mercoledì 11 maggio 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

LA TOMBA DI TUTANKHAMUN


Più volte mi è capitato di sottolineare quanto sia scarsa la produzione editoriale nell’ambito della divulgazione storica, orientata quasi esclusivamente alla storia antica, pensata, quindi, solo come supporto ai programmi scolastici, in larga parte delle scuole elementari.
Finalmente una proposta almeno in parte diversa: il direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco, firma per i tipi della De Agostini ‘Tutankhamun. La scoperta del giovane faraone’, dedicato in larga parte alla scoperta della sua tomba.
Il libro è diviso in tre parti: ‘Chi, cosa, dove e quando’, che racconta la ricostruzione storica dell’epoca in cui visse il giovane faraone; ‘Come’, dedicata alla spiegazione dei metodi di indagine archeologica, alla storia della scoperta della tomba e ai problemi di conservazione dei reperti; infine ‘Perché’, concentrata sul senso dell’indagine storico archeologica e del suo valore in relazione soprattutto agli oggetti ritrovati nella tomba.
Si tratta, quindi, di una trattazione con uno schema razionale molto evidente, che non concede molto al senso del mistero e alle leggende, ma restituisce tutto intero il fascino della ricerca archeologica, il senso profondo del ricostruire con metodo scientifico le tracce del nostro passato.
Evidentemente rivolto a un pubblico di ragazze e ragazzi di almeno dieci anni, punta al fascino indiscutibile di una storia , quella del ritrovamento della tomba di Tutankhamun da parte di Carter, che ancora è sentito. Mi sembra notevole lo sforzo di trasformare il desiderio di mistero, quello per esempio legato alla leggenda della presunta maledizione, in desiderio di conoscenza, reso attuabile attraverso l’uso di metodologie d’indagine rigorose. Troppo spesso, infatti, si pensa di veicolare contenuti storici o scientifici con l’introduzione fittizia di elementi narrativi che poco hanno a che fare con ciò che sappiamo.
Il libro, che riesce a essere appassionante anche per un lettore smaliziato, è interessante anche perché si rivolge ad un pubblico di un’età, quella che corrisponde grosso modo alla scuola media, spesso trascurata: la divulgazione per questa fascia d’età è essenzialmente scientifica, mentre quella di tipo storico si riduce a pochi titoli, spesso riduzioni ad hoc di testi per adulti.
Le immagini presenti, opera di Alessandro Ventrella, hanno il classico ruolo dell’esplicazione, ovvero rendono il testo più comprensibile attraverso la rappresentazione grafica. Così, nella descrizione della tomba, i disegni rendono più chiara la disposizione degli oggetti e la struttura dei sarcofagi in cui era conservata la mummia.
Il linguaggio utilizzato è molto chiaro, ma è molto utile il glossario alla fine del libro.
Per questi motivi, mi auguro che altri esperimenti seguano questo e consiglio la lettura a ragazze e ragazzi appassionati di storia e di archeologia, a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Tutankhamun. La scoperta del giovane faraone”, De Agostini 2022




lunedì 9 maggio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CREDERE, NELL'INCERTEZZA

Guinefort, Barbara Ferraro, Francesca Ballarini 
LupoGuido 2022 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"I passi che facciamo dalla nostra stanza al portone sono piccoli e silenziosi. Gli altri, quelli sul marciapiede, velocissimi. 
Noi zitti, specialmente io ché un po’ ho paura. Non appena il portone si richiude alle nostre spalle quasi corriamo. Dobbiamo fare in fretta, c’è un sacco di strada per arrivare in Francia e il papà rientra per le otto. 
Pietro sa benissimo il percorso che dobbiamo seguire. È importante non confondersi all’incrocio tra corso Svizzera e via Monte Bianco, altrimenti invece che in Francia ci ritroviamo in Germania e perdiamo la via. 
Meno male che c’è Pietro perché io, con questa cosa che sono piccolo, proprio non saprei dove andare." 

Due fratelli in fuga: Pietro, grande perché sa scrivere e Roberto, il piccolino che scrivere non sa ancora. Hanno organizzato tutto fin nei minimi dettagli. Acqua in bocca con la nonna, che è lì per assistere la mamma, altrimenti c'è il rischio che voglia accompagnarli e il piano salterebbe. Nei loro zaini hanno messo tutto ciò che gli potrà servire per questa missione: mappa, cioccolata, matite con la gomma in cima, spago, macchina fotografica e taccuino per le informazioni. Devono sbrigarsi perché devono essere di ritorno entro le otto, al rientro del papà. A lui comunque Pietro un bigliettino lo lascia. Quello che ci scrive sopra è molto chiaro: "io e Roberto andiamo a Lione (che sta in Francia) a parlare con Guinefort per chiedergli della mamma". 
Dunque, la meta del loro viaggio è arrivare a Lione da Guinefort, il cane che in Francia sa esaudire i voti dei bambini: quello che loro vogliono chiedergli riguarda la guarigione della mamma. Lei è malata ed è appena tornata dall'ospedale... 
Questo è il loro viaggio verso un cane levriero che, nel vederli, scodinzola. E poi abbaia, abbaia forte.

