giovedì 3 settembre 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BENEDETTA FANTASCIENZA!


Davvero originale il nuovo romanzo di Tommaso Percivale, Messaggio dall'impossibile, che prende spunto e ispirazione dalle imprese spaziali di Unione Sovietica e America nei primi anni '60; ma prende spunto anche dalla copiosa produzione letteraria che in quegli anni infiammò la fantasia di moltissimi ragazzi e ragazze, me compresa: la fantascienza, classica letteratura 'di genere' che in realtà spaziava da argomenti sociologici a quelli scientifici o filosofici e che ha ispirato molti film passati alla storia.
Anche l'autore, con tutta evidenza, si è nutrito di questo misconosciuto patrimonio letterario e cinematografico, cui affida, con degnissime citazioni, l'apertura di molti capitoli.
Il protagonista di questa storia, Buccia, timido quattordicenne torinese, cresce nutrendosi di storie di questo tipo, ma, appunto, siamo negli anni '60; Buccia non va a scuola, fa qualche lavoretto e nel tempo libero si è costruito una radio artigianale insieme all'amico Jack; non sono veri e propri radioamatori, ma spigolano nel mondo dell'etere alla ricerca di scoperte e di complotti. E, guarda caso, ci cascano dentro.
Incappano, infatti, nel caso di due radioamatori torinesi che nel '61 captano un messaggio dallo spazio; forse è di una misteriosa astronauta russa. Ma c'è un mistero, qualcuno vuole a tutti i costi dei documenti legati a quella trasmissione. Buccia viene inseguito, investito, ricattato, ma grazie all'aiuto dell'amica Vic, indomita meccanica, riesce a spuntarla.
Percivale, contrariamente a quello che ci si aspetterebbe, ci appronta un finale imprevisto e che può far discutere, soprattutto perché Buccia è un antieroe e non fa ciò che ci si aspetterebbe di più, la cosa giusta. La verità, che è anche una verità storica, non verrà a galla, Buccia la affonda insieme alla sua infanzia e così farà con Jack, il suo grande amico.
Come si vede, c'è da discutere e credo che sarebbe un discorso interessante da fare con i giovani lettori e lettrici, a partire dai dodici anni. E' questo il punto su cui ho qualche perplessità.
Bella, d'altro canto, la ricostruzione storica del clima di quegli anni, segnati dalle imprese straordinarie della esplorazione dello spazio: fantasie, progetti, sogni di espansioni future, destinati col tempo ad affievolirsi e quasi sparire. Se allora queste imprese infiammavano la fantasia dei più giovani, ora l'esplorazione dello spazio, che ha consentito di vedere cose mai viste, non appassiona più di tanto e la stessa letteratura è specchio di questo disinteresse. Sono molti a fantasticare di mondi distopici o di cavalieri e dame in chiave fantasy. Molti meno ad interrogarsi sul futuro dell'umanità e della scienza, su un altrove concreto, solo per ora inibito alla nostra conoscenza.
L'unica degna eccezione in questo senso sono stati i romanzi di Stephen e Lucy Hawking, per altro ben apprezzati dai lettori.
Chissà, poi, se le citazioni e i riferimenti a tanti capolavori della fantascienza, primo fra tutti Cristalli sognanti, non possa far crescere un pizzico di curiosità in quel vasto territorio dimenticato della narrativa 'di genere'. Ai tanti autori citati da Percivale aggiungerei Sheckley, Simak, Vance, Brown, Dick.
Confido nel ciclico riscoprire ciò che per moda è stato dimenticato.

Eleonora

Messaggio dall'impossibile”, T. Percivale, Einaudi Ragazzi 2015

martedì 1 settembre 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA FILOSOFIA ILLUSTRATA

Il mare nel deserto, Silvia Paradisi, Leticia Ruifernández
Orecchio acerbo 2015



ILLUSTRATI PER MEDI (dagli otto anni)

"La pozza d'acqua lei era sicura: lei era il mare e nessuno poteva affermare il contrario. La palma scosse le foglie, quasi un po' irritata. Ormai era stanca di quella storia: non era il mare, no e gliel'avrebbe dimostrato."

