mercoledì 30 settembre 2020

FAMMI UNA DOMANDA!

 UMANI

 

Le novità che riguardano la divulgazione storica sono abbastanza rare e spesso non presentano elementi di particolare innovazione; molti editori si accontentano di riproporre quanto prodotto negli anni passati, mentre alcuni argomenti sono sostanzialmente usciti di scena, in ossequio ai programmi scolastici più recenti. Si parla poco di Medio Evo o Rinascimento, mentre di Unità d’Italia o Resistenza si parla in occasione di ricorrenze storiche. Ci sono, però delle eccezioni, con la pubblicazione di testi rilevanti per il livello di approfondimento, per l’originalità dell’impianto, per la cura della veste grafica.


Se devo dire cosa mi ha colpito in prima battuta di ‘Noi Umani. Storie, meraviglie e invenzioni delle antiche civiltà’, scritto da Jonny Marx ed illustrato da Charlie Davis, è stato proprio il titolo, che, meno male, riconduce ad unità quello che la vulgata tende a dividere; ovvero esprime uno sguardo unitario alle vicende dell’Homo Sapiens, da quando ha cominciato ad irradiarsi dall’Etiopia.
La seconda cosa che si nota di questo bel libro dedicato alle civiltà antiche è che si parte là dove tutto ha inizio, l’Africa, vista come uno dei luoghi in cui le società umane si sono evolute e hanno prosperato. La sequenza dei capitoli segue, quindi, un ordine geografico e non cronologico, che viene recuperato nelle ultime pagine in una adeguata scala del tempo. 


La terza notazione deriva dalla precedente: questa impostazione mette sullo stesso piano culture diverse, a prescindere dal ruolo che hanno avuto nei secoli successivi al loro fiorire e a prescindere dall’influenza che hanno avuto sulla cultura occidentale.
Non ci sono novità clamorose, e forse si corre un po’ troppo nella prima parte, dedicata al rapporto fa i Sapiens e le altre specie del genere Homo. Ma il libro è ricco di informazioni e di curiosità su molte civiltà poco conosciute: i Nubiani, o i Melanesiani, o gli Olmechi, per citarne alcune.Certo, qualcuno potrà essere insoddisfatto per l’eccessiva sintesi relativa alle civiltà greca e romana, ma questo è il frutto di una scelta di impostazione che ne determina l’originalità e l’efficacia.Vedere le civiltà umane, per quanto distanti e ignote le une alle altre, come parte di un unicum consente di avere una visione d’insieme, smontando la necessità di costruire gerarchie di civiltà, senza conoscerle veramente.Nel suo essere un libro di grande impatto, che punta molto sull’immagine e sulla composizione grafica della pagina, è anche un libro a suo modo rivoluzionario, che sposta, almeno un po’, il punto di vista, e non è poco. I due autori riescono ad esprimere una sintesi efficace di testo e immagini, firmate dall’illustratore Charlie Davis, che riesce a dare immediatezza ai contenuti dei testi.Lettura consigliata a bambine e bambini che cominciano ad affrontare la Storia, a partire dai nove anni.

Eleonora

“Noi Umani. Storie, meraviglie e invenzioni delle antiche civiltà”. J. Marx e C. Davis, Editoriale Scienza 2020



lunedì 28 settembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I GIUSTI INGREDIENTI

Una merenda deliziosa, Christian Voltz (trad. Marta Bono)
Kalandraka 2020




ILLUSTRATI DA PICCOLI (dai 4 anni)

"'Che disastro! Ho invitato Bianca per la merenda... Ed è da più di un'ora che cerco di prepararle una torta deliziosa, ma niente va per il verso giusto! Impasto cremoso! Non ha alcun senso questa ricetta!'
'Una torta?, Ma è una cosa da nulla!'
'Tu sai fare le torte? Grandioso!'
'Come diceva la mia nonnina...'"

