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venerdì 9 gennaio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ORLANDO, PIUTTOSTO FURIOSO

Il Gigante
, Fabian Negrin 
Emme Edizioni 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"C'era una volta un gigante grande come una montagna e forte come seimila orsi. 
A pranzo il gigante divorava quindici cosce di cinghiale e un intero bue arrosto, accompagnati da diecimila fiaschi di lambrusco. 
Dormiva un'intera settimana e il suo russare faceva tramare la terra fino all'orizzonte..." 

Tutto questo succedeva regolarmente fino al giorno in cui una piccola, capricciosa e viziata gigantessa si impossessò del castello del gigante. 
Lui, armato di tutto punto, a dorso di elefante si avventurò nella foresta e, sprezzante di ogni pericolo e monito alla prudenza, sconfisse un drago come nelle migliori fiabe e incontrò una principessa. Con lei si sposò, dopo averla liberata dalla torre dove era tenuta prigioniera. E al matrimonio andarono tutti, ma proprio tutti. 
E come succede in questi casi, gli sposi vissero felici e contenti. 
Almeno fino all'imbrunire... 

Negrin sa fare bene un mucchio di cose e ha un gran talento: ma tre gli riescono massimamente. La prima, raccontare fiabe, anche solo con una figura, oppure riraccontandole da un punto di vista non convenzionale. 
La seconda, raccontare l'infanzia. Con sincera stima, rispetto e lealtà nei confronti di quella categoria umana. 
La terza, giocare con le parole. 
Credo di averlo già detto altrove, ma - paradossalmente - con l'italiano lo aiuta il fatto di non essere un madrelingua. Non dipende da quanto una lingua tu la domini, quanto piuttosto dalla tua attenzione nello smontarla e nel guardarla con sense of humor e ironia, doti che a Negrin non mancano, per poterne cogliere il lato ironico, buffo, anomalo, assurdo. 
Spesso e volentieri, lui, con il suo retino da farfalle, ha catturato parole, ci ha giocato un po' e quindi ce le ha restituite con una sfumatura aggiunta, che a noi era sfuggita fino a quel momento. 
L'ultimo esempio è quel magnifico Caccapupuccetto Rosso, che compare nel suo libro dedicato a differenti riscritture dei Cappuccetti. Un'altra delle sue magnifiche ossessioni... 


Sebbene ne Il Gigante non giochi con le parole, il caso vuole che le altre due cose che fa massimamente bene siano in questo libro a fare bella mostra di sé. 
Il passo della fiaba lo prende fin dal primo rigo e, fino a cinque parole dalla chiusa, va avanti dritto per il suo sentiero. Tocca tutti i punti nevralgici, come piacerebbe a Propp: l'eroe, la sua forza, il suo coraggio, la sua sete di avventura, la rottura di un equilibrio, l'allontanamento e poi le sue peripezie e alla fine un lieto fine. La principessa, il drago, il gigante stesso ecc. 
Per capirci, la fiaba è il testo. Le illustrazioni sono l'infanzia. Ossia, nelle immagini racconta un pezzettino di vita di un bambino. Chi conosce Orlando, a cui il libro è - ovviamente - dedicato, ne riconosce i tratti, i ricci e certi atteggiamenti eroici e sorride un pizzico di più di chi non ha avuto la fortuna di incontrarlo, tuttavia va detto che dietro quell'Orlando ,che è un bambino vero, ci sono tutti gli orlandi e le orlande del mondo. 
Si tratta qui di raccontare l'intera categoria umana. 


