giovedì 24 aprile 2014

FAMMI UNA DOMANDA!

CONFLITTI NATURALI
Non è nuova l’idea di scrivere libri per ragazzi/e che ruotino intorno a problematiche ambientali; nuova, però, è l’impostazione di una nuova collana, Fili d’erba, pubblicata da Editoriale Scienza, importandola dalla Walker Books. L’intento meritorio è di raccontare in forma narrativa l’esistenza di aree in cui vengono protetti determinati ecosistemi e la fauna selvatica che li popola, sottolineando il punto di vista delle comunità umane che con esse convivono. Per gli adulti informati non è una novità sapere che spesso la tutela di ambienti naturali può entrare in collisione con gli interessi immediati delle comunità umane che ne sono coinvolte. In questa collana Nicola Davies si propone di raccontare storie di convivenza fra animali selvatici e uomini partendo proprio da situazioni concrete, reali. In La via degli elefanti racconta, ad esempio, della tentazione di abbandonare colture tradizionali, compatibili con la presenza di una foresta tropicale fitta di specie animali le più varie, compresi gli elefanti, per accettare le proposte di una multinazionale che ovviamente impone la sua logica. Senza entrare in discorsi che potrebbero diventare complessi sul valore della biodiversità e delle colture locali, l’autrice riesce a rendere comprensibile l’alternativa fra uno sviluppo sostenibile e uno sviluppo secondo i criteri del dio mercato. Anche la convivenza con specie ‘ingombranti', come possono essere gli elefanti che in una notte possono distruggere il raccolto di riso di un’intera comunità, può essere gestita in modo positivo, trasformando quello che è un problema in una risorsa.
Nel secondo libro della collana, Le orme del leone, inutile dirlo, si parla della difficile vicinanza fra grandi predadori e villaggi che crescono in prossimità dei parchi naturali che li accolgono. Anche qui, il conflitto fra conservazione dell’ambiente e giuste aspirazioni delle comunità locali a essere protette dagli sconfinamenti, davvero pericolosi, delle belve attratte dalle mandrie di bovini di allevamento, viene raccontato attraverso gli occhi di un ragazzino. Il realismo del racconto lo rende credibile e, nello stesso tempo, avventuroso.
Le storie sono scorrevoli, semplici da poter essere comprese da ragazzini, a partire dai nove anni, con spiccati interessi naturalistici. Ma direi che può essere una lettura consigliata anche per gli altri, per poter introdurre elementi di consapevolezza rispetto alla complessità dei temi della conservazione. 
Mi sembra un buon tentativo di sensibilizzazione dei più giovani alle tematiche ambientali, che rifugge dalla retorica e prospetta le diverse situazioni con il necessario realismo.
Eleonora
“La via degli elefanti”, N. Davies, Editoriale Scienza 2014
”Le orme del Leone”, N. Davies, Editoriale scienza 2014

martedì 22 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


AD ALTEZZA RAGAZZINO
 
Manolito quattrocchi - Ecco Manolito, Elvira Lindo, Emilio Urberuaga
Lapis 2014



NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Ho tolto i cappucci ai superpennarelli e ho cominciato a salire le scale strisciando le punte sulla parete. 'Che figata!', ho pensato.
Facevo tre linee: una rossa, una azzurra e una nera. E cercavo pure di farle dritte, così parevano proprio una ringhiera. Mica per niente, ma ero proprio partito con questa cosa dei pennarelli. E facendo le mie belle righe, mi sono ritrovato al terzo piano. Perché al terzo? Perché ci abito io."


Sarà evidente a tutti che la brillante idea di Manolito, ragazzino di Carabanchel alla periferia di Madrid, non sarà gradita all'intero condominio e soprattutto alla madre di detto bambinetto, conosciuto da tutti come Manolito Quattrocchi per via dei grandi occhiali da vista che porta da quando aveva cinque anni. Ma Manolito, scugnizzo spagnolo, per salvarsi può contare sul nonno Nicolás Superprostata, con cui condivide il letto nella veranda a vetri e anche molto altro.
Che cosa si inventa in questa situazione il vecchietto per salvare l'amato nipote non lo rivelerò neanche sotto tortura, ma vi anticipo che è racconto da sbellicarsi.


