venerdì 11 aprile 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


APOCALIPSE NOW


Vorrei proporvi, oggi, un illustrato piuttosto anomalo, che, nel parlare dell'infanzia dell'autrice, Suzanne Collins, ci immerge immediatamente in un argomento inconsueto e difficile, la guerra nel Vietnam. Per i bambini di oggi è qualcosa assolutamente irreale, ma è un evento della storia recente che ha coinvolto nalla fine degli anni Sessanta molte famiglie americane. La protagonista è Suzie, la più piccola di casa, che certo non sa di guerra né di Vietnam; sa solo che il papà deve partire per questa destinazione misteriosa, un luogo genericamente collocato nella giungla, popolato da chissà quali animali fantastici.
L'unica cosa che le risulta chiara è che il papà è lontano e ogni tanto scrive cartoline. Passano i mesi e le cartoline non arrivano con la stessa frequenza e un giorno la piccola Suzie, che passa molto del suo tempo col gatto Rascal, vede in televisione un reportage dalla guerra e scopre che ci sono esplosioni, fiamme, uomini che corrono, uomini a terra, che non si muovono più. Un pensiero terribile le si affaccia in mente: e se papà non tornasse? Tutti cercano di consolarla, la mamma il fratello e le sorelle, ma il pensiero si è insinuato nei suoi giorni, dando forma ad un'inquietudine che potrà essere superata solo con il ritorno del papà.
Anche lui, come Custard il drago, personaggio preferito dalla protagonista, qualche volta ha paura, ma è il più coraggioso di tutti ed è per questo che è speciale.


Questo illustrato dimostra molto bene come si possa parlare ai bambini di argomenti difficili, come una guerra che porta via i papà, senza stravolgere, edulcorare la realtà e senza sottolineare i lati più duri, in poche parole l'orrore. L'autrice, che ha nel suo carnet la fortunata serie di Hunger Games, riesce a conservare lo sguardo infantile sul mondo, più disorientato che spaventato, fintanto che la realtà non irrompe attraverso la televisione. Fino a quel momento l'immaginazione riesce a lenire la nostalgia, consentendo a Suzie e al gatto Rascal di catapultarsi proprio lì, nella giungla misteriosa, proprio lì dove il papà sta vivendo incredibili avventure.
L'unico neo, una copertina poco accattivante con un inutile richiamo alla serie di successo della Collins.
E' un interessante esperimento, che richiede comunque una lettura accompagnata da spiegazioni, che aiutino il giovane lettore, direi dai sette anni in poi, ad orientarsi in uno spicchio della modernità che ha cambiato la vita di molti americani, ma anche tutto il mondo. Pochi eventi, apparentementi locali, hanno avuto la forza di innescare cambiamenti che hanno coinvolto non solo gli equilibri politici, ma anche e soprattutto le coscienze di milioni di giovani nel mondo occidentale. Al di là di questo non trascurabile aspetto storico, è una vicenda che racconta di tutte le guerre, delle lontananze, della nostalgia e dell'impossibilità per i bambini, che ne sono anche indirettamente coinvolti, a capire il vero perché di tutto questo.


