lunedì 20 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LECCARSI I BAFFI

I leoni non mangiano crocchette, André Bouchard 
(trad. Maria Valeria Caredda) 
Glifo edizioni 2022 



 NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

" 'Niente cani, niente gatti!' hanno detto chiaro e tondo mamma e papà. E siccome Clementina è una bambina ubbidiente, si è portata a casa un leone. Uscendo dal bagno, la mamma di Clementina ha visto il leone e subito ha deciso di farsi un viaggetto, senza nemmeno comprare il biglietto. Ogni giorno, Clementina porta a spasso il leone perché faccia i suoi bisogni. Ma è difficile convincere un leone a farla in un angolino con discrezione. Un gattone come lui preferisce di gran lunga le lettiere belle grandi." 

E cosa c'è di meglio di una limousine come lettiera per il sovrano di tutti gli animali? Anche per il cibo la piccola Clementina non deve preoccuparsi, perché il leone sa perfettamente come procurarselo, d'altronde è un leone. E non si sa come e non si sa perché ma tutti, il macellaio in testa, si dimostrano estremamente accondiscendenti con lui: dal cedergli i posti migliori sull'autobus, a offrirgli i migliori tagli di filetto... 


Certo alcune accortezze con lui bisogna averle. Ne sa qualcosa il padre di Clementina, ora in un letto d'ospedale, per avergli inavvertitamente pestato la coda un giorno. Ma il leone non gli serba rancore, anzi lo va addirittura a trovare. Ma la cosa che sembra gradire massimamente è giocare a nascondino con Clementina e i suoi amici. 
Pazienza se qualcuno poi si è nascosto talmente bene, da non venire più allo scoperto... 
Questo però non è successo davvero. O sì? 

Come spesso succede nelle storie di Bouchard è l'ambiguità, le cose non dette a chiare lettere, ad avere il sopravvento su tutto il racconto. 
Qui, al massimo livello, visto anche il finale su cui anche questa volta è necessario tacere. 
La storia ha uno schema piuttosto consueto nei libri per bambini, ma con una variante che lo rende immediatamente più 'appetibile' di altri (è proprio il caso di dirlo). 
Mettete accanto a un bambino un animale che sia grande, possibilmente feroce, di sicuro selvatico e fate in modo che tra i due scoppi un'amicizia e una collaborazione. 
Insomma qualcosa di molto reciproco e molto equilibrato.  E il gioco è fatto. 
Si riderà il giusto, per esempio a vedere i grandi spaventarsi o trasecolare. 
Ci si metterà a posto la coscienza, quando vedremo il serpente terrorizzare i compagni di scuola un po' bulli... Cose così. 
In sostanza si tratterebbe di mettere dentro un contesto 'normale' qualcosa di anomalo e poi mettere in moto l'intero meccanismo narrativo. 
Diceva bene Alexis Deacon affermando che un coniglio che guida un elicottero, fa più ridere ed è potenzialmente più interessante rispetto a un elicottero guidato da un elicotterista... 
Quindi sono innumerevoli i casi di bambini e bambine che hanno nascosto nel loro armadio o sotto il loro letto, coccodrilli o tigri o elefanti. 
Ma si può andare anche oltre. 

Infatti esistono storie  che - in controtendenza con le leggi dell'amore universale tra creature - dall'incontro con un animale 'fuori contesto', non ci ricavano altro che noie e fastidi. Due su tutte: Billy Twitters and his Blue Whale Problem di Mac Barnett e Adam Rex (mai tradotto in Italia) e L'elefante un po' ingombrante, di David Walliams e Tony Ross. Queste due - e tutte quelle come queste due - fanno molto più ridere di tutti gli altri, che propalano inverosimili amicizie tra bambini e coccodrilli... 


Però André Bouchard fa un passettino ancora ulteriore. 
Ossia non cede neanche un millimetro sulla natura dei suoi personaggi. 
In tutta la sua ironia e in tutta la sua onestà intellettuale e correttezza nei confronti dei suoi giovani lettori, non applica sconti: se metti un leone in un centro abitato, quello cercherà di accomodarsi secondo le proprie abitudini; tutte quelle che gli si possono attribuire. Cercherà cibo, un po' di svago, e soprattutto non si dimostrerà particolarmente elastico con le usanze degli umani. A parte decidere di prendere l'autobus (i leoni d'altronde sono di indole molto pigra) e passeggiare al guinzaglio della sua piccola padroncina. Almeno per un po'. 
Perché dovrebbe, è un leone o no? 
Stabilita questa regola aurea, come fa Bouchard ad applicarla? Facile, con i propri strumenti: le parole e i disegni che si muovono in perfetto contrasto tra loro. Quello che in gergo si chiama il contrappunto. 
Maestro indiscusso di contrappunto è Jon Klassen, nella sua trilogia dei cappelli, per capirci. 
Tu senti il testo che dice una cosa e con gli occhi ne vedi tutta un'altra. 
"Quel brav’uomo del negoziante lo lascia libero di servirsi al banco senza chiedergli manco un centesimo." e quello che vediamo è un leone di schiena, davanti al bancone della macelleria con le zampe sul vetro e di lato si intravede una gamba per aria... Clementina, al guinzaglio, è tutta assorta nella lettura di un libro. L'ambiguità qui è ancora in piccole dosi. 


Ma poi il fenomeno assume dimensioni più rilevanti, per esempio quando si dichiara che il leone non ama solo divertirsi, "ma ha una vera passione per la musica..." e quello che vediamo è una sala da concerto deserta con tutti gli strumenti e gli spartiti a terra e il leone soddisfatto è lì che si lecca i baffi. Questo gesto - leccarsi i baffi - diventa per l'appunto la chiave per permettere ai lettori di intuire l'accaduto. 


