sabato 25 ottobre 2014


TORNA IL CIOCCOLATO

L’aria frizzantina di questi ultimi giorni fa tornare la voglia di provare nuovi dolci al cioccolato. Quella di oggi è essenziale, si chiama tarte au chocolat e proviene dal libro di Francoise Bernard e Sébastien Gaudard, Le meilleur des desserts, Hachette 2009, che in questo periodo consulto frequentemente.
Prima di tutto occorre preparare un frolla che in questo caso è arricchita da polvere di mandorle; occorrono:

100 gr di burro a temperatura ambiente
65 gr di zucchero semolato
30 gr di polvere di mandorle
1 uovo
170 gr di farina
Un pizzico di sale

Bisogna lavorare il burro con un cucchiaio, poi aggiungere gli altri ingredienti, uno alla volta: lo zucchero, la polvere di mandorle, il sale, l’uovo e la farina. Non occorre lavorare troppo la pasta, basta formare una palla che metterete in frigo per almeno un’ora.

Accendete il forno a 150°C. Con il matterello stendete la pasta a 2 mm di spessore e rivestite uno stampo rotondo di 22 cm di diametro.
Lasciatelo riposare in frigo per 30 min.
Con la forchetta bucherellate il fondo, ricopritelo con un tondo di carta da forno di diametro leggermente più piccolo e mettetevi sopra dei fagioli secchi.
Fate cuocere in forno per 15 min.
Una volta raffreddato togliete fagioli e carta ed estraete il fondo dallo stampo.


Per il ripieno, costituito da una ganache (un’emulsione di cioccolato con una sostanza liquida, come per es. la panna, con l’aggiunta di zucchero e burro) al cioccolato servono:

200 gr di cioccolato con il 70% di cacao
2 cucchiaini da caffè di miele (acacia o millefiori)
220 gr di panna fresca da montare
75 gr di burro a temperatura ambiente

Rompete il cioccolato in pezzi piccoli e aggiungete il miele.
Portate a ebollizione la panna. Unitela in quattro volte al cioccolato, mescolando ogni volta energicamente un cucchiaio di legno affinché diventi liscia e brillante.
Alla fine aggiungete il burro e mescolate con il frullatore a immersione.
Versatela subito nel fondo di frolla.
Fate raffreddare senza mettere in frigo.

Buonissima!

Lulli

venerdì 24 ottobre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IMMAGINA!!


Norman Messenger, funambolico illustratore inglese, si dedica da anni ai libri per ragazzi; è famoso soprattutto per i libri 'animati', anche se questa definizione è decisamente riduttiva. Se sfogliamo Immagina..., quello che ci colpisce di più è la ricchezza delle invenzioni grafiche e se la regola non scritta è che niente è ciò che sembra, qui ogni pagina nasconde ben più di un oggetto dietro una finestrella. 


Siamo di fronte ad un caleidoscopio di immagini cangianti, a cominciare dalla copertina, dove una compassata signora sta, forse, per mangiarsi un pasticcino.
Oppure una ruota consente di combinare le facce di diversi personaggi, tutti molto assorti.


Ci sono animali fantastici che con pochi passaggi diventano ancor più fantastici; illustrazioni che nascondono soggetti misteriosi.

 
Se volete farvi un'idea, guardate anche qui.
Ma il divertimento non si esaurisce nello scomporre e ricomporre le immagini: in ogni pagina un quadratino in alto propone un gioco da fare, un enigma da risolvere. Si chiude il libro con il dubbio di non aver scoperto tutti i trucchi e le magie di cui è disseminato. Quindi, lo si riapre di nuovo e si ricomincia. Bell'esercizio e belle illustrazioni, tanto accurate quanto imprevedibili.
A me comunque è rimasto il dubbio che la signora della copertina abbia in mente, in realtà, solo una montagna di pasticcini, oppure, dietro l'aspetto elegante, potrebbe nascondere una bocca degna di un'orchessa...sarà la passione spropositata per i dolcetti!


Davvero un gran divertimento sfogliare e risfogliare questo libro, portato in Italia dall'editore White Star, della galassia De Agostini.
Consigliato per lettrici e lettori dai sei anni in poi, è apprezzabile da chiunque sia dotato di fantasia e umorismo.


