venerdì 19 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


A SETTECENTOTRENTACINQUE CHILOMETRI ALL'ORA...

Weekend con la nonna, Stefan Boonen, Melvin (trad. Laura Pignatti)
Sinnos 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Oggi la nonna ci viene a prendere. Ci dà un bacio e una pacca sulla spalla. 'Dove andiamo adesso?' ci chiede. 'A casa' dico io. 'A casa del gigante' gridano gli altri. Lei sgrana gli occhi. 'Ma non sarà pericoloso?' 'Nooo!' 'O magari troppo spaventoso?' 'Nooo!' 'E tu, piccoletto, te la senti di andare?' Di solito noi stiamo nel pulmino della nonna e i bagagli stanno sul tetto. Altre volte invece..."

... i bagagli nel pulmino e sul tetto i ragazzini.


È venerdì. Una nonna, un piccoletto, i suoi nove cugini e un gatto passeranno insieme questo fine settimana che si preannuncia piuttosto movimentato. Dopo una ordinata partenza, con le ultime solite raccomandazioni da parte dei genitori, tutto prende un andamento inaspettato e bizzarro. La prima è la casa del gigante che li aspetta in mezzo al bosco e contiene un letto enorme, una scala a cui manca uno scalino e, in cantina, uno stivale che sa di gorgonzola. Se apri le finestre entra il bosco, ci sono ragni con zampe grosse come tronchi.La seconda è proprio lei, la nonna. Racconta storie di bava e di paura e quando è l'ora di spegnere la luce non dà baci, ma morsetti sulle guance. E se la testa non è ancora stanca, e il sonno fatica ad arrivare, lei ti porta in cima al tetto e, seduti sulla grondaia, comincia a raccontare. 


In un batter d'occhio arriva sabato: passeggiate avventurose nei boschi in cerca del cinghiale, intorno al fuoco a parlar di lupi e poi si torna a casa. La domenica c'è il bagno nella tinozza giù in giardino e poi la gita lunga con guado, al cimitero a trovar nonno, in barchetta e quindi tuffo a cercar grigni. degna conclusione è un gelato per tutti.
Quando scende la sera, però, il pulmino si riempie di nuovo e si riparte verso casa. Di ritorno, quando i genitori chiedono come andata, la risposta è secca, laconica e vera: bene. E nulla più. Chissà perché?

Saranno i colori di copertina (che poi sono anche quelli di tutto il libro), sarà la nonna che l'attraversa attaccata a una liana come Tarzan, sarà il bacetto furtivo che appiccica sulla testa del piccoletto che le sta appeso al fianco, sarà la grafica potente, ma questo libro ti chiama dallo scaffale. Lo si sente vibrare ancora da chiuso. Nel silenzio della libreria si sentono tonfi, risate e berci di bambini scatenati al suo interno. Ed è esattamente ciò che 'prorompe' davanti al lettore quando lo apre e gira le pagine, una dopo l'altra: colore, movimento, allegria, spensieratezza, vacanza e affetto.
Il ritmo della storia di questo fine settimana con una nonna, che tutti i bambini vorrebbero per sé, è mozzafiato. Non c'è sosta, tutto è raccontato da dialoghi serrati, molti cartelli, lettere cubitali, sempre in stampatello, e un disegno che sconfina spesso nella graphic.
Sulla pagina nulla è mai fermo, nulla è mai silenzioso, nulla è mai noioso. Tutto ha la velocità del pensiero a briglia sciolta di un ragazzino.
Si respira quell'atmosfera un po' da 'caserma' che si crea quando i cugini si rivedono, quel gusto per l'infrazione delle regole che fa sentire grandi.


A Roma da una settimana le scuole hanno chiuso i battenti e bambini e ragazzi circolano in libertà. Al loro fianco, si sono accorpati plotoni di nonne e nonni che gli trotterellano dietro. Alcuni li portano al parco, altri in piscina, altri ancora a far la spesa, qualcuno in libreria (ieri, per esempio, su cinque clienti, tre appartenevano alla categoria dei nonni con nipote al seguito).
La nonna di piccoletto e degli altri nove scalmanati, però, è un po' diversa: lei è una forza della natura. Per quanto le è possibile, non cerca mai di metter freno alla conquistata libertà di quei bambini senza scuola. Anzi, ne potenzia l'immaginazione, l'autostima e il divertimento per il divertimento. E pur essendo una capobanda scherzosa, sa essere anche silenziosa e delicata quando c'è da esserlo. Che tipo di nonna sia, lo si intuisce fin dalla copertina e dalle prime frasi di Stefan Boonen: dietro quel saluto fatto di un bacio e di una pacca sulla spalla si nasconde un mondo...