Geniale nella sua lettura della realtà e nel suo viverci dentro, Manolito è sempre in azione. E se non agisce, è lì che pensa a come agire...
Le storie di Manolito sono esilaranti, commoventi, autentiche e raccontate in un'ottica che parte dal basso, ovvero ad altezza ragazzino. Il mondo degli adulti e dei più piccoli è raccontato con disincanto, grazie a un po' di sano cinismo, difetto che in piccole dosi ogni bambino dovrebbe avere con sé in dotazione per poter crescere 'robusto'.
A tutti coloro che non hanno avuto l'opportunità di leggere le sue storie, pubblicate nella collana Junior Mondadori -10 dalla fine degli anni Novanta forse va data qualche coordinata per capire meglio chi sia Manolito.
Io narrante di divertenti avventure cittadine, ragazzino di otto anni, agisce per la maggior parte del tempo nel suo quartiere, abitato da operai alla periferia di Madrid, Carabanchel Alto. La scuola, il parco dell'Impiccato, così chiamato per quell'unico albero secco al centro, il bar del quartiere pieno di vecchietti, e il suo appartamento sono teatro delle molte storie che lo riguardano.
Personaggi comprimari: a parte la madre severa e facile allo scappellotto, il padre camionista sempre in viaggio e il nonno, affettuoso suo punto di riferimento, Manolito ha un fratellino, che chiama l'Imbecille dal giorno della nascita. E poi ci sono il suo miglior amico, Lopez-orecchie-a-sventola, Yihad, il bullo, la Susanna panni-sporchi e' l'alieno' Paquito Medina. E in ultimo la povera maestra Asunçion che deve combattere tutti i giorni con questa piccola banda di pesti.
Ultimo personaggio dei suoi libri, per nulla trascurabile, è la vita, quella vera; quella che tutti i giorni sperimentiamo anche noi, comuni mortali.
Ed è proprio quest'ultima, secondo me, a dare ai libri di Manolito quel 'quid' che li rese amatissimi (in Spagna Manolito è stato un personaggio di culto con film e serie in televisione e solo 43 ristampe!). Vincitore all'epoca di molti premi, tradotto in 20 lingue, Manolito in Italia ebbe un discreto successo, ma non diventò mai un fenomeno di massa. 
E invece lo avrebbe meritato.
Lapis offre a questo personaggio e ai libri a lui dedicati una seconda possibilità che, io spero tanto tanto, lo consacri in modo definitivo.
In una prospettiva di 'svecchiamento', il libro è stato vivacemente ritradotto con un lessico preso a prestito dal parlato, ha cambiato titolo e migliorato la veste grafica ma Urberuaga è ancora lì a raccontarlo con i suoi esilaranti disegni in b/n. Elvira Lindo sta a Urberuaga come Roald Dahl sta a Blake. Sono come pane e burro: perfetti insieme.



Carla

Noterella al margine. Storie e geografie della parola 'figata', che nel libro va e viene insieme a 'fico', al posto dei più neutri 'mi piace un sacco' e 'che bello' della prima edizione. Considerata da molti come parola-ponte tra un linguaggio solo per grandi e la trasgressione concessa ai piccoli, l'uso che se ne fa, insieme anche ai vari che palle! sparsi qua e là, mi pare un po' troppo ammiccante. 
Ma, a parte questo, apparentemente le sue due declinazioni -figo/figata e fico/ficata- paiono inscindibili e non tra loro interscambiabili. Ora viene la domanda: sono solo io che associo figo/figata a un lessico del Nord che non varca i confini della Toscana, mentre fico/ficata è usato dall'Arno in giù?
Manolito milanese?

sabato 19 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

EI F.U.
Mondo bambino, Donatella Ziliotto, Ugo Fontana
Salani 2014
ILLUSTRATI

"La giornata di Martino.
1. Un dito di sole fa il solletico a Martino che dorme nel suo lettino: svegliati!
2. Ecco Martino sul suo vasetto più pensieroso di un re sul trono.
3. Arriva la pappa! Tamm- Tamm! Martino l'accoglie battendo il cucchiaio, come se suonasse un tamburo.
4. Finora Martino è stato buono : un vero angioletto!"

