lunedì 8 giugno 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA GRANDE INTESA

La grande fuga, Ulf Stark, Kitty Crowther (trad. Laura Cangemi)
Iperborea 2020


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"Alle nove ero già pronto. Mio padre mi aveva prestato la valigia. Ci avevo messo dentro la divisa, un paio di mutande di ricambio, il pigiama azzurro, un asciugamano, un sapone, lo spazzolino e un campioncino di dentifricio che mi padre aveva avuto da non so che ditta. La vaschetta di alluminio con le polpettine era in un sacchetto a parte. Ce n'erano un bel po'. La mamma voleva che potesse assaggiarle tutta la squadra."

Sembra davvero che Gottfridino, così lo chiama suo nonno, stia per partire per il suo ritiro con la squadra di calcio lungo un intero fine settimana.
E invece no.
Sta per fuggire con suo nonno Gottfrid, verso la casetta sull'isola, dove aveva abitato con sua moglie prima che lei morisse. Un piccolo viaggio organizzato nei minimi dettagli per rivedere quei posti e per portarsi indietro pezzi tangibili di vita.
Una grande fuga dall'ospedale e una grande bugia in famiglia.
Con la complicità di Ronny detto Adam, il giovane panettiere alla guida di un furgoncino, i due partono verso il traghetto che li porterà a destinazione. Sull'isola, dove li aspetta una lunga camminata in salita, nonno e nipote saranno da soli per quasi due giorni. Al traghetto ci sarà di nuovo il loro connivente autista che riporterà rispettivamente il nonno alla sua camera d'ospedale e il bambino a casa, da mamma e papà.
Questa è la storia della loro avventura. Talmente incredibile che è più facile e comodo pensare che sia una bugia, piuttosto che sia la vera verità.

Era la fine d'agosto quando mio padre volle fare un viaggio nelle sue zone con la nipote. Noi, la generazione di mezzo, semplici autisti. A Margherita mostrò i posti, raccontò le storie; con lei la mangiò polenta concia e bunet. E poi, con tutta quella roba negli occhi e con quel sapore in bocca, tornò indietro.
Il 9 marzo morì.
Un libro è tanti libri quanti sono i suoi lettori. E questo è un fatto.
Altro fatto incontrovertibile è che il nonno Gottfrid e Ulf sono profondamente legati. Si piacciono, ma fra loro c'è la generazione di mezzo che si frappone e che crea una serie di ostacoli in più da superare nella loro storia affettiva.
Il padre di Ulf, il dentista già incontrato in passato, non va d'accordo con il suo di padre: lui, sempre così controllato, non può tollerare le intemperanze del vecchio, il suo frequente turpiloquio con cui apostrofa tutti, comprese le infermiere. E' geloso del fascino che emana nei confronti del nipote, l'affetto e l'intesa forte che li lega e che di fatto lo esclude. Tutto questo fa sì che nonno e nipote siano costretti a scavalcarlo e che organizzino il piano perfetto a sua totale insaputa.
Il nipote è di fatto il braccio e il nonno la mente.
Un cuore molto malandato, una gamba rotta che non si rimette a posto non sono di ostacolo per arrivare in fondo alla salita che porta alla casetta sull'isola, se la motivazione è forte. Non è solo il desiderio di uscire da quella camera di ospedale, non è solo la voglia di passare del tempo 'libero' con il proprio nipote, non è solo trovare un ultimo legame con il proprio amore di una vita e riportare a valle qualcosa di tangibile, che non sia solo ricordo, che a quella donna lo connetta, proprio adesso che forse anche lui è arrivato al capolinea.
C'è qualcosa d'altro: La grande fuga, pubblicato postumo, ha il tono del regalo prima di andarsene.
Un regalo che, proprio perché così importante, ha meritato una confezione d'eccezione: le illustrazioni di Kitty Crowther.
Stark e Crowther sono in perfetta sintonia, come pane e burro.
E lo sono perché, nel fare libri, condividono un bel po' di cose.
Almeno sei in elenco, senza parole di commento. 
Per non ripetere cose già notate altrove, qui sia illuminante il 'solo' leggere e guardare. 

La prima è la capacità di andare in profondità con estrema leggerezza:


"Tirai fuori il barattolo. E tra le sue dita comparve per magia un cucchiaino che si era portato via dalla casa. Aprì la bocca e gli misi una punta di composta sulla lingua. Quando mandò giù aveva ancora gli occhi chiusi. 'Medicine?' chiese Adam, che stava arrivando con la sedia a rotelle. 'Qualcosa del genere' rispose il nonno. 'Per tenermi in vita ancora un po'."

La seconda è la serenità, tutta nordica, nei confronti della morte:


"Io rimasi seduto accanto al letto. Tenevo il nonno per mano. A un certo punto si addormentò. Lo guardai e pensai a tutto quello che avevamo fatto insieme. Aveva l'aria felice. Russava piano. Lo stesso rumore di una nave che avvia i motori per prepararsi a partire."

