venerdì 18 aprile 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


GUARDANDO INDIETRO (parte I)




Una felice riscoperta, quella della carriera artistica di Ugo Fontana, prolifico illustratore di libri per bambini attivo dagli anni Quaranta fino agli anni Ottanta. Fra i 250 libri illustrati da Fontana, se ne stanno ristampando alcuni, comprese quelle Fiabe Sonore con cui mi sono trastullata nei lontani anni Sessanta.
Qui ve ne segnalo altri due, pregevolissimi per la qualità delle illustrazioni; il primo è essenzialmente un libro di divulgazione, Grandi Regine, una carrellata di biografie di figure femminili 'di potere', che Roberto Piumini ha riscritto per questa nuova edizione della Mondadori, nella collana Contemporanea.


Le figure femminili rievocate partono da Galla Placidia per arrivare a Caterina di Russia; soggetti dunque relativamente poco noti, con qualche eccezione, ai giovani lettori. Ma non guasta certamente riproporre il gusto per le biografie, di cui, in questa versione, si fornisce soprattutto il lato edificante, appena ridimensionato dalla sottile ironia di Piumini. Bellissimo il ritratto di Caterina di Russia, eseguito da Fontana nel 1968 e divertenti le acrobazie del testo per presentare in modo accettabile le innumerevoli avventure amorose della zarina e i suoi sanguinari complotti. Bisogna dire che in questo libro l'illustratore Fontana, certamente anche ispirato dall'aulico argomento, riprende con maestria la pittura del Rinascimento italiano: ne riprende l'impianto, ne riprende gli straordinari dettagli, rendendoli il centro dell'illustrazione, ad esempio con il falconiere che illustra la vita di Margherita d'Austria, o le figure equestri che rimandano a Paolo Uccello.


La straordinaria cultura di Fontana non si vede solo nei richiami alla classicità, ma anche nel gusto per correnti più recenti, novecentesche: è al liberty che rimanda lo stile che impronta le illustrazioni de La Bella Addormentata nel Bosco, il secondo libro che vi propongo, riedito da Fabbri dall'originale del 1982. Qui Fontana risente dell'influenza dell'illustratore nordico Nielsen, e la fusione di quest'influenza con i temi del liberty ne fanno un libro particolare. Quello che salta agli occhi è la densità di ogni immagine, la ricchezza di dettagli curati nel più piccolo particolare, l'accompagnare il racconto avvolgendolo visivamente in un unicum. Alcune pagine hanno solamente un intento decorativo, quasi un contrappunto per le parti più descrittive. Davvero una grande raffinatezza e un gusto che non risente del passare del tempo.
La Fiera di Bologna ha giustamente dedicato a questo importante illustratore italiano una mostra, il cui catalogo è a cura di Fabian Negrin e Giorgia Grilli.
Per quanto mi riguarda, soprattutto per il primo dei libri citati, è un ritorno, graditissimo, all'infanzia.

Eleonora

Grandi Regine”, R. Piumini e illustrazioni di U. Fontana, Mondadori 1968, 2014
La Bella Addormentata nel Bosco”, testo a cura di Rosanna Guarnieri, illustrazioni di U. Fontana, tratto da Fiabe della Buonanotte, Fabbri 1982, 2014


giovedì 17 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CACCIATORI E CACCIATI

This is the cheese - Questo è il formaggio, Andy Goodman
Corraini 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"This is the cheese. Questo è il formaggio.
This is the trap that held the cheese. Questa è la trappola che reggeva il formaggio.
This is the mouse that beat the trap that held the cheese. Questo è il topo che rovesciò la trappola che reggeva il formaggio.
This is the broom..."