Carla

Noterella al margine. Standing ovation per Boonen e per la sua traduttrice, per Melvin che accende e agita nel disegno ciò che è già movimentato nel testo, per Sinnos che continua a 'pescare' bei libri nel catalogo De Eenhoorn.
Questo libro andrebbe regalato a ogni genitore perché prenda coscienza di cosa può accadere ad affidare un bambino a una nonna. E andrebbe regalato a tutte quelle nonne che non hanno il pulmino, non frequentano le grondaie e non sanno cosa è un grigno.

mercoledì 17 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NASO A TERRA

Muschio, David Cirici, Federico Appel (trad. Francesco Ferrucci)
Il Castoro 2015



NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)

"Stavo ormai per rinunciare a cercare quella traccia minuscola quando, all'improvviso, la trovai ancora alla staccionata di un giardino. Sì! Era l'odore di Janinka, come se lei avesse passato le mani sulle assi verticali della staccionata. L'odore di Janinka fluttuava tra l'odore di legno e di vernice, di muschio ed erba, e l'odore di domenica pomeriggio e di lavatrice. Dopo, in fondo al mio paesaggio di odori, percepii il sentore vecchio e rancido, proveniente dall'interno di una casa, e ancora più indietro, molto lontano, un profumo di dolci appena sfornati."

Un vero paesaggio di odori. Una mappa olfattiva di chi, con il naso, è in grado di decodificare segnali, di individuare tracce: un cane.
Nero, con il pelo riccio, Muschio è un cane in cerca.
Durante un tremendo bombardamento che ha distrutto la casa in cui viveva, si ritrova da solo perché l'intera famiglia è scomparsa sotto le macerie. Muschio però non si rassegna, non molla e non perde la speranza che un giorno li ritroverà.
La sua è una storia di ricerca. Comincia a mettersi dietro le sparute tracce dei due bambini, i fratelli Janinka e Mirek, al fianco dei quali aveva trascorso bellissimi momenti, prima che la guerra scoppiasse. E lo fa come lo fanno i cani: naso a terra a cercare e inseguire ogni loro possibile segno. Ma gli odori sono molti e sono labili, volatili.
Preso a calci, catturato per lavorare in un circo, sempre più affamato, sporco, pulcioso, Muschio non smette di sperare, di cercare, ma per sopravvivere si unisce ad altri cani che, come lui, la guerra ha reso randagi e girovaghi. 


Quei cani dai nomi strani, Pepe, Pisciovecchio, Treny, Vicoletto, Menta, diventano una banda. Ma piano piano le loro fila si assottigliano.
In ultimo, imprigionati, Muschio e i superstiti tra i suoi compari vengono alla fine utilizzati come guardie feroci di un gruppo di prigionieri in un campo di concentramento.
Solo Muschio e Menta, grazie al buon cuore e all'astuzia proprio di uno di quei prigionieri, riescono a mettersi in salvo. E lui con loro.


Il peggio sembra essere alle spalle e anche la guerra nel frattempo è finita. A completare la felicità ritrovata di Muschio manca solamente un tassello: ritrovare i bambini con i quali un tempo condivideva allegria, gioco e affetto.

La guerra raccontata da un cane. Attraverso 15 tappe, quanti sono i capitoli di questo libro premiato con l'Edebé de Literatura Infantil y Juvenil (un premio indetto dalla omonima casa editrice catalana che lo ha premiato per la narrativa per lettori dai 7 ai 12 anni), David Cirici racconta l'orrore ma anche la quotidianità di un conflitto attraverso una prospettiva insolita, quella di un cane.
Ed proprio in questo elemento che mi pare si possa cogliere il maggior valore del libro. In tale prospettiva il racconto scorre leggero, nonostante la pesantezza del contesto di fondo. Ad eccezione di qualche piccola sbavatura e qualche ingenuità di intreccio, il racconto appare convincente e avvincente. Con cura David Cirici filtra ogni episodio, ogni avventura del gruppo di randagi, attraverso il loro olfatto, il loro sguardo con meno colori del nostro, raccontando sempre da una prospettiva 'bassa' ad altezza ginocchia, quale è appunto quella di un cane.
In tal senso il libro mantiene dal principio alla fine questa doppia valenza: da un lato è il racconto molto verosimile di un cane, dall'altro è il racconto di una guerra terribile. Una guerra che viene tratteggiata con delicatezza, a tal punto che non mi pare possibile identificarla. Sebbene ci siano velate allusioni ai campi di sterminio degli ebrei, sebbene i nomi dei protagonisti alludano all'Est Europa, tuttavia mi pare evidente che il desiderio di Cirici non sia quello contestualizzare troppo lo scenario, identificandolo come la Polonia durante la Seconda Guerra mondiale, quanto piuttosto quello di rendere ancora più universale l'orrore che una qualsiasi guerra porta con sé.
Raccontare la guerra attraverso lo sguardo di un randagio ha un suo corrispettivo nelle illustrazioni sempre molto comunicative di Federico Appel. In bianco e nero, le immagini si alternano al testo, svolgendo egregiamente il compito di 'alleggerire' un tema, purtroppo, così drammaticamente autentico e attuale.

