mercoledì 21 giugno 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ATTENTI AL GHEPARDO

Viktor, Jacques & Lise (trad. Olga Amagliani) 
Camelozampa 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

 "Quella notte Viktor sogna dei ghepardi che hanno perso un amico. 'Che cosa terribile per quei ghepardi' si rammarica Viktor. Il cacciatore vuole rimediare al danno. Escogita un piano geniale e si mette subito all'opera. Dopo ore di lavoro, nella notte torna a regnare il silenzio." 

Viktor è un cacciatore che per molto tempo ha sognato di sparare a un ghepardo. Ora che ci è riuscito, dopo essersi vantato della ambita preda e dopo essersi comodamente sdraiato sulla sua pelliccia, in segno di assoluta vittoria, si fa prendere dai rimorsi. 
In fondo quel ghepardo, morendo per causa sua, ha riempito di dolore tutti gli altri del branco. Per rimediare a Viktor viene un'idea brillante: usare la pelle del ghepardo morto, cucirla a dovere, indossarla e tornare là dove il misfatto ha avuto luogo e farsi ritrovare, come redivivo ghepardo, dal resto del branco. 
Tutto va come previsto. Con i ghepardi gioca, corre, insieme cacciano e passano il tempo e tutto sembra andare per il meglio ma la coda posticcia non regge ai morsetti di un cucciolo e si scuce, lasciando allo sguardo una piccola scucitura nel costume che lo rende vulnerabile e 'nudo' agli occhi attenti degli altri ghepardi. Non prendono bene il fatto di essere stati turlupinati così lo legano a un palo per arrostirlo. Ma sul più bello arriva il risveglio che da una parte lo tranquillizza - era solo un brutto sogno - ma dall'altra lo convince che la caccia al ghepardo è da dimenticare. Un cacciatore redento? 
Chiedetelo alle zebre... 

L'idea originaria arriva da un pensiero fatto da Jacques Maes davanti a un negozio di pellicce: chissà cosa succederebbe se una pelliccia venisse riportata sul luogo dove ha perso il corpo che l'abitava? Che direbbero i sopravvissuti, vedendola e annusandola, così stranamente svuotata, ma ancora con alcune caratteristiche evidenti, compreso l'odore? 
La storia che ne è scaturita, probabilmente sviluppatasi secondo le loro modalità consuete di lavoro costruito sul reciproco confronto in fase creativa, sta molto bene su. 
Non è banale, contiene una serie di riferimenti condivisibili che chi voglia coglierli, ha un buon colpo di scena finale che non la chiude con un messaggio melenso o lieto e pacificante, cosa che effettivamente era lì a disposizione, dietro l'angolo. Scampato pericolo. 


Fin dalla copertina la caratteristica che emerge è certa ambiguità di segno: le macchie sul manto di un ghepardo e contemporaneamente una sottile linea tratteggiata che allude a una qualche cucitura. Una postura annodata che solo in superficie può ricordare quella di un felino che si gratta l'orecchio. A ben vedere nessun ghepardo è così rotondo nelle forme e mai e poi mai si accuccerebbe come se fosse in poltrona. Un solo piccolo dettaglio allude a un viso umano che, non a caso, vista la storia che contiene, ha bisogno di restare nascosto. 
Già dai risguardi si entra nella questione e si legge l'antefatto. Questo per ribadire che i risguardi sono spesso già 'narrazione' in un albo illustrato. Il fatto di sangue avviene come se nulla fosse nella pagina del frontespizio. Quando il testo comincia a raccontare è già tutto successo: il ghepardo è solo pelliccia sul pavimento e fodera di un cuscino. E su tutto troneggia il cacciatore che ha un nome che è anche una dichiarazione di status. 
Fin dall'inizio salta all'occhio il tipo di segno, la composizione dello spazio, l'uso del colore e una grande capacità di astrazione che dimostrano di avere questi due bravi grafici designer basati in Belgio. 
Il segno è flessuoso. Angoli pochissimi e possibilmente stondati. Le figure sono possenti e con una scala di misura del tutto emotiva. Sulla rotondità si costruisce Viktor che viene ritratto da diversissime angolazioni, tutte di forte impatto visivo e con una bella forza allusiva. Attraversa le pagine sempre in posa plastica e viene ripreso dall'alto, da dietro e anche in una rapida quanto esilarante sequenza di azioni da ghepardo, che è una doppia pagina felicissima in senso narrativo ed estetico. Sono molte e intelligenti le soluzioni formali che mettono sulla pagina: lacrime che sono anche sangue e cuscini su cui dormire, sagome sotto le lenzuola e tappeti di pelliccia. Tanto per dirne due.
 

Più di una volta dimostrano di essere bravi a non dire tutto e a non far vedere tutto. Sono bravi a non essere espliciti: sono grafici e sanno come usare l'ambiguità del segno come esca per lo sguardo. 
Anche sulla composizione della pagina, delle molte doppie pagine, i due dimostrano di saperci fare parecchio. Giocano con le scale di misura, giocano con la ripetizione come in un fumetto, giocano con il punto di vista. Giocano, giocano tanto. 
Il colore, al pari del segno, racconta non solo se stesso, ma anche molto altro. 
Una scelta cromatica di chi sa come si cattura l'attenzione di uno sguardo: tanto nero, colori complementari e delle dominanti che tengono insieme le pagine. Un gioco allusivo fatto con le ombre. Il colore che non si preoccupa di essere coerente in chiave realistica, ma di esserlo invece in quanto portatore di senso. 


