mercoledì 2 dicembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

OMBRE ROSSE

I guai di Mini Cowboy, Daniel Frost (trad. Tanguy Babled)

Babalibri 2020
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)


"Nel Far West i guai inseguono chiunque.
Alcuni più di altri...
Ero duro e puro, coraggioso come tutti i fuorilegge!
Ma la mia altezza era un limite
nella difficile cittadina in cui vivevo."


Complicata è la vita di un cowboy bassetto: se incontri un serpente a sonagli, può apparirti come un drago e può trattarti come se tu fossi un topolino. Salire in groppa al proprio cavallo è altrettanto proibitivo. Per non dire la delusione di non arrivare mai al bancone del saloon e quindi patire sempre una gran sete. 
 

Nonostante ogni sforzo, anche la giustizia considera questo minuscolo cowboy con la benda sull'occhio qualcosa di inferiore alla media degli altri fuorilegge. E, nonostante i molti tentativi di sembrare alto come gli altri, Mini Cowboy ha il morale a terra. Fino al momento in cui scopre di non essere l'unico ad essere in miniatura... non resta che mettersi in cerca di quegli altri due fuorilegge: quella con le treccine e quello con i baffetti.


Sono tre gli elementi notevoli che colpiscono nel libro di Daniel Frost.
La prima, la sua capacità di creare un ambiente. La seconda, la sua libertà nell'uso del colore. La terza, le inquadrature.
Tutte e tre le cose sembrano essere risultanti dal suo particolare modo di lavorare.
Racconta, soprattutto a seguito della sua esperienza di viaggio in Groenlandia (da cui è nato un bell'albo dal titolo The children and the whale), che almeno una volta l'anno cerca di 'portare a casa' una sua esperienza in luoghi lontani da Londra, dove attualmente risiede. Si tratta, in qualche modo, di veri e propri soggiorni di studio che lo portano a registrare visivamente scenari, regioni, luoghi anche molto diversi da quello che può essere l'immaginario più consueto per un inglese delle Midlands occidentali. Per esempio la Thailandia, le montagne della Svizzera e, appunto, i ghiacci del Polo, che lo hanno letteralmente ipnotizzato.
 

E se davvero stanno così le cose, è ipotizzabile che anche l'ambiente in cui si muove il piccolo cowboy sia il risultato di un suo viaggio nei deserti tra Arizona e Utah, nei canyon, per studiarne le atmosfere, per renderle autentiche attraverso il colore della terra rossa, dei tramonti o albe, delle notti stellate, viste di persona con sullo sfondo la Monument Valley.
Il risultato è un libro western dalle tinte forti: dal rosso al fucsia della terra e delle rocce, al verde dei saguari e dei serpenti. E poi il celeste e l'azzurro del cielo senza fine, e giusto un po' di marrone per cinturoni, cavalli e cappelli. Tutto ruota intorno a queste tinte che sapientemente Frost declina in tutte le loro possibili tonalità e sfumature per creare la vivacità di una atmosfera precisa, quella di una autentica storia del vecchio West.
 

Siamo in un film, perché anche il terzo elemento degno di nota: le inquadrature, da lì arrivano.
Campi lunghi per rendere omaggio ai panorami, primi piani all'americana per inquadrare bene le pistole e i cinturoni, la salita a cavallo (più o meno riuscita), il duello inquadrato da dietro e la mitica linea dell'orizzonte messa in basso, più in basso possibile, compatibilmente con la presenza dei personaggi. E le ombre, le lunghe ombre sul terreno. Gambe e braccia sempre larghe, per rendere visibili speroni e colt da impugnare per essere il più veloce del West.
 
 
 
Delle storie western esiste un potente immaginario anche dal punto di vista lessicale, Frost (e Babled nella sua curata traduzione) si adegua e usa frasi brevi, roboanti e possenti - Nel Far West i guai inseguono chiunque... L'uso stentoreo del passato remoto, le frasi fatte che abbiamo sentito pronunciare da Eastwood, con un sigaro in bocca. Non manca niente.
 
 
E come per incanto, da tre che erano gli elementi notevoli di questo libro, sono diventati quattro.
 
Carla

lunedì 30 novembre 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

VIVA LA CANA! Ovvero, ben tornato libro game!


