mercoledì 15 aprile 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA GRANDE ILLUSIONE


Caccia alla tigre dai denti a sciabola, Pieter Van Oudheusden 
(trad. Laura Pignatti)

Sinnos 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)



"La tigre dai denti a sciabola è molto temuta, vicino e lontano e anche più in là. Nessuno l'ha mai vista, ma è meglio così. Dicono che sia enorme, ingorda insaziabile e fortissima, con tremendi artigli taglienti. Ma quanto è vicina? 'Eh' dice lo stregone..."



Le parole degli stregoni, degli aruspici, dei profeti vanno sempre un po' interpretate, si sa. E anche qui nella Preistoria ci sono quelli che sanno leggere solo il futuro e non si occupano minimamente del presente. Tocca quindi al capotribù risolvere il problema di questa tigre che incombe e riportare la calma tra la sua gente. Primitivo, questo è il suo nome, organizza subito una squadra per partire in caccia. Lui, un piccoletto dal piglio combattivo, è seguito da due cavernicoli, uno molto alto e uno molto largo, ma anche dal giovane Olun che tanto vorrebbe partecipare. Forse perché giudicato troppo giovane e inesperto, il ragazzetto viene messo da parte. Ma lui non molla, perché è la sua occasione: la tigre dai denti a sciabola sarà lui a 'catturarla' (magari anche grazie all'amuleto ricevuto dallo stregone, un semplice sassolino bianco). 

In cerca dell'impresa, Olun girovaga armato di lancia, quando si accorge di essere pedinato da Uma. Una ragazza? Non è roba da femmine la caccia grossa. Ma le ragazze forse sono meno muscolose, ma sono di certo più furbe dei maschi.

Un grido tremendo attraversa il silenzio dell'imbrunire...e Olun, sicuro di essersi imbattuto nella tigre, con il solo sassolino bianco riesce a 'imprigionare' la belva.

E fu così che nacque il disegno.

E fu così che colui che imbrigliò (e anche un po' imbrogliò...) finisce a sua volta imbrigliato dalla stessa linea bianca di contorno.


Un altro buon titolo che Sinnos aggiunge alla collana dei Tradotti. Ancora un libro che arriva dalle Fiandre, come già fu per Una scatola gialla. Ancora un libro costruito su una buonissima idea e realizzato, dal punto di vista dell'illustrazione, in modo raffinato, anche se con un registro tutto diverso dal precedente.

La forte connotazione grafica che distingueva il libro di Pieter Guadesaboos, qui si perde in pagine estremamente movimentate. Qui tutto è vivace, si tratta di un esilarante brulicare di personaggi e animali che movimentano il racconto, pagina dopo pagina. Divertimento assicurato per chi si voglia mettere lì a guardare le molte microstorie che Benjamin Leroy crea a fianco della narrazione principale. Apprezzabili dai più grandi sono particolari come l'abbigliamento di Olun (una imperdibile salopette preistorica), oppure le scene di vita quotidiana in cui i bambini preistorici preconizzano Stonehenge e la Venere di Willendorf, o ancora ' i ferri del mestiere' dello stregone, come i mozziconi di dita in primo piano.


Tutto il libro mantiene questo tono scanzonato nelle illustrazioni così come nel testo che prende spunto da un'idea davvero interessante e che non è per nulla scontata, ovvero che il segno di una matita è di fatto un sistema per circoscrivere, racchiudere ciò che i nostri occhi vedono, o la nostra mente immagina di vedere. E proprio su questo secondo aspetto che Caccia alla tigre dai denti a sciabola continua a scherzare con i suoi lettori. Con Olun ci aspettiamo di vedere ciò che in realtà non c'è, perché tutto si regge su una grande illusione. E a proposito di grandi illusioni, mi pare che
Pieter Van Oudheusden giochi anche con l'altra grande illusione tutta maschile che immagina le donne  esclusivamente come cercatrici e raccoglitrici, mentre gli uomini sono guerrieri e cacciatori...



Carla

martedì 14 aprile 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SE LA MATEMATICA SPIEGA LA VITA


Questa volta vi propongo un illustrato pubblicato da poco da Artebambini, editore che ho spesso menzionato per le pubblicazioni relative alla didattica delle arti.

Qui, invece, abbiamo un illustrato classico, frutto del lavoro di Loredana Cangini, in arte Loricangi: Sbagliando s'impara. La matematica della vita.
L'idea di partenza la conosciamo, possiamo tradurre una situazione in una semplice operazione aritmetica: se divido otto pesci profumati per due gatti magri, avrò alla fine due gatti pasciuti e soddisfatti.
Fin qui l'idea base, che poi si articola di situazione in situazione, parlando di cerotti e di coraggio, di giochi e di fratelli, di barconi e di papà, che insieme danno un triste addio.

