parole e in quei disegni lui semplicemente non c'è. C'è invece una interminabile coda di persone che portano in mano pacchetti e pacchettini, e anche pacchettoni. Ognuno ha un regalo utile e perfetto che, girata pagina, si aggiunge ai piedini suoi, completi e minuscoli. 

 
E poi entrano in scena loro, le due indiscusse protagoniste della storia: una valigia rosa e una nonna originale. Una nonna che non fa mai le cose che fanno gli altri. 

 
Ed ecco che dietro quella nonna secca e allampanata con i pantaloni hippie, si nasconde Susie Morgenstern e Serge Bloch. Una donna americana che per amore di un matematico barbuto arriva in Francia con tre parole di francese in tasca...e poi diventa quello che è diventata: una strepitosa scrittrice di libri per bambini e bambine intraprendenti. E un illustratore che è un gigante dell'immaginazione. Maestro indiscusso del segno che, sul baratro dello scarabocchio o del baffo sul foglio, si impenna e vola altissimo lasciando tutti senza fiato. Un genio che semplifica e alleggerisce la complessità della vita.


Come a scuola, facciamo l'appello dei presenti nel libro.
Un contesto riconoscibile: un mènage familiare tra parenti stretti che brilla per scanzonata autenticità.
Uno spunto di partenza. Mettere qualcosa di inaspettato dove nessuno se lo aspetta: il rosa per un maschio e una valigia per un bebè.
Un ritmo da treno in corsa. Buona parte di un'esistenza, peraltro quella che poi fa la differenza, raccontata in poche righe e poche pagine.
Un tono irresistibile. Una ironia dispensata a pioggia nel guardare una madre ottusa che non si rassegna, un padre adorabile, una nonna che la sa lunga, un bambino/ragazzo/uomo che sa scegliere da che parte stare, e infine una novella sposa con la quale occorre fare i conti.
Una storia che svetta. Lontana da frasi fatte, luoghi comuni e convenzioni, fa propria una lettura della realtà inconsueta. 
Una idea di fondo condivisibile ma, a ben vedere, non così diffusa: sii te stesso e non quello che gli altri vorrebbero tu fossi. A cui se ne aggiunge una seconda, non da meno. Passa a chi verrà dopo di te i tuoi saperi, i tuoi pensieri, i tuoi valori.
La grandezza di due autori. La direzione decisamente contromano che entrambi, in totale armonia, prendono li conferma conquistatori nel tempo di una sicurezza di pensiero ed espressione, riconosciuta universalmente e non scalfibile.
Il coraggio di un editore. In una Italia in cui non si regalano libri di scienze alle bambine, in cui si fanno liste di proscrizione di capolavori 'non adatti', Clichy decide di scommettere contro il perbenismo.
Una traduzione scoppiettante. Come è giusto aspettarsi in un libro del genere.
Chi manca invece?


La retorica di un libro che poteva essere a tema e non lo è.
Evviva.