Ogni volta che il leone lo farà, qualcuno sparirà dalla scena. Come è giusto che sia (e con buona pace del politicamente corretto). 
A puro titolo statistico: ben altre cinque volte. Solo pochi residui al suolo sono la prova concreta dell'accaduto. 


Evviva. 

Carla

venerdì 17 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

'PRIMA, QUAND'ERO PICCOLO...'

L'ultimo giorno d'estate, Timothée De Fombelle, Irène Bonacina 
(trad. Maria Bastanzetti) 
Terre di mezzo 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA 

 "Il primo mattino, nel vento della prima discesa, le lacrime mi scivolavano dall'angolo degli occhi fino alle orecchie. Pensavo all'immensa estate che mi si stendeva davanti. Così lunga che non ne vedevi la fine nemmeno se ti arrampicavi sugli alberi. Adoravo i giorni che facevano giri lunghissimi per arrivare più tardi alla sera." 

Ogni estate, lo stesso. Prende il treno da solo, arriva alla stazione, scende e lungo il binario c'è solo lui e lo zio Angelo che è venuto a prenderlo. La casa dello zio sempre piena di cose, ogni anno di più ed è circondata da campi di mais. 
Le giornate questo ragazzino le passa sulla bici che lo zio gli presta. E pedala pedala e pedala e cerca di perdersi. 
Fino al giorno in cui ci riesce davvero e arriva a scoprire che lì c'è il mare. 


Grande, immenso gli riempie gli occhi. Corre, si spoglia e fa il suo primo bagno: quel giorno è tutta una sorpresa: anche quella bambina - Esther Andersen - che insegue sulla spiaggia il suo cane Boogie. Non si parlano, incrociano solo gli sguardi (lui nell'acqua, lei sulla spiaggia), ma nulla sarà più come prima. Ritrovare la strada di casa, arrivare da zio Angelo che già annotta con la gomma bucata e nessuna voglia di raccontare del mare e della bambina. E poi a letto, nessuna voglia di leggere un libro. Zio Angelo, aggiustata la bici, lo lascia ripartire e comincia così un lungo girovagare per giorni cercando di rivederla.


D'altronde "le vacanze sono come una spirale di una chiocciola, con la casa al centro, e cerchi sempre più grandi per tentare di arrivare al bordo...
E poi qualcosa succede... 

Di rado capita di leggere libri che siano così pieni e al tempo stesso così lievi,  così esatti, libri che contengano un racconto complesso a tal punto da rivelarsi capace di toccare il profondo di chiunque li legga, libri che mostrino anche nella forma una raffinatezza e un'armonia, che spuntano da ogni suo angolino più recondito. 
Di rado capitano libri perfetti. Beh, questo lo è.  A tal punto, che risulta difficile trovare un punto per prendere l'avvio e raccontarne. 
Partiamo dal topos letterario, quello dell'estate di un ragazzino che cresce. Esistono precedenti illustri che, come è giusto che sia, lasciano indietro tutto quello che è stato fino a ieri e mettono il protagonista a un punto di partenza ideale: da solo, senza genitori e senza routine cittadine, in compagnia di un adulto sapiente, accogliente e anche un po' complice. 
La storia gli mette a disposizione tutto lo spazio e soprattutto tutto il tempo possibile e necessario. Lo si dota di una serie di svaghi diversi dai soliti: scatoloni di libri sotto il letto, un monte di oggetti raccolti, una bici grande su cui crescere negli anni.
 

Insomma lo si mette nelle condizioni di passare delle belle estati. Un anno dopo l'altro. 
Ed è esattamente questo il punto di partenza che sceglie Timothée de Fombelle per raccontare. Ideale per un bel romanzo. 
Questo però non è un romanzo. Timothée De Fombelle ha scelto un contenitore diverso: un libro illustrato. 
Ha più pagine di un albo, ma è pur sempre un libro con le figure e con poche righe di testo. Quindi deve condensare tutto il senso della sua storia in due registri diversi: qualcosa di molto vicino alla prosa poetica da un lato e dall'altro il fumetto e una sorta di copione da leggere ad alta voce.
Che idea. 
Il terzo registro, invece, non dipende da lui ed è quello visivo che Irène Bonacina accorda con grande maestria. 


Il silenzio del testo su alcuni momenti importanti. Un silenzio che scende affinché trovi un suo senso attraverso le immagini che raccontano con la medesima delicatezza delle parole: per esempio di un cane ladruncolo e di una bambina gentile, oppure di un incontro desiderato con l'estate agli sgoccioli. Punteggia, davvero in punta di pennino, tutta la gamma di emozioni che Fombelle decide di attraversare: dalla meraviglia davanti all'acqua del mare lì, alla delusione di un incontro mancato.


Irène Bonacina fa molto di più: riempie ogni disegno di minuscoli dettagli - sia il gesto di una mano aperta che sfiora le spighe (chi non lo ha fatto almeno cento volte, di sfiorarle ed averne una fra i denti), sia lo scorrere del tempo su una bici che rimpicciolisce, sia lo zio in attesa sul binario (quelle mani in tasca e quel bavero alzato sono un piccolo capolavoro), sia lo stremo di trascinare una bici bucata con la paura del buio che arriva (quella testa abbassata nello sforzo...), sia lo sguardo pudico di un ragazzino prima dell'ultimo bagno della stagione. 
Non c'è pagina che non sia un solletico per richiamare alla memoria ricordi personali: le lacrime che ti entrano nelle orecchie, le zanzare tra i denti la sera pedalando, gli spaghetti al burro, la cartolina per mamma e papà. 
E qui entra in gioco la capacità che dimostrano entrambi di saper parlare una lingua universale in cui ciascun lettore adulto può riconoscere particole della propria esperienza e contemporaneamente ciascun bambino possa cogliere l'atmosfera di questo racconto, possa sentirne i sapori e gli odori che lo attraversano. Possa immaginare e riconoscere la propria esperienza, persino quella tattile, in quella sabbia in fondo alle tasche o sul carter della bici, appiccicata. 



