lunedì 30 maggio 2016

FAMMI UNA DOMANDA!


PERSI NELLO SPAZIO

La ormai celebre coppia Mizielinska e Mizielinski, i due autori polacchi conosciuti soprattutto per Mappe e Sottoterra. Sott'acqua, ritornano sulla scena italiana grazie a Mondadori, che ha pubblicato in questi giorni un testo di qualche anno fa. Voi siete qui! è un'impegnativa passeggiata nel cosmo che si svolge, come nei successivi titoli, mettendo insieme testo e immagine, per rendere più accessibile quello che è indiscutibilmente complesso.


Parliamo dell'universo e dei suoi confini, cominciando, per prima cosa, col definire le dimensioni del sistema solare. E già qui, se qualcuno ritiene che il nostro mondo sia metaforicamente al centro dell'universo, deve velocemente ricredersi: siamo piccoli piccoli, anche nel sistema solare non siamo certo i primi per dimensione. E poi, siamo forse soli nell'universo, argomento su cui presto torneremo, grazie ad un altro libro uscito recentemente, e siamo in grado di colonizzare altri pianeti, ricreando le condizioni di vita terrestri?


Altro argomento importante è quello dell'esplorazione dello spazio, attraverso le sonde e i satelliti, mentre le stazioni orbitanti intorno alla Terra sono degli importanti laboratori di ricerca. Ovviamente, molte pagine parlano dell'universo, dalle galassie ai buchi neri, riferendosi via via agli scienziati che ne hanno parlato: da Stephen Hawking, conosciuto al grande pubblico per i suoi affascinanti testi divulgativi, a Alan Stern, planetologo, o Freeman Dyson, fisico.


Ci sono domande filosofiche, che riguardano l'unicità della nostra esistenza, o più pratiche, se un giorno potremo sfruttare le risorse o abitare su altri pianeti.
Anche qui i due autori propongono una tipologia di testo divulgativo cui siamo poco abituati: si tratta infatti di un testo impegnativo, cento pagine dense di argomenti, proposti in modo semplice grazie all'uso delle illustrazioni, senza per questo togliere nulla alla correttezza delle informazioni. Il limite di questa edizione è data dal formato, più piccolo rispetto a quello usato nei testi successivi, dall'uso di una carta lucida, che non valorizza le immagini e da un rapporto ancora non perfetto fra testo e illustrazioni. Questo non toglie che costituisca una importante proposta per una fascia d'età poco considerata.


Ma se l'esplorazione dello spazio è un argomento affascinante per le nostre giovani lettrici e i giovani lettori, abbinerei alla lettura del testo anche il libro che Samantha Cristoforetti ha scritto insieme a Stefano Sandrelli, con le illustrazioni di Alessandro Baronciani: Nello spazio con Samantha, pubblicato da Feltrinelli.


Sulla traccia della corrispondenza della nostra popolare astronauta con una coppia di ragazzini selezionati all'uopo, il libro ricostruisce le esperienze vissute nello spazio, all'interno della Stazione Spaziale Internazionale. La corrispondenza diventa una sorta di diario, che descrive la vita di bordo, gli esercizi, gli esperimenti, affrontando, in schede di approfondimento, anche alcuni aspetti più teorici legati all'esplorazione dello spazio. Se quindi si svelano dettagli e curiosità della vita di bordo, scopriamo anche molte ricerche, svolte nelle condizioni particolari date dall'assenza di peso.


Tutto è molto scorrevole e all'apparenza naturale, quando in realtà è la descrizione di un'esperienza straordinaria.
Si tratta come si vede di testi impegnativi, che richiedono lettrici e lettori ben motivati, ma che non deluderanno gli appassionati scrutatori del cielo stellato, a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Voi siete qui!”, A. Mizielinska e D. Mizielinski, Mondadori 2016
“Nello spazio con Samantha”, S. Cristoforetti e S. Sandrelli, Feltrinelli kids 2016


venerdì 27 maggio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA FORTUNA DI CHIAMARSI ALBERTO

