lunedì 13 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ORA VUOTA 

Quando tornerà Hadda? aNNe Herbauts (trad. Maria Pia Secciani) 
Edizioni Clichy 2023 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Quando tornerà Hadda? 
Ma sono qui, tesoro mio, senti, hai addosso la mia luce. 
Quando tornerà Hadda? Ma sono qui, stellina mia, guarda, hai la mia volontà. 
Quando tornerà Hadda? 
Ma sono qui, ragazzo mio, lo so, vedrai oltre l'orizzonte." 

In una grande casa, piena di luce e di tracce di vita, piena di mobili e di cose, le finestre aperte e le tende che si muovono con il vento, giocattoli un po' ovunque sulle mattonelle dei pavimenti, scarpe appena tolte, borse della spesa appoggiate, giornalini un po' sparsi, un piatto di sardine sul tavolo della cucina che aspettano di essere pulite e cucinate. 


Una sola cosa sembra mancare: la presenza di qualcuno, se non nello sguardo che attraversa stanza dopo stanza. 
E in tutti questi ambienti luminosi si sentono due sole voci fuoricampo: la prima, insistente, che sembra proprio quella di un bambino, che ripete sempre e solo la stessa domanda: quando tornerà Hadda? e la seconda, quella di Hadda che a un suo ritorno non allude mai, come se non ce ne fosse bisogno, perché lei, il suo mondo, la sua luce, la sua dolcezza è lì, e in molti luoghi ancora, e sempre ci resterà. 

Anne Herbauts è sempre stata capace di offrire nei suoi libri un punto di vista molto personale, sempre capace di farci vedere che cosa c'è al di là delle apparenze, e a voler essere più precisi, a vedere cosa il vuoto, l'assenza, possa significare e portare in sé. 
"Il vuoto è il luogo dove le cose possono avvenire", così recitava la presentazione di una mostra a lei dedicata a Bologna nel lontano 2007 e che proprio dal titolo di un suo libro meraviglioso prendeva il nome: L'ora vuota. 
Pensiamo anche al libro Lunedì che con il vuoto e l'assenza ha molto a che fare, a partire dalla copertina piena di nulla intorno a lui, Lunedì. O ancora il suo lento svanire con il procedere della storia, fino ad arrivare alla sua assenza che però non è sparizione, ma percezione diversa della sua presenza.


L'altro aspetto che caratterizza la poetica di Herbauts sta nel suo bisogno di interrogarsi e di interrogare anche i suoi lettori su grandi domande, quelle stesse che si pongono i bambini e che non prevedono una risposta veloce e superficiale, ma al contrario un pensiero lento e profondo: 
Di che colore è il vento? oppure Cosa fa la luna di notte? 
Ecco, in questo libro troviamo intrecciate magnificamente entrambe le questioni. 
Un assiduo domandare da parte di un bambino circa un vuoto, una assenza, da colmare. Alcuni indizi hanno fatto pensare che dietro quel nome che rappresenta la grande assente, Hadda, ci sia una nonna. E probabilmente è così. Ma lo è solo in modo strumentale per dare a un bambino una forma di mancanza che possa capire, per dare alle sue tavole un soggetto il più concreto possibile, ma in realtà dietro il nome Hadda e dietro gli occhiali e le chiavi sullo stipo ci si potrebbero nascondere anche molte altre partenze. Disegnare ciò che non c'è e nello stesso tempo attestarne la presenza è - per paradosso - più facile che invece raccontarlo a parole.
 

Anne Herbauts si prende dodici tavole per dirlo con pastelli e qualche collage e undici volte si dà l'occasione di trovare con le parole la risposta, le risposte. Si tratta di brevi frasi, sempre introdotte, come un ritornello, da una visione diversa rispetto alla domanda. 
Al ripetersi del Quando tornerà?, risponde sempre una voce che smentisce la partenza: Ma sono qui (ed ecco che anche qui capita quello che era capitato in Lunedì: cambia il senso da attivare per percepire, non più gli occhi, ma le dita lì, e anche qui si dimostra che se gli occhi non vedono, non significa che qualcosa manchi davvero. Il cinema ce lo ha insegnato con il fuoricampo). 
Tutte le risposte hanno fili che le tengono assieme: la tenerezza, la fiducia e la forza del ricordo. 
Le dodici tavole invece sono costruite attraverso uno sguardo fuoricampo, appunto - che coincide con quello del lettore, circostanza che letteralmente lo chiama dentro l'esperienza visiva  - che vaga per le stanze dove, da una parte non si coglie la presenza fisica e dall'altro invece, attraverso miriadi di dettagli, si allude proprio a questa presenza. 


In sostanza, la Herbauts tanto con il testo quanto con le immagini applica un criterio a lei caro: ti mostro qualcosa e nello stesso tempo ti offro un sistema per vederlo, percepirlo, interpretarlo in modo diverso. Su tutto questo si diffonde una qualità del disegno, una vera e propria sfida personale: dai quadri e le foto alle pareti, ai pattern di pavimenti, parati e tessuti, dalla botanica sul balcone al lampadario in soggiorno, che provoca un piacere in senso estetico che raramente si incontra. 