La giornata di Martino è la prima delle sei parti in cui è diviso questo illustrato della fine degli anni Cinquanta primi anni Sessanta.
Quarantotto grandi tavole che Ugo Fontana ha realizzato sul mondo dell'infanzia cui Donatella Ziliotto ha dato voce con brevi testi di descrizione e commento.
Del mondo del piccolo Martino Fontana esplora sei diversi ambiti: una giornata qualunque, i suoi giocattoli, i suoi rapporti interpersonali, alcuni episodi di vita, il gioco ai giardinetti ed infine le sue aspirazioni per il futuro.
Vedremo dunque Martino che va a nanna sotto una coperta patchwork avanzati di lana con un angioletto che veglia dalla testiera del letto, oppure che nasconde sotto il materasso in attesa del topo dei denti il suo primo dente incisivo caduto, oppure lo vediamo arrampicato sul cavalluccio di legno del barbiere con lo sguardo atterrito, o ancora a districarsi con il mestiere di bigliettaio del tram.
Sono molteplici le ragioni di bellezza di questo albo illustrato 'ante litteram'.
In primo luogo il fatto stesso di avere in sè in nuce il carattere precipuo degli albi illustrati, ovvero quella fusione 'perfetta' ed equilibrata tra testo e immagine, laddove i due canoni comunicativi dialogano e si integrano l'uno nell'altro, fattore che fa del picture book qualcosa di unico nel genere.
Per ottenere questa armonia, Fontana e Ziliotto devono essere stati concordi 'ab origine' sulla loro idea di infanzia, il loro punto di incontro sta soprattutto nella lettura di quello che posso definire, come già mi è capitato altre volte di fare, il "pensiero bambino". Circostanza questa, non scontata per nulla, visto che si tratta di adulti all'opera. Di Donatella Ziliotto tale capacità mi era nota, visto che dobbiamo a lei il catalogo degli Istrici Salani. Dobbiamo esserle eternamente grati per Pippi Calzelunghe ed Emil, per Lektro e Olle, per le Streghe di Dahl e quelle della Ibbotson e per tutti gli altri grandi personaggi che hanno accompagnato e accompagneranno molte nuove infanzie. In qualità di lettori, la dovremo ringraziare giorno dopo giorno, per essere andata a cercare nel Nord e nell'Est dell'Europa libri così belli, senza i quali le infanzie sarebbero di certo peggiori.

Ma se da un lato c'è il 'pensiero bambino', dall'altra il libro contiene anche tanto pensiero adulto nell'ironia che lo attraversa: secondo motivo di merito.
A parte la sezione finale sui mestieri che Martino vorrebbe fare, dove l'adulto che disegna e quello che scrive giocano con l'esperienza dei grandi di fronte all'inesperienza dei piccoli (il piccolo pirata con il mal di mare, il cosmonauta con le vertigini, il bigliettaio con difficoltà aritmetiche), mi pare che la notoria ironia della Ziliotto si ritrovi soprattutto nella parte dedicata ai giochi (il soldatino che può essere abbattuto con una ditata), ma soprattutto nella parte dedicata alle relazioni interpersonali (il papà che preferisce le pantofole a Pecos Bill o certo 'nonnismo' tra fratelli), laddove essa separa in modo definitivo e 'irriducibile' il mondo dei grandi da quello dei piccoli: la schiettezza del bambino nei confronti dell'amica della mamma in visita di cortesia, la ritrosia della mamma tutta elegante nel tenere in braccio il proprio piccolo ne sono esempio.