Come accade spesso in Negrin, anche in questa storia il piccolo protagonista deve combattere e prendere le misure rispetto al mondo dei grandi. 
Si ricorderà la faccia del bambino che in Come? Cosa? che sente i suoi genitori sproloquiare di bonaccia di vento, nell'ultima pagina di quel libro in cui quello stesso povero ragazzino è stato sbatacchiato da continue raffiche crescenti, in lungo e in largo. 
O la frase dei due fratelli, incorniciati nel lunotto posteriore della Fulvietta azzurra in Bestie che, una volta rabboniti i genitori, non possono non concordare sul fatto che a volte i genitori sono proprio delle bestie. 
Ne Il Gigante l'ultimo misfatto che hanno commesso i grandi agli occhi del protagonista consiste nell'avergli dato una sorella e, a causa sua, di aver distolto da lui parte dello sguardo e dell'attenzione... 
Come ogni fratello maggiore - che che se ne dica - è piuttosto furioso del nuovo arrivo che non era nei suoi piani e così fugge a cercare altrove qualcuno che lo consoli, lo ami, lo trastulli, lo intrattenga. 



E chi meglio di una ragazzina in canottiera, vicina di casa, potrebbe distrarlo dal suo patire di gelosia? Tanto importante è quest'incontro che anche il peluche passa in secondo piano e può essere dimenticato nell'erba del giardino. 
Dunque ancora una volta Negrin racconta un'infanzia a cui viene riconosciuta alterità rispetto al mondo degli adulti, e quindi anche legittimità e autonomia di pensiero e azione rispetto a loro. Almeno fino a sera. 
Nessuna morale della fiaba, ovvero le sorelle neonate appena arrivate vanno all'istante amate! 
Dunque il testo di fiaba ci parla di un gigante, di una partenza avventurosa, di una principessa e via andare, mentre le figure ci parlano di un bambino che rassomiglia a Orlando. 
Quindi tra testo e immagine c'è un bel contrasto che si percepisce fin da subito e che crea un inevitabile quanto gradito (azzarderei, necessario), perché divertente, cortocircuito durante la lettura, per cui le parole vanno in una direzione e le immagini in tutt'altra. 
Ed ecco di nuovo il magnifico contrappunto, di cui si parlava che non è tanto
Qui, non solo è il sale della storia, ma ci offre spunti su un sacco di altri piccoli dettagli e lo fa, con noncuranza, tra le righe e tra i colori.


Uno su tutti: i bambini sono giganteschi e luminosi. 

 Carla

venerdì 27 settembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'OSCAR COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA 

Decidi sempre tu, Jörg Mühle (trad. Giulia Genovesi) 
Terre di Mezzo 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Quel pomeriggio, quando la donnola tornò a casa, l’orso era impegnato. Era venuto a trovarli il tasso. 'Noi stiamo giocando',disse l’orso, 'potresti prepararci qualcosa da mangiare?'. 
Alla donnola quella proposta non piacque. 'Il tasso è amico mio!' esclamò. 'Non puoi giocare con lui!' 
'Il tasso non è mica tuo. Tu puoi giocarci domani.' 
Il tasso ebbe un'idea." 

Di nuovo quei due. 
Quelli che anni fa, nel 2019 per la precisione, li abbiamo sentiti e visti litigare a bestia - è proprio il caso di dirlo - per avere il diritto di mangiarsi senza remore il terzo fungo trovato nel bosco dall'orso e poi scottato in padella dalla donnola. 
Già all'epoca si era capito che tra questi due coabitanti della casa nel bosco, la più aperta e ariosa che abbia mai visto, non c'è mai intesa. Su nulla. 
Qui non si contendono il fungo (credo che, all'epoca si dovettero contendere anche la fragola numero tre) ma addirittura un amico in carne e ossa: il tasso. 
Ignaro, lui era andato a trovarli entrambi, ma a casa c'era solo orso e quindi è con lui che ora sta giocando, rendendo donnola, con il suo arrivo, il granello che inceppa il meccanismo di un gioco a due, perfettamente equilibrato. 


A compromettere la pace, arriva anche una richiesta en passant di orso a donnola riguardo al preparare loro qualcosa da mangiare. Il carattere fumino della donnola si accende e comincia così un dialogo serratissimo tra i due su chi è amico di chi, su che gioco fare, sulle regole del gioco, su che ruolo avere nel gioco. Insomma un battibecco in piena regola, a cui il tasso assiste. In assoluto silenzio, o quasi. 
L'orso e la donnola sono due personaggi già conosciuti e ritrovarli ancora una volta nel loro ménage familiare, non può che confermare il loro essere quelli che sono... 