 Carla

venerdì 10 febbraio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL PARADISO DEI MATTI


Come più volte sottolineato in questo blog, l’opera dello svedese Ulf Stark è oggetto di un rinnovato, e meritato, interesse; dopo Iperborea, tocca a Feltrinelli recuperare un testo che aveva avuto già due edizioni e che ora viene riproposto, sempre con la traduzione di Laura Cangemi, nella collana Universale Economica Feltrinelli Ragazzi.
Il testo originale è del 1984 e precede di diversi anni ‘La grande fuga'. In realtà questo romanzo racconta due storie insieme, che si intrecciano strettamente: una, la principale, è quella di Simone, dodicenne con una leggera vena di follia e dal nome francese, che può indurre a imbarazzanti equivoci: è una storia che racconta del trasferimento della famiglia in un quartiere periferico di Stoccolma, dell’ingresso in una nuova scuola, con tutto quello che comporta; l’altra storia vede al centro del racconto il rapporto fra Simone e il nonno, che fugge dalla casa di riposo per passare il tempo che gli è rimasto con la famiglia.
Il primo filone narrativo utilizza un registro ironico e descrive con un certo gusto del grottesco le vicissitudini di Simone, nome proprio femminile francese, che a scuola viene scambiata dall’insegnante, soprannominata Cutrettola, per un maschio: Simon, nome proprio maschile. I diavoletti che albergano nella testa di Simone colgono la palla al balzo e Simone decide di stare al gioco, dando vita ad una serie di situazioni esilaranti. Di lei si innamora una ragazzina, baciata contro voglia e maldestramente, mentre Simone accetta tutte le sfide lanciate dai maschi, primo fra tutti Isak.
All’originalità, Simone è abituata: sua madre, illustratrice per riviste di moda, veste in modo stravagante e convive con Yngve, destinato a subire le stravaganze di madre e figlia. E non la spaventa dover inventare ogni giorno mille stratagemmi per nascondere, a scuola, la sua vera identità.
Il secondo filone narrativo, pur continuando a utilizzare uno stile sottilmente ironico, usa in realtà un altro registro: il centro di questa narrazione è rappresentato dal viaggio all’isola di Möja, dove il nonno aveva una casa in cui è vissuto fino alla morte della moglie. Arrivato qui, in sedia a rotelle, suona per l’ultima volta il violoncello, mette a posto le stanze e chiude la casa per sempre. Questo episodio viene, molti anni dopo, messo al centro del romanzo ‘La grande fuga’.
Il nonno ha capito che non gli resta molto da vivere e decide di salutare tutti con una grande festa in giardino, fra petali volteggianti e api.
In questo romanzo, che consiglierei a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, si intravedono moltissime tematiche: dal rapporto fra le generazioni, alle difficoltà della crescita, alla scoperta della propria identità sessuale. Un romanzo denso che in nessun momento scade nel didascalico, al contrario riveste i personaggi con uno sguardo ironico e affettuoso nello stesso tempo, osservando gli ingenui tentativi dei più giovani con la stessa partecipazione con cui descrive la malinconia dei vecchi.
La vecchiaia in Stark non è mai rancorosa, al contrario è segnata da una sorridente serenità anche di fronte all’inevitabile fine; il nonno di Simone è una presenza confortante, l’unica persona a cui la ragazzina può confidare le sue bravate.
Il linguaggio dell’autore svedese è ricchissimo di metafore che, uniformandosi al momento in cui sono inserite, diventano prosaiche o poetiche, talvolta spiazzanti.
Per la sua ricchezza e originalità, anche questo teso di Stark è da considerare necessario per i ragazzi e le ragazze che amino testi intelligenti e scritti con grande maestria.

Eleonora

“Il paradiso dei matti”, U. Stark, trad. L. Cangemi, Fetrinelli 2022





mercoledì 8 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INIZIA SEMPRE TUTTO CON UNA STORIA

Morris
, Bart Moeyaert, Sebastiaan Van Doninck (trad. Laura Pignatti) 
Sinnos 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"'Qui' gridò Morris. L'animale si girò ancora un istante, poi fu come se venisse inghiottito dalla neve. Morris si girò a sinistra, e si girò a destra. Sperava di vedere muovere chiazze nere da qualche parte sulla neve. Ma quello che sperava Morris non successe. 
Houdini era scomparsa. 
Morris pensò quello che pensava molto spesso: che tutto cambia sempre, proprio quando non vuoi. Naturalmente allora tutto cambiò di nuovo. 
Smise di nevicare. 
E lui era lì, al freddo, senza cane." 

Morris vive - solo per un po' - con la sua nonna che va matta per la sua canetta sempre fuggiasca. E compito del bambino è quello di andarla a recuperare per bricchi, con due pezzi di salame in tasca. 
Anche questa volta, sotto una nevicata mai vista, Houdini si è divincolata dall'abbraccio e ora chissà dov'è. 
Così Morris, che ha imparato a conoscere quella montagna, nonostante la neve ovunque, prova a cercarla, ma al suo posto incontra un ragazzo con il suo montone, Ajax. 
Non è amicizia a prima vista: il ragazzo sembra un duro, ma Bart non dà segno di voler indietreggiare. E così, quando il vento diventa bufera, complice il rifugio di fortuna che condividono, le durezze tra i due parrebbero risolversi. Fino alla repentina partenza del ragazzo con il montone. 
La notte si sta avvicinando, lucine dal paese si stanno staccando per salire in montagna, Morris gli va incontro fino a incrociare sui suoi passi il gelido signor Peck con un sacco per le patate, in cui un cane prigioniero si sta divincolando. 
A Houdini è sempre bastato poco per scappare, ma questa volta la sua direzione non è verso la libertà ma verso la giacca calda di Morris. 
Al signor Peck, sfuggitogli il cane, tuttavia, piace avere una preda e Morris accucciato nella neve è perfetto. Non ha fatto però i conti con coloro che lì non dovrebbero essere: il ragazzo e il suo montone, o per meglio dire, suo figlio e il suo montone. 
E siccome è proprio vero che tutto cambia sempre, proprio quando non vuoi, quello che sembrava un finale di storia già segnato dal male non lo sarà. 