 Terzo motivo: il valore sociologico del libro.
Meriterebbe una riflessione ben più lunga e approfondita, ma metto in luce solo due fatti:
1) per un lettore che degli anni Sessanta ha avuto contezza diretta, il libro è un vero tuffo al cuore. Mille particolari dell'abbigliamento, degli arredi, dello stesso linguaggio utilizzato riaccendono memorie sopite.
2) Per quello stesso lettore questo libro è l'esatta misura della distanza che c'è tra oggi e allora, accendendendo riflessioni su passato, presente e futuro e inevitabili nostalgie (almeno in me che sono una bambina del '59 come Martino).
Quarto motivo: il valore estetico di un oggetto del genere. Nella più generale operazione di recupero di Fontana (una su tutte la mostra curata da Giorgia Grilli e Fabian Negrin), questo libro mi sembra il più efficace e utile tra tutti. Se il libro sulle Regine e La bella addormentata mi paiono in larga parte operazioni di revival estetico su testi 'classici', qui siamo di fronte ad un recupero estetico di un oggetto di maggiore complessità: un picture book che ha più di cinquant'anni. In tal senso mi intriga molto metterlo alla prova e vederlo 'in azione', ovvero verificare quanto del suo valore arrivi ai piccoli lettori, bisnipoti di quelli per cui fu pensato la prima volta.
Ma so già di avere la risposta in tasca.
E così il cerchio del mio ragionare si chiude.

Abbiate una buona pasqua

Carla




venerdì 18 aprile 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


GUARDANDO INDIETRO (parte I)




Una felice riscoperta, quella della carriera artistica di Ugo Fontana, prolifico illustratore di libri per bambini attivo dagli anni Quaranta fino agli anni Ottanta. Fra i 250 libri illustrati da Fontana, se ne stanno ristampando alcuni, comprese quelle Fiabe Sonore con cui mi sono trastullata nei lontani anni Sessanta.
Qui ve ne segnalo altri due, pregevolissimi per la qualità delle illustrazioni; il primo è essenzialmente un libro di divulgazione, Grandi Regine, una carrellata di biografie di figure femminili 'di potere', che Roberto Piumini ha riscritto per questa nuova edizione della Mondadori, nella collana Contemporanea.


Le figure femminili rievocate partono da Galla Placidia per arrivare a Caterina di Russia; soggetti dunque relativamente poco noti, con qualche eccezione, ai giovani lettori. Ma non guasta certamente riproporre il gusto per le biografie, di cui, in questa versione, si fornisce soprattutto il lato edificante, appena ridimensionato dalla sottile ironia di Piumini. Bellissimo il ritratto di Caterina di Russia, eseguito da Fontana nel 1968 e divertenti le acrobazie del testo per presentare in modo accettabile le innumerevoli avventure amorose della zarina e i suoi sanguinari complotti. Bisogna dire che in questo libro l'illustratore Fontana, certamente anche ispirato dall'aulico argomento, riprende con maestria la pittura del Rinascimento italiano: ne riprende l'impianto, ne riprende gli straordinari dettagli, rendendoli il centro dell'illustrazione, ad esempio con il falconiere che illustra la vita di Margherita d'Austria, o le figure equestri che rimandano a Paolo Uccello.


La straordinaria cultura di Fontana non si vede solo nei richiami alla classicità, ma anche nel gusto per correnti più recenti, novecentesche: è al liberty che rimanda lo stile che impronta le illustrazioni de La Bella Addormentata nel Bosco, il secondo libro che vi propongo, riedito da Fabbri dall'originale del 1982. Qui Fontana risente dell'influenza dell'illustratore nordico Nielsen, e la fusione di quest'influenza con i temi del liberty ne fanno un libro particolare. Quello che salta agli occhi è la densità di ogni immagine, la ricchezza di dettagli curati nel più piccolo particolare, l'accompagnare il racconto avvolgendolo visivamente in un unicum. Alcune pagine hanno solamente un intento decorativo, quasi un contrappunto per le parti più descrittive. Davvero una grande raffinatezza e un gusto che non risente del passare del tempo.
La Fiera di Bologna ha giustamente dedicato a questo importante illustratore italiano una mostra, il cui catalogo è a cura di Fabian Negrin e Giorgia Grilli.
Per quanto mi riguarda, soprattutto per il primo dei libri citati, è un ritorno, graditissimo, all'infanzia.