Terzo elemento la capacità di sintesi formale che mi ricorda quella dell'orso di Klassen e che lo stesso Klassen spiegava dicendo che tanto più la forma non si frammenta in mille dettagli, tanto più essa si rende visibile. Un po' come si deve fare a teatro quando è necessario amplificare un gesto perché lo si possa cogliere anche dall'ultima poltrona della galleria. E con Klassen sembrano condividere una scelta per mettere in scena lo stretto necessario a dare la misura di un contesto. 
Nessuna deroga. 


Su tutto questo si spalma un buon modo di raccontare, fatto di sottile e diffusa ironia che si coglie via via che si ritorna sulle immagini. Senza contare la buona trovata di smascherare il "lurido impostore" con un espediente che lo mette in ridicolo assai e in cui ognuno di noi può riconoscersi quando, almeno una volta nella vita, gli è capitato di essere preso in giro, non avendo l'assoluto controllo delle proprie terga.... a parte questo c'è un buon numero di idee davvero divertenti, raccontate con piccole allusioni che tengono sempre desta l'attenzione del lettore: dall'ananas al pigiamino, dalle infradito al quadretto con la farfalla. 
A vedere quello che hanno finora prodotto, che va in direzioni anche piuttosto diverse, sembrerebbe che tutte queste scelte siano un po' la loro cifra che li rende molto interessanti e riconoscibili anche a una certa distanza. 
Bene, avanti con il prossimo 

Carla

lunedì 19 giugno 2023

ECCEZION FATTA!

I BAMBINI E L'ANGELO

I bambini si rompono facilmente
, Silvia Vecchini, Sualzo 
Bompiani 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

 "Vogliono che non le manchi niente, le comprano le cose più costose, ha una bella libreria laccata bianca, un tavolo gigante dove può fare qualsiasi cosa le venga in mente. Può chiedere di cucinare, fare il tornio, costruire una capanna in salotto. Si sono dati un obiettivo, deve avere una lunga infanzia spensierata." 

La bambina delle fate ha tutto quello che può desiderare, compresa una stanza tutta rosa con le sue foto incorniciate. Sta crescendo e forse tutte queste attenzioni, ma ancora peggio il mondo di fatine dei denti e di gnomi, di befane che arrivano sul balcone la notte tra il 5 e il 6 gennaio, deve appartenere al passato. Lei è da un bel po' che ha scoperto essere suo padre a uscire per un finto impegno di lavoro, a travestirsi per poi rientrare in casa alla chetichella e mettere bastoncini di zucchero nella calza che le hanno chiesto anche quest'anno di appendere in cucina. Ma con sua madre l'unica cosa che può fare è reggere il gioco e andare a dormire con lei nel lettone. 
Lei lo sa che nella notte di Natale sono loro a mangiare i biscotti e a bere il latte che lasciano ogni anno sul tavolo in soggiorno. 
Lei vorrebbe tanto fare come fanno le sue amiche o i suoi compagni che tutto questo lo hanno ormai passato e forse anche un po' dimenticato. Vorrebbe che la loro vita facesse un passetto avanti, una "casellina" nuova nel loro avanzare sul grande gioco dell'oca che è la loro vita assieme. 
Ma ha paura di ferirli, di deluderli. Loro che rispettivamente si tingono i primi capelli bianchi con il pennellino in bagno e di tanto in tanto indossano l'abito da sposa e poi si guardano tra i due specchi delle ante dell'armadio. Così, per verificare che segno hanno lasciato gli anni su un corpo che sta infiacchendosi. Non ce la fanno proprio ad accettare all'idea di invecchiare e lei, la piccola di casa, deve rimanere tale, la piccola di mamma e papà. Così diventa suo malgrado la prova vivente che la vita in fondo forse ti dà modo di cristallizzarsi nell'attimo che si giudica il migliore. Basta crederci. O meglio basta illudersi.