Che libro.

 Carla

mercoledì 15 giugno 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SORELLE TERRIBILI


Esce in questi giorni, per i tipi de Il Barbagianni editore, ‘Beezus e Ramona. Questa sorellina è impossibile.’, di Beverly Cleary, con l’efficace traduzione di Susanna Mattiangeli e con le illustrazioni di Jacqueline Rogers.
Il testo è del 1955 ed è frutto del lavoro di una delle scrittrici americane per ragazzi più amate e più premiate. Il primo libro della serie di Ramona ha avuto numerose ristampe e ne è stato tratto anche un film. Nonostante tutto questo, il primo volume della serie arriva in Italia solo ora, aggiungendosi alla gloriosa serie di ritratti infantili anticonformisti, a partire da Pippi Calzelunghe, per arrivare a Lotta Combinaguai, o a Dory fantasmagorica.
Il punto di vista prevalente è quello di Beezus, bambina cresciuta ma non abbastanza da comprendere le bizze della sorellina: cerca di gestirla in modo da contenere le esplosioni della sua creatività distruttiva, ma Ramona spesso e volentieri passa il segno: rovina la festa di compleanno di Beezos, le fa fare brutta figura in biblioteca, scarabocchiando il libro preso in prestito, interviene continuamente nei discorsi della sorella più grande. Beezos si sente in colpa per i sentimenti che prova: la rabbia sembra intaccare l’affetto per la sorella; per fortuna la mamma e la zia le spiegano che fra fratelli e sorelle non è tutto rose e fiori e i momenti di rabbia e di frustrazione sono frequenti, in fondo ciascuno cerca di consolidare il proprio posto nel mondo, anche sgomitando con i propri fratelli.
Avere a che fare con Ramona, la sorellina di quattro anni di Beezus, è obbiettivamente impegnativo. Ramona è in tutto e per tutto una bambina di quattro anni scatenata, contraddistinta dai tratti tipici della sua età: è gelosa (della sorella più grande), prepotente, capricciosa e inevitabilmente combinaguai, capace di improvvisare marachelle imprevedibili sotto lo sguardo attonito della mamma e della sorella maggiore.
Come si capisce da queste poche righe, è una storia divertente, basata sul contrasto fra la sorella grande, proiettata verso il buon senso degli adulti, e la sorella piccola, portatrice di un vento di anarchia inarrestabile.
La lettrice e il lettore si possono immedesimare facilmente nelle vicende delle due bambine, perché di gelosie, prepotenze e momenti di rabbia è piena la vita dei bambini: tutto sta a vedere come queste emozioni sono mediate dagli adulti che in questo testo, se pure hanno narrativamente un ruolo secondario, sono però fondamentali nel riportare equilibrio nei contrasti fra i piccoli.
L’autrice è bravissima a rendere l’ambivalenza dei rapporti familiari, che però non perdono mai la loro funzione di ancoraggio affettivo. Il mondo è visto ad altezza di bambino, che percepisce come assolute le emozioni di un momento, salvo poi dimenticarsele un attimo dopo.
Molti sono i passaggi che fotografano alcune caratteristiche del comportamento infantile: l’ossessione di Ramona per un determinato libro illustrato che la spinge a farselo leggere infinite volte; i voluti fraintendimenti; la vicinanza fra mondo fantastico e mondo reale, che porta la piccola peste a collocare una propria bambola nel forno, proprio sopra la torta per il compleanno di Beezos, perché la sorella le ha detto di immaginarsi come la Gretel dei fratelli Grimm, peraltro per distoglierla dall’attività di spargere briciole sul tappeto come il piccolo Hansel.
La lettura scorre piacevolmente da un episodio all’altro, da un disastro all’altro, mescolando sapientemente ironia, gusto del grottesco e una raffinata comprensione del mondo infantile.
Il libro, stampato con il font ad alta leggibilità, è caldamente consigliato come bella, divertente lettura estiva a bambini e bambine a partire dagli otto anni.

Eleonora

“Beezus e Ramona. Questa sorellina è impossibile.” B. Cleary, ill. di J. Rogers, trad. di S. Mattiangeli, Il Barbagianni editore 2022



lunedì 13 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A FIDARSI 

Nonna Gnocchi, Pizza, streghe e rivoluzione!, Susie Morgenstern (trad. Mara Dompè) 
Biancoenero edizioni 2022 


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni) 

 "'Mamma, te lo dico chiaro e tondo: non ci vado.' 'E io te lo ripeto altrettanto chiaramente: ci vai, punto e basta. Non ho altre soluzioni.' 'E le colonie estive?' 'Pensavo che le detestassi.' 'Sì è vero, ma detesto ancora di più Mémé.' 'Ma dai! NESSUNO detesta la propria nonna!' 'Non c'è però una legge che dice che la devo amare.'" 