Così comincia una tiritera di ingredienti, ognuno snocciolato da un visitatore diverso che passa lì, dalla cucina del povero Alfonso.
Il primo è il maiale la cui nonna nella torta metteva una patata ben tagliata. Poi arriva il contributo della lepre la cui nonna usava i pezzi di carota. Il topo porta la rapa, perché così faceva sua nonna e infine arriva una rana il cui suggerimento è veramente troppo orrendo per Alfonso e gli altri.
La rana è allontanata. Tutto galleggia nel tegame, e l'aspetto non è proprio quello della torta. Ma quando suona il campanello è ormai troppo tardi per poter rimediare... Alfonso è disperato perché già immagina il fallimento e il disappunto di Bianca che, al contrario, nell'entrare in casa apprezza il profumino che si è diffuso. Un tipico profumo di... zuppa di verdura.

Costruito con tutti gli ingredienti che fanno divertire i bambini.
Il primo, una trama esile su cui si inseriscono via via nuovi personaggi che ripetono un rituale sempre uguale con alcune impercettibili viarianti.
Il secondo, la presenza di solo dialogo tra un personaggio guida, Alfonso, e i suoi diversi interlocutori, ogni volta diversi.
 

Il terzo, il gioco dell'accumulo. Ingrediente dopo ingrediente, qualcosa sta prendendo forma.
Il quarto, il cibo come momento di aggregazione.
Il quinto, l'elemento discordante: quella povera rana, emarginata da tutti.
Il sesto, il colpo di coda finale con l'arrivo di Bianca cui fa seguito la soluzione del mistero e tutto che finisce per il meglio, "e vissero tutti felici e contenti".
Il settimo, l'ultimo colpetto di teatro affidato al personaggio della rana: la grande esclusa che si prende la sua personale rivincita.
 

Su questa struttura che garantisce successo e apprezzamento per una lettura condivisa e ad alta voce, si materializzano - è proprio il caso di dirlo - le figure di Voltz, fatte di fil di ferro e oggetti che si trasformano in nasi, capelli, cappelli, pentoline e fornelli. L'effetto che ottiene è da un lato la sua riconoscibilità, un marchio personale, e dall'altro un inevitabile effetto comico, forse apprezzabile appieno dallo sguardo indagatore dei più grandi.
 

In questo divertimento diffuso c'è una unica nota che stona: la traduzione che perde colpi con il passare delle pagine: un titolo poco 'giocato' al contrario dell'originale francese, un gâteau au goûter, rime che saltano e assonanze un po' deboli. Poi su tutto, si diffonde quella zuppa di legumi che proprio non ha senso lì, in quella cucina, vista la ricetta composta di rape, carote e patate. 
 
 
Neanche un fagiolo e un cece a scagionarla.
Come può succedere in cucina, anche se la ricetta si rivela imprecisa, la merenda alla fine la si può salvare, altrettanto si può mettere a posto una storia che ha dei meriti: basterà ricordarsi in una lettura ad alta voce a bambini e bambine che quella zuppa di legumi, va trasformata ogni volta in una zuppa di verdura (o in minestra di verdura o, come in molte case italiane, in minestrone) in quella che in Francia si chiama per l'appunto soupe aux légumes. 
E il 'falso amico' è magicamente neutralizzato. A patto che il pubblico non sappia già leggere e possa smentire con gli occhi ciò che sente con le orecchie.

Carla

venerdì 25 settembre 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

 FARE LUCE SU UN TESORO

 

