mercoledì 1 aprile 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SENZA PAROLE

Il barbaro, Renato Moriconi
Gallucci 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"C'era una volta un coraggioso guerriero che montò sul suo fiero cavallo e partì per una terribile impresa. Combattè contro i serpenti, ciclopi e giganti, sopravvisse alle frecce, affrontò mostruosi leoni, evitò le piante carnivore e infine..."

Quarta di copertina di un libro lungo e stretto. Un libro verticale che ha il raro formato di un albo illustrato a cui è stata tagliata via una fetta. Questo accentuato rettangolo ha una copertina piuttosto enigmatica: un cavaliere armato che galoppa da sinistra a destra attraversato da una sottile linea scura.
Il mistero continua sfogliando il libro che è un senza parole. Nella prima tavola, all'accentuato verticalismo si oppone il gesto del personaggio che attraversa la sottile pagina da sinistra a destra per arrivare alla sua cavalcatura. Nella pagina successiva, il cavaliere si è spostato nella pagina di destra, ma soprattutto è posizionato al limite superiore del foglio, probabilmente in ragione del salto che ha compiuto per scavalcare il burrone.


Si gira la pagina e il cavaliere è di nuovo nella pagina di sinistra, in basso, a combattere contro uno stormo di uccelli. Giriamo ancora ed è di nuovo in alto per sfuggire ai moltissimi serpenti famelici. Quindi, ancora una volta, è sceso in basso, come schiacciato dalle frecce incombenti. Su giù, sinistra e destra, su giù, sinistra destra. Fino ad arrivare all'ultima sequenza che si scopre solo leggendolo.


Dalle piante carnivore alle fiamme, dai ciclopi ai leoni, il cavaliere si trova davanti - uno dopo l'altro - tutti i pericoli che insidierebbero un cavaliere leggendario. Vestito da unno con un elmo in testa e uno scudo al braccio, l'eroe impavido attraversa la pagina da un lato e dall'altro, con una regolarità ciclica. Le uniche impercettibili variazioni sono nella postura delle braccia. Occhi chiusi, impavido, affronta ogni pericolo con la medesima sicurezza, l'eroe leggendario di Renato Moriconi. Le immagini ci stanno portando altrove, rispetto a quello che poi sarà la sorpresa finale. Ma non sarebbe la prima volta che Moriconi ci 'spiazza' con il suo colpo di scena finale. Manipolatore dell'attenzione del lettore, Moriconi inserisce uno scarto finale che lascia il lettore nello stupore e lo costringe a una rilettura generale del libro, ma questa volta, in una chiave diversa e più consapevole. E allora troveranno una loro ragion d'essere la sottile linea che attraversa la copertina e questo ritmico spostarsi all'interno del foglio da parte del cavaliere. 
 


Il gioco cui ci invita Moriconi è sottile e doppio perché si muove nella completa finzione e nell'immaginazione. Finzione, che da un lato è puramente visuale, e immaginazione che dall'altro dà senso a ciò che si nasconde dietro l'immagine. Senza voler svelare troppo, si potrebbe dire che il cavaliere che vediamo con gli occhi si finge vero cavaliere, ma nello stesso tempo immagina fortemente di esserlo.
E' un gioco meraviglioso sull'immaginazione di chi guarda e di chi agisce sulla scena, è un piccolo capolavoro sulla meraviglia. E' un libro senza parole, l'ennesimo quest'anno alla Fiera del libro di Bologna, che racconta in poche tavole la serietà del gioco, la potenza della finzione, la durezza della realtà. Il tutto attraversato da quel registro ironico cui Moriconi ci ha abituato e che qui ribadisce l'indomabilità 'barbara' dell'infanzia.
Bello e perfetto.

Carla

domenica 29 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA GRANDE DIFFERENZA
  
La pantera sotto il letto, Andrea Bajani, Mara Cerri



ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Poi arriva la notte che prende la casa e la mette in un sacco.
La bambina ha paura che insieme alla casa la notte prenda anche lei.
Per questo non vuole uscire dalla stanza, neanche per fare la pipì.
Per questo sotto il letto ha nascosto una vecchia padella.
Se la pipì busserà sulla pancia è nella padella che lei la friggerà."