Carla






venerdì 17 febbraio 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


 TRE AMICI IN RIVA AL FIUME


Nell'universo creato da un fiume e dalle sue anse, fatto di boschi e prati, radure e, in lontananza, il mare, si muovono tre personaggi, amici fra loro: Adamo il riccio, Taddeo la lepre e Nina l'anatra.
Come tutti gli amici, sono assai diversi fra loro e capitano le occasioni in cui si possano offendere l'un l'altra. Ma sono molto comprensivi e solidali e qualsiasi scaramuccia evapora come la foschia estiva al primo sole.
Dunque i tre amano le avventure e amano cantarle in assordanti canzoni, che stordiscono il composito ambiente fatto di animali di tutti i tipi.
Un giorno decidono di andare alla ricerca della pentola d'oro, di cui Taddeo ha sentito parlare durante il suo soggiorno presso gli umani, e che si dice sia nascosta alla fine dell'arcobaleno; un'altra volta attraversano il fiume in groppa a Lotus, un gentile cavallo che si offre di trasportarli. Ma per affrontare veramente la loro paura del fiume, dovuta anche al fatto che non sanno nuotare, ci vorrà un forte temporale, che li precipita nel fiume turbolento e da cui usciranno sani e salvi grazie all'aiuto di una lontra.
Ecco dunque fatto il ritratto, molto vivace, degli animali che si raccolgono intorno al fiume: alcuni simpatici e innocui, altri, come il vecchio lupo, oramai divenuti inoffensivi; altri ancora, come i tassi e i cinghiali, ben più pericolosi di quanto non possa sembrare.
La storia come tale è anche un tributo a Il vento tra i salici di Kenneth Grahame; a me ha ricordato molto La canzone del Grande Fiume.
In entrambi questi libri vedo il desiderio di raccontare la natura e i suoi protagonisti: nel libro di Guia Risari con delicatezza e poesia, nel romanzo di Moorhouse con la competenza e l'impegno di un biologo appassionato.
Gli amici del fiume è dunque una breve storia, densa di avventure, ma esente dal dramma: ci racconta lo scorrere della vita quotidiana con allegria, stupore e appena qualche nuvola ad oscurare il cielo. Al centro l'amicizia fra tre personaggi, che resiste alle disavventure e anzi si rafforza man mano.
E' una lettura scorrevole, adatta anche alla lettura collettiva, per bambine e bambini dagli otto ai dieci anni. Scritta con cura, e lo si vede dal lessico non banale, ci restituisce un'immagine serena della natura, che incuriosisce e rassicura nello stesso tempo.
Bella la copertina di Giulia Rossi, che firma anche le immagini all'inizio di ogni capitolo; particolarmente indovinata la veste grafica, che rinnova l'immagine della collana.

Eleonora

“Gli amici del fiume”, G. Risari, San Paolo Edizioni 2017

mercoledì 15 febbraio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LENTAMENTE E SOTTOVOCE
Il postino dei messaggi in bottiglia, Michelle Cuevas, Erin E. Stead
(trad. Cristina Brambilla)
Babalibri 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un giorno le onde inclinarono i propri cappellini bianchi verso il postino per consegnargli una bottiglia. Dentro c'era un messaggio molto particolare.
Questo invito potrebbe non arrivare in tempo, ma sto organizzando una festa. Domani, marea della sera, in riva al mare.
Per piacere, verrai?"


Questo il messaggio che il postino dei messaggi in bottiglia legge quella mattina, tirando su -come di solito- una bottiglia che galleggiava sulla superficie dell'acqua. Lui vive ai bordi del mare. Dalla sua finestra può controllare l'arrivo di messaggi in bottiglia. Il suo compito è quello di recapitarli al destinatario finale. Alle volte il viaggio è breve, altre volte è lungo. Il più delle volte, nel consegnarli, vede la felicità di chi li riceve.
Va detto che tanto sarebbe piaciuto anche a lui, poter provare quella stessa felicità nel leggere il proprio nome in alto sul foglio...


Quel giorno il messaggio non ha mittente né destinatario ed è molto difficile poterlo consegnare. Lo mostra al pasticciere, ma no. Alla signora delle caramelle, ma no. A quella signora che ha comprato i dolcetti e anche alla bambina vestita di verde, ma no. E chiede e chiede e chiede, ma nessuno si sente il destinatario, anche se tutti, postino compreso, a quella festa vorrebbero proprio andare.
Nessuna consegna, disonore di postino! Per scusarsi con chi lo ha affidato alla bottiglia non resta che andare il giorno successivo, marea della sera, in riva al mare. E lì ad aspettarlo ci sono proprio tutti. E' una festa magnifica, c'è la musica, i dolci, qualcuno con cui ballare. Non manca nulla per essere felici.

Il mondo di Erin Stead si incontra con quello di Michelle Cuevas. Parole e immagini cominciano a raccontare assieme, intrecciandosi con bella armonia. Entrambe hanno un ottima relazione con l'immaginazione, le voci di entrambe hanno un timbro condiviso, che scorre lento sotto i nostri occhi e dentro le nostre orecchie. Poche parole che si stampano su grandi pagine piene di niente. Una casetta a matita sulla spiaggia, un mare verde, o un mare di verde e, in lontananza, un faro. Poi ancora mare e ancora verde. 