L'idea di fare santo un cane a me è sempre parsa bellissima. Nel Duecento, in Francia, non ci pensarono due volte, quando, sulla tomba di un cane ucciso ingiustamente dal proprio padrone, poi pentitosi amaramente, cominciarono ad arrivare ex voto per bambini miracolati dal povero Guinefort, il cane che per l'appunto aveva difeso il figlio del suo ricco padrone dal morso di una vipera e per ricompensa ci aveva rimesso la pelle. 
L'agiografia del levriero Guinefort, nobile d'animo e d'aspetto, ha resistito fino agli anni Trenta del Novecento, momento in cui qualche esponente della chiesa cattolica più oscurantista e bacchettone di altri, decise che no un cane santo che fa guarire, proprio non ci poteva essere. 
Così il culto ufficialmente va a farsi benedire, si fa per dire. 
Tuttavia, è possibile che nelle alte sfere, questa espulsione non abbia avuto nessun esito e che quindi, liberi di crederci, Guinefort dall'alto continui a proteggere e salvare chi ne abbia bisogno. 


Barbara Ferraro, e con lei una schiera di altri a cui non faccio fatica a unirmi, ha una consistente fede nel potere taumaturgico di Guinefort. 
Tanto da scriverci una storia sopra. 
In questo spazio bellissimo e senza apparenti confini, che esiste nella testa delle persone tra ciò che è da considerarsi vero e ciò che è da considerarsi falso, insomma in quella meravigliosa zona intermedia in cui la nostra mente è in grado di accettare che anche l'impossibile possa succedere, lì scorrazza felice Guinefort e con lui un numero infinito di altre possibili creature, molte delle quali nei libri hanno visto la luce per la prima volta.


In questa particolare dimensione - spesso e volentieri propria dell'età dell'infanzia - si sviluppa tutta questa bella storia che Barbara Ferraro ha scritto e Francesca Ballarini ha illustrato. 
Nelle pagine di questo libro, non sono molte le cose che hanno il profilo netto della tangibilità, per crederle vere: una piccola famiglia che attraversa un guaio, le costruzioni, lo sciroppo, gli oggetti ficcati in uno zaino, la macchina della polizia con il lampeggiante e poco altro. 
Il resto ha contorni incerti, sfumati, difficilmente classificabili, che ondeggiano tra la verità e la finzione. In un continuo altalenare. Persino i pensieri del bambino Roberto sono impastati di incertezza. 


Per esempio c'è una mappa che allude a corso Svizzera e via Monte Bianco e nel parco c'è una targa che allude a largo Lione. Ma tutto questo è smentito dall'immaginazione dei due fratelli che davvero in Francia stanno andando. Per esempio c'è un cane in Francia che fa miracoli e che è morto tanto tempo fa, ma che Roberto e Pietro sanno che è ancora vivo e sta seduto su un mucchio di pietre e che a largo Lione se lo vedono venire incontro. 
Tutta questa incertezza sui contorni della storia ha un suo preciso e presumibilmente voluto, corrispettivo nelle tavole a poca matita e tanta ecoline, si direbbe, viste le trasparenze e la lucentezza.



Ecco, di questa storia quasi vera è apprezzabile l'indefinitezza che la attraversa tutta, questo suo essere vera e poi inventata, precisa e poi sfumata, densa e poi trasparente, questi suoi continui cambi di piano del discorrere, che per i bambini sono l'assoluta norma, la rendono davvero interessante. 
E, meravigliosamente autentica, come lo sono i miracoli. 

Carla

venerdì 6 maggio 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

IL VIAGGIO DELLE PAROLE


Non sono passati inosservati i libri che Andrea Marcolongo ha dedicato al greco antico e alla storia delle parole. Ora, insieme all’illustratore e grafico Andrea Ucini, dedica un libro illustrato a venticinque parole italiane e non e alla loro storia: ‘Il viaggio delle parole. L’incredibile avventura di come le parole sono arrivate fino a noi’, pubblicato da Mondadori.
La struttura del libro è semplice: ad ogni parola viene dedicata una doppia pagina che riporta in alto a sinistra la stessa parola in diverse lingue; c’è poi un breve testo che racconta il senso delle trasformazioni che hanno portato, per esempio da una parola greca a quella italiana. Infine, in basso a destra uno schema riassume i passaggi da una lingua antica all’italiano moderno.
L’aspetto più interessante, però, è proprio questo viaggio, questa trasmigrazione da una lingua all’altra: la storia della parola ‘animale’ è affascinante, da una radice indoeuropea deriva la parola greca ánemos, alito di vento, e da questa discende il latino animus, soffio vitale, e da questa stessa derivazione discendono le parole italiane ‘anima’ e ‘animale’, contrapposti a ‘inanimato’. Si possono definire gli animali come esseri dotati di anima? Che implicazioni filosofiche possono derivare dalla parentela fra due parole!


La parola ‘leggere’ deriva dal greco légo che vuol dire raccogliere, scegliere, così come il termine latino derivato legere; da questa radice derivano parole ovviamente connesse al verbo ‘leggere’, come lettore, lettura e via discorrendo, ma deriva anche la parola ‘legge’.
Così come è interessante ragionare sui due termini che indicano il genere femminile: dalla radice indoeuropea *fe-, che vuol dire nutrire, creare, deriva il latino femina, femmina, ma la parola ‘donna’ deriva sempre dal latino domina, signora. Un segno di potere, mentre il termine uomo rimanda a humus, la terra. Curiosa inversione di ruoli, almeno a livello linguistico.
L’autrice riporta anche esempi di derivazioni da altre lingue e termina con una bella immagine, suggerita dalla parola giapponese kotoba, che vuol dire letteralmente ‘foglia della parola’, ovvero come una lingua possa essere pensata come un albero che mette in continuazione nuove foglie, che cresce su se stesso, cambiando.
Il libro termina con un utile glossario e con uno schema che raccoglie le lingue di derivazione indoeuropea.
L’argomento può sembrare un po’ lontano dagli interessi più immediati dei nostri lettori; ma credo che in pochi , fra genitori e insegnanti, abbiano il tempo e l’occasione per parlare della storia delle parole, che però ha il grande pregio di svelare il non detto che si cela in ognuna di esse.