Come in ogni ballata che si rispetti a ogni strofa si aggiunge sempre un verso.
Si parte da un elemento iniziale, il formaggio, che diventa il centro di interesse del topo, che a sua volta diventa il centro di interesse della scopa e della domestica che la teneva in mano. Subentra un gatto che ha come interesse primario il topo e per raggiungerlo crea un bel po' si scompiglio, tirando giù una credenza con la farina e attirando dietro di sé l'interesse di un cane. Il tutto condito da un frigorifero attaccato da una sedia e da una pioggia di uova sulla farina (ne potrebbe nascere qualcosa di buono?).
Risultato finale: una cucina in subbuglio e tre che si inseguono a vicenda, se non altro con lo sguardo, pur senza mai perdere di vista l'elemento scatenante, ovvero un pezzo di emmental (mi raccomando da non confondere con il gruviera che è a pasta dura...), che ha generato questa divertente reazione a catena.

Non è il primo albo che mi capita di vedere che giochi sull'effetto domino, altrimenti detto reazione a catena lineare. Ricordo con grande piacere Il giorno in cui la mucca starnutì (orecchio acerbo 2011), laddove l'effetto domino in realtà si amplifica ad ogni passaggio creando il famoso paradosso del battito d'ali della farfalla. Qui siamo in un gioco analogo, molto raffinato nella differenza sottile che c'è tra testo e immagini. Il gatto che spia il grembiule a ben vedere è in realtà un gatto che spia il topo nascosto nel grembiule, oppure la scopa non sembra essere caduta per caso dalle mani della domestica, quanto piuttosto sembra essere stata lasciata all'improvviso perché il topo vi si stava arrampicando lungo il manico. 

Il gatto non vuole pesarsi, ma piuttosto usare il piatto della bilancia per spiccare il volo verso la mensola in alto dove il topo si nasconde. E la sedia non apre il frigo perché dotata di volontà propria ma perché un cane la sta mordendo su una zampa, provocandone la caduta in corrispondenza della maniglia del frigo.
In questo senso si tratta di un libro tutto da scoprire con i personaggi viventi (umani assenti, a parte le mani rosa della domestica) che da una tavola a una mensola giocano a nascondino, senza mai celarsi per intero, mentre gli oggetti di corredo non sono mai lì per caso. Quel rocchetto di filo - per esempio- che compare dal nulla a tre quarti della storia si rivela infatti di grande utilità al topo per raggiungere il pezzo di formaggio che la domestica, chissà come e chissà quando, ha pensato di mettere in sicurezza chiudendolo nel frigo.


Sebbene il libro non abbia un suo sonoro, anzi poche parole di testo che si ripetono uguali a se stesse, possiamo immaginare di sentire l'urlo di terrore della domestica. E a seguire i vari crash dei barattoli e e delle uova precipitati, nonché il tonfo della sedia caduta sul frigo. E miagolii e squitti e un sommesso ringhiare sotto il tavolo.
Quest'ultimo, un grande tavolo beige in obliquo, segna la linea tra sopra e sotto e attraversa la pagina come a volerne delimitare lo spazio. Una mensola grigia anch'essa fuori asse, un frigo rosa inclinato, una sedia rossa di design (unica macchia di colore), linee mai parallele, colori pantone dalle gamme sommesse, utensili resi in chiave grafica generano una sensazione di grande sintesi formale.
In perfetta sintonia con i precedenti titoli che Corraini ha in catalogo dello stesso autore, anche questo ultimo si muove appunto nella direzione del design e della grafica al servizio di una narrazione che sembra concludersi nell'ultima pagina con una incitazione a non abbassare mai la guardia perché nella vita da cacciatori si può diventare in un soffio prede...


Carla

mercoledì 16 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BENVENUTA COLETTE
 
Una giornata particolare, Chiara Arsego, Aymeric Vincenot
Sironi 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
 
"Come ogni mattina, appena sveglia e ancora rannicchiata sotto le coperte, PRISCILLA abbraccia teneramente suo marito ERNESTO."

