giovedì 14 giugno 2012

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


IN PRINCIPIO FU L'ORSO

WONDER BEAR, Tao Nyeu
Dial Books for Young Readers (Penguin Group), 2008


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

Tutto comincia da due bambini armati di semi, innaffiatoio e cartelli. Stanno andando a seminare in un orto: la bambina semina cocomeri, il bambino cappelli. L'attesa è trepidazione, aspettativa, sogno. Nella notte, nel loro orto spunta una gigantesca pianta, quasi lisergica, che ricorda tanto, per velocità di crescita, quella nata dal fagiolo magico di Giacomo. 


Ma la fantasmagoria deve ancora compiersi: dalla pianta infatti spunta un gigantesco orso bianco che dal suo cappello azzurro, altra magia, libera un branco di scimmette arancioni che come acrobati del circo danno vita a un'altissima piramide. 


I bambini, sparati nel cielo, come 'proiettili' raggiungono iil culmine della piramide, intanto l'orso produce bolle di sapone a forma di leone che si trasformano in maialini entro cui le scimmie si divertono (?) a galleggiare. Ma da quel cappello azzurro continuano a uscire cose fantastiche: da piccoli pesci a delfini e foche volanti. 


Arriva la notte anche nel sogno e il sonno reale e quello sognato ora si uniscono e l'orso, rimessi nel letto i due bambini, riprende tutto ciò che era uscito dal cappello, compreso se stesso, e lo rimette all'interno e così come è arrivato, scompare nel blu di un cielo stellato.


Che libro! 
Una storia piena di tenerezza e di colori che produce negli occhi continuo stupore. Un libro che è morbido e rotondo nel disegno e nella storia raccontata, che è raffinato nei colori, nel gusto e nel riferimento all'Art Nouveau nei continui grafismi e decorativismi ma anche a certa arte pop tra gli anni Sessanta e Settanta (mi ricorda tanto le copertine dei dischi dei Doors, per esempio). Raffinato anche nella cura editoriale (nella copertina figure in lucido su fondo opaco..).
Come allora l'arte psichedelica, anche ora in questo libro di Tao Nyeu il disegno ha lo scopo di catturare lo sguardo in continue evoluzioni sinuose di linee e colori.
La serigrafia, la tecnica utilizzata da Tao, e l'uso del colore, che parte da una scelta iniziale, mantenuta poi per l'intero libro, in assenza di sfumature, dà alle pagine un senso di freschezza e di luminosità, indimenticabile.
Il riferimento al sogno come luogo ideale per lasciare che la psiche cominci a vagare in libertà (lascerei da parte le esperienze lisergiche, per il momento, vista l'età degli utenti) è il tema conduttore del libro che mette insieme racconto (anche se è silenzioso) e immagine, come dovrebbe essere in ogni albo illustrato.
Il magico orso che mangia le foglie per poi risoffiarle all'esterno, divenute pescetti è un mago per i due protagonisti , ma anche per tutti quei bambini fortunati che hanno avuto o avranno tra le mani questa magnifica prova d'artista.

Carla

Noterella al margine
Jules, alias, Julie Danielson nel suo scoppiettante blog Seven ImpossibleThings Before Breakfast pubblica vari post dedicati a Tao Nyeu e io personalmente sono molto fiera che le nostre idee su Tao coincidano spesso.
Vi consiglio di leggere l'intervista che, come di solito, lei fa davanti a una buona colazione.

Seconda noterella al margine:
Il libro Wonder Bear (che è stato il progetto di tesi di Tao Nyeu alla School of Visual Arts di New York) lo vidi nel 2008, ma non la pardo di vista. Quindi non finisce qui. Seguirà a breve Bunny days,meno psichedelico, ma -se possibile- ancora più tenero e poi...


mercoledì 13 giugno 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA STORIA DI SOLDI E BAMBINI SPORCHI