Questa volta vi propongo un libro diverso, un libro-gioco, ma non un qualsiasi libro-game, di quelli in cui si scelgono di volta in volta le svolte narrative: vi propongo un fumetto-game.
Uscito dalla penna, e dalla matita, di Stefano Tartarotti e Christian Giove, è pubblicato da MSedizioni, un produttore di giochi da tavolo che stampa anche libri-game.
Il titolo di questo libro geniale è ‘Un giorno da cana’ e ha come protagonista un’intraprendente cagnolina, Lucy, che spesso e volentieri esce di soppiatto dal giardino di casa per vivere le sue avventure. E almeno quattro avventure principali sono proprio contenute in questo libro. Infatti, non proprio a ogni pagina, ma quasi, si nascondono alternative, strade diverse che portano a situazioni differenti, fra maiali fantasma e topolini scozzesi. L’obbiettivo del lettore giocatore è di riuscire a completarle tutte e quattro. Se questo è il meccanismo base di qualsiasi libro-game, qui abbiamo delle differenze: la sequenza di storie giocose rende la lettura e il gioco adatti anche a chi disdegna le ambientazioni fantasy e horror; il personaggio della protagonista, la ‘cana’ Lucy è di una simpatia contagiosa: la si guarda mettersi nei guai con personaggi buffi che popolano il circondario, case, tetti, campi coltivati e così discorrendo; il linguaggio del fumetto è particolarmente adatto a sottolineare il lato umoristico delle vicende raccontate.
Quanto al gioco, bisogna prenderci un po’ la mano per sfruttarne al massimo le possibilità: spesso i numeri che indicano le pagine in cui proseguire il gioco sono ben nascosti, come sono nascosti degli oggetti che vale la pena raccogliere e tenere da parte per altre avventure; infine, c’è un’upupa che va individuata qua e là.


E’ l’unico libro-game per ragazzi? Certamente no: in questi ultimi anni sono stati proposti da svariati editori diversi libri caratterizzati da questa logica di funzionamento, una narrazione multipla, segmentata in spezzoni che possono comporsi in modi diversi. Magazzini Salani ha proposto dei libri-game più tradizionali, della serie Fighting Fantasy, vicini ai vecchi fortunatissimi volumi della serie di Lupo Solitario, che spopolò negli anni 80/90. De Agostini ha proposto una variante particolarmente apprezzata nella serie di ‘Caso chiuso’: qui il tema è un’indagine poliziesca dagli sviluppi e dai finali diversificati; l’autrice americana Lauren Magaziner ne ha fatto un format di successo, dando vita a una vera e propria serie. C’è poi un altro pezzo di questa produzione, rappresentato dagli escape-book, nati sulla falsa riga delle escape room; si tratta di libri in cui bisogna affrontare e superare una serie di prove, come decodificare un codice, eseguire calcoli e altro, per raggiungere il livello successivo. In questo ambito, con fortune modeste, si sono cimentati sia il Battello a vapore che Magazzini Salani. Si tratta in questi casi sempre di produzioni indirizzate ai ragazzi.
Questi libri non entreranno mai nei premi letterari o nelle bibliografie delle scuole, un po’ perché si tratta di un prodotto anomalo, in cui la traccia narrativa non lineare non consente valutazioni letterarie; un po’ perché quando si associa il libro al gioco si pensa sempre che sia una cosa poco seria. In realtà è un prodotto che, per funzionare, ha bisogno di creatori inventivi e fantasiosi, di una meccanica precisa, che consenta di utilizzare molte volte le tracce narrative e, nello stesso tempo, deve essere gradevole alla lettura, con delle trame in grado di ‘tenere’.
Nel nostro caso, quella della ‘cana’ Lucy, ci sono tutti questi elementi, con l’aggiunta di un fumetto graficamente ineccepibile, con delle belle tavole e un grande senso del ritmo.
Sicuramente non parliamo di grande letteratura, ma possiamo parlare di una bella palestra che aguzza le giovani menti e le spinge all’invenzione e all’uso libero della narrazione. E non è poco.
Consiglio ‘Un giorno da cana’ come divertente passatempo e come introduzione al mondo dei giochi di narrazione, che partendo dai libri-game arrivano all’affascinante mondo dei giochi di ruolo. Lettura e gioco consigliati a bambine bambini a partire dai sette anni.
 
Eleonora
 
“Un giorno da cana”, S. Tartarotti e C. Giove, Msedizioni 2020



venerdì 27 novembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ANTIDOTO
 
Come un'ombra, Mal Peet, Emma Shoard (trad. Sante Bandirali)
Uovonero 2020


ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 12 anni)
 
"Conny dorme in una cesta con un rivestimento trapuntato sotto il letto di Sandie. Presto, e casualmente, gli capita di scoprire perché. Quando il terribile cane nero fa la sua discesa dall'orizzonte dei sogni di Sandie. Quando le geme e si contorce, Conny esce da sotto il letto con un avvertimento che gli risuona e si ingrossa in un latrato. Due bastano a fare il loro dovere. Sandie scivola fuori dall'incubo e si china verso Conny, accarezzandogli assonnata il soffice spazio tra le orecchie. 'Bravo, bravo. Va tutto bene. Va tutto bene adesso'."
 