Zelda è una dodicenne annoiata dalle abitudini ripetitive, che la famiglia le ha imposto: siamo in Lunigiana nel 1911 e Zelda è una fanciulla di buona famiglia che vive nella fortezza di Roccastrana insieme alla sorella Olympia. Con loro, nonna Lina, la prozia e il papà, circondati da uno stuolo di domestici, fra cui spicca il Maulino, il giardiniere ex garibaldino. Zelda non va a scuola, è seguita da un precettore ed è convinta che il fatto di essere secondogenita implichi un futuro di noia assoluta. A risvegliare la quotidianità provvede il ritrovamento di un diario, di una certa Alice, che racconta di una partecipazione avventurosa alla spedizione dei Mille. Dalla lettura delle poche pagine rimaste parte l’indagine dell’intraprendente ragazzina, che vuole capire i segreti di famiglia. Contemporaneamente, seguiamo anche le vicende dell’orfano chiamato Leggero, il cui destino si intreccerà imprevedibilmente, si fa per  dire, con quello di Zelda. Il ragazzo, che sopravvive facendo il funambolo, grazie anche all’aiuto dell’amico poeta, Crisanto, cerca in realtà le tracce del padre. Nello stesso tempo, in paese cominciano a girare loschi individui e la popolazione è turbata da una serie di furti.
Tutto gira, in realtà, intorno ad un presunto tesoro dei Mille, che si crede nascosto proprio nella Fortezza; intorno a questo tesoro girano loschi interessi, ma anche nobili intenti, che mirano a proteggere la memoria di Garibaldi e dei suoi accoliti. Quello di cui sto parlando è il romanzo di Elisa Puricelli Guerra, ‘Il Segreto del Pettirosso’, pubblicato pochi mesi fa da Salani. Si tratta essenzialmente di un romanzo d’avventura, ricco di misteri via via svelati, con un forte ancoraggio in una parte della storia italiana che raramente fa da sfondo alla narrativa per ragazzi; l’avventura dei Mille, e con essa i sommovimenti del Risorgimento, viene vista nel suo aspetto mitico, con il portato di grandi speranze, magari poi deluse. Nello stesso modo, l’inizio del XX secolo viene descritto come l’espressione del declino del mondo ottocentesco, con i suoi riti e i suoi dogmi; mentre si annuncia un secolo denso di eventi drammatici e di grandi trasformazioni. Fra queste, non ultima, l’estensione della rete elettrica, la cui portata rivoluzionaria fu colta da Lenin, che di rivoluzioni se ne intendeva: ‘Il comunismo è il potere sovietico più l’elettrificazione di tutto il paese’. Non a caso anche questo elemento entra nella nostra narrazione ed è la premessa dello scioglimento di alcuni misteri. Elisa Puricelli Guerra cerca di costruire un romanzo dalla struttura ben definita, giostrando con i diversi personaggi e con i due filoni di racconto principali. E’ davvero molto abile nel curare alcuni dettagli e personaggi minori, come il merlo indiano chiamato Bixio o il combattivo pettirosso che dà il nome al romanzo. Resta però una sorta di incertezza sulla cifra che deve caratterizzare il romanzo: narrativa per ragazzi, con tutto il portato di semplificazioni ritenute, a torto o a ragione, necessarie, o un romanzo trasversale, apprezzabile anche dal pubblico adulto? A questo farebbe pensare la bella copertina, firmata da Barbara Baldi, che richiama quelle utilizzate nella narrativa per adulti, ma in realtà l’impianto, il linguaggio, la semplicità dei personaggi rimandano agli stilemi della narrativa per ragazzi. Così come, qui e là, scappano dei ‘modernismi’ inappropriati, come l’uso del termine privacy, del tutto fuori luogo in questa ambientazione. Peccato. Lo spunto è originale, così come lo è la ricostruzione storica. E’ comunque una lettura avventurosa e interessante per ragazze e ragazzi a partire dagli undici anni. 
 
Eleonora

“Il Segreto del Pettirosso”, E. Puricelli Guerra, Salani 2020



mercoledì 23 settembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

QUANDO HODJA NON MISE LA TESTA A POSTO

Il tappeto volante del Bulgistan, Ole Lund Kirkegaard
(trad. Maria Valeria D'Avino)
Iperborea 2020
 

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"'Io voglio andare in giro a conoscere il mondo'. Papà Hodja scuoteva la testa.
'Che sciocchezze', diceva. 'Chi ti ha messo tanti grilli in quella stupida testa. No, figliolino, tu resterai qui a Pjort e diventerai un sarto. Allora sì che sarai in una botte di ferro'. 'Io non voglio finire in nessuna botte!' protestò Hodja. 'No, no ridacchiò divertito il vecchio Hodja, strofinandosi uno dei suoi occhi storti. Volevo dire che avrai una bella casetta, un giardino con la fontana e... eh eh, forse anche una bella mogliettina, che ne pensi?'"

Spesso, e a latitudini diverse, tra padri e figli non c'è comunanza di obiettivi.
E così capita che anche in questo villaggetto del lontano Bulgistan, Pjort, tra i due Hodja non ci sia intesa. 
 