Priscilla a letto sta abbracciando un orso polare, non un marito! Che sia lui Ernesto? Oppure Priscilla senza occhiali semplicemente lo scambia per il consorte? Quando Priscilla si infila nella vasca da bagno si lamenta di nuovo con Ernesto perché gli occupa tutto lo spazio. Ma nella vasca con lei anche questa volta non sembra esserci un marito, ma uno sconcertato tricheco. È accertato oramai: Priscilla non vede da qui a lì. Quindi si incipria con la coda di una moffetta, si pettina con un porcospino, stende il gatto tra mutande e calzini, porta a spasso il coccodrillo invece del cane (quest'ultimo lo avrà mangiato il coccodrillo?) usa un cervo come attaccapanni. 


Fa la spesa con una scimmia pensando sia sua nipote e ripone le cose comperate nel marsupio di un canguro. Infine preme innervosita sul carapace di una tartaruga per cambiare canale alla tv, che, ovviamente, non reagisce.

Poi tutto si interrompe perché torna Ernesto, quello vero, che le annuncia due cose molto importanti: lo scambio degli occhiali da vista avvenuto la mattina appena svegli e la fuga dallo zoo cittadino di tutti gli animali. Ogni mistero è svelato. La povera Priscilla, con gli occhiali sbagliati, tutti quegli animali che le giravano per casa non li ha proprio visti. E ora che sono tutti nascosti nel buio di una camera, sfuggono anche alla vista di Ernesto. 

Ma la mattina dopo, quando carinamente, orsi, trichechi e moffette son lì a preparare la colazione ai due anziani coniugi, sembra chiaro a tutti il da farsi.


Rispedirli allo zoo sarebbe davvero crudele, anche perché, a ben vedere, il canguro potrebbe rendersi utile nel portare le borse della spesa e il tricheco sarebbe insuperabile nell'asciugare il pavimento del bagno.
È deciso si resta tutti insieme. E chi vivrà, vedrà (con gli occhiali giusti)!

L'originale francese, Colette, premiato nel 2011 da una giuria di più di ottomila bambini al concorso Chronos Vacances dedicato al mondo degli anziani, arriva finalmente in Italia. Una storia ben costruita, ben scritta che di certo i bambini italiani come già quelli francesi apprezzeranno per l'ironia che l'attraversa. Il gioco continuo dello scambio e del perenne equivoco fa ridere anche perché viene rilanciato ogni volta ma senza svelare il colpo di teatro finale degli animali in fuga. Alcune soluzioni iconografiche fanno davvero molto ridere e questa realtà sempre un po' deformata nel disegno cattura l'attenzione.
Sarà perché in questa fase della mia vita la mia pervicace ostinazione a non tenere sempre gli occhiali sul naso mi fa assomigliare alla Colette del libro, sarà perché i suoi fluenti capelli bianchi, seppur pettinati dal riccio, tanto ricordano i miei in sempre troppo rapida crescita, sarà perché mi intenerisce il mondo 'un po' a parte' che spesso gli anziani si costruiscono per spiegarsi la realtà, sarà perché mi diverte immaginare le trasformazioni che gli animali possono subire nel diventare parte del mondo degli uomini, sarà che mi piace poter immaginare una pacifica convivenza tra umani e bestiole e/o animaloni di ogni tipo, sarà. Fatto sta che quando ho preso in mano questo libro ho riso di gusto. E se un libro fa ridere di gusto bambini e anziani, vuol dire che è un buon libro.

Carla

Noterella al margine:Chiara Arsego è un'altro caso di illustratrice in fuga dal duro mercato italiano. Trasferitasi a Parigi già da qualche anno, lei è lì che pubblica, pubblica e pubblica...
A parte il rammarico di dover aspettare 'il rimbalzo' dei suoi libri dalla Francia, trovo punitiva ed evitabile la scelta dell'editore italiano riguardo al titolo e alla font tipografica utilizzata.

martedì 15 aprile 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FERRIERA

Bello, essenziale, necessario. Non verrebbe da aggiungere altro. Ma bisogna parlarne, per descrivere un lavoro ben riuscito, di intenso contenuto, non solo emotivo, e graficamente impeccabile.
Pia Valentinis racconta la vita del padre; succede di farlo, da adulti, guardandosi alle spalle e cercando d capire qualcosa che nell’infanzia non era possibile comprendere. La racconta con sobrietà, risalendo all'indietro nella storia della famiglia.
Mario, che allevava canarini e lucherini e amava guardarli e ascoltarli, aveva avuto una vita dura. Comincia a lavorare da piccolo, in fabbrica, poi emigrante in Australia, anche lì a lavorare in fabbrica, cercando di amalgamare dialetto friulano e inglese, imparato a malapena, in una lingua comprensibile. Ma l’Australia è troppo grande e così ritorna, ma sempre per fare quel mestiere, va a lavorare in una acciaieria, che adesso non c'è più, sostituita da un centro commerciale.
 