Conny è l'antidoto. 
 

Uno spaniel incrociato con qualcosa d'altro che la neuropsichiatra Aziza consiglia alla madre di Sandie di prendere in casa per annullare gli effetti devastanti di un incubo ricorrente che la bambina ha spesso di notte. Un cane nero che, nella notte, la spinge verso uno strapiombo dove lei ha il terrore di precipitare. In lontanza, nell'incubo, Sandie vede solo dei bagliori gialli, rossi che paiono vermi. Il cane nero che incede inesorabile verso di lei, il buio della notte e il vuoto alle sue spalle sono ormai un'abitudine del suo sonno che si interrompe sempre con un urlo. Sandie ha una sola arma per combattere: non dormire, ma questo la porta inesorabilmente verso lo studio di Aziza.
Avere un cane vero accanto, cancella lentamente gli incubi notturni e Sandie cresce con Conny al suo fianco fino al giorno in cui, già grande, va per la sua strada che la porta lontano. Quando Conny, già vecchio, morirà per Sandie non sarà solo dolore, ma anche il riaccendersi delle sue paure notturne.
Non c'è più Aziza, o il lettone della madre ad accoglierla.
Fino alla notte in cui, di pattuglia con il suo collega, la neo poliziotta Sandie affronta in prima persona, e forse per la prima volta, la paura. 
 

Non ha solo un'arma per difendersi, ma anche un bel po' di coraggio, lassù in cima a quel palazzo, nel buio della notte, con un cane nero che arriva e con i bagliori dei fari, gialli, rossi, che paiono vermi...


Ancora Mal Peet, ancora Emma Shoard, ancora una volta insieme per un libro illustrato concepito per i più grandi. Ancora una storia potente, notturna che parte da un incubo ricorrente che una ragazzina di dieci anni confessa a sua madre. 
 
 
Il percorso che fanno insieme, madre e figlia, per uscirne, una strada tutta al femminile, le porta ad Aziza un medico sensibile e capace, che propone un antidoto al terrore: e così arriva un cane dalle grandi orecchie, da qui il nome Conny che tanto somiglia alla parola coniglio, che riempie le giornate di questa ragazzina e le rende le notti sempre più serene. La soluzione sarebbe a un passo, ma sarebbe troppo esile per lo standard a cui ci ha abituato Mal Peet. Così tutto decolla nuovamente, con Sandie ormai adulta che apprende della morte di Conny dalla voce della madre, una sera al telefono. Ma la direzione presa dal racconto è del tutto diversa, inaspettata per il lettore e apparentemente divergente dalla questione di partenza. Da racconto dark, con pennellate forti che virano verso l'onirico, si trasforma in un racconto di azione, uno squarcio fortemente cinematografico che racconta una notte complicata di giovani poliziotti di pattuglia.
 
 
Eppure tutto torna a collimare alla perfezione: una seconda storia che si incastona nella prima e ne rappresenta in qualche modo il senso ultimo.
 

Ancora un buon libro che nasce con l'intento di tenere incollati i propri lettori, anche i più recalcitranti, con due sistemi sicuri: un plot robusto e una llustrazione che non lasci dubbi sul fatto che è concepita per 'grandi'.
In questo senso i due, Peet e Shoard, non si intimoriscono a rivolgersi a un pubblico 'difficile', esigente oppure distaccato rispetto al libro, per di più, illustrato. La scrittura è scabra, tagliente e diretta. Così come è autentica è la costruzione del contesto, dello sfondo.
Diventano vera e propria visione le prime pagine in corsivo, dedicate a una sorta di 'soggettiva' dell'incubo ricorrente. Noi tutti tiriamo un sospiro di sollievo nel momento in cui capiamo di essere in un sogno, seppure drammatico. E lo sono altrettanto le pagine conclusive, che di nuovo raccontano come se fossero espressione dello sguardo di una telecamera che sta riprendendo l'azione.
Un cronista attento, che sa che per far bene il proprio mestiere è saggio mantenere la 'giusta' distanza. I suoi lettori, ormai cresciuti, non vogliono farsi prendere per mano e farsi condurre; preferiscono guardare con i propri occhi e camminare con le proprie gambe.
Di questo modo di raccontare Mal Peet ha tratto la sua forza e il suo successo editoriale. Accanto non potrebbe aver avuto compagna migliore, la Shoard, solo un po' meno felice e coinvolta nel segno, di come l'abbiamo vista in Il nostro albero, ma sempre all'altezza. Che è sempre vertiginosa.
 