 
Il vecchio sarto Hodja, strabico e un po' indolente, come la maggioranza degli abitanti del villaggio, non asseconda il desiderio del piccolo Hodja che, pur di non andare a scuola, si è messo in testa di voler vedere un po' di mondo. Tutti i grandi a cui lo chiede lo prendono in giro e nessuno è disposto ad aiutarlo nell'impresa.
Tutti, tranne il vecchissimo el-Faza. Forse perché ha gli occhi diversi da tutti gli altri, questo tessitore di tappeti è l'unico che asseconda il desiderio di questo bambinetto curioso, offrendogli in prestito un tappeto di un bel rosso fiammeggiante, che può volare.
A cavallo del tappeto, a parte una prima partenza rocambolesca, Hodja spicca il volo e finalmente vede un po' di mondo. Da solo.
 

Attraversa il cielo del suo villaggio abitato da uomini in babbucce, grandi bevitori di acquavite e donne vestite di nero e con il velo in testa, vola sui terrazzi dove spesso la notte le persone si sdraiano per vedere le stelle e addormentarsi con il profumo di zagara nelle narici, ma si spinge anche più in là. Arriva nella grande città di Naga dove le strade brulicano di gente e il grande palazzo del sultano svetta.
La grande città però si rivela pericolosa e il piccolo Hodja ne passa di cotte e di crude. Nonostante ladri, imbroglioni, potenti, guardie con le lance e carcerieri grami cerchino di fargli del male, con lui non ce la fanno ad averla vinta: il mondo degli adulti fatto a pezzi dall'inventiva di un ragazzino.

La banda dei bambini di Ole Lund Kirkegaard è roba forte.
Tutto è cominciato in Danimarca nel 1967 con il piccolo Virgil, poi a regolare cadenza annuale, sono nati dalla sua penna Albert, Jakob e co. in Orla Mangiarane, Hodja, poi Topper e co. in Otto, Ivan Olsen, il Tarzan di Gomma e tra quelli postumi Tippe con il suo cappello a punta.
Bambini speciali che in Italia hanno già avuto una loro veste editoriale, pubblicati da Mursia tra gli anni Ottanta e Novanta, nella collana i Corticelli. E ora, uno dopo l'altro, speriamo, stanno arrivando nel catalogo di Iperborea con le nuove traduzioni di Maria Valeria D'Avino. E a colori!
In patria, la Danimarca, sui suoi libri sono cresciute intere legioni di bambini e bambine. Tradotti da subito in molte lingue, trasformati anche in film di successo, i libri che raccontano le avventure di tutti loro sono tenuti insieme da un Leitmotiv molto preciso che probabilmente ne ha decretato il successo e l'entrata a tutto diritto tra i classici della letteratura.
La costante è il fatto che questi bambini incarnano l'esatto contrario del mondo degli adulti. Sono agli antipodi.
 

Tutti loro infatti in un modo o nell'altro si trovano a dover combattere una personale battaglia contro la stupidità diffusa dei grandi che hanno intorno. Lo abbiamo visto già con il Piccolo Virgil (e io personalmente ne ho avuto contezza leggendo al principio della mia storia con i libri per l'infanzia su un librino Mursia ora tutto scollato, l'esilarante Orla Mangiarane, un bullo fatto e finito a cui due ragazzini svegli fanno scherzi tremendi).
Lo constatiamo nuovamente qui, seguendo il piccolo Hodja che vuole vedere il mondo, invece di mettere la testa a posto.
Due sono i protagonisti assoluti di questa storia. Da un lato c'è Hodja -un po' anche fratello di Alì Baba- con la sua tenacia, capace di cavarsela, di realizzare i suoi sogni, con la sua scaltrezza, abile e svelto a organizzare imbrogli per chi l'ha imbrogliato. 
 

Dall'altro, il contesto in cui agisce. La descrizione di questo villaggio mediorientale, una buffa commistione tra mondo scandinavo e levantino (a partire dalla toponomastica), andrebbe apprezzata e meditata. Contesto che si costruisce, innegabilmente sulla percezione del Medio Oriente da parte di un danese, attraverso il racconto dei dettagli e una ironica descrizione delle abitudini locali: le babbucce, i narghilè, il bianco delle case, i loro tetti piatti (quanto devono suonare esotici in tutto il Nord Europa), le donne con il velo, il brulichio del mercato e della grande città, la grassezza del sultano, il cicaleccio delle sue 234 mogli, e la loro passione per i bambini, la pigrizia diffusa, il grande caldo che mette sete... di acquavite. 
 