La terza è l'esattezza, figlia di una grande coerenza nella costruzione narrativa e nella definizione dei personaggi:



"Non avevo niente in contrario ad avere Adam come cugino, anche se solo per un giorno. Mi diede una gomma. Sono cose che si fanno, tra cugini. Per un po' masticammo in silenzio, ascoltando la radio e guardando fuori dal finestrino. Ogni tanto dicevo qualcosa del nonno. 'Qualche parolaccia non ti disturba troppo, vero? 'Credo di poterle sopportare' rispose Adam."

La quarta è la spiritualità, laica, secondo cui tutto può avere un'anima:


"'Tua nonna ha raccolto i mirtilli, li ha puliti, li ha fatti bollire, ci ha messo dentro la quantità giusta di zucchero perché non venisse né troppo aspra né troppo dolce, ha mescolato tutto e l'ha versata in questo barattolo. Ha dato alla composta il suo tempo. E i suoi pensieri. Quindi una parte di lei è qui dentro. Capisci?' 'Forse.' Non capivo, però forse un po' sì. Di sicuro capivo che secondo lui la nonna si trovava in qualche modo dentro la composta di mirtilli.'"

La quinta, connessa alla precedente e anche questa con solide radici nordiche, è la capacità di raccontare la meraviglia:


"Fu lì che lessi di un uomo che era rimasto morto molte ore per poi risvegliarsi. Era lui stesso a raccontare cosa aveva provato. Dopo aver come roteato lungo un tunnel buio, era arrivato in un posto inondato di luce. C'era perfino una figura che mostrava com'era. Si vedevano una roccia e, sullo sfondo, lo scintillio di una distesa d'acqua illuminata dalla luce intensa che pioveva dall'alto [...]. Presi la rivista e corsi da mio padre. 'Guarda qui!' esclamai trionfante puntando il dito. Il cielo c'è. Ora è dimostrato'".

La sesta è lo sguardo nei confronti dell'infanzia:
 

"E così ci finii sulla poltrona dell'interrogatorio. Mio padre si sedette di fronte a me e mi disse di guardarlo negli occhi. Non lo feci. Gli guardai le sopracciglia. Non si accorse della differenza."

Ecco. Sei elementi che sono condivisi da due giganti così
Che bel regalo, Iperborea.

Carla

giovedì 4 giugno 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SOCRATE NEL GIALLO


Jørn Lier Horst, scrittore norvegese nonché giallista affermato, ha scritto una serie di romanzi gialli per ragazzi ambientati in una tranquilla località costiera. La serie CLUE prende il nome dalle iniziali dei protagonisti: Cecilia, Leo, Une e il suo cane Egon. Cecilia è la figlia del proprietario di una pensione, Une ed Egon sono suoi amici da sempre, mentre Leo è appena arrivato con la madre, una nuova dipendente della pensione.
Il primo romanzo, ‘Il Mistero della Salamandra’, pubblicato ora da Salani, entra nel vivo già nella prima pagina, quando Cecilia scopre il cadavere di un uomo sulla battigia e immediatamente, oltre a essere impaurita, nota alcuni dettagli strani: la presenza di impronte vicino al cadavere e un tatuaggio misterioso, una salamandra, sul braccio del defunto.
Cecilia è una ragazzina sveglia, ancora colpita dalla recente morte della madre, annegata un anno prima in una località poco distante, e presto si fa coinvolgere dai suoi amici nelle indagini su questo strano naufragio: i tre giovani detective si chiedono per quale motivo quell’uomo si trovasse in mare in una notte di tempesta, perché qualcuno ne abbia ispezionato il corpo, senza avvisare nessuno, cosa possono significare i mozziconi di sigaretta lasciati da un osservatore sconosciuto. D’altra parte, la locanda di famiglia ospita una serie di personaggi sospetti: due brutti ceffi che continuano a ispezionare il luogo del naufragio, un improbabile turista danese, che porta lo stesso tatuaggio del morto, una coppia che non è tale.
La faccenda si fa sempre più oscura, tra ritrovamenti di pacchi di banconote e pedinamenti pericolosi, fino al finale concitato, di cui non posso svelare l’esito. Basti dire che quando tutto è finalmente risolto, una cliente abituale della pensione regala a Cecilia una foto che ritrae la madre poche ore prima della sua scomparsa, foto che suscita nella ragazza una serie di nuovi interrogativi; evento che ci fa pensare che questo manipolo di ragazzini vivrà altre avventure.
La trama dunque è questa e richiama per certi versi altre letture: la Banda dei Cinque della Blyton, oppure i libri della Ohlsson, che vedono tre giovani protagonisti intenti a risolvere misteri.
Nel nostro caso abbiamo, però, un classico impianto ‘giallo’: mistero, indizi disseminati con cura, indagini avventurose, deduzioni illuminanti.
Ha una struttura semplice, una narrazione veloce, che non si sofferma più di tanto personaggi, quanto sul dipanarsi dell’intreccio, mantenendo sempre un ritmo sostenuto e un racconto avvincente. Non presenta particolari difficoltà e lo vedrei bene letto per esempio alla fine delle elementari e all’inizio delle medie.
Eppure un qualcosa in più, rispetto a un giallo ben scritto, ce l’ha e lo regala un personaggio secondario, il Vecchio Tim, il pescatore che trovò il corpo della madre di Cecilia: è il riferimento a Socrate e alla frase celebre a lui attribuita, ‘so di non sapere’. Non è un’esibizione di erudizione da parte dell’autore, è una sorta di sottotesto, di filo conduttore ben celato: solo quando si è consapevoli dei propri limiti e della propria ignoranza, si è pronti ad acquisire alcune verità. Senza umiltà non c’è apertura verso il nuovo, l’ignoto, l’implausibile. Soprattutto, nessuno è estraneo ai dubbi, nessuno sa per certo se quello che sta facendo è giusto o sbagliato.
Il romanzo termina con una scheda dedicata al filosofo greco, mentore di tutti coloro che coltivano il dubbio.
Lettura d’evasione, ma non troppo, consigliata a giovani detective e possibili filosofi e filosofe.