Questo illustrato è un manifesto della sintesi: l'artificio del linguaggio matematico consente di usare poche parole e belle immagini per sfidare l'intuito e l'immaginazione del bambino e della bambina che lo sfogliano; ma la cosa che forse lo rende ancor più stimolante è proprio il suggerimento di linguaggio che propone, un modo divertente per raccontare situazioni che poi ciascuno può interpretare e sviluppare come meglio crede.
Insomma, una matrice di storie, una fucina di racconti brevi, che possono risolversi in quattro passaggi come un haiku, una piccola sfida a chi inventa la formula più efficace nel raccontare con ironia, se si vuole, la vita quotidiana e non solo. Se mettiamo una libraia stanca più una pila di libri, avremo una bella pagina bianca che lampeggia sullo schermo del pc.

Certo non è esattamente la matematica che bisogna saper padroneggiare a scuola, ma sottolineo come la notazione matematica di un pensiero non è una stravaganza, anzi corrisponde ad una precisa branca della logica. Ma naturalmente è cosa ben più difficile e noiosa.
Qui non ci si annoia affatto: alla fine del libro l'autrice propone due situazioni 'aperte', la cui conclusione è lasciata al lettore, personalmente non avrei indicato una soluzione 'giusta', avrei lasciato più libertà d'invenzione. Ma possiamo immaginare soluzioni infinite e magari provare anche ad illustrarle.

La nostra Loricangi in questo è molto brava, nell'indicare e nel suggerire, nell'utilizzare uno stile 'antico', a richiamare lontani tempi di scuola, fatti di lavagne e gessetti, macchie sulle pagine dei quaderni con gli sguardi dei bimbi che volano fuori dalla finestra.

Se volete divertirvi a sfogliare questo libro, il link è qui.
Eleonora

Sbagliando s'impara. La matematica della vita”, Loricangi, Artebambini 2015

lunedì 13 aprile 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ATTRAVERSO!

La prova, Cristina Petit
Bacchilega 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

Siamo su questa terra per provare ad essere la più bella versione di noi stessi.....

così avviene che

"Un coniglietto che si rispetti ogni giorno deve andare a scuola. La strada è lunga e lui non pensa a quella cosa.
Un procione che si rispetti ogni giorno deve andare a scuola e per fortuna ha un amico con cui andarci."

Ma anche il procione sta cercando di non pensare a QUELLA COSA. Lo si capisce molto bene. Fanno strada assieme, parlando delle cose che a loro piace fare, come per esempio giocare, disegnare. E rimandano indietro il pensiero di QUELLA COSA. Sul cammino incontrano altri amici, di tutto rispetto, e anche loro sembrano avere in testa solo bei pensieri che li allontanano dal pensiero di QUELLA COSA... Ora sono in quattro: un coniglio, un procione, un ranocchio e un riccio che, a passo sicuro, vanno verso la scuola. Arrivati al bordo di quel marciapiedi, tutti si bloccano: la scuola è dall'altra parte della strada e QUELLA COSA è lì che li aspetta. Non si può non farla. Fare un bel respiro e andare, oppure cercare di fare marcia indietro, oppure ancora farla in due che fa meno paura?....


A tutti coloro che, ingenuamente, hanno pensato che QUELLA COSA avesse a che fare con il duro lavoro dello scolaro, va detto che sono proprio 'fuori strada'. Stare a scuola è una cosa bellissima per ogni bambino perché si sta tutti assieme, si gioca, si scherza, si litiga, si fa la pace, ci si innamora e, volendo, si imparano anche delle cose...
No, la prova che attende al varco ogni mattina i quattro amici è un'altra.
Io la ricordo molto bene, quella prova. La mia era quotidiana però non mi si presentava al momento dell'arrivo a scuola, ma sulla via del ritorno.
La paura mi attanagliava le caviglie e le imprigionava a bordo marciapiede e la timidezza mi incendiava le guance al solo pensiero di chiedere a qualche signora di aiutarmi nel frangente (era stata un'idea di mia madre, quella di suggerirmi di interpellare un adulto per 'il guado'). Così mi appostavo e in assoluto silenzio mi mettevo alle calcagna di un grande e lo pedinavo per quei pochi metri (la c.d. camminata Folonari). Ha sempre funzionato.
Ah, se avessi potuto condividerla con tre amici anche io...