Venti tra bambini e bambine che nello spazio di una o due pagine sono lì a raccontare la loro fragilità, le incrinature, talvolta i cocci in cui si rompono, ma nello stesso tempo la loro resistenza nella convinzione che la vita che pulsa in loro è più forte di qualsiasi mazzata che la vita gli riserva. 
Due parole sul libro e altre due sull'anomalia che se ne parli qui. 
Silvia Vecchini ha raccolto con la delicatezza e la cura che mette sempre nelle sue relazioni umane i racconti, le storie, frasi, disegni, allusioni di bambine e bambini che ha avuto "l'onore" di incontrare lungo la sua strada. Lo ha fatto perché ne ha avvertito la necessità e l'urgenza di non lasciare cadere nel silenzio racconti del genere. Li ha rimodellati, credo il minimo indispensabile, per renderli frecce da scoccare. Li ha messi insieme. 
Sualzo, con una lingua altrettanto lieve, per ognuno ha fatto un disegno a china, cui si aggiunge una copertina con il timido coniglio che ha il compito di raffigurare la fragilità dei bambini, ma anche quello di essere il protagonista dell'ultimo racconto. Ognuna di queste storie è una storia vera cui Silvia Vecchini dà voce e, alla fine di ciascuna, la distilla in versi che diventano il necessario seme di tarassaco da far volare ancora e ancora. 
Tutto questo diventa un libro necessario che Bompiani pubblica. 
È un libro di piccoli per i grandi. 
È un libro che dietro una voce poetica, rarefatta, riesce a dire tanta di quella dura verità che non poteva non essere scritto e aggiungerei non può non essere letto. 
Ed ecco la seconda cosa che ha a che fare con l'anomalia di mettere in questo blog pensieri su un libro che parla dei piccoli, ma è scritto perché lo leggano i grandi. 
Il caso vuole che io stia partendo per Cagliari per un progetto di formazione che ha come fulcro la questione dei legami di famiglia, in altri termini sono chiamata a elaborare un discorso sensato -spero - attraverso una bibliografia di libri che abbiano dentro principalmente genitori e figli, ma anche qualche zia e un certo numero di fratelli. Ma. C'è un ma. 
Il registro richiesto è quello comico. Insomma, storie che facciano ridere. Per come sono abituata a orientarmi, decido di partire dai libri perché come sempre vorrei che fossero a parlare al posto mio, elaboro una bibliografia e su questa costruisco un discorso, ma mi rendo conto che c'è una zoppia evidente. 
Come si fa a parlare di libri spassosi su genitori e figli letterari, quando su genitori e figli veri c'è ben poco da ridere? Come faccio a ignorare l'urgenza di rimboccarsi le maniche e prendere quanto meno coscienza del fatto che tra adulti e bambini - non tutti si intende, ma molti - c'è un problema grosso un bel po'? Come faccio a ignorare questa situazione? Come posso solo guardarne il lato ironico, comico, sarcastico, senza risalire alle radici di tutto questo? 
Ed ecco che le due giornate formative si sdoppiano e diventano un pomeriggio serissimo, quasi drammatico, e una mattina esilarante. 
E mentre sono lì che scrivo pagine di appunti sulla condizione di fragilità in cui si trovano bambini, adolescenti, giovani adulti e persino adulti giovani, mentre sono lì che leggo le riflessioni che molti specialisti registrano come segnali ben oltre l'allarme, intercetto I bambini si rompono facilmente. 
Bene. Sobbalzo e in silenzio gioisco a leggere le pagine iniziali di Silvia Vecchini a proposito di un angelo, perché so che a Cagliari farò vedere una tavola di Heidelbach con una bambina che l'angelo custode se lo è costruito da sola... 


Il libro si legge di un fiato, lo studio, e la prosa e i versi, e ne sottolineo a matita tutto ciò che conferma la mia griglia cagliaritana: "stare vicini ai bambini è stare accanto a un mistero" oppure "la cieca distrazione degli adulti" o ancora "la traccia che i bambini lasciano sempre indirizzati al bene, anche quando non si vede, la loro fedeltà alla vita anche se ferisce". 
Bambini fatti a pezzi. Bambine a cui si nega di poter crescere - e non a caso ho issato quel racconto come bandiera. Bambini inascoltati. Bambini che sanno salvare i grandi. Bambine sirene. Bambini in lutto. In trasparenza si vede bene anche il mondo degli adulti. 
Il libro viene a Cagliari con me. 

Carla

venerdì 16 giugno 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CAMMINARE DRITTO  

Il duello, Inês Viegas Oliveira (trad. Matteo Francini) 
Edizioni Clichy 2023


 ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni) 

"Spettabilissimo signor Rodin Rostov, ci siamo. 
Mi sembra ancora di sentire la vostra voce, parola per parola, lettera per lettera. 
I vostri affronti hanno ferito le mie orecchie, i miei timpani, il mio cuore, e posti anche più profondi dentro di me, che non si trovano in nessun libro di anatomia. 
Dovevo farlo, capite? Uno, due, tre, quattro, quanti passi ci separano?" 

Schiena contro schiena, con le rispettive pistole rivolte verso l'alto, i duellanti si allontano. 
Solo di uno però possiamo seguire il tragitto. E solo di uno sappiamo i pensieri. Non si rivolge più al signor Rodin Rostov, e lo si capisce perché dalla seconda plurale si passa alla terza persona singolare delle tante domande che si pone. 
Il vento soffierà a suo favore? E i suoi stivali lo renderanno più veloce? 
Le gambe più lunghe saranno un vantaggio per lui? Mentre è lì che mette passo dopo passo, la sua testa si arrovella. 
 Poi, nonostante la distanza, è di nuovo al signor Rodin Rostov che pone una grande questione: circa l'indossare i panni di un altro. Voi signor Rostov avete mai provato per caso a mettervi nei panni di un altro? anche solo per scoprire che sono un po' troppo larghi e terribilmente stretti? 
C'è da dubitare che Rostov lo possa sentire. Riprende così il suo rimuginare tra sé e sé. 
Questa volta è il cibo che cattura i suoi pensieri. Certo che ormai di ore ne sono passate parecchie, magari sta pensando che io sia fuggito o magari perso. 
E dopo tutto questo camminare effettivamente anche i motivi del duello sembrano essersi allontanati e sembrano sopraggiungere una serenità e una disponibilità tutte nuove. Magari dipendono da ciò che gli occhi vedono, il naso annusa e le orecchie sentono? Anche il nome di Rostov sembra addolcirsi, e così il suo ricordo. A tal punto che forse vale la pena scrivergli due righe, affidarle a degli uccelli, per comunicargli che sarebbe bello rivedersi. Come due vecchi amici 
È facile, basta continuare ad andare dritti. Avanti sempre avanti. 

Sophie Van Der Linden, a proposito dei meccanismi che regolano un buon albo illustrato, parla di uno spazio vuoto che deve esistere tra il testo e l'immagine e l'oggetto che ne deriva, ossia il libro in carta e ossa, in modo che, come capita a una qualsiasi articolazione, le singole parti possano muoversi agevolmente e in autonomia non ostacolandosi, pur essendo una dentro l'altra. Lavorare in squadra.
Il duello ne costituisce un esempio eccellente. 