Eleonora

Immagina...”, N. Messenger, White Star 2014

giovedì 23 ottobre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LO STILE NEI BUCHI

BUCHI! Yusuke Yonezu
Minedition 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"È il sole che vedo attraverso questo buco?
No, è una mela.
Forse il sole è qui sotto?
Sì! Ma è anche un tuorlo d'uovo."


Ancora si ragiona intorno ai buchi (a ben vedere intorno al cerchio. Il buco in sé è un'assenza). E ancora lo si fa in un cartonato per i piccolissimi. E ancora una volta siamo di fronte a un libro di Yusuke Yonezu.
Pagine cartonate, lucide con gli angoli stondati con un grande buco circolare al centro. La costruzione è un po' insolita perché il buco è già presente in copertina e le prime due pagine di sinistra non possono avere nessuna definizione che alluda alla forma perché la pagina è bucata. Ma dalla terza pagina in poi il libro si movimenta con un'alternanza tra pagine a colore pieno e pagine con disegno. 


Ulteriormente, nelle pagine di destra da un cerchio centrale si passa a due cerchi, poi si torna a uno, quindi a quattro fino alla pagina finale con addirittura sei piccoli cerchi disposti a piramide che richiamano un grappolo d'uva, visibile dalla quarta di copertina. Alcuni degli oggetti che contengono al loro interno un cerchio sono insoliti per libri del genere, ma appartengono al panorama di oggetti comuni che un bambino anche molto piccolo può conoscere ed aver sperimentato: un uovo fritto, un anello, un paio di occhiali o l'obiettivo di una macchina fotografica.


Se comparati con libri di analoga categoria, quelli di Yusuke Yonezu hanno un quid in più. Sono più belli: a partire dalla copertina che in questo caso pare un omaggio al palloncino rosso di Iela Mari. Sono anche più raffinati nella scelta dei colori, degli oggetti disegnati e nella composizione della pagina. La estrema pulizia del segno, una spessa linea nera di contorno, non può che farci propendere per scegliere un libro del genere da dare in mano a dei bambini piccolissimi, alle primissime armi con l'oggetto libro. In contemporanea è anche uscito Chi si nasconde qui dietro? 


Una carrellata di culetti che nascondono, una volta alzata l'aletta, animali diversi da quelli che ci si potrebbe aspettare o piacevoli conferme per i piccoli lettori: un culetto da elefante diventa un topo, ma dietro quella coda arancione così folta può nascondersi solo una volpe dalle orecchie a punta! L'ultimo della carrellata è dedicato a un animaletto del tutto speciale: indovinate un po' di chi sarà?

Carla

mercoledì 22 ottobre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TRE GATTI

Viviane Schwarz è una giovane illustratrice tedesca, trapiantata in Gran Bretagna, e questo è il suo sito, dove potete vedere gli altri suoi lavori. Molto giovane e molto creativa, viene ora portata in Italia da La Margherita con due titoli dedicati ai bimbi e, perché no?, agli amanti di cani e gatti. 


In Tre gatti mooolto birichini e soprattutto in Tre gatti e...un cane? emerge il grande divertimento dell'autrice nel confezionare libri capaci di coinvolgere direttamente il giovanissimo lettore con finestrelle che nascondono altre finestrelle, sorprese, nascondigli e alla fine un grande caos. 

I protagonisti sono tre gatti, Birba, Degat e André, assolutamente pigri, ma altrettanto amanti del disordine creativo e capaci di cogliere qualsiasi pretesto per mettere a soqquadro la casa. 

 
Di sicuro l'arma vincente di questi albi consiste proprio nell' incuriosire il bambino, invitandolo a partecipare alle bravate dei tre protagonisti. Nel primo libro le scorribande dei malandrini si susseguono per tutta la casa, provocando l'inarrestabile crescita di disordine dilagante e disastri incontenibili, con apoteosi finale che vede la distruzione dell'acquario di casa, impresa di cui i tre vanno molto fieri.
Nel secondo libro in particolare la lettura diventa una caccia al tesoro, prima alla ricerca di un intruso, poi nella fuga, 

immaginando un terribile ferocissimo cane mordace, che invece si rivela una creatura assolutamente pacifica. Innamorati del nuovo venuto, i tre simpatici combinaguai invitano il piccolo lettore a familiarizzare lui stesso con il cagnolino.