I quattro del piccolo libro di Cristina Petit si fanno forza l'uno con l'altro, perché condividere la paura è un po' come rimpicciolirla, è un po' come se ciascuno se ne prendesse sulle spalle un pezzettino e agli altri ne rimanesse meno. E tutti sanno che le prove sono lì per essere 'attraversate' e superate.
Un breve catalogo di reazioni diverse: chi ha bisogno di incitamento e poi va, chi ha bisogno di avere un obiettivo importante per mettersi alla prova, chi vuole scappare e chi invece crede che in due sia meglio che in uno...
E così, uno dietro l'altro, i quattro amici anche oggi si mettono alla prova e vanno avanti. E anche oggi arrivano sani e salvi davanti al portone della scuola De Amicis.
Nuovo giorno, nuova prova.


Quadrato, con gli angoli stondati, con le pagine di una certa robustezza, questo libro non è più un cartonato per bambini piccolissimi (ai quali, peraltro, prove del genere non sono richieste), ma mi pare pensato per bambini solo di poco più grandi. Raffinato nei colori pastello e nei caratteri tipografici, La Prova, per tema, per lessico ricercato, per schema che si ripete per addizione di personaggi, come pure per il disegno grafico, presuppone un 'lettore' già avvezzo. Cristina Petit e Bacchilega Junior hanno immaginato che dopo una lettura condivisa, infatti, il libro possa sostenere una (due, tre, quattro, cinque, cento) 'riletture' individuali tra manine piccole, ma non piccolissime.

Carla

sabato 11 aprile 2015


DICIOTTO ANNI DI GRIGIA

Con questa torta sono stati festeggiati i diciotto anni di una fanciulla soprannominata Grigia, che di grigio non ha nulla, ed è dedicata a lei.

Ingredienti:

per la pasta
230 gr di burro
230 gr di zucchero semolato
4 uova
230 gr di farina
2 arance
2 cucchiaini da tè di lievito in polvere

per la glassa
300 gr di zucchero a velo
il succo di 2 arance





In una terrina riscaldata, lavorate il burro fino a quando sarà diventato una crema.
Incorporatevi a poco a poco lo zucchero, poi le uova una per volta, lavorando l'impasto fino a renderlo omogeneo.
Aggiungete la farina poca per volta, la scorza grattugiata delle arance, il succo e alla fine il lievito.
Versate in una teglia imburrata, preferibilmente quadrata (24 cm di lato e bordi alti), e inserite nel forno già caldo a 180 °C.
Mentre il dolce cuoce, mescolate allo zucchero a velo il succo delle arance. Anche ora poco per volta fino a quando la glassa sarà densa, e non troppo fluida. Ciò significa che magari vi avanzerà parecchio succo.
Appena il dolce è cotto, sformatelo in un vassoio e distribuitevi sopra, mentre è ben caldo, metà della glassa.
Lasciatelo raffreddare completamente prima di spalmare superficie e bordi con il resto della glassa.
Decoratelo con arance candite di cui trovate la ricetta qui.


Lulli



venerdì 10 aprile 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


AMICI IMMAGINARI, MA NON TANTO.



Un tema non nuovo, quello dell'amico immaginario che, per i motivi più svariati, prende corpo ed entra a tutti gli effetti nella vita reale. Spesso queste narrazioni prendono la forma della storia d'avventura, con peripezie e drammatici salvataggi, come in L'amico immaginario di Matthew Dicks, oppure si sviluppano in una chiave decisamente comica, come nel caso di Coolman e io, di Bertram e Schulmeyer.
Il romanzo di Harrold, Il mio amico immaginario, pubblicato nella collana Contemporanea della Mondadori e arricchito dalle illustrazioni di Emily Gravett, appartiene senz'altro alla prima categoria, senza tuttavia rinunciare alla necessaria ironia. L'amico cui ha dato vita Amanda, una ragazzina piena di risorse, si chiama Rudger ed è l'amico ideale che con lei gioca, litiga, condivide i momenti migliori della giornata, con la rassegnata complicità di mamma Lizzie.