Come cammei scorrono le quattro stagioni dell'instancabile postino che infine approda dalla signora delle caramelle per farla felice. Il vuoto intorno e dentro la casa del postino lo rende ancora più solo, e le parole che finora hanno seguito lo sguardo degli occhi, diventano struggenti (e brava Cristina Brambilla).


Cambia la prospettiva, ora dall'alto, e cambia il ritmo del racconto. Arrivano tutti a riempire la solitudine del postino e anche le pagine. 
Ma poi tutto torna come prima: di nuovo solo, con il suo gatto, a guardare il mare, a pensare nel letto. Di nuovo inquadratura dall'alto che preannuncia cambiamento e ancora una volta le pagine si riempiono di tanti amici per festeggiare.


Questo libro ha l'andamento e l'ineluttabilità della risacca. Si riempie e si svuota con la stessa regolarità dell'onda che arriva sulla spiaggia: la riempie di acqua e conchiglie e poi si allontana lasciando solo poche tracce di sé.
Quale sia la tecnica illustrativa della Stead lo abbiamo già detto.
Qui preme sottolineare come in un unico libro siano racchiusi i temi a lei più congeniali, con cui si è confrontata ad altissimo livello: l'attesa (E poi...è primavera; Se vuoi vedere una balena), la cura (Il raffreddore di Amos Perbacco), la solitudine da vincere (Lenny e Lucy). Sembrerebbe quasi che Michelle Cuevas l'abbia scritta pensando a lei e al suo modo tranquillo di raccontare per immagini. Ancora una volta un personaggio principale che sceglie un modo di vivere 'laterale', ma lo fa nella piena serenità e convinzione di sentircisi comodo, anche nello struggimento per ricevere una lettera e un invito a una festa. Così è Amos Perbacco, così il bambino in barca in cerca di balene e così Lenny e Lucy. Nessuno di loro è infelice. Al contrario tutti loro incarnano la consapevole risposta 'in direzione ostinata e contraria' a un mondo che corre distratto. Loro stanno, e stando hanno modo di accorgersi dell'altro e di ciò che li circonda.


E tutto questo semplicemente accade alla velocità e al tono di volume che la Stead suggerisce a tutti i suoi autori: lentamente e sottovoce.

Carla

lunedì 13 febbraio 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


LE PIU' VARIE MERAVIGLIE


Quasi in contemporanea, l'editore Electa kids propone due novità, perfettamente coerenti con il suo progetto editoriale. Si tratta di due testi che coniugano una grande ricercatezza formale con testi aggiornati e precisi, entrambi di provenienza britannica.
Il primo, Botanicum, ci riporta la brava illustratrice Katie Scott,  che avevamo già visto all'opera con Animalium, mentre i testi sono curati da Kathy Willis, direttrice dei Royal Botanic Gardens di Kew. 
Anche in questo caso, come nel precedente volume, il giovane, appassionato lettore o lettrice viene preso per mano e portato a visitare un museo virtuale, in cui, sala per sala, si seguono le vicende evolutive del mondo vegetale, la classificazione, le diverse particolarità che contraddistinguono diversi tipi di piante.

Dalle più antiche, alle specie botaniche più recenti frutto anche della selezione genetica operata dall'uomo, alghe, alberi, ecosistemi importanti, come le foreste pluviali, e ancora piante grasse o carnivore, ogni tipo viene descritto con termini precisi che richiedono una certa dimestichezza con la terminologia scientifica. I testi sono brevi e non mancano le curiosità, come quella riguardante l'orchidea bianca del Madagascar: questa particolare orchidea fu mandata a Darwin che dedusse, dalle sue dimensioni, che doveva esistere un insetto impollinatore dalle dimensioni particolari, insetto, una falena molto grande, che fu trovata solo venti anni dopo la morte di Darwin; al nome scientifico di questa bellissima pianta fu aggiunto il termine praedicta, a sottolineare il grande intuito dello scienziato inglese.


