mercoledì 13 novembre 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


ANCORA UNA…


Si può raccontare la natura in alcuni dei suoi aspetti e raccontare il nostro rapporto con essa attraverso una serie di domande spiazzanti. 
E’ quello che fa Antje Damm nel piccolo prezioso libro ‘Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura”, pubblicato da Orecchio Acerbo.
Già in altri casi ho parlato dell’importanza delle domande nel rapporto fra i bambini e il mondo.
Eppure qui c’è qualcosa di diverso che comincia proprio dalla struttura del libro che alterna foto e disegni a domande senza risposta; la risposta la deve dare il lettore e con lui gli esseri umani ancora capaci di riflettere. Le domande sono di apparente semplicità: ‘La natura è dappertutto?’, mettendo a confronto un ambiente urbano e delle rocce. In realtà procedono in progressione, minando alle fondamenta alcune nostre certezze: ‘Il lupo sogna una lupa?’, ‘In natura ogni cosa poi finisce?’, ‘Gli animali hanno le nostre stesse paure?’. Alcune delle domande hanno in realtà tormentato generazioni di naturalisti, soprattutto nella biologia pre-darwiniana.


Tutto ruota, alla fine, intorno alla domanda che funge da titolo: ‘Cosa diventeremo?’, ma forse potremmo anche formularla così: ‘Cosa siamo realmente e cosa stiamo diventando?’
Viviamo in un momento di grandi trasformazioni culturali, in cui il ruolo privilegiato degli esseri umani all’interno del mondo naturale viene messo in discussione: per gli esiti nefasti di un uso dissennato delle risorse naturali, ma anche per la messa in discussione di una centralità non più sostenibile.
Antje Damm compie il piccolo miracolo di rendere tutto questo molto semplice, immediatamente comprensibile, senza per questo perdere nemmeno una stilla della radicalità dei dubbi che via via prendono forma. L’autrice ha già firmato un altro fortunatissimo libro dedicato alle domande e che, non casualmente , presta il proprio titolo proprio a questa rubrica del blog: ‘Fammi una domanda!’


Cosa siamo oggi lo potremmo descrivere così: una specie infestante, con i problemi della sovrappopolazione, una sorta di lemming tecnologici, incapaci di fermare la corsa contro un baratro ambientale. Cosa diventeremo dipende da quanto profonda sarà questa rivoluzione culturale che dovrebbe trasformarci da consumatori compulsivi e distruttivi a custodi di un patrimonio naturale fragile e immenso.
E per crescere generazioni di ragazze e ragazzi consapevoli, libri come questo sono indispensabili: perché alla sudditanza al gioco tecnologico va contrapposto l’allenamento alla riflessione, all’attenta osservazione di quello che ci sta intorno.
Sì, possiamo anche chiedere ai nostri bambini se si immaginano altri mondi sparsi per l’universo, cosa pensa una mucca mentre viene munta da una macchina, o se le piante possono amarsi fra loro. Non c’è limite a quello che possiamo affrontare insieme ai bambini: possiamo chiederci cosa sia lecito, quale sia il fondamento della nostra posizione dominante nel mondo naturale e se questa dominanza sia giusta e quanto sia destinata a durare. Possiamo immaginare, in sintesi, un punto di vista diverso, necessario.


Semplicità e complessità fanno di questo libro, come sempre di grande rigore formale, un indispensabile strumento che davvero vorremmo vedere nelle case e nelle biblioteche, e che immaginiamo letto e riletto, aperto a caso o cercando un filo di discorso da costruire.
Lettura necessaria a partire dai sette anni, ma forse anche prima.

Eleonora

“Cosa diventeremo? Riflessioni intorno alla natura?”, A. Damm, Orecchio Acerbo 2019


lunedì 11 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


RICORDARE PER RACCONTARE

Grilli e rane, Barbara Ferraro, Alessandra Lazzarin
Edizioni corsare 2019


NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)

"La incontravo sulla collina, oltre i pini; mi aspettava tra le ginestre, aveva scelto lei il posto.
La scorgevo accucciata, ma mi accoglieva in piedi, scodinzolante.
Le ginestre non erano quelle americane. Mia nnonna dice che qui in Sila le hanno seminate con gli aerei per rendere meno brutta la guerra che aera arrivata anche in Calabria."