Confiance, nove anni, sta cercando in tutti i modi di smarcarsi dal programma che sua madre ha organizzato per lui: l'intero mese di agosto con sua nonna, mentre lei va in viaggio con il suo nuovo fidanzato. Piuttosto Confiance sarebbe disposto anche a stare un intero mese da solo, ma no: sua madre è inamovibile sulla decisione presa. C'è la prigione per chi lascia un minore incustodito... Quindi è deciso: un mese con Mémé. Il fatto è che anche Mémé sta programmando una vacanza e anche lei la sta organizzando con il suo nuovo fidanzato. Ma nella casa in Italia, a Triora, dove lui l'ha invitata c'è posto anche per Confiance e quindi nulla osta. Forse si apre uno spiraglio, perché Eustachio, così si chiama l'anzianotto signore, è anche ospitale, gentile e soprattutto un drago ai fornelli. 
Questa è la storia della loro vacanza, di quella di Eustachio, della sua nipotina Kitti, e di un certo numero di altre persone. 

Centotré pagine di soli dialoghi: una lettura mozzafiato..


Attraverso il dialoghi serrati tra madre e figlio apprendiamo che l'uno - almeno in apparenza - detesta l'altra, se non altro per avergli dato quel nome assurdo. Capiamo che di sua nonna non apprezza la cucina, che lo spaventa l'idea che una anziana signora abbia ancora voglia di avere un fidanzato (per farci che, poi? Il solletico?). Capiamo che a sua madre non perdona di non averlo portato con sé a Londra, lui che ama solo le metropoli, Tokyo su tutte, ora è costretto a stare in un paesino di 200 anime nelle Alpi liguri. Ma apprendiamo anche che il rapporto che tiene insieme questi due è bello, pieno di pieghe e angoli nascosti, di affetto non sempre dichiarato, di sostanziale fiducia reciproca, nonostante tutto. E sopratutto è costruito sulla lealtà e sull'onestà: i due si dicono tutto. Nel bene e nel male. Ben inteso, non sono alla pari nella gerarchia dei ruoli (e questa vacanza lo sta a dimostrare) ma se si guardano negli occhi, sanno di potersi fidare l'uno dell'altra. 
Invece, attraverso i dialoghi tra nonna e nipote capiamo molto bene che tipo di nonna sia Mémé: le cose in cui è brava, quelle che non sa fare. Il suo essere così anticonvenzionale e così serena, nell'esserlo. Conosciamo la sua filosofia di vita che è fatta di ottimismo e di fiducia negli altri, cosa che cozza lievemente con il caratterino da eterno insoddisfatto di Confiance. 
E ancora nei dialoghi tra madre e figlia si capisce che ognuna ha una sua indipendenza, anche psicologica, nei confronti dell'altra ma anche in questo caso traspare una grande disponibilità e fiducia reciproca, costruita nel tempo e anche questa sulle medesime basi di lealtà e di onestà. 
I dialoghi tra i fidanzati 'vecchi' non sono poi molti, ma fanno trasparire una comunità di intenti, due caratteri diversi ma complementari. Circostanza che fa ben sperare che la loro storia possa avere un seguito. 
I dialoghi tra Eustachio (pistacchio) e Confiance (spaghetto), dopo non molto, sono quelli tra un maestro e un allievo, allievo che - giorno dopo giorno - perde di riottosità e guadagna in stima verso il suo 'insegnante'. 
I dialoghi tra Confiance e Kitti sono quelli tra due ragazzini di nove anni, di cui uno è maschio e l'altra è femmina. Kitti ha, fin dal principio, in pugno la situazione e non solo perché lei a Triora ci passa un mese all'anno da quando è nata, ma anche perché lei è, in quanto femmina, qualche passo avanti nel percorso di crescita e di conquista della propria autonomia. Confiance non ha che da andarle dietro e imparare, guardando come si fa. 
Le conversazioni tra Eustachio, Mémé e Confiance sono illuminanti per riflettere su criteri educativi 'alternativi' a quelli che possono considerarsi più convenzionali. In perfetto stile 'Morgenstern'. 
Mentre sulle uniche due conversazioni tra i quattro abitanti della grande casa di Triora non è possibile dire nulla per non togliere la sorpresa in chi lo leggerà. Basterà dire che segnano due punti chiave della storia e sono altrettanto illuminanti per ragionare su quale può essere un sano rapporto tra nonni e nipoti, lontano da ogni ingerenza genitoriale. A volersi fidare. 
In questo centinaio di pagine c'è tutta la Morgenstern da amare. Tutta la sua ironia, tutto il suo punto di vista sempre originale. Lei, che è riconoscibile - secondo diverse percentuali - in tutti, ma proprio tutti i personaggi di questa storia, si riconferma ancora una volta una penna felice, piena di grandi e buone idee (compresa quella tutta visiva di dare le giuste voci a tutte le trentotto conversazioni che si susseguono senza soluzione di continuità e quella di commuovere chi legge in un libro tutto da ridere. E di farlo precisamente alla pagina 103, a una dozzina di righe dalla chiusura del libro). 
Ancora una volta, brava Susie e brave Biancoenero che la pubblicano.

Carla 

Noterella al margine. Questo librino andrebbe letto, a puntate, da un grande con un piccolo (non importa il tipo di relazione parentale o non che li tiene insieme). Ogni giorno, un pezzettino, per la durata di tutta una vacanza. Se non altro, per renderla indimenticabile.

venerdì 10 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PER VOCE DI BAMBINO

Semini, Alice Keller, Youngin Kim 
Edizioni corsare 2022 


POESIA ILLUSTRATA
 
"Ogni tanto non capisci 
faccio cose senza senso 
ciucciare la papera di gomma 
che ora ciuccia mio fratello.
 