Eleonora

“Un anno nella giungla”, S. Collins e J. Proimos, Mondadori 2014

giovedì 10 aprile 2014

FAMMI UNA DOMANDA


LORENZ E IL SUO ANELLO


Ci sono libri che ti restano nel cuore e qualche volta ti condizionano la vita. Per me un libro fondamentale è stato L’anello di Re Salomone, di Konrad Lorenz, letto in età giovanile, quando la passione per gli animali era un hobby. In quel libro, rivolto ai ragazzi, ma apprezzato tuttora anche dai neofiti dell’etologia , raccontava la sua straordinaria vita nella casa di Altenberg, vicino a Vienna; lì Lorenz allevò ogni specie di animali, ma soprattutto taccole, simili ai corvi, e oche selvatiche, che studierà a lungo. In questo luogo fantastico si svolgerà buona parte della sua vita, vi cresceranno i suoi figli e una quantità smisurata di animali.
Questa vita straordinaria, gli studi che Konrad condusse, le scoperte, fino al premio Nobel sono raccontate dal bravo Luca Novelli in Lorenz e il segreto di re Salomone, nella collana di Editoriale Scienza Lampi di genio. Lorenz era un medico ed un naturalista, convinto che studiare il comportamento degli animali in natura avrebbe permesso di valutare l’nfluenza del comportamento nell’evoluzione delle specie. Fino a quel momento l’osservazione del comportamento animale avveniva nei laboratori, poveri animali!, oppure era occasionale, aneddotico. Con il rivoluzionario metodo di Lorenz, osservare il comportamento spontaneo degli animali nel loro ambiente, fu scoperto, per esempio, l’imprinting, quel processo per cui il pulcino appena nato ‘fissa’ l’immagine della madre, determinando l’attaccamento ad essa e la successiva scelta di un compagno. Famosa la foto che ritrae Lorenz far il bagno con un gruppo di anatroccoli, che lo avevano individuato come madre.
L’etologia da allora ha fatto enormi progressi e alcune delle teorie di Lorenz sono state modificate o superate. Resta l’approccio rivoluzionario, l’aver trasformato una passione in metodo, in conoscenza; in qualche modo ha avvicinato gli animali agli uomini e viceversa, in quanto tutti parte dello stesso mondo animale. Su questa strada lo hanno seguito in tanti, per esempio Jane Goodal, che ha studiato per anni gli scimpanzé e su cui Il Castoro ha pubblicato un illustrato, Io...Jane , e Dian Fossey, che ha passato buona parte della sua vita insieme ai meravigliosi e pacifici gorilla di montagna. Editoriale Scienza ha da poco ristampato La mia vita tra i gorilla, la vita della Fossey raccontata da Vichi de Marchi.
Quando scrivevo la tesi sulla storia dell’etologia, ho avuto fra le mani un’edizione del testo di Darwin L'espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo, dell’inizio del '900, quando ancora l’evoluzionismo era scandalosamente rivoluzionario. E lo è ancora oggi, poiché, nel pensiero comune, ci si sente diversi e superiori al resto del regno animale. Ma è da lì che veniamo, lì sono le radici di alcuni comportamenti, lì ci possiamo ancora interrogare su cosa, per esempio, sia la coscienza.
Se Konrad Lorenz verrà ricordato per i suoi studi, lo sarà anche per la vita strordinariamente libera e felice che ha potuto condurre. In uno dei suoi ultimi libri racconta la sua grande incredibile emozione quando il suo stormo di oche selvatiche, dopo una migrazione di centinaia di chilometri, tornando ad Altenberg rivolgeva a lui e solo a lui, fra gli umani, il saluto del ritorno.
Questo è uno dei casi in cui una passione nata nell'infanzia diventa lo spunto formidabile per il lavoro di una vita. Anche se non si diventerà mai dei geni, coltivare le curiosità infantili è un modo per custodire delle possibili felicità. Citando il titolo di un recente saggio di pedagogia, Lasciateli giocare con gli orsi! E avrete dei bambini/e più felici.
Eleonora
Lorenz e il segreto di re Salomone”, L. Novelli, Editoriale Scienza 2014
L’anello di re Salomone”, K. Lorenz, Adelphi 1967
La mia vita tra i gorilla. Dian Fossey si racconta”, V. De Marchi, Editoriale Scienza 2006, 2014
Io…Jane”, P. McDonnell, Il Castoro 2012


mercoledì 9 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DAL DISAGIO ALL'OPPURTUNITÀ

Un drago in salotto, Pierdomenico Baccalario, Claudia Petrazzi
Salani 2014


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"Nessuno si ricorda perché la Principessa e il Principe iniziarono a essere infelici, né esattamente quando. Forse iniziò perché la Principessa voleva sempre dipingere il castello di bianco, un colore che le piaceva moltissimo. O forse perché il Principe voleva dipingerlo tutto di nero, perché era così che si era sempre fatto..."



Così si separarono e sulle due colline attigue ora si vedeva un castello tutto bianco e uno tutto nero. Calma apparente finché non passò di lì un drago che, incuriosito dall'insolito colore di quel castello, si fermò sui merli bianchi e cominciò a chiacchierare con quella bambina. Lei, la figlia della Principessa, gli spiegò che al castello gli sarebbe stato molto difficile fare le tre cose che fanno i draghi: duellare con i principi (solo il giovedì, giorno di visita del suo papà), rapire le principesse (era occupata nei suoi molti passatempi) e bruciare il villaggio (erano, per l'appunto, in un castello).
Tuttavia, se si fosse fermato, avrebbero potuto fare merenda assieme. E il drago si fermò. 


Quando incrociò lo sguardo della principessa solitaria fu subito amore e subito dopo furono piccoli lavoretti di manutenzione della casa e dopo ancora si fermò a cena e poi anche dopo cena...Finché arrivò il fatidico giovedì di visita paterna.
Si sa, draghi e principi non vanno d'accordo, e questa situazione si presentava piuttosto ingarbugliata, con quella bambina tra loro. Drago, Principe, Principessa e Bambina però trovarono modi di vita che permettessero loro di stare tutti insieme. E ci riuscirono.