Ogni giorno queste due - una bambinetta in vacanza e una cana randagia - si danno appuntamento per vedersi. Ci scappa qualche polpetta per conquistarla e qualche corsa assieme 'facendo finta' di appartenersi l'una all'altra. Poi ognuna di loro riprende la strada del ritorno. La bambina torna a casa dove nonno e nonna l'aspettano e il cane invece va chissadove.
E così ogni giorno.


Ma quella notte, mentre tutti dormono, un rumore sospetto sveglia e mette in allarme tutti gli abitanti della casa. La bambina esce da sotto le tante coperte con cui la nonna ogni notte la protegge dal freddo di una casa grande e poco riscaldata e si dirige verso la fonte del rumore, verso il portone di casa. I nonni, svegliatisi anche loro, armati di luci e bastoni, si incontrano con la bambina dietro quella porta. Spetta a loro, sono gli unici adulti di casa, ad affrontare con coraggio il rumore sospetto...che si rivela molto meno pericoloso del previsto, sebbene faccia luce su un segreto...

Questo è il primo dei tre brevi racconti che hanno come centro l'estate di quella bambina, ospite a casa dei nonni in Calabria. Lo seguono il racconto della sua caccia alle rane per poi farle gareggiare, e quella ai grilli, raccolti in bottiglia per far colpo su mamma e papà. Queste tre piccole perle fatte di ricordi sono legate tra loro da un unico filo: quello di un'infanzia che trascorre. E' un' estate, evidentemente non l'unica, in cui la libertà, più grande rispetto a quella invernale e cittadina, si scolpisce nell'anima di quella bambina e che, a distanza di trent'anni, diventa racconto da mettere su carta e condividere con gli altri.
Ed è proprio il piacere per il ricordo che emerge e che diventa immediatamente racconto. Lo conferma il tono sommesso e un vaghissimo senso di nostalgia. Nonostante il fatto che sia un testo scritto, che è stato preceduto evidentemente da un attento vaglio delle parole, tuttavia Grilli e rane mantiene una leggerezza che invece è propria del parlare, del raccontare a chi ha voglia di stare a sentire.


Va detto che è un po' complicato far finta di non conoscere Barbara Ferraro e Roberto ed Elisa ed è altrettanto difficile non immaginare quella stessa Barbara Ferraro che proprio a loro due, a cui Grilli e rane è dedicato, stia raccontando frammenti della propria infanzia.
Questo doppio registro è forse una delle caratteristiche che più colpisce nella lettura: una ricercatezza delle parole inusuali, tutta meridionale, a cui però fanno da contraltare continue ellissi nel discorso che sono invece tipiche del racconto orale. Un linguaggio che sembra non aver tempo e che spesso mischia il presente di un adulto narrante con un passato di bambina calabrese. Il secondo pregio sta nella capacità di restituire a chi legge, a chi sulla Sila non c'è mai stato, colori e odori e rumori di quei posti. Con altrettanta naturalezza, terzo pregio, riesce a costruire lo spessore dell'essere bambini. In questo senso ci sono i tipici passaggi repentini del pensiero che spazia dal minuscolo al grande, dal personale al generale, dal vero all'immaginato.
Idee e sensazioni che saettano nella testa come lampi.
Insomma c'è tutta l'onestà di chi quelle sensazioni le ha provate davvero e quei pensieri davvero ne hanno attraversato la testa.
La fortuna è stata quella di non dimenticare.


La cattura dei grilli in bottiglia ne è un esempio molto chiaro.
Se da una parte tanta leggerezza di racconto sembrerebbe sposarsi alla perfezione con i rarefatti acquerelli di Alessandra Lazzarin, tuttavia ci sono alcuni tratti in cui ciò che è disegnato sembra lasciare indietro ciò che è scritto.
E senza motivo apparente che giustifichi la scelta.
E' cosa nota che la relazione tra figura e testo è cosa complessa e articolata. Ma è altrettanto vero che deve avere senso la eventuale dissonanza tra i due codici. La complessità di rapporto tra figura e testo può essere anche molto articolata e apparentemente contraddittoria, con l'intento di creare quella ambiguità necessaria (addirittura figure che hanno il compito programmatico di smentire ciò che le parole dicono), ambiguità che è generatrice di attenzione e curiosità nel lettore, che ha via via lo scopo di farlo ridere, piangere, pensare e interrogarsi.
Ma in Grilli e rane a me sfugge un po' quale sia la ragione per non dare alla cagnetta le orecchie che le spettano: 'piccole e nere' e il perché di sdraiare nell'erba Betta che sceglie di stare 'ritta in piedi nella radura'? La costante e meticolosa ricerca delle parole, avvertibilissima, non mi pare presenti altrettanta perseveranza nel disegno: molte tavole sono 'perfette' nella composizione e intelligenti nelle inquadrature, altre (poche) invece sembrano 'distrarsi' per andare altrove, molte sono felici raffigurazioni di bambini in movimento (roba difficile da disegnare),