Così il buio resterà fuori dalla casa e con lui le cose che fanno paura.
Con il suo papà, come spesso accade di venerdì sera, la bambina arriva alla sua casa in montagna. Isolata, avvolta nella notte, la casa è lì ferma: un cubo con le luci spente, circondata da alberi e animali.
Entrati, la casa li contiene e li protegge dal buio sacco della notte che li inghiotte.
Non è la prima volta che arrivano in quella casa e infatti la bambina sa come comportarsi di fronte a tutto quel nero che la circonda: una padella inutilizzata può essere utile a raccogliere una pipì notturna per evitarle l'azzardo di aprire quella porta che la separa dal buio pece. Anche la vicinanza del papà è rassicurante perché lui con le sue mani la sa condurre verso il gran tuffo notturno. Perché la notte rassomiglia al mare e nel buio si può anche surfare. 


Ma se a dover uscire dalla porta fosse il padre? I grandi la notte la sconfiggono accendendo la luce. Questa è la loro scorciatoia. Solo di rado sanno capire che nel buio tutto può sparire e che è con questo che i bambini ogni notte fanno i conti...

Una bambina e il suo papà di fronte al buio. Che grande differenza li separa. 


Ai piccoli il buio fa paura perché nel buio tutto può sparire e tutto può accadere. E quella paura lì, dello scuro, dell'oscuro, li guarda dritto negli occhi, ed è nera come la notte, è nera come la pantera. Ed è lì a un passo da loro, sonnecchia sotto il letto. Bisogna esplorarla, imparare ad accarezzarla, cavalcarla e talvolta questo può rivelarsi anche divertente. Lei li porta a vedere il mondo a testa in giù, può abbracciarli e farli volare...Loro sanno immaginare.
Ai grandi, invece, il buio non deve far paura. Perché per loro il buio si spegne con l'accendersi di una luce. Ai loro occhi nulla scompare e niente può accadere. Sotto i loro letti non ci sono le pantere. A loro è ormai negata l'ebbrezza di vedere il mondo a testa in giù... Loro sanno ragionare.
D'altronde è il loro mestiere: quello di sapere le parole per spegnere la notte, quello di avere le mani come posti caldi da abitare. A ognuno il suo.


Mara Cerri, un po' come la sua bambina in canottiera, esplora, gioca e si guarda attorno per poi mettersi faccia a faccia con il nero della notte, con il nero della pagina. Si muove nell'onirico, come è compito di chi attraverso il disegno provi a immaginare. Come quella ragazzina, capelli al vento, che cavalca un padella abbracciata a una pantera, così Mara Cerri naviga sicura sulla superficie del foglio. Ci gioca, con la cucitura per esempio, che usa come invisibile diaframma, come luogo che cattura, come vetro che separa la bambina e la pantera che in tal modo paiono specchiarsi l'una nello sguardo dell'altra. Accelera, rallenta, guarda dall'alto, proprio come se fosse lei a surfare su quella padella.


A Bajani, invece, il compito di trovare le parole. Di ragionare su, di razionalizzare, seppure da poeta, la grande differenza. Quella grande differenza accennata al principio del discorso.
Ancora una volta un grande scrittore, ammaliato, va in cerca dei disegni di Mara Cerri. Ne solletica lo sconfinato suo immaginario con una suggestione e quindi lei va, sogna, dipinge. Sogna e dipinge, ed è qui la magia, quello che forse Bajani non sapeva ancora di voler scrivere. Si crea così un circolo virtuoso tra scrittore e illustratore che alla fine rende il libro un perfetto e armonico accordo tra parole e immagini.

Carla

Il 30 marzo alle 19.30 presso la galleria Spazio & a via Guerrazzi 1 a Bologna inaugura la mostra con le tavole originali del libro (aperta fino al 30 aprile).
L’inaugurazione, alla presenza degli autori, sarà accompagnata da una lettura di Andrea Bajani e dal sound design di Alessandro Guerri.

venerdì 27 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FORSE...