La parte in cui viene raccontata la vita di fabbrica mi è sembrata la più densa anche di riflessioni sul nostro comune passato. La vita di fabbrica, nella sua estrema durezza, implicava un gigantesco noi, un’identità collettiva fortissima che aveva due cardini: la dignità del lavoro e la solidarietà. E dignità del lavoro voleva anche dire l'orgoglio di saper fare, saper fare con le mani, di avere un ruolo nell'immenso meccanismo sociale. Che fine hanno fatto questi valori cardine di una società che sapeva affrontare le diseguaglianze, magari con durezza, ma con un grande ideale collettivo? Ho l’impressione che abbiano fatto la stessa fine dei luoghi, le fabbriche, che li hanno ospitati e fatti crescere. La nostra società liquida non ammette deroghe all’individualismo e alla corsa all’autoaffermazione; ci siamo ritrovati soli, di fronte alle difficoltà, di fronte al ‘padrone’, senza nemmeno rendercene conto.
Chi è cresciuto in quella dimensione di vita, in quel sistema di valori non può accettare il nostro più triste presente, apparentemente opulento, ma solo per pochi. Una storia operaia, fatta di povertà, durezza, ma anche di poesia, come la passione per gli uccelli canori dimostra, raccontata con sobrietà e misura, con quel po’ di giusta commozione nel ricordare quei momenti, nella vecchiaia dei genitori, quando si prova a parlarsi e a dirsi quello che non si è mai detto.
Bella prova d’autore, una graphic novel trans-generazionale, suggestiva per chi ha ricordi da condividere di un’epoca tramontata, importante per quei ragazzi e ragazze che non ne hanno nozione.

Eleonora
“Ferriera”, P. Valentinis, Coconino press 2014


lunedì 14 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IN UNA NOTTE BUIA...

Tuttodunpezzo, Cristina Bellemo, André da Loba


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Tuttodunpezzo non piange neanche una volta.
Neanche una lacrima abbandona in giro.
Tuttodunpezzo regala solo cose che non sono sue.
Tuttodunpezzo non fa cacca, né pipì, figurarsi.
Non lascia pezzi di sé da nessuna parte."

Tuttodunpezzo è uno, e molto forte, lui non ha mai dubbi sulle cose da fare e non dimentica mai niente. Non presta il suo cuore e anche le idee le tiene per sé. Visto che è tuttodunpezzo non perde foglie, non fa frutti e non fa fiori che qualcun altro potrebbe raccogliere. Non perde la pazienza, non perde tempo, non perde la testa finché un giorno camminando in in bosco cade in una grande buco e avviene l'imprevedibile, l'irreparabile: si rompe in tre pezzi.
La prospettiva cambia. Ora sono tre pezzi, sono una piccola comunità di pezzi che si aiutano l'un l'altro per uscire da quella profonda buca. 


Tra loro c'è qualcosa che li tiene insieme, pur essendo separati. Qualcosa che gli fa dire colmi di felicità: noi tre siamo molto forti!