Accidenti, che potenza. 
Che Moeyaert sia un eccellente scrittore e la Pignatti la sua valente voce italiana per Sinnos, non credo vada ancora dimostrato, ma in Morris, con le sue scarse sessanta pagine, riesce a concentrare così tanto valore che diventa anche difficile ragionarci senza perdersi pezzi importanti lungo la strada. 
Forse la cosa che appare più evidente è la sua capacità di essere elusivo. In qualche modo dimostra di saper usare uno degli strumenti principali dello scrittore, ossia il silenzio. 
Moeyaert tace. Sa tacere quando è il momento giusto per farlo. Per esempio, avvolge nel silenzio le prime 5 pagine. Tace su quel 'è meglio così' e lascia a chi legge il compito di annodare i fili. 
Tace sull'abete più storto del solito e Van Doninck ci scherza su.
 

E fa tacere anche i suoi personaggi: un po' come accade a Morris che tiene per sé alcuni pensieri su Peck che, se detti, diventerebbero molto pericolosi. O ancora quando tace nel percepire il pianto sommesso del ragazzo tra i Ricci. 
Il silenzio porta con sé la pazienza. Infatti, silenziosa e paziente è la nonna quando Morris di notte si sente solo e piange; lei aspetta che il suo respiro si regolarizzi poi dice una frase qualsiasi, che le lenzuola hanno un profumo buono, e chiude con 'sogni d'oro Superman'. 
E paziente è anche Moeyaert nel respiro lungo e cadenzato (adatto per le storie di montagna) che dà alla sua storia e nel tempo che si prende per la scelta delle parole. Circostanza che porta inevitabilmente a testi in grado di toccare la perfezione. E allora perfetto è il contrasto tra Piccoletto e Superman. Illuminante quel 'quasi' che potrebbe passare inosservato a proposito dell'essere fortunati. Perfetto è il nome del cane.


Elusivo, paziente, ma anche sapiente. 
Moeyaert infatti racconta una storia che è quella, unica, ma all'interno di questa trama singolare incastona perle di sapienza, per renderla ancora più bella e duratura, così come la nonna di Morris cuce assieme i suoi quadrati di stoffa che si trasformano in qualcosa di bello e destinato a durare: coperte patchwork. 
Ecco, le perle di saggezza che Moeyaert dissemina qui e là tutti le possono riconoscere, quindi sono universali. Ti colpiscono per essere così perfette nella loro rotondità e lucentezza. La prima: inizia sempre tutto con una storia. La seconda: quando piangi da solo, in segreto, non finisci mai del tutto il pianto. La terza: se taci, scompari a metà. La quarta: una cosa che serve è tenere alto il mento. La quinta: con un nome esisti più che senza
Elusivo, paziente, sapiente, ma anche evocativo.


In questo racconto, complice anche 'l'impressionismo' delle tavole, i sensi sono sempre in all'erta: senti il freddo che sale, vedi la luce che va giù, percepisci il rumore del silenzio, senti un cane in lontananza, vedi la nevicata potente, ti scaldi al calore di una casa, vedi le lucine che salgono dal paese, ti sembra di assaggiare la torta di pere e annusare la cannella e toccare il pezzo di salame. 
Elusivo, paziente, sapiente, evocativo, ma anche metaforico. 
Mi verrebbe da dire che se non sai essere metaforico, è inutile che tu scriva libri che poi finiranno in giovani mani. 
Per brevità è meglio elencare. La prima: lo sportello nelle nuvole. La seconda: nell'aria non c'era nemmeno posto per l'aria. La terza: lo schiocco dello schiaffo, che spegne di colpo tutte le lucine. La quarta: trasformare le parole in una specie di gomma americana e, ultima, in questa giornata di febbraio piena di gelo una pecora porta tre giacche, un montone probabilmente anche quattro
Beato il montone e beato chi legge Morris. 