 Ogni tanto non capisci 
che voglio tornare piccino 
farti arrabbiare apposta 
andare nella direzione opposta 
solo per sentirti più vicino." 

La voce è quella di un bambino. Un bambino che si rivolge alla propria mamma. Il suo mondo fatto di piccole cose, di quotidianità: la scatola dentro cui conserva nello stesso tempo oggetti, sensazioni e sogni. 
Un susseguirsi di giochi e di riflessioni su quello che lo circonda, sui suoi affetti: dalla papera che ciuccia di nascosto, ai biscotti che sa di non dover sbriciolare; dal piacere di non farsi trovare, alla paura di non essere trovato; dai suoi vecchi giocattoli che qualcuno ha messo via ai rumori consueti della sera che lo fanno addormentare. 

Nei libri che valgono colpisce sempre il tipo di dialogo che si stabilisce tra le immagini e le parole. La complessità del loro rapporto può essere anche molto profonda e spesso non è immediata. 


Purtroppo  non di rado la si dà per scontata. 
In realtà trovare un accordo tra due voci è un'arte essa stessa. 
Qui ignoriamo cosa sia nato prima, chi abbia parlato per primo all'altro, ma è subito abbastanza chiaro quanto le due voci siano state subito in grado di accordarsi tra loro. Proprio come avviene in una orchestra, prima di un concerto. Ascoltarsi e mettersi in armonia reciproca per arrivare ad avere una voce comune. 
Il gesto che possiamo immaginare dietro le chine, le matite e l'olio (!) di Youngin Kim è il risultato di una riflessione lenta e silenziosa che poi prende forma in un gesto veloce e sonoro. La spontaneità, l'immediatezza di un gesto, lo sappiamo, in realtà è il risultato di un lungo allenamento. 
Così accade nel movimento, così accade nei comportamenti.

 
Un segno sul foglio, o uno scatto del corpo è il frutto di un lungo allenamento fatto di un provare e riprovare. Ungerer, che a vederlo disegnare, sembrava la spontaneità e la sicurezza fatte segno, raccontava spesso ai suoi allievi che per giorni si allenava in quello stesso gesto per ottenere attraverso un unico movimento sicuro quella precisa forma pensata e voluta. Lo stesso penso lo faccia un musicista o un atleta nei sui esercizi. Al pari, uno slancio di generosità è in realtà il frutto di un cammino lungo, che non nasce all'istante. 
Verrebbe da dire che anche la poesia, o la prosa poetica, solo in apparenza può considerarsi voce istintiva, immediata mentre al contrario è frutto di un lento, lungo e profondo pensare. 
In questa prospettiva Alice Keller e Youngin Kim si sono trovate in perfetta armonia sulla pagina: la prima nel raccontare in poesia, la seconda nelle pennellate che riempiono il foglio. Entrambe agiscono secondo un impulso interiore che è stato molto pensato. E nulla è lì per caso. 
Le parole di Alice Keller, verrebbe da dire visto il perno intorno cui ruotano, arrivano da lontano, da una profonda ricerca personale per portare a galla ricordi d'infanzia oppure sono il frutto di un ascolto attento e onesto della voce di un bambino. Un bambino a lei molto vicino. 
Non è molto che proprio di questo si ragionava a proposito di un altro libro, che in una prospettiva del tutto differente, raccontava una simile relazione tra un bambino e la sua mamma. 
Lì come qui c'era il gusto per fare cose proibite, solo per misurare i propri limiti, lì come qui l'amore di una mamma veniva messo alla prova per misurarne l'intensità e assicurarsi la durevolezza nel tempo. 


Il mondo emotivo di un bambino con alcuni felici paragoni - quando mi sgridi faccio il sasso - dentro cui si entra con la dovuta delicatezza e dal quale si esce, di nuovo, in punta di piedi, alla fine di una giornata (non si poteva chiedere di più per chiudere in bellezza il libro) per non turbare quella loro intimità, quell'essere contemporaneamente due mondi distinti e separati che però sono anche capaci di accogliersi l'uno nell'altro. 



Carla

mercoledì 8 giugno 2022

FAMMI UNA DOMANDA!

GIRO DEL MONDO CULINARIO


In effetti non è il primo libro che abbia come oggetto gli usi e costumi culinari dei diversi popoli del mondo, ma gli autori, Alexandra Mizielinska, Daniel Mizielinski e Natalia Baranowska, sono dei veri specialisti della divulgazione ‘illustrata’.
Il libro ‘Dai un morso. Ghiotte storie sui cibi del mondo’, pubblicato questa primavera da L’Ippocampo, ha molti punti in comune con i precedenti lavori di questi autori, ma anche alcune significative differenze.
Il formato è il consueto, il testo ci guida attraverso il mondo, cominciando dal Medio Oriente, con la chiave di lettura delle abitudini alimentari, le ricette, i piatti tipici dei diversi paesi. Ciascuno di questi prende due doppie pagine, la prima che riporta cenni storici, le caratteristiche generali dell’alimentazione e una ricetta tipica; la seconda doppia pagina approfondisce temi riguardanti ingredienti particolari, coltivazioni, tradizioni. In entrambi i casi la doppia pagina vien percepita come un tutt’uno, grazie alla fascia che occupa la parte superiore della tavola, che illustra, con poco testo, alcuni aspetti della storia e della vita del popolo in oggetto.