Eleonora

Grandi Regine”, R. Piumini e illustrazioni di U. Fontana, Mondadori 1968, 2014
La Bella Addormentata nel Bosco”, testo a cura di Rosanna Guarnieri, illustrazioni di U. Fontana, tratto da Fiabe della Buonanotte, Fabbri 1982, 2014


giovedì 17 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CACCIATORI E CACCIATI

This is the cheese - Questo è il formaggio, Andy Goodman
Corraini 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"This is the cheese. Questo è il formaggio.
This is the trap that held the cheese. Questa è la trappola che reggeva il formaggio.
This is the mouse that beat the trap that held the cheese. Questo è il topo che rovesciò la trappola che reggeva il formaggio.
This is the broom..."

Come in ogni ballata che si rispetti a ogni strofa si aggiunge sempre un verso.
Si parte da un elemento iniziale, il formaggio, che diventa il centro di interesse del topo, che a sua volta diventa il centro di interesse della scopa e della domestica che la teneva in mano. Subentra un gatto che ha come interesse primario il topo e per raggiungerlo crea un bel po' si scompiglio, tirando giù una credenza con la farina e attirando dietro di sé l'interesse di un cane. Il tutto condito da un frigorifero attaccato da una sedia e da una pioggia di uova sulla farina (ne potrebbe nascere qualcosa di buono?).
Risultato finale: una cucina in subbuglio e tre che si inseguono a vicenda, se non altro con lo sguardo, pur senza mai perdere di vista l'elemento scatenante, ovvero un pezzo di emmental (mi raccomando da non confondere con il gruviera che è a pasta dura...), che ha generato questa divertente reazione a catena.

Non è il primo albo che mi capita di vedere che giochi sull'effetto domino, altrimenti detto reazione a catena lineare. Ricordo con grande piacere Il giorno in cui la mucca starnutì (orecchio acerbo 2011), laddove l'effetto domino in realtà si amplifica ad ogni passaggio creando il famoso paradosso del battito d'ali della farfalla. Qui siamo in un gioco analogo, molto raffinato nella differenza sottile che c'è tra testo e immagini. Il gatto che spia il grembiule a ben vedere è in realtà un gatto che spia il topo nascosto nel grembiule, oppure la scopa non sembra essere caduta per caso dalle mani della domestica, quanto piuttosto sembra essere stata lasciata all'improvviso perché il topo vi si stava arrampicando lungo il manico. 

Il gatto non vuole pesarsi, ma piuttosto usare il piatto della bilancia per spiccare il volo verso la mensola in alto dove il topo si nasconde. E la sedia non apre il frigo perché dotata di volontà propria ma perché un cane la sta mordendo su una zampa, provocandone la caduta in corrispondenza della maniglia del frigo.
In questo senso si tratta di un libro tutto da scoprire con i personaggi viventi (umani assenti, a parte le mani rosa della domestica) che da una tavola a una mensola giocano a nascondino, senza mai celarsi per intero, mentre gli oggetti di corredo non sono mai lì per caso. Quel rocchetto di filo - per esempio- che compare dal nulla a tre quarti della storia si rivela infatti di grande utilità al topo per raggiungere il pezzo di formaggio che la domestica, chissà come e chissà quando, ha pensato di mettere in sicurezza chiudendolo nel frigo.