Sfruttando la legatura delle pagine i duellanti si mettono, come vuole l'iconografia, spalla contro spalla e visto che lo fanno dove il foglio si divide, immediatamente si mettono a dialogare con lo spazio della pagina che diventa teatro, ossia scenario. E che scenari! 
Da lì si allontanano in modo quasi speculare, avvolti nella nebbia di circostanza. Il limite della pagina diventa un elemento di attesa nel lettore: cosa può succedere? Entrambi usciranno di scena? No. solo uno sparisce, ma non è difficile immaginarselo mentre conta i passi andando verso sinistra, in direzione opposta al quella del protagonista di cui vediamo l'incedere verso destra, che poi è il senso della lettura, e di cui sentiamo la voce. 
La cosa che succede allo sguardo è quella di notare come le figure colorate si trasformino sotto gli occhi: da alberi spogli si passa a un esercito di soldati in marcia che, girata la pagina diventa una parata di suonatori di trombe e tamburi che subiscono un'altra metamorfosi diventando acrobati da circo, in uno scenario da parco dei divertimenti. Ancora una pagina girata e arrivano i teatri che si affastellano con fondali e scene tutte diverse, davanti a un pubblico rivolto verso la scena con le spalle a noi lettori. Oramai è notte e gli scenari cittadini restituiscono locali dove mangiare: ristoranti, caffè e anche i poster attaccati sui muri pubblicizzano pizza e panini. 


Gli scenari si avvicendano e diventano sempre più complessi. Ma lui continua ad attraversarli fedele alla consegna iniziale. La città è finita. Arriva il verde, gli animali, la campagna sotto la luna è deserta e poi la pioggia. Tutto quel verde trascolora nel celeste dell'acqua del mare che attraversata porta a un'isola verdeggiante da cui spedire la lettera di invito a incontrarsi, dopo aver deposto le armi. 
Parole che vanno in un senso e figure che ne raccontano un altro. Eppure. 
Si sfiorano ancora una volta, i ristoranti quando si parla di cibo, i panni da indossare quando si vedono i teatri, il vento quando si vedono le trombe. 
Non si tratta di coincidenze casuali, ma di una volontà precisa di far parlare le tre lingue in accordo. E così accade che in quello spazio vuoto tra testo, immagini e libro la prima a introdursi è proprio lei l'autrice. Con un obiettivo impegnativo. 
E quindi, brava Inês Viegas Oliveira che giovane già maneggia con tanta disinvoltura un oggetto così complesso, quale può essere l'albo illustrato. 
E ancora più brava si dimostra nell'aver messo su carta una questione potente e averla raccontata in un modo così originale. 


In fondo quello che l'occhio percepisce, quelle forme che si trasformano, quel mondo sempre più colorato, sempre più complesso e vivace che lo sguardo attraversa e quel camminare dritto attraverso, se messi insieme danno il senso a tutto. 
E come se non bastasse, usa proprio tutti gli strumenti che sa di possedere: attraverso lo stemperarsi delle parole, sempre più miti, attraverso la distanza - una giusta distanza - le cose si possono vedere in modo diverso. Attraverso una composizione di alto valore estetico, attraverso un sapiente uso del colore che inversamente all'affievolirsi delle parole, si carica di forza.

E poi tutto, ma proprio tutto, converge a dare coerenza, compresa la linea azzurra che attraversa silenziosa ma piena di significato i risguardi, per non parlare del bel gioco tra copertina e controcopertina... 


Bella prova! 

Carla

mercoledì 14 giugno 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UN’ESTATE A NEW YORK


Potrebbe essere considerato un romanzo di formazione, o un romanzo sentimentale nella vasta e multiforme produzione ‘young adult’. ‘Amici come questi’, di Meg Rosoff, riproposto dall’autrice e, in traduzione, da Rizzoli è questo e anche altro. Scritto, originariamente, nel 1988 propone un ritratto inconsueto della meravigliosa New York all’epoca dell’Aids.
Nella metropoli affogata in un caldo opprimente e senza rimedio, si muovono due ragazze, una newyorkese ricca e nevrotica, Edie, e una ragazza di provincia, Beth, ebrea e di origini modeste, appena arrivata nella Grande Mela. Le due ragazze e altri due ragazzi, Oliver e Dan, condividono uno stage in un quotidiano di New York, in attesa di entrare all’università o di trovare lavoro.
L’esuberante Edie trascina Beth in una trasformazione, forse neanche desiderata, di look, atteggiamenti, abitudini; la convince a lasciare la casa in cui convive con Dawn e Tom e la porta nell’agiato, elegante appartamento pagato dai suoi genitori. La coinvolge nelle nottate passate a bere drink, confidandole i suoi disastri sentimentali.
Beth assiste, grata, ma forse non troppo, ascolta i consigli dell’amica, osserva, con un pizzico di cinismo, le avventure sentimentali di lei, sempre sull’orlo di una crisi di nervi.
I rapporti con gli altri due stagisti sono molto freddi, anche se Beth si sente attratta da Oliver, anche lui newyorkese, elegante e distaccato. Ma Edie le suggerisce di ignorarlo, attribuendogli inclinazioni omosessuali. Caldo opprimente, cocktail ghiacciati, shopping compulsivo e il dubbio che non tutto sia come sembra.
Mentre il comportamento di Edie si fa di giorno in giorno più stravagante, Beth ritorna nel suo vecchio alloggio, dove intreccia una blanda, ambigua relazione con Tom.
‘Amici come questi’ sembra dunque una commedia rosa, senza troppi pensieri, se non per l’incombere dell’Aids, che in quegli anni mieteva vittime in grande quantità. La qualità della scrittura si vede, invece, proprio nella capacità di distorcere i topoi del genere letterario, destrutturando i ruoli dei personaggi.
L’ambiguità nella relazione di amicizia fra Edie e Beth va ben oltre le differenze sociali, lo stile di vita, le relazioni: fra loro serpeggia un gioco di manipolazioni, menzogne, opportunismi. Lo sguardo della Rosoff indaga nei personaggi il lato in ombra, le passioni inconfessabili, i raggiri e le banalità. Il personaggio di Beth, al di là delle apparenze, è il più complesso, quello che compie un’improvvisa evoluzione, rendendosi conto della distanza fra il suo modo di essere e l’ambiente in cui è stata coinvolta. Dal sentirsi mediocre, banale al comprendere il vero volto di ragazzi e ragazze da cui era stata attratta: disillusione, presa di coscienza per poi provare a disegnare un proprio percorso di vita.
Sicuramente si tratta di un romanzo per ragazze, soprattutto, e ragazzi con più di quattordici anni, un romanzo lontano per gli stili di vita così efficacemente raccontati, ma vicinissimo nel descrivere le dinamiche interpersonali, le amicizie fagocitanti, la ricerca di se stessi attraverso le esperienze di sesso e alcol e shopping e look.
Lo stile della Rosoff è come sempre fluido, coinvolgente, brillante e catturerà anche le lettrici (e i lettori) più impazienti.