Carla

lunedì 6 febbraio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

PRENDIMI PER MANO


In una stanza d’ospedale s’incontrano due giovani, Antoine e Chloé, lui per una frattura del mignolo, lei per un’operazione all’anca; da questo elemento del tutto fortuito scaturisce la trama che anima il romanzo di Olivier Adam, ‘Prendimi per mano’, pubblicato da Camelozampa.
La narrazione alterna le voci di lui e di lei e intreccia il presente e la rievocazione di quella notte fatale.
I ragazzi sono entrambi orfani di padre, sono adolescenti come tanti, confusi, soli, alla ricerca di qualcosa che nemmeno sanno dire cos’è. Per questo quella notte è speciale, quando si ritrovano affiancati nella camera d’ospedale in attesa di essere operati; dalla finestra vedono cadere i primi fiocchi di neve e decidono di uscire clandestinamente per regalarsi un momento che sia solo loro.
Vanno in riva al fiume, dove l’acqua comincia a gelare; è un momento di libertà assoluta che possono vivere solo insieme, superando la solitudine che li tiene prigionieri.
E dunque: un ragazzo e una ragazza spaventati, una camera d’ospedale e una folle notte in cui tutto può avvenire, in cui insieme scoprono emozioni, attrazione e distacco. Infatti, il giorno dopo le loro strade si dividono nuovamente, lui dimesso, lei presa da un lungo percorso di riabilitazione.
Naturalmente, si cercano, senza fortuna, e il pensiero di ritrovarsi diventa ossessivo per entrambi.
Il romanzo di Adam è una classica storia d’amore fra adolescenti, che fotografa quella loro particolare solitudine che nasce dalla convinzione di non essere capiti; e paura del domani, nella forma di una malattia o nella forma di una vita che appare monotona e vuota.
La trama segue un filone narrativo già percorso, incontri casuali, amore travolgente e imprevedibile, separazione e ritorno; originale, però, è la gestione dei tempi che l’autore concentra in una notte speciale e dilata nei giorni seguenti, nel ritorno alla normalità, nel presente. La singolarità di un incontro diventa un assoluto, la chiave di volta per rendere la vita e il futuro accettabili.
Questa è una visione del tutto consonante con il punto di vista degli adolescenti, che della ricerca di assoluto fanno una vocazione.
Ma se questo corrisponde a una visione romantica della vita, lo scrittore francese riesce bene a calarsi anche nelle paure e nella solitudine dei due adolescenti, paure e solitudine che raramente appaiono evidenti agli occhi degli adulti.
Consiglio la lettura a ragazze e ragazzi alla ricerca di storie emozionanti e coinvolgenti, a partire dai quattordici anni.
Una parola in più va spesa per la traduzione collaborativa, operata da un gruppo di studenti e studentesse del Corso di lingua, linguistica e traduzione francese, coordinati dalla Professoressa Mirella Piacentini dell’università di Padova. Va anche detto, ed è cosa meritoria, che il libro è stampato con i caratteri ad alta leggibilità.

Eleonora

“Prendimi per mano”, O. Adam, Camelozampa 2023




venerdì 3 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

I PASSI DA FARE 

L'albero di lillà, María Teresa Andruetto, Mara Cerri 
(trad. I. Carmignani, C, Balestri, E. Casali, R.Cazzato Lombardi, F. Febi, C. Innocenti-Corso FUSP)
Gallucci 2022 


POESIA 

"Lei uscì di casa. 
Attraversò la strada, 
 superò la piazza e passò accanto 
 al lillà in fiore. 
Lanciò un'occhiata all'uomo. 
Poi all'albero. 
Ma non si fermò 
Era uscita a cercare, 
e aveva fretta."

L'uomo che era seduto sotto il lillà la vide allontanarsi e scomparire, perché lei era in cerca. E per cercare nel mondo intero. 
L'uomo incontrato a Nord non era ciò che lei cercava e non lo erano neanche quelli a Sud, a Est e a Ovest. Ciascuno di loro aveva però una caratteristica diversa che la colpiva: le mani di seta, i piedi alati, la voce rotta... 
Fu la zingara incontrata per caso che l'avvertì che colui che lei stava cercando per il mondo era seduto sotto un albero di lillà. 
Lei tornò sui suoi passi e riattraversò il mondo... 

Quando l'incanto dell'Andruetto incrocia quello della Cerri, questo è quello che può capitare. 
Un grande albo pieno di bellezza allo stato puro che sommerge. 
Provare ad arginare la bellezza entro i confini di una definizione è inutile. 
Provare a restituirla a parole in tutta la sua potenza è inefficace. 
Le uniche cose che si può tentare di fare da qui sono due. 
Partiamo dalla seconda: consigliare di prendere in mano questo libro, in silenzio, guardarlo, leggerlo e farsi inondare. Ognuno per sé.


La prima,invece, è quella di abbassare lo sguardo, puntandolo su singoli dettagli. Pagina dopo pagina, in mia compagnia. 
Il primo verso della prima strofa. Piccolo è l'uomo e nulla si sa di lui. Grande è il lillà con la sua ombra e la sua fioritura. 
Mara Cerri ce lo restituisce così, sottolineando i rapporti di forza: una natura preponderante: carnose le foglie a sinistra, acceso il rosso inaspettato e dissonante dei suoi fiori. La pelle del ragazzo riflette i colori circostanti. L'effetto che provoca è quello di essere assorbito dal verde e dal rosa che lo circondano. 
Nelle successive pagine, nella carrellata dei personaggi che interrogano l'uomo su cosa stia facendo - invece di lavorare, conquistare una donna, giocare, essere felice -, tanto María Teresa Andruetto quanto Mara Cerri spostano lo sguardo sull'umanità. 


Lentamente esce dal testo e dalla scena il giardino e la sua potente natura, entrano i dialoghi e nelle tavole si arriva fino alla pagina bianca con un eco di quel rosso iniziale. Tutto lo spazio va ai personaggi, ai loro volti. 
La seconda strofa è dedicata a colei che è in cerca. 
Come nel testo, così nella grande tavola entra in scena, per uscirne immediatamente dalla sinistra. 
Un gesto e un'occhiata veloci, un abito (ah, averlo...) blu lapislazzuli. Uno sguardo veloce, distratto e trasverso verso chi legge e l'uomo sotto l'albero, dalla parte opposta della doppia pagina, quasi trascolora. Lo si vede esattamente come potrebbe averlo intravisto lei. Occorre cercarlo con attenzione per volerlo notare davvero. 
I versi successivi sono dedicati a cosa noti lui nel vederla attraversare senza fermarsi lo spazio davanti a sé.


