mercoledì 15 luglio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SULLE TRACCE DELL'ETÀ D'ORO
 

Il Grande Nate, Marjorie Weinman Sharmat, Marc Simont 
(trad. Laura Bernaschi)
Il Barbagianni Editore 2020

NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)

"All'improvviso ha squillato il telefono. Speravo fosse qualcuno che mi chiedeva di mettermi alla ricerca di diamanti perduti, perle o un milione di dollari.
Era Annie. Annie abita in fondo alla strada. Sapevo che non aveva diamanti, perle o un milione di dollari da perdere. 'Ho perso un disegno? mi ha detto. 'Mi aiuteresti a cercarlo?' 'Certo' le ho risposto. 'Ho ritrovato palloncini , libri, pantofole e polli. Addirittura un pesce rosso. Ora io, il Grande Nate, troverò quel disegno scomparso'."

Il Grande Nate si mette sulle tracce del disegno scomparso dalla cameretta tutta gialla della sua amica Annie. Ispeziona con cura ogni angolo ma del disegno del cane giallo non ce traccia. Allora passa a mettere sotto la lente di ingrandimento gli unici tre personaggi che sono entrati in contatto con il disegno sparito: il cane di Annie, Zanna, la sua amica Rosamond e infine il fratellino di Annie, Harry.


Escluso il cane - che dovrebbe farsene di un foglio di carta colorato? - esclusa Rosamond che ama circondarsi di gatti - a casa sua ne ha ben quattro e tutti neri - non resta che Harry - così piccolo che non parla neanche bene. Con un pennello in mano, Harry è lì che dipinge tutto di rosso - a parte i fogli dove compare un pagliaccio, una casa, un albero e un mostro a tre teste - dà un paio di pennellate anche a una pantofola, a un po' di muro e una maniglia. Sotto il suo pennello finisce anche la maglietta e la faccia del Grande Nate. Sebbene il detective non la prenda bene, tuttavia non smette di pensare al caso e non molla l'osso. È a un passo dalla soluzione: osservare e dedurre è la cosa che gli riesce meglio, insieme a riempirsi la pancia di pancake.



Il Grande Nate è un detective di pochi anni. Di lui è importante sapere che: ama sopra ogni cosa i pancake; che prima di uscire per indagare su un nuovo caso, scrive sempre un messaggio a sua madre; che odia le piste fredde, ovvero i c.d. cold cases; che è piuttosto meticoloso e ha buone capacità deduttive; che è prudente, in particolare con i cani che non conosce; che non è interessato all'amore, per ora.


Detto questo, non si possono non notare un altro paio di cose interessanti riguardanti il suo percorso editoriale.
La prima: Nate è un personaggio a cui è stata dedicata una serie, pubblicata a partire dagli anni Settanta, per lettori alle prime armi (in questa prospettiva l'edizione italiana è anche caratterizzata da un'ulteriore attenzione per agevolarne la lettura, ovvero l'impiego di un font adatto ad alta leggibilità).
Di questo occorre essere contenti perché i libri del Grande Nate sono molto divertenti. Il primo, nel quale conosciamo il Grande Nate, è un caso legato a un disegno scomparso, il secondo, uscito in contemporanea, riguarda la perdita di una lista della spesa da parte dell'amico distratto di Nate.


E qui entra in gioco la seconda cosa che merita attenzione.
La capacità di equilibrare molto bene tanto la scorrevolezza del testo quanto la costruzione di un plot interessante per dei giovani lettori. 
Così come il testo è all'altezza di lettori in erba, lo sono altrettanto i casi da risolvere. Niente di complicato e irrisolvibile, al contrario accessibile a chi abbia almeno una volta nella vita maneggiato una lista della spesa o una ricetta oppure abbia usato gli acquerelli o le tempere. A questo occorre aggiungere il fatto che il Grande Nate permette ai suoi lettori di immedesimarsi in molti dei suoi atteggiamenti che lo qualificano a pieno titolo come bimbetto sveglio, quale effettivamente si dimostra. Ogni giovane lettore potrà riconoscere il proprio timore per i cani che non conosce, l' abitudine di tenere informata la madre degli spostamenti, certe passioni alimentari, certe idiosincrasie nei confronti dell'altro sesso. Allo stesso modo sono bambini anche tutti i suoi interlocutori e, non a caso direi, dei grandi non c'è traccia, se non evocati come entità di sfondo. 


Almeno finora e speriamo che duri.
Tutto questo è da ascrivere totalmente alla grandezza della Weinman Sharmat. Talentuosissima autrice americana che ha avuto in sorte di crescere culturalmente in un'America rivoluzionaria nell'ambito della letteratura per l'infanzia. 
Appartiene infatti a quell'età d'oro che ha generato talenti immensi. È sotto gli occhi di chi legge tanto la sua sottile ironia, di matrice ebraica, quanto la sua sensibilità e il suo onesto e attento modo di raccontare l'infanzia (è lei stessa a dichiarare ancora nel 2002 che l'ispirazione le è sempre arrivata dalla vita vera: a se stessa ascrive la passione per trovare le cose, e alla sua famiglia, per esempio, i nomi dei personaggi).