Vicine da sempre, la pozza d'acqua in una oasi nel deserto e l'alta palma che le è cresciuta accanto e che ora la ombreggia discutono. L'argomento è l'infelicità della pozza che è convinta di essere mare e che quindi di essere fuori posto, in mezzo a tanto deserto. La palma, che dalla sua altezza pensa di essere più saggia, argomenta la sua posizione attraverso tre dati a suo dire inconfutabili: il mare deve avere conchiglie sulla riva, uccelli che le volino sopra e bambini che nuotino dentro. In effetti la pozza è costretta ad ammettere di non possedere nessuno dei tre elementi. E mentre è li che si ripromette di verificare quanto sostenuto dalla palma, a molti chilometri di distanza una donna e la sua bambina si abbracciano per consolarsi di un grande dolore. Il marito della donna, il padre della bambina, è appena morto. Piena di tristezza e solitudine, la donna decide che per lei e per sua figlia sia giunto il momento di 'tornare a casa'. Prima di intraprendere il lungo viaggio che le aspetta per arrivare al villaggio di origine, un piccolo gruppo di case nate intorno a un'oasi, la bambina decide di salutare per l'ultima volta la cosa più cara che ha: il mare. Un ultimo bagno di commiato, con gli uccelli che le volano sopra e con le tasche del vestito piene di conchiglie.
Ed ecco che le due storie si congiungono: la destinazione di madre e figlia è proprio l'oasi dove pozza e palma discutono. E, destino vuole che la pozza ora abbia tutti e tre gli elementi che la palma aveva indicato come imprescindibili per essere mare. Ma più di conchiglie che poi diventano collane, bambine che poi diventano donne, uccelli che sono solo di passaggio, può il tempo. Solo con il tempo la pozza raggiunge la felicità, scoprendo, in un percorso personale, che per essere felici non occorrono conchiglie, bambini e uccelli ma 'solo' accettazione di sé.

Un albo illustrato che è anche un libro di filosofia. Filosofia illustrata.
Come accade molto spesso, il pensiero profondo e complesso trova espressione non solo nelle parole, ma anche di più nel segno, ovvero nel disegno.
Potrebbe sembrare un'ovvietà, ma in tempi oscurantisti come sono i nostri (dove i libri illustrati vengono messi all'indice da ottusi sindaci o da organizzatori di importanti premi letterari) forse è il caso di ribadire quanto l'illustrazione sia un codice di comunicazione di grandissima efficacia, importanza e valore. Non mi sento di dire che il bel testo di Silvia Paradisi sarebbe poca cosa senza gli acquerelli di Leticia Ruifernández, ma sono convinta, come accade in ogni bell'albo illustrato, che testo e immagine si compenetrino a tal punto da valorizzarsi a vicenda.
Non difenderò da qui l'albo illustrato, tout court, anche se penso che evidentemente ce ne sia un urgente bisogno, ma mi 'limito' a constatare che quest'albo illustrato, in entrambe le sue parti -parole e immagini- è un utile strumento di riflessione (missione principale di ogni libro), oltre che essere una gioia per gli occhi. I ragionamenti di una pozza d'acqua e di una palma, sono l'esito di una raffinata narrazione di Silvia Paradisi su un tema di proporzioni ciclopiche: il senso della propria esistenza. Declinato secondo una prospettiva che vede l'accettazione di sé come risolutiva per il raggiungimento della propria felicità, l'argomentare della Paradisi va anche oltre e dimostra al piccolo come al grande lettore che nella vita è meglio trovare in sé le ragioni, il senso dell'esistenza, piuttosto che cercare altrove effimere e passeggere spiegazioni. E ultimo ma non ultimo, sembra dire il racconto, nella vita bisogna cercare di essere ciò che ci si sente di essere e al diavolo i condizionamenti e la saggezza delle palme. A tutto questo aggiungete la sensibilità delle tavole di Leticia Ruifernández che, montate in una rilegatura che sembra un calendario, sono fatte di luce e di trasparenze. Ogni piccola sfumatura emotiva viene accolta ed amplificata: la relazione affettiva fra madre e figlia, l'ingenuità del corpo nudo della bambina vista di schiena ne sono un emblematico esempio. In un gioco di rimandi cromatici tra il mare di giallo del deserto e il mare di bianco e celeste del villaggio, regna sovrano il colore rosso della bambina, indimenticabile e unico fin dalla copertina.