Carla



mercoledì 25 novembre 2020

FUORI DAL GUSCIO! (libri giovani che cresceranno)

ACROBATI E LADRI



Il nuovo romanzo di Katherine Rundell, ‘I ladri di New York’, pubblicato da Rizzoli, non perde smalto rispetto ai precedenti: ambientazione sfavillante, fra una New York anni Venti e un circo russo, gran ritmo e personaggi originali, che colpiscono la fantasia dei giovani lettori; questi gli ingredienti caratterizzano il romanzo.
La protagonista è Vita, una ragazzina dalla chioma fulva, con una gamba ingiuriata dalla poliomielite, una discreta gamma di sorrisi che la rendono speciale; il nonno, che si è fatto raggirare da un delinquente newyorchese, dal nome non casualmente italiano, perdendo un castello sulle rive del fiume Hudson. E poi una banda di ragazzini, da Silk, giovane ladra e scassinatrice, Arkady, che da bravo circense, aspira a comandare, amorevolmente, metà del creato e Samuel, che vuole fare il trapezista, contro il volere della famiglia.
Dunque, la storia inizia con Vita e sua madre che attraversano l’oceano per andare a prendere il nonno che, dopo la truffa subita, vive in un sottotetto. Ma, saputa la storia del raggiro e scoperto che nella vecchia casa è nascosto un gioiello che potrebbe consentire al nonno di recuperare una parte dei suoi beni, Vita decide di progettare un piano per recuperare il gioiello del nonno. La ragazzina, oltre a essere un’abile lanciatrice di coltelli, è caparbia e determinata ed è una mente logica in grado di elaborare un piano che ingannerà anche il lettore. Il primo passo è incontrare il losco signor Sorrotore, gangster non proprio di successo, ma circondato, come da copione, da tirapiedi poco intelligenti e da stranezze come due tartarughe col carapace su cui sono incastonate una serie di pietre preziose. Dall’esito infausto di questo primo incontro con Sorrotore discende la decisione, alquanto avventata, di andare a riprendersi il gioiello di famiglia. Per far questo Vita non esita ad arruolare aiutanti per l’improbabile impresa: la giovane ladra dalla treccia bionda, Silk, e due ragazzi del circo ospitato alla Carnegie Hall.
L’impresa è rischiosa e molto azzardata, non sono pochi, quindi, i colpi di scena che conducono a un rassicurante happy end: i cattivi avranno ciò che meritano, gli animali troveranno il giusto rispetto e la giusta considerazione, i buoni si ritroveranno con un imprevisto futuro comune.
Il punto di forza principale del romanzo è rappresentato dai suoi personaggi, descritti vividamente, che raccontano un mondo giovanile, se non infantile, pieno di risorse, di aspirazioni, di coraggio che il mondo adulto coglie sempre in ritardo. Quello di Vita è sicuramente il personaggio più rilevante, una ragazzina che non si fa fermare né dalla sua zoppia, né, tanto meno, dai divieti materni. Interessante anche la caratterizzazione dei comprimari animali, dall’elefante triste del circo, ai cani da guardia di Sorrotore, subito conquistati da Arcady. Tutti, alla fine, e questo è il messaggio rassicurante che emerge dopo tanti intrighi e colpi di scena, trovano il proprio posto nel mondo.
Oltre al ritmo sostenuto, la scrittura felice della Rundell, capace di descrivere un carattere con pochi accenni, quasi pennellate impressioniste, sostiene una storia che in parte, nello schema, ricalca le precedenti, e la rende gradevole per lettori e lettrici entrati da poco nel mondo del romanzo. Peccato qualche piccola inesattezza nella ricostruzione d’ambiente, sicuramente non percepita dai più giovani.
Lettura consigliata a lettrici e lettori a partire dagli undici anni.
 
Eleonora
 
“I ladri di New York”, K. Rundell, ill. di M. Saunders, traduzione di M.Pace, Rizzoli 2020




lunedì 23 novembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL RITMO NEL SANGUE

Pokko e il suo tamburo, Matthew Forsythe (trad. Giulia Genovesi)

Terre di Mezzo 2020
 
 
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
 
"Un giorno suo padre disse: 'Pokko, perché non vai un po' fuori con il tamburo?' 'Però cerca di non fare troppo rumore. Siamo solo una famigliola di ranocchie che vivono in un fungo, non ci piace attirare l'attenzione.'
Pokko acconsentì e si avviò fuori più silenziosa che poteva.
Aveva appena piovuto e le piante del bosco luccicavano come smeraldi."