Carla

lunedì 15 giugno 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


RIDERE CON ELLA


Ci arrivano dalla Finlandia e hanno circa vent'anni: sono tre racconti esilaranti, protagonisti Ella e i suoi compagni di classe, una prima elementare. I ragazzini sono animati delle migliori intenzioni, ovvero salvare il maestro da un presunto ricatto, ma il risultato del loro sorprendente spirito d'iniziativa è dar vita a situazioni incontrollabili, che, col meccanismo perfetto di una comica da film muto, conducono ad esiti disastrosi.
Nella prima di queste storie, la più originale, Lena sorprende il maestro arrossire nel leggere una lettera e, con logica inoppugnabile, deduce che si tratti di una lettera minatoria, un crudele ricatto; per aiutare il maestro, la banda di scatenati ragazzini decide di impedire il pagamento del riscatto, sostituendo una borsa sospetta con un'altra piena di vecchi numeri di Topolino. Poi pedinano il maestro, scoprendo, ahimè che sta partendo per il viaggio di nozze: ed è così che i nostri intrepidi bambini imparano che ci possono essere vari motivi per arrossire leggendo una lettera. E il maestro, martire, impara che si può fare una luna di miele senza biancheria di ricambio, ma con un'estesa collezione di vecchi fumetti.
La narrazione procede serrata, con dialoghi tutti giocati sul fraintendimento e sul nonsense, le situazioni sono di una comicità irresistibile, che non ha bisogno di allusioni e parole proibite per scatenare il riso. E' sufficiente lo scontro titanico fra un maestro dal cuore molto grande e una pazienza infinita e, dall'altra parte, un gruppo di bambine e bambini che uniscono candore e capacità di sovvertire qualunque tentativo di riportarli all'ordine.
Ella e i suoi amici sono personaggi indimenticabili, ingenui quanto richiede la loro età e, nello stesso tempo, fonte permanente di un allegro caos, che parte dal fraintendimento costante del significato delle parole per finire in un groviglio di azioni di cui il maestro è spettatore e vittima nello stesso tempo.
Pubblicati nel '95, '96 e '98 in Finlandia, questi racconti di Timo Parvela, uno dei più importanti autori per ragazzi di quel paese, sono tradotti ora da La Nuova Frontiera junior col titolo, appunto, di Ella e i suoi amici, con la traduzione di Delfina Sessa e le illustrazioni di Marta Baroni. In realtà, la serie che vede protagonista Ella conta già una ventina di titoli ed è stata tradotta in molti paesi.
La lettura è adatta a giovanissimi lettori e lettrici anche alle prime armi, ma è davvero gustosa anche per lettori più grandi. Anzi, consiglierei vivamente una lettura condivisa: i grandi sapranno godere del raffinato gusto dell'assurdo, i piccoli si divertiranno con queste storie in cui vince il pensiero bambino.

Eleonora

“Ella e i suoi amici”, T. Parvela, La Nuova Frontiera junior 2015


venerdì 12 giugno 2015

FAMMI UNA DOMANDA!


GHIOTTONERIE INTELLIGENTI


Come si può immaginare, l'evento Expo ha portato con sé un fiorire di produzioni editoriali sul tema del cibo. Di alcune si è già parlato, di altre, soprattutto quelle con il marchio della manifestazione, non parlerò, almeno per il momento.
Trovo invece di particolare rilievo la collana di Editoriale Scienza ci provo gusto, curata da Emanuela Bussolati e Federica Buglioni: testi agili e intelligenti, per diverse fasce d'età, sul tema del cibo e dell'alimentazione.
Storie in frigorifero. Tutte vere...e più avventurose delle fiabe è il titolo più recente di questa collana ed è veramente gustoso: capitoli brevi, ben illustrati, raccontano storie e curiosità, tradizioni e leggende legate ai diversi alimenti, svelando curiosità e aneddoti noti e meno noti.
I bambini coinvolti in queste letture, dai sette otto anni, possono scoprire cos'è lo scorbuto e per quale motivo se ne ammalassero le ciurme degli antichi velieri; che origine hanno il caffè o il cioccolato e come si siano imposti nelle nostre abitudini alimentari; il primo chef conosciuto nella storia, Maestro Martino, e il trattato di culinaria del Platina, il sapiente che scrisse in latino le sue ricette, con il tempo scandito dai pater noster. E poi l'invenzione del gelato, gli usi e i costumi a tavola, l'intelligenza dei coltivatori irochesi, o l'origine delle sale da tea o dei caffè, intesi come luoghi di ritrovo.


Come si vede, ce n'è per tutti i gusti, per allargare i propri orizzonti culturali e culinari, per comprendere l'origine delle regole del bon ton, così come la lista degli alimenti proibiti nelle diverse religioni. Questo è sicuramente un aspetto importante: comprendere la storia delle abitudini alimentari aiuta sicuramente a relativizzarne la portata: quello che è disgustoso per noi, per esempio mangiare insetti, non lo è per altri popoli. Così come la diffidenza verso alcuni alimenti, nel passato le patate, per dirne uno, è destinata nel tempo ad essere superata.
Un libro, quindi, ricchissimo di spunti per approfondire, in modo divertente, il tema dell'alimentazione; sicuramente utile in ambito scolastico, ma stimolante e brioso anche per la lettura di bambine e bambini curiosi.