Eleonora

“Il Mistero della Salamandra”, J. Lier Horst, Salani 2020



lunedì 1 giugno 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FACCIAMO CHE

Iiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, Barbro Lindgren (trad. Laura Cangemi)
Lupoguido 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI
 
"Facciamo che siamo due gorilla.
Io sono il papà gorilla
E tu sei il gorillino.
SÌ! IIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
ALLORA prendiamo QUESTA STRADINA,
FACCIAMO CHE SIAMO NELLA GIUNGLA.
DAI, Vienimi dietro.
SÌ! IIIIIIIIIIIIIIIIIIIII "

La mossa successiva è quella di sdraiarsi nell'erba, gorilla grande sopra e gorilla piccolo sotto perché a lui piace tanto stargli vicino e gli piace anche tanto il suo pelo, a tal punto da infilarcisi sempre sotto. Anche a costo di farsi schiacciare. Sì. E non finisce qui. Arriva lungo il sentiero un temibile coccodrillo. No, il coccodrillo sarebbe meglio di no. Ma il coccodrillo arriva lo stesso. Bisogna urlare. Urlare forte in modo che il gorilla grande possa rimettere tutto in ordine. Meno male. Al piccolo non resta che esultare per la forza dimostrata dal grande, per la sua velocità nel correre. E meno male che c'è. Arriva notte e bisogna dormire. La mossa successiva sarebbe quella di chiudere gli occhi entrambi, grande e piccolo. Ma al piccolo non riesce proprio.
Non c'è altro rimedio che tornare nella giungla dove un terzo gorilla è in agguato: il gorilla più grande del mondo li aspetta e forse sta per mangiarsi il piccolino... Forse.

Una delle motivazioni per le quali Barbro Lindgren nel 2014 vince l'Alma recita così: Con audacia linguistica e ricchezza di sfumature psicologiche, ha rinnovato non solo il libro illustrato per i più piccoli, ma anche la prosa narrativa surreale, la poesia infantile ecc. ecc.
Se si parte dall'audacia linguistica, mi pare che la scelta di questo titolo dadaista, per l'edizione italiana, si allinei perfettamente, confermando peraltro una scelta della stessa Lindgren che farcisce questo dialogo di urla analoghe. In realtà quando lo pubblica nel 1971 per la prima volta in Svezia, il titolo è più consueto e non prevede ventuno lettere i in sequenza. Fortunati noi.
Secondo punto della motivazione: la ricchezza di sfumature psicologiche.


La sfida è cronometrare quanto occorre a un lettore per capire chi si nasconda sotto le spoglie di questi due gorilla, uno grande e uno piccolo. Barbro Lindgren tace e mette in scena solo un atto unico; si limita a registrare i loro dialoghi. Nella quarta di copertina, l'editore italiano decide di svelare anche ai più distratti la relazione che lega i due.
Fratelli, dunque. D'altronde i capelli con la riga in mezzo non sono esattamente di moda tra i gorilla.
Relazione sempre complessa e variegata quella che li tiene insieme durante l'infanzia. Tuttavia un dato è comune a tutte le storie di sorellanza o fratellanza ed è incontrovertibile perché nella vita vera va proprio così: il senso di potere del più grande nei confronti del più piccolo. Predominio che si mescola a un senso di protezione e di difesa a oltranza che si potrebbe riassumere in una frase: "lui è mio fratello piccolo, non ti azzardare a toccarlo, perché posso picchiarlo solo io."
Nella realtà le sfumature possono essere diverse, perché le variabili in gioco sono molte, per esempio la distanza di età, il genere ecc. ecc. ma il senso di protezione e di potere intrecciati tra loro rappresentano la sostanza di questo tipo di rapporto, comunque.


Correttamente le va riconosciuta una capacità di leggere con occhio attento il pensiero e l'azione dei bambini e di farlo senza pregiudizio o giudizio. Un occhio e un orecchio sensibile che sanno cosa andare a registrare. E al posto della voce di un grande, la sua, si limita a riportare le esatte parole che potrebbe aver raccolto con un microfono nascosto, durante una serata qualsiasi in una casa qualsiasi. E in questo 'qualsiasi' si annida la sua bravura nell'aver colto non solo un dialogo fra due fratelli, ma possibilmente fra tutti i fratelli. Passati e futuri.
A questo si può aggiungere il fatto che la Lindgren sappia cogliere l'essenza non solo della fratellanza, ma dell'infanzia tutta e del gioco più in generale. 