Tutto scorrerebbe liscio e tranquillo, prescindendo dalle avventure metaforiche della strana coppia, se non ci fosse in giro un certo signor Bunting, ambiguo personaggio affiancato a sua volta da una lugubre amica immaginaria, e non potrebbe essere diversamente. Costui, infatti, dà la caccia a queste presenze, vere e immaginarie nello stesso tempo, per nutrirsene.
Per sfuggire alle sue grinfie e salvare il suo alter ego, Amanda finisce in ospedale, dopo essere stata investita da una macchina. Comincia così per Rudger una corsa a perdifiato per potersi ricongiungere con lei: un amico immaginario svanisce, infatti, se non c'è nessuno a pensarlo.
Questa corsa vede mille ostacoli: l'orribile coppia non gli dà tregua, ma ad aiutarlo interviene un gatto pulcioso, perché si sa i gatti hanno molto a che fare con l'invisibile; Zinzan, questo è il suo nome, lo conduce nel rifugio immaginario degli amici immaginari in cerca di un nuovo compagno. Prima di scomparire del tutto, possono infatti avere una seconda o una terza vita, grazie alla fantasia di altri bambini.
In un continuo passaggio fra mondo reale e mondo parallelo, l'azione si fa sempre più concitata, fino allo scioglimento finale del dramma. Sarà necessario l'intervento di mamma Lizzie e del suo vecchio amico immaginario, un meraviglioso cane sonnacchioso dal nome Frigo, per mettere fine alle scorribande del signor Bunting.


Come si evince, in questa storia c'è molta azione, in qualche passaggio si sfiora l'horror, ma non manca l'ironia nel descrivere tante situazioni e personaggi paradossali. Il tutto accompagnato dalle illustrazioni complici della Gravett, che assecondano la narrazione sottolineandone di volta in volta la chiave drammatica o divertente.
E' una lettura lineare, adatta a lettrici e lettori che non disdegnano il fantastico come registro narrativo, a partire dai dieci anni.



Eleonora

“Il mio amico immaginario”, A.F. Harrold e E. Gravett, Mondadori 2015


giovedì 9 aprile 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL PACCO!

Buon compleanno boa! Jeanne Willis, Toni Ross (trad. Claudia Valentini)

Il Castoro 2015





ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)



"L'amico Orango arrivò con un pacco enorme. 'Oh no, speriamo che non sia quel che sembra' pensò Boa. E invece lo era...era proprio un pianoforte! Boa non poteva usarlo. Non aveva le dita. 'È il pensiero che conta' gli disse la mamma."




Anche Scimmia sbaglia regalo. Un paio di occhiali da sole a chi non ha naso né orecchie...Giaguaro, Bradipo, Formichiere, come i precedenti, sbagliano oggetto: cosa se ne fa di guanti chi non ha mani? Cosa se ne fa di pallone chi non ha piedi? E a che serve una spazzola a chi non ha capelli? A festa quasi finita, tra una delusione e l'altra, Boa oramai inconsolabile tra le spire della mamma, vede arrivare l'ultimo invitato. Lo stercorario, con non eccessiva inventiva, si presenta a boa con una bella pallottolona di letame. Ma come disse il poeta "dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fior...."

E così fu.



Ad avere pazienza il regalo tanto disprezzato si rivela il migliore per utilità e bellezza. Quindi a tutti si consiglia di saper apprezzare anche il peggior regalo di sempre perché potrebbe rivelarsi il migliore di sempre!



Tra gli albi illustrati 'classici', quelli scritti da Jeanne Willis illustrati da Tony Ross, hanno sempre successo. Questo perché partono da una piccola idea che diventa enorme nel suo avvitarsi su se stessa, assumendo a ogni giro una tonalità sempre più assurda, sempre più esagerata, ma che non perde mai di vista il suo punto di partenza. Contengono sempre un culmine della narrazione e un colpo di scena finale che spiazza il lettore, piccolo o grande che sia e lo fa ridere.

Prendiamo ad esempio il mai dimenticato Topo Leo. I nodi intorno cui si sviluppa a spirale la storia è la convivenza tra topi e umani e la morte. Tutta in rima, la narrazione si ripete come un mantra nel descrivere l'esuberanza di quel topo che si confronta con un cane, con un gufo, con un gatto. Poi raggiunge un climax nel momento della dipartita di detto topo e nel lutto che ne consegue. E quindi il tutto si conclude con un bel colpo di scena.

Prendiamo Paolona, la mucca musona: lo schema si ripete analogo. Un andamento a spirale intorno ai temi della tristezza e dell'amicizia che raggiunge un climax quando l'agnellino fino ad allora cuor contento diventa triste anche lui. Chiude il colpo di scena finale.

Prendiamo Un tortino di mammut. Una divertente sequenza di interventi per contribuire alla cattura di detto mammut che si conclude con l'immancabile coup de théâtre.

Si può dire quindi che Jeanne Willis non sbaglia un colpo (di teatro)! La non secondaria ragione aggiuntiva del successo dei suoi libri sta nella sua capacità di calibrare sempre una buona dose sana perfidia e di ironia che dissemina nelle spirali della narrazione.

Nel caso di Buon compleanno boa! perfidia e ironia abbondano: stanno nei reiterati regali sbagliati, ma si annidano anche nella descrizione della vita grama che conduce un serpente, animale dalle numerose cose mancanti, se messo a confronto con la fauna invitata al suo compleanno. Perfido e massimamente ironico è anche il colpo di coda finale, sebbene abbia il tono di una morale.