A ciò va aggiunto un altro elemento di grande efficacia e per nulla marginale: la costante presenza - totalmente paritaria rispetto ai personaggi a due zampe - degli animali, siano essi i gatti di Rosamond o i cani Zanna e Fango, con cui prendersi una vacanza all'ombra di un albero.
E qui entra il quarto motivo di interesse, il disegno, rispetto al testo altrettanto considerevole. Particolarmente felice quello dei cani, ma anche quello di bambini e bambine.
Un uso molto parsimonioso del colore ne denuncia l'età e il carattere 'economico' dell'edizione (b/n e colore alternati perché il foglio di stampa era colorato solo da un lato per risparmiare), ma è altresì segnale di un illustratore di ottima razza.
Marc Simont, per chi non lo sapesse, è stato un dei più geniali fumettisti e illustratori americani. Vincitore della Caldecott nel 1957, ha pubblicato oltre cento titoli e ha disegnato per i più grandi, tra cui Ruth Krauss nel suo meraviglioso The Happy Day del 1950 o lo stesso James Thurber con The wonderful O. Il segno del fumetto nella serie del Grande Nate è riconoscibile in quel tratto a matita nera così immediato e dinamico.
Anche lui, di quell'età d'oro è stato un'altra colonna portante.
Tutto questo è 'solo' per dire due cose:
Il Barbagianni in più di una occasione ha già dimostrato di essere capace di pubblicare gioielli e di farlo talvolta riscoprendo testi che arrivano da lontano nello spazio e nel tempo. Ripubblicare libri del genere significa, non solo, rendere noti i padri e le madri della contemporanea letteratura, ma anche contrastare una certa stereotipia e banalità imperanti in questo preciso settore editoriale che si distingue, a parte qualche felice eccezione, per essere esclusivamente onesto artigianato
E se davvero le cose stanno così, è giusto augurarsi che libri del genere entrino negli zaini di tutti i bambini e di tutte le bambine che quest'anno in vacanza dovranno -giocoforza- esercitarsi ben bene sulla lettura prima di rientrare trionfanti a scuola il 14 settembre.
E se lo possono fare divertendosi parecchio, ancora meglio.

Carla


lunedì 13 luglio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


DI MONTAGNE E DI ORSI


Non è certo voluta la curiosa coincidenza fra l’uscita, a questo punto tempestiva, di due libri dedicati alla natura e alla storia delle Alpi, proprio mentre il caso dell’orsa JJ4 ha infiammato di polemiche le pagine dei giornali.
Ma a parte l’attualità degli argomenti, abbiamo a che fare con due libri ben fatti, non a caso pubblicati entrambi da Editoriale Scienza, che affrontano con rigore il tema degli ambienti alpini e della fauna selvatica.
Il primo libro, firmato da Irene Borgna, persona colta e preparata che si definisce guida naturalistica, è intitolato ‘Sulle Alpi’ ed è una vera monografia organica che racconta e descrive la storia, la natura, le vicende di questa grande catena montuosa, che ci caratterizza ma di cui in genere siamo poco informati.
E’ un libro molto ben fatto, mai pedante, ma ricchissimo di informazioni: si parla di scontri fra placche, di fondali marini sulle cime delle Dolomiti; si parla della flora caratteristica, ma anche delle specie ‘aliene’ che ne mettono a rischio l’esistenza, di fauna grande e piccola, di mestieri dimenticati e, qualche volta, ritrovati. Si parla di grandi e piccole glaciazioni, degli effetti del riscaldamento globale. Ci sono delle brevi interviste a studiosi e ricercatori, nonché a una coraggiosa guardaparco. Per ogni capitolo c’è un utile suggerimento operativo che indica al giovane lettore o lettrice dove andare per vedere di persona quello di cui si sta parlando: senza essere un manuale per le escursioni, metterei di sicuro questo libro in valigia se avessi in programma una vacanza sulle Alpi. E’ un libro per ragazzi e ragazze delle medie, ma può piacere anche a lettori più piccoli.


Non è la prima volta che mi sorprendo piacevolmente per la cura con cui sono fatti alcuni libri di divulgazione. E questo appartiene di diritto a questa categoria di libri rigorosi, ma attraenti nel linguaggio così come nella veste grafica, in questo caso per illustrazioni di Susy Zanella e per l’impianto grafico di Studio Link. A dimostrazione del fatto che un libro ricco di informazioni non è per questo noioso o respingente; al contrario ha la capacità di stimolare la curiosità e il desiderio di approfondimento su aspetti anche diversi degli argomenti trattati.