L'infanzia si riassume tutta nella frase sugli occhi chiusi che non si vedono. Basta anche solo questo.
Il gioco è in quel continuo 'facciamo che'. C'è il nocciolo più profondo di cosa renda il gioco un'attività necessaria per l'infanzia (in realtà per l'umanità tutta), ovvero quella di raccontarsi storie, o meglio di creare storie quali palestre non pericolose per esercitare i propri sentimenti e mettere alla prova le proprie emozioni: paura, amore, coraggio...
Con il fatto che qui la Lindgren è autrice completa, le viene naturale mettere talvolta in felice dialogo silenzioso immagini e testo: come per esempio nell'immagine del fratello piccolo schiacciato dal maggiore e nelle parole che si auto assolvono. 
Per non parlare del disegno in sé, pieno di consapevolezza e nello stesso tempo di ingenuità. 


Sempre troppo pochi i libri della Lindgren che circolano in Italia. 
A parte la serie dei piccoli cartonati di Max, pubblicati da Bohempress e pensata per i piccolissimi, non c'è altro. Per ora non ci sono stati editori coraggiosi abbastanza per pubblicare quel piccolo capolavoro che è Titta Hamlet. Facciamo che qualcuno lo pubblica?

Carla

venerdì 29 maggio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL DOLORE DI UN ADDIO


‘River boy’, romanzo di Tim Bowler scritto nel 1997, ha avuto un grande successo in Gran Bretagna e ha ottenuto la prestigiosa Carnegie Medal; è stato più volte ristampato ed è proprio alla ristampa più recente del 2019, con la prefazione di David Almond, che oggi la Mondadori si rifà per riproporre questo testo nella collana ‘Contemporanea’, dopo una più modesta edizione nel 2000 nella collana ‘Junior+11’. Si tratta quindi del doveroso recupero di un testo di grande successo.
Ma veniamo alla trama: la protagonista è Jess, appassionata nuotatrice, e noi la conosciamo mentre si sta recando in vacanza con la famiglia nei luoghi dell’infanzia del nonno; si sistemano in un cottage vicino a un fiume impetuoso che scorre per la vallata. Il nonno è voluto tornare lì per finire il suo ultimo dipinto, e solo alla fine del romanzo si capirà perché. Il nonno è visibilmente malato e sembra quasi che l’unica cosa a tenerlo in vita sia solo quel dipinto che rappresenta proprio il fiume dove Jess si tuffa, attratta e impaurita nello stesso tempo.
Jess è molto legata al nonno ed è disposta a fare qualsiasi cosa per vederlo guarire, o comunque stare meglio; col passare dei giorni si rende conto che in realtà il nonno è gravemente malato e l’unica cosa che può fare per lui è aiutarlo a completare il quadro. Nello stesso tempo, nel corso delle sue nuotate nel fiume, avverte una presenza misteriosa, che alla fine si palesa come un ragazzo, dalla folta chioma scura, vestito solo con dei pantaloncini neri.
L’atmosfera che si crea è misteriosa, incupita dalle condizioni di salute del nonno; Jess è ossessionata dal ragazzo del fiume; alla fine riesce a parlargli e lui la coinvolge in una folle impresa, tuffarsi dalle sorgenti del fiume per percorrerlo tutto, nuotando, fino al mare.
Jess scopre, grazie a un vecchio amico, che anche il nonno, da ragazzino, prima di lasciare quei luoghi, era ossessionato da questo desiderio.
Credo che a questo punto sia chiaro a tutti chi sia il ‘ragazzo del fiume’ e che cosa rappresenti realmente il quadro che sta dipingendo il nonno.
Come in molti romanzi di Almond, anche qui l’elemento fantastico o sovrannaturale svolge una funzione rivelatrice di qualcosa che sta avvenendo fra i personaggi del racconto: in questo caso si tratta di un commiato, fra un nonno e una nipote legatissimi fra loro, che non può avvenire serenamente senza che la nipote porti a compimento quella parte della vita del nonno che è stata ‘amputata’ da un repentino cambiamento. Il nonno non è riuscito a compiere quel gesto eroico cui legava la propria identità ed è solo attraverso la nipote che quella cesura si compone, rendendo possibile l’addio alla vita.
Nello stesso tempo, per Jess, diventare le braccia e le mani del nonno, mettere il proprio corpo a sua disposizione è un atto di amore e di conoscenza, di vera comprensione.
Il mistero che il romanzo attraversa è quello della fine della vita, nel senso proprio di chi arriva al termine dei propri giorni sentendo l’urgenza di chiudere un cerchio, di compiere ciò che va compiuto. Il tema del lutto è certo presente, con il doloroso percorso di Jess nella consapevolezza dell’inevitabile; ma è in qualche modo funzionale a una riflessione su quel bilancio della propria vita che inevitabilmente si compie quando si è vicini ad abbandonarla. E’ anche un’intensa descrizione del rapporto fra nonno e nipote, che, come capita spesso, relega i personaggi della generazione di mezzo al ruolo di comparse.
Non so quanti ragazzi e ragazze coglieranno appieno il senso di questo romanzo, sviati magari dal mistero del ragazzo del fiume, per poi trovare una facile soluzione nelle ultime pagine del libro. Andando oltre questa lettura più ‘superficiale’, diventa inevitabile interrogarsi su cosa sia davvero importante quando ci si trova a fare un bilancio della propria vita, nel momento in cui si è in procinto di lasciarla.
Il romanzo consente una lettura a più livelli ed è un ottimo spunto per riflessioni importanti; lo consiglierei a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Il ragazzo del fiume”, T. Bowler, Mondadori 2020