altre (poche) sembrano 'distrarsi' e dimenticarne un po' le proporzioni.
Poco male, perché comunque in quegli acquerelli si respira a pieni polmoni l'aria di quell'estate di bambina, passata felicemente 'a grilli e a rane'.


Carla

venerdì 8 novembre 2019

ECCEZION FATTA


PIANETA FRAGILE


Non è il nostro blog un luogo dove approfondire analisi sociologiche e politiche; ma ci sono alcuni dati di realtà che impongono una seria riflessione a tutti coloro abbiano a cuore la crescita culturale del nostro Paese o, più semplicemente, della nostra città.
Ancora una volta lo spunto di partenza ci è dato dal preziosissimo Atlante dell’infanzia a rischio, redatto anche quest’anno da Save the Children Italia.
Di questa interessante, e drammatica analisi, che ci consegna la realistica immagine di un’Italia in cui la politica, in particolare negli ultimi dieci anni, ha ignorato non solo il tema ambientale, ma anche quello dell’infanzia, mi ha colpito un aspetto particolare: il movimento Friday for future ha spinto i redattori ad analizzare il rapporto fra le giovani generazioni e il movimento ambientalista.
Ne emerge un dato singolare, e preoccupante, che evidenzia il ritardo degli studenti italiani, rispetto alla media Ocse, nelle materie scientifiche. Quasi uno studente su 4 non è in grado di esprimere tesi scientifiche e di argomentarle; mentre uno su 25 esprime capacità elevate. A monte dei dati riportati nell’inchiesta Ocse Pisa 2018 c’è l’intersecarsi di differenze territoriali e sociali: tutto cambia se si nasce al Sud o al Nord, in una famiglia colta e informata oppure no, se si ha a disposizione una scuola aggiornata o meno.
Ovvero, ancora una volta, e nel focus specifico dell’informazione scientifica, il ritratto dell’Italia è di un paese in cui, negli ultimi dieci anni, sono aumentate le distanze fra regioni e fra gruppi sociali.
C’è dunque chi sposa il movimento di Greta Thunberg e chi non ha la minima nozione di riscaldamento globale e di crisi ecologica. L’accesso alle competenze scientifiche è, di fatto, una questione di classe.
E’ questo un panorama sconfortante: nel mio piccolo, collaborando con le insegnanti di diverse scuole del III Municipio di Roma in occasione di #ioleggoperché, ho visionato moltissime bibliografie, destinate ad accrescere le biblioteche scolastiche: raramente erano presenti testi di divulgazione scientifica. Incontrando le insegnanti, non ho trovato risposte significative alla domanda del perché ci fosse una così evidente cesura nei confronti di un settore dell’editoria, per altro, in questo momento, ricco di proposte.
Questo disinteresse non è certo la causa di un ritardo che ha evidentemente origini diverse, semmai è l’espressione di un dato di fatto cui non si riesce ancora a trovare rimedio.
Se da una parte è preoccupante pensare a una parte dei giovani non informato o anche non interessato alle tematiche ambientali, che sono di evidente urgenza, dall’altra è doloroso constatare che a pagare il prezzo della propria ignoranza sono ancora una volta i più svantaggiati, chi non ha a disposizione l’accesso a dati attendibili e a discorsi scientifici fondati.
Una parte dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze continueranno a pensare che il trucco nella vita è farsi furbi, imitare gli youtuber del momento, acchiappando qualche spicciolo di notorietà. Mentre il mondo affronta una delle crisi climatiche più gravi.
Maggiore attenzione, maggiore impegno nel sostenere la crescita culturale dei più giovani, sono in fondo parole; credo ci voglia un salto di qualità anche nell’azione di chi si occupa di promozione della lettura, ampliando il proprio raggio d’azione anche nei confronti di temi complessi e difficili come quello ambientale. Di spunti ce ne possono essere tanti e abbiamo visto, in questo ultimo scorcio dell’anno, un fiorire di proposte interessanti, di cui abbiamo in parte parlato e di cui parleremo,con la convinzione che una maggiore informazione su questi temi possa dare un contributo a una maggiore consapevolezza. Forse.