L’altro libro è ancora più attuale perché parla direttamente della vita degli orsi: è infatti realizzato da Giuseppe Festa, noto scrittore, divulgatore e naturalista, in collaborazione con il Muse, Museo delle Scienze di Trento. Il titolo, ‘Ursula’, richiama un libro precedente dedicato ai lupi, ‘Lupinella’. Anche in questo caso le illustrazioni sono di Mariachiara Di Giorgio.
Pensato per bambine e bambini dagli otto anni in poi, è la descrizione romanzata di due anni di vita di un’orsa, l’Ursula del titolo, dalla sua nascita fino al momento in cui si prepara ad abbandonare la madre. La seguiamo dalle prime settimane nella tana alle prime esplorazioni nel bosco, fino a seguirne la crescita con l’acquisizione di tutte quelle competenze che le consentiranno di crescere e prosperare: cosa mangiare, cosa temere, come prepararsi al letargo, come imparare ad attraversare una strada, come stare alla larga dagli esseri umani. Quasi a ogni pagina, l’orsologa, la biologa specialista nello studio degli orsi, spiega le ragioni del loro comportamento, fornendo anche un’immagine d’insieme dell’ecosistema in cui vivono.


La convivenza con gli animali selvatici non è mai semplice e lo è ancor meno con animali di grossa taglia o con attitudini predatorie. Entrambi questi libri non danno una visione edulcorata della natura, per cui gli orsetti e i lupacchiotti fanno tenerezza, ma guai se predano un altro animale o si difendono dalle intrusioni umane con i mezzi di cui sono dotati. E’ proprio questa ambiguità, la natura piace, anche agli amministratori, solo se fa da cartolina, se costituisce un richiamo fasullo per turisti, a rendere contraddittorio il rapporto con la fauna selvatica.
Imparare a rispettare il valore della biodiversità è possibile solo attraverso la conoscenza delle reali caratteristiche dei diversi ambienti naturali. Molto importante che ai bambini e alle bambine arrivi un messaggio di consapevolezza e di umiltà, l’unico che consenta un maggior rispetto per i diversi componenti del mondo naturale.
Giuseppe Festa e Mariachiara Di Giorgio riescono in pieno nel raccontare con semplicità e partecipazione il mondo dei boschi montani, con l’intento dichiarato di formare ragazzi e ragazze in grado di proteggerlo.
Belle letture estive per chi è dotato di spirito d’avventura e amore per la natura.

Eleonora

“Sulle Alpi”, Irene Borgna, Editoriale Scienza 2020
“Ursula”, G. Festa, M. DI Giorgio, Editoriale Scienza 2020


venerdì 10 luglio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA GIUSTA DISTANZA

Prima che sia notte, Silvia Vecchini
Bompiani 2020


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Ma quella ragazzina ha qualcosa. E' una specie di guardiana, di sentinella. L'impressione è più chiara. Davanti a quella ragazzina, l'infermiera si sente piccola. Vorrebbe che una volta prendesse la sua, di mano. Immagina che si sprigioni una specie di corrente buona. Di chi sa che non può fare niente eppure resta e non abbandona."

Quella ragazzina è Emma, la sorella di Carlo.
Carlo è sordo e cieco da un occhio e dall'altro ha solo quello che si chiama residuo visivo: un sottile spiraglio luminoso da cui tutto l'esterno deve entrare.
E' in ospedale e sta per affrontare un'altra dura prova, perché anche il suo occhio buono ha cominciato a dare problemi.
Con lui, come sempre, c'è l'intera famiglia. Oltre a Emma, ci sono anche i genitori, una squadra potente che non molla mai.
Sono tutti lì, intorno a lui, a sperare e a pregare che per lui non sia arrivato il momento del buio per sempre.
Il bendaggio assoluto dura dei giorni, ma alla fine quello spiraglio non si è chiuso ed è ancora lì.
Bene, dunque. Perché da lì entra tutto il fiume di comunicazione che scorre tra questo ragazzino e il mondo che lo circonda. A Carlo il silenzio lo avvolge, quindi non interessano le parole sonore. Ma quelle che escono dai gesti, la lingua dei segni, il linguaggio corporeo fatto di contatto tra le mani, tra le pelli, queste sono le lingue per comunicare con lui.
In famiglia tutti le sanno parlare, anche il cane Lulù. Ma anche l'uomo del supermercato che mette di nascosto nel sacchetto della spesa della madre caramelle per i due fratelli, o le infermiere, o il grandioso maestro sordo di LIS e anche un suo vecchio compagno di classe.
L'incapacità di comunicare con lui la dimostra solo la scuola, bidella e segretario esclusi, le cui porte ormai sono chiuse per lui.
Questa è una storia vera nel suo nocciolo, una storia di resistenti.