 Eleonora

“Storie in frigorifero. Tutte vere..e più avventurose delle fiabe”, E. Bussolati e F. Buglioni, Editoriale Scienza 2015

mercoledì 10 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LO SGUARDO DELL'INFANZIA
La piscina, Ji Hyeon Lee
Orecchio acerbo 2015
 

ILLUSTRATI

"Nata a Seoul, si è diplomata presso la scuola d'illustrazione HILLS. Ama le piccole stelle che brillano nel cielo notturno, i ciottoli che rotolano nei ruscelli, le foglie che danzano sulle punte dei rami.
Lei spera che non solo i più piccoli, ma anche tanti adulti leggano libri per l'infanzia.
'La piscina' è il suo primo albo illustrato."

Questo è il poco che si sa di questa giovane e sensibile autrice coreana. E queste sono le pochissime parole che la introducono e che si leggono al principio di questo suo primo albo silenzioso. Toni tenui, delicato nella storia, equilibrato nel segno e nella costruzione della pagina. Bello.

Nulla intorno, un angolino di celeste e un bambino in piedi che, attraverso gli occhialini, guarda lontano. Così comincia questa storia senza parole. Piano medio del bambino e poi grande tavola in cui quell'angolo di celeste diventa una piscina. Ancora nulla intorno. Se fino a questo momento la scena ci è parsa silenziosa e ferma, da questo momento in poi diventa rumorosa e movimentata. 



Un'orda di persone in abbigliamento marino, con pinne, maschere, salvagente, palloni o canotti si muove come un solo corpo e invade, riempie, satura la piscina e la pagina. Un corpaccione grigio e intricato. Resta sgombro solo il bordo della vasca. Da qui il bambino, rimasto a margine fino a quel momento, si tuffa in profondità, lasciandosi sulla testa e alle spalle le gambe sguazzanti degli altri. Là sotto la superficie dell'acqua tutto prende colore, torna il silenzio e la calma. e torna il vuoto. 



Qui avviene il primo importante incontro: una bambina che come lui nuota in profondità. Insieme, nuotando, raggiungono lo spazio aperto dell'acqua: un mare brulicante di creature meravigliose. Pesciolini dal 'naso' a trombetta, pesciolini dal 'naso' rosso, pesciolini azzurri con il cappellino. E poi, via via che la loro esplorazione va avanti le creature marine diventano sempre più grandi, sempre più numerose, sempre più colorate. Come portati dalla corrente del mare e dai pesci, i due fanno il loro secondo importante incontro: una grande balena. Talmente grande ai loro occhi che nessun foglio potrà mai contenerne per intero il ritratto. Il suo grande e liquido occhio blu però incontra quello dei due bambini. 


Guardare negli occhi la balena, sembra essere l'aspirazione di molti bambini (Julie Fogliano ed Erin. E. Stead, Se vuoi vedere una balena, Babalibri 2014).
Il viaggio continua e nuove creature sempre più immaginarie li accolgono nel loro branco colorato. Pesci ridenti, pesci rabbiosi, pesci allegri, pesci intimiditi accompagnano i due bambini verso la superficie dell'acqua. E lì, diametrali al punto di partenza, escono dall'acqua dove ancora le ultime propaggini della massa grigia di bagnanti si attarda, mesta, nell'uscita dall'acqua dalla parte opposta della vasca. A quegli sguardi di rammarico, grigi, fa da contrasto il sorriso sulle guance, piene di colore, che i due bambini si scambiano.
Bello, essere piccoli.
Ed ecco che il cerchio si chiude con l'augurio che tutte le persone (adulti compresi) vogliano nuotare il mondo in piena libertà. In questo senso, un buon inizio per ogni adulto sarebbe quello suggerito al principio di questo libro: non smettere mai di leggere i libri per l'infanzia.

Raccolgo l'invito e ragiono sulla fascinazione che questo libro indubitabilmente crea. La copertina, quella che tanto mi aveva colpito a Bologna 2014, mi sembra un manifesto che allude al senso più profondo della storia: nello sguardo dell'infanzia c'è un mondo fantastico. E quel lieve sorriso che è accennato sulle labbra è una sorta di marameo al mondo degli adulti, come a dire: io vedo cose che voi neanche potete immaginare...