Carla

Noterella al margine: complice la crudeltà mentale dell'Acea, mio fornitore di energia, e complice il risentimento che mi ribolle dentro al sapere che in un prestigioso premio letterario, quale pensavo fosse lo Strega, si escludono per regolamento i libri con le illustrazioni, PER RABBIA pubblico questo post con la sola illustrazione della copertina. Per una volta voglio allinearmi con tutti coloro che pensano che le illustrazioni siano una strada in discesa verso lo spianamento del pensiero complesso.

lunedì 31 agosto 2015

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


LA SCELTA DELL'EDITORE


Il confronto che oggi vi propongo è fra due romanzi pubblicati dallo stesso editore, che li ha virtualmente collocati in scaffali lontani, la narrativa per ragazzi e il romanzo fantastico, o fantasy, se preferite. Quest'ultimo, L'oceano in fondo al sentiero (qui l'autore che legge) di Neil Gaiman, in America è proposto ai più giovani, mentre qui la collocazione nella collana Strade blu, ora in Oscar, della Mondadori lo colloca nella narrativa 'per grandi', e dunque ha raggiunto solo i giovani lettori più informati. E' vero che Gaiman è uno scrittore duttile, che spazia dal fumetto alle storie esplicitamente per bambini, e spesso è difficilmente riducibile a un genere o all'altro. Vi racconto, allora, brevemente la trama: la narrazione parte con un protagonista adulto, che torna nei luoghi della sua infanzia, in occasione di un funerale; qualcosa lo spinge a cercare una casa, dove vive l'enigmatica signora Hempstock, sul cui terreno si trova uno stagno. Sedendosi qui, su una panchina a contemplare l'acqua, ricorda cosa successe quando aveva sette anni. Tutto cominciò con la morte del suo gatto e col suicidio di uno strano visitatore, cui seguì l'incontro con una famiglia di sole donne, la più giovane delle quali, Lettie, era poco più grande di lui, ed è lei che lo aspetta ancora, nello stagno dietro la casa delle signore Hempstock, la cui memoria arriva all'inizio dei tempi.
Dunque, per buona parte del romanzo abbiamo per protagonista un bambino di sette anni che la sorte spinge ad incontrare il labile confine fra questo ed altri mondi.
L'infanzia è popolata di personaggi straordinari, del bene e del male che si combattono senza esclusione di colpi, di drammi infinitesimali che cambiano il corso della vita. Questo mondo di mezzo, fra realtà e fantasia, pieno di inquietudini, di oscurità, Neil Gaiman lo descrive con maestria: chi non ha combattuto epiche battaglie, avventure straordinarie, in compagnia dei personaggi che popolano la fantasia, non legga questo libro; come lo stesso protagonista, appartiene alla categoria di persone che hanno dimenticato un bel pezzo della propria infanzia. Diventare grandi implica davvero dimenticare i mostri, le streghe buone, le battaglie contro le oscurità misteriose e maligne? Come si vede, dietro la linearità di una trama fantastica e un linguaggio spesso infantile, si cela una complessità e una domanda che può essere di vitale importanza per un adolescente, un ragazzo o una ragazza che ancora non sa che fare della propria infanzia.
'I bambini, come dicevo, usano vie traverse e sentieri nascosti, mentre gli adulti seguono le strade maestre e i percorsi stabiliti.'


L'altro libro che vorrei proporvi è L'alfabeto del silenzio, che ha una storia per certi versi speculare; romanzo a tutto tondo, con elementi di interesse anche per i ragazzi più grandi, è stato ristampato, da una prima edizione scolastica, direttamente nella collana Oscar junior, escludendo un lettore più maturo. Qui troviamo una bella storia d'amicizia fra Connor, l'io narrante, e Brandwell, immerso in un improvviso mutismo dopo un evento traumatico. E' stato forse lui il responsabile della caduta della piccola Nikki, la sorellastra ora in coma?
Il romanzo parte da qui, da un amico messo di fronte al dubbio di una tragedia sfiorata; ma un amico è un amico, e Connor ce la mette tutta nel cercare la verità, che non può passare altro che da quello che Brandwell dirà; ma come comunicare con lui? E' necessario inventare un nuovo alfabeto, un nuovo linguaggio, per scoprire una verità che, ovviamente, non è quella che appare.
La trama non può essere svelata più di così, se non aggiungendo che svolge un ruolo importante la baby-sitter Vivian, oggetto del desiderio del preadolescente diventato muto. Di cosa realmente si sente in colpa, forse dell'attrazione provata nei confronti di questa ragazza più grande, esibizionista e maliziosa? Diventare grandi è anche fare i conti con un desiderio che appare ancora oscuro, imbarazzante, colpevole. Ed è il confronto con un amico vero, disposto ad ascoltare l'alfabeto del silenzio, che consente di ritrovare la strada della normalità, l'affermazione di una verità liberatoria. Dunque, una grande storia di amicizia e una storia che ruota intorno al tema della paura di diventare grandi, del senso di colpa che ne deriva e del rifiuto del mondo adulto, segnato dall'inganno.