Carlo ed Emma sono, così li definisce la stessa Silvia Vecchini, due suoi giovanissimi amici sardi.
La forza di questi due ragazzini (e dei loro genitori), del loro indistruttibile rapporto di fratellanza, ma soprattutto del loro modi inconsueti di comunicare reciprocamente hanno reso necessario per lei il racconto.
Per chi scrive di mestiere, ragionare sul senso della parola comunicare, ovvero sui diversissimi modi che nella verità di questa storia si mettono in pratica - dalla Lis al Braille, dalla carezza all'urlo demolitore - sembra ineludibile.
Lo è a tal punto che, nella costruzione della parte di finzione di questa storia, è la stessa Silvia Vecchini che racconta di essersi servita di lingue diverse: prosa, poesia, calligrammi, scelte grafiche. E con questo ha dimostrato al mondo che sono tutti ugualmente ed efficacemente 'parlanti'.
A parte l'inevitabile coinvolgimento umano che la storia di Carlo, Emma e co. porta con sé, è forse questo l'aspetto più intrigante di tutta la questione.
L'oggetto insolito che ne è nato merita qualche riga di riflessione.
Da un lato è un oggetto editoriale interessante in questa sua doppia, tripla veste perché costringe chi legge a cambiare ritmo, registro, prospettiva. Dall'altro è un interessante spunto di riflessione su cosa possa essere detto meglio in poesia e cosa invece meriti il flusso ininterrotto del racconto. E ancora, i diversi effetti che producono i versi o la prosa in un unico lettore.
Alla poesia affida il pensiero e la voce di Emma che rappresenta una sorta di io narrante. Emma è l'interprete ideale dei pensieri di Carlo. Emma è quella che anche fisicamente gli si sdaia accanto.
E' quella che per età e per ruolo meglio di altri comunica con lui: in questa prospettiva, l'episodio del molare giù nello scarico del gabinetto è esemplare.
La voce di Emma, la poesia, è anche quella della sorellanza. E' quella delle emozioni forti. In questo senso, tutta la parte dedicata al rapporto di amicizia e forse di primo innamoramento nei confronti dell'ex compagno di Carlo, che la scuote a livello emotivo, è elettivamente scritta in versi. La poesia diventa la voce della paura, del dubbio, della forza, della risata, del gioco e dello scherzo, dell'affetto, dell'amore a tutti i costi.
Intorno a questo nocciolo duro, come fosse quello di una galassia, ruota una sorta di universo periferico che è attratto da questo centro, ma che nello stesso tempo ne è necessariamente distante: questa è la prosa.
Il racconto, con la voce di un narratore esterno, di tutti i personaggi che orbitano intorno a Carlo ed Emma e alla sua famiglia. Questa seconda voce racconta le persone coinvolte emotivamente, i testimoni sensibili ma, pur sempre, esterni. E' strano da dire, ma a questo gruppo appartengono talvolta gli stessi genitori e la stessa Emma, le rare volte che non è l'interprete preferita di Carlo.
Costituiscono una piccola comunità di belle persone a diverso titolo cui è dato il compito di dare la propria versione dei fatti, rispettando la distanza - la giusta distanza - di sicurezza.
Non saprei dire se dipenda dal fatto che Silvia Vecchini nella realtà dei fatti a questo gruppo di spettatori coinvolti appartenga, ma questa è la voce che ho preferito.
Per autenticità e giusta distanza, appunto.

Carla

mercoledì 8 luglio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


PARLARE AGLI ANIMALI


Matt Haig è un brillante giornalista britannico, autore di romanzi di successo, che si è già cimentato con la letteratura per ragazzi ed ora propone, per i tipi delle Edizioni E/O, ‘Evie e gli animali’, con le divertenti illustrazioni di Emily Gravett.
La protagonista è un’undicenne, orfana di madre, dotata di un dono particolare, il Talento. Ovvero è in grado di comunicare telepaticamente con gli animali. Invenzione non proprio originale, se pensiamo alle avventure del Dottor Dolittle, recentemente ristampato da De Agostini e altri editori, o alla serie di romanzi di Tanya Stewner, pubblicati da La Nuova Frontiera.
Nel nostro caso, la ragazzina è al centro di un complotto, in realtà iniziato quando lei era piccola e viveva in Amazzonia con la famiglia: l’oscuro Mortimer J. Mortimer, dotato anche lui del prodigioso Talento, lo vuole utilizzare per assoggettare gli animali e utilizzarli a proprio delittuoso vantaggio. La madre di Evie è stata uccisa proprio per questo. Da allora il padre, la nonna ed Evie sono scappati in Inghilterra cambiando nome e cercando di occultare il misterioso potere che accomuna la nonna, la mamma ed Evie.


Non è semplice nascondere una dote di questo genere e la ragazzina si sente sempre più sola; l’unico a capirla è Ramesh, figlio della direttrice dello zoo. Naturalmente, il diabolico piano di Mortimer, J. Mortimer procede e lo porta proprio da Evie, che vuol far diventare sua adepta. Tutto sembra perduto, ma, con l’aiuto di un gruppo di coraggiosi conigli, l’intrepida ragazzina riesce a sventare il complotto.
Trama semplice, anche se con il dovuto numero di colpi di scena, grande ritmo e ironia, che emerge soprattutto nei ritratti degli animali coinvolti, e sono tanti, nell’azione: ‘Evie e gli animali’ è dunque una divertente lettura estiva, adatta a ragazze e ragazzi dai nove anni in poi, che amino in modo particolare gli animali.