Mara Cerri riutilizza la pagina bianca - forse una delle più emozionanti del libro - contrapposta al mare di rosa e di verde che segnano ciò che lui vede, riabbassando lo sguardo dopo che lei è passata senza avvicinarglisi. 
Laddove la poesia accelera, i diversi incontri ai quattro angoli del mondo, e si movimenta, altrettanto fa Mara Cerri che cambia spesso la scala delle proporzioni. 
Poi arriva lei, la terza e ultima strofa che, a livello visivo, ospita l'altra tavola che, fosse anche da sola, sarebbe in grado di sostenere il valore del libro. 
Tanto nel testo quanto nelle tavole, la presenza e le parole della zingara sono necessarie. 


Un luccichio nella bocca, le rughe profonde, un occhio più chiaro che sembra spento. 
Tanto è nitida lei, tanto è ambiguo il volto successivo che si compone di disegni sovrapposti, esattamente come accade nella nostra testa quando torniamo al passato, attraverso la memoria: immagini che si accavallano e si confondono. 
Tutto ritorna da dove è partito: all'albero di lillà e tutto si riempie di nuovo di verde e di rosa, ma anche di occhi grandi pieni di stupore nel constatare che - come in un tango argentino - i passi nella vita devono essere tanti, ma devono essere quelli e non altri. 

Carla 

Noterella al margine. Si legge nella pagina dei crediti, quanto segue a proposito di Mara Cerri: "Dopo aver frequentato la Scuola del Libro di Urbino, si è dedicata all'illustrazione, spinta dalla curiosità di ricercare relazioni tra parole e immagini." Si può dire con sicurezza, obiettivo raggiunto.

mercoledì 1 febbraio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MINISTERI OCCULTI



Nel romanzo dell’olandese Sanne Rooseboom, pubblicato da Terre di mezzo, si racconta proprio di un misterioso Ministero che, con i suoi funzionari sotto copertura, provvede a risolvere i problemi delle persone comuni, ma senza rendere nota la propria meritoria azione.
‘Il Ministero delle Soluzioni’, che ha la copertina firmata dal noto illustratore Mark Janssen, è il racconto delle avventure di tre amici, che si trovano coinvolti in un intrigo in cui le necessarie buone azioni vengono contrastate dall’insidiosa setta degli Argentei, votati al sabotaggio del Ministero.
Tutto comincia da una lettera trovata da Nina nella borsa da lavoro del padre, che è postino; è indirizzata a questo misterioso Ministero ed è firmata da un ragazzino di nome Ruben, che racconta le vessazioni subite a opera di una bambina terribile, Sophie, e delle sue amiche.
La curiosità è troppo forte, così Nina, insieme all’amica Alfa, comincia a indagare intanto per individuare Ruben; una volta trovato, cosa poi non troppo difficile, organizzano una festa a casa sua per consolarlo dell’isolamento patito a causa della perfida Sophie; i tre diventano amici e Ruben fa conoscere alle due ragazzine una misteriosa vicina di casa, la signora Vis, ormai cieca; la gentile vecchietta li introduce ai misteri del Ministero, convincendoli a cercare di ricostruirne la sede olandese, chiusa da tempo.
Ecco, allora, i tre coraggiosi ragazzini lanciati nella soluzione di diverse situazioni: c’è il muretto del quartiere in cui vive il padre di Alfa, importante per tutti i ragazzi che giocano in strada e che Sophie vuole far demolire; c’è il signor Barremans, che vive solo in una barca e non ha più contatti con nessuno; infine c’è Noria, una bambina afgana, chiusa nella sua solitudine dopo la morte della mamma.
I nostri protagonisti sono intraprendenti e decisi a risolvere questi casi, per quanto possano apparire complicati, ma devono soprattutto contrastare i sabotaggi degli Argentei, nemici giurati del Ministero, che hanno assoldato Sophie e le sue amiche.
Molta azione, ritmo sostenuto, linearità della narrazione rendono questo romanzo, il primo di una serie, una lettura divertente per lettori di nove, dieci anni. Lo spunto di partenza è originale, anche se a me ha richiamato un po’ il Ministero della Magia, con cui condivide la clandestinità e le buone intenzioni. L’intreccio di diverse storie, i casi che i tre protagonisti devono risolvere, non appesantiscono la narrazione, anzi la rendono più avvincente per un pubblico che ha bisogno di trovare nelle storie molte azioni e qualche colpo di scena.
Consiglio la lettura a bambine e bambini avventurosi, dai nove anni in poi.

Eleonora

“Il Ministero delle Soluzioni”, S. Rooseboom, Terre di Mezzo 2023





lunedì 30 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SEMPLICE COME BERE UN BICCHIER D'ACQUA

Il signor Filkins nel deserto, Quentin Blake (trad. Luigi Berio) 
Camelozampa 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

 "Si era messo in cammino per andare a festeggiare il suo novantesimo compleanno con la nipote Miranda e la sua famiglia. 
Si era mangiato tutti i tramezzini al formaggio, ma per fortuna nello zainetto aveva ancora una bottiglia con un po' di acqua minerale frizzante. 
Era una giornata molto calda e il viaggio sembrava davvero molto lungo. Ogni tanto si chiedeva se ce l'avrebbe fatta ad arrivare a destinazione. 
Sapeva che il deserto pullulava di creature poco piacevoli." 