Il titolo in effetti è già tutto un programma: Trash e parla effettivamente di spazzatura, o meglio di un gruppo di bambini che ci vivono in mezzo. In realtà ho cominciato a leggere questo libro di Andy Mulligan, inglese trapiantato a Manila, perché non ero sicura che fosse adatto ai palati delicati dei nostri giovani lettori e, in effetti, ha un capitolo iniziale che tramortisce, perché uno dei giovani protagonisti descrive la sua vita in mezzo alla discarica, cercando fra l'immondizia qualcosa da rivendere, in mezzo ad un mare di stuppa, ovvero cacca. Se si riesce a superare il momento di orrore e il desiderio di ignorare questa parte di realtà, ci si inoltra in un vero e proprio romanzo d'avventura, narrato di volta in volta da uno dei vari protagonisti: il ritrovamento casuale di un borsello contenente del denaro, una lettera ed una chiave che porteranno lo sparuto terzetto di ragazzi malconci al centro di un intrigo che ruota intorno ad un senatore corrotto, ad un suo domestico che gli ha rubato sei milioni di dollari, per ridarli al popolo, e torme di poliziotti corrotti ed inferociti che danno la caccia ai nostri eroi. Ad aiutarli un prete e una volontaria di una sorta di missione che cerca di sostenere in qualche modo e istruire questi bambini di strada, un galeotto e una schiera di fantasmi. Il ritmo sostenuto e l'intreccio ben costruito rendono il libro scorrevole e appassionante e fanno ben comprendere come ne siano già stati acquisiti i diritti per la versione cinematografica.
Questo non toglie che l'ambientazione coraggiosa e tutt'altro che accattivante descriva una realtà durissima, propria di numerosi metropoli del cosiddetto terzo mondo. Le baraccopoli che sorgono ai margini delle discariche ospitano moltitudini umane e moltissimi bambini, costretti a contendere il campo ai ratti e per impossessarsi quello che per i ricchi è inutile e per loro può essere questione di sopravvivenza. Inevitabile chiedersi chi sia più sporco, chi fruga nell'immondizia o chi si arricchisce alle sue spalle.

Eleonora 


Trash. Una storia di soldi e bambini sporchi”, A. Mulligan, Rizzoli 2012
età di lettura consigliata, dai tredici anni

Avventura, terzo mondo, immondizia, bambini, denaro sporco, ingiustizia.

martedì 12 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LAVORARE SU DI NOI

TROPPA FORTUNA, Hélène Vignal
Camelozampa (Camelopardus), 2011



NARRATIVA PER GRANDI (dai 13 anni)

"La sera i miei genitori vanno alle riunioni di Maurice Lepoivre. A volte, non posso fare a meno di domandargli: 'Ma durante le riunioni cosa fate esattamente?' Mia madre rimane un bel po' senza dire niente. Poi tira un grosso sospiro, come quando uno si sta concentrando, e alla fine dice con voce da fantasma 'Lavoriamo su di noi'. Io questa cosa mica la capisco. Cosa vuol dire 'lavorare su di noi'? Non faccio domande. Aspetto senza dire niente. Perché a un certo punto capirò."

Chi racconta è una bambinetta di nove anni. Non capisce troppo bene che cosa le stia succedendo intorno: si limita a leggere gli avvenimenti in sequenza e ad accettarli, così come si accettano le regole di un gioco. Ci sono e basta.
Il vecchio Maurice Lepoivre che i genitori della bambina considerano il loro maestro spirituale è a capo di una comunità di individui, grandi e piccoli, che in lui vedono un imprescindibile punto di riferimento.
Le regole stabilite in questo gruppo sono rigide: non parlare, non lasciare spazio alle emozioni, saper mantenere il segreto, e soprattutto sentirsi migliori degli altri, che sono le persone comuni. Per ottenere ciò tutti sono chiamati a rispettare e a ripetere come un mantra lo slogan: lavorare su di noi. Tutti i membri della comunità sono chiamati a farlo, sia gli adulti sia i bambini che si riuniscono sempre nella grande casa. È questo che li fa sentire diversi e privilegiati. Loro sì che hanno avuto fortuna. Troppa fortuna.