E’ infatti un tratto distintivo del libro raccontare la vita dei diversi animali, dall’entusiasta cane randagio, chiamato non a caso Lercio, al drago barbuto, dotato di rara saggezza, ai leoni dello zoo, per non parlare della coniglia Kahlo, in grado di reclutare, per gratitudine, un esercito intero di lagomorfi. I ritratti animali, e in fondo, tutta la morale della storia, risentono della nuova sensibilità alle tematiche ambientali e a quelle della conservazione degli ambienti naturali, compreso un sentito e motivato ringraziamento finale a Greta Thunberg e ai ragazzi e le ragazze come lei.
Infine, va sottolineato il ruolo delle illustrazioni di Emily Gravett, autrice che abbiamo già più volte incontrato: il suo tratto inconfondibile, che identifica i suoi personaggi preferiti, dagli orsi ai cani pulciosi, li descrive con ironia complice, che coinvolge il lettore e la lettrice con gli sguardi in tralice, e con il gusto del paradosso, come nella copertina, in cui un leone arrabbiato e un cane impaurito affiancano la sorridente protagonista.
Buona lettura e buon divertimento!

Eleonora

“Evie e gli animali”, M. Haig, E/O 2020


lunedì 6 luglio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


'CHI GALLO NASCE, DEE CHICCHIRIARE'

L'uovo nero, Sante Bandirali, Alicia Baladan
(da una fiaba di Luigi Capuana)
Uovonero 2020



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Ogni mattina la gallina deponeva due uova e la contadina andava al mercato a venderle. Col ricavato comprava un pezzo di formaggio, un po' di pane, del latte, e tornava a casa.
Con quelle poche cose e le verdure dell'orto, la contadina e la gallina si sentivano delle gran signore."

Va detto subito che quelle due non erano, come ci si potrebbe aspettare, una alle dipendenze dell'altra. Al contrario, vivevano insieme felicemente, condividendo anche la tinozza del bagno. A entrambe andava bene così.


In verità andò bene fino al momento in cui la gallina di uova ne depose uno bianco e uno nero.
Va da sé che quello nero, al mercato, non lo vuole nessuno, così la gallina consiglia alla contadina di portarlo al re. Arrivata al suo cospetto, glielo dona, ma alla domanda sul che farsene, la contadina non sa rispondere. Torna così dalla sua amata gallina che questa volta ha un suggerimento per la regina.
Se covato in seno, quell'uovo le darà un erede. 


L'uovo, infatti, al calduccio effettivamente si schiude e ne nasce un galletto che dal primo momento si rivela piuttosto vivace e poco adatto alla vita di corte: lascia pollìna dappertutto e non smette mai di fare chicchiricchì. Il re, esasperato, ne ordina la cattura e poi la cottura: arrosto. Servito alla regia tavola, il sovrano ne mangia soddisfatto cresta e bargigli, ma dalla sua pancia ne esce un sonoro chicchiricchì. Spetta di nuovo alla contadina, su suggerimento della sua amata gallina, liberare il re dal terribile galletto che, redivivo e più in forma che mai, ricomincia con il suo verso sonoro. I successivi consigli della contadina a poco servono. Spetta alla Fata Morgana la soluzione di questo supplizio: il galletto si trasforma dunque in un bel ragazzotto. Studierà da grandi maestri, sposerà la Reginotta di Spagna, ma smetterà di fare chicchiricchì?

Fiaba uscita dalla penna di Luigi Capuana e pubblicata nella raccolta del 1882, C'era una volta... Fiabe.
L'uovo nero, nella sua versione originale ben più lunga e articolata, rientra perfettamente nel canone fiabesco di Capuana: ovvero una narrazione veloce in cui il divertimento si fonda sulla ripetizione, sul ritornello.
Ispiratosi forse alla tradizione orale di filastrocche o fiabe popolari, ha usato la sua scrittura felice di grande verista per raccontare il contatto tra il mondo contadino e quello delle corti di re e regine, in un clima di assoluta meraviglia e nel contempo di assoluta realtà. Nelle raccolte di fiabe di Luigi Capuana il quotidiano e lo straordinario si incontrano. 


Si popolano di creature ibride, ma anche di coraggiosi e tenaci contadini, come pure di re, reucci, reginotte che non hanno paura di sudare a seminare, raccogliere e trebbiare un campo di grano oppure a sporcarsi le mani tagliando il collo a un galletto, o ancora, spargendo a terra il becchime. E ancor meno ad avere un uovo in seno.

Il destino delle storie è imperscrutabile, ma di rado fallace.
Questa bella fiaba, sebbene in una versione riscritta e ridotta da Sante Bandirali, ha aspettato fino a ora per diventare un altrettanto bell'albo illustrato da Alicia Baladan, all'interno del catalogo di una casa editrice sua omonima.