Ecco raccontata,  un po' apologo un po' fiaba, la storia di una separazione tra marito e moglie. Dopo un primo momento di spaesamento, di tristezza, di solitudine ognuno recupera le proprie autonomie, che, volenti o nolenti, in un rapporto di coppia si contraggono necessariamente. Con l'arrivo di un nuovo amore diviene necessario un riassestamento di relazioni, affetti, abitudini.
Tutto, come nella vita vera, quando ci si separa con civiltà.
Sebbene raccontata da un narratore esterno, la storia si focalizza sull'elemento 'delicato' dell'intera vicenda: la bambina. Come nella realtà, anche tra Principe e drago, si tenta di instaurare un ménage di civile rispetto con il fine di creare intorno a quella piccolina un 'cuscino' di protezione fatto di affetto sincero e armonia di rapporti. Se cercata con la volontà di tutelare i più indifesi, i piccoli, una nuova organizzazione familiare è possibile. Sebbene non sia sempre facile cedere il posto ad altri, sebbene sia difficile dimenticare la sofferenza, sebbene rinnamorarsi non significhi non sentire le bruciature pregresse, ciò nonostante un modo civile di convivenza è possibile trovarlo, o quanto meno è cosa buona e giusta cercare di perseguirlo, per il bene di tutti.
I disegni in bianco e nero di Claudia Petrazzi che vagheggiano il 'tetro' mondo di Gorey, pur non raggiungendo ovviamente quei livelli di sapienza e humour graffiante,  sono interessanti perché offrono una lettura delle circostanze raccontate nel testo molto libera e indipendente. Nel suo DNA mi pare ci siano ironia e crudeltà sufficienti perché me la rendano 'naturalmente' simpatica.

Carla

Noterella al margine: sabato in libreria una bambina mi ha raccontato con sincera felicità la sua famiglia allargata. È stato bello leggere nei suoi occhi il risultato di un gran lavoro di adulti sensibili e intelligenti che da un disagio hanno saputo creare un'opportunità. Bravi.

martedì 8 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL LIBRO GENEROSO

Manifesto segreto, Guido Scarabottolo et al.
Vànvere edizioni 2014



ILLUSTRATI

"COSE DA NON FARE CON QUESTO LIBRO
1) LEGGERLO (NON C'È SCRITTO NIENTE)
2) METTERLO NELLA LIBRERIA (TANTO NON CI ENTRA)
3) GUARDARLO E LASCIARLO INTERO
4) DARLO IN TESTA A TUO FRATELLO (O SORELLA, O AMICA, O CANE, O GATTO, O, SPECIALMENTE, CRICETO...)
5) DIMENTICARLO SULL'AUTOBUS"

Se posso aggiungere una mia personale sesta cosa da non fare: dire Non lo voglio!
E ora capiamo perché. Come tutti i libri finora pubblicati da Vànvere, anche questo è un libro che va in direzione ostinata e contraria a ciò che un libro rappresenta nel nostro immaginario. Le sue pagine si devono strappare, tagliuzzare, incollare, disegnare per creare i propri manifesti. Sulle sue pagine bisogna fare tutto ciò che ci è stato vietato di fare sulle pagine di qualsiasi altro libro.
Tuttavia, nello stesso tempo, questo medesimo libro va in direzione amica e favorevole ai desideri di ogni bambino. 


Tutti noi, da piccoli -di fronte a una bella illustrazione- abbiamo pensato a come sarebbe stato meglio poterla vedere sempre sul muro e non solo aprendo il libro, magari abbiamo sognato di ritagliarla e di metterla su un degno passepartout, incorniciandola, per averla sempre davanti agli occhi. E magari qualcuno 'illegalmente' l'ha anche fatto, da piccolo o da grande. 
Ora, qui tutto ciò diventa legale.
Ecco, Manifesto segreto colpisce per questa sua carica trasgressiva e contemporaneamente per questa sua capacità di essere generoso, nel darsi completamente a chi lo maneggia.


Manifesto segreto è anche un 'tappeto elastico' per tutti coloro che vogliono saltare, mettendo in azione la propria creatività. Una serie di pagine possono essere degli ottimi fondi, altre pagine sono repertori di oggetti, mezzi di locomozione, parole, animali, persone, piante, cibi, e frammenti di vita quotidiana da ritagliare e comporre sui fondi. Altre pagine a me paiono a tal punto perfette da intimidire ogni ulteriore aggiunta...


Ci sono alcuni illustratori, e Scarabottolo è uno di loro, che possiedono un dono raro: la sintesi. Io non so se questa loro capacità derivi dal fatto che sono anche grafici, o sia talento innato, o sia il risultato di un lungo esercizio di allenamento, o frutto di una innata pigrizia, ma sta di fatto che essi sono in grado di concentrare in una sola immagine un intero racconto. Loro sono persone da only-one-shot, in qualche modo fotografi di storie con un solo scatto a disposizione. In questo libro, come testimoniano le papere del colophon, sono attivi anche 'quelli' di orecchio acerbo (o 'orecchio del cervo?'), che, anche loro, con quel bel gioco tra a-mare e a-more con la la grafica dimostrano di avere una certa dimestichezza...