Se dunque c’è una strettissima correlazione fra testo e immagine, le parti di testo sono quantitativamente e qualitativamente più rilevanti di quanto non fossero in ‘Mappe’. Ci sono molti approfondimenti, che riguardano la storia dei singoli alimenti, l’evoluzione del loro uso, la relazione fra credo religiosi e regole alimentari e così discorrendo.
Il materiale è davvero ricchissimo, e la schiera di consulenti attesta la rigorosa ricerca che sottende una tale quantità di informazioni.
Ma non abbiamo di fronte, ovviamente, un trattato di antropologia culturale; infatti moltissimi aneddoti arricchiscono il racconto e le spiegazioni sono non solo chiare, ma anche molto concrete, fornendo un’idea precisa della vita di popoli anche molto lontani, nel tempo e nello spazio.
Di particolare interesse sono i racconti riguardanti le trasformazioni di alcuni alimenti, come il cacao e il caffè; oppure le curiose fermentazioni che rendono digeribile la soia; oppure il sistema d’impollinazione dei fichi e tante altre curiosità.


Grande attenzione viene data soprattutto all’area mediterranea, al Medio Oriente, all’Asia e al Sud America, mentre dell’Africa vengono citati sono tre paesi, ma devo dire che che sono pagine piene di sorprese. La quantità di alimenti citati e spiegati è veramente notevole e va ben oltre le ricette più note, e oramai internazionali, come il sushi o il kebab.
Il libro si apre con una cartina mondiale, che costituisce anche l’indice dei capitoli; e finisce con una tavola cronologica, che consente di collocare ‘cosa’ ‘dove’.
Ancora una volta il team polacco ci ha consegnato un libro di divulgazione ineccepibile per le informazioni contenute e gradevolissimo da sfogliare, nell’ordine che si preferisce.



Non è un libro in cui l’immagine sostituisce il testo e quindi non è sufficiente un approccio intuitivo; qui il testo è indispensabile e richiede lettrici e lettori curiosi che abbiano almeno otto, nove anni. Perfetto da utilizzare a scuola, per gli approcci interdisciplinari che suggerisce.

Eleonora

“Dai un morso. Ghiotte storie sui cibi del mondo’, A. Mizielinski, D, Mizielinski, A. Baranowska, L’Ippocampo edizioni 2022



lunedì 6 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ZIONANTE! 

La gara dei cartografi, Eirlys Hunter, Kirsten Slade (trad. Francesca Novajra) 
La Nuova Frontiera 2022 


NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni) 

"Cominciavano a chiudere le porte delle prime carrozze e la mamma non era ancora tornata. 'Cosa facciamo, scendiamo?' 'Sì!' esclamò Sal con una nota di panico nella voce. 'Scendiamo, presto!' Erano in viaggio su quel treno dal pomeriggio del giorno prima e c'erano giacche, scarponcini e avanzi della colazione sparsi ovunque. Per non parlare di Humphrey che dormiva ancora della grossa con il pollice in bocca, e Carrot, la loro pappagallina, appollaiata sulla rastrelliera portabagagli." 

Impossibile. Per di più il grosso dei bagagli era chiuso nella carrozza portabagagli. I quattro fratelli Santander da quel treno non possono scendere in così poco tempo. Quindi, al momento, la mamma è data per assente. Lei è scesa per andare a cercare il piccolo Joe che- a suo parere - ci stava mettendo troppo per riempire la borraccia. Ma lei doveva fidarsi di lui: Joe non si perde mai. 
Eppure. 
Ora i due gemelli Joe e Francie, la sorella maggiore Sal e il piccolo Humphrey sono soli sul treno diretto a Gran Prospect dove, il giorno dopo, sarebbe partita la gara dei cartografi, a cui la loro madre, notissima cartografa - temporaneamente senza lavoro - aveva iscritto tutti loro. 
Quella gara doveva essere vinta a tutti costi perché il premio in danaro rappresentava la loro ultima possibilità di avere un po' di soldi per poter vivere e magari partire a cercare il papà scomparso in una delle sue esplorazioni. Una gara che però non ha solo uno scopo competitivo, ma anche sociale: serve infatti a trovare la via migliore tra Gran Prospect e New Coalhaven per far passare un nuovo tratto di ferrovia che migliorerebbe di molto la vita di quel territorio. 
Solo un dettaglio: i quattro fratelli sono allo stato attuale senza madre e senza un soldo in tasca. 
Questa è la storia della loro gara. 