Albert e albero, Jenni Desmond (trad. Sara Marconi)
Lapis 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Ciao, Albero!' disse Albert.'Mi sei mancato.' Il suo albero era perfetto.
Non era né troppo duro né troppo morbido, né troppo liscio né troppo ruvido. Era il suo posto preferito, specialissimo e tranquillo...
Ma... che cos’è questo rumore? L’albero di Albert stava piangendo.'Ueee.' si lamentava l’albero. 'Uee uee. ' 'Che succede?' chiese Albert.In genere sei così silenzioso...' "



Appena uscito dal suo letargo, Albert, che è un orso, trotterella verso il suo albero preferito, un larice dal fusto possente. E mentre riprende la sua posizione abituale, a penzoloni lungo uno dei rami bassi, sente un pianto dirotto che proviene dal cuore dell'albero. Cosa turba il suo albero a tal punto da ridurlo in lacrime? Albert interroga se stesso e poi coloro che passano di lì: Coniglio, Scoiattolo e Renna. Loro vedono la cosa dalla loro personale prospettiva e non risolvono il mistero dell'albero che piange.


I singhiozzi continuano così Albert decide di consolare il suo albero, abbracciandolo e sussurrandogli parole dolci. Dal cuore dell'albero esce allora un filo di voce che dice di avere paura di quel grande mostro peloso là fuori... Albert, pur non vedendo alcun mostro, decide che è suo dovere consolare albero rassicurandolo sul fatto che sarà lui a tenere lontano il mostro peloso.
Una grande sorpresa è in agguato.


Una tenera storia tra un orso e il suo albero preferito e contemporaneamente una bella commedia degli equivoci. La terza uscita italiana di Jenni Desmond, sempre per Lapis, è un picturebook classico, dove non si impara nulla sui plantigradi o sulle abitudini dei larici, come invece era capitato con La balenottera azzurra,ma dove si impara come possa essere facile prendere lucciole per lanterne. Mai fermarsi alla superficie delle cose, mai giudicare troppo affrettatamente perché l'equivoco è in agguato. Da un lato Albert, così preso e invaghito dal suo meraviglioso albero, non vede e dimentica per affetto la realtà e dall'altro 'il cuore' dell'albero vede e amplifica per paura la realtà.
Ecco il meraviglioso equivoco intorno a cui tutta la vicenda ruota.
Pieno di tenerezza, dal principio alla fine, Albert e albero racchiude in sé un piccolo mistero, una piccola sorpresa che a ogni lettura si svela e si riconferma.
E a proposito di riconferme, ci sembra che Jenni Desmond possa entrare a buon diritto tra i nomi degli illustratori da tenere d'occhio.
Riconferma una sua capacità di costruzione della pagina che però non eguaglia La balenottera azzurra, ma introduce al posto del grande respiro notato lì piccoli 'teatrini' in miniatura, paralleli o subalterni alla scena principale. Mi riferisco soprattutto alla rappresentazione di personaggi secondari quali Renna, Coniglio e Scoiattolo e al loro fare cose, ogni volta raffigurati con un ritmo quasi da fumetto o da storiellina parallela.


Riconferma una sensibilità per il colore che qui in Albert e l'albero è giocata sui toni 'freddi' di un disgelo primaverile appena agli inizi.
Riconferma una sua capacità di dominare con buona sicurezza il colore ad acqua. Ne sono una prova i pochi tratti che creano l'orso e che lo rendono soffice nel pelo, arguto nel muso, pericoloso negli artigli.
Ma il colpo migliore lo ha fatto Sara Marconi, alla traduzione. Un titolo davvero azzeccato, a onor del vero servito su un piatto d'argento, che in inglese invece scolorisce: Albert's Tree. Un'assonanza fortunatissima, Albert e albero. E ancora: aver fatto saltare il genitivo sassone che avrebbe portato in sé il concetto di possesso e invece al suo posto aver fatto cadere l'articolo davanti ad albero, automaticamente sancisce che siamo a un soffio dal nome proprio anche per lui, circostanza che riconferma (!) un fatto importante anche se non dichiarato: quei due, orso e larice, hanno entrambi un cuore che pulsa per l'altro.
Al di là di ogni 'equivoco' con le ali.