Un po' di cose interessanti che forse al primo libro non erano venute ben fuori. 
La scrittura e il disegno di Jörg Mühle hanno una potenza di impatto non irrilevante. 
Partiamo dal disegno. Di nuovo il contesto è la casa ariosa. 
Si parte dai tronchi di un boschetto e poi si mette a fuoco, non più la cucina piena di utensili, ma di sguincio si vede una camera: letto a castello e qualche arredo sparso. 


Tutta la storia però è visivamente focalizzata su una base di tronco mozzo che funge da tavolino. Solo in fondo alla storia il quadro si allarga e si vede il loro soggiorno, o stanza dei giochi (in molte case i due ambienti coincidono). Anche questo, come nel primo libro, risulta pieno di dettagli interessanti ed esilaranti, considerato il contesto in cui ha luogo. 
Si può dunque dire con una certa sicurezza che Jörg Mühle si sta divertendo assai nel costruire la sua 'scatola scenica'. Ma non solo. 
Qui ancora più che nel primo episodio, la cura è nel sottile ma efficace gioco di sguardi e posture che "il regista" fa assumere ai tre protagonisti.


Parrebbe scontato che l'oscar come miglior attore non protagonista vada al tasso. 
Quasi del tutto muto, le poche battute che deve dire fanno di lui l'ago della bilancia. 
Tanto sono teatrali e melodrammatici gli altri due, tanto lui lavora sul suo pubblico con gesti e occhiate molto misurate. Da grande attore quale dimostra di saper essere. Attraversa la scena con discrezione, ma ciò nonostante i suoi piccoli gesti sono di una eloquenza potentissima. 


Come è vero che a togliere si fa meglio che ad aggiungere! 
Questa capacità di far parlare i corpi Jörg Mühle dimostra di averla come sua cifra, ma qui un po' di più di sempre. Lo testimonia una delle scene iniziali, che poi si rivela la miccia che accende l'ira della donnola. La testa dell'orso che non si gira neanche nel rivolgersi a lei e lo sguardo perplesso, ma anche lievemente imbarazzato, del tasso, valgono davvero tutto il libro. 


E qui si può aprire l'altra questione relativa al testo. 
Infinitesimali sono le parti descrittive: la frase iniziale che funziona come la panoramica prima dei titoli di testa in moltissimi film e pochissimo altro. Il resto è dialogo, costruito sul botta e risposta tra i due contendenti. Tanto più si accendono i toni, tanto più il carattere tipografico lo segna e tanto più i loro corpi diventano specchio dei loro rispettivi stati d'animo. Braccia conserte, soprattutto.


E Tasso? 
Lui li guarda sempre più scettico, salvo poi giganteggiare sul finale! 

Carla 

Noterella al margine. Volutamente si è deciso di tacere sulla questione di fondo, ovvero la difficile arte di essere amici dispari, senza che questa circostanza sfoci in alleanze e preferenze. E comunque parrebbe fatto acclarato che Jörg Mühle abbia una magnifica ossessione per il numero TRE.

lunedì 1 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA 'TEORIA DEI GIOCHI'

Sulla collina, Linda Sarah, Benji Davies (trad. Anselmo Roveda)
EDT Giralangolo 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Due scatole di cartone, abbastanza grandi per starci dentro, abbastanza grandi per nascondersi. Uto e Leo le portano ogni giorno su, sulla collina.
Certe volte sono re, soldati di ventura, astronauti. certe volte sono pirati che solcano cieli e mari in tempesta.
Ma sempre, sempre sono Grandi Amici."


Uto e Leo hanno un ritmo a due. Ma un lunedì che prometteva pioggia su quella collina arrivò un terzo bambino, Samu. Anche lui ha la sua scatola e vuole unirsi a loro. Comincia a piovere e i tre si rifugiano nelle scatole. Quando torna il sole i tre escono di nuovo a giocare. Sebbene il ritmo a due sia sempre lì, tra i bambini qualcosa è cambiato. Uto si sente strano, prende la sua scatola e la riduce in mille pezzi e decide che sulla collina non ci salirà più. Si sente escluso, messo da parte dal nuovo arrivato. Tutte le attenzioni di Leo sembrano essere per Samu.