Dal punto di vista dei suoi genitori, regalarle quel tamburo era stato un errore colossale. Sbaglio ben più grande di quando le regalarono la fionda, oppure il lama, o addirittura il grande palloncino che la spedì per aria.
In casa non c'era più un minuto di quiete o di silenzio. Tutti dovevano parlarsi urlando per sovrastare il rullo potente del tamburo al collo di Pokko.
Per questo motivo, suggerirle di andarlo a suonare fuori, seppure senza far troppo baccano, era l'unica via di scampo.
Nessuno sa se veramente fu per obbedienza o piuttosto per farsi un po' coraggio e tenersi compagnia in tutto quel (troppo) silenzio che aveva intorno, ma è certo che Pokko qualche colpetto al suo tamburo lo diede. E in un bosco così tranquillo quel suono non passò inosservato...
Dall'essere solista solitaria a diventare leader incontrastata di una band acclamata dal grande pubblico, il salto è breve: alla portata di una giovane e gagliarda ranocchia.


Ci sono autori che hanno belle storie da raccontare. E, tra loro, ce n'è un manipolo che lo sa fare facendo spalancare gli occhi e le orecchie dei suoi lettori a ogni giro di pagina. 
 

Mi sto riferendo a tutti quegli autori e autrici che, sulle fondamenta di stupore e sorpresa, costruiscono la loro narrazione.
Direi che a questo gruppo appartiene anche Matthew Forsythe, al suo esordio editoriale italiano (in verità le sue illustrazioni sono state oggetto di una originale mostra 'immersiva' tenutasi al Treviso Comic Book Fest del 2019, dal titolo Into the Magical Nature.)
Al di là dell'oceano, è naturalmente acclamatissimo e insignito di premi importanti, ma come accade a Pokko, anche per lui è stato necessario fare un po' di strada per arrivare fino qui.
Il primo pezzo del suo percorso lo ha fatto illustrando libri di altri e facendo animazione. Lo ha fatto sempre con talento, pur essendo un outsider dell'illustrazione e pur non avendo un percorso di formazione consueto.
Ma Pokko è un'altra cosa: il suo primo 'assolo' è qualcosa di diverso.
Sebbene si riconfermi il suo talento per creare queste atmosfere di mondi 'nascosti' agli occhi dei più: il sottobosco e del mondo sottomarino, qui c'è qualcosa in più.
In primo luogo una consapevolezza dell'oggetto che sta creando ben più matura e profonda di prima.
È un fatto che se si è da soli a creare testo e immagine si diventa dominatori assoluti del ritmo narrativo, ovvero quello testuale e quello iconico.
 

E questo libro, di ritmo ne ha da vendere. E se per di più si hanno competenze anche di video animazione, tutto diventa ancora più interessante.
Si parte, come una fucilata, in medias res: regalarle un tamburo era stato... e nell'immagine sovrastante c'è qualcosa che dialoga molto con quest'incipit, ovvero il disastroso effetto di quel regalo quanto meno incauto.
La seconda rullata si ha quando apprendiamo che dietro quel nome che finisce in -o si nasconde una ranocchia femmina. Ah ha, bene.
La terza, ad effetto, sta nell'ultima frase: in passato avevano già fatto degli errori. Sospensione e silenzio: devo prendere fiato -girare la pagina- e quindi devo aspettare un secondo prima di sapere quali sono stati questi errori. Ironia e di nuovo quel bel suono sostenuto, percussivo.
E queste sono solo le prime pagine. Proprio per accentuare quel ritmo sincopato e certa piacevole regolarità nell'effetto sorpresa, Matthew Forsythe dedica una intera doppia pagina a ciascuno degli errori fatti in passato.
E, parlando di composizione della pagina, decide di assegnare al disegno e alle poche parole ingombri diversi.
Alla voce fuori campo si alternano brevi dialoghi, veri e propri siparietti tra genitori sordi, o meglio 'assordati'.
Magicamente, gli adulti per lo meno, si trovano dentro la questione fino alle ginocchia.
Che cosa ha ottenuto Forsythe in queste prime 5 o 6 pagine? Un risultato importante: i lettori, grandi e piccoli alla pari, sono già catturati dal ritmo di immagini e parole, si sono già meravigliati più volte, hanno riso già parecchio e, per quel che riguarda una buona parte di adulti, provano un forte senso di immedesimazione riguardo alla questione centrale. 
 
 
Senza contare la gioia pura di quel disegno, che pare talvolta un arazzo, pieno di luce e di soli colori caldi sullo sfondo ombroso di un bosco. 
 
 
O ancora l'attenzione minuziosa per le espressioni che mutano impercettibilmente, ma significativamente e comunicano parecchio, valicando la superficie della pagina.
 

Forsythe usa tutti i mezzi a disposizione per mettere in armonia il testo e i disegni: amplifica gli ingombri e, come un sapiente regista, mette a fuoco dettagli e sfuma gli sfondi. Usa la cucitura della pagina per accentuare le contrapposizioni tra personaggi. Della sua lunghezza ne approfitta per la marcia con il crescendo. 
 