Dunque generosità, grafici e sintesi di pensiero, questi i tre grandi ingredienti che fanno il libro.
Il minimalismo che contraddistingue la persona di Scarabottolo si ritrova anche nelle pagine con i fondi, ma anche in quelle con i singoli elementi, veri repertori in cui l'occhio può spaziare in mille direzioni diverse e alla fine nessuno di questi pare dominare sull'altro, in un equilibrato gioco di insieme, dove tutto concorre a creare armonia. Una piacevolissima armonia da tagliuzzare con le forbici.

Carla

Noterella al margine. Per i feticisti dei libri suggerisco di procurarsi sempre due copie del libro: uno da usare e uno da conservare.

lunedì 7 aprile 2014

FAMMI UNA DOMANDA!


ANIMALI IN LISTA o BEI BESTIARI

La passione tassonomica dei bambini è fuori discussione: catalogare, raggruppare, scoprire relazioni anche ardite fra gli oggetti rappresenta un'eccellente palestra in cui s’addestra il muscolo mentale, pronto a svelare il disegno nascosto del mondo. E quando poi parliamo di animali, passione si somma a passione. Il mondo animale, così ricco, così variegato, imprevedibile, si presta a una serie quasi infinita di possibili griglie, classificazioni. Ecco qui tre libri, usciti recentemente, che modulano diverse possibilità di racconto della zoosfera.


Il primo, Atlante degli Animali, è di Virginie Aladjidi e Emmanuelle Tchoukriel, autrici della bella collana degli Inventari pubblicata da L’Ippocampo junior. In questo pregevole libro si intrecciano due criteri classificatori: quello delle aree geografiche e quello di tre macroambienti, terra, cielo, acqua. 

Ogni mappa riporta la presenza degli animali descritti nelle schede con dei pallini colorati, che consentono la localizzazione geografica; di volta in volta, poi, gli animali vengono raggruppati per ecosistemi più ristretti. Molte risposte sintetiche alle domande analitiche dei bambini, che, con un solo sguardo, trovano riassunte le informazioni sulla distribuzione delle diverse specie.
Se questo è un serissimo repertorio, la Strana Enciclopedia, di Adrienne Barman, saprà invece sorprenderci con raggruppamenti di animali assolutamente fantasiosi e divertenti. 


Già la prima pagina, dedicata agli animali architetti, esprime il programma del testo: ci sono infatti i passeri repubblicani, che costruiscono un nido comune, democratico ed egalitario. Seguono gli estinti, i giganti, i colli o le lingue lunghe, i mimetici e via via continuando. Ho trovato davvero geniali alcune pagine, come quelle dedicate ai nervosi, o i minacciati, con le lacrime agli occhi, i rosa confetto come i rosso pomodoro. E’ veramente un caleidoscopio di invenzioni linguistiche e grafiche che unisce ironia, divertimento e curiosità zoologica. Una bella edizione in francese, della Joie de lire, portata in Italia da Rizzoli.


Lo stesso editore italiano, dalla francese MeMo, ripubblica un fantastico bestiario degli inizi del ‘900. Si tratta di Strane Bestie, di André Hellé, una storia dell’Arca di Noè che si esplica raccontando alcuni degli ospiti dell’Arca; ciascun animale ha la sua bella litografia, essenziale e vivace, e una breve descrizione, che ondeggia fra il serio e l’ironico, giocando con la fantasia dei bambini. 


Queste immagini, dalla modernissima sinteticità, così come l’impaginazione e i caratteri di stampa, mantengono il gusto dell’epoca, così come alcune caratterizzazioni delle illustrazioni, come le bamboline di legno che rappresentano alcuni personaggi e che, vi assicuro, ho avuto fra le mani nella mia infanzia. Apprezzabile la riscoperta di maestri della illustrazione, soprattutto in un momento di grande attenzione nei confronti dell'arte del primo Novecento.


Come vedete c’è ampia scelta fra diversi approcci, tutti apprezzabili, al mondo degli animali; finalmente, si allarga la proposta di libri di divulgazione, che esplorano linguaggi diversi nel raccontare qualcosa che pensiamo di conoscere.