Non solo ridare vita a lingue morte, eppure vivissime nella nostra cultura, ma anche una prospettiva diversa all’uso quotidiano e inconsapevole di tanti termini.
In questo caso le illustrazioni sono fondamentali nell’interpretare creativamente il testo, sottolineandone un aspetto, o immaginandone uno sviluppo.
Un bel libro, originale, approfondito, ma non troppo, soprattutto efficace nel suggerire le riflessioni che la storia della lingua possono indurre.
Lettura intelligente per ragazze e ragazzi a partire dai dieci anni.

Eleonora

“Il viaggio delle parole”, A. Marcolongo, ill. A. Ucini, Mondadori 2022


mercoledì 4 maggio 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DELLA LEVRIERITUDINE

Un levriero ben nascosto, Andrea Antinori 
Corraini 2022 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
 
"Per chi non sapesse cos'è un levriero, è un cane che ricorda il ghepardo, se non fosse per il muso troppo lungo e per la mancanza di pois. Ma soprattutto, a differenza del ghepardo, è un animale estremamente prudente e timoroso. Eppure il levriero è alto ed elegante. Potrebbe essere fiero come un cavallo... se non avesse paura di tutto. Ma proprio tutto." 

Le cose che un levriero nella norma teme sono i piccioni, i palloncini, i funghi sul cammino, gli ombrelli aperti (beninteso, anche chiusi), di tutto ciò che va su ruote, ovviamente dei gatti, del vento. E di molte altre cose. Questo genera in lui uno sguardo sempre sull'orlo della lacrima e poi, fa come il vento, e va a nascondersi. Nei posti consueti per i cani: sotto e sopra il letto, ma sotto la coperta, ma anche in molti altri posti che si direbbero impensabili... come per esempio la cima degli alberi o in qualunque tipo di vaso o di contenitore. 


Stanarlo non sarà facile, perché i metodi tradizionali, ovvero un salamino o una palla da tennis lo lasciano del tutto indifferente. 
Così come dice il proverbio che chiodo scaccia chiodo, nel caso dei levrieri spavento scaccia spavento. Il fatto è che lo spavento porta sempre con se il desiderio di fuga e la ricerca di un nuovo nascondiglio...
Un po' come dire che siamo davanti a un classico caso di 'cane che si morde la coda' per intendere che la soluzione alla convivenza spensierata con un levriero a tutti gli effetti non sembra esserci. Questo libro è dedicato a una levriera in particolare, Alma, che, con la testa nascosta in un innaffiatoio, ha avuto la fortuna di assurgere alla ribalta, solo per aver vissuto due giorni con Andrea Antinori, che intorno a lei ha montato un intero libro, salato in almeno due sensi. 

L'unica accezione dell'aggettivo 'salato' che qui val la pena di menzionare è quella che allude alla sapidità e arguzia della storia. 
Della seconda accezione, di cui Antinori non è direttamente responsabile, non val la pena dire nulla o recriminare. Ormai è andata...


I libri di Antinori sono spesso gustosi, nel senso che hanno sempre un qualche ingrediente che li rende inconfondibili, di piacevole lettura e, in qualche modo, indimenticabili. 
Probabilmente dipende dal modo che ha di guardare il mondo, con uno sguardo che è sempre un poi straniato, stupito e in attesa degli eventi. Di certo, divergente. Forse questo modo di percepire e poi interpretare un segmento di esistenza lo avvicina un bel po' a quello che è il modo di sentire di chi è nuovo al mondo, di chi è piccolo e non appesantito troppo dall'esperienza.
Questa leggerezza è uno dei caratteri che gli si possono attribuire, una leggerezza che è sempre al limite dell'ingenuità ma che poi è in grado di ritrovare una propria forza data dalla consapevolezza. Ormai Antinori ha sulle spalle un considerevole curriculum che si è costruito nel tempo senza mai fare deroghe al suo stile molto particolare. Una serie di riconoscimenti avuti qui e lì ne attestano il valore. 
Come in altre sue storie, anche in questo libro su un levriero, non smentisce il suo gusto ironico nell'oscillare volutamente tra finzione e realtà. Molti dei caratteri che attribuisce a questo stranissimo cane sono frutto di invenzione, un'invenzione che gioca sul crescendo; tuttavia è fatto salvo il senso finale di questo prontuario per saper gestire la timidezza di questo affilato cane. 