Forse però le cose non stanno proprio così, visto che Leo e Samu un giorno bussano alla sua porta con una grande sorpresa...Molto di più di una semplice scatola: una scatola con le ruote che si rivela accogliente razzo supersonico, oppure triplo jet transformer, ma soprattutto diventa lo spazio ideale per un ritmo a tre.

Secondo albo di Benij Davies, dopo La balena della tempesta, ma questa volta con il testo scritto da Linda Sarah, giovane illustratrice e scrittrice britannica di libri per bambini.
Questa storia che racconta le difficili dinamiche tra bambini, in fatto di amicizie, mi pare straordinaria principalmente per un fatto: l'aver saputo riassumere con una sola espressione il complicato traguardo dell'armonia tra persone. Il ritmo a due, il ritmo a tre, il ritmo a quattro (auspicabile, ma sempre più difficile) è una bellissima definizione di quello che è uno dei nostri obiettivi primari in qualità di animali sociali. Stare con gli altri, quando questi altri è > di 1, non è cosa facile. Anzi molto difficile. Fatta di delicati equilibri, di sottili confini, la convivenza, e ancora di più la condivisione, fino ad arrivare all'amicizia, con più persone la cerchiamo fin da subito. I bambini sono i maggiori realizzatori di comunità pacifiche, ma sperimentano fin da subito quanto sia laborioso mantenerle nella loro armonia iniziale. Spesso tra loro nascono alleanze contro, emarginazioni, esclusioni, si impongono ruoli dominanti, insomma cominciano i problemi.
Proprio ieri, sotto un tepee indiano (a Roma è partita la Tribù dei lettori), luogo perfetto per discutere in pace anche in assenza del calumet, ho letto questo libro e con un manipolo di ragazzini abbiamo ragionato di quanto sia difficile creare un ritmo a tre, un ritmo a quattro...E poi abbiamo cercato di trovare, per così dire in natura, situazioni in cui il ritmo sia necessariamente a più voci e funzioni. Una squadra di pallavolo, un'orchestra...Naturalmente a me che sono adulta è immediatamente schizzato il cervello a pensare ad una utopia in cui un'intera società si muova in armonia. Ma questa è un'altra storia.
Uscendo dal tepee, tuttavia il pensiero mi è subito andato a John Nash, tristemente alla ribalta in questi giorni, e alla sua Teoria dei giochi.
Può essere un azzardo paragonare un albo illustrato, dove si racconta che l'arrivo di un terzo bambino butta all'aria una bella amicizia consolidata, a una teoria matematica, applicata all'economia? I punti di contatto a me pare di intravederli. Il contesto, paradossalmente, è lo stesso: il gioco. Laddove le mosse di ciascun partecipante, definite da Nash strategie, implicano conseguenze sul gioco di tutti i partecipanti. Sotto gli occhi del lettore le conseguenze che esercita su Uto...


E ancora, nella teoria dei giochi si parla di giochi cooperativi e di giochi non cooperativi e non è lo stesso che Benij Davies disegna?... 

E per finire, se è dimostrato che una cooperazione tra i giocatori è possibile, laddove tutti si impegnino ad agire per un miglior risultato comune, piuttosto che per il proprio, e che quindi indirettamente si possa raggiungere un vantaggio, seppur minore, ma equanimente distribuito tra tutti, non stiamo dicendo la stessa cosa che i bambini mettono in pratica, costruendo l'enorme Scatola su ruote che li accoglie tutti e tre, anche se un po' più stretti?


Carla

Noterella al margine. Tanto ho trovato felice la definizione del ritmo a due o a tre, tanto mi pare poco scorrevole il testo, appesantito ulteriormente da un uso ridondante delle maiuscole.




mercoledì 11 febbraio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FRATELLI E CAPPELLI

Lo scambio, Jan Ormeros, Andrew Joyner


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Carolina è molto, molto gelosa. Vorrebbe anche lei un grande bacio-sbaciucchio da Mamma Coccodrillo. Il giorno dopo Mamma Coccodrillo dice: 'Questo cappello non è quello che volevo. Andrò dal cappellaio a cambiarlo con uno che mi stia a pennello'. 'Fa la brava, Carolina, e bada al tuo fratellino' dice. 'Io torno subito'."