Semplicità, senso dell'umorismo, capacità di coinvolgere i più piccoli nella scoperta del libro: sono ingredienti essenziali, ma efficaci, che invitano a scoprire ogni volta i diversi aspetti del libro, consigliato sicuramente a partire dai tre anni.

Eleonora

Tre gatti mooolto birichini”, V. Schwarz, la Margherita 2014
Tre gatti e...un cane?”, V. Schwarz, La Margherita 2014


martedì 21 ottobre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


VEDERE LA LUCE
 
Rose e l'automa dell'Opera, Fred Bernard, François Roca
Logos 2014


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Ti ho ammirata danzare con le tue piccole compagne, come una foglia che volteggia nel vento.
Mi sono rivisto danzare a mia volta.
Tanto tempo fa. Su questo palcoscenico...
Avrei voluto cingerti la vita e sollevarti. Sentirti contro di me.
E volteggiare con te.
Poi la musica è svanita.
Le luci si sono spente."


Una dichiarazione d'amore in piena regola per voce silenziosa di un automa da palcoscenico cui mancano molti pezzi. Essa è diretta a una piccola danzatrice del corpo di ballo dell'Opéra di Parigi che ha avuto la fortuna di alzare il coperchio del baule in cui tale automa giaceva conservato da chissà quando. La curiosità unita alla determinazione nel portare a nuova vita quest'oggetto inanimato fa sì che il vecchio macchinista del teatro, Monsieur Marèchal, e il giovane orologiaio Paul si dedichino con passione alla ricomposizione dei vari pezzi di questo ballerino di legno per potergli dare nuova dignità e nuovo movimento.


Un lavoro lungo e attento per rimettere assieme i singoli frammenti. Ad ogni pezzo che si aggiunge, aumenta l'amore del ballerino nei confronti di quella bambina che gli ha ridato la luce e gli ha fatto battere di nuovo il cuore. A lei però spetta il compito più duro: quello di rimetterlo in azione e fargli calcare nuovamente le scene, ma questa volta non più da solo, ma accanto a lei, suo personale porteur.
Contro l'opposizione del direttore della più antica scuola di danza in Europa, che vede in lui solo un fantoccio, possono le parole giuste di quella giovane ballerina e la sua sicurezza interiore... 


L'automa con il nome del dio dai piedi alati ballerà.

Un'atmosfera di altri tempi, piena di luci e di ombre, di sfondi oscuri e di brillanti stucchi dorati, di perfette ricostruzioni degli interni (dal foyer fino al soffitto di Chagall) e dell'esterno, persino sulle lamiere del tetto, del palazzo Garnier, sede dell'Opéra di Parigi: queste sono le tavole fantasmagoriche di François Roca, maestro incontrastato della luce. 


Fin dalla copertina messi in scala si distinguono, anche sotto il profilo del colore, i tre diversi registri di questa storia: uno, forse il principale, caldo e voluminoso dedicato alle architetture, un secondo fortemente luminoso, dedicato alle bambine della scuola di danza, e un terzo, caratterizzato dai mezzi toni, dedicato all'automa e alla sua riparazione. 
E sopra ogni cosa, come un velo, c'è lei, protagonista assoluta: la luce.
Ancora una volta il sodalizio Bernard-Roca costruisce un gran libro. Le immagini che ritraggono la magniloquenza di questo monumento ha un suo corrispettivo nel testo che suona in taluni casi un po' appesantito dalla retorica che lo rende didascalico. La perfezione e l'equilibrio delle immagini che penetrano con dolcezza  nello sguardo del lettore stride un po' con un testo alle volte 'sincopato', probabilmente per aver modo di raccontare il più possibile. contappunti leggere sono, invece, alcuni giochi linguistici: il musetto di topolino, riferito alla piccola ballerina; ero a pezzi, riferito all'automa incompleto ed intristito per essere rimasto nel baule; diventare rosa, riferito alla piccola Rose che palpita.
Una storia che ruota intorno al mondo della danza, ma anche intorno ad un tema ben più universale: la vita interiore di un non nato, di una creatura inanimata che si anima. E lo fa per amore. Da Frankenstein a Pinocchio, la storia si ripete.