Eleonora


“Amici come questi”, M. Rosoff, Rizzoli 2023




lunedì 12 giugno 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI PALO IN FRASCA

Fammi una domanda!
Antje Damm (trad. Francesca Pamina Ros),  
Il Leone Verde Piccoli 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Chi è il tuo migliore amico? Chi è la tua migliore amica? 
Quale avventura vorresti vivere almeno una volta nella vita? 
A cosa credi? 
Che cosa doneresti a un senzatetto? 
Dove non vorresti mai trovarti? 
Che cosa hai usato in modo diverso rispetto al solito?" 

Queste sono le prime sette domande di questo libro che ne contiene altre 111. 
Costruito in stretto dialogo tra una domanda e una immagine che la affianca con assoluta regolarità sulla destra, il libro chiama i propri lettori a un dialogo bello serrato che può esaurirsi in una unica sequenza oppure può essere 'centellinato' nel corso del giorno, dei giorni. 


La portata delle domande è varissima: dalla semplice questione quotidiana, alla domanda filosofica, dalla domanda che implica un ricordo e una memoria, alla domanda che scava nell'intimità di ciascuno. 
E, cosa encomiabile, senza nessuna gerarchia interna. 
Ufficialmente non ha una sua trama, se non quella che ciascun lettore crea per sé. Come a dire che ogni bambino o bambina con le proprie risposte, creerà la propria copia individuale del libro. 


Un po' di storia di questo piccolo grande libro che per anni è mancato e invece adesso c'è. Di nuovo.
Evviva. 
Tralasciando il lato affettivo che nello specifico è molto forte, occorre ricordare che fu pubblicato in Germania nel 2002 e uscì in Italia con Nuove Edizioni Romane nel 2005, grazie alla sapientissima Gabriella Armando che di un libro del genere intuì immediatamente la portata. 
Lo fece tradurre e lo pubblicò con la sua bella copertina rossa su cui campeggia un ragazzino o una ragazzina, guance rosse e mani in tasca, in perfetto stile Antje Damm.
 
Una sequenza di questioni, vivaci e volutamente in disordine, che guardano in molte direzioni: dal quotidiano al metafisico, dall'alto al basso, con la medesima capacità di saltare di palo in frasca che hanno i bambini quando ragionano. Qualcosa che ha anche fare con il pensiero divergente e con la creatività.
Nel 2012 sparita la casa editrice, lentamente smettono di circolare tutti i bei libri del catalogo. 
Compreso questo. Chi ne aveva copia, l'avrà conservata ancora più gelosamente. 
Poi Antje Damm si riaffaccia nelle librerie italiane con un libro che ha una impostazione simile a Fammi una domanda!. Al punto esclamativo si sostituisce il punto interrogativo e abbiamo Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura
Anche in questo caso: un formato quasi quadrato, una domanda una immagine. Anche in questo caso alle fotografie, si alternano disegni realizzati con tecniche diverse. Anche in questo caso il libro ha il preciso scopo di creare un dialogo con il proprio lettore, bambino o adulto che sia. Metterlo davanti a questioni personali, come anche planetarie. Interrogarlo sulle proprie abitudini, sui propri pensieri, ma anche metterlo un po' in difficoltà rispetto alla crisi seria che il pianeta sta attraversando. 
Anche in questo caso le domande arrivano come sparate da un lanciapalle per allenare i tennisti: ossia vanno in direzioni molto diverse, come diversa è la loro potenza. Alte, basse, raso terra, tese, pallonetti. 
Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura, forse complice il tema più specifico, forse complice il momento complicato del pianeta, però non ha implicato di default la ripubblicazione di Fammi una domanda!, ma ne ha forse favorito un percorso carsico, facendolo riemergere forte anche della ripubblicazione in Germania per festeggiarne il ventennale, dopo ancora qualche anno, con un altro editore. 
Evviva. 