Carla

giovedì 26 maggio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SALTANDO NELLE STORIE


La collana della Giunti Bestseller dal mondo, già premiata con il romanzo Girasole dal Premio Internazionale H.C. Andersen, è particolarmente interessante: anche quando non abbiamo a che fare con capolavori, propone testi interessanti, non scontati, della narrativa straniera. Anche in Book Jumpers, della giovane autrice tedesca Mechthild Glaser, c'è uno spunto iniziale, di per sé non particolarmente originale, che viene sviluppato in un fantasy diverso dal solito. Lo spunto di partenza, come dicevo, richiama altri romanzi ben conosciuti, da La Storia Infinita di Ende a Cuore d'inchiostro della Funke: il tema è quello del superamento del confine fra realtà e letteratura, la storia prende vita e il lettore entra a far parte della storia.
Nel nostro caso, la protagonista, Amy, appartiene ad una stirpe di book jumpers, ovvero persone speciali che entrando nelle storie dei grandi romanzi e ne controllano il corretto svolgimento. Amy però scopre tutto questo quando con la madre si reca in una sperduta isola nel nord della Scozia, dove intendono passare un'estate tranquilla. Ma, a quanto pare, non è dato sfuggire al proprio destino e la protagonista presto impara a passare da una storia all'altra, passeggiando col giovane Werther, scherzando con Puck e via via discorrendo.
Fin qui la premessa; buona parte dell'intreccio si sviluppa partendo dall'omicidio di Sherlock Holmes, uscito da Il Mastino dei Baskerville per aiutare Will, l'altro personaggio principale del nostro romanzo, nell'indagine che sta svolgendo. Dunque, Holmes esce dalla narrazione ed entra nel mondo reale, finendo ucciso. Ma non è l'unico elemento perturbante, strani episodi si stanno verificando nelle storie e fra queste, fra le righe, compare quella che è all'origine della leggenda di quell'isola fatata.
Amy e Will, infatti, appartengono a due casate di book jumpers, termine intraducibile, fra loro contrapposte, e le loro lotte secolari hanno portato alla distruzione di un manoscritto, l'unica copia di una fiaba con tanto di principessa, cavaliere e mostro.
Non si sa come , quella storia sta tentando di ricostruirsi, scatenando ancora l'epica lotta del bene contro il male.
Questa, in estrema sintesi, la trama, che, come si capisce, è abbastanza complessa, anche per il continuo passaggio fra le trame dei romanzi e lo svolgimento della trama di questo romanzo. E' divertente, per un lettore o una lettrice che abbia già visitato i grandi classici, passare da un'ambientazione all'altra, con i personaggi che con grande naturalezza interloquiscono con la protagonista. La storia è avvincente, nonostante le suddette complicazioni; ma il tono oscilla continuamente da un accento più infantile, con le molte ingenuità, volute o meno, che sono disseminate nella narrazione: un esempio per tutti, Shere Kahn che partecipa alle indagini per smascherare il mostro; a momenti più adulti, basati sulla conoscenza dei testi cui si fa riferimento. Si ha, in poche parole, l'impressione che l'autrice non abbia scelto con chiarezza il proprio lettore ideale.
In Germania il testo ha avuto un immediato successo, che ha portato alla ribalta la giovane autrice; per il nostro pubblico vedo qualche difficoltà in più, per la lunghezza del testo e per i riferimenti letterari non proprio popolari.
Può essere proposto alle lettrici e ai lettori di fantasy, dai dodici anni in poi, per offrire una diversa prospettiva e per aprire la strada a letture più impegnative.

Eleonora

“Book Jumpers”, M. Glaser, Giunti 2016

mercoledì 25 maggio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


THIS IS NOT-A-PIG

Mango e Bambang, Polly Faber, Clara Vulliamy (trad. Laura Bortoluzzi)
Il Castoro 2016


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Mango si accorse che il dosso tremava. Si chinò e ci posò sopra una mano con delicatezza. Era caldo e coperto da una leggera peluria. Gli diede una grattatina di incoraggiamento e poi gli sussurrò: 'Ciao, io mi chiamo Mango Non avere paura. Posso aiutarti?' In una delle strisce nere si aprì un occhietto triste, che scrutò Mango e poi si richiuse lasciando cadere una lacrima."