D'altronde non è la prima volta che l'uovo diventa centrale per una casa editrice che per l'appunto Uovonero si chiama. E la dedica dell'autore conferma il nesso. Alicia Baladan, che si è tanto divertita a spargere ironia e citazioni in molte tavole, non si lascia sfuggire l'occasione e questo dettaglio non lo trascura. All'intero staff, Enza, Lorenza e Sante, rende un omaggio figurato, nel corteo sotto il castello.


Ma fa anche altre bellissime cose: gioca con le ombre, con il colore, con le prospettive e con le forme, ma soprattutto, torna e ritorna sulla bella amicizia intima e piena di fiducia tra gallina e contadina. 
Che coppia, quelle due.
Bandirali la sostiene con il testo perché dell'originale sceglie di privilegiare i loro dialoghi, piuttosto che le sentenze del popolo che in Capuana sta a guardare. Non risparmia i vari passaggi in pentola del galletto di famiglia, ma taglia là dove c'è da tagliare e, per rimanere in tema, si tiene a debita distanza da un finale con sciabolata regale, testa mozza di erede, sangue di pollo in giro e suture con lo sputo.


Ma non per questo tradisce il gustoso finale del racconto, secondo cui Chi gallo nasce, dee chicchiriare!

Carla

Noterella al margine. Se il senso che Capuana alla fine dell'Ottocento volle dare alla fiaba era quello, oggi -a distanza di centoquarant'anni- ci si può lanciare anche in qualcosa di più evoluto che abbia a che fare con la propria identità, le proprie origini e le proprie diversità. Ma non fatemelo dire, ci si arriva da soli.

venerdì 3 luglio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BLITZCAT
 

Nella saggia operazione di recupero di testi ‘dimenticati’, la collana delle Fenici di De Agostini ‘pesca’ ancora una volta nel solido repertorio della Mondadori, questa volta riproponendo un romanzo di Robert Westall del 1989, tradotto da Mondadori nel 2005: ‘Blitzcat. Se il mondo cade a pezzi’.
Si tratta di un appassionante romanzo di guerra, ambientato in Inghilterra all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Protagonista, una gatta nera, Lord Gort, nome di un generale britannico.
La storia comincia con la partenza del suo padrone, Geoffrey, aviatore.
Lord Gort è una gatta dal carattere forte e un altrettanto forte legame con il suo padrone. Non ci pensa due volte e scappa di casa, alla ricerca di Geoffrey, di cui percepisce la presenza anche a grandissima distanza. Il viaggio della gatta nera, considerata di buon auspicio, è tutt’altro che lineare e nel corso del tempo la porta a camminare per chilometri avanti e indietro, fra il Devon e il Dorset, nella parte sud occidentale dell’Inghilterra. Ogni tanto perde le tracce del suo padrone o è costretta a fermarsi, accasandosi di volta in volta con persone diverse. Ed ecco che il viaggio diventa il filo conduttore che riunisce una serie di ritratti, di ricostruzioni di eventi.
Viviamo la vita della moglie di Geoffrey, oppure di Janet, moglie di un ufficiale e costretta a ospitare l’enigmatico sergente Stalker e i suoi commilitoni. Lord Gort, in una delle pause del suo viaggio, si affeziona a Stalker, nonostante la sua intransigente durezza militare. Poi raggiunge due vecchi, Ollie e Stevo, con le stalle abitate dai cavalli. Siamo a Coventry ed è attraverso gli occhi smarriti dei due vecchi e della gatta impaurita che assistiamo al bombardamento della città, nell’autunno del ‘40, da cui uscì quasi integralmente distrutta. Lord Gort divide il destino degli sfollati, la paura, il freddo, la fame. Ma non si arrende; dopo aver accudito la sua prima cucciolata, decide di ripartire alla ricerca di Geoffrey, perché ne sente nuovamente la presenza. Finisce vicino alla casa di una vedova, chiusa in casa da settimane e incapace di reagire al dolore. Con Lord Gort c’è un unico gattino, il più forte, gli altri sono rimasti ad allietare i casali e le stalle vicino a Coventry. Insieme, i due gatti riescono a scuotere la donna dal suo dolore: la loro presenza, pur non richiesta, è comunque la scintilla della rinascita. Ma è ancora tempo di ripartire e la gatta si ritrova in un aeroporto militare, dove per caso s’intrufola in un cacciabombardiere e diventa la mascotte portafortuna del mitragliere. Riesce a individuare i caccia nemici prima di tutti, percepisce quello che non va, diventa indispensabile per il povero aviere, che non riesce a separarsene.
Si potrebbe pensare a un’immagine edulcorata, melensa della guerra e dei suoi protagonisti, ma non è così.
Come dicevo all’inizio, le avventure di questa gatta quasi selvatica, che a un certo punto perde l’udito per lo scoppio di una bomba, sono il filo conduttore di un collage di storie, di ritratti di persone coinvolte e travolte dalla guerra: i soldati, traumatizzati, soli, trasformati da un’esperienza devastante; i civili, inermi, impreparati a gestire le lontananze, la penuria di cibo, la paura dei bombardamenti e la distruzione. Un’umanità ferita che talvolta trova la forza di ricominciare, di darsi da fare, di guardare avanti.
Questo non è un romanzo sul potere magico dei gatti, sul loro sesto senso, anche se Westall dimostra di conoscerli molto bene. E’ un racconto corale sulla guerra, soprattutto, ma non esclusivamente, di chi sta nelle retrovie, di chi subisce l’offesa delle incursioni nemiche, di chi resta solo. E’ un romanzo dal linguaggio duro, che non risparmia alle giovani lettrici e ai giovani lettori la descrizione dell’impatto violento della guerra sulle persone, sui corpi. Non c’è l’enfasi retorica di chi deve rendere omaggio alla propria storia, c’è una descrizione implacabile del male della guerra, con il contraltare di una piccola ventata di ottimismo rappresentata dall’improntitudine e dalla determinazione di questa gatta scorbutica e resiliente, che raggiunto il suo amato padrone, mette fine alle proprie scorribande e si addormenta sulle sue ginocchia.
Bella lettura, appassionante, adatta a ragazze e ragazzi, a partire dagli undici anni; bella, intelligente iniziativa, quella della De Agostini, come di altri editori, di recuperare testi importanti che rischiavano di essere dimenticati.