Vi ho proposto questi due libri, entrambi adatti a giovani lettori e lettrici dotati di una certa maturità personale, dai tredici anni in poi, perché sono ottimi romanzi e, nello stesso tempo, rappresentano bene gli strani meccanismi editoriali: attribuire un testo a una certa collana implica predeterminarne la collocazione in libreria. Sbagliare collana, così come copertina o formato, può significare far morire un libro senza che sia mai sottoposto al giudizio del suo pubblico ideale. Questo è ancor più vero soprattutto perché buona parte dei lettori si serve da librerie, fisiche o virtuali, in cui il filtro critico del libraio è stato eliminato.

Eleonora

L'oceano in fondo al sentiero”, N. Gaiman, Mondadori 2013
L'alfabeto del silenzio”, E.L. Konigsburg, Mondadori 2002, 2015






sabato 29 agosto 2015

A VOLTE RITORNANO

Eccomi dopo tanti mesi di assenza. Mi è mancato non riuscire a scrivere il post settimanale o quasi, ma l’immersione totale in consegne di lavoro molto pressanti mi ha impedito di preparare qualsiasi cibo che non fosse legato alla pura sussistenza.
Il periodo non è finito, ma qualche giorno di vacanza è servito per farmi ricordare una ricetta che trovo buonissima ed è costituita da ingredienti che proprio in questo momento dell’anno iniziano a maturare: zucche e mele.
Anche quest’anno ho raccolto nel campo di Albertina la zucca.
Eccola qui:


Le mele che ho trovato sono di una varietà che matura alla fine dell’estate, le Gala, anche se, in effetti, quelle più adatte per la cucina sono le renette che ancora non si trovano.

Ingredienti:

per la pasta
350 gr di farina
200 gr di burro
100 gr di zucchero
1 uovo
scorza grattugiata di un limone
un pizzico di sale

per il ripieno
1 kg di mele
400 gr di zucca decorticata
400 gr di zucchero e un cucchiaio
700 cl di acqua
una noce di burro
2 cucchiai di marmellata di arance


Preparate la pasta frolla unendo la farina, il burro morbido a pezzetti e la scorza di limone fino a ottenere un insieme di briciole. Disponetele a fontana e mettete al centro l’uovo, lo zucchero e il sale.
Con la punta delle dita impastate il tutto velocemente. Formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettetela in frigo per almeno un’ora.
Intanto mettete in una pentola l’acqua e lo zucchero e portate a ebollizione. Abbassate il fuoco e mettete la zucca tagliata a fettine di mezzo centimetro.
Fate sobbollire per dieci minuti. Scolate la zucca e fatela raffreddare.
Pelate le mele e tagliatele a fettine di un centimetro di spessore.
Fate scaldare in padella una noce di burro, unite le mele, fatele insaporire per 5 minuti aggiungendo anche un cucchiaio di zucchero.
Rivestite con la pasta frolla uno stampo di 26 cm di diametro (io ne ho usato uno quadrato da 22 cm di lato). Spalmate sul fondo 2 cucchiai di marmellata di arance e disponetevi sopra uno strato di fettine di mela. Procedete con la zucca fino a esaurire gli ingredienti. Finite con le mele.
Se vi è avanzata della pasta preparate le striscioline e componete la griglia finale.
Infornate a 180° per 45 minuti.

Lulli



venerdì 28 agosto 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL MERAVIGLIOSO

Il meraviglioso Cicciapelliccia, Beatrice Alemagna
Topipittori 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Mio padre parla cinque lingue, mia madre canta come un fringuello, mia sorella è la regina del pattinaggio e io non so fare niente.
Ma niente di niente,
In ogni caso, questo era quello che pensavo. Fino a questa mattina, quando ho sentito mia sorella che diceva: ' Compleanno-mamma-ciccia-pelliccia'. Oh, no! Avrebbe ancora regalato qualcosa di fantastico alla mamma!"