Le creature spiacevoli sono lo Snervio, che mr Filkins evita nascondendosi dietro una roccia, quindi un Cianfrusaglio che schiva arrampicandosi su un albero stento. 
Ma è lo Zagoberto quello che lo terrorizza più di ogni altro. 
Ed effettivamente uno Zagoberto è sul suo cammino, ma a guardar bene sembra inoffensivo perché è a terra semi secco e con tre occhi già chiusi: sta morendo di sete. 
Per quanto uno possa essere spaventato, tuttavia di fronte a una così grande emergenza, il pensiero di tirare dritto e lasciarlo lì a finire di essiccarsi al sole cocente del deserto neanche lo sfiora. 
Quel po' di acqua minerale frizzante basterà per lui e lo Zagoberto. 
E così avviene: alzatosi sulle sue sette zampe, riaperti i suoi sei occhi, si mette in groppa Filkins e con lui attraversa tutte le asperità del deserto per arrivare in tempo alla festa di compleanno, dove tutti lo aspettano per brindare... con l'acqua minerale frizzante! 

Lunga vita a Mr Filkins e di conseguenza lunga vita a Sir Quentin Blake che, coetaneo del suo personaggio, ma guarda il caso..., prende china e pennelli e scrive e illustra la storia di Mr Filkins e la dedica a Dick Edwards e a l'Hastings Storytelling Festival nel 2016, di cui lui stesso è angelo custode e mecenate. 
Come nella migliore tradizione, anche qui si ritrovano i caratteri distintivi del Blake scrittore, ossia la semplicità di una storia, un buon sense of humor, una qual ricercatezza venata di follia nella nomenclatura di luoghi o personaggi, una gentilezza e un'allegria radianti e diffuse, un lieto fine. 


Tra tutte queste caratteristiche, trova posto il Blake illustratore con il suo segno a china che anche sessant'anni fa era così volutamente tremolante e solo apparentemente impreciso, con i suoi acquerelli ancora più anarchici del disegno, e con il suo dominio assoluto dello spazio del foglio. 
Come accade di norma quando si ha davanti una storia scritta e illustrata da Sir Quentin, così come accade anche in questa ultima, ci si diverte e si ride parecchio.

 
Un sensibile contributo alla risata qui lo porta Luigi Berio che, da grande e devoto conoscitore e cultore di Blake, capta al volo il tono giusto per tradurre lo Snerg in Snervio e il Clutterbunk in Cianfrusaglio, per poi arrendersi di fronte alla perfezione del nome dello Zagobert e dei suoi parenti, compresa la Emily-Francesca, tale e quale nell'originale. 
Ma torniamo alla semplicità delle sue storie. 
Per essere grandi non è affatto necessario essere complicati, anzi. 
E Quentin Blake è la prova vivente che una buona storia può essere fatta di pochi ingredienti, a patto che siano quelli giusti e il dosaggio sia corretto.
In fondo, a voler essere pignoli, qui tutto ruota intorno a mezza minerale. 
A partire dai risguardi decorati a bicchieri pirotecnici e scoppiettanti di bollicine di anidride carbonica.
Sorge quindi spontaneo il paragone tra una bottiglia di acqua minerale frizzante e il tipo di storie che Quentin Blake va raccontando da sempre: sia l'acqua sia le sue storie sono trasparenti, sono tutte e due di facile reperimento e molto ben riconoscibili da chiunque.
Entrambe vanno giù che è un piacere. 


Entrambe hanno la capacità di migliorare una condizione di partenza, perché entrambe sono in grado di soddisfare un desiderio, o forse sarebbe meglio dire, un bisogno. 
Entrambe hanno in sé un ingrediente misterioso che le rende scoppiettanti. 
Ma soprattutto, entrambe sono necessarie per vivere. 

Carla

venerdì 27 gennaio 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

BIOMIMETICA


Un originale, interessante libro illustrato dedicato ad una disciplina poco conosciuta e molto trasversale: la biomimetica, ovvero la creazione di oggetti, tecnologici o di design, a partire dalle caratteristiche di un oggetto naturale. A tentare l’impresa sono Emmanuelle Walker, che ha ottenuto la menzione come opera prima alla Bologna Children’s Book Fair nel 2016, e Séraphine Menu: insieme firmano un libro dal titolo ‘Biomimetica. La natura come modello’, pubblicato da Il Gatto Verde editore, dall’edizione originale della canadese La Pastèque.


L’argomento in sé è interessante e capace di stimolare la curiosità inventiva dei bambini, che sanno trasformare l’uso degli oggetti e inventare aspetti fantastici di ogni cosa e di ogni vivente. Ma il libro non prende questa piega, al contrario è una rassegna di come già la tecnologia si sia appropriata di spunti ‘naturali’ per la realizzazione di nuovi oggetti e materiali: dopo una lunga introduzione, le autrici entrano nel dettaglio di alcune invenzioni tecnologiche che si sono ispirate alla natura. Un esempio per tutti, il radar, ispirato agli ultrasuoni emessi dai pipistrelli. Dalla biomimetica hanno tratto idee innovative anche la medicina, che ha preso spunto dal sistema cardiaco delle balene per ideare il pacemaker l’architettura, che ha copiato il sistema di termoregolazione dei termitai; e ancora la produzione dei tessuti e la moda.