Carla

Noterella al margine: qualcuno mi sa spiegare la ragione di un esultante sì inglese, in bocca a una ballerina francese nel centro di Parigi? Che cosa non ho capito?

lunedì 20 ottobre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ZORRO, L'EROE

Avventura, cani, montagna, il lavoro straordinario dei cani da salvataggio e dei loro conduttori umani, sono lo sfondo su cui si sviluppa l'ultimo romanzo di Paola Zannoner, Zorro nella neve, pubblicato da poco da Il Castoro.
Il cuore di questa storia sta nell'incontro fra due personaggi, un ragazzo e una ragazza, attraverso l'amore per i cani.
Il primo, Luca, viene recuperato sotto una montagna di neve grazie al formidabile fiuto di un cane da ricerca, Zorro; da quel momento vuole assolutamente diventare anche lui conduttore di cani da salvataggio. Per farlo deve adottare un cucciolo; ed ecco il legame con il secondo personaggio, una giovane studentessa di veterinaria, volontaria in un canile. Ecco là, il gioco è fatto. Si intrecciano dunque aspirazioni, esperienze personali, contrasti e incomprensioni familiari, per realizzare un sogno comune.
Buona parte della storia ci racconta, però, anche il punto di vista di Zorro, cercando di rendere comprensibile il suo modo di percepire il mondo e di rapportarsi con l'universo umano, i suoi entusiasmi, le delusioni, l'essenzialità del suo 'pensiero'.
Parliamo di un border collie, un cane di grande intelligenza e facile addestrabilità che resta però essenzialmente un cane. Non un pupazzo animato, ma una creatura in parte ancora selvatica, capace di percepire sfumature di odori per noi nascoste, che in un bosco si anima e ritrova la sua essenza lupina.
Ovviamente è un artificio letterario, che immagina ciò che non possiamo descrivere obbiettivamente. D'altra parte la contiguità, la familiarità con queste creature ci fa imparare un modo diverso di stare al mondo, di percepirne l'essenzialità. Ed è vero che frequentarli, condividere la propria vita con loro ci fa riscoprire capacità nascoste dalla vita quotidiana: annusare il vento, interpretare i rumori di un bosco e prima di tutto reimparare a respirare.
Dunque un'avventura con un aspetto etologico, che mi auguro aiuti i ragazzi e le ragazze, che già convivono con un cane o che vorrebbero farlo, a comprendere meglio la complessità e la ricchezza di un'esperienza del genere, che si dovrebbe basare in primo luogo sul rispetto della loro natura di quasi lupi.

Eleonora

“Zorro nella neve”, P. Zannoner, Il Castoro 2014


sabato 18 ottobre 2014

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)

L'ELEGANZA DELLA FOGLIA

Eric, Shaun Tan
Templar Publishing 2010
 

Ho il rammarico, nel presentarvi questo delizioso libro, di non poter rendere al meglio le illustrazioni a causa della scannerizzazione. Inevitabilmente – ahimè, nonostante prove su prove – lo scanner penalizza appiattendolo il magistrale bianco-e-nero (virato a seppia) del pluripremiato Shaun Tan. La matita in questo caso, è davvero tutto. E lo è in un certo senso anche per il testo, di rara perfezione, scritto senza mai troppo calcare la mano appunto. Con un lapis dalla punta morbida, ma mai sbavata, dunque strettamente imparentata al tratto minimalista, iperrealista e sopraffino delle tavole.

Eric è una minuscola foglia di edera, identica come potete constatare a quella che ho incollato al risguardo e che vedete qui sotto (frutto di un magico ed emozionante inciampo la mattina stessa in cui Amazon mi ha recapitato il libro).


Un’edera solo parzialmente antropomorfa, che un bel giorno – con due gusci di nocciolina a fargli da valigia - approda in casa di una famiglia di umani un tantino increduli, data la sua stravaganza e al tempo medesimo la sua compitezza. 

Fatto sta che, dopo averne soppesato l’aria discreta e distinta, si dicono che Eric dev’essere lo studente straniero che aspettano nell’ambito di un programma di scambio culturale. Ma di lui non comprendono molte cose, benché sia educatissimo e non travalichi mai i limiti di un’ospitalità assai rispettosa (sia pure, forse, troppo laconica). I suoi occhietti bianchi non tradiscono emozioni, in compenso Eric fa cose strane. Tanto per cominciare, benché la famiglia abbia provveduto a ridipingere la stanza degli ospiti e, in generale, si sia prodigata per rendere confortevole al massimo l’atmosfera per lo studente che si appresta ad accogliere… Eric non si fa scrupolo da subito a prescegliere come alcova la credenza di cucina. “Si deve trattare di una questione culturale” osserva candidamente la padrona di casa. 