La nonna addormentata, Roberto Parmeggiani, João Vaz de Carvalho


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"La mia nonna dorme tutto il giorno, da un mese.
La mia mamma dice che è come la Bella Addormentata, aspetta un principe azzurro che le dia un bacio per svegliarla."

Forse dietro tutto questo gran dormire si nascondono anche dei bei sogni, annidati in quei capelli così voluminosi: tutte le cose che a lei sono sempre piaciute molto. Mare, limonata, pane e aquiloni. 
Il bambino che ci racconta tutto questo è lì che guarda dormire la sua nonna e si interroga su cosa stia accadendo. E allora mette insieme quei pochi elementi che ha a disposizione: le cose strane che la nonna faceva prima di cadere addormentata. Ricorda quando aveva ballato il valzer in salotto con il suo cappello di fiori, oppure quando aveva deciso di fare la zuppa con i fiori del giardino odi quando progettava di andare sulla luna. E ora tutto questo insolito gran dormire.


Ma ancora prima di tutte queste cose strane, la nonna era quella che gli raccontava molte storie, gli comprava molte figurine e gli preparava molte pizzette per merenda e lo abbracciava con molto amore. Tutto questo 'molto' che c'era prima, fa sentire ancora di più il vuoto di questo suo silenzio attuale e lo rende inspiegabile ai suoi occhi. Ma la nonna è lì e lui la guarda con i suoi occhi grandi, sperando di vedere un movimento in lei al sentire che lui cucinerà come lei la miglior pasta al pomodoro al mondo. 


La nonna dormiva da un mese. Poi è arrivato il principe e l'ha svegliata e ora non sogna più. Ora può volare in alto con gli aquiloni, può nuotare nel mare, bere un sacco di limonata e mangiare un sacco di pane....

Va in direzione contraria, la nonna addormentata. Lei ha dormito prima, per poi svegliarsi. Lei da viva sogna e poi parte perché il sogno si realizzi.
Lei se ne va perché un principe azzurro l'ha baciata.
Libri che cercano di spiegare il grande mistero della morte di un nonno, così come deve apparire agli occhi dei bambini, ce ne sono molti. Più o meno riusciti, perché la retorica intorno al tema è sempre in agguato. A parte questo, noi italiani siamo un popolo che dialoga malvolentieri con il tema della morte. Ci piace tanto parlar di malattie, ma quando si tratta di morte, tra grandi, ci ammutoliamo volentieri. Non ci piace parlarne o sentirne parlare: per paura o per scaramanzia cerchiamo sempre di svicolare dal discorso. Riguardo al compito di spiegarlo ai bambini, le cose un poco cambiano. Siamo sempre molto prudenti e scaviamo nel nostro immaginario per trovare metafore sempre nuove per spiegare la scomparsa e per far trovare loro un po' di sollievo nel lutto. I nonni che, di norma, sono i primi a uscire di scena nella vita dei bambini, vanno in cielo e da lì vegliano, si trasformano in ciliegi, diventano piccoli e i bambini li respirano, oppure ammettono la loro stanchezza per aver vissuto intensamente e hanno solo un gran bisogno di fermarsi...
Qui Roberto Parmeggiani (concedetevi due passi nel suo blog) va in direzione contraria: morire è per quella nonna svoltare e andare verso la liberazione. Per quel bambino che rimane, l'assenza assume così un senso diverso e addolcisce il peso della perdita senza ritorno. Forse.
Sono principalmente due le cose che mi hanno colpito di questo libro. 
La prima: l'attentissimo uso del linguaggio e in particolare dell'uso dei tempi dei verbi che, da soli, hanno il potere di cambiare il verso della storia. Ad un presente e a un futuro che portano in sé la prospettiva del bambino proiettato verso un domani, si contrappone con ferma delicatezza un imperfetto che inverte il nostro pensiero in avanti e lo riporta all'indietro. Girando quella pagina, tutti percepiscono (perché nessuno glielo dice espressamente) che la nonna è andata. 