La materia è quanto mai interessante anche dal punto di vista storico, basti pensare alle invenzioni di Leonardo da Vinci.
Le illustrazioni di Emmanuelle Walker si ispirano all’infografica: il testo si inserisce direttamente nell’immagine, che prende tutta la pagina, o la doppia pagina; tuttavia il testo ha un ruolo essenziale, senza il quale non si potrebbe comprendere l’immagine; i margini netti, i colori definiti e squillanti rendono queste pagine accattivanti per lettori anche alle prime armi, anche se poi, nel dettaglio, alcune informazioni richiedono almeno otto anni.
Il Gatto Verde editore, nato da poco, mostra già uno spiccato interesse per la divulgazione: è in corso di pubblicazione il titolo che ha vinto l’anno scorso a Bologna per la categoria no fiction, dedicato ai vulcani: il titolo italiano è ‘Mostri sacri’. Mi sembra un progetto editoriale di sicuro interesse, una bella novità nel settore della divulgazione.
Spero proprio che i genitori non si spaventino per l’argomento inconsueto e che regalino questo libro a bambine e bambini dalla curiosità insaziabile.

Eleonora

“Biomimetica, E. Walker e S. Menu, Il Gatto Verde edizioni 2023




mercoledì 25 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TOCCARE  CON MANO

Tutti i cari animaletti, Ulf Nilsson, Eva Eriksson (trad. Laura Cangemi) 
Iperborea 2022 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un giorno ci stavamo annoiando e avevamo voglia di fare qualcosa di bello. Ester fu tutta contenta quando trovò un bombo morto. 'Oh, è così triste, oh, è così terribile' disse. 'Finalmente succede qualcosa!' Il bombo era peloso e a strisce, con le ali sbilenche e le zampette scomposte. 
Ester se lo mise sul palmo e gli accarezzò la schiena. 'Ti voglio bene, bombino mio', disse con voce rotta. Era sempre molto coraggiosa. 
Io ero piccolo, invece, e avevo paura sia della vita che della morte. Neanche conoscevo qualcuno che era morto." 

Così prende l'avvio una giornata molto proficua per quei due bambini che erano sull'orlo della noia. Mettono su una fiorente attività di sepoltura di piccoli animali trovati, passeggiando nei prati. Qualche bastoncino, scatole per i sigari ormai vuote, qualche seme per i fiori, una matita e un foglio di carta per la lapide. Alla Funerali SpA si aggiunge anche il piccolo Putte che, però, di morte non ne sa proprio nulla. 
Ma tutto si impara a questo mondo. 
Visto che dopo una o due sepolture il mestiere lo si può ritenere acquisito, la vera imprenditrice, ossia Ester, la maggiore dei tre e la più coraggiosa, decide di ampliare il raggio di azione, offrendo il proprio servizio anche via telefono. 
Ognuno deve fare la propria parte del lavoro, in base anche alle attitudini personali: lei si occupa della sepoltura vera e propria - insomma a lei tocca il lavoro duro, al bambino che racconta spetta invece scrivere di volta in volta un'ode al defunto. Una più bella dell'altra e a Putte tocca il ruolo di piangere, per cui è molto portato. 
Così, dopo il bombo e il toporagno, arriva il momento del criceto Nuffe, con la sua padroncina inconsolabile. Quando però il mercato nuovamente langue a Ester viene in mente che lungo le strade gli animali spesso fanno una brutta fine e infatti la successiva sepoltura è quella di un riccio spiaccicato. 


Ma il vertice lo toccano con la grande lepre in valigia, con cuscino e copertina. 

I libri migliori sull'argomento non sono stati scritti in Italia e non è un caso. Mentre il Nord dell'Europa ha sempre riservato storie interessanti. 
Questa, in particolare, ha già trovato menzione su queste pagine in passato, nella sua versione tedesca. Rari sono i libri che affrontano con onestà la questione, che non ci girano attorno, ma la contrario dimostrano la necessaria lucidità di sguardo nel raccontare i pensieri che tutti - ma proprio tutti - i bambini hanno per la testa riguardo alla morte. 
E questo è uno di quelli. 
Illuso e miope è quell'adulto che pensa di nascondere il più a lungo possibile un fatto di così capitale importanza agli occhi del proprio bambino. Facendolo, produce in quella piccola testa una visione distorta di come va la vita. E quando poi la morte, inevitabile, si presenta quello stesso bambino sarà sguarnito, debole e senza strumenti per superare il dolore. 


E allora ben venga Ester e il suo amico, ben venga anche Putte che come utensili ha solo gli occhi per piangere, perché lui di cosa significa morire non ne sa niente, ma al contrario conosce bene il dolore dell'ineluttabile: quell'insormontabile 'per sempre', quello sì che lo fa disperare. 
Ben vengano tutti gli aspetti più formali della questione: dal tipo di bara, alla localizzazione della fossa, dalle lacrime alle parole di addio in rima, dall'arredo della tomba con fiori e cartigli ai battesimi prima delle sepolture per finire con la scelta dei diversi materiali per le singole croci. 