Si tratta di un testo orientato alle scienziate e scienziati in erba con uno spiccato interesse per l'argomento e sensibili alla perfezione formale delle tavole, vicine alle tavole naturalistiche di Ernst Haeckel, grande naturalista e artista ottocentesco, cui Katie Scott esplicitamente si ispira.


Più semplice, per certi versi, Mirabilia. I record della natura , con i testi di Kate Baker e Zanna Davidson e le illustrazioni di Page Tsou, più volte presente alla Bologna Children's Bookfair. L'illustratore, nato a Taipei e cresciuto artisticamente a Londra, si ispira alla pittura a china tradizionale cinese, ai manga, alle illustrazioni degli anni '60.
Il progetto di questo libro è ambizioso: rivisitare uno dei più classici e tradizionali libri di divulgazione per ragazzi: i libri delle curiosità, quei libri, cioè, in cui non si segue un criterio sistematico, ma si affiancano argomenti diversi, cercando di evidenziare i viventi o i fenomeni naturali più estremi. E così si susseguono tavole in cui sono descritti gli insetti più grandi, o i terremoti più devastanti, o le forme di vita più longeve o più numerose.


Sicuramente raffinato non solo nell'illustrazione, ma anche nell'impianto grafico e nell'impaginazione, è tutt'altro che banale anche nei testi. Tuttavia, l'impatto sul pubblico dei bambini e bambine , dai sette anni in poi, forse non è così forte come quello di analoghi testi, usciti anche recentemente, fondati su un'impaginazione più vivace e sull'immagine fotografica.
C'è una grande distanza, e salutare, dalle immagini, a colori sgargianti, delle app e dei giochi 'social'; questo è un libro da sfogliare attentamente, in cui i dettagli vanno cercati, le spiegazioni comprese, in cui non basta, insomma, il colpo d'occhio. La velocità, che è una delle caratteristiche del nostro presente, non si addice a questo tipo di testo e quindi, da questo punto di vista, rende questo tipo di libri di divulgazione più 'difficili'. Ma non è detto che la richiesta di testi 'facili' vada sempre assecondata. Insegnare i tempi più lunghi dell'approfondimento, della fruizione non passiva potrebbe essere un obiettivo involontario di questi pregevoli libri.


Eleonora

Botanicum”, K. Scott e K. Willis, Electa kid 2017
Mirabilia. I record della natura”, P. Tsou, K.Baker e Z. Davidson, Electa kids 2017




venerdì 10 febbraio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL FALEGNAME

Insieme con papà, Bruna Barros
Il Leone verde edizioni 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

In un'officina un bambinetto tutto nero sta giocando con un videogioco mentre il suo papà, tutto nero anche lui,  in piedi al tavolo da lavoro sta studiando un progetto. Ha chiodi, sega e tavole di legno. 
E un bel metro a stecca giallo. 


Voltate le spalle, per prendere il legno, quel metro si anima e le sue due astine diventano improvvisamente le fauci spalancate di un serpente...
Di fronte a un serpente che ti sibila vicino, qualsiasi videogioco perde di interesse.
Ma quel metro, così giallo e così invitante e polimorfo, è una tentazione irresistibile.
Se piegato a dovere quel metro può diventare molte cose: una casa, un'automobile, un elefante e anche un albero sotto cui sedersi. E ogni volta il metro si allunga, magicamente le stecche aumentano per permettere al disegno inventato da quel bambino di esistere.


Fino ad arrivare a disegnare, segmento dopo segmento, una balena che dal suo sfiato comincia a spruzzare grandi gocce di acqua.
Dall'acqua che sale si può scappare in barca, remando, remando meglio se con papà... per andare più spediti basterebbe issare la vela.