La curiosità di quel bambino e il desiderio di distinguersi dalla massa, informe e uniforme, che ingloba in se stessa ogni cosa, sono la sua energia per il tuffo. Il premio per aver avuto il coraggio di non omologarsi, di non essere ingranaggio di quel grande meccanismo, è il mondo di sotto, quel mare, profondo e senza limiti, in cui nuotano creature fantastiche e tanto colorate. Un mondo immaginario e immaginato che, ad evidenza, non è per tutti. Il premio per chi se la sente di osare e di andare 'controcorrente' consiste nella possibilità di guardare negli occhi una balena e di trovare un amico. Un'amicizia che trova la propria forza nell'esperienza condivisa.
Da un lato, questi due bei bambini con le guance un po' congestionate dall'emozione e dalla lunga nuotata e dall'altro, un informe insieme di persone che si agitano convulse e perdono la loro occasione migliore per vedere cosa c'è sotto e per incontrare una balena.
Ma non tutti, in quell'intreccio di corpi, paiono non accorgersi di cosa stia succedendo sotto la superficie dell'acqua...E ancora una volta spetta a una piccolina notare la meraviglia subacquea. Forse perché è rimasta incastrata tra salvagente e canotti, o forse perché le è mancato un po' di coraggio, lei rimane lì, compressa nella massa, ma quell'ultimo furtivo sguardo indietro verso la superficie della piscina la premia: quei pescetti variopinti non li ha solo immaginati. E' chiaro a tutti che alla prossima occasione a nuotare nel mondo di sotto saranno in tre?



Carla

lunedì 8 giugno 2015

FAMMI UNA DOMANDA!


DA ECOSCHIAPPA AD ECOEROE


Percorso in realtà difficile, quello proposto dalle autrici polacche, Emilia Dziubak per le illustrazioni, Eliza Saroma-Stepiewska e Iwona Wierzba per i testi, di Piccola Guida per Ecoschiappe, pubblicato recentemente da Sinnos. Trasformare i lettori, grandi e piccoli, in ecoeroi.
Ma a leggere questo divertente manuale sembra tutto molto più semplice, in fondo basta guardarsi allo specchio e decidersi a cambiare.
Conosciamo Mister Ecoschiappa, cui fa da contraltare il Professor Coscienza, nelle prime pagine e già di primo mattino, nella giornata tipo che ci viene proposta, si comincia davvero male: questo signore piuttosto indisponente spreca moltissima acqua, con grande indifferenza, solo per lavarsi i denti.


Il passo successivo è portare a spasso il cane ed è facile immaginare con quale senso civico rispetti aiuole e raccolga deiezioni canine; e poi va al supermercato, per portarsi a casa un'enormità di cibarie, magari inutili e che scadranno prima di poter essere consumate; e continua così la sua giornata, prendendo l'automobile per andare a comprare il giornale o buttando per strada il divano vecchio. Si potrebbe continuare all'infinito, di esempi ne vengono in mente tantissimi.
Naturalmente, il Professor Coscienza segue passo passo il nostro antieroe, campione dello spreco e dell'ignoranza, e ci segnala cosa concretamente si può fare per limitare il nostro impatto ambientale, partendo proprio dalle piccole cose apparentemente senza importanza.
Argomenti noti e meno noti si susseguono, utilizzando proficuamente immagini divertenti e molto chiare, per rendere edotti bambine e bambini, ma forse anche i rispettivi genitori, su modelli comportamentali conosciuti dai più e raramente messi in pratica.


Di solito diffido dei manuali del bravo cittadino, spesso pensati più per l'uso didattico che per la lettura diretta dei bambini. In questo caso il discorso è diverso, il linguaggio ironico, ma chiaro, le situazioni paradossali, l'uso delle immagini rendono la lettura stimolante e divertente, a partire dagli otto, nove anni.



Sulla disponibilità, da parte di bambine e bambini volenterosi, ad essere cittadine e cittadini più attenti posso anche scommettere; peccato siano circondati da adulti spesso indifferenti, o magari solo incoerenti nel mettere in pratica quello che teoricamente si dichiara.
Basta una passeggiata nella nostra bella e dolente città per rendersi conto del livello di senso civico che, collettivamente, siamo in grado di esprimere. E quanto a modificare uno stile di vita dispendioso, dal punto di vista ambientale, temo che gli ecoeroi siano, almeno per ora, pochi.

Eleonora

Piccola guida per ecoschiappe”, E. Dziubak, E. Saroma-Stepniewska, Iwona Wierzba, Sinnos 2015




sabato 6 giugno 2015


LE RICETTE DA PANCHINA

Che io sia un po' monomaniaca, è cosa risaputa.
Torno con una di quelle ricette che mi bussano sul cellulare la sera (Piccole ricette), quando la città si raffresca e io mi siedo su una panchina nel parco con i cani che giocano...
Insalata, o tartare se tagliata più finemente, di feta, melone e cetrioli.
Va da sé che dia dipendenza: nella mia famiglia (anche i membri bononiensi) non si mangia altro da giorni.

È una ricetta facilissima, velocissima e freschissima quindi adattissima a questi giorni abbacinati dalla luce e dal caldo. L'altro suo grande pregio consiste nel fatto che dal punto di vista cromatico è una festa per gli occhi, ammesso che verde e arancio siano due colori che vi piacciono.