Eleonora

“Atlante degli Animali”, V. Aladjidi e E. Tchoukriel, L’Ippocampo junior 2014
“Strana Enciclopedia”, A. Barman, Rizzoli 2014
“Strane Bestie”, A. Hellé, Rizzoli 2014


sabato 5 aprile 2014


MEZZA PORZIONE

Non so se qualcuno si è mai domandato perché molto spesso fotografo soltanto una parte delle torte, non si tratta di una scelta di stile, bensì del fatto che l'altra parte non c'è più!
Quando preparo un dolce nuovo la curiosità di assaggiarlo è così forte che spesso non resisto fino al momento della fotografia soprattutto quando, come in questo caso, lo preparo la sera e devo aspettare la mattina dopo per immortalarlo.
A quanto pare la torta di oggi mi è piaciuta molto (non solo a me). Potete farla per terminare la frutta secca che avete a casa. Io ho messo nocciole, pistacchi, noci e pinoli, ma nel miscuglio ci andrebbero anche le mandorle.


Ingredienti per la frolla:

125 gr di farina
75 gr di burro
50 gr zucchero integrale di canna Dulcita (Altromercato, da agricoltura biologica)
1 tuorlo
la scorza grattugiata di un limone

Ingredienti del ripieno:
250 gr di zucchero semolato
50 gr di acqua
35 gr miele
2 gr semi di anice
350 gr di frutta secca mista (noci, nocciole, pistacchi, pinoli)
125 gr di panna liquida

Preparate un frolla con farina, burro, zucchero, tuorli e scorza di limone. Mettetela a riposare in frigo per circa 1 ora.
In questo caso ho usato lo zucchero integrale di canna e in particolare quello Dulcita perché penso che dia alla pasta un sapore più rustico e forte che si unisce bene con il profumo del ripieno.

Mettete la frutta secca in un teglia e fatela tostare in forno a 150 °C per 20 min.
Una volta raffreddata tritatela grossolanamente (io l'ho rotta con un pestello di legno per lasciarla più grande).

Nel frattempo tirate fuori la frolla dal frigo, impastatela un po' perché sia lavorabile e rivestite un teglia di 22 cm di diametro.
Mettete sul fondo un disco di carta da forno, ricopritelo di fagioli secchi e fate cuocere in forno a 180 °C per 20 min (cottura in bianco).

Mettete in un tegame lo zucchero, il miele e l'acqua. Mescolate e cuocete fino a quando il liquido si sarà caramellato. Ci vorranno più di 15 minuti e il composto dovrà avere un colore ambrato.
Spegnete la fiamma e versate, poco per volta (mi raccomando), la panna bollente con dentro i semi di anice.

Una volta raffreddata la pasta, mettete la frutta tostata sopra la frolla e versatevi sopra il caramello.

Fate raffreddare completamente affinché il caramello possa inglobare la frutta e lucidarla.

Lulli



venerdì 4 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TORNA PRESTO!

Il manuale dell'ospite perfetto, Teresa Sdralevich
La grande illusion 2013

ILLUSTRATO



"L'ospite perfetto alla stazione non passa inosservato.
L'ospite perfetto prepara il letto nella camera degli ospiti - se c'è.
L'ospite perfetto sa che una colazione sostanziosa è molto importante.

L'ospite perfetto non aspetta di essere invitato.
L'ospite perfetto porta il sacco a pelo - sperando di non doverlo usare.
L'ospite perfetto non si alza troppo presto ma neanche troppo tardi."




L'ambiguità insita nel termine 'ospite' ci garantisce un libro dalle due facce, dai due percorsi differenti e opposti che si congiungono in un punto centrale al mezzo del libro. Ma ci assicura anche due ragionamenti diametrali su cosa significhi ospitare e cosa significhi essere ospitato. E il tutto attraverso un occhio esterno che garantisca oggettività ed imparzialità.
Con una simmetria esatta si può vedere, a parità di circostanza, le due opposte posizioni: in altre parole si può ragionare sul fatto che mentre l'ospite -l'invitante- prepara il letto nella camera degli ospiti, l'altro ospite -l'invitato- tira fuori dalla valigia il suo sacco a pelo, sperando di non doverci dormire dentro...
La voce esterna di questo libro ci racconta che, per quanto gli ospiti tra loro possano essere intimi, tuttavia è dura a sparire del tutto quella leggera patina di formalità nelle loro cerimonie di accoglienza...Ma questo è anche il bello di essere ospitato o di ospitare. E continuando in questa scomoda ma efficace lettura 'doppia' entriamo nel bagno dove l'ospite non fa mai mancare la carta igienica e l'ospite non si trattiene mai troppo a lungo, oppure il primo mette a disposizione uno spazzolino da denti nuovo di pacca mentre l'altro è disponibile a lavarsi i denti con il dito, perché lo spazzolino lo ha effettivamente dimenticato a casa. 