In tutto questo, l'elemento magico che spesso arriva nei libri di Kirkegaard, è l'elemento simbolo per eccellenza di quel mondo: un tappeto volante.
Puro divertimento sono i suoi disegni a china. Con quella giusta percentuale di ironia caricaturale che un bambino o una bambina riconoscono immediatamente come affine.
Ecco. Ed è proprio l'affinità che Kirkegaard dimostra di possedere nei confronti dei più piccoli che rende la banda dei suoi bambini roba forte. Vissuto in un piccolo centro della Danimarca, Kirkegaard per diversi anni ha fatto il maestro. A questo osservatorio privilegiato un giorno però ha voluto rinunciare per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Scelta che ha regalato ai suoi lettori tante buone storie, ma a lui diversi rimpianti e qualche fragilità di troppo. 
 
 
A soli trentotto anni è caduto nella neve e non si è più rialzato.

Carla


lunedì 21 settembre 2020

FAMMI UNA DOMANDA!

LE FUNZIONI DEL COLORE


Emmanuelle Figueras e Claire De Gastold ci hanno da poco proposto il libro dedicato all’olfatto degli animali, e ora affrontano un altro tema affascinante, riguardante il mondo animale: i colori, o meglio l’uso che gli animali ne fanno. Sempre pubblicato da L’ippocampo, ‘Coloranimale. Come gli animali usano il colore’, affronta la questione del colore da diversi punti di vista. Intanto la sua fisiologia, che è forse la parte più misteriosa e affascinante di questo argomento: i mammiferi producono le melanine, cioè i pigmenti che colorano i peli, con variazioni che vanno dal beige al nero. Insetti, uccelli, rettili e anfibi producono anche altri pigmenti che gli consentono di mostrare una vasta gamma di variazioni cromatiche.Come si produca il colore blu è davvero affascinante, e sta al lettore scoprire questo piccolo mistero fra le pagine del libro, mentre è chiaro a tutti come la colorazione sia in primo luogo un linguaggio, un codice che consente agli individui delle diverse specie di riconoscersi, scegliersi o combattere, nascondersi, comunicare emozioni o status sociale, trattenere o respingere il calore, ingannare, avvisare il nemico della propria reale, o presunta, pericolosità.Se qualcuno, fra i giovani lettori e lettrici, fosse convinto che il colore rappresenta solo un lato estetico della fisicità animale, con questo libro troverebbe il modo per ricredersi ed entrare in un mondo sorprendente.Se il colore è un codice, quali messaggi trasmette, di volta in volta? Talvolta il messaggio è di una semplicità disarmante: nel caso dell’ibis rosso, il colore del piumaggio dichiara solo la dieta alimentare di questo uccello, che consiste essenzialmente in gamberetti; altre volte denota delle necessità ambientali: la colorazione delle iguane marine delle Galapagos serve a trattenere il calore del sole prima che gli animali si immergano nelle fredde acque oceaniche; per arrivare all’alternarsi delle strisce delle zebre che, attirando o respingendo i raggi solari, creerebbero una sorta di microclima in grado di favorire la termoregolazione. 

 

Poi, naturalmente, sono descritti casi di mimetismo, le parate nuziali di uccelli e pesci (rispettivamente il pavone e lo spinarello); l’incredibile capacità dei polpi di cambiare livrea a seconda delle necessità; i mimetismi opposti di prede e predatori, entrambi obbligati a nascondersi, ma per finalità diversissime. Si chiude con gli inganni e i proclami: gli inganni di quegli animali che fingono di essere qualcun altro, decisamente più pericoloso, e i proclami degli animali che prima di sfoderare il proprio apparato difensivo, mettono in mostra i loro tratti distintivi, come fa, per esempio, la moffetta.La struttura del libro è basata, come si vede, sull’immagine, in cui si inseriscono i riquadri, contornati di nero, che affrontano sinteticamente l’argomento; alle alette, che completano l’immagine, e alle righe a pie’ di pagina il compito di approfondire ulteriormente gli argomenti. Questa struttura consente una lettura a diversi livelli, che può partire dallo sfogliare le pagine per il puro piacere di guardare immagini dai colori sgargianti, oppure per approfondire aspetti della fisiologia e dell’etologia di animali noti e meno noti. 