I levrieri, e ne parlo con una certa cognizione di causa, sono effettivamente animali molto schivi, che nei consimili non dimostrano interesse, mentre invece hanno un gran bisogno del prossimo, di quello su due zampe, attenzione però non di tutto il genere umano: si affezionano solo ai propri umani e con difficoltà riescono a gestirne gli allontanamenti. Effettivamente tutto il resto sembra aver poco valore, topolini a parte di cui sono strenui cacciatori. E allora lì dimenticano tutto.
Ma per tornare al levriero che appartiene all'immaginario di Antinori, e che il vero levriero Alma gli ha suggerito, non si può non notare la capacità di riassumere in un segno la natura di questo personaggio: in un lago di azzurro un vaso bianco contiene la curva tipica che distingue - anche nella realtà - il profilo di un levriero da ogni altro cane. In sostanza Antinori è stato così sapiente da rendere attraverso pochi emblematici tratti la levrieritudine. 
Come spesso accade nei suoi libri, sebbene il segno a prima vista possa sembrare ingenuo, con questo tratto di matitona nera, ma più spesso di pennarello a volte volutamente impreciso nei registri tra un colore e l'altro, tuttavia dimostra una efficacia nel rendere l'essenza dell'oggetto/animale/persona che vuole raffigurare. E bravo. 


Grande espressività dimostra il levriero con i suoi occhioni sempre spalancati, o il cavallo che è in fila per mettersi in mostra sulla cima del monte. Anche in questo ultimo libro si riconosce la costruzione del disegno da parte di Antinori: quel suo uso molto particolare del fondo bianco di una pagina, spazio virtuale in cui spesso mette a galleggiare oggetti, o persone, ignorando in modo programmatico - così come lo farebbe un bambino - la giusta collocazione prospettica in uno spazio reale, tridimensionale. La pagina, il suo bianco, Antinori non lo vuole riconoscere come potenziale contenitore di volumi, al contrario non perde occasione per esaltarne la bidimensionalità. 
E dunque chi meglio di un levriero, seppure nascosto, starebbe meglio nello spessore minimo di un foglio di carta? 

Carla

lunedì 2 maggio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


MR GUM

C’è un nuovo personaggio, nella fitta galleria di cattivi ‘letterari’: si tratta di Mr Gum, nato dall’immaginazione di Andy Stanton: in ‘Mr Gum! Sei un cattivone’ , pubblicato da De Agostini, troviamo il ritratto del perfetto cattivo, trasandato, pigro, dispettoso e nemico di ogni cosa buona.
Il personaggio in questione, protagonista di una serie di storie, deve molto a Roald Dahl, ma anche, e direi anche di più, a David Walliams, altro prolifico creatore di personaggi orribili.
La trama di questa prima storia è molto semplice: Mr Gum è un uomo sporco, indolente, la sua casa è il regno di innumerevoli bestioline repellenti, come formiche e scarafaggi; teme solo una fata che pretende da lui un giardino perfetto, per evitare una punizione a suon di padellate.
A rovinare il lento tran tran di Gum provvede il grosso cane Jake, che spadroneggia nei giardini del circondario, ruzzolandosi sull’erba, facendo buche e via discorrendo. Il danno è fatto, il giardino di Gum messo a soqquadro e la fata non può che tormentare il nostro cattivo. Gum medita vendetta e si reca dall’orrido macellaio Billy William, che gli propina puzzolente carne avariata, cui Gum aggiunge una robusta dose di veleno. Per nascondere il fetore, il cattivone è costretto a comprare dall’angelica signora Amabile della limonata in polvere.
La congiura contro l’esuberante cane sembra funzionare alla perfezione; per fortuna le forze del bene, incarnate dalla bambina Polly e dallo svitato Friday O’Leary, intervengono dando vita ad un finale funambolico.
Una storia così si regge su alcuni punti fermi della comicità, in chiave grottesca: personaggi ‘eccessivi’, clamorosamente cattivi e angelicamente buoni, ma soprattutto improbabili, con l’esasperazione di quei difetti che sono per altro tipici dei bambini, come il disordine, l’amore per il cibo spazzatura, la pigrizia. Il personaggio diventa uno specchio deformante in cui ci si può vedere senza riconoscersi troppo.
Segue, come ingrediente necessario, il linguaggio creativo, pieno di neologismi, con l’uso frequente di onomatopee e allitterazioni; non può che essere il regno dell’assurdo, dove l’improbabile diventa possibile. Abbondano i riferimenti a ‘schifezze’ di tutti i tipi, che inorridiscono ma fanno anche ridere i bambini.
Infine la trama, che non può che essere vorticosa, anche incoerente, se necessario, con movimenti temporali che spiegano e annunciano il corso degli eventi, digressioni che sviano il lettore, ma aggiungono colore alla narrazione. Pietra miliare, da questo punto di vista, è stato ‘Il Trattamento Ridarelli’ di Roddy Doyle.
Anche le illustrazioni, di David Tazzyman, devono molto al maestro Quentin Blake, che ha illustrato così magistralmente le storie di Dahl, accentuando la sensazione di un debito culturale molto importante.
La serie di Mr Gum ha vinto in Gran Bretagna il ‘The Roald Dahl Funny Prize’, premio organizzato da Michael Rosen, l’autore di ‘A caccia dell’orso’, fra il 2008 e il 2013, con il nobile intento di sostenere la letteratura umoristica per bambine e bambini.
Se l’obbiettivo è, appunto, far ridere i bambini, ‘Mr Gum’ ci riesce certamente; non ci si può trovare molto di più, ma niente è più lontano da questo tipo di narrativa come i finali edificanti, le storie educative o sottotesti particolarmente complessi.
Ma è giusto che sia così, qualche volta vale la pena riderci su, e basta.
Lettura consigliata per bambine bambini dagli otto ai dieci anni.