Edith, Eddie per gli amici, ha solo cinque anni e mezzo e una scarsa opinione di sé. Ora si avvicina il compleanno della mamma e lei vorrebbe essere all'altezza di sua sorella maggiore nello sceglierle un regalo altrettanto bello. Ma quella frase sentita così, tutta spizzichi e bocconi, non le è di nessun aiuto. Ciccia? Pelliccia? Che cosa sarà? 

Così decide di uscire e chiedere informazioni ai suoi cinque amici: Monsieur Jean il panettiere. Lui non ha idea di cosa sia un CICCIAPELOSO. Le regala, in compenso una buona brioche calda di forno. Lo stesso Wendy, la fioraia, non sa cosa sia un CICCIAMOLLICCIA, ma le dona comunque un quadrifoglio. Anche Mimì, padrona del negozio di moda, o Emmet l'antiquario non riescono ad aiutarla. 
Men che meno le è utile lo scorbutico macellaio. Sconsolata, Eddie, dopo aver girato in lungo e in largo per la città, al riparo dalla neve che scende sente dei rumorini...ed eccolo lì: un meraviglioso CICCIAPELLICCIA. Adorabile. Ciccione. Per nulla chic e soprattutto rarissimo. Ma purtroppo non è ancora finita l'avventura di Eddie, perché il Cicciapelliccia si infila velocissimo nel bidone della spazzatura e tirarlo fuori di lì e renderlo presentabile non sarà così facile...Ma tutto è bene quel che finisce bene. Uno spazzino compiacente e una fontana in piazza completano la missione di Eddie, ovvero portare alla mamma un regalo unico e speciale. E, se non bastasse, Eddie ora è consapevole di saper fare bene una cosa che nessun altro sa fare: trovare i Cicciapelliccia.


Eddie deve superare una prova difficile: trovare un bel regalo per la sua mamma. Come in una fiaba, la piccola Eddie fa il suo percorso di esperienze e, come in una fiaba, nel suo viaggiare riceve, di volta in volta dai suoi amici, oggetti che si rivelano utili per arrivare a una conclusione positiva. Dalla brioche, al bottone di madreperla, al quadrifoglio, al francobollo raro, la piccola Eddie colleziona e mette da parte per tempi migliori. E ogni oggetto trova un suo uso alternativo e un po' magico. Il meraviglioso, proprio come nelle fiabe. 
Anche un po' come Pippi Calzelunghe (che peraltro apre il libro con una sua riflessione indimenticabile), tutta sola in un mondo di grandi, Eddie si mette in gioco e gioca. Gioca soprattutto con il nome del suo oggetto del desiderio: da CICCIAPIUMINO a AMBARABACCICICCIOTTÒ in una serie di varianti belle e sonore. Gioca anche con la sua immaginazione perché anche lei sembra non sapere bene cosa stia cercando. La certezza di essere arrivata al traguardo la ha solo quando lo vede. 

Effettivamente è irresistibile quel creaturino un po' topetto dai peli ritti e di un rosa indimenticabile (quello stesso colore dei risguardi finali de I cinque malfatti). Il CICCIAPELLICCIA sarà molte cose assieme: cuscino, sciarpa, pianta ornamentale, pennello e cappello. Come conferma la gioia della mamma nell'indossarlo prima di uscire.


Allegra bambina sbilenca con inimitabili calze a righe, come se fossero una citazione, questa Eddie di Beatrice Alemagna è portatrice di infanzia. 

Di una infanzia gagliarda e meravigliosa, nel suo modo di muoversi nel mondo, nella sua scettica fiducia nei grandi, nella sua inventiva, nella sua caparbietà ad andare avanti, nel suo sorriso sornione, a missione compiuta. Altrettanto gagliarda è Beatrice Alemagna nell'uso dello spazio e del colore. Questo rosa indimenticabile del piumino di Eddie e del Cicciapelliccia 'salta' e si esalta per brillantezza su una paletta di colori piuttosto scuri ed è una sorta di sigla di 'leggera follia', la stessa che distingue anche Eddie. Dalle grandi architetture parigine di Un leone a Parigi (Donzelli 2009), qui siamo davanti a una panoramica di una piccola città con tanti negozi e botteghe sempre diversi con insegne e vetrine colorate, attraversate da una strada di pavet su cui si segue il lungo percorso della piccola Eddie. Compare qua e là, a interrompere il colore, il collage con la fotografia. Ogni tavola, secondo prospettive anche molto diverse, vicine o lontane, si rivela una festa di dettagli, spesso a matita, che caratterizzano i singoli negozi. Un repertorio sempre un po' sbilenco di uomini e architetture dentro cui è una gioia andare a curiosare e anche un po' perdersi.