Così il cerchio si chiude: dalla odiosa perfezione di uno si arriva alla perfetta imperfezione di molti.
Alle volte mi capita di dover difendere libri, che altri con cui mi confronto non dimostrano di apprezzare.
Tuttodunpezzo l'ho difeso e per dimostrarne la forza, gli ho dedicato un incontro in libreria con i bambini.
Mi intrigava l'idea di poter parlare con loro della perfezione e dei limiti che ognuno di noi ha. Mi interessava il loro punto di vista sul tema: loro, che con la perfezione presunta degli adulti hanno spesso molto a che fare. Loro, cui viene richiesto ogni giorno di essere perfetti. Loro, che sono spesso vittime incolpevoli di un meccanismo per produrre efficienza.
Crescono con il mito che chi è tutto d'un pezzo sia migliore di chi invece talvolta è a pezzi. Crescono pensando che nella vita sia meglio far da sé, ignorando chi ti sta accanto, piuttosto che mettersi a disposizione degli altri o, peggio ancora, poter contare su di loro.


Essere belli, essere forti, non avere mai dubbi, né paure, essere sempre veloci ed efficienti: questi sono gli obiettivi che la società in cui viviamo ci sprona a raggiungere. Io volevo verificare il loro pensiero in merito, volevo vedere se mi avrebbero espresso il loro disagio nei confronti di tanta pressione, oppure se avrebbero confermato che essere tutto d'un pezzo rappresenti la scelta migliore.
E mentre ero lì che pensavo a quale 'porta' avrei potuto aprire per guardarli dentro, mi è venuto incontro il post di Cristina Bellemo sulla genesi di questo albo. Ora avevo la mia 'porta' che sapevo si sarebbe spalancata sui loro pensieri.
E così è stato. Ho ancora la pelle d'oca nel ripensare al piccolissimo Giulio, nascosto dietro un paio di occhiali blu, giganti, che dice con un filo di voce davanti a tutti: io ho sbagliato due disegni a scuola.


E poi oggi, a ulteriore conferma, scopro che la più grande del gruppo di uditori ieri sera ha confessato a sua madre (occorre del tempo per metabolizzare...) quanto segue, e cito la mail che mi ha mandato gentilmente: 'una dolorosa ammissione di sentirsi ancora “piccola” e molto incapace a volte, e molto indifesa malgrado la mole e un corpo che cresce sorprendendo tutti quelli che la circondano...“Mica sono tutta d’un pezzo…” ha detto.'


Avevo ragione, è un buon libro se è capace di toccare corde così profonde.

Carla

Noterella al margine: vederli costruire se stessi con tanti pezzetti, sul fondo di quella notte buia piena di paura è stata una ulteriore emozione. Alcuni, più risoluti di altri, hanno messo una luna a schiarire tutto quel nero...


sabato 12 aprile 2014


QUASI UNA VITA SENZA LASAGNE


Fino a 5 anni fa non avevo mai preparato le lasagne. Non so perché, mia madre le cucinava spesso, ho ancora molto vivo il sapore della crosticina bruciacchiata che mi piaceva moltissimo.
Poi è successo, senza un motivo speciale, e non ho più smesso cercando di trovare nuove unioni di sapore.
Oggi vi scrivo questa ricetta tratta da La cucina italiana di aprile 2013, ma rivisitata in chiave vegetariana. Mi sembra un'ottima ricetta pasquale e l'accoppiamento di bianco e verde intenso di zucchine novelle e pistacchi è bellissimo.



Ingredienti:

1,15 l di latte
1 kg di zucchine romanesche (quelle nuove con il fiore)
220 gr di scamorza affumicata
200 gr di lasagne
70 gr di maizena
60 gr di pistacchi sgusciati
30 gr di parmigiano reggiano
2 cipollotti freschi
foglioline di menta
il succo di un limone
olio extravergine di oliva
sale
pepe