Così arriva a pensare la protagonista di questo breve e intensissimo racconto. Lei, alla fine della storia, pensa di sé di avere troppa fortuna. Ma avere troppa fortuna porta in sé una stonatura, qualcosa di anomalo, disarmonico. Anomalia che attraversa l'intera narrazione e che lascia un senso di inquietudine e di mistero in chi legge. È davvero una strana storia questa scritta dalla Vignal, con una forte componente autobiografica che ne caratterizza la grande intensità emotiva di alcuni passaggi. Far parte di un'élite, al principio fa sentire la bambina una privilegiata, ma il prezzo che le è richiesto in cambio, ovvero le assenze sempre più prolungate dei genitori, l'isolamento rispetto agli altri, la conseguente solitudine, l'allontanamento da ogni emozione, il senso del dovere che non deve mai recedere, tutto questo trasforma il suo sentirsi superiore in qualcos'altro. Si ritrova chiusa in una gabbia, che le impedisce di godere di una vita normale e spensierata (per quanto possibile), come dovrebbe essere quella di ogni bambino della sua età.
Catturata dagli occhi magnetici e interrogativi della bambina che guarda la gabbietta che tiene sul palmo della mano (quella stessa gabbia che, con felice sintesi di Giovanni Nori, nella quarta si è ingrandita a tal punto da imprigionare quella stessa bambina), ho preso questo libro e l'ho letto di un fiato. Già nella lettura mi saliva lo stesso senso di inquietudine che ha la protagonista e che mi ha accompagnato fino alla fine. Unica boccata d'ossigeno, d'aria fresca è il racconto della vacanza in Bretagna (sembra che la Vignal l'abbia messo lì quasi per dare ancora maggior risalto alla cupezza del resto della storia). Impossibile non rileggere questo libro una seconda volta, per ragionare nuovamente sui temi 'difficili' che mette sul tavolo la Vignal. Nella seconda lettura si apprezza tutto ancora di più. E poi, sopra ogni contenuto, c'è quel magnifico stile e quel linguaggio (in questo grandissima è stata anche la traduttrice) che sa essere ficcante e nello stesso tempo lieve, come sono spesso i ragazzini.

Carla

Noterella al margine. Come altri libri di questa interessante casa editrice (la collana Sconfini - Camelozampa è dedicata alla narrativa che arriva da altri paesi: molto interessante!), questo è un libro difficile che non darei a un lettore che non sia accorto, ma è un libro che genera domande anche di carattere più universale su temi come: noi, gli altri, essere guidati, essere autonomi, essere singoli, essere gruppo, essere comuni, essere privilegiati, essere svegli, essere addormentati...Se ne potrebbe parlare per ore con ragazzi in transito verso il mondo degli adulti!


lunedì 11 giugno 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


DUE POLLEKE 

Feltrinelli con molto tempismo, pubblica un testo del ’99 di Guus Kuijer, scrittore olandese premiato quest’anno con il Premio Astrid Lingren: si tratta di Per sempre insieme, protagonista una ragazzina, Polleke, presente anche in altri romanzi, che hanno dato vita anche ad un film.
Polleke è un grande personaggio, molto vicino per certi versi a Pippi Calzelunghe, ma con problematiche decisamente più adulte. E’ una ragazzina di undici anni, divisa fra i genitori separati, a loro volta persi in nuovi amori, disavventure con la legge, percorsi di vita indecifrabili (il padre è un poeta che non ha scritto nessuna poesia). I suoi punti di riferimento sono i nonni, i più tolleranti e comprensivi che si siano mai visti, il quasi fidanzato Mimun, di origini marocchine, l’amica Caro e la nuova vitellina, che verrà chiamata, guarda il caso, Polleke.
Questa volta, nonostante la durezza delle situazioni (un padre drogato e inaffidabile) e il linguaggio esplicito, che fa riferimento, per esempio, alle famiglie ‘anomale’, con genitori omosessuali, lo stile è leggero, ironico, segue il pensiero sbarazzino di una ragazzina decisa a cavarsela nonostante tutto: nonostante la madre si innamori del suo maestro, nonostante i genitori di Mimun ostacolino il loro fidanzamento, nonostante il padre conviva con una donna orribile, per poi lasciarla, nonostante lui finisca in galera.
In realtà Polleke ha dei solidi ancoraggi, i suoi nonni la comprendono veramente, accettano il suo modo di esprimere la religiosità e ne assecondano il bisogno di tenerezza, di sicurezza, di calore, tutto simbolicamente rinchiuso nel dono di una vitellina neonata, con cui dormire abbracciata.
Polleke, a differenza del padre, le poesie le scrive:

Polleke per uno fa una Polleke
Polleke per due fa due Polleke
per sempre insieme
amen’

Poesie che sono un po’ anche preghiere, perché quello che c’è di buono duri per sempre, perché le cose storte si raddrizzino. Amen.