Il metro a stecca è oggetto dalle grandi potenzialità se messo nelle mani giuste. E' una linea spezzata che disegna nello spazio. Disegna qualsiasi cosa sia capace di accettare lungo il suo profilo piccole fratture angolari, gli snodi.
Così accade che le mani giuste siano di quel bambino che forse si stava anche un po' annoiando, messo lì in un angolo.
Il gioco parte in solitario, ma subito diventa a due, un bambino e il suo papà, che decidono di fare assieme un bel salto nell'immaginazione.
Parecchie sono le cose da notare. Prima fra tutte, il silenzio delle parole che raccontano un dialogo affettuoso fatto di piccoli gesti significativi: il venirsi incontro di un piccolo con un grande. Una mano che si tende, una risata all'unisono, un braccio sulla spalle.
Ulteriore particolare che colpisce è lo stile del disegno: grafico, sintetico, che gode ne prendersi alcune libertà, nei tagli, nel moltiplicarsi del motivo della grande goccia o nella visione zenitale del tavolo da lavoro ingombro di tanti strumenti.


Cambia il colore, il giallo ocra trova nel blu il suo complementare e lo sguardo di chi legge ne gode.
La sostanza della storia risiede in una idea che conta su illustri antecedenti: in primo luogo il disegno dei propri desideri che si dipana dalla matita viola di Harold e diventa magicamente realtà. Un dei libri migliori sul potere dell'immaginazione, per mano del genio che fu Krocket Johnson. Altro nodo di senso la condivisione di un viaggio immaginario che sancisce la coincidenza di tragitto e di traguardo tra un bambino e il suo papà. 


Tutto questo raccontato con pochi gesti, poche pagine silenziose, ma di grande efficacia comunicativa, nella scelta cromatica, nella precisione del segno, nella imprevedibilità di un lessico ancora poco diffuso nei libri per i più piccoli che, negli ancora rari casi, si è sempre dimostrato perfettamente all'altezza di essere capito e apprezzato anche in mani più piccole.
In questa prospettiva è interessante il lavoro di ricerca che sta portando avanti Il leone verde che, per missione, ha quella di rivolgersi a un pubblico di lettori bebè.
Unico neo è la scelta del titolo italiano che ancora una volta conferma un inutile desiderio di essere capiti da tutti e a tutti i costi e subito, correndo il rischio di cadere nella didascalia. Il titolo originale O marceneiro, il falegname, avrebbe lasciato più ombra intorno al contenuto, cosa che di solito fa bene al libro: lo fa aprire per vedere cosa si nasconde dentro...



Carla

Noterella al margine. Io con il metro a stecca ci gioco tuttora.

mercoledì 8 febbraio 2017

ECCEZION FATTA!