 

Tutto questo, coniugando semplicità d’esposizione e precisione, utilizzando, quando serve, termini tecnici, che trovano l’adeguata spiegazione nel testo. Testo, per altro, rivisto sul piano scientifico da Alexandre Roulin, docente all’Università di Losanna. Come nel libro precedente, anche in ‘Coloranimale’ ritroviamo quella bella sintesi di cura editoriale, dalla traduzione alla scelta della carta, validità di contenuti e facilità di fruizione, che consente la lettura a partire dai sette anni, ma che può attirare anche i più grandi.

Eleonora

“Color Animale. Come gli animali usano il colore”, E. Figueras e C. De Gastold, L’Ippocampo 2020



venerdì 18 settembre 2020

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

LE SIGNORE DEI LIBRI CON I CONIGLI


Due vite straordinarie, quella di Beatrix Potter e quella di Margaret Wise Brown. Molto lontane tra loro, in termini di spazio e tempo, eppure con una serie di tangenze curiose e interessanti, non ultima quella che su di loro sono appena stati pubblicati due albi illustrati: La vita straordinaria di Beatrix Potter e di Peter Coniglio e La cosa importante di Margaret Wise Brown.
 
 
Anche i due libri che le raccontano sono diversi. Da una parte un libro illustrato tradizionale e classico nel suo impianto, un bell'albo che racconta la vita di Beatrix Potter dall'altra un libro che solo in apparenza somiglia al primo. In realtà contiene un testo degno del miglior Barnett, sempre sul filo dell'assurdo e questa volta in continuo dialogo con i propri lettori. Tre le parole chiave per definire l'approccio di Barnett nei loro confronti: coinvolgimento, rispetto e gioco. Si tratta di un autentico omaggio allo stile e all'impronta Wise Brown. 
 
 
Se torniamo alle due protagoniste, le distanze cronologiche sono lì a segnare la differenza tra una ragazza inglese con una passione enorme per la natura e gli animali che ha vissuto in Inghilterra tra la seconda metà dell'Ottocento e la prima del Novecento e una ragazza neyorkese, altrettanto appassionata di animali e di natura e decisamente più facilitata nel seguire il proprio talento, nata al principio del Novecento e morta nel 1952.
Per trentatre anni le loro vite si accavallano addirittura, eppure le loro infanzie sono ben differenti. 
 
 
Beatrix Potter cresce nell'Inghilterra vittoriana e per lei non è previsto nessun accesso agli studi superiori, al contrario del fratello. Deve combattere una sua battaglia personale anticonformista per imporre in famiglia e in società le sue passioni, i suoi interessi e i suoi talenti, tra cui spicca il disegno.
Beatrix, bambina gracile, silenziosa e solitaria, passa le sue giornate a ritrarre ad acquerello i conigli di cui amava circondarsi, tra gli altri animali, e nel frattempo sogna di diventare una scienziata. 
 
 
Anche Margaret Wise Brown è cresciuta a stretto contatto con la natura - è storia la sua vendita fasulla al fratellino e alla sorella del bosco vicino a casa. Ma al contrario della Potter non è gracile, anzi atletica, non è silenziosa o solitaria, al contrario affabula con storie meravigliose chiunque incontri. E a scuola studia solo ciò che le piace. Anche lei si circonda di animali, compresi i conigli, e la sua curiosità nei confronti della natura non la spinge a prendere matita e foglio per scrivere sul suo coniglio prediletto, ma, una volta morto, decide di scuoiarlo e di indossare la sua pelliccia come sciarpa. 
 