Per sempre insieme, amen”, G. Kuijer, Feltrinelli kids 2012
Età di lettura consigliata dai dodici anni



Eleonora

Noterella al margine. Di questo autore, che seguiamo sempre con estremo interesse, abbiamo già parlato anche in un altro post dedicato ad un altro suo libro, uscito lo scorso marzo: Graffi sul tavolo (Salani, 2012)




venerdì 8 giugno 2012


TI RIDUCO IN POLPETTE
Il sedano rapa è bruttino all'esterno, tutto pieno di bitorzoli, duro e fibroso, ma è davvero bellissimo nel suo cuore, fatto di strane geografie di isole e continenti. A parte questo è anche molto gustoso.
Ho fatto la sua conoscenza quando la mia amica Luisa lo cucinò per me e per il professore in padella tutto tagliato a dadi.

Lo stesso professore, trovandolo su banchi al mercato di Campo de' Fiori, ne ha comprato un esemplare e lo ha portato a casa.
E adesso che cosa ci faccio? 
 
Lo riduco in 'polpette'. E così, fatta una collazione tra le varie ricette in Internet, questa è la mia proposta:



INGREDIENTI

1 sedano rapa medio 
80gr di farina di mais
4 cucchiai di olio extravergine di oliva 
foglioline di menta, sminuzzate
1/2 cucchiaino di cumino in polvere 
1/2 cucchiaino di curcuma 
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere 
sale e pepe bianco


Il bruttino sedano rapa, va sbucciato con un buon coltello, lasciando attaccata alla buccia anche il primo strato di polpa. Tagliatelo a grandi fette e poi a dadini che farete cuocere per 15 minuti a vapore nella pentola a pressione Una volta cotto, toglietelo dal cestello e trasferitelo su un canovaccio pulito perché si raffreddi e si asciughi molto bene. Una volta freddatosi, passatelo nello schiaccia patate. Un' accortezza che ho usato e che vi consiglio di seguire è quella di applicare una solo poca pressione sullo schiacciapatate all'inizio per fargli uscire un po' di acqua ulteriore. Meno acqua incorporano, meglio sarà.
Quindi spingere a dovere (attenzione che i vermetti di sedano rapa hanno il vizio di schizzare in molte direzioni tranne quella della ciotola sottostante).
Al purè di sedano rapa potete aggiungere gli altri ingredienti, oltre al sale e pepe di ordinanza.


A questo punto avete un composto piuttosto morbido. Fatene tante polpette di circa 30 grammi l'una e schiacciatele un po' ai poli. Quindi disponetele in bell'ordine sulla leccarda del forno, previa copertura della base con carta forno.


Ora dovete versarci sopra un filo d'olio, in modo che abbiano un po' di grasso anche sul fondo.
Fatele cuocere per mezz'ora a 180° .
Carla





giovedì 7 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL PENSIERO E IL SOGNO SONO VEICOLI CELESTI (Olav Hauge)


IL SEGRETO DI GARMANN, Stian Hole
Donzelli, 2012

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)
 
'"Vieni Garmann, devo farti vedere un segreto', gli sussurra. Sgattaiolano insieme attraverso il parco e lungo la rete di recinzione che durante l'inverno Hanne ha convinto Garmann a leccare con un imbroglio. Poco dopo raggiungono i grandi abeti.
Johanne si guarda indietro e controlla che nessuno li veda. po prendono il sentiero che attraversa il bosco. 'Dove stiamo andando?' sussurra Garmann. 'Aspetta e vedrai' risponde Johanne.