La seconda cosa, invece, la noto nei disegni di João Vaz de Carvalho e, più nel dettaglio, nel gioco espressivo di quel bambino, dai grandi occhi sgranati. Quello sguardo, apparentemente sempre uguale, passa dallo stupore iniziale per questo sonno senza risveglio, dalla perplessità per le stranezze della nonna, alla speranza di riuscire a svegliarla con le sue letture, allo spaesamento davanti a quel letto vuoto e infine al dubbio tanto grande che le cose siano effettivamente andate come gli hanno raccontato. 

Roberto Parmeggiani finisce il suo racconto lasciando la nonna in mezzo a tonnellate di pane che se la gode, Carvalho, invece, si prende una tavola in più -l'ultima- dove quel bambino, come tutti i bambini avrebbero fatto al posto suo, nel silenzio e nella solitudine, guarda la luna e con gli occhi sembrerebbe dire: Forse...

Carla


giovedì 26 marzo 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ZERO


Se si cerca un'interpretazione originale del concetto generazione 2.0, questo romanzo di Luigi Ballerini, Io sono Zero, lo è sicuramente.
Un interessante incontro fra romanzo di fantascienza e spy story che descrive un'evoluzione futuribile e inquietante del nostro presente digitale.
Zero è un ragazzo di quattordici anni, cresciuto in assoluto isolamento e allenato in una realtà virtuale a diventare il perfetto guidatore di droni, un soldato deprivato di emozioni e perfettamente capace di interagire con la tecnologia più avanzata. A condurre questo 'esperimento' è una rete di congiurati, militari o servizi segreti deviati, che nell'assoluto segreto coltiva sogni di una guerra perfetta. Contro un nemico ipotetico, contro chi si oppone, contro l'umanità.
Non voglio addentrarmi più di tanto nella trama, che scorre veloce e adrenalinica come l'azione che racconta, che si svolge in un frenetico fine settimana.
Mi interessa ragionare con voi sul nostro presente e sui nostri incubi inespressi.
La narrativa fantascientifica dagli anni '50 in poi ha volutamente dato forma alle paure del mondo uscito dalla Seconda Guerra Mondiale: ha immaginato e messo davanti ai nostri occhi orizzonti catastrofici legati alle armi di potenza prima inimmaginabile, come la bomba atomica; ha evidenziato le storture e i possibili orrori di una società di massa spersonalizzante; ha dato corpo, alieno, alle paure del diverso, dell'ignoto; ha immaginato i paradossi dell'intelligenza artificiale, quel 'quasi' umano che viene percepito come una minaccia. E' stata, insomma, una sorta di specchio deformato che consentiva al cittadino uscito fuori dall'atomica e dal mondo concentrazionario, di vedere i limiti, le storture, le inquietudini, di esorcizzarli, in qualche modo di vaccinarsi. Alcuni di questi romanzi hanno avuto un valore profetico.
Da cosa ci sta mettendo in guardia Ballerini? Le implicazioni di un mondo virtuale onnicomprensivo, capace di controllare il comportamento di utenti privi, artificialmente, di qualsiasi senso critico; ragazzi che confondono, plagiati, la realtà con il mondo virtuale; organizzazioni, militari e non, in grado di utilizzare questi strumenti ad insaputa della maggioranza delle persone. Che ci sia del vero in tutto questo, è indiscutibile; che il nostro comportamento sia monitorato, studiato e utilizzato, per esempio a fini commerciali, è noto; potrebbe essere usato anche a fini politici o militari? Forse.
Siamo di fronte ad una svolta dell'umanità, ad una simbiosi fra essa e le macchine che ha costruito, ad una radicale spersonalizzazione dell'individuo? Forse.
L'unico antidoto a questi inquietanti processi, così sembra sostenere l'autore, appare essere una componente altamente rivoluzionaria del comportamento umano, l'empatia legata all'amore materno, incarnato in questa storia da due personaggi antitetici.
Come dargli torto. Ma se davvero questa componente affettiva fosse così forte, non ci sarebbero, né ci sarebbero state, tante guerre, massacri, stupri, torture che invece costellano il cammino dell'umanità.