Carla

mercoledì 26 agosto 2015

FAMMI UNA DOMANDA!

LA MAGIA DEI NUMERI



Il pretesto è il π, ma il discorso riguarda la matematica greca, croce e delizia di ogni studente: dal teorema di Pitagora alle dimostrazioni geometriche di Euclide, la nostra cultura matematica di base, fatto salvo il dovuto omaggio alle influenze arabe ed indiane, ha a che fare con il mondo ellenico, che lo si voglia o no.
Ma partiamo proprio dal π, quel famoso 3,14...imparato a memoria già dalle elementari.
Che cos'ha di particolare questo numero? E' infinito e, per essere più precisi, è un numero irrazionale.


Calcolare la circonferenza di un cerchio partendo dal suo diametro era un vero rompicapo e il procedimento trovato da Archimede sta nel costruire un quadrato circoscritto e un esagono inscritto che costituissero i due limiti all'interno del quale definire la circonferenza, che deve risultare maggiore di tre diametri e minore di quattro.
Ancora oggi è un bel rompicapo, di cui Archimede andava fiero. Genio poliedrico, degno figlio della ricchissima cultura ellenistica, che trovava la sua massima espressione nella Biblioteca di Alessandria, dove aveva studiato anche Euclide, Archimede è noto anche per le prodigiose macchine belliche che consentirono alla sua città, Siracusa, di resistere per due anni all'assedio romano.
In quel regno della sapienza antica, la Biblioteca di Alessandria, che comprendeva 500.000 papiri, oltre a laboratori e strumenti scientifici, vigeva la legge del fondo delle navi, che prevedeva che ogni nave che attraccasse nel porto di Alessandria, lasciasse le opere scientifiche e filosofiche in suo possesso, ricevendone una copia. Ogni visitatore, insomma, per usufruire dell'immensa ricchezza della Biblioteca, doveva contribuire ad ampliarla. Bella regola e bella civiltà, laddove alla conoscenza veniva riconosciuto il giusto valore.


Ma oltre tutta questa sapienza, Archimede, scienziato dalla biografia complessa ed interessante, amava anche regalare ai suoi amici dei rompicapo impossibili, fra cui un libretto detto Stomachion, ovvero Maldipancia, una sorta di tangram, un insieme di figure geometriche che potevano essere scomposte e ricomposte dando origine ad altre figure, sempre inscritte in un quadrato.
Tutte queste notizie e molto altro sono contenute nel prezioso testo di Anna Cerasoli, valente divulgatrice in campo matematico: Tutti in festa con il Pi greco, pubblicato da Editoriale Scienza. L'occasione è aver fissato nel 14 marzo la ricorrenza che celebra la definizione di questo numero impossibile.
Questo testo, come anche le biografie scritte da Luca Novelli nella collana Lampi di genio, dello stesso editore, rappresentano letteralmente una luce nel ristretto panorama della divulgazione in campo matematico, da cui rifuggono, per primi, proprio i grandi, spaventati dai concetti che li hanno torturati ai tempi della scuola.


Ma, come avrebbe detto Pitagora, tutto è numero e questi testi sono davvero stimolanti per quei ragazzi e ragazze che non si spaventano di fronte ai rompicapo.
Da ultimo, non mi dispiace affatto mostrare ai giovani lettori e lettrici quanto di antico ci sia nel nostro sapere, nel nostro modo di pensare, nella nostra stessa logica, nei modi di dire cui tuttora ricorriamo: datemi un punto d'appoggio...
Archimede docet.
Eleonora

“Tutti in festa col Pi greco”, A. Cerasoli, Editoriale Scienza 2015
“Archimede e le sue macchine da guerra”, L.Novelli, Editoriale Scienza 2003
“Pitagora e il numero maledetto”, L.Novelli, Editoriale Scienza 2012


lunedì 24 agosto 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA MAGIA 'NORMALE'

Margherita e l'osso parlante, William Steig
Edizioni EL 2000


NARRATIVA PER PICCOLI (dai 5 anni)

"'Posso portarti a casa e tenerti con me, ossicino meraviglioso?' - chiese Margherita. 'Sicuro! Sono solo da tanto tempo. Circa un anno fa (per l'esattezza, in agosto sarà un anno), caddi fuori dal cestino di una strega. Lei non se ne accorse e continuò per la sua strada. Avrei potuto chiamarla, ma non mi andava più di essere il suo osso.'"