Mango Propriotutto è una ragazzina molto gentile che fa bene ogni cosa che fa. E anche in questo caso sta facendo la cosa giusta: nel mezzo di un ingorgo enorme nella sua città indaffarata dove tutti vanno di corsa, lei si ferma e pone attenzione a qualcosa di anomalo. C'è un dosso al centro delle strisce pedonali, un dosso che respira e seppure solo lievemente, si muove. Trema e piange terrorizzato da tutta quella rumorosa confusione che lo circonda. I clacson delle macchine gli ricordano troppo il terrificante ruggito della tigre. Così comincia una tenera amicizia tra questa dolcissima bambina Mango e il tapiro fuori contesto Bambang. La bambina lo invita a casa sua per offrirgli pancakes alla banana. Come non accettare? Da quel momento in poi i due diventano inseparabili, o quasi.


Piccolo, intinto nel viola, questo nuovo libro uscito per Il Castoro introduce una serie di piccole varianti al modello classico di libri del genere, ovvero testi che non hanno nulla di epocale ma che fanno onestamente il loro lavoro di libri di buon artigianato. 


Mango e Bambang presentano una prima evidente novità: il tapiro. E nel dettaglio, quello malese che ha la pelliccia bianca e nera. Animale per lo più ignorato nell'immaginario 'occidentale', questo tapiro (che non-è-un-maiale), pur essendo parlante, sembra essere tapiro in molte altre cose che fa: la timidezza, ma soprattutto il suo buon rapporto con l'acqua e il fango.
La seconda novità è il contesto piuttosto surreale in cui i due protagonisti si muovono, con un mondo di adulti troppo occupati a far quadrare i conti per avere tempo di occuparsi dei figli, oppure collezionisti crudeli e a ogni costo. 


Terzo elemento che rende Mango e Bambang diversi dalla maggior parte di libri per questa fascia di età (altra eccezione è Ottoline di Chris Riddell) è la cura messa nel disegno, ma soprattutto in certe ricercatezze di grafica.


Quarto elemento che mi pare necessario sottolineare è il tono generale dell'intera storia, caratterizzato da una gentilezza di fondo che pervade ogni dialogo e ogni situazione. La relazione di amicizia tra bambina e tapiro nasce proprio grazie ad un gesto affettuoso di cura dell'una verso l'altro. Il povero tapiro raggomitolato in mezzo alle strisce pedonali è una immagine che genera tenerezza all'istante e la piccola Mango ne è incarnazione per tutto il resto del libro. Delicata e garbata anche con chi si dimostra senza scrupoli o villano, la piccolina è esempio per tutti di autocontrollo e di serenità interiore degna di un bonzo. Il tapiro che, così solo e diverso, ha tanto bisogno di protezione e aiuto in un mondo che gli evidentemente ostile ed estraneo non poteva trovare amica migliore.
Garbato, parecchio surreale, questo libro è stata piacevole compagnia per la durata di un viaggio in treno. E più scorrevano le pagine, più mi si consolidava l'idea potesse essere anche buona lettura per lettori e lettrici in erba.


Apprendo con piacere essere il primo volume di una serie di quattro che Polly Faber e Clara Vulliamy hanno in uscita nei prossimi tempi.
Un unico grande limite di questo libro: non aver pubblicato in fondo la ricetta dei pancakes alla banana...