Hanne e Johanne. Come dimenticare le due gemelle che in L'estate di Garmann (Donzelli, 2011) sono spauracchio per quel povero bambinetto biondo, perché a loro i denti da latte sono caduti e a lui no, perché loro sanno essere agili e lui è goffo? Garmann non le dimentica; le osserva di nascosto dietro l'albero della scuola mentre saltano a corda. Nonostante nessuno riesca a distinguerle, lui sa che sono diversissime. Hanne è dispettosa, permalosa e anche un po' ricattatrice, Johanne è curiosa e sa un sacco di belle cose e soprattutto ha con Garmann un segreto segretissimo, che ha a che fare con lo spazio. In un angolo del bosco ha scovato un rottame abbandonato che i due bambini immaginano possa essere un'astronave. Una navicella sovietica. Magari proprio quella di Gagarin (figurato al principio del libro).
Intorno a questa immaginaria navicella i due ragazzini ruotano e condividono sogni, tenerezze e brividi sulla pelle, ma soprattutto condividono i segreti della loro intimità. Sebbene il segreto che dà il titolo al libro sembri essere una navicella spaziale e la sua ricostruzione, in verità il segreto più grosso è la loro piccola e dolce storia di amore, fatta di dita che si sfiorano, di mani nelle mani e di un metodo infallibile per fermare il tempo... (solo leggendo il libro lo scoprirete).


Stian Hole è stato a Roma in occasione della Tribù dei lettori e ha fatto un paio di incontri con fortunati ragazzi di due scuole di Roma e provincia. E' stato molto interessante ascoltarlo mentre parlava del suo lavoro, di come per lui nascano le idee e di come queste prendano corpo. Ha raccontato ai bambini di come sia divertente e stimolante immaginare in una forma altri oggetti. Per farli ragionare su cosa volesse dire ciò, ha mostrato loro un sellino e un manubrio di bici, disposti nello spazio in una modalità precisa. A guardarli essi potevano sembrare se stessi ma anche molte altre cose, per esempio un toro, secondo la lettura che ne fece Picasso. Questo è il suo modo di lavorare: rielaborare, rielaborare e ancora rielaborare ciò che è davanti ai nostri occhi e restituirlo al lettore, trasformato.
Ha inoltre raccontato di come nell'edizione statunitense del libro siano 'saltate' certe immagini, giudicate poco consone (indovinate quali sono state censurate da quei quaccheri di americani?).
Sono molti i punti che mi fanno apprezzare questa seconda (in realtà terza) prova di Hole, che ha appena vinto il premio Andersen in Italia.
In primo luogo, l'illustrazione così innovativa, insolita, raffinata in ogni particolare, risultato finale di un lungo processo elaborativo, e così piena di citazioni.
In seconda battuta la leggerezza con cui Stian Hole racconta l'universo dei segreti, del saperli mantenere. Un mondo fatto solo di ragazzini.


Ma anche di come sia bravo nel raccontare un primo amore, attraverso delicatezze e pudori continui. L'assenza di ogni malizia, Hanne esclusa.
Bellissimo è anche il grande contenitore dell'intera storia: il bosco, in tutte le sue declinazioni, come luogo segreto per eccellenza, che viene scoperto proprio come una tenda che delicatamente si scosti per lasciar guardare cosa si nasconda al di là.


Carla


mercoledì 6 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TEMPO NATURALE

STORIA DI UN ALBERO, Émilie Vast
Gallucci, 2012


ILLUSTRATO PER PICCOLI (dai 4 anni)

Protagonista è la vita di un pero. Dal momento del seme di pera che diventa germoglio fino al nuovo seme di pera che ridiventerà, passato l'inverno, nuovo arbusto e poi albero. E tutto grazie a uno scoiattolino che fin dal principio gironzola tra le pagine del libro e che giocherella con i torsoli di pera generatori di nuova vita.