Noterella al margine: la fascia d’età di riferimento, indicata dall’editore, è 11 anni, mentre in altri siti si indicano età superiori.

mercoledì 27 maggio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


FAVOLACCIA

Fuori di galera, Sofia Gallo, Pino Pace
Marcos y Marcos 2020


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"Insomma: niente regali, niente cane, niente vacanze in inverno. E nemmeno in estate se è per questo.
In compenso pare che guadagnerò un padre: io il 3 gennaio compio gli anni, lui esce di galera, dopo dieci anni. Una coincidenza? un segno del destino? una fortuna? oppure l'inizio della fine?"

Ilde ha appena ritirato dalla postina una busta verde, una lettera raccomandata, in cui si comunica alla madre la scarcerazione di Angelo, il padre che lei non ha quasi mai visto. Per buona condotta, esce dopo dieci anni per essere stato condannato per rapina a mano armata e omicidio preterintenzionale.
La vita già piuttosto monotona di questa ragazzina, un po' solitaria, piena di desideri che non si realizzano mai, sta per avere un bello scossone.
Alla soglia del suo quindicesimo compleanno, l'ennesimo senza regali, Ilde è nella sua casa torinese di due camere con Manuela, sua madre, e Rita, la madre di Angelo. Questa raccomandata mette in subbuglio tutte e tre, per ragioni molto diverse. Mi amerà ancora? si chiede Manuela; Sarà finalmente cambiato? spera Rita e Ilde, naturalmente, ne ha mille di domande in testa.
Sta per incontrare, sotto la pioggia davanti al carcere di Alba, uno sconosciuto, che però è anche suo padre.
La vita sottotono di questa ragazzina che anche durante le vacanze di Natale passa i suoi pomeriggi nel bar dei nonni materni a chiacchierar di libri con il signor Gianni, ad arrabbiarsi per i messaggi della sua unica amica Martina da Sanremo, a sognare il primo amore con Giovanni, sta per cambiare un bel po'.
Dopo una notte passata solo con Manuela a parlare del futuro che li aspetta, Angelo le sottrae la figlia, la carica in macchina, e si dirige verso il mare della Liguria. Lontano da tutti, solo con Ilde vuole passare due giorni speciali prima di riprendere probabilmente il largo.
Non è esattamente la vacanza che questa ragazzina sognava, tuttavia si rivela un viaggio fondamentale, anche se molto duro.
Necessario per arrivare a capire in che direzione andare.

Misurarsi con il mondo degli adulti è quello che occupa gran parte del tempo di Ilde. A parte Martina e, sullo sfondo, Giovanni e Lorenzo, le sue giornate sono abitate quasi solo da adulti. Alcuni più presenti di altri, e tra questi la squadra dei tre nonni che come spesso accade costituiscono per lei una piccola costellazione di affetti stabili. A loro si aggiunge il vecchio professore, Gianni, che si prende cura delle sue letture, tra un amaro e l'altro.
Madre e padre sono il suo problema. 
A tal punto che la stessa Ilde fatica a chiamarli mamma e papà e opta per un più onesto Manuela e Angelo.
Da un lato c'è una madre ondivaga, che anche affettivamente non dimostra grande solidità, che tuttavia ha il merito di farsi in quattro per mantenere questa strana famiglia tutta al femminile. Usa delle premure nei confronti della figlia come potrebbe farlo uno schiacciasassi. Sebbene tutto questo sia dettato dalla ragion di stato, ovvero da una condizione di povertà sempre latente, ciò nonostante non è un personaggio condivisibile o positivo.
L'ennesimo adulto fragile in un libro per ragazzi.
La seconda questione riguarda il grande assente, Angelo. Quello che sua nonna definisce un padre a fette. La sua assenza è stata così lunga e pesante per Ilde che lei stessa più volte non è capace di riconoscergli il ruolo. Di fatto, lui, almeno fino a oggi, si è illuminato solo di riflesso, nei ricordi di sua madre e di sua nonna. Attraverso l'immaginario della madre - Ilde non ha avuto modo di costruirsene uno proprio - diventa, giocoforza, un mito da tirare fuori nelle grandi occasioni. Salvo poi ricadere nella polvere durante i momenti più bui di solitudine di una quasi quindicenne 'diversamente fortunata'.
Dal momento in cui Angelo le compare davanti, l'assenza, quindi l'alternanza tra mito e polvere, sparisce per lasciare posto a una presenza che di fatto si rivela un percorso molto accidentato di conoscenza reciproca.
Concepito come un fine settimana di vacanza si trasforma in un week end da brivido, al limite dell'inverosimile, architettato secondo le modalità consuete di un ex rapinatore, galeotto e forse assassino. Che incidentalmente è anche un papà.
Attraverso incontri con malavitosi, furti, fughe, scazzottate, padre e figlia misurano il loro affetto reciproco e in qualche modo ci riescono e si conoscono. 
A parte qualche debolezza di troppo nelle parti del racconto dedicate alle relazioni di Ilde con i suoi coetanei, i due elementi di interesse che emergono da Fuori di galera sono condivisi da tanta altra letteratura e, in questo periodo, casualmente, da due film che si somigliano.
Da un lato, sono storie in cui si riconferma che gli adulti spesso e volentieri non sappiano fare il loro mestiere. Si dimostrano fragili, disorientati, egoisti, depressi, in ogni caso si sottraggono alle responsabilità del loro ruolo genitoriale.
Dall'altro lato - di necessità - si vedono figli farsi carico di responsabilità che non dovrebbero competergli, prendere decisioni forti, suggerire ai grandi percorsi virtuosi. Come, per esempio, fa Ilde con Angelo a fine corsa.
E questi ragazzini e ragazzine sono in prima linea, e penso a Favolacce e a Magari, con una compostezza e una lucidità e soprattutto una forza che mette in crisi l'intera categoria degli adulti. 
Forse non aveva tutti i torti Ilde a chiedersi se non fosse davvero l'inizio della fine.