Carla

martedì 24 maggio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA VECCHIA NOVITA'

Curiosa e interessante scelta, quella operata da Rizzoli, di recuperare un testo del '35 di Giorgio Scerbanenco. Si tratte de Gli uomini in grigio, il primo romanzo dell'autore, uscito a puntate sulla rivista Il Novellino, pubblicata da Rizzoli, diretta in quel periodo, fra gli altri, da Zavattini.
E' un classico giallo, una ricca vedova ricattata da un misterioso signor X, due fidi collaboratori che cercano di aiutarla, l'orfanotrofio che ha costruito, costretto a chiudere, e un contorno di personaggi buoni e cattivi. In mezzo al turbinio di eventi e di personaggi si muove Mario, l'orfano prediletto dalla signora Verre, ragazzino coraggioso e determinato; vuole a tutti i costi combattere la sua battaglia contro gli Uomini Grigi, una sorta di setta criminale, dedita al furto, ai ricatti e alle rapine attraverso mezza Europa.
La pubblicazione a puntate ha fatto sì che ciascun capitolo fosse denso di colpi di scena, con segreti svelati, vittorie e immediate sconfitte dei buoni; cattivi sempre più cattivi e cinici, intenti a rapinare angeliche vecchiette, magari miliardarie; e lo scioglimento del bandolo della matassa solo alla fine, anche se qualcosa il lettore e la lettrice più accorti lo possono immaginare anche prima.
E' una lettura godibilissima che richiama per certi versi gli intrecci dei romanzi di Conan Doyle, con il suo famoso nemico mortale, Moriarty, cattivo imprendibile e astuto, circondato d una schiera estesissima di sodali. Ma c'è anche molto delle ambientazioni dickensiane, o, più semplicemente, il richiamo a Vamba e al suo Giornalino di Gian Burrasca.
Anche il linguaggio ci rimanda un italiano 'd'epoca', con parole oggi inconsuete e una ricchezza di descrizioni, di tipizzazioni dei personaggi, che affascina per il gusto un po' retrò.
  
Fin qui, soprattutto, quello che può colpire un lettore adulto, che trae molti spunti dall'introduzione di Cecilia Scerbanenco e dalla nota finale di Luca Crovi; ragazze e ragazzi, viceversa, penso possano essere catturati da una narrazione che non rallenta mai, costantemente sostenuta da un intreccio complesso, ma non per questo dispersivo; dai personaggi così fortemente caratterizzati, dal piacere dell'enigma, che affianca lo svolgersi dell'azione. E', se vogliamo, una perfetta introduzione al giallo classico, a quel genere di romanzo poliziesco in cui è necessario cogliere gli indizi per immaginarsi la conclusione.
Copertina ed illustrazioni sono di Peppo Bianchessi, che è riuscito perfettamente a rendere lo spirito dell'epoca; la copertina in particolare ricorda le vecchie collane di libri gialli e sottolinea l'ambiguità e l'indecifrabilità dei personaggi.
Una lettura avventurosa, avvincente, la scoperta di un grande autore della narrativa noir italiana; consigliata a ragazze e ragazzi a partire dagli undici anni.

Eleonora

Gli Uomini in Grigio”, G. Scerbanenco, Rizzoli 2016


lunedì 23 maggio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SOTTO L'ALBERO DEL GALAM

Storia di Ba, Annamaria Gozzi, Viola Niccolai
Topipittori 2016


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Si dice che tutto è cominciato da un granello.
A quel tempo l’universo era vuoto e la mappa del mondo stava chiusa in un chicco di miglio. Poi, un giorno, il chicco si ruppe e apparve la Terra con tutti gli elementi e le piante, con uomini e animali più piccoli di un granello.
Tutto restò minuscolo fino a che cominciò a piovere e la pioggia gonfiò il mondo fino al cielo. "

Così ogni volta il vecchio Ba, nel suo villaggio sotto l'albero del Galam, comincia il suo racconto a tutti quelli che lo vogliano sentire. Momi, che è un bambino, lo ha sentito già molte volte, ma non si stanca mai di riascoltarlo. Il racconto del vecchio prosegue: cielo e terra al principio erano molto vicini. Talmente vicini che le madri potevano cogliere le stelle par farci giocare i loro bambini che le facevano girare, infilzate in un fuso, come trottole. Finito il gioco, le stelle tornavano al loro posto per illuminare la notte.
E se erano le donne a cogliere le stelle, fu una donna che allontanò il cielo con un colpo di pestello dato troppo forte nel mortaio.