Eleonora

“Mr Gum! Sei un cattivone”, A. Stanton, ill. di D. Tazzyman, De Agostini 2022







venerdì 29 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ARCHEOLOGIA DEI SENTIMENTI 

La fisica degli abbracci, Anna Vivarelli 
Uovonero 2021
 

 NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"La sera del ventun settembre Guglielmo 'Will' Malvasi aveva cenato al tavolo degli insegnanti - zuppa di pollo, due fette di roast beef, composta di mele - , per oltre un'ora aveva giocato a backgammon con un collega in una delle salette riservate ai docenti, e alle nove e mezza era uscito dalla sala. Da allora nessuno l'aveva più visto. Non aveva portato con sé né cellulare né computer né abiti né libri né oggetti da toeletta. Erano seguiti indagini e appelli, erano stati controllati treni e aeroporti. Il ragazzo non possedeva un'auto e non risultava che avesse chiamato un taxi. Non aveva lasciato biglietti o messaggi sul computer." 

Quello stesso pomeriggio, sulle rive del Cam, era stato trovato un paio di scarpe da ginnastica identiche (ma mai usate) a quelle che Will era solito indossare. Il vecchio Malvasi, il nonno ricco ingegnere, è arrivato a Cambridge, accompagnato dal suo avvocato, per capire qualcosa della scomparsa del nipote, docente - a soli quattordici anni - nel prestigioso college. La sua breve permanenza, due chiacchiere con un elusivo anziano signore indiano, tale Anantram Vikram, non portano a nessun risultato. 
Will Malvasi, bambino ad alto potenziale cognitivo addirittura maggiore di quello di Einstein, ha una storia familiare non invidiabile: genitori 'sgangherati' che di lui non si occupano mai, sempre con delle tate che si avvicendano e che non sanno come muoversi di fronte alle sue continue stranezze. A due anni parla, legge e scrive correntemente in due lingue; a sette anni si diploma, a nove entra a Cambridge e a undici anni è arrivata la laurea e lo studio del mandarino, dell'ebraico , del tamil, dell'arabo e dell'indi e dell'urdu. A dodici anni tiene i suoi corsi universitari e si specializza in fisica delle particelle. Non uno qualsiasi. E ora è scomparso. Forse è morto, o così vuol far credere a tutti, con la complicità di un suo 'collega' anziano, un Nobel per la fisica indiano. La scomparsa di Will, a quattordici anni, sette mesi e sette giorni, non è che la prima di una serie. 
Finire nel nulla è la sua specialità. Per lui, la scelta è semplicemente necessaria per mantenersi a debita distanza dagli altri.
Sebbene tutto nella sua vita sia frutto di un programma, quando entra in gioco il caso, le cose cambiano: sarà un colpo di tosse e lo sguardo febbricitante che lo renderanno visibile agli occhi di una cinquantenne sovrappeso che, stanca dopo una giornata di lavoro come badante, aspetta il 51 alla fermata in una strada di Torino. 
Questa è la storia del loro incontro, il racconto delle loro vite passate e di un pezzo di vita che decidono di fare assieme. Due solitudini, tra loro molto diverse, che per una porzione di tempo collimano e incredibilmente hanno il potere di tenere insieme altre esistenze solitarie - grazie a qualcosa che è paragonabile a un abbraccio. 