Eleonora

“Io sono zero”, L. Ballerini, Il Castoro 2015

mercoledì 25 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TENERLO PER SEMPRE

Papà sulla Luna, Adrien Albert
Babalibri, 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"La navicella si posa sulla superficie lunare, alzando un nuvolone di polvere. Papà è lì che l'aspetta. Con un salto Maia è tra le sue braccia. 'Ho rischiato di partire senza il mio peluche. Era nascosto sotto il letto, non riuscivo a trovarlo. Sarebbe stato un peccato perché non avresti potuto vedere la pettinatura che gli ho fatto per venire sulla Luna.' 'Mi mostrerai tutto dentro la stazione spaziale', risponde papà."

Maia vive con la mamma sulla Terra, in una casetta vicino al parco. Il papà, invece, abita in una stazione spaziale sulla Luna. Maia per questo fa sempre su e giù. Ormai è una esperta astronauta e parte ogni volta con la sua astronave parcheggiata nel parco: si accomoda sul suo seggiolino, sua madre accende i reattori del razzo e l'emozione della partenza è di nuovo lì. Decollo riuscito, attraversamento dell'atmosfera senza problemi e, raggiunto lo spazio profondo, una volta che il razzo lascia libera l'astronave, essa 'veleggia' nel nero del cielo verso la Luna.


Breve merenda in assenza di gravità, quindi la navicella con Maia si stacca dalla grande astronave a alluna. La stazione spaziale non pare molto diversa da una casa terrestre e anche la vita che si fa là dentro non sembra tanto inconsueta: si mangia, si dorme si gioca, si fa il bagno, si guarda un bel film. Ma una cosa è molto diversa: quel grande telescopio con cui Maia, zoomando, riesce a vedere la sua mamma lontana. Proprio sbirciando lì attraverso Maia vede sua mamma con in braccio un gattino. Maia lo vorrebbe per sempre. Non resta che chiederglielo, una volta tornata alla base.


Tra mamma e papà ci sono 384.000 chilometri e rotti. Bisogna essere organizzati per fare questo continuo su e giù. Maia è una bambina con la valigia in mano che divide il suo tempo tra la casa di mamma e la casa di papà. Al pari di tanti bambini come lei, Maia riesce a trarre da questa distanza, da questa separazione, il meglio che può. La sua allegria e spensieratezza mi pare sia frutto di una serenità raggiunta tra la mamma terrestre e il papà lunare e anche da una sicurezza affettiva che entrambi sanno trasmettere alla piccola viaggiatrice. Tale armonia generale è a tal punto evidente che viene anche il dubbio che tale distanza un giorno non possa essere di nuovo colmata e l'astronave messa per sempre in garage.


Poco importa che Papà sulla Luna racconti di due genitori separati per sempre, o che racconti solo di un loro distacco temporaneo, il fuoco della questione sta proprio nella capacità che gli adulti dovrebbero avere nei confronti dei più piccoli nel tutelarli e difenderli dalla sofferenza che i distacchi portano con sé. Vibra tra le cose non dette un'inquietudine di fondo che anche le migliori pratiche sembrano non poter cancellare del tutto: "Ma quel gattino però lo terremo sempre con noi, vero? Come a dire, in un sotto testo, da lui non ci separeremo, vero?


Palpabile e non fittizia è tuttavia una buona armonia che regna tra i tre. E che, a vederla, trasmette la stessa gioia che si prova quando si incontrano famiglie disgiunte che hanno saputo costruire così bene la loro sfera affettiva che nessun distacco ha potuto minare.
Minuziosa la precisione, pur semplificata, delle procedure astronautiche, quel bel cielo nero lunare che contrasta con quello azzurro terrestre. I risguardi di copertina che alludono al panorama in andata e a quello in ritorno.
Il mare della tranquillità del testo ha un suo corrispettivo nelle tavole che, con il suo segno lineare, le sue ambientazioni piuttosto essenziali e l'attenzione minuziosa al dettaglio, senza mai cadere nella leziosità, mi pare tenga presente i libri di Yuichi Kasano. Originali le prospettive e le inquadrature che passano dalla grande tavola a piena pagina alla sequenza accelerata della striscia del fumetto. 


Il continuo passaggio dal primissimo piano alla panoramica movimenta ogni sequenza: se lo leggessimo in penombra potremmo pensare di essere al cinema.

Carla

martedì 24 marzo 2015

FAMMI UNA DOMANDA!