Quando tutto cominciò, prosegue Ba, la terra parlava la sua lingua che poi ha generato quella degli uomini. E anche questa era fatta di acqua, fuoco e aria.
"La Parola nasce silenziosa in forma d’acqua,
si scalda al fuoco del cuore e diventa aria.
La parola d’aria sale alla gola, prende suono
ed esce dalla bocca. Subito s’infila nell’orecchio
di chi ascolta, ridiviene acqua e fluisce
nel nuovo corpo.
Le parole con troppo fuoco portano collera;
quelle piene d’aria svaniscono in fretta. "
I racconti del vecchio si ripetono anno dopo anno fino al giorno in cui è Momi a prendere la parole; annuncia che ormai è grande e forte abbastanza per poter lavorare i campi di suo padre. Ba, a queste parole, dice parole che Momi non aveva mai udito: "Ciò che hai ereditato, ti appartiene e tuo figlio lo erediterà da te". Anno dopo anno la voce di Ba si assottiglia fino a che un giorno, anzi una notte, la sua anima decide di andarsi a fare un giro e, infilatasi in un chicco di miglio appena seminato, essa ritrova la terra come era al principio e non torna più. Ma le storie non si sono fermate per questo. Sotto l'albero del Galam ora è la voce di Momi che racconta di come il mondo al principio fosse chiuso in un chicco di miglio...


Annamaria Gozzi ha la rara abilità di sapere racchiudere un oggetti piccolissimi, fiabe o racconti di poche pagine, enormi nuclei di senso. E anche in Storia di Ba magicamente il fenomeno si ripete. Qui addirittura in poche parole riesce a ricostruire una intera cosmogonia, quella del Popolo delle stelle, i Dogon del Mali. E, intrecciato a questo racconto mitico che affonda le sue radici nella lettura del controverso Dio d'acqua dell'etnologo francese Marcel Griaule, Annamaria Gozzi tesse una trama che è tutta di adesso. La riflessione profonda intorno al tema della storia: la terra appartiene a chi la lavora, diventa accorato grido quando, a libro finito, si leggono le poche righe a proposito del Land grabbing.


L'argomento ha come sempre radici ramificate e profonde e non riguarda solo la martoriata Africa, ma tutte quelle regioni del mondo in cui i poteri forti agiscono da padroni nei confronti di popolazioni deboli e inermi, in nome del profitto a ogni costo.
L'urgenza di Annamaria Gozzi di raccontare questa storia per accendere un faro su una drammatica realtà, che -leggiamo in un suo post- è stata anche un po' storia della sua famiglia, non è l'unico pregio di questo libro. Forse questo è il più politicamente corretto, ma non posso non sottolineare quanto di questo libro a me abbiano colpito soprattutto le costruzioni 'immaginate' di un mondo primordiale. Al principio, racchiuso in un seme, quindi ingigantito dall'arrivo della pioggia, poi allontanato dal cielo, per colpa di un gesto esagerato che lo ha ferito. E ancora, il mito sulla nascita della prima tartaruga, all'interno di un mortaio che ne ha segnato la forma. O ancora, la bella descrizione di come è nato il linguaggio o di come gli uomini, per combattere l'aridità della terra, siano capaci di catturare le nubi con un gancio.
Insomma, ispirato o meno alla tradizione dei Dogon, questo aspetto del libro, che spazia tra miti e fiabe archetipiche, gli conferisce un valore narrativo ulteriore e superiore.


Le immagini, anche loro, in qualche modo sono 'culturalmente' corrette. Infatti mi convince abbastanza la sensibilità per il colore 'africano' della Niccolai, un po' meno mi persuadono invece alcuni suoi accostamenti nella costruzione della pagina. Alcune tavole sono felicemente risolte, altre avrebbero meritato forse un po' più di coraggio. Diciamo che, in miniatura, nel suo seme di miglio c'è tutto, ma occorre aspettare la pioggia per farlo diventare grande.