Cambiata, di poco, la copertina. Cambiate alcune foto, cambiata la formulazione di qualche domanda, complice anche una diversa traduzione e una limatura ulteriore da parte di Antje Damm, aggiunti qui e lì nuovi quesiti. 
D'altronde sono passati vent'anni e l'immaginario collettivo e la percezione che i piccoli hanno della realtà circostante è certo diversa. Come diversi sono i loro strumenti per analizzarla. 
Resta invariato il grande pregio di un libro così. 
Evviva. 
Un libro che ha la capacità di muoversi sulla superficie ma anche di andare ben in fondo, che ha il talento di saper parlare una lingua che tutti possono capire. Un libro che sa farci guardare lontano, vicino, indietro e avanti. 


Un libro intelligente e attento nella formulazione delle domande, anche sulla base dell'esperienza fatta su quelle della prima edizione. Per capirci: sulla medesima immagine di una piccolina che dipinge su un grande foglio nella prima edizione si leggeva Con che cosa ti piace disegnare? domanda che effettivamente si spegne in un attimo ora la stessa immagine è in relazione a una questione ben più complessa e diventa: Che cosa hai fatto per rendere il mondo un posto migliore? Senza contare che la relazione tra immagine e testo assume tutt'altro spessore. Perde di immediatezza ma guadagna in profondità. 
Altre piccole raffinatezze riguardano, per fare un esempio, il fatto che i papà cucinino, cosa nel 2002 non si dava per scontata e che adesso è data per assodata. O i lavori in casa a cui collaborano anche i piccoli. O le bambine ritratte sulla domanda sul ridere, o la domanda doppia riguardo al farsi bello o bella. 
Cambia il posto preferito per giocare e cambia cosa saper fare meglio di un grande... 


Sembrano sottigliezze, ma nascondono un loro preciso significato. 
Non in ognuna delle 118 domande, ma abbastanza di frequente capita anche quella rinnovata meraviglia che nasce quando immagine e testo si mettono in una relazione che non è didascalica: c'è un quid da esplorare. 


Un valore in più che Antje Damm mette sulla pagina. 
Evviva. 
Come dovrebbe essere in ogni buon libro illustrato: lo spazio 'vuoto' tra figura e parola permette al lettore di infilarcisi e di stare. 
Provare per credere.

Carla

venerdì 9 giugno 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UN CANTO ANTICO



La trama di ‘Il canto del bosco’, di David Almond, pubblicato da Salani, è particolarmente difficile da riassumere: gli eventi sono in effetti molto lineari, ma ciò che dà sostanza al romanzo è tutt’altro ed è una visione del mondo presente che mette insieme politica, ecologia e un afflato mistico, sempre presente in Almond.
Dunque, la trama: Sylvia Carr arriva in una sperduta località del Northumberland, una regione inglese ai confini con la Scozia; ci arriva con la madre, che vuole evadere dall’angoscioso rapporto col marito, fotografo di guerra. Sylvia non è affatto contenta di essere lì, fra vecchi agricoltori e suonatori di cornamusa, ma già dalla prima notte capisce che quel luogo, in cui non c’è campo per i cellulari, c’è però qualcosa di magico. Questo qualcosa è rappresentato da un suono misterioso che sembra provenire dalla foresta. A farle scoprire i segreti del bosco è Gabriel, un ragazzo solitario, che ha rinunciato ai successi scolastici e che si percepisce strano; insieme perlustrano il bosco e il ragazzo mostra a Sylvia il suo flauto, promettendole di costruirne uno uguale per lei: si tratta di un flauto d’osso, antichissimo. Della presenza di popolazioni preistoriche le aveva già parlato Anthony, un vecchio dal passato oscuro, e le aveva donato degli utensili antichi, ritrovati nei campi.
Le melodie che emergono da questi strumenti primordiali hanno un potere magico, che consente a Sylvia di compiere il suo viaggio iniziatico, di fusione con la natura e con una ragazza proveniente da un passato lontanissimo, e in cui lei si identifica.
Ma il mondo contemporaneo, fatto di amicizie, amori nascenti, voglia di libertà e di ribellione, consapevolezza di vivere in un mondo malato, bussa alla porta: Sylvia ritornerà a Newcastle giusto in tempo per partecipare ad una manifestazione contro il cambiamento climatico.
Molte tematiche si intrecciano in modo inestricabile: dai travagli adolescenziali, la difficile ricerca di una identità nel mondo cui si sente di non appartenere; l’attualità delle tematiche ambientali; il rapporto spirituale con la natura e con quegli spiriti che la custodiscono.
La dimensione spirituale, ultraterrena, è spesso presente in Almond; qui diventa preponderante, dando un valore iniziatico al viaggio compiuto da Sylvia. La condizione di comunione con la natura, cui evidentemente aspirano i due ragazzi protagonisti del romanzo, è l’unica via di salvezza, che consente di conquistare una consapevolezza che travalica le generazioni e si connette con gli albori dell’umanità, cui l’autore attribuisce una sorta di purezza ancestrale.
Il linguaggio utilizzato è, di conseguenza, evocativo, poetico, allusivo, direi musicale e credo abbia dato non pochi problemi alla traduttrice Giorgia Posanti e al suo supervisore Giuseppe Iacobaci.
Questa è sicuramente una delle difficoltà di lettura che il romanzo presenta, poiché l’azione si propone attraverso un periodare descrittivo, allusivo, che cambia spesso ritmo e modalità.
Inoltre, il tema non è dei più semplici, intriso com’è di uno spiritualismo cui i ragazzi e le ragazze sono poco avvezzi.
Sinceramente, non penso che sia fra le opere migliori di Almond, ma merita comunque un’attenta lettura che consiglio a quei ragazzi e ragazze che amino la complessità, che apprezzino la sfida intellettuale che il testo contiene.
Lettura consigliata a partire dai quattordici anni.