Carolina, lasciata lì all'angolo della strada con il passeggino e suo fratellino legato sopra e sbavante, rimugina. Questo bebè è insopportabile: sbava, puzza, non è divertente e si prende tutto lo spazio sulle ginocchia di sua mamma. Non è certo un fratello che le va a pennello, perché non cambiarlo e sostituirlo con qualcosa di meglio? Entrata nel Paradiso dei piccoli, negozio con l'insegna adatta, Carolina lo scambia con un cucciolo di panda che, con i suoi occhi gialli, piacerà di certo anche alla sua mamma. Ma il panda, sebbene non sbavi, ha gusti alimentari insoliti e divora, sotto gli occhi esterrefatti di Carolina, la seggiolina del bar. La piccola coccodrilla lo riporta immediatamente al negozio e in cambio prende un elefantino che però spruzza con il suo naso acqua ovunque e rompe la fontana. Nuovo cambio, nuovo cucciolo, nuovo problema: tigrotti, maialini, giraffe. Nulla sembra funzionare. Fino ad arrivare a un coccodrillino usato che sbava un po' perché sta mettendo il suo primo dente...Ma quello è suo fratello che a ben vedere, se confrontato con tutti gli altri, è quello che le sta più a pennello. 


Così, come se niente fosse, il coccodrillino riguadagna il suo legittimo posto sul passeggino e al ritorno della mamma con un nuovo cappello tutto è tornato come prima. Uniche non impercettibili differenze sono un nuovo cappello della mamma (che si intona perfettamente al vestito di Carolina...), un nuovo dentino del fratello, una nuova tenerezza di Carolina e la consapevolezza di essere amata almeno quanto suo fratello....

Un nuovo nato in famiglia, fratello o sorella che sia, porta scompiglio, altera gli equilibri, soprattutto quelli affettivi. Si chiama gelosia. Fratelli maggiori che diventano all'improvviso più piccoli dei piccoli, che cercano modi più o meno legali di sbarazzarsi del nuovo arrivato, che recriminano le loro conquiste di spazio, attenzione, affetto senza troppo successo. I piccoli, non ci si può fare molto, catalizzano tutto ciò che hanno intorno e l'unica cosa da fare è aspettare che passi e che i ruoli si ristabiliscano con naturalezza. Ma è dura!
In quel tempo di passaggio, di guado da una assoluta primazia a una condivisione alla pari, nella testa dei fratelli maggiori passano i peggiori pensieri.


Questo racconta con assoluta chiarezza e con grande ironia l'albo di Jan Ormeros e Andrew Joyner. Racconta la temporanea distrazione di un genitore, la gelosia di una bambina, la riconquistata armonia e la totale inconsapevolezza dei nuovi arrivati: fantolini che passano con disinvoltura dalle braccia di uno all'altro, continuando imperterriti a fare le uniche cose di cui sono capaci: puzzare, sbavare, non essere ancora divertenti.
Non è esattamente il primo albo che tratta questo tema sempre attuale, tuttavia a questa ultima declinazione tutta australiana del problema, vanno riconosciuti alcuni meriti. Il primo: il punto di vista, secondo cui i piccoli sono 'merce' a tutti gli effetti, corredati di regolare etichetta, come a dire cappello=fratello.
Il secondo: la grande onestà intellettuale nel raccontare i 'cattivi pensieri' che fanno i bambini. Il terzo: il ritmo vivace e incalzante. Il quarto e il quinto: il linguaggio che si srotola in bocca, felicemente, e negli occhi, allegramente. In una cittadina abitata da animali anni Sessanta c'è una vivacità fatta di finestre aperte di case molto popolate, di vetrine di piccoli negozi molto riforniti, da un via vai di mezzi di locomozione molto utilizzati e di un numero di cuccioli 'bambini' che smentiscono il livello zero della natalità. Divertimento puro nell'osservare alcuni particolari degli interni della casa di Carolina: uno su tutti la sequenza di foto ricordo che scandiscono la crescente delusione e il disappunto finale di questa novità in famiglia e incorniciano l'agognato bacio-sbaciucchio.