 
Cambia, ancora una volta sul giro di pagina, proprio come si farebbe in un film, da una scena a un'altra, con primi piani sempre più ravvicinati.
Che dire? Pokko come Phil...
In entrambi i casi, irresistibili.
 

Carla



 

venerdì 20 novembre 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SCRICCIOLO LO SCUDIERO 
 

 
Come per magia, a venticinque anni dalla morte, il nome di Michael Ende compare come autore di una novità: si tratta di ‘Rodrigo Gambarozza e Scricciolo il suo scudiero’, pubblicato da De Agostini. In realtà lo scrittore tedesco di questa storia ha scritto i primi tre capitoli, mentre il completamento del romanzo si deve a Wieland Freund.
In breve, la trama: Rodrigo Gambarozza è un brigante fasullo, vive nel suo tetro castello coltivando il suo orto e la collezione di cactus; per tenere alla larga gli importuni, i briganti e i malfattori di ogni risma, ha deciso di crearsi la nomea di brigante egli stesso, disseminando i sentieri che portano al suo maniero di finte ossa, finte lapidi e ammonimenti all’incauto viandante.
Scricciolo è invece un ragazzino, vestito come un arlecchino e con una vistosa chioma rossa, figlio di teatranti, che vanno in giro con il loro carro pieno di marionette, in compagnia del pappagallo Socrate.
Scricciolo non ama la vita che fa e di conseguenza decide di diventare lo scudiero del brigante più temibile della zona, il nostro Rodrigo. Per questo, scappa e attraversa la temibile Foresta dei brividi, popolata da druidi di palude, gnomi delle radici e coboldi, ovvero folletti dispettosi. Alla fine di questo lungo e periglioso percorso arriva al portone del maniero e inutilmente aspetta che il brigante venga ad accoglierlo. Lo farà solo quando il povero Scricciolo si addormenterà febbricitante. Rodrigo si prende cura del ragazzino e, una volta guarito, intende mandarlo via; ma Scricciolo è veramente ostinato e otterrà almeno di sostenere una prova di coraggio, che Rodrigo inventa pur di toglierselo di torno.
Ne segue un rocambolesco rapimento di una principessa, Flip, unica erede del malinconico Re Kilian; ma a questo evento se ne intrecciano altri che vedono protagonisti un mago avido e spregiudicato, un medico di corte sospettoso e un drago nero che aspira a riposare sopra un tesoro, mentre i genitori di Scricciolo lo cercano disperatamente coinvolgendo il riluttante Rodrigo.
A dipanare l’intricata matassa riesce il saggio Socrate, che mette in fuga drago e mago, mentre tutti si ritrovano e si riappacificano.
Insomma, una trama piena di intrighi, false magie, colpi di scena e molto divertimento.
Il romanzo, non troppo lungo, è chiaramente rivolto a un pubblico di lettrici e lettori ancora dentro al mondo incantato delle fiabe, ma già pronto a scombinarne le trame, a ridere sui luoghi comuni, qui enfatizzati, e sui personaggi tipici: principesse e pretendenti poveri che però hanno dalla loro il destino, maghi, draghi che parlano e così discorrendo.
L’impressione che si ha è che anche l’autore, Wieland Freund, si sia molto divertito ad utilizzare il materiale lasciato da Ende per farne una storia comica, basata sugli elenchi e le ripetizioni, con prevedibile successo nel pubblico infantile, ma senza disdegnare un omaggio indiretto al Maestro, grazie a sottili riferimenti alla storia che entra nella vita e viceversa, con il pappagallo Socrate che cerca di capire come finirà l’avventura, studiando il finale nei libri di fiabe.
Perfetto per la lettura ad alta voce a partire dai sette anni, richiede un paio di anni in più per la lettura autonoma.
 
Eleonora


“Rodrigo Gambarozza e Scricciolo il suo scudiero”, M. Ende e W. Freund, ill. di R. Kehn, De Agostini 2020




mercoledì 18 novembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BAMBINI, SEDETEVI AL SOLE E SPLENDETE!

Guarda sotto il letto se c'è della poesia
Ruth Krauss, Sergio Ruzzier (trad. Sergio Ruzzier)
Topipittori 2020
 
 
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
 
"Vai come una strada.
Apri le braccia come un pino.
Ignora te stesso e fatti venire i nervi.
Rimbalza come una goccia di pioggia.
Dai un calcio alla neve e fai uscir la primavera."