L'albero cresce, incanta, accoglie, unisce, sfama, cambia e attende. E intorno a lui un intero popolo di piccoli e grandi animali che brulicano sopra e sotto, si muovono e con lui interagiscono. Uccelli che nidificano, scoiattoli in cerca di cibo, fagiani che amoreggiano, cervi che si fanno belli, cinghiali e tassi che ne gustano i frutti ormai caduti. E lui, il pero, sempre lì muto testimone dello scorrere delle stagioni. A primavera, nel periodo degli amori dei cervi, è un pizzo di corolle aperte, con l'estate i petali cadono per lasciare il posto alle pere sui rami e ai fagiani a terra che costruiscono il loro nido. Le pere d'autunno sono mature e un invisibile visitatore in bicicletta ne ha colto un interno cesto. In autunno inoltrato le pere mature cadute a terra stanno marcendo e sono leccornie per cinghiali e tassi. Ormai spoglio di frutti e di foglie ai suoi piedi fa nascere funghi ed è stazione di pausa per gli uccelli migratori. Con la neve dell'inverno che ne ricopre i rami, il pero si gode un meritato riposo ed è testimone dei giochi di volpacchiotti e di cacce per il cibo della volpe più grande.


In questo libro così raffinato li pero è scansione del tempo che passa, delle stagioni che si susseguono. E' il centro dell'attenzione del lettore che però è continuamente 'solleticata' dalle molte altre sequenze che si snodano lungo le pagine e che riguardano gli animali che intorno all'albero vivono.
La raffinatezza e la delicatezza sono i due elementi distintivi di questo libro. Solo tre colori sul fondo della pagina avorio: nero, grigio e arancione. Testo brevissimo e poetico che si alterna a pagine di solo disegno. Pagine forate che creano stupore nel lettore e che permettono un gioco di passaggi di animali tra uno scenario a l'altro. Su tutto questo il tratto inconfondibile di Émilie Vast. Un segno puro, nitido come un cristallo, essenziale, grafico che sembra giapponese per quanto è elegante ma nel contempo ricorda certa Art Nouveau (andate a vedere nel sito della Vast i bellissimi 'gioielli' abitati dai suoi animaletti) per un'accentuata ricercatezza e sinuosità delle forme.
Émilie Vast ci aveva già colpito qualche anno fa con il suo Erbario (Erbario di Émilie Vast. Alberi di latifoglie d'Europa, Salani, 2010 e Erbario di Émilie Vast. I fiori dei boschi, Salani 2011) che nel 2010 aveva ricevuto una menzione anche al Bologna Ragazzi Award nella sezione Non fiction.
Quest'anno torna con un libro che ancora parla ai più piccoli del mondo della natura e lo fa con poesia, delicatezza ma anche con grande precisione.

Carla

Noterella al margine. Di fronte a tanta poesia e bellezza persino i dozzinali e pacchiani bolloni che segnano e deturpano il più delle volte le edizioni Gallucci, si sono ristretti alla sola costola del libro e a una porzione accettabile su copertina e quarta. Il potere del bello! O sarebbe meglio dire, Il bello al potere?

martedì 5 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DOPO UNA LUNGA STORIA D'AMORE

GENITORI FELICI, Laëtitia Bourget, Émmanuelle Houdart
Logos, 2012



ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"I due innamorati esultarono, pensando che di lì a poco avrebbero scoperto la gioia di essere genitori. Si prepararono al lieto evento immaginando i meravigliosi momenti che avrebbero condiviso."

Vi ricordate il principe e la principessa innamorati che nel bellissimo L'aprentissage amoreux, tradotto in Italia da Motta junior con il titolo Una lunga storia d'amore (2008) sfidavano anche quei piccoli inconvenienti che con l'amore puro ed idealizzato hanno poco a che fare? Vi ricorderete certo il dilemma di fronte all'ultimo esemplare di gelato preferito (da entrambi), o al dubbio di non essere poi un principe così charmant, russando la notte, o una principessa sublime con tutti quei brufoli arrossati, o ancora la difficoltà nel trovare un accordo sul nome di battesimo da dare al loro futuro bambino.
Bene, ora ci siamo. C'è da sperare che nel frattempo abbiano trovato un nome che sia gradito ad entrambi, perchè ora il loro futuro bambino è stato 'messo in cantiere'.
In Genitori felici i due innamorati, principe e principessa, dopo aver trascorso in una indissolubile unione le serate alla luce dorata del crepuscolo tra suoni melodiosi, stanno per assaporare le gioie dell'essere genitori. Ma sono del tutto ignari delle prove cui stanno andando incontro. Dalle 'bizzarre voglie della principessa abitata' alle rughe inaspettate del bebè appena nato. Poche ore di sonno, pannolini puzzolenti, gelosie, incomprensioni, appetiti improvvisi, domande difficili, divergenze d'opinione in fatto di educazione sono sono le prime tappe del difficile mestiere di genitore.
Io personalmente molte di queste tappe le ricordo con grande lucidità e l'ultima in ordine di tempo, la partenza della figlia per Bologna, la rivedo qui.