Carla

lunedì 25 maggio 2020

FAMMI UNA DOMANDA!


PALME AL POLO NORD


E’ arrivato da poco, ma si è subito fatto notare: ‘Palme al Polo Nord. Perché il clima sta cambiando?’. E’ un corposo tomo dalla copertina cartonata, con le pagine fitte fitte di informazioni.
Lo ha pubblicato, con il consueto intuito, Editoriale Scienza, ed è opera di Marc ter Horst; devo dire che mi ha incuriosito non poco il suo curriculum, che parla di una formazione umanistica presto riconvertita al difficile lavoro del divulgatore scientifico, soprattutto per ragazzi. Credo che in questo si evidenzi come la buona divulgazione sia fatta da una grande capacità di gestione dei testi, e quindi di capacità di comunicazione su argomenti anche di grande complessità, e nello stesso tempo di un notevole retroterra di consulenze specialistiche, che tengono lontano i tanto temuti errori. E qui di specialisti, che hanno rivisto il testo, ce ne sono diversi.
Con questo bel biglietto da visita, il libro di questo autore olandese, esordiente in Italia, si presenta come un serio, approfondito viaggio nella complessa tematica del cambiamento climatico.
Diviso in dieci capitoli, illustrati da Wendy Panders, il libro tratteggia sinteticamente una storia del clima, che è un necessario punto di partenza per capire cosa sta avvenendo ora. Senza diventare pedante, l’autore racconta come il clima sia mutato anche drasticamente nel corso delle ere e che quindi non necessariamente un mutamento anche radicale implichi la fine del pianeta. Ma della vita che lo popola attualmente forse sì.
Se dunque, visto in termini di tempi geologici, il mutamento climatico non rappresenta una novità per la Terra, la sua accelerazione nel corso dell’ultimo secolo rischia di mettere in seria discussione i nostri standard di vita attraverso una serie di cambiamenti che riguardano la temperatura, il livello dei mari, le condizioni ambientali, le estinzioni di specie animali e vegetali.


Con grande onestà, Marc ter Horst mette in luce i diversi punti di vista, le obiezioni, spesso di natura economica e politica, alle teorie sul riscaldamento globale; e mette in luce anche il grande bivio che ci aspetta: attrezzarsi ad affrontare i cambiamenti climatici, con il loro portato più o meno catastrofico, o cercare di attaccare le cause di questi processi? Il primo atteggiamento è sostanzialmente tecnologico e cerca di trovare soluzioni pragmatiche, per esempio al moltiplicarsi di eventi meteorologici intensi; l’altro approccio è politico, ma soprattutto culturale, perché mette in discussione il modello di sviluppo oggi dominante.
Nell’ultima parte vengono date anche delle indicazioni pratiche su quegli aspetti della vita quotidiana che ciascuno di noi può modificare in vista di uno stile di vita nuovo.
L’argomento è dunque di grande interesse e di sicura attualità; viene trattato con termini chiari, spiegazioni comprensibili, ma approfondite, con un accenno di ironia che mitiga la seriosità del testo. E’ un libro per ragazze e ragazzi di almeno dodici anni, ma è anche un ottimo libro di divulgazione per adulti, in cui si possono trovare argomenti e spiegazioni precise e documentate.
E’ un testo corposo, impegnativo, che richiede magari qualche spiegazione supplementare da parte di genitori o insegnanti; può essere anche il punto di partenza per un percorso didattico.
Non deve spaventare la mole o il linguaggio scientifico, perché la brevità dei capitoli e lo stile un po’ ironico e un po’ paradossale rendono comunque la lettura piacevole, se non appassionante.
Siamo un po’ tutti su un pezzo di banchisa alla deriva, come l’orso della foto contraffatta che ha fatto il giro del mondo; perché ragazzi e ragazze non dovrebbero desiderare di saperne di più, per farsi una propria idea e decidere del proprio futuro?