Carla

venerdì 20 maggio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


AVVENTURE IMMAGINATE


In The Doldrums, di Nicholas Gannon, i protagonisti sono tre ragazzini: Archer B. Hemsley, il suo vicino di casa, Oliver Glub, e l'ex aspirante ballerina Adelaide L. Belmont, il cui discutibile incontro con un coccodrillo le ha portato in dono una gamba di legno. Tre ragazzini, nonché compagni di scuola, perseguitati da un'insegnante diabolica, e anche incombente vicina di casa, che concepiscono un mirabolante piano per andare a recuperare i nonni di Archer, dispersi in Antartide.
E' proprio Archer il protagonista: vive in una casa piena di tesori, in particolare animali impagliati, con cui il ragazzino intrattiene interessanti conversazioni, raccolti dai nonni esploratori nel corso dei loro viaggi. Ma la vita che il ragazzino deve condurre è di tutt'altro tenore, praticamente chiuso in casa, se non per frequentare la scuola; è cresciuto nel mito dei nonni, mentre la madre non ne vuole sentire parlare. Quando arriva la notizia che i nonni sono dispersi fra i ghiacci polari, Archer decide di organizzare una spedizione di soccorso. Mentre i vari genitori sono presi dalle loro occupazioni, i tre complici cominciano ad elaborare un piano di fuga, che li deve portare all'unica nave diretta al Polo Sud.


Da bravi cospiratori, con molta cautela fanno i dovuti sopralluoghi, organizzano una spedizione nel malfamato quartiere vicino al porto, dove i nonni erano ben conosciuti; e lì conoscono un marinaio che gli racconta qualcosa di inaspettato. Con pochi attrezzi e qualche provvista, si preparano al gran giorno, sfruttando una visita scolastica al Museo di Storia Naturale per potersi dileguare senza troppi ostacoli. Un po' per goffaggine, un po' per sfortuna e molto per la presenza malefica dell'insegnante, l'odiosa signora Darkley, la visita al museo si trasforma in una sarabanda tragicomica, con tigri in carne e ossa e orsi polari impagliati, molto importanti in questa storia. Non posso svelare il finale, per ovvi motivi, ma posso dirvi che si susseguono colpi di scena e svolte clamorose.


Nicholas Gannon ci regala un'avventura fantastica, senza alcuna intenzione di plausibilità, costruita intorno ai tre personaggi principali: 


Archer, dotato di misteriosi talenti ma non per questo meno timido e infelice, Oliver, 


realista e dubbioso, ma sempre lealmente a fianco dell'amico; e la ballerina dalla gamba di legno, una vera amica dal cuore impavido e piena di risorse. 


Tutta la narrazione ruota intorno a loro, con un'ambientazione vagamente d'epoca, che fa pensare ai vascelli e ai mari del sud. Che sia tutto giocato sul filo fra fantastico e realistico, lo si capisce dall'inizio, dalla narrazione delle mirabolanti imprese dei nonni alle conversazioni fittissime fra Archer e i saggi animali impagliati che popolano la casa. La vicenda si dipana con qualche lentezza, che appesantisce la narrazione, ma il maggior gusto, nella lettura di questo libro, viene dai dettagli, dai particolari con cui si arricchiscono le descrizioni, dalla simpatia dei personaggi, presi da un comprensibile desiderio di fuga, che è poi quello di qualsiasi ragazzino o ragazzina che sogni la libertà. Se il racconto fa spesso sorridere per le sorprendenti trovate, l'autore è bravo nel non eccedere mai, nel mantenere uno stile ironico, ma partecipe delle vicende di questo terzetto un po' scalcinato. I momenti salienti, le descrizioni sono accompagnate dalle illustrazioni dell'autore, che potete vedere anche nel bel sito realizzato dall'autore.
Potrebbe essere una piacevole lettura per ragazze e ragazzi avventurosi anche a partire dai dieci anni, se non fosse per le digressioni, per la lunghezza delle descrizioni; i nostri giovani lettori, anche se apprezzano le tortuosità degli ultimi Harry Potter, in realtà faticano parecchio quando l'azione non ha uno svolgimento lineare. Ma è anche assaggiando romanzi un po' più impegnativi che possono formarsi un gusto personale e ampliare i loro orizzonti.

Eleonora

“The Doldrums”, N. Gannon, Mondadori 2016