 
Ma anche lei ha dovuto combattere per imporre un nuovo stile nell'albo illustrato.
A ben vedere le loro storie personali e di formazione sono solo apparentemente distanti, anche se piuttosto diverso è stato il loro modo di leggere il mondo. Eppure entrambe, tenaci, finiscono a fare la stessa cosa: scrivere (e in un caso anche a disegnare) storie per bambini.
Sebbene dietro gli animali dei loro libri si nasconda qualcos'altro- da una parte la Potter veste di tutto punto topini, rospi e conigli, e dall'altra la Wise Brown li fa abitare in case con il camino, la libreria e le pareti verdi - la Potter ci racconta un mondo di fiaba, la Wise Brown ci racconta il mondo qui e ora.
Nel confronto fra le storie personali che questi due libri contengono, si dimostra che a fare la differenza non ci sono solo i cinquant'anni che le separano, ma la temperie culturale in cui crescono. 
Si dice forse un'ovvietà: spesso è già nell'infanzia e nella giovinezza che i percorsi di una vita si orientano in una direzione piuttosto che in un'altra.
In questo caso specifico, la storia personale segna il 'come e cosa' raccontare di queste due 'signore' del libro per bambini.
La Potter, allevata da una affettuosa istitutrice che la sprona a dare seguito ai suoi talenti, crea sullo sfondo di una idilliaca campagna inglese un mondo parallelo rispetto a quello reale in cui le piccole dinamiche della vita di campagna si animano nei corpi di piccoli animali ben vestiti che abitano piccoli libri per piccole mani.
Queste piccole storie piene di atmosfera hanno ispirato l'immaginario di milioni di bambini e bambine, tra cui quello fertile di Kitty Crowther, la quale nella Potter e nella Lindgren ha individuato i due fari che le hanno illuminato la strada.
Peter Coniglio, Jeremy il Pescatore o la gatta Moppet sono la rappresentazione di un mondo un po' magico, rarefatto, di fiaba appunto. Non molto diverso da quello di Poka e Mine.
E la loro bellezza e il loro successo sta proprio lì.
Quella che era una ragazzina timida e sottomessa alla severità familiare e della società inglese, si trasforma in una donna decisa che, nonostante la comunità scientifica ancora tenga a distanza, ignorando volutamente il valore dei suoi studi, riesce a dimostrare al mondo il proprio talento in un altro ambito: la letteratura per l'infanzia. Tenace, persegue il suo obiettivo e non molla mai: diventa ottima imprenditrice di se stessa, cosa che le permette di far arrivare le sue storie illustrate nelle mani di molte generazioni di bambini, ma anche di realizzare il suo sogno di sempre: salvare - e non solo sulle pagine dei suoi libri - il mondo reale che fa da sfondo alle vicende di Peter Coniglio e degli altri, nel Lake District scozzese.
 
 
La Wise Brown, cresciuta con consapevolezza e sicurezza di sé ben più precoci, ha un altro tipo di formazione: diventa grande tra le mura della scuola più all'avanguardia di tutta l'America: la Bank Street School di Lucy Mitchell nel centro di New York. E lì vede, ascolta, osserva i bambini. Quelli veri. E quindi il mondo creato nei suoi libri si riempie sì di animali che però sono lì a raccontare - sotto mentite spoglie - l'infanzia colta nell'attimo preciso in cui fa esperienza della realtà. 
 
 
Il 'qui e ora' che così tanto ha cambiato la prospettiva, non ultimo nel campo dell'editoria per l'infanzia.
Sono cani/bambini che ragionano sui suoni che li circondano, sono conigli/bambini che hanno un po' di paura ad addormentarsi, sono conigli/bambini che vogliono andare in esplorazione del mondo circostante (magari con la mamma che li guarda da lontano), sono gatti/bambini che osservano la natura da un'isola in mezzo al mare. Ma soprattutto è il mondo reale che abita i suoi libri e che si presenta nella sua complessità e profondità. Se il pregio maggiore di Beatrix Potter è stato quello di raccontare una grande fiaba di animali, luoghi e oggetti, il pregio maggiore di Margaret Wise Brown è stato quello di raccontare la realtà di animali, luoghi e oggetti.
Anche a costo di andare a vedere cosa si nasconda sotto la pelle di un coniglio.