Eleonora

“Palme al Polo Nord. Perché il clima sta cambiando?”, M. ter Horst, W. Panders, Editoriale Scienza 2020



venerdì 22 maggio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RESISTENZA ATTIVA

È ora di alzarsi!, Michaël Escoffier, Nathalie Dion 
(trad. Francesca Ros) 
Il leone verde, 2020



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"'Sveglia! È ora di alzarsi!''Non ci riesco, ho gli occhi appiccicati.'Che peccato,c’erano così tante cose da vedere oggi! Volevo mostrarti il sole che sorge,i fiori che si aprono, le formiche che si mettono in marcia...
'Non ci riesco, ho la testa come un macigno.'"

Dal suo letto, il bambino resiste.


Alle sollecitazioni della madre, la quale a ogni suo diniego, alza il tiro, aumenta la posta in gioco. A parte vedere il sole che sorge e i fiori che si aprono e le formiche, le cose che si possono fare sono molteplici e sempre più interessanti: frittelle a colazione, nascondino, passeggiata insieme fino a scuola. E più tardi, magari cantare, ballare e urlare sotto la pioggia e poi saltare nelle pozzanghere. Soffiare sui denti di leone o disegnare gli arcobaleni e ancora dondolarsi a testa in giù dagli alberi. Per non parlare delle cose di cui si potrebbe parlare: dirci quanto bene ci vogliamo, studiare assieme balene e dinosauri. Si potrebbe anche bisticciare, ridere, leggere e farsi il solletico. E a fine giornata potremmo contare le stelle...
Mentre la madre sciorina questa lunga e vertiginosa lista di cose da fare, qualcosa in quel letto sta capitando: gli occhi appiccicosi, la testa come un macigno, le gambe rigide come legno e poi molli come batuffoli di cotone lentamente stanno dando cenni di movimento. Con un piccolo aiuto forse quel bambino riuscirà a non dover rinunciare a tutto questo. Salvo poi...

Piccolo, ben fatto e arriva dal Canada. 


Un topos non esattamente nuovo o rivoluzionario - tirar giù dal letto un bimbetto che non ne vuol sapere - eppure costruito con cura e intelligenza, sovrapponendo diversi strati di materia che lo rendono, a suo modo, complesso e articolato e nello stesso tempo di immediata comprensione.
D'altronde, di rado Michaël Escoffier sbaglia il tiro.
Se lo si scompone si vede subito che lo strato più superficiale è dato da una trama immediatamente percepibile e riconoscibile da grandi e piccoli che si costruisce su un conflitto in alcune case addirittura quotidiano: alzati! no!, ovvero la conferma e la smentita del ritmo circadiano. Con colpo di scena finale, alla Escoffier!
Gli altri strati sono interscambiabili e qui messi in elenco senza un ordine gerarchico che ne determini maggiore o minore importanza. Il fatto importante è che ce ne siano così tanti in un oggetto apparentemente così semplice.


Secondo strato: il ritmo, che si presenta regolare esatto e ripetuto. Circostanza quest'ultima graditissima agli ascoltatori più piccoli, che entrano immediatamente nel gioco dell'attesa di una riproposizione, il ripetersi di un frame già conosciuto, ma nello stesso tempo nuovo. Per intenderci, lo schema e il ritmo su cui è costruita la fiaba dei Tre porcellini. Qui non c'è il lupo, ma una madre che più volte torna all'attacco con le medesime modalità. 
Terzo strato: la vertigine della lista. Lavorare sugli elenchi è, in ambito narrativo, una calamita a cui è difficile fare resistenza. Ha la stessa funzione incantatoria di una spirale disegnata che viene fatta girare davanti agli occhi per ipnotizzare. A tale proposito, un consiglio non richiesto è quello di leggere il saggio La vertigine della lista di Umberto Eco.
Quarto strato: il lessico. Un 'lessico famigliare' fatto di parole semplici, ma evocative. Qui non si deve tacere la capacità di Francesca Ros che va applaudita, se non altro per quel verbo bisticciare, così perfetto e raro. A lei va anche il merito di aver saputo mantenere anche in italiano il dialogo alto e leggero allo stesso tempo.