A CACCIA DI NATURA


Nell'ambito dei libri divulgativi, un posto a parte lo occupano i libri 'pratici', quelli cioè che arrivano alla spiegazione di concetti scientifici attraverso facili, o meno facili, esperienze guidate. Il limite di queste pubblicazioni, che si sono arricchite nel corso del tempo di numerose varianti, è l'artificiosità delle situazioni e l'individuazione di un target un po' limitato di potenziali scienziate e scienziati.
Trovo più divertenti i libri che aiutano genitori ed insegnanti ad indicare un modo apparentemente più semplice, in realtà molto articolato, di avvicinarsi alla natura e ai suoi segreti.
Di questo genere il recente Natura in città. Tante attività da fare fra cortili e giardini, di Fiona Danks e Jo Schofield per Editoriale Scienza: dico che la semplicità è solo apparente perché per metterlo in pratica è necessaria una rivoluzione culturale. Infatti, se frequentando un bosco, o facendo una gita didattica si dà per scontato che in quelle circostanze dovremo 'vedere' gli animali o le piante mostrati dalla guida, per vedere realmente quello che abbiamo intorno, la vita che pullula, si moltiplica, si arrampica, magari sul balcone di casa, bisogna davvero aprire gli occhi su aspetti del quotidiano che di norma non rivestono alcun interesse sia per gli adulti che per i piccoli esploratori; al contrario, pensiamo agli insetti o alle lumache, viviamo queste presenze come inopportune se non nocive.


In un giardino o anche in un terrazzo è possibile fare moltissime osservazioni interessanti, e corredarle di esperienze di facile realizzazione. Qui interviene proprio il nostro libro, che ne propone di vario tipo e di diversi livelli di difficoltà: come fare un ristorante per farfalle o metter su una colonia di lumache; non inorridite, vi assicuro, perché l'ho fatto da bambina, che è un'esperienza divertente e per niente 'sporca'.
Questo è uno dei grandi problemi: avere a che fare con la terra, gli animali sicuramente non corrisponde agli standard igienici che molte mamme si prefiggono, ma anche con questo si può venire a patti, compensati dall'entusiasmo e dalla libertà acquisita da bambine e bambini.


Dalle mangiatoie per uccelli si passa a progetti creativi che utilizzano il materiale naturale, foglie, rami, bacche e quanto si possa trovare con grande facilità.
Non è solo un buon manuale per attività all'aria aperta, anche sotto casa o nel cortile della scuola; questo libro insegna a far proprio il microcosmo che circonda l'affannata vita quotidiana dei nostri pargoli, facendo in modo che ciascuno bambino e ciascuna bambina se ne prenda cura con la consapevolezza che quell'angoletto di verde è un pezzetto del suo domani.
La casa editrice non è nuova a queste proposte e accoglie progetti interessanti e originali, come la piccola collana, curata da Emanuela Bussolati e Federica Buglioni e legata all'Expo, denominata Ci provo gusto; ma sul cibo, la sua cultura, la sua produzione e manipolazione e su questa collana, che ne parla, ritorneremo prossimamente.
Se intanto volete dare un'occhiata a questo libro, il link è questo.


Eleonora

Natura in città. Tante attività da fare tra cortili e giardini”, F. Danks e J. Schofield, Editoriale Scienza 2015


lunedì 23 marzo 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RAGAZZI CORAGGIOSI

Il giorno degli eroi, Guido Sgardoli
Rizzoli 2014


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"Moretti è Silvio, soldato semplice, 84° reggimento fanteria, brigata Venezia. Scava la terra secca per fare una trincea. 'Lo sai cos'è la trincea, Moretti?' gli hanno chiesto appena arrivato al fronte. 'La trincea è la tua tomba. Prima te la scavi e poi finisce che ci muori dentro. La tua umida tomba.' Lo dicono per mettere paura ai nuovi arrivati, ma non sono tanto lontani dalla verità."