INGREDIENTI
2 cetrioli
1 melone retinato
200 gr di feta
un mazzetto di menta fresca
sale
pepe
il succo di mezzo limone (o il succo di un lime)
un cucchiaio di olio

Tagliate a dadini gli ingredienti, tanto più piccoli gli tagliate tanto più starete facendo una tartare, tritate la menta, spremete il limone, aggiungete sale, pepe e pochissimo olio e mischiate il tutto. Se avete deciso di fare la tartare riempite delle ciotoline, premendo un po' quindi rigiratela nei piatti, come fareste con una formina piena di sabbia al mare...



Carla

venerdì 5 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA CHIAVE

La bella nel bosco addormentato, Sonia Maria Luce Possentini
Corsiero editore 2015



ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 12 anni)

"Invitò anche dodici fate, ciascuna delle quali portò in dono alla piccola qualcosa di speciale: chi la bellezza, chi l'intelligenza, chi la virtù...
Insomma ogni qualità si potesse desiderare per renderla una persona meravigliosa come un campo di lucciole in una notte d'estate."

Dal titolo si potrebbe pensare che siamo dentro La bella addormentata nel bosco, ma invece siamo dentro Rosaspina (Lella Costa, acuta prefatrice del libro, lo nota). Non siamo in Perrault ma nei fratelli Grimm...
La fiaba scorre secondo il testo classico, ma qualcosa suona diverso, fin dal titolo.


Eppure c'è il castello isolato, c'è la lunga attesa di un erede che non arriva, c'è la nascita di una bellissima bimba, una grande festa, i doni delle fate, il maleficio della tredicesima non invitata e l'antidoto della dodicesima che salva in extremis dalla morte la fanciulla. C'è la ricerca vana dei genitori di preservare dal pericolo la fanciulla. C'è l'arcolaio in soffitta, manovrato da una vecchina che fila il lino. C'è la curiosità irrefrenabile di fronte al fuso che prilla...c'è il sangue. C'è il sonno che rende gli alberi di bronzo e il cane di porcellana. Ci sono gli intricati rovi, ci sono i principi e c'è un re che insegue un falcone...


Fermiamoci qui perché c'è già molto da dire. In primo luogo, la bellezza che ci avvolge nel leggere il testo a due mani: Andrea Casoli e Sonia Maria Luce Possentini, appoggiati entrambi sulla fiaba dei Grimm, e nelle immagini che, emergono da un nero cupo, di violente pennellate che però si fermano poco dopo la linea di cucitura dei fogli...Immagini che escono dal sonno, o che si portano dietro il sogno. Ma ci torno dopo. Altre sono le bellezze che ci avvolgono. Al tatto si avverte che è un libro diverso, perché la copertina è di tela bianca, immacolata (che azzardo mettermelo nelle mani sempre un po' nere...) e la carta è uso mano, la grafica è molto raffinata. Le ultime due bellezze sono al principio, nella prefazione seria e scanzonata di Lella Costa, e alla fine. In quel finale così inaspettato da capovolgere, a posteriori, tutto il senso di quanto abbiamo letto fino a quel momento.
Mi sembra di sentire la voce di Sonia che, di fronte agli occhi basiti e sgranati del lettore (i miei li ha visti in Fiera a Bologna), dice: Eh, beh, ci voleva no? e poi scoppia a ridere...Non saranno i doni delle fate a mettere in salvo Rosaspina, ma ciò che lei serba in sé. Semplicemente perché è donna.

Al testo che scorre, anch'esso raffinatissimo, come acqua sui sassi di un torrente e veloce ci porta al colpo di teatro finale si affianca un vero e proprio palcoscenico teatrale, dove agiscono pochi personaggi in luce: la regina, le fate artefici dell'incantesimo, la bambina poi divenuta fanciulla e, invece nell'ombra, un re.
Il resto delle tavole sono un intrico di rami, boschi, foglie, fiori e un gorgo ipnotico di una scala a chiocciola. Un fondo nero che fa da fondo alla pagina di destra supera la linea immaginaria del foglio e entra nella pagina di sinistra con il poco testo e le rare gocce rosse che anticipano emotivamente il climax della fiaba. Sembra un nero che sfugge di mano, come incontrollato. Incontrollato al pari di un sogno. Incontrollato a tal punto che quello che può sembrare un baffo di colore, diventa un uccello e poi un falcone in volo.
Tra teatro e sogno la Possentini si muove nel suo. È proprio a casa, o per meglio dire, quello che racconta con le immagini è proprio la sua essenza, di creatura femminile di grande personalità e complessità. Bianco, nero e qua e là il rosso: quanti simboli. Abiti bianchi che sfumano come nebbia, labbra scarlatte e capelli ramati e quel poco di verde ghiaccio che racconta i cent'anni di sonno, tutto esce dal nero. Dal nero di una lettura nera di una fiaba nera con un finale pieno di Luce...