Che i quattro fratelli partecipino alla gara è in qualche modo implicito. Che tutto finisca, magari un po' troppo precipitosamente, nel migliore dei modi, lo si può intuire. Che per arrivare a un finale degno di questo nome i quattro ragazzini più uno, debbano passarne parecchie è auspicabile, visto che si tratta di un libro di avventure in piena regola: con molti dei topoi tipici di quel genere. Innanzi tutto il viaggio. Quindi una partenza tragica e totalmente inaspettata che genera uno dei motori necessari: la sfida; la totale assenza di adulti/amici che produce inevitabilmente un secondo elemento imprescindibile: il rischio, il pericolo nei confronti dell'ignoto (in questo senso il fatto che si tratti di bambini rende i personaggi ancora più umani e 'vulnerabili'); la competizione a tratti disonesta; il territorio del tutto inesplorato, quindi l'esotico, il mai visto, il contrario del conforto dei luoghi consueti che fanno sentire a casa; il finale travolgente con il cambiamento interiore dei personaggi. Cresciuti! 
Fin qui il canone è rispettato e salvo. E allora cosa rende questo libro un po' speciale? 
Tre cose: la cartografia, la squadra, la visione dall'alto. 
L'angolo visuale per raccontare quest'avventura è molto particolare ed è interessante perché mette davanti agli occhi un mestiere in cui bisogna essere contemporaneamente molto precisi e molto visionari. Trasferire su due dimensioni qualcosa che ne ha tre non è un gioco da ragazzi, a parte i Santander e Beckett. 
Qui, da un lato ci sono tre personaggi della storia, Joe che è un trovatore di strade, ossia uno che dimostra il suo talento nel saper trovare il giusto tragitto per andare da A a B. 
Poi c'è Sal che ha una mente matematica e sa manovrare con precisione il suo altimetro a ruota e Francie la gemella di Joe che non parla, ma che ha una dote nel saper disegnare e restituire su carta ciò che i racconti di Joe e i calcoli di Sal le trasmettono e, soprattutto, sa volare. Ovvero è in grado di uscire con la sua mente dal corpo e volare per rendersi conto con più precisione di cosa riportare nel suo disegno. 
Ed ecco che entra in gioco il terzo elemento: la visione dall'alto, la sua capacità di alzarsi e prendere distanza per poter scoprire e capire. 
Nel romanzo della Hunter questo lato 'magico' della storia, fortunatamente è molto misurato e non è mai predominante. Non è un super potere, è piuttosto un modo diverso di guardare. E' segnato, graficamente da una piuma che apre e chiude i testi che riguardano i suoi voli. Non sono molti, ma aprono riflessioni più ampie sul senso che un atto del genere possa avere per comprendere il mondo e, inoltre, costituiscono una bella immagine per poter raccontare quanto nel complesso processo di scoperta di parti del mondo sconosciute, il volo - in altre parole l'immaginazione, l'intuizione - siano necessarie. 
A tal proposito illuminante è la Lezione di storia di Franco Farinelli sul tema della scoperta: Cristoforo Colombo e l'America (edizioni Laterza, solo su Audible). 
In estrema sintesi, per scoprire è necessario vedere con lo sguardo che va oltre la linea del visibile, dell'orizzonte. Una visione che va oltre lo sguardo di tutti quelli che rimangono a terra. 
Quando l'uomo sulla coffa urlò di aver avvistato terra, e quindi di aver vinto il premio messo in palio dal capitano Colombo, si sentì rispondere, dallo stesso Colombo: No, io l'avevo già vista! 
Colombo non era un millantatore o un impostore: era vero che lui quella terra l'aveva già vista, nel momento in cui i suoi occhi erano andati oltre il visibile. 
il terzo elemento che valorizza questo libro è il racconto di un bel gioco di squadra.
Sul fatto che lavorare in gruppo sia una pratica 'vincente' non è il caso di soffermarsi per evitare della facile retorica, tuttavia la Hunter sulla complementarietà di questa squadra, e in apparenza solo di questa, costruisce una struttura solida: è brava a incastonare le attitudini di ciascuno in una trama complessa che non lascia nessuno indietro, pappagallo e asini compresi. 
Ora non resta che aspettare il seguito. Che altrove già circola. 

Carla

Noterella al margine: se interessati alla cartografia e a un ulteriore suo valore, quello 'salvifico', va letto il magnifico Il Segreto di Orbae, di François Place.

venerdì 3 giugno 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MISS DICEMBRE



Antonia Murgo, giovane autrice italiana, esordisce nel romanzo con ‘Miss Dicembre e il Clan della Luna’, pubblicato da Bompiani.
Si tratta di un romanzo fantastico la cui chiave è rappresentata dall’incontro fra Miss Dicembre, una ragazzina proveniente dal mondo circense, e l’Uomo Nero, Mister Moonro, e la sua famiglia.
Infatti viene assunta come tata per il giovane virgulto Corvin.
Al Clan della Luna appartengono sia Mister Moonro che i figli e il loro mestiere consta nello spaventare i bambini: di fronte a Miss Dicembre sta infatti l’Uomo Nero in persona, fatto di braci e di fumo, che si muove nella notte e s’introduce furtivo nelle camerette di bambini innocenti. Ma fa, in sostanza, il suo mestiere: senza paura non esiste coraggio, senza grandi paure non impariamo a gestire tutte le paure piccole e grandi che la vita propone.
Miss Dicembre, maldestra ma molto determinata, impara a gestire il giovane Corvin, che si infila nei bracieri e nei camini, ragazzino incandescente e imprevedibile.
Proprio mentre Miss Dicembre mette positivamente alla prova le sue doti di resistenza, ecco arrivare i cattivi della situazione, i Pungipolvere, determinati a distruggere il Clan della Luna, utilizzando un soffietto, in possesso della nostra protagonista, per scardinare i poteri magici dell’Uomo Nero e cancellare tutto il Clan dalla faccia della Terra.
Abbastanza superfluo entrare nei dettagli dell’epica battaglia, che vede coinvolti, oltre a Corvin e a Miss Dicembre, anche Ovest, l’altro figlio dell’Uomo Nero.
Basta dire che l’azione è velocissima, densa di colpi di scena e capovolgimenti di fronte che non consentono al lettore e alla lettrice di abbassare la guardia. Il vero punto di forza di questo romanzo, destinato a lettrici e lettori che amino il fantastico, sta nel linguaggio, nella ricchezza delle descrizioni, condite da sapiente ironia. Non c’è passaggio che non accenni ai vestiti, ai drappi, alle stoviglie e agli arredi della casa del Clan della Luna, ovvero Antonia Murgo riesce nel difficile intento di creare un intero mondo intorno a dei personaggi fantastici, fatti di fumo e faville.
L’esperienza cinematografica dell’autrice l’aiuta a creare personaggi che possiamo ‘vedere’ con l’immaginazione. Quanto al classico ribaltamento dei ruoli fra buoni e cattivi, questo romanzo si aggiunge alla serie che ha riabilitato lupi cattivi, orchi e altri personaggi minori.
Va detto che il romanzo ha meritatamente vinto il Premio Strega 2022 come romanzo d’esordio
La lettura è agevole e divertente, consigliata a lettrici e lettori fra i nove e gli undici anni, perfetta per allietare le giornate di vacanza.