Eleonora

mercoledì 6 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


VEDERE OLTRE

Passi da gigante, Anaïs Lambert
Pulce Edizioni 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Stamattina mi sono preparato.
Senza fare rumore,
sono uscito.
In lontananza ho sorpreso una lotta feroce,
e, sotto le foglie, una corsa folle e appiccicosa."

Ha infilato il suo berretto a righe ed è ben coperto da un maglione rosso che si vede da lontano. Anche i piedi sono al sicuro dentro stivali di gomma verde erba. E i pantaloni corti stan su con le bretelle.


Uscito di casa, si incammina in un prato tutto in movimento e pieno di belle cose da scoprire: cervi volanti che si affrontano, lumache che gareggiano sotto le grandi foglie di cavolaccio, ricci di ippocastano, semi d'acero che volano, alberi di ciliegio in fiore, uova di rana nell'acqua ferma...
Ogni cosa ne diventa immediatamente un'altra nella testa di quel bambinetto: mostri pungenti, elicotteri che si catturano, carovane di portatori, zampe di vecchi pachidermi e occhi che dal pelo dell'acqua tutto osservano...
E se così è, non sarà poi difficile immaginare di essere catturato da un gigante affamato che mangerebbe volentieri un orso ma che si accontenterebbe anche di un piccolo gigante, da portare a cavalcioni di nuovo a casa.

Questo libro è una bella passeggiata all'aria aperta. Ci sono intorno suoni bassi, ronzii, brezzoline, acqua che stagna e acqua che scorre, il rumore dei passi e qualche parola qua e là (che forse sono solo pensieri).
Ma a ben vedere la cosa ancora più bella di questa passeggiata è l'altezza dello sguardo. 


Se si parte da un ingresso silenzioso di una casa, forse ancora addormentata, con un punto di osservazione esterna al protagonista - lo vediamo che calza stivali e cappello ancora nel frontespizio - subito dopo lo sguardo passa in soggettiva. O per meglio dire, lo sguardo del lettore è quello di altro bambino: è basso.
Capiamo con lui che ci stiamo allontanando dal luogo sicuro e ci lasciamo alle spalle l'orto e il tubo per annaffiare (che normalmente segna quel confine immaginario fin dove si riesce e si può ad arrivare: una sorta di guinzaglio di gomma che ti tiene vicino).
Lo sguardo, come è naturale che sia in una passeggiata avventurosa, è sempre rivolto verso il basso. 


E' molto naturale quando si va verso l'ignoto, guardare in basso per vedere dove si mettono i piedi, cosa riserva lo spazio inesplorato e, invece, alzare lo sguardo solo quando ci si sente sufficientemente sicuri e magari ci si ferma.
Chi cammina per diletto, lo avrà sperimentato mille volte. E' così e basta.
Osservando con circospezione in basso, dove mette i piedi, quel bambino fa (o va in cerca di) belle scoperte che nella sua testa diventano all'istante qualcosa d'altro. D'altronde oltre alla capacità di vedere tout court, anche quella di saper di vedere oltre, ovvero oltre le forme della realtà, è una roba che si esercita quando non si è ancora tanto alti. 


Fortunati e rari quegli adulti che questa capacità visionaria la conservano intatta, anche dopo aver superato il metro e 40 di altezza.
In pochissime occasioni lo sguardo torna esterno alla scena (e spesso e volentieri continua ad avere quella medesima altezza bambina)  e quando accade è per sottolineare un cambio di registro: ovvero quando arriva la pausa e con lei il gioco della paura; quando in scena sta per entrare qualcun altro.
L'idea di un gigante che ti cattura e ti riporta - strano ma vero - in sicurezza vanta precedenti illustri (per esempio, P. Bently, H. Oxenbury Re Valdo e il Drago). Come non è nuovo il gioco tra immaginazione scritta e realtà disegnata. E men che meno la passeggiata nell'erba che già dieci anni fa Komako Sakai illustrava magnificamente (Nell'erba). Lo sguardo ad altezza occhi di bambino lo aveva utilizzato già Iela Mari nel suo Animali nel prato. Ma come sempre nei libri della Mari c'è un rigore e una oggettività di segno e colore per lei evidentemente imprescindibile che qui non appare. Le sue tavole sono silenziose e non lasciano spazio al tipo di 'lettura' immaginifica di cui invece è in cerca Anaïs Lambert. La Mari preferisce non suggerire nessuna interpretazione, quanto piuttosto dare forma iconica alla realtà e, piuttosto, stimolare l'attenzione dell'osservatore sugli accostamenti tra pagina di sinistra e pagina di destra...Con veri brividi lungo la schiena.
Anche nel disegno e nelle diverse tecniche che utilizza la Lambert si riconoscono omaggi a 'giganti' che sono arrivati sulle pagine dei libri prima di lei.