 



















Allo stato attuale penso di poter condividere anche la risposta che la Bourget dà alla domanda delle domande: ma come avranno fatto a restare vicini malgrado tutte queste prove?

È uno di quei libri che si possono far leggere ai piccoli, in mezzo alla loro carriera di figli, ma anche e ai figli ormai già grandi, ma anche e soprattutto ai nostri compagni o compagne con i quali condividiamo il mestiere di genitore.
Tanto il testo di Laëtitia Bourget, quanto i disegni di Émmanuelle Houdart sono catalizzanti. Entrambe hanno infatti la rara capacità di condensare con estrema raffinatezza l'essenza di molte verità. È davvero molto quello che si 'coagula' in un testo poco più che scarno e in un disegno ricchissimo. La Houdart in Italia si è fatta conoscere al grande pubblico soprattutto nel suo gigantesco (in molti sensi) I Mostri ammalati (Il castoro, 2005). Non conosco bambino o ragazzino che, nel vederlo sullo scaffale di una libreria o di una biblioteca, non ne sia stato attirato e quindi 'catturato' nei mille canali, arterie pulsanti, in cui le grandi figure si animano. Già allora, ma anche oggi, il tratto inconfondibile, la cifra stilistica dell'illustratrice svizzera sta nella cura delle scelte cromatiche (spesso c'è una dominante di colore che cambia di tavola in tavola), nella resa di molti particolari come le texture, le suppellettili, gli arredi, nella sensualità delle figure. Il suo strabordante immaginario è capace di spaziare dalle tavole di anatomia alla mitologia classica, dallo stereotipo culturale all'impercettibile particolare dell'abbigliamento. Quest'ultimo aspetto, che forse non consapevolmente quanto un adulto, colpisce anche i più piccoli che a guardare i personaggi delle sue tavole si incantano, e nel contempo, possono conoscere e assaporare il 'bello', è l'elemento più eclatante, ma non è l'unico. Raffinatissimi rimandi, molteplici allusioni, simbolismi catturano di continuo l'attenzione degli adulti che hanno la fortuna di sfogliare questi libri accanto a un bambino.
All'ombra di un albero di succose ciliegie e di biberon, la principessa allatta il suo secondogenito e tiene un enorme portauovo sulle ginocchia mentre il principe offre su un vassoio una pietanza con contorno di piselli alla figlia più grande. A voi perdervi nella ricerca dei dettagli e degli echi tra un'immagine e l'altra.

Carla

 

lunedì 4 giugno 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ANCORA AMERICA


Un altro bel libro che rimanda alle atmosfere della grande letteratura americana del novecento (da Faulkner a Caldwell a Steinbeck): L’indimenticabile estate di Abilene Tucker racconta la storia di una ragazzina che, nel 1936 e quindi ancora nel clima della Grande Depressione, viene spedita dal padre a passare l’estate in un paesino in cui passato e futuro si confondono: è la cittadina di Manifest, in Kansas, dove Abilene ritroverà i ricordi, lettere, un amo da pesca, una chiave e altri oggetti, di una coppia di ragazzi che erano vissuti lì nel 1918; all’inizio per la ragazzina e le sue nuove amiche mettere insieme i ricordi degli abitanti sembra essere un’eccitante caccia alla misteriosa Talpa, una spia vissuta a tempo della guerra; pian piano la ricerca del proprio passato, la scoperta delle motivazione che hanno spinto il padre alla fuga, diventeranno il centro di un racconto nello stesso tempo mitico e storico: i ragazzi partiti volontari per la Grande Guerra, e mai più ritornati, la micidiale epidemia di Spagnola, la povertà e la legge. La distillazione clandestina di whisky, che diventa un improbabile rimedio universale, gli sceriffi corrotti che cercano sempre qualcuno da ‘appendere’, i proprietari delle miniere, espressione di una forma moderna di schiavismo, e la grande solidarietà fra gli umili, fra i cittadini: solidarietà che la comunità ritrova proprio perché Abilene, scavando nel passato, darà un senso al proprio presente e anche a quello della comunità di Manifest. E’ un romanzo per lettori già formati, forse con qualche pagina di troppo, ma denso di personaggi forti , dal reverendo/distillatore clandestino, alla giornalista del quotidiano di paese, all’indovina che indovina non è, fino alla folla di minatori, hobos, truffatori da strapazzo, immigrati da tutte le parti del mondo. Ancora una volta, come già scritto a proposito di Sganciando la luna dal cielo, la strada, e ancor più la ferrovia, sono protagoniste di una storia che unisce avventura e memoria, evocando gli immensi spazi del Nord America, quest’idea disperata e meravigliosa di saltare su un treno ed andare, certi che si troverà qualcosa di meglio.