Ben venga tutta la sottile ironia che si genera dall'inesperienza dei tre piccoli imprenditori alle prese, per esempio, con galline che raspano intorno alla tomba del gallo appena steso. 
Ben venga tutto questo, perché è qui che ogni bambino potrà riconoscere un po' di se stesso. 
Si riconoscerà nella passione totalizzante di una intera giornata che ruota intorno alla nascita e sviluppo della premiata ditta. 
Si riconoscerà nella paura di toccare un cadavere, seppure di toporagno. 
Si riconoscerà nel turbamento di fronte al merlo con il collo spezzato che i tre hanno appena visto crollare al suolo. 
Si riconoscerà in quella sottile bramosia di toccare con mano e di non abbassare lo sguardo, almeno una volta nella vita, di fronte alla morte in atto. 
Si riconoscerà in quella meravigliosa leggerezza che gli appartiene, in quanto bambino, che da un minuto all'altro, da un giorno all'altro è in grado di dimenticare tutto per passare al prossimo gioco. 
Intorno a tutto questo, che non è affatto poca roba, fiorisce il disegno di Eva Eriksson che dimostra, una volta di più di avere un particolare talento , insieme a tanti altri, nel restituire con immediatezza lo stato d'animo dei suoi piccoli protagonisti. 
L'abbiamo vista brillare nella Storia di un signore piccolo piccolo dove ci ha restituito dei protagonisti indimenticabili, dove ha saputo puntellare i suoi disegni di mille indizi, tutti percepibili sul piano emotivo. 


Assoluta sovrana degli abbigliamenti, degli sguardi e dei gesti: gli occhi al cielo di Ester, l'occhiata in tralice del 'narratore', l'ammirazione di Putte davanti a Ester che costruisce le croci, l'intraprendenza di chi fa l'impresa e il soprabito nero a redingote che già da solo è un pezzo notevole. 


Ma su una cosa ha superato sé stessa: nella penultima tavola, dove si condensa il nocciolo dell'intera storia. 
Ed è qui che si vede la grande differenza, a voler essere onesti: a girarci intorno alla morte ci si può anche riuscire ed è utile per tenersi in esercizio. 
Altra cosa è, quando invece, la tocchi con mano. 
Ecco, lì si può solo piangere. 

 Carla

lunedì 23 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL BENE E IL SUO DOPPIO


Francesco Carofiglio, non nuovo alle incursioni nella letteratura per ragazzi, inaugura una nuova serie dedicata ai Cattivi con un romanzo di difficile collocazione, ‘Mister H.’, pubblicato nella collana Up di Feltrinelli.
Tutta la narrazione è un esplicito omaggio a romanzi e autori del genere gotico, o horror: richiamato esplicitamente ‘Lo strano caso del dottor Jekyll e del Signor Hyde’, di Stevenson, fra le pagine compaiono citazioni di Poe, di Lovecraft, personaggi tratti dai romanzi di Conan Doyle e di Stoker, come se Carofiglio volesse richiamarsi idealmente a questa corposa e importante eredità nell’indagare il confine fra il Bene e il Male.
Il protagonista di questa storia, Leonardo Byron Palamides, è un giovane londinese di ritorno, nel 1929, in patria dopo un soggiorno negli Stati uniti, dove ha avuto modo di frequentare il maestro Houdini; a Londra invece, ritorna agli studi di medicina e di quella nuova corrente di pensiero analitico che risale a Jung. Il giovane è affascinato dal mondo dei sogni, e degli incubi, e in qualche modo attratto da quello che chiameremmo paranormale. A trascinarlo nel mondo al di là della realtà è una giovane paziente, Lilith, che pare essere in connessione con il mondo dei morti.
Quello che viene volontariamente o meno evocato è qualcosa che attiene al caso di Jekyll e Hyde, la coesistenza nello stesso corpo di due personalità, di cui una votata felicemente al Male.
Lo stesso protagonista si sente travolto da forze interiori che lui stesso pensava di ignorare: siamo a pieno nel territorio del perturbante, in cui è difficile distinguere sogni, incubi e realtà, proiezioni e azioni, impulsi e scelte razionali e, ovviamente , il Bene dal Male.
‘Cattivi. Mister H.’ è una storia gotica, densa di apparizioni, segnali ambigui, personaggi che alludono a mondi paralleli; e come tale andrebbe letta da lettrici e lettori giovani, probabilmente non in grado di raccogliere le molliche di pane, i segnali che qui e là richiamano altre storie, a una tradizione letteraria che ancora non hanno avuto il modo di esplorare, se non in parte.
Nello stesso tempo è una lettura intrigante per chi quelle letture le ha fatte, le ha sedimentate, sono entrate a far parte anche del lessico quotidiano.
Il tema è inquietante, andando a esplorare quell’ambiguità che è propria di ciascun essere umano, in cui convivono pulsioni e tendenze contraddittorie; così come è inquietante il mondo onirico, altrettanto è la realtà in cui si muovono persone crudeli e senza scrupoli.
Dicevo all’inizio che si tratta di un romanzo di difficile collocazione, proprio per i diversi livelli di lettura che lo contraddistinguono; un passaggio nel genere horror, un invito a esplorare la letteratura che questo genere ha nutrito, per i lettori più giovani; una interessante rivisitazione di un genere per il lettore o la lettrice più esperti.
Attualizzare Mister Hyde e portarlo nella Londra degli anni ‘30 è uno spunto interessante che piacerà a lettrici e lettori di almeno quattordici anni.

Eleonora

“Cattivi. Mister H.”, F. Carofiglio, ill. di D. Fachechi, Feltrinelli 2022