Quinto strato: il senso del tempo che passa. Silenziosamente Escoffier attraversa l'arco di un giorno, e Dion dietro, semplicemente alludendo a una implicita scansione: dal sorgere del sole al contare le stelle. A questo aggiunge una trasversalità meteorologica, ovvero quella giornata è attraversata da una pioggia, cui spetta il merito di far apparire ancora più allettante la proposta di scendere da quel letto.
Sesto strato: il passaggio repentino da un registro all'altro. Da quello avventuroso -dalla scoperta, all'esplorazione al gioco- a quello affettivo -fatto di abbracci e intimità casalinghe.
Settimo strato: il senso ultimo della storia, ovvero nella vita e negli affetti spesso ci si trova di fronte a piccole battaglie, che possono essere vinte con strategia, ma soprattutto usando la forza della parola. Meglio se è l'ultima!
Ottavo strato: il dialogo stretto tra testo e immagine. In perfetta armonia, si capiscono al volo. Spesso è il disegno a gouache di Nathalie Dion che crea significato laddove il testo tace per non rischiare di cadere nella retorica e nella sdolcinatura. In questo senso la madre è quasi sempre vista in porzione, solo una volta il suo viso coperto dai capelli fa la sua apparizione. Le mani, sineddotiche, sono invece onnipresenti. Brava e intelligente.


Nono strato: dire senza parlare. Dal disegno si apprende che esiste una voce fuori campo, quella della madre, e un assoluto protagonista in scena, il bambino. Con la cura che caratterizza questo libro, la sua voce è scritta con un lettering ad hoc.
Dal disegno si apprende, molto di più che non attraverso le parole, che la pigrizia sta cedendo il passo alla voglia di alzarsi. Da una faccia sotto il lenzuolo di partenza, lento esce un occhio, quindi un torace, poi un piede, quindi dalla posizione supina si passa a quella seduti con testa ciondoloni e poi e poi e poi...

Carla




mercoledì 20 maggio 2020

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DIQUA’-DILA’


Una nuova collana, pubblicata da poco da Franco Cosimo Panini, arricchisce le proposte per i più piccoli: si chiama DiQua-DiLà ed è opera della francese Martine Perrin, che riprende un format già presente nei suoi lavori, la pagina intagliata che, aprendosi, svela una forma coerente con quello che si era intravisto. 


I lavori dell’artista francese sono stati tradotti dalle Edizioni Nord-Sud quasi già dieci anni fa con il titolo di collana Gira e Rigira. Più recentemente, il suo progetto editoriale si è articolato in proposte diverse, acquisite a questo punto dalla Franco Cosimo Panini; ricordiamo ad esempio, ‘Nel bosco’, oppure il più recente ‘Dov’è il lupo?’. In particolare in quest’ultimo, un cerca-trova graficamente raffinato, vengono messi insieme diversi tipi di animazione e di giochi visivi, in realtà non sempre di immediata comprensione per i bambini piccoli cui il libro è rivolto.


Questo esempio mostra come anche nel libro gioco si possano trovare sperimentazioni grafiche davvero interessanti, come, per fare un esempio, nel caso di Norman Messenger.
DiQua-DiLà è una collana che non utilizza i consueti argomenti, utilizzati per questa fascia d’età, anzi si propone di raccontare ai più piccoli civiltà lontane, come quella cinese o dei nativi americani.


La struttura è semplice ed è basata su un indovinello che pagina per pagina spinge ad andare avanti per trovare la risposta; ogni indovinello comprende due doppie pagine, la prima a destra presenta un intaglio che richiama un oggetto o un animale contenuto nel testo; questo chiede al piccolo lettore e alla piccola lettrice di indovinare cosa è nascosto sotto e che è proprio l’oggetto dell’indovinello; girando la pagina si scioglie l’enigma, svelando chi o cosa compie un’azione. La pagina con l’intaglio non perde di significato, perché girata e appoggiata sulla precedente pagina di sinistra riprende la sua forma con decori differenti.

 
L’indovinello è in rima e questo aiuta a trasformare la lettura in un gioco di scoperte.
Come si vede, il meccanismo è ben consolidato e molto semplice, mentre il testo un po’ più elaborato, con termini non sempre di uso quotidiano, seleziona un lettore ideale dai tre anni in poi, anche se le pagine cartonate rendono il libro resistente agli strapazzi e all’uso giocoso da parte anche dei più piccoli. E’ d’altra parte interessante il tentativo di ampliare gli argomenti messi a disposizione dei più piccoli, tralasciando animali e mezzi di trasporto per occuparsi di luoghi e popoli lontani.
La Perrin si conferma come un’illustratrice dal solido gusto grafico, che qui si concede delle belle invenzioni, con grande padronanza del mezzo tecnico dell’intaglio del cartone; è una tecnica che arricchisce e rende ancora più facile il meccanismo del cucù, con le immagini che saltano fuori da una pagina all’altra, modificandosi. In questo caso è ancor più evidente il gioco con l’aspetto grafico che utilizza la decorazione geometrica per passare dall’animato all’inanimato e viceversa. Il segno grafico molto netto, i colori sgargianti rendono questi piccoli libri godibilissimi, allenando l’occhio di bambine e bambini a cogliere quello che nelle immagini è nascosto.

Eleonora

“Dov’è il lupo?”, M. Perrin, Franco Cosimo Panini 2019
“DiQua-DiLà nell’America degli Indiani”, M. Perrin, Franco Cosimo Panini 2020
“DiQua-DiLà in Cina”, M. Perrin, Franco Cosimo Panini 2020