Eleonora


“Miss Dicembre e il Clan della Luna”, A. Murgo, Bompiani 2022


mercoledì 1 giugno 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ORRIBILMENTE BUONO

La doppia vita di Medoro, André Bouchard (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2022 


 ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)
 
"Una notte d'inverno, mentre un vento gelato flagellava la città, un povero cane macilento vagava per le strade deserte in cerca di un misero pasto. Qualcuno da qualche parte stava cucinando una saporita cenetta. Lasciandosi guidare da quel profumo delizioso, il cane giunse alla porta di questa casa: sì proprio questa, col tetto a punta, e bussò senza indugio. Venne ad aprirgli un'anziana signora. Impietosita, fece entrare la povera bestia e le offrì il proprio cibo. In realtà quello era il lupo!" 

Ma non va detto, altrimenti la storia finisce già qui. 
La signora che era di buon cuore, visto che viveva da sola, decise di adottarlo. E fece quello che fanno le vecchie signore: cominciò a viziarlo. E il lupo fece buon viso a cattivo gioco, ossia si lasciò trattare come se fosse un cagnolino da grembo. Perché per lui la cosa importante era avere ogni sera la ciotola piena di leccornie. Certo sottoporsi a lavaggi con il bagno schiuma, oppure a trattamenti di manicure e pedicure, o peggio, a concerti al pianoforte (in cui lui era il pianista) o a estenuanti visite al museo, metteva a durissima prova la sua pazienza (e forse anche l'indole), ma per quella ciotola piena, avrebbe fatto anche ben altro. Fino al giorno della disgrazia... 

© André Bouchard


L'anziana signora scivolò e si ruppe una gamba e fu portata d'urgenza in ospedale. Di Medoro nessuno si occupava più e la ciotola rimase vuota. Al terzo giorno di attesa Medoro decise di andarsene e di ricominciare esattamente dal punto in cui lo avevamo visto vagare affamato per la città, quando era lupo macilento. Fino al fatidico mattino in cui annusò quel meraviglioso profumo che usciva dai cestini della merenda di una combriccola di bambinetti al parco... 

Un dettaglio: il nome di André Bouchard non va per nulla confuso con quello di Andrea Bouchard. Sono due persone diverse e con due modi di raccontare lontani anni luce. 
André Bouchard, quello nato a Rennes, si riconosce per il suo guizzante senso dell'ironia con la parola e con il pennino (così tanto tratteggio e così tanto bianco e nero sono una gioia per lo sguardo in cerca di dettagli.) 
L'altro Bouchard, invece, guizza molto meno. 

© André Bouchard


Qui si parla di quello di Rennes, ovviamente. 
A prescindere dal colpo di coda finale, che fa scoppiare in una risata sonora chiunque - tranne i cani e i lupi macilenti - il libro scoppietta fin dal principio. 
Si passa da un tono sussiegoso da racconto notturno, con una raffinata scelta di parole che nella traduzione brillano, che ha il fine di immergere il lettore in una precisa atmosfera, per poi stupirlo con una frase a lui personalmente rivolta. Poi il tono riprende a essere quello consueto, per poi tornare di nuovo a chiedere in modo diretto la complicità del lettore: "ma non ditelo a nessuno, altrimenti la signora scapperà urlando e la storia finirà in un baleno!
Ecco fatto: nessuno più avrà voglia di richiudere il libro e fare altro. 
Il lettore è dentro fino alle orecchie. La storia prosegue e le parole fanno un passo indietro, si fanno volutamente generiche per lasciare campo libero alle immagini che per ben sei pagine diventano assolute protagoniste della scena. Poi arriva una iperbole, e poi la curva a gomito, con il cambio repentino di scenario. La disperazione e poi la riscossa con un divertente dialogo contrappuntistico tra immagini e testo: Al lupo! Al lupo! si legge e di fronte effettivamente c'è un famelico lupo che si lecca i baffi, mostra gli artigli affilati, e gli occhi gialli concentrati sulla vittima (che potrebbero essere i lettori stessi, se distratti), il pelo nerofumo e folto e poi, gli occhi vedono un vezzoso fiocco celeste che gli tiene legata la frangetta e al collare la medaglia, con la M di Medoro. 

© André Bouchard

E a proposito di medaglie, non si può non pensare al racconto di Saki, Il narratore, in cui le medaglie sono dirimenti per l'andamento finale della storia. Storia che, implicitamente, allude alla forza delle parole per tenere viva l'attenzione di chi ascolta. 
Lì c'è la narrazione di una fiaba in cui una bambina, Bertha, è orribilmente buona. 
La frizione che si crea tra orribilmente e buona sprigiona una scintilla di interesse. 
Tutto ruota intorno a questo contrasto. 
 Tutto questo André Bouchard lo ha molto ben chiaro. 
L'ambiguità visiva che compare nella penultima immagine in cui i cestini della merenda sono tutti a terra saccheggiati, e i ragazzini tutti spariti all'improvviso lasciando a terra palette e secchielli sparsi, nessuna traccia di mamme, nonne e tate, lascia uno spiraglio di speranza al fatto che il lupo sia davvero ridiventato lupo. 
Tanto più forte sarà l'impatto con la pagina finale! 
Pagina che della favola di La Fontaine è sonora smentita. 
Aspettiamo trepidanti altri libri di Bouchard, ben inteso quello di Rennes.

Carla