Gran libro. Assolutamente da non perdere. 
Un inizio che è puro piacere. 
Prima di tutto, in esergo, un indizio sulla difficoltà del vivere nel mondo degli uomini. Quindi, una dozzina di righe in corsivo, che sono le parole che il protagonista pronuncia davanti ai suoi lettori per riassumere chi lui sia e un punto di partenza tutto nuovo: la sua scomparsa. Poi le prime pagine si dedicano a una sequenza di fatti. All'improvviso, zac, cambio di scenario e di tempo: un taglio netto. 
Bel modo di cominciare una storia: impossibile resistere al desiderio di saperne di più. In primo luogo di questo ragazzo che, a causa della sua plusdotazione, ha un sacco di problemi a livello sociale, ma anche di cosa significhi nei fatti condurre un'esistenza solitaria, con il perenne desiderio di una qualche parvenza di normalità: non aver amici, sentirsi corpi estranei, prodigi importuni
Attraverso le vite dei due protagonisti principali, Will e Dora, conosciamo due mondi molto diversi che però condividono una esperienza comune: la solitudine. 
Da una parte questa donna rumena che ha alle spalle un passato complicato. Un'infanzia povera ma, nonostante l'abbandono del padre, spensierata e speranzosa - come dovrebbero essere le infanzie - un figlio un po' mascalzone temporaneamente in carcere, un marito che l'ha resa vedova presto ma che ha sempre saputo apprezzare la sua arte in cucina, al contrario della vecchia signora a cui fa adesso la badante e che predilige i piatti insipidi. Dora vive in una casa piccola e spoglia, con pochi soldi di stipendio. Piange almeno una volta alla settimana, come terapia purificante. 
Dall'altra questo ragazzo sempre in fuga, dalla famiglia, da tutti quelli che sono 'normali', e anche da quelli che sono come lui, menti eccelse. In fuga dal contatto umano, sia quello fisico, sia quello emotivo. Votato alla continua ricerca di diventare invisibile. 
Intorno a loro ruotano personaggi tangenti che però ricoprono ruoli imprescindibili per la costruzione dell'impianto narrativo che, va detto con chiarezza, è un piccolo capolavoro di precisione. 
Colpisce davvero l'opera di delicato scavo che Anna Vivarelli compie intorno alle anime di tutti costoro. Come un'archeologa in cerca di sentimenti, pulisce con cura con i suoi strumenti letterari - attraverso un linguaggio preciso e con una sensibilità rara - le figure dei suoi personaggi, con rigore pulisce dal superfluo e mette in luce solo quello che è utile per capire e interpretare. 
Alla fine di tutto, tra sorrisi e lacrime, ce li restituisce in modo che di loro siano visibili non solo i contorni, le forme chiare che escono dal terreno, ma anche e soprattutto lo spessore del loro essere lì, di quello che è stato il loro sentire nel corso del tempo, appunto. 
Un libro che tutti dovrebbero leggere, non solo per riflettere, una volta chiuso, sul senso che si può dare alla propria esistenza, sul ruolo anche molto diverso che l'affettività gioca nelle nostre vite, sulla difficoltà cui allude la frase di Natsume Sōseki al principio del libro, e naturalmente su cosa significhi essere cognitivamente superdotati, ma anche sulla volontà quasi caparbia di voler credere che seminare qualcosa abbia sempre un suo senso. Prima o poi qualcosa spunterà. 
E' uno dei modi che abbiamo per voler e volerci bene. 
Piantare qualcosa nel cuore di qualcuno che per sua natura deve tenersi lontano da qualsiasi calore umano, fisico o ideale che sia, coltivarlo, prendersene cura nonostante tutto, annaffiarlo, nutrirlo senza mai perdere la speranza che un giorno da quel terreno apparentemente arido qualcosa germogli... non è roba facile, ma è di questo che si tratta.
La vita di Dora (che porta il nome del più bel fiume che io conosca) e, in qualche misura, anche quella della professoressa Chiari, la vita di Will e forse anche quella di Anantram Vikram, sono lì a dimostrare che questo può accadere. 

Carla

mercoledì 27 aprile 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

INDAGANDO ANCORA GLI UCCELLI

Britta Teckentrup aveva già esplorato il mondo dell’ornitologia un paio di anni fa, dedicando un libro all’uovo. Ed ecco qui un secondo volume, sempre pubblicato da Uovonero, dedicato al piumaggio: ‘La penna’ racconta con rigore analitico un altro elemento caratteristico degli uccelli, affiancando un testo pensato e scritto con uno schematismo molto razionale a tavole che riescono ad essere contemporaneamente realistiche e suggestive.
Il testo è denso di informazioni che tendono a sottolineare i punti fermi delle definizioni, che analizzano struttura e funzioni del piumaggio: quindi progressivamente si descrivono le parti di una penna, la sua struttura e le diverse caratteristiche che le penne assumono a seconda della funzione che svolgono; ci sono le penne ‘di contorno’, timoniere e remiganti; ma ci sono grandi differenze anche in base alle caratteristiche del volo, con uccelli destinati a coprire grandi distanze, oppure a svolazzare all’interno di una foresta; ci sono uccelli marini ed altri, ormai non più volatori, che passano la loro vita nel freddo estremo del polo sud.


In realtà il testo è estremamente analitico, riportando con precisione e molti dettagli le tante caratteristiche dei diversi tipi di uccelli. Non mancano accenni agli antenati preistorici e all’uso simbolico e decorativo che le penne hanno avuto nella storia umana.
Trattandosi di un lavoro di Britta Teckentrup non si può non notare non solo la cura con cui vengono rese le immagini, ma anche la raffinatezza delle tavole: gli sfondi a tinte neutre sfruttano sovrapposizioni e velature per dare profondità e corpo alla rappresentazione del soggetto, che viene reso senza il realismo tipico del disegno naturalistico, ma non sacrificando nulla delle sue caratteristiche fondamentali. Trattando degli splendidi colori delle varie livree, la Teckentrup può facilmente variare gamme cromatiche, lavorare sulle sfumature, oppure sfruttare i violenti contrasti di colore.


La resa è quindi di grande impatto, suggestiva e affascinante, tanto quanto l’oggetto di questo studio monografico.
Quanto all’uso di questo libro da parte di scienziate e naturalisti in erba, direi che per i più piccoli, dai sette anni in poi, è consigliata l’assistenza di adulti disponibili ad integrare le spiegazioni, nel testo molto chiare, ma anche molto sintetiche. Per i più grandi sarà interessante affiancare la curiosità per il mondo naturale con quella per l’illustrazione naturalistica, nelle sue diverse versioni, e a questo punto anche per il pubblico italiano di possibilità ce ne sono tante.
L’unico appunto che mi sento di fare è di non aver pensato a strumenti come un glossario e una bibliografia, che possono aiutare i lettori e le lettrici più appassionati; così come non c’è accenno alle fonti, anche quello strumento utile di approfondimento.


Ma si tratta di ben poca cosa, di fronte a un libro ben pensato e ben fatto, a partire dalla carta, dalla rilegatura, l’impaginazione e via continuando. Una bella prova d’autore, in coerenza con la precedente pubblicazione già menzionata.