Nella cucina il primo non ti fa mettere ai fornelli, mentre è buona regola da parte del secondo cucinare almeno una volta la propria specialità.
E con questa perfetta alternanza potremmo proseguire fino al momento dei saluti finali, laddove entrambi convergono su un ecumenico TORNA PRESTO...
ma uno è un coccodrillone lacrimoso che stringe un pesce dietro la schiena e l'altro è un omino con sciarpa, cappello e borsone a tracolla che esce di tre/quarti dalla pagina.

Leggere un libro rivoltandoselo tra le mani ad ogni giro di pagina per apprezzare le concomitanze è piuttosto macchinoso. Quindi consiglio di leggere prima la parte dell'ospitante e poi quella dell'ospitato, o viceversa: il godimento è assicurato lo stesso.
Il manuale dell'ospite perfetto è uscito nel catalogo di La grande Illusion (piccola e gagliarda casa editrice tra sperimentazione e tradizione) sullo scorcio dell'anno passato, ma più antico, visto che la Teresa Sdralevich lo stampò in serigrafia per pochissime copie, già nel 2007. Rilegato con una bodoniana, quattro colori, arancio, azzurro e nero e bianco, un segno molto grafico, e una ironia raffinata che attraversa le pagine: il libro è a tutti gli effetti un libro d'arte di questa artista lombarda, trapiantata in Belgio dove si occupa di serigrafia e di cartellonistica su temi culturali, politici e sociali.

Il tema dell'ospitalità, a Bologna, per me si fa cocente. Ogni anno sono ospite da carissimi amici per il tempo della fiera e della maggioranza delle circostanze raccontate in questo libro sono stata e sono protagonista attiva o testimone oculare: ne ho comprate due copie, perché l'ospite perfetto non si presenta mai a mani vuote!


Carla

giovedì 3 aprile 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


RICORDANDO GIORGIO PERLASCA



Nutro sempre una certa diffidenza nei confronti delle storie esplicitamente 'a tema', che raccontano vicende storiche e che vogliono essere in qualche modo esemplari. Rischio che si corre soprattutto nella letteratura per ragazzi, anche perchè in questo caso c'è un evidente scopo educativo.
Il romanzo 'storico' è spesso a rischio di inautenticità o di retorica; qui, però, in L'eroe Invisibile, di Luca Cognolato e Silvia Del Francia, il rischio è stato ben evitato, svolgendo la narrazione sul filo sottile della ricostruzione obbiettiva, ma anche della grande emozione che la vicenda di Giorgio Perlasca può ancora suscitare.
La storia è nota: Perlasca era un commerciante di carni che, durante la guerra, si è ritrovato a Budapest; essendo stato volontario nella guerra di Spagna, godeva di particolare protezione dall'ambasciata spagnola. Nel '44, quando le ultime frontiere dell'umanità sembrano destinate a sbriciolarsi di fronte agli orrori della guerra e della Soluzione Finale, Perlasca utilizza la protezione spagnola per salvare gli ebrei che riesce a far entrare nelle case protette dell'ambasciata iberica. Invece di cercare di mettersi in salvo, l'eroe invisibile mette a disposizione quello che ha, coraggio, sfrontatezza, capacità di mercanteggiare anche con i peggiori personaggi dell'esercito tedesco occupante. Partito l'ambasciatore spagnolo, costruirà un immenso bluff, fingendosi l'ultimo diplomatico rimasto in Ungheria. Sul filo del rasoio, sempre sul punto di essere scoperto, non smetterà, fino all'arrivo dell'esercito russo, di proteggere i poveri disperati che avevano trovato rifugio in quelle case. Perlasca fu rintracciato alla fine degli anni ottanta da alcune superstiti, che resero nota questa vicenda, tanto che nel Giardino dei Giusti c'è un albero che porta il suo nome.
E' possibile raccontare l'orrore, rispettando la sensibilità dei ragazzi? E' possibile farlo senza nascondere la sostanza di quell'orrore, la soluzione finale, le deportazioni, i rastrellamenti, le esecuzioni sommarie e tutto il contorno di crudeltà e di disperazione? Mi sembra che Cognolato e Del Francia ci siano riusciti, scegliendo uno stile asciutto, non retorico, descrivendo il minimo indispensabile che renda però conto del Male assoluto che nella Seconda Guerra Mondiale ha avuto modo di prendere forma evidente.
Ovviamente è una lettura che richiede una certa maturità e anche qualche nozione storica, quindi lo consiglierei a partire dai dodici anni, con la speranza che sia una lettura accompagnata dal confronto con quegli adulti che devono, su questi temi, essere un sicuro riferimento.
Mi sembra in particolare sia importante ricordare la figura di un uomo, Perlasca, che non aveva nessuna intenzione di essere un eroe, ma che è stato capace di trovare il coraggio, la determinazione, la creatività per affrontare il Male. Ai ragazzi vorrei dire, si può dire di no e ci sono momenti in cui è necessario farlo per salvare la propria umanità e con essa la vita e la dignità di altre persone. Perlasca ne ha salvate migliaia.