I 'nuovi arrivati' sono i ragazzi del '99 quelli che hanno dovuto aspettare e che sono finiti in trincea solo al compimento del loro diciottesimo compleanno: nel 1917, quando oramai la Grande Guerra si combatteva già da due anni.
Questa è la storia di uno di loro, Silvio Moretti.
La partenza, quel mattino del luglio del 1917, segna una cesura tra quello che era il prima e quello che è stato il dopo. Inevitabilmente.
Il suo prima è una famiglia contadina del Piave. Tanti fratelli, un padre, Nane, di poche parole, un mulo sui campi, e una madre, Ada, friulana devota a Dio e alla famiglia. Su sette, tre i fratelli rimasti: Carlo, Aldo e la piccola Lina. Gli altri, angioleti, dice Ada.
Da sempre convinta che sia l'aratro e non la politica che porta il pane, la famiglia Moretti conduce una vita povera, fatta di solo lavoro dalla mattina alla sera quando, finalmente riunita intorno al tavolo, può fare musica con l'armonica di Carlo mentre la vocina di Lina canta vecchie romanze. Scemenze, le definisce il padre, mentre la madre sorride e si riempie gli occhi dei suoi quattro figli rimasti.
La guerra incombe ed è lì a due passi. Nel 1915 è Carlo il primo ad arruolarsi, lo seguirà Aldo, nonostante il suo piede torto e, a distanza di un anno, è il turno di Silvio.
E qui comincia il dopo. La sua vita in trincea, con i compagni con cui condivide la fame, il freddo, i pidocchi e la paura. Silvio comincia a vedere una guerra ben diversa da quella che gli avevano raccontato, da quella che aveva letto sui giornali. Una guerra fatta di lunghe attese, di battaglie perdute per la conquista di poche centinaia di metri. Un nemico a due passi, molto meglio armato, ma altrettanto fiaccato dalla fatica e dalla disillusione di questa guerra che ogni giorno che passa appare a chi la combatte in prima linea sempre più inutile.
I sogni di gloria, lo slancio patriottico che aveva mosso tutti al principio, si sbriciola. E, per chi è al fronte, non resta altro che aspettare che finisca e sperare di riportare a casa la pelle. E per chi è restato a casa, non resta altro che aspettare e sperare che chi è partito torni.

Il contributo di Sgardoli alla causa di celebrare un anniversario importante, il centenario della Grande Guerra, appare lontano dalla retorica e attento a dare di questo conflitto un'immagine autentica e complessa. In una soluzione narrativa insolita, il libro è costruito secondo un punto di vista unico, di Silvio Moretti appunto, ma visto contemporaneamente negli anni prima della sua partenza, e in quello trascorso lungo la linea del Piave. I due flussi narrativi, divisi e alternati, finiscono per intrecciarsi l'uno nell'altro dando così a chi legge la percezione della complessità di un processo storico, raccontato nei suoi presupposti e nelle sue conseguenze. Bella idea.
Il secondo grande merito di questo libro sta nell'aver creato un contesto, anzi due, particolarmente autentici. Il lavoro nei campi accanto ai fratelli, la città dove scappa con Aldo a far borsa nera, l'osteria del Neri dove per molti avviene l'iniziazione all'età adulta, la cucina fumosa della cascina, il davanzale con le castagne di Natale sono 'visibili' e se ne percepisce addirittura l'odore. Lo stesso può dirsi per quella fossa di terra secca, scavata a fatica e in cui cercano riparo quei tanti ragazzi arrivati da ogni parte di Italia con il sogno di difendere la patria. La carrellata sull'umanità che circonda Silvio è altrettanto tangibile. Dal Nane senza una mano, al Sapienza che gira in bicicletta portando notizie, al Rame che porta sul petto il cartellino Fermati indirizzato al proiettile, alla Lina che si innamora di un soldato fuggiasco. Tutti loro sono, ad evidenza, il risultato di una appassionata ricerca fatta di testimonianze, di storie più che di Storia. E questo la allontana da ogni appiattimento e da ogni trappola didascalica e retorica. Il terzo elemento di valore sta nell'aver raccontato l'eroismo dei piccoli, di quelli che non hanno contato nulla, nell'aver mostrato la forza invincibile dell'illusione di coloro i quali hanno creduto che, sventolando il fazzoletto bianco di una madre, tutto potesse finire.

Carla