Sebbene il libro non abbia un suo sonoro, anzi poche parole di testo che si ripetono uguali a se stesse, possiamo immaginare di sentire l'urlo di terrore della domestica. E a seguire i vari crash dei barattoli e e delle uova precipitati, nonché il tonfo della sedia caduta sul frigo. E miagolii e squitti e un sommesso ringhiare sotto il tavolo.
Quest'ultimo, un grande tavolo beige in obliquo, segna la linea tra sopra e sotto e attraversa la pagina come a volerne delimitare lo spazio. Una mensola grigia anch'essa fuori asse, un frigo rosa inclinato, una sedia rossa di design (unica macchia di colore), linee mai parallele, colori pantone dalle gamme sommesse, utensili resi in chiave grafica generano una sensazione di grande sintesi formale.
In perfetta sintonia con i precedenti titoli che Corraini ha in catalogo dello stesso autore, anche questo ultimo si muove appunto nella direzione del design e della grafica al servizio di una narrazione che sembra concludersi nell'ultima pagina con una incitazione a non abbassare mai la guardia perché nella vita da cacciatori si può diventare in un soffio prede...


Carla

mercoledì 16 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BENVENUTA COLETTE
 
Una giornata particolare, Chiara Arsego, Aymeric Vincenot
Sironi 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
 
"Come ogni mattina, appena sveglia e ancora rannicchiata sotto le coperte, PRISCILLA abbraccia teneramente suo marito ERNESTO."

Priscilla a letto sta abbracciando un orso polare, non un marito! Che sia lui Ernesto? Oppure Priscilla senza occhiali semplicemente lo scambia per il consorte? Quando Priscilla si infila nella vasca da bagno si lamenta di nuovo con Ernesto perché gli occupa tutto lo spazio. Ma nella vasca con lei anche questa volta non sembra esserci un marito, ma uno sconcertato tricheco. È accertato oramai: Priscilla non vede da qui a lì. Quindi si incipria con la coda di una moffetta, si pettina con un porcospino, stende il gatto tra mutande e calzini, porta a spasso il coccodrillo invece del cane (quest'ultimo lo avrà mangiato il coccodrillo?) usa un cervo come attaccapanni. 


Fa la spesa con una scimmia pensando sia sua nipote e ripone le cose comperate nel marsupio di un canguro. Infine preme innervosita sul carapace di una tartaruga per cambiare canale alla tv, che, ovviamente, non reagisce.

Poi tutto si interrompe perché torna Ernesto, quello vero, che le annuncia due cose molto importanti: lo scambio degli occhiali da vista avvenuto la mattina appena svegli e la fuga dallo zoo cittadino di tutti gli animali. Ogni mistero è svelato. La povera Priscilla, con gli occhiali sbagliati, tutti quegli animali che le giravano per casa non li ha proprio visti. E ora che sono tutti nascosti nel buio di una camera, sfuggono anche alla vista di Ernesto. 

Ma la mattina dopo, quando carinamente, orsi, trichechi e moffette son lì a preparare la colazione ai due anziani coniugi, sembra chiaro a tutti il da farsi.


Rispedirli allo zoo sarebbe davvero crudele, anche perché, a ben vedere, il canguro potrebbe rendersi utile nel portare le borse della spesa e il tricheco sarebbe insuperabile nell'asciugare il pavimento del bagno.
È deciso si resta tutti insieme. E chi vivrà, vedrà (con gli occhiali giusti)!

L'originale francese, Colette, premiato nel 2011 da una giuria di più di ottomila bambini al concorso Chronos Vacances dedicato al mondo degli anziani, arriva finalmente in Italia. Una storia ben costruita, ben scritta che di certo i bambini italiani come già quelli francesi apprezzeranno per l'ironia che l'attraversa. Il gioco continuo dello scambio e del perenne equivoco fa ridere anche perché viene rilanciato ogni volta ma senza svelare il colpo di teatro finale degli animali in fuga. Alcune soluzioni iconografiche fanno davvero molto ridere e questa realtà sempre un po' deformata nel disegno cattura l'attenzione.
Sarà perché in questa fase della mia vita la mia pervicace ostinazione a non tenere sempre gli occhiali sul naso mi fa assomigliare alla Colette del libro, sarà perché i suoi fluenti capelli bianchi, seppur pettinati dal riccio, tanto ricordano i miei in sempre troppo rapida crescita, sarà perché mi intenerisce il mondo 'un po' a parte' che spesso gli anziani si costruiscono per spiegarsi la realtà, sarà perché mi diverte immaginare le trasformazioni che gli animali possono subire nel diventare parte del mondo degli uomini, sarà che mi piace poter immaginare una pacifica convivenza tra umani e bestiole e/o animaloni di ogni tipo, sarà. Fatto sta che quando ho preso in mano questo libro ho riso di gusto. E se un libro fa ridere di gusto bambini e anziani, vuol dire che è un buon libro.