Eleonora

“Blitzcat. Se il mondo cade a pezzi”, R. Westall, De Agostini 2020



mercoledì 1 luglio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


P-OSSESSIVO

Questo è il mio albero, Olivier Tallec (trad. Maria Pia Secciani)
Edizioni Clichy 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Amo gli alberi. Amo quest'albero, è il MIO albero.
Amo mangiare le MIE pigne all'ombra del MIO albero. Questo è il MIO albero e queste sono le MIE pigne.
E se un giorno qualcuno decidesse che il MIO albero non è il MIO albero, ma il SUO?"

Per non parlare dell'ipotesi secondo cui qualcuno potrebbe anche decidere di mangiare le mie pigne all'ombra del suo albero, o peggio, le sue pigne all'ombra del mio albero.
Lo scoiattolo è in ansia perché è certo che da cosa nasce cosa, ovvero che accanto a questo ipotetico qualcuno ne potrebbero arrivare tanti altri e così le pigne, gli alberi e l'ombra sarebbero di tutti. L'unica soluzione che renderebbe chiaro al mondo intero che quelle pigne, quell'ombra e quell'albero sono solo suoi sarebbe la costruzione di un diaframma: un cancello, una palizzata o ancora meglio, un muro. 
Alto, lungo e invalicabile.
Certo, un muro del genere se da un lato cura l'ansia dello scoiattolo per il suo albero al di qua, dall'altro accende la sua curiosità per quello che nasconde al di là.
Forse una pigna più grande delle sue pigne e forse alberi più grandi del suo albero...forse.
Non resta altro da fare che prendere la scala e arrampicarsi per vedere al di là.

La questione, anzi le due questioni che il libro pone non sono esattamente terreno vergine e inesplorato nella letteratura per l'infanzia.
Al contrario sono campo più volte dissodato e coltivato. 



Il tema del possesso e il suo contrario la condivisione è roba che i bambini e la bambine frequentano tutti i giorni. E che per tutta la loro infanzia si sentono ripetere che essere egoisti non è bene. Al contrario, bisogna essere generosi.
Al di là del muro - che meglio di ogni altra cosa rappresenta rimedio per tutelare il possesso - prende corpo la seconda questione, che riguarda l'ignoto. Dentro l'ignoto ci può essere il nulla, ma anche qualunque meraviglia che, semplicemente per il fatto di non poterne accertare l'esistenza, va perduta. Bambini e bambine conoscono bene anche questo tipo di curiosità che fa battere il cuore e preoccupare anche un po'.
 

Dunque il "mio mio tutto mio" e il "muro che nasconde" si incontrano spesso e spesso in libri di altissima qualità.
Questo non fa eccezione.
Qui però Tallec prende una stradina più sottile,che attraversa i due topoi letterari, ma che poi si dirige allegramente verso il lato più psicologico, o psicanalitico?, della questione. In sintesi, va a solleticare la pancia delle due questioni: il loro portato ansiogeno. 


E come lo fa? Mettendolo in ridicolo, attraverso i due codici che ha a disposizione. E si ride oh quanto si ride.
Un testo che più che un racconto è un'ossessione: gli aggettivi p-ossessivi sono ben ventuno e tutte le volte sono in maiuscolo, per evitare che ci si possa confondere e non sottolinearli con la debita voce stentorea. E nel disegno di quello scoiattolo - semplicemente geniale - è in grado di trasmettere, attraverso le posture che gli fa assumere, ma soprattutto negli sguardi che mette nei suoi occhi, una serie di atteggiamenti riconoscibili all'istante.