Una serie di piccoli gioielli brillano anche in alcune soluzioni di testo e nella bella traduzione fattane da Sara Ragusa: il migliore è lo 'spazio sulle ginocchia' che mi pare un modo geniale di definire concretamente il nocciolo della questione, ovvero saper condividere l'amore.

Carla

mercoledì 16 luglio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


OGNI COSA AL SUO POSTO

Caro George Clooney puoi sposare la mamma? Susin Nielsen
Il Castoro 2014


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Amavo tantissimo la mia mamma. E odiavo mio padre, perché l'aveva trasformata in una donna che permetteva praticamente a qualsiasi uomo di baciarla. E questo succedeva perché stava cercando disperatamente qualcuno che lo sostituisse - qualcuno che l'amasse come l'aveva amata lui, ma questa volta per davvero.
Jeff Bridges, Gabriel Byrne, George Clooney."

Violet ha 12 anni e anche un bel problema: i suoi genitori si sono separati. La sua bella e accogliente famiglia di Vancouver ora è divisa a metà. Da una parte, a Vancouver, lei, sua sorellina Rosie di 5 anni e sua madre in perenne ricerca di un fidanzato e dall'altra, a Los Angeles, suo padre, la sua nuova e giovane moglie e due sorelline nuove nuove, poco più che lattanti.
Violet si muove tra queste due famiglie, ma in nessuna delle due si sente a suo agio.
A Los Angeles il contatto -seppure saltuario- con il padre un po' troppo preso dalle sue due nuove bambine e dalla sua nuova compagna, genera in lei una gelosia smodata che la porta a compiere una serie di crudeli monellerie nei confronti delle sue sorelline.
Ma a Vancouver le cose non vanno meglio: la pervicace ricerca da parte della madre di un fidanzato la snerva perché la sequenza di candidati si rivela sempre fallimentare. L'ultimo dei quali, un ometto lentigginoso e all'apparenza piuttosto scialbo, la convince definitivamente sul fatto che spetti a lei trovare l'uomo giusto per sua madre. E qui si delinea il piano strategico che Violet mette in piedi, con la connivenza e l'aiuto di Phoebe, la sua migliore amica.
Con gli elementi di cui dispone, un padre regista di serie televisive e una madre parrucchiera per il cinema che conserva una cartolina firmata da George Clooney, ottenuta dopo avergli curato l'acconciatura su un set, Violet ha 'quasi' in tasca la soluzione ai suoi problemi.
Ma non ha fatto i conti con il fatto che l'amore va dove vuole lui...

Sebbene il tema che attraversa l'ultimo romanzo di Susin Nielsen non sia un'assoluta novità, ciò nonostante il libro è davvero molto interessante.
Sono diversi i fattori che lo rendono tale: in primo luogo l'autenticità dell'analisi psicologica dei personaggi. La gelosia di Violet, lo spaesamento della madre, la disattenzione del padre, la fragilità di Jennica, sua seconda moglie, l'ingenuità della sorellina Rosie sono tutte emozioni in cui molto verosimilmente ognuno di noi potrebbe riconoscersi.
La rabbia, spesso incontrollabile, di questa ragazzina che sfocia in un desiderio di rivalsa un po' cieco (le due sorelline di Los Angeles sono le ultime che dovrebbero subirla, ma invece sono il suo obiettivo prediletto forse proprio per la loro innata innocenza),oppure certe sue ossessioni nel mettere ogni cosa al suo posto, così come la goffa ricerca di nuovi punti di riferimento da parte della madre che, dopo la separazione, si sente sola, abbandonata, non più amata sono 'terribilmente' vere.
Come pure lo sono certe immaturità adulte, certe debolezze di carattere o punti di fragilità che i grandi dimostrano spesso e che nel libro sono messe in evidenza con impietosa lucidità.
In secondo luogo apprezzo ancora una volta, dopo Lo sfigato (Rizzoli, 2009), l'ironia disincantata con cui la Nielsen è capace di affrontare anche le grandi questioni della vita, come per esempio la fine di un amore, la separazione dei genitori, la solitudine.
Terzo fattore importante è la leggerezza di scrittura. Nonostante i temi messi in gioco siano complessi, la loro lettura non si appesantisce mai. Questo, come anche l'altro suo libro tradotto, scorrono con grande facilità e hanno un ritmo interno sempre molto serrato, con colpi di scena fino all'ultimo minuto, circostanza questa che crea nel lettore una vera e propria 'dipendenza' fino al momento della chiusura dell'ultima pagina.
Provare per credere.