Pulite 500 gr di zucchine, tagliatele a metà per il lungo e mettetele su una teglia foderata di carta da forno.
Conditele con olio, sale, pepe e foglioline di menta.
Infornatele a 190 °C per 40 min.
Una volta intiepidite, tagliatele a pezzetti e frullatele con i pistacchi, il succo di limone, 60 gr di acqua e sale (pesto).
I restanti 500 gr. di zucchine tagliateli a julienne. In una padella fate appassire in tre cucchiai di olio i due cipollotti tagliati a rondelle sottili. Unite la julienne di zucchine e fate cuocere per dieci minuti.
Grattugiate con una grattugia a fori grandi la scamorza.
Fate bollire un litro di latte con sale e pepe. 
Stemperate la maizena con 150 ml di latte e unitela al latte in ebollizione. Fate cuocere ancora per 1 min mescolando; unite il parmigiano e spegnete (crema di latte).
Oliate una teglia rettangolare, fate un primo strato di lasagne.
Fate poi uno strato di crema di latte, metà pesto di zucchine e scamorza.
Procedete con altre lasagne, la crema di latte e tutte le zucchine alla julienne.
Nuovamente lasagne fino all'esaurimento degli ingredienti. Terminate con la crema di latte.
Io ho decorato la superficie con pistacchi tritati grossolanamente.
Infornate a 180 °C per 20 min.

Lulli

venerdì 11 aprile 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


APOCALIPSE NOW


Vorrei proporvi, oggi, un illustrato piuttosto anomalo, che, nel parlare dell'infanzia dell'autrice, Suzanne Collins, ci immerge immediatamente in un argomento inconsueto e difficile, la guerra nel Vietnam. Per i bambini di oggi è qualcosa assolutamente irreale, ma è un evento della storia recente che ha coinvolto nalla fine degli anni Sessanta molte famiglie americane. La protagonista è Suzie, la più piccola di casa, che certo non sa di guerra né di Vietnam; sa solo che il papà deve partire per questa destinazione misteriosa, un luogo genericamente collocato nella giungla, popolato da chissà quali animali fantastici.
L'unica cosa che le risulta chiara è che il papà è lontano e ogni tanto scrive cartoline. Passano i mesi e le cartoline non arrivano con la stessa frequenza e un giorno la piccola Suzie, che passa molto del suo tempo col gatto Rascal, vede in televisione un reportage dalla guerra e scopre che ci sono esplosioni, fiamme, uomini che corrono, uomini a terra, che non si muovono più. Un pensiero terribile le si affaccia in mente: e se papà non tornasse? Tutti cercano di consolarla, la mamma il fratello e le sorelle, ma il pensiero si è insinuato nei suoi giorni, dando forma ad un'inquietudine che potrà essere superata solo con il ritorno del papà.
Anche lui, come Custard il drago, personaggio preferito dalla protagonista, qualche volta ha paura, ma è il più coraggioso di tutti ed è per questo che è speciale.


Questo illustrato dimostra molto bene come si possa parlare ai bambini di argomenti difficili, come una guerra che porta via i papà, senza stravolgere, edulcorare la realtà e senza sottolineare i lati più duri, in poche parole l'orrore. L'autrice, che ha nel suo carnet la fortunata serie di Hunger Games, riesce a conservare lo sguardo infantile sul mondo, più disorientato che spaventato, fintanto che la realtà non irrompe attraverso la televisione. Fino a quel momento l'immaginazione riesce a lenire la nostalgia, consentendo a Suzie e al gatto Rascal di catapultarsi proprio lì, nella giungla misteriosa, proprio lì dove il papà sta vivendo incredibili avventure.
L'unico neo, una copertina poco accattivante con un inutile richiamo alla serie di successo della Collins.
E' un interessante esperimento, che richiede comunque una lettura accompagnata da spiegazioni, che aiutino il giovane lettore, direi dai sette anni in poi, ad orientarsi in uno spicchio della modernità che ha cambiato la vita di molti americani, ma anche tutto il mondo. Pochi eventi, apparentementi locali, hanno avuto la forza di innescare cambiamenti che hanno coinvolto non solo gli equilibri politici, ma anche e soprattutto le coscienze di milioni di giovani nel mondo occidentale. Al di là di questo non trascurabile aspetto storico, è una vicenda che racconta di tutte le guerre, delle lontananze, della nostalgia e dell'impossibilità per i bambini, che ne sono anche indirettamente coinvolti, a capire il vero perché di tutto questo.


Eleonora

“Un anno nella giungla”, S. Collins e J. Proimos, Mondadori 2014