Carla

Noterella al margine:Chiara Arsego è un'altro caso di illustratrice in fuga dal duro mercato italiano. Trasferitasi a Parigi già da qualche anno, lei è lì che pubblica, pubblica e pubblica...
A parte il rammarico di dover aspettare 'il rimbalzo' dei suoi libri dalla Francia, trovo punitiva ed evitabile la scelta dell'editore italiano riguardo al titolo e alla font tipografica utilizzata.

martedì 15 aprile 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FERRIERA

Bello, essenziale, necessario. Non verrebbe da aggiungere altro. Ma bisogna parlarne, per descrivere un lavoro ben riuscito, di intenso contenuto, non solo emotivo, e graficamente impeccabile.
Pia Valentinis racconta la vita del padre; succede di farlo, da adulti, guardandosi alle spalle e cercando d capire qualcosa che nell’infanzia non era possibile comprendere. La racconta con sobrietà, risalendo all'indietro nella storia della famiglia.
Mario, che allevava canarini e lucherini e amava guardarli e ascoltarli, aveva avuto una vita dura. Comincia a lavorare da piccolo, in fabbrica, poi emigrante in Australia, anche lì a lavorare in fabbrica, cercando di amalgamare dialetto friulano e inglese, imparato a malapena, in una lingua comprensibile. Ma l’Australia è troppo grande e così ritorna, ma sempre per fare quel mestiere, va a lavorare in una acciaieria, che adesso non c'è più, sostituita da un centro commerciale.
 

La parte in cui viene raccontata la vita di fabbrica mi è sembrata la più densa anche di riflessioni sul nostro comune passato. La vita di fabbrica, nella sua estrema durezza, implicava un gigantesco noi, un’identità collettiva fortissima che aveva due cardini: la dignità del lavoro e la solidarietà. E dignità del lavoro voleva anche dire l'orgoglio di saper fare, saper fare con le mani, di avere un ruolo nell'immenso meccanismo sociale. Che fine hanno fatto questi valori cardine di una società che sapeva affrontare le diseguaglianze, magari con durezza, ma con un grande ideale collettivo? Ho l’impressione che abbiano fatto la stessa fine dei luoghi, le fabbriche, che li hanno ospitati e fatti crescere. La nostra società liquida non ammette deroghe all’individualismo e alla corsa all’autoaffermazione; ci siamo ritrovati soli, di fronte alle difficoltà, di fronte al ‘padrone’, senza nemmeno rendercene conto.
Chi è cresciuto in quella dimensione di vita, in quel sistema di valori non può accettare il nostro più triste presente, apparentemente opulento, ma solo per pochi. Una storia operaia, fatta di povertà, durezza, ma anche di poesia, come la passione per gli uccelli canori dimostra, raccontata con sobrietà e misura, con quel po’ di giusta commozione nel ricordare quei momenti, nella vecchiaia dei genitori, quando si prova a parlarsi e a dirsi quello che non si è mai detto.
Bella prova d’autore, una graphic novel trans-generazionale, suggestiva per chi ha ricordi da condividere di un’epoca tramontata, importante per quei ragazzi e ragazze che non ne hanno nozione.

Eleonora
“Ferriera”, P. Valentinis, Coconino press 2014