Carla

lunedì 17 dicembre 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MAMMA!

PI STORIA A QUADRETTI, Giulia Orecchia
Franco Cosimo Panini, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Mi leggi? A una richiesta così importante, è bello rispondere con il dono del tempo, dell'ascolto, della partecipazione emotiva.
Una storia si può leggere in molti modi e anche reinventare. Oppure si racconta di nuovo, uguale e ancora uguale.
Giulia Orecchia ha inventato la storia e l'ha raccontata con tanti disegni e pochissime parole."


Questa dichiarazione di intenti la leggiamo nella seconda di copertina lucida e sagomata che si apre quasi fosse una sovracoperta, sul libro vero e proprio.
Una storiellina piccola piccola fatta davvero di tanti disegni e poche parole: un volpino passeggia e si gode la bella giornata, tra le foglie trova un uovo, lo porta con sé a casa perché ha in progetto di farselo fritto, ma, una volta arrivato, l'uovo gli riserva una sorpresa.
Un pulcinotto giallo giallo pigolando rompe il guscio e, uscendo, sceglie proprio il volpino come genitore. Potere dell'imprinting. Questo è un impegno troppo grande per il volpino, meglio affidarlo a chi di piccoli se ne intende, ovvero mamma e papà. 


Ma il pulcinotto non è d'accordo: lui vuole stare con volpino perché lo considera a tutti gli effetti la sua mamma. Pigolando e ripigolando ottiene da lui tutto ciò che vuole, e solo quando il volpino lo prende con sé sotto le coperte il pulcino finalmente trova pace e si addormenta beato.
Il giorno successivo riserva loro molte avventure: colti dal temporale finiscono nell'acqua, ma volpino non sa nuotare...


sarà il pulcinotto a riportarlo a galla, ma i colpi di scena non sono finiti perché le anatre sopraggiunte allo schiamazzo si preoccupano per il pulcino. Una volpe, seppur cucciola, è un pericolo e per questo il cucciolo di volpe va catturato, ma questo naturalmente scatena una faida di famiglia tra 'grandi'. Come spesso accade, saranno i piccoli a metter pace e a spiegare che anche tra volpi e paperotti può nascere l'affetto.

Altro titolo nella collana ZEROTRE della Panini pensata per i piccolissimi. Cartonato, con una copertina bucata, pagine stondate e piacevolissime al tocco, immagini semplici ma originali e coloratissime sono le caratteristiche di questo libro. Queste però sono tutte presenti anche negli altri titoli. In PI Una storia a quadretti la novità sta nel progetto, ovvero nell'idea di mettere così poco testo che il racconto, la narrazione, per procedere deve essere 'costruita' dal lettore. Attraverso l'osservazione delle immagini, chiuse in veri e propri quadri (da cui il titolo che gioca sul doppio significato) e basandosi su alcune frasi lapidarie, 'chi è?' oppure 'tienilo tu' o ancora 'è mia la mamma', il lettore inventa ogni volta una piccola storia differente ma che sempre ruota intorno al tema della gelosia di un piccolo verso uno ancora più piccolo e, nonostante le diverse peripezie, sfocia in una grande e bella storia di amicizia.
Brava, Giulia Orecchia, ma questo si sapeva.


Carla