Questo non toglie nulla alla qualità di questo libro che è poco più che un esordio. Come è giusto che sia, a trent'anni o poco più, è segno di intelligenza e consapevolezza da parte di Anaïs Lambert, sapersi e volersi guardare intorno (e non temere davvero il gigante). 
Né più né meno di come fa il suo bambinetto con il berretto.

Carla

lunedì 4 novembre 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UN GIALLO ILLUMINANTE


La vita di Marie Curie, per certi versi, è esemplare: descrive quanto possa essere stato difficile, per una donna, farsi strada nel mondo della ricerca pura, nel mondo ottocentesco che altri ruoli attribuiva alle donne.
Il libro, scritto da Irene Cohen-Janca e illustrato da Claudia Palmarucci, ‘Marie Curie. Nel paese della scienza’ parte proprio da qui, dalla pura e semplice descrizione della vita di Marie, nata in Polonia da una famiglia illuminata. Il padre non ha fatto mancare a Marie, e alle sue sorelle e al fratello, il nutrimento intellettuale di cui i bambini hanno bisogno per sviluppare quelle passioni che diventano, da grandi, ragioni di vita.


Marie cresce piena di curiosità, ma le intricate traversie della sua vita le impediscono di portare avanti gli studi in modo continuativo. Frequenta in Polonia l’Università Volante, una scuola clandestina nel periodo dell’occupazione russa.
Una tratto peculiare del carattere di questa donna straordinaria è la tenacia: niente riesce a fermarla, non le difficoltà economiche, il doversi mantenere lavorando, o le delusioni amorose. La curiosità per il mondo è diventata una vera passione assoluta, una vocazione alla ricerca.
La vera svolta avviene quando può recarsi a Parigi e riprendere lì gli studi; nonostante tutte le difficoltà, riesce a laurearsi col massimo dei voti in fisica e in matematica. Ma la sua passione per la ricerca non si ferma qui. A dare una svolta alla sua vita è l’incontro con Pierre Curie, con cui finirà per condividere tutto, la vita professionale e quella familiare. 


Entrambi riceveranno nel 1903 il Premio Nobel per le ricerche sulla radioattività. Dopo pochi anni, Pierre muore, ma le ricerche di Marie non si fermano e di lì a poco riceve il secondo premio Nobel. Finanziatori inaspettati, riconoscimenti straordinari, tutto fa sì che la scienziata polacca possa continuare a dedicare la sua vita alle ricerche sulla radioattività, che però le toglierà la vita. Ma prima che questo succeda, la scienziata polacca mette a disposizione dei feriti francesi della Prima Guerra Mondiale i suoi saperi, applicando le ricerche sulla radioattività alla medicina.
Il racconto inizia e finisce immaginando la presenza fantasmatica di Marie Curie che ancora aleggia intorno al suo giardino, al suo laboratorio, dove è conservata la scatola contenente il preziosissimo grammo di radio. Ed è una scelta appropriata, perché stiamo parlando di un personaggio leggendario, assolutamente fuori dal comune, che rappresenta la forza di una passione assoluta, quella per la scienza, forza necessaria ad affrontare non solo una ricerca pionieristica ma anche un mondo di discriminazioni sessiste.


Tutto questo affascinante racconto è accompagnato dalle immagini di Claudia Palmarucci. La sua scelta compositiva accentua il carattere quasi ieratico della protagonista, descritta in tutte le fasi della sua vita. Particolarissima la gamma cromatica, a partire dalla copertina giallo cinabro, un giallo quasi verde, acido, che ritorna anche in altre tavole, realizzate con grande sapienza con colori a olio e matita.
Le scelte grafiche affiancano il gusto per la composizione geometrica, vista sia in prospettiva sia appiattendola in chiave decorativa, al richiamo di grandi pittori, nei dettagli come nella composizione. Nello stesso tempo, alcune tavole sono più direttamente evocative, ‘sentimentali’, nel rendere lo stato d’animo, le vicissitudini, infine l’assenza di un donna davvero eccezionale, che ha segnato la storia della scienza.