Eleonora


“L'eroe invisibile”, L. Cognolato e S. Del Francia, Einaudi Ragazzi 2014




mercoledì 2 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL CALZINO ACERBO
Esco così mi perdo, Matteo Razzini, Sonia M.L. Possentini
Edizioni corsare 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Una volta all'anno François Baul decretava il giorno delle pulizie, in cui spolverando sceglieva un oggetto del quale narrare le vicissitudini. Nello stesso giorno, Jean Pierre Trombon usciva dalla soffitta per andare a bighellonare, trombonando a squarciagola.
Questo spolverare non riusciva proprio a capirlo."

Breve antefatto: Baul e Trombon sono due amici di soffitta, di soffitta itinerante. Uno, Baul, ama gli oggetti perduti e dismessi e raccontarne, mentre l'altro, Trombon, fa musica e poco altro, e ascolta le storie che l'amico racconta.
E oggi è giorno di storia, la storia di un calzino spaiato. Fine dell'antefatto.
La storia di oggi è per l'appunto del principe Pedalino. Nato solo, senza il suo gemello, è una vera anomalia nel suo regno e come tale viene considerato: guardato con sospetto persino dai suoi regali genitori, il poveretto decide e di andarsene e di cercare il suo posto nel mondo. Lascia un biglietto con su scritto: ESCO,
COSI' MI PERDO. Non cercatemi e tanti saluti a tutti.
Attraversa la Collina dei Rattoppi ma capisce che non è posto per lui, quindi arriva al Bosco degli Spilloni, altrettanto pericoloso. Quando ormai ha perso ogni fiducia, con l'aiuto di una bolla di sapone, plana finalmente nel posto giusto: davanti ad un bambino che sa vedere in lui ciò che gli altri non erano mai riusciti a vedere. E, nella sua mano, diventa un burattino. Lunga vita a quel calzino!


Una spigolatura: detesto la parola Pedalino. Non riesco neanche a pronunciarla e quindi so per certo che quando leggerò il libro lo chiamerò principe Calzino. Matteo Razzini non si offenderà.
Per i casi della vita questo racconto insieme ad altri capitò tra le mie mani un po' di tempo fa ed era in cerca di futuro, ben lontano dall'essere libro. Di Matteo Razzini mi colpì la scrittura, sempre un po' scritta e un po' parlata. E gli incipit, sempre piuttosto sonori. E questo albo ne è testimonianza, fin dal titolo, che è una dichiarazione di intenti un po' urlata nelle orecchie del lettore, da parte di uno che non si sente amato e capito.
Sebbene la trama non sia sempre agile, la scrittura di Esco così mi perdo è tutta molto musicale, pensata forse per essere letta, o meglio raccontata, ad alta voce su un palcoscenico.

A parte questa piacevole sonorità, credo che ai bambini (ma soprattutto ad adulti un po' dotti) possa piacere anche il continuo richiamo al mondo degli oggetti nel dare i nomi di luoghi e di persone. La collina dei Rattoppi si trova tra la frazione di Spoletta e Ditale, tanto per far un esempio oppure il regno di Calcea, la regina Poulaine o il granduca di Soccus alludono con evidenza al mondo della calzatura fin dalle origini.
Essi agiscono nella lettura come campanellini di richiamo, come colpi di tamburo per guidarti e ricordarti sempre che sei in una storia piena di calzini e di scarpe.
Ma le due ragioni principali che mi fanno apprezzare questo albo sono altre.


Da un lato, per il fatto che io sono un po' come Baul e come lui salvo e colleziono oggetti perché vedo per loro infinite altre possibilità di esistenze, sposo il senso ultimo della storia. E dall'altro sono naturalmente attratta dall'immaginario di Sonia Maria Luce Possentini, la quale mi pare acuta nell'assecondare il tenore 'teatrale', musicale e altisonante di questa storia e lo faccia scoprendo sue nuove vene creative, più colorate e scanzonate del solito. Belle le prospettive e le 'inquadrature', la fisiognomica dei personaggi 'classici', le architetture e i volumi sempre così convincenti e il gusto per meccanica e meccanismi, già visto accennato nell'Alfabeto dei sentimenti. Su tutti poi, il dirigibile di copertina e i tetti della città notturna mi piacciono a dismisura.