L'efficacia dei testi si centuplica se guardiamo i disegni. L'ironia tutta britannica di Tony Ross è paragonabile a quella di Quentin Blake (di pochi anni più vecchio, diventato, dopo di lui, illustratore ufficiale di Roald Dahl). Con la Willis il sodalizio è perfetto. Mi pare ci sia tra loro una totale intesa di toni e di scelte 'narrative'. Entrambi non hanno paura di apparire cinici, come testimoniano albi bellissimi come Tadpole's Promise che si conclude con una vera carneficina tra amanti, secondo le dure leggi della catena alimentare.

Per capire meglio a cosa io alluda parlando di intesa di toni tra Ross e Willis date un'occhiata a questa intervista del Guardian e a questa biografia.



Carla

mercoledì 8 aprile 2015

ECCEZION FATTA


QUATTRO APPUNTI SU BOLOGNA

Scrivo questo commento sulla Fiera, dopo aver sedimentato le impressioni di quattro giorni molto intensi, ma con un profondo disagio.
Quanto accaduto in Kenya, con la strage di 147 ragazze e ragazzi selezionati perché cristiani, torturati e barbaramente uccisi, fa sentire questo lavoro di commento, che vorrebbe essere di ausilio ai nostri lettori e alla nostre lettrici, profondamente inutile e lontano dal mondo. Se si vuole colpire una comunità, la si colpisce in quello che ha di più prezioso, le figlie e i figli, pieni di promesse e di speranza, in una parola il futuro. Ragazze e ragazzi che studiavano in un campus universitario, ancor di più esecrabili agli occhi di questi pianificatori di morte. Se sapessi il nome di almeno una o uno di loro, potrei dire: io sono...ma a questi giovani non è dato nemmeno l'onore della cronaca.
Queste righe, comunque, in stridente contrasto con l'entità di questa tragedia, le voglio dedicare a loro.

Le mie impressioni, dunque: in termini molto generali, credo si possa dire che sia cresciuto , e di molto, il livello medio delle proposte editoriali: i giganti dell'editoria a livello mondiale e locale, penso per esempio al gruppo Edicart, o ai giganti cinesi o indiani, che producono linee decisamente commerciali, hanno un impatto inferiore rispetto agli altri anni. Si stabilizzano progetti editoriali già emersi negli anni passati, come gli editori messicani ed iraniani, per citarne alcuni; anche fra gli editori italiani aumenta la proposta di qualità grazie soprattutto ad editori piccoli e piccolissimi e anche negli stand dei più grandi si fanno strada le linee editoriali più interessanti.
Purtroppo tutto questo riguarda quasi esclusivamente i libri illustrati, perché sulla divulgazione e la narrativa non si riesce a raccogliere molti dati, sia per il poco tempo a disposizione, sia per l'impenetrabilità di alcuni stand.
Questa crescita qualitativa riguarda in modo particolare l'editoria italiana: i libri per ragazzi, soprattutto nella fascia zero-cinque anni, vedono crescere le loro vendite, in assoluta controtendenza rispetto ai libri per adulti. E' visibile soprattutto un aumento del volume del fatturato, mentre il numero di copie vendute aumenta molto meno. Quest'anno l'Aie non ha distribuito i dati relativi alla lettura da parte di bambini e ragazzi, dai sei ai diciotto anni; l'anno scorso e così anche per il precedente hanno segnato una decisa flessione nella propensione alla lettura in ragazzi e ragazze delle scuole medie e superiori. Mi auguro che si innesti presto una seria controtendenza. Ma la crescita qualitativa dell'editoria italiana per ragazzi è testimoniata anche dall'aumento dell'export dei libri italiani, e non è poco.

Un altro aspetto interessante riguarda il ruolo, secondo me crescente, del settore non fiction: credo che uno dei libri più belli, fra i premiati, sia proprio La fora, della portoghese Planeta Tangerina, una sorta di enciclopedia naturalistica, innovativa, ma densa di informazioni. Ecco il link con il sito dell'editore.


Basta pensare, d'altra parte, a Mappe, a Prima e dopo, per comprendere come anche in questo terreno la ricerca stilistica arricchisca considerevolmente l'efficacia del contenuto. Molta ricerca e molta produzione si fa anche sui libri interattivi, libri da fare o per fare. Qui il ventaglio di proposte si allarga moltissimo, comprendendo i colouiring book, i manuali naturalistici, i libri che si trasformano nelle mani dei bambini.