E’ un libro di rigorosa bellezza, di grande linearità nei testi e di intense suggestioni nelle immagini.
Lettura necessaria per ragazze e ragazzi, dagli undici anni in poi, alla ricerca di passioni vere, di quelle capaci di cambiare il mondo.

Eleonora

“Marie Curie. Nel paese della scienza”, I. Cohen-Janca, C. Palmarucci, orecchio Acerbo 2019


venerdì 1 novembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CUOR DI LEONE

La tana nell'albero, Cary Fagan 
(trad. Francesco Piperno e Flavio Sorrentino)
Biancoenero 2019


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)

"Sadie si alzò in piedi, fece un passo in avanti e diede un'occhiata nel buco.
All'inizio non riuscì a vedere nulla.
dopo un po' un paio di occhioni gialli apparvero nell'oscurità. la stavano fissando.
Sadie non si mosse.
Le sue gambe volevano scappare lontano, ma le sue scarpe sembravano incollate a terra."

Nella grande buca lasciata da un acero sradicato, si è nascosto il leone del circo che, dopo l'incidente con il treno, è riuscito a fuggire dalla sua gabbia. Ora è nascosto dentro il bellissimo High Park. Sadie, con un sesto senso piuttosto sviluppato, lo ha scovato e lo ha attirato fuori dal suo nascondiglio con il profumo dei ritagli di carne che ha scambiato con il macellaio in cambio di una crostata rotta.
Sadie di crostate rotte ne ha almeno una al giorno, perché suo padre fa il pasticciere. Vive con lui (la mamma è assente perché in cerca di fama) e con la vecchia signora Clemons, loro affittuaria e bibliotecaria in pensione, ora collezionista di ritagli di giornale e dispensatrice di buoni consigli non richiesti.
Amici pochi, qualche nemico, e un ragazzino ricco che la tampina. Di norma dopo la scuola Sadie consegna crostate (anche al ragazzino ricco). Ora però il suo tran tran subisce necessariamente una battuta d'arresto, dovuta a questo meraviglioso incontro.
Questa è la storia di come una ragazzina, anzi due, nel 1925 a Toronto proteggono e accudiscono un leone timido con il fine di salvarlo da un destino che parrebbe segnato.

Nel 1925 i ragazzini avevano un po' più di agio nell'essere ragazzini rispetto ai loro omologhi di adesso, ovvero avevano un margine di autonomia, un raggio anche geografico di indipendenza dentro cui muoversi a loro piacimento senza che nessuno degli adulti avesse da ridire. Bei tempi!
In questo modo Sadie gira tranquilla per i quartieri di Toronto per consegnare le torte del padre, può farsi belle passeggiate nell'amato High Park e quindi facilmente incontrare anche un leone, seppur fifone. Allo stesso modo anche il suo amico Theo Junior viene spesso e volentieri abbandonato alle cure della servitù dai genitori in perenne vacanza.
Queste favorevoli circostanze rendono la storia costruita da Fagan particolarmente apprezzabile per la quasi totale assenza di adulti.
Questo non vuol dire che gli adulti, pochi, che abitano questa storia, siano evitabili. Tutt'altro: sono bravissime persone, magari con qualche tic qua e là, ma condivisibili. Del loro mondo apprendiamo le difficoltà, la capacità di sapersi arrangiare, ma soprattutto la loro salutare distanza che mantengono nei confronti dell'infanzia. I due protagonisti principali, infatti, si muovono e decidono del loro tempo con una considerevole libertà. È quasi totalmente loro anche lo spazio di azione, cosa che favorisce - nel particolare - una oculata gestione del leone. I grandi, a ben vedere, entrano in gioco solo nel finale quando sono chiamati dentro dalle circostanze e dai due ragazzini che, per prendere decisioni importanti, hanno bisogno di condividerle con qualcuno che ne sa un po' più di loro.
Tenere lontano i grandi significa in definitiva potersi godere appieno il lato magico e avventuroso dell'intera storia.
Come spesso accade nei brevi racconti di Fagan, invenzione e realtà si intrecciano ad arte per ottenere leggerezza della narrazione e nello stesso tempo profondità di riflessione.
I libri di Fagan che ho letto (The Big Swim e La strana collezione di Mr. Karp, entrambi pubblicati da Biancoenero) hanno in comune una caratteristica: ti corrono leggeri tra le mani e sotto gli occhi quasi per intero. Poi, alle ultime pagine, tutto converge e si condensa in un nocciolo di senso che fa dire, chiudendo il libro, ah! che bella storia.