E poi c'è lei: la chiave per aprirci al senso ultimo del racconto su quale sia la potenza che ogni creatura femminile racchiude in sé.
Un post a sé meriterebbero il campo di lucciole in una notte d'estate iniziale e le poche righe finali. Chissà.
Per adesso mi limito ad augurarmi che questo libro capiti nelle mani di molte creature in crescita, perché i maschi provino a capire e a misurarsi con la misteriosa grandezza femminile e le ragazze sappiano curarsi da sé e rialzarsi. Sempre.



Carla

mercoledì 3 giugno 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CALPURNIA, PIU' GRANDE


Il mondo curioso di Calpurnia, ovvero un nuovo anno da vivere con l'intrepida ragazzina texana, capace di rivoluzionare il rigido mondo dei proprietari terrieri.
Siamo nel capodanno del 1900, ma il nuovo secolo non segna grandi cambiamenti nel modo di pensare della famiglia Tate. Calpurnia, fra una lezione di piano ed una di maglia, come si conviene ad una signorina di buona famiglia, continua a coltivare scientificamente la sua passione naturalistica, annotando ogni osservazione sul prezioso Taccuino Scientifico, con l'aiuto e la complicità del nonno. Insieme spaziano da un ambito del sapere ad un altro, cogliendo di volta in volta gli spunti che la vita di campagna fornisce generosamente. Sono tanto bravi da prevedere, non creduti, un uragano che sconvolge le coste del paese, catapultando una cugina sfollata nella vita della nostra protagonista. Si tratta dell'uragano che sommerse effettivamente la città di Galveston nel 1900, sommergendola.
Ma torniamo alla nostra storia: il momento sembra davvero difficile per Calpurnia, non compresa dai suoi genitori, che insistono a proporle un futuro di sposa e di madre, al massimo di maestra; sfrattata dal suo letto dalla scostante cugina, che accumula risparmi per un progetto che si svela solo alla fine; coinvolta dal fratello Travis, l'unico che condivide a modo suo l'interesse naturalistico, nelle imprese più disperate di salvataggio di animali selvatici. Lei si sente davvero una 'cittadina a metà nella sua stessa casa'.
Ma parliamo di una ragazza piena di risorse, determinata a raggiungere i suoi obbiettivi, ed eccola inventarsi lavoretti, imparare a scrivere a macchina, convincere il veterinario testé arrivato in paese ad accoglierla come aiutante, imparando così un'infinità di cose sull'anatomia animale. E poi c'è il nonno, che non la abbandona mai, anzi sostiene con forza la causa delle ambizioni universitarie di questa nipote speciale.

Abbiamo molto apprezzato L'evoluzione di Calpurnia.
Le 'seconde prove' sono sempre difficili, il rischio di deludere il lettore è grande, ma qui, lo dico sinceramente, Jacqueline Kelly è molto brava nello sviluppare la trama senza un momento di cedimento, senza digressioni eccessive, al contrario delineando sempre meglio il profilo dei personaggi; direi esemplare la descrizione del clima familiare, quell'abbraccio affettuoso che nello stesso tempo nega l'uguaglianza fra i figli maschi e la figlia femmina; non crudeltà, prepotenza o soprusi, al contrario il pensiero che il meglio per una ragazza non possa essere altro che accasarsi.
Seguiamo quindi Calpurnia nella sua lotta per affermarsi, per esistere come individuo senziente, capace di scelte; tenacia, consapevolezza di sé, percezione dell'ingiustizia che pure non mina i legami familiari. La vediamo esplorare nuovi confini del sapere, senza spaventarsi, ma con umiltà e determinazione, applicando i consigli del nonno. A fare da guida ancora le parole di Charles Darwin: se a introdurre i capitoli del primo romanzo c'erano brani tratti da L'origine delle Specie, qui i brani sono tratti da Viaggio di un naturalista intorno al mondo. La sottolineatura non è casuale: la rivoluzione personale di Calpurnia si intreccia strettamente alla rivoluzione culturale del darwinismo.
Ma seguiamo anche Travis combattere la sua battaglia per poter accudire gli animali selvatici che raccoglie da tutte le parti, nascondendoli e nutrendoli in modi rocamboleschi.
E poi l'imprevedibile cugina, che, da brava ragazza, tutta ricami e romanzi rosa, alla fine fugge con il fidanzato.
Il Novecento che si affaccia in questo sperduto paesino texano è un secolo di grandissimi cambiamenti, di cui in questo romanzo si trovano solo alcuni, determinanti accenni, come, ad esempio, l'apertura dei primi pozzi petroliferi.
Siamo di fronte a un grande romanzo, una storia 'necessaria' nel descrivere con pacatezza e lucidità la cultura americana agli albori della modernità. Ma è anche 'necessario' nel descrivere le disparità, le ineguaglianze, quello status femminile 'diverso', che ancora oggi condiziona, e pesantemente, il destino di tante ragazze. Calpurnia può diventare a buon diritto l'esempio, il paradigma della nascente libertà femminile.