 
Un pugnetto di animali: dai più piccoli insetti alla grande balena, passando per volpi, gatti, i famigerati ruzziertopi, maiali, papere, uccelli, elefanti, serpenti, pesci, un gallo, un rinoceronte (in primo piano), cani, conigli cui si aggiungono un trio di mostri panciuti. Questo è il bestiario che attraversa uno spazio lunare, che solo per necessità si riempie di acqua di mare o di stagno, che solo di rado diventa casa. Arredi essenziali come un letto sotto cui cercare la poesia, una vasca da bagno per cantare, uno specchio per guardarsi male, una porta per farci pranzo, un certo numero di sgabelli di varie altezze. Oggetti, pochi, che sono meno di dieci: 1 spugna, 2 libri, 1 chiave inglese, 1 cacciavite, 1 ombrello, 1 bicchiere, 1 teatrino, 1 tromba, 1 barattolo di vernice viola con pennello, 1 asciugamano e sotto il letto un certo numero di cianfrusaglie che possono essere benissimo trasformate in poesia, in un amen.
 
Ci sono libri che fanno battere il cuore parecchio. E parlarne troppo presto, toglierebbe del tempo alla gioia che si prova, sapendo che sono lì nel tuo scaffale. È un po' come quando ci si dà del tempo per crogiolarsi tra le coperte nel letto, prima di alzarsi e cominciare la giornata. Per paradosso, non scriverne prolunga il piacere... 
 
 
È difficile da spiegare, ma qui va così. E, visto quel certo stacanovismo che mi distingue e certa cattiva coscienza, questo tempo che mi sono concessa cerco di utilizzarlo per fare due ragionamenti, invece che uno.
Se si parte dall'inizio, occorre dire un paio di cose su Ruth Krauss.
E poi, è ovvio, su Sergio Ruzzier.
Chi mi frequenta sa che da anni vado raccontando in giro quanto merito abbia avuto questa signora a metà degli anni Quaranta in America per aver saputo dar voce all'infanzia. Il rigore e l'onestà con cui lo ha fatto, l'ha vista frequentare gli asili di Rowayton, la Harriet Johnson Nursery School della Bank Street School, appena qualche anno prima della Margaret Wise Brown, l'ha vista origliare milioni di volte i dialoghi tra piccoli, comprese le parole che un bambino sulla spiaggia le ha regalato, del tutto inconsapevole, per dare il titolo di un'altra sua raccolta di pensieri dal titolo A hole is to dig. L'ha vista dialogare per anni con la bambina dei suoi amici, vicini di casa, Nina Rowand Wallace, in lunghe passeggiate in cui, di norma, la grande ascoltava e imparava dalla piccola.
In sostanza, Ruth Krauss, che non del tutto incidentalmente era compagna di Crockett Johnson, è in grado di confrontarsi con i bambini in totale assenza di gerarchie: lei si fida di loro e loro si fidano di lei. 
Alla pari.
Lei non inventa bambini, dà loro un posto nella letteratura.
I suoi bambini e il linguaggio che mette loro in bocca e, più in generale, il linguaggio di tutti i suoi testi non è inventato, semmai filtrato da una sua innata capacità poetica. W.D. Snodgrass nel 1958, nel voler definire il tatto del poeta, usa come esempi i libri di Ruth Krauss e mette in luce la sua capacità di dare forma al senso, usando parole 'cruciali' o frasi che fino a quel momento non avevano avuto dignità di stampa. Con questo sancisce, ovviamente, la grande qualità estetica dei suoi testi.
La Krauss soppesa attentamente le frasi nell'assoluto rispetto dei pensieri dei bambini, pensando in modo pragmatico e usando la lingua in modo non ortodosso.
Lascia da parte ogni sentimentalismo e riporta quella che Sendak stesso definisce la 'naturale ferocia dei bambini' perché ha capito quello che Chokovsky ha studiato per una vita intera: le bizzarre e inafferrabili leggi del pensiero dei bambini.
 