Eleonora

“La penna”, B. Teckentrup, Uovonero 2022



lunedì 25 aprile 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

GLI ETERNI RAGAZZI LIBERI

La storia del pianeta blu, Andri Snær Magnason (trad. Maria Cristina Lombardi), 
illustrazioni di Andrea Antinori 
Iperborea 2022 


NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"All'improvviso la stella smise di formare cerchi nell'aria e cominciò a puntare dritto verso il pianeta blu. E si udì un gran fragore, che si faceva sempre più forte. Brimir e Hulda si strinsero l'uno all'altra. 'Oh no, è una stella cadente o un meteorite?' 'E' un'astronave cadente'. L'astronave si avvicinava sempre più veloce e tutt'intorno a loro si diffuse una luce accecante. Gli uccelli sugli alberi si svegliarono e volarono via levando forti gridi, gli scoiattoli si infilarono giù nelle tane dei conigli, i pesci si nascosero tra le alghe e Brimir e Hulda chiusero gli occhi e si rannicchiarono sulla sabbia. 'Ci viene addosso!' urlò Hulda. 'Ci schiaccerà!' 

I due bambini si tennero stretti e dopo si udì una tremenda esplosione. Passata l'onda d'urto e ristabilitasi una certa calma i due si alzarono e andarono a vedere il punto in cui l'astronave si era schiantata: un profondo buco, un cratere in cui il razzo a testa in giù appariva conficcato. Uscivano dal suo interno colpi sordi, come di qualcuno che volesse aprire a tutti i costi il portellone. Ai loro occhi comparve un essere gigantesco. 
Tutti gli altri abitanti dell'isola, rigorosamente solo bambini, andavano immediatamente avvisati e messi in all'erta: un mostro spaziale era appena atterrato sul pianeta blu. 
L'intero pianeta blu era popolato esclusivamente da bambini e animali che vivevano in assoluta armonia. Panorami meravigliosi in una natura incontaminata e rigogliosa e una volta all'anno lo spettacolo prodigioso del volo delle farfalle, milioni di esemplari che uscivano tutte insieme dalle cavità del monte Luce e volavano per una intera giornata per poi tornare nel buio e riaddormentarsi per un altro anno intero. 
Il fatto che sul pianeta mancasse del tutto la presenza degli adulti gli astronomi se lo spiegavano in ragione dell'ansia che in loro avrebbe provocato quella vita piena di meraviglie e avventure e totalmente senza regole da rispettare: nessun adulto avrebbe potuto resistervi a lungo. Nessuno, ma Gaio Fracasso sì. La sua astronave si è appena conficcata nel terreno e lui ha appena aperto il portellone per uscirne. Così cominciano le rocambolesche avventure vissute da quel manipolo di eterni ragazzi liberi cui Fracasso ha promesso la vera felicità. Loro, a dar retta alla sue parole, si illudevano che la vita fosse già bella così com'era. Grazie a lui, un po' mago e un po' affarista, le cose sarebbero potute andare ancora molto meglio... a prezzi modici. 

Uno dei meriti maggiori della buona letteratura è quello di non doversi fare carico dell'impegno di spiegare ogni cosa che viene raccontata. 


Questo può essere frustrante per tutti coloro che amano avere sempre tutto sotto controllo, ma per tutti quelli che invece, quando leggono una storia, sospendono il dubbio e si abbandonano alla c.d. fede poetica, è un bel gusto. 
Qui, la richiesta al lettore è molto circostanziata: ma allora ci si chiederà, da dove venivano i bambini? Come facevano a moltiplicarsi? Non diventavano mai adulti? Come facevano a nascere, se non c'erano adulti sul pianeta?. La risposta è semplice: nessuno lo sa... 
A questo punto, che è solo pagina 9, si può decidere di chiudere il libro e dire no, non fa per me oppure scegliere di andare avanti e farlo con quella spinta necessaria che si deve dimostrare di avere al principio di ogni percorso avventuroso. 
Questo libro è costellato di bivi del genere, di fronte ai quali i lettori devono ogni volta scegliere e fare eventuale dichiarazione di fede. Se un adulto, categoria umana che programmaticamente Magnason rende responsabile di una serie di misfatti e di cattivi comportamenti, incarnandola tutta nel personaggio obliquo di Gaio Fracasso, comincia a leggere questo libro proverà abbastanza presto un qualche disagio emotivo. Se invece i lettori saranno ragazzini e ragazzine è molto probabile che la sensazione che proveranno sarà di assoluta confortevolezza. 
Anche questo è, a mio avviso, un segnale positivo. Tanto più un adulto fa fatica ad accomodarsi in un libro per bambini, tanto più quel libro ha effettive possibilità di essere un buon libro. 
Terza caratteristica che mi pare interessante risiede nella buona capacità che ha Magnason di affidare alla storia, alla sequenza bella fitta di fatti che si susseguono, un senso che è superiore a ogni intreccio per quanto ben costruito. Tutto alla fine assume un tono universale, in cui ciascuno può riconoscere parti di sé e parti del mondo e della società in cui vive. E ragionarci sopra, volendo. 