Carla

mercoledì 30 ottobre 2019

FAMMI UNA DOMANDA!


VAGANDO FRA LE STELLE


Continuo a raccontare le proposte, finalmente abbastanza variate, che riguardano l’ambito della divulgazione: pochi giorni fa abbiamo parlato di recenti novità, riguardanti la fisica quantistica e l’astrofisica, affrontati con metodologie diversissime e con intenti non coincidenti. Qui, con il ‘Piccolo libro illustrato dell’universo’ di Ella Frances Sanders, pubblicato qualche mese fa da Marcos y Marcos, abbiamo una proposta ancora differente: l’autrice tralascia del tutto la trattazione sistematica e ordinata di argomenti, così come non disdegna di unire a elementi divulgativi altri di diversa natura: storici, poetici, evocativi.
Resta l’ambizioso progetto di raccontare il mondo, inteso come insieme di tutte le cose, dalla stella più lontana al batterio che ci provoca un’infezione.
L’assenza di una esposizione sistematica è spiazzante e può mettere in difficoltà il lettore meno informato: nozioni e opinioni sono sparse a piene mani, toccando argomenti diversi, dalla geologia alla chimica, dalla botanica all’astrofisica.
Lo stile dell’autrice, incline all’ironia, rende tutto molto agevole e fa sembrare cosa da poco discettare dell’origine dell’universo o della natura del tempo; il merito di un’esposizione siffatta sta nel poter esporre con leggerezza concetti impegnativi, senza però approfondirli più di tanto. Ad esempio, nelle prime pagine, dice: ‘Sei fatto di residui di stelle. Appese come luci fatate, discrete, bizzarre e insieme intense come solo l’impossibile sa essere, sono le stelle che devi ringraziare per il tuo corpo fragile e straordinario’.
Sicuramente un linguaggio evocativo, suggestivo, che veicola un concetto preciso; ma onestamente non so se l’immagine, pur efficace, raggiunga lo scopo di fissare nell’immaginazione l’idea, straordinaria, che siamo fatti tutti della stessa materia cosmica.
Nello stesso modo, quando si parla del mondo vegetale e della crescente attenzione verso le capacità delle piante, nei confronti delle quali l’interesse è cresciuto a dismisura, le nozioni della neurobiologia delle piante vengono lasciate galleggiare nella pagina che è loro dedicata.


Nell’apprezzare un libro originale, arricchito dalle illustrazioni dell’autrice, denso di argomenti non solo interessanti, ma anche molto attuali, coinvolgenti, resta la mia perplessità rispetto all’uso che ne può fare la lettrice e il lettore giovani, dai dodici tredici anni in poi: intanto, girando in libreria lo prenderebbe in mano, lo sfoglierebbe, lo scambierebbe per un libro per bambini? E cosa ne trarrebbe?
E’ vero che un libro siffatto trova in sé le sue ragioni; si espone al giudizio del pubblico, più o meno giovane, rivendicando l’originalità della sua esistenza. Ma il mestiere di libraia mi impone di ragionare anche sul destinatario finale, quel lettore o quella lettrice a caccia di notizie interessanti, di idee, di arricchimenti. Da questo punto di vista, è proprio la trasversalità a rappresentare un limite: un lettore adulto lo troverebbe troppo semplicistico, un ragazzino o una ragazzina potrebbero smarrirsi in questo insieme un po’ caotico di stimoli.
Detto questo, e chiedo scusa per la pedanteria, non si può non notare la bella veste grafica, la cura nel rendere le immagini, la bella traduzione, anche se, onestamente avrei lasciato il titolo originale: ‘Eating The Sun’.