Eleonora

Il mondo curioso di Calpurnia”, J. Kelly, Salani 2015

lunedì 1 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA 'TEORIA DEI GIOCHI'

Sulla collina, Linda Sarah, Benji Davies (trad. Anselmo Roveda)
EDT Giralangolo 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Due scatole di cartone, abbastanza grandi per starci dentro, abbastanza grandi per nascondersi. Uto e Leo le portano ogni giorno su, sulla collina.
Certe volte sono re, soldati di ventura, astronauti. certe volte sono pirati che solcano cieli e mari in tempesta.
Ma sempre, sempre sono Grandi Amici."


Uto e Leo hanno un ritmo a due. Ma un lunedì che prometteva pioggia su quella collina arrivò un terzo bambino, Samu. Anche lui ha la sua scatola e vuole unirsi a loro. Comincia a piovere e i tre si rifugiano nelle scatole. Quando torna il sole i tre escono di nuovo a giocare. Sebbene il ritmo a due sia sempre lì, tra i bambini qualcosa è cambiato. Uto si sente strano, prende la sua scatola e la riduce in mille pezzi e decide che sulla collina non ci salirà più. Si sente escluso, messo da parte dal nuovo arrivato. Tutte le attenzioni di Leo sembrano essere per Samu.


Forse però le cose non stanno proprio così, visto che Leo e Samu un giorno bussano alla sua porta con una grande sorpresa...Molto di più di una semplice scatola: una scatola con le ruote che si rivela accogliente razzo supersonico, oppure triplo jet transformer, ma soprattutto diventa lo spazio ideale per un ritmo a tre.

Secondo albo di Benij Davies, dopo La balena della tempesta, ma questa volta con il testo scritto da Linda Sarah, giovane illustratrice e scrittrice britannica di libri per bambini.
Questa storia che racconta le difficili dinamiche tra bambini, in fatto di amicizie, mi pare straordinaria principalmente per un fatto: l'aver saputo riassumere con una sola espressione il complicato traguardo dell'armonia tra persone. Il ritmo a due, il ritmo a tre, il ritmo a quattro (auspicabile, ma sempre più difficile) è una bellissima definizione di quello che è uno dei nostri obiettivi primari in qualità di animali sociali. Stare con gli altri, quando questi altri è > di 1, non è cosa facile. Anzi molto difficile. Fatta di delicati equilibri, di sottili confini, la convivenza, e ancora di più la condivisione, fino ad arrivare all'amicizia, con più persone la cerchiamo fin da subito. I bambini sono i maggiori realizzatori di comunità pacifiche, ma sperimentano fin da subito quanto sia laborioso mantenerle nella loro armonia iniziale. Spesso tra loro nascono alleanze contro, emarginazioni, esclusioni, si impongono ruoli dominanti, insomma cominciano i problemi.
Proprio ieri, sotto un tepee indiano (a Roma è partita la Tribù dei lettori), luogo perfetto per discutere in pace anche in assenza del calumet, ho letto questo libro e con un manipolo di ragazzini abbiamo ragionato di quanto sia difficile creare un ritmo a tre, un ritmo a quattro...E poi abbiamo cercato di trovare, per così dire in natura, situazioni in cui il ritmo sia necessariamente a più voci e funzioni. Una squadra di pallavolo, un'orchestra...Naturalmente a me che sono adulta è immediatamente schizzato il cervello a pensare ad una utopia in cui un'intera società si muova in armonia. Ma questa è un'altra storia.
Uscendo dal tepee, tuttavia il pensiero mi è subito andato a John Nash, tristemente alla ribalta in questi giorni, e alla sua Teoria dei giochi.
Può essere un azzardo paragonare un albo illustrato, dove si racconta che l'arrivo di un terzo bambino butta all'aria una bella amicizia consolidata, a una teoria matematica, applicata all'economia? I punti di contatto a me pare di intravederli. Il contesto, paradossalmente, è lo stesso: il gioco. Laddove le mosse di ciascun partecipante, definite da Nash strategie, implicano conseguenze sul gioco di tutti i partecipanti. Sotto gli occhi del lettore le conseguenze che esercita su Uto...


E ancora, nella teoria dei giochi si parla di giochi cooperativi e di giochi non cooperativi e non è lo stesso che Benij Davies disegna?... 

E per finire, se è dimostrato che una cooperazione tra i giocatori è possibile, laddove tutti si impegnino ad agire per un miglior risultato comune, piuttosto che per il proprio, e che quindi indirettamente si possa raggiungere un vantaggio, seppur minore, ma equanimente distribuito tra tutti, non stiamo dicendo la stessa cosa che i bambini mettono in pratica, costruendo l'enorme Scatola su ruote che li accoglie tutti e tre, anche se un po' più stretti?


Carla

Noterella al margine. Tanto ho trovato felice la definizione del ritmo a due o a tre, tanto mi pare poco scorrevole il testo, appesantito ulteriormente da un uso ridondante delle maiuscole.