Eleonora


“Il canto del bosco”, D. Almond, Salani 2023


mercoledì 7 giugno 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MATITA AFFETTUOSA

Che difficile! Guridi (trad. Valentina Mai) 
Kite edizioni 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Vorrei dire «ciao» al panettiere, alla mia vicina Anna e alla signora Antonia. 
E aggiungere qualcosa come «Che bel vestito!». 
Però mi riesce solo un sorriso... Sorrido... solo questo. 
È tanto difficile parlare..." 

Quando esce di casa, tutto diventa difficile. 
Per arrivare alla fermata dell'autobus è meglio per lui contare i respiri perché contare lo tranquillizza. Salito sul 21 l'unica cosa da fare è sorridere al conducente che gli chiede sempre come va, poi sedersi e guardarsi le scarpe e soprattutto no guardare chi siede vicino a lui. 
La voce alta delle persone non gli piace e anche il rumoroso arrivo a scuola non fa per lui. 
In classe, al suo banco, non parla e non dice il nome di nessuno. Eppure li sa tutti. 
La sua mamma gli dice di non preoccuparsi perché le parole prima o poi arriveranno. 
Certo, però tutto è così difficile... Ma, magari, sottovoce... 

Ed è così che si scoprono un po' dei pensieri, dei trucchi con i numeri, delle paure, delle sfide che attraversano la testa e il cuore di questo bambinetto. 
Piccolo, in un mondo molto più grande di lui. 


La matita veloce, emotiva e affettuosa di Guridi trasforma le sensazioni in disegno. 
Il grande è molto grande e il piccolo è molto piccolo. E Guridi è un grande disegnatore di piccoli.
Tratti chiusi, come a intrappolarlo, rendono la sua solitudine palpabile. 
La confusione e il rumore appare nella moltiplicazione di facce, tante facce tutte uguali, che con la bocca aperta parlano all'unisono. Fanno paura.  
E anche in classe il solito cerchio lo tiene nella bolla: i compagni tutti azzurri e lui, fuori dalle loro file di banchi, è l'unico senza colore: un solo tratto che lo definisce, lo rende diverso, lo isola. 


Tutto questo 'scarabocchiare', tutti questi segni che si ripetono e che vanno in direzioni sempre diverse sono l'immagine della difficoltà, della confusione. 
È l'esterno di uno che nell'esterno non riesce proprio a muoversi con disinvoltura.
 

I pochi altri colori, al pari del tratto, sono portatori di senso. Il rosso, in particolare, una linea più grossa e anche più precisa, definisce tutto quello che rappresenta agli occhi di quel bambinetto così minuscolo, la sua difficoltà, il mondo che ruota intorno a lui, mamma compresa. 
Nonostante le parole rassicuranti. 
E, a proposito di linee di demarcazione, di linee che dividono una bolla dall'altra sarà utile riflettere solo un momento sul fatto che la relazione con l'esterno, con quell'esterno che arriva appena varcata la soglia della porta di casa, porta ciascuno di noi in direzioni tra loro molto diverse. 


È l'esperienza che mi fa dire. Ho visto bambini che hanno bisogno di tempo per costruire le loro sicurezze verso l'esterno, che hanno bisogno di prepararsi dentro prima di pronunciare una parola che li renda visibili. Ci sono invece bambini che dell'esterno si nutrono. 
Ci sono i bambini timidi e i bambini disinvolti. Ci sono i bambini che anche se solo cerchi di incontrare il loro sguardo, si fanno schivi, cercano di nascondersi dove possono, di solito verso il corpo sicuro di madri e padri. 
Ci sono bambini silenziosi. Ogni tanto, un sorriso. Che forse sono anche stanchi di sentirsi chiedere se qualcuno gli abbia mangiato la lingua. Magari il gatto... 
Ci sono bambini che poi diventano ragazzi che quando è ricreazione restano seduti al banco e da lì guardano gli altri precipitarsi fuori a giocare o a a mangiare qualcosa. 
Ci sono bambini e poi ragazzi che devono forzare loro stessi per andare al telefono a parlare con la zia o ordinare una pizza. 
Ci sono bambini e poi ragazzi che se invitati alle feste di compleanno si mettono in un angolo e dopo un'oretta sarebbero già pronti per andare via. 
Ci sono bambini che, alle loro di feste di compleanno, quando è il momento di soffiare sulle candeline della propria torta, si sentono tutti gli sguardi addosso, e piangono. Invece di soffiare. 
Ci sono bambini che giocano da soli in allegria. Ci sono ragazzi che sanno stare in compagnia ma da soli alle volte si sentono meglio. 
Ci sono bambini, ragazzi e adulti a cui piace circondarsi di silenzio e se vogliono raccontare qualcosa decidono di farlo con le matite, con i disegni, più che con le parole. E magari non lo fanno davanti a tutti, ma li mettono preferibilmente nero su bianco - con un po' di rosso qui e là - su un foglio da disegno e poi li fanno diventare un libro. 


Ecco è a tutti loro, piccoli e anche grandi, che Guridi ha pensato. Con affetto.

Carla

lunedì 5 giugno 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


DELLE ONDE IL CATALOGO È QUESTO!