Eleonora

“Piccolo libro illustrato dell’Universo’, E. F. Sanders, Marcos y Marcos 2019

lunedì 28 ottobre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO SI DICE UN'INFANZIA DIFFICILE

Bill il cattivissimo (ora buonissimo), Ole Könnecke 
(trad. Chiara Belliti)
Beisler 2019



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Il suo bersaglio preferito però erano i bambini.
Se giocavano a calcio, Bill piombava nel campetto e requisiva loro il pallone.
'Basta con questo chiasso' strillava. 'Volete indietro la palla? Dite ai vostri genitori di venirla a prendere.' Naturalmente i genitori tremavano soltanto all'idea, e così addio pallone."

Bill era cattivo con tutti. Ai piccoli non solo sequestrava il pallone, ma rubava anche la cioccolata. Ma altrettanto perfido era con i grandi. Temuto nel quartiere, nessuno aveva il coraggio di opporsi ai suoi modi. Non lo faceva l'ortolano a cui Bill rubava quotidianamente una mela, non lo facevano i frequentatori abituali del bar cui raccontava barzellette tremende. Men che meno le signore anziane che riempiva di sberleffi anche nei giorni di buonumore. 


Come spesso accade, la popolazione, per timore, faceva buon viso a cattivo gioco e sopportava. Fino al giorno in cui il pallone, per un tiro esagerato finisce sul balcone di casa di Bill. Peter e Paul decidono di sfidare il pericolo e, arrampicatisi sull'albero, arrivano al balcone e al pallone. Ma davanti a una finestra non del tutto chiusa è umanamente impossibile resistere alla tentazione di guardarci attraverso. E così si scopre che Bill, nel sonno, fa anche lui brutti sogni...Sogna, ancora adesso, le sgridate di mamma e papà.
Forse l'antidoto a tanta cattiveria, è dietro l'angolo...

A quelli che si aspettano di trovare la stessa chimica che teneva magnificamente insieme Lester e Bob o Camillo e Luca, e che li rendeva esilaranti nei loro scambi, rimarranno a bocca asciutta: nulla di scambievole, nulla di tanto folle, perché il libro è costruito su altro.
Non sulla forza di un binomio, ma sulla fragilità del singolo rispetto al gruppo. Bill, che è cattivissimo, ovviamente non ha interlocutori alla sua altezza: lui procede in solitario. Dall'altro lato, c'è una comunità sotto scacco.


Tale condizione trova espressione nel suo strapotere, nella sua protervia, ma, come spesso succede, questo genere di potere, costruito sulla prevaricazione, ha piedi di argilla.
Nonostante sia grosso, abbia modi bruschi, sia maleducato e ostenti una grande sicurezza, Bill ha evidentemente un suo tallone d'Achille. E come altrettanto spesso succede, sono ai ragazzini scoprirlo, dal bambino di Andersen che gridò che l'imperatore era nudo in poi...


Mentre i grandi sono lì che abbassano la testa e se la fanno sotto e gli lasciano il pallone (le mele e il resto), i bambini, di fronte all'urgenza, si fanno coraggio e si fanno capaci di alzare lo sguardo. E in tal modo scoprono il punto di vulnerabilità di quel colosso.
La sottile ironia nei confronti di alcuni difetti dell'umanità, cui Könnecke non rinuncia, si concentra proprio su questo punto: l'atteggiamento arrogante di quel bulletto di quartiere. Il ragionamento però va avanti e la questione si sposta, sempre con il sorriso sulle labbra, su quale possa esserne l'origine.
In questa prospettiva, a voler andare a fondo, forse il libro Bill il cattivissimo andrebbe messo in mano anche a tutti quei cattivi educatori che generano nelle teste dei loro (mal)educati una necessità di autoaffermazione che sa esprimersi e imporsi solo attraverso l'arroganza. 
Non è dato sapere se questa ironia la possano cogliere i piccoli, mentre quanto meno farebbero bene a farci un pensiero i grandi.
Ai primi lettori, che hanno già diversi titoli a loro disposizione nella collana Leggo già, va lasciato invece il godimento di un testo in stampatello, di parole adatte a essere valicate anche da chi è alle prime armi, dello scherzo cui viene sottoposto il cattivissimo Bill, della vignetta finale al sapor di mela e, più in generale, di un disegno espressivo che si distingue per il nitore della linea chiara (mutuata da certo fumetto). Paletta di colori insolita ed efficace.


Piccolo dettaglio non trascurabile: la potenza del tiro del pallone sul balcone la si deve a una calciatrice in gonnella. 
Troppo forte o troppo incapace? Ah!

Carla