Carla
 
 La vita straordinaria di Beatrix Potter e di Peter Coniglio, Linda Marshall, Ilaria Urbinati (trad. Miriam Pedata), EDT Giralangolo 2020
La cosa importante di Margaret Wise Brown, Mac Barnett, Sarah Jacoby, HarperCollins Italia 2020 (in questo post ho utilizzato la copia in inglese)

mercoledì 16 settembre 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL RITORNO DI SAUVEUR


‘Flipper’ è il titolo dato alla seconda stagione di Sauveur & figlio, la serie firmata da Marie-Aude Murail che vede protagonista lo psicologo e psicoterapeuta Sauveur Saint-Yves. Lo schema narrativo del romanzo è identico al precedente: le vicende dei e delle pazienti giovani e meno giovani fanno da contorno alla storia di Sauveur e di Lazare. Mentre il ragazzino svolge questa volta un ruolo secondario, seguiamo le vicende sentimentali del padre, legato a Louise, giovane donna separata con due figli, che vive con estrema incertezza la sua nuova vita, in bilico fra passato e futuro. Mentre il protagonista cerca di dare certezze al suo futuro sentimentale, attorno a lui si dipanano le storie dei suoi pazienti: dal ragazzo che non usa il deodorante per respingere una madre possessiva e invadente, alla ragazza che si sente in realtà un ragazzo, circondata dagli scherzi crudeli delle sue compagne di scuola, alla ragazza che non dorme per sorvegliare la sorella, potenziale suicida. C’è una coppia di donne che vorrebbero un altro figlio, o forse no; la ragazzina immigrata che non riesce a superare il trauma della guerra; ci sono storie che finiscono bene e storie che restano sospese.  
Al centro sempre e comunque Sauveur e la sua casa, in cui si incrociano non solo i destini dei pazienti, che frequentano il suo studio, ma anche quelli degli ospiti: Louise e i suoi figli, ma anche ospiti occasionali, come l’enigmatico Jovanovic, ottantenne ex legionario, che vive per strada, ma trova un alloggio temporaneo proprio nella casa del dottor Saint-Yves. Nello stesso modo viene accolto Gabin, il ragazzo con la madre ricoverata in ospedale psichiatrico, che rifiuta la scuola, ma accetta l’aiuto di Sauveur. 
I sentimenti che si incrociano nelle vite dei vari personaggi sembrano proprio come una pallina da flipper che intreccia percorsi e sbatte contro ostacoli per poi riprendere la corsa, descrivendo una trama all’apparenza incomprensibile. 
Anche in questo romanzo che, come il precedente, sembra pensato come soggetto per una sit-com, riemergono le radici antillane del protagonista, attraverso una paziente convinta di aver fatto morire il cognato con un rito vudu.Il romanzo ha un grande ritmo ed emerge il tratto inconfondibile della Murail che riesce a trattare con leggerezza, con ironia anche le situazioni umane più dolorose e complesse. Gli universi familiari che descrive sono caratterizzati da genitori problematici e ragazzi e ragazze fragili, che perdono la testa per colpa dell’acne, che non sanno gestire i rapporti con i propri simili. Qualcuno di questi personaggi riesce a prendere in mano la propria vita, altri no. Sicuramente le figure genitoriali, con una sola eccezione, escono malconce da questi ritratti forse qua e là un po’ stereotipati, ma comunque specchio del tempo presente, in cui alla fragilità degli adolescenti fa da specchio una diversa, ma non meno complicata, fragilità.Mi chiedo se la scelta di questo impianto narrativo ‘leggero’, basato sul continuo passaggio di testimone fra una storia e l’altra, sia espressione della ricerca di un linguaggio più vicino ai ragazzi. E’ una scelta coraggiosa, perché a un ritmo più sostenuto corrisponde un minore approfondimento dei personaggi, in una narrazione che si esplica in una serie di flash che illuminano brevi squarci di vita di ciascuno di loro.L’impressione è che un romanzo come questo, scritto con la consueta abilità dall’autrice, piacerà soprattutto al lettore adulto, che in esso ritroverà problematiche della vita vera. Mi sbaglierò, ma i ragazzi e le ragazze lo apprezzerebbero di più proprio nella dimensione di una serie tv, che ha un linguaggio per loro più familiare.
Lettura caldamente consigliata a ragazzi e ragazze a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Flipper. Sauveur & figlio”, M.A. Murail, Giunti 2020