La preoccupazione, l'ansia da possesso, la determinazione minacciosa cui seguono altri dubbi e altre ansie...
Non si esaurisce in questo e a questa ridente bellezza se ne aggiungono altre.
La prima, la ridondanza del testo che richiede per forza una lettura a gran voce.
La seconda, la scelta dell'animale guida, lo scoiattolo: una novità per Tallec illustrativamente parlando, che per la prima volta disegna questo animale perfetto per asocialità e tendenze accumulatrici.


La terza, l'illustrazione di copertina che è un capolavoro che parla soprattutto ai grandi nel dialogare con il titolo. Non sono forse loro gli enti pagatori in libreria?
La quarta, la grande pigna.

 
L'ultima, la tavola finale che merita un omertoso silenzio...

Carla

lunedì 29 giugno 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


INTERCONNESSI


Appena si prende in mano ‘Le Meraviglie della Terra’, dell’autrice americana Rachel Ignotofsky , magari attirati dalla bella copertina, si capisce subito che non si tratta della consueta rassegna di luoghi del mondo, con scarne didascalie, pensati per stupire il giovane lettore o lettrice. La struttura del libro, gli argomenti trattarti e lo stesso carattere di stampa fanno pensare a lettrici e lettori che abbiamo superato i 10 anni e che abbiano qualche competenza biologica. E questo è un grande pregio, perché a fronte di tanta produzione che introduce alle problematiche scientifiche, è necessario ci siano anche testi di approfondimento. Come questo.
Il sottotitolo, ‘Come funzionano il nostro pianeta e i suoi ecosistemi’ chiarisce meglio il contenuto: molti capitoli, infatti, sono dedicati all’analisi di diversi ecosistemi, dalle pampas alle mangrovie indocinesi, descrivendone le caratteristiche, le piante e gli animali che vi abitano e così discorrendo.
Ma le parti che mi sono sembrate più interessanti sono quella iniziale e quella finale.
La parte iniziale ha un’impronta decisamente più teorica e fornisce al lettore o lettrice gli strumenti necessari per comprendere la complessità del tema affrontato: si comincia con una serie di definizioni, bioma, ecosistema, comunità, popolazione, per spiegare poi il flusso energetico che consente a un ecosistema di vivere. Ciascun vivente ha bisogno di nutrienti e di energia; l’energia viene fornita dal sole e immagazzinata dalle piante, che ne consumano gran parte; quella che non è consumata è immagazzinata sotto forma di zuccheri, che vengono a loro volta assimilati dagli animali che mangiano le piante e che costituiscono, a loro volta, la fonte di energia per i carnivori.


Un ecosistema vive proprio delle interconnessioni che si creano fra gli elementi organici e inorganici che lo compongono. Fra questi possono esserci relazioni diverse, e complesse. Che vanno dalla predazione al commensalismo, al parassitismo e così via. Gli ecosistemi possono comprendere territori vastissimi o piccolissimi.
Molta carne al fuoco, molti argomenti interessanti che aiutano a farsi un’idea più precisa anche delle problematiche ambientali di cui tanto si parla.
La parte finale, anche questa più teorica e meno descrittiva, parla del ciclo dell’azoto, del fosforo e dell’acqua, soprattutto dal punto di vista delle criticità causate dall’inquinamento, che altera gli equilibri naturali. Da notare come, in queste spiegazioni, emerga il ruolo indispensabile dei batteri, come mediatori per l’assimilazione di sostanze necessarie alla vita. Cosa risaputa, certo, ma che talvolta è necessario ricordare per avere più chiara l’idea delle interconnessioni anche invisibili che legano i viventi fra loro.
Il libro non può che terminare con la descrizione dell’impatto distruttivo dell’uomo, ma questa è cosa nota, ma a quanto pare non degna di particolare attenzione da parte di chi potrebbe metterci rimedio.
Questo libro ha alcuni importanti punti di forza: la precisione, che tra l’altro implica l’esplicitazione delle fonti bibliografiche utilizzate, cosa piuttosto rara; precisione che si estende anche al necessario glossario. L’impaginazione vivace, colorata, mai noiosa, opera della grafica Lizzie Allen, che rende la lettura agile e piacevole. Le illustrazioni, della stessa Rachel Ignotofsky, molto chiare, ma nello stesso tempo gradevoli ed efficaci.


In sintesi, ‘Le Meraviglie della Terra’ è un bel libro di divulgazione scientifica, adatto a lettrici e lettori a partire dai dieci, undici anni, ricco di informazioni e ben fatto anche graficamente. Una bella lettura estiva, per coltivare un po’ di consapevolezza.

Eleonora

“Le Meraviglie della Terra. Come funzionano il nostro pianeta e i suoi ecosistemi”, R. Ignotofsky, Salani 2020