L'incontro più interessante è stato quello con Aidan Chambers, davvero un maestro della promozione della lettura, capace, lui sì, di spaccare la crosta gelata che congela i nostri cervelli, con l'accetta di un'intelligenza lucida e appassionata. Bravi gli editori, Equilibri, che hanno raccolto i sui studi sul ruolo della lettura nella crescita di ragazzi e ragazze.



E poi gli incontri, gli amici e le amiche ritrovati, la mole di lavoro che ci aspetta, la pila di libri da leggere che aumenta ogni giorno. Ma questo è un bel lavoro.

Eleonora






martedì 7 aprile 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN OCCHIO PIENO DI PIANTO

Se tu fossi qui, Davide Rondoni
Edizioni San Paolo 2015


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"La stellata notturna esplodeva sulle loro teste. Best si sorprese a pensare in un istante: 'Papà, se tu fossi qui...' E quasi gli vennero le lacrime agli occhi che sì, sarebbe stato bello. Lo zio probabilmente se ne dormiva nella sua casetta di legno pensando che lui era dal figlio della signora antipatica. Invece era disperso nella pianura con il cuore a mille.
Il faro. Lo fissò. La luce come una sciabola traversava l'aria fredda della notte. Rosa gli venne vicino."

Hanno camminato per una giornata intera per attraversare la Grande Palude, Nest e Rosa. Hanno appena evitato l'attacco di un alligatore e hanno il fango fino alle ginocchia. Eppure non mollano e vanno avanti: Nest deve arrivare al faro, dove vive suo padre. E con lui c'è Rosa, una ragazza dagli occhi neri come perle nere, che lo stupisce ogni volta.
Nest è in cerca del padre. Lo cerca nei racconti degli altri, lo cerca nei pochi ricordi che ha di lui, lo cerca nella lama di luce che ogni notte, a ritmo regolare, taglia in due i vetri della sua finestra.
Orfano di madre alla nascita, Nest vive con un zio, mite come un dromedario, simpatico e stanco. 
Lo zio Tomlinson, nella sua semplicità, capisce che si è fatto urgente per Nest il bisogno di dare un corpo, uno spessore a suo padre. Soprattutto perché capisce che a Nest manca un pezzo fondamentale della sua vita: le sue radici. Senza, si fatica a crescere robusti. Non basta però promettergli un viaggio futuro verso i pericoli della Grande Palude in direzione del faro e neppure i racconti che va raccogliendo tra chi lo ha conosciuto sono sufficienti a calmare il suo desiderio del padre. Tutti gli sforzi dello zio contribuiscono invece ad accrescere in questo ragazzino la determinazione nell'andare a cercarlo.
Quella luce lontana del faro, paragonata ad un urlo di richiamo, ad un occhio pieno di pianto, lo attira a sé. Così Nest decide di partire nonostante non abbia la minima idea di cosa la Grande Palude nasconda. Al suo fianco, in questa pericolosa avventura c'è Rosa, l'unica che ha saputo capire l'urgenza di quel gesto. L'unica che, come Nest, sa cosa significhi la solitudine.

Scandito in tre tempi, Se tu fossi qui, si legge in un fiato.
Il primo tempo è dedicato a Nest e al piccolo angolo di mondo che lo circonda. Un mondo fatto di quasi niente, di tanta solitudine, di cattiverie e meschinità di adulti e bambini. Ma anche di orizzonti sconfinati, di una natura gigantesca e sovrana. Estrema.
Il secondo tempo è dedicato all'uomo del faro, suo padre lontano, e alla costruzione di una sua agiografia, punto di partenza fondamentale che introduce il terzo tempo, dedicato al viaggio, vero percorso iniziatico di un ragazzino color nocciola in cerca del padre e di sé stesso.
Costruito intorno ad alcuni simboli del nostro immaginario - il faro, la palude, il viaggio e il coraggio femminile - questo romanzo di Davide Rondoni, affascina per nitore e per largo respiro.
In un contesto ambientale indefinito, un po' brado, selvatico, quasi primitivo, ma nel contempo molto evocativo nella descrizione di panorami naturali sconfinati, la vicenda prende spunto da un tema universale ed emblematico: la complessa relazione che lega padri e figli.
Un padre lontano, che la storia assimila a un faro: una torre alta che si vede a distanza e che illumina il cammino ai naviganti. Un padre che diventa un traguardo, ma anche una meta sicura da raggiungere.
Una palude, come luogo fisico e ideale, da attraversare per mettersi alla prova. Costellata di molte incognite, essa è ostile per definizione e pericolosa.
Il viaggio da leggere come percorso di crescita personale e di consapevolezza di sé e dell'altro. Il viaggio quale prova regina per misurare le proprie capacità, il proprio coraggio. Il viaggio come tragitto verso un obiettivo finale.
Il coraggio al femminile che si incarna in Rosa, ragazzina bizzarra di poche parole ma di grande sensibilità. Compagna inaspettata e necessaria, che diventa testimone muta dell'incontro.
Proprio queste pagine finali segnano il senso ultimo del romanzo. Là, al di là della Grande Palude, quel ragazzino, diventato grande, finalmente può sedersi a fianco del padre per guardare con lui nella stessa direzione, il mare. Adesso ha la forza per ascoltare le ragioni di questa forzosa lontananza e capire la debolezza di un corpo e la forza di un legame.