Preceduto da ‘Nuvolario’, ‘Ondario’, scritto da Sarah Zambello e illustrato da Susy Zanella, è un bel libro illustrato dedicato al mondo del mare, nell’ottica particolare di descriverne le onde.
Descrivere e classificare, questa sembra la vocazione espressa da questa collana dell’editore Nomos: le nuvole, le onde, le comete. L’approccio è analitico, descrittivo e non sceglie la via più semplice, del parlare del mare attraverso le sue onde. Al contrario le autrici entrano dritte nei tecnicismi, nelle diverse classificazioni, nelle misurazioni, scegliendo, come contraltare a tanta dottrina, le citazioni letterarie che attingono a Hemingway o a Coleridge, oppure all’infinito patrimonio di miti e leggende.
E dunque si parte dal vento e dalle maree, dalle correnti oceaniche fino a spiegare come vengono misurate le onde e di conseguenza come venga classificato il moto ondoso secondo la scala di Douglas, che riguarda il mare vivo e il mare morto, ovvero con la presenza o l’assenza di vento.
Il testo è conciso e dettagliato, con l’opportuno apparato di note; è sempre molto chiaro, con l’unica eccezione di testi stampati in nero su sfondo scuro. A seguire, il glossario e la bibliografia, soprattutto letteraria.


In poche parole, un interessante approccio al libro di divulgazione, dove si affiancano contenuti prettamente scientifici a suggestioni narrative o artistiche, quasi a suggerire la complessità dell’oggetto indagato, al di là del più stretto tecnicismo. Si tratta di un esperimento interessante che allarga anche il bacino dei potenziali lettori e lettrici: non solo ragazzi appassionati di mare, non solo estimatori di libri illustrati. Lettrici e lettori, in base alle proprie propensioni e competenze, potranno trarre informazioni e suggestioni fra loro connesse; possono essere, come dicevo, ragazze e ragazzi, ma anche adulti, che apprezzino in particolare i libri ben fatti, ben pensati e ben costruiti.


Le illustrazioni di Susy Zanella, che spesso costituiscono lo sfondo del testo, accompagnano con precisione le argomentazioni, le descrizioni e le misurazioni, prestandosi sia a rappresentare concetti e dati scientifici sia a interpretare le suggestioni letterarie.
Il testo, cui hanno contribuito diversi esperti, è scritto con la collaborazione con il Centro del Mare dell’Università di Genova.


Consiglio la lettura a tutte e tutti gli amanti del mare, dai dieci ai novantanove anni.

Eleonora

“Ondario”, S. Zambello e S. Zanella, Nomos Edizioni 2022




venerdì 2 giugno 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DIVERTIMENTO WESTERN


L’impressione che si ha leggendo ‘Il grande colpo di Crimson City’, pubblicato da poco da Salani, è che i due autori, Davide Morosinotto e Pierdomenico Baccalario, si siano divertiti un mondo. La struttura del romanzo prevede l’alternanza di due narratori, Roy e Piper che raccontano al lettore e alla lettrice sia ciò che appare che le trame nascoste, i tradimenti, gli innamoramenti, le fughe rocambolesche.
L’incipit del romanzo , e direi tutto il primo capitolo, sono perfetti nell’introdurre in una tipica ambientazione western: la polverosa, miserabile Crimson City accoglie l’arrivo in città di un pistolero a cavallo, che si trascina dietro una cassa da morto in cui viaggia Piper, ragazza mezzosangue dal carattere indomabile. Ad assistere alla scena è Roy, un ragazzo arrivato lì tempo prima e adottato dal capostazione Wilson.
Il pistolero è Logan Pickett, sceriffo federale, che insieme alla sorellastra è arrivato qui per compiere una vendetta: sono infatti alla ricerca di un bandito, l’ultimo della famiglia Gordon.
I due nuovi arrivati sono l’unica attrattiva di una città piccola, con un paio di strade al massimo e con tutti i luoghi che non possono mancare in un racconto western: il saloon, la prigione, l’albergo pidocchioso, l’emporio, la banca, l’ufficio postale. E poi, la stazione, in cui passa ogni mercoledì un treno: una settimana è il diretto, che non si ferma; l’altra, il treno locale che si ferma un’ora soprattutto per caricare l’oro che i cercatori hanno depositato in banca.
La vita scorre sempre uguale, a Crimson City e lo sceriffo Brown ha ben poco da fare. L’arrivo dei due forestieri è destinato però a sconvolgere le pacate abitudini del luogo. Sia Piper che Roy sono impegnati nello loro personali ricerche e il loro incontro non è senza conseguenze: la risoluta ragazza dalla pelle scura ha fatto breccia nel cuore del giovane Roy e questo fatto scombinerà, e non poco, i piani di entrambi.
Fin qui sembra tutto chiaro, ma i nostri autori hanno in serbo una serie di colpi di scena, di inganni montati su altri inganni, travestimenti, inversione di ruoli. Chi è il bandito, chi insegue cosa, il lettore non può far altro che assistere al vorticoso cambio d’orizzonte che la storia gli propone. E niente viene lasciato al caso: dalla posizione dei pozzi ai percorsi che portano dalla banca al treno.
Difficile dire chi sia il cattivo della storia, con buona pace dei testi che si fondano sulla lotta fra il bene e il male: qui nessuno è innocente, nessuno dice la verità e il finale non può che confermare che qualche volta l’essere ‘cattivi’ aiuta ad essere felici.
I due personaggi principali, Roy e Piper sono scritti alternativamente dai due autori, ma non vi dirò chi scrive cosa: è un gran divertimento anche provare a rintracciare lo scrittore dietro il personaggio.
Si tratta di una lettura perfetta per l’estate, divertita e divertente, ma tutt’altro che superficiale, che mi sento di consigliare caldamente per le prossime letture estive a ragazze e ragazzi che amino l’avventura e la buona scrittura, a partire dagli undici anni.

Eleonora

“Il grande colpo di Crimson City”, D. Morosinotto e P. Baccalario, Salani 2023