DI LIBRI VENDUTI E LETTI 
E DI SOMARI A SCUOLA


Sono usciti in contemporanea, o quasi, due testi che inducono a una necessaria riflessione: l'annuale rapporto Aie, l'Associazione Italiana Editori, e la lettera firmata da 600 docenti universitari, che lamenta lo stato disastroso delle competenze linguistiche degli studenti universitari.
Lasciamo stare la difesa d'ufficio delle diverse categorie coinvolte, genitori, insegnanti, bibliotecari e anche librai. Vorrei provare a mettere insieme questi dati, per darne una lettura quasi coerente.
Partiamo dal rapporto Aie: la sostanza dice che aumenta il valore del mercato del libro, ma diminuiscono le copie vendute. Tradotto, vuol dire che è una crescita fittizia, dettata solo dall'aumento del prezzo unitario del singolo libro venduto. Tengono bene i lettori forti, soprattutto quelli dai 45 anni in poi, in particolare gli ultrasessantenni, quelli cioè, che sono cresciuti col mito della cultura che emancipa dalla povertà, non solo intellettuale; tengono bene i libri per ragazzi, quanto a vendite, ma la lettura nella fascia d'età 6-17 anni diminuisce, il che fa pensare male, se non malissimo, sul prossimo futuro.
Aumenta, come è logico aspettarsi, il settore dell'e-commerce e il download dei libri digitali, crolla la vendita nella grande distribuzione, aumenta nelle librerie di catena, diminuisce la presenza di librerie indipendenti. Come interpretare questi dati? La grande distribuzione non offre niente di più al cliente se non l'esposizione di una gamma limitatissima di titoli; cosa hanno in più, rispetto alle librerie indipendenti, l'e-commerce e le librerie di catena? Lo sconto: una leva ben più potente della competenza di un libraio, soprattutto in tempi di crisi e di impoverimento generalizzato.
E considerate che nei dati Aie la quota detenuta dal gigante Amazon è solo ipotizzata.
Se poi andassimo più a fondo, mi chiederei anche quanto incidano, sui dati generali, quelli relativi ai fenomeni commerciali degli youtuber, cioè quegli oggetti dalla parvenza di libri che vendono migliaia di copie senza nemmeno passare nelle librerie. Per intenderci, quelli che inutilmente sconsiglio a ragazzini e ragazzine, bambini e bambine, che per altro mi guardano con un certo disgusto. Se dunque togliessimo queste vendite, che poco hanno a che fare con la lettura, cosa resterebbe dei dati relativi ai lettori più giovani?
E' da considerare esaurito il ruolo delle librerie, specializzate o no, che basano la loro proposta sulla professionalità, sul 'consiglio' ritagliato su misura sulle esigenze dei lettori?
Non c'è davvero nulla da fare, rispetto all'efficacia dello sconto e alla comodità di un e-book? Intanto, mi verrebbe da dire, ci vorrebbe una vera legge sul libro, che impedisse la concorrenza sleale ai giganti dell'e-commerce, con uno sconto massimo al 5% e uguale per tutti i soggetti in campo, come avviene in altri paesi europei.
Cosa c'entra tutto questo con la lettera dei docenti universitari? C'entra moltissimo, perché il futuro di tutta la filiera dell'editoria, dagli autori agli editori ai librai, dipende dalla capacità complessiva di crescere generazioni nuove di lettrici e lettori, senza le quali andremmo tutti a coltivare la terra.
Il breve documento dei docenti universitari non fa che registrare un dato che è sotto gli occhi di tutti: la scarsa padronanza della lingua scritta e parlata da parte degli studenti alla fine del loro ciclo di studi. Mi sono sempre chiesta come fosse possibile che a dieci anni io fossi in grado di leggere un romanzo, mentre i bambini e le bambine di oggi tracollano di fronte alle famose 100 pagine; non solo, se sono 100 pagine di descrizioni, di introspezione, apriti cielo! Ogni giorno sento genitori che si lamentano perché l'insegnante li costringe a leggere un libro al mese (poverini!), ogni giorno sento altri genitori che serenamente mi dicono che nella classe dei figli non sono previste attività di promozione della lettura.
Non penso il problema sia nei singoli insegnanti, ma nell'impianto di una scuola che non mette al centro dei propri obbiettivi anche la competenza linguistica, la comprensione dei testi, l'aggiornamento continuo dei docenti, lasciati soli a far da sé, quando e come si può.
Se non si investe sulle biblioteche scolastiche, che dovrebbero essere presenti in ogni istituto scolastico, se non si investe sulla formazione, se non si investe sulla qualità della proposta editoriale, e qui entrano in gioco le librerie con alto grado di professionalità, continueremo a produrre povertà intellettuale di massa, nascosta da statistiche rassicuranti o quasi, il famoso analfabetismo funzionale, messo in evidenza dal rapporto Ocse, che ci pone in fondo alla graduatorie dei diversi paesi. Ci sono molti centri abitati al di sopra dei 10.000 abitanti che non hanno né biblioteche né librerie.
Dunque ancora una volta, manca una visione politica che metta al centro della famosa 'crescita' la scuola e quello che giro attorno ad essa.
Infine, un'ultima osservazione: credo proprio che sia arrivato il momento di mettere in discussione il modello educativo con cui stiamo crescendo generazioni di web-dipendenti. Se il tempo libero di bambini e ragazzi, dopo la scuola, il nuoto, pianoforte, danza, catechismo e chi più ne ha più ne metta, viene occupato strutturalmente da giochi e attività online, come pensate che possa crescere l'abitudine alla lettura, come può svilupparsi una capacità critica, un punto di vista autonomo? Come può arricchirsi il linguaggio, come si può imparare davvero ad esprimersi correttamente? Come si può venire a contatto con idee nuove, proposte e stimoli che non siano di ignota provenienza, come accade sul web?
Per fortuna, c'è la scuola, nonostante tutto.

Eleonora