Carla

Noterella al margine. Un altro centro per la collana Narrativa San Paolo Ragazzi. Non so se dipenda ancora da Lodovica Cima cui siamo eternamente grati per la pubblicazione, a suo tempo, dei romanzi di Anne-Laure Bondoux, ma mi pare si confermi una linea editoriale di grande qualità.

venerdì 3 aprile 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RARO DISTILLATO

Il succo della sapienza, Roberto Piumini, Antonio Boffa


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Tutti sanno che i mandarini cinesi sono pieni di saggezza e siccome lo sapevano anche i cittadini di Sciaffusa, fecero questa pensata: mandarono in Cina tre incaricati a spremere mille mandarini, metterne il succo in una damigiana e portarlo a Sciaffusa per farlo bere alle autorità, che così avrebbero governato più saggiamente."

Quanto detto denota già la furbizia degli abitanti di Sciaffusa...ma se li seguiamo nel loro percorso apprendiamo che, durante il viaggio di ritorno, finite le scorte di birra, attaccarono a bere il detto succo per calmare la sete nell'assolata Russia. Convintisi di essere oramai diventati saggi, abbandonarono lì resto del succo: quella damigiana era davvero troppo pesante. Ormai sapienti, a Sciaffusa avrebbero governato loro. Così quel concentrato di saggezza rimase incustodito, finché non lo trovò un contadino che, bicchierino dopo bicchierino, lo vendette al mercato. La sapienza si andava diffondendo e lo stesso contadino, saggiamente, se ne tornò a casa con le tasche piene di rubli. Nella notte però la damigiana, ancora piena per metà, si rovesciò perché il maldestro Ivan ci sbatté contro. Quel poco che riuscì a sorbirne gli permise però di fare una cosa saggia, ovvero lasciare la sua fidanzata baffuta che lo picchiava. Il resto del succo invece, rovesciatosi, al sorgere del sole, cominciò ad evaporare e così fu il cielo di Russia a diventare il più saggio di tutti i cieli. Faceva piovere sui campi seminati, soffiare il vento da terra alla partenza dei marinai, splendere il sole sui frutteti. Ma se il cielo era saggio non lo erano i governanti della Russia che, volendo fare un gran botto, spararono l'atomica. L'aria, a quel gran rumore, si spaventò e si spostò da lì, spargendosi diradandosi per i cieli di tutto il mondo.
 

La morale è che ormai la sapienza è molto rada, per cui solo qualche volta accade un fatto saggio, il resto delle volte no. Anche in Cina d'altronde sono spariti i mandarini, concentrato di sapienza. Si è capito che il succo è meglio spremerlo dalla testa: se si preme dolcemente esce il pensiero.

La sapienza è cosa rada, la sapienza è cosa rara. Si sa, ma perché?
Con l'incedere di una ballata che, strofa dopo strofa, si arricchisce di sempre nuovi elementi; con un ritmo sempre in crescendo per raggiungere l'assurdo; con il tono di una fiaba popolare, che racconta di accadimenti fantastici; con l'ironia di chi sa cogliere i vizi dell'umanità e con il lessico sa far le capriole, Piumini ci spiega come è andata.
Il punto di partenza stesso di tutto il suo ragionamento fa vacillare ogni logica ed è divertente stare a vedere come quegli sciocchi sciaffusani stiano già sbagliando tutto. Sul grande equivoco di partenza, giocato con sapienza sul doppio senso che ha nell'italiano la parola mandarino, la storia si dipana e a ogni pagina Piumini alterna la scioccaggine al buon senso, come a ribadire che effettivamente essi son sparsi per il mondo in modo anche un po' casuale. L'ingenuità e la presunzione dei personaggi fa sorridere, così come pure diverte immaginare che la sapienza sia qualcosa di tangibile che passa dallo stato liquido a quello gassoso, secondo una precisa legge della fisica, che non può essere smentita.
A Piumini bisogna credere. 