La meraviglia di quest'osso sta nel suo essere capace di parlare. Margherita lo mette nella sua borsetta con l'accortezza di lasciarla aperta per poter continuare la piacevole chiacchierata. Convinti entrambi, osso e maialina, di vivere una giornata meravigliosa per essersi incontrati, passeggiano sereni verso casa godendosi la bella giornata di primavera. Due briganti però tendono un agguato a Margherita che non vuole mollare la borsetta. In suo aiuto interviene l'osso con una perfetta imitazione di un sibilo da serpente e di un ruggito da leone che mette in fuga i rapinatori. L'osso non è solo un gran conversatore, è anche un prodigioso imitatore di suoni e versi. Tuttavia, nessuna imitazione vale per salvarsi dalle grinfie della volpe che non si fa ingannare e di lì a poco si porta a casa entrambi. Giunta nella sua capanna, appronta ogni cosa per cucinarsi la povera Margherita, ma l'ossicino, recitando una serie di formule magiche sgorgategli dal cuore, ribalta in modo irreversibile la situazione: la volpe rimpicciolita diventa inoffensiva e i due amici, liberi, possono raggiungere finalmente la casa dove i genitori di Margherita li accolgono con affetto e vassoi d'argento...


La grandezza che riconosco sempre nelle storie di Steig è il suo genio assoluto nel raccontare l'assurdo con i toni della normalità. Nei suoi racconti la magia si insinua nella realtà e ne cambia bruscamente ma anche 'naturalmente' il normale andamento. Penso a Shrek, nella sua versione originale così lontano dal film, pubblicato nel 1999 (Mondadori), a Wizzil nel 2002 (Mondadori), ma soprattutto al capolavoro di Silvestro e il sassolino magico (Mondadori 2006). 



Con quest'ultima storia i punti di contatto sono moltissimi, in particolare nell'uso degli elementi narrativi e nelle tematiche di fondo: un oggetto magico, qui un ossicino e là un sassolino; un personaggio principale che sotto le spoglie di un animale, nasconde un piccolo, qui una maialina, là un asinello; la relazione dei due protagonisti con la Natura, là un asino che ama collezionare sassi, qui una maialina che come svago, passeggia nel bosco (Margherita si sedette sull'erba a riposare un pochino: La primavera era così splendente, il venticello tiepido che l'avvolgeva così carezzevole, che lei ebbe la sensazione di potersi trasformare in un fiore...cit.);

la fragilità dei protagonisti di fronte alle avversità con la relativa suspense centrale quando la storia pare volgere al negativo per i protagonisti, là l'impossibilità da parte di Silvestro diventato sasso solitario di ritrasformarsi in asino, qui la determinazione della volpe a cucinarsi Margherita e il pianto addolorato e disperato della maialina che confida all'osso tutto il suo affetto;


e ancora il tipo di esito finale che vede in entrambi i casi l'accettazione e la successiva approvazione da parte dei genitori del punto di vista dei loro piccoli; il lieto fine che in entrambi i casi riconduce tutto, la magia compresa, in un tran tran quotidiano, là nel conservare in una cassaforte il sasso che ogni cosa trasforma (Forse un giorno ne avrebbero avuto bisogno, ma davvero almeno per adesso, cos'altro avrebbero potuto desiderare? Avevano già tutto quello che volevano. cit.) e qui mettendo l'osso parlante su un vassoio d'argento su una mensola del caminetto (Quando qualcuno si sentiva solo, poteva scambiare due chiacchiere con lui. E se avevano voglia di musica, l'osso era sempre pronto, a richiesta...cit.)
Visto che avevamo messo il blog in pausa su un mostro sacro, Quentin Blake, mi sembra doveroso riaprire con un altro genio della letteratura illustrata, William Steig. Come per Quentin Blake, anche per William Steig siamo davanti a geni assoluti che meriterebbero ben altro spazio di riflessione, ma il compito di Lettura Candita è soprattutto quello di sollevare solo un angolino del tappeto per farvi vedere cosa si nasconde sotto. 




A ciascuno poi, con le proprie forze e i propri tempi, toccherà fare il resto.

Carla