Il racconto è narrato in prima persona, chi parla è forse un coetaneo di Eric, un ragazzo o una ragazza che s’interroga sui sentimenti reconditi della tenera foglia. Non li lascia facilmente trasparire, ma è evidente lo stupore che prova per ogni cosa. Ed è divertente scrutarla mentre osserva e studia piccoli oggetti di uso quotidiano che in lei suscitano grande curiosità. Un intero mondo di cose per noi banali e scontate, nelle sue delicate manine diventa un universo di forme interessanti, complesse e uniche. Che si tratti di una presa elettrica col suo codice numerico (una vera cabala per Eric), di un frammento di carta con un fiore scarabocchiato, o di un semplice bottone, tutto appare molto misterioso al misterioso ospite, che trascorre giornate piene ed intense esplorando gl’infiniti ammennicoli di cui l’uomo si circonda.



Fa tante domande Eric e non sempre è facile trovare una risposta. L’io narrante confessa di restare spiazzato il più delle volte… In realtà, nessuno di noi conosce in dettaglio il funzionamento e l’origine delle cose, viviamo immersi in una salamoia di oggetti grandi e piccoli di cui sappiamo ben poco! E sono proprio le minutaglie che attirano Eric, indubbiamente più facili da maneggiare data la sua stazza, anche quando i suoi ospiti si fanno scrupolo di portarlo in gita. Fuori casa il mondo annovera tante cose davvero enormi, pure il corredo di piccoli frammenti e dettagli si moltiplica e Eric passa più tempo con gli occhi a terra che a rimirare le amenità del paesaggio. Al principio la sua è un’attitudine un po’ esasperante, raccoglie e scruta minuziosamente così un tappo di bottiglia come una carta di caramella. Ma presto ci si fa l’abitudine e poi, in fondo, è pur sempre vero che “Si deve trattare di una questione culturale”.

Vale la stessa considerazione il giorno in cui la foglia se ne va. Senza preavviso, senza cerimonie, un mattino presto Eric vola via dalla finestra, solo con un cortese cenno di saluto. Un velo di tristezza adesso si accompagna alla vaga perplessità con cui gli abitanti della casa hanno convissuto accanto a lui, sono spiazzati dalla sua repentina dipartita e la sera a cena danno sfogo a una serie di dubbi. Era forse triste? Gli sarà piaciuto soggiornare lì? Lo rivedranno mai più?


Difficile dirlo e un’aria mesta condisce la consapevolezza, che a poco a poco cresce tra tanti dubbi, che Eric non tornerà. Poi… qualcuno entra nella dispensa e resta senza fiato. Sullo scaffale, una magica installazione cattura lo sguardo e rapisce i cuori: una stesa di piccoli oggetti di uso comune nei quali Eric sembra aver piantato via via dei fiorellini variopinti e luminescenti, un piccolo giardino pensile delle meraviglie. Un dono incredibilmente poetico e raffinato, una tale delizia che nessuno mai lo sposterà di lì e, anzi, diventerà la principale attrazione della casa, la prima cosa da mostrare ad ogni nuovo ospite.



Che dire ragazzi? La classe non è acqua… La linfa di Eric il misterioso, il piccolo, lo strambo si rivela un concentrato di arte e sapienza, un puro distillato di eleganza. Il suo millimetrico passo non lascia tracce sul terreno, ma il naso che per giorni ha tenuto a terra ha fiutato la bellezza delle forme, la variegata complessità dei dettagli, la ricchezza di frammenti che noi umani consideriamo il più delle volte scarti. E lo ha assemblato con il raffinato talento che alberga in coloro che mantengono la purezza dello sguardo. Certamente, a volerla studiare bene, la faccenda porterebbe ancora una volta a dire che “Si deve trattare di una questione culturale”. E c’interroga, va da sé, sul senso del nostro rapporto con quanto ci circonda, con tutto ci che fa la nostra vita, di più… con ciò che noi possiamo fare di essa.

Un inno sornione alla creatività, alla semplicità, alla discrezione e all’intelligenza. Un libro 10x15 cm che considero – lasciatemelo dire – un imperdibile capolavoro.

Daniela Tordi