In questo albo di grande formato Piumini è in società con Antonio Boffa. A quest'ultimo, il compito di dar forma alla sapienza. Fin dalla copertina, Boffa sposa il senso ultimo della storia, ovvero che la sapienza è il succo di qualcosa, un concentrato di bontà, di sapore e gusto, che, nel suo processo di raffinazione, ha perduto ogni scoria inutile. E allora mette gocce dappertutto, come simbolo di questo distillato raro. Sui cieli della Russia, tra gli alberi, fin nei risguardi. 

Gli sciocchi di Sciaffusa, i contadini russi, le donne baffute sono burattini, ritagliati nella carta come se lo fossero nel legno, con i loro profili spigolosi. Lo stesso per le venature che attraversano gli incarnati su cui sono dipinti grandi occhi e guance rubizze. 


 E sopra ogni cosa c'è sempre un gran via vai di gambe e zampe che attraversano le pagine e che segnano il ritmo che incalza.

Carla

mercoledì 1 aprile 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SENZA PAROLE

Il barbaro, Renato Moriconi
Gallucci 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"C'era una volta un coraggioso guerriero che montò sul suo fiero cavallo e partì per una terribile impresa. Combattè contro i serpenti, ciclopi e giganti, sopravvisse alle frecce, affrontò mostruosi leoni, evitò le piante carnivore e infine..."

Quarta di copertina di un libro lungo e stretto. Un libro verticale che ha il raro formato di un albo illustrato a cui è stata tagliata via una fetta. Questo accentuato rettangolo ha una copertina piuttosto enigmatica: un cavaliere armato che galoppa da sinistra a destra attraversato da una sottile linea scura.
Il mistero continua sfogliando il libro che è un senza parole. Nella prima tavola, all'accentuato verticalismo si oppone il gesto del personaggio che attraversa la sottile pagina da sinistra a destra per arrivare alla sua cavalcatura. Nella pagina successiva, il cavaliere si è spostato nella pagina di destra, ma soprattutto è posizionato al limite superiore del foglio, probabilmente in ragione del salto che ha compiuto per scavalcare il burrone.


Si gira la pagina e il cavaliere è di nuovo nella pagina di sinistra, in basso, a combattere contro uno stormo di uccelli. Giriamo ancora ed è di nuovo in alto per sfuggire ai moltissimi serpenti famelici. Quindi, ancora una volta, è sceso in basso, come schiacciato dalle frecce incombenti. Su giù, sinistra e destra, su giù, sinistra destra. Fino ad arrivare all'ultima sequenza che si scopre solo leggendolo.


Dalle piante carnivore alle fiamme, dai ciclopi ai leoni, il cavaliere si trova davanti - uno dopo l'altro - tutti i pericoli che insidierebbero un cavaliere leggendario. Vestito da unno con un elmo in testa e uno scudo al braccio, l'eroe impavido attraversa la pagina da un lato e dall'altro, con una regolarità ciclica. Le uniche impercettibili variazioni sono nella postura delle braccia. Occhi chiusi, impavido, affronta ogni pericolo con la medesima sicurezza, l'eroe leggendario di Renato Moriconi. Le immagini ci stanno portando altrove, rispetto a quello che poi sarà la sorpresa finale. Ma non sarebbe la prima volta che Moriconi ci 'spiazza' con il suo colpo di scena finale. Manipolatore dell'attenzione del lettore, Moriconi inserisce uno scarto finale che lascia il lettore nello stupore e lo costringe a una rilettura generale del libro, ma questa volta, in una chiave diversa e più consapevole. E allora troveranno una loro ragion d'essere la sottile linea che attraversa la copertina e questo ritmico spostarsi all'interno del foglio da parte del cavaliere. 
 


Il gioco cui ci invita Moriconi è sottile e doppio perché si muove nella completa finzione e nell'immaginazione. Finzione, che da un lato è puramente visuale, e immaginazione che dall'altro dà senso a ciò che si nasconde dietro l'immagine. Senza voler svelare troppo, si potrebbe dire che il cavaliere che vediamo con gli occhi si finge vero cavaliere, ma nello stesso tempo immagina fortemente di esserlo.
E' un gioco meraviglioso sull'immaginazione di chi guarda e di chi agisce sulla scena, è un piccolo capolavoro sulla meraviglia. E' un libro senza parole, l'ennesimo quest'anno alla Fiera del libro di Bologna, che racconta in poche tavole la serietà del gioco, la potenza della finzione, la durezza della realtà. Il tutto attraversato da quel registro ironico cui Moriconi ci ha abituato e che qui ribadisce l'indomabilità 'barbara' dell'infanzia.
Bello e perfetto.

Carla