Carla


Notarella al margine. Il rebus del calzino verde in una sequenza di calzini arancioni io me lo sono spiegato così: è ancora acerbo!
Sarà ossessione, la mia?

martedì 1 aprile 2014

ECCEZION FATTA


SPEZZATINO DI DIBATTITI


Komatsu Yumiko
La Fiera di Bologna è anche un'occasione d'incontro con alcuni dei protagonisti del mondo del libro nel nostro paese, che permette di chiarirci un po' le idee su quello che ci sta succedendo. Partiamo da alcuni dati di base; le vendite, per quanto riguarda il settore bambini e ragazzi, nei canali tradizionali sono aumentate del 3% circa; ma, e qui c'è un 'ma' veramente doloroso, è continuata la tendenza negativa evidenziata negli ultimi anni, che vede allontanarsi i ragazzi dalla lettura, almeno dal libro cartaceo. Con la sola eccezione della fascia d'età compresa fra gli zero e i quattro anni, i bambini-lettori fra i 6 e i 10 anni sono passati dal 52% del 2010 al 49% del 2013 e nella fascia fra gli 11 e i 14 anni dal 65% al 57%. Dati sempre di molto superiori alla media nazionale. Ma questo non ci può consolare, come non mi consola il pensiero che nello stesso tempo i bambini abbiano accresciuto il consumo di prodotti digitali, libri compresi.
Se non tutto ciò che è scaricabile dalla rete è un male, consultazione di testi on line, approfondimenti ecc., dubito che la mancata lettura di libri di narrativa sia stata compensata da altrettanti e-book dello stesso genere.
Dunque, anche se il settore cresce, cresce il numero di novità pubblicate ogni anno, cresce l'interesse intorno all'editoria per ragazzi, non riusciamo a coinvolgere maggiormente i lettori di domani.
Proviamo ad incrociare altri dati: la rivista Liber  ha presentato a Bologna i risultati del questionario annuale rivolto a biblioteche e librerie, corredato dall'analisi sulla qualità della produzione editoriale italiana. Per quanto riguarda le classifiche, verranno presto pubblicate sulla rivista on line e chi mi legge sa quanto abbia indicato il pericolo rappresentato da alcuni titoli di grande successo. A me hanno colpito molto alcune considerazioni fatte sul tema della qualità della produzione, così come si evince dall'analisi delle valutazioni dei redattori. Ovvero, data per ovvia la parzialità di un criterio comunque personale, quasi il 50% dei titoli esaminati non rivestiva che poco o nullo interesse, che mi sembra una tragedia; c'è poi un 27% di produzione di 'onesto artigianato', e un restante 23% di libri buoni e ottimi. Con un 50% di libri che vanno dal discreto all'ottimo si potrebbe forse essere contenti, ma se noi incrociassimo questi dati con quelli di vendita vedremmo che buona parte degli acquisti andrebbe a pescare nel vasto mare del nulla oppure, al massimo, nei prodotti di onesto artigianato.
Senza scivolare nell'inutile catastrofismo, vorrei sottolineare due aspetti. In primo luogo una riflessione sulla necessità di elevare il livello della proposta di lettura soprattutto a quella fascia dagli otto ai sedici anni, che oggi mostra un inizio di disaffezione; non si conquistano lettori con libri mediocri, elevare il valore letterario, ma anche visivo, grafico di testi di narrativa e anche di divulgazione mi sembra un obbiettivo che tutti gli editori dovrebbero porsi, invece di inseguire il libro-merendina del momento.
In secondo luogo dovremmo pensare ad accompagnare il lettore, la lettrice con buone abitudini di lettura ad alta voce o di lettura condivisa, per i più grandi, senza paura di affrontare la narrativa 'di genere' o il fumetto, la graphic novel. Un buon libro è un buon libro, una storia appassionante, dei personaggi coinvolgenti, ma anche dei percorsi conoscitivi che accompagnino i ragazzi e le ragazze nel loro percorso di costruzione di sé e delle proprie passioni, sono elementi che si possono trovare nel fantasy come in un classico, nella buona divulgazione come in un articolo di giornale. Dovremmo essere capaci di formare i formatori, soprattutto insegnanti e bibliotecari, ad affrontare nuove sfide e noi stessi librai dovremmo, come dico da tempo, mirare a costruire lettori e lettrici e non accontentarci del mediocre best seller del momento, che lascia uno strascico di luoghi comuni, stereotipi, propensioni consumistiche prive di qualsiasi costrutto.
Il soggetto principale di un investimento culturale di questa natura non potrebbe che essere lo Stato, nelle sue articolazioni centrali e locali, mettendo finalmente al centro dell'offerta formativa a tutti i livelli la promozione della lettura, in qualunque forma la si voglia concepire.

Eleonora

*i dati sono riportati dal rapporto Istat 2013 rielaborato dal centro studi dell'Aie, vedi Il Giornale della Libreria marzo 2014.