Eleonora


L’indimenticabile estate di Abilene Tucker”, C. Vanderpool, Edt Giralangolo 2012
Età di lettura consigliata, dai 12 anni

venerdì 1 giugno 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ODE ALLA CIPOLLA
 
 LA CASA DELLE ODI, Pablo Neruda
Motta junior, 2012


POESIA PER MEDI (dai 7 anni)

Ode alla mela

Ti voglio
celebrare,
mela,
riempiendomi
la bocca
del tuo nome,
mangiandoti.



Celebrare la mela, insieme al pomodoro. Neruda lo dichiara in versi chi abiterà nella casa delle odi. Non ci saranno re, non ci saranno sogni o rettili mentali, ma solo quelle cose che sono in armonia con l'uomo e con la terra. Ogni cosa diventa, nella casa delle odi, arnese. Avrà un manico e potrà essere utilizzata. Chi entra nella casa delle odi potrà usare la poesia, come un utensile comprato nella bottega di un ferramenta.

Qui in una sintesi felice del pensiero che ha sempre attraversato la poesia di Neruda. Essa è stata pensata per essere utilizzata, ed è per questo che la poesia può e deve essere di tutti.
Eppure questo non succede molto spesso. Timore riverenziale verso il verso? I libri di poesia, soprattutto per i piccoli, a mio parere, sono sempre troppo pochi e sarà forse per questo che quando ne pubblicano uno il mio cuore è subito in festa?
Neruda mette in versi, in odi trasparenti, il carciofo, il pomodoro, la cipolla e la patate fritte. Poesie che celebrano la bellezza delle cose semplici, degli oggetti che ogni giorno abbiamo tra le mani.
Un carciofo come un guerriero, nella sua corazza di scaglie, alto ed orgoglioso sta lì tra i banchi del mercato. Fiero e marziale nelle file serrate. Ma poi arriva Maria che lo prende per metterlo nella sua cesta e quindi, a casa, cucinarlo. Così finisce in pace la carriera di un vegetale armato, con i commensali che ne assaporano il morbido cuore verde.
Un'estate torrida, in cui le scarpe si bruciano a camminare per le strade , gli occhi sono percossi dalle nuvole di polvere, la bocca arsa: hanno sete anche i denti. Ecco un'ode al cocomero, il più fresco di tutti i pianeti. E' il frutto dell'albero della sete.


La cipolla in poesia non è una novità, celebrata come simbolo della perfezione anche dalla Szymborska, è nel libro di Neruda fecondo amore nell'insalata, è lembo di cristallo che sfrigola in padella per poi trasformarsi in arricciata piuma d'oro.
A questo serve la poesia. A far vedere con altri occhi il mondo, dalla cipolla all'universo, non importa. Ed è per questo che non smetto mai di pensare che la poesia è materia ideale per gli immaginari di chiunque. Tanto più piccoli si è tanto meglio è. Entrare in contatto con la poesia il prima possibile dà la possibilità di costruire il proprio immaginario il più ampio possibile, il più ricco possibile per leggere il mondo circostante da prospettive sempre inaspettate.

Carla