Se per quasi tre quarti del libro succedono cose, sia chiaro molto avventurose ma sempre anche molto ben strutturate per logica e coerenza, nelle ultime trenta pagine i fatti continuano ad accadere, ma tutto il nocciolo di senso si condensa e diventa magicamente chiaro a tutti. E la cosa che si fa più evidente di tutte è la complessità del vivere comune. 
Gaio Fracasso, nei suoi ragionamenti manichei mette in luce quanto sia obiettivamente difficile mettere in salvo la felicità di più gente possibile. Per lui è tutto molto chiaro: se il sole lo si tiene inchiodato davanti all'isola, saranno i suoi abitanti a trarne tutti i benefici, ma per tutta quella parte del pianeta che è all'ombra, al buio, le cose saranno ben diverse: a sentire lui tutto si riduce a un mero differenziale di quote. 
Un pugno di ragazzini, però, la vedono diversamente. 
In un bel crescendo di argomentazioni, che Magnason mette in bocca all'imbonitore Fracasso, ai due bambini che hanno visto di persona come si vive al di là del sole e della luce perenne, e a tutti quei bambini che rappresentano ormai una sorta di 'popolo bue', totalmente incapace di esprimersi in modo lucido e critico (si parla di di giustizia, di uguaglianza, di propaganda, di democrazia, di guerra), la storia acquista profondità e si sfaccetta in tante differenti angolazioni, come è giusto che sia. 
Pronta per diventare patrimonio e riflessione comune. 
Scritto nel 1999, il libro vince una serie di prestigiosi premi, tra cui - prima volta per un libro per l'infanzia - il Premio islandese per la letteratura. Arriva in Italia nel 2000 tra i Delfini Fabbri e adesso approda da Iperborea, con un titolo lievemente diverso, ma con la stessa felice traduzione di Maria Cristina Lombardi, e con differenti illustrazioni, di quell'altro eterno 'ragazzo libero' che è Antinori, che qui sembra però patire un po' lo spazio angusto e la forza della storia.

Carla

giovedì 21 aprile 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

ESTINTOPEDIA

La storia molto movimentata del nostro pianeta ha già visto ben cinque grandi estinzioni, estinzioni di massa durante le quali una bella fetta del mondo vivente è scomparsa; quindi, sostenere che l’estinzione è legata strettamente all’evoluzione della vita non è sconcertante. La molteplicità delle specie viventi oggi sono dunque la punta dell’iceberg che rappresenta l’insieme dei viventi che, nel corso delle ere geologiche, hanno popolato la Terra.
Quindi, perché ci colpisce tanto il fenomeno delle estinzioni degli ultimi secoli, se non decenni?


Probabilmente perché è un processo che avviene sotto i nostri occhi, di cui siamo spesso responsabili, almeno in parte, e che riguarda specie animali simbolicamente importanti. Il nostro rapporto con il mondo animale, infatti, è intriso del significato simbolico che attribuiamo, o abbiamo attribuito, a questa o quella specie. Il lupo, il leone, l’orso, insomma i grandi predatori hanno spesso una valenza totemica, che riverbera anche in noi, lontani anni luce dalla vita selvaggia.
Il libro che firmano insieme Serenella Quarello, per i testi, e Alessio Alcini per le immagini, con la rigorosa supervisione scientifica di Marco Ferrari, pubblicato da Camelozampa, si intitola ‘Estintopedia’ e si propone al lettore proprio come viaggio nel mondo di animali estinti, ritrovati, o in via d’estinzione.


Di alcune estinzioni siamo stati diretti testimoni, assistendo alla dipartita dell’ultimo esemplare di una determinata specie; in altri casi non c’è l’assoluta certezza che non vi siano altri esemplari in natura, come il rospo arlecchino della notte stellata, o l’opossum pigmeo di montagna. In altri casi abbiamo eletto alcune specie, come il panda gigante, a veri e propri simboli della difesa dell’ambiente. Come si sottolinea giustamente nel testo, oggi siamo in gran parte responsabili della criticità in cui versa la sopravvivenza di numerose specie: le minacciamo direttamente, con la caccia, per esempio, oppure con il traffico illegale di specie rare, oppure modificando significativamente l’habitat in cui gli animali vivono e così via. Se guardiamo con realismo al futuro, guerre permettendo, un futuro con una Terra pesantemente sovrappopolata, è abbastanza scontato pensare che alcuni habitat potranno esistere solo nei parchi e nelle riserve e così le specie che le caratterizzano. Ma proprio la storia delle gigantesche estinzioni di massa del passato più remoto ci insegna che la biosfera ha risorse che forse non riusciamo a comprendere fino in fondo.


In ‘Estintopedia’ non ritroviamo un approccio sistematico al tema, quanto una articolata e complessa carrellata di specie strane, o meno strane, che hanno sfiorato l’esistenza umana e sono più o meno velocemente scomparse.
Una sorta di Wunderkammer, di gabinetto delle meraviglie che raccoglie esemplari di tutti i tipi, dall’immensamente grande all’incredibilmente piccolo.
Le illustrazioni di Alessio Alcini richiamano molto l’illustrazione naturalistica dell’ottocento inglese, un’illustrazione realistica, attenta al dettaglio, ma, nel nostro caso, attenta anche alla caratterizzazione dei soggetti animali. Dal bianco e nero al seppia per i soggetti ormai perduti, pastelli e acquarello per i soggetti ancora tra noi. Tutti trattati con il gusto per il meraviglioso, quello ‘stupore’ all’origine di ogni sapienza.


La lettura di questo bel libro illustrato, che si affianca ad altri realizzati sullo stesso tema, è adatta a lettrici e lettori amanti della natura e degli animali, a partire dai sette anni.

Eleonora

“Estintopedia”, S. Quarello e A. Alcini, Camelozampa 2022