Per lei i bambini non sono adulti in miniatura da civilizzare, neppure dolci creature da padroneggiare, ma piuttosto sono persone organizzate con le proprie ambizioni che sono affascinate dal linguaggio e che hanno una esuberanza e un gioia di vita quotidiana e un irreprensibile senso del ridicolo e hanno una idea totalmente differente dagli adulti riguardo a che cosa possa considerarsi divertente.
Per i bambini e le bambine i libri di Krauss sono inesauribili fonti di scoperta, di discussione, di imitazione, di risata. Ascoltate cosa racconta Ruzzier delle sue presentazioni con le classi...
Guarda sotto il letto se c'è della poesia è perfettamente coerente con il magnifico e già citato A hole is to dig, pubblicato nel 1952.
Lo stesso tipo di libro, fatto di frasi isolate che non hanno l'intento di costruire una storia (almeno non nel testo), ma piuttosto quello di dare corpo e profondità di pensiero a una categoria umana: l'infanzia.
Lì fu Sendak a illustrarlo, mettendo bambinetti e bambinette saltellanti sul fondo bianco della pagina, solo caratterizzati da un semplice tratto a china.
Qui Ruzzier sceglie animali come personificazioni che colgono il senso di frasi sciolte, organizzate in un 'disordinato' abecedario poetico.
Per varie ragioni, non credo ci si allontani dal vero a pensare che Ruzzier a quel libro di quasi settantanni prima abbia giocoforza guardato, si sia inchinato al maestro che tanto ha amato e conosciuto, e poi abbia scelto di riprendere (come Sendak avrebbe preteso da lui) la sua personale strada, in assoluta coerenza con la propria poetica. Non prima di averglielo dedicato.
Così come accadde nel 1952, è Sendak a dirlo, il testo della Krauss che Ursula Nordstrom gli sottopose (lui ancora giovanissimo e quasi privo di esperienza) fu per lui immediatamente amatissimo e del tuo congeniale al suo spirito.
Cambia il testo, ma a distanza di sessantasette anni, questa volta è Ruzzier a dirlo, il testo della Krauss che l'editor Nancy Inteli di Harper gli propone lo convince a tal punto dal fargli dire: questo è il mio libro ideale. Mi corrisponde alla perfezione.
Questa analogia fa partire un altro ragionamento sulla capacità che dimostrano alcuni autori e autrici - vere mosche bianche - nel rendere 'naturale' la relazione tra testo e immagine. Autori che lasciano così tanto spazio libero, vuoto, bianco agli illustratori, da rendere la narrazione per figure di assoluto comfort anche per le loro storie. In questo senso Sergio Ruzzier ha potuto costruire sulla leggerezza e profondità delle poche parole della Krauss un suo abecedario animale che spesso e volentieri prende spunto dalle parole, ma va a raccontare anche molto altro. Altre piccole storie che prendono forma.
A ben vedere, questo capita in ogni pagina. In alcune però l'assicella per 'saltare' si alza di parecchio. La complessità di illustrare parole come poesia è evidente a chiunque, eppure Ruth Krauss offre a Ruzzier un assist pazzesco in quel 'sotto il letto' che rende tutto tremendamente concreto (come di fatto è il mondo dei ragazzini) e la poesia nel pennino di Ruzzier diventa scatolina, pennellini, busta di posta aerea, e un pugnetto di altri pezzettini di cose già esistite nel tempo e ora un po' misteriose. E un po' di polvere.
"Cancella tutte le cose brutte", che è di nuovo un contenitore enorme di concetti, Ruzzier lo interpreta con ironia e con un omaggio al viola di Harold. 
 
 
"Di' di sì" è un'altra enormità: un cimento che Ruzzier coglie in un angolino del foglio, facendolo diventare una dichiarazione d'amore tra pennuti. "Fai musica" invece occupa la doppia pagina perché è la cattivissima quanto roboante interpretazione di Ruzzier (lo stesso è il rinoceronte che rende inane lo sforzo di un coniglio a dar cornate come un capretto). 
 
 
Ma anche quelle apparentemente più semplici, ma non meno evocative, come "Cadi come pioggia", diventano, nell'illustrazione, buffe e divertenti nella pioggia di elefanti, la pesantezza fatta animale. Con assoluta coerenza li vediamo saltellare tre pagine dopo. Altre hanno letture interpretative originalissime che decidono di non muoversi dalla concretezza: "Fai fuori le serrature di tutte le porte".
Se ne deduce che intorno a queste frasi c'è tutta l'aria necessaria che le fa essere contemporaneamente legate a una contingenza concreta e nello stesso tempo universali.
E Ruzzier ne approfitta e ci gioca. Si diverte tanto con il testo, sicuro del fatto che lei avrebbe apprezzato, oltre che preteso, tanta gioia e spontaneità. Quella stessa vivacità e spontaneità che aveva subito amato nei bambini e bambine un po' selvatici, ma liberi e veri, che Sendak aveva messo a correre e saltare sulle pagine di A hole is to dig.
Ultimo pensiero, trasversale, lo farei sul tono. Sul tono delle parole, cui i disegni si inchinano. Una voce chiara, forte, decisa. Imperativa, come lo sono tutti i verbi che aprono le pagine: spruzza, canta, danza, cadi, vai, rimbalza, guarda, prova, fai, apri, di', grida. Una voce che incita: "Grida 'Buongiorno, mondo ciccione!'" "Vota per te stesso", "Ruggisci come un dente di leone".
 
R. Krauss, M. Sendak, A Hole Is To Dig, Harper&Collins 1952

Bambini,... sedetevi al sole e splendete!


Carla